Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Vittima di prete pedofilo: «Chiedo giustizia dopo oltre 30 anni»

    Vittima di prete pedofilo: «Chiedo giustizia dopo oltre 30 anni»

    «Sono contento del rinvio a giudizio. Nessuno merita di vivere il mio calvario. Sarò felice quando saprò che non potrà più accadere. Non deve succedere mai più che un bambino sia costretto ad affrontare ciò che ho vissuto io».

    Arturo Borrelli oggi ha 46 anni, ma la sua vita sin dall’adolescenza è stata segnata da un evento che ha fortemente condizionato le sue relazioni con gli altri, ma soprattutto la sua serenità interiore. Prima di parlare della sua storia ci sembra però opportuno fare una dovuta premessa.

    Morti che camminano

    In Italia e nel mondo ci sono reati che, commessi all’interno di certi ambienti, ancora appaiono come un tabù. Sia per gli ambienti stessi in cui vengono consumati, sia perché evidentemente chi li subisce non fa notizia quanto i morti ammazzati per mafia o per mano della criminalità comune. Sono le vittime di pedofilia, quel lungo elenco di martiri costretti a vivere come cosiddetti morti che camminano, per il dolore immenso che li accompagna per tutta la loro esistenza.

    Arturo, nato e cresciuto a Ponticelli, quartiere della periferia orientale di Napoli, dove si è consumato il suo dramma, lotta ancora oggi che ha una famiglia, che ha perso un figlio di 18 anni e prima ancora un lavoro, per ottenere giustizia e verità. Diritti sacrosanti per i quali combatte non solo per se stesso, ma per quell’esercito di bambini, oggi diventati adulti, a cui orchi senza scrupoli hanno rubato per sempre l’infanzia.

    Arturo Borrelli, vittima di prete pedofilo, la storia

    Una prima vittoria sembra esserci stata. Il prossimo 28 ottobre infatti presso il Tribunale di Pavia iniziare il processo contro il sacerdote di Ponticelli accusato di aver utilizzato un nome fasullo per trovare ospitalità presso una congregazione nel pavese.

    Ma qual è il legame di questa storia con quella di Arturo Borrelli? Quella che tutti ricordano in un servizio delle Iene con Pablo Trincia che aveva raccolto la testimonianza di Arturo diventato ormai un uomo, sposato e padre di tre figli (di cui uno, Luigi, scomparso tragicamente a 18 anni in un incidente stradale).

    Era il 2010 quando Arturo denunciò il suo ex insegnante di religione delle scuole medie per abusi sessuali perpetuati nei suoi confronti in maniera continuativa dal 1988 al 1991, quando cioè aveva 13 anni e fino ai 16. Dopo quella denuncia il religioso si era dileguato nel nulla, per poi essere ritrovato come docente in un istituto alberghiero di Cicciano (in provincia di Napoli) e far perdere nuovamente le tracce di sé. Solo in seguito si scoprì che era stato ospitato dalla Congregazione dei missionari della Divina Redenzione sulle colline dell’Oltrepò pavese sotto un nome fasullo.

    Ma il male che il parroco avrebbe (ovviamente usiamo il condizionale, dato che vi sono indagini in corso) fatto ad Arturo quando era solo un ragazzino resta un segno indelebile. Come la prima volta che lo incontrai per intervistarlo tra le strade di Ponticelli nel 2015, proprio di fronte casa di colui che era stato stato il suo insegnante, dove oggi non vive più nessuno della famiglia del sacerdote.

    «La mia gioventù e la mia età adulta sono state caratterizzate da ansia, panico e depressione, tutto a causa di quegli abusi. Dopo essermi rivolto a medici e alla Rete L’abuso, composta da legali e psicologi, ho capito l’origine del mio malessere».

    Il processo

    Il racconto di Borrelli è sempre più lucido, nonostante gli anni trascorsi: «Ho denunciato il parroco che aveva abusato di me e lo stesso ha fatto un altro suo ex studente nel 2019».

    La Rete L’abuso, grazie alla quale il sacerdote era stato individuato prima a Cicciano e poi nel Pavese, si costituirà parte civile nel processo. «Chiediamo giustizia e vogliamo sapere come sia stato possibile che gli si stato concesso di cambiare nome e avere ancora a che fare con i giovani. Lui si è giustificato dicendo che è stato obbligato a cambiare nome perché perseguitato dalla stampa. Vogliamo sapere chi lo ha aiutato. E chi non gli sia più consentito di celebrare messa, di insegnare ai ragazzi e chi gli siano tolti gli abiti da sacerdote. Incredibile che la chiesa continui ancora a difenderlo», rimarca con forza Arturo.

    Ora dopo decenni in cui il trauma di quegli abusi non lo ha mai abbandonato, Arturo appare fiducioso alla notizia del rinvio a giudizio notificato a carico del prete: «Finalmente si apre uno spiraglio di giustizia». Sperando che stavolta sia fatta sul serio, dopo che 2 anni fa la vittima insieme ad altri sfilò in corteo in forma di protesta contro l’assoluzione decisa due mesi prima dal Tribunale ecclesiastico di Milano nei confronti del sacerdote di Ponticelli.

    Vittima di prete pedofilo: «Chiedo giustizia dopo oltre 30 anni»

  • Esperti Onu, il Papa fermi gli abusi sui bambini

    Esperti Onu, il Papa fermi gli abusi sui bambini

    Un gruppo di esperti dei diritti umani delle Nazioni Unite hanno inviato una lettera al Papa esprimendo “grande preoccupazione” per le accuse di violenza sessuale contro i bambini nelle istituzioni cattoliche ed hanno chiesto al Pontefice di agire.

    Gli esperti, che non parlano per le Nazioni Unite ma riferiscono le loro conclusioni all’organizzazione, hanno chiesto alla “Santa Sede di prendere tutte le misure necessarie per fermare e prevenire il ripetersi di violenze e abusi sessuali contro i bambini nelle istituzioni cattoliche, garantire che i responsabili siano chiamati a rispondere e le vittime risarcite”.

    https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2021/06/21/esperti-onu-il-papa-fermi-gli-abusi-sui-bambini-_7d7d3636-99ad-4162-b612-d9b3e6bb0993.html

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2018/10/07/quanti-sono-i-preti-pedofili-in-italia-dalle-proiezioni-litalia-ha-il-potenziale-piu-alto-di-qualsiasi-paese/

  • Preseminario San Pio X, la “scuola” dei chierichetti del Papa lascia il Vaticano. È al centro di un processo per violenze sessuali

    Preseminario San Pio X, la “scuola” dei chierichetti del Papa lascia il Vaticano. È al centro di un processo per violenze sessuali

    Francesco trasferisce il Preseminario San Pio X fuori dal Vaticano. La decisione, nell’aria da diverso tempo, arriva proprio mentre il luogo dove finora si sono formati i chierichetti del Papa è al centro di un processo penale per violenze sessuali. Gli imputati sono due preti: don Gabriele Martinelli, all’epoca dei fatti seminarista, che è accusato di abusi sessuali, e don Enrico Radice, ex rettore del Preseminario, accusato di favoreggiamento. Un processo analogo a quello che da mesi si sta svolgendo presso il Tribunale Vaticano è iniziato parallelamente anche presso il Tribunale penale di Roma. “Da tempo – si legge in un comunicato della Sala Stampa della Santa Sede – si stava studiando l’ipotesi di un trasferimento del Preseminario San Pio X al di fuori delle Mura Vaticane, anche per favorire la vicinanza dei giovani studenti ai luoghi dove svolgono i loro studi e praticano le loro attività ricreative. In una recente udienza, il Santo Padre Francesco ha comunicato al rettore, don Angelo Magistrelli, la decisione che il Preseminario, a partire dal prossimo mese di settembre, sposti la sua sede all’esterno della Città del Vaticano, in luogo conveniente”.

    Nella nota si precisa, inoltre, che “Sua Santità non ha mancato, nell’occasione, di esprimere viva gratitudine a don Magistrelli per l’opera compiuta in questi 75 anni dalla fondazione dell’istituzione, riconoscendo che essa conserva la sua validità educativa e chiedendo che possa continuare l’apprezzato servizio liturgico svolto dai giovani studenti nella Basilica di San Pietro in Vaticano. Si tratta, dunque, di una nuova tappa della vita e dell’attività del Preseminario San Pio X, che offrirà senz’altro ad esso nuove opportunità di crescita e di sviluppo soprattutto nell’ambito della promozione delle vocazioni al sacro ministero”. Sarà interessante vedere quale sarà la futura collocazione di questa istituzione, che non dovrebbe essere comunque molto distante dal Vaticano visto che Bergoglio vuole che i suoi allievi continuino a svolgere il servizio di chierichetti del Papa a San Pietro.

    Fondato nel 1956 per volontà di Pio XII e don Giovanni Folci, il Preseminario, che dipende dalla diocesi di Como, è un istituto di orientamento vocazionale dove sono nate quasi duecento vocazioni sacerdotali e religiose e di moltissimi laici impegnati. La sua principale finalità è quella del servizio liturgico nella Basilica Vaticana accogliendo ragazzi adolescenti e giovani provenienti da tutte le diocesi d’Italia e del mondo. Negli ultimi anni, però, questa realtà è stata travolta dallo scandalo degli abusi sessuali. Don Martinelli, nato nel 1992, è accusato di aver usato violenza e minaccia, abusando della sua autorità e approfittando delle relazioni di fiducia in qualità di frequentatore anziano del Preseminario, tutore e coordinatore delle attività dei seminaristi, costringendo la sua vittima, di un anno più piccola, a subire ripetuti abusi all’interno del Vaticano. Violenze, che sempre secondo l’accusa, sono avvenute fino al 2012. Don Radice, classe 1949, è accusato, invece, di avere più volte, come rettore del Preseminario, in Italia e anche all’estero, aiutato Martinelli a eludere le investigazioni dopo i reati di violenza carnale e libidine. Su queste accuse sarà il Tribunale Vaticano presieduto da Giuseppe Pignatone a pronunciarsi nelle prossime settimane. La decisione del Papa, però, anticipa di fatto la sentenza con un giudizio non certamente positivo su ciò che è avvenuto nel Preseminario negli anni precedenti.

    Twitter: @FrancescoGrana

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/05/25/preseminario-san-pio-x-la-scuola-dei-chierichetti-del-papa-lascia-il-vaticano-listituto-al-centro-di-un-processo-per-violenze-sessuali/6209561/

  • La “geniale” soluzione di Bergoglio – niente bambini, niente pedofilia – così trasferisce in Italia il pre-seminario per debellare la pedofilia in Vaticano

    La “geniale” soluzione di Bergoglio – niente bambini, niente pedofilia – così trasferisce in Italia il pre-seminario per debellare la pedofilia in Vaticano

    Si stenta a credere ma Bergoglio ha chiuso il pre-seminario in Vaticano e annuncia che verrà trasferito in Italia.

    Il MESSAGGERO riporta “Si tratta di una decisione drastica che il Papa ha già comunicato ai vertici del pre-seminario per azzerare ogni possibile rischio futuro, ed evitare che possano verificarsi ulteriori negligenze”.

    Anche se non detto espressamente, nella sostanza la soluzione di Bergoglio per sradicare gli abusi sessuali nello Stato del Vaticano è semplice, i bambini “non abiteranno più tra le mura degli edifici vaticani, proprio per garantire la loro maggiore sicurezza e non esporli a eventuali situazioni ambigue o a quello spaccato di presunti plagi, violenze psicologiche, morbose attenzioni che sta emergendo dalle prime udienze del processo”.

    Tutto questo solleva ovvie riflessioni, intanto sulla validità, applicabilità ed efficacia delle recenti norme introdotte, che in questo caso vedrebbero il vaticano teatro di un esempio per il mondo, lì sottoposte costantemente all’occhio vigile di Bergoglio, sarebbe un vero e proprio trionfo, dopo venti anni di costanti fallimenti.

    Ma forse Bergoglio su quelle norme da lui stesso introdotte, è il primo a non essere molto fiducioso, anche perché le evidenze (Milano, Enna, Genova, Torino e lo stesso Vaticano) dicono che a due anni dalla loro introduzione sono totalmente disapplicate e quello che è peggio, è che da parte del vaticano e degli uffici preposti, non si veda alcun sollecito verso le gerarchie ad applicarle.

    Ma solo la drastica decisione di Bergoglio – eliminare i minori da dentro lo Stato del Vaticano.

    Rimanendo in attesa che il Governo italiano crei un’area free per i bambini italiani, magari in virtù della reciprocità tra Stati, proprio in Vaticano dove sarebbero sicuramente più al sicuro dal Governo italiano …dalla Rete L’Abuso è tutto.

    Francesco Zanardi

  • Pedofilia nella Chiesa, vertice Papa-ministro degli Esteri tedesco

    Pedofilia nella Chiesa, vertice Papa-ministro degli Esteri tedesco

    Città del Vaticano – In Germania la Chiesa cattolica è in ebollizione, non solo per le richieste di riforme provenienti dalla base come, per esempio, l’abolizione del celibato, il sacerdozio femminile, la benedizione alle coppie omosessuali, ma anche per la scarsa trasparenza con la quale vescovi, cardinali e preti hanno gestito il tema delle pedofilia nel passato. Pedofili trasferiti da una parrocchia all’altra, o in altre diocesi, vittime messe nella condizione di non potersi difendere. Un quadro opaco che sta creando problemi anche a livello politico. La riprova è che il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, che stamattina sarà ricevuto da Papa Bergoglio ha detto in una intervista a Die Welt che, tra i vari temi (Europa e vaccini) intende discutere degli abusi sessuali.

    Un argomento non secondario, scioccante per tanti cittadini, certamente destabilizzante per le strutture ecclesiali. Mass ha spiegato che la questione «determina il rapporto della gente con la propria comunita’ religiosa». L’esponente del Partito socialdemocratico vorrebbe sapere «come la Chiesa cattolica e, in particolare, il Papa» intendono affrontare il problema. Per Maas, lo Stato è chiamato ad intervenire, soprattutto quando si tratta di questioni penali. In Germania, contrariamente a quello che accade in Italia dove i vescovi non hanno l’obbligo di denunciare i preti pedofili alla polizia e alla magistratura, i religiosi tedeschi sono tenuti a segnalare i casi.

    Il capo della diplomazia di Berlino ha accolto con favore le benedizioni impartite da quella parte di sacerdoti alle coppie omosessuali, nonostante il divieto del Vaticano. «Vedo una grande apertura in alcune parti della Chiesa cattolica agli sviluppi sociali che non si possono ignorare», ha dichiarato Maas. L’esponente della SpD ha aggiunto: «Accolgo con grande favore il fatto che queste discussioni vengano nuovamente avviate e condotte in modo piu’ approfondito»

  • Vos estis lux mundi – le vittime italiane diffidano il Vaticano ad adempiere

    Vos estis lux mundi – le vittime italiane diffidano il Vaticano ad adempiere

    A due anni dall’entrata in vigore del Motu proprio che avrebbe dovuto dettare l’applicazione – come spiega padre Hans Zollner, soprattutto per le gerarchie – di rigide regole affinché i casi di abuso sessuale non venissero più insabbiati, ora vediamo essere lo stesso Vaticano a non dare applicazione a quelle sue stesse norme, propinate nelle aspettative come “rivoluzionarie”.

    La prima testimonianza arriva proprio dal vescovo di Piazza Armerina, mons. Rosario Gisana il quale, su don Giuseppe Rugolo, dichiara al Resto del Carlino “di avere informato la Congregazione della Fede, la quale avrebbe poi rispedito tutto al mittente spiegando che non interessava”. Ma Gisana non si ferma. “Per scrupolo – prosegue – ho mandato tutto alla Segreteria di Stato e mi hanno risposto con la stessa dicitura”.

    Trasferito poi a Ferrara, ufficialmente per motivi di studio, don Giuseppe Rugolo – come lui stesso dichiara in questo video – continuava, malgrado le denunce, a lavorare a stretto contatto con minori, tanto che nel video annuncia un campo con i “ragazzi” dal 22 al 29 agosto 2020.

    Quello di Enna è solo l’ultimo dei casi presi a campione e accaduti dal 1 giugno del 2019, ovvero da quando il Motu proprio è diventato legge.

    Nella diffida citiamo altri tre casi, il primo è quello dei chierichetti del papa, il cui processo si è svolto in Vaticano. Avrebbe dovuto dare un segnale forte ed esemplare e, invece, vediamo scomparire da quel processo proprio chi realmente insabbiò il caso, questo secondo l’accusa dello stesso Vicario Giudiziale Andrea Stabellini.

    C’è poi il caso genovese di don Franco Castagneto e quello di padre Luca Bucci. Il primo scomparso improvvisamente verso la metà di agosto 2019 e per il quale, la stessa Congregazione per la Dottrina revocò al Cardinale Angelo Bagnasco il mandato per celebrare il processo, trasferendolo a Torino, dove però sembra che anche lì nessuno voglia vagliare le eventuali responsabilità dell’ex Arcivescovo Presidente della CEI.

    Il secondo caso, quello di Padre Bucci solleva l’operato della diocesi guidata da Bagnasco ma anche quello neo eletto vescovo di Genova Marco Tasca che, avvisato dalla stessa associazione Rete L’ABUSO di un caso di cui omettevamo il nome del sacerdote – quello di padre Bucci – ci rispose, ma non volle nemmeno sapere chi fosse il frate in questione, neanche a titolo di prevenzione.

    Questa diffida ad adempiere (testo integrale) da parte dei sopravvissuti – ad applicare seriamente il Motu proprio – è solo un primo atto formale che avrà seguito, questa volta limitato nei confronti di uno stato estero che si è autopromosso in rappresentanza delle vittime, che però non rappresenta affatto e che, formalmente, lo ribadiscono e rinnegano con il presente atto.

    Noi sopravvissuti non intendiamo essere indiretti complici di una campagna criminale che continua a produrre vittime di un un Vaticano che dimostra, ancora oggi, di voler tutelare solo ed unicamente se stesso e come vediamo continua a mettere in secondo piano la salute psicofisica dei minori, per il 90% cattolici, ad esso affidati ingenuamente .

    Il Presidente – Francesco Zanardi

    P.S. 24 giugno 2019 – Savona

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2018/10/07/quanti-sono-i-preti-pedofili-in-italia-dalle-proiezioni-litalia-ha-il-potenziale-piu-alto-di-qualsiasi-paese/

  • Abusi, in Sicilia la guerra delle petizioni a difesa del vescovo che ha trasferito a Ferrara prete pedofilo

    Abusi, in Sicilia la guerra delle petizioni a difesa del vescovo che ha trasferito a Ferrara prete pedofilo

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Contrariamente al trend della Germania o della Francia dove i fedeli si mobilitano indignati per chiedere al Vaticano la rimozione di quei vescovi che hanno trasferito preti pedofili in altre diocesi per proteggerli, in Italia le cose sembrano andare alla rovescia. Lo dimostra il caso clamoroso di Enna. In questi giorni sta facendo scandalo l’incredibile ‘guerra’ delle petizioni scoppiata nella diocesi siciliana dove è appena stato arrestato dalle forze dell’ordine un giovane prete. L’accusa è pesante, avrebbe abusato di un minore che gli era stato affidato «per ragioni di istruzione e di educazione alla religione cattolica», come si legge in un comunicato della Questura di Enna.

    La storia – A seguito di questo arresto la Procura siciliana ha pure lanciato un appello per incoraggiare altre vittime a non avere timore e a denunciare. Ai tempi delle violenze il ragazzino abusato aveva appena 16 anni. L’incubo era iniziato nel 2009 e sarebbe andato avanti fino al 2013. Dall’ordinanza di applicazione della misura cautelare al prete si legge chiaramente che di queste violenze ne era a conoscenza il vescovo Rosario Gisana il quale, in barba alla tutela del minore, verso la fine del 2019, avrebbe spedito in una altra diocesi – Ferrara – il presunto pedofilo, il quale non solo ha continuato a rimanere a contatto con altri ragazzi ma in seguito è stato pure ordinato sacerdote dalla Chiesa di Enna.

    L’indagine – Nell’ordinanza si legge: «Il sospetto di una devianza sessuale sembra condiviso dallo stesso vescovo Gisana che a seguito della notizia dei fatti denunciati dalla vittima ha disposto il trasferimento dell’indagato a Ferrara anche al fine di avviarlo ad un percorso psico terapeutico. D’altronde l’indagine ha ampiamente dimostrato come le abitudini sessuali dell’indagato siano state e siano tuttora caratterizzate da note di perversione. Dall’analisi del contenuto del computer del religioso è emerso, infatti, che lo stesso è solito navigare in maniera sistematica e maniacale, a qualsiasi ora del giorno e della notte, mediamente 60 volte al giorno negli ultimi dieci mesi, in innumerevoli siti pornografici, rintracciabili con la parola chiave ‘teen’ e che più di recente ha avuto rapporti omosessuali con due giovani appena 19enni».

    Le petizioni – Dopo l’arresto del prete nella diocesi di Enna sono partite due petizioni antitetiche sul web che rimbalzano da un sito all’altro a caccia di iscrizioni. La prima è di solidarietà al vescovo Gisana per difenderlo dall’accusa di avere insabbiato e trasferito il prete abusatore.

    Sotto una foto in cui si vede Gisana che abbraccia Papa Francesco, si legge che di fronte agli attacchi «strumentali da parte di blogger, tendenti a denigrare e screditare l’operato del vescovo nella vicenda del sacerdote Giuseppe Rugolo la diocesi di Enna-Piazza Armerina vuole stringersi attorno al suo pastore per manifestargli vicinanza e solidarietà».

    La seconda petizione, invece, sempre fatta circolare sui canali web, di segno opposto, invita Papa Francesco ad aprire gli occhi e prendere provvedimenti verso questo vescovo che pur avendo saputo da una delle vittime – nel 2014 – che c’erano violenze di mezzo ha ugualmente trasferito il sacerdote al Nord con la motivazione di sottoporsi a cure. “Il Vaticano sia coerente con il volere di Papa Francesco e rimuova monsignor Gisana” si legge nella petizione.

    La prima denuncia arrivata alla diocesi di Enna diede effettivamente seguito ad una indagine previa da parte degli organi ecclesiastici e fu affidata a due preti del tribunale di Palermo, anche se non produsse alcun esito e finì nel nulla per difetto di competenza. Il prete in questione all’epoca era ancora seminarista.

    Tuttavia nel gennaio di quest’anno alla presunta vittima è stato offerta da parte della diocesi di Enna diretta dal vescovo Gisana, tramite la Caritas, 25 mila euro come possibile risarcimento.

    Papa Francesco – Proprio oggi, a proposito di vescovi insabbiatori, è arrivata la notizia che Papa Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Porto-Santa Rufina di monsignor Gino Reali. Il vescovo – che ha 73 anni, due anni in meno rispetto all’età canonica di pensionamento – in una lettera ai fedeli della sua diocesi parla di “condizioni di salute” che non permettono di continuare, “il servizio attivo”. Tuttavia va ricordato che la diocesi da lui guidata fu coinvolta in un noto caso di pedofilia, quello di don Ruggero Conti, e monsignor Reali fu accusato dalle vittime proprio di favoreggiamento. Rete L’ABUSO

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/vescovi_insabbiatori_pedofilia_abusi_enna_vittima_papa_francesco_cei_germania_enna_gisana_cosa_e_successo_5_maggio_2021-5941008.html

  • ENNA – Agli arresti don Giuseppe Rugolo

    ENNA – Agli arresti don Giuseppe Rugolo

    La Procura della Repubblica lancia un appello invitando le eventuali altre presunte vittime a denunciare.

                     La Polizia di Stato – Squadra Mobile di Enna – ha eseguito la misura cautelare degli arresti domiciliari, disposta dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Enna su richiesta del Procuratore della Repubblica, dott. Massimo Palmeri, e dei Sostituti Procuratori, Dr.ssa Stefania Leonte e Dott. Orazio Longo.

                     La misura cautelare è stata applicata ad un sacerdote della diocesi di Piazza Armerina, indagato per aver commesso i reati di violenza sessuale ed atti sessuali con minori sia quando era ancora seminarista, sia dopo essere stato ordinato sacerdote; reati aggravati dal fatto di essere stati consumati in danno di minori a lui affidati per ragioni di istruzione ed educazione alla religione cattolica.

                     Lo scorso mese di dicembre un giovane ha chiesto aiuto agli uomini della Squadra Mobile della Questura di Enna denunciando le violenze subite ad opera di un seminarista (poi ordinato sacerdote), educatore di una associazione cattolica.

                    Gli investigatori della Polizia di Stato, ascoltati i gravissimi fatti denunciati dal ragazzo, hanno immediatamente avvisato la Procura della Repubblica che ha coordinato le complesse ed articolate indagini con Magistrati altamente specializzati in reati contro la persona.

                  Il giovane ha raccontato ogni dettaglio circa gli atti subiti tra il 2009 ed il 2013, ovvero da quando aveva appena compiuto 16 anni e fino ai 20. I Pubblici Ministeri hanno delegato ogni attività investigativa alla Squadra Mobile ennese che ha curato l’espletamento delle attività tecniche, esaminando altresì decine di persone informate sui fatti, molte delle quali hanno fornito elementi di riscontro a quanto denunciato dalla vittima.

                   Molte delle persone a conoscenza dei fatti da anni non vivono più ad Enna per motivi di studio o di lavoro e, pertanto, è stata richiesta la collaborazione delle Squadre Mobili di varie Questure d’Italia.

                 Oltre alle intercettazioni ed alle tecniche investigative di tipo tradizionale, gli uomini della Polizia di Stato hanno effettuato perquisizioni domiciliari accertamenti informatici, utili per ricercare elementi di prova. Grazie al prezioso lavoro della Polizia Postale, i contenuti dei numerosi supporti di memoria, computer e telefono cellulare, sono stati sequestrati, duplicati da un consulente tecnico nominato dalla Procura della Repubblica e analizzati dalla Squadra Mobile di Enna.

                In tal modo ogni dettaglio raccontato dalla presunta vittima ha trovato riscontro all’esito dell’attività investigativa, a conferma della piena genuinità dei fatti denunciati.

                  Nel corso delle indagini sono emersi ulteriori reati commessi ai danni di altri due minori, nei confronti dei quali l’indagato ha svolto ruolo di guida spirituale.

                 Alla luce delle numerose e concordanti risultanze emerse dalle indagini della Squadra Mobile, la Procura della Repubblica di Enna non esclude che possano esserci altre potenziali vittime.              L’appello dei Magistrati è, quindi, rivolto a tali soggetti, che sono invitati a recarsi presso gli Uffici della Polizia di Stato per denunciare quanto eventualmente subito.

                 A tale proposito, è opportuno ricordare che presso le Squadre Mobili delle Questure italiane prestano servizio uomini e donne specializzati in materia di reati contro la persona, pronti ad ascoltare le potenziali vittime, avvalendosi anche del supporto di psicologi specializzati.

                  Nelle prime ore della mattinata odierna, personale della Squadra Mobile della Questura di Enna, coadiuvato dai colleghi della Squadra Mobile della Questura di Ferrara, ha dato esecuzione alla misura cautelare disposta dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Enna. Il sacerdote, dopo essere stato sottoposto ai rilievi foto-dattiloscopici dalla Polizia Scientifica e dopo le incombenze di rito, è stato ristretto in regime di arresti domiciliari per rimanere a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

    Comunicato stampa Squadra Mobile

  • Il libro/”Anna Amorosi” di Jean-Noël Schifano: quando la femminilità diventa divina e inattaccabile. Ispirata dalla cronaca nera

    Il libro/”Anna Amorosi” di Jean-Noël Schifano: quando la femminilità diventa divina e inattaccabile. Ispirata dalla cronaca nera

    Ha appena 12 anni, Anna  Amorosi quando la violenza la inghiotte. Come uno di quei deliziosi bocconcini di mozzarella che escono dalla piccola fabbrica in Cilento dei  nonni materni, dove lavora suo padre che lei qualche volta aiuta.

    Venerdì santo, due giorni prima di Pasqua, la ragazzina va a confessarsi nella  parrocchia, secondo il programma previsto per tutti i bambini e le bambine che ne fanno parte. La chiesa è vuota. Dietro la griglia del confessionale, don Luca studia la preda, ignara di quanto accadrà. La trappola sta per scattare con un invito a seguirlo in sagrestia.

    Anna  esprime il suo smarrimento in un interrogativo cui il parroco risponde con l’inganno. Tirandola per le braccia e portandola davanti all’altare dove si svolge quello che lui chiama atto di purificazione.

    Perversione e stupro si uniscono nel grido disperato per un’innocenza violata da un insospettabile “guardiano” del cattolicesimo. Tanto irreprensibile che nessuno  può dubitare della sua onestà: quando l’adolescente torna a casa e si rifugia tra le braccia della zia, accusandolo dell’ orrendo abuso, riceve un vigoroso ceffone per aver tentato di disonorare un prete così buono e devoto alla comunità.

     Signora disinibita, libera e volitiva, Anna Amorosi, assetata di tenerezza. Il ritratto prende forma da un fatto di cronaca nera romana inciso nella memoria nazionale il 30 agosto 1970 che moltiplicò  le vendite del quotidiano Il Messaggero: Jean-Noël Schifano ne fa materia di romanzo appassionato, intenso, nostalgico, legandolo alla sua città dell’anima, Napoli, e cambiando nome e cognome alla signora (di origini campane) che lo ispira.

    Il libro parte da un’immagine potente, di un presente calato nello scenario napoletano, tra Sant’Elmo e Castel dell’Ovo: una vergine nera nuda in cima all’albero di corallo (Erythrina crista-galli) tra fiori simili a lingue di fuoco, al centro di piazza Vittoria.

    Vergine nera, simbolo di una femminilità drammatica, disperata, misteriosa, che intreccia la vita con la morte. Preludio della storia rievocata da Giannatale, alter ego letterario dell’autore, perso nei sentimenti dei ricordi ancora vividi.

    Anna è la contessa più ricca d’Italia: dopo un primo matrimonio e speranze archiviate d’attrice a Cinecittà, ha sposato il conte Roberto Clerici Venosa che ama esibire la moglie.

    Prima notte di nozze, all’Excelsior di Napoli, lussuoso albergo internazionale sul lungomare: qui comincia il viaggio d’amore spericolato della coppia. Con Paolo, giovane cameriere che porta in camera una bottiglia di Dom Perignon e si fa trascinare in un focoso amplesso, pagato dall’aristocratico, avido spettatore d’erotismo.

    Le evoluzioni di un matrimonio affollato di  incontri con amanti occasionali attirati dal denaro si rincorrono nelle confessioni di Anna, trasformate in letteratura flessuosa, avvincente, implacabile contro ipocrita moralismo: Giannatale è il suo amico, il suo complice, il suo amore disinteressato (agapè). L’angelo custode incontrato nell’isola di Vivara, che rende le reminiscenze affettuose, fulgide, malinconiche.

    L’amante di Anna ha profilo partenopeo, nella versione romanzesca di un delirio  carnale culminante nel duplice assassinio: il venticinquenne Gennaro Annunziata irrompe come un dio marino nella loro villa di Zannone per quei giochi sessuali che fanno impazzire di godimento Roberto. Ma accade quello che il nobile capitolino non ha previsto: la fiamma della passione li travolge. Sto per lasciarlo, annuncia la “signora degli scandali”  a Giannatale.

    Si vorrebbe che l’epilogo fosse diverso da quello che il rapporto di polizia dell’epoca ha lasciato. Chi legge, sarebbe felice di scoprire che quell’amicizia intima e profonda sia stata capace di  invertire la rotta di un’esistenza lanciata a tutta velocità verso la fine.

    Tuttavia, si assapora la ricostruzione fedele e allo stesso tempo poetica dei fatti, con curiosità e desiderio di conoscenza, sulle tracce di un passato attraversato da una scia di sangue, mistero, soldi e potere.

    Dalla Loggia massonica P2 all’Opus Dei e alla strage di piazza Fontana del 1969, con l’esplosione terroristica di una  bomba nei pressi della banca nazionale dell’agricoltura a Milano. Su questa oscurità italiana, galleggia l’immortalità femminile. Divina e inattaccabile.
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    Il LIBRO
    Anna Amorosi è uscito in Francia nel maggio 2020 presso la casa editrice parigina Gallimard. In Italia è stato pubblicato da Colonnese (pagg.118, euro 15): la copertina offre  il dipinto “Eva futura” di una grande pittrice partenopea,  Maria Palliggiano,  inquieta e infelice, dalla creatività rivoluzionaria, allieva e moglie di Emilio Notte, maestro dell’accademia di Belle arti di Napoli.

    L’AUTORE
    Cittadino onorario di Napoli dagli anni novanta dove ha diretto l’istituto francese, Schifano, padre siciliano e madre lionese, traduttore dei romanzi di Umberto Eco in Francia, trae linfa e ispirazione dalla città in cui ha vissuto sedici anni.
    LA CRONACA

     Il 30 agosto 1970 nella sua abitazione romana, Camillo II Casati Stampa di Soncini uccise la moglie Anna Fallarino (nata in un piccolo centro del Beneventano)  e il suo giovane amante Massimo Minorenti e poi si suicidò. Una coppia scandalosa, la loro. Il marchese pagava uomini per fare sesso con la moglie allo scopo di appagare il proprio desiderio di guardarli.
    In foto, l’autore e la copertina del libro

    Il libro/”Anna Amorosi” di Jean-Noël Schifano: quando la femminilità diventa divina e inattaccabile. Ispirata dalla cronaca nera

  • TUTTI I CASI NOTI DI ABUSI SUI MINORI NELLA CHIESA SPAGNOLA

    TUTTI I CASI NOTI DI ABUSI SUI MINORI NELLA CHIESA SPAGNOLA

    In Spagna, ufficialmente, il problema della pedofilia nella Chiesa cattolica è quasi inesistente. Sembra un’eccezione all’interno del mondo cattolico occidentale, insieme all’Italia. La Conferenza episcopale spagnola afferma di non aver mai contato i casi che conosce e, in ogni caso, assicura che sono pochissimi. Lo stato non si è mai preoccupato della questione. Il risultato è che non esistono statistiche che ci permettano di conoscere la verità.

    In altri paesi, la Chiesa, il governo o i tribunali hanno intrapreso indagini approfondite. Il caso più recente è quello della Francia, dove i vescovi nel 2019 hanno incaricato una commissione indipendente di aprire una mail per raccogliere le denunce delle vittime: in tre anni ne sono emerse 10.000. In Spagna, quella cassetta delle lettere è stata aperta da EL PAÍS nell’ottobre 2018, dopo aver pubblicato la prima radiografia del fenomeno con i pochi dati disponibili, le sentenze dei tribunali e la biblioteca dei giornali: ci sono stati appena 34 casi in quattro decenni, e gli spagnoli le diocesi ne hanno ammesse solo quattro.

    Da allora, la posta elettronica di questo giornale ha ricevuto più di 300 messaggi, che hanno portato alla pubblicazione di cinquanta casi. Insieme a quelli che sono venuti alla luce in Spagna attraverso i media, i numeri sono saliti alle stelle. EL PAÍS ha lavorato per mesi per raccogliere e classificare in modo completo le informazioni su tutti i casi noti, al fine di creare il primo database di riferimento sulla pedofilia nella Chiesa cattolica spagnola. Il risultato: 306 casi con 816 vittime a metà aprile 2021.

    In due anni e mezzo la cifra si è moltiplicata per dieci. La contabilità provvisoria che questo giornale ha tenuto fino ad ora aveva raggiunto 242 casi e circa 550 vittime, e il lavoro di sistematizzazione dei dati rappresenta un nuovo salto di qualità. D’altra parte, il numero delle vittime raddoppia se si considerano caso per caso le stime di altre possibili vittime fatte dalle persone colpite o dai ricercatori.

    In tutti i paesi il compito di denunciare la pedofilia nella Chiesa cattolica ha richiesto anni ed è stato guidato dalle indagini dei media. Questo database, che verrà aggiornato con i nuovi casi noti, è uno strumento progettato per durare anni, documentare accuratamente il fenomeno e aiutare le vittime. Puoi consultare l’elenco dei casi, ordinato cronologicamente, e cercare per comune o luogo degli eventi (scuole, centri religiosi, ecc.), Oltre a filtrare i casi per comunità autonoma e ordine religioso. Tutti i dettagli di ogni caso possono essere trovati cliccando sul link della notizia.

    Ogni caso corrisponde a un religioso o laico di un’istituzione religiosa accusato di abusi in notizie pubblicate nel corso degli anni, e successivamente condannato dai tribunali o ammesso dalla Chiesa, dando credibilità alle vittime. Sono informazioni che saranno utili agli inquirenti e alle vittime che, in molte occasioni, osano denunciare e far conoscere il loro caso quando scoprono che la stessa cosa è successa a qualcun altro. Le informazioni di ogni caso verranno aggiornate e completate se emergono nuovi dati. (Se sei interessato a riutilizzare questo database, puoi richiedere l’accesso scrivendo a abusos@elpais.es )

    Nel mondo anglosassone, è stato comune pubblicare elenchi di nomi di autori di abusi e delle diocesi a cui appartenevano, come AFP, Boston Globe , BishopAccountability.org, alcune diocesi negli Stati Uniti e associazioni di vittime. Tuttavia, nessuno è così completo da includere l’anno in cui si è verificato l’abuso, la data in cui la Chiesa ne era a conoscenza e la data in cui è venuto alla luce nell’opinione pubblica. Anche i nomi degli accessori, delle misure legali e canoniche, oltre a un elenco delle destinazioni verso le quali l’aggressore è stato trasferito e il numero di bambini di cui ha abusato.

    Nel 2020 e nel 2021 il silenzio della Chiesa ha cominciato a rompere. Alcuni ordini religiosi presenti in Spagna, come i Gesuiti ei Legionari di Cristo, hanno intrapreso indagini interne e reso pubblico il numero di casi per la prima volta. Altri seguirono. Anche alcune diocesi, che due anni prima si erano rifiutate di dare qualsiasi informazione, hanno iniziato ad ammettere casi. Le diocesi hanno aperto per la prima volta uffici di assistenza alle vittime. Molti vescovi e ordini religiosi si rifiutano ancora di indagare o dare informazioni, ma a poco a poco la mappa degli abusi inizia a essere completata, anche se se si prende come riferimento quanto accaduto in altri paesi, le statistiche sono ancora in superficie. La mappa dei casi scoperti in ogni provincia rivela chiaramente il ruolo decisivo dei media. Ovunque ci fossero media che indagavano, i casi sono venuti alla luce. El Periódico , in Catalogna, e Diario de Noticias e Cadena SER , in Navarra, si sono distinti per la loro ricerca e questo si riflette nelle statistiche. Dove i media non indagano, la verità rimane sconosciuta.

    La responsabilità delle gerarchie ecclesiastiche di occultare il fenomeno è uno dei fattori decisivi. In tutti i paesi, dopo l’emergere di casi di pedofilia nelle diocesi e negli ordini religiosi, il passo successivo è stato quello di identificare le autorità religiose che le hanno messe a tacere, ignorate o nascoste. In molti casi il Vaticano è intervenuto con provvedimenti disciplinari. In Spagna, numerosi vescovi, molti con posizioni rilevanti all’interno della Conferenza episcopale spagnola, sono stati punteggiati da una cattiva gestione dei casi ascoltati e l’analisi di ogni episodio mostra le loro responsabilità.

    https://elpais.com/especiales/pederastia-en-la-iglesia-espanola/