Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: italia

  • [INTERVISTA ESCLUSIVA] Preti pedofili, sacerdote-psicologo racconta: «così vengono nascosti dal Vaticano»

    [INTERVISTA ESCLUSIVA] Preti pedofili, sacerdote-psicologo racconta: «così vengono nascosti dal Vaticano»

    ROMA – Un lungo dialogo quello tenuto dall’abAteo Impertinente con don Carlo – il cui nome è stato alterato per proteggere la sua identità – sacerdote, psicologo e insegnante di psicologia presso una prestigiosa università.

    Il tema: la pedofilia nella Chiesa Cattolica e il modus agendi del Vaticano. «Provo vergogna per quello a cui ho assistito in tanti anni – afferma don Carlo – e per il modo in cui è stata gestita finora la “patata bollente” della pedofilia.»

    Don Carlo, in che modo e a che titolo è entrato nel dramma della pedofilia clericale?

    «Oltre che prete, insegno psicologia in una nota università. Fui chiamato dal Vaticano, in qualità di psicologo, a lavorare in un centro di supporto per sacerdoti con problemi “di varia natura”. Così, almeno, mi venne detto in un primo momento.»

    Ci faccia capire meglio: lei non sapeva di quali problemi si trattasse? Non chiese spiegazioni prima di accettare questo lavoro?

    «Erano informazioni riservate alle quali avrei avuto accesso solo dopo aver accettato. Ho chiesto, anche informalmente, quale tipo di problematiche avrei affrontato, senza ricevere risposte adeguate.»

    Per quale motivo, allora, accettò quell’incarico?

    «Non è semplice rifiutare qualcosa proveniente dai piani alti.»

     Andiamo al suo primo giorno di lavoro. Cosa ricorda?

    «Ricordo che mi venne subito premesso che, al di fuori della struttura, non mi era permesso parlare delle attività, né dei “pazienti” ricoverati, né delle informazioni raccolte. Non potevo neanche chiedere il parere di altri colleghi (psicologi, ndr.). Dovevo cavarmela da solo, insomma. Mi fu fatto leggere un giuramento con il quale mi impegnavo a mantenere il più stretto riserbo su qualsiasi notizia appresa durante lo svolgimento del mio lavoro, pena la scomunica latae sententiae. E’ per questo motivo che oggi non voglio rivelare la mia identità.»

    Le fu finalmente detto in cosa consisteva il suo lavoro ma non ne fu entusiasta…

    «Esattamente. Fui accompagnato alla stanza dove avrei svolto il mio lavoro e mi furono spiegati i miei compiti. Avrei dovuto condurre sedute di psicoterapia di gruppo con sacerdoti afflitti da problemi di natura sessuale e riferire la loro idoneità o meno a riprendere l’attività pastorale.»

    Quale tipo di terapia conduce?

    «Principalmente viene adottata la psicoterapia cognitivo-comportamentale. Lo scopo delle sedute è ridurre o eliminare psicopatologie quali ipersessualità e i comportamenti parafilici. L’uso dei farmaci è molto raro.»

    Ipersessualità e comportamenti parafilici: può brevemente spiegare cosa sono?

    «L’ipersessualità è la dipendenza dal sesso. Il Codice Canonico impone la castità assoluta, anche il rapporto sessuale con una donna è considerato un grave peccato. Le parafilie comprendono, invece, quei comportamenti sessuali che non rientrano nella norma. In questo ambito ricade la pedofilia.»

    E l’omosessualità?

    «Mi aspettavo questa domanda. L’omosessualità… dovrebbe saperlo no? E’ un peccato contro natura.»

    Quindi sta dicendo che pedofili e omosessuali vengono trattati allo stesso modo?

    «Sono perversioni sessuali…»

    Secondo i manuali attuali non è così…

    «Nella categorizzazione scientifica l’omosessualità faceva parte dei disturbi mentali, è stata rimossa in seguito… In ogni caso, devo seguire il Catechismo della Chiesa Cattolica…»

    La sua è una posizione scomoda. Torniamo al suo lavoro: in cosa si è imbattuto?

    «Durante i primi mesi mi furono affidati i casi meno gravi, diciamo. Sa, quei sacerdoti che fanno una scappatella…»

    Si è letto ultimamente di preti che hanno avuto rapporti con delle suore. Ha trattato anche lei casi analoghi? Nel centro vengono ospitate anche suore con gli stessi problemi?

    «Ci sono stati alcuni casi, ma il centro è esclusivamente maschile.»

    Ci può dire, grosso modo, quanti casi del genere ha avuto in terapia?

    «Non so dare un numero esatto, però non posso neanche dire che fossero pochi…»

    Entriamo nella parte, ce lo conceda, più oscura del suo lavoro: la pedofilia. Come viene trattata, cosa accade ai sacerdoti?

    «Viene adottata la terapia verbale. I sacerdoti, divisi in gruppi, vengono assegnati allo psicologo che deve, con gli strumenti messi a disposizione, alleviare o eliminare il disturbo mentale. A fine terapia, che può durare qualche mese o qualche anno nei casi più gravi, viene inviato un rapporto alla Congregazione per la dottrina della fede per ogni singolo sacerdote, al quale viene allegata una dichiarazione, più o meno spontanea, dell’ammissione delle proprie colpe e del sentito pentimento. A quel punto viene deciso, dalla Congregazione per la dottrina della fede, se riabilitarlo e farlo tornare nella sua parrocchia, trasferirlo in un’altra o prolungare la terapia. Deve capire che non è possibile fare molto di più in un clima di estrema riservatezza.»

    Quindi, in definitiva, è il Vaticano a decidere se un sacerdote con problemi di pedofilia sia idoneo a tornare alle sue mansioni? Conosce quali criteri vengono utilizzati in questa valutazione?

    «Il compito del centro è curare il sacerdote. L’ultima parola spetta alla Congregazione per la dottrina della fede e non facendone parte, non conosco i loro criteri.»

    Quanti sacerdoti sono stati riabilitati?

    «Quasi tutti, al termine della prima terapia, tornano ad amministrare i sacramenti. E’ più raro che il sacerdote torni alla Diocesi di appartenenza, di solito avviene il trasferimento in parrocchie di piccoli paesini, lontani dalla propria.»

    Quanti sacerdoti, secondo lei, sono “guariti” dalla pedofilia?

    «Nessuno. Non esiste cura per la pedofilia, purtroppo…»

    Cosa succede quando il sacerdote torna al suo lavoro?

    «Le racconterò questo: un sacerdote, riabilitato e trasferito in una parrocchia di un piccolo paesino tra le Alpi, è ricaduto in poco tempo…»

    E?

    «Dopo alcuni mesi è stato trasferito in un convento…»

    Senza essere ridotto allo stato laicale…

    «Esatto.»

    E’ un caso isolato o è la norma?

    «E’ quello che più spesso accade. Il sacerdote torna in parrocchia, ricomincia ad abusare e viene chiuso in un convento o in un luogo di ritiro.»

    Non tornano in terapia…

    «A volte è accaduto, ma la prassi è quella.»

    Sacerdoti italiani o anche stranieri?

    «Principalmente italiani, ma non sono mancati sacerdoti di altre nazioni.»

    Può fare qualche nome?

    «Sarebbe un autogol. Venire identificato, sarebbe una condanna per me. Ho molta paura di ritorsioni.»

    Una domanda sorge spontanea: i sacerdoti che ha avuto in cura sono mai stati denunciati alle autorità civili?

    «Assolutamente no. E’ vietato parlare del centro e di tutto ciò che accade all’interno. Se avessi denunciato, sarei stato scomunicato immediatamente.»

    Perchè sacerdoti con questo tipo di problemi vengono “spediti” in questo centro?

    «La Chiesa non vuole pubblicità di questo tipo, preferisce agire facendo poco o nessun rumore.»

    Perché ha deciso di parlarne?

    «Provo vergogna per quello a cui ho assistito in tanti anni e per il modo in cui è stata gestita finora la “patata bollente” della pedofilia. Questi sacerdoti dovrebbero essere non solo ridotti allo stato laicale ma anche scomunicati. Ma questo non avviene quasi mai, se non per i casi di pubblico dominio.»

    Esistono altri centri come quello in cui lavora?

    «Ne conosco almeno altri due in Italia, non so all’estero.»

    Per quale motivo la Chiesa Cattolica è così omertosa?

    «C’è sempre stato timore dello scandalo. La Chiesa non vive un momento storico felice, penso sia evidente anche da quello che si legge ultimamente dai giornali.»

    A proposito dello scandalo scoppiato in questi giorni, è terminato o c’è da aspettarsi altri colpi di scena?

    «Il bubbone non è ancora esploso. Crede forse che in Italia la situazione sia stata differente rispetto all’Irlanda o agli Stati Uniti? Le associazioni nel nostro paese si stanno formando solo ora, ci vorrà tempo sicuramente ma non si può insabbiare tutto in eterno…»

    Un’ultima domanda: secondo lei, è vero quanto riferito dal New York Times, ossia che Ratzinger era a conoscenza degli abusi sessuali ma ha taciuto e nascosto questi fatti?

    «Posso solo dire quello che ho visto e vissuto in prima persona. La risposta a questa domanda glie l’ho già data, anche se indirettamente.»

    [INTERVISTA ESCLUSIVA] Preti pedofili, sacerdote-psicologo racconta: «così vengono nascosti dal Vaticano»

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webpwp-content/uploads/2025/02/domenica-15-a-celle-ligure-gianluigi-nuzzi-presenta-il-suo-ultimo-libro-inchiesta-peccato-originale-interverra-francesco-zanardi-presidente-della-rete-labuso.webpwp-content/uploads/2025/02/preti-pedofili-e-adulti-complici-il-corto-di-cammuso-illumina-la-sala-farina-gesti-orrendi-camuffati-da-abito-religioso.webpwp-content/uploads/2025/02/dettagli-abusi-su-minori-in-nome-di-dio-da-piu-di-25-anni-ad-aci-bonaccorsi-la-comunita-che-plagiava-le-giovani-il-video.webpwp-content/uploads/2025/02/caso-vitale-processo-rinviato-a-dicembre-messere-a-telemolise-fatti-gravissimi-perche-commessi-da-chi-ha-una-funzione-educativa.webpwp-content/uploads/2025/02/chi-lha-visto-affronta-il-prete-che-ha-abusato-di-lui-la-risposta-preghiamo-insieme-un-caso-denunciato-dalla-rete-labuso.webpwp-content/uploads/2024/09/il-primo-film-sui-preti-pedofili-girato-a-savona-e-verona-sara-al-bari-international-film-festival-domenica-6-aprile.webpwp-content/uploads/2025/02/conclave-2013-petizione-contro-il-cardinale-domenico-calcagno-non-denuncio-prete-pedofilo-non-e-degno-del-conclave-il-secolo-xix-ratzinger-sapeva-video.webp2018/12/07/left-giustizia-divina-una-denuncia-e-rete-labuso-2/

  • Pedofilia, Santa Sede: “Non ostacolare le denunce”., E quando cominceranno a denunciare i peti criminali?

    Pedofilia, Santa Sede: “Non ostacolare le denunce”., E quando cominceranno a denunciare i peti criminali?

    Ma se la denuncia era obbligatoria dal 2001 perché in questi 9 anni nemmeno un prete è stato denunciato dai vescovi? Disubbidiscono al papa oppure semplicemente la legge applicata è diversa da quella scritta?


    In realtà la legge vaticana non obbliga affatto alla denuncia ma impone solo di “seguire la lgge ivile in materia di denuncia”. e in Italia non esiste alcun obbligo di denuncia

    Ma ora lo denunceranno davvero? Sovvertiranno la millenaria prassi di insabbiare i casi e soffocare lo scandalo? Per ora sono solo chiacchiere. Vedremo alla prova dei fatti.

    www.oecumene.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=371519

    12/04/2010 14.27.03

    Abusi su minori: sul sito vaticano la Guida alla comprensione delle procedure della Congregazione per la Dottrina della Fede

    E’ stata pubblicata oggi sul sito della Santa Sede (www.vatican.va, nell’apposito Focus dedicato alla risposta della Chiesa alla questione degli abusi sui minori) una Guida alla comprensione delle procedure di base della Congregazione per la Dottrina della Fede (Cdf) relative alle accuse di abusi sessuali. Non si tratta di un nuovo documento ma di una scheda riassuntiva di procedure operative già definite che possa essere di aiuto per laici e non canonisti. Le procedure si rifanno al Motu Proprio Sacramentorum sanctitatis tutela (MP SST) del 30 aprile 2001 e al Codice di Diritto Canonico del 1983.

    Per quanto riguarda le procedure preliminari, la diocesi indaga su qualsiasi sospetto di abusi sessuali da parte di un religioso nei riguardi di un minore. Qualora il sospetto risulti verosimile, il caso viene deferito alla Cdf. Il vescovo locale trasmette ogni informazione necessaria alla Cdf ed esprime la propria opinione sulle procedure da seguire e le misure da adottare a breve e a lungo termine. Va sempre dato seguito alle disposizioni della legge civile per quanto riguarda la denuncia di tali crimini alle autorità civili. Nella fase preliminare e fino a quando il caso sia concluso, il vescovo può imporre misure precauzionali per la salvaguardia della comunità, comprese le vittime. In realtà, al vescovo locale è sempre conferito il potere di tutelare i bambini limitando le attività di qualsiasi sacerdote nella sua diocesi. Questo rientra nella sua autorità ordinaria, che è chiamato ad esercitare in qualsiasi misura necessaria per garantire che i bambini non ricevano danno, e questo potere può essere esercitato a discrezione del vescovo prima, durante e dopo qualsiasi procedimento canonico.

    Per quanto riguarda le procedure autorizzate dalla Cdf, il dicastero studia il caso presentato dal vescovo locale e, dove necessario, richiede informazioni supplementari. La Cdf può autorizzare il vescovo locale a istruire un processo penale giudiziario davanti a un Tribunale ecclesiale locale. Qualsiasi appello in casi simili dovrà essere eventualmente presentato ad un tribunale della Cdf. La Cdf può anche autorizzare il vescovo locale a istruire un processo penale amministrativo davanti ad un delegato del vescovo locale, assistito da due assessori. Il sacerdote accusato è chiamato a rispondere alle accuse e ha il diritto di presentare ricorso alla Cdf contro un decreto che lo condanni ad una pena canonica. La decisione dei cardinali membri della Cdf è definitiva. Qualora il sacerdote venga giudicato colpevole, i due procedimenti – giudiziario e amministrativo penale – possono condannarlo ad un certo numero di pene canoniche, fino alla dimissione dallo stato clericale. Anche la questione dei danni subiti può essere trattata direttamente durante queste procedure.

    In casi particolarmente gravi, in cui un religioso durante un processo è ritenuto colpevole di abusi sessuali su minori o in cui le prove siano schiaccianti, la Cdf può scegliere di portare questo caso direttamente al Santo Padre con la richiesta che il Papa emetta un decreto di dimissione dallo stato clericale “ex officio”. Non esiste ricorso canonico dopo un simile decreto papale. La Cdf porta al Santo Padre anche richieste di sacerdoti accusati che, consapevoli dei crimini commessi, chiedano di essere dispensati dagli obblighi del sacerdozio e chiedano di tornare allo stato laicale. Il Santo Padre concede tale richiesta per il bene della Chiesa (“pro bono Ecclesiae”).

    In quei casi in cui il sacerdote accusato abbia ammesso i propri crimini ed abbia accettato di vivere una vita di preghiera e penitenza, la Cdf autorizza il vescovo locale ad emettere un decreto che proibisce o limita il ministero pubblico di tale sacerdote. Nel caso di violazione delle condizioni del decreto, non è esclusa la dimissione dallo stato clericale. Contro questi decreti è possibile il ricorso alla Cdf. La decisione della Cdf è definitiva.

    Infine, la Guida ricorda che la Cdf ha in corso una revisione di alcuni articoli del Motu Proprio Sacramentorum sanctitatis tutela del 2001, al fine di aggiornarlo alla luce delle speciali facoltà riconosciute alla Cdf dai Pontefici Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Le modifiche proposte e sotto discussione non cambieranno le suddette procedure.

    www.agi.it/rubriche/ultime-notizie-…atoria_dal_2oo1

    S. SEDE: PROCEDURA PRETI PEDOFILI, DENUNCIA OBBLIGATORIA DAL 2OO1

    (AGI) – CdV, 12 apr. – La Santa Sede h apubblicato oghgi sul suo sito internet – nell’apposito focus inaugurato il 19 marzo dalla Lettera del Papa ai cattolci dell’Irlanda – la Guida che deve essere seguita per le inchieste e i processi canonici nei casi di abusi sessuali commessi dai preti. La procedura in atto – sintetizzata nella Guida – prevede che l’obbligo di denunciare i crimini commessi dai sacerdoti alle autorita’ civili, seguendo le leggi in vigore nei diversi Paesi. “Non e’ un nuovo documento ma una guida applicativa delle norme del 2001, redatta nel 2003”, ha spiegato il vice direttore della Sala Stampa, padre Ciro Bendettini. La pubblicazione e’ stata decisa in nome dell’assoluta trasparenza imposta dal Papa .

    www.lastampa.it/redazione/cmsSezion…54048girata.asp

    Pedofilia, la Santa Sede: “Obbligo
    di denuncia alle autorità civili”

    On line dalla Santa Sede
    le procedure che saranno seguite
    “Nei casi più gravi il Papa
    spreterà senza processo”

    E’ on line la guida sulle procedure vaticane per quanto riguarda gli abusi sui minori, pubblicata oggi sul sito web della Santa Sede. Nei casi di abusi sessuali su minori da parte dei preti «si deve sempre seguire la legge civile per quanto riguarda la denuncia dei crimini alle appropriate autorità ». È la prima volta che viene scritto nero su bianco che il ricorso alle autorità civili è obbligatorio.

    La guida sulle procedure canoniche da seguire da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede riguarda il caso di “Delicta Graviora”, in pratica i reati più gravi, ed è pubblicata in relazione alla pedofilia. Le procedure prevedono che nei casi più gravi di preti pedofili, il Papa potrà direttamente “spretare” il sacerdote, ovvero ridurre il colpevole allo stato laicale senza passare per un processo canonico. La guida, in tutto un paio di pagine, è in inglese.

    www.repubblica.it/esteri/2010/04/12…civili-3288566/

    Pubblicate per la prima volta su internet le disposizioni in caso di abusi
    Le procedure risalgono al 2003: “Nei casi più gravi, il Papa può spretare senza processo”
    Vaticano, ecco la guida sulla pedofilia
    “Si denunci sempre ad autorità civili”

    CITTA’ DEL VATICANO – Nei casi di abusi sessuali su minori da parte dei preti “si deve sempre seguire la legge civile per quanto riguarda la denuncia dei crimini alle appropriate autorità “. E’ quanto recita la guida sulle procedure canoniche della Congregazione per la Dottrina della Fede, pubblicata sul sito della Santa Sede. Nei casi più gravi, continua il documento, il Papa potrà direttamente ridurre il colpevole allo stato laicale, senza passare per un processo canonico.

    E’ la prima volta che viene scritto nero su bianco che il ricorso alle autorità civili è obbligatorio. “In casi veramente gravi” si legge nel documento, “quando un tribunale civile ha condannato un prete colpevole di abusi sessuali su minori o quando ci sono prove evidenti, la Congregazione per la Dottrina della Fede può scegliere di portare il caso direttamente al Santo Padre con a richiesta che il Papa emetta un decreto “ex officio” per la riduzione allo stato laicale”. Tale decreto papale, specifica la guida, non può essere oggetto di ricorso canonico.

    Le linee guida pubblicate oggi, spiega la sala stampa vaticana, sono il riassunto di procedure operative risalenti al 2003, ma mai rese note al pubblico e relative al Motu proprio del 2001 sui “Delicta Graviora”.

    (12 aprile 2010) Tutti gli articoli di Esteri

    Le istruzuioni dal sito della Santa Sede

    www.vatican.va/resources/resources_…cedures_en.html

    Guide to Understanding Basic CDF Procedures
    concerning Sexual Abuse Allegations

    The applicable law is the Motu Proprio Sacramentorum sanctitatis tutela (MP SST) of 30 April 2001 together with the 1983 Code of Canon Law. This is an introductory guide which may be helpful to lay persons and non-canonists.

    A: Preliminary Procedures

    The local diocese investigates every allegation of sexual abuse of a minor by a cleric.

    If the allegation has a semblance of truth the case is referred to the CDF. The local bishop transmits all the necessary information to the CDF and expresses his opinion on the procedures to be followed and the measures to be adopted in the short and long term.

    Civil law concerning reporting of crimes to the appropriate authorities should always be followed.

    During the preliminary stage and until the case is concluded, the bishop may impose precautionary measures to safeguard the community, including the victims. Indeed, the local bishop always retains power to protect children by restricting the activities of any priest in his diocese. This is part of his ordinary authority, which he is encouraged to exercise to whatever extent is necessary to assure that children do not come to harm, and this power can be exercised at the bishop’s discretion before, during and after any canonical proceeding.

    B: Procedures authorized by the CDF

    The CDF studies the case presented by the local bishop and also asks for supplementary information where necessary.

    The CDF has a number of options:

    B1 Penal Processes

    The CDF may authorize the local bishop to conduct a judicial penal trial before a local Church tribunal. Any appeal in such cases would eventually be lodged to a tribunal of the CDF.

    The CDF may authorize the local bishop to conduct an administrative penal process before a delegate of the local bishop assisted by two assessors. The accused priest is called to respond to the accusations and to review the evidence. The accused has a right to present recourse to the CDF against a decree condemning him to a canonical penalty. The decision of the Cardinals members of the CDF is final.

    Should the cleric be judged guilty, both judicial and administrative penal processes can condemn a cleric to a number of canonical penalties, the most serious of which is dismissal from the clerical state. The question of damages can also be treated directly during these procedures.

    B2 Cases referred directly to the Holy Father

    In very grave cases where a civil criminal trial has found the cleric guilty of sexual abuse of minors or where the evidence is overwhelming, the CDF may choose to take the case directly to the Holy Father with the request that the Pope issue a decree of “ex officio” dismissal from the clerical state. There is no canonical remedy against such a papal decree.

    The CDF also brings to the Holy Father requests by accused priests who, cognizant of their crimes, ask to be dispensed from the obligation of the priesthood and want to return to the lay state. The Holy Father grants these requests for the good of the Church (“pro bono Ecclesiae”).

    B3 Disciplinary Measures

    In cases where the accused priest has admitted to his crimes and has accepted to live a life of prayer and penance, the CDF authorizes the local bishop to issue a decree prohibiting or restricting the public ministry of such a priest. Such decrees are imposed through a penal precept which would entail a canonical penalty for a violation of the conditions of the decree, not excluding dismissal from the clerical state. Administrative recourse to the CDF is possible against such decrees. The decision of the CDF is final.

    C. Revision of MP SST

    For some time the CDF has undertaken a revision of some of the articles of Motu Proprio Sacramentorum Sanctitatis tutela, in order to update the said Motu Proprio of 2001 in the light of special faculties granted to the CDF by Popes John Paul II and Benedict XVI. The proposed modifications under discussion will not change the above-mentioned procedures (A, B1-B3).

  • Il predicatore: ho chiuso con Arkeon

    Il predicatore: ho chiuso con Arkeon

    di Giovanni Maria Bellu

    Trentamila euro. Era la fine di dicembre del 2006. E i seguaci del “metodo Arkeon” decisero di investire la bella cifra per pagare uno studio su “Sacred path” – la loro associazione – al “Centro internazionale studi sulla famiglia”, il prestigioso istituto di ricerca cattolico dei padri paolini. Un tentativo estremo di riaccreditarsi come organizzazione virtuosa e riconosciuta dalla chiesa quando era già in pieno svolgimento l’inchiesta per associazione a delinquere, truffa, maltrattamenti di minori. I reati dei quali sono accusati il capo di “Sacred path”, Vito Carlo Moccia e altri undici imputati nel processo in corso davanti al tribunale di Bari.

    L’investimento degli arkeoniani per questo studio su se stessi risulta da un documento agli atti del processo ed è confermato dal fatto che davvero il Cisf, tra il dicembre del 2006 e il febbraio del 2007, condusse un’indagine su “alcuni aspetti dell’esperienza Arkeon”. Elaborò anche un “rapporto finale” cautamente favorevole all’associazione. Si tratta di dieci paginette precedute da un avvertimento che suona come un mettere le mani avanti: «Tutto il materiale è stato fornito da Arkeon o è stato realizzato con il suo supporto tecnico. La disponibilità e l’apertura totale dimostrate da tutte le persone di Arkeon implicate nella ricerca sono state pronte e totali, ed hanno consentito un lavoro rapido e, a noi pare, proficuo». Segue un’esposizione fredda del materiale esaminato e di quanto i ricercatori hanno potuto ricavare dalla partecipazione a due dei “seminari” per i discepoli del “primo livello”. La parte più rilevante (e forse l’unica ragione che spinse “Sacred path” a spendere trentamila euro) è nelle ultime righe. Si danno delle indicazioni su come andare avanti nel “lavoro di revisione”. In definitiva si riapre un credito condizionato. È stata poi la magistratura a impedirne l’utilizzo.

    Il rapporto del Cisf conferma che l’associazione di Vito Carlo Moccia ha continuato ad avere protezioni importanti e autorevoli anche quando erano emerse pubblicamente notizie molto gravi. Come se, per i suoi sponsor all’interno della Chiesa, fosse impossibile un distacco netto e definitivo. Nella lettera che pubblichiamo in questa pagina, padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa pontificia, conferma integralmente le notizie che abbiamo riportato. Anche il fatto di aver ricevuto la segnalazione di “specifiche tragedie familiari” prodotte dal metodo Arkeon e di averle segnalate a Moccia, cioè al presunto responsabile delle menzionate tragedie. Aggiunge, padre Cantalamessa, di non essersi mai interessato «di quel che accadeva nell’Associazione e intorno all’ Associazione». Purtroppo ancora una volta i documenti lo smentiscono. È una storia e delicata e complicata, converrà ancora una volta andare con ordine. E prima di tutto bisogna dire che padre Cantalamessa non è l’unico uomo di Chiesa ad aver sostenuto “Sacred path”. Ce n’è almeno un altro. Si chiama Angelo De Simone ed è un sacerdote paolino oltre che un teologo. Fu lui, nel 2004, il primo a dare risalto al metodo Arkeon con un articolo nel quale Vito Carlo Moccia, che tra l’altro è anche accusato di esercizio abusivo della professione, veniva presentato come un genio pluridisciplinare universalmente conosciuto e stimato. Eccone un passo. «Un tempo Vito Carlo era imprenditore nel campo della bioingegneria, realizzato economicamente e riconosciuto nel mondo. Anni fa anch’egli scendeva nel “proprio inferno” prendendo coscienza della solitudine esistenziale che lo investiva. Andò alla ricerca di risposte nelle vie intellettuali, si laureò in antropologia e psicologia, cercò nei percorsi psicanalitici e psicoterapeutici, nelle tradizioni orientali, nella pratica della meditazione, fino a scoprire la via del ritorno al padre».

    Un identikitche stride in modo sinistro con quanto si legge nel decreto di rinvio a giudizio: «Il Moccia si presentava come laureato alla Jolla University di San Diego e laureato in psicologia e pedagogia presso l’università statale di Fiume, titoli inesistenti e comunque non validi in Italia». Don Angelo De Simone partecipava ai sinistri rituali dell’associazione. Celebrava gli strani matrimoni che servivano a sancire la riconciliazione di coppie peraltro già sposate, predicava tra icone di Gesù Cristo e foto di Vito Carlo Moccia. Esiste in merito un’abbondantissima, e francamente penosa, documentazione di video e di foto che lo prova. Era, don De Simone, molto vicino a “Sacred path”. E quando apparve accanto al capo supremo in una puntata di “Mi manda Rai 3” del dicembre del 2006, i telespettatori, e anche il conduttore, ebbero la netta impressione che ne facesse parte. Per la veemenza con cui ne sosteneva le improbabili ragioni. Ma era anche molto legato a padre Cantalamessa. Assieme celebrarono, il 20 gennaio del 2006 (cioè dopo che Canale 5, con Maurizio Costanzo, aveva per la prima volta segnalato la pericolosità del metodo Arkeon) una messa nella chiesa milanese di S. Eustorgio (altra circostanza che padre Cantalamessa conferma nella sua lettera e che noi documentiamo con una nuova immagine dove è possibile riconoscere, accanto a Moccia e al predicatore apostolico che si abbracciano, il teologo paolino di Arkeon).

    Insomma, è davvero difficile fare stare assieme questo «non interessamento» verso ciò che accadeva «nell’Associazione e intorno all’Associazione», con la frequentazione di don De Simone. A meno che questi non abbia nascosto qualcosa. Chissà, Di sicuro, dai documenti, emerge che padre Cantalamessa era informato proprio da don De Simone dell’attività di Moccia e dei suoi seguaci. Ecco cosa scrisse (il 24 marzo del 2006) nella lettera di risposta a un signore che gli aveva segnalato una di quelle «specifiche tragedie familiari» di cui ora riconosce di aver avuto notizia: «Un sacerdote che li segue da tempo, don Angelo De Simone, paolino, che può contattare se vuole (seguiva il numero di cellulare, nda) può testimoniare di quanti battesimi, prime comunioni e confessioni ha personalmente amministrato nel contesto dei seminari guidati da Vito».

    10 aprile 2010

  • Pedofilia: il Vaticano si sente accerchiato, il Governo italiano lo soccorre

    Pedofilia: il Vaticano si sente accerchiato, il Governo italiano lo soccorre

    Un comunicato ufficiale del Consiglio dei ministri
    Il governo: «Inqualificabile campagna diffamatoria contro il Papa e la Chiesa»
    Benedetto XVI oggi compie 83 anni. Nessuna celebrazione sino a lunedì, quinto anniversario del pontificato
    Un comunicato ufficiale del Consiglio dei ministri

    Il governo: «Inqualificabile campagna diffamatoria contro il Papa e la Chiesa»

    Benedetto XVI oggi compie 83 anni. Nessuna celebrazione sino a lunedì, quinto anniversario del pontificato

    Benedetto XVI (Ansa)
    ROMA – Nel giorno del suo 83mo compleanno, Benedetto XVI ottiene un sostegno pieno e inequivocabile da parte dell’Italia. Il Consiglio dei ministri in un comunicato ha «confermato la solidarietà del governo per l’inqualificabile campagna diffamatoria contro la Chiesa e il Papa». Il comunicato spiega che il Consiglio ha anche rivolto «un caloroso augurio di buon compleanno al pontefice».

    AUGURI – Joseph Ratzinger ha ricevuto auguri da tutto il mondo, tra questi anche quelli del presidente della Repubblica. Giorgio Napolitano, ha espresso al Papa «i più fervidi voti augurali con profonda considerazione per il suo alto magistero», rende noto un comunicato del Quirinale. In Vaticano non è previsto nessun festeggiamento particolare, in quanto lunedì prossimo ci saranno le celebrazioni per il quinto anniversario di pontificato, giorno festivo in Vaticano. Sabato pomeriggio Benedetto XVI partirà per la visita a Malta di due giorni. Al suo rientro, lunedì, un pranzo in suo onore gli verrà offerto nella sala Ducale dei Palazzi Vaticani dai cardinali.

    http://www.corriere.it/politica/10_aprile_16/governo-sostegno-papa_faa4c06e-4957-11df-af35-00144f02aabe.shtml

    Il commento di rammarico alle Istituzioni di Francesco Zanardi, vittima, fondatore e Presidente dell’unica  realtà associativa italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, esprime disgusto.

    Al di la di essere vittima che come troppe non ha ricevuto giustizia e tutela dallo Stato, pur comprendendo malgrado le gravissime circostanze che per l’entità dovrebbe quanto meno avviare accertamenti, in Italia mai neppure calendarizzati, rispettosi della doverosa diplomazia tra stati, il fatto che il Governo, oltre a schierassi incostituzionalmente e in sfregio dei cittadini; della Costituzione e delle responsabilità imposte dalla stessa a chi riveste un ruolo nello Stato e nelle cariche istituzionali di rappresentante della Repubblica, ma che agisce tradendola in favore di uno stato estero criminale, i cui membri più volte in tutto il modo hanno subito condanne, la cui impunità è stata privilegio non degli attori ma di chi ha ha coperto il carnefice, trasformato anche lui in vittima della chiesa che rappresenta. Il fatto che al di la dei motivi pur diplomatici il Governo nell’occasione storica quanto unica in quanto l’unica ancora oggi, dopo 11 anni, nei quali non ha pronunciato  ancora una sola frase in favore dei cittadini vittime.

     

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webpwp-content/uploads/2025/02/domenica-15-a-celle-ligure-gianluigi-nuzzi-presenta-il-suo-ultimo-libro-inchiesta-peccato-originale-interverra-francesco-zanardi-presidente-della-rete-labuso.webpwp-content/uploads/2025/02/preti-pedofili-e-adulti-complici-il-corto-di-cammuso-illumina-la-sala-farina-gesti-orrendi-camuffati-da-abito-religioso.webpwp-content/uploads/2025/02/dettagli-abusi-su-minori-in-nome-di-dio-da-piu-di-25-anni-ad-aci-bonaccorsi-la-comunita-che-plagiava-le-giovani-il-video.webpwp-content/uploads/2025/02/caso-vitale-processo-rinviato-a-dicembre-messere-a-telemolise-fatti-gravissimi-perche-commessi-da-chi-ha-una-funzione-educativa.webpwp-content/uploads/2025/02/chi-lha-visto-affronta-il-prete-che-ha-abusato-di-lui-la-risposta-preghiamo-insieme-un-caso-denunciato-dalla-rete-labuso.webpwp-content/uploads/2024/09/il-primo-film-sui-preti-pedofili-girato-a-savona-e-verona-sara-al-bari-international-film-festival-domenica-6-aprile.webpwp-content/uploads/2025/02/conclave-2013-petizione-contro-il-cardinale-domenico-calcagno-non-denuncio-prete-pedofilo-non-e-degno-del-conclave-il-secolo-xix-ratzinger-sapeva-video.webp2010/04/02/pedofilia-forno-non-ho-mai-voluto-criminalizzare-chiesa/

  • Pedofilia: malumori cattolici, reazioni e nuove rivelazioni

    Pedofilia: malumori cattolici, reazioni e nuove rivelazioni

    (per tutti i links andare all’articolo originale, ndr)

    Lo scandalo-pedofilia continua a tenere banco. I malumori serpeggiano, e non sono ormai limitati soltanto all’eterno dissidente Hans Kung, del quale Repubblica ha pubblicato ieri l’articolo Benedetto XVI ha fallito, i cattolici perdono la fiducia. Di “strategia fallimentare” parla anche la BBC, citando esponenti cattolici. In Germania, il paese natale di Joseph Ratzinger, le apostasie stanno aumentando a ritmo allarmante: la diocesi di Friburgo ha comunicato che 2.711 fedeli hanno lasciato la Chiesa nel solo mese di marzo, una cifra più che doppia rispetto allo stesso mese del 2009; 2676 invece le defezioni nella diocesi di Rottenburg-Stoccarda, molte più che a gennaio (921) e febbraio (1.011).
    Di fronte al malumore dei fedeli, il papa ha invitato ieri la Chiesa a fare “penitenza”. Ma la Chiesa ha anche deciso di serrare le fila, pur a costo di suscitare nuove polemiche. Il vescovo di Trieste Giampaolo Crepaldi, per esempio, ha fatto cancellare la rubrica delle “lettere dai lettori” del settimanale diocesano Vita Nuova soltanto perché aveva ospitato le lettere di nove sacerdoti “controcorrente”: Claudio Magris ha scritto una lettera aperta al vescovo, il quale gli ha risposto definendo la soppressione “una salutare provocazione”, anche perché il giornale “vende poco e costa alla poverissima Diocesi di Trieste una barca di soldi”.
    Tornando alla questione degli abusi sessuali commessi da sacerdoti, nuove rivelazioni continuano ad aggiungersi. La Associated Press ha elencato l’altro ieri trenta casi di sacerdoti cattolici accusati di abusi sessuali che sono stati trasferiti in altro luogo. Due di questi sono finiti in Italia: padre Mario Pezzotti, ‘attivo’ in Amazzonia, ora residente a Parma, e don Vijay Vhaskr Godugunuru, trasferito presso la diocesi di Montepulciano. Su quest’ultimo caso La Libre rileva il silenzio del Vaticano: il vescovo, mons. Rodolfo Cetoloni, si difende affermando alla AP che non gli erano state date “sufficienti evidenze per provare le accuse”. A Foggia, don Nicolangelo Rossi è stato rinviato a giudizio con l’accusa di aver palpato quattro ragazzine in un confessionale. Il 24 maggio comincerà invece il processo contro Don Luciano Massaferro, arrestato lo scorso dicembre e difeso a spada tratta dal vescovo (cfr. Ultimissima del 29 dicembre 2009). Il sito francese Golias ha nel frattempo rintracciato e pubblicato una lettera del 1991 dell’allora prefetto della Congregazione del Clero, il cardinale colombiano Dario Castrillon Hoyos, con la quale il porporato si congratulava con il vescovo di Bayeux, mons. Pierre Pican, fresco di condanna a tre mesi per non aver denunciato un prete pedofilo: il porporato si congratulava con lui per aver “agito bene”, preferendo rischiare la prigione piuttosto che denunciare “il suo figlio-prete”. Il Vaticano ha rilasciato in proposito una nota ambigua: “Questo documento è una riprova di quanto fosse opportuna l’unificazione della trattazione dei casi di abusi sessuali di minori da parte di membri del clero sotto la competenza della Congregazione della Dottrina della Fede, per garantirne una conduzione rigorosa e coerente, come avvenne infatti con i documenti approvati dal Papa nel 2001″.
    Non mancano tuttavia le reazioni: Radio Vaticana ha diffuso le dichiarazioni di padre Thomas Brundage, vicario giudiziale dell’arcidiocesi di Milwaukee dal 1995 al 2003, che ha accusato di “antipapismo” il New York Times per aver voluto affidarsi alle “menzogne di mons. Rembert Weakland, il grande accusatore, una persona fatta passare per testimone credibile, costretto a lasciare la guida dell’arcidiocesi di Milwaukee dopo il coinvolgimento in una storia omosessuale con un ex studente di teologia”.
    In questo difficile momento le gerarchie ecclesiastiche possono comunque sempre contare sul sostegno della politica italiana: il presidente Giorgio Napolitano, in occasione degli 83 anni di Benedetto XVI, compiuti oggi, ha fatto pervenire al papa la sua “profonda considerazione per il suo alto magistero”. Il consiglio dei ministri ha invece espresso “solidarietà per l’inqualificabile campagna diffamatoria contro la Chiesa e il Papa”.

    Il Vaticano ai ferri corti con il mondo 
    di Alessandro Capece [15 apr 2010]

    Le denunce degli abusi sui minori sono in costante aumento. Le strategie adottate finora per riprendere in mano il gregge allo sbando si sono rivelate inefficaci. Le gerarchie ecclesiastiche sembrano smarrite davanti alla scelta tra riconoscere le proprie colpe, ammettendo implicitamente che gli abusi sono stati occultati, e denunciare i colpevoli alla magistratura, concorrendo alla distruzione definitiva della sua immagine, oppure continuare a sorvolare.
    Addossare la colpa agli omosessuali è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il Segretario Generale della Conferenza dei vescovi cattolici ha precisato – riporta il Telegraph – che la pedofilia non ha niente a che fare con l’orientamento sessuale e che l’abuso è una fissazione che nasce dalla difficoltà di sviluppare relazioni mature con gli adulti e dalla conseguente necessità di focalizzare le pulsioni sessuali sui bambini.

    Un attivista di “Outrage!”, l’associazione che difende le vittime della pedofilia, ha aggiunto che arroccarsi in una difesa aggressiva mentre il gregge scappa danneggia la reputazione della Chiesa più degli attacchi che subisce.

    La rabbia dei fedeli per quello che sta accadendo – riporta il sito Voz Nueva (www.lavozcolorado.com) – ha fatto crescere il numero dei detrattori del Papa, scioccati dalla constatazione che la Chiesa ha tenuto nascosto i suoi scheletri nell’armadio chissà per quanto tempo senza curarsi minimamente di punire i colpevoli e risarcire le vittime.

    Questa inarrestabile crisi di fiducia non può avere che due sbocchi: un rinnovamento profondo della Chiesa Cattolica o la perdita definitiva del suo prestigio.

    http://www.uaar.it/news/2010/04/16/pedofilia-malumori-cattolici-reazioni-nuove-rivelazioni/

  • “Pedofilia-omosessualità”, scontro Bertone-gay

    “Pedofilia-omosessualità”, scontro Bertone-gay

    “Pedofilia-omosessualità”, scontro Bertone-gay Scritte oscene sulla casa natale del Papa
    Dal Cile il segretario di Stato della Santa Sede ricorre a un parallelismo che provoca subito critiche. Padre Lombardi: “Il Pontefice disposto a incontrare vittime ma lontano dai media”

    ROMA – Ieri, parlando dal Cile, il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone non ha solo annunciato nuovi provvedimenti anti-abusi dei sacerdoti. Ma ha anche pronunciato una frase che ha fatto insorgere le comunità gay, sia quelle locali che quelle italiane. Un ragionamento che ha fatto scatenare le polemiche: a suo giudizio non c’è alcun collegamento tra la pedofilia e il celibato a cui sono sottoposti i preti; mentre invece questo tipo di patologie ha un legame con l’omosessualità. E intanto oggi, dalla Germania, arriva la notizia di scritte oscene sulla casa natale di Benedetto XVI, in Baviera.

    Le parole di Bertone. “Molti sociologi, molti psichiatri hanno dimostrato che non c’è relazione tra celibato e pedofilia – ha dichiarato il segretario di Stato – e invece molti altri hanno dimostrato, me lo hanno detto recentemente, che c’è una relazione tra omosessualità e pedofilia. Si tratta di una patologia che interessa tutte le categorie sociali, e preti in minor grado in termini percentuali”. Il segretario di Stato di Benedetto XVI ha comunque ammesso che “il comportamento dei preti in questo caso, il comportamento negativo, è molto grave, è scandaloso”. Bertone, che ha visitato le zone più colpite dal terremoto dello scorso 27 febbraio in Cile, ha anche insistito nel sostenere che la Chiesa non ha mai tentato di nascondere i casi di abusi o di frenare le indagini; e ha ricordato che papa Benedetto XVI ha incontrato alcune vittime, ha chiesto perdono “in ripetute occasioni” ed è disposto a continuare a farlo.

    Le reazioni. Il Movimento cileno per le minoranze sessuali (Movikh) ha subito criticato le parole sull’omosessualità: “Bertone mente in modo palese ed inumano quando sostiene che ci sono studi che dimostrato l’esistenza di relazioni tra l’omosessualità e la pedofilia”. Qui in Italia, il leader storico di Arcigay Aurelio Mancuso ha detto che “come sempre i cardinali stravolgono la realtà, non c’è alcun legame tra omosessualità e pedofilia, questo è stato stabilito moltissimi anni fa dalle società di pischiatria e di psicologia internazionali”. Anche Franco Grillini, esponente dell’Idv e leader di Gaynet, ha definito “gravissime” le affermazioni del numero due della Santa Sede. E la deputata Pd Paola Concia ha espresso “indignazione: è davvero sconfortante che ancora oggi eminenti rappresentanti della Chiesa cattolica si lascino andare ad analisi così grossolane, proponendo tesi sbagliate, dannose”.

    Il Papa e le vittime. Oggi il Vaticano fa sapere che Benedetto XVI è disposto ad incontrare le vittime degli abusi sessuali da parte di religiosi, ma “in un clima di raccoglimento e riflessione, non sotto una pressione di carattere mediatico”. Lo ha detto il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, illustrando il programma del viaggio del Papa a Malta, sabato e domenica prossimi.

    Le scritte oscene. Dalla Germania arriva la notizia che scritte oscene a sfondo sessuale “così offensive da non poter essere riportate” sono state trovate sui muri della casa natale di papa Benedetto XVI, nella cittadina bavarese di Marktl am Inn. Le scritte sono state fatte la notte scorsa con una bomboletta spray e sono state scoperte, secondo la polizia, da un passante alle sei di stamane. L’atto di vandalismo precede di soli tre giorni l’ottantatreesimo compleanno del Pontefice.

  • Da predicatore vaticano a supporter di Arkeon

    Da predicatore vaticano a supporter di Arkeon

    Da predicatore vaticano a supporter di Arkeon
    Padre Cantalamessa, il frate che ha accostato lo scandalo pedofilia all’antisemitismo, è tra i supporter di un gruppo accusato di violenze sui minori.
    di Giovanni Maria Bellu

    Il processo è in corso a Bari. Gli imputati sono undici, accusati di reati quali associazione a delinquere, truffa, violenza privata, maltrattamento di minori. Il decreto che dispone il giudizio di Vito Carlo Moccia, inventore del metodo Arkeon, e presidente dell’associazione “Sacred Path”, è un repertorio di violenze psicologiche atroci. La più perfida consisteva nel fare credere agli adepti di aver subito nell’infanzia una violenza sessuale. Per questo si resta di stucco quando, nel leggere l’enorme materiale di documentazione sul “caso Arkeon”, si scopre che il più autorevole sostenitore di questa organizzazione è stato padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa pontificia, il frate cappuccino che lo scorso 2 aprile, parlando in presenza di Benedetto XVI, ha scatenato uno scandalo planetario paragonando la campagna di stampa sulla pedofilia nella Chiesa con «gli aspetti più vergognosi dell’antisemitismo».

    È una storia complicata che si sviluppa in un lungo arco di tempo. Conviene, dunque, andare con ordine. Fondata da Vito Carlo Moccia nel 1999, l’associazione “Sacred Path” (cioè “il sentiero sacro”) nel Duemila, con l’invenzione del metodo Arkeon, assume la natura che l’ha portata in tribunale. Ma in quei primi anni opera con discrezione, aumentando proseliti e profitti attraverso un discreto passaparola. Ha anche una buona stampa. La popolarità televisiva arriva l’11 settembre del 2004. E quel giorno che il nome di padre Raniero Cantalamessa compare per la prima volta accanto a quello di Vito Carlo Moccia. Il predicatore dedica una puntata della sua rubrica televisiva “A sua immagine, le ragioni della speranza”, che va in onda tutti i pomeriggi del sabato su RaiUno, al metodo Arkeon e conduce un’intervista encomiastica a Moccia sul rapporto padre-figlio.

    Ancora del lato oscuro di Arkeon non si è parlato. Cantalamessa, dunque, potrebbe essere ignaro di tutto. Deve infatti passare un altro anno e mezzo prima che lo scandalo esploda. Il 20 gennaio del 2006, Maurizio Costanzo ospita nel suo “Tutte le mattine”, che va in onda su Canale5, la psicologa Lorita Tinelli, presidente del Cesap (Centro studi sugli abusi psicologici) e due ex adepti di Arkeon: un “maestro” e una “allieva”. La denuncia dei metodi di Moccia è precisa e circostanziata: le accuse che sono alla base del processo in corso a Bari per la prima volta diventano pubbliche. Ma Padre Cantalamessa non cambia idea. Al contrario. Un mese dopo a Milano, nella chiesa di S. Eustorgio, celebra una messa alla quale assistono Vito Carlo Moccia e centinaia di suoi discepoli. La cosa colpisce e sorprende quelli che già nutrono molti dubbi sulla vera natura di “Sacred path”. Perché il presentarsi come associazione non solo tollerata ma addirittura approvata dalla Chiesa è uno degli argomenti più forti di una campagna di proselitismo sempre più intensa: il numero degli adepti arriverà a sfiorare la ragguardevole cifra di ventimila.

    L’Unità è in grado di raccontare quale fu il comportamento di padre Cantalamessa quando alcune persone si rivolsero a lui per segnalargli specifiche tragedie familiari prodotte dal metodo Arkeon. L’autenticità di questi documenti – che aiutano a ricostruire quale retroterra culturale e anche spirituale ci sia dietro la clamorosa gaffe su pedofilia e antisemitismo – è certificata. Sono stati, infatti, prodotti dai legali di Vito Carlo Moccia a sostegno di un atto di citazione contro il Centro studi sugli abusi psicologici. In sostanza Moccia, per difendersi, ha chiamato in causa – e difficilmente può averlo fatto senza esserne stato autorizzato – il predicatore della Casa pontificia. «Reverendo Padre», comincia così la lettera di un “musicista e studioso cattolico” di Rovereto (abbiamo i nomi degli autori di tutte le missive citate, ma li omettiamo per evidenti ragioni di discrezione, nda), il quale segnala a Cantalamessa il caso di una sua conoscente madre di un ragazzo che «da qualche tempo frequenta il movimento». «È preoccupata – scrive – perché il figlio «crede ciecamente ai poteri di Moccia, è aggressivo, ha abbandonato la fede e la parrocchia, sostiene la non divinità di Cristo e la sua equiparabilità ai vari profeti e santoni della storia. Sostiene, e qui sta il problema, che il movimento e il Moccia sono “benedetti” da lei padre Cantalamessa che di recente avrebbe celebrato una Santa messa con i diaconi di S. Eustorgio in Milano con il gruppo condividendone gli intenti». Quindi l’autore della lettera chiede al predicatore della Casa pontificia «il giusto consiglio da dare a quella mamma che da poco ha perso il marito e che, da buona cristiana, vorrebbe aiutare il figlio a recuperare la Verità e la Vita». La risposta arriva poco più di due settimane dopo, il 24 marzo 2006.

    È una difesa accorata di Moccia e dei suoi metodi. C’è solo una vaghissima, e reticente, presa di distanze; «Non ho celebrato la messa per loro. Hanno chiesto di partecipare a una messa da me celebrata per la parrocchia di S. Eustorgio e sono stati accolti da me e dal parroco. Erano in 400 e hanno edificato tutti: molti si sono confessati e moltissimi hanno fatto la comunione». È vero. Cantalamessa, però, non dice che l’incontro con Moccia si protrasse oltre la celebrazione, proseguì nella sacrestia. Forse non sapeva, né immaginava, che quei momenti erano stati filmati e trasferiti in un Cd promozionale poi diffuso da “Sacred path”.

    Il successivo capoverso della lettera è significativo per le analogie che presenta con gli argomenti utilizzati da chi, all’interno della Chiesa, vorrebbe negare il problema della pedofilia. È la tesi del “caso singolo”. «Il campo in cui opera Vito – scrive Cantalamessa chiamando confidenzialmente per nome il capo di Arkeon – è delicato e non meraviglia che ogni tanto ci sia qualcuno che, per motivi umani spesso complessi e talvolta inconfessati, sparga sul suo conto le voci più allarmanti, giudicando da un caso singolo tutto il complesso dell’opera». Ma la vera sorpresa è alla fine: il predicatore della Casa pontificia non si limita a difendere il capo di “Sacred path” ma si premura di informarlo della denuncia che gli è stata confidenzialmente rivolta. In calce alla lettera c’è, infatti, una nota manoscritta: «Caro Vito, ti invio una lettera che ho ricevuto e la mia risposta, perché, penso, è giusto che sia informato. Con affetto ti abbraccio e ti benedico. P. Raniero».

    Qualche tempo dopo, a Cantalamessa giunge un’altra segnalazione allarmata. A inviargliela, il 5 aprile del 2006, è una signora di Magenta: «Molto reverendo padre, mi rivolgo a lei per chiederle aiuto. Una mia cara amica è disperata perché i suoi due figli, entrambi laureati e coniugati, con le loro rispettive famiglia hanno da tempo aderito ad una organizzazione che ha completamente stravolto in senso negativo la loro mente, il loro comportamento e il loro modo di vivere. Essi dicono di dover obbedire ad un certo “maestro”, fondatore e capo, rifiutano i contatti con la loro madre, non le lasciano avvicinare i nipoti. Seguono riti strani e pericolosi … L’organizzazione si chiama Arkeon».

    Il comportamento di padre Cantalamessa è sbalorditivo. Nella documentazione non c’è, come ci si aspetterebbe, la sua risposta. C’è invece (datata 19 aprile 2006) una lettera, scritta dalla stessa città, di un signore che poi è il marito dell’amica disperata della signora di Magenta. Questo signore, al pari dei due figli, ha aderito ad Arkeon o, almeno, ce l’ha in grande simpatia. E fa riferimento al contenuto della lettera inviata a Cantalamessa dall’amica della moglie. Come è potuto succedere? L’unica spiegazione è che anche questa volta Moccia sia stato informato e che abbia chiesto all’adepto di Magenta di scrivere qualcosa di rassicurante all’autorevole sponsor cattolico. [

    Nel giugno del 2006 viene avviata l’inchiesta giudiziaria. E a ottobre di quello stesso anno, il “caso Arkeon”, come ormai si chiama, riesplode sugli schermi. Questa volta in una puntata di “Mi manda Rai 3” dove sono presenti gli accusatori (tra i quali la psicologa Lorita Tinelli) e il leader degli accusati, Vito Carlo Moccia. C’è anche un ragazzo che racconta di essere stato obbligato a chiedere l’elemosina con appeso al collo un cartello con su scritto «sono schizofrenico». Sua madre in seguito racconterà di aver segnalato il dramma del figlio a padre Cantalamessa fin dal 2004, dopo aver assistito sgomenta all’intervista di Moccia nella rubrica del predicatore, e di non aver mai avuto risposta. L’immagine dell’associazione ne esce a pezzi davanti all’opinione pubblica. Ma, ancora una volta non davanti al predicatore della Casa pontificia. Ecco come risponde a una lettera inviatagli qualche giorno dopo da un’aderente al Cesap: «Ho visto la trasmissione e mi ha dato l’impressione di un penoso linciaggio. Agli accusati non è stato permesso di terminare una sola frase. C’è stato, mi sembra di capire, un caso di un operatore che ha effettivamente abusato della propria posizione che, però, è stato per questo sospeso (…) Non si dovrebbe fare di ogni erba un fascio. Chi si sognerebbe di voler mettere fuori legge la Chiesa cattolica o l’associazione degli psichiatri perché qualche loro membro ha abusato del suo ufficio?».

    Due mesi dopo, il 30 dicembre 2006, si verifica l’evento televisivo più importante. E anche più significativo rispetto ai rapporti tra Cantalamessa e “Sacred path”. Nella settimanale puntata della sua rubrica, il predicatore pontificio manda in onda la registrazione di un’intervista. Nello schermo appare una giovane coppia con un bambino di circa tre anni tenuto in braccio dal padre. Il padre dice di chiamarsi Luca, afferma di «essere stato» omosessuale e di essere «guarito» grazie ad Arkeon. Curiosamente, nel presentare il filmato, Cantalamessa non nomina l’organizzazione ma la definisce semplicemente «gruppo di sostegno». Né, naturalmente, dice chi ha realizzato il filmato, né di chi è la voce fuori campo che pone a Luca domande sul suo percorso. Eppure lo conosce benissimo: è, infatti, Vito Carlo Moccia.

    La puntata non passa inosservata. E non solo perché, in seguito, molti riconosceranno in quel Luca il «Luca era gay» della canzone di Povia. Interviene il garante della privacy che rivolge alla Rai e al conduttore un ammonimento per aver violato le regole deontologiche che tutelano i minori. Il bambino di Luca non solo era perfettamente riconoscibile ma, osserva il garante, ha dovuto assistere a un’intervista che riguardava «anche aspetti estremamente delicati relativi a vissuti dolorosi di uno dei genitori: gli abusi sessuali subiti da parte di un familiare». Se potevano esserci ancora dei dubbi sulla gravità e sulla serietà delle accuse a “Sacred path”, essi vengono a cadere il 10 ottobre del 2007 quando a Moccia e agli altri dirigenti vengono notificati gli avvisi di garanzia. La notizia fa clamore e la tv torna ad occuparsene.

    Questa volta è Striscia la notizia che scopre e manda in onda spezzoni dell’intervista-spot a Moccia andata in onda nel 2004. L’effetto è sconvolgente per il contrasto tra la figura del predicatore e i fatti raccontati dai testimoni. Cantalamessa è costretto a intervenire. È una presa di distanze imbarazzata e tardiva, come le scuse alla comunità ebraiche dopo la gaffe sull’antisemitismo. Scrive il predicatore: «Personalmente io non sono venuto a conoscenza di nessun abuso, che altrimenti sarei stato il primo a denunciare e condannare». È falso. Padre Raniero Cantalamessa fu informato dei comportamenti di “Sacred path” sicuramente nelle due lettere che abbiamo riportato. Non solo non fece alcuna denuncia ma, come abbiamo visto, informò il capo dell’organizzazione. Proprio come quei prelati che, davanti alle denunce di casi di pedofilia, non si rivolsero alla magistratura ma alle autorità ecclesiastiche gerarchicamente superiori.
    09 aprile 2010

  • Trovato padre Mario Pezzotti dopo 2 anni. E’ in Italia!

    Trovato padre Mario Pezzotti dopo 2 anni. E’ in Italia!

    Vi ricordate di lui?

    Ne parlammo qualche tempo fa, dopo che grazie all’amico Bill” fummo in grado di scovare, beato e pacifico a Vicenza, don Tully, pardon, il sig. Tully, ex prete, ridotto allo stato laicale dopo la denuncia che ne scaturì.

    Tully infatti era un pedofilo, con lunghi anni di attività alle spalle e Bill, una delle sue vittime, sicuramente la più coraggiosa visto quanto ha fatto ed ha affrontato per riavere giustizia.

    Bill ci segnalò anche don Pezzotti, italiano, italianissimo (di Brescia….), pedofilo che anziché essere stato spostato, che ne so, in una casa di riposo, finì tra gli indios, in Brasile, in una tribù dove i bimbi vanno in giro nudi. E lui beato si faceva fotografare con loro, apparendo così sul bollettino pastorale della sua congregazione.

    Pezzotti è tornato in Italia. È a Parma, nella casa dei padri saveriani (stesso ordine di appartenenza di Tully) e si coccupa di adulti (“non ha contatti con bambini” rispondono dalla casa madre) ed ora che grazie a Bill e ad un giornalista della Associated Press, che hanno dedicato gli ultimi mesi a cercarlo, andando finanche in Brasile per raccogliere testimonianze, possiamo tornare a parlarne ed a chiedere ad alta voce che si intervenga su di lui, ridicendolo allo stato laicale.

    Nell’ottica di una pulizia assolutamente necessaria.
    Sia questa l’occasione per la Santa Sede per dimostrare, con i fatti, la sua voglia di pulizia, rinascita e vicinanza alle vere vittime……
    p.s. da oggi la notizia esploderà su tutti i media americani, che riporteranno queste foto!
    p.p.s.: l’investigazione della Associated Press non si è fermata a lui: ha scovato 30 preti scappati dagli Usa e rifugiati in posti che li mettessero a contatto con i bambini, spesso nelle missioni dove molti di loro son tornati ad abusare.

    Callander says he was 14 when he was raped three times and abused on other occasions in 1959 at the now-closed Xaverian Missionary Faith High School in Holliston, Mass. The Xaverians settled the case for $175,000 in 1993. At least two other accusations of sexual abuse were leveled against Pezzotti in the Boston area.

    In the meantime, from 1970 to 2003, Pezzotti was in Brazil, where he worked with the Kayapo Indians.

    In a handwritten note of apology to Callander in January 1993, Pezzotti said he had cured himself in the jungle.

    “I asked to leave Holliston and go to Brazil to change my life and begin a new life. Upon arrival in Brazil, confiding in God’s mercy, I owned up to the problem,” Pezzotti wrote. “With divine help, I overcame it.”

    There is no evidence that Pezzotti, now 75, abused children in Brazil, which has more Catholics than any other nation. Brazilian law enforcement officials said they were unaware of any complaints about him.

    The Rev. Robert Maloney, provincial of the Xaverians who worked closely on Callander’s settlement, said Pezzotti was allowed to stay in Brazil for another decade and work with children after a psychological evaluation. He added that a Xaverian investigation into Pezzotti and his work in Brazil turned up nothing.

    After Pezzotti returned to Italy in 2003, “he was constantly being asked for by Brazil and by the people he worked with,” Maloney added.

    In 2008, Pezzotti returned to Brazil. A few months later, Callander saw the photos of him on the Internet and complained to the church. The priest was quickly sent back to Italy.

    The Xaverian vicar general, Rev. Luigi Menegazzo, said Pezzotti works at Xaverian headquarters in Parma tending to sick and elderly priests. Asked if Pezzotti had any contact with children or public parish work, he said, “Absolutely in no way.”

    Reached by telephone, Pezzotti said only: “I don’t see why I have to talk about it. Everything was resolved and I don’t feel like talking.”

  • Il caso don Cini visto da Malta

    Il caso don Cini visto da Malta

    Il caso don Cini visto da Malta
    La traduzione dell’articolo è quella di google, per cui è largamente imperfetta.

    www.independent.com.mt/news.asp?newsitemid=100959

    Curia silent on paedophile priest’s appointment in Malta
    by DAVID LINDSAY

    The Archbishop’s Curia this week chose to remain silent about the nature of the appointment given to a Maltese priest in Malta in the mid-1990s who was convicted of paedophilia in Italy in 2004.

    While acknowledging that Fr Felix Cini had served in Malta between 1995 and 1996, and insisting that he had not returned to Malta since the conclusion of Italian court action against him 2004, the Curia refused to answer questions on where he had served in Malta, and in what capacity.

    In a right of reply (see letter on page 25) to last week’s front page story exposing how the appointment of the Maltese Fr Felix Cini to a parish in Cercemaggiore, in the diocese of Campobasso, had caused a split in the community after parishioners discovered gruesome details of the priest’s conviction and subsequent plea bargain on paedophilia charges, the Maltese Curia states, “The priest involved was ordained and incardinated in a diocese in Italy. Therefore, he is not a member of the Maltese Diocese and does not fall under the discipline of the authorities of this Diocese.”

    The Curia also clarifies that, “On his request, prior to the alleged charges, he served in Malta for less than a year between 1995 and 1996 and then returned to Italy. Since 2004, he was never assigned any pastoral ministry in Malta and did not even return to the island.”

    The replies, however, raise more questions than answers. Subsequent questions sent to the Curia, however, were only answered with a terse statement to the effect that, “At this stage we insist on our right of reply.”

    Most pertinent of all, The Malta Independent on Sunday had posed the question of where and in what capacity had the priest served in Malta between 1995 and 1996, and whether any background checks had been carried out prior to his service in Malta.

    It was a relatively short time span between 1996 and the end of 2002, when the Italian investigation into Fr Cini began. And the Curia’s reluctance to answer the question of where and in what capacity he had served in Malta fails to do justice to Maltese parents, who, it could be convincingly argued, have a right to such information so as to try to determine if their own children, who are generally reticent for a number of reasons about coming forward with such information, had been subject to undue attention as the Italian children had been.

    The Curia’s statement that since 2004 the priest had not been assigned a pastoral ministry in Malta appears to imply that he had in fact been assigned a pastoral ministry between 1995 and 1996, but a request for clarification along such lines was also unanswered.

    The Curia’s statement that the priest had not returned to Malta since 2004 also raises questions, mainly over whether the Maltese Church had been in contact with the priest to ascertain such information, short of which such a statement would be inexplicable, but questioning along such lines was also stonewalled.

    An Italian investigation into Fr Cini had begun in late 2002, just six years after he had served in Malta, and after 17 children aged between 10 and 14 years of age reported having received undue attention at the hands of the priest.

    Charges were filed in 2003 and Fr Cini eventually submitted a plea bargain in 2004, avoiding a lengthy trial and a possible prison sentence, and instead being landed with a two and a half year sentence in a special community.

    The proper Italian legal term used is ‘patteggiamento’ – in other words he accepted the sentence to shorten the trial. Later he said that he was advised to do so, even though he felt he was innocent and that it was a case of mistaken identity.

    He claimed that unnamed ‘political pressure’ was brought to bear upon him to make him take this legal way. His claim was met with rather widespread scepticism.

    Although a number of Italian media reports claim he had returned to Malta for some time following the sentencing, the Maltese Curia insists that he has not returned to Malta since 2004.

    The abuse took place while Fr Cini was in Comunità Siloe in Sasso d’Ombrone in the commune of Cinigiano near Grosseto.

    During the investigation, all 17 children, accompanied by their parents, testified to “undue attention” received from the priest. Two computers were also taken from him and police investigators claimed they found a history of porno-paedophile web pages having been accessed.

    After being posted to Cercemaggiore, the people of the small community were outraged to find out through the Internet, and through a local paper, about the murky past of the new priest in their parish.

    Some of the people were aghast that such a priest had been thrust upon them without them receiving any warning, but others objected to the protest.

    They claimed that, in the months he has been in the new parish, he has succeeded in attracting more and more young people to the church. A candlelight protest was held, attended by many people, and 3,000 signed a petition asking the bishop to let him remain there. It was also claimed that, ever since he came to Cercemaggiore, his behaviour had been “impeccable”.

    Archbishop of Campobasso-Bojano, Monsignor GianCarlo Bregantini, has announced that the priest is being sent elsewhere, thus closing the issue, at least in his diocese.

    Curia tace su nomina prete pedofilo a Malta
    by DAVID LINDSAY by David Lindsay

    La curia arcivescovile di questa settimana ha scelto di rimanere in silenzio circa la natura della nomina data ad un sacerdote maltese a Malta a metà degli anni 1990, che è stato condannato per pedofilia in Italia nel 2004.

    Pur riconoscendo che Don Felice Cini aveva prestato servizio a Malta tra il 1995 e il 1996, e insistendo sul fatto che non era tornato a Malta dopo la conclusione di un’azione legale contro di lui italiane 2004, la Curia ha rifiutato di rispondere alle domande su dove aveva servito a Malta, e In quanto capacità.

    In un diritto di replica (vedi lettera a pagina 25) alla storia della scorsa settimana prima pagina di esporre come la nomina del maltese don Felice Cini di una parrocchia a Cercemaggiore, nella diocesi di Campobasso, aveva provocato una spaccatura all’interno della comunità, dopo parrocchiani scoperto dettagli raccapriccianti della condanna del sacerdote e successive patteggiamento con l’accusa di pedofilia, il maltese Stati Curia, “Il prete coinvolto è stato ordinato e incardinato in una diocesi in Italia. Pertanto, non è un membro della Diocesi maltesi e non ricade sotto la disciplina delle autorità di questa diocesi “.

    La Curia chiarisce inoltre che, “su sua richiesta, prima che le accuse contestate, ha servito a Malta per meno di un anno tra il 1995 e il 1996, e poi ritorno in Italia. Dal 2004, non fu mai assegnato alcun ministero pastorale a Malta e non ha neanche ritorno per l’isola “.

    Successive domande inviate alla Curia, però, erano solo risposto con una dichiarazione concisa nel senso che, “In questa fase noi insistiamo sul nostro diritto di replica”.

    Più pertinente di tutti, The Malta Independent di Domenica aveva posto la questione di dove e in quale veste il sacerdote aveva servito a Malta tra il 1995 e il 1996, e se tutti i controlli di fondo era stata effettuata prima del suo servizio a Malta.

    E la riluttanza della Curia di rispondere alla domanda di dove e in quale veste, egli aveva prestato servizio a Malta non rende giustizia ai genitori maltesi, che potrebbe essere sostenuto in modo convincente, hanno diritto a tali informazioni in modo da cercare di determinare se la propria bambini, che sono in genere restii per una serie di ragioni di venire in avanti con tali informazioni, era stato oggetto di un’attenzione eccessiva, come i bambini italiani erano stati.

    La dichiarazione della Curia che dal 2004 il sacerdote non era stato assegnato un ministero pastorale a Malta sembra implicare che ha di fatto era stato assegnato un ministero pastorale tra il 1995 e il 1996, ma una richiesta di chiarimenti lungo queste linee è stato anche senza risposta.

    La dichiarazione della Curia che il prete non era tornato a Malta dal 2004, solleva anche questioni, soprattutto sulla questione se il Maltese Chiesa era stata in contatto con il sacerdote a conoscere tali informazioni, a corto di cui tale dichiarazione sarebbe inspiegabile, ma interrogatorio lungo tali linee è stato anche ostruzionismo.

    Un’indagine italiana in P. Cini aveva iniziato alla fine del 2002, a soli sei anni dopo che aveva servito a Malta, e dopo 17 bambini di età compresa tra i 10 ei 14 anni di età hanno riferito di aver ricevuto un’attenzione eccessiva a mani del sacerdote.

    Gli oneri sono stati presentati nel 2003 e P. Cini infine presentato un patteggiamento nel 2004, evitando un processo lungo e una possibile condanna carcere, e invece di essere atterrato con un due e una condanna a sei mesi in una comunità speciale.

    Il corretto italiano termine giuridico utilizzato è ‘patteggiamento’ – in altre parole, ha accettato la condanna per abbreviare il processo. Più tardi disse che gli fu consigliato di farlo, anche se si sentiva che era innocente e che si trattava di un caso di identità sbagliata.

    Egli ha affermato che la pressione senza nome ‘politico’ è stata esercitata su di lui per fargli prendere in questo modo legale. La sua richiesta è stata accolta con scetticismo piuttosto diffusa.

    Sebbene un certo numero di italiani rapporti dei media sostengono che era tornato a Malta per un certo tempo dopo la condanna, il maltese Curia insiste sul fatto che egli non è tornato a Malta dal 2004.

    L’abuso ha avuto luogo mentre don Cini era in Comunità Siloe a Sasso d’Ombrone, nel comune di Cinigiano vicino a Grosseto.

    Durante l’inchiesta, tutti i 17 bambini, accompagnati dai loro genitori, ha testimoniato di “un’attenzione eccessiva”, ha ricevuto dal sacerdote. Due computer sono stati presi da lui e gli investigatori hanno trovato la polizia ha sostenuto una storia di pagine web porno-pedofilia hanno stata letta.

    Dopo essere stato inviato a Cercemaggiore, la gente della piccola comunità si sono indignati per scoprire attraverso Internet, e attraverso un giornale locale, il passato torbido del nuovo parroco nella loro parrocchia.

    Alcune delle persone erano arrabbiati perché un tale prete era stata spinta su di loro senza che essi ricevono alcun preavviso, ma altri hanno contestato la protesta.

    Essi hanno affermato che, nei mesi che è stato nella nuova parrocchia, è riuscito ad attirare sempre più giovani alla Chiesa. Una protesta a lume di candela si è tenuta, alla presenza di molte persone, e 3.000 hanno firmato una petizione per chiedere al vescovo di farlo rimanere lì. E ‘stato inoltre affermato che, fin da quando era venuto a Cercemaggiore, il suo comportamento era stato “impeccabile”.

    Arcivescovo di Campobasso-Bojano, Mons. Giancarlo Bregantini, ha annunciato che il sacerdote è stato inviato altrove, chiudendo così la questione, almeno nella sua diocesi.

    http://mickeymalta.wordpress.com/2010/03/2…int-kidding-me/

    Recently, The Malta Independent on Sunday ran a number a stories about Fr Felix Cini who is a “Coespicua-born Maltese priest serving in Italy implicated in and condemned on paedophilia charges”. Both The Curia and Mrs Carmen Zammit have nothing to say about this issue. I reiterate. This is not a petty crime we’re talking about. It’s the most gruesome act a person can ever perform. But in reality, who can expect a strong believer to challenge his or her religious leaders? What if she’ll be condemned to eternal damnation by her all loving God for doing her job?

    Di recente, The Malta Independent di Domenica gestiva un numero a storie di don Felice Cini, che è un Coespicua “nato sacerdote maltese in servizio in Italia e condannato in implicati con l’accusa di pedofilia”. Questa non è una piccola criminalità di cui stiamo parlando. E ‘l’atto più orribile che una persona possa mai realizzare. Ma in realtà, che può aspettarsi un credente forte per sfidare il suo leader religiosi? Che cosa succede se lei sarà condannato alla dannazione eterna dalla sua tutte le amare Dio per fare il suo lavoro?

  • Members of national victims’ group ask for local bishop’s help in seeking accountability

    Members of national victims’ group ask for local bishop’s help in seeking accountability

    www.iobserve.org/rn0415a.html

    Members of national victims’ group ask for local bishop’s help in seeking accountability

    By Rebecca Drake

    SPRINGFIELD – Members of the national advocacy group SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests) held an afternoon press conference today in front of the Springfield Diocese’s pastoral center on Elliot Street, here, seeking the assistance of Springfield Bishop Timothy A. McDonnell in addressing the worldwide issue of clergy abuse.

    William A. Nash, an Ashfield resident who has said he was molested by a former Xaverian priest, James Tully, in a Wisconsin seminary in the 1980s, stated that today’s event was organized in response to an April 14 Associated Press report about 30 Catholic priests who have been transferred to other countries after being accused of abusing minors.

    At the April 15 Springfield event, Nash spoke specifically about Xaverian Father Mario Pezzotti, who was featured in the AP article. After allegedly abusing a 14-year-old student, Joe Callander, at the Xaverians’ minor seminary in Holliston, Mass., in 1959, Father Pezzotti was later transferred to a remote area of Brazil where he worked with the Kyapo Indians and continued to have access to children.

    According to the AP report, Pezzotti is presently serving as a priest in Parma, Italy.

    Although neither Nash’s nor Callander’s abusers have served in the Springfield Diocese, Nash told reporters that as “part of the institute of the hierarchy of this church,” Bishop McDonnell could help to present SNAP’s concerns and requests to the Vatican.

    Nash recalled that when he publicized his own abuse story in 2008, Bishop McDonnell did write to Vatican officials on Nash’s behalf and also wrote to Nash twice, saying he was moved by his story and had “written to the appropriate authority in Rome” concerning Nash’s case. Tully was voluntarily laicized in February of 2009.

    “I want the bishop to use his special phone to call over to the Vatican,” Nash told reporters. “I want Bishop McDonnell to help us…. This is an issue that affects all of us.”

    “I’d like somebody to take this a little more seriously than they have been,” Nash said. “Nothing is being done to stop these criminals from jet-setting around the world.”

    In a written statement given to reporters, Nash stated: “Again today, I am asking for accountability from the church. I am asking the Vatican to actually do something. Priests like Mario Pezzotti have been quietly moved around the globe to unsuspecting new communities. This is a global problem in the Catholic Church. The problem has been created in Rome and needs to be changed in Rome.”

    Prior to the Thursday afternoon press event in Springfield, SNAP issued a press release stating that its members “want Catholic officials to 1) publicly identify predators like Pezzotti and Tully as ‘credibly accused’ and ousted from ministry/the priesthood; 2) set up a public, international, online registry of predator priests across the globe; and 3) house predator priests in professionally-run facilities so that the offenders can get treatment and kids can be safer.”

    Speaking to a television reporter after the press conference, Springfield Diocese spokesman Mark E. Dupont said, “Bishop McDonnell and the people in the Springfield Diocese share the concerns of Bill Nash and the SNAP members.”

    Dupont said the local church’s efforts to address the issue of clergy abuse have been successful in recent years, but that all segments of society – churches, schools, victims groups and others – “need to partner together to stop all child abuse.”

    Asked about the possibility of an online registry of credibly accused priests, Dupont said that for the last 15 years the Springfield Diocese has publicized the names of all priests who were accused of abuse and removed from priestly ministry.

    Dupont also said that the child protection guidelines established by the U.S. bishops in their 2002 Charter for the Protection of Children and Young People should be adopted by other groups and other countries.
    Advertise on iobserve.org
    © Copyright 2010 Catholic Communications Corp.


    Traduzione

    I membri del ‘gruppo nazionale vittime di chiedere aiuto vescovo locale nella ricerca di responsabilità

    By Rebecca Drake Con Rebecca Drake

    SPRINGFIELD – Members of the national advocacy group SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests) held an afternoon press conference today in front of the Springfield Diocese’s pastoral center on Elliot Street, here, seeking the assistance of Springfield Bishop Timothy A. McDonnell in addressing the worldwide issue of clergy abuse. SPRINGFIELD – I membri del gruppo nazionale difesa SNAP (Survivors Network di tali abusi da parte di sacerdoti) ha tenuto una conferenza stampa oggi pomeriggio davanti pastorale della diocesi di Springfield il centro di Elliot Street, qui, cercando l’aiuto di Springfield vescovo Timoteo A. McDonnell nell’affrontare il problema mondiale del clero abuso.

    William A. Nash, an Ashfield resident who has said he was molested by a former Xaverian priest, James Tully, in a Wisconsin seminary in the 1980s, stated that today’s event was organized in response to an April 14 Associated Press report about 30 Catholic priests who have been transferred to other countries after being accused of abusing minors. William A. Nash, un residente Ashfield che ha detto che era molestato da un prete ex Saveriani, James Tully, in un seminario Wisconsin nel 1980, ha dichiarato che l’evento di oggi è stata organizzata in risposta a un 14 aprile Associated Press relazione circa 30 sacerdoti cattolici che sono stati trasferiti ad altri paesi dopo essere stato accusato di aver abusato di minori.

    At the April 15 Springfield event, Nash spoke specifically about Xaverian Father Mario Pezzotti, who was featured in the AP article. A Springfield 15 evento aprile, Nash ha parlato specificamente saveriano padre Mario Pezzotti, che è stato descritto in questo articolo AP. After allegedly abusing a 14-year-old student, Joe Callander, at the Xaverians’ minor seminary in Holliston, Mass., in 1959, Father Pezzotti was later transferred to a remote area of Brazil where he worked with the Kyapo Indians and continued to have access to children. Dopo il presunto abuso di anni, studente di 14, Joe Callander, a ‘Saveriani il seminario minore di Holliston, nel Massachusetts, nel 1959, Padre Pezzotti è stato successivamente trasferito in una remota zona del Brasile dove ha lavorato con gli indiani Kyapo e ha continuato a hanno accesso ai bambini.

    According to the AP report, Pezzotti is presently serving as a priest in Parma, Italy. Secondo il rapporto AP, Pezzotti è attualmente funge da sacerdote a Parma, Italia.

    Although neither Nash’s nor Callander’s abusers have served in the Springfield Diocese, Nash told reporters that as “part of the institute of the hierarchy of this church,” Bishop McDonnell could help to present SNAP’s concerns and requests to the Vatican. Sebbene né Nash né Callander di tossicodipendenti hanno prestato servizio nella diocesi di Springfield, Nash ha detto ai giornalisti che, come “parte dell’istituto della gerarchia di questa chiesa”, il Vescovo McDonnell potrebbe contribuire a presentare SNAP le preoccupazioni e le richieste al Vaticano.

    Nash recalled that when he publicized his own abuse story in 2008, Bishop McDonnell did write to Vatican officials on Nash’s behalf and also wrote to Nash twice, saying he was moved by his story and had “written to the appropriate authority in Rome” concerning Nash’s case. Tully was voluntarily laicized in February of 2009. Nash ha ricordato che quando ha pubblicizzato il suo abuso di storia nel 2008, il Vescovo McDonnell ha fatto scrivere ai funzionari del Vaticano per il nome Nash e ha anche scritto a Nash due volte, dicendo che è stato spostato dalla sua storia e che “ha scritto alle autorità competenti di Roma” in materia di Nash caso. Tully è stato volontariamente laicizzato nel febbraio del 2009.

    “I want the bishop to use his special phone to call over to the Vatican,” Nash told reporters. “Voglio che il vescovo di usare il suo telefono speciale per chiamare verso il Vaticano,” Nash ha detto ai giornalisti. “I want Bishop McDonnell to help us…. “Voglio Vescovo McDonnell per aiutarci …. This is an issue that affects all of us.” Questo è un problema che riguarda tutti noi “.

    “I’d like somebody to take this a little more seriously than they have been,” Nash said. “Mi piacerebbe che qualcuno di prendere questo un po ‘più seriamente di quanto siano stati,” ha detto Nash. “Nothing is being done to stop these criminals from jet-setting around the world.” “Nulla è stato fatto per fermare questi criminali da jet-set in tutto il mondo”.

    In a written statement given to reporters, Nash stated: “Again today, I am asking for accountability from the church. In una dichiarazione scritta, rilasciata ai giornalisti, Nash ha dichiarato: “Ancora oggi mi chiedo per la responsabilità da parte della Chiesa. I am asking the Vatican to actually do something. Sto chiedendo al Vaticano di fare effettivamente qualcosa. Priests like Mario Pezzotti have been quietly moved around the globe to unsuspecting new communities. Sacerdoti come Mario Pezzotti sono stati spostati tranquillamente tutto il mondo di ignari nuove comunità. This is a global problem in the Catholic Church. Questo è un problema globale nella Chiesa cattolica. The problem has been created in Rome and needs to be changed in Rome.” Il problema è stato creato a Roma e deve essere cambiato a Roma “.

    Prior to the Thursday afternoon press event in Springfield, SNAP issued a press release stating that its members “want Catholic officials to 1) publicly identify predators like Pezzotti and Tully as ‘credibly accused’ and ousted from ministry/the priesthood; 2) set up a public, international, online registry of predator priests across the globe; and 3) house predator priests in professionally-run facilities so that the offenders can get treatment and kids can be safer.” Prima della conferenza stampa Giovedi pomeriggio a Springfield, SNAP ha emesso un comunicato stampa in cui dichiarava che i suoi membri “vogliono i funzionari cattolici a 1) identificare pubblicamente predatori come Pezzotti e Tully come ‘accusato credibile’ e cacciato dal ministero / sacerdozio, 2), istituito un pubblico, internazionale, registro online dei preti predatori in tutto il mondo, e 3) preti predatori casa in conduzione impianti professionalmente in modo che i trasgressori possono ottenere il trattamento e bambini possono essere più sicuri “.

    Speaking to a television reporter after the press conference, Springfield Diocese spokesman Mark E. Dupont said, “Bishop McDonnell and the people in the Springfield Diocese share the concerns of Bill Nash and the SNAP members.” Parlando ad un reporter televisivo dopo la conferenza stampa, diocesi di Springfield portavoce Mark E. Dupont ha detto: “Vescovo McDonnell e il popolo della diocesi di Springfield parti le preoccupazioni di Bill Nash e dei membri SNAP.”

    Dupont said the local church’s efforts to address the issue of clergy abuse have been successful in recent years, but that all segments of society – churches, schools, victims groups and others – “need to partner together to stop all child abuse.” Dupont ha detto locale chiesa sforzi per affrontare la questione del clero abusi hanno avuto successo negli ultimi anni, ma che tutti i segmenti della società – chiese, scuole, gruppi di vittime e gli altri – “hanno bisogno di collaborare insieme per fermare tutti gli abusi sui minori”.

    Asked about the possibility of an online registry of credibly accused priests, Dupont said that for the last 15 years the Springfield Diocese has publicized the names of all priests who were accused of abuse and removed from priestly ministry. Alla domanda sulla possibilità di un registro on-line di sacerdoti accusati credibile, Dupont ha detto che per gli ultimi 15 anni la diocesi di Springfield ha pubblicizzato i nomi di tutti i sacerdoti accusati di abusi e rimossi dal ministero sacerdotale.

    Dupont also said that the child protection guidelines established by the US bishops in their 2002 Charter for the Protection of Children and Young People should be adopted by other groups and other countries. Dupont ha anche detto che la disciplina di protezione dei bambini stabilito dai vescovi degli Stati Uniti nella loro Carta 2002 per la protezione dei bambini e dei giovani devono essere adottate da altri gruppi e altri paesi.