Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofili e amanti di festini, segni particolari: PRETI

    Pedofili e amanti di festini, segni particolari: PRETI

    CRACOVIA – «Era il diavolo che mi consigliava» ha confessato candidamente il prete pedofilo ad Anna Miesiewicz, una delle sue tante vittime, violentata all’età di 8 anni, «lo so che non avrei dovuto- ha aggiunto- ma ho ceduto a una stupida passione».

    Poche parole, senza neanche un reale segno di pentimento. Forse solo il dispiacere di essere stato scoperto e il fastidio di trovarsi di fronte alla bambina, oggi donna, che lui ha toccato e abusato rovinandole per sempre la vita.

    Questa, e tante altre testimonianze, sono contenute nel docu-film intitolato “Tylko nie mòw nikomu” (“Non dirlo a nessuno”), disponibile su Youtube. Realizzato dai fratelli Tomasz e Marek Sekielski è stato visto da oltre 18 milioni di persone in Polonia, un’enormità se si pensa che il Paese ha una popolazione complessiva di 38 milioni di persone.

    «Non devi dirlo a nessuno» – Mariusz, per esempio, è stato abusato da padre Jeroslaw per 9 anni. «Non dirlo a nessuno o sarà la rovina per tutti e due», aveva intimato il sacerdote al bambino di cui diceva di prendersi cura. «Poi un giorno – racconta Mariusz – mi ha portato in canonica e mi ha detto di sdraiarmi sul letto. Gli dicevo che mi faceva male ma lui ha continuato».

    Mariusz decise di raccogliere tutto il coraggio che gli restava e denunciare il sacerdote che, dopo un umiliante processo per la giovane vittima, accusata di aver fatto sesso in cambio di soldi, venne condannato alla pena di tre anni di reclusione. Fino alla condanna definitiva però padre Jeroslaw ha potuto celebrare messa in un’altra parrocchia.

    Il film ha scoperchiato il vaso di Pandora facendo luce sul dramma della pedofilia che ha impunemente macchiato, per anni, la Chiesa polacca con milioni di casi insabbiati e scandali nascosti.

    Il caso di Mons. Glodz – Lunedì 29 marzo due vescovi polacchi, monsignor Slawoj Leszek Glodz, già arcivescovo di Danzica, e monsignor Edward Janiak, già vescovo di Kalisz, sono stati puniti dalla Santa Sede in quanto colpevoli di aver nascosto numerosi casi di pedofilia di cui si sono macchiati tantissimi sacerdoti polacchi. Ai due vescovi è stato ordinato di cambiare residenza e abitare fuori dalla diocesi con il divieto di partecipare alle cerimonie liturgiche e agli incontri con i fedeli.

    Inoltre, sia Glodz che Janiak devono versare parte del proprio patrimonio alla fondazione ecclesiale che offre assistenza alle vittime di abusi sessuali perpetrati dal clero. Prima della definitiva rimozione di lunedì scorso, Mons. Edward Janiak era già stato oggetto di un severo provvedimento di Papa Francesco che lo aveva ‘commissariato’ affiancandogli come Amministratore apostolico sede plena l’Arcivescovo di Lodz, Mons. Gzegorz Rys.

    L’arcivescovo di Gniezno e primate di Polonia, mons. Wojeciech Polak, nella sua qualità di delegato dell’episcopato polacco per la protezione di bambini e adolescenti, chiese con forza, nel 2019, al Vaticano d’indagare sulle coperture degli abusi sessuali commessi da padre Arkadiusz Hajdasz, noto pedofilo, e il Papa intervenne commissionando appunto la diocesi. Sia Mons. Glodz che Mons. Janiak erano quindi da tempo nel mirino della Santa Sede proprio per le omissioni di cui si sono resi colpevoli.

    Una figura oscura – Con riferimento a Mons. Glodz nel documentario “Non dirlo a nessuno” viene descritto come una persona fredda e indifferente al dolore delle vittime. Chiamato a commentare direttamente il filmato si sarebbe limitato a dire: «Non guardo niente di vecchio». Viene inoltre mostrato mentre elogia platealmente il noto prete pedofilo Cybula, già cappellano personale di Lech Walesa, nonostante fosse perfettamente a conoscenza dei suoi abusi.

    Voci insistenti sul dubbio passato di Glodz circolano nell’ambiente della Curia romana già da moltissimi anni, avendo lo stesso rivestito un ruolo di primo piano come informatore dei servizi segreti al servizio della Repubblica popolare di Polonia con il compito di riferire dell’operato di Papa Giovanni Paolo II e della sua politica nei confronti del blocco sovietico.

    Un gruppo di attivisti proietta il docufilm-verità “Non dirlo a nessuno” sulla casa di Glodz, a Gdansk.

    Il 17 marzo del 2013 il settimanale polacco Wprost aveva pubblicato un articolo che raccoglieva una serie di testimonianze dell’entourage di Glodz nel quale veniva accusato di mobbing e intimidazione ai danni dei propri subordinati oltre che dell’organizzazione di feste ad alto tasso alcolico. Un dozzina di preti, rimasti anonimi, accusarono inoltre Glodz di offrire incarichi ecclesiastici a pagamento per finanziare uno stile di vita definito “sontuoso”.

    Sedici sacerdoti, tra cui il professore di filosofia e sacerdote di Varsavia Adam Swiezynski, ebbero il coraggio di esporsi in prima persona e di firmare una lettera inviata al Nunzio Apostolico in Polonia per denunciare apertamente ricatti e intimidazioni perpetrate a loro danno dall’ecclesiastico. All’epoca l’Arcidiocesi di Danzica si chiuse a riccio, spedendo le accuse al mittente e dichiarando che «le notizie non solo costituivano un complotto contro il capo dell’Arcidiocesi ma un attacco sistematico al clero e ai fedeli».

    I crimini di Mons. Janiak – Altro personaggio molto discusso nell’ambito della Chiesa polacca è Mons. Janiak. Sempre nel noto documentario, veniva denunciato il fatto che lo stesso, già dal 2016, fosse a conoscenza, come detto, delle tendenze pedofile di padre Arkadiusz Hajdasz della città di Pleszew rientrante nella sua diocesi.

    Si ha la prova che Mons. Janiak sia stato a colloquio con i genitori di una delle vittime ma non avrebbe mai notificato le molestie alla Congregazione per la dottrina della fede. Sempre secondo i fratelli Sekielski, autori del docu-film, il sacerdote pedofilo venne strategicamente trasferito in diverse parrocchie nel tentativo d’insabbiare il suo operato definito come una vera e propria “attività criminale”.

    Nel documentario, inoltre, viene denunciato il fatto che fu sempre mons. Janiak a nascondere il caso di Pawel Kania, condannato nel 2015 a sette anni di reclusione per aver molestato diversi chierichetti della sua parrocchia, oltre a insabbiare il caso di padre Edward condannato a un anno di reclusione per aver molestato due ragazzi nel 2002. Non era un mistero per nessuno che Mons. Janiak e padre Edward fossero amici di lunga data, avendo frequentato lo stesso seminario ed essendo stati ordinati religiosi lo stesso giorno.

    La fede che vacilla – Così come già accaduto in Cile, Irlanda e Australia, la gravissima piaga della pedofilia, così ampiamente diffusa anche nella Chiesa polacca, rischia di far vacillare le fondamenta stesse del sentimento religioso nella patria di Giovanni Paolo II. Appena il 9% dei giovani dichiara di conservare ancora una visione positiva dell’istituzione ecclesiastica mentre il 47% dei giovani, di età compresa tra i 18 e i 29 anni, si dichiara apertamente in conflittocon la Chiesa.

    Anche se il 90% dei polacchi si dichiara ufficialmente cattolico e l’80% si dichiara credente, si allarga sempre più il divario tra vecchie e nuove generazioni, più critiche nei confronti dell’operato degli ecclesiastici. Un sondaggio condotto dal ‘Pew Research Center’ nel 2018 aveva rilevato che i giovani polacchi sono meno propensi ad affermare che la religione sia un fattore importante della propria vita, oltre a dichiarare di non andare a messa e pregare con una certa costanza.

    Come rivelato da Wojciech Sadlon, direttore dell’Istituto di statistica della Chiesa polacca, sarebbero quasi 400 i sacerdoti e religiosi polacchi dichiarati colpevoli di abusi sessuali su minori dal 1990. Sono oltre 600 le persone vittime di violenza sessuale ma, come detto dl gesuita Adam Zak, coordinatore per la protezione dell’infanzia e della gioventù nell’episcopato “Sappiamo che questa è ancora solo la punta dell’iceberg”.

    Tali cifre sono state ricavate dalle risposte a un questionario inviato dall’Istituto di statistica a tutte le diocesi e ordini religiosi polacchi con riferimento al periodo compreso tra il 1 gennaio 1990 al 30 giugno 2018. Quanto accaduto prima di tale data è ancora avvolto nel mistero.

    Gli attivisti bussano (con forza) alla casa di Mons. Glodz, a Gdansk.

    Una fortezza che va scardinata – «È difficile che il clero possa risolvere questo problema al proprio interno», sostiene l’avvocata Anna Frankowska che assiste le vittime di pedofilia in sede legale. Uno dei punti chiave della battaglia civile condotta dalla Frankowska è l’istituzione di una commissione d’inchiesta indipendente sugli abusi sessuali della Chiesa, così come avvenuto in Australia e in Germania.

    «La pedofilia – prosegue l’avvocata – è un reato chiunque lo commetta ma il clero gode di un poter speciale grazie al quale si impedisce l’accesso ad alcuni documenti che per il diritto canonico sono riservati».

    È necessaria una battaglia legale ma anche culturale, quindi, che possa far breccia nel muro di omertà costruito da decenni di abusi sessuali impuniti in seno alla Chiesa.

    https://www.tio.ch/dal-mondo/cronaca/1502789/glodz-chiesa-janiak-abusi-mons-polonia-anni-stato-vittime-imago

  • Vaticano punisce i vescovi polacchi e tedeschi che hanno insabbiato abusi, e gli italiani?

    Vaticano punisce i vescovi polacchi e tedeschi che hanno insabbiato abusi, e gli italiani?

    Città del Vaticano – Mentre in Germania o in Polonia la revisione di Papa Francesco va avanti come un treno nei confronti dei vescovi che negli anni passati hanno dato forme di copertura a preti pedofili – anche solo spostandoli da una parrocchia ad un’altra – in Italia un movimento di questo genere, rigoroso e necessario, non ha ancora fatto capolino. Basti pensare a diversi casi eclatanti più volte emersi dalle cronache giudiziarie.

    In questi giorni in Germania il Papa ha concesso un periodo di riflessione (e sospensione) all’arcivescovo tedesco di Amburgo che ha offerto le sue dimissioni dopo essere stato incolpato per la sua gestione delle accuse di abusi sessuali nella sua precedente diocesi. La sospensione, riferisce un comunicato riguarda l’attuale arcivescovo Stefan Hesse. La scorsa settimana aveva annunciato di voler fare un passo indietro dopo la pubblicazione del rapporto sugli abusi commissionato dall’Arcidiocesi di Colonia – dove Hesse e’ stato vicario generale e poi anche amministratore diocesano nel 2014 dopo l’uscita del cardinale arcivescovo Joachim Meisner. In quella diocesi sono stati rilevati 75 casi in cui funzionari di alto rango hanno trascurato i loro doveri in presenza di abusi sessuali, spesso ignorando le vittime per non dare scandalo.

    Il commento di padre Hans Zoellner, il gesuita che da anni guida la commissione antiabusi del Vaticano, è positiva: «Le decisioni di oggi sono un buon segno, perche’ si vede che le norme del Motu Proprio Vos Estis Lux Mundi del 2019 vengono applicate. I fedeli e i pastori ne fanno uso, presentando dei casi di negligenza da parte dei vescovi alla Santa Sede. Non erano delitti di abuso sessuale, erano casi di negligenza o di cover-up». Zollner, in particolare, si riferisce a due casi di rimozioni episcopali contro due vescovi polacchi, Janiak e l’arcivescovo Glodz.

    Zollner aggiunge parlando alla agenzia polacca Pap: «I preti e laici possono ora sentirsi incoraggiati a denunciare».

    La Santa Sede, proprio ieri, ha annunciato la punizione di due vescovi polacchi che avevano omesso di dar seguito alle denuncie di abusi sessuali compiuti da sacerdoti della loro diocesi su minori. Sia l’arcivescovo Slawoj Leszek Glodz di Danzica che il vescovo Edward Janiak di Kalisz dovranno risiedere fuori dalla diocesi, non potranno partecipare a celebrazioni religiose pubbliche o a incontri e dovranno pagare un contributo destinato ad attività di prevenzione e sostegno alle vittime di abusi. Oltre all’insabbiamento delle accuse di pedofilia i due presuli sono colpevoli, chiarisce il comunicato, anche di “altre questioni legate all’amministrazione” diocesana.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofiilia_germania_vaticano_polonia_abusi_maciel_papa_francesco_zollner-5865766.html

  • Abusi, in Polonia puniti due vescovi negligenti. In Germania “time out” al vescovo di Amburgo

    Abusi, in Polonia puniti due vescovi negligenti. In Germania “time out” al vescovo di Amburgo

    SALVATORE CERNUZIO

    CITTA’ DEL VATICANO. Da Colonia alla Polonia, l’eco degli scandali per gli abusi del clero si rinfocola nel cuore dell’Europa. Mentre in Germania, il Papa concede un «time out» al vescovo di Amburgo, Stefan Heße, dimessosi dopo la pubblicazione del report sugli abusi nell’Arcidiocesi di Colonia dal Dopoguerra in poi, nella vicina Polonia cala su due vescovi la punizione del Vaticano per aver occultato casi di pedofilia nelle loro diocesi. Un provvedimento, questo, che arriva dopo mesi di polemiche e indagini. I due vescovi in questione sono l’arcivescovo di Danzica, Leszek Sławoj Głódzie, e l’ex vescovo di Kalisz, Edward Janiak, nomi accompagnati da anni da un vespaio di critiche in Polonia per i comportamenti inappropriati non solo sui casi di abusi, ma anche per questioni legate all’amministrazione del ministero.

    Un comunicato presentato oggi dal nunzio in Polonia alla stampa – visionato da Vatican Insider -, informa che la Santa Sede, dopo aver ricevuto rapporti formali, ha condotto un procedimento per negligenza sulla base delle «disposizioni del Codice di Diritto canonico» e delle indicazioni del Motu proprio del 2019 «Vos estis Lux mundi» con il quale Papa Francesco ha stabilito nuove e universali norme procedurali circa l’«accountability» (la responsabilità) di vescovi.

    All’arcivescovo Głódzie è stato imposto l’ordine di risiedere fuori dall’arcidiocesi di Danzica, il divieto di partecipare a cerimonie o riunioni religiose pubbliche, l’obbligo di pagare con fondi personali un importo appropriato alla fondazione «Fundaja tow» che aiuta vittime di abusi. Il 13 agosto 2020 Francesco aveva accettato la rinuncia presentata a 75 anni da Głódź e nominato a Danzica un amministratore apostolico «ad nutum Sanctae Sedis» (fino a diverso provvedimento) nella persona di monsignor Jacek Jezierski. Quest’ultimo, coadiuvato da sacerdoti esterni alla diocesi, ha condotto le indagini sull’arcivescovo, circondato da critiche e contestazioni sin dagli Anni 80.

    Le stesse pene di Glódź sono state imposte a monsignor Janiak: quindi il divieto di vivere nella diocesi di Kalisz e di partecipare a cerimonie religiose pubbliche e l’obbligo di pagare di tasca propria una somma adeguata alla fondazione per le vittime. Janiak è accusato di aver coperto un prete della sua diocesi, padre Arkadiusz Hajdasz, spostato in varie parrocchie dove per oltre un quarto di secolo ha abusato di diversi minorenni, senza però mai essere punito. La vicenda era stata portata alla luce sempre dal docufilm dei Sekielski, che intervistavano due vittime di Hajdasz e affermavano che Janiak gli avesse garantito protezione. Sul caso era stata condotta un’indagine preliminare dall’arcivescovo di Poznan, Stanislaw Gadecki, ma il primate di Polonia, l’arcivescovo di Gniezno Wojciech Polak, delegato dell’Episcopato per la protezione dei minori, nell’estate 2020 aveva poi rimesso tutto nelle mani della Santa Sede inviando un appello formale per chiedere di «avviare procedure». Papa Francesco, il 25 giugno di quell’anno, aveva nominato a Kalisz un amministratore apostolico «sede plena», il metropolita di Lodz Grzegorz Rys, ordinando a Janiak (rimasto nominalmente ordinario) di rimanere fuori dalla diocesi per il tempo delle indagini sulla negligenza.

    Sempre in Polonia, neanche due settimane fa, era circolata la notizia che fosse in vista un provvedimento contro il cardinale Stanislaw Dziwisz, figura eminente della Chiesa polacca, per 39 anni segretario particolare di Giovanni Paolo II. Una commissione statale sembra accusare il famoso porporato di aver ignorato denunce di violenze sessuali di sacerdoti su minori dopo essere diventato arcivescovo di Cracovia nel 2005. Dziwisz ha sempre respinto tali addebiti, affermando di aver trascorso gli ultimi cinquant’anni della sua vita «al servizio della Chiesa, del Papa e della Polonia» e di avere fiducia in «un’indagine trasparente».

    Spostandosi al confine, gli scandali per la pedofilia del clero continuano a tormentare anche la Germania, dove il 18 marzo sono stati presentati i risultati di un’indagine indipendente sulla gestione degli abusi nell’Arcidiocesi di Colonia. Il report, realizzato dallo studio legale Gercke & Wollschläger su commissione del cardinale Rainer Maria Woelki, ha mostrato numeri drammatici: oltre 200 abusatori, 314 vittime, violenze avvenute dal 1975 al 2018 e il 63% per colpa del clero. Alcuni vescovi, dopo la pubblicazione, hanno presentato al Papa le dimissioni; tra questi il pastore di Amburgo, Stefan Heße, ex direttore del personale per l’arcidiocesi di Colonia e vicario generale dell’allora cardinale Joachim Meisner, scomparso nel 2017. A Heße, secondo il report, sono da ascrivere undici violazioni di obblighi d’ufficio (a Meisner, invece, ventiquattro, circa un terzo di tutti i casi esaminati). Heße si è dimesso il giorno stesso, pur affermando di non aver «mai partecipato a insabbiamenti»: «Sono pronto ad assumermi la mia parte di responsabilità per il guasto del sistema». Oggi il Papa ha offerto «una prima risposta» alla rinuncia del vescovo concedendogli «una pausa», senza specificarne la durata. Durante la sua assenza, il vicario generale Ansgar Thim si occuperà della «corretta amministrazione» della chiesa di Amburgo.

  • Nuove accuse contro l’ex segretario di Wojtyla: prese soldi per nascondere i pedofili al Pontefice

    Nuove accuse contro l’ex segretario di Wojtyla: prese soldi per nascondere i pedofili al Pontefice

    L’accusa è grave: aver preso soldi per partecipare alle messe papali e per nascondere le accuse di pedofilia al Papa San Giovanni Paolo II. Così il cardinale Stanislaw Dziwisz, per quarant’anni segretario di Karol Wojtyla prima a Cracovia e poi a Roma, è finito al centro dell’attenzione mediatica dopo che il Vaticano ha reso noto il contenuto dell’attesissimo rapporto sul cardinale americano Theodore McCarrick, ridotto allo stato laicale da Papa Francesco per abusi sessuali su minori. La Conferenza episcopale polacca ha chiesto alla Santa Sede di fare piena luce sul ruolo di Dziwisz dato che avrebbe avuto un ruolo nella scelta dell’allora Pontefice di promuovere McCarrick, nel 2000, alla guida dell’arcidiocesi della Capitale Usa e poi, l’anno successivo, nominarlo cardinale.
    Non solo. Tramite il presidente Gadecki ha invocato una Commissione ad hoc. Nel dettaglio, la Conferenza episcopale polacca ha espresso l’auspicio che una commissione della Santa Sede chiarisca il ruolo dell’ex segretario anche alla luce di un documentario trasmesso nei giorni scorsi dal canale polacco TVN24, che ha posto diverse domande sull’atteggiamento del cardinale Dziwisz, 81 anni, sospettato di aver nascosto al Papa gli abusi sessuali sui preti di tutto il mondo nonché gli affari di pedofilia nella Chiesa polacca.

    Il caso del sacerdote messicano Marcial Maciel
    Nel documentario a spiccare, tra gli altri, è il noto caso di Marcial Maciel, sacerdote messicano fondatore dei Legionari di Cristo, abusatore seriale sempre protetto negli anni da Wojtyla poi sanzionato da Benedetto XVI, che ha anche commissariato la potente congregazione religiosa.
    Tra gli intervistati vi è il primo giornalista che ne scrisse, lo statunitense Jason Berry, che raccontò sul National Catholic Reporter, già molti anni fa, che Maciel elargiva corpose donazioni ai maggiorenti vaticani dell’epoca comprandone il silenzio.
    Una vicenda, quella di Maciel, rievocata anche da Papa Francesco quando, di ritorno da Abu Dhabi nel 2019, ricordò ai giornalisti che lo accompagnavano sul volo che Joseph Ratzinger, già quando era prefetto della congregazione per la Dottrina della fede, “aveva tutte le carte, tutti i documenti, su una organizzazione religiosa che aveva corruzione al suo interno, sessuale ed economica. Lui (da Cardinale) andava e c’erano dei filtri, e non poteva arrivare. Alla fine il Papa (Giovanni Paolo II), con l’intento di capire la verità, ha fatto una riunione, e Joseph Ratzinger è andato lì con la cartella e tutte le sue carte. E quando è tornato ha detto al suo segretario: ‘Mettila nell’archivio, ha vinto l’altro partito’”.
    Presumibilmente, il partito di Dziwisz o del cardinale Segretario di Stato dell’epoca Angelo Sodano. Un altro autore intervistato nel documentario polacco, il saggista francese Frederic Martel, autore di “Sodoma”, afferma: “Messico, Irlanda, Stati Uniti, Argentina. Ogni volta che sorge una domanda su come nascondere la pedofilia, compare sempre il nome di Dziwisz. Lui sapeva. Rimane un mistero se abbia informato Giovanni Paolo II o meno”.

    La difesa di Dziwisz
    Da parte sua Dziwisz si difende affermando la sua totale innocenza. “Posso dire in tutta coscienza – ha affermato il cardinale – che mai, ripeto mai, ho ricevuto denaro in cambio di partecipazione alle messe papali; mai, sottolineo mai, ho ricevuto soldi per nascondere atti o fatti destinati alla superiore attenzione del Santo Padre; mai, e infine mai, ho favorito persone indegne a fronte di elargizioni inseribili in qualche perversa logica di baratto”.
    Certo è che negli ultimi tempi, dopo una lunga serie di omissioni, la sensibilità della Chiesa di fronte a certi scandali è cambiata. E’ di recente che Papa Francesco ha rimosso il vescovo di Kalisz, monsignor Edward Janiak, per aver coperto gli abusi sessuali su minori di alcuni suoi preti così come emergeva dal documentario realizzato dai fratelli Marek e Thomas Sekielski.
    E Papa Francesco è pronto ad andare fino in fondo, così come ribadito dopo il rapporto su McCarrick, quando ha affermato: “Rinnovo la mia vicinanza alle vittime di ogni abuso e l’impegno della Chiesa per sradicare questo male”.

    https://www.antimafiaduemila.com/home/mafie-news/254-focus/80876-nuove-accuse-contro-l-ex-segretario-di-wojtyla-prese-soldi-per-nascondere-i-pedofili-al-pontefice.html

  • Un altra testa mitrata cade in Polonia

    Un altra testa mitrata cade in Polonia

    di Vik van Brantegem

    Il Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede N. 415 di oggi, 13 agosto 2020 ha reso noto che il Santo Padre Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’Arcidiocesi Metropolitana di Gdansk (Polonia) presentata da Mons. Sławoj Leszek Głódź e che ha nominato il Vescovo di Elbląg, Mons. Jacek Jezierski, Amministratore Apostolico sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis.

    Nonostante Głódź abbia compiuto 75 anni (nato il 13 agosto 1945), l’età richiesta ai vescovi cattolici romani per presentare al Papa la loro rinuncia, l’accettazione odierna è stata interpretata dagli osservatori come “cacciata”, poiché è molto insolito che il Papa accetti tali dimissioni nel giorno esatto del compleanno di un prelato. Fatto è che le voci su Głódź circolano da moltissimi anni nell’ambiente della Curia romana (negli anni 1981-1991 la lavorato alla Congregazione per le Chiese orientali come capo della sezione della Chiesa bizantino-ucraina e della sezione della Chiesa in Bielorussia di rito bizantino-ruteno) e ne sentì parlare per la prima volta in occasione del Viaggio Apostolico di Papa Giovanni Paolo II in Polonia nel 1991, ma è rimasto sempre un “intoccabile”… fino ad oggi.

    Negli anni che lavorava alla Santa Sede, era sotto sorveglianza dei servizi segreti della Repubblica Popolare di Polonia, che lo consideravano un loro informatore e valutavano le informazioni da lui fornite come preziose [A. Gajcy, T. Krzyzak: L’Arcivescovo Slawoj Leszek Glódź è stato utilizzato dai servizi segreti militari della Repubblica popolare polacca come informatore – rp.pl, 10.06.2018]. Il quel periodo era anche registrato come collaboratore del Servizio di sicurezza della Repubblica Popolare di Polonia con lo pseudonimo di “Guastar” e doveva fornire importanti informazioni sulla politica della Santa Sede nei confronti dei Paesi dell’Europa centrale e orientale. Per anni, Glódź ha fornito ai servizi segreti della Repubblica Popolare di Polonia informazioni su Papa Giovanni Paolo II e sulla sua politica nei confronti del blocco sovietico, secondo i documenti resi disponibili dall’Istituto di Memoria Nazionale della Polonia. Dopo la caduta del comunismo, l’Arcivescovo Metropolita di Gdansk non ha mai fatto i conti con il suo passato [L. Szymowski : un falso amico. Per SB Arcivescovo Leszek Slawoj Glód era un informatore – wiadomosci.wp.pl, 30.09.2018].

    Il 17 marzo 2013, il settimanale polacco Wprost pubblicò un articolo con dei racconti anonimi dal entourage di Glódz, accusandolo di umiliazione e intimidazione di subordinati, mobbing e organizzazione di libagioni alcoliche. Le accuse anonime di sacerdoti contro Glódź erano state trasmesse per la prima volta in un rapporto investigativo trasmesso sul canale TVN24. In quel programma, una dozzina di preti anonimi accusavano Glódź di bullizzare regolarmente i subordinati e di offrire incarichi ecclesiastiche a pagamento, con cui finanziava uno “stile di vita sontuoso”. Umiliazioni pubbliche, linguaggio volgare e offensivo e una cultura della paura erano caratteristiche dell’ambiente nell’Arcidiocesi, hanno denunciato i sacerdoti. Un prete ha persino accusato Glódź di averlo molestato per la sua obesità. “Se metti su un altro chilogrammo, fra un anno ti libererò di te”, gli disse l’arcivescovo, ha riferito il sacerdote. Sebbene le accuse contro Glódź andate in onda su TVN24 fossero anonime, successivamente sedici sacerdoti hanno firmato una lettera rilasciata all’agenzia di stampa polacca PAP e inviata al Nunzio Apostolico in Polonia, l’Arcivescovo Salvatore Pennacchio. La lettera – che include anche accuse di ricatti e intimidazioni – è stata firmata, tra gli altri, dal Professore di filosofia e sacerdote di Varsavia Adam Swiezynski.

    TVN24 ha anche affermato che gli ultimi due nunzi in Polonia erano a conoscenza delle accuse contro Glódź ma si sono rifiutati di intraprendere qualsiasi azione. Il noto giornalista e commentatore cattolico Tomasz Terlikowski aveva definito “scandaloso” il comportamento di Glódź e ha chiesto il suo licenziamento. Terlikowski aveva detto che Glódź potesse essere costretto a dimettersi comunque nei prossimi mesi, quando avrebbe raggiunto l’età di 75 anni, il 13 agosto 2020. Cosa puntualmente avvenuta.

    Da parte sua, l’Arcidiocesi di Danzica aveva negato furiosamente le accuse contro Glódź. In una dichiarazione firmata dai vescovi ausiliari, dal capitolo della cattedrale e dai sacerdoti anziani, l’Arcidiocesi aveva espresso la sua “indignazione” e il “rifiuto” delle accuse, “che non corrispondono alla realtà”. L’Arcidiocesi aveva aggiunto che le iniziali accuse anonime su TVN24 avevano snaturato l’immagine dell’Arcivescovo Glódź, e aveva detto che le notizie non costituivano solo un “complotto contro il capo dell’Arcidiocesi”, ma un “attacco sistematico al clero e ai fedeli dell’Arcidiocesi di Gdansk”.

    Nel maggio 2019 il documentario “ Tylko nie mów nikomu” (Non dirlo a nessuno) sugli abusi sessuali sui minori commessi da preti polacchi pedofili, suscitò un’ondata di indignazione nella cattolicissima Polonia. Realizzato dai fratelli Tomasz e Marek Sekielski, il documentario inizia con la storia di Anna Misiewicz, una donna di 39 anni, che trova il coraggio di affrontare Padre Jan A., un anziano sacerdote che l’ha molestata quando aveva 8 anni. Parlando con il prete carnefice, ha raccolto con una telecamera nascosta la sua testimonianza di quando la toccava, la baciava e la violentava. “Lo so non avrei dovuto, ma ho ceduto ad una stupida passione”, gli ha detto. “Era il diavolo che mi consigliava”. Il documentario è stato visto in Polonia da circa 20 milioni di persone.

    Accusato dal documentario “Non dirlo a nessuno” di aver insabbiato denunce di abusi sessuali nei confronti del prete pedofilo che ha molestato Anna Misiewicz, il 25 giugno 2020 Papa Francesco aveva “commissariato” il Vescovo di Kalisz, Mons. Edward Janiak, affiancando come Amministratore apostolico sede plena l’Arcivescovo Metropolita di Łodz Mons. Grzegorz Rys, in un ruolo non molto frequente che prevede che “il vescovo diocesano collabora, per quanto gli compete, al pieno, libero e sereno espletamento del mandato dell’amministratore apostolico”.

    Nel documentario “Non dirlo a nessuno” Mons. Sławoj Leszek Głódź fu descritto sia indifferenti alle vittime sia elogiando un eminente sacerdote accusato di essere un predatore sessuale. Alla richiesta di commentare il film, disse: “Non guardo niente di vecchio”. Ha poi rilasciato un comunicato che recitava: “Non intendevo offendere le vittime di abusi sessuali con le mie parole, e mi dispiace”. Alcuni ecclesiastici locali chiesero le sue dimissioni.

    Nel 2019, tre manifestanti rovesciarono una statua di Don Henryk Jankowski in seguito alle rivelazioni secondo cui aveva abusato sessualmente di Barbara Borowiecka quando era una ragazza. Jankowski, che fu anche indagato per abuso sessuale di un ragazzo, che fu archiviato nel 2004, era stato dimesso dallo stato clericale nel 2005. Tuttavia, è morto nel 2010 senza essere mai stato condannato per abusi sessuali. È stato anche riconosciuto che il cappellano personale di Lech Wałęsa, Don Franciszek Cybula, era stato accusato di aver commesso atti di abuso sessuale durante il suo servizio. Głódź è elencato tra due dozzine di vescovi polacchi ordinari e in pensione, accusati di proteggere i preti predatori (tra cui Jankowski e Cybula), insabbiando gli abusi sessuali commessi. E Głódź aveva anche presieduto i funerali di Cybula e nel documentario “Non dirlo a nessuno” viene mostrato mentre elogia il noto prete pedofilo Cybula, nonostante fosse a conoscenza dei suoi abusi.

    “Sono così, così felice e sconvolto”, ha detto Barbara Borowiecka all’AP, ricevendo la notizia che Papa Francesco aveva accettato le dimissioni dell’Arcivescovo Głódź. “Non mi sarei mai aspettato questa notizia, mai in un milione di anni”. Negli ultimi due anni aveva inviato diverse email al Vaticano chiedendo la sua rimozione e accusandolo di aver coperto preti predatori e di aver screditato le vittime. Ha notato di aver ricevuto minacce violente per aver osato rendere pubbliche le sue affermazioni, così come il sostegno dei ordinari polacchi.

    Anne Barrett Doyle della risorsa online per gli abusi BishopAccountability ha detto, che la decisione di Papa Francesco di rimuovere Głódź esattamente il giorno del suo compleanno è stata incoraggiante e segnala “la sua forte disapprovazione”. Ma ha aggiunto che Papa Francesco poteva fare di più. “Se è indignato dalle attenzioni dell’Arcivescovo nei confronti dei molestatori, perché non denunciarlo pubblicamente? Perché non licenziarlo esplicitamente piuttosto che dargli la dignità della pensione?”. La vera responsabilità, ha detto, richiederebbe a Głódź di “incorrere in sanzioni proporzionali al dolore che ha causato”.

    Secondo Super Express, Mons. Sławoj Leszek Głódź riceve dal 2004 una pensione militare, a cui ha diritto come Vescovo dell’Ordinariato Militare della Polonia dal 1991 al 2004, con il rango di maggiore generale. Secondo le informazioni del Ministero della Difesa nazionale, la pensione potrebbe variare da 10.000 PLN (circa 2.300 Euro) a 17.000 PLN (circa 3.800 Euro) lordi. Quando ha lasciato l’esercito, avrebbe avuto diritto ad una liquidazione di 250.000 PLN (circa 57.000 Euro). Ora ha diritto a una pensione ecclesiastica mensile di circa 5.000 PLN (circa 1.150 Euro). Inoltre, ha diritto, secondo lo statuto della Conferenza Episcopale Polacca, ad un appartamento con cappella, pagamento delle bollette, una somma forfettaria per i pasti e un’eventuale copertura delle spese mediche.

    Postilla
    Secondo un sondaggio, pubblicato il 1° agosto 2020 dal Centrum Badanja Opinii Społecznej (CBOS), la percentuale di polacchi che critica la Chiesa Cattolica Romana è salita al 39%, mentre la percentuale di coloro che la valutano favorevolmente è scesa al 53%.

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