Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: La Spezia

  • Messe nere sulla riviera ligure

    Messe nere sulla riviera ligure

    Varazze, luglio 1907. Mentre sui quotidiani italiani divampa lo scandalo degli abusi sulle piccole ospiti dell’Asilo della Consolata di Milano, di cui furono accusati due sacerdoti, il Collegio dei Salesiani della cittadina ligure è investito dalle clamorose rivelazioni del diario di Alessandro Besson, uno studente quattordicenne che descrive messe nere e riti orgiastici tra monache, preti e giovani convittori.

    In due giorni il caso Besson passa dalle gazzette locali ai quotidiani nazionali e fa scoppiare in tutto il Regno d’Italia manifestazioni di piazza, disordini, violenti scontri che a La Spezia provocano l’incendio di alcune chiese, un morto e un centinaio di arresti. E crisi fra il governo Giolitti e la Santa Sede, la Massoneria viene accusata di aver architettato lo scandalo.

    Il fronte democratico dei blocchi popolari cavalca lo sdegno collettivo per affermare la necessità di una scuola pubblica e laica, mentre quello cattolico si compatta e trova sostegno tra i moderati interessati a contenere l’avanzata socialista.

    Attraverso questa vicenda, scatenata dal diario Besson, ritrovato e qui reso pubblico, emerge un quadro avvincente e torbido dell’Italia giolittiana. Una storia che vede coinvolti in primo piano il poeta Gian Pietro Lucini, figura chiave della cultura letteraria italiana tra Otto e Novecento, e famosi psichiatri e criminologi come Cesare Lombroso e Enrico Morselli, ricostruita e raccontata questo saggio con minuzia di particolari. Prefazione di Edoardo Sanguineti.

    Un pretesto? Anche se Pier Luigi Ferro avesse raccontato lo scandalo Besson soprattutto per proporre una riconsiderazione delle vicende della storia d’Italia, avrebbe fatto una buona cosa. C’è molto bisogno di conoscere, e riflettere: per esempio, sul rapporto tra stato e chiesa qual era allora e qual è oggi, con equivoci sulla laicità non così sfumati e certo non eliminati.

    L’opinione pubblica, e non solo le istituzioni come polizia e magistratura, si mostrarono in quella occasione ambigue o almeno volubili. La popolazione di Varazze che accoglie alla stazione come trionfatori i salesiani “vittime” dell’inchiesta è la stessa che in altri momenti si dimostra indignata e quasi pronta alla rivolta. Qualcuno la ha manipolata, ma essa stessa si è lasciata manipolare e si è confusa.

    Stato e chiesa, giudici e sacerdoti, vittime e carnefici, non sono tanto chiari nella mentalità popolare della cittadina rivierasca. Siamo cambiati, o il grido alla “persecuzione giudiziaria” si è solo spostato a sedi più alte e la manipolazione si serve di mezzi tecnologici nuovi e potentissimi? In realtà Ferro rende un buon servizio al lettore perché fa entrambe le cose, cioè ricostruisce con straordinaria precisione storica e documentaria la scabrosa vicenda e nello stesso tempo usa tutte le occasioni per estendere l’argomento al contesto generale del paese.

    È un’operazione che richiede cultura e polso, ma Ferro vi riesce assai bene. Mi trovo personalmente ad avere una condizione di osservazione privilegiata, quindi un po’ insidiosa, ma assai vicina agli ambienti ricostruiti nel volume. Ho vissuto a Varazze gli anni dell’infanzia e della prima adolescenza. Sono stato alunno esterno, cioè non convittore, del Collegio Don Bosco. Vi si trovava più di un sacerdote a disagio con il problema della castità, in una località frequentata d’estate da una umanità colorata, abbronzata e non di rado in anticipo discinta. Ho sentito a tratti un’aura di ossessione sulla materia della sessualità e sulla figura della donna. Ho avuto conoscenza di atti ambigui nel confessionale o di qualche vischiosa tenerezza verso miei compagni di scuola. Ricordo però anche esortazioni a nobili valori, pratiche sportive, gagliarde uscite degli scout. E begli esempi di fede e carità. Questa digressione per dire che non ho prevenzioni di sorta, ma non sono disposto, proprio per questo, a rifiutare di credere ciò che ha una dignità di prova a proprio sostegno. Non c’è “attacco alla chiesa” se si accusano di pedofilia alcuni sacerdoti.

    Ciò che è accaduto in tante parti del mondo in questa materia quasi invoca un lavoro come quello di Ferro, gli dà ragione e necessità e al tempo stesso ne riceve un supporto di rigore e ragionevolezza. Dunque: nel primo Novecento, nell’Italia di Giolitti, a Varazze scoppia uno scandalo che ha al centro l’accusa di pedofilia contro i padri salesiani.

    Un giovane in particolare assume il ruolo di accusatore, sostenuto da una madre che diviene figura da romanzo. E anche sotto il profilo narrativo Ferro sa il fatto suo. Giornali cattolici e liberali pubblicano dettagli scabrosi che anche oggigiorno susciterebbero imbarazzo. Alcuni di loro, con clamoroso voltafaccia, passano dall’indignazione contro i pedofili alla sdegnata accusa verso la cospirazione massonica e anticlericale.

    Si scopre già allora che l’insabbiamento dei processi è una tecnica fruttuosa, cui giova il trascorrere del tempo con la compagnia dell’oblio nel quale gli italiani sono spesso maestri. Il libro si apre con un prefazione di Edoardo Sanguineti proposta in forma di intervista, che ora colpisce anche per il suono della voce che si è da poco spenta nella morte. Proprio tra le carte di un poeta caro a Sanguineti, Gian Pietro Lucini, è emerso il diario che accusava.

    Lucini raccolse ampio materiale con il proposito di dedicare un libro alla vicenda. Non lo concluse mai, e tuttavia Ferro non si lascia scappare l’occasione per approfondire accuratamente anche la sua opera e la sua poesia. La notizia giornalistica è di “turpitudini” nel collegio salesiano. Intervengono fulmineamente ed energicamente i carabinieri, interrogano, arrestano, mentre filtrano immagini da lupanare con preti e suore.

    A Savona e La Spezia si manifesta contro chiese e oratori, ne parlano addirittura i giornali americani. Un giovane muore per lo sparo di un carabiniere preso dal panico durante i disordini. Sta di fatto che nel processo gran parte dei genitori ritirano le querele che erano allora necessarie per perseguire quei reati sessuali. Besson aveva parlato di abusi ma anche di messe nere in un memoriale fantasioso, forse morboso, difficile da valutare. Nonostante la constatazione da parte dei medici legali di lesioni di origine inequivocabile sulle vittime, lo scandalo si dissolse. Tra improcedibilità per remissione di querela, assoluzioni, condanne limitate a un sacerdote frattanto datosi alla fuga e l’allontanamento dello stesso Besson e di sua madre.

    Ma altri dettagli importanti e singolarmente significativi non stanno in una recensione, che non deve d’altronde anticipare quegli aspetti più “romanzeschi” cui si è accennato. Né si può qui far apprezzare quella ampiezza dell’affresco storico-culturale che la lettura del libro di Ferro fa invece pienamente e utilmente godere. Impossibile nascondere però, proprio per la qualità del testo, il disagio e l’amarezza per certe debolezze della cultura civile e del costume, certe ipocrisie e sopraffazioni che ancora improntano il nostro paese e lo avviliscono e davvero sembrano non passare mai.

    Adriano Sansa

  • Condanna per abusi su una chirichetta: Don Luciano pensa al ricorso alla Corte di Strasburgo

    Condanna per abusi su una chirichetta: Don Luciano pensa al ricorso alla Corte di Strasburgo

    Venerdì 14 settembre 2012
    Alassio. Un ricorso alla Corte Europea di Strasburgo. E’ quello a cui sta pensando Don Luciano Massaferro, il sacerdote alassino attualmente in carcere dopo la condanna in terzo grado per l’accusa di abusi sessuali nei confronti di una sua parrocchiana undicenne. A far intendere che quella del ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo è un’ipotesi allo studio è lo stesso parroco attraverso una delle lettere scritte ai suoi fedeli.
    Nelle tre pagine della lettera numero 33, scritta dal carcere di La Spezia il 20 agosto scorso, Don Luciano afferma: “In attesa del pronunciamento europeo sulla mia vicenda[…]“. Parole che lasciano spazio a pochi dubbi sulle intenzioni del parroco alassino che, dopo essersi visto respingere ben due ricorsi, dalla Corte d’Appello di Genova prima, dalla Cassazione poi, adesso sembra deciso a presentare un nuovo ricorso.

    14.09.2012
    Su questa possibilità però uno dei difensori di Don Luciano, l’avvocato Alessandro Chirivì, non si sbilancia: “Posso confermare che è un’ipotesi allo studio e che ne abbiamo parlato. Al momento però non c’è ancora nulla di ufficiale. Anche perché prima di procedere con un eventuale ricorso alla Corte di Strasburgo occorre aspettare di leggere le motivazioni della Cassazione”. Una sentenza, quella del terzo grado, che è attesa per la fine del mese di settembre e l’inizio di ottobre. Prima di quel momento quindi l’idea di un appello al tribunale che tutela i diritti dell’uomo non può che restare astratta.
    “Lette le motivazioni bisognerà vedere se c’è il margine per presentare un nuovo ricorso” puntualizza l’avvocato Chirivì. Se il caso del sacerdote alassino arrivasse a Strasburgo i tempi del nuovo processo non sarebbero brevissimi: si parla di almeno sei-sette mesi prima che possa essere analizzato dalla Corte. Tempistiche che, anche in caso di un pronunciamento favorevole, non servirebbero a Don Lu per diminuire il suo periodo di detenzione in carcere. Salvo sorprese infatti il parroco avrà la possibilità di lasciare la cella, grazie all’affidamento in prova, già ad agosto prossimo.
    Se deciderà di rivolgersi alla Corte di Strasburgo quindi è probabile che Don Luciano lo faccia principalmente con l’intenzione di dimostrare la sua innocenza. Fin dal principio infatti il parroco ha respinto tutte le accuse che gli venivano contestate dalla Procura. Anche nella sua ultima lettera, in diversi passaggi, il sacerdote ribadisce questo concetto definendo il suo caso una “incomprensibile vicenda giudiziaria” e affermando che “ormai, come si suol dire, anche le pietre hanno recepito la mia totale estraneità ai fatti che mi vengono addebitati”. “Come si può – si legge in un altro passaggio – condannare un cittadino, estromettendolo totalmente dal confronto con l’accusa, obbligandolo ad accettare un verdetto scritto ben prima che inizi il processo in aula?”.

  • L’OPUS DEI E IL “CASO PEDOFILIA” A SAVONA

    L’OPUS DEI E IL “CASO PEDOFILIA” A SAVONA

    Le città liguri dove operano i seguaci di Josemarìa Escrivà de Balaguer

    Ricci, soprannumerario: “Troppo fango medatico” – L’ex presidente della Fondazione “De Mari” chiede più rispetto delle persone in attesa di giustizia.

    Savona – L’Opus Dei non è una “massoneria bianca” e non ha nulla di segreto? Nel gennaio 2010, dalle colonne de “il Letimbro”, mensile cattolico di informazione fondato nel 1892, un’intera pagina dal titolo “Tutti i misteri dell’Opus Dei. L’esponente savonese Gianfranco Ricci svela storia, struttura e missione della prelatura personale fondata da Josemarìa Escrivà de Balguer. L’attività principale è dare, a chi lo desidera, gli aiuti spirituali per vivere da buoni cristiani in mezzo al mondo”.

     D- Professore, sappiamo di parlare con una persona retta, schiva, che non ha mai coltivato i segreti del potere, anche nei rapporti con i media. Quando era al vertice della Fondazione coltivava la trasparenza e non sembrava interessato al “palazzo”. Conosce e frequenta i componenti dell’Opus Dei della provincia di Savona?

    R- A Savona credo che siamo poco più di una ventina, ma non ho grande conoscenza del resto della provincia. Siamo presenti ad Albenga, mentre a Varazze c’è un’attività di formazione iniziata quasi tre anni fa. Io aveva avuto rapporti di stima con il compianto albenganese Gian Mario Roveraro. (Nello stesso periodo aveva un ruolo di primo piano l’avvocato Gian Paolo Ferrari, legale di fiducia per anni della Curia Vescovile, stroncato da un male tre anni fa, ndr).

    Prosegue Ricci: “L’Opera è presente a Genova, Sanremo, Chiavari, Rapallo, La Spezia e Sarzana. E’ strutturata in due sezioni, una maschile ed una femminile che lavorano in modo autonomo. I “numerari”, vivono allo stato celibe o nubile, praticando il triplice voto di povertà, castità e obbedienza. Solitamente ospitati in apposite strutture. Molti sono sacerdoti.

    In questi mesi la diocesi di Savona-Noli è finita nella tempesta giudiziaria e mediatica per vecchie vicende di pedofilia, il vescovo Vittorio Lupi tra i bersagli, nella veste (immeritata?) di presunto insabbiatore. Incolpato da un personaggio che don Giampiero Bof, teologo e scrittore, definisce con una domanda: “un eroe senza macchia e senza paura, o un vile”. Un risultato evidente c’è già stato: spostare l’attenzione dell’opinione pubblica sui ripetuti cicloni che da molto tempo si abbattono nella diocesi confinante di Albenga-Imperia, retta da 20 anni da Mario Oliveri.

    Nelle due diocesi, per quanto si è saputo, nessun esponente dell’Opus Dei risulterebbe coinvolto in storie poco edificanti, al centro di indagini.

    Opus Dei, organizzazione tra le più potenti e controverse della Chiesa, come ha scritto nel libro “Opus Dei Segreta”, Ferruccio Pinotti? Ad esempio, si è parlato, spesso a sproposito, di Marco Simeon che Trucioli Savonesi, solitario, non ha mai identificato come punta di diamante in Liguria. Uomo Carige, ovvero potere finanziario, Simeon, 33 anni, sanremese, ha finalmente chiarito al vice direttore de Il Secolo XIX, Alessandro Cassinis, ad una specifica domanda (“E’ membro dell’Opus Dei”): “Non faccio parte dell’Opus Dei. L’equivoco nasce dal fatto che nell’Opera ci sono persone con incarichi importanti che mi hanno sostenuto e aiutato in un percorso di formazione umana e professionale, ma lasciandomi libero di aderire o no”.

    Marco Simeon, vicino al centro destra e al cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, una carriera fulminea rimarca Cassinis.

    Simeon citato da Report- Rai di Milena Gabanelli, tra i manager pubblici con troppi incarichi. E’ direttore dei rapporti istituzionali ed internazionali della Rai, consigliere di Banca Carige. E responsabile di Rai Vaticano.

    Certamente meno impegnativa e rampante la “carriera” di un componente di lunga data dell’Opus Dei di Savona: Gianfranco Ricci, professore universitario, da anni acuto osservatore della realtà locale, già presidente della Fondazione De Mari nei momenti caldi e tempestosi del passaggio della Cassa di Risparmio di Savona alla Carige di Genova.

    Ricci, ideologia democristiana, non ha più rinnovato la tessera dell’Udc. Poco entusiasta della realtà politica savonese.

    I soprannumerari, ai quali appartengo, restano nelle nostre case, facendo vita di famiglia, attivi nelle chiese locali. Attraverso la nostra Prelatura, collaboriamo con i nostri vescovi, i nostri parroci alla vita diocesana e parrocchiale. Ci sono inoltre i cooperatori, persone che seguono con simpatia l’attività dell’Opus Dei.

    D) La diocesi di Savona-Noli da parecchi mesi occupa intere pagine di cronaca locale e non, per inchieste giudiziarie, storie di parroci e di preti non proprio edificanti. Una china scandalistica, fomentata da un personaggio discusso e discutibile che per 12 anni ha vissuto dall’interno la vita della curia e del vescovado. “Il personaggio che cercano di screditare è Francesco Zanardi. Solo nel 2012 la Procura della Repubblica di Savona darà ragione a Zanardi”. Aveva accesso all’archivio e al sistema informatico. Fatti, vicende, che lasciano il segno, creano sgomento, indignazione, smarrimento, interrogativi. A chi giova? Quale sarà il finale?

    R) Non è mia abitudine personalizzare e generalizzare. Certi avvenimenti dovrebbero essere trattati con carità e rispetto che non vuole dire coprire o avere un atteggiamento di connivenza, di silenzio omertoso. Lasciamo intanto che l’autorità giudiziaria svolga il suo compito. Un po’ più di discrezione dovrebbe accomunare tutti. Invece emerge una gara allo scoop, sbatti il mostro…poi si vedrà.

    D) Converrà che si parla di reati delicati. A suo avviso eccesso di scandalismo, abuso di informazione e di conseguenza diseducazione…disprezzo generalizzato.

    R) Sono del parere che di fronte a certe vicende al vaglio della giustizia…parlarne troppo e a sproposito sia un cattivo servizio alla maggioranza di tante brave persone e di chi pratica un ottimo apostolato, nella coerenza. Nello stesso tempo si fa pubblicità indiretta a comportamenti deplorevoli, abominevoli. Il silenzio non significa far finta di niente, coprire, sottovalutare, insabbiare. Si attenda la verità giudiziaria, anziché esercitarsi nei processi di piazza e di stampa.

    D) Cosa l’ha colpita della “campagna mediatica”?

    R) Si è sconfinati nella generalizzazione, non è corretto per tante ragioni…Se ci sono persone che nell’esercizio pastorale si sono comportate non male, ma malissimo, non si può mettere sotto accusa, di fatto, l’intera struttura…; il Sante Padre ha sempre tenuto un atteggiamento di grande rigore e di grande carità nei confronti di religiosi… che non vuole dire coprire, ma neppure criminalizzare… La salvezza è personale. Per chi crede e cerca di vivere nella comunità dei credenti esiste un’idea di Misericordia…

    D) Quando è entrato nell’Opus Dei e cosa prova oggi a leggere storiacce che investono una piccola minoranza del clero diocesano?

    R) Sono entrato negli anni ottanta, con una preparazione che risale ai tempi dell’Università.

    Sono quasi in imbarazzo a riferire ciò che ho provato nel mio intimo per il “caso Savona”. Certamente sofferenza, sgomento. Ma in questo momento difficile ci dovremmo sentire ancora più vicini alla nostra Chiesa, offrendo al Signore questo dolore…affinché pure le anime purganti riescano ad arrivare alla luce e serenità di fronte al Signore…Vorrei aggiungere che se ci sono stati casi da condannare, riprovevoli, tante  altre persone lavorano, si prodigano esercitano un apostolato esemplare.

    D) In provincia di Savona soltanto Loano, fino ad oggi, ha dedicato uno spazio pubblico (nuovi giardini) al fondatore dell’Opus Dei, Josemaria Escrivà, morto a Roma nel 1975 e santificato nel 2002. Una scelta del sindaco Angelo Vaccarezza…che con la parrocchia di San Giovanni Battista ha qualche problema…e con il suo parroco, don Pino Zunino, per via di danni mai risarciti da un privato conseguenti ad un nuovo edificio attiguo alla chiesa monumentale… autorizzato dal Comune, nonostante le segnalazioni di allarme…

    R) La decisione del sindaco mi pare sia stata molto apprezzata; per ora è l’unica, speriamo ne seguano altre. E’ un modo per ricordare il nostro fondatore, sentirlo più vicino. Non conosco il contenzioso e non mi riguarda. L’Opus Dei non c’entra.

    L.C.

    http://www.truciolisavonesi.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1255:gianfranco-ricci

  • Sarzana, cinquant’anni dopo, una vittima degli abusi racconta il suo calvario

    Sarzana, cinquant’anni dopo, una vittima degli abusi racconta il suo calvario

    Il seminario della vergogna “Noi, violentati e umiliati”

    «Da cinquant´anni mi porto dietro gli incubi. Quel “prefetto” che di notte sollevava le coperte e ci ispezionava fra le gambe, e poi il chierico che mi costrinse, anzi no, perché era molto più subdolo, mi convinse a masturbarmi davanti a lui. Oggi mi sono liberato da questo peso e spero che tanti miei compagni dell´epoca trovino lo stesso coraggio».

    Il sole caldo di fine aprile batte sulla terrazza di una bella villetta con giardino nei dintorni di La Spezia, però i racconti del padrone di casa mettono freddo.

    Antonio, è un nome di fantasia, oggi è un 64enne in pensione dopo una vita piena e felice dal punto di vista affettivo ed economico. A tormentarlo c´erano solo i ricordi di quei due anni, a cavallo del 1960, trascorsi nel seminario di Sarzana.

    «Pensi che, a parte la mia seconda moglie, di queste cose non ho parlato neppure con i miei figli. Me ne vergognavo. Però negli ultimi mesi, il moltiplicarsi delle notizie sui casi di pedofilia nella chiesa mi ha sconvolto e allo steso tempo dato la forza per provare a chiudere quel capitolo».
    Antonio così ha scritto una lettera al vescovo di La Spezia e un paio di mesi fa l´ha consegnata direttamente nelle mani del vicario, don Pier Carlo Medinelli. Due pagine per un salto nel tempo di 50 anni.

    «Oggi queste sono zone ricche ma all´epoca si faceva la fame. Io avevo un padre balordo e mia madre, credendo che sarei andato a star meglio, nel 1959 mi fece entrare in seminario. Ero uno dei piccoli, quelli delle medie, poi c´erano i liceali e gli studenti di teologia. Il primo anno trascorse senza approcci diretti. C´era però un prefetto, don F., che di notte girava nelle camerate, ci sollevava le coperte e guardava o toccava fra le gambe. Ricordo con ansia alcune volte che mi capitò ed ero sveglio. Stavamo tutti in silenzio per la paura». L´anno successivo il trauma.

    «Ero in infermeria per un influenza e fu lì che conobbi il chierico, don M., oggi lo chiamo il “mostro”, che poi era un chierico mai diventato sacerdote. Sapeva scegliere i bimbi più belli e sensibili, dai ribelli si teneva alla larga. Iniziò con carezze e discorsi sulla sessualità».
    Don Mostro si guadagnò la fiducia delle famiglie.
    «Veniva a prendermi a casa e mia madre era contenta. Aveva una Fiat Topolino e mi portava a Livorno, al mercatino americano. Nella pineta di Viareggio provò ad avere dei rapporti completi ma io rifiutai. Mi costrinse invece a masturbarmi alcune volte. Ma ad altri ragazzi del seminario andò molto peggio. Lo incontrai anche dopo che io uscii dal seminario. Ero andato in visita da mio fratello più piccolo al collegio dei Cerri, una frazione di Arcola, e me lo ritrovai davanti come sorvegliante».

    Una vita dopo, gli abusi e le molestie appaiono ancora più gravi perché legati ad un´aggravante sociale. «C´è una cosa che oggi mi fa ancora più male e che da bambino non potevo capire. Lì dentro eravamo tutti poveri. Eravamo figli di famiglie che sopravvivevano a fatica e allora approfittare di questa condizione di inferiorità è ancora più da vigliacchi».
    Antonio lasciò il seminario alla fine della terza media. «Mi ero rotto una gamba durante una gita in montagna sull´Appennino. Non mi portarono neppure in ospedale e ricordo che zoppicai a lungo. Un altro prefetto, don C., mi prendeva in giro di fronte ad altri compagni che erano i suoi “cocchi”. Un atteggiamento al limite del sadismo che subii un´altra volta. Eravamo in estate nelle Langhe. Durante la cena parlai con un tono ritenuto troppo alto e dovetti trascorrere tutta la notte all´aperto, in ginocchio».

    L´incontro si conclude con una passeggiata a Sarzana. Attraversiamo piazza don Dino Ricchetti, un sacerdote molto noto a Sarzana anche per via della deportazione nei campi di lavoro nazisti. Ma don Ricchetti fu anche rettore del seminario dal 1955 al 1965: «Non voglio accusare chi non può più difendersi – dice Antonio – ma mi pare strano che lui non avesse almeno dei sospetti». Antonio spiega di essere sempre rimasto un credente, e di aver compiuto questo passo per «smettere di vergognarmi di episodi di cui io ero la vittima».

    http://genova.repubblica.it/cronaca/2010/05/04/news/il_seminario_della_vergogna_noi_violentati_e_umiliati-3804008/

  • STORIA – Che cosa è la F.I.A.S.

    STORIA – Che cosa è la F.I.A.S.

    Nata dal carisma di don Lorenzo Cantoni di Pavia (n. 1926 – m. 1983), la F.I.A.S. Federazione Italiana Assistenza Sacerdoti.

    si caratterizza per un grande amore per i preti, quali insostituibili animatori del Popolo di Dio, la promozione dei laici verso una. loro piena responsabilità nella Chiesa, specie nei riguardi dei loro presbiteri, il desiderio di unità e di comunione fra quanti si occupano dell’assistenza ai sacerdoti e intende essere un organismo di informazione sulla problematica dell’assistenza familiare, della collaborazione nel campo pastorale, dell’aiuto ai sacerdoti anziani o ammalati, in difficoltà o secolarizzati e collegamento fra le varie opere che lavorano in questi settori.

    Un po’ di cronaca – Scritto da fias

    Don Lorenzo Cantoni e gli inizi

    Un’idea feconda

    A Pavia nel 1972 nasceva il gruppo delle « Collaboratrici Sacerdotali » il cui scopo è di « collaborare ad ogni livello » con i Sacerdoti per essere, come Maria e le donne della prima comunità cristiana, aiuto e sostegno ai Presbiteri.

    10 marzo 1977: Il gruppo di Pavia, la F.A.C.E.S. di La Spezia e le Ausiliarie Sacerdotali di Lodi si incontra a Rivanazzano per studiare insieme l’opportunità e le modalità di un’erigenda «Federazione» di quanti in Italia si occupavano dell’assistenza ai Sacerdoti. È presente Mons. Almici Vescovo di Alessandria.

    30 marzo 1978. Con la partecipazione del Vescovo Mons. Luigi Bongianino, nel Convento dei Padri Cappuccini di Tortona, si tenne il Convegno battesimale della «Federazione Italiana Apostolato Sacerdotale» e si procedette all’elezione delle cariche sociali.

    In tale circostanza viene approvato lo Statuto « ad experimentum» e viene stilata una lettera a tutti i Vescovi Italiani, per rendere note le intenzioni della F.I.A.S. e chiedere il loro appoggio e sostegno morale.

    9 novembre 1978: a Tortona , presso il convento dei Cappuccini, Sua Ecc. Mons. Francesco Franzi, membro della Commissione Episcopale della CEI. È presente S. E. Mons. Bongianino Vescovo di Tortona. Si decide di indire un Convegno a Roma dal 16 al 19 aprile 1979.

    16—19 aprile 1979: Al Convegno di Roma dal tema «Aiutiamo i Sacerdoti!», sono presenti S. E. Mons. Luigi Maverna, Segretario Generale della C.E.I., Mons. Giaquinta, Presidente della Commissione Clero della C.E.I. ed altri Presuli. Partecipano 120 persone presso la «Domus Pacis». S. E. Mons. Maverna, Segretario della C.E.I. tiene il discorso d’apertura. Si decide, per espressa volontà dei Convegnisti, di dare un altro significato alla sigla F.I.A.S: «Federazione Italiana per l’Assistenza ai Sacerdoti ».

    Dicembre 1979: Ad Ariccia, presso roma, si tine il secondoConvegno dal tema Presenza della donna accanto al sacerdote.

    Giugno 1982, presso la domus Mariae si tine un altro convegno sul tema Il popolo di Dio per i suoi Presbiteri. In quell’occasione i convegnisti partecipano all’Udienza Generale del Santo Padre, ricevendone incoraggiamento.

    Agosto 1983: Don Lorenzo Cantoni muore a soli 57 anni.

    Gennaio 1984: Mons. Riccardo Ferrari, sacerdote di Verona, assume la carica di Direttore Nazionale.

    Giugno 1985: diventa Direttore Nazionale Don Giuseppe Pernigotti, attualmente residente a Civita Castellana (VT).

    Un impegno costante per conoscere e approfondire le problematiche relative alla vita dei sacerdoti

    1979 Roma (aprile) Aiutiamo i Sacerdoti
    1979 Ariccia (dicembre) Presenza della donna accanto al sacerdote
    1982 Roma Il popolo di Dio per i suoi Presbiteri
    1984 Verona Il popolo di Dio e i suoi presbiteri
    1985 Verona La ministerialità nella Chiesa
    1986 Rocca di Papa La condizione del prete quiescente in Italia
    1987 Sacrofano Il servizio della F.I.A.S. nella Chiesa, popolo sacerdotale
    1988 Sacrofano Vita consacrata: quale aiuto per i pastori?
    1989 Rocca di Papa Preti e solitudine, ne vogliamo uscire?
    1990 Brescia Organismi di partecipazione e comunione tra Presbiteri
    1991 Sacrofano Assemblea Nazionale: attualità della F.I.A.S.
    1992 Sacrofano A chi appartiene il Presbitero?
    1993 Sacrofano Presbiterio come famiglia
    1994 Sacrofano Comunità presbiterali, presenza, provocazione, segno
    1995 Sacrofano La condizione domestica del presbitero
    1996 Assisi Con occhi di donna
    1997 Rocca di Papa Per una chiesa meno clericale
    1999 Chianciano Per una cultura della Speranza
    2001 Sassone Coraggio, non abbiate paura!  (con FACI FIAS UAC, Fam. clero)
    2003 Perugia Preti domani
    2004 Foligno Ass. Naz.: C’è ancora bisogno di  chi si prende cura dei preti?
    2006 Roma Tra agio e disagio
    2008 Verona La donna: nella società, nella Chiesa, nella vita del prete
    2010 Verona Laici e presbiteri insieme per il Regno di Dio

     

    Il Materiale relativo a questi convegni si può consultare nella SEZIONE  CONVEGNI

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webpwp-content/uploads/2025/02/domenica-15-a-celle-ligure-gianluigi-nuzzi-presenta-il-suo-ultimo-libro-inchiesta-peccato-originale-interverra-francesco-zanardi-presidente-della-rete-labuso.webpwp-content/uploads/2025/02/preti-pedofili-e-adulti-complici-il-corto-di-cammuso-illumina-la-sala-farina-gesti-orrendi-camuffati-da-abito-religioso.webpwp-content/uploads/2025/02/dettagli-abusi-su-minori-in-nome-di-dio-da-piu-di-25-anni-ad-aci-bonaccorsi-la-comunita-che-plagiava-le-giovani-il-video.webpwp-content/uploads/2025/02/caso-vitale-processo-rinviato-a-dicembre-messere-a-telemolise-fatti-gravissimi-perche-commessi-da-chi-ha-una-funzione-educativa.webpwp-content/uploads/2025/02/chi-lha-visto-affronta-il-prete-che-ha-abusato-di-lui-la-risposta-preghiamo-insieme-un-caso-denunciato-dalla-rete-labuso.webpwp-content/uploads/2024/09/il-primo-film-sui-preti-pedofili-girato-a-savona-e-verona-sara-al-bari-international-film-festival-domenica-6-aprile.webpwp-content/uploads/2025/02/conclave-2013-petizione-contro-il-cardinale-domenico-calcagno-non-denuncio-prete-pedofilo-non-e-degno-del-conclave-il-secolo-xix-ratzinger-sapeva-video.webp2017/01/14/accusato-di-molestie-allistituto-provolo-fa-il-prete-a-fabrica-vt/

  • 1907, guerra civile per i preti pedofili

    1907, guerra civile per i preti pedofili

    MARIO BAUDINO – Ci furono moti di piazza, assalti alle chiese, portoni date alle fiamme, altari saccheggiati, l’esercito per le strade a Milano alla Liguria, e persino un morto, a la Spezia. Nell’Italia giolittiana d’inizio Novecento uno scandalo di preti pedofili scoppiato a Varazze e dilagato per tutto il Nord Ovest evocò spettri di guerra civile. Scatenò addirittura la corsa al porto d’armi da parte di sacerdoti che non si sentivano troppo sicuri, e uno di loro, a Savona, sparò per disperdere un gruppo di giovanotti che sembravano volerlo schernire. I giornali cattolici usarono toni violentissimi contro il «complotto massonico» e le presunte vittime, quelli liberali non furono da meno quanto a fair play. Tutti pubblicarono dettagli quanto meno scabrosi, approfittando della loquacità degli inquirenti e delle parti in causa.

    Furono i torridi mesi della orge in Riviera, anzi «orgie» come scrivevano preferibilmente allora, prima che il processo più importante venisse cautamente insabbiato e la grande indignazione collettiva scivolasse verso l’oblio. Di quanto avvenne nell’estate del 1907 non si è serbata memoria, anche perché i documenti chiave sono spariti. Ora uno studioso, Pier Luigi Ferro, ha ritrovato il memoriale che fu al centro dello scandalo, scritto da Alessandro Besson, un convittore dei salesiani di Varazze, e ricostruisce la vicenda in Messe nere sulla Riviera (Utet), con prefazione in forma di intervista a Edoardo Sanguineti, il critico e poeta scomparso di recente. Al centro, il diario che accusa: è una sorta di racconto gotico, morboso e fantastico, dove la verità è coperta e resa obiettivamente incredibile dalla furia visionaria. L’aspetto più romanzesco dell’intera vicenda è che questo scritto è tornato alla luce tra le carte di un poeta molto caro a Sanguineti, Gian Pietro Lucini, che all’epoca frequentava Varazze e voleva trarre un libro dallo scandalo.

    Anche lui non ne fece poi nulla, come se gravasse una sorta di maledizione, o una coazione a lasciar perdere. Lucini era un animo critico e ribelle (Revolverate si intitola significativamente la sua raccolta di versi più nota) e ne voleva ricavare un fremente atto d’accusa, forse alla Zola. La denuncia del ragazzo Besson (o meglio della madre) era del resto molto grave, e toccava un tema che era insieme tabù e attualissimo. Perché i fatti di Varazze non erano un fenomeno isolato. Lanciò la notizia il quotidiano savonese Il Cittadino, edizione del 30 luglio 1907. Strillava il titolo: La scoperta di turpitudini nel Collegio Salesiano di Varazze, e il catenaccio completava: Frati e monache compromessi. Il giorno prima un nutrito gruppo di carabinieri, col «sottoprefetto» Domenico Silva, erano infatti piombati nel collegio, «a seguito d’una denuncia anonima», avevano interrogato tutti, sottoposto alcuni adolescenti a visita medica e arrestati sei «reverendi, che negarono naturalmente ogni cosa». Il giornale sembrava specificava gli addebiti: «atti di corruzione su allievi minorenni» commessi «sulla spiaggia del mare, nella camerate, ovunque», ma anche «fatti osceni» che «si consumavano fra i reverendi istitutori colla partecipazione delle reverende suore di un convento vicino», messe nere «con scene conseguenti, degne del più turpe lupanare».

    La scintilla divenne subito un incendio: non solo volò lontano, fino al New York Times, ma deflagrò in Liguria. Nella socialista Savona un migliaio di persone scesero in piazza minacciose, dirigendosi verso il locale oratorio salesiano. All’inizio di agosto a La Spezia, dove socialisti e anarchici erano ovviamente ben radicati, la folla assalì una Chiesa, venne respinta, tornò il giorno dopo e la saccheggiò. Venne incendiato un oratorio dei cappuccini, mentre a Genova sfilavano 25 mila persone. E ancora a La Spezia, alla fine, un carabiniere perse la testa e sparò sui manifestanti che, dopo aver liberato a sassate alcuni compagni arrestati, assediavano una chiesa salesiana; un giovane operaio fu colpito a morte. La situazione pareva ingovernabile, mentre i cattolici reagivano con altrettanta energia. A Varazze, considerata città «clericale», mille donne sfilarono in segno di solidarietà con i preti accusati e contro madre e figlio Besson. Un giornale cattolico, scoperto che il ragazzo era in realtà stato adottato, si chiese a caratteri cubitali come si potesse dar credito «a un bastardo».

    I medici avevano diagnosticato lesioni inequivocabili su alcuni convittori, ma nel corso delle indagini i genitori, per i più svariati motivi, cominciarono a ritirare le querele. Il codice Zanardelli prevedeva che per i reati sessuali si potesse procedere solo su querela di parte. L’indignazione nasceva dal fatto che scandali simili erano già emersi: ora sembravano tutti confluire in un solo affresco. Un anno prima ad Alassio, ancora in un convitto salesiano, un sacerdote era stato accusato dai ragazzi perché «si dilettava di produrre godimento manuale», ma venne subito allontanato. A Milano, dove una suora torinese – in dissidio col vescovo sabaudo – aveva trasferito la sua comunità di assistenza, l’Asilo della Consolata, si erano scoperte ogni genere di violenze e maltrattamenti sulle bambine lì accolte. Il terreno era pronto, le «orgie» della Riviera scatenarono gli animi: l’intero sistema educativo religioso sembrava ormai in discussione.

    Alessandro Besson scriveva nel suo memoriale che preti e suore, a Varazze, non solo si davano al sesso ma celebravano messe nere punzecchiando simulacri del Re, di Cavour e di Garibaldi; narrava di ragazze svestite in presenza dei loro compagni, per premiarli dei buoni risultati scolastici; e dell’annuncio piuttosto esilarante che il parroco di Altare, «se staremo buoni», «si spoglierà nudo». Nei convitti le fantasie – e non solo quelle – dovevano andare a mille, aiutate dalla frustrazione sessuale e certo da romanzetti che evidentemente circolavano alla grande. Il memoriale era buffo, pornografico e grottesco; poco credibile, e infatti non venne creduto. Nel giro di pochi mesi tutti furono prosciolti, salvo due sacerdoti troppo compromessi che però erano spariti dalla circolazione. Il sottoprefetto Silva venne trasferito, Besson e la madre, accusati di calunnia – ma prosciolti anche loro – fuggirono all’estero. E il poeta Lucini si ritrovò messo fuori gioco dai velocissimi tempi italici. Il suo lavoro era ancora lontano dall’essere concluso, e già lo scandalo che aveva fatto tremare il Paese non sembrava più interessare nessuno.

    http://www.lastampa.it/2010/08/11/cultura/guerra-civile-per-i-preti-pedofili-R4qbHrI4grRTr3jVubRUKI/pagina.html

  • Varazze, luglio 1907, dietro ai preti pedofili, la guerra civile che in due giorni da Savona, travolse tutta Italia

    Varazze, luglio 1907, dietro ai preti pedofili, la guerra civile che in due giorni da Savona, travolse tutta Italia

    Varazze, luglio 1907 –  Mentre sui quotidiani italiani divampa lo scandalo degli abusi sulle piccole ospiti dell’Asilo della Consolata di Milano, di cui furono accusati due sacerdoti, il Collegio dei Salesiani della cittadina ligure è investito dalle clamorose rivelazioni del diario di Alessandro Besson, uno studente quattordicenne che descrive messe nere e riti orgiastici tra monache, preti e giovani convittori.

    In due giorni il caso Besson passa dalle gazzette locali ai quotidiani nazionali e fa scoppiare in tutto il Regno d’Italia manifestazioni di piazza, disordini, violenti scontri che a La Spezia provocano l’incendio di alcune chiese, un morto e un centinaio di arresti.

    E crisi fra il governo Giolitti e la Santa Sede, la Massoneria viene accusata di aver architettato lo scandalo. Il fronte democratico dei blocchi popolari cavalca lo sdegno collettivo per affermare la necessità di una scuola pubblica e laica, mentre quello cattolico si compatta e trova sostegno tra i moderati interessati a contenere l’avanzata socialista.

    Attraverso questa vicenda, scatenata dal diario Besson, ritrovato e qui reso pubblico, emerge un quadro avvincente e torbido dell’Italia giolittiana. Una storia che vede coinvolti in primo piano il poeta Gian Pietro Lucini, figura chiave della cultura letteraria italiana tra Otto e Novecento, e famosi psichiatri e criminologi come Cesare Lombroso e Enrico Morselli, ricostruita e raccontata questo saggio con minuzia di particolari.

    Prefazione di Edoardo Sanguineti.

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webpwp-content/uploads/2025/02/domenica-15-a-celle-ligure-gianluigi-nuzzi-presenta-il-suo-ultimo-libro-inchiesta-peccato-originale-interverra-francesco-zanardi-presidente-della-rete-labuso.webpwp-content/uploads/2025/02/preti-pedofili-e-adulti-complici-il-corto-di-cammuso-illumina-la-sala-farina-gesti-orrendi-camuffati-da-abito-religioso.webpwp-content/uploads/2025/02/dettagli-abusi-su-minori-in-nome-di-dio-da-piu-di-25-anni-ad-aci-bonaccorsi-la-comunita-che-plagiava-le-giovani-il-video.webpwp-content/uploads/2025/02/caso-vitale-processo-rinviato-a-dicembre-messere-a-telemolise-fatti-gravissimi-perche-commessi-da-chi-ha-una-funzione-educativa.webpwp-content/uploads/2025/02/chi-lha-visto-affronta-il-prete-che-ha-abusato-di-lui-la-risposta-preghiamo-insieme-un-caso-denunciato-dalla-rete-labuso.webpwp-content/uploads/2024/09/il-primo-film-sui-preti-pedofili-girato-a-savona-e-verona-sara-al-bari-international-film-festival-domenica-6-aprile.webpwp-content/uploads/2025/02/conclave-2013-petizione-contro-il-cardinale-domenico-calcagno-non-denuncio-prete-pedofilo-non-e-degno-del-conclave-il-secolo-xix-ratzinger-sapeva-video.webp2013/05/22/messe-nere-sulla-riviera-ligure/