Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Peccati e diavoli, quando la giustizia è ‘divina’

    Peccati e diavoli, quando la giustizia è ‘divina’

    E’ la prima inchiesta sui luoghi protetti per i sacerdoti e le suore che imbarazzano la Chiesa. Il libro inchiesta ‘Giustizia Divina’, scritto da Federico Tulli assieme a Emenuela Provera rompe un altro muro di silenzio sul Vaticano.

    Che fine fanno i sacerdoti denunciati per abusi sessuali, truffe o altri reati? Pochissimi finiscono in carcere. “Pochi sacerdoti vengono denunciati alla magistratura in quanto i vescovi italiani – dice Federico Tulli, ospite di AdnKronos TV – in base alle loro linee guida sulla pedofilia si sono imposti di non denunciare quello che sanno, le denunce che ricevono, alla magistratura laica italiana. Il vescovo, una volta ricevuta la denuncia, la passa ai tribunali ecclesiastici”.

    Per la legge vaticana sono prima di tutto dei peccatori e come tali devono espiare secondo i canoni della giustizia divina. Ma quali sono questi canoni?. “Preghiera, espiazione e perfino l’esorcismo nei cosidetti centri di cura per sacerdoti e suore in difficoltà diffusi in tutta Italia”.

    Ma perché l’esorcismo? “Perché – dice Tulli – molti sacerdoti si difendono attribuendo tutto al maligno, nel caso di un bambino per esempio è lo stesso sacerdote che afferma di essere stato istigato da un bambino posseduto”. “Durante le cerimonie di liberazione dal maligno che sono molto inquietanti, la sensazione – osserva Tulli che ha potuto assistere di persona assieme alla Provera a queste cerimonie – è di estrema violenza.

    Violenza che subisce la persona esorcizzata. I segni che manifestano queste persone sono agitazione e sofferenza, una sofferenza – osserva – palpabile. Dall’altra parte c’è l’esorcista riconosciuto dalla Santa Sede. Gli esorcisti – conclude – in Italia sono molto pochi, vengono quasi tutti dall’Africa, dal Sub continente asiatico o dal sud America.

  • «Scomunica automatica per chi abusa di minori»

    «Scomunica automatica per chi abusa di minori»

    La legge della Chiesa in materia di abusi ai danni di minori e di adulti vulnerabili necessita di un cambiamento. Questa, in sintesi, è la posizione espressa dall’arcivescovo di Johannesburg Buti Tlhagale. La normativa attuale, stando alla posizione dell’ecclesiastico sudafricano, dovrebbe prevedere un effetto giuridico tanto diretto quanto esemplare: la scomunica.

    Tihagale, come riportato da LifesiteNews , ha fatto notare l’esistenza di discrepanze giuridiche all’interno del diritto canonico: un consacrato che coadiuva o pratica l’aborto o che si sposa, viene scomunicato di netto. Ma un sacerdote che si rende responsabile di violenze sessuali può continuare a far parte della comunione dei fedeli. Una bella differenza di giudizio.

    L’arcivescovo ha espresso il concetto appena descritto in pubblico, durante una cerimonia di ordinazione di quattro sacerdoti, tenutasi a Johannesburg: “Considerando la gravità morale dell’abuso di minori da parte dei sacerdoti, la Chiesa dovrebbe considerare l’ampliamento dell’elenco di atti che richiedono la scomunica automatica”. Lo strumento più utilizzato oggi per “colpire” gli abusatori è la sospensione a divinis, condita da quella sanzione ancillare che prescrive di condurre una vita di preghiera e in penitenza. Qualcuno, come nel caso recente di due vescovi cileni, viene estromesso dal clero.

    Tra le scomuniche latae sententiae, sia per quelle riservate alla Santa Sede sia per quelle adottabili al di fuori del Vaticano, troviamo molte fattispecie, ma non quella legata agli abusi sessuali. I lettori ricorderanno di come il Papa, nel 2016, abbia disposto la possibilità di perdonare i consacrati abortisti. Ma le pratiche abortive, tra le cause validanti la scomunica, sono ancora presenti. C’è anche l’appartenenza a una loggia massonica o la professione di apostasia, scisma ed eresia, ma non vengono menzionati gli episodi di violenza sessuale.

    “L’aureola del sacerdozio cattolico è stata infranta – ha spiegato l’arcivescovo africano – . La Chiesa è castigata perché sembra aver affermato di avere un atteggiamento ‘più santo di te’”. La scomunica per gli abusatori è una delle soluzioni individuate dall’ecclesiastico per far fronte a questa crisi di credibilità.

    http://lanuovabq.it/it/scomunica-automatica-per-chi-abusa-di-minori

  • Pedofilia: troppe cause, diocesi di Guam chiede bancarotta

    Pedofilia: troppe cause, diocesi di Guam chiede bancarotta

    Il deposito dell’istanza interromperà le azioni legali 

    Secondo gli avvocati la mossa della Chiesa cattolica di Guam, isola americana in Micronesia, consentirà  all’arcidiocesi di evitare il processo e le centinaia di richieste di risarcimenti per abuso 

    La Chiesa cattolica di Guam (Usa) farà istanza di bancarotta, una mossa che secondo gli avvocati consentirà all’arcidiocesi di evitare il processo in dozzine di cause per abusi sessuali su minori da parte di sacerdoti. L’annuncio è stato fatto in una conferenza stampa nell’isola americana in Micronesia. L’avvocato Leander James ha spiegato che è l’unico “percorso realistico” per risolvere le oltre 180 richieste di risarcimenti per abuso. Il deposito dell’istanza interromperà le azioni legali e darà una scadenza per la presentazione dei reclami. Il Papa: tolleranza zero sulla pedofilia “Determinazione” e “tolleranza zero” contro crimini come quello della pedofilia che hanno provocato nelle vittime “ferite che non conosceranno mai la prescrizione”. Lo scrive il cardinale Pietro Parolin a nome del Papa in un messaggio inviato ai vescovi francesi riuniti dal tre all’otto novembre in assemblea plenaria a Lourdes. “In un contesto reso difficile, a causa soprattutto dei gravi errori commessi da alcuni membri della Chiesa – si legge nel messaggio papale letto in apertura di assemblea -, il Santo Padre vi incoraggia a perseverare nella lotta contro la pedofilia, senza mai dimenticare di riconoscere e sostenere l’umile fedeltà vissuta nel quotidiano, con la grazia di Dio, da tanti preti, religiosi e religiose, consacrati e fedeli laici”. Il Papa lancia un auspicio: “Che l’accoglienza e l’ascolto delle vittime, le cui ferite non conosceranno mai la prescrizione, possano affermare la vostra determinazione nella messa in atto della tolleranza zero e il vostro lavoro, affinché ciascun battezzato si senta coinvolto nella trasformazione ecclesiale e sociale di cui tanto abbiamo bisogno”.

    http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Pedofilia-troppe-cause-diocesi-Usa-chiede-bancarotta-8e46b19f-2b80-4715-b1f5-7276851b4d23.html?refresh_ce

  • Un vescovo ausiliare di New York accusato di abusi e rimosso dai suoi incarichi

    Un vescovo ausiliare di New York accusato di abusi e rimosso dai suoi incarichi

    Si tratta di monsignor John Jenik, per anni vicario nel Bronx. Lo rende noto l’arcidiocesi in una lettera del cardinale Dolan che reputa «credibili» gli elementi della denuncia

    Un vescovo ausiliare di New York, monsignor John Jenik, è stato accusato di abusi sessuali nei confronti di un adolescente e rimosso dai suoi incarichi pubblici. Lo ha annunciato la stessa Arcidiocesi di New York, attraverso il cardinale arcivescovo Timothy Dolan che ha inviato una lettera lo scorso 29 ottobre ai parrocchiani della parrocchia di Nostra Signora dei Rifugiati nel Bronx, dove il presule è stato parroco per decenni.

    Si tratta della prima denuncia contro monsignor Jenik, ha chiarito Dolan nella missiva («la lettera più difficile che ho dovuto scrivere nei 48 anni di sacerdozio», ha detto), in cui si legge: «Anche se le accuse risalgono a decenni fa, il Consiglio di Revisione dei laici ha concluso che gli elementi sono sufficienti per giudicarle credibili».

    Il caso è ora sotto la revisione della Santa Sede. Le accuse risalgono agli anni ’80 e sono state avanzate tramite l’Independent Reconciliation and Compensation Program (Ircp) dell’Arcidiocesi, organismo creato nel 2016 in seno alla chiesa newyorkese «per aiutare le vittime sopravvissute di abusi sessuali da parte di un vescovo, sacerdote o diacono ad ottenere un senso di risoluzione e guarigione per le sofferenze che hanno sopportato».

    Da parte sua il 74enne Jenik, nominato vescovo ausiliare da Dolan nel 2014, si dichiara innocente e nega ogni accusa. «Nutro il massimo rispetto sia per l’Ircp che per il Consiglio di Revisione dei laici, e so che portano un grande fardello nell’affrontare il male dell’abuso sessuale, tuttavia continuo a negare con fermezza che non ho mai abusato di qualcuno in qualsiasi momento», si legge in una lettera diffusa nei giorni scorsi.

    Ordinato sacerdote nel 1970 a New York, era stato il cardinale Edward Egan a nominare John Jenik nel 2006 come vicario del Bronx nord-occidentale. Nel 2014 Dolan lo ha poi nominato vescovo concedendogli di proseguire il suo incarico nella celebre e difficile zona della metropoli, il presule si è distinto nel corso degli anni per la lotta alla droga e alla criminalità e per la concessione di alloggi a prezzi accessibili. Insieme ad altri due ausiliari di New York, Jenik è stato il primo vescovo ad essere ordinato da Timothy Dolan dopo il suo arrivo nell’arcidiocesi nel 2009.

    Nella sua lettera ai parrocchiani, il cardinale ha esortato chiunque sia in possesso di informazioni riguardanti una cattiva condotta del vescovo a contattare il procuratore distrettuale del Bronx, così come il coordinatore per l’assistenza alle vittime dell’Arcidiocesi. «Preghiamo per tutti coloro che sono coinvolti in questo caso», si legge nel testo del porporato, «in particolare per la vittima sopravvissuta che ha avanzato l’accusa e per tutte le vittime di abusi, ovunque essi si siano verificati».

  • Usa, il governo federale mette nel mirino gli abusi nella Chiesa

    Usa, il governo federale mette nel mirino gli abusi nella Chiesa

    Gli abusi avvenuti all’interno della Chiesa cattolica sarebbero finiti nel mirino del governo federale. Si parla di una vera e propria inchiesta nazionale

    Giuseppe Aloisi

    Gli abusi ai danni di minori e di adulti vulnerabili avvenuti all’interno della Chiesa cattolica potrebbero presto finire nel “mirino” del governo federale degli Stati Uniti.

    Si voficera, infatti, di una vera e propria inchiesta nazionale promossa dal Dipartimento di Giustizia degli States.

    La notizia ha una sua rilevanza: a questo genere di episodi, spesso, si risponde con un’inchiesta interna promossa all’interno dell’episcopato diocesano o, al limite, attraverso un’indagine portata avanti dallo stato nel quale gli abusi sono avvenuti. Ma la lettera ricevuta ieri dal cardinal Di Nardo, che è il presidente dell’episcopato americano, lascerebbe supporre l’esistenza di una volontà più ampia.

    Nella missiva si apprende che il Dipartimento vuole che i vescovi vengano messi al corrente di un’indagine “su possibili violazioni della legge federale”. Su Dagospia, che ha riportato un articolo di Marco Tosatti, si legge pure di una direttiva specifica: i membri dell’episcopato sono stati invitati a non cancellare dai loro Pc alcuni tipi di file: per esempio quelli relativi agli spostamenti da una diocesi all’altra di alcuni sacerdoti. La sensazione è che i federali vogliano vederci chiaro. Tanto sui movimenti quanto su quelli che sarebbero dei veri e propri “archivi segreti”. Il caso è esploso dopo la pubblicazione del rapporto Gran Giury della Pennsylvania. A quel documento sono seguite polemiche e dimissioni. Il cardinale Donald Wuerl, ex arcivescovo di Washington, citato pure all’interno del memorandum di Carlo Maria Viganò, ha rinunciato. Papa Francesco ha scardinalato McCarrick, che ora trascorre le sue ore in preghiera e peniteza presso un convento del Kansas. Ecclesiastici di spicco, costretti a farsi da parte per via di vicende differenti, ma comunque legate al macro – scandalo che sta travolgendo la Chiesa cattolica americana.

    Per il sito Church Militant il quadro pare destinato a divenire sempre più complesso: “Il Dipartimento di Giustizia – si legge su questo portale – è molto concentrato nello scoprire le violazioni criminali specifiche che consentano loro di aprire formalmente un’indagine RICO. La lettera di richiesta del procuratore degli Stati Uniti al USCCB (United States Conference of Catholic Bishops) sta specificatamente tentando di far conservare tutti i documenti in modo che possano essere esaminati per quelle violazioni”. La Chiesa, insomma, potrebbe essere attenzionata in quanto istituzione, nella sua totalità, almeno negli Stati Uniti.

    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/usa-governo-federale-mette-nel-mirino-abusi-nella-chiesa-1594751.html?mobile_detect=false

  • Francia: abusi su minori. 8 vittime all’assemblea dei vescovi francesi a Lourdes

    Francia: abusi su minori. 8 vittime all’assemblea dei vescovi francesi a Lourdes

    Oggi pomeriggio ad Orleans un sacerdote e un vescovo emerito saliranno sul banco degli imputati per abusi sui minori. Otto persone vittime di atti pedofili da parte di sacerdoti e religiosi saranno accolte e ascoltate sabato pomeriggio (3 novembre) dai vescovi francesi riuniti in Assemblea plenaria a Lourdes.

    Otto persone vittime di atti pedofili da parte di sacerdoti e religiosi saranno accolte e ascoltate sabato pomeriggio (3 novembre) dai vescovi francesi riuniti in Assemblea plenaria a Lourdes. L’iniziativa è stata presa dal Consiglio permanente e comunicata a settembre in una lettera «al popolo di Dio che è in Francia», sul tema degli abusi.

    L’obiettivo principale dell’incontro che si terrà a Lourdes – si legge in un comunicato della Conferenza episcopale francese – «è quello di consentire un dialogo proficuo e responsabile a livello istituzionale. Molti vescovi infatti hanno già esperienza di accoglienza, ascolto e accompagnamento di queste persone: si tratta ora di passare dalla molteplicità delle esperienze individuali ad una esperienza comunitaria». L’incontro avverrà in tre piccoli forum, in modo da «favorire l’ascolto empatico» e permettere «un dialogo più attento, garantendo un clima di confidenzialità e una maggiore libertà di espressione a tutti i partecipanti».

    È stata la «Cellula permanente di lotta contro la pedofilia», istituita presso la Conferenza episcopale francese, ad invitare le otto vittime: i forum saranno animati e coordinati da un membro della Cellula. Due vittime, per ciascun gruppo, partendo dalla loro esperienza personale, cercheranno di spiegare ai vescovi come vivono le questioni poste alla Chiesa dallo scandalo di tali atti e dagli errori di trattamento che sono stati fatti in passato. La prevenzione sarà al centro di questi scambi. L’unità permanente istituita presso la Conferenza episcopale ha chiesto alle vittime invitate di esprimersi soprattutto su: possibili vie di riparazione; accompagnamento delle persone e del loro ambiente; ricorso ai diritti (civili e canonici); prevenzione e garanzie di sicurezza per tutti gli agenti pastorali; casi molto vecchi e purificazione del passato. Alla fine di questi forum si terrà un incontro con i giornalisti.

    Un sacerdote e un vescovo sul banco degli imputati questo pomeriggio. Si presenteranno al Tribunale di Orleans. Il primo, padre Pierre de Castelet, 69 anni, già vicario generale della diocesi di Orléans, per aggressioni sessuali su minori. Il secondo, monsignor André Fort, 83 anni, già vescovo della stessa diocesi dal 2002 al 2010, per non aver denunciato i fatti. Le accuse contro padre de Castelet risalgono al 1993, e presumibilmente hanno avuto luogo in un campo estivo del Movimento eucaristico della gioventù (Eym) ad Arthez-d’Asson (Pirenei atlantici). Il sacerdote, che era il direttore e il cappellano del campo, si sarebbe fatto passare per infermiere e avrebbe usato questa posizione per toccare i bambini sotto copertura di esami medici. Preso in flagrante, il sacerdote è stato rapidamente cacciato dal campo estivo.

    Il caso però è riemerso quando nel 2010, una delle vittime si è accorta che il sacerdote era ancora in funzione nella diocesi di Orléans e in contatto con i giovani come cappellano degli Scout di Europa. La vittima ha quindi allertato il vescovo mons. Fort con una lettera. Ricevuta la missiva però il vescovo non ha fatto nulla. Si dovrà attendere l’arrivo in diocesi dell’attuale vescovo mons. Jacques Blaquart, perché il caso fosse segnalato al procuratore nel dicembre del 2011.

  • La figura dell’ex card. McCarrick nell’inchiesta del Washington Post

    La figura dell’ex card. McCarrick nell’inchiesta del Washington Post

    Vi propongo una inchiesta di Michelle Boorstein del The Washington Post che delinea la figura dell’ex card. Theodore McCarrick e degli abusi sessuali negli Stati Uniti.

    Eccola nella mia traduzione.

     Sabino Paciolla

    Nel novembre 2000, un sacerdote di Manhattan si era stufato dei segreti che conosceva di un arcivescovo di nome Theodore McCarrick e decise di dirlo al Vaticano.

    Per anni, il reverendo Bonifacio Ramsey aveva sentito dai seminaristi che McCarrick li stava spingendo a dormire nel suo letto. Gli studenti gli dissero che non erano stati toccati, ma comunque, secondo lui, era un comportamento del tutto inappropriato e irresponsabile – specialmente per il nuovo arcivescovo di Washington.

    Ramsey chiamò l’allora ambasciatore del Vaticano, l’arcivescovo Gabriel Montalvo, il quale implorò il sacerdote di scrivere l’accusa perché potesse essere inviata a Roma. “Manda la lettera!“. Chiese Montalvo, ricorda Ramsey.

    Non ricevette mai risposta da Montalvo, e da allora Ramsey distrusse la copia della sua lettera del 2000, ha detto.

    “L’ho pensato come segreto e in qualche modo anche sacro – qualcosa da non divulgare“, ha detto Ramsey al Washington Post. Non è stata la questione di un chierico che occasionalmente “scivolava” riguardo al voto del celibato a scioccare Ramsey, che crede che sia una cosa comune. E’ stata la natura ripetuta e non consensuale delle accuse nei confronti di McCarrick.

    Da quando Papa Francesco ha sospeso McCarrick quest’estate per aver palpeggiato un chierichetto e molti chierici sono stati accusati di aver coperto McCarrick, è stato piazzato un riflettore sull’unico posto con l’autorità di sovrintendere a un cardinale: il Vaticano.

    Ci sono ancora molte più domande che risposte sul ruolo di Roma. A chi è stato detto del problema e cosa è stato detto? Quelle discussioni furono mai trasmesse ai papi Francesco e Benedetto? E, infine, se i pontefici sapevano di quello che stava succedendo, cosa hanno fatto, se non altro?

    La lettera di Ramsey del 2000 a Montalvo, morto da allora, è il primo rapporto noto al Vaticano su McCarrick, che solo un paio di mesi dopo è salito ai vertici del cattolicesimo come cardinale.

    Ma i rapporti sul suo comportamento continuarono, e le accuse divennero sempre più gravi. Oltre a Ramsey, almeno altre tre persone inviarono lettere agli ambasciatori del Vaticano – chiamati nunzi (apostolici, ndr). Tra questi, il noto sacerdote-psicologo Richard Sipe e due vescovi del New Jersey, Paul Bootkoski e John Myers.

    Il rapporto più completo su ciò che può essere accaduto alle comunicazioni su McCarrick una volta entrate in Vaticano è stato quello dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò, un ex ambasciatore negli Stati Uniti, che ha sganciato una bomba a fine agosto. Viganò ha scritto che un certo numero di alti funzionari vaticani – tra cui i papi Benedetto e Francesco – erano stati informati del presunto comportamento scorretto di McCarrick.

    Da quando Viganò ha pubblicato il suo resoconto, in gran parte non verificato, su diversi siti conservatori, la maggior parte delle persone in esso citate hanno rifiutato di commentare. Almeno uno, monsignor Jean-François Lantheaume, che lavorava presso l’Ambasciata degli Stati Uniti in D.C., ha risposto alla lettera, dicendo, senza dare ulteriori dettagli, che esso è vero.

    Domenica scorsa (il 7 ottobre 2018, ndr), un cardinale (Marc Ouellet, ndr), nella prima risposta diretta del Vaticano alle accuse che papa Francesco fosse a conoscenza e abbia nascosto la presunta cattiva condotta sessuale (di McCarrick, ndr), ha descritto quelle affermazioni come “un complotto politico che non ha alcuna base reale”.

    La lettera, scritta dal cardinale canadese Marc Ouellet, Prefetto della Congregazione dei vescovi del vaticano, diceva che era “incredibile e senza fondamento” accusare Francesco di “aver coperto consapevolmente il caso di un presunto predatore sessuale“. Ouellet – che, come Lantheaume, è stato nominato nella lettera come persona a conoscenza delle azioni di McCarrick – ha raffigurato Viganò come pieno di amarezza e deluso a causa della sua carriera (mancata, ndr) all’interno della Santa Sede e ha detto di essere in “ribellione aperta e scandalosa“. Ouellet lo ha anche accusato di sfruttare il più ampio scandalo degli abusi sessuali del clero negli Stati Uniti come un modo per sferrare “un colpo immeritato e inaudito” sul Papa.

    Attraverso decine di interviste, documenti e post pubblicati sul blog dell’epoca, The Washington Post ha messo insieme un resoconto dettagliato sull’origine e la natura delle denunce al Vaticano su McCarrick. Il racconto dietro le denunce, di cui almeno tre nel 2000 o più tardi, illustra anche il grande valore attribuito al rispetto della gerarchia all’interno della Chiesa cattolica, il silenzio e la segretezza intorno al tema dell’attività sessuale dei sacerdoti e l’estrema opacità della burocrazia vaticana – fattori che hanno contribuito a far sì che le accuse contro McCarrick rimanessero nascoste per così tanto tempo.

    “La curia porta la disfunzione a un livello completamente nuovo”, ha detto Tom Doyle, che ha lavorato presso l’Ambasciata del Vaticano negli anni ’80 come sacerdote ed esperto di diritto canonico e che ora lavora come difensore dei sopravvissuti agli abusi del clero.

    Doyle dice di credere che gli ambasciatori negli anni ’90 e all’inizio del 2000 a volte hanno ignorato le comunicazioni sugli abusi sessuali perché l’argomento era nuovo ed esplosivo, e meno tracce cartacee c’erano e meglio era. L’ambasciata del Vaticano a Washington è la prima tappa per le denunce all’interno della Chiesa americana.

    Montalvo, in particolare, “ha semplicemente ignorato tutte le comunicazioni che ha ricevuto sugli abusi sessuali sui bambini“, ha detto Doyle.

    I documenti inviati ai nunzi sono stati molto probabilmente – anche se non sempre – inoltrati al segretario di Stato, presso il Vaticano a Roma, ma spettava a quell’ufficio determinare quali di quelle informazioni dovessero essere trasmesse al pontefice, secondo gli esperti a conoscenza del funzionamento (della burocrazia, ndr) del Vaticano. La Chiesa non condivide abitualmente informazioni sulle comunicazioni interne con laici cattolici o giornalisti.

    Le lamentele su McCarrick inviate da Ramsey, Bootkoski, Myers e Sipe sono entrate in questo oscuro sistema, e i loro viaggi all’interno del Vaticano rimangono per lo più un mistero.

    “Inviami la lettera”.

    Ramsey si assunse un grosso rischio come sacerdote nel novembre 2000, il giorno dopo che Papa Giovanni Paolo II nominò McCarrick arcivescovo di Washington. Il ruolo (specialmente in quella sede, centro della vita politica statunitense, ndr), una delle posizioni più importanti del cattolicesimo americano, garantisce praticamente la berretta rossa di cardinale e il potere indiscusso che ne consegue.

    Ramsey ha detto al Washington Post che chiamò Montalvo per condividere ciò che sapeva. Ramsey era professore di un seminario nel New Jersey quando McCarrick era arcivescovo. Stava condividendo (in quel periodo, ndr) ciò che gli avevano detto i suoi seminaristi.

    Ha detto di aver descritto la situazione al telefono e di aver chiesto se Montalvo avrebbe accettato di ricevere una lettera sull’argomento; l’ambasciatore gli disse di sì. Ramsey ha detto che il giorno dopo era spaventato, e che chiamò Montalvo per dire che aveva avuto dei ripensamenti. E se avessero spifferato a McCarrick che lui aveva condiviso le accuse?

    “Mi mandi la lettera, mi mandi la lettera“, lo esortò con forza Montalvo, ha detto Ramsey. “Cosa pensa che siamo degli stupidi?“.

    Ramsey ha detto di aver inviato la lettera a Montalvo, ma non ha mai ricevuto alcun avviso di ricevimento. Anche se Ramsey ha distrutto la sua copia della lettera, dice che il suo contenuto era simile a quello di una nuova lettera che in seguito ha inviato, nel 2015, all’arcivescovo di Boston, il cardinale Sean O’Malley, capo della Commissione sugli abusi sessuali clericali istituita da Papa Francesco. In quella lettera, che Ramsey ha condiviso con The Washington Post, ha espresso preoccupazione per “una forma di abuso sessuale – molestie sessuali – intimidazione o forse anche solo altamente immorale“.

    Qualche settimana fa, Ramsey ha detto di aver scoperto nei suoi documenti una lettera del 2006 del cardinale Leonardo Sandri, ora capo del collegamento del Vaticano per le Chiese cattoliche in Nord Africa e Medio Oriente. Quella lettera, riportata per la prima volta dal Catholic News Service, sembra confermare che gli alti prelati a Roma avessero ricevuto la nota di Ramsey sulla questione del letto che veniva condiviso (da parte di McCarrick, ndr).

    In quella lettera, Sandri chiede informazioni su un candidato che ha frequentato il seminario di Ramsey. Sembra che Sandri abbia chiesto se il candidato fosse coinvolto nelle accuse su McCarrick.

    “Chiedo con particolare riferimento alle gravi questioni che coinvolgono alcuni degli studenti del Seminario dell’Immacolata Concezione, che nel novembre 2000 lei è stato così gentile da portare all’attenzione di Montalvo in modo confidenziale“, scrive Sandri.

    Nella lettera di Viganò, dice Montalvo e il suo sostituto a Washington, Pietro Sambi – morto nel 2011 – “non ha mancato di informare immediatamente la Santa Sede” della lettera di Ramsey, eppure non offre dettagli e prove.

    Alcuni cattolici hanno messo in dubbio la credibilità di Viganò, un conservatore anti Francesco il cui curriculum personale sulla gestione dei casi di abuso del clero è stato oggetto di esame.

    A Roma, Sandri e una suora che lo accompagnava ha detto a The Washington Post il mese scorso che non avrebbe parlato di nulla di quello di cui era a conoscenza sulle lamentele su McCarrick.

    “Mai, mai“, ha detto la suora che camminava con Sandri a The Washington Post.

    “Oh, beh, Dio solo sa del futuro”, ha detto Sandri con una risata. Ma “nessuno parlerà. È una questione di prudenza, di saggezza“.

    Molte più accuse schiaccianti sarebbero arrivate.

    Le cause legali

    Negli anni ’90, secondo documenti ottenuti da The Washington Post, un sacerdote trentenne della diocesi di Metuchen (New Jersey, USA) ha riferito ai suoi superiori e agli specialisti della salute mentale che in passato era stato molestato e vittima di molestie sessuali, in seminario e dal “suo vescovo”. Mentre i documenti non citano McCarrick, una fonte che conosce molto bene il caso dell’uomo conferma che si trattava di McCarrick.

    Queste storie sono venute fuori attraverso la consulenza dopo che il sacerdote ha riferito ai suoi superiori di essere stato sessualmente coinvolto con due minori maschi. I consulenti, nel corso degli anni ’90, hanno stabilito che il sacerdote era stato vittima varie volte nella sua vita, non era un pedofilo e poteva essere rimandato al ministero.

    Ma dopo l’esplosione degli scandali di abusi all’inizio degli anni 2000, riferisce la fonte, il caso del sacerdote riemerse perché il nuovo vescovo del sacerdote – in un ambiente più consapevole, post-scandalo – riesaminò tutti gli archivi dei suoi sacerdoti, ed avendo visto le situazioni del sacerdote con i minori, cercò di farlo allontanare dal ministero.

    Questo fatto sconvolse gravemente il sacerdote, che fece causa.

    A metà degli anni 2000, il sacerdote raggiunse un accordo transattivo con le diocesi di Trenton, Metuchen e Newark, di cui sono trapelati i dettagli. Viganò ha sostenuto nella sua lettera (testimonianza, ndr) che il sacerdote stesso aveva inviato i dettagli “a circa 20 persone, tra autorità giudiziarie civili ed ecclesiastiche, polizia e avvocati“. Alcuni stralci – senza il nome del sacerdote – erano anche sul noto blog di Sipe e su altri blog cattolici della metà degli anni 2000 che circolano ancora oggi.

    I presunti episodi riportati negli stralci dell’accordo transattivo sono inquietanti. L’allora seminarista descriveva una battuta di pesca con McCarrick e due sacerdoti che si concludeva in una camera di motel con due letti matrimoniali. Egli descrive di essere stato osservatore angosciato mentre McCarrick e un altro sacerdote si accarezzavano “dalla testa ai piedi”, ridendo nel letto accanto. Ad un certo punto, il seminarista ha detto di aver incrociato lo sguardo di McCarrick, e, riferisce: “[McCarrick] mi ha sorriso, dicendo ‘sei il prossimo’. . . . Mi sono sentito male allo stomaco e mi sono rifugiato sotto le coperte“.

    In un altro stralcio dell’accordo transattivo pubblicato sul blog di Sipe, il seminarista ha detto che McCarrick lo convocò per accompagnarlo da Newark a New York City e di aver deviato in un appartamento in città per la notte. McCarrick, si legge nello stralcio dell’accordo transattivo riportato sul blog, è salito nel letto del seminarista e si è avvolto strettamente intorno al giovane, il quale descrive di essersi sentito “paralizzato” e di aver sentito male allo stomaco fino al punto che si è nascosto nel bagno e ha vomitato e pianto.

    L’uomo non ha risposto alle richieste di interviste da parte del The Washington Post. I funzionari diocesani di Newark e Metuchen, che nel 2006 gli hanno pagato 100.000 dollari, hanno rifiutato di commentare questo articolo, così come Barry Coburn, l’avvocato di McCarrick.

    Dopo che l’uomo è diventato sacerdote, alla fine è stato rimosso dal ministero a causa delle accuse che avevano coinvolto i due minori.

    Le diocesi del New Jersey hanno raggiunto l’accordo con quell’uomo, e un secondo ex sacerdote, Robert Ciolek, dice che McCarrick lo ha sottoposto a massaggi indesiderati sulle spalle. Questi risarcimenti sono stati resi pubblici proprio quest’estate, quando McCarrick è stato accusato per la prima volta di aver fatto del male a un chierichetto adolescente.

    Ma le diocesi ora dicono di aver riferito tutto al Vaticano.

    Bootkoski, che guidava la diocesi di Metuchen all’epoca dei due risarcimenti, ha rilasciato una dichiarazione il 28 agosto dicendo di aver chiamato Montalvo (il nunzio apostolico, ndr) e poi di avegli scritto di quelle due denunce contro McCarrick, nel dicembre 2005.

    Bootkoski e le diocesi di Metuchen e Newark hanno rifiutato di condividere con The Washington Post il testo specifico che ha inviato a Montalvo, ma hanno condiviso la lettera di presentazione.

    “In allegato trovate le informazioni di cui abbiamo parlato ieri“, (Bootkoski) scrive a Montalvo. “Se posso esserle di ulteriore aiuto in questa materia, non esiti a chiamarmi. Con sentimenti di stima personale, e i miei auguri di buon auspicio per un Avvento e un Natale benedetti“.

    Un portavoce dell’arcidiocesi di Newark, James Goodness, ha recentemente detto a The Washington Post che Myers, che ha lasciato l’incarico di arcivescovo nel 2016, ha detto anche all’ambasciatore vaticano (cioè al nunzio, ndr) dei due risarcimenti, ma ha rifiutato di dire quando o di fornire la comunicazione.

    Comportamento sessuale tra i sacerdoti

    Il linguaggio delle lettere, che rivela poca urgenza, indica un paradosso nel cuore della Chiesa: Perché tutti erano così tranquilli sui comportamenti sessuali di qualsiasi tipo tra i chierici che avevano fatto voto di castità?

    Il caso McCarrick rivela, tra l’altro, le contraddizioni non dette tra l’immagine dei sacerdoti come completamente celibi e la realtà degli uomini che a volte lottano con la loro sessualità. Alcuni esperti e chierici hanno paragonato i voti di castità dei sacerdoti a quelli delle coppie sposate che diventano infedeli. In altre parole, avviene il contatto fisico o sessuale tra sacerdoti. Ma non è chiaro quanto sia frequente e con quale frequenza sia non consensuale.

    Nel caso di McCarrick, ci sono accuse di comportamenti abusivi in corso. Ma nei decenni passati, le molestie o il comportamento sessuale tra adulti non hanno suscitato altrettanta preoccupazione rispetto agli abusi sui minori da parte dei sacerdoti.

    Anche così, la sessualità dei sacerdoti è stata in gran parte una terza corsia nella Chiesa, con scarso riconoscimento aperto della questione.

    Alcuni citano l’opera di Sipe (un monaco benedettino che in seguito ha lasciato l’abito talare, studioso, ndr), scomparso quest’estate ma che ha passato la sua vita a studiare il celibato nella Chiesa cattolica. Nel suo libro del 1990, “A Secret World“, basato su uno studio sui sacerdoti del periodo 1960-1985, Sipe sosteneva che ad un certo punto solo circa la metà dei sacerdoti erano celibi.

    Monsignor Stephen Rossetti, uno psicologo che studia e scrive sul benessere dei sacerdoti, dice che la Chiesa negli ultimi 15 anni circa è diventata gradualmente molto più severa sul celibato e disposta a discutere l’argomento.

    “Trent’anni fa il messaggio è stato confuso“, ha detto, sostenendo che McCarrick è la prova che le linee erano sfocate. “Abbiamo visto il disastro che ne è derivato“.

    Doyle dice che lo scandalo McCarrick è parte di un processo lungo anni del “mito dei sacerdoti che non hanno vite sessuali distrutte”. Ha detto che molti sacerdoti che conosce cercano di essere celibi, ma spesso falliscono. “E sono buoni sacerdoti”.

    Anche se aveva avvertito il Vaticano della presunta cattiva condotta di McCarrick, Sipe sembrava a volte deferente al sistema a cui ha dedicato la sua vita alla sfida.

    Il suo sito web contiene una lettera del maggio 2008 che dice di aver inviato a Papa Benedetto XVI.

    “Vostra Santità, io, Richard Sipe, mi avvicino a voi a malincuore per parlare del problema dell’abuso sessuale di sacerdoti e vescovi negli Stati Uniti“, ha scritto sul post che è stato ampiamente condiviso.

    Un caso, ha affermato, riguardava McCarrick.

    Sipe scrisse che quando insegnava al St. Mary’s Seminary & University di Baltimora, alla fine degli anni ’70 e all’inizio degli anni ’80 “un certo numero di sacerdoti” gli vennero a riferire che McCarrick li portava in varie case nella zona di New York/New Jersey “e dormiva con alcuni di loro“.

    Sipe ha citato i rapporti di un altro blogger relativi a tre ecclesiastici senza nome (uno un ex sacerdote) che non avevano avuto “nessun contatto sessuale“, ma che avevano condiviso un letto e successivamente avevano ricevuto biglietti e lettere da McCarrick.

    Sipe sembra anche citare, senza nomi o dettagli, la scena della stanza d’albergo che si è conclusa con il risarcimento del seminarista diventato prete.

    I post di Sipe spesso non includevano citazioni, ma quest’estate, prima di morire, ha detto al The Washington Post che aveva parlato con più persone che erano state coinvolte sessualmente con McCarrick, compreso il seminarista che in seguito ha ricevuto un risarcimento. Sipe ha rifiutato di identificare le persone per nome o di mettere in collegamento il Washington Post con loro.

    “Vostra Santità, dovete cercare e ascoltare le loro storie, come ho fatto io da molti sacerdoti sulla loro seduzione da parte di chierici di alto livello, e sulle terribili conseguenze nella loro vita“, scrive Sipe a Benedetto XVI.

    Un post del 2010 di Sipe dice che il caso del seminarista fu inviato alla sezione vaticana dell’enforcing-doctrine (dovrebbe trattarsi del ramo della Congregazione per la Dottrina della Fede, ndr), che supervisiona i casi di abuso del clero, “ma non ha ancora ricevuto risposta“, scrive Sipe (se ci si riferisce alla Congregazione per la Dottrina della Fede, allora il prefetto era il card. Levada, ndr).

    La moglie di Sipe, Marianne Sipe, e Doyle, che ha lavorato a stretto contatto con Sipe, dicono che non ci sono prove che Benedetto abbia mai ricevuto le sue lamentele. C’è, tuttavia, una breve lettera datata 5 maggio 2008, dell’allora nunzio Sambi, che riconosce le accuse esplosive di Sipe su McCarrick.

    “Riconosco la sua gentile lettera, con allegato“, scrive Sambi in una lettera sul sito di Sipe. “Siate certi che la vostra corrispondenza indirizzata alla Santa Sede è stata trasmessa mediante la borsa diplomatica. Con cordiali saluti e auguri di preghiera, io sono, sinceramente vostro in Cristo”.

    (Stefano Pitrelli e Chico Harlan hanno contribuito da Roma)

    Fonte: The Washington Post

    La figura dell’ex card. McCarrick nell’inchiesta del Washington Post

  • Abusi sessuali, Chiesa Usa nel mirino dei “federali”

    Abusi sessuali, Chiesa Usa nel mirino dei “federali”

    Una lettera del Dipartimento di giustizia Usa sarebbe arrivata al presidente della Conferenza episcopale Daniel Di Nardo, prefigurando una inchiesta federale riguardo agli abusi sessuali. Lo rivela Church Militant. Se l’inchiesta andasse avanti, ci sarebbero conseguenze gravissime per la Chiesa americana e non solo.

    Marco Tosatti

    Church Militant, un sito cattolico americano di informazione e inchieste molto seguito e molto attivo, ha dato notizia ieri di una lettera che il presidente della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, il cardinale Daniel Di Nardo, ha ricevuto agli inizi di ottobre dal Dipartimento della Giustizia statunitense. Sarebbe una lettera di estremo interesse e gravità, in cui si prefigura un’inchiesta a livello nazionale in tema di abusi. Potrebbe essere il primo passo verso un’indagine di tipo “RICO”, (Racketeer Influenced and Corrupt Organizations) che cioè presuppone una sistema organizzato di crimine a livello nazionale.

    Il Dipartimento di Giustizia ha chiesto a Daniel Di Nardo, presidente dei vescovi statunitensi, di assicurarsi che ogni vescovo di ogni diocesi in America sappia che il Dipartimento di Giustizia sta “indagando su possibili violazioni della legge federale”. Nella lettera si incarica Di Nardo di comunicare immediatamente ad ogni diocesi e vescovo in America che nessun documento deve essere distrutto o alterato. Ciò dimostra che l’indagine sulla Chiesa è diventata molto più ampia di quanto si sia mai pensato seriamente. Il commento di un esperto è stato: “Ogni diocesi in America dovrebbe ora considerarsi sotto inchiesta federale”.

    Ai vescovi è stato ordinato dai “federali” di conservare tutti i loro file su una vasta gamma di argomenti, in particolare le indagini sugli abusi sessuali e in particolare il trasferimento di sacerdoti attraverso i confini statali o internazionali – e persino il loro invio ai centri di cura. Ed è evidente che i federali siano al corrente che i vescovi hanno giocato questo gioco per decenni. Infatti nella lettera di sette pagine si fa specifico riferimento agli “archivi segreti”, cioè ai dossier confidenziali che ogni diocesi conserva sui casi più delicati. Anch’essi devono rimanere in custodia, e non essere toccati o alterati…

    Secondo le fonti di Church Militant “Il Dipartimento di Giustizia è molto concentrato nello scoprire le violazioni criminali specifiche che consentano loro di aprire formalmente un’indagine RICO. La lettera di richiesta del procuratore degli Stati Uniti al USCCB (United States Conference of Catholic Bishops) sta specificatamente tentando di far conservare tutti i documenti in modo che possano essere esaminati per quelle violazioni”.

    È più che probabile che – visto quello che è già emerso, e che sta venendo alla luce relativo a diversi decenni indietro – i federali troveranno una quantità di prove che indicano crimini. E forse anche di crimini che sono così collegati l’uno all’altro attraverso i confini dei diversi Stati che gli statuti “RICO” saranno attivati. La lettera stessa inviata a Di Nardo farebbe riferimento – in forma di richiesta – a informazioni specifiche sui confini statali e internazionali che sono stati attraversati.

    Secondo Church Militant è molto probabile che si arrivi a una vera e propria inchiesta del Dipartimento di Giustizia, per attività criminali e copertura di abusi; questo porterebbe all’incriminazione di numerosi vescovi statunitensi in base alle leggi federali sulle attività criminose che oltrepassano i limiti dei singoli Stati, e si troverebbero in una situazione estremamente grave.

    È una situazione che avrebbe ricadute molto pesanti, e sviluppi difficili da prevedere anche per il Vaticano. Finora non ci sono reazioni; ma è evidente che vescovi e cardinali statunitensi non avrebbero, di fronte alla magistratura USA, la possibilità di rispondere “Non dirò una parola”, come ha fatto il Pontefice riguardo alla testimonianza dell’arcivescovo Viganò. E le loro deposizioni potrebbero anche coinvolgere Roma; con la possibile chiamata in causa di alti prelati.

    I tempi di questa operazione non sono ancora prevedibili; e questo dipende anche dal fatto che potrebbe trattarsi di una delle indagini a più ampio raggio mai compiute nella storia giudiziaria degli Stati Uniti, vista la distribuzione capillare della Chiesa cattolica. Certamente, anche se per ora solo da un punto di vista ipotetico, si tratterebbe della crisi più massiccia mai vissuta dalla Chiesa negli Stati Uniti, con persino la possibilità che vescovi e cardinali vadano in prigione. Imprevedibili anche le conseguenze da un punto di vista finanziario e fiscale, con la possibile perdita di esenzioni fiscali, e la bancarotta di diocesi e arcidiocesi.

    http://lanuovabq.it/it/abusi-sessuali-chiesa-usa-nel-mirino-dei-federali

  • Denunciamo Chiesa e Stato, complici dei preti pedofili

    Denunciamo Chiesa e Stato, complici dei preti pedofili

    L’associazione Rete L’Abuso onlus ha depositato un esposto presso sei procure italiane, documentando diversi casi di insabbiamento e di violazione delle leggi che obbligano le istituzioni laiche e quelle ecclesiastiche a vigilare sull’incolumità dei bambini prepuberi

    di Federico Tulli

    Gli ecclesiastici non sono tenuti a dare a magistrati o ad altra autorità informazioni su persone o materie di cui siano venuti a conoscenza per ragione del loro ministero”. E ancora: “La Repubblica italiana assicura che l’autorità giudiziaria darà comunicazione all’autorità ecclesiastica competente per territorio dei procedimenti penali promossi a carico di ecclesiastici”.

    Sono due passaggi chiave del Nuovo Concordato tra l’Italia e il Vaticano firmato il 18 febbraio 1984, in seguito ratificato con la legge 121/85. Poche righe dietro le quali si cela, nel nostro Paese, l’orrendo mondo della pedofilia di matrice clericale e la sua continua espansione di cui sono responsabili in solido Stato e Chiesa che poco o nulla fanno per prevenire questo fenomeno criminale. Ne è convinta la onlus Rete L’Abuso che il 17 ottobre ha depositato un esposto-denuncia presso le procure di Savona, Pavia, Milano, Verona, Roma e Napoli, in cui si contesta da un lato una prassi consolidata di insabbiamenti delle denunce per abusi attuata dalla Santa sede e dalla Conferenza episcopale italiana – portando come prova quattro gravissimi casi (vedi Left del 21 settembre 2018) -, e dall’altro si accusa il governo italiano di omesso controllo nei confronti delle autorità ecclesiastiche e si evidenziano una serie di vantaggi determinati dal Concordato per i sacerdoti presunti responsabili di violenze su minori, a danno delle loro vittime, e in caso di depistaggi, per coloro che li proteggono.

    Vantaggi che mal si combinano con la Convenzione di Lanzarote sulla protezione dei minori dagli abusi sessuali, ratificata dall’Italia il 1 ottobre 2012, e con la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia, ratificata dalla Santa Sede nel 2013 e dall’Italia nel 1991. «Il Concordato si può cambiare se le due parti si mettono d’accordo ma Stato e Chiesa non hanno mai manifestato questa intenzione, eppure sarebbe un segnale inequivocabile in direzione di una concreta lotta contro  la pedofilia tanto sbandierata a parole» ci dicono da Rete L’Abuso.

    L’associazione – che è parte per l’Italia di Ending clergy abuse (Eca), un’organizzazione mondiale di sopravvissuti e attivisti per i diritti umani, i cui membri rappresentano 18 Paesi e 4 continenti – nell’esposto sottolinea anche la necessità improrogabile di realizzare nel nostro Paese una inchiesta su scala nazionale come quelle che altrove (Irlanda, Usa, Germania, Belgio, Olanda, Australia etc) hanno portato risultati innegabili soprattutto in termini prevenzione della pedofilia clericale. «Ma nemmeno da questo orecchio Stato e Chiesa vogliono sentire».

    Eppure seri campanelli d’allarme non mancano. Ci riferiamo sia al numero dei sacerdoti pedofili che in percentuale supera centinaia di volte la più pessimistica stima relativa agli ambienti “laici” (papa Bergoglio ha riferito che i preti pedofili sarebbero il 2%, la Australian Royal Commission arriva addirittura al 7% e la Nsac sostiene che nella sola Diocesi di Boston si giunga all’8,9%), sia al numero delle vittime. A tal proposito Rete L’abuso nell’esposto cita due studi: quello di Andrew Greeley (docente di sociologia all’Università di Chicago) che calcola una media di 50 vittime per sacerdote pedofilo e quello di A. W. Richard Sipe (ex assistente psicoterapeuta e psichiatra nello stato del Maryland) che moltiplica di cinque volte questo dato di per sé già mostruoso: 250.

    In Italia la popolazione ecclesiastica conta circa 30mila unità. Prendendo per buona la percentuale più bassa (quella di Bergoglio) e il dato più basso (Greeley) staremmo parlando di 600 serial killer e almeno 30mila vittime. Forse non a caso il 21 agosto scorso padre Hans Zollner, psicologo alla Gregoriana e membro della Pontificia Commissione per la protezione dei minori, ha detto chiaro e tondo in un’intervista alla Sir, l’agenzia stampa dei vescovi: «La Chiesa italiana affronti il tema degli abusi sui minori o ne verrà travolta». Anche il governo faccia altrettanto, aggiungiamo noi.

    LEFT del 19 ottobre 2018 pag. 45

    https://left.it/

  • Pedofilia nella Chiesa: ora indaga il governo americano

    Pedofilia nella Chiesa: ora indaga il governo americano

    Il governo americano indagherà sulla pedofilia nella Chiesa. Per la prima volta nella storia, l’inchiesta sarà centralizzata. Il primo stato a essere interessato dalla decisione del Dipartimento di Giustizia è quello della Pennsylvanya, ma non si può escludere che anche altri stati finiscano presto nel “mirino” dei federali

    Giuseppe Aloisi

    Il governo federale degli Stati Uniti, per la prima volta nella storia, indagherà in maniera diretta su casi di pedofilia interni alla Chiesa cattolica.

    L’inchiesta, per ora, riguarderà solo lo stato della Pennsylvanya. Non è escludibile che il disegno giudiziario si allarghi anche ad altre zone. Il rapporto reso noto questa estate ha portato alla ribalta statistiche drammatiche: sono stati migliaia i minori abusati da sacerdoti nel corso di settant’anni. Da Pittsburgh a Philadelphia, passando per Scranton, Erie, Greensburg, Allentown e Harrisburg.

    Dopo lo scoppio dello scandalo, altri stati confederati, tra cui quello dei New York, hanno danno vita a indagini interne, ma per sette delle otto diocesi di quel territorio del Nord Est, l’esecutivo di Washington ha deciso di prendere in mano la situazione chiedendo l’accesso agli atti: una novità assoluta. Qualche fonte sostiene che anche l’ottava sia destinata al coinvolgimento. La notizia è stata confermata da fonti ecclesiastiche: “La diocesi di Pittsburgh – ha detto il portavoce, padre Vaskov – ha ricevuto il mandato dal Dipartimento di giustizia e coopererà con le indagini sugli abusi”. Le violenze, stando al dossier del Gran Giury, sarebbero state effettuate da 301 consacrati. Ma il clamore è derivato pure dall’esistenza di un presunto sistema: insabbiamenti degli alti prelati e trasferimenti dei responsabili in altre parrocchie, nel caso il quadro venisse confermato, aggiungerebbero dettagli gravi a un panorama già agghiacciante.

    Uno degli ecclesiastici coinvolti nel rapporto, stando pure a quanto si legge sul blog di Aldo Maria Valli, è il cardinale Donald Wuerl, dimessosi qualche giorno fa dall’arcivescovato della capitale statunitense e tirato in ballo per accuse di mala gestione. Il porporato era stato anche contestato da un fedele, che aveva gridato “Vergogna!”, durante una celebrazione in Basilica. Wuerl ha parlato con Papa Francesco e poi ha optato per rinunciare al suo incarico. Bergoglio ha convocato per il prossimo febbraio una riunione straordinaria di tutti gli episcopati del mondo, ha ‘scardinalato’ un altro americano, Theodore McCarrick, e sta proseguendo con la linea della “tolleranza zero”. L’ultima decisione presa dal papa in riferimento a episodi di abuso potrebbe allarmare più di qualche accusato: il Santo Padre ha di fatto bypassato il processo canonico destituendo dallo stato clericale due vescovi cileni. In Vaticano non sembrano più disposti ad accettare alcunché. La “svolta” è arrivata pure in concomitanza con l’emersione di un altro scandalo, quello riguardante il citato McCarrick, che ora vive in preghiera e penitenza in un convento gestito dai cappuccini, nel Kansas.

    Tornando all’inchiesta federale, bisognerà attendere di comprendere le ragioni alla base di questa mossa. La situazione della Chiesa cattolica in America si sta complicando. I fedeli americani, come raccontato da Rod Dreher in questa intervista, sono molto “arrabbiati” con le gerarchie cattoliche. Donald Trump, dal canto suo, ha dichiarato che Francesco è la persona “migliore” per far fronte a questo macro-scandalo. Ma negli Stati Uniti sono in molti a chiedere che questi casi vengano indagati e giudicati con sempre maggiore frequenza da tribunali laici. La giustizia federale potrebbe accertare l’esistenza di un fenomeno strutturale.

    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/pedofilia-nella-chiesa-ora-indaga-governo-americano-1590243.html?mobile_detect=false