Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: legge

  • Curia di Bolzano: “denunciate a noi i preti pedofili”. E perché non ai magistrati?, Trucchetto per controllare le vittime

    Curia di Bolzano: “denunciate a noi i preti pedofili”. E perché non ai magistrati?, Trucchetto per controllare le vittime

    Vogliono controllare le vittime.

    La curia di Bolzano ha sempre difeso a spada tratta due suoi preti condannati per pedofilia, don Hansjoerg Rigger e don Giorgio Carli

    PEDOFILIA CLERICALE
    LA CURIA DI BOLZANO INVITA A SEGNALARE GLI ABUSI SUL WEB

    PEDOFILIA: CURIA BOLZANO INVITA A SEGNALARE ABUSI SU WEB
    TESTIMONE, MALTRATTAMENTI IN COLLEGIO RELIGIOSO NEGLI ANNI ’50

    (ANSA) – BOLZANO, 10 MAR – Sull’onda dello sconcerto suscitato nei Paesi dell’area tedesca su presente violenze nell’ambito ecclesiastico, in Alto Adige spuntano testimoni su episodi di maltrattamenti avvenuti negli anni ’50 in un collegio religioso. E, la Curia sul suo sito internet ha offerto la possibilita’ di inviare segnalazioni.
    La Rai di lingua tedesca ha diffuso stamani affermazioni fatte da Luis Benedikter, insegnante e uomo di spettacolo altoatesino, che ha parlato di un clima di intimidazione in un collegio religioso negli anni ’50. Benedikter – ha detto la Rai – ha raccontato episodi vissuti quando aveva dai 12 ai 15 anni, con il direttore del coro ”che ripetutamente puniva i ragazzi con una frusta, colpendoli alle mani o al viso”. ”C’era – ha detto Benedikter – un’atmosfera ”di cruda violenza, di maltrattamento fisico e di annientamento psicologico”. Sulla vicenda i Verdi altoatesini hanno presentato un’interrogazione in consiglio provinciale, chiedendo alla giunta di istituire un’agenzia per monitorare la situazione. E la Curia ha indicato sul suo sito web un indirizzo e-mail a cui inviare eventuali segnalazioni: ”Ogni segnalazione – e’ stato assicurato – viene presa in considerazione subito e verificata, perche’ la protezione per i possibili soggetti interessati ha la massima priorita”’.(ANSA).

    Mercoledì 10 Marzo,2010 Ore: 15:55

    Ogni abuso è uno di troppo versione testuale
    La Diocesi è profondamente rammaricato e condanna ogni tipo di abuso.
    La Chiesa desidera chiarire in modo sincero questi fatti, poiché le vittime ne hanno il diritto.
    Per questo motivo la Diocesiintende tra l’altro vuole creare sul sito internet diocesano un forum in cui vengano esaminate eventuali segnalazioni di abusi. In questo modo si vuole assicurare che ogni segnalazione venga subito presa in considerazione e verificata, perché la protezione delle eventuali vittime ha la massima priorità.
    Eventuali abusi verranno immediatamente esaminati dal responsabile diocesano per presunte molestie, il Vicario Generale Josef Matzneller.
    Allo stesso tempo la Diocesi s’impegna nel campo della prevenzione nelle Istituzioni diocesane a promuovere una cultura dell’attenzione e un’educazione in cui si ponga al centro il rafforzamento della personalità di ogni bambino e di ogni giovane.

    Responsabile diocesano per presunte molestie
    Il Vicario Generale Josef Matzneller come responsabile diocesano per presunte molestie ha il compito di esaminare tutti i presunti casi di molestie e di abusi sessuali all’interno della Chiesa Cattolica.
    Inoltre, dopo aver chiarito le varie posizioni ha il compito di sostenere le vittime e di prendere provvedimenti contro i responsabili. Si devono chiarire le conseguenze legali e all’interno della Chiesa e si devono trarne quindi le giuste conseguenze.
    E-Mail: molestie@bz-bx.net

    LA CHIESA IN ALLARME
    Molestie subite da religiosi: la Curia di Bolzano invita a segnalarle via e-mail
    Sul sito della Diocesi creato un indirizzo per raccogliere le testimonianze. E un artista altoatesino racconta di violenze subite in un istituto religioso negli anni Cinquanta
    BOLZANO. Sull’onda dello sconcerto suscitato nei Paesi dell’area tedesca su presunte violenze nell’ambito ecclesiastico, in Alto Adige la Curia di Bolzano e Bressanone sul suo sito internet ha offerto la possibilità ai fedeli di inviare segnalazioni su eventuali episodi di abusi, attraverso un indirizzo e-mail dedicato.

    Cliccando sulla voce “Presunte molesie da parte di sacerdoti” si accede a una pagina di dettaglio nella quale, si legge, “vengono annotate ed esaminate eventuali segnalazioni di presunti molestie o abusi.

    Si vuole assicurare _ precisa la Diocesi _ che ogni segnalazione viene presa in considerazione subito e verificata, perché la protezione per i possibili soggetti interessati ha la massima priorità.
    Il Vicario generale è sempre disponibile a incontrare i soggetti interessati e i loro familiari per chiarire le varie posizioni”.

    Viene poi indicato l’indirizzo e-mail al quale mandare la segnalazione: curia.vescovile@bz-bx.net

    Nel frattempo la Rai di lingua tedesca ha diffuso stamani affermazioni fatte da Luis Benedikter, insegnante e uomo di spettacolo altoatesino, che ha parlato di un clima di intimidazione in un collegio religioso altoatesino negli anni ’50.

    Benedikter – ha detto la Rai – ha raccontato episodi vissuti quando aveva dai 12 ai 15 anni, con il direttore del coro ”che ripetutamente puniva i ragazzi con una frusta, colpendoli alle mani o al viso”. ”C’era – ha detto Benedikter – un’atmosfera ”di cruda violenza, di maltrattamento fisico e di annientamento psicologico”.

    Sulla vicenda i Verdi altoatesini hanno presentato un’interrogazione in consiglio provinciale, chiedendo alla giunta di istituire un’agenzia per monitorare la situazione.
    (10 marzo 2010)

  • Pedofilia, dagli Usa accuse a Ratzinger Osservatore: ignobile intento di colpirlo

    Pedofilia, dagli Usa accuse a Ratzinger Osservatore: ignobile intento di colpirlo

    Le gerarchie ecclesiastiche non presero le misure necessarie contro un religioso del Wisconsin che aveva abusato sessualmente di qualcosa come 200 ragazzini di un prestigioso istituto per sordi; e questo nonostante i vescovi americani avessero ripetutamente avvertito la Santa Sede che la vicenda avrebbe potuto creare grave imbarazzo alla Chiesa. È quanto emerge da documenti ecclesiastici in possesso pubblicati dal New York Times. Dalla corrispondenza interna dei vescovi del Wisconsin al cardinale Joseph Ratzinger, futuro papa Benedetto XVI, risulta – scrive il quotidiano – che le autorità ecclesiastiche, mentre discutevano se il sacerdote dovesse essere sconsacrato, avevano come «principale preoccupazione quella di proteggere la Chiesa dalla scandalo» (tutti i documenti sul sito del Nyt). Le norme della Chiesa non hanno «mai proibito la denuncia degli abusi sui minori alle autorità giudiziarie» è la posizione espressa dal Vaticano sul caso, attraverso padre Federico Lombardi. L’Osservatore Romano da parte sua difende il Pontefice, definendo le accuse del New York Times un «ignobile intento di colpire» Benedetto XVI. «Come si può facilmente dedurre anche leggendo la ricostruzione fatta dal New York Times, sul caso di padre Murphy non vi è stato alcun insabbiamento» afferma il quotidiano vicino alla Santa Sede.

    LA VICENDA NEGLI ANNI ’50 – Il caso è quello di un sacerdote americano, padre Lawrence C. Murphy, che lavorò in una rinomata scuola per sordi tra il 1950 e il 1974. Nel 1996 il cardinale Ratzinger, alla guida della Congregazione per la dottrina della fede, non rispose a due lettere sulla vicenda inviate dall’arcivescovo di Milwaukee Rembert G. Weakland. Dopo otto mesi il suo vice, cardinale Tarcisio Bertone, oggi segretario di Stato vaticano, incaricò i vescovi del Wisconsin di avviare un processo canonico segreto che avrebbe potuto portare all’allontanamento di padre Murphy. Ma Bertone, secondo il quotidiano, fermò il processo dopo che padre Murphy scrisse personalmente al cardinale Ratzinger spiegando che non avrebbe dovuto essere messo sotto processo perché pentito e in cattive condizioni di salute: «Voglio semplicemente vivere quello che mi resta nella dignità del mio sacerdozio», scrisse padre Murphy, prossimo alla morte. Il quotidiano ha ottenuto i documenti, tra cui le lettere tra i vescovi e il Vaticano, dagli avvocati che rappresentano i cinque uomini che hanno avviato quattro diverse cause contro l’arcidiocesi di Milwaukee. Padre Murphy non ricevette mai punizioni o sanzioni, ma fu trasferito in segreto in varie parrocchie e scuole cattoliche ed è morto nel 1998.

    «VITTIME VULNERABILI» – Interpellato dal New York Times, il portavoce vaticano padre Federico Lombardi ha spiegato che la salute precaria di padre Murphy e la mancanza di nuove accuse nei suoi confronti sono stati elementi determinanti nella decisione di non punirlo. Si tratta di «un caso tragico – aggiunge Lombardi -, che ha coinvolto vittime particolarmente vulnerabili che hanno sofferto terribilmente per quello che lui ha fatto. Abusando sessualmente di bambini che erano menomati nell’udito, padre Murphy ha violato la legge e, cosa ancora più importante, la sacra fiducia che le vittime avevano riposto in lui». «Durante gli anni ’70 – spiega ancora il portavoce vaticano -, alcune delle vittime di padre Murphy hanno riferito i suoi abusi alle autorità civili, che investigarono su di lui a quel tempo; comunque, secondo le notizie riportate, quell’indagine fu lasciata cadere. La Congregazione per la dottrina della fede non fu informata dei fatti fino a venti anni dopo».

    «MAI PROIBITO DENUNCE» – Sui motivi per i quali padre Murphy non sia mai stato punito riducendolo allo stato laicale, il portavoce ha risposto che «il diritto canonico non prevede punizioni automatiche, ma raccomanda che venga condotto un giudizio non escludendo anche la maggiore pena ecclesiastica, la riduzione allo stato laicale». Ma, sottolinea, le norme della Chiesa non hanno «mai proibito la denuncia degli abusi sui minori alle autorità giudiziarie». «È stato suggerito – continua padre Lombardi nella nota – che esiste una relazione tra l’applicazione della Crimen sollicitationis (documento del 1962 del Sant’Uffizio che stabiliva la procedura da seguire nei casi di molestie sessuali in sede di confessione, ndr) e il fatto di non aver riferito in questo caso degli abusi sessuali alle autorità civili». «In realtà – spiega -, questa relazione non esiste. Infatti, contrariamente ad alcune affermazioni circolate sulla stampa, né la Crimen sollicitationis né il Codice di diritto canonico hanno mai proibito la denuncia degli abusi sui minori alle autorità giudiziarie». Padre Lombardi rileva che «nei tardi anni ’90, dopo che oltre di due decenni erano passati da che l’abuso era stato riferito ai dirigenti diocesani e alla polizia, la Congregazione per la dottrina della fede fu interessata per la prima volta della questione di come trattare canonicamente il caso Murphy. La Congregazione – aggiunge – fu informata della questione perché essa coinvolgeva l’adescamento nel confessionale, che è una violazione del Sacramento della penitenza. È importante notare che la questione canonica sottoposta alla Congregazione non era collegata a nessuna potenziale procedura civile o penale contro padre Murphy».

    «MORì QUATTRO MESI DOPO» – «Alla luce del fatto che padre Murphy era anziano e in salute molto precaria, e che viveva in isolamento e senza altre accuse di abusi riferite in oltre venti anni, la Congregazione per la dottrina della fede suggerì che l’arcivescovo di Milwaukee valutasse di affrontare la situazione, ad esempio limitando il pubblico ministero di padre Murphy ed esigendo che egli accettasse la piena responsabilità della gravità dei suoi atti» afferma ancora padre Lombardi -. Padre Murphy morì approssimativamente quattro mesi dopo, senza che altro accadesse».

    http://www.corriere.it/cronache/10_marzo_25/pedofilia-vaticano-abusi-usa-ratzinger-papa-new-york-times_4a4c6cda-37d7-11df-821f-00144f02aabe.shtml

  • Usa, da corti si’ cause contro Vaticano Avvocati al Washigton post:Papa responsbile dei suoi ‘impiegati’

    Usa, da corti si’ cause contro Vaticano Avvocati al Washigton post:Papa responsbile dei suoi ‘impiegati’

    Usa, da corti si’ cause contro Vaticano (ANSA) – ROMA, 28 MAR – Due corti americane hanno ammesso la possibilita’ di azioni legali contro il Vaticano per casi di pedofilia. Lo scrive il Washington Post. Secondo gli avvocati, i due tribunali in Oregon e Kentucky hanno deciso in base alla considerazione che i preti nel mondo sono ‘impiegati’ del Papa e per questo lui ne e’ responsabile. Il Vaticano – si legge sull’edizione online del WP – ha fatto ricorso alla Corte Suprema Usa per fermare il procedimento in Oregon.

    http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/to…1737670683.html

    Il Washington Post rivela che due corti federali americane, in Oregon e Kentucky, hanno ammesso nei mesi scorsi la possibilità di azioni legali contro il Vaticano per dei casi di abusi sessuali. La tesi degli avvocati, accolta dalla corte, è che i preti sono “impiegati” del papa e dunque lui ne è responsabile. Il giornale americano prosegue spiegando che il Vaticano ha fatto ricorso alla Corte Suprema Usa per fermare il procedimento in Oregon. Intanto gli avvocati di entrambe le parti hanno incontrato due settimane fa a Washington dei funzionari governativi che potrebbero avere un ruolo determinante se il Vaticano – considerato un Paese straniero immune dalle azione legali – dovesse risultare parte in causa in un procedimento americano.

    Ieri intanto padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede, ha affermato ammettiamo colpe sugli abusi per fare giustizia. L’argomento è di natura tale – ha aggiunto – da attirare l’attenzione dei media e il modo in cui la chiesa lo affronta è cruciale per la sua credibilità morale.” Ha poi aggiunto che riconoscere e fare ammenda di episodi avvenuti anche decenni fa “è il prezzo del ristabilimento della giustizia e di quella ‘purificazione della memoria’ che permette di guardare con rinnovato impegno e fiducia al futuro”.

    http://tg24.sky.it/tg24/mondo/2010/03/28/p…a_vaticano.html

  • La rivelazione del New York Times: “La priorità era proteggere la Chiesa”

    La rivelazione del New York Times: “La priorità era proteggere la Chiesa”

    www.repubblica.it/esteri/2010/03/25…no_nyt-2883760/

    La rivelazione del New York Times: “La priorità era proteggere la Chiesa”
    Usa, sacerdote abusò di 200 bambini
    “Ratzinger e Bertone occultarono il caso”

    Usa, sacerdote abusò di 200 bambini “Ratzinger e Bertone occultarono il caso”

    Un’immagine d’archivio
    scattata in Vaticano
    ROMA – I vertici del Vaticano, tra cui il futuro Papa Benedetto XVI, occultarono gli abusi di un prete americano, sospettato di aver violentato circa 200 bambini sordi di una scuola del Wisconsin. Lo scrive il New York Times, sulla base di alcuni documenti ecclesiastici di cui è venuto in possesso. La corrispondenza interna tra vescovi del Wisconsin e l’allora cardinale Joseph Ratzinger, scrive il New York Times, mostra che la priorità era, a quel tempo, quella di proteggere la chiesa dallo scandalo.

    La vicenda in questione riguarda un prete del Wisconsin, il reverendo Lawrence C. Murphy, che aveva lavorato nella scuola dal 1950 al 1977. Nel 1996, riferisce il quotidiano americano, l’allora cardinale Joseph Ratzinger non fornì alcuna risposta a due lettere che gli furono inviate dall’arcivescovo di Milwaukee, Rembert G. Weakland, mentre solo otto mesi più tardi il cardinale Tarcisio Bertone diede istruzioni, ai vescovi del Wisconsin, di avviare un processo canonico segreto che avrebbe potuto portare all’allontanamento di padre Murphy.

    Ma Bertone, precisa il New York Times, fermò questo processo dopo che lo stesso padre Murphy scrisse al cardinale Ratzinger ricordando che il caso era sostanzialmente caduto in prescrizione. “Voglio solo vivere il tempo che mi resta nella dignità del mio sacerdozio. Chiedo il vostro aiuto in questa vicenda”, chiese il sacerdote.

    Nei documenti, ottenuti dal quotidiano dai legali di cinque uomini che hanno fatto causa alla diocesi di Milwaukee, non c’è traccia della risposta di Ratzinger a questa lettera. Ma secondo quanto si legge, padre Murphy non ricevette mai alcuna punizione o sanzione e fu trasferito in segreto in alcune parrocchie e scuole cattoliche

  • Feltri. Castrazione chimica per i preti pedofili

    Feltri. Castrazione chimica per i preti pedofili

    http://www.giornalettismo.com/archives/551…-chimica-preti/

    Il direttore del Giornale lancia in prima pagina una “proposta” per chi porta la tonaca e si macchia di crimini sessuali nei confronti dei bambini. Perpetrando, tra l’altro, per l’ennesima volta la confusione tra omosessualità e pedofilia.

    Vittorio Feltri: castrazione chimica per i preti pedofili

    Quando il direttore mangia pesante, il giorno dopo – statene certi – la spara bella grossa. E così Vittorio Feltri sul Giornale di oggi se ne esce con una proposta-shock: “Castrazione chimica per i preti pedofili”, scrive nell’editoriale di oggi.

    INCIPIT – Che inizia con un “I preti pedofili ci sono sempre stati”, perché la pedofilia è vecchia come il mondo e trasversale a ogni fede, e poi distingue sulla questione dei rapporti sessuali dei preti: niente di male, o meglio, umana comprensione nei confronti dei parroci che hanno rapporti con donne, anche se – dice sempre Feltri – è meglio che il celibato non venga toccato: “Meglio rischiare che un ministro di Dio finisca una notte nelle braccia di una signorina piuttosto che la sposi e diventi un qualsiasi padre di famiglia con tutti gli impicci niente affatto spirituali che ne derivano“.

    PRETI PEDOFILI E GAY – Poi Feltri arriva al dunque: “Un prete è per definizione un educatore, quantomeno si atteggia pubblicamente come tale e scoprire che, invece, gli preme avere attorno i fanciulli per impartire loro lezioni di educazione sessuale (omosessuale) non è rasserenante“. Qui Feltri parte dal presupposto che la pedofilia sia un atto per forza omosessuale, mentre invece ci sono anche eterosessuali pedofili. La bestialità la ripete per tutto l’editoriale fino alla fine. “Succede raramente che i preti siano trattati secondo i dettami del codice penale. I preti l’hanno sempre fatta franca sentendosi così incentivati a coltivare la loro malattia e non a curarla. La chiesa, intesa quale gerarchia, ha manifestato fin qui la tendenza a coprire i propri lupi vestiti d’agnello (per questioni di immagine) anziché il proposito di denunciarli“, dice Feltri. Che poi chiude: “Adesso ci aspettiamo uno sforzo maggiore dai palazzi d’Oltretevere: un elenco di reprobi da processare e incarcerare. Se poi tra questi ci fosse qualche volontario, perché non sottoporlo a castrazione chimica? Meglio un cardinale castrato che all’inferno”. In ultimo, arriva un messaggio in codice: “La legge è uguale per tutti. Forse sono d’accordo anche lo Spirito Santo, l’Ordine di Malta e l’Ordine dei Giornalisti“.

  • Albenga: don “Lu”, i parrocchiani scrivono ad Alfano

    Albenga: don “Lu”, i parrocchiani scrivono ad Alfano

    Sono centinaia e centinaia le lettere che, in questi giorni, amici,
    conoscenti e fedeli di Don Luciano Massaferro, stanno spedendo al Ministro di Grazia e Giustizia, Angelo Alfano, dalla Diocesi di Albenga-Imperia.

    Un’iniziativa che parte dal Vicario Generale, Mons. Giorgio Brancaleoni, attuale amministratore parrocchiale della Chiesa di San Vincenzo in Alassio. Infatti, la scorsa settimana, durante la veglia per il sacerdote arrestato, Don Brancaleoni ha invitato i fedeli presenti a scrivere al Ministro Alfano. I firmatari del testo chiedono, dunque, al Guardasigilli che, da Roma, “si invii una forma di controllo e ispezione presso la Procura di Savona, per comprendere come stanno conducendo l’inchiesta su don Luciano”.

    “Sono un semplice cittadino – così comincia il testo della lettera
    distribuita in molte parrocchie della Diocesi di Albenga-Imperia – che desidera portare a Vs. conoscenza il caso giudiziario di Don Luciano Massaferro, parroco della Parrocchia di San Vincenzo in Alassio, in provincia di Savona. Questo sacerdote è stato arrestato per presunte molestie sessuali nei confronti di una ragazza di 12 anni, seguita dai servizi sociali”. E proseguendo, si legge ancora “gli interrogatori, duri e prolungati, effettuati su oltre 60 tra bambini, ragazzi e giovani frequentanti la parrocchia, non hanno portato a nulla. Viceversa la ragazzina, con molte problematiche, si è contraddetta in modo eclatante. Nonostante che tutte le indagini svolte fino ad ora portino ad una totale estraneità di Don Luciano rispetto ai fatti che gli vengono imputati, per ben tre volte è stata negata la scarcerazione”. E, inoltre, “dal 29 dicembre scorso Don Luciano Massaferro è rinchiuso in una cella insieme ad altre sette persone, dove, innocente, è costretto a subire ogni sorta di angherie. Mi chiedo come sia possibile ciò e come sia possibile che un giornale abbia potuto pubblicare alcune notizie, prima ancora che ne fosse messo al corrente l’avvocato difensore”.

    A coro unanime, i firmatari della lettera aggiungono tutta la loro sfiducia nella possibile scarcerazione del sacerdote: “come cittadino e come elettore, che fino ad ora ha avuto estrema fiducia nell’apparato giudiziario, attualmente non mi sento più tutelato. Infatti è evidente che chiunque decida di querelarmi può farmi stare in prigione non in base a prove, ma in base alla volontà di un giudice, sostenuta dal nulla”. Ecco perchè ciascuno chiede “gentilmente a codesto Ministero che venga effettuato
    un controllo sul comportamento della Procura della Repubblica di Savona”. Ad oggi, ancora, non è stato dato riscontro alla lettera dal Ministero di Grazia e Giustizia di Roma, ma si presume che una risposta a breve arrivi, come attendono i fedelissimi di Don Luciano.

    red.sav.

    Domenica 07 Marzo 2010 ore 08:37

  • Pedofilia, Francesco Zanardi attacca il Vescovo: “Sapeva della mia denuncia”

    Pedofilia, Francesco Zanardi attacca il Vescovo: “Sapeva della mia denuncia”

    Savona. Il vescovo della Diocesi di Savona-Noli, Monsignor Lupi, sapeva della denuncia di abusi sessuali e pedofilia mossa contro un sacerdote savonese. A rivelare questo dettaglio è la stessa persona dalla quale questa denuncia è partita, ovvero Francesco Zanardi. L’uomo da giorni, aveva ormai smesso di nascondersi ed era venuto allo scoperto dicendo che la denuncia nei confronti di un prete savonese, Nello Giraudo, era partita da lui, ma ora sembra voler “picchiare” ancora più duro.

    Zanardi ha infatti, dalle pagine del suo profilo Facebook, pubblicato la copia integrale della lettera inviata a Monsignor Lupi, il 9 giugno del 2009, nella quale denuncia di aver subito abusi da parte del sacerdote al centro della bufera. Zanardi ha pubblicato la missiva con tanto di foto della ricevuta di ritorno della raccomandata a dimostrazione del fatto che quella richiesta di aiuto all’interno della Diocesi era arrivata.

    Ecco cosa scriveva a Monsignor Lupi: “Gentile Vescovo, le scrivo questa lettera allo scopo di denunciare formalmente Nello Giraudo, che come sa sia lei che il suo predecessore Domenico Calcagno è un pedofilo e io sono una delle tante vittime che questo mostro è riuscito a seminare in più di trenta anni per la Diocesi di Savona, la quale fino ad ora malgrado le molteplici denunce fatte da me e da diversi altri sacerdoti è rimasta a guardare diventando complice di questo povero sfortunato”.

    “Ho affrontato sia con Lei che con Calcagno più volte questo argomento ma senza che nessuno intervenisse sia nei confronti di don Nello, tanto meno nei miei. Non è vero, nei miei si, perchè le mie denunce mi anno portato anzi che alla giustizia da parte della diocesi ad essere allontanato come lei sa bene, arrivando addirittura alla calunnia nei miei confronti tramite quelle famose foto, che a dire poco sono di dubbia provenienza” si legge ancora nella lettera.

    “Vede Monsignore, dopo il comportamento che avete avuto comincio seriamente a dubitare nella buona fede di questa Chiesa, il Santo Padre predica tramite i media di denunciare i preti pedofili, io l’ho fatto ma non è accaduto nulla, comincio a dubitare nella coincidenza che Mons. Dante Lafranconi nel suo mandato a Savona abbia fatto aprire guarda caso ben due comunità per minori in difficoltà entrambe dirette da due pedofili, don Giorgio Barbacini condannato a tre anni e mezzo per pedofilia il 15 ottobre del 2004 e don Nello Giraudo non ancora condannato ma al momento semplicemente denunciato dal sottoscritto” scriveva ancora Zanardi.

    “Ma nessuno si è accorto di nulla? Non ci credo Monsignore. Comunque lasciamo stare Barbacini, quella oramai è fatta, cerchiamo di parlare e soprattutto di intervenire nei confronti di questo mostro che è ancora in circolazione, sia lei che Mons. Andrea Giusto avete avuto non solo da me la testimonianza che è pedofilo, ve lo ha testimoniato Don Rebagliati allora Parroco di Spotorno dove avvennero le violenze, dopo diventato Economo della Diocesi di Savona il quale tentò di dare a me un lavoro presso la Diocesi come accadde per altre vittime” proseguiva la denuncia.

    “Abbiamo più volte, con tutte le mie buone intenzioni, cercato di affrontare a tavolino, sia con Lei che con Don Giusto questo vergognoso capitolo. Non dico di arrivare ad una conclusione, ma qui non c’è stato neppure un inizio Monsignore. Comunque tutti i fatti, le disavventure che mi riguardano le conosce bene, sono ampliamente documentate nelle varie lettere che le ho inviato e nei colloqui che abbiamo avuto. Le chiedo formalmente di mettere fine alle mostruosità di don Nell Giraudo e di impegnarsi nella veste di Vescovo a risarcire tutte le vittime fino ad ora conosciute, perché, come sa bene della mia storia e della realtà di tante altre come la mia, le vittime di un pedofilo vengono private dalla giovinezza di una parte di vita e subiscono un trauma che prima o poi nella vita uscirà come sta accadendo a me” aggiungeva Zanardi.

    “Confido in lei come uomo e come Vescovo, e spero che come hanno fatto i suoi predecessori non si voglia rendere anche lei complice di un pedofilo come tutta la Diocesi si è resa complice da trenta anni ad ora. È l’ultima volta che cerco un dialogo con questa Diocesi, sono molto determinato nella mia decisione maturata dopo questo lungo menefreghismo e sono disposto ad arrivare a Roma” erano le ultime parole della denuncia.

    Francesco Zanardi, che ha detto ormai di trovarsi in “guerra” ha anche annunciato che oggi partirà un duro attacco alla Diocesi e che tutto verrà denunciato alle più alte autorità ecclesiastiche. C’è da stare sicuri che questa triste storia non finisce qui ed è destinata a fare molto “rumore”.

  • Giallo sulle dichiarazioni di mons. Oliveri “E’ innocente”. Subito dopo: “Mai detto”

    Giallo sulle dichiarazioni di mons. Oliveri “E’ innocente”. Subito dopo: “Mai detto”

    Sembrava una sentenza: «In carcere c’è un innocente». Il vescovo di Albenga-Imperia, monsignor Mario Oliveri, è stato infine autorizzato a incontrare, nel carcere di Valle Armea a Sanremo, don Luciano Massaferro, il parroco accusato di molestie a una bambina di undici anni. L’abbraccio e la commozione, così come il dialogo, rimangono privati. Ma appena il religioso è uscito al mondo libero una dichiarazione lapidaria è volata anche per canali ufficiali: «Don Luciano è innocente».
    Poco prima delle otto di sera, l’Ufficio Comunicazioni sociali della Diocesi ha precisato che mons. Oliveri «stupito da quanto riportato dalle agenzie di informazione, afferma di non aver rilasciato dichiarazioni». Ma la breve nota, questa ufficiale, ribadisce «afflizione e stupore di fronte a una accusa che per chi conosce Don Luciano appare inverosimile».
    Monsignor Oliveri domenica ha incontrato don Lu e ieri il cardinal Bagnasco. La Chiesa si è sempre schierata accanto al parroco, con solidarietà e affetto, ma senza ingerenze, anzi auspicando il «lavoro sereno e veloce» della magistratura. Una presa di posizione così drastica – «un innocente in carcere» – una sentenza anticipata si poteva sentir stonata. Ma è smentita. E tutto passa per i mass media. Curioso è che il vociare di questa vicenda dolorosa per tutti sia una continua accusa verso un processo mediatico e di piazza il quale, più voyeristico e pruriginoso che legale, in effetti esiste, perché nessuno riesce a trattenersi in attesa dei passi giudiziari. Il vescovo, per fortuna, smentisce di aver anticipato la Verità. Ma il presidente di Federvita, Eraldo Ciangherotti, anticipa pure lui, sempre in buona fede però con una bella dose di pessimismo: la magistratura si sente sconfitta e sbugiardata e deve in qualche modo «stemperare e diluire l’approssimazione della questione», quindi annuncia ai giornalisti un quasi inevitabile rinvio a giudizio del sacerdote.
    Si vuol silenzio, si accusano i mass media di chiasso e lo si fa con dichiarazioni diffuse attraverso quei media che dovrebbero tacere e quindi non riportare proclami e anticipi di passi comunque dolorosi negli uffici della legge. Ma un silenzio, a dire il vero, c’è. L’unica che ha parlato prima quasi per caso, poi perché entrata in un ingranaggio, e poi si è svaporata anche nella sua città, è la bambina. I magistrati e i consulenti studiano il computer della contesa e analizzano parole e gesti e pieghe del viso di lei durante l’audizione protetta. I difensori in toga esaminano pure loro quel colloquio sospeso alla delicatezza eppure così concreto.
    Ma la piccola – forse candidamente sincera, forse sinceramente fantasiosa – si ritrova tagliata fuori dalla vita di prima, qualunque sia la sua sorte di accusatrice spaccata in due: credibile al massimo, anzi confermata dal difendersi del religioso, oppure tutta inaffidabile e priva di una memoria reale secondo gli avvocati.
    Per intanto, già spaccata una prima volta – e adesso per certo «usata» – la bambina è anche spaccata da una sorte collaterale: estromessa da una parte della sua vita, quella della parrocchia, quella della naturalezza quando si entra, si vive, si esce da scuola. All’oratorio non ci può andare più, anche perché «bontà» dice che sarebbe per forza «ghettizzata», in classe la guardano come «quella del prete». Sta zitta e in disparte. E confusa o meno che sia sui giorni di fine 2009, ha di certo coscienza del tritacarne in cui si ritrova.

  • Prete pedofilo, sit in sotto la curia di Bologna

    Prete pedofilo, sit in sotto la curia di Bologna

    venerdì, 12 febbraio 2010, 20:05

    Anche Rete Laica Bologna ha aderito al sit-in indetto dall’Associazione radicale Anticlericale.Net, oggi alle ore 18 sotto la Curia di Bologna, per protestare contro la diocesi felsinea attorno alla vicenda del prete pedofilo, condannato a Ferrara in primo grado per molestie sessuali su bambine tra i 3 e i 6 anni.

    L’associazione si è recata sotto l’ufficio di Monsignor Vecchi e del Cardinale Caffarra “per portare fisicamente le domande a cui devono rispondere di fronte all’opinione pubblica”, spiega il portavoce Maurizio Cecconi, che afferma come “il documento vaticano “De delictis gravioribus” impone che la diocesi che apprende di casi di pedofilia al proprio interno informi tempestivamente la “Congregazione per la Dottrina della Fede” a Roma. Quali direttive hanno trasmesso dal Vaticano alla Curia di Bologna?”.

    “Nel 2009 il Cardinale Caffarra . continua Cecconi – ha curato e pubblicato la “Carta formativa della Scuola Cattolica dell’infanzia”, in cui si legge che “il gestore e gli insegnanti delle scuole materne parrocchiali debbono condurre un’esemplare vita cristiana”. Un’esemplare vita cristiana comprende anche le molestie sessuali sui minori? Il documento vaticano “Crimen sollicitationis” impone a “tutti coloro che a vario titolo entrano a far parte del tribunale o che per il compito che svolgono siano ammessi a venire a conoscenza dei fatti sono strettamente tenuti al più stretto segreto, su ogni cosa appresa e con chiunque, pena la scomunica “latae sententiae”, per il fatto stesso di aver violato il segreto”. E’ stato imposto il silenzio, dalla Curia di Bologna, alle educatrici, dipendenti della Curia stessa, e ai genitori delle vittime, con la minaccia della scomunica?”.

    Le domande che la Rete Laica rivolge alla curia felsinea continuano chiedendo dove si trovi attualmente il prete condannato, se esercita ancora una professione a contatto con minori, qual è il suo nome e cognome (qui va detto che è la stessa legge, proprio a tutela della riservatezza delle piccole vittime, a imporne l’anonimato, ndr), se ci sono stati altri casi di pedofilia nelle scuole cattoliche della diocesi di Bologna, e perché – questa la domanda rivolta in una lettera pubblica dall’avvocato difensore delle famiglie costituitesi parti civili nel processo – la Curia non paga le provvisionali alle famiglie delle bambine vittime di molestie.

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  • Umbria/ Molesta quattro ragazzine: prete condannato

    Umbria/ Molesta quattro ragazzine: prete condannato

    Umbria/ Molesta quattro ragazzine: prete condannato
    La decisione del Tribunale di Spoletto su fatti del 2005

    Un sacerdote di 47 anni, che operava in alcune parrocchie di Spoleto, è stato riconosciuto colpevole dal Tribunale locale di molestie sessuali nei confronti di quattro minorenni che all’epoca dei fatti avevano tra i 14 e i 15 anni di età. Reati che sono valsi una condanna a 1 anno e 5 mesi. L’ex parroco dovrà risarcire anche con 10mila euro le quattro minorenni. Le molestie sono avvenute tra il 2005 e il 2006, e furono direttamente denunciate dai genitori dopo le rivelazioni delle figlie. Ha annunciato ricorso in Appello l’avvocato, Laura Modena, del sacerdote che da tre anni non vive più in Umbria. Il condannato si è sempre definito innocente e di aver tenuto un comportamento rispettoso.

    Spoleto, prete veneto molestava ragazzine
    Condannato a un anno e cinque mesi

    12/02/2010

    Il giudice ha condannato il sacerdote veneto accusato di molestie sessuali su 4 adolescenti

    Spoleto. Il tribunale di Spoleto ha condannato a un anno e cinque mesi di reclusione un sacerdote di 47 anni, ex parroco in uno dei centri della zona, per avere molestato sessualmente quattro ragazze che all’epoca dei fatti avevano 14-15 anni. Il religioso ha comunque sempre respinto l’accusa, rivendicando la correttezza del proprio comportamento. Il processo – del quale si legge oggi sui giornali locali – si è svolto a porte chiuse.

    L’ex parroco dovrà anche risarcire con 10 mila euro ciascuna due delle quattro ragazze che si sono costituite parte civile. Il tribunale ha comunque disposto la sospensione e la non menzione della condanna. Le presunte molestie avvennero – secondo l’accusa – dal dicembre 2005 al marzo del 2006 nell’oratorio della chiesa. L’indagine venne avviata dopo che le adolescenti avevano riferito quanto successo ai genitori.

    Il sacerdote è originario del Veneto e da tempo non vive più in Umbria. Secondo il suo difensore, l’avvocato Laura Modena, al religioso è stata riconosciuta l’attenuante della lieve entità del fatto. Il legale ha comunque annunciato appello contro la sentenza.

    abusi su minori
    Condannato sacerdote veneto,
    accuse di molestie sessuali su adolescenti
    Il parroco dovrà risarcire con 10 mila euro due delle quattro ragazze (al tempo avevano 14-15 anni). Gli abusi sarebbero avvenuti nell’oratorio della chiesa

    SPOLETO (Perugia) – Il tribunale di Spoleto ha condannato a un anno e cinque mesi di reclusione un sacerdote di 47 anni, ex parroco in uno dei centri della zona, per avere molestato sessualmente quattro ragazze che all’epoca dei fatti avevano 14-15 anni. Il religioso ha comunque sempre respinto l’accusa, rivendicando la correttezza del proprio comportamento. Il processo – del quale si legge sui giornali locali – si è svolto a porte chiuse. L’ex parroco dovrà anche risarcire con 10 mila euro ciascuna due delle quattro ragazze che si sono costituite parte civile. Il tribunale ha comunque disposto la sospensione e la non menzione della condanna.

    Le presunte molestie avvennero – secondo l’accusa – dal dicembre 2005 al marzo del 2006 nell’oratorio della chiesa. L’indagine venne avviata dopo che le adolescenti avevano riferito quanto successo ai genitori. Il sacerdote è originario del Veneto e da tempo non vive più in Umbria. Secondo il suo difensore, l’avvocato Laura Modena, al religioso è stata riconosciuta l’attenuante della lieve entità del fatto. Il legale ha comunque annunciato appello contro la sentenza.

    12 febbraio 2010

    http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2010/12-febbraio-2010/condannato-sacerdote-veneto-accuse-molestie-sessuali-adolescenti-1602452291491.shtml

    ABUSI SESSUALI SU MINORI, SACERDOTE CONDANNATO 
    Scritto da Diego Aguiari
    Venerdì 12 Febbraio 2010 15:00
    Questo articolo è stato letto: 8 volte
    stuproDopo oltre 4 anni dal reato, il tribunale di Spoleto (Perugia) ha condannato a un anno e cinque mesi di reclusione un sacerdote di 47 anni, originario del Veneto, con l’accusa di aver molestato sessualmente quattro minorenni che all’epoca dei fatti avevano tra i 14 e i 15 anni.

    Il sacerdote nonostante le pesanti accuse si è sempre professato innocente rivendicando con … … forza la propria correttezza di comportamento.

    La sentenza del tribunale condanna inoltre il religioso a dover risarcire con 10 mila euro ciascuna, due delle quattro ragazze costituitesi parte civile. Il tribunale ha disposto la sospensione e la non menzione della condanna.

    Secondo l’accusa le molestie delle ragazze avvennero dal Dicembre del 2005 al Marzo del 2006 nell’oratorio della chiesa. Le indagini vennero avviate dopo la segnalazione dell’accaduto da parte delle ragazze ai propri genitori.

    Secondo il legale difensore del parroco, l’avvocato Laura Modena, è stata riconosciuta al religioso l’attenuante per la lieve entità del fatto, è stato comunque annunciato l’appello contro la sentenza del tribunale.