Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Justin Welby

  • Aggressioni sessuali gay, arrestato un vescovo

    Aggressioni sessuali gay, arrestato un vescovo

    LONDRA – Nuovo scandalo a sfondo sessuale nella Chiesa d’Inghilterra, punto di riferimento storico della religione cristiana nel Regno Unito e della comunione anglicana nel mondo. Questa volta riguarda un vescovo attivo nell’esercizio delle sue funzioni, Stephen Conway, 68enne titolare della diocesi di Lincoln, nel nord dell’isola, che è stato arrestato nelle scorse ore.

    L’ecclesiastico, ha fatto sapere la Lincolnshire Police, è sospettato di “aggressioni sessuali” gay nell’ambito di “un’investigazione in corso” nata dalla denuncia di un uomo che afferma di essere stato molestato ripetutamente fra il 2018 e il 2025.

    Conway è stato rilasciato dietro cauzione dopo alcune ore di fermo, in libertà condizionata, ma resta sotto indagine. Mentre gli organi di sorveglianza interni alla Chiesa anglicana lo hanno immediatamente “sospeso dal suo ministero”, come riporta il sito della diocesi di Lincoln, citando un comunicato nel quale si manifesta “sostegno” a qualunque persona colpita e si assicura la massima collaborazione “alle autorità” inquirenti.

    La Chiesa d’Inghilterra è stata investita da diversi scandali negli ultimi anni, uno dei quali ha costretto alle dimissioni l’ex arcivescovo di Canterbury Justin Welby, primate della confessione anglicana fino all’anno scorso, accusato di aver coperto (o consentito d’insabbiare) una vicenda storica di abusi del passato.

    Al posto di Welby è stata designata per la prima volta una donna, Sarah Mullally, che è salita sulla cattedra di Canterbury a ottobre promettendo fra l’altro tolleranza zero.

    https://www.tio.ch/dal-mondo/cronaca/1906262/chiesa-stato-gay-aggressioni-vescovo-arrestato

  • Abusi, arcivescova anglicana sospettata di aver coperto il caso di un prete: choc nella chiesa inglese

    Abusi, arcivescova anglicana sospettata di aver coperto il caso di un prete: choc nella chiesa inglese

    Non c’è pace per la Chiesa d’Inghilterra. Dopo lo shock delle dimissioni dell’Arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, l’anno scorso, a causa di sue coperture ad una orribile storia di abusi, ora si materializza una denuncia anche contro la prima Arcivescova donna, Sarah Mullally. Alla vigilia della sua designazione nella cattedrale di San Paul il 28 gennaio, è spuntata un indagine su un caso di abuso.

    Anche lei sembra che abbia brigato per mettere i bastoni tra le ruote al corso di una denuncia nella sua diocesi, quando era vescova. E’ stato rivelato che il mese scorso la Mullally è oggetto di una denuncia da parte di una vittima che dice di essere stata oggetto di attenzioni sessuali da parte di un prete. Il suo caso era subito stato esaminato dall’arcivescovo di York, Stephen Cottrell che però aveva deciso di archiviarlo, tuttavia la vittima, per niente intimidita e decisa ad andare in fondo, ha denunciato pure lui sostenendo che da parte di Cottrell vi sia un conflitto di interesse.

    «Il vescovo Sarah Muyllally e l’arcivescovo Stephen erano d’accordo ad archiviare qualsiasi indagine relativa all’abuso che ho subito e a sua volta denunciato.

    Ora però la questione sta venendo alla luce ed è stata accelerata perché Mullally si sta per insediare» ha riferito la vittima al Telegraph. Poi ha raccontato di essere stato abusato da un sacerdote della diocesi in cui era vescova la Mullally e che la mancata risposta della Chiesa e il relativo insabbiamento lo hanno gettato nello sconforto fino a portarlo ad avere problemi di salute mentale, e coltivare la tentazione di suicidarsi.

    La Chiesa d’Inghilterra e i funzionari di Lambeth Palace hanno però spiegato che la denuncia presentata nel 2020, non aveva avuto seguito a causa di «errori amministrativi e un’errata interpretazione dei desideri dell’individuo». Inoltre che, all’epoca, la vescova Mullally non ne era affatto informata. Tuttavia il caso sta ugualmente sollevando parecchio polverone in Gran Bretagna sul tema degli abusi dopo quello che è accaduto l’anno scorso con le dimissioni dell’arcivescovo anglicano Welby.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/chiesa_anglicana_abusi_sarah_mullally_welby_vittima_abuso_pedofilia-9288175.html

  • Scandalo abusi scuote la Chiesa Anglicana, la neo arcivescovo Mullally sotto accusa

    Scandalo abusi scuote la Chiesa Anglicana, la neo arcivescovo Mullally sotto accusa

    Sarah Mullally, prima donna eletta alla guida della Chiesa anglicana con la carica di arcivescovo di Canterbury in risposta agli scandali sessuali di pedofilia e di accuse d’insabbiamenti che hanno investito nel Regno Unito non pochi presuli uomini, è finita sotto accusa per aver gestito in modo improprio un caso di abusi.

    La neo primate della Chiesa d’Inghilterra, che assumerà formalmente il suo nuovo incarico il 28 gennaio, deve rispondere di come ha affrontato una denuncia di abusi rivolta in passato da una vittima, definita solo come “Sopravvissuto N”, a un sacerdote di Londra, diocesi dove Mullally è stata vescovo dal 2018.

    La vicenda riguarda in particolare una possibile violazione del codice di condotta del Clergy Discipline Measure in quanto Mullally avrebbe inviato un’e-mail riservata sulle accuse di abusi direttamente al sacerdote interessato, al di fuori del procedimento disciplinare.

    In un comunicato la leader religiosa ha dichiarato che al Sopravvissuto N – il quale aveva rivolto un reclamo formale contro di lei nel 2020 senza ricevere risposta – non è stata garantita l’adeguata assistenza da parte della Chiesa d’Inghilterra.

    Il caso solleva imbarazzo rispetto all’istituzione che sta cercando di superare gli scandali delle molestie e degli insabbiamenti interni, a partire da quello che nel 2024 aveva costretto a dimettersi il precedente arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, per le coperture date a un avvocato legato alla Chiesa, John Smyth, promotore per anni di campi giovanili in Africa, svelato infine nei panni di predatore sessuale di almeno 130 ragazzi.

    https://www.rsi.ch/cultura/filosofia-e-religione/Scandalo-abusi-scuote-la-Chiesa-Anglicana-la-neo-arcivescovo-Mullally-sotto-accusa–3349811.html

  • I dettagli personali delle vittime di abusi della Chiesa d’Inghilterra sono trapelati, affermano i sopravvissuti

    I dettagli personali delle vittime di abusi della Chiesa d’Inghilterra sono trapelati, affermano i sopravvissuti

    LONDRA, 27 agosto (Reuters) – I dati personali di quasi 200 vittime di abusi nella Chiesa d’Inghilterra sono trapelati in una violazione dei dati da parte di un sistema messo a punto per offrire loro un risarcimento, hanno affermato un gruppo di vittime e alcuni funzionari.
    Si è trattato di un altro duro colpo per la Chiesa, che si stava impegnando per ripristinare la fiducia dopo una serie di casi di abusi sessuali e le dimissioni dell’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby , a novembre, per le mancanze nella gestione di un caso di abusi su minori.
    La Chiesa, che rappresenta un punto di riferimento per 85 milioni di anglicani in tutto il mondo, ha approvato un programma di risarcimento indipendente per le vittime durante la riunione del suo organo direttivo a febbraio, insieme a una più ampia riorganizzazione della sua struttura di tutela.
    I dettagli di 194 vittime sono stati inclusi in un’e-mail inviata martedì sera alle persone che si erano registrate per un risarcimento, nonché a studi legali e funzionari della Chiesa, secondo The House of Survivors, un gruppo fondato dalle vittime di abusi nella Chiesa.
    Ha affermato che l’e-mail è stata inviata dallo studio legale che gestisce il sistema di risarcimento, Kennedys Law, e poi ritirata pochi minuti dopo.
    La fuga di notizie ha rafforzato “le stesse carenze in termini di tutela e assistenza che il programma di risarcimento avrebbe dovuto affrontare”, ha aggiunto la House of Survivors.
    La Chiesa ha affermato di essere a conoscenza del “profondamente deplorevole incidente sui dati”. “Riconosciamo il disagio che questo ha causato, in particolare per i sopravvissuti che avevano fiducia nel sistema affinché gestisse le loro informazioni con cura e riservatezza”, ha aggiunto in una nota.
    Kennedys Law ha dichiarato di assumersi la piena responsabilità, di aver avviato un’indagine interna e di essersi conformata a tutte le indagini normative.
    “Kennedy è profondamente dispiaciuto per il dolore e la preoccupazione causati a tutti coloro che sono stati colpiti da questo grave errore”, ha aggiunto.
    Un portavoce dell’organismo di controllo della privacy del Regno Unito, l’Information Commissioner’s Office, ha dichiarato di essere a conoscenza dell’incidente e di stare valutando le informazioni fornite.
    David Greenwood, avvocato che rappresenta le vittime di abusi, ha chiesto alla Chiesa di risarcire le vittime.
    Ha affermato che uno dei suoi clienti, che non ha voluto essere identificato, ha presentato una denuncia, affermando: “Ho diritto all’anonimato a vita, secondo la legge. Questa tutela è stata ora gravemente compromessa, non per mia scelta”.
    https://www.reuters.com/world/uk/personal-details-church-england-abuse-victims-leaked-say-survivors-2025-08-27/
  • Scandali sessuali nella Chiesa anglicana, nuove accuse di pedofilia

    Scandali sessuali nella Chiesa anglicana, nuove accuse di pedofilia

    L’ex presule è stato infatti chiamato in causa da altri quattro accusatori, come rivela oggi la Bbc, che nei mesi scorsi aveva innescato l’apertura da parte della polizia di un fascicolo penale attraverso un’inchiesta giornalistica corredata da diverse testimonianze.

    La Chiesa del Galles ha ribadito il suo messaggio di scuse, affermando di essere «profondamente dispiaciuta» e chiedendo collettivamente perdono alle vittime «e a chiunque abbia sofferto o sia stato abbandonato a causa di nostre mancanze».

    Lo scandalo fa riferimento anche alle negligenze e alle coperture attribuite a settori ecclesiastici di vertice, come per altri casi scoperchiati più o meno di recente, giunti pochi mesi fa a coinvolgere persino la massima autorità religiosa della Chiesa d’Inghilterra: Justin Welby, costretto a dimettersi dalla cattedra di arcivescovo di Canterbury per aver coperto in passato un vicenda analoga.

    Nel caso di Peirce, la Bbc sottolinea come le prime segnalazioni sui suoi comportamenti fossero arrivati sui tavoli dei vertici della Chiesa locale fin dal 1986, 13 anni prima della sua nomina a vescovo di Swansea, senza produrre all’epoca alcuna azione concreta o approfondimento serio.

    https://www.bluewin.ch/it/attualita/estero/scandali-sessuali-in-chiesa-anglicana-nuove-accuse-di-pedofilia-2778130.html

  • John Perumbalath, il vescovo di Liverpool si dimette per abusi: tsunami nella Chiesa Anglicana (ancora in cerca di un capo)

    John Perumbalath, il vescovo di Liverpool si dimette per abusi: tsunami nella Chiesa Anglicana (ancora in cerca di un capo)

    Lo tsunami sollevato dagli abusi del clero continua a scuotere la Chiesa Anglicana che dalla sua fondazione non è mai stata tanto messa in discussione come ora. Dopo le dimissioni di Justin Welby, arcivescovo di Canterbury, costretto a lasciare per avere insabbiato un caso di pedofilia, oggi un’altra dimissione eccellente getta altro fango sull’istituzione. Si tratta del vescovo di Liverpool, John Perumbalath che ha annunciato un passo indietro per una brutta storia di aggressione e molestie. Perumbalath inizialmente ha negato le accuse ma la pressione dell’opinione pubblica era tale da non poter più essere arginata.

    Perumbalath, primo presule convertito d’origine indiana a seguito di un’inchiesta giornalistica di Channel 4 è stato tirato in ballo per una presunta vicenda di molestie e aggressione sessuale risalente ad alcuni anni fa.

    Accuse che Perumbalath nega, richiamandosi a indagini già condotte dalla polizia e conclusesi a suo tempo con un’archiviazione, ma di fronte alle quali ha comunque gettato in queste ore la spugna: dicendosi vittima di «un processo mediatico» che rende la sua posizione «insostenibile».

    L’arcivescovo 69enne Justin Welby aveva già annunciato le sue dimissioni a novembre dopo che lo scandalo era venuto alla luce, lasciando le redini della Chiesa anglicana all’arcivescovo di York, Stephen Cottrell, che ha assunto temporaneamente i doveri di Welby. Per il successore potrebbero volerci ancora mesi. Il processo di selezione è nelle mani della Crown Nominations Commission, un comitato composto da 16 membri votanti. Selezionerà un candidato e una riserva. A far parte della commissione anche Jonathan Douglas Evans, ex capo del servizio di intelligence nazionale britannico MI5.

    Welby quando ha lasciato l’incarico ha ammesso pubblicamente di avere la responsabilità personale e istituzionale per gli errori commessi negli ultimi anni. In pratica era a conoscenza di decenni di abusi da parte di un aiutante nei campi scout il 2013. Tuttavia, non è stato fatto nulla per aiutare a chiarire la questione.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/john_perumbalath_vescovo_liverpool_abusi_chiesa_anglicana_molestie_sessuali_pedofilia-8626096.html

  • L’ex capo della Chiesa d’Inghilterra Carey si dimette da sacerdote per la gestione del caso di abusi, secondo i media

    L’ex capo della Chiesa d’Inghilterra Carey si dimette da sacerdote per la gestione del caso di abusi, secondo i media

    L’ex Arcivescovo di Canterbury George Carey si è dimesso da sacerdote a causa delle accuse di aver gestito male un caso di abusi sessuali, ha riferito martedì la BBC, nell’ultimo scandalo che ha colpito la Chiesa d’Inghilterra nelle ultime settimane.

    La BBC ha detto che Carey si è dimesso dopo che l’emittente lo ha contattato per le accuse di aver permesso al sacerdote David Tudor, che era stato bandito alla fine degli anni ’80 a causa di accuse di abusi sessuali, di tornare al ministero sotto supervisione.

    Carey, che è stato il leader spirituale degli anglicani in tutto il mondo dal 1991 al 2002, ha contattato la Diocesi di Oxford il 4 dicembre per rinunciare al suo permesso di officiare, come ha riferito il quotidiano Telegraph.

    La BBC ha detto che Carey ha scritto nella sua lettera di dimissioni che è stato un “onore servire”, e ha ringraziato “Dio per la sua duratura fedeltà”.

    La Chiesa d’Inghilterra ha rifiutato di commentare. La Diocesi di Oxford non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento.

    Tudor è stato bandito a vita dal ministero da un tribunale della Chiesa nell’ottobre di quest’anno, dopo aver ammesso una cattiva condotta sessuale.

    Le dimissioni di Carey arrivano dopo che l’arcivescovo uscente di Canterbury Justin Welby si è dimesso il mese scorso per un caso separato, affermando di non essere riuscito a garantire un’indagine adeguata sulle accuse di abuso da parte di un volontario nei campi estivi cristiani di decenni fa.

    Anche il leader entrante della Chiesa d’Inghilterra, Stephen Cottrell, l’arcivescovo di York, è stato invitato a dimettersi per la sua gestione del caso Tudor, esposto in un’inchiesta della BBC.

    Cottrell dovrà prendere temporaneamente il posto di Welby come arcivescovo di Canterbury il mese prossimo. In una dichiarazione, ha affermato di non aver avuto le basi legali per sospendere Tudor fino a nove anni dopo, quando la polizia lo ha arrestato.

    https://it.marketscreener.com/notizie/ultimo/L-ex-capo-della-Chiesa-d-Inghilterra-Carey-si-dimette-da-sacerdote-per-la-gestione-del-caso-di-abusi-48611608/

  • Francia, Germania, Inghilterra, il tema degli abusi scuote e interroga le chiese

    Francia, Germania, Inghilterra, il tema degli abusi scuote e interroga le chiese

    Nel cuore dell’estate, una lettera ha toccato particolarmente la redazione di Réforme, il giornale protestante francese. Così racconta in un articolo la giornalista Alice Papin. A 81 anni, Catherine (il suo nome è stato cambiato) confida di sentirsi stupita quando di leggere articoli «che mettono in luce i problemi degli ecclesiastici cattolici, problemi che vengono spiegati con il celibato imposto loro dai voti» perché lei stessa, da bambina, è stata vittima di abusi sessuali da parte di un pastore riformato in pensione, di circa sessant’anni, sposato, padre di quattro figli figlie e persino nonno. Ha raccontato di aver completamente seppellito questi fatti, riemersi vent’anni fa, al momento del suicidio di suo figlio, durante uno scambio con uno psicologo. «Ho continuato ad andare avanti nella vita senza pormi domande, senza sapere da dove venisse il mio disagio. Ho messo tutte le mie forze per adattarmi».

    La storia di Catherine non è isolata all’interno del protestantesimo. Nel desiderio di riparare gli abusi sessuali commessi contro minori o persone vulnerabili, la Chiesa protestante unita di Francia (EPUdF) ha deciso di unirsi alla Commissione di riconoscimento e riparazione (Crr) alla fine di ottobre; una decisione annunciata in un comunicato stampa diffuso il 7 novembre. Questa scelta si inserisce nel quadro delle azioni intraprese a sostegno delle vittime di violenza, secondo Emmanuelle Seyboldt, presidente del consiglio nazionale dell’EPUdF: «Due anni fa, abbiamo creato una cellula di servizio di ascolto professionale e indipendente per combattere molestie, discriminazioni, abusi di potere e violenza all’interno della Chiesa. Alcuni mesi fa, i membri della cellula ci hanno raccontato della loro incapacità di sostenere le vittime di abusi di venti o trent’anni fa, che si aspettano qualcosa di diverso dal semplice ascolto da parte della Chiesa. Ci è sembrato allora fondamentale trovare persone competenti che li aiutassero a superare questi vecchi traumi».

    Percorso di supporto

    Diversi motivi hanno portato l’EPUdF a scegliere il Crr come organismo terzo, spiega Emmanuelle Seyboldt: l’esperienza di questa organizzazione, che ha sostenuto un migliaio di persone dalla sua creazione; l’importanza attribuita alla giustizia riparativa nel percorso di conciliazione, in coerenza con le convinzioni dell’EPUdF ; il fatto che il Crr è un ente del tutto indipendente dalla Chiesa, composto da membri di diverse fedi, anche protestanti, tutti reclutati per le loro competenze; e, infine, la straordinaria personalità di suor Véronique Margron, alla guida della Conferenza dei Religiosi e delle Religiose di Francia e iniziatrice della Crr. «La giustizia riparativa, che pone il dialogo al centro del suo approccio, sembra essere lo strumento più adatto per sostenere le vittime e consentire la chiusura di storie che, decenni dopo, continuano a perseguitarle», afferma Emmanuelle Seyboldt.

    All’interno del Crr, le vittime delle persone che ricoprono responsabilità nell’EPUdF beneficeranno dello stesso sostegno di coloro che hanno subito abusi nella Chiesa cattolica. «Abbiamo ideato un programma di sostegno che cerchiamo costantemente di migliorare», spiega Antoine Garapon, presidente del Crr. Questo percorso si svolge in diverse tappe fondamentali: prima l’udienza, poi una valutazione effettuata da due referenti attraverso uno strumento di analisi che permette di misurare l’impatto della violenza sessuale sulla vita delle vittime, e infine la riparazione, decisa in assemblea plenaria da parte di una commissione. La riparazione avrà un tetto massimo di 60.000 euro. È importante non confondere risarcimento e riparazione. Il risarcimento, che mira a risarcire materialmente una perdita, non può applicarsi qui, perché non può riparare una vita spezzata da uno o più atti violenti. Ciò che offriamo è una forma di riparazione simbolica, un riconoscimento ufficiale dei fatti e della sofferenza che ne deriva. La cifra stanziata serve semplicemente a dare più peso a questa parola di riconoscimento.»

    Nessuna “deriva sistemica”

    Dal punto di vista finanziario, sarà la Chiesa protestante unita, a livello nazionale, a sostenere i costi della riparazione, e non le Chiese locali. Per quanto riguarda il processo di giustizia riparativa, le sue modalità saranno definite caso per caso, in un dialogo tra la vittima e l’organismo interessato (consiglio presbiterale, regionale o nazionale). Ci si può tuttavia chiedere perché l’EPUdF, prima di aderire al Crr, non abbia avviato un’indagine indipendente su larga scala, come avvenuto nella Chiesa cattolica attraverso la Commissione Ciase, per valutare l’entità degli abusi nel protestantesimo.

    «Ogni vittima è una di troppo; per questo riconosciamo la responsabilità della Chiesa in questa violenza e stiamo adottando misure concrete, spiega Emmanuelle Seyboldt, sempre dalle colonne del giornale Réforme. Tuttavia, il funzionamento dell’EPUdF, caratterizzato in particolare dalla collegialità dei suoi organi e dalla limitazione dei mandati, sembra proteggerci da una deriva sistemica all’interno della nostra organizzazione. Ma la Chiesa protestante unita non è immune alla violenza, come la società francese.» Secondo Emmanuelle Seyboldt, dalla sua creazione, il numero di chiamate ricevute dall’unità d’ascolto riguardanti violenze passate contro minori o persone vulnerabili rimane molto limitato e «si conta sulle dita di una mano».

    Fattori aggravanti

    Ma le vittime scelgono sempre di farsi avanti? Per quanto riguarda la violenza attuale, gli abusi si potrebbero contare sulle dita di due mani o forse di più. «Quando affermiamo, come nel rapporto della commissione etica e società della Federazione protestante di Francia sulla violenza sessuale e spirituale, pubblicato nel febbraio 2023​​​​​​​, che non esiste alcun abuso caratteriale sistemico all’interno del protestantesimo, questo non significa in alcun modo che questa violenza non esista tra noi», precisa Valérie Duval-Poujol, vicepresidente della Federazione protestante di Francia, impegnata nella sensibilizzazione sugli abusi spirituali e sessuali. Secondo la teologa battista gli abusi sono numerosi e, forse a causa della minore visibilità mediatica dei casi protestanti, la parola non è ancora stata del tutto diffusa. Osserva che, sul campo, pastori specializzati nel sostegno o psicologi incontrano ogni settimana le vittime. Se alcuni aspetti del protestantesimo possono limitare la violenza, ci sono anche, secondo Valérie Duval-Poujol, fattori aggravanti: rapporti di potere, una sopravvalutazione della figura pastorale posta a modello, tabù sulla sessualità o addirittura disuguaglianze tra uomini e donne.

    La Commissione per il riconoscimento e la riparazione

    La Commissione Riconoscimento e Riparazione (Crr) è stata creata nel novembre 2021, dopo la pubblicazione del rapporto della Commissione Indipendente sugli Abusi Sessuali nella Chiesa (Ciase), che stimava in 320.000 il numero delle vittime di abusi sessuali da parte di religiosi e laici persone nella Chiesa cattolica tra il 1950 e il 2020. Questo rapporto ha suscitato uno shock ben oltre i confini della Chiesa di Francia. Allo stesso tempo è stata istituita l’Autorità nazionale indipendente per il riconoscimento e la riparazione (Inirr). Queste due organizzazioni indipendenti condividono lo stesso obiettivo: riconoscere e riparare questi massicci abusi. Tuttavia, la Crr prende in considerazione la violenza commessa all’interno delle congregazioni religiose, mentre l’Inirr si concentra su quella perpetrata dai membri delle diocesi della Conferenza episcopale di Francia.

    Il Sinodo della Chiesa tedesca affronta a sua volta il tema degli abusi

    Il tema degli abusi all’interno delle istituzioni ecclesiastiche sta avendo un grosso peso anche nel Sinodo della Ekd, la Chiesa evangelica in Germania, in corso fino a domani 13 novembre a Würzburg. La chiesa evangelica tedesca proprio un anno fa è stata scossa dalle dimissioni della sua presidente, la pastora Annette Kurchus, accusata di aver celato un caso di violenza sessuale all’interno della sua comunità.

    L’Ekd, che federa chiese evangeliche e luterane tedesche per un totale di circa 25 milioni di persone, ha istituito negli scorsi anni un Forum sulla partecipazione alla violenza sessuale che durante il Sinodo in corso ha presentato un piano d’azione in materia.

    Una delle misure raccomandate riguarda la revisione della politica di protezione dalla violenza dell’Ekd, che dovrebbe garantire standard uniformi di prevenzione, intervento e sostegno. La creazione di un ufficio di mediazione dovrebbe consentire un sostegno migliore e indipendente alle persone colpite. Un altro punto centrale è una profonda sensibilizzazione della Chiesa e della diaconia.

    «Lo studio di revisione del forum ci ha dimostrato all’inizio dell’anno che non abbiamo ancora raggiunto il punto sperato in termini di trattamento e prevenzione», ha affermato la presidente del Sinodo Anne-Nicole Heinrich. «Sono  grata che siamo riusciti a tradurre le raccomandazioni in misure concrete. Nella Chiesa protestante e nella Diakonia tutti sono ora chiamati a partecipare coerentemente all’attuazione, con tutte le nostre energie e senza se e senza ma».

    Uno studio scioccante

    Il riferimento è all’analisi fortemente voluta dalla stessa Ekd che lo ha finanziato tre anni fa con ben 3,6 milioni di euro di investimento, all’indomani  dell’emergere di varie testimonianze di abusi raccolte nel tempo. Lo studio fa parte di un pacchetto completo di misure per la protezione dagli abusi e molestie sessuali, che il Sinodo Ekd ha deciso di adottare a novembre 2018 (avevamo parlato qui dei numeri inquietanti degli abusi anche in seno alla Chiesa evangelica in Germania). Da allora, la Chiesa evangelica ha istituito un consiglio consultivo per la protezione contro la violenza. Ci sono commissioni indipendenti nelle chiese regionali che riconoscono l’ingiustizia che si è verificata. La protezione contro la violenza è stata anche incorporata nei regolamenti legali tramite una direttiva transnazionale sulla protezione della violenza.

     I dati sono effettivamente sconvolgenti: il team di ricerca indipendente ha identificato almeno 2200 vittime accertate, che sommate ai casi in fase di accertamento, potrebbero portare a oltre 9 mila i minori vittima di abusi nella Chiesa evangelica dal 1946 a oggi, con un numero di presunti abusatori che supererebbe le 3 mila unità. Un terzo fra loro sarebbero pastori e vescovi, gli altri operatori che lavoravano per organizzazioni legate alla chiesa, Diaconia in particolare.

    «Il riconoscimento non è solo una questione di soldi», sottolinea Detlev Zander, portavoce delle vittime nel Forum. «Rappresenta un atteggiamento che la Chiesa dovrebbe e deve mostrare verso il mondo esterno. Il riconoscimento si riflette anche nel fatto che la Chiesa abbia il coraggio di intraprendere nuove strade».

    Nella riunione di Würzburg il Sinodo vuole decidere anche altre misure che consentano di trarre conclusioni dallo studio presentato a gennaio sulla portata della violenza sessuale nella Chiesa protestante e nella diaconia. 

    In Inghilterra l’arcivescovo Justin Welby sulla graticola

    Quanto il tema sia centrale per il futuro delle chiese, soprattutto per quanto riguarda la loro credibilità, lo dimostra anche il caso, scoppiato in queste ore, che riguarda l’arcivescovo di Canterbury Justin Welby, primus inter pares della Comunione anglicana. Caso che in realtà sarebbe già stato noto da tempo alle autorità ecclesiastiche; da qui le feroci critiche in corso.

    L’arcivescovo  Welby sta affrontando una crescente pressione per dimettersi dopo che una commissione indipendente chiamata a valutare l’operato in tema di abusi sessuali della Chiesa d’Inghilterra ha concluso in parte che Welby «poteva e avrebbe dovuto» denunciare le accuse alle autorità un decennio fa, quando venne a conoscenza per la prima volta di una losca vincerà di violenze.

    La controversia si concentra su un’indagine sulle accuse di abusi contro John Smyth, accusato di attacchi «continui, brutali e orribili» su oltre 100 ragazzi e giovani uomini mentre frequentavano campi cristiani alla fine degli anni ’70 e all’inizio degli anni ’80. L’indagine indipendente è stata commissionata nel 2019 dal National Safeguarding Team della chiesa. I suoi risultati sono stati pubblicati e divulgati la scorsa settimana, il 7 novembre.

    «Nonostante i notevoli sforzi compiuti da singoli individui per portare all’attenzione delle autorità competenti la portata e l’orrore della condotta di Smyth, anche da parte delle vittime e di alcuni membri del clero, le misure adottate dalla Chiesa d’Inghilterra e da altre organizzazioni e individui sono state inefficaci e non hanno né completamente esposto né impedito ulteriori abusi da parte sua», afferma il rapporto investigativo.

    «Netta mancanza di empatia e tendenza a minimizzare la questione»

    Il giorno della pubblicazione del rapporto, Welby ha rilasciato delle scuse pubbliche per non essersi assicurato che «la terribile tragedia fosse indagata energicamente» e per non aver incontrato rapidamente le vittime di Smyth. 

    Welby e altri alti funzionari della Chiesa d’Inghilterra sono venuti a conoscenza per la prima volta delle accuse di abusi contro Smyth nell’agosto 2013 (11 anni fa!), afferma il rapporto, ma «c’è stata una netta mancanza di empatia mostrata da queste figure di alto livello e una tendenza a minimizzare la questione, dimostrata dall’assenza di ulteriori interrogatori e follow-up».

    La polizia inoltre ha aperto un’indagine penale su Smyth nel 2017 in risposta alle informazioni rese pubbliche quell’anno in un documentario televisivo. Smyth è morto nel 2018 all’età di 75 anni. All’epoca, si diceva che si trovasse in Zimbabwe e che fosse in procinto di essere estradato per affrontare le accuse in Inghilterra.

    Ieri 11 novembre, Helen-Ann Hartley, vescova di Newcastle, ha chiesto le dimissioni di Welby.

    «Penso che sia molto difficile per la chiesa, in quanto chiesa nazionale e consolidata, continuare ad avere una voce morale in qualsiasi modo, forma o aspetto nella nostra nazione, quando non possiamo mettere ordine in casa nostra per quanto riguarda qualcosa di così criticamente importante come gli abusi» ha detto Hartley alla BBC.

    Separatamente, un membro del Sinodo generale della Chiesa d’Inghilterra, il reverendo Robert Thompson, ha lanciato una petizione su Change.org chiedendo a Welby di dimettersi. A ieri sera, aveva ricevuto più di 7.000 firme virtuali.

    L’Episcopal News Service ha contattato l’ufficio stampa di Welby a Lambeth Palace per chiedere un commento e un portavoce ha rimarcato che «L’arcivescovo ribadisce il suo orrore per la portata dell’abuso di John Smyth. Welby si è scusato profondamente sia per i suoi fallimenti e omissioni, sia per la malvagità, l’occultamento e l’abuso da parte della chiesa in senso più ampio».

    Welby, secondo la dichiarazione, «non era a conoscenza o sospettava delle accuse prima che gli venissero comunicate nel 2013» e non ha intenzione di dimettersi. Spera, tuttavia, che il rapporto investigativo supporti «il lavoro in corso per costruire una chiesa più sicura qui e in tutto il mondo».

    Un storia nota da decenni

    Un’indagine del 1982 condotta segretamente dall’Iwerne Trust, che finanziava i campi estivi, fu insabbiata. Il Winchester College, la scuola pubblica frequentata da molte delle vittime, proibì a Smyth di entrare nei suoi locali ma non denunciò i suoi crimini alla polizia.

    Smyth si trasferì nello Zimbabwe, dove continuò ad abusare di ragazzi e dovette affrontare le accuse di aver ucciso un ragazzo di 16 anni in un campo estivo nel 1992. Il caso fu archiviato. Smyth si sposto quindi in Sudafrica, dove nel 2017 fu rimosso dall’incarico di leader della sua chiesa locale a Città del Capo dopo accuse di comportamento inappropriato.

    Welby aveva incontrato Smyth quando faceva volontariato nei campi estivi dell’Iwerne Trust nel Dorset. Nel 2017 disse: «Per come lo ricordo, era un oratore affascinante, delizioso, molto intelligente e brillante. Non ero un suo caro amico, non ero nella sua cerchia ristretta o nella cerchia ristretta della dirigenza del campo, tutt’altro».

    Il rapporto della scorsa settimana ha affermato che Welby «potrebbe non essere stato a conoscenza dell’estrema gravità dell’abuso, ma è molto probabile che avesse almeno un livello di conoscenza del fatto che John Smyth fosse motivo di preoccupazione».

    Nel 2013, pochi mesi dopo che Welby aveva assunto il suo ruolo di arcivescovo, lui e altre figure di alto livello sono stati informati delle accuse. La scorsa settimana Welby ha riconosciuto di non aver «garantito che ciò fosse perseguito con la stessa energia e spietatezza di quanto avrebbe dovuto essere». È stato, ha detto, un «fallimento davvero vergognoso».

    Da quando Welby è diventato arcivescovo, la Chiesa d’Inghilterra ha pubblicato una serie di rapporti sulla sua gestione dei casi di abusi. Quasi tutti hanno trovato prove di occultamento, insabbiamento e sforzi per contenere i danni alla reputazione.

    La Chiesa d’Inghilterra ha investito denaro e risorse nei suoi sforzi per migliorare la tutela e correggere gli errori del passato. Ci sono stati alcuni miglioramenti, ma la maggior parte dei sopravvissuti afferma che nel complesso la risposta della chiesa è stata incoerente e spesso dannosa.

    Ciò che contraddistingue questo caso è che Welby vi è personalmente coinvolto. Era nei campi estivi quando Smyth, un uomo che ammirava molto, metteva in atto i suoi abusi. Era in una posizione di potere quando i sopravvissuti si sono fatti avanti e non è intervenuto. La Chiesa d’Inghilterra ha tergiversato sulla revisione commissionata sui crimini di Smyth. Non c’è da stupirsi che le richieste di dimissioni di Welby stiano aumentando.

    Francia, Germania, Inghilterra, il tema degli abusi scuote e interroga le chiese

  • Vescovo colpevole di abusi sui minori: la Chiesa inglese ha nascosto tutto

    Vescovo colpevole di abusi sui minori: la Chiesa inglese ha nascosto tutto

    L’ammissione arriva da Justin Welby, arcivescovo di Canterbury che ha definito il comportamento “scioccante”

    È sempre forte lo sconcerto quando veniamo a conoscenza di abusi su minori, ma la sensazione aumenta se a rendersi protagoniste di queste azioni sono persone con un ruolo importante per la società. Per la prima volta, infatti, Justin Welby, arcivescovo di Canterbury, è arrivato ad ammettere una serie di episodi compiuti in passato da un vescovo. Le vittime erano quasi tutte poco più di bambini. La Chiesa inglese ha però fatto il possibile per fare in modo che l’accaduto non venisse alla luce.

    Fatti impossibili da dimenticare

    Per la prima volta Justin Welby, arcivescovo di Canterbury, è arrivato ad ammettere gli abusi sessuali compiuti ai danni di ragazzi da un vescovo. Non solo, gli esponenti della Chiesa anglicana hanno fatto il possibile per tenere nascosti fatti così gravi. Sono stati diversi i religiosi, nell’arco di circa un ventennio, a rendersi omertosi per paura dello scandalo che ne sarebbe scaturito.

    Il responsabile delle violenze è Peter Ball, ex vescovo di Lewes condannato a 32 mesi carcere nel 2015 per molestie. L’uomo è finito in carcere a ottobre 2015 per sfruttamento sessuale e abuso di 18 giovani, di età compresa tra i 17 e i 25 anni. Le vittime avevano con lui un rapporto di particolare vicinanza: dal 1977 al 1992 il prelato era la loro guida spirituale. È stato poi rilasciato a febbraio dopo 16 mesi di detenzione.

    Un’omertà che fa male

    Non è solo la Chiesa protestante a essere coinvolta in una situazione così terribile. Negli ultimi tempi, infatti, non son omancati casi di omertà che hanno coinvolto anche i cattolici. Welby ha quindi voluto sottolineare quanto questo modo di agire sia grave per chi opera nel nome di Dio. “La Chiesa ha nascosto, piuttosto che cercare di aiutare coloro che sono stati abbastanza coraggiosi per denunciare. Questo è comportamento è scioccante” ha riferito a il Guardian.

    La posizione di Papa Francesco

    Poco più di un anno fa anche Papa Francesco si era espresso sui casi di abusi della Chiesa ai danni di minori. Un fatto certamente nuovo per un Pontefice. Il Santo Padre, infatti, ha pensato all’introduzione di una nuova legge per rimuovere vescovi e superiori religiosi che non hanno agito in modo responsabile davanti a denunce di abusi sessuali compiuti da ecclesiastici sottoposti alla loro autorità.

    L’idea di Bergoglio non riforma il canone 193 del Codice di Diritto Canonico che già contempla la possibilità della rimozione. Si punta invece a una procedura molto semplice e rapida per applicarlo nei casi di negligenza.

    http://www.thesocialpost.it/2017/06/23/vescovo-colpevole-abusi-minori-chiesa-inglese-nascosto/

  • Justin Welby: “La Chiesa d’Inghilterra ha insabbiato abusi sui bimbi”

    Justin Welby: “La Chiesa d’Inghilterra ha insabbiato abusi sui bimbi”

    La rivelazione shock dell’arcivescovo di Canterbury arriva con la pubblicazione di ‘Abuse of Faith’, un rapporto indipendente sul caso di Peter Ball

    Il primate della Chiesa d’Inghilterra, Justin Welby, ha ammesso che sono stati insabbiati gli abusi sessuali su bambini e ragazzi commessi in passato da un vescovo. Un insabbiamento che ha visto protagonisti figure apicali della Chiesa per un periodo di almeno venti anni.

    La rivelazione shock dell’arcivescovo di Canterbury arriva con la pubblicazione di ‘Abuse of Faith’, un rapporto indipendente sul caso di Peter Ball, ex vescovo di Lewes condannato a 32 mesi carcere nel 2015 per aver compiuto una serie di molestie.

    “La Chiesa ha nascosto, piuttosto che cercare di aiutare coloro che sono stati abbastanza coraggiosi per denunciare. Questo è comportamento è scioccante “, ha detto Welby, secondo quanto riporta un articolo del Guardian.

    Welby ha avuto parole di stima per le vittime cge hanno avuto il coraggio di raccontare la loro storia e ha condannato in modo deciso la condotta di Ball, affermando che “non ci sono giustificazioni per ciò che è accaduto e per l’abuso della fiducia fatto in modo sistematico da Ball negli ultimi decenni”.

    Chi è Peter Ball, l’ex vescovo al centro degli scandali della Chiesa inglese

    Ex vescovo di Gloucester e Lewes, Ball è stato imprigionato nell’ottobre del 2015 con l’accusa di sfruttamento sessuale e abuso di di 18 giovani, di età compresa tra i 17 e i 25 anni, che si erano affidati alla sua guida spirituale tra il 1977 e il 1992. È stato rilasciato a febbraio dopo 16 mesi di detenzione.

    http://www.huffingtonpost.it/2017/06/22/justin-welby-la-chiesa-dinghilterra-ha-insabbiato-abusi-sui-b_a_22563766/