In riferimento alla contestazione della CES avanzata alla Rete L’ABUSO e alla Garante dell’infanzia Carla Pugligheddu, l’Associazione rende noto che lo scorso dicembre ha deferito per la seconda volta l’Italia alle Nazioni Unite di Ginevra, Comitato per i diritti dell’infanzia.
Il totale fallimento italiano vede una serie di omissioni sistematiche da parte del Governo in tutela della chiesa, a danno di cittadini minorenni e di persone vulnerabili.
Riassumendo;
Già nel 2019, il Comitato ONU lamentava all’Italia la mancanza di comunicazione da parte dello Stato membro dei dati riferiti proprio alla chiesa cattolica.
Nelle sedute dell’80° sezione del 2019 l’Associazione Rete L’ABUSO accresceva in aula, tramite il Delegato ONU Jorge Cardona le accuse di reiterate inadempienze da parte del Governo italiano a seguito delle quali il Comitato ONU rispondeva;
“il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana. Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:
(a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;
(b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;
(c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;
(d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;
(e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;
(f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;
(g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;
(h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.
In quella sede l’Italia fece scena muta dimostrando la totale assenza di strumenti preventivi, giustificando la mancanza di risposte al Comitato, per l’assenza di tecnici. Il Comitato diede alla delegazione italiana 48 ore di tempo per inviare le risposte. (Video)
Ad oggi lo Stato membro risulta reiteratamente inadempiente anche alle richieste avanzate nel 2019.
Per questo motivo la Rete L’ABUSO recapitò ai Garanti dell’infanzia e alle nuove figure di garanzia, i Garanti per le vittime di reati, il report.
Inutile dire che su 20 Garanti dell’infanzia e 4 Garanti per le vittime di reati risposero solamente la dottoressa Carla Pugligheddu (Sardegna) e un solo altro Garante.
Alla luce dei riscontri ottenuti, il 24 novembre scorso l’Associazione concludeva e depositava presso il Comitato di Ginevra il suo 2° Report conclusivo.
L’Italia ha ricevuto da ONU la List of Issues prior to Reporting pochi giorni fa, nel marzo 2026, ma questa volta avrà un anno di tempo per rispondere al Comitato con l’ausilio dei tecnici assenti nella precedente seduta.
Il professor Carlos Gil Gandía organizza questo martedì un seminario sulla migrazione (9 ore nella Sala dei Titoli della Facoltà di Giurisprudenza dell’UMU) che vedrà la presentazione inaugurale dell’ex membro del Comitato delle Nazioni Unite per i Diritti del Bambino, Jorge Cardona (Valencia, 1957), sui minori stranieri non accompagnati, il gruppo vulnerabile più incisivo della Regione di Murcia negli ultimi anni. Avviso ai marinai: “Il termine ‘minerale‘ non dovrebbe essere usato perché è stigmatizzante.”
Stiamo fallendo come paese quando non riusciamo a metterci d’accordo sulla distribuzione dei bambini senza genitori?
La responsabilità nei confronti dei bambini che arrivano nel nostro paese da soli è collettiva. Tuttavia, la solidarietà non si ottiene con l’imposizione, ma attraverso un impegno condiviso, e per questo la cosa importante è convincere e negoziare.
Ci sono stati imperialisti in guerra con l’ONU e che rifiutano la cooperazione
Sembra complicato negoziare in tempi di tanta polarizzazione.
Beh, in tempi di tanta polarizzazione, quello che dobbiamo fare è non trasformare i bambini in danni collaterali. Non possiamo giustificarci sulla base del fatto che la società sia polarizzata e faccia tutto il male. Dobbiamo lavorare per depolarizzare la società, dialogare, dialogare, parlamentare.
La protezione legale dei minori non accompagnati viene violata in Spagna?
Un bambino, attraversando un confine, non cessa di essere un bambino. È sempre un bambino. La Convenzione sui diritti dell’infanzia afferma che i bambini sono soggetti a diritti ovunque si trovistano, qualunque sia la loro origine, che siano entrati in modo regolare o irregolare, che abbiano un orientamento sessuale o un altro, che abbiano o meno una disabilità. Inoltre, ognuno è un’individualità perché ha una storia propria dietro. Alcuni fuggono dalla violenza, altri fuggono dalla guerra, altri ancora fuggono dalla mancanza di opportunità. La loro protezione viene messa in discussione quando i Servizi di Protezione dell’Infanzia non dispongono delle risorse e della formazione necessarie. Alla fine, le istituzioni non esistono, ciò che esiste sono persone che devono essere pronte a prendersi cura dei minori.
La solidarietà non si ottiene con l’imposizione, ma con l’impegno condiviso
La Convenzione sui diritti del bambino è in pericolo? L’ONU è sempre più distratta.
Ci sono stati in guerra con l’ONU, stati imperialisti ed egoisti che non vogliono cooperazione. Lo stanno attaccando riducendo le sue risorse non pagando la quota. Non sono solo gli Stati Uniti, è la Germania, la Francia, il Regno Unito, ci sono molti che non pagano o pagano molto tardi. Pertanto, non sono a rischio solo i diritti del bambino, ma anche i diritti umani. Se oggi siamo chiari sulle regole per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne, è grazie all’ONU. Se oggi abbiamo una convenzione sui diritti delle persone con disabilità affinché siano considerate suddite dei diritti su una base di parità rispetto agli altri, è grazie all’ONU. Quando le Nazioni Unite vengono attaccate, tutti i sistemi creati per proteggere i diritti delle persone in una situazione di maggiore vulnerabilità sociale vengono attaccati.
Come sarebbe un mondo senza l’ONU?
Il problema è che vogliono smantellare il sistema che abbiamo creato dopo la Seconda Guerra Mondiale senza prima costruirne uno nuovo. L’unica cosa certa è che finirà per colpire seriamente i più deboli: bambini, persone con disabilità e tutti coloro che si trovano in una situazione di vulnerabilità a causa di stereotipi sessisti, abilisti e centrati sugli adulti.
I paesi di origine non garantiscono mai la protezione dei bambini se ritornano
Sa che nella Regione di Murcia Vox sta ponendo molta attenzione sui minori migranti, arrivando persino a mobilitare i quartieri contro tutti i centri di protezione.
È necessario spiegare la realtà. Ciò che spaventa di più è ciò che è sconosciuto. Quando una persona entra in contatto con quei bambini che arrivano e scopre la storia dietro ciascuno di essi, è incapace di pensare che debba essere cacciata, anche se vota per Vox. Questo partito gestisce un discorso all’interno dell’ignoranza e, inoltre, dell’uso della paura. Il problema nasce quando questi messaggi ricevono risposta con il silenzio invece che con parole per spiegare le cose. Dobbiamo trasferire tutte le storie magnifiche e di successo che sono state prodotte grazie a una buona integrazione di ragazzi e ragazze ricevute dalla nostra società. D’altra parte, da un punto di vista strettamente economico, sono il nostro futuro. Le famiglie spagnole non hanno figli e, come se non bastasse, sta avvenendo una società che invecchia. Molti dei giovani che arrivano sono quelli che accederanno al mercato di lavoro E garantiranno che possiamo continuare a mantenere le pensioni grazie ai loro contributi. Quindi, quello che dobbiamo fare è addestrarli bene, aiutarli e capire quale sia quella situazione.
Non sembra che si fermeranno. Questo discorso dà voti.
Perché mescolano molti concetti apposta. Ad esempio, nella situazione di disoccupazione O un impiego precario, invece di lavorare per garantire salari decenti per tutti, assicurano alle persone che se il loro stipendio è pessimo è perché c’è uno straniero che guadagna ancora meno ed è per questo che non vengono pagati di più. Inoltre, utilizzano formule semplicistiche, che mancano della minima base scientifica o di realtà. Capita anche che, molte volte, le persone non sentano voglia di pensare molto a causa dell’eccesso di informazioni e delle ‘fake news’ sui social network.
I minori migranti stanno fuggendo, non vengono per via del teppismo
La disinformazione scoraggia i cittadini?
Abbiamo un serio problema di accesso a informazioni reali e autentiche. Dobbiamo pensare in modo ragionevole, sappire che con uno slogan o con un messaggio di 140 caratteri dal vecchio Twitter non si può costruire un discorso che valga la pena. È necessario che la società venga consapevole e abbia il sostegno delle istituzioni affinché ci sia un’istruzione solida nelle scuole. Gli studenti di oggi delle scuole primarie, secondarie e universitari sono i cittadini che costruiranno la società spagnola per i prossimi quarant’anni. Richiede anche la garanzia che i media combatteranno contro queste fake news e, perché no, imporranno sanzioni a chiunque diffonda anonimamente bugie e insulti dai social network. Finché si sentiranno impuniti, continueranno a farlo. Solo così creeremo una società coerente, di supporto e democratica.
Il governo regionale vuole promuovere accordi con paesi terzi per quella che chiamano riunificazione familiare dei minori stranieri non accompagnati. Stiamo affrontando una deportazione segreta?
Ciò che è sconosciuto fa paura, quindi la verità sulla migrazione deve essere spiegata
Senza coprirsi. La nostra legislazione prevede che quando un bambino arriva da solo in territorio spagnolo, i servizi di protezione debbano accoglierlo. Questi bambini possono essere restituiti quando i servizi sociali dei loro paesi garantiscono che torneranno in un ambiente sicuro. Quello che succede è che questo non accade. Se una ragazza è fuggita dal suo paese perché è stata violentata dal padre, non possiamo restituirla a quel padre. Se un bambino ha lasciato il proprio paese perché sta per essere reclutato da un gruppo armato, non possiamo restituirlo. Se una ragazza ha lasciato il suo paese perché è vittima di violenza, non possiamo riportarla indietro. E se un bambino è fuggito perché è l’unica via d’uscita dalla fame, non possiamo riportarlo a morire di fame. Poiché i servizi sociali dei paesi da cui fuggono i bambini non garantiscono mai che i loro diritti vengano rispettati, non vengono restituiti. Ricordo la crisi causata dal ministro Fernando Grande-Marlaska, quando si dedicò a Melilla a riportare i bambini in gruppi di 25 senza conoscere la situazione di ciascuno di loro. Fortunatamente, il Comitato per i Diritti del Bambino riuscì a fermarlo.
Si sostiene spesso che sia meglio per loro stare con i genitori.
Ogni caso deve essere studiato. Cerchiamo sempre di parlare dell’origine di ciascuno dei bambini, ma non dobbiamo dimenticare che sono persone vulnerabili che stanno fuggendo. Non vengono perché nessuno di loro ha inventato un teppismo.
7 luglio 2024. – Ci rivolgiamo alla comunità internazionale con profonda preoccupazione per l’impulso che riappare nella regione dell’America Latina e dei Caraibi a cercare di ridurre l’età della responsabilità penale dei bambini in risposta ai problemi di sicurezza dei cittadini, essendo il più Un esempio recente è la proposta del governo argentino di ridurre l’età della responsabilità penale a 13 anni. Negli ultimi anni i tentativi di alcuni paesi di muoversi in questa direzione (ad esempio Brasile, Colombia, Repubblica Dominicana, Ecuador, Guatemala, Honduras, Nicaragua, Panama e Uruguay) si sono verificati in contesti di crescente insicurezza e di appelli da parte di diverse correnti di opinione giudicare la risposta ai problemi sociali acuti, concentrandosi in particolare sui bambini poveri che appaiono come “delinquenti”.
Questa misura costituisce una grave violazione dei diritti dell’infanzia sanciti dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, nonché di altri principi fondamentali del diritto internazionale sui diritti umani.
Il Comitato sui diritti dell’infanzia, nel suo Commento generale n. 24, riconosce che il mantenimento della sicurezza pubblica è un obiettivo legittimo del sistema giudiziario, compreso il sistema della giustizia minorile. Tuttavia, gli Stati parti devono raggiungere questo obiettivo nel rispetto dei loro obblighi di rispettare e attuare i principi della giustizia minorile sanciti dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia. In particolare, sulla base dei progressi scientifici nello sviluppo infantile e della stessa giurisprudenza, si sostiene che “I bambini differiscono dagli adulti nel loro sviluppo fisico e psicologico. In virtù di queste differenze, vengono riconosciuti come meno colpevoli e nei loro confronti viene applicato un sistema diverso con un approccio differenziato e individualizzato. È stato dimostrato che il contatto con il sistema della giustizia penale danneggia i bambini limitando le loro possibilità di diventare adulti responsabili”.
Le neuroscienze hanno dimostrato che il cervello umano continua a svilupparsi anche durante la giovinezza. Trattare gli adolescenti come adulti nel sistema di giustizia penale ignora queste differenze cruciali nello sviluppo del cervello, il che va contro le prove scientifiche e l’uguaglianza della giustizia. La corteccia prefrontale, responsabile di funzioni come il controllo degli impulsi, il processo decisionale e la pianificazione a lungo termine, non raggiunge la piena maturità fino all’età di circa 25 anni. Ignorare questa realtà è una grave ingiustizia e una cattiva politica pubblica.
La criminalizzazione degli adolescenti, soprattutto quelli in condizioni di esclusione sociale, perpetua false narrazioni che associano automaticamente la gioventù e la povertà alla criminalità. Gli adolescenti in condizioni di esclusione sociale hanno bisogno di sostegno e di programmi socio-educativi che li aiutino a costruire un futuro lontano dalla criminalità, senza essere puniti in modo sproporzionato.
Abbassare l’età di imputabilità contraddice direttamente i principi stabiliti nella Convenzione sui diritti dell’infanzia, che sottolinea che l’interesse superiore del bambino deve essere una considerazione preminente in tutte le misure che lo riguardano. Inoltre, si afferma che la detenzione e l’imprigionamento di un minore dovrebbero essere l’ultima risorsa e per il periodo più breve possibile. L’attenzione dovrebbe essere posta sulla riabilitazione e sul reinserimento, non sulle sanzioni punitive.
Esortiamo il governo argentino a ritirare immediatamente la proposta di abbassare l’età della responsabilità penale e ad aderire agli standard internazionali sui diritti umani.
Raccomandiamo l’attuazione di un sistema di giustizia minorile che concentri i suoi sforzi sulla riabilitazione e sul reinserimento dei giovani, fornendo alternative all’istituzionalizzazione e garantendo che qualsiasi intervento giudiziario miri allo sviluppo globale del bambino.
Proponiamo di formare i membri del potere legislativo sui diritti dei bambini e sullo sviluppo dei giovani, nonché di sensibilizzare la società sull’importanza di un approccio alla giustizia minorile basato sui diritti umani.
La giustizia per i giovani deve essere giusta e umana, basata sulla comprensione del loro sviluppo e delle loro circostanze specifiche. Le politiche regressive e punitive non solo sono inefficaci, ma sono anche contrarie ai principi e agli impegni internazionali assunti dall’Argentina.
Esortiamo il governo e il Congresso a riconsiderare questa proposta e a lavorare su soluzioni che promuovano veramente il benessere e lo sviluppo di tutti i bambini e gli adolescenti nel Paese.
Marta Santos Pais
Ex membro della CRC delle Nazioni Unite ed ex Rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite sulla violenza contro i bambini Rosa María Ortiz
Ex membro della CRC delle Nazioni Unite ed ex Commissario e relatrice sui diritti dei bambini della IACHR Sara Oviedo
Ex vicepresidente della CRC ONU, Marta Maurás
Ex vice presidente della CRC ONU, Norberto Liwski
Ex vice presidente della CRC ONU, Jorge Cardona
Ex membro della CRC ONU Yanghee Lee,
ex presidente della CRC ONU José Ángel Rodríguez
Ex membro della CRC ONU
Il Webinar chiamato “Caso Italia”, come il report discusso alle Nazioni Unite il 24 e 25 gennaio 2019 e si svolgerà sabato 20 febbraio alle 16 (ora italiana) e sarà visibile in streaming QUIe sulle piattaforme dei partecipanti nei rispettivi paesi.
In questo momento Italia è l’unico dei paesi più industrializzati del mondo e nella UE che ancora offre i propri figli “in sacrificio” alla Chiesa Cattolica. Utilizzo il termine “sacrificio” come provocazione perché, a differenza di altri paesi del mondo, in Italia il problema dei sacerdoti pedofili permane invariato da quando è diventato di dominio pubblico. In altri paesi con le stesse caratteristiche dell’Italia, lo stato da subito ha protetto le vittime, i governi hanno avviato indagini e preso misure per prevenire questo tipo di crimini.
Nel territorio Italiano invece abbiamo il Vaticano che salva i sacerdoti pedofili in tutto il mondo ma in Italia impone la sua volontà ai Governi di turno nel paese dal 2010 (quando anche in Europa dovette difendersi dallo scandalo pedofilia), per questo è stato denunciato per negligenza alle Nazioni Unite, che al paragrafo 21 delle Osservazioni conclusive all’Italia espone:
“il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di abuso sessuale sui bambini da parte del personale religioso della Chiesa cattolica nel territorio dello Stato membro e per lo scarso numero di indagini e processi penali da parte della giustizia italiana”, di fronte a cui espone una serie di raccomandazioni tra le quali meritano risalto:
“a) Adotti, con la partecipazione attiva dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e sfruttamento sessuale dei bambini e garantisca la sua applicazione uniforme su tutto il suo territorio e in tutti i livelli del governo;
b) Stabilisca una commissione d’indagine indipendente ed imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale sui bambini da parte del personale religioso della Chiesa Cattolica;
h) Modificare la legislazione di applicazione del Patto di Lanzarote per far sì che non escluda i volontari, incluso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dei suoi strumenti di prevenzione e protezione.”
Altre raccomandazioni del Comitato sulla compromissione dello Stato Italiano a realizzare azioni dirette allo Stato del Vaticano, è così come alla lettera (f) dello stesso paragrafo 21 raccomanda che si “Realizzino tutti gli sforzi possibili davanti alla Santa Sede per eliminare gli ostacoli che impediscano il procedimento effettivo del personale religioso della Chiesa cattolica sospettato di commettere abusi a minori, in particolare nei Patti Lateranensi aggiornati nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti”.
Queste raccomandazioni compromettono chiaramente e pesantemente lo Stato Italiano, ma disgraziatamente non è stata realizzata nessuna azione per affrontare la problematica che vede vittime dei bambini indifesi ed è per questo motivo che l’inerzia è ancor più criminale.
Sono queste le realtà che ci preoccupano per le quali è stato organizzato questo webinar con la collaborazione di Ending Clerical Abusse – ECA Global, un’élite di associazioni e attivisti di tutto il mondo che dal 2018 sta realizzando una campagna di giustizia globale in sinergia in tutela delle vittime del clero.
Élite della quale orgogliosamente siamo tra i fondatori.
L’ incontro è diretto ai mezzi di comunicazione e agli attivisti di questa causa nel mondo, così come ai tecnici membri di ECA nei loro differenti paesi e sarà diffuso pubblicamente in Facebook Live e tradotto simultaneamente.
Espositori: avvocato Tim Law (USA), Presidente di ECA Global, il quale presenterà il webinar e come moderatore l’avvocato Adalberto Méndez (MX). RELATORI, il Presidente della Rete L’ABUSO, Francesco Zanardi (IT), l’avvocato della Rete L’ABUSO, Mario Caligiuri (IT), e lo scrittore e giornalista del settimanale LEFT Federico Tulli (IT).
Un incontro importante che vedrà presente la ex vicepresidente del Comitato dell’ONU per la tutela dell’infanzia Sara Oviedo Fierro (EC) e come osservatore, membro in carica del Comitato alle Nazioni Unite Jorge Cardona Llorens (SP), colui che gennaio del 2019 ha portato in seduta a Ginevra l’informativa della Rete L’ABUSO le cui conclusioni sono al punto 21 delle raccomandazioni che l’ ONU ha fatto all’Italia.
Geneva 7 February 2019; “The Committee is concerned about the numerous cases of children being sexually abused by religious personnel of the Catholic Church in the territory of the Member State and for the low number of criminal investigations and prosecutions by the Italian judiciary”.
di Francesco Zanardi – These are not our words but those of the United Nations High Commissioner for Human Rights, more precisely those contained in the recommendations of 7 February (point 21 of the report) that the Committee for the Rights of the Child disputes with Italy – in this case – against the Italian Justice, but continuing, in the same document, also against the Italian Government defaulting and conniving, to the detriment of Italian minors “sacrificed to the clergy” for mere diplomatic relationship, with a foreign state, leader in the world for pedophilia: the Vatican.
What I will tell you has been widely documented and confirmed also by two investigative journalists, Emanuela Provera and Federico Tulli, who have even made a book “Giustizia divina” (publisher-Chiarelettere)
It all starts in 2014, when, after four years of activity of the newly formed Associazione Rete LʻABUSO, the documents of the various criminal cases that the association was following throughout Italy starting to arrive.
I began to notice, in various precautionary measures of the various prosecutors of the Republic of our peninsula, that many priests under investigation and under house arrest, many of them ended up in five structures, scattered from north to south of Italy. Although I had noticed this, I didn’t get to anything specific.
But in November 2016, in the middle of the night and seized by euphoria, my colleague from the Verona association for deaf students who were abused in the Catholic Institute Antonio Provolo in Verona, called me. He told me that Don Nicola Corradi (a paedophile priest who fled Verona in 1970) was arrested in Mendoza (Argentina). With him three other people.
The colleague asks me for help, they have thirty years of papers of the alleged victims (a hundred deaf children, now adults, who have never obtained justice), of the 27 priests and lay brothers accused of abuses in the Provolo of Verona, an infinite correspondence between them and the diocese. But in that tide of documents produced, they didn’t know where to start.
The folder was actually huge and incomprehensible to me, I didn’t even know the facts well, nor the characters. I decided then to make the first selection, eliminating all the documentation relating to deceased priests, and other data at that time not detected or incomprehensible, which I later saw again in a clearer context.
It was during that selection that at a certain point I arrived at Don Giuseppe Pernigotti. My eye fell on him because the Provolo Institute is a Congregation of Pontifical Right and the congregations, in general, even when they transfer them, always keep the priests inside them. Don Pernigotti instead no. It was, in my opinion strangely, to Fabrica (VT). I thought that I had to go deeper.
I searched on the internet and “tombola”, at first sight, I discover that Don Pernigotti was the President of the FIAS (Italian Federation of Priest Assistance) and while surfing the site, I understood about the FIAS assistance structures. A blow came to me, they were the same structures that returned to me in the documents of the various Italian prosecutors, the same to which the suspected priests were entrusted to the domiciliation. (Data confirmed by the heads of the structures and contained in the book-inquiry Divine Justice)
I decide that the issue must be deepened, but I don’t know how: a similar investigation is very expensive, and Rete L’Abuso does not have the resources.
I spent a few weeks, crossing the data I acquired. They were all connected, but I didn’t understand, until an LA7 journalist, Luca Bertazzoni, calls me asking if I had any case. I take the ball by introducing Don Pernigotti as one of the accused by Provolo’s students. I told Bertazzoni that I found him at Fabrica, where, in the meantime, I had sent an associate of ours to verify that he was the same Pernigotti of the Provolo. Luca Bertazzoni did the service, here he is:
Link to the video:
It emerges that Don Giuseppe Pernigotti manages or, at least, is at the head of a structure that appears to be assisting priests, but favouring them with a series of professionals and solutions that help them avoid civil justice. In the follow up of my investigation I discover that the FIAS is present throughout Italy, the one managed by Pernigotti was only the headquarters, whose website disappeared immediately after the service of LA7.
Finally, in my mind, many circles had closed and what was previously smoky, now it was very clear, too much. But who was I going to tell him about? I also knew that it was Justice itself that entrusted those under suspicion or the condemned to those facilities.
However, thanks to that service by Bertazzoni, who had pretended to be a pedophile priest and to whom don Giuseppe Pernigotti gave a “pizzino” with the indications, names and phone numbers to which to turn, I made a more detailed check. In the “pizzino” indicated the Agape Community that I already knew, but going deeper I will discover something that worries me. The Community is based in Via Forte Bravetta 338 (in the map on the side is indicated by the purple square) and borders with the Department of Penitentiary Administration, the National Autonomous Police Union and a dislocated seat of the Ministries of Grace and Justice. Of course from there, to advance and argue that there was a “cover-up” network run by the church and tolerated by the Italian state, what I had was not enough.
While deepening all this, I had repeatedly compared myself with one of the two authors of the book, Federico Tulli, a person I have known since 2010, whom I esteem and trust and with whom I often compare myself as he is also very experienced in the subject, already author of two books: “Church and pedophilia” and “Church and pedophilia the Italian case”.
Federico and Emanuela had already begun to investigate since the beginning of 2015, launching a journalistic investigation that will last almost three years, visiting these structures in person, interviewing those who direct them and documenting them. During their investigation, the number of facilities rises to 18, today we have identified 21.
What are these structures and how do they provide the clergy with impunity from prison?
(as you will discover in the book “Giustizia Divina” not only to paedophile priests)
As also confirmed by Provera and Tulli, who were able to enter in those structures, they appear as normal pensioners, with bedrooms, common areas, TVs etc. There is no control of the police, as normally happens to those who are under house arrest. You can receive visits, or at least nothing prevents it.
You can enter and exit with extreme ease. A group of priests in 2016 have confirmed that: worried about the comings and goings of faces known to the judicial chronicles, they pointed out the Villa Sacro Cuore (PG) structure.
But the most sensational case, which once again confirms the criticality as well as the lightness of the “home detentions” enjoyed by the clergy, is the case of Don Ruggero Conti, definitively sentenced to 14 years on the charge of having abused 7 children between 10 and 12 years old. He never did a day in jail (health reasons), he too was entrusted to a facility (which we will later discover used to care for adolescents) from which, without difficulty, in September 2017 he escaped, with so much money at his disposal to afford a taxi from Rome to Milan.
These are just a few cases and they are by no means the reason why Rete L’Abuso is firmly convinced – at this point, as we shall see, until there is evidence to the contrary – that exists between the Italian State and the Church, a tacit agreement that guarantees to the clergy impunity from prison.
We provide some numbers and some other data
From how it emerges on our map, removed the priests still awaiting trial, we count in the last 15 years, in Italy, at least 143 sentences definitively, we ignore which is the real submerged.
The authors of the book “Divine Justice” took the trouble, not only to verify what I claimed about the structures but, having removed the juvenile and female prisons, they asked the other 191 Italian prison facilities, how many priests have in charge.
125 prisons replied; only five priests, one of whom was convicted of pedophilia.
And all the others, what happened to them?
The perception for public opinion is that justice takes its course and condemnations, while instead most often do not make a single day in prison, on the contrary, the anomaly at this point rises on those 4 plus the 5th paedophile, who had a similar difference in treatment compared to other colleagues.
But the “holy” privileges and “divine” immunities that the Italian State provides to the clergy, unfortunately, are not limited to this and the damage to society, on this turn, is even worse.
I speak of the c.d. anti-pedophilia certificate, from which, by courtesy of the legislator, the clergy is exempt. And it is here that the connivance between state and church really scrapes the bottom of the barrel because on the constitutional basis it is already anomalous that a category should be privileged with this exemption: privileging only the priests would have been really too conspicuous and so, our legislator, not has exempted the priests, but precisely the whole category to which they belong, volunteering. Paradoxically, the category has always been more at risk.
Thanks to this luminary choice of the legislator – which legally becomes a civil responsibility – today paedophiles, not just priests, know that the Italian state has reserved volunteering for them, as a fertile hunting ground.
One of our legal advisors, the lawyer Mario Caligiuri of the Court of Rome (holder of the dossier in question) explains, with regard to the canonical rite, that “In this way it is generated by another court, in advance of the celebration of the ordinary rite, an unreasonable imbalance in favour of the alleged abuser »
“Not only is the assistance of the defender of those who has denounced the abuse not admitted in the ecclesiastical justice hall, but above all the psychological support of technicians with proven experience legitimized to work because the victim, a person who has suffered one, is denied. emotional upheaval does not incur the creation of false memories. Until it fails to comply with the provisions for the care and support of victims of the Lanzarote Convention “.
“Thinking about counter-examination, the most disturbing figure emerges from the side of constitutional guarantees.
The defence of a priest, already accused of abuses by the Vatican, has the advantage of acquiring, before the possible Italian trial, the narrative re-enactment that the victim will give of the historical fact, the weak points on which to tread the hand, the peculiarities even character, its emotional reality ».
With this information, you have the chance to make it fall into contradiction. “It is no coincidence that the reciprocal study of the adversary is a given that lawyers treat a lot in the processes – confirms Caligiuri -. We are therefore in the presence of unequal treatment in favour of Catholic priests compared to any other Italian citizen ».
In 2012, Italy ratified this protocol for the protection of children against sexual exploitation and sexual abuse. Countries that are not members of the Council of Europe can also join, but the Vatican has never done so.
However, the canonical trials take place in the dioceses, on Italian soil, and this is, in fact, a violation by the church that, thanks to the complicity of the Italian institutions, which pretend not to see, finds not only the constitutional guarantees of citizens disregarded but also various international treaties and conventions to which Italy has adhered.
But there is more to support our accusations against the state. The complicit silence of the institutions
“An important excerpt from the movie Spotlight, at the end he cites those that in 2000, like today in Italy, were the centers that Rete L’Abuso and the book “Divine Justice”, we denounce today in Italy”. Richard Sipe, who worked in the treatment centers and who in this article we cite for his report, as part of the “Projections” on the phenomenon in Italy is already mentioned.
Among the most industrialized countries, Italy is the only one that has never considered – despite the impressive data emerging from other countries – the need to quantify the extent of the phenomenon.
The Irish colleague Mark Vincent Healy, an expert on statistics, based on the data emerged from the governmental inquiry commissions carried out all over the world has produced a projection of the Italian data, the extent of the abuses in Italy has the potential to be the greatest of any country.
And yet we did not lack the stimuli and requests to the Government to tackle the problem.
– On 27 September 2017, thanks to the Deputy Matteo Mantero, Rete L’Abuso manages to deposit in Italy the first parliamentary question addressed to PRESIDENCY OF THE COUNCIL OF MINISTERS, MINISTRY OF THE INTERIOR, MINISTRY OF JUSTICE, MINISTRY OF FOREIGN AFFAIRS AND COOPERATION INTERNATIONAL. To date, no answer, the question still lies on the website of the Chamber of Deputies.
–On 19 February 2018, through the lawyer Mario Caligiuri, the ABUSE Network sends a warning to the following institutions; PRESIDENCY OF THE REPUBLIC, PRESIDENCY OF THE COUNCIL OF MINISTERS, REGIONAL INFORMATION CENTER OF THE UNITED NATIONS – UN COMMITTEE FOR THE RIGHTS OF THE CHILD, PRESIDENCY OF THE 12TH SOCIAL AFFAIRS COMMISSION.
Also, in this case, there will be no response from the Italian institutions.
–On October 18, 2018, again the Lawyer Mario Caligiuri, on behalf of Rete L’Abuso, denounces the Government to the Judicial Authority, based on the non-response and the consequent serious non-fulfilment by the State against minor citizens, already known from previous communications.
A few days later, this file will also be archived. Although it contained news of a crime, the Public Prosecutor’s Office limited itself, in the reasons, to file for territorial incompetence.
The whole affair was reported by the Associazione Rete L ‘ABUSO, to the United Nations High Commissioner for Human Rights, among the documents of the 80th section held in Geneva on 22 and 23 January.
On 7 February 2019, the Committee for the Rights of the Child of the United Nations gave us reason, disputing to the Italian State the points we report below, which only concern the matter that Rete the ABUSE, by Statute, pursues. (here the full text in Italian)
The video of the UN Committee Member Jorge Cardona who raised the topic during the two days of the session, is also shown on the video. The intervention is very short, the Italian State, even in that place did not give answers but limited itself to exposing, as measures, the same points that were the subject of the dispute.
Video of the interrogation of UN to Italy:
Below, in point 21 of the recommendations of the Committee for the Rights of the Child, as contested by Italy by the United Nations. Here are the points raised in our “Justice Report on the Italy case” speaker for the Network LUSA ABUSO Francesco Zanardi.
Exploitation and sexual abuse
Welcomes the national plan for preventing and combating the abuse and sexual exploitation of children 2015-2017 and the revitalization of the Observatory to combat pedophilia and child pornography, the Committee is concerned about the many cases of children victims of sexual abuse by religious personnel of the Catholic Church in the territory of the Member State and for the low number of criminal investigations and prosecutions by the Italian judiciary. With reference to its previous recommendations (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) and to the general comment n. 13 (2011) on the child’s right to freedom and against all forms of violence against him and taking note of Objective 16.2 for Sustainable Development, the Committee recommends that Italy:
(a) Adopt, with the active involvement of children, a new national plan to prevent and combat the abuse and sexual exploitation of children and ensure their uniform implementation throughout its territory and at all levels of government;
(b) Establish an independent and impartial commission of inquiry to examine all cases of sexual abuse of children by Catholic Church religious personnel;
(c) Guarantee the transparent and effective investigation of all cases of sexual violence allegedly committed by religious personnel of the Catholic Church, the prosecution of the alleged perpetrators, the adequate criminal punishment of those who have been found guilty, and the compensation and rehabilitation of child victims, including those who have become adults;
(d) Establish sensitive channels for children, for children and others, to report on the violence suffered;
(e) Protect children from further abuse, inter alia by ensuring that people convicted of child abuse are prevented and dissuaded from contact with children, particularly at a professional level;
(f) Undertake all efforts towards the Holy See to remove obstacles to the effectiveness of criminal proceedings against the Catholic Church’s religious suspected of violence against minors, particularly in the Lateran Pacts revised in 1985, to combat impunity of such acts;
(g) To make the reporting of any alleged violence against children to the competent authorities of the Member State obligatory for everyone, even for the religious personnel of the Catholic Church;
(h) Amend the legislation implementing the Lanzarote Convention to ensure that it does not exclude volunteering, including the Catholic Church’s religious personnel, from its prevention and protection tools.
With the Motu Proprio, Pope Francis confirms impunity from the penal trial for priests who abuse minors outside the Vatican and embassies.
It would be advisable, as well as a duty to report, for constitutional duty, that the press ask the State to account for this serious situation. But except for the Left magazine, which in recent years has given visibility to the case, everything is silent, despite our complaints.
Francesco Zanardi
President of the ABUSE Network (Association of survivors of sexual abuse of the clergy)
among the founding members of the international ECA Global
and President of the Human Rights Connect ABUSE Network
Ginevra 7 febbraio 2019; “Il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana”.
Queste non sono parole nostre ma dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, più precisamente quelle contenute nelle raccomandazioni del 7 febbraio scorso (punto 21 del report) che il Comitato per i diritti del fanciullo contesta all’Italia – in questo caso – nei confronti della Giustizia italiana, ma che proseguono, nello stesso documento, anche nei confronti del Governo italiano inadempiente e connivente, a danno di cittadini minorenni italiani “sacrificati al clero” per mero rapporto diplomatico, con uno stato estero, leader nel mondo per la pedofilia: il Vaticano.
Quanto vi racconterò è stato ampiamente documentato e confermato anche da due giornalisti d’inchiesta, Emanuela Provera e Federico Tulli, che ne hanno fatto persino un libro “Giustizia divina” (editore-Chiarelettere)
Tutto ha inizio nell’anno 2014, quando, dopo quattro anni di attività dell’allora neonata Associazione Rete L’ABUSO, iniziano ad arrivare i documenti dei vari casi penali che l’associazione stava seguendo in tutta Italia.
Iniziai a notare, in diversi provvedimenti cautelari delle varie Procure della Repubblica della nostra penisola, che sacerdoti indagati, e costretti ai domiciliari, all’epoca molti di loro finivano in cinque strutture, sparse da nord a sud dell’Italia. Malgrado avessi notato questa cosa, allora non arrivai a nulla di preciso.
Ma nel novembre del 2016, in piena notte e preso dall’euforia, mi chiama il collega dell’associazione veronese degli ex allievi sordi, abusati nell’istituto cattolico Antonio Provolo di Verona. Mi comunica che don Nicola Corradi (un prete pedofilo fuggito da Verona nel 1970) è stato arrestato a Mendoza (Argentina). Con lui altre tre persone.
Il collega mi chiede aiuto, hanno trenta anni di carte delle presunte vittime (un centinaio di bambini sordi, oggi adulti, che non hanno mai ottenuto giustizia), dei 27 tra sacerdoti e fratelli laici accusati di abusi nel Provolo di Verona, un infinito carteggio tra loro e la diocesi… ma in quella marea di documenti prodotti, non sapevano da dove partire.
Il faldone era effettivamente enorme e per me incomprensibile, non conoscevo neppure bene i fatti, né i personaggi. Decisi allora di fare una prima cernita, eliminando tutta la documentazione relativa a sacerdoti deceduti, e altri dati in quel momento non rilevati o incomprensibili, che poi rividi successivamente in un contesto più chiaro.
Fu proprio durante quella selezione che ad un certo punto arrivai a don Giuseppe Pernigotti. Mi cadde l’occhio su di lui perché l’Istituto Provolo è una Congregazione di Diritto Pontificio e le congregazionei, in genere, anche quando li trasferiscono, mantengono sempre i sacerdoti al loro interno. Don Pernigotti invece no. Era, a mio avviso stranamente, a Fabrica (VT). Ritenni di dover approfondire.
Cercai su internet e… tombola, al primo colpo scopro che don Pernigotti è il Presidente della FIAS (Federazione italiana assistenza sacerdoti) e mentre navigo nel sito, capito sulle strutture di assistenza FIAS. Mi venne un colpo, erano le stesse strutture che mi ritornavano nei documenti delle varie Procure italiane, le stesse alle quali venivano affidati ai domiciliari i sacerdoti indagati. (Dato confermato dai responsabili delle strutture e contenuto nel libro-inchiesta Giustizia divina)
Decido che la questione debba essere approfondita, ma non so come: un’indagine simile è molto dispendiosa, la Rete L’ABUSO non ha i mezzi.
Passo qualche settimana, incrociando i dati che acquisivo, erano tutti collegati, ma non capivo, finchè non mi chiama il giornalista de LA7 Luca Bertazzoni chiedendomi se avevo qualche caso. Colgo la palla al balzo introducendo don Pernigotti come uno degli accusati dagli ex allievi del Provolo. Dico a Bertazzoni che lo ho trovato a Fabrica, dove, nel frattempo, avevo mandato un nostro associato per verificare che fosse lo stesso Pernigotti del Provolo. Luca Bertazzoni fa il servizio, eccolo
Emerge che don Giuseppe Pernigotti gestisce o, almeno, è a capo di una struttura che da quanto appare assiste sì i sacerdoti, ma favoreggiandoli con una serie di professionisti e di soluzioni che li aiutano a evitare la giustizia civile. Nel proseguo della mia indagine scoprirò che la FIAS è presente in tutta Italia, quella gestita da Pernigotti era solo la sede centrale, il cui sito web scomparì subito dopo il servizio de LA7.
Finalmente, nella mia mente, molti cerchi si erano chiusi e quello che prima era fumoso, adesso era chiarissimo, fin troppo. Ma a chi lo andavo a dire? Sapevo anche che era la stessa Giustizia ad affidare a quelle strutture gli indagati con restrizioni o i condannati.
Grazie però a quel servizio di Bertazzoni, che si era finto un prete pedofilo e al quale don Giuseppe Pernigotti diede un “pizzino” con le indicazioni, nomi e numeri di telefono ai quali rivolgersi, feci un controllo più approfondito. Nel “pizzino” era indicata la Comunità Agape che già conoscevo, ma approfondendo scoprirò qualcosa che mi inquieta. La Comunità ha sede in via Forte Bravetta 338 (nella mappa a lato è indicata dal quadrato viola) e confina con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, il Sindacato Nazionale Autonomo di Polizia e una sede dislocata dei Ministeri di Grazia e Giustizia. Certo che da li, ad avanzare e sostenere che ci fosse una rete di “insabbiamento” gestita dalla chiesa e tollerata dallo Stato italiano, quello che avevo non bastava.
Mentre approfondivo tutto ciò, mi ero più volte confrontato con uno dei due autori del libro, Federico Tulli, una persona che conosco dal 2010, di cui ho stima e fiducia e con il quale mi confronto spesso in quanto è anche molto esperto nella materia, già autore di due libri: “Chiesa e pedofilia” e “Chiesa e pedofilia il caso italiano”.
Federico ed Emanuela già dall’inizio del 2015 avevano iniziato a indagare avviando un’inchiesta giornalistica che durerà quasi TRE anni, visitando di persona queste strutture, intervistando chi le dirige e documentando. Durante la loro inchiesta, il numero delle strutture sale a 18, oggi ne abbiamo individuate 21. (quadrati viola sulla mappa)
Cosa sono queste strutture e in quale modo forniscono al clero l’impunità dal carcere?
(come scoprirete nel libro “Giustizia divina” non solo ai preti pedofili)
Come confermano anche Provera e Tulli, che in quelle strutture ci sono entrati, appaiono come normali pensionati, con le camere da letto, aree comuni, tv ecc. Non vi è nessun controllo delle forze dell’ordine, come normalmente accade a chi è ai domiciliari. Si possono ricevere visite, o almeno nulla lo impedisce.
Si entra e si esce con estrema facilità, come ci conferma anche un gruppo di sacerdoti che, in questo caso, preoccupati del viavai di volti noti alle cronache giudiziarie, nel 2016 ci segnalò la struttura Villa Sacro Cuore (PG).
Ma il caso più clamoroso, che ancora una volta riconferma la criticità nonché la leggerezza delle “detenzioni domiciliari” di cui gode il clero, è il caso di don Ruggero Conti, condannato in via definitiva a 14 anni con l’accusa di aver abusato di 7 bimbi tra i 10 e i 12 anni. Non ha mai fatto un giorno di carcere (motivi di salute), affidato anche lui ad una struttura (che poi scopriremo adibita alla cura degli adolescenti) dalla quale, senza difficoltà, nel settembre 2017 è evaso, con a sua disposizione tanto denaro da permettersi un taxi da Roma a Milano.
Questi sono solo alcuni casi e non sono affatto il motivo per il quale la Rete L’ABUSO è fermamente convinta – a questo punto, come vedremo, fino a prova contraria – che esista tra lo Stato italiano e la Chiesa, un tacito accordo che garantisce al clero l’impunità dal carcere.
Forniamo qualche numero e qualche altro dato
Da come si evince sulla nostra mappa, tolti i sacerdoti ancora in attesa di giudizio, contiamo negli ultimi 15 anni, in Italia, almeno 143 condanne in via definitiva, ignoriamo quale sia il reale sommerso.
Gli autori del libro “Giustizia divina” si sono presi la briga, non solo di verificare quanto sostenevo riguardo alle strutture ma, tolti i carceri minorili e femminili, hanno chiesto alle altre 191 strutture carcerarie italiane, quanti sacerdoti hanno in carico.
Hanno risposto 125 carceri; solo cinque sacerdoti di cui uno solo condannato per pedofilia.
E tutti gli altri, che fine hanno fatto ?
La percezione per l’opinione pubblica è che la giustizia faccia il suo corso e condanni, mentre invece la maggior parte spesso non fa un solo giorno di carcere, anzi, l’anomalia a questo punto sorge su quei 4 più il 5° pedofilo, che hanno avuto in confronto agli altri colleghi, una simile disparità di trattamento.
Ma i “santi” privilegi e le immunità “divine” che lo Stato italiano fornisce al clero, purtroppo non si limitano a questo e i danni alla società, a questo giro, risultano ancora peggiori.
Parlo del c.d. certificato anti pedofilia, dal quale per gentile concessione del legislatore, il clero è esente. Ed è qui che la connivenza tra Stato e chiesa, raschia davvero il fondo del barile perché sulle basi costituzionali è già anomalo che una categoria venga privilegiata con questa esenzione: privilegiare solo i preti sarebbe stato davvero troppo vistoso e così, il nostro legislatore, non ha esentato i preti, ma appunto l’intera categoria alla quale appartengono, il volontariato. Paradossalmente la categoria da sempre più a rischio.
Grazie a questa luminare scelta del legislatore – che giuridicamente si trasforma in responsabile civile – oggi i pedofili, non solo i preti, sanno che lo Stato italiano ha riservato loro, come fertile terreno di caccia, il volontariato.
Continua…
Uno dei nostri consulenti legali, l’avvocato Mario Caligiuri del Foro di Roma (titolare del fascicolo in oggetto) spiega, riguardo al rito canonico, che «In questo modo viene generato da un altro tribunale, in anticipo alla celebrazione del rito ordinario, un irragionevole squilibrio a favore del presunto abusante»
«Non solo nell’aula di giustizia ecclesiastica non è ammessa l’assistenza del difensore di chi ha denunciato l’abuso, ma soprattutto viene negato il supporto psicologico di tecnici di comprovata esperienza legittimati a operare affinché la vittima, una persona che ha subito uno sconvolgimento emotivo, non incorra nella creazione di falsi ricordi. Fino a disattendere quanto stabilito per la cura e il sostegno alle vittime dalla Convenzione di Lanzarote».
«Pensando al controesame, il dato più inquietante emerge dal versante delle garanzie costituzionali.
La difesa di un sacerdote, già imputato per abusi dal Vaticano, ha il vantaggio di acquisire, prima dell’eventuale processo italiano, la rievocazione narrativa che la vittima darà del fatto storico, i punti deboli su cui calcare la mano, le peculiarità anche caratteriali, la sua realtà emotiva».
Con queste informazioni si ha la possibilità di farla cadere in contraddizione. «Non a caso lo studio reciproco dell’avversario è un dato che gli avvocati curano molto nei processi – conferma Caligiuri -. Siamo pertanto in presenza di una disparità di trattamento in favore dei preti cattolici rispetto a qualsiasi altro cittadino italiano».
L’Italia ha ratificato nel 2012 questo protocollo per la protezione dei bambini contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali. Possono aderire anche i Paesi che non fanno parte del Consiglio d’Europa ma il Vaticano non l’ha mai fatto.
Tuttavia, i processi canonici si svolgono nelle diocesi, in terra italiana, e questa è di fatto una violazione da parte della chiesa che, grazie alla complicità delle istituzioni italiane, che fingono di non vedere, trova disattese non solo le garanzie costituzionali dei cittadini, ma anche diversi trattati e convenzioni internazionali alle quali l’Italia ha aderito.
Ma c’è altro a sostegno delle nostre accuse contro lo Stato. Il silenzio complice delle Istituzioni
“Importante estratto tratto dal film Spotlight, al termine cita quelli che nel 2000, come oggi in Italia, erano i centri che la Rete L’ABUSO e il libro Giustizia divina, denunciamo oggi in Italia”. Si cita già all’ora Richard Sipe, che ha lavorato nei centri di cura e che in questo articolo citiamo per il suo rapporto, parte delle “Proiezioni” sul fenomeno in Italia.
Tra i paesi più industrializzati, l’Italia è l’unica che non ha mai ritenuto – malgrado i dati impressionanti che emergono dagli altri paesi – di dover quantificare l’entità del fenomeno.
Il collega irlandese Mark Vincent Healy, esperto di statistiche, sulla base dei dati emersi dalle commissioni governative di inchiesta effettuate in tutto il mondo ha prodotto una proiezione del dato italiano, la portata degli abusi in Italia ha il potenziale per essere il più grande di qualsiasi paese.
Eppure non sono mancati da parte nostra gli stimoli e i solleciti al Governo ad affrontare il problema.
–Il 27 settembre 2017, grazie al Deputato Matteo Mantero, la Rete L’ABUSO riesce a depositare in Italia la prima interrogazione parlamentare indirizzata a PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, MINISTERO DELL’INTERNO, MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI E DELLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE. Ad oggi, nessuna risposta, l’interrogazione giace ancora sul sito della Camera dei Deputati.
–Il 19 febbraio 2018, tramite l’avvocato Mario Caligiuri, la Rete L’ABUSO invia una diffida alle seguenti istituzioni; PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA , PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI , CENTRO REGIONALE DI INFORMAZIONE DELLE NAZIONI UNITE – COMITATO ONU PER I DIRITTI DEL FANCIULLO, PRESIDENZA DELLA 12ª COMMISSIONE AFFARI SOCIALI.
Anche in questo caso non vi sarà alcuna risposta da parte delle Istituzioni italiane.
–Il 18 ottobre 2018, sempre l’Avvocato Mario Caligiuri, per conto della Rete L’ABUSO, denuncia all’Autorità Giudiziaria il Governo, sulla base della mancata risposta e per le conseguenti gravi inadempienze dello Stato ai danni di cittadini minorenni, già note dalle precedenti comunicazioni.
Pochi giorni dopo, sarà archiviato anche questo fascicolo. Malgrado contenesse notizia di reato, la Procura si limitata, nelle motivazioni, ad archiviare per incompetenza territoriale.
Il 7 febbraio 2019, il Comitato per i diritti del fanciullo della Nazioni Unite, ci ha dato ragione, contestando allo Stato Italiano i punti che riportiamo di seguito, che riguardano unicamente la materia che Rete l’ABUSO, per Statuto, persegue. (qui il testo integrale in italiano)
Riportiamo in video anche l’intervento del Membro del Comitato Onu Jorge Cardona che ha sollevato il tema durante i 2 giorni di seduta. L’intervento è molto breve, lo Stato italiano, anche in quella sede non ha dato risposte, ma si è limitato ad esporre, come provvedimenti, gli stessi punti oggetto della contestazione.
Di seguito, al punto 21 delle raccomandazioni del Comitato per i diritti del fanciullo, quanto contestato all’Italia dalle Nazioni Unite. Qui i punti sollevati nel nostro “Report Giustizia sul caso Italia” relatore per Rete L’ABUSO Francesco Zanardi.
Sfruttamento e abuso sessuale
21. Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile, il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana. Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:
(a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;
(b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;
(c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;
(d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;
(e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;
(f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;
(g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;
(h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.
Con il Motu Proprio, papa Francesco conferma l’impunità dal giudizio penale per i sacerdoti che abuseranno di minori al di fuori dello Stato del Vaticano e delle ambasciate.
Sarebbe opportuno, oltre che dovere di cronaca, per dovere costituzionale, che la stampa chiedesse conto allo Stato di questa grave situazione. Ma tranne il settimanale Left che in questi anni ha dato visibilità al caso, tutto tace, malgrado le nostre denunce.
Francesco Zanardi
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Un esposto contro lo Stato italiano per i presunti casi di pedofilia che avrebbero coinvolto la chiesa cattolica: lo aveva presentato nei mesi scorsi l’avvocato romano Mario Caligiuri per contro della Rete l’Abuso presieduta dal savonese Francesco Zanardi. Se in un primo momento la procura savonese sembrava propensa a chiedere l’archiviazione, il fascicolo è stato poi trasferito per competenza alla procura di Milano,dove risiederebbero alcuni degli alti prelati citati nell’esposto e per diverse ragioni coinvolti in presunti episodi di pedofilia. Ma non solo. Un report che i responsabili della rete l’Abuso hanno portato a Ginevra in un’audizione all’Alto Commissariato per i diritti umani dell’Onu e in seguito al quale la posizione della commissione sembra essere stata abbastanza pesante. È stato un membro del Comitato, lo spagnolo Jorge Cardona, ad illustrare il fenomeno agli altri membri.
Giovanni Ciolina/SAVONA «Una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della chiesa cattolica». È uno dei passaggi più importanti e delicati del documento emesso il 7 febbraio scorso dal Comitato Onu per i diritti dell’infanzia e della adolescenza sul tema degli abusi sessuali da parte di personale religioso. Una tematica sulla quale l’organo con sede a Ginevra ha espresso preoccupazione «anche per il basso numero di indagini e azioni penali da parte della magistratura italiana».
Ma la commissione d’inchiesta non è la sola richiesta dell’Onu al Governo Italiano in tema di pedofilia sollevato a metà gennaio anche e soprattutto dalla Rete l’Abuso e dal legale Mario Caligiuri che l’assiste. Tra gli altri suggerimenti del Comitato Onu all’Italia c’è infatti anche quella di «rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti». «Non posso che essere soddisfatto di quanto stabilito dagli organismi Onu a difesa dei bambini e soprattutto dei minori abusati dai preti – sottolinea il presidente Francesco Zanardi – Ci siamo battuti a tutela di chi ha bisogno e stanno arrivando i primi frutti». In due occasioni Francesco Zanardi e il legale romano Caligiuri si sono recati a Ginevra con uno speciale report sulla pedofilia nella Chiesa e in particolare «sulla possibilità che gli appartenenti al clero non scontino le loro pene nelle carceri,ma in strutture apposite e dalle quali possono entrare e uscire liberamente» ha aggiunto Zanardi. Pedofilia e Chiesa è un binomio dal quale le due diocesi della provincia di Savona non sono andate esenti.
Sono molti i casi sollevati negli anni scorsi anche e non solo dalla Rete l’Abuso che hanno coinvolto preti locali in inchieste giudiziarie. E proprio sull’esperienza vissuta a Savona, Zanardi è andato alle Nazioni Unitedi Ginevra. «Le raccomandazioni del Comitato Onu peri diritti dell’infanzia sono arrivate più dall’inerzia che dal silenzio dello Stato Italiano» sono le uniche parole dell’avvocato Mario Caligiuri. Indubbiamente il Comitato sembra aver ascoltato seriamente la posizione dell’associazione italiana a difesa delle vittime di pedofilia, tanto che le istanze italiane sono state illustrate all’assemblea da uno dei membri, lo spagnolo Jorge Cardona.
Tra i tanti aspetti da affrontare c’è poi la revisione della Convenzione di Lanzarote in modo «da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa cattolica,dai suoi strumenti di prevenzione e protezione. Alla luce della presunta inerzia del governo italiano e delle raccomandazioni dell’Onu, il savonese Zanardi è intenzionato a riproporre un’interpellanza in Senato attraverso il rappresentante grillino, Matteo Mantero.
Malgrado il nostro paese sia tra i più industrializzati del pianeta, non è certamente tra i più all’avanguardia per quanto concerne la tutela dei minori.
A dirlo questa volta non siamo più solo noi della Rete L’ABUSO ma lo certifica, e lo mette nero su bianco, anche il Comitato per la tutela del fanciullo delle Nazioni Unite di Ginevra che, il 7 febbraio 2019, ha reso note le conclusioni finali (CRC/C/ITA/CO/5-6) dell’esamina che si è tenuta a Ginevra il 22 e 23 gennaio scorsi. Nei due giorni di seduta con la delegazione italiana, il Comitato ha esaminato a 360 gradi la situazione dei minori in Italia, analizzando l’accoglienza, l’istruzione, la sanità e anche gli abusi sessuali, in particolare modo quelli commessi dai membri del clero che, da quanto la nostra ONG ha documentato nei mesi scorsi all’Ufficio di Ginevra, non solo troppo spesso non vengono perseguiti dalla Giustizia in modo adeguato, ma, da quanto possiamo documentare, grazie a una rete ben strutturata sul territorio italiano, sostanzialmente possiamo sostenere che godono dell’impunità, con lo Stato che si limita a non intervenire.
Potremmo definirla una sorta di tacito accordo tra lo Stato e la Chiesa, accordo naturalmente che non ha nulla a che fare con il Concordato, che in Italia meglio conosciamo con il nome di Patti Lateranensi.
Cominciammo a maturare la tesi che esistesse una sorta di escamotage in tutela delle gerarchie cattoliche di cui lo Stato italiano era tacitamente complice, o quanto meno molto tollerante. Un meccanismo che, nella sostanza, anche in caso di condanna, sembra permettere ai sacerdoti non solo di non finire in carcere, ma di poter scontare una pena quasi “simbolica” in modo agiato e senza particolari restrizioni.
Don Ruggero Conti in una foto d’archivio. E’ stato condannato a 15 anni e 4 mesi di reclusione Don Ruggero Conti, un ex parroco di Roma accusato di aver abusato tra il 1998 e il maggio del 2008 di sette bambini. Lo ha deciso la VI sezione del Tribunale penale di Roma. ANSA +++NO SALES – EDITORIAL USE ONLY+++
Emblematico il caso di don Ruggero Conti: condannato a 14 anni per aver abusato di 7 bambini di età compresa tra i 10 e i 12 anni e affidato, proprio dal Tribunale, ad una struttura che poi scopriremo essere adibita al trattamento degli adolescenti. Ebbene, don Conti, nel settembre del 2017, in tutta tranquillità è “evaso”, e con una notevole disponibilità economica, al punto di potersi permettere un taxi che lo portasse da Roma a Milano.
Un sistema strutturato in modo tale che, visto da un occhio esterno, dà l’impressione che vi sia stata una reale condanna, ma sfugge il fatto che il condannato, in realtà, non sconterà alcuna pena: non viene costretto ad un regime carcerario, ma viene affidato direttamente dai Tribunali o dalla Magistratura, a strutture della chiesa adibite proprio a questo scopo. Una sorta di “carcere privato” e gestito dal clero anziché dall’Autorità Carceraria.
A dimostrare questa nostra apparentemente bizzarra teoria, nata all’epoca soprattutto dietro le assegnazioni dei domiciliari, che notavamo essere sempre negli stessi posti, è stato il libro inchiesta di Emanuela Provera e Federico Tulli, “Giustizia Divina”. Un libro che parte dalla scoperta di 5 di queste strutture che, intorno al 2012 – 2013, avevamo individuato sul territorio italiano, siamo oggi arrivati a documentarne più di 20.
Ma Giustizia Divina fa molto di più perché conferma quello che, per anni, era solo un nostro sospetto che, a raccontarlo, non valeva più di una illazione. I due autori fanno la “prova del nove” per vedere se quel sospetto è fondato: esclusi i carceri minorili e femminili, interrogano le 191 case circondariali maschili presenti in Italia. Di queste, 125 rispondono alla domanda dei due autori “quanti sacerdoti avete in questa struttura?”. La risposta si commenta da se: in tutto i sacerdoti reclusi sono cinque, di cui uno solo condannato per pedofilia.
Questo dato appare un po’ strano ai nostri occhi perché la Rete L’ABUSO ha contato, solo negli ultimi 15 anni la bellezza di 142 sacerdoti condannati in via definitiva solo in Italia. La domanda è molto semplice: dove sono?
È anche vero che agli autori di Giustizia Divina, su 191 carceri interrogati, hanno avuto risposta da 125, ma sembra impossibile credere che, casualmente, quei sacerdoti sono proprio tutti in quelle strutture che non hanno risposto.
Anche perché potremmo in parte smentire questa eventuale affermazione, in quanto sappiamo che molti di loro sono in affido alla stessa chiesa e alle sue strutture.
… C’è poi il servizio di Luca Bertazzoni, prodotto dietro nostra segnalazione da LA7. Dietro l’indagine che la Rete L’ABUSO ha condotto sugli abusi all’Istituto cattolico veronese Antonio Provolo, scopriamo che uno di quei sacerdoti accusati dagli ex allievi sordi dell’istituto, don Giuseppe Pernigotti che dopo la nostra denuncia da Fabrica è ritornato a Verona, è il presidente della FIAS e guardate cosa risponde al giornalista de LA7 che si finge un sacerdote pedofilo e confessa un abuso su un minore.
Giustizia Divina e il documento di Bertazzoni, sono stati integrati nei passaggi essenziali e portati all’attenzione del Comitato ONU nei vari report che la Rete L’ABUSO ha inviato dal giugno scorso, in realtà proprio negli ultimi il libro, in quanto il libro è uscito solo lo scorso novembre.
Tra il materiale inviato a Ginevra, oltre all’importante inchiesta di Provera e Tulli, sono state documentate diverse situazioni che preoccupano molto l’Associazione, come le sistematiche negligenze e omissioni dei vescovi, che abbiamo rappresentato con uno dei casi a nostro avviso più eclatanti: quello dell’arcivescovo di Milano Mario Delpini, che coprì il sacerdote Mauro Galli e, malgrado ciò, in barba alle sue stesse dichiarazioni, Bergoglio lo ha comunque nominato, nel luglio 2017, arcivescovo di Milano.
Francesco Zanardi e l’avvocato Mario Caligiuri durante le sedute del 22 e 23 gennaio 2019 presso le Nazioni Unite di Ginevra
Oltre al “Report Giustizia sul Caso Italia” prodotto dalla Rete L’ABUSO e disponibile sul sito delle Nazioni Unite, c’è anche tutta la parte giuridica prodotta dal titolare dei fascicoli depositati presso l’autorità Giudiziaria italiana e, per conoscenza, inviati anche al Comitato. L’avvocato Caligiuri ha articolato alcune problematiche riferite ai Patti Lateranensi, che limitano l’autonomia e l’efficacia dell’Autorità Giudiziaria. L’avvocato spiega che “il comma 4 dell’art. 4 dell’accordo Laterano del 1984 (Patti Lateranensi) il cui testo ripresenta integralmente il medesimo contenuto dell’art. 7 del primigenio Concordato, dove si stabilisce che: “Gli ecclesiastici non sono tenuti a dare a magistrati o ad altra autorità informazioni su persone o materie di cui siano venuti a conoscenza per ragione del loro ministero”.
Il Protocollo Addizionale, in relazione all’art. 4 – punto b) dell’Accordo si stabilisce che: “La Repubblica italiana assicura che l’autorità giudiziaria darà comunicazione all’autorità ecclesiastica competente per territorio dei procedimenti penali promossi a carico di ecclesiastici”.
La disparità di trattamento, insita nella disposizione, confrontata con il comma 4 dell’art. 4 del ridetto Accordo del 1984, determina la sovrapposizione di modelli culturali e procedurali incompatibili, a discapito della necessaria segretezza dell’attività investigativa da svolgere da parte della Procura della Repubblica competente che, al contrario, deve essere mantenuta insindacabile ad esclusiva valutazione discrezionale del P.M. designato, soprattutto nei casi in cui si presentano specifici elementi indizianti da verificare, o approfondire, come avviene nelle ipotesi concorsuali, o di favoreggiamento personale, nell’attuazione dei depistaggi”.
Qui va fatta una riflessione sul fatto che si concedano dei privilegi unici alle gerarchie cattoliche, sulla base della funzione di responsabilità e di controllo che costoro hanno sui loro sottoposti, ma al tempo stesso sono esentati da responsabilità che in una situazione normale, lo stesso potere di controllo sui sottoposti imporrebbe.
Sempre nel “Report Giustizia sul Caso Italia” la Rete L’ABUSO – come già fatto in precedenza, sia nell’interrogazione parlamentare, sia nella diffida, sia nella denuncia al Governo italiano – solleva la grave lacuna del c.d. certificato anti pedofilia, che vede esentata dall’esibirlo l’intera categoria del volontariato, alla quale appartengono anche i sacerdoti. Altro punto importante segnalato, è l’obbligo di denuncia anche per i membri del clero, soprattutto per i vescovi che, di fatto, sono localmente coloro ai quali giungono le denunce fatte all’interno della diocesi e ne decidono la sorte: per il momento quella di insabbiare in quanto, ad oggi, non si ha notizia di un solo membro del clero che abbia mai denunciato all’autorità civile un collega pedofilo.
Queste erano le nostre principali preoccupazioni che sono state raccolte dal Comitato e portate in seduta dal membro del Comitato Jorge Cardona che le aveva esposte nelle sedute del 22 e 23 gennaio scorso.
Ieri l’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite di Ginevra, ha reso pubbliche le Raccomandazioni all’Italia e, con nostra enorme soddisfazione, abbiamo visto riconosciute punto per punto tutte le carenze e i vuoti legislativi che in questi mesi la Rete L’ABUSO ha segnalato sulla specifica materia al Comitato.
Di seguito, i principali passaggi delle osservazioni conclusive del Comitato e le Raccomandazioni al Governo italiano in materia specifica di pedofilia nel clero cattolico. Documento integrale
19.(e) Garantire che i bambini vittime di violenza ricevano cure specializzate, sostegno e riparazione appropriata.
20. Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile, il Comitato Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa cattolica nel territorio dello Stato italiano e per il basso numero di indagini e criminali azioni penali da parte della magistratura italiana.
Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’obiettivo 16.2 dello sviluppo sostenibile degli obiettivi, il Comitato raccomanda all’Italia di:
(a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;
(b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale da esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa cattolica;
(c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della chiesa cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la “riabilitazione” psichica delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;
(d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;
(e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;
(f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità per tali atti;
(g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato italiano;
(h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire
che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.
In merito alla violenza di genere.
22. Il Comitato attira l’attenzione dello Stato italiano sull’obiettivo 5.2 degli Obiettivi di sviluppo e lo sollecita a:
(a) Garantire che le accuse di crimini legati alla violenza di genere, compresa la tratta di bambini stranieri, in particolare le ragazze, siano accuratamente indagate e che i responsabili siano consegnati alla giustizia;
(b) Fornire regolari corsi di formazione per giudici, avvocati, procuratori, i polizia e altri gruppi professionali pertinenti su procedure standardizzate, di genere e di allerta per i minori per quanto riguarda le vittime e su come gli stereotipi di genere da parte il sistema giudiziario influisca negativamente sulla rigorosa applicazione della legge;
Coordinazione
(6) Il Comitato esorta lo Stato membro a definire un mandato chiaro e sufficiente autorità all’interno della Presidenza del Consiglio dei Ministri (Dipartimento per la famiglia Politiche) per coordinare tutte le attività connesse all’attuazione della Convenzione a livello intersettoriale, nazionale, regionale e locale e rafforzare il ruolo del cittadino Osservatorio sull’infanzia e sugli adolescenti nell’ambito di tale interministeriale corpo coordinatore. Lo Stato Parte dovrebbe assicurare che l’Osservatorio Nazionale su Infanzia e adolescenti sono forniti con le necessarie risorse umane, tecniche e risorse finanziarie per il suo effettivo funzionamento.
Disseminazione, sensibilizzazione e formazione
(11) Riconoscendo gli sforzi dello Stato membro, anche facendo alcuni ufficiali documenti accessibili in ETR (facile da leggere), il Comitato raccomanda che lo Stato parte:
(a) Intensificare i suoi sforzi per diffondere informazioni sulla Convenzione e sui suoi Protocolli opzionali, anche attraverso programmi di sensibilizzazione, ai genitori, i più ampio pubblico e bambini in un modo a misura di bambino, alle organizzazioni basate sulla fede, e ai legislatori e ai giudici per assicurare la loro applicazione in ambito legislativo e giudiziario processi;
(b) Rafforzare i suoi programmi di formazione per tutti i professionisti che lavorano con e per i bambini, anche implementando un programma per i diritti dei bambini e formatore approccio.
Nei giorni 22 e 23 gennaio 2019, il Governo italiano è stato interrogato dalle Nazioni Unite, in riferimento all’applicazione della Convenzione per la tutela del fanciullo.
Dallo scorso giugno, dopo un incontro a Ginevra con il Funzionario dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani, Gianni Magazzeni, al quale ha partecipato anche l’associazione internazionale ECA Global (presente in 18 paesi e 4 continenti di cui la Rete L’ABUSO è uno dei membri fondatori) la Rete L’ABUSO ha iniziato a documentare all’ufficio di Ginevra le varie e gravi lacune che di fatto in Italia permettono l’impunità dei membri del clero. Relazione Rete L’ABUSO
Le argomentazioni sollevate dalla Rete L’Abuso sono state portate all’attenzione del Comitato dal Membro Jorge Cardona. Di seguito le opinioni del Comitato, in riferimento ai report che l’Associazione ha inviato.
Il Comitato Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa cattolica nel territorio dello Stato italiano e per il basso numero di indagini e criminali azioni penali da parte della magistratura italiana.
Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’obiettivo 16.2 dello sviluppo sostenibile degli obiettivi, il Comitato raccomanda all’Italia di:
(a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;
(b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale da esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa cattolica;
(c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della chiesa cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la “riabilitazione” psichica delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;
(d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;
(e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;
(f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità per tali atti;
(g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato italiano;
(h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire
che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.
In merito alla violenza di genere.
22. Il Comitato attira l’attenzione dello Stato italiano sull’obiettivo 5.2 degli Obiettivi di sviluppo e lo sollecita a:
(a) Garantire che le accuse di crimini legati alla violenza di genere, compresa la tratta di bambini stranieri, in particolare le ragazze, siano accuratamente indagate e che i responsabili siano consegnati alla giustizia;
(b) Fornire regolari corsi di formazione per giudici, avvocati, procuratori, i polizia e altri gruppi professionali pertinenti su procedure standardizzate, di genere e di allerta per i minori per quanto riguarda le vittime e su come gli stereotipi di genere da parte il sistema giudiziario influisca negativamente sulla rigorosa applicazione della legge;
Coordinazione (6) Il Comitato esorta lo Stato membro a definire un mandato chiaro e sufficiente autorità all’interno della Presidenza del Consiglio dei Ministri (Dipartimento per la famiglia Politiche) per coordinare tutte le attività connesse all’attuazione della Convenzione a livello intersettoriale, nazionale, regionale e locale e rafforzare il ruolo del cittadino Osservatorio sull’infanzia e sugli adolescenti nell’ambito di tale interministeriale corpo coordinatore. Lo Stato Parte dovrebbe assicurare che l’Osservatorio Nazionale su Infanzia e adolescenti sono forniti con le necessarie risorse umane, tecniche e risorse finanziarie per il suo effettivo funzionamento. Disseminazione, sensibilizzazione e formazione
(11) Riconoscendo gli sforzi dello Stato membro, anche facendo alcuni ufficiali documenti accessibili in ETR (facile da leggere), il Comitato raccomanda che lo Stato parte:
(a) Intensificare i suoi sforzi per diffondere informazioni sulla Convenzione e sui suoi Protocolli opzionali, anche attraverso programmi di sensibilizzazione, ai genitori, i più ampio pubblico e bambini in un modo a misura di bambino, alle organizzazioni basate sulla fede, e ai legislatori e ai giudici per assicurare la loro applicazione in ambito legislativo e giudiziario processi;
(b) Rafforzare i suoi programmi di formazione per tutti i professionisti che lavorano con e per i bambini, anche implementando un programma per i diritti dei bambini e formatore approccio.