Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Klaus Walter

  • Il liutaio Walter: «A 13 anni il parroco abusò di me. Ci penso ogni giorno, non mi credevano e mi davano del matto»

    Il liutaio Walter: «A 13 anni il parroco abusò di me. Ci penso ogni giorno, non mi credevano e mi davano del matto»

    Lo racconto mettendoci la faccia. Ci vuole un coraggio da matti a parlare di quanto ho subito da quel parroco quando avevo solo 13 anni, ma devo farlo perché non riaccada, perché non vi siano altri bambini vittime di abusi da parte di preti. Bisogna denunciare.

    Se avessi taciuto mi sarei sentito colpevole, in qualche modo complice». Klaus Walter parla con una voce flebile, scandendo le parole, come se dovesse digerire ancora una volta quelle disgustose, morbose attenzioni sessuali a cui è stato costretto a 13 anni. Lui è uno stimato liutaio di Bolzano di 69 anni, oltre che musicista di strada per hobby: «La migliore terapia per farmi star bene» racconta dal suo laboratorio. Il suo è uno dei 67 casi accertati di abusi sessuali nella diocesi di Bolzano-Bressanone avvenuti tra 1964 e 2023: 59 anni, come le vittime, all’epoca per lo più bambine, spesso femmine.

    Ventiquattro i sacerdoti che hanno approfittato di loro. Episodi, questi, ripercorsi nel report di 600 pagine – un’indagine indipendente senza precedenti in Italia – voluta dalla curia altoatesina. «Da 56 anni a questa parte – confida il liutaio – non c’è giorno in cui non pensi agli abusi subiti da quel parroco quando ero solo un bambino che pascolava le mucche in alpeggio, nei prati sotto il Corno Bianco. Per anni ho avuto gli incubi e ho pensato che quel prete avesse rovinato la mia sessualità, che non mi sarei mai fatto una famiglia.

    Lui, per le sue tendenze pedofile, era stato trasferito più volte, ma mai denunciato o sospeso: è morto riverito e rispettato. Io invece non sono stato creduto per decenni, considerato matto, e questo mi ha fatto anche andare in depressione e tentare il suicidio. Solo di recente la Chiesa ha preso le mie accuse seriamente e ha ammesso di aver sbagliato, tanto che sono arrivate le scuse del vescovo Ivo Muser, di persona e per iscritto: questo, certo, mi ha alleviato».

    Walter, ci racconta come è stato approcciato dal parroco?
    «Era l’estate del 1969, io, 13 anni, un bimbo ingenuo che nulla sapeva di sessualità, ero al maso, a pascolare le mucche nel paesino di montagna sotto il Corno Bianco, quando il parroco mi ha raggiunto. Pensavo volesse pregare con me, invece con la scusa di giocare al dottore mi ha spogliato e toccato. Mi sono arrotolato come un riccio per impedirglielo e sono anche svenuto. Purtroppo non un episodio isolato».

    Le capita di pensare spesso a quei terribili momenti?
    «Il ricordo rimane sempre e parlarne o scriverne – sto abbozzando un libro – fa molto male: è come vivere tutto di nuovo. Quella faccia diabolica, con quel sorriso che non aveva nulla di gentile, piuttosto di demoniaco, non li dimentico. Un volto che mi ha perseguitato per anni in un incubo ricorrente: io dentro una bottiglia, all’inferno, e il prete che voleva farmi uscire. Ma non è riuscito a rovinarmi la vita: Dio, la preghiera, mi hanno aiutato».

    Allora non era riuscito a reagire alle violenze?
    «Quando il prete tornava, per non farsi sentire o vedere evitava il sentiero: saltava fuori all’improvviso da un cespuglio e io mi impietrivo, non riuscivo a scappare. Mio cugino invece, 17 anni, lo aveva spinto via facendolo cadere. Allora il parroco, alla predica in chiesa, si era lamentato dei giovani molto maleducati che andavano raddrizzati. Da non crederci: la colpa era ricaduta su mio cugino che aveva trovato il modo di sfuggire alle sue avances. Quelle che ha riservato a diversi ragazzini. In un paese vicino, a detta della gente, un 14enne era anche arrivato a togliersi la vita e quel prete teneva la sua foto sulla scrivania».

    Quindi la gente sapeva? Erano fatti conosciuti?
    «Si sapeva sì che, omosessuale e pedofilo quale era, prendeva sulle ginocchia i ragazzini e tentava di abusarne o arrivava a farlo. Veniva anche insultato da alcuni parrocchiani con gli davano della poco di buono. Ma se lo raccontavi in paese di esserne stato vittima prendevi una sberla e la chiesa ti smentiva, riversava la colpa su di te: un sistema che non si poteva cambiare».

    Eppure lei non si è mai dato per vinto, no?
    «È così. All’epoca dei fatti ne avevo parlato con mia zia perpetua che mi aveva redarguito dicendo: “Non hai rispetto del parroco, lui ama i bambini, bisogna lasciarlo fare”. Solo 50 anni dopo mi ha chiamato dicendosi dispiaciuta perché non mi aveva aiutato. Ho riferito degli abusi solo in età adulta alla mia famiglia e a una stretta cerchia di amici, e mi hanno creduto. Ma non lo hanno fatto quando mi sono rivolto allo sportello abusi per vittime di abusi istituito nel 2010 dalla Diocesi, non lo ha fatto il vicario generale che invece ha coperto il mio caso, dicendomi “impossibile, quel prete prega molto e fa tanto del bene”. Lo dovevo rincontrare nel 2022, ma è morto cinque giorni prima».

    E ha provato a contattare anche il parroco prima che morisse?
    «Gli avevo scritto una lettera che avevo chiesto al vicario di fargli avere, ma mi ha detto che aveva ormai 80 anni, e non mi ha assecondato: gli avevo scritto che lo perdonavo, che pregavo per lui e volevo le sue scuse, anche se sono convinto non sarebbero mai arrivate».

    Quindi l’ha perdonato?
    «L’ho perdonato, non riesco ad odiare nessuno, anche se mi ha fatto molto male. Fa soffrire però che non abbia ammesso, che non si sia scusato, come se non si sentisse colpevole. Mi aiuta però il fatto che la Chiesa abbia cambiato atteggiamento per debellare questa piaga, e mi riferisco a papa Francesco e al lavoro importante della Diocesi di Bolzano, di prevenzione e impegno per tirare fuori tutti i casi. La Chiesa deve liberarsi di questi terribili e sporchissimi fatti, non riescono però a farlo le vittime che soffrono per una vita: loro no, non riescono a sbarazzarsene».

    Il liutaio Walter: «A 13 anni il parroco abusò di me. Ci penso ogni giorno, non mi credevano e mi davano del matto»

  • Klaus Walter, abusato da un prete pedofilo a Bolzano: «Quella faccia diabolica mi ha perseguitato per anni»

    Klaus Walter, abusato da un prete pedofilo a Bolzano: «Quella faccia diabolica mi ha perseguitato per anni»

    Klaus Walter ha 69 anni. È un liutaio e abita a Bolzano. Il suo è uno dei 67 casi accertati di abusi sessuali nella diocesi di zona tra 1964 e 2023. «Da 56 anni a questa parte non c’è giorno in cui non pensi agli abusi subiti da quel parroco quando ero solo un bambino che pascolava le mucche in alpeggio. Per anni ho avuto gli incubi e ho pensato che quel prete avesse rovinato la mia sessualità, che non mi sarei mai fatto una famiglia. Lui, per le sue tendenze pedofile, era stato trasferito più volte, ma mai denunciato o sospeso: è morto riverito e rispettato. Io invece non sono stato creduto per decenni, considerato matto, e questo mi ha fatto anche andare in depressione e tentare il suicidio», dice oggi in un’intervista a La Stampa.

    Il prete pedofilo di Bolzano-Bressanone

    Walter spiega che solo di recente la chiesa ha preso le sue accuse seriamente. Tanto che sono arrivate le scuse del vescovo Ivo Muser. «Perché lo racconto mettendoci la faccia? Ci vuole un coraggio da matti a parlarne ma devo farlo perché non riaccada, perché non vi siano altri bambini vittime di abusi da parte di sacerdoti come il sottoscritto. Bisogna denunciare. Se avessi taciuto mi sarei sentito colpevole, in qualche modo complice», spiega a Benedetta Centin.

    Poi racconta come è stato approcciato dal parroco: «Era l’estate del 1969, io, 13 anni, un bimbo ingenuo che nulla sapeva di sessualità. Ero al maso, a pascolare le mucche nel paesino di montagna sotto il Corno Bianco, quando il parroco mi ha raggiunto. Pensavo volesse pregare con me, invece con la scusa di giocare al dottore mi ha spogliato e toccato. Mi sono arrotolato come un riccio per impedirglielo e sono anche svenuto. Purtroppo non fu un episodio isolato».

    La faccia diabolica

    Il liutaio ricorda «quella faccia diabolica, con quel sorriso che non aveva nulla di gentile, piuttosto di demoniaco. Un volto che mi ha perseguitato per anni in un incubo ricorrente: io dentro una bottiglia, all’inferno, e il prete che voleva farmi uscire. Ma non è riuscito a rovinarmi la vita: Dio, la preghiera, mi hanno aiutato».

    E spiega: «Quando il prete tornava, per non farsi sentire o vedere evitava il sentiero: saltava fuori all’improvviso da un cespuglio e io mi impietrivo, non riuscivo a scappare. Mio cugino invece, 17 anni, lo aveva spinto via facendolo cadere. Allora il parroco, alla predica in chiesa, si era lamentato dei giovani molto maleducati che andavano raddrizzati. Da non crederci: la colpa era ricaduta su mio cugino che aveva trovato il modo di sfuggire alle sue avances. Quelle che ha riservato a diversi ragazzini. In un paese vicino, a detta della gente, un 14enne era anche arrivato a togliersi la vita e quel prete teneva la sua foto sulla scrivania».

    Omosessuale e pedofilo

    Secondo Walter «si sapeva sì che, omosessuale e pedofilo quale era, prendeva sulle ginocchia i ragazzini e tentava di abusarne o arrivava a farlo. Veniva anche insultato da alcuni parrocchiani con gli davano della poco di buono. Ma se lo raccontavi in paese di esserne stato vittima prendevi una sberla e la chiesa ti smentiva, riversava la colpa su di te: un sistema che non si poteva cambiare».

    E ancora: «All’epoca dei fatti ne avevo parlato con mia zia perpetua che mi aveva redarguito dicendo: “Non hai rispetto del parroco, lui ama i bambini, bisogna lasciarlo fare”. Solo 50 anni dopo mi ha chiamato dicendosi dispiaciuta perché non mi aveva aiutato. Ho riferito degli abusi solo in età adulta alla mia famiglia e a una stretta cerchia di amici, e mi hanno creduto. Ma non lo hanno fatto quando mi sono rivolto allo sportello abusi per vittime di abusi istituito nel 2010 dalla Diocesi, non lo ha fatto il vicario generale che invece ha coperto il mio caso, dicendomi “impossibile, quel prete prega molto e fa tanto del bene”. Lo dovevo rincontrare nel 2022, ma è morto 5 giorni prima».

    https://www.open.online/2025/01/25/klaus-walter-abusi-prete-pedofilo-bolzano/

  • «Io, molestato dal parroco mai ascoltato dalla Chiesa»

    «Io, molestato dal parroco mai ascoltato dalla Chiesa»

    BOLZANO. Era l’estate del 1969. Klaus Walter aveva solo 13 anni e pascolava le mucche nei prati di Redagno di Sotto, proprio sotto il Corno Bianco. Un paradiso in cui il giovanissimo pastore trascorreva le sue giornate spensierate, ancora lontano dai turbamenti che l’adolescenza aveva in serbo per lui. All’improvviso, però, quel paradiso sprofondò nell’inferno. A cinquant’anni di distanza, Klaus, apprezzato liutaio e volto noto in città grazie ai suoi concerti con pianola, armonica e campanacci, ha deciso di raccontare la terribile vicenda di cui è stato vittima.

    Cosa accadde in quell’estate del ’69?

    Il parroco salì da me, al pascolo. All’inizio, ero stupito e onorato che un sacerdote decidesse di spendere il suo tempo per starmi vicino, allontanandosi così tanto dal paese. Io sono da sempre molto religioso e pensavo sarebbe venuto a pregare con me. Purtroppo, non mi ci volle molto per capire il motivo di quella presenza perché il sacerdote si mise vicino a me. Troppo vicino, tanto da darmi fastidio. E mi teneva. Mi ha chiesto subito se avevo avuto esperienze sessuali e io non ho capito perché volevo rimanere bambino e a queste cose non pensavo. Avevo visto nascere dei vitellini e avevo pensato che funzionasse così anche per l’uomo, ma non volevo sapere altro. Ho pensato anche che volesse chiedermi se avevo peccati da confessare e gli ho detto che, a sei anni, avevo giocato al dottore con una bimba vicina di casa e aveva finto di farmi una puntura. Un gioco innocente, senza alcun pensiero alla sessualità.

    Cos’è successo a quel punto?

    Il parroco mi ha chiesto di mostrargli dove mi aveva fatto la puntura, poi mi ha tirato giù i pantaloni e ha iniziato a toccarmi i genitali. A quel punto, tutto è diventato nero e sono svenuto. Mi sono raggomitolato e i nervi erano talmente tesi che, nei giorni successivi, ero indolenzito e dolorante.

    È accaduto una volta sola? E lei ha parlato con qualcuno di quello che stava succedendo?

    È accaduto più volte, purtroppo, e ogni volta era un trauma. Mi vedevo all’inferno, all’interno di una bottiglia, e fuori c’era il parroco che, con il volto del diavolo, tentava di farmi uscire. Un’immagine terribile che mi ha perseguitato per tanti anni. Di quello che accadeva ne ho parlato con mia zia, che era la perpetua, ma lei mi ha sempre detto di obbedire al parroco perché ama molto i bambini e i ragazzi. Non ho ancora capito se non volevano vedere, ma in quel momento ho capito che nessuno mi avrebbe aiutato. Eppure c’erano anche altri ragazzi che subivano quello che subivo io. Ho saputo che uno di loro s’è poi suicidato mentre mio cugino, per difendersi dalle avances del sacerdote, lo aveva spinto forte, facendolo cadere. Lui, per contro, aveva tuonato dal pulpito della chiesa, dicendo che i giovani del paese erano maleducati.

    Un’esperienza terribile. Cosa l’ha spinta a raccontarla?

    Non c’è giorno in cui io mi alzi al mattino senza che io pensi a quei fatti. E per lungo tempo ho avuto il terrore degli uomini. Il parroco è stato spostato più volte, so che era stato richiamato, ma ha continuato a fare quelle cose. Non è mai stato denunciato e quando arrivava in un nuovo paese nessuno avvisava la popolazione che si trattava di un pedofilo. Allora aveva 42 anni ed è morto quarant’anni più tardi, riverito e rispettato. Io, che ho una profonda fede, l’ho perdonato e, sulla sua tomba, ho abbracciato la lapide. Me nessuno deve più patire ciò che ho patito io e, finalmente, la Chiesa di Papa Francesco si sta muovendo per debellare questa piaga. Trent’anni fa ero determinato a parlare, ma nessuno mi ha dato retta. Nemmeno alle mie lettere ai giornali. Ero depresso e, in un’occasione, stavo per farla finita, gettandomi nel fiume, ma alcuni ragazzi mi hanno salvato.

    Ora, però, il Vaticano sta dicendo le cose che dicevo io trent’anni fa, quando tutti mi dicevano che ero matto. Un male così grande, d’altra parte, mette in discussione la stessa esistenza della Chiesa. Vorrei che il vescovo mi scrivesse, vorrei delle scuse, vorrei fosse fatto il nome di quel sacerdote. E vorrei che chi ha subito, avesse finalmente il coraggio di denunciare. Nient’altro.

    https://www.altoadige.it/cronaca/bolzano/io-molestato-dal-parroco-mai-ascoltato-dalla-chiesa-1.1933959