Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Ivrea

  • Violenta compagna, figlia e la cuginetta

    Violenta compagna, figlia e la cuginetta

    La bambina più piccola aveva solamente 5 anni

    «Le chiesi se lui le avesse fatto qualcosa, la bambina in lacrime mi rispose che aveva paura e che un giorno si era spogliato davanti a lei masturbandosi». È il racconto di uno dei testimoni del processo che vede un 30enne di Pont Canavese accusato di aver violentato la compagna di 42 anni, la figlia di lei di 12 anni e una sua cuginetta di 5 anni appena. La vicenda, dibattuta ieri davanti al collegio dei magistrati di Ivrea, è assai complessa oltre che drammatica.

    L’imputato, difeso dall’avvocato Manuel Peretti, è accusato di aver abusato della compagna e di due minorenni (una è la figlia della sorella della vittima e tutti vivevano nella stessa casa in un comune dell’Alto Canavese) negli anni tra il 2009 e il 2012. La vicenda si svolge all’interno della congregazione locale dei Testimoni di Geova, della quale sia l’imputato che le presunte vittime facevano parte in quegli anni. Ieri sono stati sentiti i testimoni dell’accusa, in particolare, le toccanti testimonianze della baby sitter e di una delle amiche della madre.

    La prima ha raccontato di aver saputo dalla vittima che nel 2013 i rapporti tra lei e l’imputato si erano deteriorati fino a violenti litigi, ma di non aver mai visto lividi addosso alla donna. Poi nel 2014 seppe della denuncia per abusi ai danni della bambina e sua madre, così contattò la cuginetta chiedendole se l’imputato aveva abusato anche di lei. «La piccola mi raccontò che lui l’aveva vista nuda e l’aveva toccata». Una confidenza simile a quella raccolta da un’amica della mamma della bimba di 12 anni nonché anche lei Testimone di Geova. «Nella congregazione si sapeva quanto accadeva – ha riferito in aula la testimone – anche se non si parla volentieri di fatti come questi, si tende a nascondere.

    Un saggio però confermò quelle voci. Volli, quindi parlare con la mia amica e sua figlia. Quest’ultima mi disse che il compagno della mamma le faceva paura, per le attenzioni sessuali chele rivolgeva, e che le si era mostrato nudo toccandosi e strofinandosi». Un racconto terribile, in quanto le violenze non le subivano solo le bimbe ma anche la madre. «Quando parlai con la mamma – prosegue la teste – lei scoppiò in lacrime e mi raccontò tutto. La costringeva a rapporti sessuali anche contro la nostra religione. A quel punto le portai entrambe, sia la madre che la figlia, dai carabinieri per la denuncia». Dopo l’audizione dei testimoni dell’accusa, i giudici hanno rinviato al prossimo 12 ottobre quando a deporre saranno chiamati i testimoni della difesa e lo stesso imputato.

  • Monsignor Luigi Bettazzi: “Pedofilia? Prete non deve denunciare subito, prima isolare il colpevole”

    Monsignor Luigi Bettazzi: “Pedofilia? Prete non deve denunciare subito, prima isolare il colpevole”

     ROMA – Monsignor Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea, ha dichiarato ai microfoni de La Zanzara su Radio 24: “Pedofilia? Un prete non deve denunciare subito al giudice, prima isolare il colpevole“. Bettazzi non è nuovo a prese di posizione coraggiose, sorprendenti e in controtendenza.

    Punto di riferimento del movimento pacifista, è stato presidente di Pax Christi. Nel 2007 si disse a favore dei Dico, le unioni fra coppie di fatto che l’allora governo Prodi voleva introdurre. Dichiarando che nelle coppie omosessuali c’era un fondamento d’amore equiparato a quelle eterosessuali. Nel 2012, un anno prima, pronosticò le dimissioni di Papa Benedetto XVI.

    Sull’argomento delicato della pedofilia, che ha visto molti preti coinvolti, monsignor Bettazzi dichiara:

    “Se sapessi che un prete ha commesso un atto di pedofilia non vado direttamente dal giudice, ma isolo questa persona e vado incontro alla persona ferita, alla vittima”.

    “Un prete che durante la confessione riceve la notizia di un atto di pedofilia non deve andare subito dal giudice – aggiunge monsignor Bettazzi – perché la confessione è segreta. Deve persuadere chi si confessa, perché c’è qualcuno che paga, la vittima. Se il pedofilo è un prete io intanto lo isolerei, mi garantirei che non possa più nuocere. La prima cosa è questa, andare dal giudice dovrei pensarci un po’. E poi andare incontro alla persona ferita”.

    Farà discutere anche la sua presa di posizione sul caso della processione di Oppido Mamertina, in provincia di Reggio Calabria:

    “Al prete di Oppido, Don Rustico, darei solo un buffetto, un rimprovero. Gli direi di non farlo più, non lo sospenderei. Deve essere lui a dire che non bisogna rendere onore a nessuno durante una processione”.

    “Nel passato – dice Bettazzi – queste associazioni mafiose acceleravano la giustizia, avevano un ruolo positivo. Erano onorate società perché con la giustizia lontana garantivano la giustizia spicciola. La mafia è stata anche una cosa positiva all’inizio. Per esempio a un agricoltore rubavano l’asino, la giustizia non arrivava e allora c’era la mafia. Nasceva da una società civile non abbastanza attenta. Poi quando hanno cominciato ad ammazzare no”.

  • Pedofilia. Diacono Andrea Tiloca da Rueglio (TO) condannato a 7 anni e 6 mesi. Il parroco lo difende

    Pedofilia. Diacono Andrea Tiloca da Rueglio (TO) condannato a 7 anni e 6 mesi. Il parroco lo difende

    Pedofilia: Andrea Tiloca, diacono e bidello di Rueglio, condannato a sette anni e mezzo.

    Il Giustiziere degli Angeli

    Anche oggi la notizia di una condanna per pedofilia. Anche oggi la notizia di 7anni e sei mesi di reclusione. Anche oggi la notizia non ci rende contenti perchè faremmo volentieri a meno di aver certezza che dei bambini sono stati oggetti di carne per qualcuno.

    E sapendo quanto durerà l’inferno per questi bambini, non sentiamo che giustizia è fatta con sette anni di carcere. Leggendo poi che un prete ha alzato la sua voce per difendere un pedofilo fà ancora più male: don Arnaldo Bigio doveva fare solo il prete e non il giudice ed aveva il dovere di pensare ai bambini. Ora cosà farà questo “Don” di turno? alzerà la sua voce ancora contro le vittime? Che razza di Chiesa è diventata questa? Da notare inoltre, in fondo all’articolo, che anche in questo caso non è mancata la “passeggiata romantica a lume di candela” (fiaccolata) ancora in favore dell’accusato. Che schifo!!

    Pedofilia: Andrea Tiloca, diacono e bidello di Rueglio, condannato a sette anni e mezzo.

    E’ stato condannato con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di cinque minori
    Pedofilia, 7 anni al bidello di Vico
    IVREA 03/12/2008 – E’ stato condannato a sette anni e mezzo di reclusione con l’accusa….

    di violenza sessuale nei confronti di cinque minori e al risarcimento di 30 mila euro alle famiglie, Andrea Tiloca, 36 anni, diacono ed ex operatore scolastico di Vico Canavese (Torino). La sentenza è stata emessa, questa sera, in Tribunale a Ivrea (Torino) al termine dell’udienza che si è svolta a porte chiuse davanti al collegio giudicante presieduto dal giudice Ivana Peila. La sentenza combacia con la richiesta del pm Frencesco Saverio Pelosi. I fatti risalgono al settembre 2006 quando Andrea Tiloca, difeso dall’avvocato Ferdinando Ferrero di Ivrea, lavorava come operatore scolastico alla scuola elementare di Rueglio (Torino), in Valchiusella.

    Ad accusarlo erano stati i genitori di tre bambini tra i 6 e 7 anni. All’epoca dei fatti il pm Pelosi, ascoltando le testimonianze dei cinque bimbi in un’udienza protetta, era riuscito a ricostruire il quadro delle violenze che il bidello aveva loro inflitto. Aveva così scoperto che la vittima prediletta del collaboratore scolastico era un piccolo di sei anni. Terminate le indagini, il gip Marco Tornatore aveva emesso l’ordinanza condannando il bidello agli arresti domiciliari. A testimoniare l’innocenza di Andrea Tiloca, lo scorso 22 febbraio, a Vico Canavese (Torino), il parroco del paese, don Arnaldo Bigio, e un centinaio di cittadini avevano organizzato una fiaccolata in difesa del bidello.

    Cronaca.Qui LINK: http://www.cronacaqui.it/news-pedofilia-7-…vico_15975.html

  • Lombardore: Don Pierpaolo Mologni accusato di pedofilia, migliaia di foto nel pc

    Lombardore: Don Pierpaolo Mologni accusato di pedofilia, migliaia di foto nel pc

    Una brutta storia venuta alle luce grazie alle testimonianze di due famiglie di adolescenti che sarebbero stati molestati dal parroco.

    Don Pierpaolo Mologni, 60 anni, parroco di Lombardore, avrebbe, secondo la sobria titolazione di Cronaca Qui, “masturbato bambini all’oratorio”.

    Nel suo pc gli inquirenti hanno ritrovato migliaia di foto e diversi filmati dal contenuto pedopornografico:

    Secondo quanto denunciato da alcune vittime del parroco direttamente ai carabinieri, don Pierpaolo era solito compiere i suoi gesti osceni presso la sua abitazione, dietro la chiesa di Lombardore. Con i più “svegli” si limitava a delle carezze. Con altri, di età compresa tra i 13 e i 15 anni, esagerava. Se loro non si ritraevano, in un attimo saltava fuori la macchina fotografica. E giù di foto osè, con i bimbi in posizioni inequivocabili, magari con indosso il costumino di Tartan che il parroco 60enne aveva appositamente confezionato per le sue piccole vittime.

    La Procura di Torino ha curato l’inchiesta che avrebbe dovuto portare all’arresto del parroco orco di Lombardore: ma non accadrà nulla del genere. Il nostro è in coma all’Ospedale di Ivrea. Titolo pesantuccio, quello di Cronaca Qui.

  • Pedofilia: Don Mologni si dice vittima di esseri malvagi!!!

    Pedofilia: Don Mologni si dice vittima di esseri malvagi!!!

    Le ho già sentite queste frasi! molte volte! Ci sono sempre dei malvagi, secondo i sacerdoti accusati di pedofilia ed i loro difensori, che ordiscono e tramano per distruggere loro e la chiesa! per ora leggiamo le parole di Don Mologni ma certamente poi leggeremo…è un complotto, gente invidiosa, io lo conosco bene, chi lo risarcirà del torto subito?, è innocente!… ed alle vittime toccherà altro fango!!

    La storia infinita!!

    Le parole del sacerdote di Lombardore accusato di abusi sessuali
    Don Mologni: «Infangato da uomini malvagi, ho fiducia nella giustizia»

    IVREA 25/07/2008 – Si dichiara innocente, don Pierpaolo Mologni, il parroco di Ozegna accusato di pedofilia. Ma dichiara anche di aver fiducia nella giustizia.

    In clinica
    Ieri pomeriggio il sacerdote ha lasciato l’ospedale di Ivrea – dove fino all’altro giorno era ricoverato in rianimazione – ed è stato trasporto alla Casa del Clero, dove è attualmente ricoverato.

    Una delle ultime persone ad averlo incontrato è stato il suo difensore, l’avvocato Elio Guglielmino del foro di Ivrea.
    L’avvocato Guglielmino ha trovato l’anziano parroco molto provato ed in condizioni di salute precarie, ma fermo del respingere tutte le accuse che gli verrebbero mosse.

    Anche oggi il prevosto ha respinto ogni addebito: «Sono estraneo ad ogni fatto che mi vene addebitato dalla Procura di Torino. Anzi non sono ancora a conoscenza dei motivi veri di queste falsità e della fonte da cui possono venire simili e gravi accuse. Di tutto il materiale che io avrei avuto non so proprio cosa dire, non ho mai conservato fotografie pedopornografiche di bambini. Nella mia vita – prosegue don Pierpaolo – credo di non aver mai commesso alcunché di delittuoso ma confido serenamente nel corso della giustizia, sono fermamente convinto di uscire da questa brutta storia nel migliore dei modi perché non ho commesso gli atti di cui mi si accusa».

    Dichiarazioni di una certa e completa innocenza ed estraneità ai gravi fatti addebitategli, una posizione nettamente antitetica a quanto emergerebbe, invece, dai fascicoli di indagine.

    «Sono falsità – ha ripetuto il sacerdote – io non ho mai toccato un bambino in vita mia e credo che certe cose siano venute fuori per la malvagità di certi uomini. Io sono un uomo di Chiesa e se devo sopportare questo Calvario, lo faccio con la serenità di chi sa di non aver commesso alcunché. E fin d’ora dico – ha voluto concludere il parroco di Ozegna – che perdono coloro che hanno orchestrato questa dolorosa calunnia».

    La curia
    Nel frattempo la curia vescovile eporediese si è affrettata a diffondere un comunicato stampa, attribuito direttamente al vescovo Miglio e concordato con il cardinal Bertone, nel quale si prendono decise distanze dal sacerdote indagato. «Sorpresa e sofferenza hanno destato le accuse rivolte ad un sacerdote della nostra diocesi – scrive il presule, quasi per allontanare da sè il sospetto che la vicenda di don Pierpaolo fosse in qualche modo già nota in ambienti ecclesiastici -, circondato dalla stima e dall’affetto di molti che lo conoscono, al quale tutti esprimiamo gratitudine per il bene compiuto e vicinanza in questo particolare momento».

    Miglio si rivolge ai giudici e alle vittime del “presunto” prete pedofilo: «Esprimiamo fiducia nella magistratura per il suo delicato compito, vicinanza e solidarietà alle persone, specialmente se minori, per quanto possono aver patito in questa vicenda». E poi la “stoccata” finale: «È molto vivo in tutti noi l’eco delle parole pronunciate da Benedetto XVI sia nel recente viaggio negli Stati Uniti, sia in Australia in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù appena conclusasi» e cioè: «I preti pedofili devono essere condannati».

    Sotto accusa i tribunali ecclesiastici
    Per i pedofili in parrocchia niente galera, soltanto l’esilio
    TORINO 25/07/2008 – Sulla pedofilia Sua Santità l’ha detto chiaramente: «I sacerdoti che si macchiano di questa vergogna devono essere condannati». Papa Benedetto XVI l’ha detto solo pochi giorni fa, durante le Giornate mondiali della gioventù a Sidney. Ma l’interrogativo che ci si pone è se questi sacerdoti debbano essere condannati dalla magistratura ordinaria o da quella del Vaticano.

    L’ultimo sacerdote condannato da un tribunale piemontese è stato don Roberto Volaterra, giovane parroco di Castagnole Piemonte, arrestato quattro anni fa con l’accusa di violenza sessuale: molestie e attenzioni morbose per una ragazzina di 11 anni, che avrebbe dovuto aiutare a fare i compiti. Tempo dopo lo stesso sacerdote avrebbe confessato tutto: «Ero innamorato di lei». Poi, nel luglio del 2005, il patteggiamento a un anno e otto mesi di reclusione e 45mila euro di risarcimento alla famiglia della piccola. Ma don Volaterra non è mai andato in prigione: grazie alla sospensione condizionale. E così, lasciata la parrocchia di Mirafiori dove aveva scontato i domiciliari, ha raggiunto la nuova destinazione scelta per lui dall’arcivescovo di Torino, il cardinale Poletto: una comunità gestita dalla Congregazione di Gesù sacerdote dei Padri Venturini a Trento. Non dice più messa, è ovvio, ma è ancora un prete. Il Concilio di Trento, infatti, ha stabilito chiaramente l’impossibilità del ritorno alla condizione di laico.

    Stessa sorte – patteggiamento ed esilio – era toccata a padre Domenico Marcanti di Alessandria: tre anni di reclusione la condanna per abusi sessuali nei confronti di alcuni ragazzini del doposcuola.

    In ciascuno di questi casi, come è naturale, le rispettive diocesi avevano «fatto quadrato», mirando a difendere l’integrità e la bontà del mondo sacerdotale dall’infamia del comportamento di pochi. Teoricamente, però, oltre alla condanna in tribunale, questi sacerdote avrebbero dovuto rendere conto alla legislazione ecclesiastica. Ed è qui il vero nocciolo del problema. Il Tribunale Vaticano, infatti, è segnato dai processi lumaca.
    Solo l’anno scorso una inchiesta del settimanale “Panorama” aveva svelato i problemi della giustizia d’Oltretevere. In pratica nel giro di sei anni, al Tribunale Ecclesiastico sono giunti un migliaio di segnalazioni di casi di pedofilia e abusi sessuali da ogni parte del mondo. Ma solo una decina sono i processi avviati. Anche in virtù della lentezza della macchina giuridica che deve occuparsi di raccogliere informative da tutto il mondo, svolgere accertamenti, redigere voluminosi dossier. Processi e sentenze sono poi coperti dal più totale segreto. Le pene che possono essere comminate vanno dalla sospensione del sacerdote, alla dimissione – molto rara – per l’abuso sessuale, fino alla scomunica «latae sententiae» prevista per chi si macchia di complicità, ossia assolve la persona con cui ha avuto rapporti sessuali dal peccato di atti impuri.

    Andrea Monticone – CronacaQui

    Pedofilia: Don Mologni si dice vittima di esseri malvagi!!!

  • Per il Nicaragua è una sorta di complotto.

    Per il Nicaragua è una sorta di complotto.

    Dall’Unione Sarda di oggi

    Per il Nicaragua è una sorta di complotto. La notizia dell’indagine della magistratura italiana non era ancora ufficiale, ma circa un mese e mezzo fa alcuni organi di stampa del Centroamerica hanno dato notizia del coinvolgimento di padre Marco Dessì nella vicenda di pedofilia per la quale da lunedì scorso, si trova in carcere

    La petizione. Lo spunto a trattare l’argomento è stato dato da una petizione organizzata da un gruppo di nicaraguensi che, elogiando l’operato del missionario sardo in favore delle persone più bisognose, hanno fatto riferimento a una sorta di congiura organizzata nei suoi confronti per screditarlo.

    Calunnie a danno di un uomo che nel Paese del Centroamerica viene visto come un benefattore, quasi un santo per l’impegno trentennale profuso nella missione di Betania. Ma un complotto ordito da chi? Chi potrebbe avere avuto interesse a spingere i bambini a raccontare delle presunte violenze subite prima ai volontari di Rock no war di Modena e Solidando di Cagliari, poi agli investigatori italiani?

    Il vescovo Miglio. Se segnalazioni ci furono è certo che non sono mai arrivate alla Diocesi di Iglesias, cui appartiene Villamassargia il paese d’origine di padre Dessì. Né l’attuale vescovo monsignor Tarcisio Pillolla, né monsignor Arrigo Miglio che guidava la Diocesi fino al ’98, hanno mai sentito alcuna lamentela sull’operato del missionario. Al telefono da Ivrea, monsignor Miglio conferma: «Non ho mai sentito nulla né di questo fatto né di altro. Padre Marco è incardinato in Nicaragua, appartiene al Clero del luogo e con noi non aveva rapporti di alcun tipo. Peraltro non l’ho mai conosciuto di persona: né lui è venuto da me quando ero vescovo di Iglesias, né io sono mai andato nella missione del Nicaragua».

    Ma, secondo i firmatari della denuncia, le prime segnalazioni sul comportamento di padre Marco sarebbero state fatte già agli inizi degli anni ’90 alle autorità del Nicaragua e a quelle ecclesiastiche.

    Rock no war, Solidando e il Comune di Correggio (che in passato aveva sostenuto le iniziative portate avanti da padre Marco), contemporaneamente alla presentazione dell’esposto in Procura, hanno segnalato ufficialmente il caso alla Congregazione per la dottrina della fede, un organismo che vigila sul comportamento dei sacerdoti ed, eventualmente dovrà decidere se ci sono gli estremi per avviare un procedimento nei confronti del religioso.


    http://espresso.repubblica.it/dettaglio-lo…filia/1451507/6

    Trovato in casa il biglietto per il Nicaragua: il magistrato conferma l’arresto del religioso
    Stava per fuggire il prete accusato di pedofilia
    Mariagrazia Marilotti e Erminio Ariu
    Indagato per altri reati anche il suo commercialista: riciclaggio di denaro e truffa CAGLIARI. Aveva già organizzato la fuga ma prima che potesse metterla in atto sono arrivati i carabinieri della compagnia di Cagliari e lo hanno portato a Buoncammino da dove è stato poi trasferito nel carcere di Parma. Ha una sfilza di accuse che pesano come macigni padre Marco Dessì, il religioso originario di Villamassargia arrestato in casa della sorella per pedofilia.
    Ieri mattina il pubblico ministero, Lucia Russo, ha convalidato l’ordinanza di custodia cautelare con lo scopo di impedire al prete di reiterare il reato di violenza sessuale su minori e di inquinare le prove. Il missionario sarà sentito nei prossimi giorni, in carcere, dal sostituto procuratore della repubblica che conduce le indagini alla presenza dell’avvocato di fiducia, Pier Luigi Concas.
    I militari durante la perquisizione in casa gli hanno trovato i biglietti aerei: destinazione Managua via Milano con un volo delle 9,30 della stessa mattinata. Padre Marco, religioso della congregazione Divino Gesù operaio e fondatore di una comunità per piccoli bambini abbandonati in Nicaragua era tornato nell’isola da poco più di una settimana. Sapeva che la sua libertà aveva i giorni contati. Anche la Chiesa lo aveva invitato esplicitamente a tornare in Italia e ritirarsi in convento. Forse aveva affrontato questo viaggio per salutare i suoi familiari e magari salvare la faccia ai loro occhi, ma soprattutto per curare e alleviare le sofferenze causate da un tumore ai polmoni. Se per il religioso le imputazioni vanno dalla violenza sessuale continuata su ragazzini di età fra i sei e i 12 anni i suoi guai con la giustizia potrebbero non fermarsi qui.
    Oltre alle accuse di pedofilia i magistrati stanno indagando su altre ipotesi di reato in concorso con altre due persone di nazionalità straniera: il suo commercialista in Nicaragua e una terza persona, forse un componente della comunità di Chinandega che risultano indagate per reati che vanno dal riciclaggio di denaro alla truffa all’appropriazione di immobili e tentativi di corruzione di testimoni. A mettere nei guai il prete sono una marea di testimonianze: sono una ventina i ragazzi che avrebbero subito e raccontato quanto il prete li costringeva a fare. Ma non solo. A quanto pare otto di questi ragazzi ora diventati più grandi hanno raccontato di violenze che risalgono alla metà degli anni ’80. Ad aggravare una situazione già pesantissima il religioso avrebbe tentato con la complicità del commercialista di corrompere le piccole vittime delle violenze offrendo loro dai 30 ai 40 mila dollari in cambio della ritrattazione o del silenzio. E in certi casi minacciando di ucciderli se avessero rifiutato. Gli squallidi giochi erotici padre Marco li praticava, secondo le accuse, in Nicaragua con alcuni bambini, orfani e trovatelli, ospiti della sua comunità. Ma anche in occasione di alcune feste e meeting che organizzava in giro per il mondo, tra cui Houston nel Texas, dove raccoglieva fondi per mandare avanti la comunità, ma che secondo i movimenti di denaro accertati dagli inquirenti andavano a finire nei suoi conti privati, alimentando i cospicui conti bancari e patrimoni immobiliari: case, terreni, auto, tv al plasma. Ancora da accertare il racconto di un ragazzino nicaraguense ospitato a Villamassargia per le vacanze e poi violentato dal religioso con la complicità di un amico di nazionalità straniera.
    In Sardegna l’arresto di don Marco Dessì ha avuto effetti devastanti nelle persone che da vari anni e a vario titolo hanno collaborato con il missionario per raccogliere fondi per la missione di Chinandega. Anche gli abitanti del comune di Correggio non credono alle accuse mosse al missionario. In questi anni l’ammnistrazione comunale del centro di Reggio Emilia aveva stanziato oltre 700 mila euro per la realizzazione di alcuni progetti regolarmente realizzati. In quella missione padre Dessì è riuscito a sfamare ogni giorno oltre 800 bambini, a costruire un ospedale ed un efficientisimo centro dialisi, scuole professionali e servizi sociali di eccezionale efficienza.
    I membri dell’associazione Rock No War gli è stata vicina fino a settembre quando sono arrivate le prime segnalazioni e i primi gravissimi sospetti.(07 dicembre 2006)

    mercoledì 06 dicembre 2006, ore 19.44
    “Le vittime sono tantissime”
    Lo hanno arrestato mentre, contrariamente al monito del Vaticano, stava lasciando l’Italia per tornare in Nicaragua. Ne sono convinti gli inquirenti che indagano sugli abusi che avrebbe commesso Don Marco Dessì su diversi ragazzini del paese del centro america. Quegli stessi bambini che vivevano tra i rifiuti, nelle discariche, e che con la sua missione diceva di voler salvare.
    Al momento sono sei i ragazzi, oggi maggiorenni, che hanno denunciato le attenzioni sessuali avvenute nella seconda metà degli anni ottanta. Il sacerdote si dice innocente e c’è chi considera la vicenda una montatura organizzata contro Dessì perchè considerato una persona pericolosa nel contrasto della criminalità locale. L’esposto alla magistratura è stato inoltrato alla procura di Parma dall’avvocato reggiano Marco Scarpati. Dopo l’arresto, avvenuto in Sardegna, don Marco Dessì è stato trasferito nel carcere di Parma dove nelle prossime ore verrà ascoltato dal pubblico ministero Lucia Russo.
    ‘Sembra che questi abusi durassero da parecchi anni e che abbiano coinvolto decine e decine di persone – dice il Procuratore capo di Parma Gerardo Laguardia. – Don Dessì è un personaggio potente in Nicaragua, ha agganci ad altissimo livello e ha tentato di condizionare le parti lese offrendo loro dei soldi’.
    Sono tante le associazioni e gli enti reggiani che in questi anni hanno sostenuto le iniziative benefiche di Don Marco Dessì. Perchè il missionario era più volte stato nella nostra provincia per raccogliere fondi a favore dei bambini nicaraguensi. Oggi quelle stesse persone che lo hanno aiutato sono sconvolte dalle accuse che vengono mosse al sacerdote. Saranno le indagini a fare luce sulla vicenda. Nell’attesa, don Marco Dessì resterà in carcere, troppo forte il pericolo di fuga o, peggio, di reiterazione del reato.