Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Kamil Jarzembowski

  • Kamil Jarzembowski – Preseminario Pio X

    Kamil Jarzembowski – Preseminario Pio X

    [jnews_block_4 first_title=”Altri contenuti” header_type=”heading_3″ include_tag=”8369″ pagination_mode=”nextprev”]

  • La prima condanna per abusi commessi in Vaticano

    La prima condanna per abusi commessi in Vaticano

    La Corte di Appello del Vaticano ha condannato a 2 anni e 6 mesi don Gabriele Martinelli per “corruzione di minore”, cioè per abusi sessuali su un minore commessi tra il 2008 e il 2009 all’interno del preseminario Pio X. La Corte di Appello ha ribaltato la sentenza di primo grado che aveva assolto Martinelli per insufficienza di prove. È la prima sentenza di condanna per abusi commessi in Vaticano.

    Il preseminario è un istituto di orientamento vocazionale che ogni anno accoglie ragazzi delle scuole medie e superiori provenienti dalle diocesi italiane e anche da molti paesi del mondo: si trova a palazzo San Carlo, in piazza Santa Marta, in Vaticano, ed è gestito dall’opera don Giovanni Folci di Como. I ragazzi ospitati dal preseminario vengono chiamati anche “chierichetti del papa” perché oltre a studiare curano il servizio liturgico di alcune messe celebrate in Vaticano, tra cui alcune funzioni celebrate dal papa. Nel periodo degli abusi contestati dall’accusa, Martinelli era un allievo del preseminario e negli anni era diventato una sorta di coordinatore dei “chierichetti del papa”, un ruolo ambito.

    Le indagini nei suoi confronti erano iniziate nel 2017 in seguito alle testimonianze raccolte dal giornalista Gianluigi Nuzzi nel libro Peccato originale. Nuzzi intervistò Kamil Jarzembowski, polacco, compagno di stanza di un allievo vittima di abusi e di cui Martinelli era tutore. Entrato nel preseminario nell’estate del 2009, Jarzembowski assistette ad alcune violenze che tentò di denunciare inviando lettere a monsignori e prelati. Fu allontanato dal preseminario. Soltanto diversi anni dopo, nel 2016, incontrò Nuzzi a cui mostrò le denunce e fece ascoltare alcune registrazioni. Nel frattempo Martinelli era stato ordinato sacerdote.

    Nel 2018, in seguito alle inchieste pubblicate sui giornali, l’allievo vittima di abusi decise di denunciare alla giustizia del Vaticano. La procura vaticana chiese il rinvio a giudizio di Martinelli nel 2019. Nonostante gli abusi fossero di diversi anni prima, il rinvio a giudizio fu possibile grazie un provvedimento preso da papa Francesco che rimosse il vincolo di improcedibilità: era un vincolo che impediva il processo in assenza della querela presentata dalla persona offesa entro un anno dai fatti contestati.

    Secondo l’accusa, Martinelli usò «violenza e minaccia, sia in modo esplicito sia implicito, abusando dell’autorità che scaturiva dall’essere tutore» in quanto frequentatore più anziano del preseminario, incaricato dal rettore di occuparsi dell’attività dei preseminaristi. Avrebbe quindi abusato della «relazione di fiducia» costruita sulla base del suo ruolo, e costretto «più volte e per più anni, in giorni, tempi e luoghi diversi» la vittima «a congiunzione carnale».

    https://www.ilpost.it/2024/01/24/condanna-martinelli-abusi-vaticano/

  • Un adolescente era stato accusato di abusi in Vaticano. Ma poi è diventato sacerdote con l’aiuto di alti prelati.

    Un adolescente era stato accusato di abusi in Vaticano. Ma poi è diventato sacerdote con l’aiuto di alti prelati.

  • Abusi nel preseminario S. Pio X in Vaticano, fissata la prima udienza al Tribunale penale di Roma

    Abusi nel preseminario S. Pio X in Vaticano, fissata la prima udienza al Tribunale penale di Roma

    C’è un’altra indagine fin’ora passata in sordina e parallela al processo in Vaticano sui presunti abusi sessuali commessi da don Gabriele Martinelli, prima della nomina a sacerdote.

    C’è un a seconda presunta vittima, Kamil Jarzembowski, ignorata in sede vaticana che la cita unicamente come testimone.

    Presunta vittima che attraverso l’avvocato della Rete L’ABUSO Mario Caligiuri, ha avviato parallelamente un procedimento penale, questa volta però in Italia.

    Il Tribunale di Roma ha così rinviato a giudizio (per il momento) i due principali imputati, don Gabriele Martinelli e mons. Enrico Radice fissando, per il 31 di maggio, l’udienza preliminare durante la quale Rete L’ABUSO si costituirà parte civile.

    Zanardi

  • Vaticano: Preseminario; presunta vittima, ‘6 anni di abusi’

    Vaticano: Preseminario; presunta vittima, ‘6 anni di abusi’

    Nuova udienza processo per molestie ai ‘chierichetti del Papa’

  • Vaticano, parlano tre ex chierichetti: “Il Preseminario ambiente malsano, continue le avances e le battute a sfondo sessuale”

    Vaticano, parlano tre ex chierichetti: “Il Preseminario ambiente malsano, continue le avances e le battute a sfondo sessuale”

    Quinta udienza del processo per gli abusi nel San Pio X. Chiamati quattro testimoni: «Il cardinale Comastri informato ma bollò tutto come falsità». Domani convocato il vescovo di Como

    CITTA’ DEL VATICANO. «Un ambiente malsano» dove rivalità e divisioni, tra gli allievi e tra gli stessi superiori, si intrecciano a palpeggiamenti, avances, pressioni psicologiche, battutine pesanti sull’aspetto fisico o a sfondo omosessuale, sfociati pure in presunti abusi di potere e aggressioni sessuali. I quattro testimoni chiamati questa mattina nell’aula del Tribunale vaticano per il cosiddetto “Processo dei chierichetti” sono tutti concordi nel descrivere il caos all’interno al Preseminario San Pio X, tanto da spingere ad una seria riflessione sull’esistenza stessa di questa istituzione voluta da Pio XII nel 1956 ma che oggi appare anacronistica e problematica.

    Tre ex allievi e un sacerdote della Basilica di San Pietro sono stati chiamati dal Promotore di Giustizia a testimoniare in questa quinta udienza, durata oltre tre ore e mezza e presieduta dal presidente Giuseppe Pignatone, che vede al banco degli imputati il giovane sacerdote Gabriele Martinelli, accusato di abusi, e l’ex rettore don Enrico Radice, accusato di mancata vigilanza e negligenza. Domani toccherà testimoniare al vescovo di Como, monsignor Oscar Cantoni, diocesi in cui risiede l’Opera Don Folci, alla cui gestione è affidato il Preseminario. Mentre il vescovo emerito, Diego Coletti, convocato anche lui come testimone, non sarà presente per gravi problemi di salute («decadimento cognitivo e diabete alto») per i quali ha presentato un certificato medico.

    Il primo ad essere ascoltato oggi è stato Andrea Spinato, ex allievo del Preseminario dal 2000 al 2008. Molto sicuro nell’atteggiamento ma debole nell’interrogatorio, ha parlato di un «ruolo dominante» di Gabriele Martinelli che esplicava soprattutto nel coordinamento delle attività come i turni alle liturgie in Basilica. Un «premio» per i tanti ragazzini che vivevano questo periodo di discernimento. Martinelli andava con un foglio e diceva: «Tu fai questo, tu fai quello». Il suo non era un incarico istituzionalizzato ma un ruolo che il ragazzo, allora 16enne, svolgeva in virtù dell’enorme «fiducia» accordatagli dal rettore Radice.

    Di Martinelli, ha detto Spinato, era «una cosa percepita e manifesta» che avesse «atteggiamenti omosessuali», tanto da fargli valere il soprannome de «la Madre», una sorta di badessa di tutti i preseminaristi (mentre in Basilica veniva appellato il «comandino» per il suo modo di organizzare tutto, anche le candele da utilizzare a messa). Frecciatine del genere erano all’ordine del giorno nel Palazzo San Carlo: «Le battute a sfondo omosessuale erano frequenti, come pure i nomignoli declinati al femminile», anche riferiti a cardinali e vescovi di Curia per alludere al loro orientamento sessuale, ha spiegato Alessandro Flaminio Ottaviani, entrato da universitario a 23 anni nel San Pio X e autore per propria iniziativa della prima lettera anonima sui fatti del Preseminario, inviata anche al Papa.

    Ognuno dei ragazzi aveva un soprannome e riceveva sfottò per l’aspetto fisico, la provenienza o addirittura il lavoro dei genitori. Qualcuno la prendeva sul ridere, molti vivevano la situazione con angoscia. Come Christian Gilles Donghi, uno dei testimoni di oggi, che ha vissuto un solo mese (dal 17 giugno a fine luglio 2009) nel Preseminario ma che ne parla come di un’«esperienza logorante». «Il pettegolezzo era molto acceso. Sono stato schernito anch’io… Mio papà è andato via di casa quando avevo 9 anni, mi ha cresciuto mia mamma, ho atteggiamenti effeminati ma non sono omosessuale».

    Al di là delle bravate e di una certa licenziosità verbale, pesanti ma comunque tipiche dell’età adolescenziale, il problema nel San Pio X sono gli abusi sessuali per cui è in corso il processo in Vaticano. Sembra infatti che Martinelli fosse solito palpare nelle parti intime alcuni ragazzi: «toccamenti», li hanno definiti in aula i testimoni, nessuno dei quali afferma di aver assistito a rapporti sessuali ma solo di averne sentito parlare. Uno su tre ammette di aver visto con i suoi occhi l’allora “tutor” afferrare i genitali di un altro ex allievo, Andrea Garzola, chiamato oggi a testimoniare ma assente. Verso di lui pare che Martinelli provasse forte attrazione: «Era una nuova preda». Ottaviani racconta di aver sentito un pomeriggio schiamazzi dalla stanza di Garzola e, affacciandosi, ha visto Martinelli rincorrere il ragazzo e altri due: «Alla fine del gioco ha afferrato Garzola nelle parti intime». Una «richiesta implicita di rapporto sessuale» che Garzola avrebbe rifiutato. «Da allora è caduto in disgrazia, emarginato, pressato psicologicamente» al punto da abbandonare il San Pio X.

    Ma Gabriele Martinelli aveva tutto questo potere? «Sì», è stato il responso unanime: «Aveva un ruolo di vertice», tanto da bypassare anche l’allora vice rettore don Ambrogio Marinoni e don Marco Granoli, il padre spirituale deceduto nel 2020. Entrambi erano «messi un po’ da parte» dal rettore Radice, il quale era «sfuggente»: «Difficile parlare con lui se non tramite battute, faceva comunque orecchie da mercante. Denunciare a lui Martinelli sarebbe stato un autogol, era il suo protetto».

    Nel corso dei colloqui più volte è stato nominato il cardinale Angelo Comastri, recentemente pensionato, che come vicario per la Città del Vaticano aveva una responsabilità diretta sul Preseminario. I testi hanno assicurato che Comastri fosse stato avvertito di alcune «voci» che circolavano all’interno del San Pio X, anzitutto da Kamil Jarzembowski, il giovane polacco entrato nel 2009 nel Preseminario e dallo stesso allontanato (dopo essere fuggito in Veneto da Garzola). «Ho visto uscire Kamil dallo studio di Comastri», ha confermato Ottaviani. Sembra che però il cardinale abbia bollato queste voci come «falsità» e si sia opposto anche alla decisione di rimuovere Radice come rettore presa dall’allora vescovo di Como Coletti e dal vicario giudiziale don Andrea Stabellini, al quale era stata affidata un’indagine dopo che in diocesi erano pervenute lettere per segnalare «fatti gravi».

    A rivelare quest’ultimo dettaglio è stato Donghi spiegando, tra contraddizioni e vuoti di memoria, che il vicario Stabellini lo aveva informato di un viaggio a Roma per approfondire l’indagine. Cosa che ha suscitato le proteste di alcuni avvocati che hanno definito ingiustificabile che un seminarista fosse a conoscenza dei particolari di un’inchiesta. Lo stesso Donghi, che affermava di non aver mai contattato Martinelli dopo l’uscita dal Preseminario, è stato contraddetto dall’avvocato Rita Laura Baffioni che ha mostrato un messaggio del 2017 inviato su Messenger in cui dava sostegno a Martinelli: «Sono vicino nella preghiera per quanti calunniati dalla istituzione», scriveva. Lo screen shot è stato acquisito agli atti.

    Ultimo a testimoniare è stato padre Pierre Paul, maestro del coro della Cappella Giulia e sacerdote della Basilica di San Pietro. Il religioso canadese 63enne ha riferito di aver ricevuto in passato le confidenze di L.G., anche se il giovane «non ha mai detto esplicitamente cosa non andasse. Si capiva però che erano problemi della sfera affettivo-sessuale». Anche monsignor Vittorio Lanzani, vice di Comastri alla Fabbrica di San Pietro, «sapeva di L.G. e di Kamil». Lo stesso Lanzani che, quando padre Paul aveva coinvolto L.G. nel coro per assicurargli un piccolo guadagno visto che aveva problemi economici (era previsto un gettone di presenza di 20 euro), chiamò il sacerdote per dirgli che L.G. non doveva più partecipare: «Lo sai come sono quelli del Preseminario, per ora fai così», disse.

    Padre Pierre Paul ha detto che si sarebbe voluto recare alla Congregazione della Dottrina della Fede per denunciare, ma lo aveva frenato lo stesso L.G. dicendo di voler «mettere una pietra sopra» a tutta la storia. Il religioso, tuttavia, nel 2017 ha fatto una segnalazione alla Commissione per la Tutela dei minori: «L’ho fatto lo stesso perché penso che un sacerdote che sa qualcosa e non parla diventa complice».

    https://www.lastampa.it/vatican-insider/it/2021/02/24/news/vaticano-parlano-tre-ex-chierichetti-il-preseminario-ambiente-malsano-continue-le-avance-e-le-battute-a-sfondo-sessuale-1.39949326

  • ABUSI SUI CHIERICHETTI DEL PAPA – Il via al processo italiano promosso dalla Rete L’ABUSO.

    ABUSI SUI CHIERICHETTI DEL PAPA – Il via al processo italiano promosso dalla Rete L’ABUSO.

    Ad anticipare la notizia è l’agenzia ANSA che annuncia l’esistenza di un processo italiano – oltre a quello mediatico Vaticano – sui presunti abusi commessi da don Gabriele Martinelli, un cittadino italiano che avrebbe commesso reati sessuali prima di essere nominato sacerdote, in forma equiparabile al “turismo sessuale”, in uno Stato estero, in questo caso non i classici c. d. paesi del terzo mondo, ma in Vaticano, all’interno di quella che per i cattolici è il cuore della cristianità, la Santa sede.

    Il procedimento italiano parallelo promosso dalla Rete L’ABUSO di cui è titolare per la Rete l’avvocato Mario Caligiuri del foro di Roma, è oggi in mano ai magistrati di Piazzale Clodio, che hanno indagato due anni, fuori dal clamore mediatico, parallelamente al Vaticano, anche sull’altra presunta vittima, che il Vaticano ha sentito come semplice testimone, Kamil Jarzembowski, compagno di stanza L.

    Da presidente della Rete L’ABUSO voglio mantenere per il momento doveroso riserbo sui particolari, posso dire da quanto appreso dai parziali fascicoli di indagine conclusi, prodotti dalla Procura di Roma che ha richiesto il rinvio a giudizio di più persone, atti noti per competenza all’associazione che presiedo e che raccontano, che le indagini vanno ben oltre quelle espletate dalla Santa Sede, coinvolgono parecchie più persone (anche esterne alla chiesa) che i soli Martinelli e Radice citati nel procedimento Vaticano, in quanto, l’indagine italiana tiene conto che Radice, divenuto un po’ il capro espiatorio della vicenda vaticana, in realtà riceveva ordini dai superiori (diocesi di Como a cui fa capo l’Opera don Folci), che alla luce anche del carteggio tra il nostro assistito e la stessa, si potrebbe al massimo sostenere in modo davvero poco credibile, “di non aver compreso la gravità dei fatti”.

    Si attende ora da parte della magistratura il proseguo, il rinvio a giudizio dei due principali imputati , Martinelli e mons. Radice, uno presunto attore e l’altro all’epoca dei fatti Rettore (giuridicamente responsabile del solo seminario), oltre coloro che risultano indagati dalla procura italiana che ne chiede il rinvio a giudizio e che sono sfuggiti all’indagine vaticana.

    La Rete l’abuso annuncia da subito che si costituirà parte civile nel processo instaurato in Italia.

    il Presidente

    Zanardi

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2017/11/15/don-gabriele-martinelli-e-il-prete-accusato-di-abusi-nel-seminario-minore-in-vaticano-bergoglio-sia-coerente/

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2019/09/22/pedofilia-caso-martinelli-il-vaticano-insabbia-le-posizioni-del-cardinal-comastri-e-del-vescovo-coletti/

  • Vaticano, abusi e violenze ai “chierichetti del Papa”: al via il processo

    Vaticano, abusi e violenze ai “chierichetti del Papa”: al via il processo

    È durato pochi minuti la prima udienza nei confronti dei due parroci. Le accuse si riferiscono a episodi tra il 2007 e il 2012

    CITTÀ DEL VATICANO. Otto minuti. Dalle 9.37 alle 9.45. Tanto è durata la prima udienza di quello che è stato ribattezzato il «processo dei chierichetti del Papa», il procedimento giudiziario in Vaticano per accertare le accuse di abusi sessuali avvenute dal 2007 al 2012 nel Preseminario San Pio X. Un’altra brutta storia all’ombra del Cupolone, in cui gli abusi di potere si intrecciano alle violenze sessuali, avvenuta nel Palazzo San Carlo che Pio XII aprì nel 1956 per ospitare studenti delle scuole medie inviati dalle diocesi del mondo desiderosi di intraprendere un cammino di discernimento verso il sacerdozio.

    Sul banco degli imputati della piccola Aula del Tribunale vaticano, presieduto dall’ex procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone, ci sono don Gabriele Martinelli, 28 anni, e monsignor Enrico Radice, 71 anni, entrambi incardinati nella Diocesi di Como. Il primo, secondo le accuse formulate dal promotore di giustizia Gian Piero Milano, coadiuvato dai due aggiunti Alessandro Diddi e Gianluca Perone, è accusato di abusi sessuali su un giovane ospite del Preseminario, minorenne e quasi suo coetaneo all’epoca dei fatti; il secondo, allora rettore, è invece accusato di favoreggiamento.

    Martinelli, classe 1992, residente a Como, è arrivato per primo in Tribunale. In mascherina, polo nera e maglioncino sulle spalle, scrutava chiunque entrasse in Aula dopo il controllo col termoscanner. Solo in un momento ha alzato gli occhi, con una smorfia quasi di contrizione, mentre venivano elencati i capi d’accusa. «Abusando della sua autorità e approfittando delle relazioni di fiducia in qualità di frequentatore anziano del pre-Seminario, tutore e coordinatore delle attività dei seminaristi»m ha letto il cancelliere, Martinelli «con violenze e minacce» ha costretto la vittima «a subire rapporti carnali, atti di sodomia, masturbazione», «in diversi tempi e luoghi nello Stato della Città del Vaticano». Tutto è iniziato quando Martinelli e la vittima erano minorenni: 14 e 13 anni. Ma gli abusi si sono perpetrati finché entrambi hanno raggiunto la maggiore età: 19 il primo, 18 il secondo.

    Radice, vestito da prete, con in mano tutto il tempo un ombrello, guardava invece sul soffitto. In un momento sembrava quasi che stesse pregando. Su di lui pesa l’accusa di aver insabbiato «atti omosessuali o di libidine» avvenuti nel Preseminario quando era rettore. «In tempi e luoghi diversi, in Italia e anche all’estero, ha aiutato Martinelli ad eludere le investigazioni», è stato letto in Tribunale.

    Radice è inoltre accusato di aver contraddetto le denunce della vittima presentate al vescovo di Como, Diego Coletti, in una lettera del 3 ottobre 2013 in cui parlava di «fumus persecutionis». L’anziano monsignore ha inoltre falsificato una lettera, firmandola a nome del vescovo Coletti su carta intestata della Diocesi, per annunciare che Martinelli sarebbe diventato presto sacerdote. Un modo per accelerare l’ordinazione del suo protetto che sembrava potesse saltare viste le voci accusatorie che circolavano sul suo conto. Non solo: nel 2018, durante un interrogatorio coi pm vaticani, il monsignore ha sostenuto «con certezza assoluta» di non essere a conoscenza dei misfatti avvenuti nel San Pio X. «Ha così intralciato le indagini».

    Il 29 luglio 2019 il promotore di giustizia del Tribunale vaticano ha chiesto il rinvio a giudizio per i due sacerdoti. Nonostante i fatti denunciati risalissero ad anni in cui la legge allora in vigore impediva il processo in assenza di querela della persona offesa, da presentarsi entro un anno dai fatti contestati, il rinvio – sottolineava allora la Sala Stampa vaticana – «è stato possibile in virtù di un apposito provvedimento» di Papa Francesco del 29 luglio scorso «che ha rimosso la causa di improcedibilità».

    A difendere oggi i due imputati c’erano due avvocatesse: Rita Claudia Baffioni per Martinelli, Agnese Camilli Carissimi per Radice. Parlavano tra di loro a inizio udienza e, alla fine, prima di uscire, hanno raggiunto ognuna il proprio assistito. Hanno già depositato le ammissioni di prova, ma questa mattina non hanno presentato alcuna istanza. Pignatone ha chiesto all’avvocatessa di Radice di «decifrare meglio i temi di prova entro venerdì», perché: «Questo Tribunale vuole dare il maggiore spazio possibile alla difesa». «A causa di impegni di questo Tribunale per una causa già avanzata», ha detto ancora il presidente, ha rinviato l’udienza a martedì 27 ottobre, alle 14, «per lo scioglimento della riserva delle prove e l’interrogatorio degli imputati».

    A rivelare per primo la vicenda del Preseminario era stato il giornalista Gianluigi Nuzzi nel libro “Peccato Originale”, riportando le confessioni di un ex alunno del San Pio X, il polacco Kamil Jarzembowski (oggi assente), che, entrato nel settembre del 2009, aveva denunciato nell’estate del 2014 alle autorità ecclesiastiche abusi su un compagno di stanza di cui era stato testimone oculare. Erano seguiti diversi servizi televisivi che rivelavano testimonianze di altri ex allievi su presunti atti sessuali compiuti nelle camere dell’Istituto, in particolare da soggetti che sui più giovani esercitavano un potere di intimidazione. Una testimonianza, in particolare, riferiva del fatto che un abusatore era poi diventato prete.

    «A seguito di notizie divulgate da organi di stampa», annunciava una nota vaticana, nel novembre 2017 erano state avviate le indagini. Pochi giorni dopo la diocesi di Como reagì alle prime notizie con un comunicato in cui precisava che «i presunti fatti denunciati a mezzo lettera nel 2013, in seguito agli accertamenti conclusi nel 2014 da parte di tutte le competenti sedi ecclesiastiche, erano stati ritenuti infondati e tutte le valutazioni sulla personalità del seminarista erano risultate positive. Tra la documentazione prodotta non risultava alcun parere negativo da parte delle persone a conoscenza della vicenda».

    Valutazione diversa da quella data dai magistrati vaticani.

    https://www.lastampa.it/cronaca/2020/10/14/news/vaticano-abusi-e-violenze-ai-chierichetti-del-papa-al-via-il-processo-1.39415958

  • Vaticano: processo farsa sugli abusi ai chierichetti del Papa

    Vaticano: processo farsa sugli abusi ai chierichetti del Papa

    Proprio l’altro ieri su LA VERITA’ a firma di Giorgio Gandola, quelle che lui stesso ha definito le papa-bufale, ovvero i proclami di papa Francesco, che hanno fatto migliaia di colonne sulla stampa di tutto il mondo e che oggi si rivelano come consuetudine autentiche bufale, contestate a gran voce dalle vittime di pedofilia  e dalle associazioni che in tutto il mondo le tutelano, che ancora una volta si vedono sfregiate dalla propaganda di papa Francesco.

    Qualche giorno fa il Vaticano ha convocato per il giorno 14 di ottobre Kamil Jarzembowski, uno dei chierichetti che accusano di molestie dentro al Vaticano, Gabriele Martinelli, che nel frattempo, malgrado le accuse, è pure diventato sacerdote.

    In realtà quello Vaticano è uno dei due procedimenti aperti, Kamil infatti, presenzierà in quel procedimento solo come persona informata dei fatti, il suo procedimento  quello vero si terrà nell’altro tribunale, a Roma dove è difeso da uno degli avvocati della Rete L’ABUSO, Mario Caligiuri.

    Ma tornando al processo farsa, quello che appunto si terrà in Vaticano, come scrissi tempo fa in un mio articolo, ci sono parecchie cose che non tornano al punto tale da etichettarlo come una delle tante bufale vendute dalla Santa Sede.

    A dare il via all’indagine vaticana insabbiata ben tre volte, fu proprio il nostro assistito Kamil Jarzembowski, e a dare il via all’attuale processo farsa in Vaticano, fu solo il fatto che la vicenda uscita prima sul libro di Gianluigi Nuzzi, poi a LE IENE, ebbe così tanto clamore che la Santa sede qualcosa ha per forza dovuto fare.

    Ed qui l’eccezione che conferma la regola della malafede vaticana, infatti, dall’istruttoria portata avanti da Andrea Stabellini, Vicario Gidiziale (che nel nostro ordinamento equivale al pubblico ministero) già in precedenza vi erano le basi perché don Gabriele Martinelli fosse giudicato dal tribunale ecclesiastico.

    Da quanto emerse poi dal servizio de LE IENE, furono proprio il cardinale Angelo Comastri (arciprete della Basilica papale di San Pietro in Vaticano, presidente della Fabbrica di San Pietro e vicario generale di papa Francesco) e l’allora vescovo (oggi in pensione) Diego Coletti a bloccare il il Vicario Giudiziale Andrea Stabellini.

    Ed è proprio qui l’anomalia che rende una farsa l’attuale processo in Vaticano infatti, al di la di don Gabriele Martinelli (accusato di molestie ma tuttavia consacrato sacerdote), vediamo citato in giudizio in questo procedimento solo colui che all’epoca era il rettore del preseminario in Vaticano dove Kamil e gli altri due chierichetti furono abusati.

    Rettore che aveva come diretti superiori Comastri e Coletti, veri responsabili dell’insabbiamento che però, come per magia spariscono da questo procedimento.

    Francesco Zanardi

  • ABUSI IN VATICANO. VIGANÒ HA DETTO LA VERITÀ ANCHE SU QUESTO.

    ABUSI IN VATICANO. VIGANÒ HA DETTO LA VERITÀ ANCHE SU QUESTO.

    Marco Tosatti

    Cari amici e nemici di Stilum Curiae, nei giorni scorsi si è molto parlato sui giornali del fatto che la Procura Vaticana aveva rinviato a giudizio un sacerdote e il rettore del pre-seminario dove vivono a due passi da Santa Marta i “chierichetti del papa”. I provvedimenti datano dal 16 e 17 settembre. Notizia interessante, perché conferma, ancora una volta, l’ennesima, che l’arcivescovo Carlo Maria Viganò racconta cose vere. Infatti qualche mese fa l’’ex Nunzio negli Stati Uniti concedeva un’intervista al Washington Post, e in riferimento al Summit sugli abusi svoltosi in Vaticano a febbraio, e alla real volontà del vertice di combatterli, si diceva molto scettico, dando due esempi; il primo riguardava l’attuale Sostituto alla Segreteria di Stato, Pena Parra. Il secondo era questo, che però il Washington Post ha deciso di non pubblicare (come peraltro il precedente). Diceva Viganò:

    §§§

    Si dice che il primo sia accaduto all’interno delle stesse mura del Vaticano, al Pius X pre-seminario, che si trova a pochi passi dalla Domus Sanctae Marthae, dove vive papa Francesco. Quel seminario forma i minori che servono come chierichetti nella Basilica di San Pietro e nelle cerimonie papali.

    Uno dei seminaristi, Kamil Jarzembowski, un compagno di stanza di una delle vittime, afferma di aver assistito a dozzine di episodi di aggressione sessuale. Insieme ad altri due seminaristi, ha denunciato l’aggressore, prima di persona ai suoi superiori pre-seminario, poi per iscritto ai cardinali, e infine nel 2014, sempre per iscritto, a papa Francesco stesso. Una delle vittime era un ragazzo, presumibilmente abusato per cinque anni consecutivi, a partire dall’età di 13 anni. Il presunto aggressore era un seminarista di 21 anni, Gabriele Martinelli.

    Quel pre-seminario è sotto la responsabilità della diocesi di Como ed è gestito dall’Associazione Don Folci. Un’indagine preliminare fu affidata al vicario giudiziario di Como, don Andrea Stabellini, che trovò elementi di prova che giustificavano ulteriori indagini. Ho ricevuto informazioni di prima mano che indicavano che i suoi superiori hanno proibito che continuasse le indagini. Egli stesso può testimoniare per se stesso, e esorto ad andare a intervistarlo. Prego che troverà il coraggio di condividere con voi ciò che ha così coraggiosamente condiviso con me.

    Insieme a quanto sopra, ho appreso come le autorità della Santa Sede si sono occupate di questo caso. Dopo che le prove furono raccolte da don Stabellini, il caso fu immediatamente nascosto dall’allora vescovo di Como, Diego Coletti, insieme al cardinale Angelo Comastri, vicario generale di papa Francesco per la Città del Vaticano. Inoltre, il cardinale Coccopalmerio, allora presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi, che è stato consultato da don Stabellini, lo ha fortemente ammonito di interrompere le indagini.

    Potreste chiedervi come è stato chiuso questo caso orribile. Il vescovo di Como rimosse don Stabellini dalla carica di vicario giudiziario; l’informatore, il seminarista Kamil Jarzembowski, fu espulso dal seminario; i due compagni seminaristi che si erano uniti a lui nella denuncia lasciarono il seminario; e il presunto violentatore, Gabriele Martinelli, è stato ordinato sacerdote nel luglio 2017. Tutto questo è accaduto all’interno delle mura vaticane, e non ne è uscita una parola durante il summit”.

    §§§

    Ma, comunque, il Vaticano è arrivato buon terzo, dopo la denuncia di Viganò e la giustizia civile, come ormai sembra prassi. Infatti Il Messaggero dell’8 agosto scriveva:

    “Violenza sessuale con l’aggravante dell’abuso di autorità. La procura di Roma è pronta a chiudere le indagini nei confronti di Don Gabriele Martinelli. Le accuse mosse dagli investigatori, nei confronti del sacerdote 26enne riguardano presunti episodi di abusi avvenuti dentro la Città del Vaticano. La vittima è un seminarista del Preseminario San Pio X che ospita i chierichetti che prestano il servizio liturgico nella Basilica di San Pietro con il Papa. «Il Preseminario – come è scritto nel sito internet- accoglie ragazzi della scuola media».

    Ebbene lo stesso Don Martinelli, adesso è un sacerdote, era un seminarista. Tuttavia rispetto alla vittima, all’epoca delle presunte violenze, rivestiva un ruolo superiore. Una sorta di capo classe. Martinelli avrebbe sfruttato questa sua posizione per imporsi nei confronti dell’altro seminarista. Da qui l’ipotesi dell’aggravante dell’abuso di autorità. Un’inchiesta delicata portata avanti dai carabinieri e dal pubblico ministero Stefano Pizza. Gli inquirenti hanno potuto lavorare a questo caso, su episodi che riguardano uno stato straniero, anche in virtù di una serie di accordi che derivano dai Patti Lateranensi.

    Gli episodi indicati nella denuncia, sporta dal seminarista, riguardano casi di violenze che si sarebbero consumati intorno al 2012. Tuttavia la vittima ha accusato Don Martinelli di averlo molestato anche in anni precedenti. Quando entrambi erano minorenni, tanto che anche la procura dei minori ha aperto una fascicolo (a carico di ignoti) per fare piena luce sul caso. Oltre alla giustizia italiana si sarebbe interessata del caso anche quella Vaticana. Intanto Gabriele Martinelli, il 10 giugno del 2017, è stato ordinato sacerdote per la diocesi di Como”.

    §§§

    E comunque chi si occupa di abusi, come la Rete, https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2018/07/28/don-martinelli-mai-sospeso-la-finta-tolleranza-zero-di-papa-francesco/, ha i suoi motivi per condividere lo scetticismo di Viganò. Anche perché, come scriveva sempre Il Messaggero, i parametri utilizzati non sembrano gli stessi per tutti:

    Pedofilia, la tolleranza zero di Papa Francesco manca di trasparenza…

    Il secondo caso affiorato è quello di un ragazzino milanese abusato sessualmente da un prete, don Mauro Galli, condannato nel 2018 da un tribunale civile a 6 anni e 4 mesi di reclusione. Un caso di insabbiamento da parte dell’attuale arcivescovo di Milano che, a suo tempo, aveva ammesso davanti alle autorità italiane di essere stato a conoscenza del caso ma di avere agito in quel modo. Probabilmente per non creare scandali. Fatto sta che la mamma, Cristina Battaglia, cattolica praticante, cerca disperatamente giustizia dalla Chiesa e dopo avere scritto a Papa Francesco durante il summit sulla pedofilia (senza mai avere avuto risposta), ha accusato anche il presidente della Cei, Bassetti di essere un «bugiardo», di non voler intervenire per smascherare un caso di insabbiamento. Naturalmente anche a Bassetti aveva inviato a più riprese la documentazione su suo figlio (che ora ha una ventina d’anni).

    L’ultimo passaggio è risultato terribile per tutta la famiglia del ragazzo abusato e riguarda una frase di Bassetti – durante una conferenza stampa – ha pronunciato, affermando di non conoscere affatto quel caso quando, invece, a lui erano arrivati tutti i fascicoli e le lettere di mamma Cristina. Siccome questa signora è una donna coraggiosa, ha inviato di nuovo tutte le vecchie lettere a Bassetti, ricevendo in cambio una risposta «raggelante». A una mamma con il cuore spezzato, il cardinale è riuscito a trovare solo parole burocratiche, terminando la missiva con un le «invio un cordiale saluto», come se fosse una lettera commerciale, ma senza assicurare nemmeno nessun contatto umano (come del resto il cardinale Bassetti assicurava di voler fare).

    Di fatto il caso Delpini è chiaro per tutti che resta avvolto da una nuvola di mistero e di scarsa trasparenza sul perché la Chiesa di Papa Francesco non voglia prendere alcun provvedimento nei confronti di un vescovo che ha insabbiato, come invece è stato fatto altrove (Cile, Irlanda, Francia, Stati Uniti).

    §§§

    Vi alleghiamo alcuni link agli articoli che troverete di sicuro interessanti. Buona lettura.

    https://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/vaticano_pre_seminario_chierichetti_papa_abusi_molestie_comastri_lettere_anonime-3383213.html

    §§§

    https://www.ilmessaggero.it/roma/news/molesta_seminarista_sacerdote_don_gabriele_martinelli_violenza_sessuale-4664502.html#

    §§§

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_delpini_sepe_papa_francesco_abusi_vittime_insabbiamento-4573602.html