Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Lagonegro

  • Adescavano i minori sui social e pagavano per fare sesso tra i tre arrestati c’è un prete

    Adescavano i minori sui social e pagavano per fare sesso tra i tre arrestati c’è un prete

    POTENZA – Con l’accusa di aver adescato, attraverso un social network, minorenni, pagati per consumare rapporti sessuali, tre persone sono state poste agli arresti domiciliari nell’ambito di un’operazione dei Carabinieri della Compagnia di Policoro (Matera) coordinata dalla Procura della Repubblica di Potenza.

    Il gip del capoluogo lucano ha inoltre emesso un provvedimento di obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per altre cinque persone. Le otto persone indagate sono “residenti – è spiegato in un comunicato diffuso dalla Procura di Potenza – in varie località del territorio nazionale”.

    Secondo quanto si è appreso, le indagini sono cominciate nel 2013, a Nova Siri (Matera) dopo la denuncia fatta dalla sorella maggiorenne di un ragazzino, preoccupata da alcuni appuntamenti presi dal fratello con persone adulte conosciute su internet. Ascoltato dagli investigatori con l’ausilio di una psicologa infantile, il ragazzino ha raccontato di aver conosciuto diverse persone adulte, di aver preso appuntamento e di aver consumato con loro rapporti sessuali.

    C’è anche un prete, Don Antonio Calderaro, parroco della chiesa di San Giuseppe a San Costantino di Rivello (Potenza), tra le tre persone arrestate e poste ai domiciliari. È stato sospeso “a divinis” ed esonerato dalle funzioni e da ogni attività sacerdotale dal vescovo della Diocesi di Tursi-Lagonegro, monsignor Francesco Nolè, il quale ha conferito l’incarico all’avvocato Nicola Gulfo “per l’esperimento di ogni azione a tutela dell’immagini della Diocesi medesima”.
    “Profondamente sorpreso e addolorato – scrive in un comunicato monsignor Nolè – dalla notizia del fermo giudiziario di don Antonio Calderaro, accusato dall’ignobile e umiliante reato di abuso su minore, il primo pensiero di richiesta di perdono e di sostegno morale e spirituale va alla vittima e alla sua famiglia, riservandomi di incontrarla al più presto per una vicinanza più concreta e solidale”.

    Monsignor Nolè ha “invitato i Cristiani della Diocesi a pregare per la sua vittima e per la sua famiglia, per don Antonio Calderaro e per tutti noi sacerdoti, perchè il Signore ci mantenga fedeli alla nostra vocazione di servire lui e i fratelli in comunione tra di noi e con una vita coerente al Vangelo”.

    http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/homepage/adescano-minori-e-pagano-per-sesso-3-arresti-a-no811078

  • Abusi all’asilo di Vallo, nel 2015 la sentenza d’appello Soledad non è più suora

    Abusi all’asilo di Vallo, nel 2015 la sentenza d’appello Soledad non è più suora

    Vive ora in famiglia e non è più una suora Soledad Bazan Verde, la novizia al centro dello scandalo emerso nel 2006 a Vallo della Lucania dove una trentina di bambini denunciò di essere stata vittima delle sue attenzioni morbose. All’indomani della vicenda, Suor Soledad era stata trasferita e protetta presso l’Istituto delle Ancelle di Santa Teresa del Bambin Gesù a Roma. Poi era sopraggiunto il rimpatrio organizzato dallo stesso Stato italiano alla scadenza del suo permesso di soggiorno, nonostante il giudizio fosse ancora in corso.

    Ora è in Perù, pare proprio nella capitale Lima, dove è tornata dalla sua famiglia e ha deciso di togliersi il velo, per mettere fine ad un capitolo burrascoso e difficile della sua vita. Il processo di secondo grado, sebbene abbia visto allungarsi i tempi, a causa del trasferimento a Lagonegro di uno dei componenti del collegio giudicante, potrebbe ribaltare la sentenza del Tribunale di Vallo della Lucania che la condannò a 8 anni di reclusione . A questo fa pensare la dura requisitoria del Procuratore Generale che criticò le indagini e il processo di primo grado e chiese l’assoluzione oltre che per gli imputati già assolti, anche per Soledad e le altre due suore condannate per favoreggiamento. Comunque andrà a finire Soledad è in Perù a ricominciare una nuova vita .

    Non è così per le famiglie dei bimbi di Vallo Della Lucania che hanno forse in parte attutito la rabbia dei primi tempi ma non di certo la sofferenza. “Il problema non è che Soledad si sia spogliata- dicono – ma è l’atteggiamento del mondo che le sta intorno. Siamo ancora pazientemente in attesa di una parola che venga dal Pastore della Diocesi di Vallo della Lucania, non a noi, ma ai nostri figli che oggi sono quasi adolescenti e rivivono gli insulti ricevuti quando erano piccolissimi perché ora cominciano a fare esperienze diverse. Noi possiamo dire ai nostri figli di aver fatto il possibile e cerchiamo di rispondere alle loro domande. Che cosa possono dire gli altri ? L’importante è che la società vallese abbia ripreso la sua vita normale e abbia dimenticato tutto. “C’è ancora tanta amrezza nelle parole dei genitori che proseguono “ Noi non smettiamo di credere .

    Percepiamo la presenza di Dio ma non quella dei suoi pastori che non hanno avuto parole per queste pecorelle. Questo, tuttavia, è un problema delle loro coscienze. Esiste per la coscienza di Monsignor Ciro Miniero, con tutto il rispetto per la sua figura, un problema di questo tipo? E per quella di Monsignor Favale?” Ora il processo riprenderà a febbraio con la conclusione delle parti civili. A marzo la parola passerà alla difesa in due udienze e forse poi si giungerà alla sentenza finale.

    Daria Scarpitta

    http://www.105tv.it/web/cronaca/5270-abusi-all-asilo-di-vallo,-nel-2015-la-sentenza-d-appello-soledad-non-%C3%A8-pi%C3%B9-suora.html

  • Diffamazione verso il prete pedofilo. Come se c’erano loro quando violentava i ragazzini. E invece di andare al tribunale vanno proprio dal vescovo che lo ha fatto “punire”

    Diffamazione verso il prete pedofilo. Come se c’erano loro quando violentava i ragazzini. E invece di andare al tribunale vanno proprio dal vescovo che lo ha fatto “punire”

     Raccolta firme contro diffamazione Don Carlo Ferrarotti

    POLICORO – I parrocchiani che per anni sono stati al fianco di Don Carlo Ferrarotti, già parroco della chiesa Maria SS del Ponte (chiesa Madre) di piazza Eraclea, in questi giorni hanno raccolto delle firme e inviato una missiva al vescovo della diocesi Tursi-Lagonegro, Mons. Francesco Nolè, per richiamare l’attenzione di Sua Eccellenza proprio nei confronti del sacerdote che per una cinquantina di anni è stato pastore di anime di una delle parrocchie storiche della città di Policoro risalente alla Riforma Fondiaria.

    I fedeli scrivono: “I sottoscritti di questa breve lettera, tutti di fede Cristiana, desiderano testimoniare la loro solidarietà, il loro attaccamento, la loro fiducia, la loro stima verso don Carlo Ferrarotti, Sacerdote dedito alla Chiesa, soccorritore delle persone povere, di ammalati, di chi ha bisogno del conforto della Parola del Signore, mite ed equilibrato.! Costui, in questo periodo, è oggetto di atti scellerati da parte di qualcuno che vuole male alla chiesa, in primo luogo, e poi al soggetto da impallinare, per umiliarlo nel peggiore dei modi.!

    Questo spregiudicate assalto, di cui non conosciamo il fine, ma lo supponiamo, offende la nostra comunità, accudita e sostenuta da don Carlo per moltissimi anni in ogni richiesta ed in ogni espressione.! E di ciò, tutti i firmatari potrebbero raccontare episodi di bontà d’animo, di fratellanza, di diffusore, umile e bonario, della parola di Cristo.! Per questo motivo, Eccellenza, noi tutti esprimiamo molta indignazione e rabbia verso coloro che, usando il libero arbitrio, diffamano con menzogne incredibili, un Sacerdote sol perchè è religioso e, quindi, facilmente vulnerabile ed indifeso.!

    La rabbia si fa ancora più forte perchè questo scempio viene rivolto per colpire il cuore di una persona anziana.! Dov’è il rispetto e la carità Cristiana ? Non certo negli accusatori o di chi da loro una mano.! Essi non hanno rispetto dell’uomo, figuriamoci se lo hanno verso Gesù.! Nel ringraziarla per la bontà e la pazienza avuta nell’accettare le nostre rimostranze, devotamente la salutiamo”.

    Gabriele Elia

    (fonte il Quotidiano della Basilicata)

    http://corrieredipolicoro.blogspot.it/2014/05/raccolta-firme-contro-diffamazione-don.html

  • Raccolta firme contro diffamazione Don Carlo Ferrarotti

    Raccolta firme contro diffamazione Don Carlo Ferrarotti

    POLICORO – I parrocchiani che per anni sono stati al fianco di Don Carlo Ferrarotti, già parroco della chiesa Maria SS del Ponte (chiesa Madre) di piazza Eraclea, in questi giorni hanno raccolto delle firme e inviato una missiva al vescovo della diocesi Tursi-Lagonegro, Mons. Francesco Nolè, per richiamare l’attenzione di Sua Eccellenza proprio nei confronti del sacerdote che per una cinquantina di anni è stato pastore di anime di una delle parrocchie storiche della città di Policoro risalente alla Riforma Fondiaria.

    I fedeli scrivono: “I sottoscritti di questa breve lettera, tutti di fede Cristiana, desiderano testimoniare la loro solidarietà, il loro attaccamento, la loro fiducia, la loro stima verso don Carlo Ferrarotti, Sacerdote dedito alla Chiesa, soccorritore delle persone povere, di ammalati, di chi ha bisogno del conforto della Parola del Signore, mite ed equilibrato.!

    Costui, in questo periodo, è oggetto di atti scellerati da parte di qualcuno che vuole male alla chiesa, in primo luogo, e poi al soggetto da impallinare, per umiliarlo nel peggiore dei modi.!

    Questo spregiudicate assalto, di cui non conosciamo il fine, ma lo supponiamo, offende la nostra comunità, accudita e sostenuta da don Carlo per moltissimi anni in ogni richiesta ed in ogni espressione.!

    E di ciò, tutti i firmatari potrebbero raccontare episodi di bontà d’animo, di fratellanza, di diffusore, umile e bonario, della parola di Cristo.!

    Per questo motivo, Eccellenza, noi tutti esprimiamo molta indignazione e rabbia verso coloro che, usando il libero arbitrio, diffamano con menzogne incredibili, un Sacerdote sol perchè è religioso e, quindi, facilmente vulnerabile ed indifeso.!

    La rabbia si fa ancora più forte perchè questo scempio viene rivolto per colpire il cuore di una persona anziana.! Dov’è il rispetto e la carità Cristiana ? Non certo negli accusatori o di chi da loro una mano.! Essi non hanno rispetto dell’uomo, figuriamoci se lo hanno verso Gesù.!

    Nel ringraziarla per la bontà e la pazienza avuta nell’accettare le nostre rimostranze, devotamente la salutiamo”.

    Gabriele Elia

    (fonte il Quotidiano della Basilicata)

    http://corrieredipolicoro.blogspot.it/2014/05/raccolta-firme-contro-diffamazione-don.html

  • Diocesi di Tursi (PZ). Don Carlo prete pedofilo, punito dal Sant’Uffizio, Divieto di messe solenni per crimini prescritti

    Diocesi di Tursi (PZ). Don Carlo prete pedofilo, punito dal Sant’Uffizio, Divieto di messe solenni per crimini prescritti

     Continuerà ad indossare la tonaca e a dare la comunione. Don Carlo, il sacerdote di Lagonegro accusato un anno fa di pedofilia, è stato privato dalla Chiesa di qualsiasi ufficio ecclesiastico e della facoltà di confessare minori, ma resta prete: potrà celebrare l’eucaristia quotidiana, senza alcuna solennità, e offrire l’assistenza spirituale solo nei luoghi di dolore e di sofferenza, per espiare la sua colpa ma specialmente per pregare e meditare sull’umana sofferenza e sulla fragilità morale.  E’ stata questa la pena che la diocesi di Tursi- Lagonegro ha ritenuto appropriata per punire il “grave delitto”, quello degli abusi sessuali in età minorile, commesso da Don Carlo. La sentenza, con tanto di sigillo con i simboli della chiesa cattolica è stata firmata dal vicario giudiziale Monsignor Francesco Sirufo, il quale, nella comunicazione alla parte offesa, chiedendo umilmente perdono a nome suo e del prete, per il male psicologico arrecato alle vittime, si è dichiarato completamente disponibile per l’accompagnamento spirituale ed ecclesiale dei fedeli laici coinvolti.  

    Il documento risale al 4 ottobre 2013, ma è stato notificato al denunciante solo qualche giorno fa. Ad esaminare il caso sono stati i sacerdoti che compongono la Congregazione per la dottrina della fede. “Pur ritenendo prescritto il reato – scrive Don Sirufo- la Congregazione ha concesso la deroga e chiesto all’ordinario del posto di comminare la pena opportuna”. C’è chi, però trova la sentenza inadeguata e per iscritto sul Web esprime la sua opinione: “proteggi i tuoi figli dalla chiesa che protegge i preti pedofili”. Caterina Guzzo

    http://www.105tv.it/web/cronaca/3782-diocesi-tursi-lagonegro-prete-pedofilo-privato-di-tutti-gli-uffici-ecclesiastici.html

  • Lagonegro (PZ). Don Carlo, prete pedofilo, punito dal Sant’uffizio, Divieto di messe solenni per crimini prescritti. E poi tarallucci e vino

    Lagonegro (PZ). Don Carlo, prete pedofilo, punito dal Sant’uffizio, Divieto di messe solenni per crimini prescritti. E poi tarallucci e vino

    Divieto di messe solenni per crimini prescritti. E poi tarallucci e vino

    Lagonegro è nella diocesi di Tursi – Lagonegro.

    Diocesi di Lagonegro La Chiesa condanna il «pretepedofilo»

    di Fabio Amendolara

    LAGONEGRO – L’hanno privato di qualsiasi ufficio ecclesiastico e della facoltà di confessare minori. Don Carlo continuerà a indossare la tonaca e a celebrare l’eucarestia, ma senza solennità. La sentenza, con tanto di sigillo con i simboli della chiesa cattolica, è della diocesi di Tursi-Lagonegro. Ed è firmata dal vicario giudiziale, monsignor Francesco Sirufo. Don Carlo è accusato di «grave delitto»: la pedofilia.Il documento – di cui la Gazzetta è in possesso – risale al 4 ottobre del 2013, ma è stato notificato al «denunciante» – la persona che ha svelato al vicario giudiziale «di aver subìto abusi sessuali in età minorile» – solo qualche giorno fa. Ma è stato inviato anche alla Congregazione per la dottrina della fede.

    Sono stati proprio i sacerdoti che compongono la Congregazione per la dottrina della fede a esaminare il caso. «Processo diocesano», lo definisce don Sirufo nella comunicazione alla parte offesa. E scrive: «La Congregazione, pur ritenendo prescritto il reato, ha concesso la deroga e chiesto all’ordinario del posto di comminare la pena opportuna». Ecco la pena per il prete: «È privato di qualsiasi ufficio ecclesiastico. È privato della facoltà di confessare i minori in quei luoghi e circostanze in cui la loro presenza è preponderante o totale (collegi, colonie, scuole, incontri con soli ragazzi o giovani). Può celebrare l’eucarestia quotidiana, senza alcuna solennità, e offrire l’assistenza spirituale solo nei luoghi di dolore e di sofferenza (case di riposo per anziani, cliniche e ospedali), non solo per espiare la sua colpa, ma specialmente per pregare e meditare sull’umana sofferenza e sulla fragilità morale che, senza la grazia di Dio e l’aiuto della chiesa, rischia di renderci non graditi al Signore e non idonei per la salvezza dei fratelli». La comunicazione si chiude con un pensiero del vescovo. Scrive don Sirufo: «Il vescovo, mentre conferma la sua vicinanza e chiede umilmente perdono a nome suo e di don Carlo per il male morale, spirituale e psicologico arrecato alle vittime, si dichiara completamente disponibile per l’accompagnamento spirituale ed ecclesiale dei fedeli laici coinvolti». E don Carlo? Continuerà a dare la comunione, ma «senza solennità».
    01 Maggio 2014

    http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/homepage/diocesi-di-lagonegro-la-chiesa-condanna-il-prete-pedofilo-no714532

  • Diocesi di Lagonegro La Chiesa condanna il «prete-pedofilo»

    Diocesi di Lagonegro La Chiesa condanna il «prete-pedofilo»

    di Fabio Amendolara

    LAGONEGRO – L’hanno privato di qualsiasi ufficio ecclesiastico e della facoltà di confessare minori. Don Carlo continuerà a indossare la tonaca e a celebrare l’eucarestia, ma senza solennità. La sentenza, con tanto di sigillo con i simboli della chiesa cattolica, è della diocesi di Tursi-Lagonegro. Ed è firmata dal vicario giudiziale, monsignor Francesco Sirufo. Don Carlo è accusato di «grave delitto»: la pedofilia.Il documento – di cui la Gazzetta è in possesso – risale al 4 ottobre del 2013, ma è stato notificato al «denunciante» – la persona che ha svelato al vicario giudiziale «di aver subìto abusi sessuali in età minorile» – solo qualche giorno fa. Ma è stato inviato anche alla Congregazione per la dottrina della fede.

    Sono stati proprio i sacerdoti che compongono la Congregazione per la dottrina della fede a esaminare il caso. «Processo diocesano», lo definisce don Sirufo nella comunicazione alla parte offesa. E scrive: «La Congregazione, pur ritenendo prescritto il reato, ha concesso la deroga e chiesto all’ordinario del posto di comminare la pena opportuna». Ecco la pena per il prete: «È privato di qualsiasi ufficio ecclesiastico. È privato della facoltà di confessare i minori in quei luoghi e circostanze in cui la loro presenza è preponderante o totale (collegi, colonie, scuole, incontri con soli ragazzi o giovani). Può celebrare l’eucarestia quotidiana, senza alcuna solennità, e offrire l’assistenza spirituale solo nei luoghi di dolore e di sofferenza (case di riposo per anziani, cliniche e ospedali), non solo per espiare la sua colpa, ma specialmente per pregare e meditare sull’umana sofferenza e sulla fragilità morale che, senza la grazia di Dio e l’aiuto della chiesa, rischia di renderci non graditi al Signore e non idonei per la salvezza dei fratelli». La comunicazione si chiude con un pensiero del vescovo. Scrive don Sirufo: «Il vescovo, mentre conferma la sua vicinanza e chiede umilmente perdono a nome suo e di don Carlo per il male morale, spirituale e psicologico arrecato alle vittime, si dichiara completamente disponibile per l’accompagnamento spirituale ed ecclesiale dei fedeli laici coinvolti». E don Carlo? Continuerà a dare la comunione, ma «senza solennità».

    http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/homepage/diocesi-di-lagonegro-la-chiesa-condanna-il-prete-pedofilo-no714532

  • Contro don Camaldo ordito un complotto

    Contro don Camaldo ordito un complotto

    ROMA – Si è trattato di «un vero e proprio sordido complotto al fine di destare scandalo con risonanza potenzialmente mondiale per il coinvolgimento finanche dei più stretti collaboratori della Curia romana e, indirettamente, del Sommo Pontefice». Sono le parole con le quali il gip Morgigni ha definito le dichiarazione dell’ex sacerdote Patrizio Poggi, già condannato a cinque anni per reati di pedofilia, adesso nuovamente tratto in arresto perché il magistrato lo ha ritenuto autore di dichiarazioni false, denigratorie e calunniose. Tra le persone vittime di queste sue dichiarazioni, anche Monsignor Franco Camaldo, il cui nome – insieme a quello di altri prelati – è stato ingiustamente coinvolto, su alcuni organi di informazione a diffusione nazionale, in vicende orribili legate alla commissione di fatti di pedofilia. Gli stessi crimini contro i quali ripetutamente si è levata la voce del Pontefice, Papa Francesco, così come avevano fatto i suoi predecessori, Benedetto XVI e Giovanni Paolo II.

    Per Monsignor Camaldo (della Diocesi di Roma, decano dei cerimonieri del Papa, che da settembre lascerà l’incarico per limiti d’età) sono stati giorni di grande sofferenza, quelli in cui il suo nome è stato associato alle inchieste in corso sui fatti di pedofilia che, secondo le dichiarazioni dell’ex sacerdote Patrizio Poggi, vedevano coinvolti esponenti del clero romano. A mitigare le ingiuste insinuazioni di Poggi, le attestazioni di affetto e di amicizia che Monsignor Camaldo ha ricevuto durante il suo calvario sia da parte delle alte sfere vaticane che dagli amici e dai fedeli della sua «patria» d’origine: Lagonegro, centro della Basilicata Sud.

    Monsignor Camaldo, tramite i suoi legali, aveva già affermato con decisione che «le asserzioni dell’ex sacerdote Patrizio Poggi, perché infondate e non sorrette da alcun minimo riscontro oggettivo, non hanno determinato nessuna iscrizione nel Registro degli indagati di monsignor Camaldo, come categoricamente affermato dal Procuratore Capo della Repubblica di Roma, il quale ha rimarcato, per l’appunto, che nessuna attivazione vi fosse stata in conseguenza di quell’esposto. Tanto a riprova che trattavasi di gratuite notizie calunniose». Il procuratore infatti «ha smentito categoricamente che sacerdoti della Diocesi di Roma siano indagati per pedofilia “sulla base della denuncia dell’ex prete Patrizio Poggi”».

    Peraltro, aveva specificato il legale del prelato, «già nella giornata del 26 giugno 2013, il Cardinale Vallini, sull’organo di stampa di Vicariatus Urbis», censurando altri servizi giornalistici relativi alla vicenda, aveva fornito «solari argomentazioni con cui far intendere quanto calunniose possano essere le notizie sparate nel mucchio, in maniera generalizzata, mettendo sullo stesso piano soggetti che meriterebbero di essere sanzionati ed altri dalla specchiata condotta cui, non a caso, il Cardinale Vallini esprimeva la massima solidarietà e vicinanza. Soprattutto l’Alto prelato evidenziava la pressocché nulla attendibilità di un denunciante, l’ex sacerdote Patrizio Poggi, già condannato a cinque anni per reati di pedofilia, non a caso sollevato a divinis dallo stato clericale».

    Peraltro, a dire dell’avvocato Pescano, bisogna considerare «la contrariatissima riflessione del Cardinale il quale, opportunamente, si interrogava sul perché Poggi, in tutti i colloqui avuti con lui, in carcere e in ambiente vaticano, non avesse mai sentito il bisogno di denunciare i suoi ex confratelli». Adesso tutto è chiaro. Il calunniatore è in carcere e, accertata la verità, monsignor Camaldo può recuperare la serenità.

    13 Luglio 2013

  • Servizio La Nuova Tg ” Preti pedofili, tra i nomi anche quello di un prete lucano” 28-06-2013

    Servizio La Nuova Tg ” Preti pedofili, tra i nomi anche quello di un prete lucano” 28-06-2013

    Un giro di giovani romeni reclutati per diversi preti pedofili. A denunciare il tutto un ex sacerdote, già condannato a 5 anni di reclusione proprio per reati sessuali e ora testimone in un’inchiesta della procura di Roma. Patrizio Poggi, 46 anni, ha fatto agli inquirenti nomi e cognomi, tirando in ballo anche Don Franco Camaldo, originario di Lagonegro e attuale cerimoniere del Papa. Sulla vicenda, ovviamente, i pm della capitale stanno cercando di mantenere il massimo riserbo, smentendo, almeno per il momento, che ci siano degli indagati. Secondo quanto raccontato dalla “talpa” diversi ragazzi romeni sarebbero stati adescati da un ex carabiniere nei locali notturni o nei pressi della stazione Termini, o addirittura fatti arrivare di proposito nella capitale, per poi prendere parte a dei festini con preti pedofili in cambio di poche centinaia di euro. Se confermata, la versione dell’ex sacerdote getterebbe nuove ombre sulla Chiesa. Dietro le rivelazioni, secondo quanto trapelato fino a questo momento, ci sarebbe anche la grande voglia di Papa Francesco di dare un netto segnale di rottura rispetto al passato e portare alla luce tutti i misteri che il Vaticano sembra custodire al suo interno. Per adescare i giovani romeni, l’ex carabiniere avrebbe utilizzato delle automobili con scritte dalla parvenza istituzionale. I minorenni avrebbero poi accettato l’assurda offerta pur di guadagnare un po’ di soldi. Negli anni scorsi Don Franco Camaldo era stato ascoltato dagli inquirenti in relazione ad una delle tante vicende oscure accostate al Vaticano, ovvero alla sparizione di Emanuela Orlandi, scomparsa 30 anni fa e mai più ritrovata. Nel 2006, infatti, quando era segretario particolare del cardinale Ugo Poletti, il sacerdote lucano era stato ascoltato in relazione alla presenza all’interno della basilica di Sant’Apollinare della tomba di Enrico De Pedis, uno dei capi storici della Banda della Magliana.