Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia/ In arrivo lettera Vaticano a vescovi di tutto il mondo Linee-guida dopo aggiornamento di diritto canonico di anno scorso

    Pedofilia/ In arrivo lettera Vaticano a vescovi di tutto il mondo Linee-guida dopo aggiornamento di diritto canonico di anno scorso

    Città del Vaticano, 9 mag. (TMNews) – Verrà pubblicata prossimamente, forse già nei prossimi giorni, la lettera circolare della congregazione della Dottrina della fede alle conferenze episcopali di tutto il mondo sulle linee-guida da seguire di fronte ai casi di pedofilia.

    L’iniziativa era stata preannunciata all’epoca in cui, a luglio scorso, il Vaticano presentò l’aggiornamento delle norme canoniche in materia di abusi sessuali del clero e, più in generale, dei delitti considerati dalla Chiesa eccezionalmente gravi (‘delicta graviora’). L’ex Santo Uffizio, spiegò il portavoce vaticano Federico Lombardi, “sta attualmente studiando come aiutare gli Episcopati del mondo a formulare e sviluppare in modo coerente ed efficace le indicazioni e direttive necessarie ad affrontare la problematica degli abusi sessuali di minori da parte di membri del clero o nell’ambito di attività o istituzioni connesse alla Chiesa, con riguardo alla situazione e ai problemi della società in cui operano”. A novembre, in occasione di una riunione di cardinali che precedette il Concistoro convocato da Benedetto XVI, sull’argomento è tornato il prefetto della congregazione della Dottrina della fede. Il cardinale statunitense William Levada ha offerto in quella sede “un aggiornamento circa la legislazione canonica riguardante il delitto di abuso sessuale sui minori, e ha quindi svolto alcune osservazioni circa la più ampia responsabilità dei Vescovi per la tutela dei fedeli loro affidati. In ciò si è ispirato alle parole del Santo Padre, al suo esempio di ascolto e di accoglienza per le vittime, e ha parlato della collaborazione con le autorità civili e della necessità di un efficace impegno di protezione dei bambini e dei giovani e di un’attenta selezione e formazione dei futuri sacerdoti e religiosi. Infine – sottolineava una nota vaticana – ha informato sul lavoro di preparazione di una Lettera circolare della Congregazione alle Conferenze episcopali sulle linee guida da offrire per un programma coordinato ed efficace nella direzione sopra descritta”.

    Sul tema della collaborazione con le autorità civili, in particolare, la normativa canonica non prescrive– né vieta – la denuncia la denuncia di un sacerdote pedofilo alle autorità civili da parte di un vescovo o di un qualsiasi uomo di Chiesa a conoscenza di abusi sessuali su minori. Nei mesi scorsi, tuttavia, Benedetto XVI non ha mai mancato di incoraggiare i vescovi a cooperare con la giustizia civile. In assenza di altre indicazioni normative, sul tema fa testo un passaggio contenuto nelle ‘linee-guida’ pubblicate a inizio estate dalla Santa Sede: “Va sempre dato seguito alle disposizioni della legge civile per quanto riguarda il deferimento di crimini alle autorità preposte”. La frase, ha avuto a spiegare mons. Charles J. Scicluna, il promotore di giustizia della Congregazione per la dottrina della fede (il ‘procuratore generale’ della Santa Sede), è stata inserita per “dare il segnale che la confidenzialità dei procedimenti canonici non è mai un impedimento al dovere di denuncia e non va mai a scapito dell’obbedienza alle leggi civili”. Ora, a quanto si apprende, è in procinto di essere pubblicata la nuova lettera circolare, che potrebbe definire meglio anche il rapporto tra giustizia ecclesiastica e giustizia canonica.

  • Preti pedofili. La loro arma si chiama prescrizione, L’Italia non ratifica la convenzione di Lanzarote

    Preti pedofili. La loro arma si chiama prescrizione, L’Italia non ratifica la convenzione di Lanzarote

    L’arma in più dei pedofili si chiama prescrizione  Mer, 04/05/2011 – 09:30

    Federico Tulli

    IL CASO. In Italia i termini temporali entro cui è possibile denunciare un abuso sono troppo brevi. La vicenda delle vittime di don Cantini e la mancata ratifica della Convenzione di Lanzarote.

    Violentare decine di bambine per oltre 20 anni, essere denunciato e considerato colpevole in base a prove e testimonianze inoppugnabili. E farla franca. In Italia è possibile, grazie alla brevità dei termini di prescrizione previsti per gli abusi “sessuali” (10 anni) e all’inerzia del Parlamento. Il caso dell’ex parroco fiorentino Lelio Cantini, autore di violenze su alcune minorenni di età compresa fra i 10 e i 17 anni, per il quale lunedì scorso il gip ha accolto la richiesta di archiviazione avanzata dal pm Paolo Canessa, riaccende i riflettori su di un nodo irrisolto nella difficile battaglia contro la pedofilia.

    Gli ultimi abusi denunciati dalle vittime risalgono al 1993 e questo mette al riparo da un’azione penale Cantini. Il quale nel frattempo è stato spretato dalla curia fiorentina. Della necessità di rivedere i termini di prescrizione si è molto parlato sulla scia degli scandali che hanno colpito la Chiesa cattolica di mezza Europa tra il 2009 e il 2010, quando il governo italiano rappresentato dalla ministra per le Pari opportunità, Mara Carfagna, ha ospitato la cerimonia di presentazione della campagna anti-pedofilia lanciata dal Consiglio d’Europa.

    In quella occasione, era il 29 novembre 2010, Carfagna assicurò che anche il nostro parlamento «nelle prossime settimane» avrebbe ratificato la Convenzione di Lanzarote per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso “sessuale”. Il testo di legge contiene tra le altre misure, il raddoppio dei termini di prescrizione entro cui è possibile denunciare l’abuso, l’introduzione del reato di apologia della pedofilia, e l’inasprimento delle pene.

    Da quel giorno più che settimane sono passati mesi (per la precisione, sei), ma la norma è arenata alla Camera senza che nessuno sappia dire quando riprenderà l’iter di approvazione. Considerando la particolare ferocia del reato e, sopratutto, le conseguenze a livello psichico che subisce la vittima di un ’abuso, da tempo è in atto in Europa una campagna per l’eliminazione di qualsiasi termine di prescrizione per questo crimine. Non sono affatto rari i casi in cui chi ha subito una violenza in tenera età impieghi anni, se non decenni (come nel caso delle donne abusate da don Cantini), a vincere vergogna, sensi di colpa, diffidenza dei familiari e dell’ambiente in cui vive prima di rivolgersi a uno specialista o all’autorità giudiziaria per raccontare quanto subito.

    In Italia, grazie alla cosiddetta ex Cirielli la prescrizione per il reato di “pedofilia” (termine tuttora assente dal nostro codice penale) fu abbassata da 15 a 10 anni. Altrove l’approccio istituzionale è ben diverso. Ad esempio, in Germania, la pressione dell’opinione pubblica e la notevole sensibilità del governo di Angela Merkel ha fatto sì che dopo gli scandali scoppiati in numerosi istituti scolastici del Paese retti da gesuiti venisse approvata il 23 marzo scorso un disegno di legge che prevede un allungamento dei tempi di prescrizione delle responsabilità civili per questi reati da tre a 30 anni. Una misura inevitabilmente destinata a rafforzare la posizione delle vittime nelle procedure penali relative a questi casi.

    Di notevole importanza sono, almeno sulla carta, anche le Nuove norme approvate a maggio 2010 in Vaticano da Benedetto XVI, che fanno scattare la prescrizione dopo 20 anni dal compimento della maggiore età del minore «con» cui il «chierico» ha compiuto l’atto “sessuale”. Infine, il 27 aprile scorso, la Conferenza episcopale cilena a fronte del clamoroso “caso Karadima” (sacerdote ottuagenario molto noto nel Paese e tra i più influenti religiosi nella Chiesa del Cile), ha emanato un Protocollo che consente alle gerarchie locali d’indagare anche nelle vicende in cui sia già subentrata la prescrizione.

  • FIRENZE: LE OMISSIONI DELL´ALLIEVO MANIAGO E QUELLA NOTTE A LUCI ROSSE IN SAGRESTIA

    FIRENZE: LE OMISSIONI DELL´ALLIEVO MANIAGO E QUELLA NOTTE A LUCI ROSSE IN SAGRESTIA

    L´inchiesta penale sugli abusi nella parrocchia della Regina della Pace deve fermarsi. Ma la questione morale resta dolorosamente aperta e investe anche il vescovo ausiliare di Firenze Claudio Maniago.
    martedì 03 maggio 2011-la Repubblica – Firenze

    Firenze – L´inchiesta penale sugli abusi nella parrocchia della Regina della Pace deve fermarsi. Ma la questione morale resta dolorosamente aperta e investe anche il vescovo ausiliare di Firenze Claudio Maniago, che di don Lelio Cantini è stato l´allievo più amato e più brillante. Scrive il gip Paola Belsito: «Restano cristallizzate nel fascicolo processuale le tante testimonianze di sopraffazione, di violenze fisiche e morali, di umiliazioni… Testimonianze che raccontano di un clima terribile, pesante, tetro, autoritario, blasfemo… perdurato per tantissimi anni». Un clima nel quale don Cantini, «approfittando evidentemente del suo carisma, della sua notevole capacità di imbonire,… riuscì a far credere a molti di essere il “Signore”». Mentre Rosanna Saveri, la perpetua, «otteneva potere ed obbedienza dichiarandosi la “Madonna”, colei che aveva le visioni».

    A questa realtà di abusi fisici e morali, il vescovo Claudio Maniago avrebbe potuto porre fine, sostengono i magistrati. A lui si erano rivolti i suoi ex compagni di parrocchia, a lui avevano chiesto di intervenire. «I fatti che riguardano don Cantini sono stati per me fonte di sconvolgimento, anzi di interiore sbigottimento», dichiarò il vescovo ausiliare il 13 ottobre 2008. Ma tre anni prima, secondo le accuse, aveva invitato un ex parrocchiano a «lasciar perdere» con le sue denunce contro il sacerdote, «aggiungendo che il tutto si poteva ritorcere contro le vittime con conseguenze negative per loro, in quanto svolgevano attività professionali legate alla diocesi». «Velate minacce», le definisce il gip. Non punibili, tuttavia, perché non è stata presentata denuncia.

    Stessa sorte per il racconto di un testimone che nell´aprile 2007, dopo aver visto su Repubblica una foto di gioventù di Claudio Maniago, fu certo di riconoscerlo come il protagonista («il padrone») di una serata sado-maso organizzata nel 1996 da alcuni sacerdoti nella sagrestia di una chiesa non lontana da Cecina. Una serata così sconvolgente che l´uomo, che pure aveva messo un annuncio nella rubrica di incontri sado-maso di una rivista gay, a un certo punto disse basta e fuggì. Il sacerdote che aveva risposto al suo annuncio lo contattò dopo qualche giorno, offrendogli del denaro. Nell´ottobre 2007 i carabinieri del Ros hanno trovato la documentazione bancaria relativa al bonifico bancario di 4 milioni di lire, «proveniente proprio da un conto intestato “parrocchia per contributo” e ricevuto, sempre a dire del testimone, al fine di facilitare una sorta di “tacitazione” per gli abusi da lui subìti». I magistrati ritengono che il testimone sia credibile. Ma anche in questo caso la giustizia deve fermarsi perché l´uomo, pur sostenendo di aver subìto violenze, non ha mai presentato querela.

    «Né d´altronde – scrive il pm Paolo Canessa – il vescovo ausiliare di Firenze Claudio Maniago, chiamato esplicitamente in causa dal testimone, risulta aver presentato, a sua volta, alcuna denuncia per calunnia per i fatti addebitatigli». Obietta l´avvocato Valerio Valignani, che assiste monsignor Maniago: «E´ una storia falsa. Ma il testimone parlava di un rapporto fra adulti, non riferiva alcun reato. Come poteva il vescovo presentare una denuncia per calunnia?». Quanto alle «velate minacce» agli ex amici di parrocchia, l´avvocato sostiene che più probabilmente si trattava di inviti alla prudenza: «Tanto erano minacce che i parrocchiani non si sono fermati». Di fronte al silenzio della Curia si sono rivolti al Vaticano (senza esito) e infine alla stampa. E soltanto allora, finalmente, sono stati ascoltati.

    www.gaynews.it/view.php?ID=86688

    Firenze, 3 mag. – (Adnkronos) – ”Presso la Congregazione per la Dottrina della Fede, dove sono arrivate lettere di denuncia, non c’e’ nessun fascicolo aperto sul Vescovo ausiliare di Firenze e il fatto che monsignor Maniago sia ancora al suo posto e’ un segnale evidente che il suo mandato mantiene tutta la sua validita”’. Lo si legge in un editoriale sul settimanale dei vescovi toscani, ‘Toscanaoggi’, in merito a quanto scritto da qualche giornale fiorentino, che oggi parlava di indagini a carico del vescovo ausiliare di Firenze, monsignor Claudio Maniago, da parte della Congregazione della Dottrina della Fede.

    ”Di tutto quello che e’ emerso in questi giorni, la cosa che merita davvero attenzione – si legge nell’editoriale che riflette la posizione della Curia fiorentina – e’ la voce delle vittime, che chiedono ascolto dalla Chiesa e invocano un ‘gesto di accoglienza e di pacificazione’. A questo riguardo bisogna ricordare (e anche le vittime lo hanno sottolineato in questi giorni) che l’arcivescovo Giuseppe Betori ha gia’ avuto su questa vicenda parole chiare e forti”, in riferimento alle vittime dell’ex sacerdote don Lelio Cantini, condannato per abusi sessuali su minori.

    03/05/2011

  • Ex vescovo pedofilo chiede asilo al Vaticano per sfuggire alla rabbia della gente

    Ex vescovo pedofilo chiede asilo al Vaticano per sfuggire alla rabbia della gente

    9 aprile 2011

    Impaurito dalla reazione dei cittadini che sono andati a cercarlo, il prete ha riparato nell’ambasciata della santa sede a Bruxelles

    Inseguito dall’indignazione popolare per gli atti di pedofilia dei quali fu protagonista, l’ex vescovo di Bruges, Roger Vangheluwe, ha chiesto asilo diplomatico riparando nell’ambasciata della Santa Sede a Bruxelles.

    CHI E’ – Il suo nome non era stato dimenticato dall’opinione pubblica, che si attendeva di vederlo processato per quanto compiuto sui bambini circa trent’anni fa e svelato ad aprile dello scorso anno. Quando si e’ saputo che i reati sono stati prescritti, la voce della rabbia popolare si e’ fatta sentire fin dentro le stanze della remota abbazia nelle Fiandre in cui l’anziano prete, 74 anni, si era ritirato dopo aver confessato almeno un abuso ed essersi dimesso dall’incarico. Il caso di Vangheluwe fu uno di quelli sollevati dalla commissione d’inchiesta voluta dal Vaticano e presieduta dallo psichiatra per l’infanzia Peter Adriaenssens. Il rapporto della Commissione fa luce su almeno 450 casi di pedofilia nella chiesa, avvenuti tra il 1960 e il 1985. Tredici delle vittime degli atti sessuali, sottolinea il rapporto, si suicidarono. L’ex vescovo avrebbe poi lasciato il Belgio su ordine della Congregazione vaticana per la dottrina della fede. Lo rende noto la nunziatura vaticana a Bruxelles in un comunicato. ‘La Congregazione – si legge in un comunicato – ha deciso che, anche se gli abusi sessuali commessi su suo nipote sono prescritti secondo il Diritto canonico, mons. Vangheluwe deve lasciare il Belgio e iniziare un periodo di cura spirituale e psicologica’. Il vescovo, dopo le sue dimissioni, ha vissuto in vari luoghi, senza un indirizzo fisso, e – informa il comunicato – ‘ha gia’ lasciato il Paese’.

    CONFESSIONE – L’ex Vescovo aveva confessato i suoi abusi anche in una lettera pubblica:

    Quando ero ancora un semplice sacerdote e per un certo tempo all’inizio del mio episcopato, ho abusato sessualmente di un giovane dell’ambiente a me vicino. La vittima ne è ancora segnata. Nel corso degli ultimi decenni, ho più volte riconosciuto la mia colpa nei suoi confronti, come nei confronti della sua famiglia, e ho domandato perdono. Ma questo non lo ha pacificato.
    E neppure io lo sono.

    http://www.giornalettismo.com/archives/120…ia-della-gente/

  • Bolzano: Pedofilia, Curia denuncia parroco Martin Steiner. La Procura: è innocente, PM chiedono archiviazione

    Bolzano: Pedofilia, Curia denuncia parroco Martin Steiner. La Procura: è innocente, PM chiedono archiviazione

    Padre Martin Steiner, prete dell’Ordine Teutonico, a due manifestazioni degli ultranazionalisti altoatesini (Schutzen) del 2006 e 2009:

    La diocesi di Bolzano in passato si è distinta per aver protetto e difeso alcuni preti pedofili

    1) don Giorgio Carli (condannato in Cassazione al risarcimento civile, reato prescritto), dice ancora messa, essendo stato reintegrato:http://laici.forumcommunity.net/?t=25579021

    2) don Hansjoerg Rigger, teologo condannato in primo grado e in appello per pedopornografia: http://laici.forumcommunity.net/?t=10663858

    3) don Peter Gschnitzer, che ha patteggiato per pedopornografia: http://laici.forumcommunity.net/?t=20509098

    4) Nel caso di don Alois Kranebitter, protetto dal vescovo Gargitter, è intervenuta la sospensione da parte del vescovo Golser:http://laici.forumcommunity.net/?t=38608151

    5) nel caso di una suora pedofila l’istituto in provincia di Bolzano ha risarcito la vittima con …. 1.500 €: http://laici.forumcommunity.net/?t=39571525

    Da notare che la diocesi ha da tempo invitato le v ittime a denunciare i preti alla diocesi (anziché alla magistratura): http://laici.forumcommunity.net/?t=36060993


    Pedofilia: curia sospende prete e lo denuncia alla procura
    La Diocesi: ”Decisamente dalla parte dei minori’
    30 marzo, 10:45

    (ANSA) – BOLZANO, 30 MAR – Un parroco altoatesino sospettato di ”inopportuni contatti” con alcuni bambini e’ stato sospeso dall’incarico e la curia stessa ne ha dato segnalazione alla procura. Il religioso sarebbe stato segnalato dai genitori di Vilpiano, un paesino nella valle dell’Adige fra Bolzano e Merano. ”Queste decisioni – sottolinea la curia – non sono anticipazioni di giudizio, ma vanno nella direzione intrapresa dalla Diocesi che e’ decisamente dalla parte dei minori”.

    www.ansa.it/web/notizie/regioni/tre…1529445522.html

    30-03-2011
    BOLZANO: DIOCESI SOSPENDE PARROCO VILPIANO, ANCHE DALL’INSEGNAMENTO

    (ASCA) – Bolzano, 30 mar – ”La Diocesi auspica che la questione si chiarisca al piu’ presto”. Cosi’ in una nota la curia diocesana di Bolzano e Bressanone, in merito lla notizia – ”appresa con grande rammarico” – di una segnalazione da parte di alcuni genitori nei confronti di p.

    Martin Steiner OT, parroco di Vilpiano. Nei giorni scorsi alcuni genitori hanno notificato per iscritto i timori che da parte del religioso ci siano stati inopportuni contatti con alcuni bambini, sia durante le lezioni di religione presso la scuola elementare di Nalles, che in parrocchia. ”La Diocesi, prendendo sul serio questa segnalazione e avendo come compito primario il bene dei minori, ha parlato con il religioso, con la Sovrintendenza scolastica e con il Superiore dell’ordine religioso; anche la Procura e’ stata informata”, si legge nella nota. Il Consiglio Pastorale Parrocchiale di Vilpiano e’ stato informato dalla Diocesi che la Sovrintendenza scolastica ha sospeso p. Martin Steiner dall’insegnamento della religione, e che e’ stato temporaneamente esonerato dall’incarico di parroco. ”Per il momento sara’ il decano di Terlano, don Josef Leiter, a guidare la parrocchia di Vilpiano in qualita’ di amministratore parrocchiale. Queste decisioni non sono anticipazioni di giudizio, ma vanno nella direzione intrapresa dalla Diocesi che e’ decisamente dalla parte dei minori”, afferma ancora la nota della curia. ”La Diocesi si impegna per una cultura attenta a promuovere una pedagogia che favorisca la crescita della personalita’ di ogni bambino e giovane. C’e’ comunque da tener in considerazione il fatto che nei quotidiani rapporti non si deve arrivare a colpevolizzare qualsiasi contatto fisico e occorre il giusto equilibrio tra vicinanza e distanza”.

    www.asca.it/regioni-BOLZANO__DIOCES…O-594352–.html

    Abusi,prete sospeso e denunciato dalla diocesi

    Un parroco altoatesino sospettato di «inopportuni contatti» con alcuni bambini è stato sospeso dall’incarico e la curia stessa ne ha dato segnalazione alla procura.

    VATICANISTA DE LA STAMPA

    ”la diocesi auspica che la questione si chiarisca al piu’ presto”. cosi’ in una nota la curia diocesana di bolzano e bressanone, in merito lla notizia – ”appresa con grande rammarico” – di una segnalazione da parte di alcuni genitori nei confronti di p. martin steiner ot, parroco di vilpiano. nei giorni scorsi alcuni genitori hanno notificato per iscritto i timori che da parte del religioso ci siano stati inopportuni contatti con alcuni bambini, sia durante le lezioni di religione presso la scuola elementare di nalles, che in parrocchia. ”la diocesi, prendendo sul serio questa segnalazione e avendo come compito primario il bene dei minori, ha parlato con il religioso, con la sovrintendenza scolastica e con il superiore dell’ordine religioso; anche la procura e’ stata informata”, si legge nella nota. il consiglio pastorale parrocchiale di vilpiano e’ stato informato dalla diocesi che la sovrintendenza scolastica ha sospeso p. martin steiner dall’insegnamento della religione, e che e’ stato temporaneamente esonerato dall’incarico di parroco. ”per il momento sara’ il decano di terlano, don josef leiter, a guidare la parrocchia di vilpiano in qualita’ di amministratore parrocchiale. queste decisioni non sono anticipazioni di giudizio, ma vanno nella direzione intrapresa dalla diocesi che e’ decisamente dalla parte dei minori”, afferma ancora la nota della curia. ”la diocesi si impegna per una cultura attenta a promuovere una pedagogia che favorisca la crescita della personalita’ di ogni bambino e giovane. c’e’ comunque da tener in considerazione il fatto che nei quotidiani rapporti non si deve arrivare a colpevolizzare qualsiasi contatto fisico e occorre il giusto equilibrio tra vicinanza e distanza”.

    www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubr…ne=524&sezione=

    Vilpian: Pater Martin Steiner nach Vorwürfen entpflichtet

    Schwere Vorwürfe haben Eltern von Schülern der Grundschule Nals gegenüber Pater Martin Steiner, Pfarrer von Vilpian und Religionslehrer in Nals, erhoben.

    In einem Brief äußerten sie den Vorwurf, dass es sowohl während des Religionsunterrichtes als auch in der Pfarrei zu einer „Grenzverletzung“ von Seiten des Ordensmannes gegenüber Kindern gekommen sei.

    Konkret sprachen die Eltern von einer „Unterschreitung der körperlichen Distanz“, wie die Diözese Bozen-Brixen heute in einer Presseaussendung informiert. Die Diözesan-Leitung zeigt sich darin von den eingegangenen Vorwürfen betroffen.

    „Weil die Diözesanleitung diese eingegangenen Vorwürfe ernst nimmt und das Wohl der Kinder als primäres Ziel vor Augen hat, wurde bereits Kontakt mit dem Betroffenen, mit Schulamt und mit dem Ordensoberen aufgenommen. Auch die Staatsanwalt ist informiert“.

    „Keine Vor-Verurteilung“

    Der Pfarrgemeinderat von Vilpian sei von der Diözesanleitung darüber in Kenntnis gesetzt worden, „dass P. Martin Steiner vom Schulamt bis zur Klärung der Vorwürfe vom Religionsunterricht suspendiert worden ist und, dass er als Pfarrer vom Pfarrauftrag auf unbestimmte Zeit entpflichtet wurde. Bis auf weiteres wird Dekan Josef Leiter, Dekan von Terlan, als Pfarradministrator die Pfarrei Vilpian leiten“, schreibt die Diözesanleitung.

    Diese Entscheidungen seien keine Vor-Verurteilung, sondern zeugten vielmehr davon, dass es der Diözesanleitung darum geht, als Kirche sich ganz entschieden schützend vor die Kinder zu stellen.

    „Kultur des aufmerksamen Hinschauens“

    „Die Diözesanleitung setzt sich für die Pflege einer Kultur des aufmerksamen Hinschauens ein und fördert eine Pädagogik, die sich der Stärkung der Persönlichkeit jedes einzelnen Kindes und Jugendlichen verpflichtet weiß. Dabei gilt aber auch zu beachten, dass bei der Gestaltung von alltäglichen Beziehungen es nicht das pädagogische Ziel sein kann, dass Berührungen tabuisiert werden“, unterstreicht die Diözesanleitung.

    Die Frage nach der richtigen Balance zwischen Nähe und Distanz stelle in Erziehungs- und Bildungsprozessen eine dauernde Herausforderung dar.

    „Wir hoffen, dass die Vorwürfe und die Sachlage möglichst bald geklärt werden“, so die Diözesanleitung abschließend in ihrer Presseaussendung.

    Der 39-Jährige Pater Martin Steiner war 1999 zum Priester geweiht worden und seit 2006 als Gemeindepfarrer tätig

    Traduzione di Google:

    Vilpiano: Padre Martin entpflichtet Steiner in seguito ad accuse

    gravi accuse hanno sollevato i genitori degli alunni della scuola primaria di Nalles contro Padre Martin Steiner, parroco di Vilpiano e insegnante di religione di Nalles.

    In una lettera ha espresso la critica che vi era stata, sia durante l’insegnamento della religione e nella parrocchia di una “violazione di confine” da parte di un uomo religioso nei confronti dei bambini.

    In particolare, i genitori ha parlato di un “sotto la distanza fisica”, come la diocesi di Bolzano-Bressanone informato oggi in un comunicato stampa. La leadership diocesano dimostrato dal fatto colpiti dalle accuse ricevute.

    “Perché la leadership diocesano hanno ricevuto accuse sul serio e ha il benessere dei bambini come un obiettivo primario in mente era già in contatto con la persona in questione con le autorità scolastiche e ai Superiori religiosi. Il pubblico ministero è informato “.

    “No pre-condanna”

    Il consiglio parrocchiale di Vilpiano era stato informato della leadership diocesano consiglia, inoltre, “che era stato sospeso Martin P. Steiner, le autorità scolastiche a chiarire le accuse di educazione religiosa è e che era il parroco come ordine entpflichtet a tempo indeterminato. Fino a nuovo avviso, Dean Giuseppe è direttore, preside di Terlano a guidare la parrocchia come amministratore parrocchiale Vilpiano, “la leadership diocesano.

    Queste decisioni non sono pre-condanna, ma piuttosto ha testimoniato che la guida della diocesi si presenta come una chiesa stanno decisamente per la protezione contro i bambini.

    “Cultura della Guardando bene attento”

    “La leadership diocesana si impegna a mantenere una cultura di un attento monitoraggio e promuove una pedagogia che sappia rafforzare la personalità di ogni bambino e dei giovani richiesti. E ‘però anche importante notare che la progettazione dei rapporti quotidiani, non può essere l’obiettivo formativo che tocca sono tabù “, afferma la leadership diocesano.

    La questione del giusto equilibrio tra intimità e distanza in luogo di formazione e processi educativi una sfida permanente

    “Ci auguriamo che le accuse e la situazione risolti il ​​più rapidamente possibile”, la leadership diocesano ha concluso nel suo comunicato stampa.

    Il 39-anno-vecchio padre Martin Steiner è stato ordinato sacerdote nel 1999 e dal 2006 come parroco di lavoro

    www.stol.it/Artikel/Chronik-im-Uebe…en-entpflichtet

    30.03.2011 10:22
    Kinder belästigt: Schwere Vorwürfe gegen den Pfarrer von Vilpian
    Stellungnahme der Diözesanleitung

    apa (archiv)

    Bozen – Der Pfarrer von Vilpian, P. Martin Steiner OT, soll den Kindern sowohl im Religionsunterricht als auch bei den Tätigkeiten in der Pfarrei zu nahe getreten sein. Die Diözese hat auf die Vorwürfe der Eltern reagiert und den Priester vorübergehend vom Dienst suspendiert. In welcher Weise der Pfarrer den Kindern zu nahe getreten sei, ist noch nicht bekannt. In der folgenden Stellungnahme äußert sich die Diözesanleitung zu dem Fall:

    „Mit Betroffenheit hat die Diözesanleitung Vorwürfe besorgter Eltern gegenüber P. Martin Steiner OT, Pfarrer von Vilpian, zur Kenntnis genommen. Eltern haben in den vergangenen Tagen schriftlich den Vorwurf geäußert, dass es sowohl während des Religionsunterrichtes in der Grundschule Nals als auch in der Pfarrei zu einer „Grenzverletzung“ von Seiten des Ordensmannes gegenüber Kindern gekommen sei. Konkret sei es zur Unterschreitung der körperlichen Distanz gekommen.

    Weil die Diözesanleitung diese eingegangenen Vorwürfe ernst nimmt und das Wohl der Kinder als primäres Ziel vor Augen hat, wurde bereits Kontakt mit dem Betroffenen, mit dem Schulamt und mit dem Ordensoberen aufgenommen; auch die Staatsanwaltschaft ist informiert. Der Pfarrgemeinderat von Vilpian wurde von der Diözesanleitung darüber in Kenntnis gesetzt, dass P. Martin Steiner vom Schulamt bis zur Klärung der Vorwürfe vom Religionsunterricht suspendiert worden ist und dass er als Pfarrer vom Pfarrauftrag auf unbestimmte Zeit entpflichtet wurde. Bis auf weiteres wird Dekan Josef Leiter, Dekan von Terlan, als Pfarradministrator die Pfarrei Vilpian leiten.

    Diese Entscheidungen sind keine Vor-Verurteilung, sondern zeugen vielmehr davon, dass es der Diözesanleitung darum geht, als Kirche sich ganz entschieden schützend vor die Kinder zu stellen.

    Die Diözesanleitung setzt sich für die Pflege einer Kultur des aufmerksamen Hinschauens ein und fördert eine Pädagogik, die sich der Stärkung der Persönlichkeit jedes einzelnen Kindes und Jugendlichen verpflichtet weiß. Dabei gilt aber auch zu beachten, dass bei der Gestaltung von alltäglichen Beziehungen es nicht das pädagogische Ziel sein kann, dass Berührungen tabuisiert werden. Die Frage nach der richtigen Balance zwischen Nähe und Distanz stellt in Erziehungs- und Bildungsprozessen eine dauernde Herausforderung dar.

    So drückt die Diözesanleitung die Hoffnung aus, dass die Vorwürfe und die Sachlage möglichst bald geklärt werden.“

    Traduzione di Google:

    Parere della direzione diocesana

    APA (archivio)

    Bolzano – Il parroco di Vilpiano, P. Martin Steiner OT saranno i bambini, sia in materia di istruzione religiosa, nonché le attività in parrocchia è arrivato troppo vicino. La diocesi ha risposto alle accuse dei genitori e il prete temporaneamente sospeso dal servizio. In che modo il sacerdote aveva fatto un passo troppo vicino ai bambini non è ancora noto. Il seguente parere, l’opinione della dirigenza diocesana sul caso:

    “Con preoccupazione, la leadership diocesano ha sollevato accuse di genitori interessati a P. Martin Steiner OT, parroco di Vilpiano, nota. I genitori hanno nei giorni scorsi espresso per iscritto l’affermazione secondo cui vi era stata, sia durante l’insegnamento della religione a Nalles scuola primaria e nella parrocchia di una “violazione di confine” da parte dell’uomo religioso nei confronti dei bambini. In particolare, si è giunti al di sotto della distanza fisica.

    Poiché la diocesi ha ricevuto accuse che la gestione è seria e il benessere dei bambini ha come suo obiettivo primario in mente era già in contatto con la persona in questione con l’autorità di istruzione e ai Superiori religiosi, l’accusa è a conoscenza. Il consiglio parrocchiale della leadership Vilpiano diocesano stato messo al corrente che ha sospeso Martin P. Steiner, le autorità scolastiche a chiarire le accuse di educazione religiosa e che era il parroco come ordine entpflichtet a tempo indeterminato. Fino a nuovo avviso, Dean Giuseppe è direttore, preside di piombo Terlano, come amministratore parrocchiale, la parrocchia Vilpiano.

    Queste decisioni non sono pre-condanna, ma piuttosto di elementi di prova che la leadership diocesano si presenta come una chiesa stanno decisamente per la protezione contro i bambini.

    La leadership diocesana si impegna a mantenere una cultura di un attento monitoraggio e promuove una pedagogia che sappia rafforzare la personalità di ogni bambino e dei giovani richiesti. E ‘però anche importante notare che la progettazione dei rapporti quotidiani, non può essere l’obiettivo formativo che tocca sono tabù. La questione del giusto equilibrio tra la vicinanza e la distanza è in processi di istruzione e formazione una sfida costante

    Dom spinge la leadership diocesano, nella speranza che le accuse e la situazione risolti il ​​più rapidamente possibile “.

    www.suedtirolnews.it/wap/d/artikel/…ac91c7eb5bbc2d3

  • CHIESA: MONS. GIROTTI, PRETE PUO’ ASSOLVERE PEDOFILO MA NON ABORTISTA

    CHIESA: MONS. GIROTTI, PRETE PUO’ ASSOLVERE PEDOFILO MA NON ABORTISTA

    (ASCA) – Roma, 11 mar – La Chiesa puo’ assolvere chi si e’ macchiato del peccato di pedofilia, ”se e’ pentito sinceramente” mentre l’aborto e’ considerato dalla legge ecclesiastica ”un peccato riservato, speciale”. Lo afferma mons. Gianfranco Girotti, Reggente della Penitenzieria vaticana, in un’intervista al Messaggero. Accogliendo la confessione di un pedofilo pentito, il confessore ”non solo non puo’ imporgli l’autodenuncia ma non puo’ nemmeno recarsi da un magistrato per denunciarlo”, spiega il vescovo. Anzi, ”dinanzi a casi di persone consacrate – aggiunge mons.

    Girotti – soggette a disordini morali costanti e gravi, il confessore, dopo aver senza successo messo in atto tutti i tentativi per ottenere l’assoluzione, consigliera’ di abbandonare la vita ecclesiastica”. Di fronte all’aborto, invece, mons. Girotti sottolinea che ”viene considerato un peccato riservato, speciale”. ”La Chiesa vuole tutelare al massimo la vita della persona piu’ debole, piu’ fragile – conclude – e cosa c’e’ di piu’ inerme di una vita che e’ in divenire e non e’ ancora nata?”.

    asp/sam/rob

  • «Don Mauro non merita clemenza e il ragazzo è pienamente credibile»

    «Don Mauro non merita clemenza e il ragazzo è pienamente credibile»

    Mercoledì 09 Marzo 2011
    Pesanti le motivazioni del collegio d’Appello che ha confermato la condanna a otto anni
    (m.pv.) Poche pagine, tante bordate. A don Mauro Stefanoni, alla sua condotta processuale, a quanto avvenuto prima e dopo i processi di primo e secondo grado, che l’ha portato alla condanna di otto anni per la presunta violenza sessuale ai danni di un ragazzo dell’oratorio di Laglio che, all’epoca dei fatti, era quindicenne. È questa l’estrema sintesi delle 31 pagine contenenti le motivazioni che hanno spinto il collegio d’Appello del tribunale di Milano – composto interamente da donne – a ribadire la sentenza di condanna rimediata dall’ex parroco davanti ai giudici di Como. Una ricostruzione dei fatti che parte da una considerazione perentoria: quella della «piena credibilità delle dichiarazioni accusatorie del minore, che non hanno trovato alcuna smentita nell’ampia acquisizione del materiale probatorio, neppure quella della sbandierata e inesistente patologia dell’imputato» che, secondo la difesa, avrebbe reso impossibile la consumazione di rapporti sessuali. «Plurimi riscontri – proseguono i giudici nelle motivazioni – al racconto della vittima che non può che riferirsi a circostanze ed avvenimenti realmente accaduti», fornendo dunque un «quadro accusatorio univoco e concordante in ogni sua parte».
    «Non merita clemenza»
    La parte più pesante delle 31 pagine redatte dal collegio d’Appello, riguarda però l’attacco diretto a don Mauro Stefanoni e alle sue «doglianze» per il «mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche». «A questo proposito – proseguono i giudici – il comportamento complessivamente tenuto dall’imputato non risulta affatto meritevole di clemenza». E in ogni caso «la capacità criminale di Stefanoni, desumibile dalla stessa gravità delle condotte considerate», sarebbe di per sé «sufficiente a escludere il riconoscimento del beneficio». E non è tutto, perché «emerge nitidamente dalla lettura degli atti, come l’appellante non si sia limitato a quella che è la consentita anche vivace foga difensiva, ma nello sparare contro tutto e tutti sia andato ben oltre passando dalla pur consentita e macroscopica menzogna, sino alla denigrazione dei testi per arrivare alla vera e propria manipolazione dei dati istruttori».
    La discussa perizia
    Molti riferimenti delle motivazioni, puntano il dito contro la presunta patologia di don Mauro Stefanoni che avrebbe impedito – come sostenuto dalla difesa – le pratiche sessuali raccontate dalla vittima. Patologia riconosciuta in primo grado dal perito del giudice, ma su cui il collegio d’Appello ha voluto vederci chiaro, disponendo nuovi esami. Una rinnovazione dibattimentale «che ha dissipato» ogni residuo dubbio, in quanto il «collegio peritale», al proposito, «ha escluso l’esistenza di una patologia» concludendo con «una plateale smentita sulla dedotta impossibilità di attività sessuali».
    I compagni di classe
    Altro elemento cui viene dato molto spazio, è il modo in cui emersero le “confessioni” del minore su quanto sarebbe avvenuto nella casa parrocchiale. Dichiarazioni sentite dai compagni di classe nello spogliatoio, e poi registrate su cassette. Modalità e contesto duramente attaccati dalla difesa in questi anni di udienze. «Una rivelazione che uscì d’impulso, destando l’immediata attenzione dei compagni che sulle prime pensarono persino ad una burla, salvo poi capire che l’amico si riferiva davvero a una esperienza sessuale dirompente e completamente diversa da quelle su cui fino a quel momento si era scherzato».
    La rivelazione della presunta vittima, secondo il collegio, «non ricalcava le comuni vanterie sessuale vere o presunte dei maschi alle loro prime esperienze con l’altro sesso, come sarebbe avvenuto se anch’egli avesse voluto vantarsi con una sbruffonata al pari degli altri, ma era riferita ad un rapporto con un adulto per giunta pure prete». «Un fatto così insolito – è la tesi – che a giudizio della Corte esprime di per sé il crisma della genuinità, anche tenuto conto delle ridotte capacità cognitive del minore e della pregressa limitata esperienza sessuale». E non è meno pesante la posizione dei giudici sul perché la presunta vittima non abbia raccontato quanto avveniva con don Mauro nelle sue confessioni con un prete amico di famiglia.
    «Un fatto del tutto irrilevante – concludono le motivazioni d’Appello – perché semmai ciò prova quanto reticenti ed inveritiere possano essere le cristiane confessioni». Insomma, un quadro probatorio «univoco e concordante in ogni sua parte, tale da rendere a posteriori del tutto credibile» il racconto del ragazzo, rendendo pertanto inevitabile «l’intera conferma della sentenza di primo grado» e la conseguente condanna a otto anni.

    “Nessuna clemenza
    per don Mauro”
    Le motivazioni
    della condanna

    I Giudici della Prima Corte d’Appello di Milano, il 23 novembre scorso hanno confermato gli otto anni di carcere per l’ex parroco di Laglio processato con l’accusa di abusi sessuali verso un ragazzo della parrochia
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    Laglio, 9 marzo 2011 – «Il comportamento tenuto dall’imputato non risulta meritevole di alcuna clemenza». Parole durissime che sono solo la premessa di quanto scritto dai giudici della Prima Corte d’Appello di Milano, che il 23 novembre scorso hanno confermato la condanna a otto anni di carcere per Mauro Stefanoni, 42 anni, ex parroco di Laglio processato con l’accusa di abusi sessuali verso un ragazzo frequentatore della sua parrocchia, che all’epoca aveva 16 anni, tra agosto 2003 e dicembre 2004.

    Stefanoni era stato condannato per violenza sessuale aggravata dall’età della vittima, dall’aver commesso i fatti in qualità di ministro di culto, dall’abuso di autorità, dalla condizione di inferiorità psicofisica del ragazzo. In una trentina di pagine di motivazioni, depositate in questi giorni, i giudici milanesi rigettano con fermezza il ricorso presentato dai legali, aggiungendo considerazioni eloquenti sul comportamento processuale tenuto dall’imputato. «Emerge infatti – si legge nella sentenza – che l’appellante non si è limitato ad una vivace foga difensiva, ma ha sparato contro tutti e tutto, gridando al complotto giudiziale… È andato ben oltre della pur consentita e macroscopica menzogna. È arrivato fino alla denigrazione dei testi, e a una vera e propria manipolazione degli atti istruttori raccolti».

    Il riferimento è anche alla calunnia di cui dovrà rispondere a luglio, nei confronti di un suo parrocchiano chiamato a testimoniare nel processo di primo grado a settembre 2007: sentito in merito a una donazione di videocassette per l’oratorio, una quarantina di titoli in tutto tra cartoni animati e qualche poliziesco, gli fu chiesto dal sacerdote di sottoscrivere una dichiarazione nella quale spiegava di aver regalato quei film a don Mauro, salvo poi ritrovare quell’elenco con l’aggiunta di una pellicola pornografica omosessuale. Ribadendo la credibilità di quel ragazzino, che era stata abbondantemente attaccata dai difensori del sacerdote, i giudici affermano che «il giovane non è meritevole delle numerose censure mosse dall’imputato. E la sua dichiarazione accusatoria non resta scalfita, anche se i particolari dei luoghi delle violenze non sono sempre stati convergenti e precisi. Ma solo su particolari di mero contorno».

    L’ex sacerdote – ora sospeso e con un lavoro impiegatizio fuori dalla Chiesa – ha sempre rigettato le accuse, sostenendo di non poter svolgere gli atti sessuali contestati a causa di un problema anatomico. Tuttavia la perizia disposta dai giudici d’Appello, aveva confermato la presenza della patologia lamentata da Stefanoni, escludendo però che tale problema potesse precludere gli atti ipotizzati. Nel frattempo sono state archiviate tutte le denunce di falsa testimonianza, che i legali di Stefanoni avevano man mano inoltrato a carico dei testimoni del processo di primo grado, che aveva fatto affermazioni di qualsiasi natura accusatoria, a partire dagli inquirenti che avevano indagato su di lui.

    di Paola Pioppi

    http://www.ilgiorno.it/como/cronaca/2011/0…_clemenza.shtml

     

  • Preti pedofili. La mano indulgente della giustizia vaticana, In 9 anni solo 300 preti a processo e solo il 20% di condanne

    Preti pedofili. La mano indulgente della giustizia vaticana, In 9 anni solo 300 preti a processo e solo il 20% di condanne

     

    Da l’Avvenire del 02 marzo 2011 pag. 18

    300 i casi di sacerdoti nel mondo coinvolti in procedimenti canonici per pedofilia negli ultimi 9 anni

    20% i processi conclusi con una condanna

    60% quelli conclusi con provvedimenti amministratici o disciplinari

    10% i casi più gravi per cui il papa ha deciso le dimissioni dallo stato clericale

    10% quelli in cui i sacerdoti stessi hanno chiesto di “lasciare”

    Rigore e impegno: la Chiesa in campo

    le misure del Vaticano

    Dalla rivoluzione del diritto canonico alle condanne esplicite della pedofilia nel clero, fino all’incontro e al dialogo con le vittime: negli ultimi vent’anni la Chiesa si è sforzata più d’ogni altro di combattere le violenze sui minori. A partire da papa Benedetto XVI, che con le nuove “Norme” del 2010 ha snellito le procedure per arrivare a sentenze più rapide

    DA ROMA GIANNI CARDINALE

    L a Chiesa cattolica è forse l’organismo che più di ogni altro negli ultimi anni si è sforzata di combattere al proprio interno il triste fenomeno degli abusi sessuali nei confronti di minori perpetrati da sacerdoti o religiosi. E in questo un ruolo di primo piano lo ha avuto Joseph Ratzinger, dapprima come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e poi come Pontefice. La «decisa azione del cardinale Ratzinger» è stata «determinante» nel ventennale rinnovamento della «disciplina penale» riguardante anche i casi dei sacerdoti accusati di abusi minori nei confronti di minori. Lo ha ricordato il vescovo Juan Ignacio Arrieta, segretario del pontificio Consiglio per i testi legislativi, in un articolo scritto per La Civiltà Cattolica dello scorso 4 dicembre. È il cardinale Ratzinger infatti, negli anni Novanta, ad appoggiare la richiesta della Conferenza episcopale statunitense di poter “bypassare” alcune norme canoniche – ritenute eccessivamente garantiste – in modo tale da poter intervenire più rapidamente e efficacemente nel contrastare il fenomeno degli abusi. Ed è sempre il cardinale Ratzinger a predisporre poi il Motu proprio promulgato da Giovanni Paolo II con il quale, nel 2001, questo tipo di delitti viene avocato all’ex Sant’Uffizio. E come ha spiegato su queste colonne il 13 marzo 2010 monsignor Charles J. Scicluna, il “pm” del dicastero, «il cardinale Ratzinger ha mostrato saggezza e fermezza nel gestire questi casi. Di più. Ha mostrato anche grande coraggio nell’affrontare alcuni casi molto difficili e spinosi, sine acceptione personarum». Senza eccezioni o riguardi per alcuno, insomma. Basti pensare al caso del fondatore, Marcial Maciel, di una pur importante realtà ecclesiale come sono i Legionari di Cristo. Diventato Benedetto XVI, Ratzinger ha poi promulgato lui stesso – è successo il 15 luglio 2010 – la nuova versione delle ‘Norme sui delitti più gravi’ ( delicta graviora, in latino), tra i quali è compreso quelli degli abusi sui minori. Il che, ha spiegato il portavoce vaticano padre Federico Lombardi nell’occasione, è «un grande contributo alla chiarezza e alla certezza del diritto in un campo in cui la Chiesa è fortemente impegnata oggi a procedere con rigore e con trasparenza, così da rispondere pienamente alle giuste attese di tutela della coerenza morale e della santità evangelica che i fedeli e l’opinione pubblica nutrono verso di essa, e che il Santo Padre ha continuamente ribadito». Le norme, che recentemente sono state pubblicate anche negli ‘Acta Apostolicae Sedis’ – la “gazzetta ufficiale” vaticana – sono molto ferme, tanto da prevedere che sacerdoti accusati di abusi, in particolari casi, possano essere condannati senza processo giudiziale ma con un semplice decreto amministrativo o con un atto personale del Pontefice. Senza contare che per questo tipo di delitti si annulla, di fatto, la prescrizione. Ma l’impegno del Papa non si è risolto esclusivamente nel promuovere un impianto normativo atto a perseguire efficacemente il fenomeno da un punto di vista del diritto canonico. Benedetto XVI non ha mancato di incontrare le vittime di questi abusi. Lo ha fatto nel corso dei suoi viaggi negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e a Malta. E anche a Roma quando ha ricevuto alcune vittime canadesi. Benedetto XVI ha promosso anche una importante visita apostolica in Irlanda, Paese particolarmente colpito da questo dramma. E lo ha fatto con una appassionata lettera pastorale ai cattolici dell’isola. In essa, tra l’altro, ha avuto parole particolarmente ferme per i sacerdoti e i religiosi che hanno abusato dei ragazzi: «Avete tradito la fiducia riposta in voi da giovani innocenti e dai loro genitori. Dovete rispondere di ciò davanti a Dio onnipotente, come pure davanti a tribunali debitamente costituiti». L’impegno e l’attenzione della Santa Sede non finiscono qui. Lo scorso 19 novembre in occasione del Concistoro il cardinale William J. Levada, attuale prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, ha ribadito «la più ampia responsabilità dei Vescovi per la tutela dei fedeli loro affidati». Ispirandosi al Papa, «al suo esempio di ascolto e di accoglienza per le vittime», ha evidenziato la «necessità di un efficace impegno di protezione dei bambini e dei giovani e di un’attenta selezione e formazione dei futuri sacerdoti e religiosi». E infine ha anticipato la « preparazione di una Lettera circolare della Congregazione alle Conferenze episcopali sulle linee guida da offrire per un programma coordinato ed efficace nella direzione sopra descritta». Lettera che dovrebbe vedere la luce tra non molto.

    Quel male “cavalcato” dai media. Per screditare il bene

    DA ROMA

    I l triste fenomeno degli abusi sessuali nei confronti di minori perpetrati da chierici ha avuto negli ultimi anni una amplissima ricaduta mediatica specialmente nel mondo occidentale. Non certo perché il fenomeno sia statisticamente più significativo nel clero cattolico rispetto ad altri organismi. Né tantomeno perché l’azione dei media «fosse guidata solamente dalla pura ricerca della verità», come ha riconosciuto da Benedetto XVI nel suo ultimo libro intervista con Peter Seewald (è «evidente» che «vi fosse anche un compiacimento nel mettere alla berlina la Chiesa e, se possibile, screditarla»). Ma lo stesso Pontefice sottolinea che «non avrebbero potuto dare quei resoconti se nella Chiesa stessa il male non ci fosse stato. Solo perché il male era dentro la Chiesa, gli altri hanno potuto rivolgerlo contro di lei».

    Insomma, per usare ancora le parole del Papa, il fenomeno dei sacerdoti accusati di abusi è stata come «una grossa nube di sporcizia». Una «nube di sporcizia» che è stata sollevata da molti Paesi. Negli Stati Uniti e in Irlanda in special modo ma, in particolar modo dallo scorso anno, anche in Germania, in Olanda, in Belgio. In quest’ultimo Paese lo scandalo ha riguardato anche un vescovo che ha ammesso di aver compiuto abusi nei confronti di un proprio nipote. Il vescovo, Roger Joseph Vangheluwe di Brugge, si è dimesso. Sempre in Belgio la magistratura locale ha avuto un atteggiamento molto aggressivo nei confronti della Chiesa locale, accusata di voler adottare una politica di “copertura” nei confronti degli abusi operati da sacerdoti. Sono state addirittura violate e ispezionate nella cattedrale di Malines le tombe di alcuni vescovi per cercare prove in questo senso, il che ha provocato una risentita risposta diplomatica da parte della Santa Sede. Comunque in tutti questi Paesi gli episcopati locali hanno messo in campo delle procedure per accogliere le accuse da parte delle vittime di abusi e per evitare che quanto avvenuto in passato non si ripeta più. In questo quadro uno dei nodi della questione riguarda l’obbligatorietà o meno per un vescovo di denunciare alle autorità civili un proprio sacerdote accusato di abusi.

    Come spiegò monsignor Charles J. Scicluna, il “pm” dell’ex Sant’Uffizio, nella sua intervista ad Avvenire del 13 marzo 2010 nei Paesi in cui vige questo obbligo l’indicazione «è di rispettare la legge». Altrimenti, aggiunse, «non imponiamo ai vescovi di denunciare i propri sacerdoti, ma li incoraggiamo a rivolgersi alle vittime per invitarle a denunciare quei sacerdoti di cui sono state vittime».

    LE NORME

    PEDOFILIA: PER IL DIRITTO CANONICO DI FATTO È UN REATO IMPRESCRITTIBILE

    Rispetto a molte legislazioni civili quella canonica sulla prescrizione nei confronti degli abusi sui minori è molto più severa. Le nuove Norme pubblicate nel luglio 2010 infatti ampliano il termine di prescrizione da dieci a venti anni, che, nel caso del delitto di abuso è sempre da calcolarsi dal compimento dei 18 anni da parte della vittima. Non solo. La Congregazione per la dottrina della fede acquisisce il diritto di derogare anche ai vent’anni, il che tende a rendere di fatto – per la legge interna della Chiesa – “imprescrittibile” l’abuso sui miniri da parte dei chierici. Si tratta, commentò nell’occasione il ‘pm’ dell’ex Sant’Uffizio, monsignor Charles J.

    Scicluna, di «un passo in avanti per garantire la giustizia sostanziale e il bene pubblico della Chiesa».

    «Riconoscete la vostra colpa, ma non disperate della misericordia di Dio»

    DA ROMA

    L a questione degli abusi sessuali nei confronti di minori da parte di chierici è stato affrontato in modo particolare dall’Assemblea generale della Cei del maggio 2010. Nella sua prolusione il cardinale presidente Angelo Bagnasco ha ribadito che l’episcopato italiano «ha prontamente recepito» le «direttive chiare e incalzanti che da tempo sono impartite dalla Santa Sede» e che «confermano tutta la determinazione a fare verità fino ai necessari provvedimenti, una volta accertati i fatti». In quella stessa occasione il segretario generale della Cei, il vescovo Mariano Crociata, ha spiegato che sono «un centinaio» i casi di sacerdoti accusati di abusi sessuali, «rilevati in Italia con procedimenti canonici nell’ultimo decennio». Si tratta di «un dato che indica il quadro complessivo della situazione», ricordando comunque – ha aggiunto – che «anche un solo caso è sempre di troppo». Dal punto di vista canonico la Congregazione per la dottrina della fede e da quello civile le autorità competenti «hanno nei responsabili della vita della Chiesa – ha assicurato – tutta la collaborazione possibile per accertare la verità dei fatti». Crociata ha ribadito che «la normativa italiana non prevede l’obbligo di denuncia». «Evidentemente – ha proseguito – questo non esclude, ma anzi richiede per nostra specifica iniziativa che ci sia tutta la collaborazione per rendere possibile l’accertamento dei fatti, incoraggiando le denunce da parte di chi è a conoscenza e di chi ha subito eventuali abusi». Il tutto nel solco della redenzione: «Riconoscete la vostra colpa – ha scritto il Papa ai sacerdoti irlandese che si sono macchiati –, sottomettetevi alle esigenze della giustizia, ma non disperate della misericordia di Dio».

    BENEDETTO XVI

    Avete tradito la fiducia riposta in voi da giovani innocenti e dai loro genitori. Dovete rispondere di ciò davanti a Dio, come pure davanti a tribunali costituiti

    LETTERA AI CATTOLICI IRLANDESI

  • USA. 3 preti accusati di pedofilia, Ma non avevano preso le contromisure?

    USA. 3 preti accusati di pedofilia, Ma non avevano preso le contromisure?

    Pedofilia: tre sacerdoti e un insegnante accusati di molestie sessuali a danni di minori a Filadelfia

    PEDOFILIA CHIESA – Due sacerdoti, un ex sacerdote ed un insegnante sono stati incriminati ieri dalla giustizia americana per atti di pedofilia su alcuni bambini, mentre un ex dirigente della Chiesa Cattolica di Filadelfia è stato imputato per aver cercato di mettere a tacere la vicenda. Monsignore William Lynn occupava un’alta posizione all’interno dell’arcivescovado di Filadelfia e sarebbe spettato a lui segnalare e investigare sulle accuse di abusi sessuali contro sacerdoti incaricati dell’istruzione dei bambini.

    Secondo il procuratore Seth William, Monsignor Lynn “non molestò i bambini”, ma era al corrente di accuse credibili contro i sacerdoti e continuò a lasciarli a contatto con dei bambini. Il responsabile “aveva tutte le informazioni necessarie per proteggere i bambini. Ma mentì ai suoi parrocchiani e mise pedofili riconosciuti a contatto con adolescenti, cosa che provocò molestie contro altri due ragazzini”, si legge nel comunicato del procuratore. Monsignor Lynn rischia fino a 14 anni di carcere. Secondo l’accusa due ragazzini furono violentati in un periodo dal 1996 al 2000 dai due sacerdoti, da un insegnante e da un ex prete.

    In un comunicato l’arcivescovo di Filadelfia, cardinale Justin Rigali, afferma di non aver avuto il tempo di esaminare l’incriminazione dei cinque.”Per questo non sono in grado di commentare il contenuto. È mia intenzione esaminare attentamente e prendere sul serio le osservazioni e i commenti formulati”, precisa il cardinale.

    http://www.direttanews.it/2011/02/11/pedof…i-a-filadelfia/

  • CHIESA: DIOCESI BOLZANO CONDANNA POSSESSO MATERIALE PEDOPORNOGRAFICO

    CHIESA: DIOCESI BOLZANO CONDANNA POSSESSO MATERIALE PEDOPORNOGRAFICO

    25-01-2011
    (ASCA) – Bolzano, 25 gen – La diocesi di Bolzano Bressanone condanna ”in modo assoluto” l’acquisizione, il possesso e la distribuzione di materiale pedopornografico. Lo afferma con una nota, commentando la sentenza di secondo grado di don Hansjorg Rigger. A Catania, infatti, il processo di secondo grado ha ridotto al sacerdote la condanna da un anno e sei mesi a un anno. ”Con tristezza e sgomento abbiamo appreso la notizia della condanna in seconda istanza di Hansjorg Rigger – si legge nella nota diocesana -. E’ nostra intenzione condannare in modo assoluto l’acquisizione, il possesso e la distribuzione di materiale pedopornografico di bambini specialmente da parte di religiosi. E’ evidente qual e’ il tormento cui sono sottoposti questi bambini, prima che appaiano le loro foto sul computer. Don Hansjorg Rigger, che si e’ sempre dichiarato innocente, rimane esonerato da ogni incarico”. ”Naturalmente rispettiamo il giudizio del tribunale, tuttavia aspettiamo le motivazioni della sentenza e ci riserviamo la possibilita’ di ricorrere alla cassazione”, conclude la nota.