Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 1 del 9 settembre

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 1 del 9 settembre

    • 1- Ludovica Eugenio – “Porta del Vaticano intrisa del sangue di persone abusate dalla Chiesa cattolica”

    Si intitola “Porta del Vaticano intrisa del sangue di persone abusate dalla Chiesa cattolica” l’ultima opera dell’artista concettuale dissidente russo Andrei Molodkin, 57 anni, noto per l’uso di sangue umano e petrolio greggio nelle sue installazioni audaci e provocatorie, veri atti simbolici di denuncia politica, come la scultura di Putin riempita con il sangue di soldati ucraini del 2022. Molodkin, che vive in Francia, torna infatti ora in Italia con una performance destinata a provocare, se riuscirà a essere realizzata, un forte impatto: secondo quanto riporta il 2 settembre Sky News, tra poche settimane una scultura che rappresenta le chiavi di Pietro, antico emblema cristiano simbolo dell’autorità pontificia, verrà riempita del sangue donato da una quarantina di vittime di abusi e la sua immagine proiettata sulle porte della Basilica di San Pietro.

    Molodkin ha detto a SkyNews di aver scelto di protestare contro gli abusi nella Chiesa cattolica perché si tratta di una “organizzazione potente” con “molti segreti oscuri”, e di aver tratto ispirazione dalla protesta della cantante irlandese Sinead O’Connor, deceduta recentemente, contro gli abusi nella Chiesa cattolica, quando nel 1992 sul palco strappò una foto di papa Wojtyla.

    All’iniziativa parteciperà anche un prete sopravvissuto ad abusi da bambino; “La scultura – ha annunciato l’artista – è pronta a ricevere il sangue delle persone abusate dalla Chiesa cattolica, per dare loro voce”. Quale sarà la reazione in Vaticano? “Penso che ne rimarranno scioccati e sorpresi – ha detto Molodkin. “Vedere questo simbolo sacro… con il sangue delle persone maltrattate, sarà sconvolgente”.  Il sangue umano, spiega, è presente nelle sue opere in seguito al suicidio di un amico, abusato dai superiori mentre prestava servizio nell’esercito sovietico. Qui il suo obiettivo è, dichiara, «offrire semplicemente una piattaforma affinché le persone che hanno subito abusi possano uscire dal silenzio”. “Il mio intento non è distruggere, ho solo dato alle persone una voce formale per poter parlare”.

    FONTE: Sky NEWS24


    • 2- Francesco Zanardi – “Nessuno entri in quella chiesa”: l’appello dei familiari di Elisa Claps dopo la riapertura dell’edificio in cui la ragazza morì e fu sepolta

    Una croce infilzata da sandali – gli stessi a occhio di bue che indossava Elisa Claps quel 12 settembre del 1993.

    Il prossimo 12 settembre, una marcia simbolica per tornare, dopo 30 anni esatti, nel luogo da cui scomparve la 16enne. La stessa chiesa in cui è stata ritrovata cadavere dopo ben 17 anni, a 15 metri di distanza dall’altare.

    La sta assemblando il regista e attore teatrale Ulderico Pesce, con i sandali della comunità potentina “Per chiedere al Papa che quella chiesa chiuda come luogo di culto, non può venire riaperta per pregare, ci hanno scannato un agnello innocente e ce l’hanno tenuto nascosto per 17 anni. Va sconsacrata e utilizzata per accogliere donne in pericolo, proprio come Elisa.

    Nella Chiesa in cui Elisa ha trovato la morte per difendersi dal suo stalker e aggressore Danilo Restivo – ora all’ergastolo nel Regno Unito dove si era rifugiato dopo la scomparsa della Claps e dove nel 2002 ha ucciso la sua vicina di casa – è stata ritrovata una targa, accolta con evidente incredulità e sdegno dai potentini, specchio tangibile del sentire comune.

    Dopo la riapertura, lo scorso il 24 agosto come annunciato e previsto dall’arcivescovo di Potenza Salvatore Ligorio, “in sintonia con Papa Francesco”, il giorno stesso sempre il regista Ulderico Pesce ha acceso i fari su questa targa mai vista prima perché piazzata lì, nel luogo di sepoltura coatta di Elisa, pochi mesi prima che la ragazza venisse ritrovata nel sottotetto e che la Trinità venisse chiusa e messa sotto sequestro.

    Su quella targa c’è scritto in latino che viene onorato “un grande formatore della disciplina degli adolescenti” per celebrare il parroco che quel giorno, dopo che Elisa scomparve da quella Chiesa, invece di chiamare la Polizia e far partire le ricerche, decise di chiudere tutto, portarsi le chiavi e andarsene alle terme.

    Nel dialogo tra le parti sulla possibile riapertura si era convenuto “che per i cattolici, al fine di custodire al meglio la memoria di Elisa non c’è modo più appropriato della preghiera”, si legge dalla nota stampa del vescovo Ligorio. Papa Francesco ha scritto a Filomena Iemma, madre di Elisa, per sottolineare questa necessità. E sempre Bergoglio, l’11 luglio da Casa Santa Marta aveva scritto a Ligorio per “ringraziarlo per la sua visita e per la cordialità manifestatami”, a riprova che c’era da tempo una visione comune sul destino della chiesa simbolo della “Potenza bene”.

    “Nessuno entri in quella chiesa”, dice intanto a uno dei due fratelli di Elisa, Gildo Claps, “Perché quella targa è un ennesimo sfregio alla famiglia e Elisa stessa” così come ritiene “la lettera del Papa di cattivo gusto.

    FONTE: Il Fatto Quotidiano


    • 3- Federico Tulli – Cos’è la pedofilia. Chi è il prete pedofilo

    In tanti giustamente ci chiedono Cos’è la pedofilia. Chi è il prete pedofilo.

    Una premessa fondamentale. “Pedofilia” è un termine improprio giacché di “philos”, di amorevole o amichevole nei confronti del bimbo non c’è nulla. Si tratta infatti di una violenza talmente distruttiva che la psichiatria moderna la definisce un «omicidio psichico», termine coniato dalla psicoterapeuta e ricercatrice Maria Gabriella Gatti. In tal senso la definizione più esaustiva è quella dello psichiatra Massimo Fagioli: «La pedofilia è l’annullamento della realtà umana del bambino».

    Per quanto riguarda la pedofilia clericale questa ha dei propri tratti specifici. Tratti che non sono certo quelli descritti da papa Francesco che sin dai primi giorni del suo pontificato mise in chiaro come la pensasse: «La pedofilia nella Chiesa è opera del diavolo è una malattia diabolica… dobbiamo esserne convinti per curarla». Cioè in Vaticano la violenza di un adulto su un bimbo inerme sarebbe qualcosa di astratto, un peccato, non è un crimine contro la persona ma un’offesa a Dio e nei casi più gravi (per la Chiesa), quelli compiuti durante il rito della confessione, un’offesa al sacramento. Anche qui c’è un annullamento o quanto meno una negazione della realtà del bambino. La vittima scompare e il prete va curato perché ha offeso Dio. Si tratta di una visione umanamente inaccettabile.

    Chi è dunque il prete pedofilo. Come tutti i pedofili ha delle modalità di comportamento equiparabili a quelle di un serial killer. È una persona gravemente malata di mente ma non di quelle che danno in escandescenza. Il pedofilo è estremamente lucido, razionale, privo di affetti ed emozioni. Sceglie con cura le vittime. Ed ecco il sacerdote che sfrutta la sua autorità e la sua paternità fittizia, si fa chiamare “padre”, per circuire il bimbo più vulnerabile tra quelli della sua parrocchia. Si sostituisce alle sue figure adulte di riferimento, acquista la sua fiducia, lo isola con sotterfugi e poi passa dalla violenza psicologica a quella fisica. Tutto questo, avviene nella lucida consapevolezza di poter agire pressoché indisturbato, grazie alla “copertura” delle proprie istituzioni, e di un credito socialmente riconosciuto molto più alto di qualsiasi altro membro della società.

    Questo significa che la vittima durante la sua vita non dovrà combattere solo contro le conseguenze della violenza in sé, ma anche contro tutto ciò che un sacerdote rappresenta ancora oggi – spesso inspiegabilmente- nell’immaginario comune. E dovrà combattere contro l’istituzione religiosa, di cui il pedofilo fa parte, capace di condizionare in maniera profonda sia l’opinione pubblica che la politica con suoi onnipresenti organi di propaganda e informazione al fine di preservare in primis l’immagine pubblica del papa. E poco importa se questo comporti la lesione di un diritto umano fondamentale: la salute psicofisica della persona.

    Fonti: Adista, Chiesa e pedofilia, il caso italiano (L’Asino d’oro ed., 2014), www.vatican.va


    • 4- Federica Tourn – A Ginevra, la diocesi mette in discussione le opere di Marko Rupni

    La diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo ha costituito un gruppo diocesano di riflessione per valutare l’opportunità di smantellare le opere dell’ex gesuita Marko Rupnik, dimesso dalla Compagnia di Gesù lo scorso14 luglio e accusato di aver abusato di almeno una ventina di donne. Il Centro Aletti, a lungo diretto da Rupnik, ha infatti realizzato in collaborazione con l’atelier peruviano Encañada  il “Cammino di gioia”, un progetto inaugurato nel 2019, che comprende 13 mosaici collocati in 12 luoghi di culto nel cantone di Ginevra. L’équipe diocesana dovrà valutare l’impatto della vita personale dell’artista sulla sua arte e l’effetto che le opere hanno sulle vittime. «I membri di questa équipe hanno svolto un’ampia consultazione con esperti ed enti competenti, oltre che con le persone coinvolte nella creazione di questo percorso artistico», ha spiegato Charles Morerod, vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo. Fra le associazioni che collaborano c’è anche il gruppo Sapec, che nel 2016 ha promosso la Cecar, la Commissione indipendente sugli abusi nella chiesa in Svizzera.

    Una decisione simile è stata presa lo scorso marzo a Lourdes, quando il rettore del Santuario Michel Daubanes e il vescovo di Tarbes e Lourdes Jean-Marc Micas hanno costituito un gruppo di lavoro per verificare l’opportunità di rimuovere i mosaici realizzati da Rupnik nel 2007 sulla facciata della Basilica del Rosario. Molte vittime in pellegrinaggio al Santuario infatti, hanno dichiarato che non riescono più a pregare di fronte alle immagini realizzate da un abusatore.

     «Non si può separare l’arte di Rupnik dalla violenza psicologica, sessuale e spirituale imposta alle vittime, che spesso erano anche le sue prime modelle», ha protestato una delle religiose che ha testimoniato di fronte ai gesuiti di aver subito molestie da Rupnik quando era ospite del Centro Aletti. Diverse ex sorelle della comunità Loyola hanno raccontato al quotidiano Domani che il sacerdote le avvicinava convincendole che l’arte è un modo per vivere la fede e poi, usando abilmente il suo carisma spirituale, abusava di loro. «Bisogna anche considerare che a comporre concretamente i mosaici c’erano anche tante artiste, alcune delle quali erano loro stesse vittime di Rupnik», ha detto la religiosa.

    Fonte: Domani


    5- Pierelisa Rizzo – Manfredonia. “Mi ha toccato nelle parti intime e mi ha chiesto di fare sesso. 

    Sono ormai decine le testimonianze di giovani o meno giovani che confessano di essere stati oggetto di interesse sessuale da parte di sacerdoti. Oggi ve ne raccontiamo una.  “Sono anni che ho lasciato Manfredonia e vivo in Inghilterra – racconta Francesco, il nome è di fantasia –  Ero rimasto in buonissimi rapporti con tutti i sacerdoti tra cui Giuseppe, anche il nome del sacerdote di cui parla il ragazzo è, chiaramente, di fantasia.- Proprio con lui ci eravamo sentiti due anni fa e avendo saputo che sarei sceso a Manfredonia per le ferie estive, mi chiese di andare a prendere un caffè insieme”.

    Ma le cose non andarono come il giovane, che ha raccontato tutto dalle pagine del giornale on line Statoquotidiano, pensava. Dopo una serata in compagnia ed un aperitivo, infatti, il sacerdote invita il giovane a casa sua per una cena. Ed è lì che avviene l’approccio con chiaro intento di fare sesso con il giovane. “A quel punto me ne andai di corsa spaventato.

    Non ho denunciato questa situazione, no. – racconta il ragazzo-  Ho contattato solo  un altro sacerdote di Manfredonia, riferendogli quanto accaduto. Purtroppo, io, avendo precedenti penali per fatti avvenuti più di 12 anni fa, ho avuto paura di ritornare in tribunale e magari di non essere creduto dal giudice o da chi di dovere”. Ancora scosso per quanto vissuto, il giovane continua a chiedersi “Cosa sarebbe accaduto se, al posto mio ci fosse stato un bambino indifeso?”.

    FONTE: Stato Quotidiano


    • 6 – Alessio Di Florio – Ogni secondo conta, necessario agire a livello europeo

    Ogni secondo è prezioso, vitale, salva la vita. È quel che accade con il soccorso, con persone ferite o una malattia. Agire tempestivamente può fare la differenza tra la vita e la morte. Lo è nel soccorrere o curare e può esserlo anche in altri ambiti. Ogni ritardo contro gli abusi sessuali, ogni secondo perso prima di impegnarsi concretamente ci sono nuovi abusi, stupri, violenze. è giunto il momento di agire a livello europeo per trovare una soluzione al problema degli abusi sui minori della mancanza di una rivalutazione storica della questione. A lanciare l’allarme è la NGO Justice Initiative – lanciata dalla svizzera Fondazione Guido Fluri che ricorda come ancora oggi, queste vittime soffrono per gli abusi subiti in passato. In alcuni paesi europei sono stati fatti degli sforzi per rimediare alle loro sofferenze, ma nella maggior parte degli Stati la questione non è stata affrontata in maniera seria.

    Due le direttrici principali dell’azione di Justice Initiative: mozione a riguardo è stata depositata presso il Consiglio d’Europa, che si sta occupando del dossier per il passato su cui si chiede verità, riconoscimento, riparazione e prevenzione.

    Una petizione, ancora in corso, per chiedere che Bruxelles assuma una posizione di leadership mondiale e voti a favore dell’attuale proposta di legislazione CSAM dell’UE, rendendo internet #safeforkids è la direttrice per il futuro.

    Justice Initiative ha promosso l’esposizione fotografica itinerante “SHAME – European Stories” realizzata dal fotografo italiano Simone Padovani allestita con successo in numerose città, Un catalogo che riunisce i ritratti delle vittime facenti parte del progetto “SHAME – European Stories” è già stato pubblicato in sette lingue.

    Il progetto è appoggiato sostenuto e condiviso da numerosi associazioni nazionali e internazionali tra le quali troviamo: Rete L’Abuso, Ecpat, Emergency, Chile Safety On, Cnca, La Gabbianella, Eca Global, Brave Movement, Snap, e tantissime altre che trovate nel sito di Justice Iniziative.

    FONTE: Justice Initiative – Vera Pagnoni


    Ne “Gli Speciali” di questa settimana, il dottor Dante Ghezzi spiega il trauma dell’abuso sessuale

     

  • L’Abbazia di Hauterive cerca le vittime di abusi di un ex monaco

    L’Abbazia di Hauterive cerca le vittime di abusi di un ex monaco

    L’abbazia cistercense svizzera di Hauterive, nel cantone di Friburgo, ha annunciato il 4 settembre 2023 che un membro della sua comunità ha abusato sessualmente di donne adulte dagli anni Settanta agli anni Novanta. L’abate di Hauterive, fr. Marc de Pothuau ha lanciato un appello per trovare tutte le potenziali vittime.
    «Crediamo che la copertura mediatica possa aiutare le vittime», ha detto Dom Marc de Pothuau a un gruppo di giornalisti riuniti nell’Abbazia di Hauterive. Insieme al responsabile della comunicazione della comunità, Xavier Pilloud, l’abate ha parlato con l’espressione seria che accompagna le notizie difficili. Finora, questo centro spirituale nel cantone di Friburgo sembrava essere stato risparmiato dagli scandali sessuali che hanno proliferato nella Chiesa negli ultimi decenni.

    «Anche la comunità dell’Abbazia di Hauterive conosce il profondo rammarico e il dolore di essere stata il luogo in cui le donne dicono di aver subito abusi sessuali, di essere state tradite nella loro fiducia e ferite nella loro fede», si legge nel preambolo del testo di Dom Marc de Pothuau.

    Derive nella guida spirituale

    I fatti denunciati risalgono a più di trent’anni fa. Per circa quindici anni negli anni ’80, in qualità di confratello albergatore, il religioso accusato era responsabile dell’accoglienza degli ospiti. «Ma non sempre ha mantenuto una distanza sufficiente da alcune donne», osserva l’abate. In concreto, il monaco cistercense avrebbe approfittato del suo ruolo di consigliere spirituale per allungare le mani in modo non consensuale su donne adulte. Marc Pothuau ha dichiarato alla conferenza stampa che dalla fine degli anni ’70 sono stati identificati in totale sei casi. «Ma potrebbero essercene altri», ha detto l’abate.

    Il religioso accusato aveva già attirato l’attenzione su di sé molto tempo fa. Nel settembre 1992, un ospite aveva inviato un reclamo all’Abate di allora, Dom Bernard Kaul, ora deceduto. L’abate aveva revocato al religioso la responsabilità e lo aveva mandato in altre comunità, al fine di aiutarlo a riscoprire il senso della sua vocazione. Dom Kaul aveva inviato una lettera a tutti i conoscenti dell’ex religioso, spiegando i fatti di cui l’uomo era stato accusato e cercando altre possibili testimonianze. In risposta, tra le circa sessanta testimonianze che lodavano il monaco, ne ricevette una di una donna che diceva di averlo perdonato per aver tentato di baciarla sulla bocca.

    L’abbaziato di Lepori

    Dom Mauro-Giuseppe Lepori, eletto abate di Hauterive nel 1994 e abate generale dell’Ordine cistercense dal 2010, non ha ricevuto immediatamente dal suo predecessore un fascicolo sui problemi del monaco né alcuna denuncia di abusi sessuali durante il suo abbaziato. Tuttavia, appena eletto, il monaco ticinese ha scoperto che questo religioso aveva una relazione segreta con una donna adulta e consenziente. Perciò padre Lepori invitò questo fratello a rivedere la sua scelta monastica. Il fratello rifiutò e lasciò la comunità nel 1996 per sposarsi. Oggi, dom Lepori sostiene l’approccio della comunità», spiega l’abate de Pothuau.

    «Una nuova consapevolezza»

    Solo nel 2019 una donna che si dichiarava vittima ha raccontato la sua storia all’attuale abate, Dom de Pothuau, eletto nel 2010. È stato allora che «ho iniziato, insieme alla comunità, a rendermi conto della portata del problema», osserva la guida di Hauterive. L’abate ha quindi incontrato la comunità in diverse occasioni. Pur avendo deciso di non sporgere denuncia, Dom Pothuau ha contattato la polizia cantonale, che gli ha comunicato che, essendo scaduti i termini di prescrizione, non era possibile avviare un procedimento penale.

    Una relazione asimmetrica

    L’abate ha quindi condotto le sue indagini, dalle quali è emerso che almeno sei persone erano state vittime del monaco. Ne ha incontrate tre con le quali ha iniziato un processo di riparazione. Ne ha contattata un’altra e ha identificato altre due potenziali vittime consultando gli archivi dell’Abbazia.

    Oggi il presunto colpevole ha più di 90 anni, soffre di demenza senile e non riesce più a comunicare. «I suoi tutori legali sono d’accordo con l’approccio attuale», dice Dom de Pothuau. Non è quindi possibile intraprendere alcuna azione concreta contro il presunto colpevole, poiché i fatti sono legalmente prescritti e il diritto canonico non si applica, ovviamente, alle persone che hanno lasciato un’ordine religioso.

    Rimane il bisogno di riconoscimento e di riparazione, che è al centro della comunicazione voluta dall’Abbazia. «Negli ultimi anni, la società e la Chiesa hanno fortunatamente compreso la gravità di qualsiasi attacco all’integrità sessuale, così come la nozione di consenso nel contesto di una relazione asimmetrica e di guida spirituale», sottolinea l’Abate. Il religioso viene descritto come «noto ai suoi tempi per il suo carisma e il suo contagioso buonumore», con cui offriva una relazione «ovviamente asimmetrica», osserva Dom de Pothuau.

    Impatto devastante: l’esempio della vicenda Santier in Francia

    «L’affare Santier in Francia (ottobre 2022), un anno dopo la pubblicazione del rapporto della Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa (Ciase), ha provocato una nuova presa di coscienza», è stato ricordato in conferenza stampa. Il vescovo emerito di Créteil è stato sanzionato ecclesiasticamente per abusi spirituali a scopo sessuale senza che la sanzione fosse resa pubblica. «Questo esempio illustra l’immensa difficoltà che le vittime di abusi incontrano nell’osare parlare apertamente», osserva ancora l’abate Marc de Pothuau.

    «Presumiamo che ci siano altre vittime».

    Dom Marc de Pothuau prosegue: «Avendo potuto misurare l’impatto devastante sulla prima denunciante che abbiamo incontrato, in particolare il peso opprimente e paradossale del senso di colpa, ho capito allora che avevamo il dovere di fare qualcosa di più», dice l’abate. Alcune delle donne coinvolte erano più vulnerabili di altre», spiega.

    Dopo una lunga discussione in comunità, i religiosi di Hauterive sono giunti alla conclusione che era loro responsabilità morale non lasciare le cose come stanno. «Perché presumiamo che ci siano state altre vittime». Da qui l’appello a tutti gli interessati a contattare gli organi competenti. L’abate cita la Commissione della diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo (LGF) sugli abusi (CASCE), o la commissione indipendente CECAR. L’abate ha pure precisato che l’Unione dei Superiori Maggiori (VOS’USM) partecipa al fondo di compensazione istituito con i vescovi svizzeri e che l’Abbazia non proporrà alcun risarcimento finanziario diretto.

    Nessun legame con l’inchiesta nazionale

    Dom de Pothuau precisa che l’appello ai testimoni non ha nulla a che vedere con l’attuale indagine nazionale sugli abusi sessuali nella Chiesa in Svizzera, i cui primi risultati saranno resi pubblici il 12 settembre. «Abbiamo applicato una nostra agenda in questo processo», afferma il cistercense, che ha comunque inviato il dossier ai responsabili dell’inchiesta svizzera.

    «Questo caso, che per noi è di tanti anni fa, continua a essere oggi una fonte di sofferenza per queste donne che sono venute all’Abbazia di Hauterive più di trent’anni fa per cercare la pace e il conforto della presenza di Cristo», prosegue l’Abate che ha anche sottolineato la disponibilità dei responsabili a incontrare le vittime «e, se necessario, a cercare con loro una via d’uscita dall’impasse in cui uno dei monaci all’epoca le avrebbe gettate». (cath.ch/rz)

    Raphael Zbinden/traduzione e adattamento catt.ch

    I dati di contatto per segnalare casi sono i seguenti:

    Commissione per il risarcimento delle vittime di abusi sessuali commessi in ambito ecclesiastico e soggetti a prescrizione (CASCE-LGF): +41 79 387 21 82/ casce@diocese-lgf.ch
    -Commissione Ecoute Conciliation Arbitrage Réparation (CECAR): +41 77 409 42 62/ info@cecar.ch
    Abbaye d’Hauterive: +41 26 409 71 00/temoignage@abbaye-hauterive.ch

    https://www.catt.ch/newsi/labbazia-di-hauterive-cerca-le-vittime-di-abusi-di-un-ex-monaco/

  • Ogni secondo conta: è giunto il momento di agire a livello europeo

    Ogni secondo conta: è giunto il momento di agire a livello europeo

    L’azione di Justice Initiative si articola su due assi principali. Quello riguardante il passato chiede in particolare per le vittime di abusi quattro cose: verità, riconoscimento, riparazione e prevenzione.  Una mozione a riguardo è stata depositata presso il Consiglio d’Europa, che si sta occupando del dossier.

    Il secondo asse concerne il futuro ed è concretizzato da una petizione lanciata da Justice Initiative a livello di Unione europea e che ha finora raccolto oltre 325mila firme. Essa chiede che Bruxelles assuma una posizione di leadership mondiale e voti a favore dell’attuale proposta di legislazione CSAM dell’UE, rendendo internet #safeforkids. La raccolta di firme è ancora in corso: l’NGO ha ancora un mese abbondante per raggiungere il traguardo delle 500mila sottoscrizioni.

    Justice Initiative è attiva in una dozzina di Paesi europei, dove conduce pure campagne a livello nazionale. In Italia la NGO – che è in collegamento con altre associazioni che lottano per i diritti delle vittime come, ad esempio, Rete l’abuso – sostiene una proposta di legge per adottare politiche efficaci contro la violenza in danno di bambini e bambine, a cominciare dalla messa in atto di adeguati strumenti conoscitivi e di azioni di prevenzione di un fenomeno che insiste in modo preoccupante su tutto il territorio. Tra le varie attività condotte in Italia finora c’è la campagna di prevenzione nelle scuole superiori del Veneto e azioni di volantinaggio a sostegno della petizione a Torino, Roma e Venezia.

    Per appoggiare le sue campagne Justice Initiative ha nel corso degli ultimi anni creato alcuni strumenti. Primo fra tutti l’esposizione fotografica itinerante “SHAME – European Stories” realizzata dal fotografo italiano Simone Padovani e già allestita con successo in numerose città tra cui Venezia, Milano, Madrid, Lisbona, Bucarest, Berlino e Helsinki e al Palais De L’Europe a Strasburgo, sede del Consiglio D’Europa. Un catalogo che riunisce i ritratti delle vittime facenti parte del progetto “SHAME – European Stories” è già stato pubblicato in sette lingue. La NGO ha anche patrocinato diversi eventi accademici, tra cui un simposio a Berna (Svizzera), e dei convegni a Parigi, a Ghent (Belgio) e a Lisbona. La lotta contro gli abusi e in favore delle vittime viene portata avanti anche sui canali social di Justice Initiative, in particolare Instagram, facebook e tiktok.

    Il progetto è appoggiato sostenuto e condiviso da numerosi associazioni nazionali e internazionali tra le quali troviamo: Rete L’Abuso, Ecpat, Emergency, Chile Safety On, Cnca, La Gabbianella, Eca Global, Brave Movement, Snap, e tantissime altre che trovate nel sito di Justice Iniziative.

    Link utili:

    https://justice-initiative.eu/it/

    https://www.facebook.com/justiceinitiativeitalia

    https://www.instagram.com/justiceinitiative.ita/

  • “Nessuno entri in quella chiesa”: l’appello dei familiari di Elisa Claps dopo la riapertura dell’edificio in cui la ragazza morì e fu sepolta

    “Nessuno entri in quella chiesa”: l’appello dei familiari di Elisa Claps dopo la riapertura dell’edificio in cui la ragazza morì e fu sepolta

    Una croce infilzata di sandali – gli stessi a occhio di bue che indossava Elisa Claps quel 12 settembre del 1993 – il prossimo 12 settembre, partendo dalla Torre Guevara di Potenza attraverserà la città in testa a una marcia simbolica per tornare, dopo 30 anni esatti, nel luogo da cui scomparve la 16enne quella domenica mattina, la Chiesa della Santissima Trinità. La stessa chiesa in cui è stata ritrovata cadavere dopo ben 17 anni, a 15 metri di distanza dall’altare, dove in molti immaginavano fosse.
    La sta assemblando il regista e attore teatrale Ulderico Pesce, con i sandali della comunità potentina e non solo (perché lo sdegno per ciò che è accaduto a partire da quel 12 settembre ha scavalcato i confini lucani) “Per chiedere al Papa – spiega Pesce – che quella chiesa chiuda come luogo di culto, non può venire riaperta per pregare, ci hanno scannato un agnello innocente e ce l’hanno tenuto nascosto per 17 anni. Non solo è stato sede di omicidio brutale: Don Mimì Sabia ha contribuito a creare quello scandalo, va sconsacrata e utilizzata per accogliere donne in pericolo, proprio come Elisa, perché perseguitate dall’ex fidanzato o marito, andranno lì per chiedere aiuto e salvarsi”.

    La targa
    Nella Chiesa in cui Elisa ha trovato la morte per difendersi dal suo stalker e aggressore Danilo Restivo che ora sta pagando con l’ergastolo nel Regno Unito dove si era rifugiato dopo la scomparsa della Claps e dove nel 2002 ha ucciso la sua vicina di casa, la sarta Heather Barnett, è stata ritrovata una targa, accolta con evidente incredulità e sdegno dai potentini come emerge dai commenti sui social, specchio tangibile del sentire comune. Dopo la riapertura, lo scorso il 24 agosto come annunciato e previsto dall’arcivescovo di Potenza Salvatore Ligorio, “in sintonia con Papa Francesco” e affidandosi “all’intercessione del Santo Patrono, San Gerardo Vescovo”, il giorno stesso sempre il regista Ulderico Pesce ha acceso i fari su questa targa mai vista prima perché piazzata lì, nel luogo di sepoltura coatta di Elisa, pochi mesi prima che la ragazza venisse ritrovata nel sottotetto e che la Trinità venisse chiusa e messa sotto sequestro.

    Su quella targa c’è scritto in latino che viene onorato “un grande formatore della disciplina degli adolescenti” per celebrare il parroco che quel giorno, dopo che Elisa scomparve da quella Chiesa, invece di chiamare la Polizia e far partire le ricerche, decise di chiudere tutto, portarsi le chiavi e andarsene alle terme. “Forse la fece piazzare il precedente vescovo Agostino Superbo – scrive ancora Pesce – quello che dichiarò ai magistrati che era a Satriano e che invece le cellule telefoniche intercettarono a Potenza su Ponte Nove. Forse la fece mettere lui lì a lapide. Magari sotto la pressione dei potentini che conservano i vestiti di don Mimi come reliquie. Il vescovo Ligorio, che sta per andare in pensione, povero, ha lavorato tanto, l’avrebbe messa sull’altare. Ha riaperto la chiesa con la lapide per don Mimì senza arrossire”, si legge dal suo post.

    La riapertura
    Nel dialogo tra le parti sulla possibile riapertura si era convenuto “che per i cattolici, al fine di custodire al meglio la memoria di Elisa non c’è modo più appropriato della preghiera”, si legge dalla nota stampa del vescovo Ligorio. Papa Francesco ha scritto a Filomena Iemma, madre di Elisa, per sottolineare questa necessità. E sempre Bergoglio, l’11 luglio da Casa Santa Marta aveva scritto a Ligorio per “ringraziarlo per la sua visita e per la cordialità manifestatami”, a riprova che c’era da tempo una visione comune sul destino della chiesa simbolo della “Potenza bene”. “Nessuno entri in quella chiesa”, dice intanto a FQMagazine uno dei due fratelli di Elisa, Gildo Claps, “Perché quella targa è un ennesimo sfregio alla famiglia e Elisa stessa” così come ritiene “la lettera del Papa di cattivo gusto.

    Gesti che non fanno che aggiungere amarezza, hanno perso l’occasione di sanare una ferita”. Non entrare in quella chiesa “è l’unico segnale coraggioso che può arrivare da una comunità che si sta svegliando dal torpore”, aggiunge Claps. Forse Potenza non è più “città dell’apparenza”, come si intitola anche uno degli episodi della serie podcast uscita nei giorni scorsi di Pablo Trincia, intitolata “Dove nessuno guarda” (disponibile su Spotify) che contiene nuovi risvolti sul caso Claps, sulla figura dell’omicida Danilo Restivo e del Parroco, ribattezzato in città Don Mimì “Sapìa” che in dialetto potentino significa “sapeva”. Così almeno era scritto sui muri della città fino a pochi anni fa.

    Don Mimì
    “Per 15 anni ha detto la messa a 15 metri dal corpo di Elisa e non ha visto nulla. E fanno molti lavori negli anni vicino al corpo di Elisa e non vede niente”, così sempre Ulderico Pesce che a Elisa ha dedicato uno spettacolo teatrale. Chi era don Mimì e cos’ha fatto per attirare su di sé tante critiche, anche dopo la sua morte, senza che gli sia concessa la dose minima di umana pietas riservata ai defunti? Questo è impossibile dirlo con certezza, ci si può solo limitare a un’attenta ricostruzione dei fatti.
    La santissima Trinità era un luogo di culto particolare, in quegli anni era un centro del potere tant’è che lo stesso don Mimì diceva di rispondere direttamente al Vaticano. In quella chiesa, quel giorno, l’ultimo della sua vita, Elisa accettò di incontrare Restivo dopo le sue insistenti richieste, come aveva detto alla sua amica Eliana da cui si distaccò per pochi minuti e come lui stesso ammise. Ma Restivo disse di averla vista poi uscire dalla porta principale.

    Elisa non ha mai lasciato quella chiesa in cui fu assassinata con 19 coltellate per difendersi da un’aggressione sessuale da parte di Danilo che in città era noto come “il parrucchiere” per l’abitudine di tagliare compulsivamente ciocche di capelli alle ragazze che incontrava al cinema, sull’autobus, per strada. Quando era adolescente aveva quasi ucciso un ragazzino di dieci anni con un taglio alla gola, recidendogli quasi l’aorta (fonte: il podcast di Trincia) ma poi tutto era stato coperto, afferma nella serie la cugina del ragazzino che era con lui quel giorno, con una cifra consistente di denaro offerta dalla famiglia ai genitori che purtroppo versavano in serie difficoltà economiche.

    Aveva anche già molestato quattro studentesse e questo però era noto agli inquirenti che si videro strappare via le indagini, trasferite dalla Procura di Potenza a quella di Salerno dopo che il marito del magistrato potentino che le dirigeva, Felicia Genovese, fu accusato da un pentito di aver ricevuto dei soldi, 100 milioni di lire, per deviarle. Poi fu prosciolto ma non erano state comunque indagini risolutive le sue. A Salerno la Procura accertò, dopo il ritrovamento, che c’era il Dna di Restivo sul corpo della ragazza. Ma lui intanto era in Inghilterra dove aveva già brutalmente ucciso un’altra donna innocente. Ciò che sembra ormai certo è che “Restivo non può aver nascosto da solo il cadavere – aveva detto Claps a FQ pochi mesi fa – perché non c’era con i tempi.

    Quel giorno credo abbia lasciato Elisa lì, agonizzante. Dopo, è corso al pronto soccorso per farsi medicare la ferita da taglio alla mano, refertata come una ferita da caduta in base a quanto lui stesso dichiarò, poco verosimilmente. È scappato via dalla Chiesa prima delle 12,30, quando avrebbe poi incrociato le persone che sarebbero entrate per la messa. Il corpo di mia sorella è stato trascinato nel punto più lontano del sottotetto e ricoperto di materiale di risulta. In base alle perizie, emerse che fu fatto un foro nel tetto per fare uscire i miasmi del cadavere. Qualcuno è andato lì per sistemare tutto. Restivo ha goduto di tanta complicità e questo porta ancora tanta amarezza alla mia famiglia”.

    Il sottotetto
    Il primo istinto della famiglia quella stessa domenica fu di far riaprire la chiesa: la navata, l’altare. C’era una porta che andava verso l’alto, fu chiesto di aprirla dai familiari ma dissero che le chiavi erano nella disponibilità esclusiva del Parroco, Domenico “don Mimì” Sabia, che era partito all’improvviso per tre giorni alle terme. Non è mai stato fatto un sopralluogo in quella chiesa, mai un’ispezione accurata, “nonostante un ispettore di polizia avesse avuto una soffiata da un confidente che gli disse che il corpo di Elisa era lì. Fino alla morte di don Mimì, quella porta è stata invalicabile”, ci aveva detto Gildo Claps.

    Le iniziative
    Oltre alla marcia del 12 settembre, il 4 settembre il presidio Libera di Potenza organizza un ascolto del podcast di Trincia nella sala convegni del Cestrim, in una sorta di avvicinamento al percorso del 12, ai “cento passi che dividono la casa di Elisa dalla Chiesa in cui la ragazza trovò la morte 30 anni fa. E dal 12 settembre sarà disponibile il libro di Maria Grazia Zaccagnino, “Io sono Elisa Claps” che raccoglie pagine dai diari della ragazza, per affermare simbolicamente il ‘ritorno’ di Elisa proprio in occasione dell’anniversario della sua scomparsa. Quel giorno a Potenza ci sarà la prima presentazione del libro in un luogo ancora da definire. “Leggendo i diari, ho scoperto un’altra Elisa – ha affermato Gildo a FQ – non sapevo fosse una ragazza così tanto profonda”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/09/02/nessuno-entri-in-quella-chiesa-lappello-dei-familiari-di-elisa-claps-dopo-la-riapertura-delledificio-in-cui-la-ragazza-mori-e-fu-sepolta/7278542/

  • Il giudice archivia il caso di abuso sessuale contro l’ex cardinale Theodore McCarrick

    Il giudice archivia il caso di abuso sessuale contro l’ex cardinale Theodore McCarrick

    McCarrick, 93 anni, era stato accusato di aver aggredito un ragazzo di 16 anni durante un matrimonio di famiglia nel 1974, la prima accusa che McCarrick ha dovuto affrontare in un tribunale penale da quando una serie di accuse di cattiva condotta sessuale sono emerse nel 2018. Si trova ad affrontare un secondo abuso sessuale criminale. caso, che coinvolge la stessa presunta vittima, nel Wisconsin.

    Una chiamata all’avvocato di McCarrick mercoledì non è stata immediatamente restituita.

    La caduta di McCarrick, uno dei leader più visibili e connessi della Chiesa statunitense, ha avuto importanti effetti a catena, tra cui rabbia e sfiducia da parte dei laici e nuove regole del Vaticano che rendono leggermente più facile per i vescovi essere ritenuti responsabili. Rapporti esplosivi hanno mostrato, inoltre, che i leader di alto rango, dagli Stati Uniti a Roma, sapevano da tempo delle accuse di cattiva condotta di McCarrick con gli adulti. Si è scoperto che preti e laici avevano scritto agli ambasciatori vaticani e diverse cause legali per molestie contro McCarrick erano state risolte in silenzio.

    La gestione delle denunce di cattiva condotta sessuale nei confronti di McCarrick rivela molto sulla Chiesa cattolica

    Il giudice Paul McCallum del tribunale distrettuale di Norfolk a Dedham, Massachusetts, ha archiviato il caso mercoledì in un’udienza mattutina dopo che gli esperti della difesa e dell’accusa hanno concordato che McCarrick non era in grado di aiutare con la propria difesa, ha detto David Traub, portavoce del distretto. avvocato.

    “Secondo la legge del Massachusetts, il caso non può andare avanti”, ha detto.

    L’accusatore di McCarrick, James Grein, un insegnante di tennis della Virginia del Nord, ha presentato una dichiarazione alla corte per l’udienza di mercoledì in cui affermava che il caso “avrebbe fornito un modesto livello di rimborso”.

    “Ho difficoltà a conciliare il concetto secondo cui qualcuno che è intelligente e articolato non è nemmeno competente per essere processato e rispondere delle sue azioni”, ha scritto. “Ho presentato le accuse in questa vicenda, nella speranza di trovare giustizia in questo tribunale. Invece, McCarrick cammina da uomo libero e a me non resta niente”.

    Grein ha scritto al Washington Post dicendo che stava piangendo con “grandi emozioni”.

    Mathew Schmalz, professore di studi religiosi alla Holy Cross ed editore del Journal of Global Catholicism, ha affermato che la decisione “danneggerà sicuramente le vittime”.

    “Ma rimane la domanda sul perché gli avvertimenti su McCarrick siano rimasti inascoltati per così tanto tempo”, ha detto Schmalz. “L’indagine su McCarrick non dovrebbe concludersi con la decisione della procura su questo aspetto specifico del suo caso.”

    La prossima udienza nel caso Wisconsin è prevista per il 18 settembre.

    Questa storia verrà aggiornata.

    https://www.washingtonpost.com/religion/2023/08/30/theodore-mccarrick-cardinal-sexual-abuse-case/

  • Giornalista querelata, solidarieta’ di Fnsi e Assostampa

    Giornalista querelata, solidarieta’ di Fnsi e Assostampa

    (AGI) – Palermo, 30 ago. -La Fnsi e l’Associazione siciliana della stampa esprimono solidarieta’ alla giornalista ennese Pierelisa Rizzo dopo la nuova querela ricevuta dal sacerdote don Giuseppe Rugolo attualmente a giudizio per violenza sessuale su minori.

    I legali del sacerdote hanno chiesto il sequestro dei supporti informatici e dei cellulari della giornalista dell’Ansa.

    Su una precedente querela si era espressa la Cassazione dando ragione alla cronista. La Procura aveva chiesto l’archiviazione ma la difesa del sacerdote ha presentato opposizione. Nella nuova querela si contesta il resoconto
    giornalistico di un’udienza dove era stato visionato un video in cui comparirebbe il religioso con un giovane.

    Il sindacato unitario dei giornalisti (AGI) – si legge in una nota – ritiene, ancora una volta, inaccettabile la richiesta di sequestro degli strumenti informatici e telematici fondamentali per il lavoro giornalistico e resta vigile su ogni tentativo di spegnere il diritto di cronaca ricorrendo anche alle querele temerarie.

    Fab 301614 AGO 23

  • Stati Uniti – Troppe cause per abusi: la diocesi di San Francisco dichiara bancarotta

    Stati Uniti – Troppe cause per abusi: la diocesi di San Francisco dichiara bancarotta

    L’arcidiocesi cattolica di San Francisco, in California, ha presentato ieri istanza di bancarotta, vista l’impossibilità di gestire gli oneri determinati dalle oltre 500 cause giudiziarie per abusi sessuali su minori risalenti anche a decenni fa.

    L’iniziativa, si legge in una nota pubblicata sul sito dell’arcidiocesi, «è necessaria per gestire e risolvere le oltre 500 cause legali per presunto abuso sessuale su minori intentate contro l’arcivescovo cattolico di San Francisco ai sensi del California Assembly Bill 218, che ha consentito di presentare entro il 31 dicembre 2022 denunce vecchie di decenni, che altrimenti sarebbero prescritte».

    L’istanza è stata presentata a nome dell’arcivescovo Salvatore J. Cordileone alla Corte fallimentare del Distretto settentrionale della California, sostenendo come la procedura fallimentare sia «la soluzione migliore per fornire una compensazione giusta ed equa ai sopravvissuti innocenti e a quanti hanno subito danno».

    Essa infatti «fermerà tutte le azioni legali contro l’arcivescovo cattolico di San Francisco mentre l’arcidiocesi sviluppa un piano di riorganizzazione basato sui beni e sulla copertura assicurativa disponibile da utilizzare per risolvere i reclami con i sopravvissuti agli abusi».

    «La triste realtà è che l’Arcidiocesi non ha né i mezzi finanziari né la capacità pratica per discutere individualmente tutte queste denunce di abuso, e quindi, dopo molte considerazioni, ha concluso che il processo di fallimento era la soluzione migliore per fornire un risarcimento giusto ed equo ai sopravvissuti innocenti che sono stati feriti», ha affermato l’arcivescovo Cordileone.

    «È il modo migliore per portare la soluzione tanto necessaria ai sopravvissuti, consentendo allo stesso tempo all’arcidiocesi di continuare la sua sacra missione verso i fedeli e i bisognosi. Dobbiamo cercare la purificazione e la redenzione per guarire, soprattutto i sopravvissuti che hanno portato contro di loro il peso di questi peccati per decenni».

    Secondo lo stesso Cordileone, la maggior parte degli abusi imputati all’arcidiocesi di San Francisco risalgono al periodo compreso tra gli anni Sessanta e Ottanta del secolo scorso, e hanno coinvolto sacerdoti che nel frattempo sono deceduti o sono stati privati dell’ordine.

    https://www.cdt.ch/news/mondo/troppe-cause-per-abusi-la-diocesi-di-san-francisco-dichiara-bancarotta-325505

  • Accusati di stupro di gruppo, tutti assolti: “Hanno errato sul consenso”. Rabbia delle donne: “Sentenza aberrante”

    Accusati di stupro di gruppo, tutti assolti: “Hanno errato sul consenso”. Rabbia delle donne: “Sentenza aberrante”

    Avrebbero in sostanza frainteso. E dunque, anche se tale fraintendimento “non cancella l’esistenza oggettiva di una condotta di violenza sessuale”, che dunque c’è stata, di fatto “impedisce di ritenere penalmente rilevante la loro condotta”.

    Così si legge nelle motivazioni della sentenza con la quale il giudice del tribunale di Firenze nel marzo scorso, oltre quattro anni dopo i fatti, che avvennero a settembre 2018, ha assolto al termine del rito abbreviato due ragazzi appena maggiorenni accusati di stupro di gruppo (di un terzo ‘partecipante’, minorenne, si è occupato il tribunale minorile).

    La sentenza è uscita a marzo ma le motivazioni, riportate ieri da Il Tirreno di Firenze e riprese poi da tutti i principali quotidiani e agenzie di stampa, solo nei giorni scorsi. I fatti si sono svolti in una festa a cui parteciparono una decina di persone, nei pressi di Rufina. Alcol e ‘fumo’ in abbondanza.

    La ragazza, appena maggiorenne, avrebbe assunto alcol e sarebbe stata in una condizione psicofisica molto precaria, non in grado di esprimere un consenso. Questo non avrebbe impedito ai tre di cercare in tutti i modi rapporti sessuali con lei, che ha denunciato di avere più volte detto ai ragazzi si smetterla.

    Nelle motivazioni si parla “in capo agli imputati”, cioè dei due ragazzi, di “falsa convinzione della libera disponibilità della ragazza a qualsiasi tipo di rapporto”. Sempre nelle motivazioni, riportate dal Tirreno, si legge che “la ragazza era in uno stato di alterazione più o meno accentuato e non appariva in grado di esprimere un valido consenso a un rapporto plurimo”.

    Si dice inoltre che i ragazzi avrebbero continuano a farla bere perché “probabilmente l’intenzione degli imputati era di facilitare la perdita di eventuali freni inibitori della ragazza”.

    Sono stati “accertati”, nelle parole del giudice che ha assolto i giovani, come riportate oggi da Repubblica Firenze, “atti sessuali non pienamente voluti”. Si legge poi di “non piena credibilità” e “scarsa attendibilità” delle dichiarazioni della ragazza, che in passato avrebbe avuto un rapporto sessuale filmato con uno dei due giovani, fatto che non può però in alcun modo – almeno non dovrebbe -, sminuire la volontà di opporsi ad un successivo rapporto sessuale.

    Nelle motivazioni si dice anche che la percezione sbagliata sulla volontà della ragazza “non cancella l’esistenza oggettiva di una condotta di violenza sessuale”, che dunque c’è stata, ma “impedisce di ritenere penalmente rilevante la loro condotta”.

    Si sottolinea inoltre nelle motivazioni come i due imputati siano “condizionati da un’inammissibile concezione pornografica delle loro relazioni con il genere femminile, forse derivante di un deficit educativo e comunque frutto di una concezione assai distorta del sesso”. Alla fine, sono comunque stati assolti. Sdegno e rabbia sono seguite alla pubblicazione delle motivazioni della sentenza.

    “Sentenza aberrante”

    “Inutile stupirci ogni volta per sentenze di questo genere: serve a poco. Pensiamo piuttosto a concordare quali iniziative intraprendere, anche sul piano della formazione degli operatori del diritto, per non assistere più ad aberrazioni di questo tipo”. Così all’AdnKronos Daniela Carlà, promotrice dell’Associazione Noi Rete Donne, commentando la sentenza del Tribunale di Firenze che ha assolto due ragazzi dall’accusa di violenza sessuale nei confronti di una 18enne per “errata percezione del consenso”.

    “Quando parliamo di strumenti per rimuovere la violenza è necessario partire dalla consapevolezza che questa violenza fonda le sue radici in una cultura patriarcale. Tale cultura – prosegue Carlà – non vede la necessità che siano le donne a scegliere per la propria vita e per la propria libertà sessuale, ma sia la società. L’unica risposta possibile in questo caso è portare avanti un’attività condivisa di informazione costante sul tema. Per quanto riguarda questa sentenza, mi rendo anche conto che dal punto di vista del diritto penale si debbano valutare i singoli casi con molta attenzione, soprattutto perché sono i singoli casi a fare la collettività”.

    “Un ‘no’ è un ‘no’”

    “Il tema del consenso è centrale: una ragazza o una donna può revocarlo in qualsiasi momento, anche dopo un approccio iniziale con il suo partner”. Che si tratti di un uomo maturo o di un giovane, poco cambia: “la volontà della donna va rispettata a prescindere, un ‘no’ è sempre un ‘no’ altrimenti è stupro”. Così, sempre all’agenzia di stampa Adnkronos Salute, Rolando Paterniti, coordinatore scientifico del Master Psicopatologia forense e Criminologia dell’Università degli Studi di Firenze, commentando la sentenza.

    “Violenza riconosciuta ma giustificata”

    “Quello che ci colpisce e ci fa infuriare di questa sentenza, è che nonostante venga riconosciuto l’atto di violenza lo si giustifichi spostando sulla ragazza, la vittima, la responsabilità di non aver dissentito abbastanza”. Commenta così, ancora all’Adnkronos, Elisa Ercoli, presidente dell’associazione Differenza Donna.

    “In realtà – prosegue Ercoli – sembra che questo dissenso ci sia stato e quindi ci viene da pensare che ai due ragazzi venga riconosciuta una maggiore credibilità rispetto alla vittima. Insomma, potremmo dire che in questa sentenza sono racchiusi gli stereotipi che noi, tramite la formazione, dobbiamo superare. Del resto, già riconoscere che questi ragazzi abbiano ‘una distorta percezione della sessualità e della relazione con le donne’ è la premessa di un comportamento violento e quindi è assolutamente anche poco coerente nella dinamica della sentenza”.

    “Non si può rimanere in silenzio”

    “Abbiamo appreso dalla stampa le motivazioni della sentenza, le sentenze non si commentano si usava dire, ma stavolta non si può rimanere in silenzio, siamo colpite profondamente. La vicenda conferma purtroppo, e non ne avevamo bisogno, a danno di un’altra donna, la insufficiente attenzione e specializzazione, relativamente a tutti i gradi del processo, sulla violenza di genere ed in particolare sulla violenza sessuale”, scrive invece in una nota la Cgil Toscana e fiorentina, chiedento di “dare corso con forza e tempestività alle linee di indirizzo del Csm che non ha mancato di confermare «la valenza irrinunciabile della specializzazione degli uffici» – requirenti e giudicanti – che trattano i procedimenti relativi ai reati di violenza di genere. Servono specializzazione e formazione della magistratura inquirente e giudicante sui reati di violenza di genere ed in particolare violenza sessuale”.

    https://www.firenzetoday.it/cronaca/accusati-stupro-assolti-errato-consenso-rabbia-donne-sentenza-aberrante.html

  • Pedro Salinas: “El Sodalicio è un’organizzazione settaria che usa una facciata cattolica per perpetrare ogni tipo di abusi”

    Pedro Salinas: “El Sodalicio è un’organizzazione settaria che usa una facciata cattolica per perpetrare ogni tipo di abusi”

    “L’assedio mediatico-giudiziario lanciato contro Paola Ugaz, Daniel Yovera (altro giornalista freelance che ha partecipato a un servizio di Al Jazeera sugli affari del Sodalicio a Piura, dove l’arcivescovo è José Antonio Eguren, membro della “generazione fondatrice” del Sodalicio) , e contro di me, in modo feroce e sostenuto negli ultimi cinque anni, sprecando una quantità impressionante di risorse economiche in questa incessante caccia agli informatori”

    «Quella fu l’ultima domanda di Scicluna nel mio caso: cosa mi consiglierebbe? Io chiesi lo scioglimento. Da lui appresi che il termine canonico corretto era “soppressione”. In altre parole, questa ipotesi non è esclusa. La sola idea mi ha commosso profondamente”

    “(El Sodalicio) dovrebbe essere soppresso. E i loro beni dovrebbero essere sequestrati e venduti per riparare le vittime, che sono state nuovamente vittimizzate in modo crudele e inclemente durante tutti questi anni”

    “Figari è stato presentato come un “lupo solitario” che ha agito senza veri complici o effettivi insabbiamenti, come Maciel e Karadima, cosa che non solo è impossibile da credere, ma è dimostrato e avvalorato che così non è stato”

    “Con poche eccezioni, come l’arcivescovo di Lima, Carlos Castillo, il prelato di Caravelí, Reynaldo Nann, e il cardinale Pedro Barreto, il resto dei pastori peruviani si sono distinti per la loro assenza e indifferenza in questa storia (…). La verità è che nel caso Sodalicio è prevalsa l’indolenza delle autorità ecclesiastiche, questa è una verità di pugno”

    Cipriani: “So che vive tra Roma e Madrid, e non è tornato in Perù o per commentare la politica peruviana, dalla sua ideologia polarizzante di estrema destra. Qualcosa è successo, senza dubbio, ma l’opinione pubblica peruviana non l’ha mai saputo”

    “Continuerò, perché tocca a me, ma io e Pao siamo in questo secondo come gli hobbit, Frodo e Sam, quando arrivarono al Monte Fato, a Mordor, prima di gettare l’anello nella lava. Scorticato ed esausto”. Paola Ugaz e Pedro Salinas sono due giornalisti peruviani che hanno lasciato la pelle (quasi letteralmente) per denunciare, e smantellare, la rete di soprusi ed eccessi economici e di potere nel Sodalicio de Vida Cristiana, facendo ordinare a Papa Francesco un’inchiesta, che questi giorni sono stati compiuti dagli ‘inquisitori’ del Vaticano, Charles J. Scicluna e Jordi Bertomeu .

    In questa intervista esclusiva per DR, Salinas svela particolari inediti dell’inchiesta, addita la responsabilità dei gerarchi vaticani nella tutela del fondatore del Sodalicio, Luis Figari, e chiede lo “scioglimento” del movimento. ” Il Sodalicio è un’organizzazione settaria che usa una facciata cattolica per perpetrare abusi di ogni tipo. Almeno è così che ha funzionato per più di quattro decenni. E che, nel mondo reale, non si cancella con un tratto di penna, solo modificandone le Costituzioni e gli Statuti, perché si tratta di una istituzione cattolica spuria con vizi originari”, rileva.

    Come valuta la visita di Bertomeu-Scicluna? Cosa ti hanno chiesto, cosa hai risposto?

    Li ho conosciuti entrambi, in momenti diversi e per motivi diversi, nel 2019. Scicluna mi ha invitato a un incontro antipedofilo pre-vertice, il 20 febbraio di quell’anno, in una sala dell’Istituto Maria Bambina, in Vaticano, insieme a undici vittime sesso da vari paesi. Senza essere stata una vittima sessuale, sono stata convocata per aver subito abusi psicologici e fisici al Sodalicio (organizzazione cattolica peruviana con caratteristiche settarie, fondata nel 1971), perché ero uno dei giornalisti che ha rivelato la cultura dell’abuso insita in quell’istituzione da più di quattro decenni e per essere stato ingiustamente denunciato per diffamazione dall’arcivescovo più rappresentativo di questa società di vita apostolica, José Antonio Eguren Anselmi SCV.

    Ho conosciuto Bertomeu tramite Juan Carlos Cruz, vittima del famoso pedofilo cileno Fernando Karadima e attualmente membro del Comitato vaticano per la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili. Mi ha invitato a visitare i suoi uffici presso la Congregazione per la Dottrina della Fede e, con mia sorpresa, sulla sua scrivania c’era l’inchiesta giornalistica Metà monaci, metà soldati (Planeta, 2015), che ho scritto insieme alla mia collega Paola Ugaz . Già in quel momento mi disse che era a conoscenza del caso e lo stava monitorando.

    Per il resto, la fama di entrambi li ha preceduti. Ciò che avevano ottenuto dopo la loro visita in Cile (2018) era qualcosa che noi ex Sodalits volevamo replicare da allora in Perù. Tuttavia, Papa Francesco sta appena iniziando a dare forma all’idea dopo aver ricevuto la mia collega e coautrice Paola Ugaz. Questo è successo nel novembre dello scorso anno. L’empatia di Bergoglio con Pao è stata fondamentale.

    Il programma degli incontri è iniziato con me martedì 25 luglio alle nove del mattino ed è durato circa due ore e mezza. Poi è stata convocata Paola Ugaz. Gli argomenti, nel mio caso, erano vari, anche se molto specifici. Il carisma. struttura settaria. Il ruolo svolto da alcuni prelati, vuoi per indolenza, vuoi per omissione dopo le denunce giornalistiche. Il trattamento che il Vaticano gli ha riservato attraverso i suoi principali intervenienti, dalla nomina del primo visitatore apostolico al ruolo svolto dallo spagnolo José Rodríguez Carballo, del dicastero da cui dipende il Sodalicio, nonché quello di “compagno spirituale” , Gianfranco Ghirlanda SJ. L’assedio mediatico-giudiziario che hanno lanciato contro Paola Ugaz,

    La verità è che mi sono sentito ascoltato per la prima volta in questi lunghissimi tredici anni, da quando abbiamo iniziato le indagini e denunciavamo, omeopaticamente, questa organizzazione cattolica. Ma ciò che ha attirato maggiormente la mia attenzione è stato il livello di informazioni gestite da entrambi. Scicluna, che con me ha guidato l’“interrogatorio”, mi ha chiesto dettagli su specifiche pagine e capitoli del mio ultimo libro Senza notizie da Dio. Sodalicio: cronaca dell’impunità (Autopubblicazione, 2022). Stiamo parlando di un libro di quasi mille pagine. Ed erano anche a conoscenza dell’irruzione in casa mia, nel gennaio 2022, con lo scopo di sequestrare il mio cellulare (cosa che sono riusciti a fare, e sono stati scaricati tutti i miei audio, chat e contatti con le vittime e le autorità ecclesiastiche) e il computer dove Stavo scrivendo Nessuna notizia da dio. Non potevano prendere il computer perché, pensando che ciò potesse accadere, l’ho incastrato in una parete della mia stanza. Ma se. Sono rimasto positivamente colpito dagli inquisitori del papa. Tanto che mi ha lasciato anche la sensazione che potesse succedere qualcosa.

    Hanno potuto svolgere il loro lavoro in libertà?

    Per quanto abbiamo potuto vedere, sì. Tutti gli interrogatori si sono svolti in territorio vaticano: presso i locali della nunziatura apostolica. C’è stato un maldestro tentativo di suggerire pregiudizi da parte della missione per squalificarla e screditarla, da Twitter e da uno dei membri della “famiglia spirituale”. Ovviamente si sono ritirati rapidamente. Presumo che si siano resi conto che non potevano usare su di loro le stesse tattiche prepotenti che hanno usato contro di noi. Ma la sottigliezza non è un tratto che li caratterizza.

    Cosa ha chiesto agli inquirenti vaticani?

    Questa è stata l’ultima domanda di Scicluna nel mio caso: cosa consiglieresti? Ho chiesto lo scioglimento. Da lui appresi che il termine canonico corretto era “soppressione”. In altre parole, questo scenario non è escluso. La sola idea mi commosse profondamente.

    Quanto tempo ci vorrà per preparare il tuo rapporto?

    Immagino più tempo di quello che hanno impiegato in Cile (che è stato di tre mesi). Mi è diventato chiaro che questo caso è più complesso e sofisticato di quello cileno. E la decisione finale la prenderà papa Francesco e la sua coscienza. Egli, quand’era arcivescovo di Buenos Aires, li invitò a fondare in Argentina e offrì loro di abitare nel palazzo arcivescovile, cosa che avvenne, e mantenne buoni rapporti con alcuni dei correttori. Senza saperlo, ovviamente. Ha agito in buona fede e senza tutte le informazioni che la missione ha ora portato a Roma.

    Cosa dovrebbe succedere con il Sodalicio?

    Dovrebbe essere cancellato. E i loro beni dovrebbero essere sequestrati e venduti per riparare le vittime, che sono state crudelmente e senza pietà rivittimizzate per tutti questi anni. Non poche vittime sono state addirittura escluse dal meschino processo attraverso il quale sono state sottoposte. E qualcosa di non meno importante. Se qualcosa del genere dovesse accadere, movimenti con caratteristiche simili, come Pro Ecclesia Sancta (o Avanzada Católica, in Perù), Los Heraldos del Evangelio (dal Brasile), o Lazos de Amor Mariano (dalla Colombia), tra gli altri, potrebbero continua nell’elenco Il precedente dell’ipotetica soppressione del Sodalicio potrebbe essere storico ed esemplare.

    Cosa succede a Figari?

    Figari era già stato “sanzionato” nel 2017, in un processo farsesco. La “sanzione” consisteva nel concedergli una pensione d’oro nel piano dello sceicco degli Emirati Arabi Uniti. E non sto esagerando. Non lo hanno mai espulso dall’istituto, potendo farlo. Trattavano le loro vittime sessuali come “complici”, senza contrastarle. E anche una delle denunce più gravi contro Figari “è andata perduta” in dicastero. Ed è stato presentato come un “lupo solitario” che ha agito senza veri complici o effettivi insabbiamenti, come Maciel e Karadima, cosa che non solo è impossibile da credere, ma è dimostrato e avvalorato che non lo fosse. Il ruolo protettivo e favorevole di José Rodríguez Carballo, del dicastero, del cardinale gesuita Gianfranco Guirlanda, come “compagno spirituale”, di Noel Antonio Londoño, dalla sua prestazione di commissario,

    Vale la pena tanti anni di lotta?

    La cosa logica sarebbe dire “sì”, suppongo, e sarebbe molto bello. Ma è una domanda che mi perseguita da tempo, e non ho una risposta categorica o felice. L’impatto che ha avuto questa guerra impari, che io non ho mai cercato, ma anzi è apparso a Paola ea me, ha avuto un impatto fortissimo su tutti gli ambiti della mia vita personale. Onestamente, spero che questa storia senza fine finisca, e presto. Ha avuto troppi danni collaterali con le persone a me vicine e mi ha cambiato completamente la vita, con conseguenze irreversibili e irreparabili. Continuo comunque, perché tocca a me, ma io e Pao siamo in questo secondo come gli hobbit, Frodo e Sam, quando arrivarono al Monte Fato, a Mordor, prima di gettare l’anello nella lava. Scuoiato ed esausto.

    Qual è stata la risposta dell’episcopato peruviano?

    Formalmente hanno salutato pubblicamente la missione Scicluna-Bertomeu. Ma dietro le quinte, immagino che alcuni vescovi siano un po’ nervosi. Con poche eccezioni, come l’arcivescovo di Lima, Carlos Castillo, il prelato di Caravelí, Reynaldo Nann e il cardinale Pedro Barreto, il resto dei pastori peruviani si è distinto per la sua assenza e indifferenza in questa storia. Alcuni si difendono affermando di aver pubblicato comunicati stampa, come se una dichiarazione cartacea denotasse una sorta di azione forzata. La verità è che nel caso Sodalicio prevalse l’indolenza delle autorità ecclesiastiche. Questa è una verità di pugno.

    Qual è la responsabilità di Cipriani in questo scandalo?

    Fin dall’inizio il suo atteggiamento nei confronti delle lamentele è stato quello dell’apatia, dell’indifferenza e della sonnolenza. Ancora di più. A volte attaccava anche dal suo pulpito radiofonico (aveva uno spazio settimanale sulla radio più importante del Perù) più di una vittima del Sodalicio. Per qualche ragione il papa ha accettato senza discutere le dimissioni del primo cardinale storico dell’Opus Dei, aveva appena compiuto 75 anni, pur essendo in buona salute. So che vive tra Roma e Madrid, e non è tornato in Perù né per commentare la politica peruviana, dalla sua polarizzante ideologia di estrema destra. Qualcosa è successo, senza dubbio, ma l’opinione pubblica peruviana non lo ha mai scoperto.

    Niente altro da aggiungere?

    Sì, ho voluto sottolineare la questione del carisma, una “grazia” che il fondatore del Sodalit Luis Fernando Figari e il suo “nucleo fondativo” avrebbero ricevuto, e che il cardinale Ghirlanda difende con rigore e intende “salvare” ad ogni costo. Il Sodalicio manca di carisma. Può sembrare audace da parte mia immischiarmi in faccende teologiche, ma se Ghirlanda legge Mezzi monti, Mezzi soldati o Nessuna notizia da Dio, vedrai che, soprattutto in quest’ultimo, è documentato che Figari, prima di creare il Sodalicio, verso la fine degli anni Sessanta aveva già comportamenti predatori sessuali. C’è almeno una testimonianza anonima che lo conferma, ei primi abusi da parte del fondatore sono avvenuti appena è nata questa istituzione, nei primi anni settanta. Ancora di più. L’approvazione pontificia – ora si sa anche – è stata ottenuta nascondendo e insabbiando deliberatamente i casi di abusi sessuali perpetrati dai suoi principali vertici. Si tratta, dunque, di una “società di vita apostolica” che è diventata quello che è con l’inganno e con menzogne, trappole e lobbies. El Sodalicio è un’organizzazione settaria che usa una facciata cattolica per perpetrare tutti i tipi di abusi. Almeno è così che ha funzionato per più di quattro decenni. E che, nel mondo reale, non si può cancellare con un tratto di penna, solo modificandone le Costituzioni e gli Statuti, perché si tratta di una istituzione cattolica spuria con vizi originari. Si tratta di una “società di vita apostolica” che è diventata quello che è fraudolentemente e con menzogne ​​e trappole e lobbies. El Sodalicio è un’organizzazione settaria che usa una facciata cattolica per perpetrare tutti i tipi di abusi. Almeno è così che ha funzionato per più di quattro decenni. E che, nel mondo reale, non si può cancellare con un tratto di penna, solo modificandone le Costituzioni e gli Statuti, perché si tratta di una istituzione cattolica spuria con vizi originari. Si tratta di una “società di vita apostolica” che è diventata quello che è fraudolentemente e con menzogne ​​e trappole e lobbies. El Sodalicio è un’organizzazione settaria che usa una facciata cattolica per perpetrare tutti i tipi di abusi. Almeno è così che ha funzionato per più di quattro decenni. E che, nel mondo reale, non si può cancellare con un tratto di penna, solo modificandone le Costituzioni e gli Statuti, perché si tratta di una istituzione cattolica spuria con vizi originari.

    https://www.religiondigital.org/vaticano/Pedro-Salinas-Sodalicio-figari-scicluna-bertomeu-investigacion-vaticano-abusos-peru-cipriani-carballo_0_2586641321.html

  • Papa Francesco incontra le vittime di abusi sessuali del clero in Portogallo – Risposta di BishopAccountability.org

    Papa Francesco incontra le vittime di abusi sessuali del clero in Portogallo – Risposta di BishopAccountability.org

    Quando papa Francesco si reca in un paese dove è scoppiata la crisi degli abusi sessuali del clero, incontra le vittime, esprime vergogna e dolore e promette un cambiamento. Lo ha fatto durante la sua visita negli Stati Uniti nel 2015, la sua visita in Cile nel gennaio 2018, la sua visita in Irlanda nell’agosto 2018 e la sua visita in Canada nel 2022.

    Ma quando il Papa visita un Paese dove i vescovi non fanno i conti con i titoli dei giornali sugli abusi, non incontra le vittime. Non ha tenuto tali riunioni in Ungheria, Congo, Romania o Panama, anche se le vittime della chiesa in ciascuno di quei paesi sono sicuramente migliaia.

    Gli incontri del Papa con le vittime riguardano le pubbliche relazioni, non il cambiamento. E a questo punto del suo pontificato, la tattica non è solo stanca, è cinica. Le scuse senza una vera riforma sono peggio che prive di significato. È irrispettoso.

    Nei suoi dieci anni da papa, Francesco si è rifiutato di attuare una vera legge di “tolleranza zero” per fermare i molestatori. Secondo il diritto canonico, i sacerdoti colpevoli possono ricevere una serie di sanzioni e, sebbene alcuni siano stati laicizzati, molti ricevono sospensioni temporanee e tornano al ministero. Per questo i vescovi portoghesi che hanno restituito alle parrocchie preti accusati credibilmente non corrono il rischio di perdere i loro prestigiosi incarichi o titoli. Quei vescovi non violano il diritto canonico; lo stanno seguendo.

    Le migliaia di persone che hanno subito abusi sessuali da bambini nella chiesa portoghese meritano di meglio. Meritano le “azioni concrete” che il Papa più volte ha promesso. Non è troppo tardi per Francesco per ripristinare la sua credibilità come riformatore. Potrebbe compiere questi passi fondamentali e cruciali per fermare gli abusi sessuali del clero e il loro insabbiamento in Portogallo e altrove:

    1. Potrebbe cambiare il diritto canonico universale per emanare una vera “tolleranza zero” per gli abusatori sessuali nel sacerdozio. Ciò significherebbe che un religioso ritenuto colpevole anche di un solo atto di molestie su minori verrebbe rimosso definitivamente dal ministero. A nostra conoscenza, l’unica politica dei vescovi nazionali che si avvicina alla “tolleranza zero”, almeno sulla carta, è quella varata dai vescovi statunitensi nel 2002.

     2. Potrebbe rinnovare la sua inefficace legge sulla “responsabilità del vescovo”,  Vos estis lux mundi,  che persino il suo stesso consigliere, p. Hans Zollner, SJ, descrive come ” non funzionante “. Il Papa potrebbe ripulire la casa, paese dopo paese, rimuovendo i vescovi complici, privandoli dei loro titoli e pubblicando resoconti delle loro malefatte. Potrebbe anche iniziare in Portogallo; dovrebbe denunciare pubblicamente e rimuovere il presidente della conferenza episcopale José Ornelas e tutti i suoi colleghi che hanno dimostrato disprezzo per le testimonianze delle vittime e resistenza a risarcire le vittime per il terribile danno inflitto loro dalla Chiesa.

    3. Potrebbe dimostrare trasparenza con una direttiva significativa. Potrebbe ordinare al Dicastero per la Dottrina della Fede di rendere noti nomi, incarichi e fascicoli delle migliaia di preti che ha giudicato colpevoli. In tal modo farebbe causa comune con le vittime di abusi in tutto il mondo, così come con i  160 vescovi ei 32 superiori religiosi  negli Stati Uniti che hanno pubblicato elenchi almeno parziali di preti accusati credibilmente.

    Contatto per BishopAccountability.org
    Anne Barrett Doyle, Co-direttore, BishopAccountability.org,  barrett.doyle@comcast.net

    Pope Francis meets with clergy sex abuse victims in Portugal – Response from BishopAccountability.org