Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Don Corradi accusato di pedofilia esce dal carcere per motivi di salute

    Don Corradi accusato di pedofilia esce dal carcere per motivi di salute

    Ha ottenuto gli arresti domiciliari il prete veronese ripetutamente accusato di pedofilia Nicola Corradi, ora indagato in Argentina per abusi nelle località di La Plata e Lujan de Cuyo.

    Aveva chiesto di poter uscire dal carcere dove si trovava fino all’altro ieri, recluso in seguito all’indagine che lo vede al centro di una oscura vicenda di pedofilia all’interno dell‘Istituto Provolo con sede in Argentina nella provincia di Mendoza. Il religioso ha 82 anni e si dichiara malato da tempo, cosa che è stata riconosciuta dai referti medici del dipartimento di medicina legale di Mendoza. Come riportato dal Corriere del Veneto, da venerdì 6 gennaio Nicola Corradi è fuori dal carcere, avendo ottenuto gli arresti domiciliari, previa l’imposizione del braccialetto elettronico e una cauzione di 50mila dollari.

    Ma la situazione per il religioso 82enne, trasferito negli anni ’90 dall’Italia all’Argentina in seguito all’emergere delle violenze sessuali da lui compiute nella sede di Verona dell’Istituto Provolo, pare tutt’altro che rasserenarsi. È infatti comparsa una nuova denuncia contro il sacerdote, sempre da parte di un ex alunno che frequento un’ulteriore scuola argentina, questa volta a La Plata, luogo dove Corradi fu trasferito prima di passare a Inchiesta per pedofilia: don Corradi, spuntano soldi e materiale pornografico
    „Lujan de Cuyo
    nella provincia di Mendoza. Doppio filone d’indagine dunque che farà parlare ancora a lungo di questa inchiesta con al centro il prete veronese in attesa del processo.

    http://www.veronasera.it/cronaca/don-corradi-pedofilia-istituto-provolo-arresti-domiciliari-carcere-8-gennaio-2017-.html

  • La città del Vaticano

    La città del Vaticano

    Lo Stato della Città del Vaticano è il più piccolo Stato che esista al mondo. E’ ampio 44 ettari, corrispondente a meno di mezzo chilometro quadrato (mentre Monaco ha una superficie di quasi due chilometri quadrati). Ma possiede anche una serie di strane caratteristiche.

    Innanzitutto il suo capo dello Stato non puo’ mai essere un laico, ma dev’essere un sacerdote cattolico, poichè coincide con la persona del Sommo Pontefice. Poi, l’assemblea che elegge questo capo dello Stato è composta, in massima parte, da cittadini di altri Stati, i cardinali, che provengono, nella loro maggioranza, da tutte le parti del mondo. In realtà i cardinali riuniti in Conclave eleggono il Papa, il Sommo Pontefice, cioè la carica di vescovo di Roma, che lo pone a capo di tutta la Chiesa cattolica. Siccome la carica di Pontefice coincide con quella di capo dello Stato, nella Città del Vaticano, in pratica i cardinali eleggono contemporaneamente, magari senza pensarci, anche il sovrano dello Stato.

     Si tratta inoltre di una monarchia assoluta, l’unica in Europa, e di un raro tipo di monarchia, quella “elettiva”, e non esiste un parlamento nè tanto meno partiti politici. Il potere è tutto nelle mani del Pontefice “Sovrano dello Stato della Città del Vaticano”, come enuncia il penultimo articolo del Trattato e l’art. 1 del 525i85f la Legge fondamentale. Il Papa, però, delega il suo potere ad altri organi, soprattutto cardinalizi, perchè certo non puo’ occuparsi, oltre che del complesso governo della Chiesa, anche della direzione di questo piccolo Stato. Ma sono suoi i tre poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario. Il Pontefice puo’ modificare, se vuole, le leggi, senza alcun controllo o conferma da parte di chicchessia.

    Poi c’è piazza San Pietro, che, pur essendo parte integrante del territorio dello SCV, è di norma sottoposta ai poteri della polizia italiana, in base all’art. 3 del Trattato dell’11 febbraio 1929. Un caso probabilmente unico al mondo. Tanto che sono poche le persone che, entrando nella piazza, e sorpassando la striscia di travertino chiara che si staglia sul selciato, sono conscie di entrare in un altro Stato: vedono passeggiare gli agenti della Polizia italiana, e ne traggono le conseguenze, che non sono però corrette.

    Altro particolare curioso, e poco conosciuto, è che la famosa aula Paolo VI, progettata dall’architetto Nervi, è situata, caso unico al mondo, a cavallo fra due Stati, l’Italia e la Città del Vaticano. Anche se, sulle cartine che appaiono su riviste specializzate, come il National Geographic Magazine, tale confine surreale non viene evidenziato, e anche se nessun giornalista, durante le numerose telecronache da quel luogo, lo ricordi. Il confine di Stato taglia l’aula delle Udienze lungo una riga un po’ zigzagante, proprio sotto il palcoscenico dove sale il Papa durante le cerimonie. Le poltrone sono quasi tutte in territorio italiano; quest’ultimo fa parte, pur essendo effettivamente territorio della Repubblica italiana, di una delle numerose “aree con privilegio di extraterritorialità” a favore della Santa Sede, che è cosa ben diversa da “territorio dello Stato della Città del Vaticano”. Questo quadrato di centocinquanta metri di lato, infatti, non è compreso nei quarantaquattro ettari della superficie dello SCV. Sembra Vaticano, all’apparenza, ma in effetti, giuridicamente, non lo è. Vi sono conseguentemente rilevanti differenze nel modo di perseguire eventuali reati commessivi (scippi, percosse durante liti, ecc.), in quanto il reato si effettua su territorio italiano, e la magistratura italiana è l’unica competente a giudicare. Però, questa è la conseguenza più clamorosa, gli agenti della Polizia italiana non possono entrare per indagare.

     UNA STRANA LINEA TRATTEGGIATA.

    Davanti alla cancellata moderna attraverso la quale si accede all’Aula Paolo VI, subito dietro il braccio sinistro del Colonnato berniniano, c’è un particolare molto curioso. Una striscia tratteggiata, segnata con pietre più chiare che risaltano su quelle scure, che segna il bordo di un palazzetto che lì sorgeva fino al 1966. Si trattava del Museo Petriano, fatto costruire dal papa Pio XI, e inaugurato il 14 febbraio del 1925. Ospitava i reperti dell’antica Basilica di San Pietro, pezzi di colonne, statue, dipinti e bozzetti. Ebbe poca vita, questa costruzione, in verità ben poco elegante e funzionale. Venne abbattuta, per volontà di Paolo VI, per ricavarne uno spiazzo per l’accesso alla nuova Aula, in corso di costruzione, progettata dall’architetto Nervi.

    Ma… c’era un ma… Il Museo Petriano era contenuto nell’area extraterritoriale denominata “del Sant’Uffizio”, quella cui si è accennato poco prima. Era territorio immune dalla giurisdizione delle autorità di polizia italiane, proprio come un’ambasciata. Occorreva, allora, tracciare un confine sul pavimento della piazza, per segnare il limite esatto che gli agenti non potevano oltrepassare. Anzichè costruire un cancello (il confine era piuttosto irregolare, con angoli e sporgenze) si decise di segnare sul selciato questa linea, sistemando una cancellata rettilinea qualche metro più indietro. Ecco spiegata la strana linea tratteggiata, come si vede nella fotografia.

       IL RICCIOLO D’ITALIA

    Così ho chiamato, in uno “studio” fatto diversi anni fa, questa striscia di territorio italiano che si insinua fra due tratti di territorio dello Stato della Città del Vaticano. E’ quasi sicuramente un caso unico al mondo. Un’area larga circa tre metri e lunga una sessantina, posta dietro il braccio del Colonnato del Bernini, a destra di piazza San Pietro per chi guarda la Basilica, giusto sotto il palazzo dove risiede il Santo Padre. Questa striscia, che via via si restringe fino a finire a punta – proprio come avviene per un ricciolo – è situata subito dietro le colonne esterne del braccio berniniano, ed ha come limite, dalla parte opposta, un alto muro sormontato da una robusta cancellata, dietro il quale si trovano dei palazzi e dei cortili, vicinissimi alla Caserma delle Guardie Svizzere.

       La cosa strana è che questo lembo di suolo italiano è considerato erroneamente, forse proprio per l’incongruità della situazione, facente parte del territorio vaticano. Le guardie italiane e vaticane che lì vicino stazionano, se interrogate, rispondono con sicurezza che quella striscia appartiene al Vaticano.

    Ma non è così. Basta guardare una piantina dello Stato, come quella, ufficiale allegata al Trattato firmato da Italia e Santa Sede nel febbraio del 1929 per rendersi conto che è proprio territorio italiano! Esso è liberamente accessibile – almeno nella parte iniziale, non transennata – dai turisti e dai curiosi, che si trovano così “incuneati”, magari senza saperlo, fra due tratti di uno Stato sovrano, ma posando i piedi sul suolo di un altro Paese. Il fatto è che, forse per semplificare le cose ed eliminare complicazioni di qualunque tipo, le autorità preposte alla vigilanza di piazza San Pietro considerano, per motivi pratici, questa striscia come facente parte della piazza (che è territorio vaticano), cioè come un’appendice della medesima. In effetti, anche se in realtà questa striscia è territorio italiano, la circostanza non ha risvolti pratici, e non ha senso, nella vita di tutti i giorni, sottolinearlo (se non, appunto, per rimarcarne la singolarità sorprendente).

       La situazione non è cambiata, in questi settant’anni e passa, e le cartine più aggiornate ed esatte del piccolo Stato, anche adesso, riportano questa strana situazione di confini statali. Mentre quelle per i turisti, o quelle delle enciclopedie, sorvolano su questo particolare.

       SANTA SEDE E CITTA’ DEL VATICANO

    C’è una notevole differenza fra i due termini. Per “Santa Sede” si intende la suprema direzione della Chiesa Cattolica. In effetti, quest’espressione ha due accezioni. Una, più generale, riguarda tutto il complesso della Curia pontificia, i Cardinali titolari di dicasteri, le varie Congregazioni, con a capo il Papa. La seconda riguarda solo il Sommo Pontefice, inteso come carica, come autorità suprema della Chiesa, e non come persona fisica. Mentre per “Città del Vaticano” si intende lo Stato, di cui la Santa Sede (intesa come “Papa”) è ente sovrano, e per l’indipendenza della quale lo Stato è stato creato, nel 1929, in base ad accordi fra Italia e, appunto, Santa Sede (che, perciò, preesisteva allo S.C.V., ed era dotata, anche se priva di territorio, di una sovranità internazionalmente riconosciuta).

       Comunque, l’espressione “Vaticano”, usata comunemente, anche dalla stampa, significa ad un tempo sia “Santa Sede” che l’entità territoriale sorta nel cuore di Roma. Non è un’accezione esatta, ma è entrata nell’uso comune (e contribuisce a creare confusione…).

       Il documento che è all’origine della nascita di questo minuscolo e straordinario Stato, il Trattato del Laterano, è stato firmato fra Santa Sede e Italia l’11 febbraio del 1929, ed è entrato in vigore il 7 giugno dello stesso anno. Assieme al Trattato (che comprendeva, come allegato, una Convenzione Finanziaria) è stato stipulato anche il Concordato, per regolare i rapporti, in Italia, fra la Santa Sede e il Governo italiano.

       I due strumenti diplomatici hanno preso il nome di “Patti Lateranensi”. Vennero infatti firmati nel palazzo del Laterano, dal Primo Ministro italiano, Benito Mussolini, e dal Segretario di Stato vaticano, card. Pietro Gasparri. Per due anni e mezzo, in completa segretezza, vi erano stati numerosi incontri tra i due delegati delle opposte parti, Pacelli e Barone. Il Pontefice Pio XI si teneva costantemente informato, seguiva il tutto e dava continue direttive.

       E’ opportuno ricordare che, mentre il Trattato è uno strumento unico, storicamente importantissimo – pose fine alla “Questione Romana”, nata con l’occupazione di Roma da parte delle truppe italiane, nel 1870 – il Concordato è un accordo che la Santa Sede ha stretto, oltre che con l’Italia, numerose volte anche con i più diversi Paesi del mondo, per regolare i rapporti interni (matrimonio, insegnamento religioso, libertà di culto, ecc.).

       LA VIGILANZA NELLO STATO.

       La Città del Vaticano ha due Corpi di vigilanza. Uno di essi è costituito dalle Guardie Svizzere, ed è il più noto, e anche il più pittoresco. Fra pochi anni, il 21 gennaio del 2006, il Corpo compirà cinquecento anni. Le Guardie, cento in tutto, dalla colorita e caratteristica divisa, costituiscono un microscopico esercito, sono alle dirette dipendenze del Papa, e hanno il compito di difendere la sua persona, nonchè i confini dello Stato e gli ingressi dei Palazzi Apostolici. Sono tutti giovanotti provenienti dalla Svizzera, a seguito di un’apposita convenzione fra la Santa Sede ed il governo elvetico. Devono essere cattolici, alti di statura, di buona condotta, e prestano servizio per due anni; tranne quelli che sono scelti dalle autorità vaticane per completare la loro carriera.

       Il secondo Corpo è la Vigilianza Vaticana, molto meno nota, i cui componenti hanno una divisa blu scuro, portano il berretto, e sono tutti, per una norma prevista dal loro regolamento, piuttosto alti.

       LA CITTADINANZA VATICANA.

       La cittadinanza vaticana non si ottiene semplicemente con la nascita nello Stato, come avviene in tutte le altre parti del mondo. Dev’essere di volta in volta concessa da un apposito ufficio. Nella Città del Vaticano esistono alcune famiglie (come quella di Emanuela Orlandi, rapita circa vent’anni fa, e non più ritrovata), talora di dipendenti civili vaticani talora di Guardie svizzere, che abitano in piccoli appartamenti, di proprietà dello S.C.V. Nessuno puo’ possedere proprietà private dentro questo Stato. Tutto il territorio e tutti gli immobili sono considerati di proprietà della Santa Sede (“Stato patrimoniale”).

       Ai figli che nascono in queste famiglie viene concessa la cittadinanza vaticana, però solo fino alla loro maggiore età. Poi essi la perdono, diventando in genere cittadini italiani, e andando ad abitare fuori dalla Città. Se non si facesse così, la popolazione aumenterebbe inesorabilmente, mentre l’esiguità territoriale dello Stato non permette di ospitare più di un piccolo numero di persone.

       Tutti i Cardinali che risiedono nella Città del Vaticano, o nella città di Roma, possiedono, per legge, la cittadinanza vaticana. Gli altri Cardinali, in altre città italiane o negli altri Paesi, hanno la cittadinanza dello Stato in cui risiedono. Per esempio, i Cardinali arcivescovi di molte città italiane, vanno regolarmente a votare nelle elezioni che si svolgono nella Repubblica.

       Infine, sono cittadini vaticani i numerosi diplomatici sparsi nelle Nunziature di tutto il mondo: cittadini dello Stato, ma che non vi risiedono. Quelli che vi risiedono stabilmente ammontano a circa trecento persone!

    http://www.inftub.com/geografia/La-citt-del-Vaticano92583.php

  • Pedofilia, “Commissione del Vaticano scagionò religiosi con prove false”

    Pedofilia, “Commissione del Vaticano scagionò religiosi con prove false”

    Alla Commissione d’inchiesta istituita dal Vaticano per indagare sugli abusi nei confronti dei bambini sordomuti all’Istituto Antonio Provolo di Verona sarebbero stati prodotti “documenti falsi” per chiudere il caso. Lo denuncia a ilfattoquotidiano.it l’ex allievo del Provolo Gianni Bisoli, uno dei testimoni chiave che ha reso note le violenze commesse da numerosi sacerdoti e laici nella scuola religiosa tra gli anni ’60 e il 1984, facendo esplodere uno dei più gravi scandali di pedofilia in Italia. Diventato un caso internazionale dopo l’arresto in Argentina, lo scorso 26 novembre, del sacerdote veronese Nicola Corradi, inviato nelle sedi dell’istituto Provolo in Sudamerica negli anni ’60.

    Nel 2009, in una dichiarazione sottoscritta insieme ad altri ex studenti, Bisoli aveva rivelato di aver subìto abusi sessuali anche da monsignor Giuseppe Carraro, vescovo di Verona dal 1958 al 1978: “Dall’età di 11 anni fino ai 13 anni sono stato più volte accompagnato nell’appartamento del vescovo di Verona, Mons. Giuseppe Carraro – scriveva Bisoli nella sua denuncia – dove il vescovo stesso mi ha sodomizzato e ha preteso altri giochi sessuali”.

    La Commissione del Vaticano che l’ha ascoltato nel 2010 però l’ha dichiarato “inattendibile”, contestando le date di ammissione e di dimissione dalla scuola da lui indicate per datare gli episodi di violenza. Bisoli aveva sostenuto di essere uscito dal Provolo nel giugno del 1964, mentre un documento proveniente dagli archivi della scuola riportava che la sua dimissione sarebbe avvenuta un anno prima, il 20 giugno 1963: il testimone dunque, secondo i giudici, non avrebbe potuto subire dal vescovo le violenze denunciate in quanto non sarebbe stato più alunno della scuola religiosa. Ora il caso si riapre: “Ho trovato la pagella originale tra le carte di mia madre – spiega Bisoli – e la data di uscita è quella che avevo dichiarato: 27 giugno 1964”. Bisoli aveva denunciato nel 2009 anche il prete veronese Nicola Corradi, arrestato il 30 novembre scorso per abusi sessuali sui minori in Argentina, dove era stato inviato negli anni ’60 dalla sede del Provolo di Verona: ma la posizione di Corradi non è stata mai esaminata dalla Commissione.

    I due documenti a confronto.

     

    Nonostante nella sentenza conclusiva venga attribuita una grande importanza alle date dichiarate da Bisoli per valutare la sua attendibilità, le carte in questione sono state prodotte nel corso dell’ultima audizione. Secondo la ricostruzione del legale dell’Associazione Sordi “Antonio Provolo”, che ha assistito gli ex allievi che hanno denunciato gli abusi, il presidente della Commissione ha mostrato a Bisoli “la fotocopia di un documento” proveniente dagli archivi dell’Istituto Provolo in cui era riportata la data di dimissione del 20 giugno 1963. “Bisoli rimase molto sorpreso e spiazzato da quella carta – racconta l’avvocato Paolo Tacchi Venturi – non seppe dare una spiegazione e non fu mai risentito sul punto”.

    Il ritrovamento della pagella originale ora potrebbe cambiare il giudizio sulle dichiarazioni di Bisoli. Contattato da ilfattoquotidiano.it, il presidente della Commissione d’inchiesta del Vaticano, l’ex giudice del Tribunale di Verona Mario Sannite, commenta così i due documenti a confronto: “Posso pensare che sia come dice il signor Bisoli, cioè che questo documento sia falso. E d’altra parte lo vediamo un po’ tutti. È una grafia diversa da quella precedente. Sembra che sia cancellato e che sia stato riscritto questo ’20 giugno 1963’. C’è qualcosa che lascia immaginare che prima fosse scritta una data diversa”. Tuttavia Sannite difende l’operato della Commissione da lui presieduta: “Ci sono altri elementi che hanno portato a dichiarare l’inattendibilità di Bisoli e questo fatto non può quindi sconvolgere le conclusioni della Commissione, che sono da ritenere completamente scisse”.

    Per l’Associazione Sordi “Antonio Provolo” quanto accaduto in Commissione è “gravissimo e questa prova rende pienamente attendibili le sue dichiarazioni – ha sottolineato il presidente, Giorgio Dalla Bernardina – mentre inficia indelebilmente l’operato della Commissione”. Tra i sacerdoti denunciati da Bisoli figurava anche don Corradi, arrestato dalla polizia argentina per pedofilia, ma la posizione del sacerdote non è mai stata esaminata dalla Commissione. Nel frattempo, l’ex vescovo di Verona Carraro (morto nel 1980) è stato dichiarato “servo di Dio” dalla Congregazione della cause dei santi il 17 luglio 2015 dopo il via libera di Papa Francesco.

    Decisiva per riprendere il processo di beatificazione dell’alto prelato è stata proprio l’archiviazione delle accuse nei suoi confronti, grazie all’“attitudine alla mendacia” attribuita a Bisoli dalla Commissione. Ricevendo le conclusioni dell’inchiesta, il Vaticano aveva scritto: “Non ritenendo fondate le predette accuse, questa Congregazione [della dottrina della fede, ndr] invita codesto Dicastero [per le cause dei santi, ndr] a procedere al completamento della Positio in questione”.

    Da anni i legali delle vittime e dei testimoni sentiti dalla Commissione chiedono alla Curia di Verona i verbali delle audizioni e gli atti del fascicolo senza riuscire ad ottenerli. Ma sul caso degli abusi la Curia veronese sembra rispettare la consegna del silenzio. “La Provvidenza ha fatto sì che attraverso un riesame accurato e competente si sia arrivati alla sua completa riabilitazione [di mons. Carraro, ndr]”, scrive il vescovo di Verona Giuseppe Zenti riferendosi al suo predecessore, in un documento del 2013 di cui ilfattoquotidiano.it è in grado di rivelare il contenuto. Poi un’indicazione precisa sul comportamento da tenere: “Ognuno sostiene l’altro nel momento della difficoltà e del pericolo – continua monsignor Zenti rivolgendosi ai suoi sacerdoti – evitando anzitutto ogni possibile pettegolezzo nel caso in cui si venga a conoscere qualche situazione di turbolenza. Quando anche uno solo è investito da uno tsunami, tutti dobbiamo soccorrerlo, impegnandoci tutti alla riservatezza”.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/12/27/pedofilia-commissione-del-vaticano-scagiono-religiosi-con-prove-false/3280935/

  • Argentina, la «casetta di Dio»  dove violentavano i bambini

    Argentina, la «casetta di Dio» dove violentavano i bambini

    Si allarga lo scandalo dell’Istituto cattolico Antonio Provolo e del sacedote Corradi. Cinque arresti. «Denunce anche in Italia ma la gerarchia contro di lui non fece nulla»

    di Sara Gandolfi

    Si riapre in Argentina lo scandalo della «casita de Dios». Era chiamata così la piccola cappella con il ritratto della Madonna, sul retro dell’istituto cattolico Antonio Provolo, nella provincia di Mendoza, su cui emergono, giorno dopo giorno, nuovi particolari da brivido. Le bambine e i bambini volevano urlare, disperati, cercando aiuto mentre i due preti cattolici abusavano di loro, ma nessuno poteva sentirli: in quella scuola erano tutti sordomuti e comunque l’edificio di calle Boedo a Luján de Cuyo era molto isolato. Eppure qualcuno si era accorto che qualcosa di strano avveniva là dentro, attraverso le fessure gli altri bambini guardavano i loro amichetti che venivano violentati, ripetutamente. Ma non potevano raccontarlo a nessuno.

    Le testimonianze fra Italia e Argentina
    Le testimonianze raccolte dal giudice inquirente Fabricio Sidoti sugli abusi compiuti tra il 2007 e il 2008 su bambini tra i 6 e i 12 anni sono di per sé agghiaccianti, ma la vicenda è ancor più inquietante perché secondo gli inquirenti — e le denunce delle vittime – il Vaticano conosceva le inclinazioni pedofile di almeno uno di quei preti criminali e non ha fatto nulla per fermarlo. Decine di studenti dell’Istituto Provolo di Verona, in Italia, erano stati abusati per anni e tra i loro aguzzini figurava uno dei religiosi arrestati in novembre in Argentina. «Il Vaticano sapeva almeno dal 2009, quando le vittime italiane raccontarono pubblicamente gli abusi subiti – ricorda l’agenzia Ap -. Nel 2014, scrissero direttamente a Papa Francesco accusando per nome 14 preti e religiosi laici dell’istituti, tra cui il reverendo Nicola Corradi». E’ lo stesso sacerdote, trasferito nelle sedi argentine del Provolo, denunciato ora da 24 ex studenti argentini. Assieme a lui, oggi 82 enne, sono finiti in novembre agli arresti il prete Horacio Corbacho, 56 anni, un ex allievo e due impiegati dell’istituto per «violenze sessuali aggravate e corruzione di minori».

    La commissione d’inchiesta

    Gli ex allievi dell’istituto veronese, che oggi hanno tra i 55 e i 65 anni, hanno convissuto per tutta la vita con il ricordo di quanto subito, fra gli anni Cinquanta e la prima metà degli anni Ottanta. Finché, sette anni fa, dopo un tentativo di negoziato fallito con la diocesi di Verona, decisero di denunciare pubblicamente 12 preti e 3 laici. Il Vaticano istituì una commissioni di inchiesta che ha comminato a cinque sacerdoti la pena più lieve, l’ammonizione canonica. Su don Corradi, che nel frattempo si era trasferito in Argentina, nulla. Fino all’esplosione dello scandalo in Argentina. Per la stampa locale, il sacerdote sarebbe stato trasferito all’epoca dai superiori nel Paese sudamericano proprio per allontanarlo dalle voci che lo circondavano in Italia.

    Le lettere a Francesco

    Lo scandalo sfiora anche Papa Francesco che, tra il 1998 e il 2013, era vescovo di Buenos Aires e apparentemente ignorò le lettere inviata dalle vittime italiane. Soltanto lo scorso febbraio monsignor Angelo Becciu, sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato, ha confermato che il Vaticano ha ricevuto le due missive delle presunte vittime di Verona e di aver girato la loro proposta di una commissione indipendente d’inchiesta alla Conferenza episcopale italiana. «Dal Papa in giù…. tutta la gerarchia della Chiesa cattolica sapeva», ha detto all’Ap una delle vittime argentine, parlando con la lingua dei segni.

    Il giudice Sidoti

    A Luján le bambine e i bambini venivano sedati, con la complicità di un ospite disabile e del giardiniere dell’istituto, e quindi violentati per via vaginale (le bambine) e rettale, costretti a sesso orale e «carezze» in ogni parte del corpo. Alcune testimonianze, riportate dall’Ap, sono talmente dure che preferiamo non riportarle: erano trattati come o addirittura peggio di bambole di gomma. Il giudice Sidoti è sicuro che altre vittime romperanno presto il muro del silenzio. Il Vaticano, per ora, ha rifiutato di commentare. Al contrario dei fatti di Verona, caduti in prescrizione, i presunti abusi in Argentina sono ancora perseguibili per legge e potrebbero portare a condanne fino a 50 anni di carcere.

    http://www.corriere.it/esteri/16_dicembre_23/argentina-casetta-dio-dove-violentavano-bambini-b424c3f0-c91b-11e6-bac6-8c33946b31a6.shtml

  • E’ morto il vescovo Karl Golser, il “nemico dei preti pedofili”

    E’ morto il vescovo Karl Golser, il “nemico dei preti pedofili”

    A dare la triste notizia della morte del vescovo emerito è stato il vescovo Ivo Muser durante la Messa di Natale nel Duomo di Bolzano

    BOLZANO – E’ morto nella notte di Natale il vescovo emerito della Diocesi Bolzano-Bressanone Karl Golser. Lo ha annunciato il vescovo Ivo Muser durante la Messa di Natale nel Duomo di Bolzano.

    LA TRISTE NOTIZIA – “Siamo rattristati dalla perdita ma in noi è viva la speranza natalizia-pasquale che adesso, dopo anni di sofferenza, il vescovo Karl sia nella luce, sia da Cristo che è la nostra pace”, ha affermato il vescovo Ivo Muser ringraziando anche tutte le persone che negli ultimi anni sono state accanto a mons. Golser sia umanamente che spiritualmente che dal punto di vista medico.

    CAMPANE A LUTTO – Dopo il messaggio di mons. Muser, la campana grande del Duomo di Bolzano e di Bressanone hanno annunciato la morte del vescovo Karl Golser.

    LA LOTTA ALLA PEDOFILIA – Karl Golser aveva conquistato le prime pagine dei giornali nel 2010, in piena lotta alla pedofilia guidata all’epoca da papa Benedetto XVI: diversi furono i servizi dedicati alla sua iniziativa di dar vita a una sorta di sportello per chi ha subito abusi sessuali da parte dei preti. “Un prete ti ha molestato, hai subito abusi? Mandaci una email”. L’iniziativa, senza precedenti in Italia, fu voluta proprio da Karl Golser nominà addirittura un “responsabile diocesano per presunte molestie”.

    http://www.today.it/cronaca/bolzano-morto-karl-golser-vescovo.html

  • Top News 2016. Scandali in parrocchia. Indagati e condannati, preti nei guai

    Top News 2016. Scandali in parrocchia. Indagati e condannati, preti nei guai

    I fatti di cronaca, le inchieste, la politica, la caccia a Matteo Messina Denaro. E poi notizie più curiose. Sono le top news del 2016 di Tp24.it. Una carrellata dei fatti più seguiti dai nostri lettori quest’anno e su cui abbiamo dedicato molta attenzione, con approfondimenti e aggiornamenti.

    Un anno di inchieste giudiziarie, il 2016, in provincia di Trapani. Alcune di queste scandalose, e che hannon riguardato quelle persone che dovrebbero essere portatrici di valori sani e di misericordia. Tra le inchieste che hanno coinvolto i preti ha suscitato molto scalpore quella su un parroco di Marsala.

    Padre Nicolò Genna, il noto sacerdote della chiesa dell’Addolorata, indagato per detenzione di materiale pedopornografico. Il prete, rappresentato dall’avvocato Stefano Pellegrino, ha subito una perquisizione domiciliare in estate, che ha creato non poco trambusto nella popolosa contrada marsalese dove il sacerdote vive. Genna nei giorni dello scandalo si è comunque dimostrato tranquillo e certo di poter chiarire tutto con gli organi inquirenti, anche se, nel frattempo aveva rimesso al Vescovo di Mazara del Vallo Domenico Mogavero il suo “mandato” decennale nella chiesa dell’Addolorata, retta pro tempore da un altro sacerdote inviato dalla Curia.

    Dopo lo scandalo avevamo intervistato padre Genna. “Sto male, mi sento tradito, violentato”, ha detto il prete.
    “Sono solo calunnie verso la mia persona! Alla mia età poi? 75 anni! Mi sono occupato di adozioni dalla Tunisia e dal Marocco. I ragazzi di cui parlano oggi nell’inchiesta sono grandi, sono sposati e hanno moglie e figli! Non ho mai fatto nulla. Sono mortificato da queste calunnie. Sono stato pugnalato alle spalle. Quando mi sono visto le forze dell’ordine in parrocchia non sapevo per cosa fossero venuti, li ho fatti entrare e ho fornito loro tutto ciò di cui avevano bisogno e che mi chiedevano senza alcuni problemi.

    In 41 anni mi sono arrivate offerte come arciprete in altre chiese, semplicemente ho rifiutato perché mi sembrava inutile: le cose che potevo fare in altri posti potevo farle dove stavo, alla parrocchia dell’Addolorata.
    Padre Genna  è solo l’ultimo di una serie di prelati a Marsala e Trapani che hanno avuto o hanno a che fare con la giustizia, e spesso per reati di tipo sessuale. Il caso più emblematico è quello a Marsala di Don Vito Caradonna.
    L’ex parroco di San Leonardo soffriva di ludopatia, spendendo un sacco di soldi in Gratta & Vinci, e, dopo aver chiesto prestiti un po’ in giro ai sacerdoti marsalesi, avrebbe anche raggirato un suo parrocchiano. Per questi fatti è stato condannato a un anno e 8 mesi di reclusioni e 600 euro di multa. Alla base dell’accusa c’è un prestito di quasi 70 mila euro che l’ex parroco di San Leonardo chiese e ottenne da un parrocchiano, M.D.G., ex militare della Marina con problemi di salute. E che solo a fine ottobre 2011, dopo alcuni assegni andati in protesto, grazie all’intervento di un legale (l’avvocato Antonino Sammartano), l’ex militare riuscì a riavere indietro.

    Ma Don Vito Caradonna è stato condannato, con sentenza diventata definitiva in Cassazione, a due anni anche per tentata violenza sessuale nei confronti di un uomo. I  fatti risalgono al febbraio 2005. Ad accusare il prete era stato un uomo di 37 anni che nel corso del processo ha ribadito che don Vito lo invitò nella canonica della chiesa per prendere un caffè e che mentre era “stordito” (l’uomo ha sempre avuto il sospetto che nel caffè sia stato messo del sonnifero) avrebbe tentato di abusarne sessualmente. All’uomo che ha accusato il prete, il Tribunale di Marsala riconobbe un risarcimento danni di 25 mila euro.

    A Trapani, invece, ha suscitato gran clamore la vicenda di Don Sergio Librizzi, arrestato e poi condannato per violenza sessuale. Don Librizzi, arrestato nel Giugno del 2014, era direttore della Caritas, e avrebbe abusato sessualmente di richiedenti asilo e giovani immigrati. Librizzi è stato condannato a nove anni di reclusione per i reati di concussione e violenza sessuale. In cambio di agevolazioni nell’ottenimento della documentazione, Librizzi avrebbe chiesto, e ottenuto, favori di tipo sessuale da alcuni migranti. L’accusa aveva proposto una condanna a 10 anni, mentre la difesa, rappresentata dal legale Donatella Buscaino, aveva chiesto l’assoluzione affermando “che in molti casi sono stati i migranti stessi a proporsi per ottenere vantaggi dalla posizione di Librizzi”. Il gup ha dichiarato Librizzi interdetto in perpetuo dai pubblici uffici e interdetto in perpetuo da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla curatela e all’amministrazione di sostegno. L’imputato è stato condannato al risarcimento dei danni, liquidati in somme che vanno dai 2mila ai 30mila euro, in favore del Comune di Trapani e dell’Associazione per gli Studi Giuridici sull’immigrazione.

    Ma i casi nel tempo sono tanti. A Custonaci Mons. Angelo Mustazza, sacerdote trapanese accusato di atti di libidine e induzione alla prostituzione nei confronti di alcune minorenni (ragazzine di dodici anni) è stato condannato a un anno e dieci mesi di reclusione con il patteggiamento. Qui la cosa grave è che anni dopo Mustazza lo troviamo sacerdote nella chiesa di Purgatorio, frazione di Custonaci, come se nulla fosse accaduto…
    Più recente è la condanna a nove  anni di carcere emessa nel 2014 dal Tribunale di Marsala per un ex frate originario di Pantelleria, il 39enne Biagio Alberto Almanza, accusato di violenza sessuale su un minore. La storia la raccontiamo qui.

    Più in generale, in Italia sono innumerevoli i casi di preti pedofili che sono stati insabbiati: la denuncia è della rete “L’Abuso”, che riunisce le vittime dei preti pedofili. Una denuncia con tanto di mappa dettagliata di tutta la Penisola. Caso per caso, desta impressione la mappa degli abusi sessuali commessi in Italia dai membri del clero. La rete fondata Francesco Zanardi raggruppa tutti i casi noti, quelli giunti al terzo grado di giudizio, quelli attualmente in corso e quelli di cui non si è più saputo nulla.  In tutto si tratta di quasi 200 casi, di cui circa 120 con condanne ormai definitive.

    http://www.tp24.it/2016/12/23/cronaca/top-news-2016-scandali-in-parrocchia-indagati-e-condannati-preti-nei-guai/105654

  • La rotta italo-argentina dei preti pedofili, tra coperture e silenzi delle gerarchie

    La rotta italo-argentina dei preti pedofili, tra coperture e silenzi delle gerarchie

    Giampaolo Petrucci

    38792 BUENOS AIRES-ADISTA. Sono ben 22 le denunce di violenza sessuale su minori piovute sulla testa di don Nicola Corradi (82 anni) e di p. Horacio Corbacho (55 anni), in manette dal 28 novembre scorso e finiti dietro le sbarre nel carcere argentino di Boulogne Sur Mer. Secondo le scioccanti testimonianze raccolte durante l’inchiesta che ha portato all’arresto, Corradi e Corbacho avrebbero abusato, insieme ad altri due collaboratori arrestati insieme a loro, di dodici studenti dell’Istituto Antonio Provolo per l’educazione dei sordomuti di Luján de Cuyo, località in provincia di Mendoza, tra il 2007 e il 2009.

    A rimbalzare sulle cronache da una parte all’altra dell’oceano è soprattutto la vicenda di don Corradi, che ha radici lontane e ammantate di malcelato mistero. Le diplomazie argentine si sono infatti mobilitate per chiarire le circostanze del trasferimento del prete italiano, scoprendo che Corradi era stato trasferito in Argentina negli anni ’90, dopo accuse simili di abusi perpetrati, tra il 1955 e il 1984, insieme ad altri 24 religiosi, su un centinaio di minori non udenti, affidati dalle famiglie povere del Nord-Est alle loro cure presso l’omonimo istituto “caritativo” veronese.

    Il “caso Provolo” era esploso in Italia nel 2009, in seguito ad un’inchiesta dell’Espresso, che si fece megafono delle vittime riunite dopo decenni nell’Associazione sordomuti Antonio Provolo per rompere finalmente il silenzio. I contenuti dell’inchiesta avevano portato alla luce un orrore davvero difficile da raccontare (v. Adista Notizie n. 13/09). All’indomani della pubblicazione dell’inchiesta, i membri della neonata associazione si dovettero scontrare contro il muro difensivo eretto dal vescovo di Verona, mons. Giuseppe Zenti, e contro le sue dichiarazioni al vetriolo diffuse in conferenza stampa. «Ci vogliono prove concrete», accusava allora Zenti (Corriere del Veneto, 16 luglio 2010) e «non ipotesi che riportano fantasie aberranti». Il vescovo aveva poi palato di «montature e menzogne», definendo «casi psichiatrici» i sordomuti che avevano rilasciato testimonianze, e aveva poi accusato il presidente della Onlus Giorgio Dalla Bernardina di aver plagiato gli ex studenti del Provolo per vendicarsi di un contenzioso sulla gestione di alcune proprietà della Compagnia di Maria. Alle accuse di Zenti, Dalla Bernardina aveva replicato con una querela, poi ritirata in seguito ad un confronto tra i due e alle scuse del prelato. Ma soprattutto alla promessa di indire una commissione vaticana ad hoc, che nel 2011 ha poi confermato l’impianto accusatorio contro i religiosi del Provolo. Nonostante i risultati dell’indagine, dei 26 preti riconosciuti come pedofili, una dozzina erano già deceduti, mentre gli altri – i cui reati per la legge italiana erano ormai caduti in prescrizione – hanno subito solo pene considerate blande dalle vittime e hanno continuato a esercitare il ministero tra l’Italia e l’Argentina. I documenti di quella commissione, tra l’altro, non sono stati consegnati alle vittime, i quali al momento ne hanno ricevuto solo una sintesi.

    Infine, la stampa veronese e argentina riferisce in questi giorni che, stando alle indagini, don Corradi potrebbe essersi macchiato di altri casi di pedofilia appena giunto in Argentina, a La Plata, dove la congregazione della Compagnia di Maria gestisce un’altra struttura simile.

    E mentre nei dintorni dell’istituto argentino è esplosa la protesta di piazza guidata dai genitori dei piccoli sordomuti che chiedono verità e giustizia, anche sui social è vibrata la denuncia al grido di #NiUnAbusoMas.

    Chiesa insensibile e irresponsabile

    SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests) è la prima e più grande rete di vittime dei religiosi pedofili (non più e non solo cattolici); è stata fondata negli Stati Uniti nel 1988 e oggi conta oltre 20mila iscritti. In una dichiarazione del primo dicembre scorso, il direttore di SNAP, David Clohessy, denuncia «l’incoscienza dei funzionari del Vaticano, tra cui anche papa Francesco», che «ha evidentemente consentito a un prete predatore di aggredire sessualmente altri bambini semplicemente spostandolo altrove. Questa sempre più documentata tendenza (un numero crescente di bambini e bambine vengono molestati da preti che vanno all’estero in cerca di nuove vittime) è uno degli aspetti più preoccupanti e irresponsabile» del modo in cui la Chiesa affronta la piaga della pedofilia al suo interno. Don Corradi, denuncia Clohessy, è stato accusato di pedofilia in Italia, non è stato punito dal Vaticano, e oggi si scopre che probabilmente ha continuato ad abusare di minori anche in Argentina. Al Provolo di Mendoza sono intervenute le autorità laiche locali, impedendo ai religiosi dell’istituto di entrare in contatto con i minori, aggiunge il direttore di SNAP, ma la giusta tutela delle vittime «da parte di funzionari del governo è in netto contrasto con le azioni chiaramente insensibili dei funzionari della Chiesa».

    Anche le dichiarazioni episcopali fanno storcere la bocca ai direttore di SNAP: «L’ufficio dell’arcivescovo locale ha espresso solidarietà alle vittime e ha dichiarato di voler cooperare con le autorità. Siamo molto scettici», perché l’arcivescovo di Mendoza, Carlos Maria Franzini, potrebbe fare i nomi di tutti i preti sospettati di pedofilia; e perché potrebbe recarsi personalmente in ogni chiesa o scuola per visitare le vittime «e offrire loro conforto e sostegno». Ma questo difficilmente si verifica, conclude Clohessy, perché i vescovi preferiscono fare il meno possibile e lasciare che le cose non escano allo scoperto. Il comunicato di SNAP si conclude con un appello alla responsabilità anche per il papa: «Francesco deve pubblicamente spiegare perché i vertici della Chiesa locale, a quanto pare, hanno lasciato che questo orrore accadesse». Francesco dovrebbe poi intervenire con provvedimenti credibili (riduzione a stato laicale, rimozione, punizione e denuncia alle autorità) contro tutti i preti pedofili. Dovrebbe infine «prendere misure immediate, pubbliche ed efficaci, per garantire che si interrompa il trasferimento internazionale di preti» dalla dubbia integrità morale e su cui aleggiano sospetti.

    Francesco risponda

    Contro il papa e le gerarchie vaticane c'è anche il dito puntato della Rete l'Abuso Onlus, associazione italiana di vittime dei preti pedofili e osservatorio permanente sui crimini sessuali commessi in Italia dai membri del clero. «Bergoglio sapeva da tempo di don Nicola Corradi e dei precedenti in Italia», afferma il portavoce della Rete, Francesco Zanardi, in un commento del 12 dicembre sul sito test.retelabuso.org/. «Non possiamo dimostrare che Bergoglio fosse informato su Corradi quando era arcivescovo di Buenos Aires – precisa Zanardi – ma possiamo di certo dichiarare che Bergoglio nel 2014 fu informato anche di Corradi e che la Chiesa ne era al corrente, almeno dal 2009», quando il “caso Provolo” era ormai esploso anche a livello internazionale. Nel 2014, chiarisce, 17 vittime di preti pedofili, tra cui comparivano anche ax alunni del Provolo di Verona, hanno inviato alla Segreteria di Stato vaticana un video-messaggio con la loro testimonianza. In quel video si faceva chiaramente il nome di don Nicola Corradi e di altri sacerdoti implicati e si denunciava con forza la strategia dei trasferimenti da un istituto all'altro sull'asse Italia-Argentina.

    * Immagine di Milliped, tratta dal sito Commons Wikimedia, licenza e immagine originale. La foto è stata ritagliata. Le utilizzazioni in difformità dalla licenza potranno essere perseguite.

    http://www.adista.it/articolo/56915

  • Religioso accusato di abusi su giovani seminaristi, ma non ci sono concrete e attuali esigenze cautelari – Cass. pen. 51697/16 – Annalisa Gasparre

    Religioso accusato di abusi su giovani seminaristi, ma non ci sono concrete e attuali esigenze cautelari – Cass. pen. 51697/16 – Annalisa Gasparre

    Al responsabile di un seminario venivano contestati abusi su giovani seminaristi: convergenti le accuse con la confessione resa dal religioso: tuttavia, non è necessaria la custodia cautelare in carcere quale misura cautelare.

    A fronte di un compendio indiziario caratterizzato dai gravi indizi di colpevoelzza, veniva chiesta la misura cautelare. Tuttavia, secondo i giudici sarebbero carenti le esigenze cautelari: non vi sarebbe rischio di inquinamento probatorio né pericolo di fuga o di recidiva. In particolare, non ci sarebbe pericolo di reiterare i fatti delittuosi perché le condotte contestate risalgono al periodo 2006-2010, nel 2008 il religioso si è allontanato dall’Italia e nel 2013 è stato ridotto allo stato laicale, così essendo impedito a frequentare seminari ed entrare in contatto con i giovani seminaristi. È da escludersi, pertanto, la concretezza e l’attualità del pericolo di reiterazione di condotte analoghe, attesa la risalenza nel tempo delle stesse, l’allontanamento dall’Italia, la confessione resa e la riduzione allo stato laicale.

    Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 29 settembre – 5 dicembre 2016, n. 51697 – Presidente Fiale – Relatore Gai

    Considerato in diritto

    1. Il ricorso dei Pubblico Ministero è manifestamente infondato, in quanto propone censure di merito ed è diretto a richiedere una rivalutazione delle circostanze, di fatto, poste a base del provvedimento impugnato, non consentita in questa sede.
    2. Va preliminarmente ricordato che costituisce principio consolidato e più volte affermato dalla Corte di cassazione, quello per cui, in tema di impugnazione delle misure cautelari personali, il ricorso per cassazione è ammissibile soltanto se denuncia la violazione di specifiche norme di legge, ovvero la manifesta illogicità della motivazione del provvedimento secondo i canoni della logica ed i principi di diritto, ma non anche quando propone censure che riguardino la ricostruzione dei fatti ovvero si risolvano in una diversa valutazione delle circostanze esaminate dal Giudice di merito (Sez. 6, n. 11194 dell’8/3/2012, Lupo, Rv. 252178; Sez. 5, n. 46124 dell’8/10/2008, Pagliaro, Rv. 241997).
    3. Nel caso in esame, nessuna delle due evenienze – violazione di legge e vizio di motivazione, rilevante ex art. 606 comma 1 lett. e) cod.proc.pen. come sopra evidenziato- , si è verificata a fronte di una motivazione del Tribunale che ha diffusamente, adeguatamente e logicamente argomentato, in aderenza al dato probatorio, l’assenza dei presupposti di cui all’art. 274 cod.proc.pen.
      L’ordinanza impugnata ha fatto corretta applicazione dei principi affermati dalla giurisprudenza di legittimità in materia di esigenze cautelari, escludendo, in primo luogo, la concretezza e l’attualità del pericolo di reiterazione di analoghe condotte criminose, attesa la risalenza nel tempo delle condotte (anni 2006­2010), l’allontanamento dall’Italia dal 2008, la confessione resa nel 2012 e, per finire, la riduzione allo stato laicale del 2013, circostanze che il Tribunale ha valutato congiuntamente per escludere la concretezza ed attualità. Motivazione immune da rilievi di illogicità e corretta sul piano del diritto (Sez. 4, n. 5700 del 02/02/2016, Mandrillo, Rv. 265949; Sez. 3, n. 15925 dei 18/12/2015 Macri, Rv. 266829; Sez. 5, n. 43083 del 24/09/2015, Maio, Rv. 264902). A fronte di siffatta motivazione il P.M., non senza evocare censura di fatto, con ampi richiamai agli atti di P.G. e riportando nel corpo del ricorso stralci di parte di atti processuali, richiede una diversa valutazione i dette circostanze non consentita in questa sede a fronte di un apparato ri  e che non presenta profili di illogicità.

    Conclusivamente ritiene, il Collegio, che il provvedimento impugnato si sia attenuto ai principi giurisprudenziali, espressi all’indomani dell’entrata in vigore della modifica apportata dalla legge 16 aprile 2015, n. 47, all’art. 274 lett. c) cod. proc. pen. secondo cui, attraverso l’espressa previsione dei requisito dell’attualità del pericolo di reiterazione del reato, in aggiunta a quello della concretezza, è ora normativamente richiesto che l’attualità del pericolo sia specificamente valutata dal giudice, avendo riguardo alla sopravvivenza del pericolo di recidiva al momento della adozione della misura, in relazione al tempo trascorso dal fatto contestato ed alle peculiarità della vicenda cautelare e che lo abbia escluso, il pericolo di recidiva, con motivazione che non presenta profili di illogicità/contraddittorietà sindacabili in questa sede.

    Quando al pericolo di inquinamento probatorio, escluso dal Tribunale di Milano in considerazione del fatto che gli approcci tesi a ottenere la ritrattazione non provenivano dall’indagato, il P.M. si limita, in modo del tutto apodittico, ad affermare che il XXXXX non poteva ritenersi estraneo alle condotte, poste in essere dagli appartenenti alla Congregazione dei Legionari, volte ad indurre alla ritrattazione delle dichiarazioni rese dai testimoni. Il motivo è, all’evidenza, del tutto generico e, dunque, inammissibile.

    Parimenti, generica, apodittica è l’affermazione secondo cui l’allontanamento dall’Italia dell’indagato, dopo aver commesso gli abusi perché indotto dai suoi superiori, sarebbe elemento fondante il pericolo di fuga.

    Il ricorso dei Pubblico Ministero va, pertanto, dichiarato inammissibile in condivisione con le conclusione formulate in udienza dal Procuratore generale.

    P.Q.M.

    Dichiara inammissibile il ricorso dei Pubblico Ministero.

    https://personaedanno.it/index.php?option=com_content&view=article&id=50512&catid=234&Itemid=486&contentid=50512&mese=12&anno=2016

  • Le vittime dei preti pedofili chiedono giustizia

    Le vittime dei preti pedofili chiedono giustizia

    Lo scandalo dell’82enne Don Nicola Corradi è diventato un caso internazionale, ma quella del sacerdote italiano è una vecchia storia: fino agli anni ’80 infatti avrebbe abusato sessualmente di bambini sordomuti all’Istituto Provolo di Verona. Il passato torna a galla e le vittime dei preti pedofili chiedono giustizia.

    Nicola Corradi è stato arrestato in Argentina per reati di abuso sessuale aggravato. I terribili fatti sarebbero accaduti all’interno dell’Istituto Provolo per bambini sordomuti a Mendoza, in Argentina. Il sacerdote Corradi, prima del trasferimento in Argentina, avrebbe abusato sessualmente di bambine e bambini all’Istituto di Verona. In Italia i sacerdoti coinvolti in questa atroce vicenda, compreso Don Corradi, non hanno subito però alcuna conseguenza giuridica. Com’è possibile tutto ciò?

    Gli abusi perpetrati a Verona hanno segnato per sempre la vita delle vittime, oggi ormai persone adulte, che oggi tornano a chiedere giustizia. Un passo avanti sarebbe la creazione di una commissione indipendente dal Vaticano in materia di abusi sessuali, tuttora inesistente. Nonostante le lettere e le richieste fatte dalle vittime, anche a Papa Francesco, per ora il Vaticano non ha fatto nulla.

    Le vittime, alle quali non è stato pagato alcun risarcimento, verranno almeno ascoltate? Sputnik Italia ha raggiunto per una testimonianza Marco Lodi Rizzini, portavoce dell’Associazione sordi “Antonio Provolo”, che raccoglie le vittime della triste e scandalosa vicenda. — Don Corradi prima di essere mandato in Argentina era coinvolto in una storia orribile a Verona. Ce ne può parlare? — A Verona si è parlato di Nicola Corradi tardivamente. Corradi è rimasto a Verona quando era ancora chierico e appena diventato prete. Poi è andato in Argentina, in quel periodo è stato denunciato da alcuni sordi per violenze che avrebbe perpetrato a Verona. — Sono state fornite diverse testimonianze da parte delle vittime. Che cosa accadeva esattamente nell’Istituto Provolo di Verona? — Si trattava di atti sessuali, dalle masturbazioni alle sodomizzazioni. — I crimini contestati ai preti dell’Istituto Provolo sono andati in prescrizione. Questi preti e sacerdoti in Italia non hanno subito alcuna conseguenza giuridica? Sono stati almeno allontanati dalla struttura? — Questi preti non hanno subito alcuna conseguenza giuridica. Alcuni di questi soggetti sono morti, sei di questi preti sono ancora presso l’Istituto Provolo, che ha diverse sedi, fra cui anche in Argentina. Sono preti anziani e vivono comunque a Verona. — Sono a contatto con i bambini? — Vivono nell’Istituto e sono a contatto con i ragazzi! — Le vittime che hanno testimoniato sugli abusi subiti ora sono cresciute, sono persone già adulte. Che cosa chiedono oggi? — Oggi le vittime hanno dai 55 anni ai 65 anni. Queste persone vogliono che finalmente si faccia giustizia. Corradi in Argentina è stato finalmente arrestato. In Italia noi abbiamo chiesto al Papa a più riprese per iscritto che venissero sconsacrate le chiese dove sono stati perpetrati gli abusi e che i preti venissero buttati fuori dal clero, che venissero spretati, visto che non è possibile perseguirli giudizialmente. — Anche il risarcimento alle vittime per i danni subiti sarebbe una cosa da fare, no? — Certo, abbiamo ora intenzione di andare alla Corte dei Diritti Umani a Bruxelles e poi vedere che cosa accade. Tenga presente che nel 2011 il Vaticano ha richiesto una commissione d’inchiesta che abbiamo concordato di fare, è stata fatta ed è durata 3 mesi. Dopo un anno e mezzo il Vaticano, tramite la Congregazione della Fede ci ha scritto una lettera: il Vaticano ha riconosciuto che gli abusi erano stati fatti. Ha dato delle pene a questi preti, molto edulcorate però. — Di quali pene si tratta? — Esercizi spirituali, preghiere ecc.

    — Questa brutta vicenda non è l’unica nel panorama degli abusi perpetrati in Istituti, Case di affidamento, il Forteto è un’altra vicenda scandalosa.

    — Sì, ci sono tante realtà. La nostra che abbiamo denunciato presso la Sala Stampa del Parlamento Italiano nel gennaio 2009 è stata definita il più grosso scandalo denunciato in Italia. La denuncia in Italia era molto importante perché in Italia c’è il Vaticano. Noi abbiamo parlato con Papa Francesco l’anno scorso in ottobre, abbiamo parlato 7 minuti nella Giornata dell’Handicap in San Pietro. Abbiamo chiesto che fosse istituita una commissione indipendente per far luce su tutti gli abusi che ci sono stati in Italia e conseguentemente nel mondo. Abbiamo chiesto che la CEI e la Congregazione della Fede aprissero gli archivi e dessero la possibilità di vedere quello che c’è dentro. Ci hanno risposto a febbraio per iscritto tramite il Monsignor Becciu, dicendoci che avrebbero passato la pratica al Cardinal Bagnasco, presidente della CEI. Ad oggi non sappiamo ancora nulla. — Secondo voi quindi sarebbe necessaria la creazione di una commissione ad hoc per indagare sui casi di abusi sessuali perpetrati dai preti.

    — Sì, una commissione indipendente dal Vaticano, perché l’attuale commissione che hanno con tanta pompa istituito non è assolutamente approdata a nulla.

    — Per il momento quindi in Italia non vengono effettuati dei controlli negli Istituti religiosi, lo Stato non vi può entrare dentro? — Da quello che sappiamo non ci sono controlli. — Speriamo si faccia luce al più presto sulla vicenda. — Innanzitutto per le vittime, perché hanno rovinato la vita a queste persone, abbiamo casi in cui gente violentata, abusata dai 6 ai 12 anni, arrivata ai 60 anni ha ancora gli incubi per quello che è successo. L’opinione dell’autore può non coincidere con la posizione della redazione.

  • Cacciato dall’Italia, ma in Argentina “il don fa il pedofilo”

    Cacciato dall’Italia, ma in Argentina “il don fa il pedofilo”

    Di Andrea Tornago

    La chiamavano“la casita de Dios”, ma quell’edificio accanto alle aule di scuola dove i figli delle famiglie povere restavano a dormire, di notte diventava la casa degli orrori. Si riapre a Mendoza, in Argentina, il caso degli abusi sui minori sordomuti all’Istituto Antonio Provolo, scuola religiosa di Verona che ha due sedi anche in Sudamerica, finita al centro di uno dei più gravi scandali di pedofilia in Italia. Nella stanza di don Nicola Corradi, sacerdote veronese di 82 anni trasferito nelle sedi argentine del Provolo negli anni 60, all’inizio di dicembre la polizia di Mendoza ha trovato materiale pornografico e 30 mila euro in contanti. Il religioso è finito agli arresti insieme al prete 56enne Horacio Corbacho e a tre impiegati dell’istituto, accusati di “violenze sessuali aggravate e corruzione di minori”per episodi avvenuti a Mendoza dal 2007.

    SECONDO L’INCHIESTA del procuratore Fabricio Sidoti, i minori tra i 6 e i 17 anni venivano sedati e violentati nella casetta con la complicità di un ospite disabile e del giardiniere dell’istituto. Don Corradi era già stato coinvolto nel caso di pedofilia scoppiato in Italia nella sede veronese della congregazione religiosa nel 2009. Il suo nome compariva nella lista dei 12 preti e dei 3 laici denunciati dagli ex allievi dell’Istituto Provolo di Verona, con l’accusa di aver costretto i bambini sordomuti a subire masturbazioni, sesso orale e atti di sodomia. Con il ricordo di quelle violenze, che risalirebbero a un periodo compreso tra glianni60e la prima metà degli anni 80 –reati che ormai sarebbero prescritti sia per la legge italiana che per il diritto canonico –gli ospiti del Provolo hanno convissuto silenziosamente per anni. Nel 2009 le prime denunce, in seguito alle qua li il Vaticano ha istituito una commissione d’inchiesta che ha comminato a quattro sacerdoti la pena più lieve, quella dell’ammonizione canonica. Tra questi non compare don Corradi, il cui nome sparisce nei meandri del l’inchiesta vaticana. Fino ai fatti di pochi giorni fa in Argentina. L’arresto dei due sacerdoti all’Istituto Provolo di Mendoza ha suscitato grande clamore in tutto il Paese. Il presidente della Commissione Esteri del Senato argentino, Julio Cobos, ha chiesto al ministro degli Esteri di acquisire con urgenza presso le autorità ecclesiastiche “in formazioni sulle verifiche compiute per la pratica d’ingresso, permanenza e radicamento dei sacerdoti Nicola Corradi e Horacio Corbacho nella Repubblica Argentina”.

    PER LASTAMPA argentina, don Corradi sarebbe stato trasferito dai superiori religiosi in Sudamerica per coprire gli abusi commessi in Italia. Le associazioni delle vittime chiamano in causa anche Papa Francesco, che non avrebbe spezzato “l’asse dell’impunità tra Italia e Argentina”quando era vescovo di Buenos Aires, tra il 1998 e il 2013. Prima di essere assegnato nel 1996 a Mendoza, dove un documento della sede di Verona nel 2001 lo qualifica come vicedirettore e primo consigliere, don Corradi aveva insegnato all’Istituto Provolo di La Plata (Buenos Aires). E anche in quella città, dopo l’arresto dei giorni scorsi, sono cominciate ad arrivare denunce di abusi commessi negli anni 90. Il vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, si è detto “pronto a collaborare con le autorità argentine”. Ma i documenti della Commissione d’in chiesta del Vaticano, presieduta su richiesta della Curia veronese dall’ex giudice scaligero Mario Sannite, non si possono consultare. “Siamo in possesso di una sentenza della magistratura che conoscono in pochi – ha dichiarato Zenti – che diminuisce la consistenza dei fatti”.

    NO N OS TAN TE  la richiesta del Fatto però, la Curia di Verona si rifiuta di rendere noto il documento “per evitare ulteriori reazioni”. Nel novembre del 2012 il vicario giudiziale del vescovo aveva scritto ai legali degli ex allievi dell’Istituto Provolo di Verona, chiedendo perdono alle vittime e alle famiglie: “Alcuni di coloro che erano chiamati a proteggere dei ragazzi provati dalla vita scriveva don Giampietro Mazzoni –ne hanno abusa t o ”. Riferendo gli esiti delle indagini della Commissione, don Mazzoni aveva reso noto che “alcuni religiosi, tra i più pesantemente accusati, erano stati dimessi dall’Istituto in ragione dei loro comportamenti”tra il 1962 e il 1963, date che coincidono con l’invio in Argentina di don Nicola Corradi. Insieme a lui, secondo le vittime dell’Istituto Provolo, anche un altro sacerdote veronese e due laici accusati di abusi in Italia sarebbero ancora attivi in Argentina.

    Cacciato-dallItalia-ma-in-Argentina-il-don-fa-il-pedofilo_-Il-Fatto-Quotidiano

    http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/cacciato-dallitalia-ma-in-argentina-il-don-fa-il-pedofilo/