Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • ‘Ora o mai più’: le vittime dei preti pedofili italiani chiedono indagini

    ‘Ora o mai più’: le vittime dei preti pedofili italiani chiedono indagini

    Poiché le indagini negli Stati Uniti, in Europa e in Australia hanno messo in luce la portata del problema degli abusi sessuali all’interno della Chiesa – e anche un insabbiamento durato decenni – molti gruppi affermano che l’Italia non può più evitare un controllo.

    “Il governo deve agire, deve sfruttare lo slancio creato da indagini imparziali altrove”, ha detto all’Afp Francesco Zanardi, fondatore di Rete l’Abuso.

    “Se l’Italia non lo fa ora, temo che non lo farà mai”, ha detto Zanardi, che da giovane è stato abusato da un prete.

    Nove gruppi stanno ora formando un comitato volto a fare pressione sul Paese per avviare un’indagine, come quelle viste di recente in Francia e Germania.

    Cristina Balestrini, che ha istituito un gruppo di sostegno alle famiglie dopo che suo figlio è stato abusato da un prete, ha detto all’Afp che la cosa più importante per i sopravvissuti era “assicurarsi che non accada mai più”.

    Non tutti i molestati sopravviveranno, “ci sono molte vittime che si suicidano e nessuno lo sa”, ha detto Balestrini.

    ‘Silenzio totale’

    Rete L’Abuso ha registrato negli ultimi 15 anni in Italia più di 300 casi di sacerdoti accusati o condannati per abusi sessuali su minori, su un totale di 50.000 sacerdoti in tutto il Paese.

    Giada Vitale è solo un esempio citato dal gruppo. Era una timida organista di 13 anni quando il suo parroco, Marino Genova, la abusò in sacrestia. Sarebbe stata molestata per tre anni.

    Il carnefice di Vitale è stato condannato nel 2020, ma i gruppi di vittime affermano che una tale condanna è rara perché l’Italia è in ritardo rispetto ad altri paesi nell’affrontare i predatori.

    È impossibile ottenere cifre precise sull’entità del problema.

    Il principale consulente per gli abusi del clero del Vaticano ha detto all’AFP questo mese che è giunto il momento per il Paese a maggioranza cattolica di fare i conti.

    La chiesa non è così potente come lo era una volta in Italia, dimora storica dei papi. Ma mantiene un’enorme influenza e due terzi della popolazione sono credenti, secondo un sondaggio del 2019.

    Papa Francesco, che ha inasprito le punizioni inflitte ai preti abusatori ai sensi della legge vaticana, lunedì ha razionalizzato l’ufficio vaticano che tratta le denunce di abusi, nel tentativo di accelerare i casi.

    Ma Zanardi di Rete l’Abuso ha detto che “avrebbe poca fiducia” in un’indagine interna.

    ‘Vittime due volte’

    Anche Balestrini, 56 anni, è diffidente nei confronti della chiesa poiché “hanno agito come se fossimo il nemico, rendendoci vittime due volte” dopo che suo figlio adolescente è stato abusato nel 2011.

    Il chierico in questione, Mauro Galli, inizialmente fu trasferito tranquillamente in un’altra parrocchia. In seguito sarebbe stato condannato.

    Spera che il comitato riesca a fare pressione sulla chiesa affinché apra i suoi archivi, perché lo scandalo, ha detto, “è molto più grande di quanto si possa immaginare”.

    Balestrini ha detto che scoprire la verità non sarebbe stato facile per l’Italia, ma la Chiesa sarebbe saggia ad assumersi un ruolo attivo nel ripulirsi.

    “Al momento, stanno cercando di mantenere un coperchio, ma è meglio scegliere di toglierlo da soli, prima che esploda”.

    https://www.france24.com/en/live-news/20220215-now-or-never-victims-of-italy-s-predator-priests-urge-inquiry

  • Vaticano, i preti pedofili e gli scandali da silenziare

    Vaticano, i preti pedofili e gli scandali da silenziare

    I panni sporchi si lavano in famiglia. È questo il senso della lettera che il cardinale Luis Ladaria, attuale prefetto della Congregazione per la dottrina della fede (l’ex sant’Uffizio), nel febbraio 2015 inviò al cardinale Philippe Barbarin, allora vescovo di Lione, che chiedeva come comportarsi con don Bernard Preynat, sul cui conto erano arrivate in diocesi diverse denunce per pedofilia.

    «Questa Congregazione, dopo aver accuratamente studiato il caso di Preynat, ha deciso di affidarvi il compito di prendere gli adeguati provvedimenti disciplinari, evitando scandali pubblici», si legge nella lettera di Ladaria, riportata ieri sul quotidiano Domani da Emiliano Fittipaldi. «Fermo restando – conclude la lettera – che in queste condizioni non può essere affidato un altro ministero pastorale che includa eventuali contatti con i minori».

    Barbarin obbedì, e tutto rimase nascosto ancora per un anno. Nel 2016, infatti, in seguito alle denunce penali di alcune vittime, Preynat fu processato e nel 2020 condannato a cinque anni di reclusione per abusi sessuali su minori. Barbarin invece – che nel marzo 2020 si è dimesso da vescovo -, dopo essere stato condannato in primo grado per omessa denuncia, l’anno scorso è stato definitivamente assolto.

    Quella a Barbarin non è stata l’unica lettera scritta da Ladaria, nel 2008 nominato da papa Ratzinger segretario della Congregazione per la dottrina della fede, promosso prefetto dello stesso dicastero nel 2017 da papa Francesco, il quale l’anno successivo lo ha creato cardinale. Ve ne è un’altra pressoché identica, datata 2012, inviata all’allora vescovo di Lucera (Foggia), a proposito di don Giovanni Trotta, dimesso dallo stato clericale perché pedofilo, ma con la raccomandazione che la destituzione del prete restasse in penombra, per non «generare scandalo ai fedeli». Così accadde anche stavolta, ma le conseguenze della consegna del silenzio furono ben più gravi: da laico, Trotta iniziò ad allenare una squadra di calcio giovanile e commise abusi sessuali su diversi piccoli atleti, venne denunciato dalle famiglie di alcune vittime e due anni fa è stato condannato in appello a venti anni di carcere.

    Le lettere «fotocopia» di Ladaria testimoniano che non si tratta di due casi, ma di una prassi che vuole coprire i preti pedofili per difendere l’istituzione. Non quindi un «sistema Ladaria», ma un «sistema vaticano» che, come rileva Luis Badilla, direttore del Sismografo (sito di informazione indipendente, ben accreditato in Vaticano), obbedisce a un articolo del Codice di diritto canonico: «Per una trasgressione occulta non si imponga mai una penitenza pubblica».

    A questo punto papa Francesco, se vuole davvero dare concretezza alla «tolleranza zero» nei confronti della pedofilia clericale, non può non prendere tre decisioni: rimuovere Luis Ladaria, modificare il Codice di diritto canonico e imporre l’obbligo di denuncia alle autorità civili dei preti pedofili (per scongiurare nuovi casi Trotta).

    In Italia intanto qualcosa si muove. Se la Cei è ferma nel non volere una commissione di inchiesta indipendente sulla pedofilia (come quella della diocesi di Monaco che ha messo sotto accusa Ratzinger, o quella della Chiesa francese), prendono l’iniziativa dal basso le associazioni che martedì prossimo daranno vita al Coordinamento contro gli abusi nella Chiesa cattolica. «L’Italia è rimasto praticamente l’unico Paese dove non si è nemmeno pianificata un’indagine indipendente sugli abusi», spiega al manifesto Ludovica Eugenio, direttrice dell’agenzia di informazioni Adista, promotrice dell’iniziativa (insieme, fra gli altri, a Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne, Noi siamo Chiesa e le associazioni delle vittime L’abuso e Comitato vittime e famiglie).

    «Poiché tutto fa ritenere che il numero di casi in Italia sia molto elevato, un’indagine indipendente è urgente e necessaria come primo passo di un cammino di giustizia soprattutto nei confronti delle vittime, le cui vite sono devastate anche dall’omertà e dagli insabbiamenti».

    https://ilmanifesto.it/vaticano-i-preti-pedofili-e-gli-scandali-da-silenziare/

  • Pressioni sulla Chiesa cattolica italiana per far fronte alla resa dei conti sugli abusi sessuali su minori

    Pressioni sulla Chiesa cattolica italiana per far fronte alla resa dei conti sugli abusi sessuali su minori

    Cresce la pressione sulla Chiesa cattolica italiana per affrontare una resa dei conti sugli abusi sessuali su minori tra le stime non ufficiali secondo cui il Paese potrebbe avere il più alto numero di vittime di preti pedofili al mondo.

    Indagini schiaccianti sulla portata degli abusi sessuali e delle accuse di insabbiamento hanno inferto un duro colpo alla reputazione della chiesa cattolica negli Stati Uniti, in Irlanda, in Cile, in Francia e, più recentemente, in Germania. Ma in Italia la questione è stata per lo più sepolta.

    Un gruppo di associazioni religiose e laiche si sono ora riunite per spingere per un’indagine indipendente e per sollecitare lo stato italiano ad emanare leggi più severe per assicurare alla giustizia sacerdoti pedofili e elaborare un piano per proteggere i bambini dagli abusi sessuali da parte del clero. Il gruppo ha lanciato l’hashtag #ItalyChurchToo e il 15 febbraio illustrerà i propri obiettivi durante un evento online.

    “Il problema in Italia è enorme ma è stato nascosto”, ha detto Cristina Balestrini, che guida un gruppo per le vittime di abusi e le loro famiglie. “Ad esempio, due dei sacerdoti che hanno celebrato il mio matrimonio si sono rivelati pedofili. Poi c’era il prete che… ha violentato mio figlio. Quindi sono tre preti pedofili, proprio nel mio piccolo mondo“.

    Il loro appello è stato dato impulso dalla pubblicazione di rapporti indipendenti in Francia e Germania, dove l’ ex papa Benedetto è stato criticato per non aver preso provvedimenti contro quattro sacerdoti accusati di abusi sessuali su minori quando era arcivescovo di Monaco tra il 1977 e il 1982. Benedetto questa settimana si è scusato per “gravi colpe” nella gestione di quei casi di abuso sessuale, ma il suo team legale ha negato qualsiasi illecito personale, provocando la furia delle vittime.

    Hans Zollner, sacerdote tedesco su incarico di papa Francesco per la tutela dei minori, ha più volte chiesto in questi mesi di puntare i riflettori sull’Italia. “Abbiamo bisogno che queste indagini siano fatte e pubblicate in modo obiettivo“, ha detto a La Stampa. “E ne abbiamo bisogno anche in Italia, così possiamo guardare in faccia la realtà e non continuare a negare qualcosa che viene continuamente negato“.

    Nonostante la questione sia discussa dalla Chiesa italiana, i vescovi sono divisi sulla questione se l’indagine debba essere commissionata in modo indipendente. Gualtiero Bassetti, che a maggio sarà dimesso da presidente della Conferenza episcopale italiana, si è espresso a favore di un’indagine, così come due dei suoi potenziali successori, anche se interna.

    “Il motivo per cui ora dicono ‘oh, stiamo pensando di fare qualcosa’ è perché vogliono controllare la vicenda“, ha affermato Robert Mickens, editore con sede a Roma dell’edizione in lingua inglese del quotidiano cattolico La Croix . “L’iniziativa delle associazioni li sta spaventando a morte, e stanno pensando ‘facciamo qualcosa che possiamo contenere’, perché sanno che se lo aprono al mondo esterno, sono fregati“.

    Non ci sono dati ufficiali sul numero delle vittime di abusi del clero in Italia, ma la principale associazione delle vittime, Rete L’Abuso, ha registrato 360 casi di sacerdoti accusati o condannati negli ultimi 15 anni. Un trattato tra il governo italiano e il Vaticano significa che la maggior parte delle indagini sugli abusi sui minori in Italia sono condotte dietro un muro di segretezza all’interno della giurisdizione della Santa Sede. Se giudicati colpevoli da un tribunale vaticano, la maggior parte dei sacerdoti finisce per essere trasferita in una nuova diocesi piuttosto che essere allontanata o incarcerata. E se giudicati colpevoli da un tribunale italiano, pochi sono effettivamente incarcerati.

    L’indagine della Francia ha rilevato che 216.000 bambini sono stati maltrattati dal clero in sette decenni. Confrontando il numero dei sacerdoti in Francia, circa 21.000, con i 52.000 italiani, Francesco Zanardi, fondatore di Rete L’Abuso, ha affermato che il numero delle vittime in Italia potrebbe essere tre volte quello della Francia.

    «È ovvio che l’Italia è il Paese dove lo scandalo potrebbe essere peggiore, perché è uno dei Paesi con il più alto numero di sacerdoti al mondo», ha detto Zanardi, che racconta di essere stato maltrattato da un parroco dagli 11 anni fino a 15. “Ci sono anche molti sacerdoti stranieri accusati di pedofilia che hanno trovato rifugio in Italia. Abbiamo bisogno di un’indagine indipendente; se la Chiesa ne fa uno interno, non sarà credibile».

    Nel frattempo, il governo italiano deve ancora soddisfare la richiesta di una commissione delle Nazioni Unite, che nel 2019 lo accusava di essere complice nella protezione dei preti pedofili dalle accuse penali, di ideare un piano nazionale per prevenire gli abusi sessuali sui bambini. Gli attivisti chiedono al governo di emanare una legge, simile a quella francese, che obbliga i cittadini a denunciare la conoscenza di abusi da parte del clero.

    Sebbene il numero dei fedeli in Italia sia in costante calo, la Chiesa cattolica esercita ancora una notevole influenza nella società. Il tema degli abusi sessuali da parte degli impiegati, almeno quando si parla di Italia, è raramente trattato dalla stampa. Un talk show televisivo italiano è stato criticato per non aver interrogato papa Francesco sulla questione durante la prima intervista del pontefice alla tv italiana la scorsa settimana.

    “Penso che gli italiani potrebbero accettare un’inchiesta, ma i media avrebbero più difficoltà perché c’è questo tipo di timore reverenziale, soprattutto nella tv di stato, sul Vaticano e in generale sul pontificato”, ha affermato Emiliano Fittipaldi, giornalista il cui libro del 2017, Lussuria, ha accusato papa Francesco di non fare “quasi nulla” per fermare gli abusi sessuali del clero in Italia. “L’unico modo per un’indagine sarebbe se Francesco lo ordinasse“.

    Il Vaticano è stato contattato per un commento.

    https://www.theguardian.com/world/2022/feb/11/pressure-on-italy-catholic-church-face-child-sexual-abuse-reckoning

  • La Chiesa portoghese apre i suoi fascicoli alla commissione che indaga sugli abusi sessuali

    La Chiesa portoghese apre i suoi fascicoli alla commissione che indaga sugli abusi sessuali

    I vescovi portoghesi permetteranno alla commissione che studia gli abusi sessuali nella Chiesa di accedere agli archivi diocesani per conoscere quei casi che sono stati denunciati in passato all’interno di ciascuna diocesi. La decisione è stata presa questo mercoledì dal consiglio permanente della Conferenza episcopale portoghese, a cui appartengono 21 vescovi. È un passo che rafforza la strategia di trasparenza avviata a novembre, con la creazione di una commissione indipendente che studia la pederastia in ambito religioso portoghese tra il 1950 e il 2022 e che è presieduta dallo psichiatra specializzato in infanzia e adolescenza Pedro Strecht.

    L’accesso agli archivi diocesani dipende dalla volontà di ciascun vescovo, che risponde solo al Vaticano. Secondo l’Agenzia Ecclesia, citata dal quotidiano Público , la missione di questi archivi è contenuta nel Codice di Diritto Canonico, che stabilisce che ogni diocesi ha un archivio per custodire “i documenti che devono essere tenuti segreti”. Nella prossima riunione plenaria della Conferenza episcopale, che si terrà ad aprile, sarà stabilita una procedura comune per trasferire alla commissione tutte le informazioni sugli abusi sessuali rinvenute negli atti.

    Nel suo primo mese di attività, la commissione portoghese ha ricevuto 214 testimonianze di vittime di abusi sessuali, anche se molte delle storie identificano aggressori che hanno abusato di diversi minori. “In molte testimonianze, le vittime non solo descrivono cosa è successo loro, ma indicano anche la consapevolezza o una forte probabilità che, in quelle circostanze di tempo e spazio, altri bambini siano stati vittime dello stesso abusatore”, sottolineano in una nota di stampa.

    I casi finora denunciati provengono da persone nate tra il 1933 e il 2006, il che indica alcune recenti aggressioni sessuali, commesse quando erano già emerse in altri paesi indagini sulla pedofilia ecclesiastica , come quella rivelata nel 2002 dal The Boston Globe su i sacerdoti che avevano commesso abusi a Boston e che erano stati protetti dalla gerarchia cattolica. Sempre nel 2002 vengono svelati in Portogallo, grazie a un’inchiesta del settimanale Expresso, l’abuso sessuale che veniva commesso per tre decenni presso la Casa Pía, istituzione statale (non religiosa) che gestiva una rete di scuole. In questa rete di pederastia sono stati coinvolti personaggi noti della politica, della televisione e della diplomazia, oltre ai dipendenti della Casa Pía.

    Le vittime che hanno trasferito la loro testimonianza alla commissione portoghese denunciano abusi commessi sia nel Portogallo continentale che negli arcipelaghi di Madeira e delle Azzorre. Il loro profilo sociale è eterogeneo. “Le storie descritte rivelano sofferenze psicologiche individuali, familiari e sociali, a volte nascoste per decenni e, in molte circostanze, tenute segrete fino al momento della dichiarazione”, ha affermato la commissione nel suo comunicato. “Questa sofferenza è associata a sentimenti di vergogna, paura, colpa e autoesclusione, rafforzando l’idea di affrontare le vite con la sensazione di essere in disparte”, aggiungono.

    La commissione portoghese è congiunta ed è composta da sei persone. Il suo presidente, Pedro Strecht, è uno psichiatra specializzato in infanzia e adolescenza che ha anche partecipato alla cura dei minori vittime di abusi nello scandalo Casa Pía, che ha dato vita a un lungo processo legale durato sei anni. Strecht è stato incaricato dalla Conferenza Episcopale di studiare gli abusi sessuali sui minori lo scorso novembre e ha accettato perché gli hanno dato mano libera per scegliere il resto della squadra, composta da professionisti di diversi campi come la sociologa Ana Nunes de Almeida, la l’ex ministro della Giustizia Álvaro Laborinho Lúcio, lo psichiatra Daniel Sampaio, la terapeuta Filipa Tavares e la regista Catarina Vasconcelos.

    Gli abusi denunciati alla commissione che non hanno prescritto saranno denunciati ai tribunali. Lo scorso ottobre il parlamento portoghese ha approvato un disegno di legge per aumentare a 15 anni i termini di prescrizione per i reati sessuali contro minori, che inizieranno a contare solo quando la vittima raggiungerà i 35 anni e non quando raggiungerà la maggiore età. In pratica, consente di estendere a 50 anni il tempo in cui la vittima può compiere il passaggio in tribunale per denunciare il proprio caso. Inoltre, se il minore aveva meno di 14 anni quando si è verificato l’abuso, la prescrizione sarà anche successiva, poiché inizierà a contare quando l’interessato compirà 40 anni (in pratica potrebbe denunciare fino a 55).

    https://elpais.com/sociedad/2022-02-10/la-iglesia-portuguesa-abre-sus-archivos-a-la-comision-que-investiga-los-abusos-sexuales.html

  • Hans Zollner: “La Chiesa deve chiarire tutto quello che è successo sugli abusi”

    Hans Zollner: “La Chiesa deve chiarire tutto quello che è successo sugli abusi”

    Cristina Cabrejas/EFE – “La Chiesa deve chiarire tutto quello che è successo sugli abusi” a prescindere dal “danno alla sua immagine”, il gesuita tedesco Hans Zollner, membro della commissione per la protezione dei minori istituita da papa Francesco e uno dei massimi esperti mondiali sugli abusi del clero.

    Questo psicologo, direttore dell’Istituto di Antropologia per gli Studi Interdisciplinari sulla Dignità Umana e la Cura delle persone vulnerabili dell’Università Gregoriana, è favorevole a indagini indipendenti che chiariscano i casi e le responsabilità perché, sottolinea, “è evidente” che le vittime hanno perso la fiducia nella Chiesa.

    “Dobbiamo chiarire tutto quello che è successo con questi reati di abusi sui minori, di insabbiamento, di offuscamento, perché come Chiesa dobbiamo guardare in faccia la realtà”, afferma davanti al rigetto di alcune conferenze episcopali, come gli spagnoli o gli italiani ad aprire le indagini.

    Una commissione senza la chiesa non funzionerà

    Riguardo all’iniziativa promossa dal Partito Socialista (PSOE) in Spagna per creare una commissione d’inchiesta indipendente composta da esperti e diretta dal difensore civico, Zollner avverte della necessità che non vi sia “nessuna strumentalizzazione politica” e “l’adozione di una persona dotata di impeccabile autorità morale e imparzialità insieme a un team indipendente di esperti”.

    “La politicizzazione non aiuta le vittime, perché sono di nuovo strumentalizzate”, aggiunge, sottolineando anche che la commissione deve avere “la collaborazione della Chiesa cattolica perché altrimenti non funzionerà”.

    “A volte nella discussione pubblica crediamo che la magistratura abbia poteri illimitati, ma non è così. Non possono fare cose fuori dalla legge, come quando sono entrati negli archivi della Chiesa belga per confiscare documenti e poi non hanno potuto usarli perché non erano stati ottenuti legalmente”, dice il gesuita tedesco.

    Ma in più, spiega, a volte il percorso legale non è favorevole alle vittime, perché servono prove inconfutabili che è molto difficile trovare nei casi di abusi e molte vittime parlano solo 25 anni dopo i fatti, quindi è impossibile – dice – confermare ciò che è successo il 28 febbraio 1965.

    «Ciò che serve è un vero cambiamento da parte della Chiesa, non solo per accogliere ma anche per dialogare con le vittime», dice.

    Un cambio di mentalità nei vescovi

    In merito alle denunce, Zollner spiega che le leggi e i passi compiuti sono dovuti a Francesco, che ha lavorato sul quadro normativo e inasprito le leggi – anche un vescovo che non ha fatto nulla se c’è una denuncia può essere perseguito – ma che La Chiesa ei suoi vescovi hanno bisogno “è di ammettere ciò che è successo in passato, non solo gli abusi, ma l’abbandono: assumersi la responsabilità e dire che per un motivo o per l’altro non è stata fatta la cosa giusta”.

    Perché questa riluttanza da parte dei vescovi spagnoli o italiani ad aprire le indagini? “Perché ci sono casi che non sono noti e loro stessi o i loro predecessori sanno di non aver fatto quello che dovevano fare ed ammetterlo è difficile”, spiega.

    Inoltre, c’è poi la questione della compensazione finanziaria che rallenta le indagini, secondo Zollner, che aggiunge: “La realtà è che dobbiamo offrire un equo compenso, anche se la giustizia non sarà mai completa”.

    L’esperto ribadisce che ciò che manca, soprattutto, è un cambio di mentalità nella Chiesa «che deve dimenticare che tipo di ripercussioni avranno queste indagini. Bisogna pensare al danno che è stato fatto a queste persone. Alla Chiesa non dovrebbe interessare se queste indagini danneggiano la sua facciata, la sua immagine».

    «Come diceva san Giovanni Paolo II nel 2002, è un tempo di purificazione per la Chiesa e di ammissione che la Chiesa non è un’istituzione immacolata come alcuni pensano. È il momento del pentimento, della confessione e, quando possibile, della riparazione, è come quello che la Chiesa propone alle persone in confessione. È il momento in cui è necessaria una confessione istituzionale», spiega.

    Tuttavia, ammette che «purtroppo nella gerarchia i vescovi non capiscono che è meglio affrontare le cose, ammettere i crimini, i peccati, chiedere perdono, e poi includere le vittime in questo cammino» e che per molti nel Chiesa “le vittime sono ancora viste come persone scomode, che danno fastidio”.

    (traduzione con Google)

    Titolo originale: Hans Zollner: “La Iglesia debe aclarar todo lo sucedido sobre los abusos”

    https://listindiario.com/las-mundiales/2022/02/09/708340/hans-zollner-la-iglesia-debe-aclarar-todo-lo-sucedido-sobre-los-abusos?fbclid=IwAR1muFWpn4gBzlafYGTtF5-5EJY6i1FRp5nqmwjCdlSm2sG27kWGOlunRzs

  • Pedofilia nella Chiesa, i segreti nascosti dal cardinal Ladaria a Piazzapulita

    Pedofilia nella Chiesa, i segreti nascosti dal cardinal Ladaria a Piazzapulita

    A Piazzapulita, su La7, questa sera – giovedì 10 febbraio – è intervenuto il giornalista di Domani, Emiliano Fittipaldi, per parlare di pedofilia nella Chiesa. Il quotidiano, infatti, nell’edizione dell’11 febbraio pubblicherà una lettera scritta dal cardinal Ladaria, “nome poco conosciuto, il numero 3 o 4 della Chiesa – ha detto Fittipaldi – E’ il prefetto della congregazione della dottrina della fede, che deve gestire i casi di pedofilia all’interno dei procedimenti canonici che vengono aperti”. La lettera in questione risale al 2015, ed è indirizzata all’ex Vescovo di Lione, Barbarin. “E’ una risposta a una richiesta di Barbarin: lui ha un grosso problema, segreto. Ha un prete, Preynat, un orco seriale, che è stato condannato l’anno scorso dopo che ha confessato di aver violentato tutti i weekend 3 o 4 bambini degli scout”, prosegue il giornalista di Domani.

    Ma nel 2015 lo sapevano in pochi. “Lo sapevano Barbarin e Ladaria – spiega Fittipaldi – Il Vescovo di Lione chiede cosa fare a Ladaria”, che dice: “Eminenza, questa congregazione, dopo aver accuratamente studiato il caso del prete della vostra diocesi che le avete sottoposto, Bernard Preynat, ha deciso di affidarvi il compito di prendere gli adeguati provvedimenti disciplinari, evitando lo scandalo pubblico, fermo restando che, a queste condizioni, non può essergli affidato un altro ministero pastorale che includa il possibile contatto con dei minori. Vi raccomando inoltre di prendere adeguate misure per la cura pastorale delle vittime. La prego di accettare, eminenza, l’espressione dei miei sentimenti devoti in Cristo“, si legge nella lettera.

    Fittipaldi spiega il vescovo avrebbe dovuto denunciare i fatti alla polizia. “La questione chiave è etica: Ladaria nel 2012 in Italia scrive la stessa cosa per un decreto su un prete italiano, don Trotta, un orco seriale, che viene in qualche modo spretato perché beccato a commettere atti impuri con un minore – prosegue il giornalista di Domani – Ladaria manda una lettera a Lucera, un comune in provincia di Foggia, utilizzando le stesse parole che utilizzerà tre anni dopo. Ma nessuno a Foggia sapeva che don Trotta fosse un orco seriale, e don Trotta diventa allenatore di una squadra di calcio giovanile e nel 2014 e 2015 violenta 10 bambini: oggi è stato condannato a 20 anni. Probabilmente, se le autorità religiose e vaticane avessero denunciato ciò che sapevano, avrebbero evitato queste violenze“.

  • Quanti e quali tesori sta vendendo la Chiesa di Francia per risarcire le vittime di abusi?

    Quanti e quali tesori sta vendendo la Chiesa di Francia per risarcire le vittime di abusi?

    Parigi. A quattro mesi dalla pubblicazione del rapporto Sauvé sugli abusi nella Chiesa in Francia tra il 1950 e il 2020, arriva la prima risposta concreta da parte della Conferenza episcopale francese (Cef). Il Selam, ossia il fondo istituito per risarcire le vittime di violenze nelle istituzioni cattoliche francesi, «ha raccolto 20 milioni di euro», secondo quanto dichiarato pochi giorni fa dal suo presidente, Gilles Vermot-Desroches. «È il primo atto. La Chiesa è fedele a ciò che ha annunciato», ha aggiunto.

    Nella nota della Cef, si sottolinea che «questa cifra segna l’avvio del lavoro di giustizia riparativa (…) dimostra, da un lato, la profondità e la messa in pratica dell’impegno annunciato, e, dall’altro, consente ora lo sviluppo di tutte le fasi necessarie al riconoscimento e al risarcimento, nonché l’accelerazione dei progetti di prevenzione».

    La Chiesa vende i suoi beni

    Il Selam è gestito da un Consiglio di amministrazione composto da 16 amministratori, in maggioranza laici, e da due entità giuridiche: il Bureau international catholique de l’enfance, rappresentato dal suo presidente, e la Cef, rappresentata da uno dei suoi vicepresidenti. La riunione del cda del 24 gennaio ha deciso l’assegnazione delle prime due rate: la dotazione iniziale, di 5 milioni di euro, sarà consacrata al sostegno finanziario delle vittime, la seconda, di un milione di euro, alle iniziative di prevenzione e memoria.

    Donazioni private e eredità dei sacerdoti coinvolti negli abusi rafforzeranno il fondo di risarcimento, ma i maggiori contribuenti del Selam saranno le diocesi, ha sottolineato la Cef: attraverso le riserve e soprattutto la vendita di beni immobiliari. A novembre, quando la Conferenza episcopale francese si riunì a Lourdes per l’assemblea plenaria, riconoscendo la “responsabilità” della Chiesa negli abusi, il suo presidente, Éric de Moulins-Beaufort, disse a chiare lettere che l’obiettivo dei 20 milioni di euro entro l’inizio del 2022 sarebbe stato raggiunto anche attraverso «la vendita del patrimonio immobiliare e di proprietà della Cef e delle diocesi».

    La casa del vescovo

    Ma quali sono questi beni immobiliari che la Chiesa avrebbe già venduto o sarebbe in procinto di vendere per risarcire le vittime? Sul tema c’è molta discrezione da parte delle gerarchie ecclesiastiche francesi. Per ora, una delle poche conferme è arrivata dal vescovo di Créteil, Dominique Blanchet, che a dicembre ha annunciato la cessione della sua residenza per centinaia di migliaia di euro. «La diocesi di Créteil sta contribuendo al fondo Selam istituito per il risarcimento individuale delle vittime senza ricorrere ai fondi della Chiesa né a contributi dei fedeli», ha scritto monsignor Blanchet in un comunicato stampa, prima di aggiungere: «Con l’accordo del Consiglio diocesano per gli Affari economici e del Collegio dei consultori, verrà messa in vendita la residenza del vescovo. Si cercherà un alloggio più modesto vicino al vescovado».

    L’altra vendita accertata per rimpinguare il Selam è avvenuta a Besançon. La diocesi si è separata da uno dei suoi edifici situati nel centro storico di Besançon, che apparteneva all’association des Jacobins. La vendita, secondo quanto riportato da monsignor Jean-Luc Bouilleret, arcivescovo di Besançon, ha fruttato 250mila euro. «E se c’è bisogno di fare di più lo faremo, in funzione delle nostre capacità», ha aggiunto l’altro prelato.

    5 o 50 mila risarcimenti?

    Il principale quotidiano cattolico francese, La Croix, ha dedicato a dicembre un approfondimento sulla questione del fondo di risarcimento. «Gli specialisti contattati da La Croix riconoscono che regna l’incertezza attorno all’importo totale dei risarcimenti», si legge nell’articolo firmato da Matthieu Lasserre e Nicolas Senèze. Tutto dipenderà da quante vittime si rivolgeranno all’Instance nationale indépendante de reconnaissance et de réparation (Inirr) presieduta dalla giurista Marie Derain de Vaucresson. 

    Saranno 5mila, 10mila o 50mila? E quanto chiederà ognuna di loro? «Ci risulta impossibile fare una stima. Molti hanno manifestato la loro intenzione di non chiedere un risarcimento finanziario», ha detto a La Croix Marie Derain de Vaucresson.

    Tutti i gioielli a rischio

    Resta il fatto che la vendita del patrimonio immobiliare delle diocesi come fonte di risarcimento sia un vero e proprio rompicapo per la Chiesa francese. Perché il rischio è quello di dover vendere dei veri e propri gioielli. Le Parisien, a dicembre, ne ha elencati alcuni.

    A partire dalla sede parigina della Cef, ossia il cuore della Chiesa francese, situata al 58, rue de Breteuil, a due passi dagli Invalides, nel Settimo arrondissement. «Attualmente, la vendita della sede non è di attualità, ma a medio termine, in vista della riorganizzazione dei servizi diocesani su cui abbiamo iniziato a lavorare, perché no?», ha detto Hugues de Woillemont, segretario generale della Cef. Estesa su un terreno di 5.300 metri quadrati, la Maison de la Cef, sette piani e un anfiteatro da 200 posti, potrebbe essere venduta a una cifra superiore ai 50 milioni di euro.

    Rinunciare al monastero

    Nell’inventario dei beni che presto o tardi potrebbero essere ceduti figurano anche il monastero della Visitation, uno dei tesori del Sesto arrondissement risalente al diciottesimo secolo (valore tra i 36 e i 55 milioni di euro), ma soprattutto la residenza ufficiale dell’arcivescovo di Parigi, al 32 di rue Barbet-de-Jouy, tra la sede del governo e l’ambasciata italiana (potrebbe garantire un incasso attorno ai 50 milioni di euro). A livello simbolico, e non solo, privarsi di questo patrimonio sarebbe un altro duro colpo per una Chiesa francese già profondamente in crisi.

    Quanti e quali tesori sta vendendo la Chiesa di Francia per risarcire le vittime di abusi?

  • Allontanato sacerdote a Bolzano: aveva avuto un rapporto con un minorenne. Team K: “Serve commissione indipendente su abusi”

    Allontanato sacerdote a Bolzano: aveva avuto un rapporto con un minorenne. Team K: “Serve commissione indipendente su abusi”

    BOLZANO. Aveva prestato i suoi servizi come prete in Alto Adige per diversi anni prima di essere sospeso ad agosto del 2021 dal vescovo Ivo Muser da ogni incarico per aver avuto in passato una relazione sessuale con una persona minorenne posta sotto la sua supervisione. Protagonista dell’episodio, che risale a metà anni ‘90, don Timothy Meehan, di Boston, arrivato a Bolzano circa due anni fa.

    L’episodio, riportato anche in un’indagine interna sul tema degli abusi sessuali su minori dell’ordine dei Legionari di Cristo, di cui Meehan ha fatto parte fino alla sospensione arrivata al termine degli accertamenti, avrebbe coinvolto una persona minorenne che era all’epoca sotto la sua supervisione. Il vescovo Ivo Muser, dice la Rai Südtirol, avrebbe consultato all’arrivo di Meehan la Congregazione per la dottrina della fede, che aveva confermato come il sacerdote potesse essere nominato da un punto di vista del diritto canonico.

    Il Comitato consultivo per la protezione dei minori non era però stato informato, ha detto il vescovo, un errore di cui Muser stesso si assume la responsabilità. Sono tre in tutto le parrocchie a cui è stato assegnato negli anni Meehan in Alto Adige, senza che i responsabili delle stesse fossero informati della sua precedente relazione con una minorenne. Dopo l’indagine dei Legionari di Cristo che ha portato alla sospensione di don Timothy, riporta il Corriere dell’Alto Adige, la Diocesi di Bolzano è stata informata ed il sacerdote è tornato negli Stati Uniti. Proprio per oggi (2 febbraio) il team K ha organizzato una conferenza stampa incentrata dal titolo “Abusi sessuali su minorenni in istituzioni cattoliche e pubbliche. Serve una commissione di esperti indipendenti”.

    “Gli abusi sessuali su minori – si legge nella nota di presentazione – sono un problema molto dibattuto nell’opinione pubblica. Un problema che non si ferma ai confini dell’Alto Adige naturalmente, che nel tempo ha fatto registrare molti casi. Va sottolineato che i vertici locali della Chiesa si sono mossi da tempo, ma per affrontare il problema serve maggiore prevenzione e una commissione indipendente che si occupi a fondo del tema”. Nel corso della conferenza stampa verranno affrontate le proposte del Team K sul tema, condensate in una mozione che verrà trattata prossimamente in Consiglio provinciale.

    https://www.ildolomiti.it/cronaca/2022/allontanato-sacerdote-a-bolzano-aveva-avuto-un-rapporto-con-un-minorenne-team-k-serve-commissione-indipendente-su-abusi

  • Pedofilia del clero, la Cei apre alla possibilità di un’inchiesta in Italia: “Obiettivo è rafforzare l’azione di tutela delle vittime”

    Pedofilia del clero, la Cei apre alla possibilità di un’inchiesta in Italia: “Obiettivo è rafforzare l’azione di tutela delle vittime”

    La Cei apre alla possibilità di un’indagine sulla pedofilia del suo clero. “In Italia – ha spiegato il segretario della Conferenza episcopale italiana, monsignor Stefano Russo – ci sono 227 diocesi e oltre 27.500 parrocchie: se faremo un’indagine, la faremo in modo attento al fatto che sia significativa rispetto ai risultati. Non ci interessa tanto puntare sulla quantità, ma puntare sulla qualità. Se ci sarà un’indagine, vogliamo che i dati siano quanto più possibile attendibili”. Il presule ha sottolineato che “stiamo facendo un lavoro molto serio per la costituzione di una rete”, precisando che “al primo posto c’è l’attenzione alle vittime”. Monsignor Russo ha aggiunto, inoltre, che l’impegno della Cei è quello di “rafforzare l’azione di tutela delle vittime. In quasi la totalità delle diocesi ci sono centri di ascolto, oltre ai referenti diocesani e a quelli regionali. Vogliamo stare accanto a tutte le vittime. Questo lavoro di approfondimento nel segno dell’attenzione alle persone e della vicinanza alla vittime non esclude che si voglia realizzare l’indagine. Vedremo se si potrà realizzare”.

    È la prima volta che la Cei apre alla possibilità di un’indagine sugli abusi del proprio clero da affidare a una commissione indipendente, così come avvenuto recentemente in Francia e Germania. La proposta era stata fatta durante l’ultima assemblea generale straordinaria della Conferenza episcopale italiana, nel novembre 2021, da monsignor Lorenzo Ghizzoni, vescovo di Ravenna-Cervia, che è anche presidente del Servizio nazionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili nella Chiesa. Ma il presule, e con lui i vertici della Cei, si erano subito scontrati contro il muro della stragrande maggioranza dell’episcopato italiano che aveva espresso il timore di uno tsunami ingestibile e richieste risarcitorie impossibili da sostenere. Formalmente l’ipotesi non era stata archiviata, ma rimandata all’assemblea generale prevista a maggio 2022 durante la quale sarà scelto il nuovo presidente della Chiesa italiana.

    Le indagini sugli abusi del clero in altri Paesi europei hanno, però, riproposto il tema anche nel dibattito della Cei. Un tema non più rinviabile dopo i dati mostruosi emersi nella recente indagine sulla pedofilia nell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga, in un arco temporale di 74 anni, che ha tirato in causa anche il Papa emerito Benedetto XVI nel breve periodo del suo episcopato, dal 1977 al 1981. Ratzinger è stato, infatti, accusato di negligenza in quattro casi. Accuse respinte con forza dal Papa emerito, ma che hanno riaperto una ferita che appare sempre più insanabile all’interno della Chiesa cattolica. Da qui l’accelerazione nell’episcopato italiano.

    “Circa la piaga degli abusi su minori e persone vulnerabili, – si legge nel comunicato della Cei – il Consiglio permanente ha confermato l’impegno, già espresso nella 75esima assemblea generale straordinaria, a implementare e rafforzare l’azione di tutela. La ricerca della giustizia nella verità non accetta giudizi sommari, ma si favorisce sostenendo quel cambiamento autentico promosso dalla rete dei Servizi diocesani per la tutela dei minori e dai Centri di ascolto, che vanno sempre più crescendo. Come ricordato durante l’assemblea, ‘la Chiesa vuole essere sempre accanto alle vittime, a tutte le vittime, alle quali intende continuare a offrire ascolto, sostegno e vicinanza, non dimenticando mai la sofferenza che hanno provato’”. Il via libera all’indagine è arrivato anche dall’ex presidente della Cei, il cardinale Camillo Ruini: “Non penso sia irrealizzabile. Le inchieste dovrebbero essere veramente indipendenti. La Chiesa deve avere il coraggio della verità anche quando è una verità molto dolorosa. Ma deve avere anche la saggezza di non essere autolesionista, di non mettere in piedi delle macchine che in realtà lavorino contro di lei”.

    Twitter: @FrancescoGrana

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/01/27/pedofilia-del-clero-la-cei-apre-alla-possibilita-di-uninchiesta-in-italia-obiettivo-e-rafforzare-lazione-di-tutela-delle-vittime/6471231/

  • Resta in carcere il prete condannato per pedofilia che non accetta la pena

    Resta in carcere il prete condannato per pedofilia che non accetta la pena

    di Patrizia Maciocchi

    Non può essere trasferito a una struttura che si occupa del recupero dei sacerdoti l’ex parroco, condannato per abusi sessuali su una minore, che non rivede il suo passato deviante e non accetta la sentenza e la pena. Al contrario assume un atteggiamento vittimistico e negatorio, una posizione che continua a ricevere il conforto «dei familiari e dell’ambiente ecclesiastico».

    La Cassazione (sentenza 196) ha così respinto la richiesta dell’ex parroco di un paesino lombardo, condannato in via definitiva per gli abusi commessi ai danni di una bambina che frequentava la parrocchia, da quando questa aveva sei anni fino ai 10. Ma la denuncia era arrivata solo dopo la maggiore età della vittima e non era stata ben accolta da alcuni paesani, che avevano anche raccolto delle firme a sostegno del parroco. Questo, mentre la ragazza aveva scritto a Papa Francesco per comunicare la sua sensazione di isolamento e di amarezza.

    La mancata revisione del passato deviante

    Oggi la Suprema corte nega al prete la possibilità di uscire dal carcere per finire di scontare la sua pena in una struttura dedicata al recupero dei religiosi che hanno commesso reati sessuali. E lo fa perché il detenuto non ha mai iniziato un percorso di revisione critica del suo passato e non accetta né la condanna né la pena. Senza successo, la difesa dell’imputato nega che la condizione posta dai giudici sia prevista dalla legge, perché il condannato ha diritto di dichiararsi innocente o vittima di un errore giudiziario anche durante la carcerazione. La Cassazione chiarisce però che il problema non è il mancato riconoscimento della responsabilità da parte del condannato ma l’osservazione della sua personalità.

    I giudici di legittimità aderiscono alla conclusione del Tribunale di sorveglianza che «ha considerato l’atteggiamento negatorio e vittimistico, di cui dà conto la relazione di sintesi anche per sottolineare il conforto che tale posizione continua a ricevere dai familiari e dall’ambiente ecclesiastico, un indice sintomatico del mancato inizio del processo di rivisitazione del passato deviante, che richiede necessariamente, a prescindere dall’ammissione degli addebiti, l’accettazione della sentenza e della pena». Un passo importante verso il reinserimento sociale. Che, volendo, sarebbe anche in linea con l’insegnamento cattolico – ancora prima che con il principio giuridico – dell’accettazione delle pene terrene.

    https://www.ilsole24ore.com/art/resta-carcere-prete-condannato-pedofilia-che-non-accetta-pena-AEqp8E7?refresh_ce=1