Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Legionari di Cristo

  • SESSO, BUGIE E TRUST PER I LEGIONARI DI CRISTO

    SESSO, BUGIE E TRUST PER I LEGIONARI DI CRISTO

    Da quasi cinque mesi, dallo scorso maggio, è in corso a Milano un processo di cui non si parla. Eppure, è una storia impressionante. Che coinvolge i vertici dei Legionari di Cristo, la ricchissima congregazione religiosa fondata nel 1941 dal prete messicano Marciai Maciel Degollado, travolto da infiniti scandali sessuali con droga, amanti, figli segreti sparsi per il mondo.

    E condannato dal Vaticano, nel 2006, soltanto a dedicarsi a «una vita di preghiera e penitenza», prima di morire nel 2008. Sotto accusa ci sono quattro dirigenti della Congregazione, fortissima in Italia, Messico e Spagna, dove rappresenta l’ala conservatrice e integralista del mondo cattolico.

    Al centro del processo, due accuse: tentata estorsione e favoreggiamento. Pressioni e minacce per insabbiare una denuncia presentata nel 2013 in un commissariato milanese da due genitori disperati, Yolanda M. e Giuseppe L., per gli abusi sessuali subiti dal figlio nel seminario di Gozzano, vicino a Novara. ‘un sacerdote dei Legionari, padre Vladimir, avrebbe trasformato quel ragazzo in uno schiavo sessuale: un inferno, che lo ha spinto a meditare il suicidio, come lui stesso ha scritto in un tema conservato dai genitori, prima di abbandonare la vocazione.

    Per evitare lo scandalo, l’ennesimo, i quattro dirigenti della Congregazione avrebbero proposto ai due poveri coniugi un accordo scritto, illegale: negare che ci fossero mai stati abusi, se interrogati da magistrati, in cambio di 15 mila euro, da restituire se invece avessero parlato. Al loro no, deciso, sarebbe seguita una seconda proposta scritta, non più riferita ai giudici: tacere con le autorità ecclesiastiche, in cambio dei soliti 15 mila euro. Da ridare, se avessero rotto l’omertà, raddoppiati: 30 mila.

    Gli imputati del processo milanese, che respingono tutte le accuse, sono Luca Gallizia, italiano, ex rettore dell’università europea di Roma; Manuel Cordero Arjona, spagnolo, il legale della Congregazione; e due messicani, Victor De Luna De Santiago, responsabile economico, e Oscar Kuri Nader, direttore per il Nord Italia. I tre Legionari stranieri compaiono anche nei Pandora Papers, le carte riservate delle società offshore, analizzate da L’Espresso insieme a giornalisti americani, spagnoli e messicani.

    Già nel 2013 De Luna e padre Nader, che vivono nel quartier generale della Legione di Cristo, il palazzo di via Aurelia 677 a Roma, entrano come amministratori in una offshore di Hong Kong, la New Gate Foundation HK. E a fine giugno ne siglano un bilancio assurdo, senza cifre. A fine luglio invece è Cordero, tramite un’altra società estera, Education Developers lnc, a versare 2,4 milioni di dollari, a titolo di rimborso di un prestito decennale, a un trust offshore di Luis Garza Medina, messicano: un fedelissimo di padre Maciel, il fondatore dei Legionari. Medina è stato il vicario generale della Legione fino al luglio 2011, quando il Vaticano lo ha silurato.

    Anche gli altri tre imputati erano molto vicini a Maciel.

    Nel 2017 L’Espresso, con l’inchiesta chiamata Paradise Papers, aveva rivelato che i Legionari, fin dagli anni ’90, utilizzavano società delle Bermuda come tesorerie anonime per gestire centinaia di milioni: le rette pagate da migliaia di studenti delle loro scuole e collegi. Allora la Congregazione replicò che da tempo non usava più offshore. Come dire che erano problemi del passato, dei tempi del fondatore.

    I Pandora Papers ora mettono in dubbio la versione ufficiale. La Legione viene commissariata il 9 luglio 2010, quando Papa Benedetto XVI incarica monsignor Velasio

    De Paolis, poi nominato cardinale, di fare pulizia. Appena tre giorni prima, come emerge ora, Garza Medina ha costituito la prima cassaforte offshore in Nuova Zelanda, chiamata Retirement and Medicable Charitable Trust. Che alimenta anche conti svizzeri. Ed è legata ad altri trust, intestati a familiari di Medina, creati nel 2011, durante il commissariamento.

    Alcuni sono tuttora attivi. Gestiscono patrimoni per almeno 300 milioni. Investiti nell’acquisto di immobili nei quartieri più poveri della periferia di Miami, in Florida, e di altre città americane. Dove il consorzio lcij ha scoperto che centinaia di famiglie sono state sfrattate l’anno scorso, nonostante l’emergenza pandemia, dai misteriosi proprietari schermati dalle offshore, per poter ristrutturare e rivendere a caro prezzo le loro case. Alla domanda se questi investimenti siano stati comunicati alla Chiesa di Papa Francesco, i Legionari hanno risposto che «gli istituti religiosi non hanno un obbligo di fornire informazioni dettagliate al Vaticano sulle loro decisioni interne in materia finanziaria». Aggiungendo che solo uno dei trust, quello intitolato a opere di carità, è controllato dalla Congregazione. E confermando che gli altri appartengono a familiari dell’ex tesoriere Medina.

    A Milano intanto, nel processo per gli abusi da insabbiare con i soldi, si scopre che padre Vladimir, il rettore denunciato del seminario, è stato condannato in via definitiva a più di sei anni di carcere, nel 2020, ma è scappato in Sudamerica. Dalle email sequestrate emerge perfino un tentativo di coinvolgere l’allora vicario della diocesi di Milano, Mario Delpini, poi diventato arcivescovo. A incontrarlo, il 30 settembre 2013, è Gallizia, il Legionario italiano. Chiede l’approvazione della Chiesa per trattare con i genitori della vittima. Monsignor Del pini lo gela cosl: «Pensateci bene a fare un accordo con la famiglia, potrebbe essere usato come una prova di colpevolezza della Congregazione».

    Neanche un mese dopo, il 18 ottobre, la signora Yolanda si vede proporre, nella chiesa di Sant’Eustorgio a Milano, la prima scrittura privata per comprare il suo silenzio. Lei rifiuta. E dopo la seconda offerta, reagisce. Alle 08,21 del 9 gennaio 2014 chiama al telefono, intercettato dalla polizia, il cardinale De Paolis. Lui capisce che le hanno offerto denaro e commenta: «Questo è quello che si dà in Italia … Non firmi il patto, non firmi niente». Poi aggiunge: «Gli avvocati complicano le cose, anche le Sacre Scritture dicono che tra cristiani dovremmo trovare un’intesa». Yolanda esplode: «Non è un buon accordo consentire una menzogna».

    De Paolis è stupefatto: «No, no. Sono sorpreso da quello che hanno scritto questi avvocati … Lei ha chiesto aiuto perché ha avuto delle spese». Yolanda: «Il mio legale sostiene che ci deve essere un risarcimento, ma senza approvare clausole che non sono vere e sono pure criminali».

    Il giorno dopo, alle 21.19, viene intercettato padre Nader mentre parla con un legale. La linea è chiara: «In ogni caso, qualunque cosa dobbiamo firmare, la Congregazione deve essere tenuta fuori».

    La signora Yolanda è delusa e oggi dice all’Espresso: «Il cardinale non ha alzato un dito per aiutarci. Non è venuto incontro alle vittime. Mi sono sentita tradita. Sono cristiana, ma non sono più cattolica. Ora non vado più a messa, come mio marito».

    L’avvocata della famiglia, Daniela Cultrera, attacca i Legionari: «Il negoziato per comperare il silenzio delle vittime non è mai stato autorizzato dal cardinale De Paolis. E il modo in cui la Congregazione ha cercato di insabbiare lo scandalo non è un caso isolato».

    Chissà se qualcuno, a Milano o in Vaticano, ora indagherà sui trust offshore dei Legionari. E sulla provenienza dei tanti soldi offerti in questi anni in mezzo mondo, si spera con transazioni lecite, per zittire le vittime. •

    Questa inchiesta è stata realizzata da Leo Sisti,Paolo Biondani, Vittorio Malagutti (L’Espresso), Spencer Woodman (lcij), Andrea Cardenas (Quinto Elemento Lab), Mathieu Tourliere (Proceso), Georgina Zerega (El Pais)

    https://espresso.repubblica.it/dossier/pandora-papers/2021/10/11/news/pandora_papers_legionari_di_cristo-321720400/

  • “Denaro offerto da Legionari di Cristo per silenzio su abusi subiti da nostro figlio”

    “Denaro offerto da Legionari di Cristo per silenzio su abusi subiti da nostro figlio”

    “In quel momento eravamo fragili e vulnerabili e abbiamo subito anche noi, in quanto genitori, un abuso di coscienza”. Queste le parole della madre di un ragazzo, che quando aveva 12 anni ha subito violenze sessuali nel seminario di Novara della congregazione religiosa dell’allora rettore Vladimir Resendiz Gutierrez, già condannato in via definitiva a 6 anni e mezzo di carcere e ridotto allo stato laicale.

    “Non abbiamo mai chiesto soldi a nessuno, sono stati loro a offrirceli per tacere, perché sapevano che c’erano delle difficoltà economiche nella nostra famiglia e che nostro figlio voleva andare a studiare all’estero. Siamo stati traditi”, ha continuato la signora durante la sua deposizione in aula di mercoledì mattina durante il processo a Milano nel quale sono imputati cinque ex vertici dei Legionari di Cristo, che rispondono delle accuse di favoreggiamento e tentata estorsione.

    In base all’indagine del pubblico ministero Alessia Menegazzo, la madre – costituita parte civile nel processo ed è assistita, insieme al marito, dall’avvocato Daniela Cultrera – avrebbe subito pressioni affinché tacesse le violenze sessuali subite dal figlio, all’epoca 12enne all’interno del seminario.

  • Cardinale Angelo Bagnasco presiede la commissione nominata dal Papa per esaminare il caso del cardinale Stanislaw Dziwisz arcivescovo emerito di Cracovia

    Cardinale Angelo Bagnasco presiede la commissione nominata dal Papa per esaminare il caso del cardinale Stanislaw Dziwisz arcivescovo emerito di Cracovia

    (a cura Redazione “Il sismografo”) Il caso del porporato, ex segretario personale di s. Giovanni Paolo II, Stanisław Dziwisz sarà esaminato da una speciale commissione del Vaticano. Il Papa ha istituito un gruppo di lavoro presiedut0 dal card. Angelo Bagnasco. Questa commissione indagherà sulle accuse al cardinale polacco  “da tempo fortemente sospettato di aver nascosto, insabbiato, eluso denunce di pedofilia a vari livelli nella Chiesa”, come sicriveva Il Mattino tempo fa. Secondo le informazioni di Onet, la Chiesa polacca non è stata informata dell’inizio dei lavori della commissione. I suoi membri hanno già intervistato diverse persone e in futuro incontreranno le vittime dei preti accusati di pedofilia. Nel novembre scorso sempre Il Mattino osservò: l’arcivescovo Stanislaw Gadecki l’anno scorso “aveva parlato della necessità di una commissione di inchiesta alla tv polacca TVN24, ponendo diverse domande sull’atteggiamento del cardinale Dziwisz, 81 anni, sospettato di nascondere al Papa gli abusi sessuali dei sacerdoti in tutto il mondo, compresi gli affari di McCarrick o della Legione di Cristo, così come gli affari pedofili nella Chiesa polacca. Secondo l’autore del rapporto, il giornalista polacco Marcin Gutowski, il cardinale non ha mai trovato il tempo di incontrarlo e di rispondere alle sue tante domande. (…) Resta da mettere a fuoco anche il suo ruolo nell’insabbiare la vicenda scabrosa di padre Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo, abusatore seriale, corruttore e mai punito dalla Chiesa per i suoi legami con diversi amici in curia.” Va ricordato che sette mesi fa il Vaticano annunciò severe sanzioni contro un cardinale polacco di 97 anni, Henryk Gulbinowicz, “a cui è stato vietato di esercitare il suo ministero e di usare i simboli vescovili a seguito di un’indagine su presunti abusi sessuali”.

  • Abusi e pedofilia, stampa polacca: commissione vaticana indaga anche su Dziwisz

    Abusi e pedofilia, stampa polacca: commissione vaticana indaga anche su Dziwisz

    CITTA’ DEL VATICANO – Da giorni il cardinale Angelo Bagnasco, ex presidente dei vescovi italiani, si trova in Polonia. Fonti confermano che sarebbe lì per conto di Francesco, per indagare sulle coperture concesse negli anni da alcuni vescovi ai preti pedofili. Secondo la stampa polacca, Bagnasco si trova alla guida di una Commissione vera e propria in stile a quella istituita tempo fa per gli abusi in Cile.

    Le investigazioni riguarderebbero anche il cardinale Stanislaw Dziwisz, lo storico segretario di Giovanni Paolo II, che recentemente è apparso in tv negando ogni addebito e in particolare sostenendo di non essersi mai accorto della doppia vita del fondatore dei Legionari di Cristo Maciel Degollado, vicino a Wojtyla e uomo potente di quel pontificato.

    In un docufilm, che ha fatto scalpore in Polonia, si è puntato il dito proprio contro Dziwisz, accusato da vittime di aver coperto alcuni fatti. La Commissione, comunque, è stata chiesta anche dallo stesso porporato polacco al fine di fare chiarezza sui fatti da lui sempre respinti come “calunnie”.

    C’è nell’episcopato polacco una parte che non è per la trasparenza e che resiste alla volontà di pulizia del Papa. Francesco recentemente ha cambiato diversi vescovi cercando di portare al comando una nuova gerarchia. La situazione ricorda quanto avvenuto in Cile con i vescovi che arrivarono a mentire al Papa pur di non ammettere le proprie colpe. Toccare il tema della pedofilia in Polonia significa entrare in un pontificato, quello di Giovanni Paolo II, nel quale le coperture non sono state poche. A motivo di queste vi fu nella Chiesa chi pose obiezioni alla sua canonizzazione avvenuta a tempo di record.

    https://www.repubblica.it/vaticano/2021/06/25/news/vaticano_commissione_abusi_pedofilia_polonia_dziwisz-307671688/

  • Funzionario vaticano in Messico: i membri della Chiesa hanno coperto gli abusi

    Funzionario vaticano in Messico: i membri della Chiesa hanno coperto gli abusi

    Città del Messico, 19 mag. (EFE) .- Il rappresentante di Papa Francesco in Messico, Franco Coppola, ha ammesso mercoledì che i membri della Chiesa cattolica hanno “coperto” per anni i casi di abuso da parte di sacerdoti nel Paese, casi in cui più di 271 sacerdoti sono stati accusati o incriminati.

    “Penso seriamente che ci siano state persone che hanno nascosto maliziosamente le cose. Voglio pensare che c’erano anche persone che hanno nascosto le cose senza prendere atto di quanto fosse grave un atto… ”, ha detto mercoledì il nunzio in un’intervista con EFE presso la nunziatura apostolica a Città del Messico.

    Il nunzio ha detto che “sono già in corso procedimenti giudiziari” per smascherare “la rete di insabbiamento” che proteggeva Marcial Maciel (1920-2008), il fondatore dei Legionari di Cristo accusato di abusi sessuali su membri della congregazione e studenti.

    Coppola ha detto di aver iniziato ad affrontare la “situazione di abuso” quando è arrivato in Messico come nunzio alla fine del 2016, e che prima non aveva avuto “occasione di imbattersi in alcun caso di questo tipo o di pensarci” negli altri paesi in cui aveva lavorato.

    “È una terribile tragedia di cui si può dire che non eravamo a conoscenza. Ogni volta che incontro le vittime vedo quanto sia vero quello che ha detto Papa Francesco, che l’abuso è una sorta di omicidio psicologico ”, ha detto.

    Secondo i dati compilati dalla Chiesa messicana, nell’ultimo decennio 271 religiosi sono stati accusati di abusi sui minori, di cui 103 licenziati, 45 non sospesi e 123 hanno casi ancora in corso.

    Nel marzo 2020 una delegazione inviata dal papa e guidata dall’arcivescovo Charles Scicluna era prevista in visita in Messico per valutare il clero locale nella lotta agli abusi sessuali, ma il viaggio è stato annullato a causa della pandemia di coronavirus.

    Coppola ha detto che la delegazione arriverà in Messico “quando il problema (pandemico) finirà”, ma ha anche aggiunto che la Conferenza episcopale messicana “non ha fermato i suoi sforzi”.

    “Gran parte della diocesi ha già commissioni di protezione per i minori e la conferenza episcopale si è presa la responsabilità di formarli”, ha detto il nunzio, aggiungendo che hanno ricevuto l’aiuto professionale di avvocati, psicologi e psichiatri.

    Dopo essere stato in contatto con una serie di vittime di abusi, Coppola ha affermato che la pedofilia “è peggio dell’omicidio” perché ha conseguenze per l’intera vita di una vittima come “difficoltà a relazionarsi con altre persone”.

    “Penso che non ci fosse molta consapevolezza di ciò che stava accadendo a queste persone. Grazie a coloro che hanno rivelato cosa è successo loro, ci ha aiutato a prendere coscienza e ad adottare la posizione di tolleranza zero del papa ”, ha detto.

    https://www.laprensalatina.com/vatican-official-in-mexico-church-members-covered-up-abuses/

  • TUTTI I CASI NOTI DI ABUSI SUI MINORI NELLA CHIESA SPAGNOLA

    TUTTI I CASI NOTI DI ABUSI SUI MINORI NELLA CHIESA SPAGNOLA

    In Spagna, ufficialmente, il problema della pedofilia nella Chiesa cattolica è quasi inesistente. Sembra un’eccezione all’interno del mondo cattolico occidentale, insieme all’Italia. La Conferenza episcopale spagnola afferma di non aver mai contato i casi che conosce e, in ogni caso, assicura che sono pochissimi. Lo stato non si è mai preoccupato della questione. Il risultato è che non esistono statistiche che ci permettano di conoscere la verità.

    In altri paesi, la Chiesa, il governo o i tribunali hanno intrapreso indagini approfondite. Il caso più recente è quello della Francia, dove i vescovi nel 2019 hanno incaricato una commissione indipendente di aprire una mail per raccogliere le denunce delle vittime: in tre anni ne sono emerse 10.000. In Spagna, quella cassetta delle lettere è stata aperta da EL PAÍS nell’ottobre 2018, dopo aver pubblicato la prima radiografia del fenomeno con i pochi dati disponibili, le sentenze dei tribunali e la biblioteca dei giornali: ci sono stati appena 34 casi in quattro decenni, e gli spagnoli le diocesi ne hanno ammesse solo quattro.

    Da allora, la posta elettronica di questo giornale ha ricevuto più di 300 messaggi, che hanno portato alla pubblicazione di cinquanta casi. Insieme a quelli che sono venuti alla luce in Spagna attraverso i media, i numeri sono saliti alle stelle. EL PAÍS ha lavorato per mesi per raccogliere e classificare in modo completo le informazioni su tutti i casi noti, al fine di creare il primo database di riferimento sulla pedofilia nella Chiesa cattolica spagnola. Il risultato: 306 casi con 816 vittime a metà aprile 2021.

    In due anni e mezzo la cifra si è moltiplicata per dieci. La contabilità provvisoria che questo giornale ha tenuto fino ad ora aveva raggiunto 242 casi e circa 550 vittime, e il lavoro di sistematizzazione dei dati rappresenta un nuovo salto di qualità. D’altra parte, il numero delle vittime raddoppia se si considerano caso per caso le stime di altre possibili vittime fatte dalle persone colpite o dai ricercatori.

    In tutti i paesi il compito di denunciare la pedofilia nella Chiesa cattolica ha richiesto anni ed è stato guidato dalle indagini dei media. Questo database, che verrà aggiornato con i nuovi casi noti, è uno strumento progettato per durare anni, documentare accuratamente il fenomeno e aiutare le vittime. Puoi consultare l’elenco dei casi, ordinato cronologicamente, e cercare per comune o luogo degli eventi (scuole, centri religiosi, ecc.), Oltre a filtrare i casi per comunità autonoma e ordine religioso. Tutti i dettagli di ogni caso possono essere trovati cliccando sul link della notizia.

    Ogni caso corrisponde a un religioso o laico di un’istituzione religiosa accusato di abusi in notizie pubblicate nel corso degli anni, e successivamente condannato dai tribunali o ammesso dalla Chiesa, dando credibilità alle vittime. Sono informazioni che saranno utili agli inquirenti e alle vittime che, in molte occasioni, osano denunciare e far conoscere il loro caso quando scoprono che la stessa cosa è successa a qualcun altro. Le informazioni di ogni caso verranno aggiornate e completate se emergono nuovi dati. (Se sei interessato a riutilizzare questo database, puoi richiedere l’accesso scrivendo a abusos@elpais.es )

    Nel mondo anglosassone, è stato comune pubblicare elenchi di nomi di autori di abusi e delle diocesi a cui appartenevano, come AFP, Boston Globe , BishopAccountability.org, alcune diocesi negli Stati Uniti e associazioni di vittime. Tuttavia, nessuno è così completo da includere l’anno in cui si è verificato l’abuso, la data in cui la Chiesa ne era a conoscenza e la data in cui è venuto alla luce nell’opinione pubblica. Anche i nomi degli accessori, delle misure legali e canoniche, oltre a un elenco delle destinazioni verso le quali l’aggressore è stato trasferito e il numero di bambini di cui ha abusato.

    Nel 2020 e nel 2021 il silenzio della Chiesa ha cominciato a rompere. Alcuni ordini religiosi presenti in Spagna, come i Gesuiti ei Legionari di Cristo, hanno intrapreso indagini interne e reso pubblico il numero di casi per la prima volta. Altri seguirono. Anche alcune diocesi, che due anni prima si erano rifiutate di dare qualsiasi informazione, hanno iniziato ad ammettere casi. Le diocesi hanno aperto per la prima volta uffici di assistenza alle vittime. Molti vescovi e ordini religiosi si rifiutano ancora di indagare o dare informazioni, ma a poco a poco la mappa degli abusi inizia a essere completata, anche se se si prende come riferimento quanto accaduto in altri paesi, le statistiche sono ancora in superficie. La mappa dei casi scoperti in ogni provincia rivela chiaramente il ruolo decisivo dei media. Ovunque ci fossero media che indagavano, i casi sono venuti alla luce. El Periódico , in Catalogna, e Diario de Noticias e Cadena SER , in Navarra, si sono distinti per la loro ricerca e questo si riflette nelle statistiche. Dove i media non indagano, la verità rimane sconosciuta.

    La responsabilità delle gerarchie ecclesiastiche di occultare il fenomeno è uno dei fattori decisivi. In tutti i paesi, dopo l’emergere di casi di pedofilia nelle diocesi e negli ordini religiosi, il passo successivo è stato quello di identificare le autorità religiose che le hanno messe a tacere, ignorate o nascoste. In molti casi il Vaticano è intervenuto con provvedimenti disciplinari. In Spagna, numerosi vescovi, molti con posizioni rilevanti all’interno della Conferenza episcopale spagnola, sono stati punteggiati da una cattiva gestione dei casi ascoltati e l’analisi di ogni episodio mostra le loro responsabilità.

    https://elpais.com/especiales/pederastia-en-la-iglesia-espanola/

     

  • EL PAÍS crea il primo archivio  sulla pedofilia nella Chiesa spagnola: 816 vittime in 306 casi

    EL PAÍS crea il primo archivio sulla pedofilia nella Chiesa spagnola: 816 vittime in 306 casi

    La Spagna è un deserto statistico sull’estensione della pedofilia nella Chiesa cattolica. La Conferenza Episcopale (CEE), che, a differenza dei vescovi di altri Paesi, si è rifiutata di indagare su di essa, ha sostenuto di non avere quasi registri di casi, che non tratta neanche cifre e che comunque sono poche . EL PAÍS ha iniziato a indagare nel 2018 su quale fosse il reale impatto di questo flagello, che era già venuto alla luce attraverso i media in molti paesi. Dopo una richiesta di informazioni da tutte le diocesi e una ricerca di condanne, il bilancio è stato di soli 34 casi e 80 vittime in quattro decenni. Poi ha iniziato a pubblicare casi e molti altri sono emersi. Due anni e mezzo dopo, dopo un lungo lavoro di revisione e classificazione, fornisce ora il primo database di riferimento in Spagna su questo fenomeno, che può essere consultato qui .

    Fino ad ora, questo giornale ha tenuto una semplice contabilità provvisoria che includeva 242 casi con mezzo migliaio di vittime. In questo nuovo lavoro, oltre a perfezionare il calcolo, ogni caso è stato analizzato e tutte le informazioni sono state classificate. Il risultato è che le cifre si sono moltiplicate per 10 rispetto al 2018: sono almeno 816 le vittime in 306 casi conosciuti attraverso condanne e media.

    Lo scopo del database è quello di aiutare a documentare e chiarire la portata dello scandalo in Spagna, e anche di aiutare le vittime, che spesso fanno la segnalazione solo quando vedono altre vittime farlo. Le informazioni verranno aggiornate in modo permanente con i nuovi casi noti. EL PAÍS mette i dati a disposizione dei ricercatori, delle istituzioni e della Chiesa, che possono richiederli via e-mail: abusos@elpais.es .

    Nel mondo anglosassone, la pubblicazione di elenchi di autori di abusi e casi è stata comune, come quelli di AFP, Boston Globe , BishopAccountability.org , alcune diocesi statunitensi e associazioni di vittime. Tuttavia, nessuno è così completo da includere l’anno in cui si è verificato l’abuso, la data in cui la Chiesa ne era a conoscenza e la data in cui è venuto alla luce nell’opinione pubblica. Anche i nomi degli insabbiamenti, delle misure legali e canoniche, oltre a un elenco delle destinazioni verso le quali l’aggressore è stato trasferito e il numero delle sue vittime.

    In 69 occasioni, nel 21% dei casi, l’imputato è stato semplicemente trasferito in un’altra destinazione dopo una denuncia. In 65 casi, un membro della Chiesa ha coperto l’aggressore. Per quanto riguarda le misure interne, in 163 episodi (53%) non è noto se ci sia stato un processo canonico. Del restante 47%, 69 sono stati allontanati o espulsi e 33 processi canonici sono in corso. L’elenco comprende 19 laici che hanno commesso gli abusi nelle istituzioni religiose. Dei 212 casi in cui è nota l’accusa di aggressore, la maggioranza erano insegnanti (81, di cui 13 laici), seguiti da parroci, sacerdoti o religiosi (78).

    L’analisi dei dati rivela che la Chiesa conosceva la commissione della maggior parte degli oltre 300 casi diversi anni, e anche decenni, prima che fossero denunciati ai tribunali o resi pubblici. Nel 65 ci fu un insabbiamento dei fattie, in totale, 54 alti funzionari o membri della Chiesa hanno coperto l’aggressore, o perché non hanno fatto nulla quando hanno saputo dell’abuso, perché lo hanno trasferito a destinazione o perché lo hanno protetto in qualche modo. Nella lista ci sono quattro Papi – legati al caso di Marcial Maciel, fondatore dei Legionari di Cristo, che ha anche commesso abusi in Spagna – e due dozzine di vescovi, tra cui cardinali con incarichi nella CEE: Antonio María Rouco Varela (vescovo emerito di Madrid), Carlos Osoro (Vice Presidente della CEE), Braulio Rodríguez (Arcivescovo emerito di Toledo) e Jesús Sanz (Arcivescovo di Oviedo e membro della Commissione Permanente della CEE).

    L’occultamento è anche un reato disciplinato dal diritto canonico punibile con l’espulsione dall’ufficio se le cause sono gravi. “La negligenza dei vescovi nell’esercizio del loro ufficio è inclusa [in queste gravi cause], in particolare in relazione ai casi di abusi sessuali commessi contro minori e adulti vulnerabili”, si legge nel motu proprio di Papa Francesco del 2016 intitolato Like a Loving Mother , che ordina l’espulsione dei vescovi occulti dalle loro posizioni. Finora non ci sono prove che il Vaticano stia indagando su nessuno degli spagnoli.

    La maggior parte delle vittime sono ragazzi e le ragazze sono 211, il 26% del totale. In ogni caso, i criteri contabili sono stati i più restrittivi: si considerano solo i casi denunciati, in tribunale o pubblicamente, e quelli ammessi dalla Chiesa. Ma in realtà il numero delle vittime almeno raddoppia e sale a migliaia se si considerano le stime di altre possibili vittime fatte di volta in volta dalle persone colpite o dai ricercatori. E questi sono solo i casi che in qualche modo hanno trasceso. Le statistiche di altri paesi mostrano che la stragrande maggioranza rimane nascosta. E l’esperienza indica che dare alle vittime la fiducia necessaria per denunciare è il passo decisivo per farle venire alla luce. Il rango istituzionale e la credibilità di chi prende l’iniziativa sono determinanti. In altri paesi sono stati la Chiesa stessa, governi o tribunali che hanno avviato indagini e creato cassette di ricezione dei reclami. In Spagna nessuno l’ha fatto, né sembra volerlo.

    Negli Stati Uniti, un’indagine della Corte suprema della Pennsylvania ha contato 300 molestatori e più di 1.000 vittime nel 2018, cifre simili a quelle che ora stanno emergendo in Spagna, sebbene quello stato abbia solo 12 milioni di abitanti. Quell’anno, in Germania, il rapporto commissionato dagli stessi vescovi ammetteva 3.677 vittime di 1.670 religiosi dal 1946.

    Il caso più recente è quello della Francia, dove i vescovi nel 2019 hanno incaricato una commissione indipendente di aprire una mail per ricevere denunce. È un periodo di tempo simile a quello trascorso in Spagna dopo l’inizio delle indagini di EL PAÍS nel 2018, ma la differenza è abissale: 10.000 vittime sono già venute alla luce in Francia . La CEE si riunisce da domani in commissione plenaria e affronterà nuovamente gli abusi sui minori. Nell’ultima conferenza stampa dei loro portavoce, hanno insistito sul fatto che non conoscono il numero di casi e che sono pochi.

    A Natale 2018, al culmine dello scandalo in Spagna e poco prima del vertice sulla pedofilia tenutosi in Vaticano nel febbraio 2019, Papa Francesco ha ringraziato i media per il loro lavoro di “smascherare questi lupie dare voce alle vittime “e avvertono i vescovi:” La Chiesa chiede di non tacere e di venire alla luce in modo oggettivo, perché lo scandalo più grande in questa vicenda è nascondere la verità “. Ma la Chiesa spagnola ancora non obbedisce al Papa. La Conferenza episcopale sostiene che non ha potere esecutivo, ma solo coordinamento, e tutto dipende da ogni vescovo, proprietario assoluto della sua diocesi. Il poco che le diocesi hanno fatto, salvo eccezioni, è stato quello di aprire uffici per la cura delle vittime, su mandato del Vaticano. Ma sono organismi sconosciuti e la maggior parte non fornisce alcuna informazione.

    Il ruolo dei media

    La fotografia che riflette la nuova contabilità dei casi in Spagna indica la prima negli anni ’30. Dal 1986, anno in cui è stato trovato il primo pubblicato sulla stampa, fino al 2000 si conoscevano solo 12 episodi. Da allora, hanno iniziato a essere resi pubblici, a causa dell’eco mondiale delle indagini del quotidiano Boston Globe che hanno dato inizio allo scandalo nel 2002. Il film premio Oscar Spotlight , che racconta quella storia , è del 2015, ed è di quel momento in cui qualcosa comincia a muoversi in Spagna. La maggior parte dei casi è emersa negli ultimi cinque anni, il 72% del totale. Il decennio con il maggior numero di casi registrati è, infatti, l’ultimo, dal 2010 in poi, con 48. Seguono gli anni ’60 e ’70.

    Nel 2016, El Periódico ha scoperto il caso dei maristi a Barcellona. EL PAÍS inizia le sue indagini nell’ottobre 2018 e apre un’e-mail che riceve più di 300 messaggi. Da allora ne ha pubblicati 52. Buona parte dei casi, 135, sono stati resi pubblici grazie alla stampa. Altri 102 sono il risultato di un qualche tipo di indagine interna di ordini religiosi o diocesi e 65 di un’azione giudiziaria.

    La mappa del numero di casi scoperti dalle province evidenzia il ruolo dei media. Quelli con la maggior parte dei casi sono Barcellona e Navarra, ma questo è dovuto solo al fatto che c’erano dei media che li hanno indagati e portati alla luce, principalmente El Periódico e Diario de Noticias de Navarra . Degni di nota sono anche province come Madrid, Bizkaia e Murcia, dove le diocesi si sono distinte, a differenza della maggior parte, per la revisione dei fascicoli e la fornitura di informazioni. Lo stesso è il caso degli ordini religiosi. La maggior parte dei casi, 225, sono relativi a congregazioni, ma anche perché hanno dato più delle diocesi per ammetterlie dare informazioni. I Gesuiti sono la congregazione con il maggior numero di casi, 71, ancora una volta perché è la prima e quasi l’unica che ha intrapreso un’indagine interna minima. La maggior parte è stata rivelata dall’ordine stesso in un rapporto presentato lo scorso gennaio , anche se non ha rivelato dettagli decisivi come il nome del religioso accusato o il luogo dei fatti. Cioè, sono sorti casi in cui qualcuno ha mostrato interesse per loro. Infatti a Barcellona, ​​Navarra e Madrid si concentra il 40% di tutti i casi in cui si conosce la scena degli eventi.

    I dati indicano che, in media, i reati di pedofilia vengono alla luce 30 anni dopo che si sono verificati, sulla base dell’analisi dei 255 casi di cui si conoscono esattamente le date. Questo dato è direttamente correlato ad un altro, molto attuale con l’approvazione della nuova legge sulla tutela dei minori : in più della metà dei casi, 176, c’è stata denuncia, ma il 48% è stato presentato per aver prescritto. Nel 36% c’è stata una condanna e il 16% è in corso o non si sa come abbia concluso. Le denunce che hanno portato all’assoluzione dell’imputato non sono state incluse. Quando entrerà in vigore la nuova legge sull’infanzia o la legge di RhodesApprovato questa settimana al Congresso, lo statuto di prescrizione per i reati di pedofilia inizierà a decorrere quando la vittima raggiungerà i 35 anni di età. Fino ad ora era da 18 anni. La legge non ha effetto retroattivo.

    Se sei a conoscenza di un caso di abuso sessuale che non ha visto la luce, scrivici con il tuo reclamo a abusos@elpais.es

    https://elpais.com/sociedad/2021-04-18/el-pais-crea-la-primera-base-de-datos-sobre-pederastia-en-la-iglesia-espanola-816-victimas-en-306-casos.html

  • I Legionari di Cristo hanno diffuso i nomi dei preti responsabili di abusi

    I Legionari di Cristo hanno diffuso i nomi dei preti responsabili di abusi

    I Legionari di Cristo, una congregazione interna alla Chiesa cattolica, hanno diffuso pubblicamente i nomi dei propri sacerdoti accusati di abusi sessuali dagli anni Quaranta, cioè dagli inizi della congregazione, fino al 2019. La serie di documenti è stata diffusa al termine di un percorso iniziato nel 2009 con cui la congregazione – nota anche per la spregiudicatezza con cui in passato ha gestito il proprio ingente patrimonio – ha affrontato insieme al Vaticano le estese accuse di abusi nei confronti dei propri leader, compreso il fondatore Marcial Maciel Degollado, morto nel 2008.

    Dopo anni di accuse, oggi i Legionari di Cristo hanno riconosciuto la loro omertà nei confronti dei propri sacerdoti e di Maciel Degollado – che la Chiesa aveva costretto a dimettersi da capo della congregazione nel 2005 – decidendo di compensare economicamente le persone abusate. Per evitare nuove violenze hanno messo in piedi una struttura per agevolare nuove eventuali denunce.

    I Legionari di Cristo nacquero in Messico negli anni Quaranta come una congregazione di missionari di idee piuttosto conservatrici, senza essere eccessivamente connotati politicamente. Furono riconosciuti quasi subito dalla Chiesa cattolica, e negli anni si espansero sia nel Sud America sia in Occidente. L’origine del loro nome non è chiarissima ma fa probabilmente riferimento a una zelante attività “sul campo”, dato che i legionari erano i soldati semplici dell’esercito romano.

    «La Congregazione si è impegnata a correggere i suoi errori e ha riconosciuto degli alleati nelle autorità civili ed ecclesiastiche, nella società, nei mezzi di comunicazione e negli organismi specializzati in prevenzione di abusi e riparazione della giustizia» si legge nel documento (PDF) in cui spiegano l’approccio degli ultimi anni. Anche la pubblicazione dei nomi dei sacerdoti coinvolti, si legge nel documento, «vuole contribuire alla creazione di percorsi con cui vogliamo fare verità, fare giustizia e contribuire a sanare le vittime e consolidare una cultura di abusi zero nella Congregazione e nella società».

    L’elenco si può leggere sul sito 0abusos.org nella sezione casos de abuso ed è diviso per paese dove sono stati attivi i sacerdoti coinvolti. Di tutti loro sono stati diffusi nomi e cognomi, a meno che la legislazione locale lo proibisca: in quel caso sono stati indicati col nome oppure con un numero. In Italia è stato attivo un sacerdote coinvolto, il messicano Vladimir Reséndiz Gutiérrez, che fra il 2003 e il 2008 visse a Novara, in Piemonte. Reséndiz Gutiérrez fu sospeso dal suo lavoro dopo le prime accuse, nel 2008, e nel 2013 la Chiesa lo espulse dal sacerdozio.

    In totale i sacerdoti responsabili di abusi sessuali sono 27, mentre le persone abusate sono circa 170, in buona parte maschi di età compresa fra 11 e 16 anni. Circa un terzo delle persone abusate ha ricevuto violenza proprio da Maciel Degollado, su cui circolavano moltissime accuse già negli anni Novanta. Nel 1999 però le accuse nei suoi confronti furono archiviate dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, un organo interno al Vaticano guidato dall’allora cardinale Joseph Ratzinger, che poi diventò papa col nome di Benedetto XVI.

    I Legionari di Cristo ci tengono a sottolineare che le accuse riguardano soltanto il 2 per cento dei sacerdoti che hanno fatto parte della congregazione in tutta la sua storia, cioè 1.380. Dei 27 sacerdoti coinvolti, soltanto due sono stati condannati dalla giustizia penale, mentre 16 sono stati sanzionati dalle autorità del Vaticano e 8 risultano ancora sotto processo ecclesiastico. L’indagine interna ha anche individuato 60 novizi accusati di abusi, e che alla fine non sono mai diventati sacerdoti. Non è chiaro se anche le accuse nei loro confronti siano state segnalate alle autorità civili o ecclesiastiche.

    L’iniziativa dei Legionari di Cristo è stata presa in accordo col Vaticano, che però adotta standard meno rigorosi sui casi che riguardano tutti gli altri sacerdoti: ancora oggi, nonostante le nette prese di posizione di Papa Francesco, non sono rari i casi di sacerdoti accusati di abusi che vengono semplicemente sospesi o trasferiti dalle autorità ecclesiastiche, senza che il pubblico venga messo a conoscenza delle vicende.

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  • Legionari di Cristo: “Sono 27 i nostri sacerdoti che hanno abusato di 170 minori”

    Legionari di Cristo: “Sono 27 i nostri sacerdoti che hanno abusato di 170 minori”

    Con sofferenza, chiedendo perdono e invocando riparazione per le vittime, i Legionari di Cristo, Congregazione afflitta da decenni dal male degli abusi perpetrati anzitutto dal fondatore Marcial Maciel Degollado, fanno un nuovo passo verso la trasparenza e pubblicano una relazione sui casi di pedofilia interna dal titolo: “Fare verità, fare giustizia, sanare”. L’obiettivo è avanzare «nel cammino di richiesta di perdono e di attivazione di numerose iniziative volte a tutelare i minori e gli adulti vulnerabili».

    Nel documento vengono fatti nomi e cognomi dei Legionari che hanno commesso abusi su minori negli ultimi 70 anni e viene reso noto il numero totale di sacerdoti colpevoli: 27. Ventisette preti pedofili tra i Legionari di Cristo su 1.380 «ordinati in tutta la storia della Congregazione», sottolinea la relazione. Dunque, «il 2%».

    Dei 27 sacerdoti, si legge, «tre sono morti senza andare in giudizio civile, due sono stati condannati in un processo penale. Gli altri, fino a ora non hanno subito un processo per diversi motivi, come le leggi vigenti nei diversi Paesi o la scadenza della prescrizione». Mentre per quanto riguarda i procedimenti canonici, dei 27 «due sono morti senza giudizio, 16 sono stati sanzionati, otto sono attualmente sotto processo canonico, uno ha ricevuto la dispensa dal ministero senza giudizio. È stato richiesto alla Santa Sede di togliere la prescrizione di otto di questi casi perché possano essere rimandati a giudizio».

    Il numero delle vittime riportato nella Relazione è invece di 170. Tutti minorenni, in gran parte maschi, con età tra gli 11 e i 16 anni. Sessanta di questi sono stati abusati solo da Maciel, il carismatico fondatore del quale dopo decenni si scoprirono misfatti come tossicodipendenza, malversazioni economiche, figli avuti da quattro relazioni diverse. Per circa 50 delle vittime – informa il report – si è portato avanti «un percorso di riparazione e riconciliazione, con la volontà di aprire lo stesso percorso a tutte le vittime che lo desiderino». Al momento, la Legione «non ha ricevuto nessuna denuncia, contro membri sacerdoti per presunti abusi sessuali di minori, successiva al 2016».

    Con la Relazione di oggi si aggiornano anche le statistiche sui casi di abuso avvenuti tra i Legionari dalla fondazione nel 1941 fino al dicembre 2019. Statistiche rese note già dall’indagine dal titolo “Radiografia di otto decenni per sradicare gli abusi”, consegnata nel gennaio dello scorso anno ai 66 partecipanti al Capitolo generale tenutosi a Roma per eleggere il nuovo superiore. L’inchiesta era stata pubblicata per volontà della stessa Congregazione il 17 dicembre 2019 (il giorno in cui il Papa aboliva il segreto pontificio per i casi di abusi) e aveva destato grande scalpore: per la prima volta nella storia, la Legione ammetteva abusi commessi dai suoi membri.

    I risultati dell’indagine (all’epoca si parlava di 175 minorenni abusati da 33 Legionari, 18 dei quali ancora interni alla Congregazione) avevano suscitato un vespaio di polemiche soprattutto in America latina, dove la Legione è proprietaria di una rete di istituti, scuole primarie e secondarie, università, presidi sanitari, e dove, una settimana prima, era esploso il caso di Fernando Martínez Suárez, 79 anni, prete messicano abusato e abusatore che, dopo «un attento studio», era stato ritenuto responsabile di aggressioni sessuali su sei bambine e quindi dimesso dallo stato clericale.

    Per l’aggiornamento della Relazione di oggi si è tenuto conto degli «avanzamenti dei casi nei tribunali civili o ecclesiastici», oltreché di «informazioni ricevute successivamente» al report 1941-2020. Riguardo ai 74 Legionari individuati nella precedente indagine che avrebbero commesso abusi mentre erano novizi o religiosi in formazione, 60 (l’81%) – si legge – non sono arrivati all’ordinazione sacerdotale. Nel corso del 2020, sono stati ulteriormente studiati i 14 casi arrivati al sacerdozio.

    Nel rapporto viene svolto un focus sulla situazione italiana, che tuttavia non introduce nessuna novità su casi già noti. Il primo è, appunto, quello di Marcial Maciel, condannato nel 2006 da Benedetto XVI a ritirarsi dall’esercizio pubblico del sacerdozio e a passare il resto della vita in silenzio e preghiera (Maciel è morto poi nel 2008). Il secondo caso è quello del messicano Vladimir Reséndiz Gutiérrez, ex rettore del seminario minorile dei Legionari di Gozzano, condannato in via definitiva a 6 anni e 6 mesi al termine di un processo interamente svolto in assenza dell’imputato, trasferitosi prima in Messico.

    Casi, come detto, notori che tuttavia rappresentano una ferita aperta nella branca italiana della Congregazione: «Noi, Legionari di Cristo del Territorio d’Italia, soffriamo per il dolore e lo scandalo che alcuni suoi membri hanno provocato nel tempo a chi ha subito un abuso, alla sua famiglia, alla Chiesa tutta», affermano, assicurando: «Ci sentiamo impegnati nel cammino di richiesta di perdono e di attivazione di numerose iniziative volte a tutelare i minori e gli adulti vulnerabili».

    A tal fine, sono stati attivati due canali per l’«ascolto di eventuali altre vittime che non abbiano ancora avuto l’opportunità di denunciare quanto subito negli anni passati». Un canale «istituzionale» per le denunce nei vari Paesi è consultabile su https://www.0abusos.org; Mentre il canale professionale indipendente per l’aiuto e la denuncia di vittime è raggiungibile tramite escuchamos@eshma.eus, e su WhatsApp e Telegram al numero +34 615 26 36 99.

    https://www.lastampa.it/cronaca/2021/03/22/news/legionari-di-cristo-sono-27-i-nostri-sacerdoti-che-hanno-abusato-di-170-minori-1.40059833

  • MILANO; Legionari di Cristo rinviati a giudizio per tentata estorsione e favoreggiamento

    MILANO; Legionari di Cristo rinviati a giudizio per tentata estorsione e favoreggiamento

    Tentata estorsione ai danni di una delle vittime e favoreggiamento dell’ex rettore del seminario minorile dei Legionari di Cristo di Gozzano, Vladimir Resendiz Gutierrez, condannato in via definitiva a 6 anni e 6 mesi, ma fuggito in Messico prima del processo.

    Questa mattina, a conclusione dell’udienza preliminare di fronte al GIP Patrizia Nobile e al PM Alessia Menegazzo, il rinvio a giudizio per gli apicali dei Legionari di Cristo la cui prima udienza è fissata per il prossimo 13 maggio.

    L’avvocato della vittima Daniela Cultrera, si è costituita parte civile anche per la famiglia.

    Redazione Web