Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: istituto antonio provolo

  • Pedofilia all’istituto argentino Provolo. Ci potrebbero essere altri 3 accusati

    Pedofilia all’istituto argentino Provolo. Ci potrebbero essere altri 3 accusati

    Oltre ai 5 già arrestati e alla suora latitante, una testimone ha parlato di altri tre uomini, di cui uno vestito da prete, sarebbero coinvolti.

    Sono 5 i detenuti e una latitante per lo scandalo pedofilia riguardante l’istituto Antonio Provolo in Argentina. Oltre al sacerdote veronese Nicola Corradi, agli arresti domiciliari per via dell’età e della salute, c’è un altro religioso Horacio Corbacho e tre amministrativi: Jorge Bordon, José Luis Ojeda e Armando Gomez. La latitante invece è la suora giapponese Kosaka Kumiko, accusata di complicità negli abusi sessuali commessi sui bambini sordomuti dell’istituto.

    A questi soggetti, si potrebbero aggiungere altri 3 uomini, di cui uno vestito come un prete, ma al momento non è certo se indossasse soltanto gli abiti o se fosse un religioso a tutti gli effetti. Queste nuove rivelazioni sono state fatte da una vittima che oggi ha 23 anni ma che all’epoca delle violenze ne aveva soltanto 13. La sua testimonianza è stata riportata da Ignacio de la Rosa per il giornale argentino Los Andes, tradotto Roberta Pietra per la Rete L’Abuso Onlus.

    A quanto riferito dalla giovane, oltre agli accusati avrebbero partecipato alle violenze altre tre persone, tra cui appunto un presunto sacerdote. Anche questa vittima ha riferito di essere stata portata in una soffitta e incatenata prime di essere abusata. Un dettaglio che coincide con altri emersi durante le indagini, anche se la 23enne ha dichiarato di essere stata violentata in una stanza diversa da quella in cui gli investigatori avevano trovato tracce delle catene. Inquitante anche il nome che veniva usato dagli aguzzini per descrivere la stanza degli abusi: la casetta di Dio.

    Oltre alle testimonianze delle vittime, a complicare il quadro accusatorio a carico dei presunti colpevoli di abuso, ci sarebbe anche altro materiale trovato nei computer oppure conservato in CD o chiavette elettroniche. Ci sarebbero anche fotografie compromettenti, pannolini insanguinati usati per tamponare le ferite lasciate sul corpo delle vittime abusate e anche pillole anticoncezionali da somministrare alle bambine violentate.

    https://www.veronasera.it/cronaca/pedofilia-provolo-possibili-altri-tre-accusati-24-aprile-2017.html

  • Preti pedofili all’istituto Provolo: chiude sede argentina, non quella italiana

    Preti pedofili all’istituto Provolo: chiude sede argentina, non quella italiana

    La sede di Mendoza, in argentina, dell’istituto per sordomuti è stata chiusa per volontà diretta del governo in attesa che venga fatta piena luce sugli abusi ai danni degli ospiti della struttura.

    Era il 13 febbraio quando la notizia è comparsa sul sito internet della Direzione Generale delle Scuole di Mendoza in Argentina, subito dopo la conferenza stampa tenuta da Francisco Fernandez, direttore agli affari giuridici, e da Beatriz Della Savia, direttrice del dipartimentto di istruzione privata . “A causa dei fatti di pubblico dominio avvenuti all’istituto Provolo, è stata decisa la sospensione preventiva delle attività didattiche di tale istituto”. In altre parole, l’istituto Provolo per bambini sordomuti di Mendoza chiude i battenti.

    I “fatti di pubblico dominio” ai quali alludono i due dirigenti argentini sono gli abusi sessuali sui minori di cui sono accusati cinque uomini dell’istituto Provolo, tra cui il prete veronese don Nicola Corradi, prima arrestato tre mesi fa quindi scarcerato per motivi di salute. La vicenda ha provocato proteste e indignazioni, anche alla luce di casi simili avvenuti in Italia con protagonista sempre don Nicola Corradi e sempre il medesimo istituto. Le richieste di chiudere la struttura sono state tante e alla fine è stato direttamente il governo argentino ad intervenire, sospendendo le attività dell’istituto fino a quando la giustizia non avrà emesso una sentenza sui 5 imputati. La magistratura italiana, invece, al momento  on ha ancora preso nessun provvedimento del genere, ritenendo evidentemente che non ce ne sia nessun bisogno.

    La testimonianza: “Sono stato sodomizzato dai preti”
    In realtà però l’Istituto Antonio Provolo di Verona – che nel frattempo ha comunicato di aver cambiato nome in Scaligera Formazione – è sovente finito nell’occhio del ciclone negli ultimi anni. Nel marzo scorso, ad esempio, un ex allievo oggi sessantenne raccontò gli episodi di pedofilia che si sarebbero verificati all’interno della struttura: “Sono stato sodomizzato e costretto ad avere rapporti sessuali da almeno quindici preti e fratelli. Sono senza udito da quando avevo 8 anni e sono entrato al Provolo l’anno successivo. Praticamente dalle prime settimane a quando, a 15 anni, uscii da quell’inferno, sono stato abusato in ogni modo”.

    http://www.fanpage.it/preti-pedofili-all-istituto-provolo-chiude-sede-argentina-non-quella-italiana/

  • Sospendono l’istituto Provolo di Mendoza fino a che si avrà una sentenza per i casi di abuso

    Sospendono l’istituto Provolo di Mendoza fino a che si avrà una sentenza per i casi di abuso

    In mezzo allo scandalo per le denunce di abuso sessuale contro i bambini sordi l’istituzione non farà più lezione e smetterà di ricevere il sussidio statale

    Pablo Mannino PER LA NACION

    MENDOZA.- In mezzo allo scandalo per le denunce di abusi sessuali contro i bambini sordi dell’Istituto Antonio Provolo di Mendoza, il governo scolastico locale ha deciso alla fine di sospendere l’entità educativa in maniera preventiva fintanto che la Giustizia si esprima sulla situazione degli imputati.

    Durante una conferenza stampa che si è svolta nel pomeriggio di ieri, il titolare degli Assunti Giuridici della Direzione Generale delle Scuole (DGE), Francisco Fernández, e la direttrice dell’Educazione Privata, Beatriz Della Savia, hanno dato a conoscere la risoluzione. In questa maniera, con il rapporto Nº 93/2017 è stata data l’informazione che l’istituzione non darà più lezioni e smetterà di ricevere il sussidio statale. Allo stesso modo, i funzionari hanno indicato che saranno fatte tutte le integrazioni necessarie alla Giustizia: informazioni tecniche e pedagogiche macchinate dagli accusati nella causa, ciò che rendeva impossibile, secondo il governo, venire a conoscenza della gravità degli atti denunciati. Gli imputati sono i sacerdoti Nicola Corradi (82), Horacio Corbacho (56) e parte della pianta amministrativo, i quali questo mercoledì sapranno se continueranno con la prigione preventiva, salvo Corradi, il quale si trova agli arresti domiciliari per la sua avanzata età e problemi di salute.

    Anche se i funzionari non hanno rivelato dettagli, tutto indica che Corradi era il principale incaricato di coprire tutto al momento di riportare il funzionamento dell’istituto all’Educazione Speciale. “Quando parliamo delle autorità ci stiamo riferendo ad uno dei detenuti. Tutti queste informative le abbiamo consegnate alla Giustizia,  che conduce l’indagine per gli abusi sessuali. Non è competenza nostra indagare su questi delitti, ma lo era  la maniera come venivano falsificate le informative che arrivavano alla Direzione dell’Educazione Speciale”, ha indicato Fernández.

    Il titolare degli Assunti Giuridici della Direzione Generale delle Scuole, Francisco Fernández, e la direttrice dell’Educazione Privata, Beatriz Della Savia, hanno dato a conoscere la risoluzione.

    Dall’altra parte, oltre al reclamo di più di 30 docenti che non verranno riconfermati, così come del personale direttivo e delle famiglie che speravano che l’entità  continuasse a funzionare in questo edificio, dalla DGE hanno informato i genitori dei bambini che verrà ricollocato ogni studente in un nuovo collegio dipendente dal governo scolastico, e che si trovi più vicino possibile al domicilio famigliare.

    Sono stati anche creati incarichi specifici per gli stabilimenti che ricevono gli studenti e si è posto un punto finale all’associazione civile dell’istituto, la quale non potrà più fornire nessun tipo di servizio.

    Della Savia ha giustificato il lavoro che svolgevano i supervisori, i quali non avevano avvertito, prima delle denunce, ciò che accadeva nel Próvolo. “La DGE fa un accompagnamento, il supervisore non rimane in maniera permanente nel luogo e, a partire dagli interventi che abbiamo fatto in novembre, abbiamo potuto individuare queste irregolarità, prima non avevamo ricevuto nessuna denuncia”.

    Tradotto per rete l’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.lanacion.com.ar/1984447-suspenden-al-instituto-provolo-de-mendoza-hasta-que-haya-sentencia-judicial-por-los-casos-de-abusos

  • Un fascicolo in procura per accertare le responsabilità omissive del clero su don Nicola Corradi

    Un fascicolo in procura per accertare le responsabilità omissive del clero su don Nicola Corradi

    Sette pagine di denuncia, più di 80 di allegati in un articolato fascicolo depositato pochi giorni fa dalla Rete L’ABUSO presso gli uffici dell’Autorità Giudiziaria di Verona, altri due, meno corposi sono stati invece inviati ai p.m. argentini Gustavo Stroppiana e Fernando Cartasegna.

    Nei fascicoli si espongono una serie di elementi rilevanti e si chiede che vengano ravvisate le eventuali responsabilità omissive attribuibili alle gerarchie ecclesiastiche.

    Una serie di informazioni degne di nota ma mai denunciate formalmente all’Autorità Giudiziaria che oggi, dopo l’arresto di don Nicola Corradi avvenuto a fine novembre in Argentina, è il caso di prendere in seria considerazione.

    Anche se nel 2012 la Conferenza Episcopale Italiana ha sollevato i vescovi dall’obbligo della denuncia, questi non potranno sottrarsi alle responsabilità riferite al secondo comma dell’articolo 40. c.p. secondo il quale “Non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”.

    E’ quanto emerge anche dall’ ordinanza del GIP Fiorenza Giorgi del Tribunale di Savona dell’8 maggio 2012, che ha ravvisato la responsabilità di un vescovo, Dante Lafranconi il quale pur essendo a conoscenza dei reati commessi da uno dei suoi sacerdoti, nulla ha fatto per impedire che questo continuasse ad abusare di minori.

    In questo caso le responsabilità omissive vanno ricercate non per forza nella diocesi o nel suo legale rappresentante, ma nella figura del responsabile giuridico al quale don Nicola Corradi, assegnato all’Istituto Provolo, era affidato. La diocesi resta comunque colei che in tutti questi anni si è proposta come referente nel raccogliere le varie denunce, promuovendo a riguardo anche tutta una serie di iniziative. Va quindi chiarito anche quale sia stato il suo ruolo nella vicenda.

    Altro punto che è doveroso chiarire, anche per la credibilità della stessa Commissione di Inchiesta Vaticana, è la presunta alterazione di un documento (vedi foto a sinistra) denunciata da Gianni Bisoli, uno degli ex allievi.

    Questa ipotesi troverebbe conferma anche grazie al ritrovamento di una vecchia pagella scolastica (foto a destra) che smentirebbe la data di dimissione di Bisoli dall’Istituto Provolo riportata nella scheda personale, che secondo Bisoli sembrerebbe essere contraffatta.

    La vicenda di Bisoli solleva perplessità sull’utilità e soprattutto per chi, di quella Commissione Vaticana perché Bisoli – che tra le altre cose è una presunta vittima di don Nicola Corradi che denunciò anche in quella sede – fu giudicato inattendibile da quella commissione che al tempo stesso non ha mai voluto argomentare né a Bisoli né all’Associazione Sordi Provolo, le motivazioni, la logica che hanno portato a ritenere Bisoli inattendibile.

    Da tempo gli ex allievi e l’Associazione Sordi Provolo, ai quali inizialmente era stato promesso l’accesso alla documentazione personale prodotta durante quella commissione, lamentano che malgrado le varie richieste, ciò non gli sia ancora stato concesso. Per il momento si sono dovuti accontentare di uno scarno resoconto datato 24 novembre 2012 dal quale scompare anche il nome di don Nicola Corradi e nel quale al punto n. 8 si dichiara che “Fr. Lino Gugole è affetto da una grave forma di alzheimer che lo rende del tutto incapace di intendere e di volere è ricoverato presso la Casa di riposo presso l’Ospedale di Negrar per cui nessun provvedimento, stante la sua condizione, è stato preso nei suoi confronti”.

    La cosa che stride è che stando al necrologio, Fr. Lino Gugole risulta sia deceduto il 31 agosto 2011, un anno e mezzo prima di quel documento ed è strano che questo venga collocato tra i sacerdoti “tuttora viventi e appartenenti all’istituto”.

    Una serie di fatti, distrazioni, incomprensioni forse dovute solo a una insufficiente comunicazione da parte della diocesi nei confronti degli ex allievi , fatti sui quali però adesso è d’obbligo fare chiarezza anche perché oltreoceano si parla di altre 60 presunte vittime.

    Con onestà va preso atto che il caso di Don Corradi che possiamo tranquillamente definire un disastro annunciato, è anche la prova vivente del fallimento dei provvedimenti attuati fino ad ora dal Vaticano per arginare la pedofilia.

    Questo caso era da anni anche nella conoscenza della Santa Sede, nel 2009 era stata fatta un’indagine da parte della diocesi, nel 2010 una commissione d’inchiesta voluta dal Vaticano, nel 2014 uscì pubblicamente in un video dal titolo “J’accuse delle vittime italiane in un videomessaggio a Papa Francesco”, nel quale appariva già il nome di don Corradi, oltre ad una lettera (a sinistra) del 20 ottobre 2014 indirizzata al vescovo Giuseppe Zenti, inviata in copia anche a Papa Francesco e alla Congregazione per la Dottrina della Fede nella quale emergono i nomi di 14 sacerdoti accusati di molestie, tra questi anche don Nicola Corradi. Quella lettera fu consegnata nuovamente il 28 ottobre 2015 da una delle vittime direttamente nelle mani di papa Francesco. (vedi foto a destra)

    Anche quel video che conteneva le richieste di 17 vittime italiane tra cui alcuni ex allievi del Provolo,  fu prodotto dalla Rete L’ABUSO e con un testo allegato fu recapitato in Vaticano all’attenzione di papa Francesco. Ma nessuno ha mai risposto a quelle vittime.

    Sentire oggi Papa Francesco dichiarare che “La chiesa piange per il dolore procurato dai sacerdoti” è inaccettabile e oltraggioso, non solo per le vittime ma per tutti coloro che ancora credono nella chiesa.

    Da anni la nostra associazione ritiene che l’unica via percorribile sia quella di denunciare questi crimini all’autorità giudiziaria del paese in cui gli abusi sono stati commessi. Basterebbe che papa Francesco inserisse per i vescovi l’obbligo della denuncia. Basterebbe…

    Non dimentichiamo che nel 2014 anche la Commissione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza condannò pesantemente la condotta del Vaticano, fece precise raccomandazioni, a oggi ancora tutte inevase dalla Santa Sede.

    Tra quelle anche l’apertura degli archivi all’Autorità Giudiziaria, che probabilmente avrebbe fermato anche don Corradi.

    Le autorità ecclesiastiche hanno dimostrato di non essere all’altezza di intervenire, nemmeno di fronte a un caso palesemente noto come quello di don Nicola Corradi.

    Il Vaticano ha sempre rifiutato qualunque dialogo con le vittime e con le associazioni che le tutelano e oggi, continuare a minimizzare i fatti è uno stile di difesa francamente inaccettabile.

    L’Ufficio di Presidenza della Rete L’ABUSO

    Continua…..

    Si ringraziano in ordine di comparsa i protagonisti vittime del video;

    Giada Vitale, Erik Zattoni, Enzo M., Mirko Gabossi, Alessandro Vavassori, Roberto Nicolick, Salvatore Domolo, Francesco Zanardi.

    Per l’Istituto Antonio Provolo di Verona;

    Alda Franchetto, Giuseppe Consiglio, Gianni Bisoli, Alessandro Vantini, Dario Laiti, Pierpaolo Zanatta, Loretta Ferrari, Moreno Corbellari.

    Corrispondente della Rete L’ABUSO e rappresentante di 21 vittime in Argentina; Giulietta Añazco.

  • La rotta italo-argentina dei preti pedofili, tra coperture e silenzi delle gerarchie

    La rotta italo-argentina dei preti pedofili, tra coperture e silenzi delle gerarchie

    Giampaolo Petrucci

    38792 BUENOS AIRES-ADISTA. Sono ben 22 le denunce di violenza sessuale su minori piovute sulla testa di don Nicola Corradi (82 anni) e di p. Horacio Corbacho (55 anni), in manette dal 28 novembre scorso e finiti dietro le sbarre nel carcere argentino di Boulogne Sur Mer. Secondo le scioccanti testimonianze raccolte durante l’inchiesta che ha portato all’arresto, Corradi e Corbacho avrebbero abusato, insieme ad altri due collaboratori arrestati insieme a loro, di dodici studenti dell’Istituto Antonio Provolo per l’educazione dei sordomuti di Luján de Cuyo, località in provincia di Mendoza, tra il 2007 e il 2009.

    A rimbalzare sulle cronache da una parte all’altra dell’oceano è soprattutto la vicenda di don Corradi, che ha radici lontane e ammantate di malcelato mistero. Le diplomazie argentine si sono infatti mobilitate per chiarire le circostanze del trasferimento del prete italiano, scoprendo che Corradi era stato trasferito in Argentina negli anni ’90, dopo accuse simili di abusi perpetrati, tra il 1955 e il 1984, insieme ad altri 24 religiosi, su un centinaio di minori non udenti, affidati dalle famiglie povere del Nord-Est alle loro cure presso l’omonimo istituto “caritativo” veronese.

    Il “caso Provolo” era esploso in Italia nel 2009, in seguito ad un’inchiesta dell’Espresso, che si fece megafono delle vittime riunite dopo decenni nell’Associazione sordomuti Antonio Provolo per rompere finalmente il silenzio. I contenuti dell’inchiesta avevano portato alla luce un orrore davvero difficile da raccontare (v. Adista Notizie n. 13/09). All’indomani della pubblicazione dell’inchiesta, i membri della neonata associazione si dovettero scontrare contro il muro difensivo eretto dal vescovo di Verona, mons. Giuseppe Zenti, e contro le sue dichiarazioni al vetriolo diffuse in conferenza stampa. «Ci vogliono prove concrete», accusava allora Zenti (Corriere del Veneto, 16 luglio 2010) e «non ipotesi che riportano fantasie aberranti». Il vescovo aveva poi palato di «montature e menzogne», definendo «casi psichiatrici» i sordomuti che avevano rilasciato testimonianze, e aveva poi accusato il presidente della Onlus Giorgio Dalla Bernardina di aver plagiato gli ex studenti del Provolo per vendicarsi di un contenzioso sulla gestione di alcune proprietà della Compagnia di Maria. Alle accuse di Zenti, Dalla Bernardina aveva replicato con una querela, poi ritirata in seguito ad un confronto tra i due e alle scuse del prelato. Ma soprattutto alla promessa di indire una commissione vaticana ad hoc, che nel 2011 ha poi confermato l’impianto accusatorio contro i religiosi del Provolo. Nonostante i risultati dell’indagine, dei 26 preti riconosciuti come pedofili, una dozzina erano già deceduti, mentre gli altri – i cui reati per la legge italiana erano ormai caduti in prescrizione – hanno subito solo pene considerate blande dalle vittime e hanno continuato a esercitare il ministero tra l’Italia e l’Argentina. I documenti di quella commissione, tra l’altro, non sono stati consegnati alle vittime, i quali al momento ne hanno ricevuto solo una sintesi.

    Infine, la stampa veronese e argentina riferisce in questi giorni che, stando alle indagini, don Corradi potrebbe essersi macchiato di altri casi di pedofilia appena giunto in Argentina, a La Plata, dove la congregazione della Compagnia di Maria gestisce un’altra struttura simile.

    E mentre nei dintorni dell’istituto argentino è esplosa la protesta di piazza guidata dai genitori dei piccoli sordomuti che chiedono verità e giustizia, anche sui social è vibrata la denuncia al grido di #NiUnAbusoMas.

    Chiesa insensibile e irresponsabile

    SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests) è la prima e più grande rete di vittime dei religiosi pedofili (non più e non solo cattolici); è stata fondata negli Stati Uniti nel 1988 e oggi conta oltre 20mila iscritti. In una dichiarazione del primo dicembre scorso, il direttore di SNAP, David Clohessy, denuncia «l’incoscienza dei funzionari del Vaticano, tra cui anche papa Francesco», che «ha evidentemente consentito a un prete predatore di aggredire sessualmente altri bambini semplicemente spostandolo altrove. Questa sempre più documentata tendenza (un numero crescente di bambini e bambine vengono molestati da preti che vanno all’estero in cerca di nuove vittime) è uno degli aspetti più preoccupanti e irresponsabile» del modo in cui la Chiesa affronta la piaga della pedofilia al suo interno. Don Corradi, denuncia Clohessy, è stato accusato di pedofilia in Italia, non è stato punito dal Vaticano, e oggi si scopre che probabilmente ha continuato ad abusare di minori anche in Argentina. Al Provolo di Mendoza sono intervenute le autorità laiche locali, impedendo ai religiosi dell’istituto di entrare in contatto con i minori, aggiunge il direttore di SNAP, ma la giusta tutela delle vittime «da parte di funzionari del governo è in netto contrasto con le azioni chiaramente insensibili dei funzionari della Chiesa».

    Anche le dichiarazioni episcopali fanno storcere la bocca ai direttore di SNAP: «L’ufficio dell’arcivescovo locale ha espresso solidarietà alle vittime e ha dichiarato di voler cooperare con le autorità. Siamo molto scettici», perché l’arcivescovo di Mendoza, Carlos Maria Franzini, potrebbe fare i nomi di tutti i preti sospettati di pedofilia; e perché potrebbe recarsi personalmente in ogni chiesa o scuola per visitare le vittime «e offrire loro conforto e sostegno». Ma questo difficilmente si verifica, conclude Clohessy, perché i vescovi preferiscono fare il meno possibile e lasciare che le cose non escano allo scoperto. Il comunicato di SNAP si conclude con un appello alla responsabilità anche per il papa: «Francesco deve pubblicamente spiegare perché i vertici della Chiesa locale, a quanto pare, hanno lasciato che questo orrore accadesse». Francesco dovrebbe poi intervenire con provvedimenti credibili (riduzione a stato laicale, rimozione, punizione e denuncia alle autorità) contro tutti i preti pedofili. Dovrebbe infine «prendere misure immediate, pubbliche ed efficaci, per garantire che si interrompa il trasferimento internazionale di preti» dalla dubbia integrità morale e su cui aleggiano sospetti.

    Francesco risponda

    Contro il papa e le gerarchie vaticane c'è anche il dito puntato della Rete l'Abuso Onlus, associazione italiana di vittime dei preti pedofili e osservatorio permanente sui crimini sessuali commessi in Italia dai membri del clero. «Bergoglio sapeva da tempo di don Nicola Corradi e dei precedenti in Italia», afferma il portavoce della Rete, Francesco Zanardi, in un commento del 12 dicembre sul sito test.retelabuso.org/. «Non possiamo dimostrare che Bergoglio fosse informato su Corradi quando era arcivescovo di Buenos Aires – precisa Zanardi – ma possiamo di certo dichiarare che Bergoglio nel 2014 fu informato anche di Corradi e che la Chiesa ne era al corrente, almeno dal 2009», quando il “caso Provolo” era ormai esploso anche a livello internazionale. Nel 2014, chiarisce, 17 vittime di preti pedofili, tra cui comparivano anche ax alunni del Provolo di Verona, hanno inviato alla Segreteria di Stato vaticana un video-messaggio con la loro testimonianza. In quel video si faceva chiaramente il nome di don Nicola Corradi e di altri sacerdoti implicati e si denunciava con forza la strategia dei trasferimenti da un istituto all'altro sull'asse Italia-Argentina.

    * Immagine di Milliped, tratta dal sito Commons Wikimedia, licenza e immagine originale. La foto è stata ritagliata. Le utilizzazioni in difformità dalla licenza potranno essere perseguite.

    http://www.adista.it/articolo/56915

  • Bambini sordomuti abusati da preti a Verona: arrestati due sacerdoti

    Bambini sordomuti abusati da preti a Verona: arrestati due sacerdoti

    Padre Corradi , 82 anni, e padre Corbacho, 56, sono stati arrestati in Argentina: il primo aveva lavorato per anni all’Istituto Provolo a Verona, in Italia. A incastrarli, le testimonianze shock di alcune delle vittime.

    Arrestati in Argentina due sacerdoti accusati di aver abusato sessualmente di decine di bambini sordomuti di un istituto a Lujàn de Cuyo, nella diocesi di Mendoza. Uno dei due è un nostro connazionale: si tratta di padre Nicola Corradi, 82 anni, denunciato per la prima volta negli anni Ottanta sempre per casi di pedofilia presso l’Istituto Antonio Provolo di Verona, ora agli arresti domiciliari a causa della sua età avanzata. L’altro è Horacio Corbacho, 56 anni. Si ritiene che i due abbiano violentato decine di bambini diversamente abili di età compresa tra i 10 e i 12 anni tra il 2005 e il 2009. Fermato con loro, con le stesse accuse, anche un laico.

    Gli abusi dei due sarebbero proseguiti fino ad oggi, dopo il loro rientro in Argentina dall’Italia, sempre in una casa di proprietà dell’istituto Antonio Provolo. Per ora i casi di abuso su cui si indaga sono una decina ed il procuratore generale argentino Alejandro Gullè ha stabilito l’arresto in seguito alle testimonianze di alcune delle vittime, considerate decisive. Almeno venticinque i testimoni finora ascoltati e 12 i casi dal 2007 presi in considerazione. Da incubo i loro racconti fatti al magistrato attraverso un interprete che traduceva in linguaggio dei segni.

    Un portavoce dell’arcivescovo di Mendoza, diocesi dove hanno continuato ad operare indisturbati i due sacerdoti, precisamente nella località di Carrodilla, continuando ad avere contatti con i bambini, ha commentato gli arresti dicendo che “la Chiesa prova molta tristezza ed indignazione”, che la magistratura non ha riferito particolari dettagli delle indagini e che l’arcivescovo “solidarizza con le vittime e le famiglie” e che “collaborerà con la giustizia”. Il portavoce ha anche affermato di aver immediatamente informato degli arresti i vertici dell’Istituto Antonio Provolo, a Verona.

    Il precedente a Verona: “Sodomizzato da 15 preti”
    Non è la prima volta che l’Istituto Antonio Provolo di Verona finisce nell’occhio del ciclone a causa di presunti scandali sessuali ad opera dei sacerdoti che operano nella struttura sugli ospiti sordi, e sempre con padre Nicola Corradi tra i protagonisti. È del marzo scorso la testimonianza shock di un ex allievo, oggi sessantenne, su alcuni episodi di pedofilia che si sarebbero verificati tra le mura della scuola. “Sono stato sodomizzato e costretto ad avere rapporti sessuali da almeno quindi preti e fratelli”, ha raccontato alla stampa. E ha continuato: “Sono senza udito da quando avevo 8 anni e sono entrato al Provolo l’anno successivo. Praticamente dalle prime settimane a quando, a 15 anni, uscii da quell’inferno, sono stato abusato in ogni modo”.

    Lo Snap, l’associazione che tutela le vittime di abusi sessuali, è convinto che don Corradi abbia potuto espatriare dopo aver comprato il silenzio di alcune vittime. “Protestiamo la nostra indignazione per aver permesso a questi religiosi di avvicinare altri minori in condizioni di particolare fragilità, contando sulla prescrizione delle accuse – fanno sapere in una nota -. Ci domandiamo come abbia potuto Papa Francesco, ex arcivescovo di Buenos Aires, non prendere provvedimenti contro i sacerdoti trasferiti a due passi dalla sua sede episcopale”.

    http://www.fanpage.it/minori-sordomuti-abusati-da-preti-a-verona-arrestati-due-sacerdoti/

  • PEDOFILIA: don Agostino Micheloni salvato parzialmente dalla prescrizione. Ora il via al procedimento civile contro lui e gli istituti Provolo e Gresner

    PEDOFILIA: don Agostino Micheloni salvato parzialmente dalla prescrizione. Ora il via al procedimento civile contro lui e gli istituti Provolo e Gresner

    Salvato da un processo penale per presunti abusi, grazie all’intervento dei termini di prescrizione, ma non dalla richiesta di risarcimento danni in sede civile che toccherà il portafogli non solo don Agostino Micheloni, ma anche alla Diocesi di Verona.

    Si conclude per il momento così l’opposizione all’archiviazione presentata dall’avvocato della Rete L’ABUSO Sergio Cavaliere lo scorso gennaio e dibattuta in aula lo scorso 17 marzo dall’avvocato Paolo Tacchi Venturi.

    Il querelante Giuseppe C. una delle presunte vittime degli istituti cattolici Antonio Provolo e Fortunata Gresner di Verona, oggi 24enne. Il 15-12-2014 il gip Giuseppe Pighi aveva chiesto l’archiviazione motivando l’infondatezza della notizia di reato e sopraggiunti termini di prescrizione.

    In realtà però, nei carteggi forniti proprio dalla Diocesi di Verona, emergeva che anche altri ex allievi dei due istituti veronesi avevano indicato don Micheloni come loro molestatore. Sulla base di queste dichiarazioni (precedentemente non depositate) gli avvocati della Rete L’ABUSO hanno potuto opporsi all’archiviazione facendo decadere “l’infondatezza della notizia di reato” e dando quindi la possibilità alla vittima di poter richiedere i danni materiali derivati dai presunti abusi.

    Va ricordato che l’archiviazione per intervenuti termini di prescrizione non è e non va considerata una assoluzione. Per don Micheloni restava la possibilità; qualora avesse voluto chiarire la sua posizione poteva chiedere la rinuncia alla prescrizione e il prosieguo delle indagini, che nel caso lo avessero ritenuto colpevole, per via dell’avanzato stato di età del sacerdote, non lo avrebbero porterebbero a dover scontare una eventuale condanna.

    Resta invece aperta la richiesta di risarcimento danni per la quale la Rete L’ABUSO nello scorso dicembre, aveva comunicato a Agostino Micheloni, alla Diocesi di Verona, all’istituto Antonio Provolo e Fortunata Gresner, la messa in mora per quanto riguarda il risarcimento in sede civile.

    il portavoce Francesco Zanardi

  • Lettera a Papa Francesco-Ass.ne Sordi “A. Provolo”

    Lettera a Papa Francesco-Ass.ne Sordi “A. Provolo”

    Per oltre un secolo è stato un simbolo della carità della Chiesa: una scuola specializzata per garantire un futuro migliore ai bambini sordi e muti, sostenendoli negli studi e nell’inserimento al lavoro.

    L’Istituto Antonio Provolo di Verona ospitava i piccoli delle famiglie povere, figli di un Nord-est contadino dove il boom economico doveva ancora arrivare.

    Fino alla metà degli anni Ottanta è stato un modello internazionale, ma nel tetro edificio di Chievo, una costruzione a metà strada tra il seminario e il carcere, sarebbero avvenuti episodi terribili.Preti e fratelli religiosi hanno abusato sessualmente di noi”.

    Un’accusa sottoscritta da oltre 60 persone, bambini e bambine che hanno vissuto nell’Istituto, e che ora scrivono: “Abbiamo superato la nostra paura e la nostra reticenza”.

    Gli abusi di cui parlano sarebbero proseguiti per almeno trent’anni, fino al 1984 Come preannunciato in conferenza stampa a Roma presso la sala stampa della Camera dei Deputati il 09 aprile 2014 e tenuto conto che, dopo la commissione d’indagine voluta dal Vaticano, lo stesso ha ammesso gli abusi, è nostra intenzione chiedere i risarcimenti.

    Primo passo sarà a Bruxelles presso la commissione per i diritti umani assieme a Survivor’s Voice. Teniamo anche in considerazione che l’ONU ha fatto recentemente (febbraio 2014) una dura reprimenda nei confronti del Vaticano, per i comportamenti tenuti dallo stesso”. Associazione Sordi “Antonio Provolo”

  • Pedofilia, le vittime in piazza “Basta abusi, la Chiesa faccia di più”

    Pedofilia, le vittime in piazza “Basta abusi, la Chiesa faccia di più”

    Chiedono giustizia, una volta ancora, e pretendono che le violenze non accadano più. E’ l’appello rivolto alla Chiesa dalle vittime di abusi che partecipano al raduno internazionale organizzato oggi a Roma, “per chiedere al Papa di agire seriamente e di ordinare ai vescovi di denunciare i preti pedofili”.

    Il sit-in è cominciato nel pomeriggio, quando diverse di persone, provenienti da tutto il mondo, si sono trovate per inaugurare l’”Anno del sopravvissuto”, mostrando cartelli con su scritto: “Giù le mani dai bambini”; “Chiesa senza abusi”; “Il Papa protegge i preti pedofili”. Un presidio di raccoglimento, con le testimonianze di chi ha vissuto l’orrore e l’intenzione di marciare silenziosamente verso San Pietro “singolarmente e non in corteo – commentano alcuni dei partecipanti – perché non siamo stati autorizzati”.

    Durante l’incontro, non mancano però le contestazioni. A farne le spese è padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana, duramente contestato dai manifestanti. Il sit-in era cominciato da qualche minuto, quando padre Lombardi è passato – ha detto lui stesso ai presenti – per “esprimere la sua solidarietà”. Il portavoce del Vaticano, raggiunto da insulti in diverse lingue, si è allontanato senza lasciare alcun commento ai cronisti.

    Alla protesta ha partecipato un gruppo di ex allievi sordomuti dell’istituto Antonio Provolo di Verona e una vittima di Savona, Francesco Zanardi, 40 anni, in sciopero della fame da 11 giorni contro il vescovo di Savona, Vittorio Lupi, perché “provveda a denunciare i preti pedofili”.

    “Troppi bambini di troppi Paesi sono stati violentati. Oggi siamo qui per portare un messaggio di speranza e per chiedere al mondo di sposare la nostra causa”. Gary Bergeron, 47 anni, ha fondato assieme a Bernie McDaid, 54, l’associazione Survivor’s Voice. Entrambi da ragazzini sono stati vittime delle ‘attenzioni’ sessuali di un prete della diocesi di Boston. Per questo oggi sono venuti a Roma con la speranza che ciò che hanno vissuto non accada mai più, a nessuno.

    “In generale, nel mondo, tre bambini su dieci subiscono abusi sessuali – ha detto Bergeron, a margine di un incontro con la stampa – non sappiamo però quanti bambini siano abusati dagli uomini di Chiesa, perché la Chiesa non ha mai fatto studi, non ci ha mai dato i dati”.

    All’invito di Bernie e Gary hanno risposto dall’Olanda, dall’Irlanda, dall’Inghilterra, ma anche dall’Italia. Questa mattina i fondatori di Survivor’s Voice hanno incontrato alcuni ex alunni dell’istituto per sordi veronese Provolo, investito da uno dei principali casi scoppiati in Italia nel campo della pedofilia nella Chiesa. “Quello che è capitato a noi – ha aggiunto Bergeron – potrebbe capitare anche ad altri bambini.
    Siamo qui per chiedere aiuto al mondo, per chiedere al mondo di sposare la nostra causa”. “La nostra presenza qui – ha sottolineato McDaid – è più potente di quanto si possa credere. Dobbiamo dire a tutti di proteggere i bambini. Anche da quello che potrebbe capitare loro navigando su internet”.

    (31 ottobre 2010)

    http://roma.repubblica.it/cronaca/2010/10/31/foto/sit-in_contro_i_preti_pedofili-8617744/1/

  • Pedofilia nell’istituto religioso Bufera dopo le accuse in tivù

    Pedofilia nell’istituto religioso Bufera dopo le accuse in tivù

    ABUSI. Polemiche dopo la testimonianza di tre sordomuti che hanno frequentato il Provolo negli anni Sessanta
    Molte le telefonate di persone che volevano contattare l’associazione degli ex allievi L’Avvenire: «Contenzioso di tipo patrimoniale». El Pais titola: «Inferno a Verona»

    • 28/03/2010

    Le testimonianze delle vittime durante la trasmissione «Mi manda RaiTre»

    Hanno suscitato enorme impressione in città le choccanti testimonianze di tre ex allievi dell’istituto Antonio Provolo mandate in onda l’altra sera dalla trasmissione televisiva Mi manda Raitre. A riaccendere l’attenzione sulla vicenda è stato il fatto che per la prima volta alcune delle 67 persone – e 15 di loro l’hanno messo per iscritto – che hanno denunciato, a distanza di molti anni dai fatti, gli abusi che avrebbero subito da religiosi dell’istituto per sordomuti hanno accettato di comparire apertamente, con i loro volti e i loro nomi. E le loro rivelazioni, in un momento in cui i riflettori dell’opinione pubblica internazionale sono puntati sullo scandalo della pedofilia in ambienti ecclesiastici, hanno fatto il giro del mondo.
    «Durante la trasmissione, a quanto mi ha riferito il conduttore Andrea Vianello, sono arrivate moltissime telefonate, anche da Verona, di gente interessata a contattarci», afferma Marco Lodi Rizzini, l’avvocato che segue l’associazione degli ex allievi dell’istituto Provolo. E «molte adesioni», assicura, sono già arrivate al convegno che le associazioni dei familiari e delle vittime di abusi sessuali stanno organizzando per il 25 settembre a Verona. «L’assessore comunale Stefano Bertacco», fa sapere, «ci ha assicurato che se possibile potremo avere a disposizione la Gran Guardia, ma l’obiettivo è fare rete con le associazioni americane che stanno lottando affinché certi crimini non si ripetano più e la nostra, ribadisco, non è una battaglia contro la Chiesa ma contro comportamenti aberranti dal punto di vista etico, ho visto persone di 60 anni piangere nel raccontarmi ciò che hanno sofferto, nel dirmi di aver rinunciato ad avere figli per paura di mettere al mondo bimbi sordi che avrebbero potuto subire le stesse violenze fisiche e psichiche».
    In una pausa della trasmissione i tre ex allievi del Provolo si sono rifiutati di stringere la mano al portavoce della Curia monsignor Bruno Fasani, intervenuto a difesa dell’operato della diocesi scaligera, e a telecamere spente nei corridoi della Rai ci sarebbero stati anche momenti di tensione. Il sacerdote si era detto «commosso» nel trovarsi di fronte i loro volti e aveva offerto la «massima disponibilità ad accertare la verità». Ma gli altri erano stati irremovibili: «Prima vogliamo giustizia». Ricucire non sarà facile. «Troppi fraintendimenti e la cosa è sfuggita di mano a tutti», aveva ammesso Fasani. «Siamo stati accusati», commenta Rizzini, «di aver falsificato le dichiarazioni delle vittime, di essere dei ricattatori. Al monsignore, nel salutarlo, ho detto “il suo è un compito difficile”».
    Di «processo solo mediatico», intanto, parla il quotidiano cattolico Avvenire che torna ad affermare che «sullo sfondo della vicenda c’è un contenzioso di tipo patrimoniale». Si legge: «Era il gennaio 2009 quando il vescovo Giuseppe Zenti, di fronte alle gravissime accuse di pedofilia lanciate contro l’Istituto Provolo e la Congregazione Compagnia di Maria, chiedeva una denuncia vera e circostanziata». E aggiunge: «Sono passati un anno e due mesi, ma di quella denuncia ancora nulla, al punto che il procuratore capo, Giulio Schinaia, ha dichiarato di non poter procedere. Il processo mediatico, invece, è scattato subito, senza alcun riscontro». Secondo il giornale dei vescovi «tanti sono i fatti incredibili» e fra questi mette la circostanza che al Provolo ci siano stati «25 pedofili su 28 religiosi, senza che un solo racconto sia mai trapelato tra le famiglie o tra i bambini stessi». E conclude: «Solo ieri sera tre degli accusatori hanno presentato il loro volto e la loro identità. Un primo passo, si spera, verso un chiaro accertamento delle posizioni».
    Il giornale spagnolo El Paìs, invece, titola «El infierno en Verona». Nell’articolo si parla di «spaventoso caso di abusi massicci contro bambini sordomuti, molto simile a quello denunciato in Wisconsin», dipingendolo come lo «scandalo più grave di pederastia clericale conosciuto in Italia».E.S.

    http://www.larena.it/stories/Cronaca/139234__pedofilia_nellistituto_religioso_bufera_dopo_le_accuse_in_tiv/