Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 2 del 16 settembre

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 2 del 16 settembre

    • Francesco Zanardi – La Procura chiede di indagare a fondo sugli insabbiamenti della Chiesa nei casi di pedofilia

    Il Pubblico Ministero presenta il suo rapporto annuale, in cui esorta gli alti procuratori spagnoli a valutare “la portata dell’accusa” ai rappresentanti delle istituzioni religiose

    La Procura generale dello Stato solleva la “necessità” di indagare a fondo sulle responsabilità della Chiesa cattolica nei casi di pedofilia commessi da membri dell’istituzione e di valutare “l’estensione dell’accusa a possibili comportamenti di insabbiamento da parte di rappresentanti di religioni, che avrebbero potuto essere eseguite prima della denuncia e da cui potrebbero derivare responsabilità sia penali che civili”.

    L’azione della Procura generale sulla questione degli abusi nella Chiesa è iniziata nel gennaio dello scorso anno. Nel dicembre 2021, EL PAÍS ha consegnato al Vaticano e al presidente della Conferenza episcopale spagnola , cardinale Juan José Omella, un dossier con 251 casi di pedofilia, che ha costretto l’istituzione ad affrontare un’indagine interna all’inizio del 2022. L’inchiesta di questo giornale ha confermato che la Chiesa continua a mettere a tacere i casi di abuso di cui era a conoscenza e che il problema è l’opacità e l’inerzia. Pertanto, il 31 gennaio dello stesso anno, la Procura della Repubblica chiese alle procure superiori di tutta la Spagna di trasmettere tutti i procedimenti penali entro un termine di 10 giorni. denunce e denunce in corso di trattamento in materia di violenza sessuale e abuso su minori all’interno di congregazioni, scuole o qualsiasi istituzione religiosa. Il conteggio ammonta a 68 procedimenti aperti, anche se non è specificato quale abbia interessato la Chiesa cattolica e quale abbia interessato altri enti, come la Chiesa evangelica o i Testimoni di Geova.

    Un totale di 167 casi negli ultimi anni

    In assenza di un database ufficiale, El Pais ha contato 1.021 accusati di abusi all’interno della Chiesa e 2.190 vittime. La Conferenza Episcopale Spagnola attende tra qualche settimana che lo studio legale Cremades & Calvo-Sotelo consegni la verifica sugli abusi all’interno della Chiesa commissionata nel febbraio dello scorso anno. Allo stesso tempo, il Garante, su incarico del Congresso dei Deputati, sta portando avanti un’altra indagine sulla pedofilia ecclesiale, che si concluderà con la consegna dei risultati alla Camera.

    Situazione paradossalmente simile a quella italiana, dove però in questo caso, è la Giustizia a favorire non indagando sul clero. Come in Spagna El Pais, lo scorso 15 aprile anche la Rete L’ABUSO ha comunicato ai fini preventivi alla Procura generale della Repubblica l’esistenza di ben 418 casi di sacerdoti potenzialmente pedofili, ma a differenza della Spagna, l’Italia ha omesso persino di acquisire i nominativi.

    A seguito di questo lo Stato italiano è viene deferito per inadempienza per la seconda volta al Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni unite e anche al Parlamento Europeo, dove I rispettivi fascicoli sono attualmente aperti.

    In attesa dell’indagine della Rete L’ABUSO sulla CEI, durata più di un anno e che sarà presentata prima del Sinodo al quale saremo presenti, ne “Gli speciali” di oggi a fine TG, il contro report delle vittime italiane, a quello CEI.

    Fonte: El Pais


    • Pierelisa Rizzo – Processo per abusi all’Istituto Antonio Provolo

    Il pubblico ministero ha chiesto 18 anni di carcere per due ex dipendenti dell’Istituto per bambini sordi e ipoudenti Antonio Próvolo, con sede in una cittadina argentina,  accusati di aver facilitato l’abuso sessuale su minori. In quello che è il terzo processo che prova a fare luce su atti criminali commessi nella scuola per bambini con disabilità uditive, il procuratore di Mendoza, Alejandro Iturbe, ha chiesto a fine agosto scorso, che due imputati, l’ex rappresentante legale Graciela Pascual e la suora Asunción Martínez, siano condannati rispettivamente a 18 e 10 anni di carcere.

    Lo scorso maggio di questanno il procuratore aveva già chiesto ai giudici della corte di condannare la suora giapponese Kumiko Kosaka a 25 anni di carcere per “abuso sessuale aggravato e corruzione di minori”.  Per tutti e tre gli imputati è stata richiesta l’ interdizione dagli incarichi educativi e abitativi in cui siano coinvolti minorenni per almeno 10 anni.

    Le accuse si riferiscono alle denunce di 10 ex studenti della scuola, vittime di abusi sessuali per un periodo di 12 anni.

    Già nel novembre 2019, nel corso di un altro processo, due preti cattolici sono stati condannati a più di 40 anni di carcere ciascuno per avere abusato sessualmente alcuni bambini sordomuti.

    Si tratta del sacerdote italiano Nicola Corradi, condannato a 42 anni di prigione e di quello argentino Horacio Corbacho, condannato a 45 anni di carcere, mentre il giardiniere del Provolo, Armando Gómez, è stato condannato a 18 anni per abusi sessuali.

    In questo nuovo processo, sia Pascual che Martínez sono accusati di avere partecipato direttamente agli abusi, violando il dovere di diligenza nei confronti delle vittime.

    Durante questo ultimo processo, iniziato il 3 maggio 2021, si sono svolte più di 300 udienze e state ascoltate più di 100 persone.

    Il sacerdote Corbacho, riconosciuto colpevole di abuso carnale aggravato, è considerato il principale imputato, a causa del suo status gerarchico nell’istituto che gli avrebbe permesso, approfittando della sua convivenza con minorenni e del dovere di diligenza, di abusare dei ragazzi.  Attualmente sta scontando la sua pena, mentre il sacerdote italiano Corradi, condannato a 42 anni, è morto in carcere il 14 luglio 2021, due anni dopo essere stato riconosciuto colpevole di 28 atti di abuso commessi tra il 2005 e il 2016 e più di 11 di violenza sessuale e tortura. Per la condanna di Gómez, il giardiniere del Provolo, condannato a soli 18 anni,  ha pesato la sua diagnosi di ipoacusia e il suo analfabetismo, che hanno portato i giudici a concludere che ciò lo avrebbe reso facilmente influenzabile.

    Il quarto imputato in quel processo, era il chierichetto Jorge Bordón, che accettò il patteggiamento dopo aver riconosciuto la sua complicità e il suo coinvolgimento in 11 casi di abuso sessuale. È stato condannato a 10 anni di carcere dopo che è stato raggiunto un accordo tra avvocati difensori e pubblici ministeri.

    Pierelisa Rizzo

    Fonte– TEMPI/PERFIL


    • Federica Tourn – La Svizzera documenta mille abusi sessuali nella Chiesa cattolica negli ultimi 70 anni

    Dal 1950 ad oggi ci sono stati più di mille casi di abuso sessuale nella Chiesa cattolica in Svizzera, come documenta uno studio senza precedenti del dipartimento di storia dell’Università di Zurigo. Si ritiene che questa sia solo la punta dell’iceberg poiché la maggior parte dei casi non è stata denunciata e i documenti sono stati distrutti.

    Lo studio, presentato il 12 settembre, costituisce la prima fase di una ricerca commissionata da tre organismi cattolici tra cui la Conferenza dei vescovi svizzeri. Questo progetto pilota ha coinvolto tutte le diocesi, le strutture di diritto ecclesiastico pubblico e le comunità religiose del Paese e per la prima volta i ricercatori hanno avuto accesso a quasi tutti gli archivi ecclesiastici.

    I dati parlano di 1002 casi di abuso sessuale. Le vittime sono almeno 921, di cui il 74% minorenni, il 14% adulti e il 12% persone di età sconosciuta. I responsabili delle violenze sono 510, quasi tutti maschi. La stragrande maggioranza degli abusi è stata commessa nel contesto della pastorale. Ciò avveniva soprattutto in situazioni di confessione, di servizio come chierichetti, di insegnamento religioso o anche di attività con gruppi di bambini o adolescenti.

    Il secondo ambito interessato dagli abusi sessuali è quello della formazione e dell’assistenza sociale. Pertanto, circa il 30% dei casi ha avuto luogo in case, scuole e collegi cattolici o altri istituti ecclesiastici. Gli ordini religiosi e le nuove comunità costituiscono la terza area con meno del 2% dei casi documentati.

    Inoltre, gli storici hanno potuto provare la distruzione di documenti in due diocesi e numerosi casi di insabbiamento; le sanzioni per i responsabili degli abusi erano inesistenti o molto lievi. La Chiesa cattolica trasferiva abitualmente i chierici accusati e condannati, a volte anche all’estero, nel tentativo di evitare procedimenti penali civili e garantire la riassegnazione dei chierici.

    L’Università di Zurigo proseguirà e amplierà il suo lavoro dal 2024 alla fine del 2026, per stabilire la reale portata degli abusi, la responsabilità dello Stato nella collocazione dei minori e i legami specifici fra Chiesa cattolica e abusi.

    Fonte: Rts (Radio Télévision Suisse)


    • Ludovica Eugenio – Legionari di Cristo, un “ambiente favorevole agli abusi”: la denuncia di 32 ex consacrate

    Due cause sono state intentate in Cile a giugno e ad agosto da due ex studenti, una donna e un uomo, contro i Legionari di Cristo per insabbiamenti e abusi sessuali, di potere e di coscienza avvenuti in due scuole della congregazione religiosa messicana, fondata dal prete pedofilo e tossicomane p. Marcial Maciel, storico amico di papa Wojtyla.

    Già dopo l’esplosione del primo caso 32 ex consacrate di Regnum Christi, il movimento di apostolato dei Legionari, hanno diffuso una lettera aperta, pubblicata il 5 settembre dal quotidiano cileno La Tercera, in cui confermano il clima abusante della congregazione.

    “Siamo state sottoposte a un ambiente in cui l’abuso di potere e di coscienza era comune e in cui le aggressioni sessuali descritte nella denuncia si sarebbero potute certamente verificare”, affermano le ex consacrate, che provengono da vari Paesi dell’America Latina e si firmano con nome e cognome. Descrivendo un contesto favorevole agli abusi, definiscono le regole imposte dai Legionari “disumane e dannose”, e spiegano di averle rispettate perché convinte dai superiori che “provenissero da Dio stesso”.

    Non sarebbero dunque casi isolati quelli denunciati, ma sintomo di un sistema in cui, scrivono,“Il fondatore, sotto le spoglie di un leader carismatico, venerato e indiscutibile, era un noto pedofilo e tossicodipendente, che utilizzava identità multiple attraverso documenti falsi”. E raccontano: a tutti i superiori si doveva venerazione, rinunciando «al proprio giudizio come atto di totale abnegazione, come indicato negli Statuti”; essi monitoravano la gestione del tempo dei membri, controllandone l’attività; vigeva il divieto di condividere con altri i propri pensieri, dentro e fuori la comunità. Avere amici era considerato “essere infedeli a Dio”; era vietato l’accesso alla stampa, ai media e alle pubblicazioni, ad eccezione di notizie selezionate; i documenti personali venivano conservati dai superiori.

    “Speriamo che sia fatta giustizia, concludono le ex consacrate, nel rispetto della presunzione di innocenza e dei giusti processi. Ma speriamo anche che il potere non corrompa la giustizia e che la verità – e solo la verità – venga alla luce”.


    • Federico Tulli – I seminari dell’orrore

    Dal 2002 i seminari dove i futuri preti si formano al sacerdozio sono sotto stretta sorveglianza della Santa Sede, sull’onda degli scandali che colpirono la Diocesi di Boston in seguito al cosiddetto e ben noto caso “Spotlight”. Da tutte le più grandi inchieste indipendenti sulla diffusione della pedofilia nel clero è emerso che è in questi contesti “chiusi” che si verificano molte delle violenze compiute da sacerdoti o seminaristi adulti nei confronti di minori.

    L’Italia non fa eccezione. Basti citare il caso di don Bertagna, reo confesso di 37 “abusi” di cui circa la metà compiuti quando era seminarista.

    Per farsi un’idea ancora più precisa del contesto di cui stiamo parlando citiamo alcuni passaggi di un Rapporto della Commissione indipendente sulla pedofilia disposta dalla Conferenza episcopale americana. «Molti testimoni affermano che ai seminaristi è negato un normale sviluppo psicologico. Infatti alcuni, ordinati sui 25 anni, hanno la maturità emozionale di un adolescente. La mancanza di uno sviluppo psico-sessuale “normale” può aver impedito ad alcuni di raggiungere uno stato “celibatario” sano, e si può spiegare come alcuni abbiano ricercato la compagnia di adolescenti. La Commissione è colpita dal gran numero di coloro che lo affermano e ritiene che questo fenomeno sia una causa dell’incidenza degli abusi sessuali. Diverse diocesi Usa hanno chiuso i seminari minori».

    Era il 2004 ma, come dicevamo, il problema è tuttora irrisolto anche da noi. Già perché sebbene sia la Santa Sede che l’Italia abbiano ratificato la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia del 1989 – aderendo quindi ai suoi articoli preliminari, laddove si vieta il “reclutamento” di minori fuori dall’ambiente familiare per consentire che si formino una personalità completa in ogni suo aspetto -, ancora oggi come documenta la Conferenza episcopale italiana (Cei) nel nostro Paese ci sono 73 seminari minori, vale a dire 50 in meno rispetto al 2007 ma ben 9 in più rispetto al 2010. In quell’anno il numero dei seminaristi minori, cioè di età compresa tra gli 11 e i 18 anni, «stando a dati ufficiali» della Cei era pari a 2.984. Cosa si aspetta a chiudere i seminari anche in Italia.


    GLI SPECIALI

     

  • Legionari di Cristo: 32 ex consacrate denunciano il contesto “favorevole agli abusi”

    Legionari di Cristo: 32 ex consacrate denunciano il contesto “favorevole agli abusi”

    SANTIAGO DEL CILE-ADISTA. Due cause sono state intentate in Cile a giugno e ad agosto da due ex studenti, una donna e un uomo, contro i Legionari di Cristo per insabbiamenti e abusi sessuali, di potere e di coscienza avvenuti in due scuole della congregazione religiosa messicana ultraconservatrice, fondata dal prete pedofilo e tossicomane p. Marcial Maciel, storico amico di papa Wojtyla, deceduto nel 2008. Il primo caso riguarderebbe fatti avvenuti presuntamente tra il 2008 e il 2010 presso il Colegio Cumbres, noto presidio educativo dei Legionari di Cristo in Cile, a opera di due cappellani; nel secondo, un ex studente del Colegio San Isidro a Buin denuncia di aver subito un abuso da parte di un ex prete legionario di Cristo tra gli anni 1999 e 2001.

    Già dopo l’esplosione del primo caso 32 ex consacrate di Regnum Christi, il movimento di apostolato dei Legionari, hanno diffuso una lettera aperta, pubblicata il 5 settembre dal quotidiano cileno La Tercera, in cui confermano il clima abusante della congregazione e giudicano totalmente plausibili le denunce.

    “Vogliamo alzare la voce e fornire informazioni che contribuiscano a comprendere detta causa alla luce delle conoscenze, delle circostanze e delle situazioni vissute da noi mentre eravamo consacrate o all’interno del centro studentesco”, esordiscono; “Siamo state sottoposte a un ambiente in cui l’abuso di potere e di coscienza era comune e in cui le aggressioni sessuali descritte nella denuncia si sarebbero potute certamente verificare”, affermano le ex consacrate, che provengono da vari Paesi dell’America Latina – dimostrando con questo che il problema non si ferma entro i confini del Cile – e si firmano con nome e cognome. Illustrando un contesto favorevole agli abusi, che “ha fatto parte dei fondamenti della vita comunitaria delle consacrate del Regnum Christi, sia in Cile che in altri Paesi”, le 32 firmatarie descrivono le regole imposte dai Legionari “che oggi chiunque è capace di comprendere come disumane e dannose”, e spiegano di averle rispettate “nella convinzione e nella fiducia che abbiamo cercato di vivere nella lealtà e nell’amore verso Dio, senza metterle in discussione, convinti dai nostri superiori che provenivano da Dio stesso”.

    Non sarebbero dunque casi isolati quelli denunciati, ma sintomo di un sistema del quale elencano alcune delle disfunzioni a partire dal culto per il fondatore,che “sotto le spoglie di un leader carismatico, venerato e indiscutibile, era un noto pedofilo e tossicodipendente, che utilizzava identità multiple attraverso documenti falsi”. E raccontano: a tutti i superiori si doveva venerazione, rinunciando «al proprio giudizio come atto di totale abnegazione” gradito a Dio e compiuto “per amore”, “come indicato negli Statuti”; essi monitoravano “dettagliatamente e rigorosamente” la gestione del tempo dei membri, controllandone l’attività; vigeva il divieto “di mettere in discussione qualsiasi comando o esigenza dei superiori”, ma anche “di rivelare pensieri, emozioni ed esperienze personali, sia all’interno delle comunità che all’esterno”. Ciò significava, come spiegano nella loro lettera, “che non potevamo condividere il nostro io interiore con nessuno – né con i colleghi, né con la famiglia, né con gli amici – tranne che con i nostri dirigenti”. Avere amici era considerato “essere infedele a Dio. In questo modo ci tenevano isolati gli uni dagli altri e, in molti casi, molto dipendenti emotivamente dai direttori”.

    Era inoltre vietato l’accesso alla stampa, ai media e alle pubblicazioni, ad eccezione di notizie precedentemente selezionate; i documenti personali venivano trattenuti dai superiori. “e potremmo andare avanti con l’elenco”, scrivono le ex consacrate.

    “Speriamo che sia fatta giustizia – concludono le ex consacrate – nel rispetto della presunzione di innocenza e dei giusti processi. Ma speriamo anche che il potere non corrompa la giustizia e che la verità – e solo la verità – venga alla luce”.

    https://www.adista.it/articolo/70586

  • Chi è Tucho Fernandez, l’«esperto di baci» scelto da Papa Francesco come nuovo Prefetto della fede

    Chi è Tucho Fernandez, l’«esperto di baci» scelto da Papa Francesco come nuovo Prefetto della fede

    «El Tucho besame mucho», lo hanno già ribattezzato in Argentina secondo quanto riferiscono i siti interessati alle vicende vaticane. Ma il ruolo per cui è stato scelto Monsignor Víctor Manuel Fernández non è di quelli che fanno sorridere.

    “Tucho” Fernandez a metà settembre sostituirà il cardinale Luis Francisco Ladaria Ferrer alla guida della Dottrina della Fede, l’ex Santo Uffizio, ruolo che fu anche di Ratzinger. Scelto da Papa Francesco, che ha individuato nel 60enne «riformista malvisto dai conservatori» – sintetizza la Repubblica – la persona giusta per archiviare un passato segnato da «metodi immorali» per perseguire «eventuali errori dottrinali». Sarà quindi l’arcivescovo di La Plata a succedere al gesuita spagnolo, che ha 79 anni.

    L’odierna Sacra congregazione per la Dottrina della fede discende dalla Santa Inquisizione, ribattezzata poi nel 1908 Sant’Uffizio. Al dicastero è dedicato il compito di mantenere l’integrità e l’ortodossia della Chiesa. Nella lettera di Bergoglio a Fernandez, il Pontefice gli chiede di «serbare la fede, aumentare l’intelligenza e la trasmissione della fede al servizio dell’evangelizzazione, perché la sua luce sia il criterio per comprendere il senso dell’esistenza, soprattutto di fronte alle domande poste dal progresso della scienza e lo sviluppo della società». Lasciando la gestione dei casi di pedofilia alla sottosezione del dicastero, guidata dal monsignore irlandese John Joseph Kennedy.

    Cosa c’entrano i baci

    Monsignor Víctor Manuel Fernández, 60 anni, detto “Tucho”, è arcivescovo di La Plata. A breve diventerà anche presidente della Pontificia commissione biblica e della Commissione teologica internazionale, è stato direttore della rivista Teología dal 2003 al 2008 e per 9 anni, dal 2009 al 2018, è stato rettore della Pontificia università cattolica argentina.

    Amico di Bergoglio, avrebbe collaborato alla stesura dell’enciclica Amoris laetitia e ad altri suoi scritti. Appena 24 ore prima dell’annuncio, pubblicava una foto insieme al Pontefice: «Ho condiviso una settimana con Francisco lavorare tutto il giorno. Ha udienze e riunioni al mattino e al pomeriggio. Lavora più ore di chiunque altro in Vaticano. Qua lo vedete stanco dopo 5 ore dense, ma dopo il pisolino era perfetto e felice». Ma non solo. Tucho Fernandez può essere definito un «esperto di baci».

    A dirlo è lui stesso, che nel 1995 scrisse – una tra le numerose numerosissime opere che ha pubblicato in Argentina e in America Latina – il libro Guariscimi con la tua bocca: l’arte di baciare. Ma nella prefazione, è il monsignore stesso a spiegare meglio. « Vorrei chiarire che questo libro non è scritto tanto in base alla mia esperienza personale, quanto in base alla vita delle persone che si baciano», scrive nella presentazione, «e in queste pagine voglio sintetizzare il sentimento popolare, ciò che la gente prova quando pensa a un bacio, ciò che i mortali sperimentano quando si baciano.

    Per farlo, ho parlato a lungo con molte persone che hanno una grande esperienza in materia, e anche con molti giovani che stanno imparando a baciare a modo loro. Ho anche consultato molti libri e ho voluto mostrare come i poeti parlano del bacio. Così, cercando di sintetizzare l’immensa ricchezza della vita, ho realizzato queste pagine a favore del bacio. Spero che vi aiutino a baciare meglio, che vi motivino a liberare il meglio del vostro essere in un bacio».

    https://www.open.online/2023/07/01/vaticano-victor-tucho-fernandez-baci-chi-e/

  • Lettera integrale del Presidente della Bolivia Luis Arce al Papa – Blocco degli ingressi ai preti, revisione del concordato e imprescrittibilità

    Lettera integrale del Presidente della Bolivia Luis Arce al Papa – Blocco degli ingressi ai preti, revisione del concordato e imprescrittibilità

          Fratel Francisco:
    Vi scrivo costernato e indignato per gli eventi che sono stati recentemente rivelati nel nostro Stato Plurinazionale della Bolivia, dall’inchiesta del giornale spagnolo El Pais intitolata “Diario di un prete pedofilo”, a fine aprile dell’attuale gestione; in cui si rivela che un sacerdote della Chiesa Cattolica dedicato alla scuola didattica di bambini e adolescenti, ha abusato sessualmente molti di loro mentre era insegnante nelle scuole dell’America Latina, dentro il mio paese, delitti deplorevoli e aberranti che con assoluta impunità sono stati nascosti durante gli anni. Tempo trascorso nell’apparente normalità a causa del silenzio complice della struttura ecclesiale locale, che ha coperto con un’inaccettabile indifferenza e indolenza. Con il correre del tempo, durante questo mese di maggio, sono molti casi di crimini sessuali contro i bambini, bambini e adolescenti commessi dai sacerdoti cattolici in Bolivia, tra cui quelli commessi nelle comunità indigene.

    Come comprenderà fratel Francesco, questa situazione ha provocato nella popolazione boliviana un profondo dolore, ripudio e frustrazione; sentimenti ai quali aderisco, come primo Presidente del mio paese.
    Diverse vittime hanno rotto il silenzio e hanno intrapreso un’azione legale chiedendo giustizia. Al momento della stesura di questa nota, ci sono già indagini giudiziarie in corso per crimini sessuali contro i nostri bambini e adolescenti da parte di questi sacerdoti cattolici, alcuni già deceduti e altri che devono rispondere alla giustizia boliviana: così come anche coloro che hanno coperto questi gravi crimini contro coloro che hanno bisogno del nostro amore, attenzione e cura; le bambine e i bambini.

    Respingiamo categoricamente ciò che è accaduto, come il popolo boliviano lo respinge indignato, aspettando più dei comunicati delle autorità religiose locali. Non si tratta di errori o deviazioni di condotta, ma di crimini che resteranno per tutta la vita in quelle bambine e bambini, per dono della chiesa, e per questa stessa ragione dobbiamo passare dalle dichiarazioni ad azioni concrete, affinché ci sia giustizia e che questi gravi crimini non si ripetano, usando la fede e la Chiesa nella ricerca dell’impunità. L’abuso sessuale di bambine, bambini e adolescenti, come lei ha detto, rappresenta la “cancellazione dell’infanzia” “è una piaga” per la società e la Chiesa, attaccano l’integrità, la dignità, i diritti e la vita degli esseri che dobbiamo proteggere. Si tratta di reati gravi che non possono rimanere impuniti.

    La Procura Generale dello Stato e la Polizia Boliviana Indagano su casi noti.
    In questo senso, come governo dello Stato plurinazionale della Bolivia, stiamo adottando le misure necessarie per evitare l’impunità dei responsabili, per rendere giustizia alle vittime e prevenire futuri atti simili compiuti sotto la protezione di alcuni poteri senza coscienza religiosa o umana.

    In questa linea d’azione, abbiamo inviato dal ramo esecutivo all’Assemblea legislativa plurinazionale un progetto di legge contro l’impunità per i crimini sessuali contro infanti, bambine, bambini e adolescenti che stabilisce l’imprescrittibilità di questi crimini, aumenta la pena per coloro che li coprono, determina anche che il diritto alla verità è imprescrittibile e inalienabile, e crea una Commissione della Verità per il chiarimento di questi crimini.
    Consapevoli che la chiesa Cattolica sotto la sua guida ha realizzato le indagini sugli abusi sessuale delle bambine, Bambini e adolescenti in diverse latitudini del mondo, identificando i casi e presunti responsabili; vi chiedo che il sistema giudiziario boliviano sia in grado di accedere a tutti i file e le informazioni riguardanti queste accuse e atti di abuso sessuale commessi da sacerdoti e religiosi cattolici nel territorio boliviano. Questi atti di impunità non possono essere prolungati all’infinito senza che la giustizia stabilisca le responsabilità e chiuda un capitolo atroce in cui l’unica consolazione che avranno il diritto alla verità, alla giustizia e al non insabbiamento degli eventi accaduti.

    Per diversi decenni, lo Stato boliviano ha concesso ai membri stranieri della Chesa Cattolica agevolazioni di ingresso al nostro paese per la permanenza e l’acquisizione della nazionalità boliviana, in modo che potessero adempiere a una missione religiosa ed educativa, ma oggi purtroppo avvertiamo che questa agevolazione, in questo caso, è stata male utilizzata da diversi sacerdoti che sono entrati in Bolivia e hanno commesso questi gravi crimini, alcuni di loro con una storia di abusi sessuali in un altro paese.

    Vengo da Lei, fratello Francesco, per chiedere la revisione congiunta con il nostro Governo Nazionale, del background dei sacerdoti cattolici stranieri che si trovano attualmente nello Stato Plurinazionale della Bolivia, come sacerdote con una storia di abusi sessuali su bambini e adolescenti, che deve essere escluso come educatore o guida spirituale nel nostro paese.

    Allo stesso modo, vi informo che, dal governo dello Stato Plurinazionale della Bolivia, stiamo lavorando su meccanismi per la contrattazione e la revisione dei registri personali per l’ingresso nel territorio boliviano di nuovi sacerdoti e religiosi cattolici stranieri; questo è un modo per evitare il ripetersi di questi deplorevoli crimini contro bambine, bambini e adolescenti per tanti anni. Lo Stato boliviano si riserva il diritto di ammettere l’ingresso nel territorio nazionale nuovi sacerdoti e religiosi stranieri che hanno una storia di abusi sessuali contro minori, nel frattempo procede alla revisione degli accordi e delle convenzioni in vigore, e conclude la negoziazione dell’”Accordo tra lo Stato Plurinazionale della Bolivia e la Santa Sede”, che dovrebbe includere anche disposizioni perche i fatti che motivano questa nota non si ripetono.

    Credo, fratello Francesco, che dobbiamo unire gli sforzi in tutti gli ambiti per proteggere i nostri figli da tutte le istanze chiamate dalla legge a livello governativo, ma anche dalle istituzioni religiose, anche quando ci sono molti boliviani che professano la fede CattoIica, e che quindi confidano l’educazione delle loro figlie e figli ai membri della Chiesa, a sacerdoti coinvolti in crimini sessuali donandosi a quella missione.

    Siamo uno Stato laico che rispetta le libertà religiose, che riconosce il lavoro, così come il lavoro umanitario e formativo che contribuisce al benessere integrale delle persone. Molti sacerdoti della Chiesa cattolica hanno adempiuto e adempiono compiti importanti insieme al popolo per la società della giustizia, insieme ai più poveri insieme alla grande maggioranza del mio paese, che lavorano per il bene di tutti ma respingiamo categoricamente qualsiasi atto che costituisca già un crimine e una violazione dei diritti umani in generale, e in particolare di quelli dei nostri bambini.

    Nell’anno 2021 ha pronunciato queste parole per gli stessi casi accaduti in Francia: “La mia vergogna, la nostra vergogna, è per l’incapacità della Chiesa di mettere il centro della sua preoccupazioni.” Possano le vittime di questi crimini trovare pace nella giustizia, che possiamo scrivere insieme, con una voce ferma e determinata, che non accetteremo per nessun motivo i fatti deplorevoli che distruggono l’innocenza delle bambine e dei bambini.

    Come leader della Chiesa cattolica e uomo di fede, so che condivide la mia indignazione e il mio dolore per tutto ciò che è noto, anche la preoccupazione per questi crimini che vengono commessi contro i bambino e l’adolescenza; per questo siamo sicuri che il suo incrollabile impegno per la giustizia farà prevalere l’annuncio di verità.

    Con il rispetto e l’affetto di sempre,

    CARTA AL VATICANO_0001

  • La terribile storia del gesuita spagnolo Alfondo Pedrajas – detto “padre Pica” – che in Bolivia abusò di oltre 80 ragazzi. Uno scandalo ripugnante silenziato in molti Paesi

    La terribile storia del gesuita spagnolo Alfondo Pedrajas – detto “padre Pica” – che in Bolivia abusò di oltre 80 ragazzi. Uno scandalo ripugnante silenziato in molti Paesi

    (L.B., R.C. – a cura Redazione “Il sismografo”) Da quando “El País” (Spagna), con documenti originali e diverse testimonianze, raccontò la spaventosa vicenda del presbitero pedofilo Alfonso Pedrajas Moreno, missionario gesuita, che nell’arco di 40 anni circa abusò sessualmente di oltre 85 ragazzi nei collegi della Compagnia di Gesù, in America Latina si sta scrivendo molto. La vicenda di questo prete, chiamato “padre Pica”, non si circoscrive solo alle narrazioni sconvolgenti – vere confessioni – di un sacerdote pedofilo seriale. I documenti manoscritti del gesuita, i file del suo computer, coinvolgono numerosi altri confratelli, suoi superiori, e quindi tracciano anche una sorta di mappatura della politica dell’occultamento degli abusi nell’arco di quattro decenni, dagli inizi degli anni ’60 fino al 2008. Ecco perché il caso di “padre Pica” è un’ulteriore dimostrazione del carattere sistemico della pedofilia clericale.
    Padre Pedrajas, missionario in America Latina, ma …
    In molti Paesi, fra cui l’Italia, la storia è stata sino ad oggi sconosciuta oppure silenziata. In Bolivia sono intervenute diverse volte, per chiedere perdono e promettere verità e giustizia, la principale diocesi coinvolta (Cochabamba), la Conferenza episcopale boliviana e la Provincia della Compagnia di Gesù.
    Il gesuita Alfonso Pedrajas era nato in Spagna (Valencia) nel 1947. Fu missionario in America Latina (Perú, Ecuador e Bolivia) dove morì nel 2009 colpito da un cancro stomacale. Dopo un po’ di tempo, sono rientrati in Spagna alcuni dei suoi effetti personali, tra cui un computer che aveva affidato al suo ultimo compagno, e un diario personale in parte manoscritto (oltre 380 cartelle) nel quale racconta nel dettaglio tutti i suoi singoli abusi sessuali su ragazzi, giovani e anche novizi dei quali fu Direttore. Gli abusi narrati dal sacerdote sono esattamente 89 e l’ultimo che viene registrato in questo diario degli orrori – intitolato “La Storia” – è dell’ottobre 2008, poco più di un anno prima di morire e già gravemente malato. Il Diario di Alfonso Pedrajas comincia nel 1960 e gli eventi orrendi che si raccontano coprono un ampio arco di tempo, decenni, e ciò spiega il perché i gesuiti boliviani, che hanno ora aperto un’indagine ma che conoscevano i fatti da oltre 10 anni, sono stati costretti in questi giorni a sospendere diversi confratelli che in passato hanno avuto a che fare con “padre Pica” perché suoi superiori.
    Fernando Pedrajas, nipote del gesuita pedofilo, legge il Diario e denuncia
    La testimonianza del nipote del gesuita spagnolo, Fernando Pedrajas, è stata la chiave di volta per far crollare l’omertà su questi eventi coperti da un oblio voluto e organizzato.
    Il giornalista de “El País”, Julio Núñez, ha raccontato martedì scorso nel programma “Que no me pierda” come si sono sviluppati gli eventi e come questa storia è arrivata nelle mani de “El País” dal nipote di “padre Pica”. Il giornale entrò in contatto con un lettore che aveva spedito una e-mail ai redattori che stanno da tempo seguendo e documentando i fatti di pedofilia in Spagna. Il lettore – sappiamo oggi che si trattava del sr. Fernando Pedrajas – diceva si essere in possesso di un diario personale di un suo parente, tale “padre Pica”, nel quale confessava numerosi atti di pedofilia. Aggiungeva di aver provato a denunciare suo zio, già morto, usando il contenuto del diario, ma senza successo. In sostanza nessuno gli aveva dato ascolto. Il nipote chiedeva al giornale di aprire un’indagine. Da quel momento, i giornalisti cominciarono a leggere le 383 pagine del file “La Historia”. Sembrerebbe quasi certo che l’ultimo compagno di padre Pica fosse a conoscenza del contenuto del diario e quindi  che padre Pica fosse un pedofilo seriale. Dopo la morte di p. Pedrajas, il suo compagno inviò tutto alla famiglia a Madrid: computer, lettere, il diario, fotografie … Tutto però restò fermo  in un magazzino. Un giorno, nel 2011, il nipote Fernando dovendo sgomberare alcuni spazi per lavori di restauro, scoprì il diario dello zio. Con questo materiale in mano – dopo un’attenta e sbalordita lettura – lo stesso 2011 fece la denuncia alla procura, alla Compagnia di Gesù, al Collegio gesuita di Cochabamba “Giovanni XXIII”, in Bolivia, del quale questo suo zio, “padre Pica”, era stato anche rettore. Alla fine, di fronte alle risposte ricevute – “reati prescritti”, “è morto e non si processano i morti” – Fernando Pedrajas prese la decisine di rivolgersi ai giornalisti de “El País”.
    Perché nessuno fermò il prete Alfonso Pedrajas?
    Julio Núñez, giornalista de “El País” racconta che alla fine dello scorso mese d’ottobre 2022, le comunicazioni tra Fernando Pedrajas e la Compagnia di Gesù “sono state interrotte a causa della mancanza di fiducia”.  La Compagnia ha dichiarato a “El País” che la denuncia fatta dal nipote non era valida poiché era stata inviata tramite la posta elettronica, quindi in una modalità non riconosciuta e accettata dal Diritto Canonico”. Il giornale spagnolo scrive che “attualmente sappiamo che è stata aperta un’inchiesta i cui risultati sono stati mandati a Roma e successivamente in Vaticano”.
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    In queste ore le inchieste de “El País” (Spagna) rivelano un altro scandalo di pedofilia che coinvolge ancora i gesuiti della Bolivia. L’ex gesuita Pedro Lima, spagnolo, dichiara di aver denunciato, anni fa, altri due membri della Compagnia ugualmente spagnoli – Luis Tó e Antonio Gausset Capdevilla – che avrebbero abusato di decine di ragazzi e novizi. Dopo questa sua denuncia al provinciale Ramón Alaix, anche lui spagnolo, ricevette l’ordine di lasciare subito la Compagnia di Gesù. I fatti risalirebbero al 2001 secondo Lima.
    Fonte – El País
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    (es) Padre Hans Zollner, disertante del Seminario, Prevención de Abusos en  la Iglesia en Bolivia – 23 marzo 2023  (Video)
  • Le vittime argentine chiedono all’UE una leadership contro gli abusi sessuali sui minori

    Le vittime argentine chiedono all’UE una leadership contro gli abusi sessuali sui minori

    Paula García-Ajofrín e Bruno Fortea Miras – Bruxelles, 24 marzo (EFE).- Gli attivisti argentini Silvia Piceda e Sebastián Cuattromo combattono da più di un decennio contro quello che considerano “il crimine più impunito sulla Terra”, gli abusi sessuali subiti durante l’infanzia, e come sopravvissuti chiedono all’Unione Europea assumere la “leadership politica” nella lotta globale contro questo flagello.

    Piceda e Cuattromo hanno fondato nel 2012 l’associazione civile “Adultxs por los derechos de la infancia” con lo scopo di rompere il silenzio che, a loro dire, “ha protetto” il problema degli abusi sessuali nel mondo nel corso degli anni.

    In un tour europeo, questa coppia di attivisti ha fatto tappa a Bruxelles per incontrare i membri delle istituzioni comunitarie e sollecitare l’UE, in quanto “attore politico internazionale di grande rilevanza”, a dare priorità a questa “causa dei diritti umani dell’infanzia” che è la lotta contro gli abusi sui minori.

    “L’UE potrebbe dare un contributo molto significativo se decidesse di portare avanti politiche e azioni in America Latina, dove vediamo grandi limiti materiali quando si tratta di espandere e moltiplicare tutta la nostra esperienza nella regione”, ha sottolineato Sebastián Cuattromo in un’intervista a Efe.

    Cuattromo è stato vittima di abusi sessuali all’età di 13 anni da parte di un insegnante e religioso della scuola cattolica di Buenos Aires dove studiava, mentre Silvia Piceda è stata abusata tra i 9 e gli 11 anni da persone vicine a casa sua. Ora sono una coppia sentimentale e condividono la stessa vocazione attivista.

    Entrambi hanno raccontato a Efe di aver affrontato un “sentimento di vulnerabilità” e una lunga “lotta per il risarcimento e la giustizia” per rompere il tabù sociale che ancora circonda la pedofilia: “Tutto ciò che ha fatto è perpetuare il crimine e riempirci di colpa, vergogna e molto dolore ai sopravvissuti”, dice Piceda.

    “Gli abusi che abbiamo subito nella nostra infanzia, i bambini oggi continuano a soffrire e continueranno a soffrire fino a quando non ci sarà una società adulta che attivamente e con tutte le sue risorse ponga fine agli abusi sui minori”, afferma.

    Per evitare che ciò continui ad accadere, ritiene fondamentale che la società adulta “sia formata, sveglia e attenta” ai segnali rilasciati da ragazzi e ragazze che hanno subito abusi, soprattutto quando mostrano un qualche cambiamento di atteggiamento.

    Per questo chiedono la formazione di insegnanti, psicologi, medici e magistrati, nonché di tutte le persone che sono a contatto con i minori, e sottolineano l’importanza di sviluppare protocolli di trattamento per i bambini maltrattati e gli adulti sopravvissuti.

    UN BAMBINO SU CINQUE HA SUBITO VIOLENZA SESSUALE

    Secondo il Consiglio d’Europa, un bambino su cinque è stato vittima di violenza sessuale, con pratiche che includono contatto, stupro, molestie sessuali, esibizionismo, ricatto sessuale e pornografia.

    Inoltre, tra il 70% e l’85% dei casi, i ragazzi e le ragazze maltrattati conoscono i loro aggressori: “È qualcuno che ami e in cui riponi il tuo bisogno di cure e la tua fiducia. e livello emotivo”, ha rimarcato Cuattromo.

    In genere gli abusatori sono persone che si trovano in situazioni di potere, come è avvenuto con preti, insegnanti, medici o genitori, spiega Piceda.

    Per Piceda e Cuattromo, un altro ostacolo che devono affrontare le vittime di abusi sessuali su minori è la presunta mancanza di collaborazione da parte dei giudici, che, secondo quanto affermano, spesso tentano di “provare che la denuncia è falsa” sostenendo che “non c’è è qualche adulto, il più delle volte la madre, che lo ha indotto a parlare”.

    Entrambi gli attivisti spiegano a Efe che meno del 10% degli abusi arriva all’attenzione della Giustizia e che, “all’interno di quell’universo limitato”, solo un abuso finisce con il processo e la condanna del suo autore o autore.

    “Quindi, si sostiene che su 1.000 abusi che si verificano, 999 rimangono impuniti”, afferma Cuattromo.

    INTERNET COME AMPLIFICATORE

    Nel 2021, le società Internet hanno segnalato 85 milioni di immagini e video di abusi sessuali su minori in tutto il mondo, secondo gli ultimi dati della Commissione europea, che avverte che si tratta di un pericolo in aumento.

    Le piattaforme online hanno amplificato le possibilità per i pedofili di contattare e ricattare i bambini, e poi condividere i crimini che commettono nella vita reale attraverso la sfera digitale, quindi Piceda ritiene che Internet sia diventato “una grande piattaforma che moltiplica e facilita i pedofili”. EFE

    https://www.swissinfo.ch/spa/abusos-infancia_v%C3%ADctimas-argentinas-piden-a-la-ue-liderazgo-contra-el-abuso-sexual-infantil/48390216

  • Un tour in sette paesi per combattere gli abusi sessuali nell’infanzia

    Un tour in sette paesi per combattere gli abusi sessuali nell’infanzia

    Buenos Aires, 24 febbraio (EFE).- Dopo essersi presentati lo scorso ottobre davanti al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, gli argentini Silvia Piceda e Sebastián Cuattromo intraprendono questo sabato un tour di sette paesi con un obiettivo ben preciso: rendere visibile e combattere il abusi sessuali su minori.

    Questa coppia, fondatrice dell’associazione ‘Adultxs por los derechos de la infancia’, inizierà un viaggio di più di un mese attraverso Marocco, Italia, Francia, Germania, Belgio, Spagna e Portogallo, dove incontreranno i rappresentanti delle agenzie governative e civili per sensibilizzare su un crimine subito da “un bambino su cinque” nel mondo.

    «È un crimine che resta impunito perché la società adulta ha scelto di tacere (…). La cosa terribile è che gli abusatori continuano ad agire e che i bambini di oggi continuano ad avere difficoltà. Per questo abbiamo la obbligo di cambiare questa realtà e uscire per difendere i bambini di oggi”, ha detto Piceda in una conversazione con EFE.

    Il tour inizierà con attività a Casablanca, Rabat e Dakhla, e proseguirà dal 7 all’11 marzo a Roma.

    Successivamente, Piceda e Cuattromo visiteranno Parigi (13-17 marzo), Berlino (20-22 marzo), Bruxelles (23-24 marzo), Madrid (27-30 marzo) e Lisbona (31 marzo-2 aprile), città dove incontreranno i rappresentanti dell’Unesco, del Consiglio d’Europa e dell’Unione Europea, tra le altre istituzioni.

    “Speriamo che questo tour apra nuovi orizzonti e nuovi impegni istituzionali, che capiamo essere essenziali per trasformare la storia e affinché questa causa cominci ad avere la massima importanza politica per le nostre società”, afferma Cuattromo.

    GLI ABUSI NELLA CHIESA ARGENTINA

    Quando aveva 13 anni, Cuattromo ha subito abusi sessuali presso la Scuola Marianista di Buenos Aires: nel 2012 la Giustizia argentina ha condannato il suo aggressore, il fratello Fernando Picciochi, a dodici anni di carcere.

    A questo proposito, Cuattromo critica l’atteggiamento dell’arcidiocesi di Buenos Aires, guidata dall’allora cardinale Jorge Bergoglio, attuale papa Francesco, organizzazione che accusa di sostenere il Collegio Marianista, ente che gli ha offerto un risarcimento civile per i danni causati Finché l’ha tenuto segreto.

    Negli ultimi dieci anni, Cuattromo ha più volte richiesto un’udienza al Sommo Pontefice per affrontare questo tema, richiesta che, assicura, è stata “totalmente” ignorata e che spiegherà dettagliatamente il 9 marzo, in un’apparizione presso la sede del l’Associazione della Stampa Estera di Roma.

    “Non siamo mai stati ricevuti da lui e questo spiega una profonda sottovalutazione e ignoranza da parte, nientemeno, del primo papa argentino e latinoamericano della storia nei confronti delle vittime di abusi sessuali nella Chiesa cattolica in Argentina e in America Latina, ” si lamenta il co-fondatore di ‘Adultxs por los derechos de la infancia’. EFE

  • Abusi, Università Pontificia ritira laurea al gesuita Rupnik abusatore seriale di suore: «Indegno» mentre il Vaticano tace

    Abusi, Università Pontificia ritira laurea al gesuita Rupnik abusatore seriale di suore: «Indegno» mentre il Vaticano tace

    Città del Vaticano – Mentre in America Latina, nella Pontificia Università del Paranà, è stato deciso all’unanimità dal corpo docente di revocare per indegnità la laurea honoris causa al gesuita artista padre Marko Rupnik, visto il suo passato scomodo e imbarazzante di molestie sessuali su donne laiche e religiose, in Vaticano continua a resistere un ostinato silenzio. L’assenza di trasparenza in questo brutto caso di abusi evidenzia coperture ai massimi vertici della Chiesa: ad oggi nessuno ha sciolto il dilemma se a togliere la scomunica a Rupnik per aver violato il gravissimo reato canonico dell’assoluzione di complice sia stato ‘solo’ il prefetto della Congregazione della Fede, il cardinale gesuita Ladaria, oppure se la decisione sia stata presa direttamente da Papa Francesco.

    «La Pontificia Università Cattolica del Paraná (PUCPR) comunica che, alla luce dei fatti ampiamente riportati sugli eventi che hanno coinvolto Marko Ivan Rupnik, il Consiglio dell’Università della PUCPR, in una sessione straordinaria tenutasi il 13 febbraio 2023, in conformità con la Risoluzione n. 01/2023, ha approvato la revoca del titolo di Dottore Honoris Causa conferito il 30 novembre 2022 all’artista sloveno, ritenendolo “indegno” di tale omaggio» si legge nella delibera universitaria. Allo stesso modo altre istituzioni stanno valutando di ritirare analoghi conferimenti e, in parallelo, cresce la spinta a demolire i manufatti artistici di Rupnik – mosaici di scene evangeliche – contenuti in tante cappelle, chiese, monasteri del mondo. La domanda che viaggia sul we è sempre la stessa: è moralmente accettabile mantenere all’interno di un luogo sacro, dove la gente va a pregare e cercare Dio, le opere di un abusatore seriale?

    Più che un rompicapo ormai sembra un vicolo cieco. Il brutto caso del gesuita Marko Rupnik, accusato da diverse religiose di violenze sessuali e manipolazione della coscienza, è diventato l’esempio della scarsa trasparenza in Vaticano in tema di abusi sessuali. Le vicende legate a questo artista famosissimo e con amicizie importanti a ogni livello della Chiesa arrivano persino a gettare un’ombra sul pontificato. Papa Francesco in una intervista alla Associated Press ha però tagliato corto assicurando di non aver avuto nessun ruolo nella sua gestione. Eppure tanti dubbi restano sul tappeto.

    Papa Francesco in una intervista recente alla Ap ha smentito di avere avuto parte nel caso Rupnik: «Per me è stata una sorpresa, davvero. Questa persona, un artista di questo livello, per me è stata una grande sorpresa e una ferita». Francesco ha anche aggiunto di volere maggiore trasparenza. «E con la trasparenza arriva una cosa molto bella, che è la vergogna. La vergogna è una grazia».

    Di fatto il giallo resta ancora insoluto. Dopo una prima indagine all’interno della Compagnia di Gesù, il dossier era passato in Vaticano e il gesuita artista venne infatti condannato dalla Congregazione della Fede per il crimine canonico dell’assoluzione di complice che prevede la scomunica immediata del reo. Per la Chiesa si tratta di un peccato gravissimo. Rupnik però fu misteriosamente graziato poco tempo dopo, a suo favore intervenne una misura speciale che, tecnicamente, spetta  solo al pontefice.

    Ma Papa Francesco ha spiegato  alla Ap di essere intervenuto sul caso Rupnik solo proceduralmente e per mantenere la seconda serie di accuse delle nove donne vittime di abusi con lo stesso tribunale perché altrimenti «i percorsi procedurali si sarebbero divisi e poi tutto si confonde». Quanto al fatto che il Vaticano non abbia rinunciato alla prescrizione, il Pontefice concorda che sia giusto rinunciare «sempre» ai termini di prescrizione per i casi che coinvolgono minori e «adulti vulnerabili, per mantenere invece le tradizionali garanzie legali con i casi che coinvolgono altri soggetti».

    Le parole di Francesco hanno finito per far nascere ulteriori interrogativi oltre a quelli già esistenti. Tanto che la stampa americana ha subito evidenziato che i conti non quadrano. Se nel gennaio 2020 i giudici della Congregazione della Dottrina della Fede in modo unanime riconobbero Rupnik colpevole del gravissimo crimine, e nel maggio 2020 la scomunica fu cancellata con un colpo di spugna dal cardinale prefetto Ladaria (che difficilmente agisce autonomamente avendo bisogno di un placet superiore, quindi del Papa), la domanda che resta sul tappeto è che cosa sia accaduto dietro le quinte.

    Chi è intervenuto per aiutare il gesuita Rupnik? Ad aggravare il quadro ci fu  una altra strana decisione: nel marzo 2020 il Vaticano decise di affidare gli esercizi spirituali della curia proprio al gesuita che era stato appena scomunicato tanto che  effettivamente fu lui a predicare a cardinali e vescovi prima della quaresima di quell’anno. «Come è stato possibile che il Vaticano abbia affidato la predicazione degli esercizi spirituali al gesuita che era appena stato scomunicato dalla Congregazione della Dottrina della Fede?». Rupnik era stato chiamato a sostituire all’ultimo momento il predicatore padre Cantalamessa che era a casa con l’influenza.

    Il sito para vaticano Sismografo annota: «Non si sa chi prese la decisione di chiamare Rupnik. I massimi responsabili della Segreteria di Stato erano ancora ad Ariccia per l’annuale settimana di Esercizi spirituali e il Papa faceva altrettanto a Santa Marta, colpito da raffreddore. Questo tipo di decisione in teoria spetta al Sostituto della Segretaria di stato, il venezuelano Peña Parra. Il Sostituto è una persona molto vicina al Papa ed è possibile che Peña Parra abbia parlato con il Pontefice  della situazione venutasi a creare con l’impedimento di padre Cantalamessa. Il nome del gesuita Rupnik poteva venire fuori in modo spontaneo e immediato non solo per l’esperienza del sacerdote in materia di Esercizi spirituali ma anche per la relazione molto stretta con Papa Bergoglio».

    In Vaticano è risaputo che Rupnik ha goduto di amicizie e coperture influenti già ai tempi di Wojtyla. I gesuiti della Compagnia di Gesù di recente hanno fatto un riassunto del doloroso caso  evidenziando che da parte loro era già stata aperta una inchiesta preliminare per fare chiarezza sulle accuse di  «molestie sessuali e di assoluzione di una complice (…) nel peccato contro il sesto comandamento».

    Già nel 2019 l’indagine preliminare aveva appurato che le «accuse erano credibili» e che era stato inviato un plico alla Congregazione per la Dottrina della Fede;  nel frattempo a Rupnik erano state imposte “misure restrittive cautelari” a gennaio 2020, qualche settimana prima della predica per la Curia romana del primo venerdì della Quaresima, all’unanimità fu emessa la sentenza di colpevolezza: «c’è stata effettivamente l’assoluzione di una complice».

    https://www.ilmattino.it/primopiano/vaticano/abusi_rupnik_papa_francesco_universita_laurea_coperture_vaticano_suore_vittime_cardinali_ladaria_de_donatis-7232837.html

  • Prof di religione invia foto hard ai suoi studenti. Denuciano in tre: indaga la procura di Latina

    Prof di religione invia foto hard ai suoi studenti. Denuciano in tre: indaga la procura di Latina

    Messaggi hard agli studenti minorenni, per questo un professore di religione è finito sotto inchiesta della procura di Latina. Sono stati i ragazzi a raccontare tutto ad altri professori e con il loro supporto hanno denunciato l’accaduto al dirigente scolastico.

    Secondo il racconto, l’insegnante, un supplente, aveva stretto un rapporto amichevole con gli studenti di varie classi, ma dopo qualche mese, verso l’estate, ha cominciato a cambiare atteggiamento e inviare su Instagram i messaggi hard.

    https://roma.repubblica.it/cronaca/2023/02/02/news/professore_religione_foto_hard_latina-386177798/

  • La fine di un papato paradossale

    La fine di un papato paradossale

    , The Guardian – Il 31 dicembre 2022 è morto Joseph Aloisius Ratzinger, papa Benedetto XVI, che l’11 febbraio 2013 aveva rinunciato al pontificato. Questo articolo è stato pubblicato il 15 febbraio 2013 nel numero 987 di Internazionale.

    Le dimissioni di Benedetto XVI, annunciate l’11 febbraio, segnano la fine di un pontificato infelice e discusso durato otto anni. Joseph Ratzinger è arrivato alla più alta carica della gerarchia cattolica con la fama di intellettuale provocatorio e conservatore. I messaggi che ha cercato di trasmettere, però, sono stati smorzati da una serie di polemiche che lui stesso ha contribuito ad alimentare e dallo scalpore suscitato, soprattutto in Europa, dagli abusi sui minorenni commessi dai sacerdoti.

    Dato che Ratzinger ha trascorso quasi un quarto di secolo in Vaticano era ovvio, per i cardinali che lo avevano eletto, aspettarsi che ne comprendesse bene le dinamiche interne e che fosse disposto a migliorarne il funzionamento. Anche se era stato un influente e fidato luogotenente di Giovanni Paolo II, però, il nuovo papa rappresentava un paradosso. Da un lato era intellettualmente spietato. E non per niente si era guadagnato il soprannome di “rottweiler di Dio”. Dall’altro lato, come molti studiosi, era timido e totalmente privo del vigore necessario a riformare un clero da sempre refrattario al cambiamento.

    Gli abusi sessuali
    Gli scandali legati agli abusi sessuali hanno dominato gli otto anni in cui Benedetto XVI ha guidato i cattolici di tutto il mondo. Prima che diventasse papa c’erano stati scandali negli Stati Uniti e in Irlanda. Nel 2010, tuttavia, sono emerse prove di abusi sessuali commessi dai sacerdoti in molti paesi dell’Europa continentale, in particolare inAustria, Belgio, Paesi Bassi, Norvegia e Germania, e uno di questi scandali toccava personalmente il papa. Si è saputo, infatti, che all’epoca in cui Ratzinger era arcivescovo a Monaco, un prete noto per aver molestato dei ragazzini era stato trasferito in modo discreto, e dopo un po’ di tempo aveva avuto il permesso di esercitare di nuovo le sue funzioni pastorali a contatto con i giovani. L’ondata di accuse ha provocato una battuta d’arresto per il progetto alla base del pontificato di Benedetto XVI, che si proponeva di avviare la rievangelizzazione dell’Europa, il cuore del cattolicesimo: per questo motivo il papa aveva scelto di chiamarsi come il santo patrono del continente, san Benedetto da Norcia. Ora che si prepara a lasciare il suo incarico, in Europa i fedeli sono meno di quanti erano quando è stato eletto. Secondo molti, questo si deve in gran parte alla rabbia e alla disperazione dei cattolici per gli scandali sessuali.

    Per i sostenitori di Benedetto XVI si tratta di un esito paradossale e profondamente ingiusto. Nel 2001 il suo predecessore, Giovanni Paolo II, aveva affidato la gestione dei casi di abusi sessuali alla Congregazione per la dottrina della fede, all’epoca diretta da Joseph Ratzinger. Con grande diligenza il futuro Benedetto XVI aveva letto personalmente gran parte delle testimonianze e, riferiscono i suoi difensori, ne era rimasto profondamente scosso e commosso. A partire da quel momento, proseguono i suoi sostenitori, fu determinato – molto più del suo predecessore – a fare tutto ciò che era in suo potere per impedire le violenze sessuali dei preti cattolici su bambini e adolescenti. E pare si riferisse proprio a questo quando, nel 2005, mentre Giovanni Paolo II giaceva agonizzante, espresse disprezzo per “la sporcizia che c’è nella chiesa”.

    Prima di essere eletto, Ratzinger aveva inasprito le procedure per gestire il problema dei preti pedofili. Secondo i suoi oppositori, però, una lettera inviata nel 2001 alle diocesi di tutto il mondo non aveva chiarito a sufficienza la responsabilità dei vescovi nell’informare le autorità civili. Era proprio a causa della loro abituale riluttanza che le prove degli abusi non erano emerse prima.

    Benedetto XVI è stato accusato di scarso vigore nel perseguire i suoi scopi anche dopo essere stato nominato papa. Non ha mostrato, per esempio, la volontà di introdurre riforme specifiche per individuare e allontanare i potenziali violentatori prima che fossero destinati al servizio pastorale. Come ha messo in evidenza nella sua lettera del 2010 ai cattolici irlandesi, riteneva i peccati del clero più un’espressione della carenza della loro santità che il prodotto di procedure difettose. E ha aspettato fino al2010 per creare un dicastero incaricato della missione che inizialmente avrebbe dovuto essere al cuore del suo pontificato. Perfino allora gli addetti ai lavori hanno giudicato il Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione una struttura priva di una reale influenza.

    La mancata riforma della curia
    Un obiettivo secondario del pontificato diBenedetto XVI era dare uno scossone alla curia romana, il cuore amministrativo della chiesa cattolica. Giovanni Paolo II non si era occupato della riorganizzazione dell’apparato burocratico, e al termine del suo pontificato, durato 26 anni, la curia aveva un disperato bisogno di modernizzazione. Per due volte Benedetto XVI ha cercato di unificare i dipartimenti, e per due volte i suoi tentativi sono stati respinti. Al contrario, con la creazione del nuovo dicastero perla rievangelizzazione, oggi la burocrazia vaticana è ancora più macchinosa e intricata di prima.

    Molto schivo dal punto di vista umano, Benedetto XVI aveva contatti limitati nella curia, come è apparso evidente dalla scelta dei suoi collaboratori. Ha nominato segretario di stato il suo ex segretario alla Congregazione per la dottrina della fede, il cardinale Tarcisio Bertone, un prelato affabile ma senza alcuna esperienza del dicastero che era chiamato a dirigere. L’incapacità del papa di imporsi sulla curia gli è costata molto cara anche a causa della sua riluttanza a consultarsi con altri sull’impatto che le sue parole e le sue decisioni avrebbero potuto avere fuori dal Vaticano.

    Nella prima parte del suo pontificato questo si è tradotto in una serie di gaffe. Nel 2006 ha fatto infuriare i musulmani quando, durante una lectio magistralis all’università di Ratisbona, dove aveva studiato, ha scelto una citazione in cui si diceva che Maometto non aveva portato altro che “cose cattive e disumane”. Poi ha offeso le comunità indigene dell’America Latina sostenendo che la colonizzazione del loro continente non aveva implicato “l’imposizione di una cultura straniera”. E ha fatto arrabbiare gli ebrei consentendo un più ampio ricorso alla liturgia tridentina, che include una preghiera del venerdì santo in cui si chiede che gli ebrei siano “sottratti alle loro tenebre”. Nel 2009 è esplosa un’altra polemica dopo la remissione della scomunica di quattro vescovi appartenenti all’ultratradizionalista Fraternità sacerdotale san Pio X. Uno di loro, il britannico Richard Williamson, è un negazionista dell’Olocausto. Il Vaticano ha fatto sapere che il papa non conosceva le opinioni di Williamson. Una giustificazione debole, soprattutto tenendo conto della vulnerabilità in questo ambito di un papa che, da ragazzo, aveva fatto parte della gioventù hitleriana.

    L’aids e i preservativi
    I cardinali che hanno eletto papa Joseph Ratzinger chiaramente avevano sperato in un pontificato di breve durata dopo il lungo regno del suo predecessore. Quando è stato eletto, Ratzinger era il pontefice più anziano dal 1730, e la sua età avanzata è stata sempre più evidente durante i suoi ultimi viaggi all’estero e nel suo tanto pubblicizzato tentativo di tenere il passo con il mondo moderno aprendo un account su Twitter.

    Scegliendo un uomo che aveva affiancatoGiovanni Paolo II in alcune delle più importanti decisioni del suo pontificato, i cardinali avevano inoltre votato per la continuità. Se lo scopo del conclave del 2005 era dare vita a un tranquillo pontificato tappabuchi, i cardinali che lo hanno architettato sono rimasti delusi. Nel 2009 è esplosa un’altra polemica quando Benedetto XVI ha dichiarato che la distribuzione di preservativi in Africa non solo non serviva a limitare la diffusione dell’hiv, ma addirittura peggiorava la situazione. In quell’occasione sono arrivate critiche da parte di alcuni governi e degli organismi internazionali. Perciò è bizzarro che lo stesso papa, in un’intervista del 2010, abbia dichiarato che l’uso del preservativo da parte di una prostituta che desiderava proteggere se stessa o i suoi clienti dal virus dell’hiv poteva essere giustificato come un’assunzione di responsabilità morale. In quell’occasione i funzionari vaticani si sono affrettati a sottolineare che il papa non voleva giustificare i metodi artificiali di controllo delle nascite. Il suo riferimento tuttavia metteva in discussione il rifiuto della chiesa di autorizzare l’uso del preservativo anche solo per prevenire le malattie. Alla fine potrebbe essere proprio questa l’iniziativa più significativa del pontificato di BenedettoXVI.

    (Traduzione di Giusy Muzzopappa)

    https://www.internazionale.it/opinione/john-hooper/2022/12/31/ratzinger-papato-paradossale