Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Lamezia Terme

  • Ex suora abusata racconta la sua storia in un libro

    Ex suora abusata racconta la sua storia in un libro

    LAMEZIA TERME – Al chiostro San Domenico è stato presentato il libro di Siria Scarfò, “Mi Svelo”, che racconta il suo viaggio autobiografico tra abusi sessuali, violenza psicologica e verbale, fede e omosessualità ed i cui proventi saranno donati in beneficenza. Siria Scarfò, nasce a Cinquefrondi, in provincia di Reggio Calabria nel 1982, ha dedicato una parte della sua vita come suora missionaria, vivendo il suo apostolato principalmente in Messico.

    SIRIA SCARFÒ, EX SUORA, IL MIO È UN LIBRO DENUNCIA

    Oggi è titolare di uno studio di fotografia, videografia e grafica, a Lamezia Terme. A parlarne con l’autrice la giornalista professionista Emanuela Gemelli, autrice della prefazione che ci tiene a precisare: «Non si tratta di un libro terapeutico ma di un libro denuncia». Sono intervenuti anche Caterina Nero, presidente dell’associazione Per Te che ha incoraggiato la Scarfò spiegando come il ruolo dell’associazione da lei presieduta sia quello di prestare attenzione all’altro con amore, Vincenzo Nicastri, presidente dell’associazione Vola che ha invitato la Scarfò a collaborare per la realizzazione di un lungometraggio sul tema vissuto le cui spese saranno gestite dall’associazione da lui presieduta, l’avvocato Fernanda Gigliotti la quale ha spiegato come la Scarfò prima della pubblicazione si sia rivolta a lei temendo di incorrere in problemi legali scrivendo degli abusi subiti.

    «L’ho tranquillizzata» ha spiegato la Gigliotti. «La sua è una denuncia gentile benché lei avesse tante buone ragioni per dire nome, cognome per parlare del protagonista del furto della sua adolescenza. Mi auguro che in futuro lo faccia. Pur essendo una forte denuncia contro gli abusi sui minori non si evince nulla di rilevante a livello penale di questo orco, che ha abusato di una bambina ingenua che non racconta nulla perché crede di dover rispettare un patto meschino».

    IL CORAGGIO DI SIRIA

    Paolo Seminara amico d’infanzia della Scarfò oggi nell’arma dei carabinieri ha voluto manifestare il suo apprezzamento per il coraggio avuto dall’amica che ha scelto di guardare con fede al futuro. Moderatore della serata l’editore Officine Editorali da Cleto Marco Marchese che ha introdotto l’incontro con la proiezione di un video di 4 minuti. A seguire la giornalista Gemelli ha spiegato come le scelte fatte da Siria siano state e sono scelte consapevoli ed ha posto alla stessa delle domande importanti che hanno dato la possibilità all’autrice di spiegare le motivazioni alla base della pubblicazione, non senza aver prima spiegato come la scelta fatta in passato di consacrarsi sia stata una scelta libera: «Aver lasciato la vita consacrata per me è stato un trauma ma anche un momento di crescita, non sapevo far tante cose ed ho dovuto apprenderle».

    «VEDO LA CHIESA CONE UNA FIGLIA BELLISSIMA MA MALATA»

    sul suo rapporto con la Chiesa ha detto: «Ho sempre visto la Chiesa come madre oggi la vedo come figlia, bellissima ma drogata, malata e fin quando noi non lo diciamo non cambierà nulla. La Chiesa in questo momento ha bisogno di essere guidata».

    ABUSI PER OLTRE 5 ANNI, «NESSUNO SI È ACCORTO DI NULLA»

    E ha spiegato la motivazione alla base di tale affermazione: «Avevo 12 anni e ho subito 5 anni di abuso da una persona che compie oggi 80 anni, io ne ho 40. Nessuno si era accorto di nulla». Proprio una figura che avrebbe dovuto rappresentare un riferimento per la piccola si era rivelato essere il suo più atroce incubo.
    Ma la Scarfò ha specificato anche: «L’errore è far di tutta l’erba un fascio. Nell’abuso tuttavia si è soli».

    «NON LA STORIA DI UNA EX SUORA, MA DI UNA PERSONA»

    Per Vincenzo Nicastri «Nel libro non c’è solo la storia di una ex suora ma di una persona. Nessun genitore pensa di aver in casa una figlia che è stata abusata. Siria ha subito delle violenze da un sacerdote. Questo signore le diceva non vali nulla, non hai futuro, devi giurare di non dirlo a nessuno mentre lui si divertiva. Il sacerdote le diceva sei impura non puoi prendere la comunione, questo è tipico dei manipolatori, far credere che la colpa sia di chi subisce. Questi pedofili vogliono avere potere sulla persona abusata». Un messaggio dunque di rinascita per poter affrontare a testa alta una serie di abusi subiti e dar la possibilità a chi si trovi nelle stesse situazioni di denunciare i torti subiti.

    Ex suora abusata racconta la sua storia in un libro

  • Lamezia Terme, insegnante di religione accusato di pedofilia condannato a 6 anni

    Lamezia Terme, insegnante di religione accusato di pedofilia condannato a 6 anni

    LAMEZIA TERME – Sei anni di carcere. Questa la condanna inflitta a un insegnante di religione, Pietro P., 65 anni, accusato di pedofilia, per avere consumato alcuni episodi di molestie sessuali nei confronti di alcune bambine minorenni di una scuola dell’infanzia.

    La sentenza è stata emessa al termine del processo celebratosi con il rito abbreviato davanti al giudice dell’udienza preliminari Luana Loscanna che ha accolto le richieste dei pubblico ministero Emanuela Costa e Giuseppe Falcone, rigettando però le richieste delle parti civili, rappresentate dall’avvocato Giampaolo Russo, che avevano chiesto una provvisionale di 100 mila euro.

    L’imputato, difeso dagli avvocati Francesco Gambardella e Ramona Gualtieri, era finito un anno fa prima in carcere e poi agli arresti domiciliari.

    Era stata la madre di una bimba di 5 anni anni a denunciare al commissariato di Lamezia, il 19 aprile 2019, gli atteggiamenti dell’insegnante nei confronti della figlia.

    Dichiarazioni che erano confermate da altre madri che, sentite a sommarie informazioni, avevano dichiarato di aver appreso fatti simili dalle rispettive figlie, anche loro frequentanti la stessa scuola.

    La Polizia di Stato, dopo le denunce, ha raccolto altri elementi anche tramite le immagini delle telecamere di videosorveglianza installata all’interno della scuola. Immagini che avrebbero permesso di accertare le responsabilità dell’insegnante.

    Lamezia Terme, insegnante di religione accusato di pedofilia condannato a 6 anni

  • Don Domenico Vernì; la C.D.F conferma la condanna a 10 anni e lo affida alle cure del vescovo

    Don Domenico Vernì; la C.D.F conferma la condanna a 10 anni e lo affida alle cure del vescovo

    Si è così concluso il processo penale nei confronti di don Domenico Vernì, della diocesi di Lamezia Terme, ex parroco di Cortale, accusato di molestie sessuali nei confronti di una ragazzina, all’epoca dei fatti 14enne.

    Il sacerdote era già stato riconosciuto colpevole dalla C.D.F il 31 marzo del 2017, ma aveva presentato ricorso, che era però stato rigettato in data 18 ottobre 2017, confermando la precedente condanna.

    Nel documento si legge che la pena inflitta “consiste nel divieto di esercitare pubblicamente il ministero sacerdotale per un periodo di anni dieci, nonché l’obbligo di dimora in un luogo non frequentato da minori, scelto dall’ordinario diocesano e sotto la vigilanza dello stesso. – 5 febbraio 2020 ”

    Rete L’ABUSO r.web

  • Zungri, parroco denunciato per molestie; nessun intervento da parte della diocesi

    Zungri, parroco denunciato per molestie; nessun intervento da parte della diocesi

    E’ un paese diviso Zungri, piccolo borgo nella provincia di Vibo Valentia. Appena due anni fa l’ex parroco, don Felice La Rosa, era stato arrestato per sfruttamento della prostituzione minorile. Oggi una nuova grana si abbatte sul nuovo parroco del paese, don Giuseppe Larosa, denunciato da un suo ex collaboratore. Accuse gravissime che vanno dalla molestia sessuale al furto.

    A raccontare la vicenda è Pietro Serra, aspirante giornalista che in Calabria, fino a qualche mese fa, scriveva per diverse testate online e cartacee. Una vicenda surreale che ripercorre con fatica: “Incontrai per la prima volta don Larosa lo scorso anno a Zungri, pochi giorni dopo la festa della Madonna della Neve. Rimasi lì alcuni giorni e notai che qualcosa non andava quando al termine della celebrazione di un matrimonio nella frazione vicina, Papaglionti, un altro giovane sacerdote, don Mimmo Barletta, ci raggiunse nella casa parrocchiale proponendo un rapporto a tre. Idea che respinsi con fermezza, al termine del quale andò via imbronciato. Non ne parlai con Larosa per pudore e dopo pochi giorni andai via, ritornando in Campania”.

    Ma i contatti tra don Larosa e Serra proseguirono, fintanto che quest’ultimo lo andò a trovare in occasione della ricorrenza di Tutti i Santi. Una circostanza tranquilla, che non rivelò nessuna intenzione particolare. Ben diverso il quadro che si sarebbe prospettato circa due mesi dopo. In occasione delle festività natalizie, Serra si recò a Zungri e Mesiano per aiutare il sacerdote che iniziò ad alzare le mani toccando le parti intime. E, come se non bastasse, il ritorno dell’altro sacerdote, don Barletta, che volle andare a fare un giro su Lamezia Terme utilizzando un’applicazione per incontri omosessuali, chiamata Grindr. Fatti che irritarono Serra, tanto da intimare a don Giuseppe Larosa di non avvicinare quel soggetto, sia per tutela personale propria, che del sacerdote. Così come minacciò di non recarsi alla conferenza sui terremoti e protezione civile che da lì a poco si sarebbe svolta a Zungri. Don Larosa, stando a quanto afferma Serra, pareva aver accolto di buon grado le parole, a tal punto che prese parte alla conferenza tenuta il 25 febbraio a Zungri, nel salone parrocchiale.

    Ma le settimane a seguire diventarono un calvario per l’aspirante giornalista. “Don Larosa si prodigò per trovarmi un lavoretto sulle testate giornalistiche locali. Iniziai a collaborare con un quotidiano e un periodico, fintanto che mi regalò un cellulare nuovo dal prezzo modesto. Iniziai a chiedermi il perché e lo scoprii poco dopo, quando nuovamente mi toccò i genitali chiedendo “come sta Gigino?”. Toccamenti che si ripeterono in altre occasioni, chieste per sdebitarmi del suo attivismo, fintanto che persi la pazienza dandogli un ceffone all’interno della sacrestia”. Da quell’episodio, racconta ancora Serra, un’escalation di torti e vendette da parte del sacerdote. “Per due giorni il sacerdote mi lasciò nella casa parrocchiale privo di acqua e cibo, fintanto che tentando un rappacificamento per la debolezza fisica sempre più consistente, svenni a Vibo Valentia in un’altra struttura della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea”. E prosegue: “Una volta accompagnato in ospedale dal 118, stetti solo per diverse ore, fintanto che don Larosa portò due persone del luogo, un ex fotografo e un insegnante di matematica in pensione, che mi annunciarono di aver portato i miei beni quali indumenti e pc nella casa in cui svenni e che non dovevo far ritorno nella casa parrocchiale. Infatti a Zungri trovai lavoro nel santuario della Madonna della Neve, poiché don Larosa tentando di mettermi a tacere chiese al Comune un contributo di 1.000 euro che sono stati accreditati al santuario e che personalmente non ho mai ricevuto nonostante la mattina andavo ad aprire e chiudere la chiesa. Mi disse di non dirlo in giro poiché in paese si sarebbe scatenata una rivolta visto che non ero del luogo. Perciò stavo sia nella casa parrocchiale di Zungri che in quella di Vibo, visto che lui stava a Coccorino, frazione di Joppolo nel vibonese e io potevo sta solo”.

    “Una volta dimesso – conclude – chiesi di portarmi a Tropea e di restituirmi i miei averi così da poter ritornare in Sardegna, mia terra di origine, visto che avevo lasciato la Campania per la Calabria. Questo non avvenne e al contrario venni minacciato dal sacerdote, da un ex fotografo e un veterinario della zona. Contattai allora il 112 che mi aiutò e l’indomani contattarono per ben due volte don Larosa che non si presentò alla stazione dei carabinieri. Così decisi di tornare nell’isola con solo gli indumenti che portavo addosso e privo del restante materiale che mi è stato restituito in questi giorni, benché manchi ancora  una cartella clinica indispensabile per poter curare una disfunzione alla gamba”.

    Della vicenda è stato informato lo scorso 15 giugno il vicario diocesano che avrebbe informato il vescovo, monsignor Luigi Renzo. Nonostante la querela di Serra, composta da 6 pagine ricche di particolari, nessuna azione è stata intrapresa nei confronti del parroco di Zungri e Mesiano. Il giovane si dice rammaricato e allo stesso tempo sereno, conscio che le autorità troveranno conferma alle sue parole, soprattutto per quanto riguarda l’utilizzo di applicazioni non proprio in linea con i dettami della Chiesa Cattolica.

    Nel frattempo, in queste ore, nuove persone hanno deciso di parlare del caso. In particolare un giovane della zona avrebbe rivelato di aver avuto rapporti con don Larosa e altri ragazzi, nonostante fosse sacerdote e i restanti all’oscuro di tutto.

    Lettera firmata

  • Preti pedofili. Il vescovo di Lamezia contro il PM antimafia Nicola Gratteri

    Preti pedofili. Il vescovo di Lamezia contro il PM antimafia Nicola Gratteri

    Un inaccettabile e forzato shakeraggio di frasi calunniose sono state diffuse ieri sera a seguito dell’incontro pubblico con il Dottor Nicola Gratteri, durante la quarta edizione del Festival Trame. I toni utilizzati contro la Chiesa, a proposito di pedofilia e mafia, alla vigilia della visita di Papa Francesco, appaiono in stridente contrasto con tutta l’azione antimafia che la Chiesa a Lamezia Terme vive in prima linea con il suo Vescovo e i suoi preti.

    Questa è la risposta del Vescovo Cantafora al Dott. Gratteri, per quanto dichiarato nell’incontro di ieri di Trame.
    Continuando …

    Questa Sede Vescovile, pur avendo all’inizio sostenuto lo spirito della manifestazione sin dalla sua prima edizione, oggi con rammarico assiste alla trasformazione di Trame da evento culturale e propositivo per tutta la città, a contenitore per diffondere dichiarazioni ingiuriose contro tutti e tutto senza possibilità di contraddittorio. Parlassero i nostri magistrati, parlassero i nostri carabinieri e poliziotti e i nostri preti sottoscorta, riusciremmo a sentire anche la voce del sangue delle vittime.
    Accostare solo verbalmente crimini obbrobriosi come la pedofilia e la lotta alla mafia, con azioni quotidiane per tante famiglie italiane come mandare i propri figli al catechismo, non aiuta l’antimafia anzi mina quanto le comunità cristiane giorno per giorno costruiscono nella lotta contro la mafia e l’illegalità. Come Chiesa siamo convinti che la mafia si combatte insieme: Stato, Magistratura, Forze dell’Ordine e Chiesa. Non si vince questa battaglia lanciando discredito gli uni contro gli altri. La Chiesa con pronunciamenti autorevoli ha da sempre ribadito l’assoluta incompatibilità tra mafia e Vangelo, tra cultura mafiosa, prassi illegale con la dottrina cristiana. Questo basta, non serve aggiungere altro!
    Sul governo di Papa Francesco ricordiamo che la Chiesa continua a mostrare una capacità di cambiamento e di riforma non comune a molte istituzioni e facilmente verificabile negli atti di questo anno di pontificato. Una documentazione in merito può smentire il giudizio su Papa Francesco, il cui papato sarebbe ridotto ad abbracci e carezze”.

    Questa è la nota stampa diffusa dalla Curia Vescovile di Lamezia Terme a firma di Don Roberto Tomaino (Direttore Ufficio Comunicazioni della Diocesi di Lamezia Terme).

    http://www.lamezialive.it/il-vescovo-cantafora-scomunica-trame/

  • La macchia del peccato

    La macchia del peccato

     La macchia è una parte di qualcosa che ha una tonalità di colore diversa dal resto. E proprio perché diversa balza agli occhi. In genere indica una diversità negativa. Nel linguaggio religioso la “macchia” circoscrive il peccato dal contesto puro. Per toglierla è necessario redimersi. Pentirsi e confessarsi.
    La macchia è ciò di cui si è sporcata una famiglia di Catanzaro. La macchia del peccato. Ossia, il coraggio di denunciare un orco che si aggira indisturbato tra le mura della città e protetto da chi le macchie pretende di vederle solo nella politica e nel bucato. È l’accusa che gli è piombata addosso da un alto prelato della Chiesa locale. E per la quale sono stati scacciati come indegni dalla comunità che frequentavano.
    Lei e lui sono sposati da molti anni. Sulla cinquantina, godono del miracolo di una famiglia numerosa. Ben sei figli. E soffrono il sacrificio della disoccupazione. Ma questo non è mai stato un problema esistenziale. Da buoni cristiani sanno che l’esistenza, una buona e sana esistenza, principalmente si ciba di altro. Fin da giovani frequentano un movimento religioso molto diffuso in città. Gli aprono le porte. Li accolgono. Danno loro una mano. Proprio come fratelli.
    E iniziano un cammino che si blocca all’improvviso dopo circa trent’anni a causa di una calamità naturale. Un terremoto di vaste proporzioni che coinvolge sacerdoti, vescovi, poliziotti, procuratori, giudici, consulenti, psicologi. E un paio di ragazzini. I loro figli.
    Maria (il nome è di fantasia) vuole bene a quel signore che si è unito alla famiglia. Fa il catechista. E’ amico del padre e della madre. Le fa dei regali. È come un secondo padre per lei. Fa parte della comunità. Pranzano spesso tutti insieme. Ma soprattutto pregano insieme. Un giorno lui si permette una confidenza di troppo. Lei si allontana. Non ci fa molto caso. Ha solo dieci anni. E scambia quelle carezze per affetto. Poi succede di nuovo. E capisce che non sono proprio uguali a quelle del padre. Non sa cosa fare. Li vede sorridere insieme.
    Li vede aiutarsi vicendevolmente, lui e il padre. Non vorrebbe rompere questo incantesimo. Una domenica a pranzo il suo tentativo di mantenere un equilibrio impossibile si rompe. Esplode il suo istinto di conservazione. E piange. Piange a dirotto. Sono tutti a tavola. Il padre invita la figlia ad appartarsi per parlare. Gli racconta tutto. M.S. prima di essere un santo è un padre. E la sua unica preoccupazione è proteggere i figli. Anche davanti al Signore sotto mentite spoglie. Vorrebbe scendere e farlo a pezzi. Ma sa anche che creerebbe altri problemi. Rovinerebbe la propria vita e quella della sua famiglia. Si contiene. E decide di andare a denunciare l’episodio al responsabile della comunità.
    Questi gli consiglia di discutere del caso con uno psicologo infantile di sua fiducia, nonché cattolico e sostenitore del movimento. Il giorno dopo il professionista li accoglie nel suo studio. Ascolta il racconto della bambina e non ha dubbi: “O la fate voi la segnalazione alla Questura o la faccio io!” Il padre si fida. E accetta che provenga dalle sue mani e dalla sua competenza. Il terremoto rompe il cammino. E si contano i cocci.
    La Procura apre un’inchiesta. E la comunità gli chiude le porte. Aspetta che le pecorelle smarrite si smarriscano ulteriormente per avere l’alibi dell’allontanamento. Ma lui, il padre, non si demoralizza. Sa che la giustizia terrena e quella divina dovrebbero andare d’accordo e non scontrarsi… se sono orientate al bene.
    L’altro figlio più piccolo, Salvatore, (il nome è di fantasia) ha problemi a scuola. Vittima di bullismo, viene sentito dalle forze dell’Ordine. E deflagra un altro terremoto. Più silenzioso ma ugualmente drammatico. Anzi, anche con qualche sfumatura di giallo.  Aveva confidato le attenzioni dell’amico di famiglia ad un compagno di classe.
    E questi lo ricatta. Il suo silenzio costa caro. Ben 600 euro. E Salvatore, pur di non dare fastidi ai genitori, ripulisce casa. Qualche tempo dopo racconta delle sue peripezie ad una ragazza di 25 anni. La incontra in Chiesa. E gli propina una soluzione irrinunciabile per recuperare il mal tolto. Salvatore ha un’altra missione da compiere. Ripulire sempre casa. Questa volta non dei soldi, ma dell’oro. Il ragazzino è meticoloso. Intasca tutto e glielo consegna. Circa 10 mila euro, ma lui non lo sa. La ragazza gliele ne restituisce solo 200. E’ felice. Torna dai suoi e tutto contento dice di essere riuscito a riscattare un terzo dei soldi persi. La Procura apre altre due inchieste. Una per molestie e una per circonvenzione di minori.
    Il terzo figlio più grande rispetto ai fratelli, Marco (il nome è di fantasia) coltiva la vocazione religiosa. Nonostante la brutta esperienza della famiglia la sua fede non è scalfita. E il padre non condiziona la sua scelta. Tutto fila liscio finché non viene cacciato dal seminario. I gerarchi dei futuri pastori locali verbalizzano che “vuole essere sempre al centro dell’attenzione”. Che “non riconosce gli errore”. Che “dice bugie”. Che “è superficiale.” Che “girovaga nelle ore notturne”. E soprattutto che “non fa le pulizie”. Quasi un essere immondo, insomma. Il padre non si dà per vinto.
    E, conscio della sua poca dimestichezza in psicologia, prende un appuntamento da un esperto. Nello stesso momento chiede di essere ricevuto dall’alto prelato che ha visto così il suo figliolo. Lo psicologo lo rassicura: “E’ sano come un pesce suo figlio. Maturo e responsabile.” Mentre il monsignore con i polsini d’oro gli apre nuovi orizzonti. Prima a lui sconosciuti.

    “Lei, voi come famiglia, avete la macchia della denuncia. E, finché non la toglierete, sarete dannati per sempre!” La macchia del peccato. L’anatema.

    Ultim’ora (18 giugno 2014, h 20.42)

    Il 15 giugno ricevo una mail con oggetto “comunicazione”. È il seminario minore di Catanzaro, me lo indica l’indirizzo della posta elettronica. Mi prega di rimuovere la “foto” a corredo del post. E’ sera, tolgo dalla didascalia la parola “seminario” perché il mio interesse precipuo è quello di indicare la sede arcivescovile, quale Palazzo della Diocesi, e vado a dormire. La voce gira. Chi sarà mai? Chi sarà mai questa famiglia? E chi gli aguzzini? Se lo chiedono. E s’informano. I gerarchi della Chiesa locale mi cercano. Prima uno e poi l’altro. Sempre per la foto. Rispondo a tutti che ho già provveduto. Ma loro non lo sanno. Il motivo è semplice: alcuni non sanno di cosa parlano, non l’hanno letto. Si pronunciano perché altri gli hanno detto di farlo. Ieri mattina altro groviglio di telefonate: la Diocesi vuole un incontro chiarificatore con me. Rispondo che sono disponibile. Ok, andata. Richiamano. Mi pregano di togliere il post nel mentre. Obietto di no. Che non ho problemi a pubblicare una loro versione dei fatti, ammesso che stiamo parlando degli stessi, ma che non cancello nulla. Non sono appagati: sbottano. Oggi pomeriggio, 18 giugno, ricevo la diffida di Giovanni Lacaria, un avvocato di Lamezia Terme, che qui vi allego integralmente ai sensi dell’articolo 8 della legge numero 47 del 1948. Tuttavia, sempre ai sensi dello stesso articolo post bellico, nessuno mi obbliga a “cancellare” alcunché.

    http://emiliogrimaldi.blogspot.it/2014/06/la-macchia-del-peccato.html