Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • RETE L’ABUSO CHIAMA A RACCOLTA VITTIME E ATTIVISTI DI TUTTA ITALIA A PARTECIPARE A

    RETE L’ABUSO CHIAMA A RACCOLTA VITTIME E ATTIVISTI DI TUTTA ITALIA A PARTECIPARE A

    MARCH TO ZERO

    Zero Abusi + Zero Insabbiamenti = Verità e Giustizia

    Il giorno antecedente la conclusione del Summit mondiale voluto da Papa Francesco in Vaticano sul tema dell’abuso sessuale vero i minori nel clero cattolico, ECA Global chiama a raccolta tutti i supporter dei diritti del fanciullo, attivisti e alleati, per unirsi con le vittime da tutto il mondo che marceranno per una reale tolleranza zero e per chiedere la fine dell’impunità degli abusi e delle insabbiature.

    La Marcia ha come scopo quello di richiedere a Papa Francesco di:
    – Inserire nelle Leggi Universali della Chiesa, la tanto proclamata Tolleranza Zero relativamente ai casi di abuso sessuale;

    – Inserire nelle Leggi Universali della Chiesa, tolleranza zero relativamente agli insabbiamenti da parte dei vescovi e cardinali del clero;

    – Fornire un risarcimento alle vittime di tutto il mondo

    Quando: Saturday February 23, 2019

    Dove: Piazza del Popolo, Rome

    Orario: 11am

    Per maggiori informazioni:

    MARCH TO ZERO

    Contact ECA:

    Peter Isely: (US Spokesperson/ECA Founding Member)

    Email:peterisely@gmail.com

    Tel: +1414-429-7259 (English)

    Simone Padovani (ECA Founding Member)

    Email: simon.padovani@gmail.com

    Tel: +393921454211 (English,Italian,Spanish)

    Dr. Denise Buchanan (ECA Founding/Board Member)

    Email: denise@ecaglobal.org

    Tel: +1310-980-2770 (English)

  • ONU 80 sessione, Comitato per i diritti dell’infanzia, esamina Italia preti pedofili

    ONU 80 sessione, Comitato per i diritti dell’infanzia, esamina Italia preti pedofili

    Osservazioni conclusive sulla quinta e sesta relazione combinata periodica dell’Italia – CRC oss. conclusive ITA

    1. Introduzione
    2. 1. Il Comitato ha esaminato la quinta e la sesta relazione periodica dell’Italia (CRC/C/ITA/5-6) nelle sue riunioni 2354 e 2355 (CRC/C/SR. 2354 e 2355), tenutesi il 22 e 23 gennaio 2019 e ha adottato le presenti osservazioni conclusive nella sua 2370a riunione, svoltasi il 1° febbraio 2019.
    3. 2. Il Comitato accoglie con favore la presentazione della quinta e sesta relazione combinata dello Stato Membro2 e le risposte scritte all’elenco di preoccupazioni (CRC/C/ITA/Q/5-6/Add.1), che hanno permesso una migliore comprensione della situazione dei diritti dei bambini nello Stato Membro. Il Comitato esprime apprezzamento per il dialogo costruttivo svolto con una delegazione di alto livello e multisettoriale dello Stato Membro.
    4. Misure di follow-up adottate e progressi realizzati dallo Stato Membro
    5. 3. Il Comitato si compiace dei progressi compiuti dallo Stato Membro in vari settori, tra cui la ratifica o l’adesione agli strumenti internazionali, in particolare la ratifica del Protocollo Opzionale alla Convenzione sui Diritti dell’infanzia in una procedura di comunicazione (3), nel 2016; la Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate (4), nel 2015; il Protocollo Opzionale al Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali (5), nel 2015; il Protocollo Opzionale alla Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (6), nel 2013; e la Convenzione del Consiglio d’Europa del 2007 per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali (Convenzione di Lanzarote) (7), nel 2013. Il Comitato prende atto con apprezzamento anche delle misure legislative, istituzionali e politiche adottate per attuare la Convenzione, in particolare l’adozione della Legge 71 del 29 maggio 2017 sulla protezione dei bambini nella prevenzione e lotta contro il cyberbullismo; la Legge n. 47 del 7 aprile 2017 sulle misure di protezione dei minori….. Continua a leggere il testo integrale
  • PRETI PEDOFILI; L’Italia “interrogata” dall’Onu fa scena muta davanti al Comitato per i diritti dell’infanzia (video)

    PRETI PEDOFILI; L’Italia “interrogata” dall’Onu fa scena muta davanti al Comitato per i diritti dell’infanzia (video)

    di Francesco Zanardi – Premetto che nell’esposizione mi limiterò solo ai contenuti che riguardano  la tematica di cui la Rete L’ABUSO si occupa, ovvero i preti pedofili.

    Nei giorni 22 e 23 gennaio 2019 presso l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite di Ginevra, il Comitato per la tutela del fanciullo ha interrogato il Governo italiano, per verificare l’implementazione della Convenzione per la tutela del fanciullo. Tra le varie tematiche, tutte riguardanti la salute e il benessere psicofisico dei minori, si è parlato della pedofilia, in particolare dei preti pedofili e dell’impunità che lo Stato italiano tacitamente garantisce loro a danno dei propri cittadini che, nella maggioranza dei casi, oltre al danno rimangono anche senza giustizia.

    A portare in seduta questo argomento è stato il professor Jorge Cardona, membro del Comitato che ha domandato all’Italia se il sistema adottato dallo Stato italiano nel 2002, che prevedeva l’assistenza alle vittime di violenza sessuale tramite il servizio sanitario nazionale, è stato messo in pratica e se questi centri sono di facile accesso per le vittime.

    Ha poi proseguito rammaricandosi, a nome del Comitato, per la mancanza di informazioni sull’entità degli abusi sessuali contro minori da parte del clero cattolico.

    Riferendosi poi ai diversi report che nei mesi scorsi la Rete L’ABUSO ha inviato al Comitato, ha proseguito esprimendo la preoccupazione dello stesso, per i numerosi dati che pervengono riguardanti minori vittime di abusi da parte del clero, inchieste penali in seguito a questi fatti e condanne penali molto indulgenti ai membri del clero dichiarati colpevoli, la mancanza di arresti domiciliari o di pene detentive.

    Passando poi alla violazione della Convenzione di Lanzarote, riferendosi sempre al nostro report sull’applicazione del certificato anti pedofilia, ha lamentato la mancata applicazione di questo a tutta la categoria del volontariato, alla quale il clero appartiene.

    Ha poi domandato all’Italia, come pensa di superare l’impunità dei membri del clero sulla base dell’articolo 4 dei Patti Lateranensi, che sollevano il clero dall’obbligo della denuncia alla giustizia civile.

    Ha concluso domandando come l’Italia prevede di sradicare l’impunità che regna e lottare contro queste situazioni.

    La risposta data dalla rappresentante italiana, dottoressa Concetta Potito è stata poco esaustiva, e si è limitata a spiegare ciò che già era ben noto al comitato, in parte già oggetto delle contestazioni dello stesso Comitato.

    Jorge Cardona ha poi chiuso la seduta sottolineando che ci sono molte domande che non hanno ricevuto risposta e ha ricordato all’Italia che ha a sua disposizione 48 ore per farlo. Ha ricordato che il Comitato non è qui per giudicare, ma per aiutare l’Italia a raggiungere gli obbiettivi previsti dalla Convenzione per i diritti del fanciullo che, però, allo stato attuale preoccupa in diversi punti il Comitato.

    Tra 15 giorni il Comitato presenterà all’Italia le raccomandazioni in materia.

    Paragrafo 21 le osservazioni del CRC oss. conclusive ITA

    Di seguito gli spezzoni in materia di pedofilia clericale di quanto detto in seduta.

    http://retelabuso.org/2019/01/24/esamina-dellitalia-alle-nazioni-unite-crc-sedute-integrali-del-22-e-23-gennaio-2019-audio-ita/

    http://retelabuso.org/2019/01/25/governo-e-preti-pedofili-le-preoccupazioni-della-rete-labuso-dopo-lesamina-allonu/

  • Consiglio d’Europa chiede al Papa di aderire alla convenzione di Lanzarote per combattere gli abusi sui minori

    Consiglio d’Europa chiede al Papa di aderire alla convenzione di Lanzarote per combattere gli abusi sui minori

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Il Segretario generale del Consiglio d’Europa, Thorbjorn Jagland, ha chiesto alla Santa Sede di aderire alla Convenzione Internazionale per la protezione dei bambini contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali, un trattato multilaterale siglato a Lanzarote nel 2007, al quale il Vaticano finora si è sempre rifiutato di firmare.  La richiesta è stata formulata da Jagland nel corso dell’udienza con Papa Francesco. «Abbiamo parlato delle sfide comuni che l’umanità si trova ad affrontare; una di queste, ovviamente, riguarda come proteggere le persone, nel futuro, contro l’uso arbitrario della forza da parte di qualsiasi autorità, ma anche a livello umano: vediamo – e non è un fenomeno nuovo, ma alla fine è venuto a galla – l’abuso sessuale sui bambini nel mondo. Purtroppo, questo fenomeno si trova ovunque ci siano degli adulti insieme a dei bambini: la Chiesa conosce questo problema al suo interno».

    Jagland spiega a Vatican News che con il Papa si è convenuto su come unire le rispettive forze. «So dell’iniziativa presa da Papa Francesco, che apprezzo veramente molto: chiamare a questo incontro che si svolgerà nel mese prossimo tutti i vescovi cattolici, per parlare di questa questione in maniera molto concreta. Gli ho detto che noi abbiamo uno strumento giudiziale sotto forma di Convenzione, di Trattato internazionale, che si occupa della tutela delle vittime ma anche della prevenzione. Potrebbe essere un’idea, quella che gli ho suggerito, e cioè che la Santa Sede aderisca a questa Convenzione – chiunque lo desideri può aderire – sarebbe il 47.mo Stato membro in Europa. Se il Vaticano insieme al Consiglio d’Europa mandassero un messaggio inequivocabile al mondo, affermando che l’abuso sessuale nei riguardi dei bambini non solo è inaccettabile ma che è anche illegale, questo sarebbe un messaggio veramente molto, molto forte!»

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_pedofilia_consiglio_d_europa_abusi_lanzarote_italia_jagland_vaticano-4237790.html?fbclid=IwAR0kMnwZWEemPj5DK1vD0K_VBSAjibbx6GyB-yUrpj4t9MKastfzG16HOrY

  • Suore e abusi: esplode il vulcano?

    Suore e abusi: esplode il vulcano?

    di: Lorenzo Prezzi

    In attesa della riunione di tutti i presidenti delle conferenze episcopali sul tema degli abusi (Roma 21-24 febbraio) è in movimento il magma sulle violenze contro le suore da parte di preti e di vescovi (cf. La Croix, 17 e 18 gennaio). Particolarmente in Africa, ma non solo. L’eruzione è prevedibile quando il contesto civile o mediale la favoriranno.

    Il 23 novembre è uscito un comunicato dell’Unione internazionale delle superiori generali (UISG): «Chiediamo che ogni donna religiosa che sia stata vittima di abusi denunci quanto accaduto alla superiora della propria congregazione e alle autorità ecclesiali e civili competenti». Il comunicato, condiviso nella sostanza, non è stato da tutti apprezzato per la tempistica e per non aver scelto canali più interni. Pochi istituti l’hanno rilanciato.

    Oltre il silenzio

    Il sordo borbottio è in atto da anni. «Teologi morali e madri spirituali conoscono purtroppo questa realtà che oggi esplode. Sarebbe grave mettere l’accento unicamente su quanto avviene in Africa, Cile, India, Filippine ecc. Sono testimone di donne più anziane di me che sono state abusate da preti nella loro giovinezza anche qui, nella nostra vecchia Europa. Donne giovani lo sono state più recentemente negli anni ’80 nel pieno sviluppo delle nuove comunità legate a movimenti carismatici o a correnti più tradizionali». Le parole di sr. Geneviève Medevielle, docente onoraria di teologia morale all’Institut catholique di Parigi inquadrano e legano le informazioni già note.

    Nel 2016 esce in Italia il volume di Anna Deodato, Vorrei risorgere dalle mie ferite (EDB) in cui si racconta il cammino di riscatto di alcune suore vittime di abusi. A luglio del 2018, dentro un più ampia inchiesta dell’Associated Press si denuncia una violenza a Bologna. In Francia viene pubblicata nel 2017 la testimonianza di un’ex religiosa, Marie-Laure Janssens (Le silence de la Vierge) e l’anno seguente quello di Claire Maximova, ex carmelitana (La tyrannie du silence). Nel luglio 2018 sei religiose cilene denunciano abusi da parte di un prete visitatore. Nello stesso anno, in India una suora missionaria di Gesù denuncia il suo vescovo (mons. Franco Mulakkal). Un altro vescovo indiano, Prasad Gallela, viene dimesso da Roma per gravi comportamenti economici e morali. Il 30 luglio 2018 la conferenza che rappresenta la gran parte delle suore americane chiede di segnalare gli abusi subiti. L’elenco potrebbe continuare.

    Inquietudini africane

    Rimane un’attenzione particolare all’Africa dove si moltiplicano le piccole fondazioni diocesane. A metà degli anni ’90 sr. Maura O’Donohue, responsabile per la Caritas in ordine alla pandemia Aids, dopo un sondaggio con religiose in 23 paesi, presenta alle istanze romane uno studio di denuncia che non ha seguito. Quattro anni dopo, sr. Marie McDonald, porta a Roma un rapporto in cui sottolinea non solo le violenze inferte alle suore dai «predatori», ma anche quelle successive degli istituti che le abbandonano.

    I testi vengono pubblicati dal National Catholic Reporter nel marzo 2001. Da Roma parte una lettera ai vescovi africani, ma senza alcun risultato visibile. Le violenze possono essere immediate e gratuite, ma normalmente nascono all’interno di relazioni di potere e di autorevolezza spirituale e culturale. Una coltre quasi insormontabile di silenzio sia degli autori che delle vittime le ha tenute finora nascoste. Pare che i paesi più coinvolti siano il Congo e il Kenia.

    Nel 2002 viene pubblicato un libro di un prete americano, Donald Cozzens, Il sacro silenzio: negazione e crisi nella Chiesa, in cui si riprendono alcune denunce.

    Più recentemente, sr. Mary Lembo, prepara una tesi di dottorato all’istituto di psicologia della Gregoriana affrontando 12 casi di aggressione sessuale e sottolinea il ruolo particolare del prete: «È una figura rispettata e temuta. Le vittime tendono a colpevolizzarsi. Nei casi esaminati è spesso la religiosa che è messa in questione. È stata lei ad attirare sguardi e attenzioni: e spesso è direttamente condannata».

    Contro l’Occidente

    La Congregazione per la vita consacrata, grazie all’impulso degli attuali dirigenti, è da tempo alla ricerca di una via d’uscita su una materia che coinvolge non solo i religiosi e le religiose, ma anche la Congregazione del clero e quella dei vescovi. È possibile che all’indomani della riunione prevista a fine febbraio qualche decisione venga presa.

    Non si tratta solo di complessi problemi di maturità psicologica del clero e di relazione fra le diverse responsabilità degli organismi vaticani. Vi sono elementi su cui incidere, sia nell’ambito delle strutture locali, sia in quelle, assai meno condizionabili, delle culture.

    La moltiplicazione, negli ultimi decenni, di piccole congregazioni femminili in capo al vescovo fa sì che non vi siano controlli interni adeguati e, alla sua morte, le religiose siano abbandonate a loro stesse.

    Gli istituti internazionali che hanno maggiori competenze e autonomie finanziarie hanno deciso di non chiedere più alle novizie di ottenere una lettera di presentazione del parroco, ma di chiederla attraverso la religiosa che ha contattato l’interessata. Così si richiede oggi al vescovo che vuole fondare una congregazione un parere obbligatorio (ma non purtroppo vincolante) del Dicastero romano.

    La spinta verso organismi rappresentativi a livello nazionale dovrebbe meglio garantire gli istituti più fragili e l’insistenza sulle formatrici e la loro qualificazione è diventata generale.

    La parte più difficile è modificare le culture e il rapporto fra maschio e femmina in esse. Al sinodo del 2009 (sinodo speciale per l’Africa) era stato suggerito un confronto anche sul celibato dei preti, ma molti vescovi africani si sono duramente opposti. Si sentivano offesi perché gli africani erano considerati meno capaci di ottemperare al celibato degli altri.

    Una responsabile internazionale delle suore mi raccontava del suo stupore davanti alla piccata reazione di suore di colore rispetto alle denuncie sugli abusi. «Voi li chiamate abusi, ma non capite la relazione fra donne e maschi della nostra tradizione culturale».

    Diverso anche l’esercizio dell’autorità. Il prete è spesso considerato come il capo villaggio, con tutti i comportamenti che questo riveste. Non siamo distanti dalla denuncia contro l’Occidente di imporre i suoi riferimenti, con una sorta di nuova colonizzazione interna al cristianesimo. Come se, dopo la democrazia in sede politica e il mercato in economia, si volesse decretare sulla cultura morale. Un passaggio delicato che, fra le agenzie mondiali, solo la Chiesa cattolica è in grado oggi di affrontare, ma il cui esito non sarà né facile né immediato.

    http://www.settimananews.it/vita-consacrata/suore-abusi-esplode-vulcano/

  • Pedofilia, il ritardo della Cei: non sa stimare quanti siano i casi di abusi in Italia

    Pedofilia, il ritardo della Cei: non sa stimare quanti siano i casi di abusi in Italia

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano  – Benchè in evidente ritardo sulla tabella di marcia (ad oggi non è ancora in grado di fare una stima interna sul fenomeno della pedofilia),la Cei si partecipa al summit sugli abusi che Papa Francesco ha convocato a Roma per la fine di febbraio. Dopo tre giorni di dibattito i vescovi hanno fatto sapere che incontreranno le vittime prima di febbraio, come ha ordinato di fare Papa Bergoglio a tutti gli episcopati. Di quali vittime, però, non è dato sapere, né tantomeno di quali casi si tratta. Monsignor Stefano Russo, segretario della Cei, ha spiegato ai giornalisti che l’incontro riguarderà «alcuni casi significativi» ma senza poter aggiungere altro. Nel frattempo ha comunicato anche che il vescovo Ghizzoni – incaricato di stendere un documento contenente le Linee guida per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, unito ad un Regolamento che dovrebbe essere applicato dalle diocesi –  sta procedendo a lavorare al testo, assieme ad un gruppo di esperti. Finora tre i nomi che sono stati resi noti, tutti religiosi che da tempo si occupano del disagio della vita consacrata. La scelta fatta sembra escludere i laici, come medici, psichiatri o magistrati.

    «Ne faranno parte anche padre Federico Lombardi, suor Anna  Deodato e padre Amedeo Cencini, persone che hanno maturato una  particolare esperienza sulle risposte da dare a questi  gravissimi crimini», ha aggiunto il sottosegretario della Cei,  monsignor Ivan Maffeis.  Il lavoro che sta facendo la Cei permetterà in futuro di identificare i  casi e informare sul fenomeno in generale. Tuttavia non si parlerà né si è parlato, invece, dei casi del passato, della tendenza a spostare i preti pedofili da una diocesi ad un’altra come si è spesso verificato (a Napoli c’è un caso che finirà in tribunale alla fine di questo mese), o della possibilità per gli  inquirenti (poliziotti o magistrati) di consultare gli archivi diocesani.

    Papa Francesco è convinto che la pedofilia tra il clero, essendo un problema globale si «può affrontare solo con una risposta globale». La sua speranza è che i vescovi, dopo il summit di febbraio, possano tornare a casa  «consapevoli delle regole da applicare, facendo così i passi necessari per prevenire gli abusi, per tutelare le vittime, e per far sì che nessun caso venga coperto o insabbiato». Il Vaticano continua a ripetere che sul summit ci sono troppe aspettative e che il cammino di purificazione per espellere le mele marce va avanti da 15 anni.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_vescovi_cei_abusi_vittime_papa_francesco-4235288.html

  • I vescovi italiani perfezionano le linee guida anti-abuso senza input da parte delle vittime

    I vescovi italiani perfezionano le linee guida anti-abuso senza input da parte delle vittime

    Claire Giangravè

    ROMA – Mentre il Vaticano si prepara ad ospitare un vertice internazionale dei vescovi a febbraio sull’abuso sessuale del clero, i vescovi italiani si stanno preparando attraverso la messa a punto di nuove linee guida per la protezione dei minori.

    “È un suggerimento iniziale immaginare una futura linea d’azione”, ha affermato padre Stefano Russo, Segretario generale della Conferenza episcopale italiana (CEI) nel corso di un evento stampa del 16 gennaio.

    “Vogliamo promuovere l’attenzione verso la protezione dei più vulnerabili”, ha aggiunto.

    Russo ha parlato a conclusione della riunione di gennaio del Consiglio permanente della CEI, 14-16 gennaio, che si è svolta sotto la direzione del suo presidente, il cardinale Gualtiero Bassetti di Perugia.

    Durante l’incontro, “ampio spazio”, si legge in un comunicato ufficiale, è stato dedicato ad affrontare e discutere le linee guida per la tutela dei minori richieste da Papa Francesco.

    Mentre le linee guida non saranno rese pubbliche fino a maggio, i vescovi hanno approvato la creazione di una struttura nazionale per consigliare il clero e i vescovi sulle migliori prassi in materia di abuso sessuale e ha nominato capo mons. Lorenzo Ghizzoni, presidente della commissione per la protezione dei minori della CEI.

    “È un processo sinodale”, ha detto Russo, “un viaggio che è certamente lungo, ma fatto con attenzione, in modo che questa struttura possa essere operativa in modo efficace”.

    Ci si aspettava che le vittime di abusi sessuali si incontrassero con la commissione durante il suo raduno, “ma abbiamo preferito spostarlo perché non c’era abbastanza tempo”, ha detto Russo.

    Invece, le vittime si incontreranno con Bassetti a febbraio, in vista della riunione del 21-24 febbraio dei capi delle conferenze episcopali di tutto il mondo. Le vittime dovranno aspettare fino a marzo per incontrare i membri del CEI, ha detto Russo.

    Il segretario generale ha spiegato che mentre le vittime non facevano parte del processo per la creazione delle linee guida o della struttura nazionale, i consulenti che fanno parte della commissione “non erano persone che parlano in modo astratto”.

    “Questi sono esperti che conoscono le vittime e tengono in considerazione la loro prospettiva”, ha detto Russo, aggiungendo che dal momento che molte delle vittime di abusi sessuali da parte del clero sono minorenni, dovrebbero essere protette e non inserite nella logistica della politica di determinazione.

    I portavoce dei sopravvissuti, tuttavia, hanno espresso il desiderio di essere coinvolti.

    “Conosco oltre 700 vittime di abusi sessuali adulti!”, Ha detto Francesco Zanardi, sopravvissuto all’abuso clericale e presidente di Rete L’Abuso, l’unica associazione di vittime di abusi clericali in Italia, in un’intervista a Crux. 16 gennaio.

    “Verremo subito!” Ha aggiunto.

    Il 20 dicembre, la sezione delle vittime e famiglia di Rete L’Abuso ha inviato una lettera a Bassetti, che può essere vista sul loro sito, offrendo la loro disponibilità per un incontro dopo che Francis ha chiesto a tutti i capi delle conferenze episcopali di incontrare le vittime prima del raduno di febbraio.

    “Non abbiamo ricevuto alcuna risposta”, ha detto Zanardi.

    A differenza degli Stati Uniti o dell’Australia, dove sono stati compiuti sforzi per capire quanto siano diffusi abusi sessuali da parte del clero, in Italia il numero delle vittime e la dimensione del fenomeno rimangono sconosciute.

    “Non sono in grado di dare alcun numero”, ha detto Russo ai giornalisti, aggiungendo che ciò è dovuto al fatto che “eventuali accuse canoniche vengono inviate alla Congregazione per la Dottrina della Fede”. La Santa Sede, ha aggiunto, ha inviato un questionario alla CEI chiedendo ulteriori dettagli su quanto sia diffuso l’abuso sessuale clericale in Italia.

    Da quando la crisi degli abusi clericali è scoppiata nel 2001, la Chiesa e le istituzioni italiane non hanno portato avanti alcuna documentazione sul numero di casi di abuso, processi canonici o civili e sopravvissuti.

    “Penseresti che i preti pedofili non esistano in Italia!” ha detto Zanardi.

    Sul suo sito internet, Rete L’abuso conta oltre 800 presunte vittime di abusi clericali e 17 cliniche per preti pedofili nel paese. “È assurdo che ne teniamo traccia e lo stato no”, ha aggiunto il sopravvissuto, “soprattutto considerando ciò che sta accadendo nel resto del mondo”.

    Zanardi ha detto che in Cile e in Argentina, dove gli scandali degli abusi clericali hanno scosso la chiesa locale, l’opinione pubblica ha reagito con forza e stimolato i governi ad agire.

    “Abbiamo una situazione drammatica qui in Italia”, ha detto, e “non c’è una coscienza civile sulla questione”.

    “Diciotto anni dopo, gli scandali si sono interrotti, il problema è ancora irrisolto “, continua Zanardi. “Quanti ne abbiamo sacrificati in questi diciotto anni?”

    Pubblicazioni cattoliche e laiche italiane riportano spesso gli scandali di abusi che si svolgono altrove, ma secondo gli esperti sul campo ci sono anche molti casi che si verificano nel cortile del papa che non fanno notizia.

    “Le vittime di abusi da parte del clero sono molte in Italia”, ha detto padre Fortunato Di Noto, una sorta di Steve Wozniak italiano nella lotta globale contro lo sfruttamento sessuale dei minori, da quando ha raccolto il suo computer per denunciare abusatori nel 1989.

    “Attendono una chiara risposta operativa che va oltre il meccanismo di protezione di noi stessi senza proteggere gli altri”, ha detto a Crux in un’intervista del 16 gennaio.

    Di Noto ha fondato la sua organizzazione no-profit, Meter, nella sua parrocchia nel 1995 con alcuni fedeli interessati. Negli ultimi 12 anni si sono rivelati essenziali in oltre 23 indagini di polizia nazionali e internazionali, portando a oltre 300 arresti e segnalando preoccupazioni per più di 23.000 religiosi e laici accusati di abusare di minori.

    Mentre il sacerdote ha dichiarato di essere “sempre fiducioso nell’impegno della Chiesa in Italia, che ha compiuto alcuni passi importanti” nella lotta agli abusi sessuali, “il problema sta nella mancanza di coordinamento”, ha affermato.

    Di Noto ha detto che Francesco ha detto tutto quando ha indicato il clericalismo e l’elitarismo come le malattie che sono alla base della crisi degli abusi sessuali nella Chiesa, sottolineando che tutti i membri del clero sono innanzitutto e soprattutto battezzati fedeli che rinunciano a Satana.

    “Sono convinto che non sia così vero quando diciamo che siamo dalla parte delle vittime”, ha detto il sacerdote con una prospettiva globale, citando il rapporto dell’Unione europea secondo cui oltre 18 milioni di minori sono vittime di abusi nel Vecchio Continente.

    “Stiamo ancora discutendo nel 2019 se i cristiani dovrebbero proteggere i bambini!”, ha aggiunto.

    Secondo il sacerdote, non dovrebbero essere sacerdoti o vescovi che dirigono queste commissioni sugli abusi sessuali nella Chiesa. “Dovrebbero esserci donne, laici, religiose e vittime”, ha detto, “e uomini di buona volontà disposti ad applicare le regole”.

    Di Noto ha detto che questa visione riflette il sentimento della “Lettera al popolo di Dio” di Francesco nell’agosto 2018. “Non dobbiamo creare professionisti nella lotta contro la pedofilia”, ha detto, “dobbiamo creare un coscienza concreta. “

    Il vero pericolo per la Chiesa è nella sua “frammentazione e eccessiva burocratizzazione”, ha aggiunto, in cui le soluzioni non sono chiare, le azioni sono posticipate e le vittime scivolano in basso nella lista delle priorità.

    “Essere da parte delle vittime è una passione e una scelta”, ha detto Di Noto, prima di concludere che “è stato fatto molto, ma c’è ancora molto da fare”.

    (traduzione con Google)

    https://cruxnow.com/church-in-europe/2019/01/17/italian-bishops-refine-anti-abuse-guidelines-without-victim-input/

  • Le vittime italiane ignorate dalla CEI

    Le vittime italiane ignorate dalla CEI

    Non è un mistero il prossimo incontro che si terrà a Roma dal 21 al 24 febbraio 2019. Da settimane ne parlano i giornali di tutto il mondo perché è un evento atteso: il Papa ha convocato i Presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo per affrontare il tema della pedofilia clericale.

    Il Comitato organizzatore, nelle persone di Padre Hans Zollner, card. Blase Joseph Cupich, mons. Charles Scicluna, card. Oswald Gracias, ha inviato una lettera ai Presidenti delle Conferenze episcopali invitandole a incontrare le vittime prima di febbraio.

    Come Comitato di Vittime & Famiglie dell’unica Associazione italiana che si occupa in modo specifico delle vittime dei preti pedofili, abbiamo accolto con molto favore tale invito e abbiamo scritto al card. Bassetti poco prima di Natale.

    Abbiamo espresso la nostra disponibilità ad essere ricevuti per fornire un contributo che riteniamo utile alla preparazione dell’evento.

    Ma i giorni passano, le settimane passano, e nessuno ha contattato l’Associazione rete L’ABUSO per organizzare l’incontro con una delegazione del Comitato Vittime & Famiglie.

    Si dirà poi che in Italia non sono state incontrate le vittime?

    Oppure si dirà che sono state incontrate? Ma quali vittime? Quelle che “preferiscono rimanere anonime” così che non vi sia modo di verificare che l’incontro sia realmente avvenuto?

    Oppure il silenzio totale? La notizia che la CEI non ha incontrato le vittime sarà totalmente ignorata…?

    È bastato scrivere che il Comitato organizzatore ha invitato i Vescovi a incontrare le vittime per far credere che ciò avverrà o sia avvenuto?

    Ma la realtà italiana è un’altra, non si crede più alle favole, ormai fin troppo scontate.

    Pronti a ricrederci e ad essere eventualmente smentiti, restiamo in attesa del 21 febbraio.

    Il Comitato Vittime & Famiglie della Rete L’ABUSO

  • L’ONU “interroga” l’Italia, che favoreggia il Vaticano nella pedofilia e non applica la Convenzione sui diritti del fanciullo. Rete L’ABUSO sarà presente alle sedute.

    L’ONU “interroga” l’Italia, che favoreggia il Vaticano nella pedofilia e non applica la Convenzione sui diritti del fanciullo. Rete L’ABUSO sarà presente alle sedute.

    Si terrà a Ginevra, dal 14 gennaio al 1 febbraio 2019, presso la sede dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani, l’esamina del Comitato delle Nazioni Unite sulla Convenzione sui diritti del fanciullo.

    Tra gli Stati aderenti alla Convenzione che saranno “interrogati” nell’esamina, nell‘ 80° sessione del Comitato, troviamo la Guinea, Syrian Arab Repubblic, Japan, Bahrain, Czech Republic, Italy, Belgium.

    La Rete L’abuso e una sua rappresentanza composta dal Presidente della Rete Francesco Zanardi, l’avvocato Mario Caligiuri del foro di Roma e Simone Padovani, sarà presente a Ginevra, alle sedute del 22 e 23 gennaio, i giorni in cui sarà esaminata la posizione dell’Italia.

    Sono stati mesi di intenso lavoro, le situazioni da sollevare sono davvero molte in Italia, perché i Governi non hanno mai operato per adeguarsi alle convenzioni e ai trattati sottoscritti negli anni, lasciando una situazione davvero grave dove, nei fatti, lo Stato risulta praticamente venir meno ai più basilari diritti e principi di tutela dei minori.

    La questione sollevata in particolare modo dalla nostra associazione, avendo come finalità la tutela dei minori e in particolare modo di coloro che sono stati abusati dai membri del clero, è stata appunto la connivenza tra lo Stato italiano e quello del Vaticano che, come prodotto, ha avuto per il momento solo altre vittime, ma nessun provvedimento concreto a contrasto del fenomeno o in loro soccorso.

    I tempi per esporre il tutto sono stati relativamente ampi, in quanto la Rete L’ABUSO, insieme ai colleghi di ECA Global, si è accreditata alle Nazioni Unite solo nello scorso giugno e, solo da quel momento abbiamo iniziato a lavorare, in un contesto internazionale a noi sconosciuto.

    Ma ci siamo riusciti, molto del merito va alla collega Sara Oviedo (Ecuador), collega di ECA Global ed ex vice Presidente del Comitato ONU, che ci ha appoggiati e indirizzati in un contesto decisamente amplio, complesso e a noi sconosciuto. Il report “Giustizia” da noi prodotto e oggi disponibile sul sito dell’ONU (vi riproponiamo qui in italiano – lingua non ammessa) è la sintesi delle contestazioni che avanziamo, documentate in questi mesi, nelle quali si segnala anche la latitanza delle Istituzioni italiane che, ad oggi, malgrado una interrogazione parlamentare, una diffida ad adempiere e una denuncia, continuano a fare scena muta.

    Per lo Stato italiano il problema non esiste, tant’è che, a differenza dei paesi più sviluppati, il nostro è l’unico a non aver mai messo mano al fenomeno. Eppure basta un colpo d’occhio alla nostra mappa o all’immagine di copertina per capire che, forse, anche in Italia c’è un problema…

    L’Ufficio di presidenza

  • O’Reilly lascia il Cile: il prete è all’aeroporto per scontare una pena che lo espelle dal paese

    O’Reilly lascia il Cile: il prete è all’aeroporto per scontare una pena che lo espelle dal paese

    Il prete irlandese prenderà un volo diretto dalla compagnia aerea Alitalia a Roma. La sua partenza viene dopo essere stato condannato a quattro anni di libertà vigilata per abuso sessuale contro uno studente della scuola di Cumbres.

    Dopo le 10:00, John O’Reilly è arrivato all’aeroporto di Santiago per conformarsi alla sua espulsione dal paese.

    Il prete si recherà a Roma, in Italia, sul volo 689 della compagnia aerea Alitalia, che non avrà fermate e partirà alle 12:40.

    Secondo una dichiarazione della sua congregazione, i Legionari di Cristo, in Italia non eserciterà come sacerdote “in attesa della sentenza del processo canonico in corso nella Santa Sede” .

    Inoltre, hanno dichiarato che la Legione di Cristo “ha collaborato e continuerà a cooperare con le rispettive autorità nei procedimenti civili e canonici”.

    O’Reilly – che ha lavorato in Cile dal 1984 – è  stato processato nel 2014 per due accuse di abuso sessuale contro studenti della scuola Cumbres , uno dei quali condannato a quattro anni di libertà vigilata. Il prete, inoltre, è stato retrocesso dalla sua nazionalità per grazia ottenuta nel 2008.

    https://www.cnnchile.com/pais/oreilly-se-va-de-chile-sacerdote-esta-en-el-aeropuerto-para-cumplir-condena-que-lo-expulsa-del-pais_20181214/