Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: italia

  • Una vittima di abusi sessuali nella chiesa è stata risarcita, ma non è merito della Cei

    Una vittima di abusi sessuali nella chiesa è stata risarcita, ma non è merito della Cei

    Editoriale DOMANI – Si chiama Piero Brogi ed è l’unico italiano vittima di abusi ad essere stato apertamente risarcito dalla chiesa. Non in seguito alla sentenza di un tribunale, né con un accordo privato, ma esplicitamente come indennizzo per essere stato abusato da un sacerdote quando aveva nove anni.

    Brogi, pur avendo subito violenza in Italia da un prete di Roma, don Angelo Pio Loco Boscariol, non è stato risarcito dalla chiesa italiana ma da quella francese, che lo ha fatto rientrare – in via del tutto eccezionale – nel programma di ascolto e indennizzo delle vittime di abuso clericale dell’Inirr, l’Instance nationale de reconaissance et de réparation, una commissione istituita dai vescovi francesi in seguito alla pubblicazione del rapporto Ciase nell’ottrobre 2021. Secondo quanto riportato dalla Ciase, la Commissione sugli abusi sessuali nella Chiesa che ha agito su mandato dei vescovi francesi, sono 216mila i minori vittima di violenza da parte di preti o religiosi cattolici in Francia fra il 1950 e il 2020 (il numero sale a 330mila se si considerano anche i laici che lavorano nelle istituzioni della chiesa cattolica), mentre i sacerdoti pedofili sono circa tremila.

    La vicenda di Brogi, che oggi vive a Lione e ha la doppia nazionalità, non è certo lineare. Nel 2015 scrive alla parrocchia dei santi Aquila e Priscilla di Roma, raccontando quello che gli è successo fra quelle mura quando era chierichetto, ma il parroco don Santino Quaranta non gli risponde. «Allora mi sono rivolto agli scout, all’associazione parrocchiana dei genitori e anche al cardinale Angelo De Donatis, vicario di Roma, ma mi hanno ignorato», dice Brogi. Dal silenzio alla beffa: a Natale 2016 nel presepe della parrocchia compare una statuetta del prete pedofilo. «È stato come ricevere uno schiaffo in faccia», commenta Brogi a Domani. Per sollecitare una reazione della chiesa, decide di intentare una causa civile per avere un risarcimento: a quel punto il parroco reagisce dicendo che il sacerdote accusato è ormai morto e che la parrocchia è «totalmente estranea, in punto di fatto e in punto di diritto, alle vicende ascritte», terminando la lettera con una «paterna benedizione». Esasperato, Brogi prova a fare richiesta alla commissione francese ma il suo caso non viene ritenuto di competenza dell’Inirr perché l’abuso è avvenuto in Italia. Lui non si arrende e scrive al presidente Macron, minacciando di rivolgersi alla Corte europea dei diritti umani e perfino di incatenarsi all’arcidiocesi di Lione. L’arcivescovo Olivier de Germay si prende a cuore la sua storia e dopo poco tempo Brogi è infine convocato e risarcito dall’Inrr. «Hanno ritenuto che ci fosse una colpevolezza del prete – commenta Brogi – Non basta certo a ripagarmi della sofferenza patita in tutti questi anni, ma almeno qualcuno mi ha ascoltato».

    Se Parigi si è mossa, infatti, Roma è rimasta ancora una volta immobile. In fatto di risarcimenti alle vittime, la chiesa italiana per ora se l’è cavata perlopiù con accordi sottobanco di 25mila euro con la clausola di riservatezza (come abbiamo raccontato su Domani). La Cei, che non ha promosso un’inchiesta indipendente sugli abusi nella chiesa ma sta conducendo un’indagine interna limitata al lavoro dei Servizi diocesani per la tutela dei minori, ha espressamente evitato di parlare di risarcimenti alle vittime. Lo stesso presidente dei vescovi, il cardinale Matteo Zuppi, al momento del suo insediamento, nel maggio 2022, sul punto era stato vago e aveva soltanto detto che «nei centri diocesani si fa accompagnamento psicologico gratuito a chi lo richiede». Una linea, se così si può dire, confermata il 17 novembre 2022 in occasione della presentazione del primo report nazionale sugli abusi da monsignor Giuseppe Baturi: «come Conferenza episcopale non abbiamo articolato forme più precise di aiuto», aveva infatti dichiarato il segretario generale della Cei.

    D’altronde lo stesso Zuppi non ha mai nascosto le sue riserve sul lavoro svolto dalla Ciase, ritenuto poco affidabile perché basato non su dati certi ma su proiezioni statistiche. Diffidenza condivisa da papa Francesco, che due anni fa ha rinviato a data da destinarsi il previsto incontro con il presidente della Ciase, Jean-Marc Sauvé, e il 28 novembre scorso non ha voluto ricevere in udienza suor Véronique Margron, presidente della Conferenza dei religiosi e delle religiose di Francia, e Antoine Garapon, che accompagnavano un gruppo di vittime della congregazione Frères Saint-Gabriel. Garapon è il presidente della Crr, la Commission Reconnaissaince e Réparation, l’omologa per i religiosi di quello che l’Inirr è per i sacerdoti diocesani, e Margron, in quanto presidente dei religiosi di Francia, è colei che ha dato mandato alla Crr di occuparsi della “riparazione” degli abusi e del conseguente risarcimento. Il mancato incontro sembra confermare la freddezza che Francesco ha sempre riservato alla “via francese” che, con la sua trasparenza e radicalità di approccio ha evidenziato la dimensione sistemica delle violenze sessuali sui bambini nella Chiesa cattolica. Certo è che i vescovi italiani sembrano molto attenti a non addentrarsi nella spinosa questione dei soldi, perché fin troppo consapevoli di quello che accade in altri paesi quando le vittime cominciano a chiedere un risarcimento economico per quello che hanno subito.

    Appena oltralpe, la Chiesa francese sta cominciando a fare letteralmente i conti di quanto costano i preti pedofili. I numeri aggiornati a ottobre 2023 indicano che hanno interpellato la Crr 801 persone, di cui 313 hanno ricevuto un risarcimento, per una cifra totale che supera gli undici milioni; 1186 persone si sono invece rivolte all’Inirr (dati del marzo 2023), di cui 190 sono state risarcite con una cifra media di 37mila euro (il massimo è 60 mila euro):  le due commissioni hanno finora sborsato più di diciotto milioni di euro per soli 503 casi. I soldi  arrivano da un fondo di solidarietà, il fondo Selam, istituito dalla conferenza dei vescovi nel luglio 2021. Alla sua costituzione, questo fondo aveva all’attivo venti milioni, cinque dei quali erano destinati a risarcire le vittime di abuso, ma è stato subito evidente che sarebbero bastati appena per un acconto. «Non abbiamo certo denaro nascosto in cantina!», aveva detto il presidente della conferenza episcopale francese Éric de Moulins-Beaufort, lasciando intendere che per i risarcimenti ci si doveva affidare alle donazioni (dei vescovi certo, ma anche dei fedeli). Un’inchiesta di France 2, però, ha fatto i conti in tasca alla chiesa nazionale e ha verificato che la cifra messa a disposizione dei sopravvissuti non è che l’1% del suo patrimonio, stimato intorno agli otto miliardi: la sola diocesi di Lione ha 84,3 milioni di beni immobili e quella di Parigi arriva a 238,8 milioni di euro, con ben 737 immobili.

    Oltreoceano, il problema è ben chiaro da anni. Un’ondata di cause legali ha travolto la Chiesa cattolica negli Stati Uniti dopo che, nel 2019, è stata permessa una finestra di deroga di tre anni alla prescrizione per gli abusi sui minori. Per far fronte alle richieste di risarcimento, molte diocesi hanno fatto ricorso al Capitolo 11, una norma del diritto fallimentare che permette di stipulare una sorta di concordato preventivo, in cui viene garantita la liquidazione dei debiti con un risarcimento forfettario; l’azienda o l’istituzione rimangono però in funzione, «con i loro meccanismi di guadagno e i loro segreti legali nascosti», come precisa David Clohessy, ex direttore di Snap, la più grande rete di sostegno ai sopravvissuti agli abusi dei sacerdoti degli Stati Uniti. Questo non significa che la Chiesa non abbia i mezzi per pagare: «nessuna diocesi è senza soldi – precisa Clohessy – i funzionari della Chiesa affermano di essere in rosso, ma in realtà ciò che temono davvero è il contenzioso con le vittime, e in particolare il dover affrontare domande difficili, sotto giuramento, su quanto sapevano e quanto poco hanno fatto per fermare i crimini sessuali commessi dai preti sui minori».

    https://www.editorialedomani.it/fatti/una-vittima-di-abusi-sessuali-nella-chiesa-e-stata-risarcita-ma-non-e-merito-della-cei-l4m1mddf

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 16 del 23 dicembre

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 16 del 23 dicembre

    • Alessio Di Florio – Risarcire le vittime si può, finalmente giustizia per una vittima dopo 50 anni, anche in Italia serve commissione d’inchiesta indipendente su abusi nella Chiesa

    Risarcimenti alle vittime di abusi nella Chiesa cattolica. È uno dei temi fondamentali che più, soprattutto in Italia, le gerarchie cercano di frenare, ostacolare, rimuovere. Sarebbe un atto di giustizia ma di fronte le denunce di abusi, al di là di proclami e poco altro, di giustizia dentro la Chiesa se ne vede ben poca. È tornato di stretta attualità in questi giorni, dopo 50 anni una vittima ha ricevuto giustizia ricevendo il sacrosanto (termine quanto mai adatto) risarcimento.

    «Sono la prima vittima italiana di crimini pedofili prescritti dalla legge, perché avvenivano quando avevo 9 anni e adesso ne ho 60, che è stata riconosciuta ufficialmente e simbolicamente rimborsata dalla chiesa cattolica, però non dalla CEI per fatti che avvenivano in Italia e il cui colpevole è un prete italiano ma dalla conferenza episcopale francese perché sono cittadino franco-italiano e vivo in Francia da 30 anni – la testimonianza di Piero Brogi, vittima di abusi da bambino in una parrocchia di Roma e oggi risarcito, per la prima volta nella storia, dalla Chiesa, ad AlaNews – Solo per questa circostanza ho potuto gioire di questa forma di giustizia che tutti gli altri italiani purtroppo non hanno».

    «Vorrei anche in Italia, come si fa in tutti i paesi civili, una commissione d’inchiesta indipendente che faccia luce su quanto accaduto negli ultimi decenni nella chiesa cattolica – ha dichiarato Brogi toccando un altro tema scomodo per le gerarchie cattoliche e su cui realtà indipendenti come Rete L’Abuso da tanti anni e il coordinamento ItalyChurchToo si battono –  I colpevoli meritano la galera e non di essere spostati in altre diocesi come fanno abitualmente».

    Alanews – ANSA


    • Francesco Zanardi – LA CHIESA CATTOLICA BELGA AVREBBE VENDUTO CIRCA 30 MILA BAMBINI ALL’INSAPUTA DELLE LORO MADRI

    La Chiesa cattolica avrebbe venduto circa 30mila bambini all’insaputa delle loro madri. È quanto rivelato dalla testata belga Het Laatste Nieuws, che parla eventi svoltisi in un arco temporale che va dalla fine della Seconda guerra mondiale fino agli anni Ottanta.

    Durante il parto, alcune donne sono state sottoposte ad anestesia generale, mentre altre hanno dovuto indossare una maschera: tutti modi per impedire alle madri di vedere il proprio figlio, che veniva immediatamente separato dopo la nascita. Alcune donne sarebbero state addirittura sterilizzate. Altre sono state costrette a firmare un documento in cui rinunciavano al figlio o gli veniva detto che era nato morto. I bambini venivano poi venduti per ingenti somme – tra i 10.000 e i 30.000 franchi belgi (all’incirca tra i 250 e i 750 euro), a volte molto di più – a famiglie adottive.

    Nel 2015 la Conferenza episcopale si è scusata con le vittime di adozioni forzate in istituti cattolici presso il Parlamento fiammingo. In risposta alle recenti testimonianze, i vescovi hanno espresso la loro compassione per il dolore e il trauma delle vittime, nota il Brussels Times. La Chiesa chiede un’indagine indipendente sulle condizioni descritte dalle donne coinvolte.

    ANSA


    • Ludovica Eugenio – CITTA’ DEL VATICANO-ADISTA.

    Sembra stringersi il cerchio intorno all’ex gesuita Marko Ivan Rupnik, accusato di abusi sessuali da numerose donne, ma al momento non ancora sottoposto a processo dal Vaticano, nonostante papa Francesco, il 28 ottobre scorso, abbia deciso di derogare alla prescrizione per consentirne lo svolgimento. Il 15 dicembre scorso il Dicastero vaticano per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società  di Vita Apostolica, presieduto dal card. João Braz De Aviz, ha annunciato formalmente in un comunicato la decisione di sciogliere la Comunità Loyola, co-fondata da Marko Rupnik insieme a Ivanka Hosta, dopo un commissariamento durato un anno e mezzo e una nuova visita apostolica annunciata appena qualche settimana fa, affidata a p. Amedeo Cencini  e a suor Marisa Adami. La motivazione: «Gravi problemi relativi all’esercizio dell’autorità e al modo di convivere». La notizia era stata diffusa già il 14 dicembre dal giornale digitale portoghese 7Margens.

    «la storia della comunità e la sua esperienza è emblematica  – ha affermato Fabrizia Raguso, ex religiosa della Comunità, docente all’Università Cattolica di Braga, in Portogallo, in un webinar del laboratorio Re-In-surrezione sulla Comunità Loyola – perché ancora dopo l’influenza di Rupnik ha continuato a vivere in un clima di abuso spirituale e psicologico costante da parte della superiora generale e fondatrice Ivanka Hosta e di tutte quelle religiose che più profondamente ne hanno assorbito e fatto propri i contenuti, i metodi e le finalità di quello che si considerava il carisma stesso della comunità. Questo è quanto sottolineato e verificato attualmente anche dal processo di commissariamento realizzato tra il 2020 e il 2022».

    «a causa del rifiuto da parte di Ivanka Hosta di recepire le indicazioni di riforma delle costituzioni e conseguentemente della struttura e del clima relazionale all’interno della comunità, il commissariamento è stato affidato al vescovo ausiliare della diocesi di Roma, mons. Libanori, che in quanto elemento esterno doveva permettere di dialogare con la comunità e dentro la comunità. Ne è seguito un decreto disciplinare del 21 giugno scorso, con l’emissione di un “rimprovero formale” a suor Ivanka Hosta, per il suo comportamento all’interno della Comunità di Loyola “nell’esercitare uno stile di governo lesivo della dignità e dei diritti di ciascuno delle suore che ne fanno parte”.

    Ora, il decreto finale di scioglimento, tardivo, secondo Raguso, che dovrà essere attuato entro un anno; che sarà delle vittime adesso? E che sarà delle religiose che hanno abbandonato la comunità in passato per quegli stessi abusi?

    «Questi ultimi tre anni sono stati molto estenuanti, sia per le sorelle che si sono confrontate con la realtà della Comunità, sia per quelle che l’avevano lasciata diversi anni fa, senza alcun sostegno, né psicologico, né spirituale, né materiale», ha commentato con 7Margens Fabrizia Raguso, benché la decisione sia «un atto di verità, necessario anche per evitare che gli abusi continuino, coinvolgendo altre giovani donne sempre più fragili e impreparate». Ora si spera che arrivi anche la giustizia: «Nessuno potrà restituirci le nostre vite distrutte, ma speriamo che tutte le suore, anche quelle che hanno lasciato la comunità da tempo, possano essere equamente risarcite», ha aggiunto. E che «questo esito non ostacoli il corso del processo contro Marko Rupnik».

    ADISTA


    • Federica Tourn – Sviezzera, aumentano le denunce

    Dal 12 settembre, data della pubblicazione del rapporto di Zurigo sugli abusi commessi nella Chiesa in Svizzera sono 91 le vittime di abusi sessuali annunciatesi nella Svizzera romanda presso il SAPEC, associazione di aiuto alle persone abusate in ambito ecclesiale, o presso la Commissione di Ascolto, Conciliazione e Arbitraggio (CECAR) e anche presso differenti commissioni diocesane. Di queste, 40 sono donne e 51 gli uomini. Si tratta di casi verificatisi tempo fa e caduti in prescrizione.

    «Dal 13 settembre in poi il telefono ha squillato ogni dieci minuti», racconta Marie-Jo Aeby, vice presidente del gruppo SAPEC.

    «Le persone che si annunciano non vogliono a priori un incontro. Vogliono piuttosto prima di tutto essere ascoltate e soprattutto credute», aggiunge Aeby. Lo conferma anche Rita Menoud: «Annunciandosi, hanno paura di esser mal ricevute e che non le si creda». E cita il caso di una donna di 70 anni, che aveva denunciato il caso di un prete abusatore durante un campo di vacanza, abusi subiti all’età di otto anni, ma che non erano stati creduti dai genitori e che per questo lei non aveva mai più raccontato.

    La maggior parte delle vittime sente il bisogno di testimoniare cosa è loro successo. «Hanno anche un forte bisogno di comprendere come questo possa essere accaduto», spiega Brigitte Ansermet. Chiedono anche, quasi sempre, l’accesso al dossier del prete abusatore per vedere se ci siano state altre vittime. «Essere ascoltate ufficilamente le consola», aggiunge Rita Menoud, «e si sentono meno sole quando scoprono che le vittime dello stesso abusatore sono più di una; capiscono che la loro testimonianza può avere un peso. Da qui la necessità di essere comprese».

    Non sono però i risarcimenti monetari lo scopo di chi si annuncia presso le diverse istanze. «Nell’80 per centro dei casi, le persone vogliono anzitutto essere capite e conosciute come vittime. La domanda di risarcimento può avvenire in un secondo momento», riferisce Rita Menoud. Si tratta di soldi spesi, molto spesso, in cure psicologiche e psichiatriche. «Ma delle vittime chiedono anche che i soldi siano versati ad opere caritative», conclude Brigitte Ansermet. Vi si aggiunge l’incontro con il vescovo della diocesi in cui era incardinato l’abusatore e l’accesso al suo dossier. Proprio nell’incontro con il vescovo, aggiunge la segretaria del CECAR, le vittime molto spesso vogliono essere acocmpagnate.

    Fonte cath.ch

  • Preti pedofili, Piero: “Prima vittima italiana ad avere giustizia dalla Chiesa dopo 50 anni”

    Preti pedofili, Piero: “Prima vittima italiana ad avere giustizia dalla Chiesa dopo 50 anni”

    (Roma). “Sono la prima vittima italiana di crimini pedofili prescritti dalla legge, perché avvenivano quando avevo 9 anni e adesso ne ho 60, che è stata riconosciuta ufficialmente e simbolicamente rimborsata dalla chiesa cattolica, però non dalla CEI per fatti che avvenivano in Italia e il cui colpevole è un prete italiano ma dalla conferenza episcopale francese perché sono cittadino franco-italiano e vivo in Francia da 30 anni.

    Solo per questa circostanza ho potuto gioire di questa forma di giustizia che tutti gli altri italiani purtroppo non hanno.

    Vorrei anche in Italia, come si fa in tutti i paesi civili, una commissione d’inchiesta indipendente che faccia luce su quanto accaduto negli ultimi decenni nella chiesa cattolica.

    I colpevoli meritano la galera e non di essere spostati in altre diocesi come fanno abitualmente”.

    Queste le parole di Piero Brogi, vittima di abusi da bambino in una parrocchia di Roma e oggi risarcito, per la prima volta nella storia, dalla Chiesa. (Fabrizio Rostelli/alanews)

    https://www.alanews.it/cronaca/preti-pedofili-piero-prima-vittima-italiana-ad-avere-giustizia-dalla-chiesa-dopo-50-anni/

     

  • Il potere e la colpa

    Il potere e la colpa

    di Federico Tullli – Cose che difficilmente vedrete accadere in Italia. Nel pieno del primo scandalo che travolse nel 2010 la Chiesa cattolica tedesca il primo canale televisivo pubblico ARD propose per diverse volte dei faccia a faccia tra vittime di una violenza e sacerdoti anche di alto rango. Uno dei più noti “duelli” avvenne nel corso di un programma dal titolo “I preti e il sesso. Quanta verità accetta la Chiesa (cattolica)?  Il quesito dava anche il titolo a un’inchiesta giornalistica. E anche qui a parte rarissimi casi in Italia raramente ne sono state proposte di simili.

    Abbiamo chiesto un commento alla psichiatra e psicoterapeuta Annelore Homberg, presidente di Netforp-Network europeo per la psichiatria psicodinamica: ”Trasmissioni come quelle di ARD hanno avuto il pregio di dimostrare come la Chiesa cattolica si arroghi il diritto di costruire uno Stato nello Stato. Ed è un discorso che ovviamente vale in Germania come altrove. Da psichiatra dico subito che si è vista la patologia della Chiesa, il suo cinismo, l’ipocrisia. E l’incompatibilità dell’impianto giuridico della Chiesa con uno Stato di diritto, per le modalità di gestione sia degli scandali, sia dei rapporti con le vittime. Oltre alla distruzione che il violentatore provoca nella vita delle vittime, e che una di queste seppur segnata profondamente è riuscita a denunciare pubblicamente con estrema lucidità, c’è la violenza e l’assoluta mancanza di senso civico dei vescovi che li hanno “coperti”.

    Approfittando del fatto che le vittime, dato che vengono dall’ambiente cattolico, si rivolgono spesso prima a loro che alle autorità civili”. Così il crimine viene immediatamente insabbiato, col pretesto che si devono fare delle indagini interne, diciamo noi.  «Ma ovunque nel mondo la pedofilia è un reato che deve essere perseguito dalle autorità preposte», osserva dal canto suo la dottoressa Homberg. E non da compiacenti vescovi, come quello apparso in un’altra trasmissione di ARD, che continuava a sostenere che il suo prete, scaricando materiale pedo-pornografico da Internet, era «caduto in una trappola», come se vi fosse stato spinto da quei bambini violentati. Commenta la psichiatra: “Allora il “male” sarebbe nei ragazzini? La pedofilia è “colpa” loro? Temo che questo sia un pensiero non tanto latente in seno alla Chiesa. Psichiatricamente un pensiero interessante però non è un pensiero tanto sano”.

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 15 del 16 dicembre

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 15 del 16 dicembre

    • Francesco Zanardi – L’UE risponde all’istanza della Rete L’ABUSO. La comunicazione ai Membri

    Petizione n. 0354/2023 – Le osservazioni della Commissione Petizioni

    La Commissione è impegnata a combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori. Il 24 luglio 2020, la Commissione ha pubblicato una strategia globale dell’UE per una lotta più efficace contro l’abuso sessuale di minori.

    La strategia definisce otto iniziative concrete per combattere questi crimini online e offline, utilizzando tutti gli strumenti disponibili a livello UE, legislativi e non legislativi, come finanziamenti. In particolare, un’iniziativa chiave della strategia è garantire la completa attuazione della normativa vigente.

    La Direttiva 2011/93/UE2 stabilisce norme minime relative alla definizione penale di reati e sanzioni in materia di abuso e sfruttamento sessuale di bambini, materiale di abuso sessuale e adescamento di minori a fini sessuali. Richiede agli Stati membri adottare una serie di misure per prevenire gli abusi sessuali sui minori, come programmi di intervento per gli autori di reato, campagne di educazione e sensibilizzazione. La Direttiva stabilisce inoltre degli standard e obblighi per gli Stati membri in relazione ai procedimenti giudiziari e all’assistenza e misure di supporto per i minori vittime. Gli Stati membri sono tenuti a recepire la direttiva nei propri sistemi legislativi nazionali.

    Quanto alla denuncia dei reati, l’art. 16 rimuove gli ostacoli che potrebbero impedire la segnalazione, ma lo fa senza imporre un obbligo. Le regole di riservatezza imposte dalla legislazione nazionale su alcuni i professionisti il ​​cui compito principale è lavorare con i bambini non devono costituire un ostacolo alla possibilità, per tali professionisti, di segnalare qualsiasi situazione ai servizi competenti dove hanno fondati motivi per ritenere che un minore sia vittima di reati commessi dalla direttiva. Inoltre, impone agli Stati membri di adottare le misure necessarie per incoraggiare chiunque sia a conoscenza o sospetti che siano stati commessi reati previsti dalla Direttiva, a segnalare l’accaduto ai servizi competenti.

    Un obbligo potrebbe essere considerato nell’imminente revisione della Direttiva.

    Per quanto riguarda il certificato, per contrastare i rischi che i delinquenti possano riottenere l’accesso ai minori attraverso attività di lavoro o di volontariato, l’art. 10 della Direttiva attribuisce questo diritto ai datori di lavoro e reclutamento per attività professionali e di volontariato che comportano uno stretto contatto con i bambini a richiedere i precedenti penali delle persone da assumere. Obbliga inoltre gli Stati membri a fornire il casellario giudiziale quanto più completo possibile in risposta a tali richieste, ricorrendo al sistema europeo di informazione sui casellari giudiziari, ove opportuno, e a qualsiasi altra fonte adeguata di informazioni.

    Per garantire il rispetto degli obblighi sopra menzionati, la Commissione monitora attentamente l’attuazione della Direttiva 2011/93/UE negli Stati membri, compresa l’Italia, continua ad avvalersi dei poteri conferiti loro dai trattati nella misura necessaria per garantire una piena e completa implementazione.

    La Commissione sta preparando una revisione della direttiva. In questo contesto si sta valutando una possibile inclusione dell’obbligo per gli Stati membri di introdurre un obbligo, almeno per professionisti che lavorano a stretto contatto con i bambini nei settori dell’istruzione, dell’assistenza all’infanzia e della sanità, a segnalare alle autorità competenti se hanno fondati motivi di ritenere che è stato commesso o rischia di essere commesso un reato ai sensi della presente direttiva.

    Un altra un’eventuale modifica potrebbe mirare a rendere obbligatoria la richiesta del casellario giudiziale a datori di lavoro che reclutano per attività professionali e di volontariato che comportano uno stretto contatto con bambini.

    • Conclusione

    Si raccomanda di informare il ricorrente che, pur non sussistendo ancora alcun obbligo derivante dalla legislazione dell’UE impone ai singoli individui di denunciare gli abusi sessuali su minori alle autorità competenti, creando un obbligo legale, almeno per le persone che hanno contatti regolari con i bambini in virtù della loro professione, è attualmente allo studio.

    Inoltre, la Commissione sta anche valutando controlli obbligatori dei precedenti personali per le persone assunte per attività professionali e volontarie attività che comportano un contatto stretto e regolare con i bambini.


    • Federica Tourn – Un vescovo svizzero accusato di abusi sessuali

    Non si ferma l’onda lunga delle denunce di abusi sessuali nella Chiesa cattolica svizzera. L’ultimo episodio in ordine cronologico è arrivato a toccare i vertici della gerarchia ecclesiastica. L’attuale vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo, Charles Morerod, ha dichiarato che in base ad una testimonianza, il suo predecessore Bernard Genoud – deceduto nel 2010 – avrebbe abusato sessualmente di una 19enne. La violenza si sarebbe ripetuta più volte, nel periodo in cui Genoud insegnava filosofia al Collège du Sud di Bulle (Friburgo). È il primo caso a coinvolgere una personalità di tale rango.

    Morerod ha specificato che la presunta vittima, che verserebbe in uno stato di “grande sofferenza”, ha chiesto di rimanere anonima e per questo la Chiesa non indica il periodo in cui si sarebbero verificati gli episodi. La donna ha contattato l’attuale vescovo alcuni mesi fa. Già vittima di abusi in passato in altre circostanze, la donna si era rivolta a Genoud – che era amico dei suoi genitori –  proprio per confidarsi sulle violenze, ma questi avrebbe abusato della situazione. Parlando con Morerod – lui stesso un ex allievo di Bernard Genoud – la donna avrebbe detto di “essersi liberata di un peso, anche se il percorso è doloroso da intraprendere”.

    L’attuale vescovo ha dunque lanciato un appello a testimoniare, perché la lunga carriera da insegnante del suo predecessore potrebbe celare ulteriori vittime. Ordinato prete nel 1968, Bernard Genoud ha insegnato al Collège du Sud dal 1976 al 1994, ma ha lavorato come docente anche in altre scuole fra gli anni Settanta e Novanta. È stato vescovo dal 1999 fino al suo decesso nel 2010. L’obiettivo, ha detto Morerod, è “liberare la verità”. Perché “è compito della Chiesa non lasciare senza risposta la sofferenza di vittime schiacciate dal peso di un silenzio insopportabile”.

    La Chiesa cattolica svizzera continua così a essere travolta da una bufera di rivelazioni sconcertanti. Dopo la pubblicazione, nello scorso settembre, del primo studio scientifico sulla materia, realizzato dall’Università di Zurigo, si sono infatti succeduti gli annunci di nuovi casi.

    A novembre Felix Gmür, vescovo di Basilea e presidente della Conferenza dei Vescovi svizzeri (CVS), e Joseph Maria Bonnemain, vescovo di Coira, sono stati ricevuti in Vaticano da Papa Francesco. L’incontro è stato l’occasione per presentare al pontefice un insieme di iniziative prese dai vertici della Chiesa cattolica svizzera per affrontare l’attuale situazione e per prevenire che casi analoghi possano verificarsi in futuro.

    Fonte:

    https://www.tvsvizzera.it


    • Pierelisa Rizzo – «Le chat non sono manipolate»: la conferma del perito nel processo al prete per violenze sessuali su minori a Enna

    Non ci sarebbe stata alcuna manipolazione, nessuna modifica e nessuna alterazione negli  screenshot della chat, che era stata ammessa dal tribunale di Enna nel processo per violenza sessuale aggravata a danni di minori in cui è imputato il sacerdote Giuseppe Rugolo. Lo ha certificato in aula un perito che ne ha confermato la corrispondenza con l’originale. La chat riguarda una conversazione tra l’archeologo Antonio Messina, che ha denunciato il prete per gli abusi subiti quando era minorenne, e che da ultimo è stato, a sua volta,  querelato dal sacerdote per diffamazione, e una sua amica. Un dialogo che proverebbe, all’epoca dei fatti, le violenze subite dalla vittima. Ancora una volta, come era già successo nel corso della scorsa udienza,  di un processo che si celebra a porte chiuse per «esigenze di riservatezza», è saltata la requisitoria della pm Stefania Leonte. Un ulteriore rinvio che, in questo caso, si è reso necessario per via dell’assenza,  giustificata per malattia ,  di uno dei giudici che compongono il collegio per cui la requisitoria è slittata alla prossima udienza che è già stata fissata per mercoledì 10 gennaio. In quella stessa data ci saranno le conclusioni degli avvocati delle parti civili. Appuntamento successivo per martedì 13 febbraio con i legali dei responsabili civili,  la diocesi di Piazza Armerina  e la parrocchia di San Giovanni Battista di Enna. e gli avvocati difensori dell’imputato. La sentenza, con le eventuali repliche,  è prevista per martedì 5 marzo.

    Fonte (meridionews.it)


    • Alessio Di Florio – Un anno fa la pubblicazione “Vatican Shock: le radici oscure del caso Orlandi”

    Il 9 dicembre 2022 sul canale youtube del blog d’inchiesta giornalistica Notte Criminale è stato pubblicato da Alessandro Ambrosini e Marco Milioni il video “Vatican Shock: le radici oscure del caso Orlandi” con l’audio di alcune dichiarazioni nel 2009 di Marcello Neroni. La scomparsa di Emanuela Orlandi «trova una nuova chiave di lettura attraverso le parole di un insider della Banda della Magliana» si legge nella presentazione del video.

    Dodici mesi dopo Ambrosini su facebook ha pubblicato un riassunto di quanto accaduto dopo la pubblicazione. «Dodici mesi fa, io e Marco Milioni, pubblicammo l’audio che “rubai” a Marcello Neroni. La “spia alla francese” della Banda della Magliana. Una registrazione sul “caso di Emanuela Orlandi”che costrinse il Vaticano ad aprire un’inchiesta, dopo 40 anni. Indignò il Papa, a tal punto da parlarne nell’Angelus domenicale. Spinse la Procura di Roma a riaprire un fascicolo chiuso alcuni anni prima, moralmente impegnò il Parlamento a istituire una commissione d’inchiesta per indagare sulla sparizione della giovane cittadina vaticana. Vero o falso, quel documento che ho trattenuto nei miei cassetti per 13 anni, ha svolto il suo ruolo. In questi dodici mesi, il Vaticano ha giocato a silenziare questa particolare registrazione. Ha nascosto l’argomento e il personaggio registrato, “sotto il tappeto”. Ha “secretato” l’intera inchiesta, dando pubblicamente esito solo di testimonianze inutili. Gettando fumo sugli occhi. Non si scorda niente».

    «E purtroppo non è finita – ha commentato Pietro Orlandi – La commissione è passata anche al Senato, è diventata legge, bene. Manca solo che tutti i partiti consegnino i nominativi ai presidenti di camera e senato. Dopo un mese ancora nulla. Chiedo, entro quanto tempo dal voto al Senato devono presentare i nomi? Mi rispondono che questa clausola non è inserita e quindi i partiti non hanno un limite di tempo. Quindi se qualcuno vuole ancora rallentare per non far partire questa commissione basta che ritarda ad oltranza la presentazione dei nominativi del proprio partito. Spero che il mio sia solo un cattivo pensiero».


    • Federico Tulli – Il potere e la colpa

    Cose che difficilmente vedrete accadere in Italia. Nel pieno del primo scandalo che travolse nel 2010 la Chiesa cattolica tedesca il primo canale televisivo pubblico ARD propose per diverse volte dei faccia a faccia tra vittime di una violenza e sacerdoti anche di alto rango. Uno dei più noti “duelli” avvenne nel corso di un programma dal titolo “I preti e il sesso. Quanta verità accetta la Chiesa (cattolica)?  Il quesito dava anche il titolo a un’inchiesta giornalistica. E anche qui a parte rarissimi casi in Italia raramente ne sono state proposte di simili.

    Abbiamo chiesto un commento alla psichiatra e psicoterapeuta Annelore Homberg, presidente di Netforp-Network europeo per la psichiatria psicodinamica: ”Trasmissioni come quelle di ARD hanno avuto il pregio di dimostrare come la Chiesa cattolica si arroghi il diritto di costruire uno Stato nello Stato. Ed è un discorso che ovviamente vale in Germania come altrove. Da psichiatra dico subito che si è vista la patologia della Chiesa, il suo cinismo, l’ipocrisia. E l’incompatibilità dell’impianto giuridico della Chiesa con uno Stato di diritto, per le modalità di gestione sia degli scandali, sia dei rapporti con le vittime. Oltre alla distruzione che il violentatore provoca nella vita delle vittime, e che una di queste seppur segnata profondamente è riuscita a denunciare pubblicamente con estrema lucidità, c’è la violenza e l’assoluta mancanza di senso civico dei vescovi che li hanno “coperti”. Approfittando del fatto che le vittime, dato che vengono dall’ambiente cattolico, si rivolgono spesso prima a loro che alle autorità civili”. Così il crimine viene immediatamente insabbiato, col pretesto che si devono fare delle indagini interne, diciamo noi.  «Ma ovunque nel mondo la pedofilia è un reato che deve essere perseguito dalle autorità preposte», osserva dal canto suo la dottoressa Homberg. E non da compiacenti vescovi, come quello apparso in un’altra trasmissione di ARD, che continuava a sostenere che il suo prete, scaricando materiale pedo-pornografico da Internet, era «caduto in una trappola», come se vi fosse stato spinto da quei bambini violentati. Commenta la psichiatra: “Allora il “male” sarebbe nei ragazzini? La pedofilia è “colpa” loro? Temo che questo sia un pensiero non tanto latente in seno alla Chiesa. Psichiatricamente un pensiero interessante però non è un pensiero tanto sano”.

  • Mirella Gregori, l’appello della sorella: “Riaprite le indagini sulla sua scomparsa, va risentito il suo compagno di classe”

    Mirella Gregori, l’appello della sorella: “Riaprite le indagini sulla sua scomparsa, va risentito il suo compagno di classe”

    “Ci sono dei punti fondamentali legati alla scomparsa di mia sorella. Non capisco perché la procura di Roma non li prenda in considerazione. Per questo con il nostro avvocato Nicodemo Gentile stiamo lavorando a un memorandum di cose che a breve dovrebbero portare alla riapertura dell’inchiesta”. A parlare è Maria Antonietta Gregori, la sorella di Mirella Gregori, scomparsa il 7 maggio 1983, un mese prima di Emanuela Orlandi. Ospite a Cusano Italia Tv, chiede di riaprire il caso.

    “Ci sono dei punti fondamentali legati alla scomparsa di mia sorella. Non capisco perché la procura di Roma non li prenda in considerazione. Per questo con il nostro avvocato Nicodemo Gentile stiamo lavorando a un memorandum di cose che a breve dovrebbero portare alla riapertura dell’inchiesta”. A parlare è Maria Antonietta Gregori, la sorella di Mirella Gregori, scomparsa il 7 maggio 1983, un mese prima di Emanuela Orlandi. Ospite a Cusano Italia Tv, chiede di riaprire il caso.

    “Abbiamo depositato di recente presso la Procura di Roma una memoria, ricca di elementi utili per far luce sulla scomparsa di Mirella Gregori. Si tratta di una serie di tracce che potrebbero impegnare la Procura a presentare una richiesta di riapertura delle indagini al gip”, spiega il legale della famiglia Gregori.

    La sorella chiede siano sentite dalla commissione d’inchiesta avviata in Parlamento delle persone che potrebbero avere informazioni utili sul caso. Si tratta di un compagno di classe della ragazza e della proprietaria del bar sotto casa della famiglia.

    “Il fulcro della storia è tutto lì ed è da lì che bisogna ripartire. Sonia non può non sapere; e andrebbe sentito bene anche Alessandro, compagno di scuola di Mirella alle medie che si è più volte contraddetto, ci sono tanto di verbali a testimoniarlo. Così come furono contraddittorie le dichiarazioni degli amici di Alessandro. Davanti a queste telecamere e questi microfoni voglio ribadire il mio appello: chi sa parli”, è l’appello di Maria Antonietta Gregori.

    Il caso Gregori e quello Orlandi sono stati spesso collegati. Ora l’ultima richiesta: fare luce sulla sparizione della ragazza, senza farla passare per una vittima di serie B.

    https://roma.repubblica.it/cronaca/2023/12/12/news/mirella_gregori_emanuela_orlandi_appello_nuova_inchiesta-421637697/

  • Oggetto: Petizione n. 0354/2023 – AVVISO AI MEMBRI

    Oggetto: Petizione n. 0354/2023 – AVVISO AI MEMBRI

    1. Sintesi della petizione (Petizione integrale UE[337]_signed )

    Il firmatario denuncia la presunta incorretta applicazione della Convenzione di Lanzarote in Italia, in materia di reati sessuali, ratificata con la legge n. 172/2012. Il firmatario sottolinea che in Italia sono esenti dall’obbligo di esibizione del certificato antipedofilia le associazioni di volontariato, tra le quali figurano le cooperative di servizi e le confessioni religiose.

    In particolare, egli sostiene che queste ultime godrebbero al loro interno di una maggiore tutela in riferimento ad eventuali reati sessuali e, sommando questo elemento all’esenzione dal certificato e all’assenza di un obbligo di trasmissione delle denunce alle autorità nazionali, l’insieme rappresenterebbe un incentivo per gli abusanti, con la conseguenza di impunità e di vittime di cui nessuno si fa carico.

    A sostegno delle proprie tesi cita i dati del report sugli abusi sessuali all’interno del clero, rilasciato dalla Conferenza Episcopale Italiana, nel quale la stessa CEI indica che, dai dati dal 2020 al 2021, da soli 30 sportelli delle 166 diocesi italiane che li hanno promossi, i laici denunciati in ambito ecclesiastico sarebbero 23 su un totale di 68 segnalati, corrispondenti al 33,8 %. Egli sostiene inoltre che, nonostante la Chiesa abbia istituito gli sportelli diocesani per le vittime di abusi sessuali e le persone vulnerabili, questi risulterebbero inadeguati, rappresentando ulteriori strumenti di violenze contro le vittime. Fa presente che gli esiti di questi processi sono spesso condanne mendaci, con diversi tentativi di accordi tra le parti.

    Ricorda infine che il 28 febbraio 2019, nell’80° sezione, sedute del 23 e 24 gennaio, il Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite ha sottolineato la propria preoccupazione per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte del personale religioso della Chiesa cattolica in Italia e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana, dichiarando la necessità di un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini basato sull’istituzione di una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale, su indagini trasparenti ed efficaci, sull’obbligo della segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza e infine sulla modifica della legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da includere il volontariato.

    Il firmatario richiede pertanto l’intervento delle istituzioni europee per chiarire le iniziative europee, al fine di prevenire e reprimere il fenomeno degli abusi sessuali sui minori in Italia ed eventuali iniziative normative per estendere l’obbligo di denuncia a tutti i cittadini e richiedere il certificato antipedofilia alle categorie oggi esenti.

    1. Ammissibilità

    Dichiarata ammissibile il 7 settembre 2023. Informazioni richieste alla Commissione a norma Regola 227(6).

    1. Risposta della Commissione, ricevuta il 17 novembre 2023

    «Le osservazioni della Commissione

    La Commissione è impegnata a combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori. Il 24 luglio 2020, la Commissione ha pubblicato una strategia globale dell’UE per una lotta più efficace contro l’abuso sessuale di minori.

    La strategia definisce otto iniziative concrete per combattere questi crimini online e offline, utilizzando tutti gli strumenti disponibili a livello UE, legislativi e non legislativi, come finanziamenti. In particolare, un’iniziativa chiave della strategia è garantire la completa attuazione della normativa vigente.

    La Direttiva 2011/93/UE2 stabilisce norme minime relative alla definizione dei reati e delle sanzioni in materia di abuso e sfruttamento sessuale dei minori, materiale pedopornografico e adescamento di minori per scopi sessuali. Essa impone agli Stati membri l’adozione di una serie di misure di prevenzione degli abusi sessuali sui minori, come programmi di intervento per gli autori di reati, nonché campagne educative e di sensibilizzazione. La direttiva stabilisce inoltre norme e obblighi per gli Stati membri in relazione ai procedimenti giudiziari e alle misure di assistenza e sostegno per le vittime minorenni. Gli Stati membri sono tenuti a recepire la direttiva nei rispettivi sistemi legislativi nazionali.

    Per quanto riguarda le segnalazioni dei reati, l’articolo 16 elimina gli ostacoli che potrebbero inibirle, ma non impone alcun obbligo. Le regole di riservatezza imposte dal diritto nazionale non devono costituire un ostacolo a che determinati operatori aventi il compito principale di lavorare a contatto con i minori segnalino ai servizi competenti i casi in cui hanno ragionevole motivo di ritenere che un minore sia vittima dei reati contemplati dalla direttiva. L’articolo impone inoltre agli Stati membri l’adozione delle misure necessarie a incoraggiare chiunque sia a conoscenza di fatti costituenti reato ai sensi della direttiva, o sospetti che tali fatti siano avvenuti, a segnalarli ai servizi competenti. L’imminente revisione della direttiva potrebbe contemplare l’introduzione di un obbligo in tal senso.

    Per quanto riguarda il certificato antipedofilia, per scongiurare il rischio che gli autori di reati possano tornare a contatto con minori nell’ambito di attività lavorative o di volontariato, l’articolo 10 della direttiva autorizza i datori di lavoro a chiedere il casellario giudiziale al momento dell’assunzione di una persona per svolgere attività professionali o di volontariato che comportano contatti stretti con minori. Obbliga inoltre gli Stati membri a fornire casellari giudiziali il più completi possibile in risposta a tali richieste, facendo ricorso al sistema europeo di informazione sui casellari giudiziali, ove opportuno, e ad ogni altra adeguata fonte di informazione.

    Per garantire il rispetto dei suddetti obblighi, la Commissione segue da vicino l’attuazione della direttiva 2011/93/UE negli Stati membri, compresa l’Italia, e continuerà ad avvalersi dei poteri conferitile dai trattati, secondo necessità, per garantirne la piena e completa attuazione.

    La Commissione sta preparando una revisione della direttiva. In tale contesto sta valutando la possibilità di imporre agli Stati membri l’introduzione dell’obbligo, almeno per i professionisti che lavorano a stretto contatto con i minori nei settori dell’istruzione, dell’assistenza all’infanzia e dell’assistenza sanitaria, di segnalare alle autorità competenti i casi in cui hanno ragionevole motivo di ritenere che sia stato commesso o possa essere commesso un reato contemplato dalla direttiva.

    Un’altra potenziale modifica potrebbe mirare a rendere obbligatoria la richiesta del casellario giudiziale da parte dei datori di lavoro che assumono personale per attività professionali e di volontariato che comportano contratti stretti con i minori.

    Conclusioni
    Si raccomanda di comunicare al firmatario che, sebbene il diritto dell’UE non preveda ancora l’obbligo che impone ai singoli di segnalare abusi sessuali sui minori alle autorità competenti, si sta attualmente valutando la possibilità di introdurre tale obbligo giuridico, almeno per le persone che hanno contatti regolari con minori in virtù della loro professione.

    La Commissione sta inoltre valutando la possibilità di effettuare controlli obbligatori dei precedenti per le persone assunte per svolgere attività professionali e di volontariato che comportano contatti stretti e regolari con minori

    Comunicazione ai membri

    Progetto di ordine del giorno 01/12/2023

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 14 del 9 dicembre

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 14 del 9 dicembre

    Federica Tourn – Gli 80 anni dei Focolari, tra luci e molte ombre

    Margaret Karram e Jesús Morán, presidente e copresidente dei Focolari, sono stati ricevuti in udienza dal papa il 7 dicembre, giorno in cui ricorrono gli ottanta anni dalla fondazione del movimento da parte di Chiara Lubich. Nel pomeriggio, il cardinale Kevin Joseph Farrell, prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, ha presieduto una messa di ringraziamento nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, insieme ad altri cardinali e vescovi. Una celebrazione in pompa magna per un movimento che ha dovuto ammettere di avere al suo interno diversi casi di pedofilia (66 i casi individuati dal 1969 al 2012, secondo i dati raccolti dalla Commissione interna dei Focolari): il più eclatante è senz’altro quello di Jean-Michel Merlin, un focolarino francese che ha violentato almeno 37 bambini e che è stato definito un «abusatore seriale di minori».

    Meno di due settimane fa, il 25 novembre, lo stesso papa ha però nominato Margaret Karram membro del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita: una decisione che ha destato stupore e scandalo fra le vittime e i fuorisciti dal movimento. L’Oref, organizzazione ex focolari, ha scritto una lettera aperta al cardinale Farrell in cui sottolinea la grave incompatibilità della nomina della presidente dei Focolari con la funzione di tutela che il Dicastero riveste in caso di denunce di abuso all’interno dei movimenti. «Questa nomina – si legge nella lettera di Oref – si configura come un grave conflitto di interessi: per noi e per le vittime di abusi, quel Dicastero era l’ultima istanza cui rivolgersi nella speranza di ottenere ascolto, comprensione e giustizia. E ora?».

    Ora, chi controlla adesso il controllore? La contraddizione appare evidente, soprattutto se si pensa alla “tolleranza zero” sugli abusi proclamata più volte da Bergoglio. «Margaret Karram dovrebbe contemporaneamente operare per risolvere il problema degli abusi all’interno del Movimento dei Focolari ed esprimersi poi sulle accuse di questi ultimi in seno al suo Dicastero», spiegano gli ex focolarini.

    Approvato dalle gerarchie ecclesiastiche nel 1962 (quasi vent’anni dopo la sua fondazione) con il nome di Opera di Maria, il movimento dei Focolari ha la sede centrale a Rocca di Papa ed è oggi diffuso in 182 paesi.

    Fonte: Domani


    Ludovica Eugenio

    E’ dedicato interamente al tema degli abusi nella Chiesa l’ultimo numero, il quarto de  2023, della rivista internazionale di teologia Concilium. Un tema già affrontato nel 2004, in un numero intitolato “il tradimento strutturale della fiducia”, che oggi viene ripreso e attualizzato. Cosa si intende per abuso? Lo spiega l’editoriale: “abuso – si legge – è un termine problematico perché potrebbe suggerire che vi possa essere un uso “corretto” di una persona, in contrasto con il suo ab-uso.

    Ciò non è possibile: non esiste un “uso” giusto o sbagliato di una persona, giacché una persona non dovrebbe mai essere usata. Eppure questa terminologia fa emergere esattamente il nocciolo della questione: nei casi di abuso sessuale gli individui non sono percepiti e rispettati come soggetti e persone. Sono usati, oggettivati, strumentalizzati. L’abuso è quindi sempre un abuso di potere e un abuso di fiducia, soprattutto nei rapporti di dipendenza. In particolare, nei rapporti di direzione spirituale o di cura pastorale. Proprio questo è il fulcro di questo fascicolo.

    Concilium tratta il tema da diverse prospettive e su un piano internazionale, registrando la difficoltà di contesti molto diversi tra loro in alcuni dei quali è ancora difficile mettere a tema l’abuso clericale. Vi sono dunque contrubuti molto diversi, ma tutti accomunati dal fatto che il contesto istituzionale in gioco è sempre la chiesa. Viene dunque messo in discussione il ruolo e la responsabilità istituzionale e teologica della chiesa cattolica, sia nel consentire relazioni di abuso sia coprendo e insabbiando.

    Undici i contributi presenti nel numero, tra i quali quelli della teologa tedesca Ute Leimgruber sulla rilevanza teologica della narrazione delle vittime, quello della teologa francese  Marie-Jo Thiel sul Rapporto Sauvé nella Chiesa francese, della ex religiosa, vittima di abusi Doris Reisinger sull’abuso spirituale e di p. Hans Zollner, preside dell’Istituto di antropologia della università Gregoriana sul significato della rielaborazione.


    Alessio Di Florio – L’ascolto che non ascolta del Vaticano

    Ascolto. Tante volte papa Francesco, Zuppi o altri della CEI hanno usato questa parola. Ascolto delle vittime, ascolto delle donne, ascolto di tante e tanti. A parole, la verità come spesso accade dietro le mura vaticane è un’altra come sottolinea questa dichiarazione di “Donne per la Chiesa”.

    Leggiamo la notizia che uno dei temi che verrà trattato da Papa Francesco, riunito con il gruppo dei 9 cardinali in questi giorni, sarà “la dimensione femminile nella Chiesa”. Da una parte ci incuriosisce cosa potrà emergere; dall’altra ci delude che, di nuovo e nonostante le tante istanze della nostra associazione, come di altre, le donne siano assenti al tavolo dove si parla del loro ruolo.

    Parlano di noi e su di noi ma non con noi.

    Auspichiamo invece e continuiamo a sollecitare un dialogo più autentico e sinodale, dove le donne siano soggetti del proprio processo di partecipazione nella comunità ecclesiale e dove si possa parlare di ministerialità così come di altre riforme necessarie.

    Alcune di noi insieme a tante teologhe e teologi contemporanei si domandano se non sia tempo per un superamento del principio petrino e mariano. Aggiungiamo che questa modalità binaria di definire la realtà presuppone separazione e impone paletti che ingabbiano invece di liberare i carismi di ciascuna e ciascuno.

    Abbiamo la sensazione che questo arroccarsi su alcune specifiche posizioni o teorie teologiche, di nuovo, nasconda un timore per una partecipazione sempre più ampia delle donne nella Chiesa.


    Francesco Zanardi – Ci siamo fatti in TRE. Nasce Rete L’ABUSO WEB PORTAL con tre siti tematici dedicati
    Un’esigenza per continuare a mantenere un servizio informativo di eccellenza, soprattutto in Italia dove l’informazione è estremamente carente, tanto da venire troppo spesso meno a quella che dovrebbe essere la sua funzione sociale.

    Una scelta radicale che valorizza con i suoi contenuti la stessa storia del paese e le inascoltate proteste dei sopravvissuti, documentata con migliaia di contenuti di cui molti non più reperibili sul web, ma presenti nel nostro archivio.

    Il nuovo PORTALE trova oggi all’indirizzo solito test.retelabuso.org/ tre distinte strutture:
    Il PORTALE – ASSOCIAZIONE SOPRAVVISSUTI che conterrà i soli contenuti relativi all’Associazione, l’operato negli anni, i consigli e i servizi MEDICI e LEGALI regionali, per le vittime.

    Il PORTALE – TG NEWS – NOTIZIE REGIONALI contenente non solo tutte le edizioni del TG NEWS ma la selezione di tutte le notizie di archivio storico, suddivise per Regione e categoria.

    Il PORTALE – OSSERVATORIO PERMANENTE contenente gli unici dati statistici italiani.
    I database sui sacerdoti accusati; quelli condannati; le strutture della chiesa per curare i preti pedofili (nessuna per le vittime); i vescovi insabbiatori tuttavia rimasti al loro posto in Itali, malgrado il Motu proprio; le statistiche sulla base europea; i riscontri sull’entità del fenomeno in Italia.

    Dati unici in quanto a differenza degli altri paesi, l’Italia non ha mai prodotto.
    Come è visibile a colpo d’occhio da ogni portale di accesso tematico, emerge uno storico molto chiaro, malgrado i contenuti siano gli stessi di prima.

    La struttura in realtà, malgrado i tre PORTALI tematici permette tramite la ricerca interna al PORTALE – indipendentemente dal portale utilizzato – la scansione dell’intero ARCHIVIO STORICO, con contenuti documentali che partono dal 1870 con sentenze di condanna (all’epoca MORALE) del RE d’Italia Umberto 1° e continuano con la storia “censurata” dalla memoria del paese, come lo “scandalo” di Varazze, luglio 1907, dietro ai preti pedofili, la guerra civile che in due giorni da Savona, travolse tutta Italia.
    I tre PORTALI sono già attivi e consultabili a pieno regime nella maggior parte dei servizi, alcuni ancora in fase di riallestimento.


    Pierelisa Rizzo

    La chiameremo Sheila ed è l’assistente sociale che ha testimoniato in tribunale ed ha contribuito a mettere in prigione uomini che hanno abusato di bambini e adolescenti ospiti degli orfanatrofi cattolici Madonna Manor e Hope Haven, a diverse miglia da New Orleans. “Ho provato. Ho fatto tutto quello che potevo per far arrestare quell’uomo”, ha detto, riferendosi a Harold Ehlinger, che viveva in un dormitorio quando il suo lavoro quotidiano fare l’assistente sociale ai ragazzi del Madonna Manor, ora chiuso.

    Questi due edifici, che ospitavano gli orfanatrofi belli allora e ben curati,  sono stati il rifugio di sadici e violentatori per decenni, beni immobili importanti  nella protezione dalla bancarotta che l’arcidiocesi ha voluto nel 2020, affrontando cause legali per le vittime di abusi. Il caso della Chiesa ora supera le 500 denunce di abuso grazie anche ad una legge della Louisiana , a rischio di sopravvivenza, che ha eliminato i termini di presentazione delle domande per le vittime.

    Man manco che si va avanti sta emergendo i contorni di una cultura religiosa criminale sotterranea con circa 100 denunce di abusi incentrate sui due orfanotrofi.

    Lo chiameremo Leon. Nato nel 1971, fu mandato a Madonna Manor da una famiglia che si era separata, alla fine del 1982 o 1983. “Invece di subire abusi, scappavo – troppe volte per poterle contare.  Era praticamente una prigione”. Era l’autunno del 1980, quando Sheila andò a lavorare al Madonna Manor. Nella consulenza e nella terapia di gruppo trovò ragazzi arrabbiati, cinici e che agivano per gli abusi sessuali subiti

    Sheila,  se n’era già andata quando arrivò Leon. Le autorità della Chiesa avevano permesso al fratello Harold Ehlinger di risiedere in un cottage vicino a Hope Haven.

    “Il fratello Harold era come il capo- dice Leon –   A volte indossavano maschere per nascondere la loro identità così non sapevi chi ti avesse violentato”.

    Ehlinger era uno del gruppo di presunti pedofili presenti a Hope Haven e Madonna Manor, secondo varie cause pendenti, deposizioni e documenti che forniscono nuovi, agghiaccianti particolari su due delle istituzioni più famigerate legate alla crisi degli abusi del clero cattolico, ma i cui dettagli sono stati in gran parte sepolti nel passato. La storia di Leon è solo una delle decine di testimonianze drammatiche . C’è Joe, violentato da Martin Marie, un membro delle Suore Scolastiche di Notre Dame e che, secondo Joe, non è stata l’unica suora complice delle percosse e degli abusi sessuali che ha subito sull’orlo della pubertà. C’è Rene Perez,  investito mentre a bordo della sua bicicletta era fuggito dall’orfanatrofio.

    Non è chiaro quando esattamente le due istituzioni la Hope Haven che aprì negli anni 20 e la Madonna Manor, aperta pochi anni dopo,  siano diventate una calamita per i pedofili e le persone inclini a comportamenti sadici. Ma 17 cause legali avviate nel 2005 contenevano accuse risalenti agli anni ’50 che descrivevano abusi orribili.

    Una figura importante nel contenzioso del 2005, è un prete di nome Ray Hebert, direttore delle due strutture dal 1966 al 1971.

    Hebert,  che era un monsignore  aveva la responsabilità degli orfanotrofi ed era a conoscenza delle dinamiche interne alle due strutture. Era lui che dopo avere accettato l’incarico, negli anni ’90 come vicario del clero presso l’arcidiocesi di New Orleans, avrebbe dovuto indagare sui preti accusati di abusi sessuali su minori.

    Hebert avrebbe stilato un rapporto al suo capo di allora l’arcivescovo Philip Hannan su una conversazione che aveva avuto con padre Lawrence Hecker accusato varie volte di abusi e ora in carcere in attesa di processo . Rapporto poi distrutto.

    Alla fine, dopo che l’arcidiocesi ha risolto la controversia Hope Haven-Madonna Manor per 5 milioni di dollari, le vittime che hanno nominato Hebert  hanno ritirato le accuse contro di lui.

    Tra il 2010 e il 2020, l’arcidiocesi ha risolto più di 130 denunce di abusi sessuali, per un totale di 11,7 milioni di dollari, in molti casi richiedendo alle vittime di firmare accordi di riservatezza

    L’arcidiocesi non avrebbe mai pagato un tale risarcimento se non considerasse credibili le vittime .

    Pierelisa Rizzo

    Fonte The Guardian.

  • Grazie Francesco

    Grazie Francesco

    Buongiorno a tutte e tutti e buongiorno a te Francesco. Ho appena letto l’articolo sul “triplicamento” dei canali internet della Rete, e ci tengo veramente a farti i miei complimenti e soprattutto a ringraziarti.

    Sei un piccolo GRANDE uomo Francesco, e ti voglio sinceramente un gran bene !

    E pensare che qui in Francia e in Italia mi fanno pure i complimenti, perché hai dichiarato ultimamente (e indebitamente) alla stampa, che sono uno dei “fondatori” della Rete, quando sono invece solo una vittima, umile ma sfegatato sostenitore, che ti chiese il tuo aiuto e aderì a Rete L’Abuso solo nel 2015, quando mi hai dato una mano e fatto un gran bene coi tuoi consigli e le tue lettere.
    E ne avevo veramente bisogno, visto che, solo da qualche mese, avevo subito il doloroso “gran risveglio” della mia amnesia traumatica, e ci son stato talmente male che ho rischiato seriamente l’ospedalizzazione psichiatrica, talmente la scoperta dei dettagli “segreti e segregati” della mia infanzia mi fece vacillare.

    E la Rete sei tu Francesco, tutto poggia sulle tue sole spalle.

    Si, ho aiutato per il logo (è il mio mestiere) e scrivo molto e intervengo per la causa comune come un dannato senza pace, come e quando posso, soprattutto qui in Francia dove vivo da più di 20 anni. Vado anche volentieri con le altre vittime in piazza San Pietro a Roma, o sulle gradinate del Sacro Cuore a Parigi, con striscioni e una valigia di urla per gridare la mia rabbia. Rabbia intatta malgrado più di 8 anni di psicoterapie che non mi hanno certo guarito, perché per me è troppo tardi per “guarire”, ma che mi hanno almeno aiutato a rompere il silenzio e a sopportarmi da “sopravvissuto” (come noi vittime amiamo definirci).

    Per fortuna per i “sopravvissuti” non è più esattamente cosi oggi. Per quei minori che grazie anche all’aiuto dei tanti avvocati volontari della Rete (come Mario Caligiuri) e grazie a quella cultura della verità che hai grandemente influito a far emergere in Italia, riescono finalmente a parlare e soprattutto ad essere ascoltati dagli adulti. E questo, in queste tristi circostanze cambia tutto, se non altro perché il sostegno psicologico immediato, il sentimento di sentirsi finalmente ascoltati e soprattutto la giustizia, evitano che la violenza dello stupro e del diniego finiscano per compromettere per sempre la fragile coscienza di un minore in divenire.

    Quindi si, hai fatto e fai molto per le vittime e la giustizia Francesco. Ma la giustizia esiste in Italia? Purtroppo siamo l’unico paese al mondo tra quelli detti “civili” a negarla, e a non aver creato (come ad esempio qui in Francia), una commissione indipendente d’inchiesta per far luce sui crimini pedofili che i ministri della Chiesa Cattolica Italiana perpetrano da decenni, coperti da una cultura del silenzio e dell’insabbiatura che non solo la rendono responsabile di quanto è accaduto, ma tristemente complice. E purtroppo molto più di qualsiasi altra istituzione a contatto con i bimbi, se non altro perché le leggi del Concordato mussoliniano tra Stato e Chiesa del 1929, tuttora in vigore, le permettono facilmente di eludere le inchieste e gli accertamenti degli inquirenti di giustizia italiani.

    Come se il Concordato non bastasse poi, si fa ancor peggio in Italia. Perché il governo italiano, e solamente per “aiutare” la Chiesa, autorizza l’imputato ad indagare su se stesso. Ed è cosi che è stata creata una commissione fantoccio tutt’altro che indipendente, presieduta dal presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) mons. Matteo Zuppi, alla quale è stato affidato il compito di indagare su quei crimini e quei criminali che per decenni, di fatto, la Chiesa ha coperto e continua a coprire. E chiamano questa “giustizia”? Solo in Italia è possibile un paradosso del genere.

    Qui in Francia, paese realmente laico non solo sulla carta costituzionale, il popolo in furia sarebbe sceso nelle piazze e avrebbe chiesto ai politici di rendere i conti. E in Italia? Il potere della Chiesa è talmente forte, diffuso e capillare, che quasi tutta la stampa e la classe politica si genuflette di fronte al Papa, e nega ai propri cittadini il più elementare diritto all’informazione e alla giustizia. Diritto negato da quei politici che osano poi qualificare l’Italia come une stato democratico e di diritto!

    È una vergogna tutta italiana che conferma ancora una volta lo sfacelo della nostra società e la perdita di qualsiasi riferimento morale e culturale. E non è una questione di destra o di sinistra, di atei o di credenti, ma di civiltà! Solo di civiltà.

    Tutte le vittime come me qui in Italia hanno rotto il silenzio solo grazie a te Francesco. Piccolo grande uomo che dedica tutto il suo tempo e tutta la sua vita a questa nobile causa, non certo per vendetta, non certo per anticlericalismo becero, perché la Chiesa Cattolica esiste da duemila anni e esisterà sempre, ma perché umanamente saresti incapace più di qualsiasi altro uomo di continuare a esistere mentre altri bimbi continuano a farsi stuprare dai ministri della Chiesa Cattolica. Esistere mentre altre giovani coscienze appena sbocciate si fanno spezzare in volo e per la vita intera, solo per aver innocentemente frequentato una istituzione, quella cattolica; creata in nome della “giustizia universale”, ma che di fatto, difende invece i criminali pedofili che si sono annidati in massa nel suo seno, visto che non denunciandoli la Chiesa li protegge, fino a trasformarsi nel corso dei decenni in un paradossale “paradiso universale” per pedofili.

    È insopportabile pensare che questo accada ancora oggi e nell’indifferenza. Insopportabile per le vittime, insopportabile per chi come te Francesco, è riuscito come Golia a far vacillare il gigante della menzogna, menzogna che non è certo stata sconfitta, è solo stata scalfita perché in parte resa pubblica. Ma finalmente e giustamente la Chiesa si fa criticare dalla società civile e da tutti quei fedeli scandalizzati da quanto scoprono, e scandalizzati dall’attuale inazione che ne segue. Perché malgrado tutte le parole di scusa e i buoni propositi del Papa, i fatti non seguono.

    Il primo “report” italiano della CEI ci racconta solo l’ennesima campagna di informazione per distrarre e far tacere il popolo. Non si tratta di una vera e oggettiva inchiesta indipendente, ne di veri provvedimenti cautelativi o disciplinari, e le vittime sono tuttora inascoltate e non hanno ricevuto nessun indennizzo, almeno per le loro cure psichiatriche. Penso ad esempio alle vittime degli ignobili pedofili dell’istituto religioso per sordomuti Provolo di Verona, che malgrado le evidenze raccapriccianti che sono emerse nei tribunali e lo scalpore suscitato dal caso, ancora aspettano giustizia.

    La mortifera cultura clericale che si è impossessata della Chiesa da decenni ha reso tutti complici. Perché i vescovi e i cardinali che non sono direttamente colpevoli di crimini pedofili, sono comunque colpevoli di omessa denuncia di crimini altrui, e i rari non coinvolti si potrebbero purtroppo contare sulle dita di una sola mano. E anche se il Papa fosse pieno di buona volontà, si fa di tutto alle sue spalle per rallentare il processo, perché hanno paura, paura di perdere il loro potere, i loro privilegi e paura della giustizia, quella civile e non quella divina. Quella che non ci stancheremo mai di esigere, noi della Rete, aiutati anche da quei tanti cattolici di buona volontà.

    Si, perche molti credono che la Rete sia una associazione anticlericale, e del resto alcuni fanatici ci trattano pure da “satanisti”, credendo in questo modo di difendere la loro chiesa (che invece contribuiscono a demolire), ma non è vero affatto!

    Attorno e all’interno di Rete l’Abuso ruotano anche preti (quelli veri) e persone profondamente credenti e cattoliche che lottano anche per salvare la Chiesa e scacciare dal suo interno i criminali. Come Cristina Balestrini, madre di una vittima e profondamente cattolica, che fin dall’inizio si è sentita personalmente implicata e ha ricoperto e ricopre tuttora ruoli fondamentali e importanti nella nostra associazione.

    E poi ci sono quelli come me, vittime che purtroppo hanno perso la fede a 9 anni a causa di uno stupro subito proprio in un confessionale (e non ci biasimate) ma anche vittime credenti. Perché credenti o non credenti, di destra o di sinistra, come vi ho già detto, si tratta di una questione di civiltà. E perché il silenzio e la menzogna uccidono, non solo la civiltà, non solo noi vittime, ma anche i nostri figli.

    Mio malgrado e solo perché vivo in Francia, sono diventato da un paio di settimane un caso unico. L’unica vittima italiana di un crimine pedofilo clericale prescritto dalla legge, ascoltata e risarcita (seppur simbolicamente) da una Conferenza Episcopale, ma non quella italiana, la CEI, ma quella francese, la CEF. Anche perché in seguito a l’ennesimo rifiuto per “extraterritorialità”, ho minacciato di incatenarmi sul cancello dell’Arcidiocesi di Lione di fronte alla stampa nazionale e internazionale, di scrivere una lettera alla Corte di Giustizia Europea dei Diritti Umani, e non ultimo, di scriverne una anche Macron (e qui in Francia è possibile farlo) per chiedere al mio Presidente di far pressione sulla Chiesa Cattolica per proteggere uno dei sui cittadini. Se fossi stato solo un “povero cristo italiano” e come è successo in passato, nessuno mi avrebbe mai ascoltato ne risposto. Ebbi solo una “paterna benedizione”. Qui in Italia le mie minacce non sarebbero servite a nulla.

    Spero solo che il mio caso “unico” possa creare un precedente giuridico a favore di tutte quelle vittime italiane che attendono che qualcuno si occupi di loro.

    Quindi come concludere: viva la Francia, viva l’Italia (con qualche riserva), e viva Francesco Zanardi e Rete L’Abuso, prima e unica associazione italiana che difende le vittime di pedofili clericali e mette il dito sulla piaga di questa vergognosa tradizione tutta italiana, di cui personalmente sono poco fiero.

    Piero BROGI
    (una delle tante vittime che ha deciso almeno di non restare anonima e ne di chiudere la bocca. E visto quello che ci ho messo a 9 anni, oggi posso metterci pure la faccia, e senza vergogna. Non sono certo io a dovermi vergognare)
    https://www.facebook.com/groups/retelabuso/permalink/7094139183977622/?mibextid=oMANbw
  • Nasce Rete L’ABUSO WEB PORTAL con tre siti tematici dedicati

    Nasce Rete L’ABUSO WEB PORTAL con tre siti tematici dedicati

    Un’esigenza per continuare a mantenere un servizio informativo di eccellenza, soprattutto in Italia dove l’informazione è estremamente carente, tanto da venire troppo spesso meno a quella che dovrebbe essere la sua funzione sociale.

    Una scelta radicale che valorizza con i suoi contenuti la stessa storia del paese e le inascoltate proteste dei sopravvissuti, documentata con migliaia di contenuti di cui molti non più reperibili sul web, ma presenti nel nostro archivio.

    Il nuovo PORTALE trova oggi all’indirizzo solito test.retelabuso.org/ tre distinte strutture:

    – Il PORTALE  che conterrà i soli contenuti relativi all’Associazione, l’operato negli anni, i consigli e i servizi MEDICI e LEGALI regionali, per le vittime.

    – Il  PORTALE –  contenente non solo tutte le edizioni del TG NEWS ma la selezione di tutte le notizie di archivio storico, suddivise per Regione e categoria.

    – Il PORTALE – contenente gli unici dati statistici italiani.

    I database sui sacerdoti accusati; quelli condannati; le strutture della chiesa per curare i preti pedofili (nessuna per le vittime); i vescovi insabbiatori tuttavia rimasti al loro posto in Itali, malgrado il Motu proprio; le statistiche sulla base europea; i riscontri sull’entità del fenomeno in Italia.

    Dati unici in quanto a differenza degli altri paesi, l’Italia non ha mai prodotto.

    Come è visibile a colpo d’occhio da ogni portale di accesso tematico, emerge uno storico molto chiaro, malgrado i contenuti siano gli stessi di prima.

    La struttura in realtà, malgrado i tre PORTALI tematici permette tramite la ricerca interna al PORTALE  – indipendentemente dal portale utilizzato – la scansione dell’intero ARCHIVIO STORICO, con contenuti documentali che partono dal 1870 con sentenze di condanna (all’epoca MORALE) del RE d’Italia Umberto 1° e continuano con la storia “censurata” dalla memoria del paese, come lo “scandalo” di Varazze, luglio 1907, dietro ai preti pedofili, la guerra civile che in due giorni da Savona, travolse tutta Italia.

    I tre PORTALI sono già attivi e consultabili a pieno regime nella maggior parte dei servizi, alcuni ancora in fase di riallestimento.

    Ci scusiamo per i disservizi.

    Per suggerimenti, modifiche e disservizi di vario genere vi preghiamo di comunicare a info@retelabuso.it .

    Grazie per la vostra dedizione

    [contact-form][contact-field label=”Nome” type=”name” required=”1″][contact-field label=”Email” type=”email” required=”1″][contact-field label=”Messaggio” type=”textarea”][/contact-form]