Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Legnano

  • Prete arrestato per abusi sui bambini, in paese c’è chi lo difende

    Prete arrestato per abusi sui bambini, in paese c’è chi lo difende

    Le famiglie delle vittime, i sette minori fra gli 8 e i 12 anni protagonisti secondo l’accusa di otto episodi di violenza, non parlano. L’audizione protetta dei bambini è per ora la pietra angolare dell’inchiesta che ha portato all’arresto di don Emanuele Tempesta, 29 anni, vicario parrocchiale di Busto Garolfo, nell’Altomilanese. La comunità, invece, prova già a voltare pagina. Nel silenzio. Dopo lo sconcerto dei primi giorni seguiti alla notizia diffusa direttamente dalla stessa Diocesi di Milano, tra i cittadini di Busto Garolfo c’è già chi fa esercizio di incredulità. C’è chi pensa al prete fermato dalla quarta sezione della Mobile di Milano a Bardonecchia, dove era in vacanza con i ragazzini dell’oratorio, come un “tradizionalista religioso”, ma “incapace di fare male ai bambini”, che secondo l’accusa sarebbero stati invece attirati nell’appartamento al primo piano dell’oratorio di via Mazzini con la scusa della playstation. L’ipotesi dell’orrore fatica a farsi strada in una comunità da sempre molto vicina alla Chiesa. Intanto, le attività degli investigatori continuano. Sotto esame scrupoloso tutte le tracce presenti sui dispositivi elettronici usati da don Emanuele, che si è difeso respingendo accuse definite “false e infamanti”.

    Gli episodi di molestie sessuali a bambini presentati al gip Stefano Colombo dal pm di Busto Flavia Salvatore metteranno a dura prova il poll di avvocati guidati da Mario Zanchetti, incaricato di difendere il ventinovenne sacerdote nativo di Cornaredo ancora agli arresti domiciliari. A Busto Garolfo si cerca di guardare oltre questa tristissima vicenda. E in parrocchia, con difficoltà, si cerca di ripartire. Le attività estive non sono state interrotte e si sono concluse regolarmente grazie anche alla collaborazione di alcuni sacerdoti venuti in soccorso del settantunenne parroco don Ambrogio Colombo trovatosi, nel giro di poche ore, a guidare in solitaria una comunità di poco meno di quattordicimila persone.

    Il vicario episcopale monsignor Luca Raimondi, spedito a Busto Garolfo dall’arcivescovo Mario Delpini, ha chiesto alla comunità di pregare e di mantenere il riserbo su una vicenda che ha lacerato tutti.

  • LETTERA APERTA A MONSIGNOR MARIO DELPINI  ARCIVESCOVO METROPOLITA DI MILANO   del 19 luglio 2021

    LETTERA APERTA A MONSIGNOR MARIO DELPINI ARCIVESCOVO METROPOLITA DI MILANO del 19 luglio 2021

    Egregio mons. Mario Delpini,

    siamo la famiglia della vittima di abuso sessuale da parte di don Mauro Galli condannato recentemente anche in appello a 5 anni e 6 mesi di carcere.

    La preghiamo gentilmente di non scrivere più che Lei e la diocesi “esprimete ancora una volta la vostra vicinanza alla vittima e alla sua famiglia” come puntualmente vi siete precipitati a scrivere sul sito chiesadimilano, il giorno della conferma della condanna introducendo per altro la nota con la frase: “La Corte di Appello ha riformato parzialmente la sentenza riducendo la pena…” lasciando intendere che il reato è stato ridimensionato.

    Vi siete guardati bene dallo spiegare invece che il reato è stato integralmente confermato cristallizzando l’abominevole abuso, la riduzione di alcuni mesi è relativa all’attenuante generica riconosciuta per legge per aver pagato i danni e le spese per 150.000 euro prima del processo  (art. 62.6 codice di procedura penale), al fine di far ritirare la costituzione di parte civile che riguardava in solido anche la Parrocchia e la Diocesi di Milano appunto.

    Ricorderà perfettamente del pagamento di tale importo, ricorderà che ha negoziato con la Procura il suo interrogatorio rilasciato alla polizia e dunque acquisito agli atti del processo, per evitare di comparire in tribunale come richiesto dal PM, interrogatorio da lei sottoscritto dove si assumeva tutta la responsabilità di avere spostato don Galli a Legnano ancora con i minori nonostante l’allora parroco di Rozzano, don Carlo Mantegazza, le avesse segnalato l’abuso due giorni dopo il fatto come lei stesso ha riferito alla Polizia di Stato su esplicita domanda.

    Qualche mese fa, il giorno 17 gennaio 2021, dopo la nostra pressante insistenza ci ha concesso di poterla incontrare in occasione della visita pastorale a Rozzano.

    Ci ha concesso in tutta riservatezza ben 8 minuti e 50 secondi del suo tempo in presenza del suo portavoce don Walter Magni.

    Dopo dieci anni dall’abuso, dieci anni di assoluto silenzio, ci a concesso 8 minuti per non dirci nulla, ha aperto bocca solo per dire che non sapeva cosa dirci, che non aveva nulla da dirci e il suo portavoce concludeva che non c’era tempo…

    In dieci anni è mancato il tempo per dimostrare la vicinanza alla vittima e ai familiari, magari banalmente per chiedere scusa per aver protetto il pedofilo, per non aver avviato le indagini preliminari (dette indagini previe) obbligatorie per il diritto canonico, per aver consigliato a don Mauro di stare attentissimo perché sotto indagine, come si è appreso dalle carte del tribunale… “DOBBIAMO STARE ATTENTISSIMI”.

    Questa è la vicinanza sua e della diocesi di Milano a nostro figlio e alla nostra famiglia?

    La preghiamo dunque di non scrivere più falsità, non è e non è mai stato vicino a noi, la preghiamo di avere almeno il coraggio di rispettare il silenzio, non ha nulla da dire, allora non dica nulla e non faccia scrivere ai suoi portavoce cose diverse dal suo nulla.

    Se proprio devono scrivere qualcosa, allora raccontino la sua vicinanza ai preti pedofili, la sua difesa e disponibilità nei confronti di don Mauro, le risorse messe a disposizione, la difesa da parte dello studio Zanchetti da lei allertato durante le indagini preliminari come scoperto dalla polizia ed emerso durante il processo.

    Questa la vera vicinanza, non quella descritta dalla vostra laconica nota.

    Nel più recente caso che riguarda don Emanuele Tempesta oltre alla rinnovata vicinanza, ribadite l’impegno per garantire la migliore tutela dei minori (difficile in questo caso spostare il prete ancora con i minori una volta arrestato), ricordate i servizi della diocesi messi a  disposizione dal 2019 per i minori abusati, il referente diocesano… esiste ora la commissione diocesana per la tutela dei minori!

    Anche in questo caso omettete però di dire che proprio lei mons. Delpini nel febbraio 2019 quando ha costituito la commissione per la tutela dei minori, ha inserito nei suoi membri proprio l’avvocato Zanchetti che si vanta in tribunale di assistere i preti pedofili da oltre 20 anni collaborando con la diocesi, come ribadito con fervore nell’ultima “arringa”, ultimo tentativo estremo di difesa durato quasi un’ora in difesa di don Mauro Galli nel processo d’appello, ora concluso appunto con la conferma della condanna, introducendo anche in quell’occasione nuove falsità come la descrizione di nostro figlio che, a suo dire alla terna dei giudici e in presenza del procuratore generale, sarebbe stato ricoverato in psichiatria fin da piccolo ben prima dell’abuso, circostanza assolutamente falsa.

    Vedremo cosa inventerà nel caso di don Tempesta essendo ancora una volta incaricato della difesa del prete nonostante sia contemporaneamente membro della commissione diocesana per la tutela dei minori.

    Ci vediamo quindi costretti a tutela delle vittime di segnalare di non cadere nella trappola della diocesi che invita a confidare le proprie angosce, mostrando le fragilità proprio a coloro che si ritroveranno poi contro in tribunale, lo stesso avvocato o studio che poi difenderà il prete e la gerarchia ecclesiastica che farà di tutto, anche carte false come nel nostro caso, nel tentativo di screditare la vittima a protezione sia del prete di turno che dei suoi clienti.

    Occorre denunciare immediatamente i reati alla Procura della Repubblica o ai carabinieri e consigliamo di rivolgersi ad associazioni di vittime e familiari come la “Rete l’abuso”, unica in Italia per il sostegno alle vittime dei preti pedofili, non commettendo i medesimi errori che abbiamo commesso noi confidando inizialmente unicamente nella chiesa di Milano.

    I familiari della vittima

  • Sgradevoli e imbarazzanti trattazioni di vicende di abusi in diocesi Milano e in Vaticano. Mette tristezza leggere le ricostruzioni della brava vaticanista Giansoldati

    Sgradevoli e imbarazzanti trattazioni di vicende di abusi in diocesi Milano e in Vaticano. Mette tristezza leggere le ricostruzioni della brava vaticanista Giansoldati

    “Ci vuole tutta la tenacia di una mamma che ha seguito con il cuore straziato la via crucis del proprio figlio minorenne – all’epoca dei fatti – abusato da un sacerdote lombardo e avere sperimentato a suo tempo il muro di gomma della curia di Milano”. Lo scrive la vaticanista Franca Giansoldati sul Messaggero, raccontando la vicenda di Cristina Battaglia che non si è mai arresa nella sua lotta per fare emergere la verità e, recentemente, quando la Corte di Appello ha confermato la pena al prete che aveva abusato del figlio ed era anche stato spostato in un’altra parrocchia dalla diocesi ha ripreso in mano carta e penna per una lettera aperta all’arcivescovo monsignor Mario Delpini. “Quello che più la ha ferita – scrive la Giansoldati – è stato il comunicato diffuso dalla curia”.

    “Egregio mons. Mario Delpini – si legge nella lettera della signora Battaglia – siamo la famiglia della vittima di abuso sessuale da parte di don Mauro Galli condannato recentemente anche in appello a 5 anni e 6 mesi di carcere. La preghiamo gentilmente di non scrivere più che Lei e la diocesi “esprimete ancora una volta la vostra vicinanza alla vittima e alla sua famiglia” come puntualmente vi siete precipitati a scrivere il giorno della conferma della condanna introducendo per altro la nota con la frase: ‘La Corte di Appello ha riformato parzialmente la sentenza riducendo la pena…’ lasciando intendere che il reato è stato ridimensionato”.

    La mamma del ragazzo aggiunge: “Vi siete guardati bene dallo spiegare invece che il reato è stato integralmente confermato cristallizzando l’abominevole abuso, la riduzione di alcuni mesi è relativa all’attenuante generica riconosciuta per legge per aver pagato i danni e le spese per 150.000 euro prima del processo (art. 62.6 codice di procedura penale), al fine di far ritirare la costituzione di parte civile che riguardava in solido anche la Parrocchia e la Diocesi di Milano appunto”.

    La signora Battaglia aggiunge che sicuramente Delpini ricorda “perfettamente del pagamento di tale importo, ricorderà che ha negoziato con la Procura il suo interrogatorio rilasciato alla polizia e dunque acquisito agli atti del processo, per evitare di comparire in tribunale come richiesto dal Pm, interrogatorio da lei sottoscritto dove si assumeva tutta la responsabilità di avere spostato don Galli a Legnano ancora con i minori nonostante l’allora parroco di Rozzano, don Carlo Mantegazza, le avesse segnalato l’abuso due giorni dopo il fatto come lei stesso ha riferito alla Polizia di Stato su esplicita domanda”.

    Qualche mese fa, il giorno 17 gennaio 2021, dopo insistenza della famiglia della vittima, l’arcivescovo ha incontrato la mamma in occasione della visita pastorale a Rozzano. “Dopo dieci anni dall’abuso, dieci anni di assoluto silenzio, ci ha concesso solo 8 minuti per non dirci nulla, ha aperto bocca solo per dire che non sapeva cosa dirci, che non aveva nulla da dirci e il suo portavoce concludeva che non c’era tempo”.
    “In dieci anni è mancato il tempo per dimostrare la vicinanza alla vittima e ai familiari, magari banalmente per chiedere scusa per aver protetto il pedofilo, per non aver avviato le indagini preliminari (dette indagini previe) obbligatorie per il diritto canonico, per aver consigliato a don Mauro di stare attentissimo perché sotto indagine, come si è appreso dalle carte del tribunale”.

    Altrettanto sgradevole e imbarazzante la vicenda, di cui dà conto la stessa Giansoldati, della denuncia “estinta per prescrizione” da parte del tribunale vaticano che ha archiviato la denuncia di monsignor Florian Kolfhaus, l’ex funzionario della Segreteria di Stato vaticana che sarebbe stato molestato nel 2004 dal suo ex capo ufficio, un altro monsignore tedesco, Christof Kuhn. “Le leggi vaticane entrate in vigore solo tre anni fa sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili – scrive la brava vaticanista del Messaggero – in tema di prescrizione non sono retroattive. Lo ha stabilito un decreto emesso la scorsa settimana il magistrato d’Otretevere mettendo così fine ad uno scabroso caso affiorato grazie alla denuncia fatta a un tribunale tedesco. I giornali tedeschi che si erano occupati di questa vicenda avvenuta sotto il pontificato di Papa Ratzinger lo avevano chiamato il processo contro la lobby gay in Vaticano”.

  • LOMBARDIA – Preti pedofili: 47 casi in 15 anni. Ma le vittime accusano: “Troppi i silenzi”

    LOMBARDIA – Preti pedofili: 47 casi in 15 anni. Ma le vittime accusano: “Troppi i silenzi”

    Milano – «Se serve una comunità per crescere un bambino, serve una comunità per abusarne”. Queste parole non suoneranno nuove a chi ha visto “Il caso Spotlight”, il film premio Oscar nel 2016 che racconta la storia, vera, dei preti pedofili nell’arcidiocesi di Boston e dell’incredibile rete di connivenze per coprire i loro abusi. “La situazione nel nostro Paese è ben peggiore – denuncia Francesco Zanardi fondatore e presidente della Rete Abuso che attraverso un blog seguitissimo denuncia gli abusi compiuti dai sacerdoti – la storia raccontata ne “Il caso Spotlight” si basa su una rete di 78 preti pedofili, in Italia negli ultimi quindici anni tra condanne passate in giudicato e procedimenti ancora aperti siamo arrivati a quota 320″. La Lombardia, dove nello stesso periodo si è raggiunta quota 47, non è esente dall’ombra di quello che Papa Francesco lo scorso 15 maggio ha definito “una sorta di omicidio psicologico e in tanti casi una cancellazione dell’infanzia”, ricevendo in Vaticano l’Associazione Meter di don Fortunato Di Noto impegnata a contrastare la piaga della pedofilia nella Chiesa. Don Emanuele Tempesta, vicario a Busto Garolfo ai domiciliari dopo essere stato arrestato mentre era in vacanza con l’oratorio a Bardonecchia, è solo l’ultimo religioso finito nei guai nella diocesi di Milano.

    «Ci sono almeno altri quattro casi oltre a quello di don Tempesta. C’è il parroco di Inzago don Alberto Lucchina che dopo essere stato accusato di abusi si è autosospeso e ha lasciato il paese mentre l’arcidiocesi ha avviato un’indagine. Poi c’è don Mauro Galli, ex vicario della parrocchia di San Pietro a Legnano, condannato anche in appello a 5 anni e mezzo per aver abusato di un ragazzo all’epoca dei fatti quindicenne. Naturalmente i protagonisti di questa rete di violenza non sono solo i sacerdoti, all’oratorio di Cuggiono è stato allontanato un ex-seminarista di 26 anni perché accusato di pesanti molestie nei confronti di una ragazzina di 15 anni. Direi che l’arcivescovo Delpini ha un serio problema”. Eppure la Chiesa attraverso il Papa si è espressa nel segno della tolleranza zero verso la pedofilia.

    «Belle parole, ma servono i fatti. La Conferenza episcopale italiana non obbliga alla denuncia dei pedofili, concede solo la facoltà di farlo. Sarà per questo che in Italia nessun vescovo a mai denunciato un prete-orco”. Così proprio come ne “Il caso Spotlight” quando i sacerdoti vengono smascherati, anziché essere isolati e soprattutto allontanati dai minori, spesso vengono solo spostati. «Per questo sul nostro sito pubblichiamo le loro fotografie, per dare modo alle persone di ricoscerli e difendersi. Abbiamo avuto il caso di preti pedofili con condanne in giudicato che vent’anni dopo sono tornati ad accuparsi di parrocchie, ma erano irriconoscibili perché nel frattempo avevano anche cambiato il nome e il cognome. Purtroppo la pedofilia è un distrurbo della sfera comportamentale da cui non si guarisce e spesso e volentieri chi viene abusato da bambino finisce per farlo a sua volta. Io stesso, come molti dei nostri associati, sono stato abusato da un sacerdote per cinque anni e ci ho messo quasi vent’anni per elaborare ciò che ho subito”.

    Un elemento determinante il fattore tempo per chi decide di denunciare gli abusi subiti. “La legge dice che ci sono cinque anni di tempo non da quando si subisce la violenza, ma da quando si ha la consapevolezza di essere stato abusato. Per questo consigliamo a chi chiede il nostro aiuto di denunciare e promuovere una causa civile, sempre da preferire al processo canonico perché le curie che direttamente o indirettamente sono parti in causa spesso prendono tempo e insabbiano i procedimenti”. Così è capitato che chi ha scelto la via del processo canonico e ci ha ripensato si sia visto eccepire, dopo essersi rivolto alla giustizia civile, che ormai il reato era prescritto perchè i cinque anni ormai erano trascorsi. “Si calcola che in Italia le vittime di abusi da parte di religiosi siano un milione e che l’8% dei preti sono pedofili. In Francia lo stato ha reso obbligatoria la denuncia in tutti i casi in cui una persona, religiosi compresi, venga a sapere di un abuso compiuto nei confronti di un minore. Da noi il Corcordato prevede che in caso di indagini su un religioso il vescovo deve essere avvertito. Per questo tanti magistrati sono costretti a scrivere nel loro fascicolo il nome del prete solo all’ultimo momento. Se l’abuso lo compie il prete, la rete che lo protegge è molto più estesa”.
  • “Devo andare a casa”: arrestato don Tempesta per abusi su sette bambini

    “Devo andare a casa”: arrestato don Tempesta per abusi su sette bambini

    di CHRISTIAN SORMANI

    Busto Garolfo (Milano) – È stato avvicinato da due uomini e una donna in borghese mentre passeggiava a Bardonecchia nella struttura dove è in vacanza con i ragazzini dell’oratorio. Don Emanuele Tempesta, dopo un rapido scambio di battute con quelli che poi sono risultati agenti della Squadra mobile di Milano, ha chiamato da parte un animatore limitandosi a dire: “Devo andare a casa”. Poi ha lasciato in fretta la località montana che vede questa settimana la presenza dei bambini nati nel 2010 e nel 2009 dell’oratorio del Sacro Cuore di Busto Garolfo. Il sacerdote era lì da quasi due settimane e avrebbe dovuto tornare oggi pomeriggio in bus con una sessantina di ragazzini che lo avevano accompagnato in questa esperienza. Invece il prete è stato accompagnato a casa dagli agenti e adesso si trova adesso ai domiciliari. L’accusa è di quelle pesantissime: abuso sessuale su minori.

    In particolare sarebbero sette i bambini tra gli 8 e i 12 anni vittime di violenza sessuale da parte del sacerdote. Emanuele Tempesta, classe 1992, è un volto conosciuto da anni a Busto Garolfo, paese dove aveva iniziato a fare prima il seminarista e poi, dopo essere diventato prete nell’estate del 2019, il vicario. In paese lo conoscono tutti come persona semplice, un giovane solare che ci aveva però messo parecchio tempo a terminare il seminario. Qualcuno in chiesa questa mattina lo difende: “Amava stare coi giovani e qualche genitore deve avere senza dubbio equivocato. Non abbiamo altre spiegazioni”.

    Ma le prove a carico del sacerdote sarebbero schiaccianti. Ai ragazzi presenti a Bardonecchia, una sessantina, gli animatori, informati di quanto stava accadendo, hanno spiegato che il don si era dovuto assentare per problemi gravi in oratorio a causa di alcuni furti, tanto da dover tornare in Lombardia in fretta e furia. Poi la decisione di vietare l’uso del cellulare ai bambini per non fare trapelare notizie nel penultimo giorno di vacanza e mantenere quella serenità di un ambiente che sembrerebbe – almeno sui monti del Piemonte – intatta fra i partecipanti della settimana a Bardonecchia. Di fatto ai genitori preoccupati di quanto stava succedendo, gli animatori hanno spiegato di poter far filtro con i figli presenti utilizzando nel caso il loro cellulare, avendo l’accortezza di non avvertirli dell’indagine.

    Dopo un primo giro di telefonate con don Ambrogio Colombo, parroco del paese, si è deciso di far proseguire normalmente la vacanza senza alcuna informazione, per evitare turbamenti. I bambini sono così rimasti tranquilli e gli stessi animatori ai genitori hanno spiegato che il sacerdote per tutta la vacanza non sarebbe mai rimasto solo con alcun bambino, essendoci sempre e costantemente uno di loro in presenza.

  • L’aspirante sacerdote-orco cacciato dal seminario di Venegono

    L’aspirante sacerdote-orco cacciato dal seminario di Venegono

    di GIOVANNI CHIODINI – Cuggiono (Milano) – A parte l’ambiente oratoriano, che conosce il protagonista di questa storia proprio per averlo visto operare, ieri in paese erano poche le persone che commentavano (perché ne erano venuti a conoscenza) la notizia del divieto di avvicinamento nei confronti dell’ex seminarista che avrebbe abusato sessualmente di una quindicenne, approfittando di un momento di difficoltà che la giovane stata attraversando. Il giovane indagato, che oggi ha 26 anni, aveva frequentato l’oratorio per diversi anni quando era ragazzo. Poi col lavoro si era staccato e non era più un frequentatore assiduo. Nel settembre del 2019, con un diploma in tasca, aveva deciso di entrare in seminario, a Venegono. L’avevano accompagnato un gruppetto di giovani oratoriani e sui social della parrocchia si leggeva “tutti noi ti sosterremo sempre nelle preghiere per il cammino che vivrai”.

    Al termine del primo anno il giovane seminarista – come prassi consolidata – è tornato nella sua parrocchia per trascorrere i mesi estivi e vivere nuovamente in quell’ambiente che ben conosceva, ovvero l’oratorio. Lo scorso anno, a causa del Covid, l’oratorio estivo era stato organizzato in maniera differente, con i ragazzi divisi in piccoli gruppi e assegnati in luoghi differenti, e per un periodo inferiore rispetto al passato. La violenza sarebbe accaduta proprio in quel periodo. Dapprima con l’invio insistente di messaggini, anche sui canali social. Poi con gli abusi veri e propri.

    La ragazza, superato il momento più critico, ha poi svelato quella relazione. “Non appena è emersa, nello scorso mese di gennaio, l’ipotesi di reato a carico del seminarista, il suo percorso formativo seminaristico è stato interrotto e il ragazzo è stato espulso dal seminario”, precisa l’Arcidiocesi di Milano. “Contestualmente, il parroco si è rivolto ai genitori della vittima informandoli dell’ipotesi emersa e informandoli del loro diritto di adire alle vie legali”. Sulla vicenda il parroco di Cuggiono, don Angelo Sgobbi, preferisce non commentare. Dopo l’arresto del viceparroco di Busto Garolfo, venerdì, l’Arcivescovado si era premurato di comunicare l’episodio.

    Per questo caso invece nulla. Forse in considerazione che la persona indagata non è un sacerdote ma semplicemente un ex seminarista che aveva da poco iniziato il suo cammino di studio. Oggi in paese si celebra la patronale. Non è escluso che per l’occasione il parroco dica qualcosa in merito. C’è un collegamento tra l’episodio di Cuggiono e quello di Busto Garolfo? Il fatto che i provvedimenti restrittivi siano stati emessi, seppur da due differenti Procure, nello stesso giorno e che per entrambi lunedì si terrà l’interrogatorio di garanzia lo lascia presumere. I due è dato per certo che si conoscevano. E forse qualche contatto è stato rintracciato anche nelle loro conversazioni. leonardo gualdoni

  • Legnano – Abusi sessuali su minore Prete condannato in appello ma con attenuanti generiche L’Arcidiocesi di Milano conferma la sospensione Parla la madre del ragazzo

    Legnano – Abusi sessuali su minore Prete condannato in appello ma con attenuanti generiche L’Arcidiocesi di Milano conferma la sospensione Parla la madre del ragazzo

    Condannato in appello don Mauro Galli, accusato di aver abusato sessualmente nel 2011 di un ragazzino di 15 anni a Rozzano, in provincia di Milano, ma con uno sconto di pena dovuto alla concessione delle attenuanti generiche. La condanna è dunque pari a 5 anni e 6 mesi. L’Arcidiocesi di Milano conferma la sospensione da ogni incarico pastorale. La mamma del ragazzo: “Ho ripreso a respirare”. Il parroco era noto anche a Legnano, in quanto dopo il trasferimento da Rozzano, era stato assegnato per alcuni mesi alla pastorale giovanile.

    Condanna in appello a cinque anni e sei mesi

    I giudici hanno concesso all’ex parroco di Rozzano, don Mauro Galli, le attenuanti generiche. Così, in parziale riforma della condanna in primo grado a sei anni e quattro mesi, per aver abusato sessualmente di un ragazzo di 15 anni, la Corte d’Appello di Milano ha condannato il don, noto anche a Legnano poiché per alcuni mesi era stato assegnato alla pastorale giovanile dopo il trasferimento da Rozzano, a una pena pari a cinque anni e sei mesi.

    La vicenda in breve

    La vicenda risale al 2011, a Rozzano, in provincia di Milano. Il ragazzo, di 15 anni, trascorre la notte a casa del parroco, dormendo nello stesso letto a due piazze, in vista delle attività previste per il giorno successivo. Dopo l’accaduto, don Mauro Galli è spostato da Rozzano a Legnano, assegnato alla Pastorale giovanile. Dopo poco il parroco viene nuovamente trasferito a Milano e poi a Roma. Durante gli anni e durante il processo di primo grado le posizioni sono state diverse: da un lato, il ragazzo racconta di aver subito abusi sessuali, dall’altra il parroco conferma di aver dormito nello stesso letto ma di non averlo toccato.

    L’Arcidiocesi di Milano conferma la sospensione

    In una nota pubblica l’Arcidiocesi di Milano conferma la sospensione del prete da ogni incarico pastorale: “Nel prendere atto della sentenza, l’Arcidiocesi di Milano conferma che don Galli resta sospeso da ogni incarico pastorale e non può esercitare pubblicamente il ministero sacerdotale. Per quanto riguarda il processo canonico, si è conclusa la valutazione da parte del Tribunale ecclesiastico regionale lombardo ed esso prosegue secondo le disposizioni date dalla Sede Apostolica. In attesa di conoscere l’esito finale di questi procedimenti, l’Arcidiocesi desidera ancora una volta esprimere la propria vicinanza alla vittima, alla sua famiglia e a tutti coloro che hanno ingiustamente sofferto”.

    La mamma Cristina: “Ho ripreso a respirare”.

    La madre del ragazzo, Cristina Balestrini, era presente in aula, durante la lettura della sentenza. Dopo anni di dolore e di battaglie, ha ritrovato un po’ di serenità nella decisione dei giudici: “Una sorta di liberazione da un incubo. La conferma della condanna era scontata per la maggior parte delle persone che ci conoscono e che hanno seguito tutta la vicenda. Razionalmente questo era il pensiero, ma emotivamente era tutta un’altra storia. Al suono della campanella per l’entrata dei Giudici in aula ci siamo alzati in piedi tutti, come a ogni udienza. In quel momento non sentivo più il battito del mio cuore, mi sembrava che anche il tempo si fosse fermato, anche il respiro era in sospeso. Avevo in mano un blocchetto sul quale ho potuto scrivere poche note, non potevo rischiare di non ricordare: 5 anni e 6 mesi, concesse le attenuanti generiche di cui all’art. 62 n. 6. In quel momento ho ripreso a respirare”. Un respiro colmo di fede, la stessa che l’ha accompaganta in tutto questo tempo. Continua Cristina. “Subito ho rivolto lo sguardo a Colui che si trovava in fondo all’aula: appeso sopra la porta, nascosto, un Crocifisso. Ho finalmente potuto dire un ‘Grazie!’, in silenzio”.

     

    Sara Riboldi

  • Abusi su un minorenne. Chiesti 6 anni e 4 mesi per il “don” di Rozzano

    Abusi su un minorenne. Chiesti 6 anni e 4 mesi per il “don” di Rozzano

    Luca Fazzo

    Confermare la condanna a sei anni e quattro mesi per un comportamento che i giudici di primo grado non esitarono a definire “abominevole”: questa è la richiesta che la Procura generale di Milano ha presentato ieri nei confronti di don Mauro Galli, il sacerdote che nel 2011 quando era coadiutore della parrocchia di Rozzano si rese responsabile di una aggressione notturna a sfondo sessuale ai danni di un ragazzo di quindici anni. Oggi, come racconta ieri sua madre, a margine dell’udienza, quel ragazzo è diventato un uomo che cerca di dimenticare quella notte nel letto di don Galli. Ma non è facile.

    Ieri, davanti alla prima sezione della Corte d’appello, la Procura generale ha chiesto la conferma integrale della condanna pronunciata nell’aprile 2018 dal tribunale presieduto dal giudice Ambrogio Moccia. Fu la conclusione di un processo attraversato da dubbi e polemiche: a partire da quelle sul ruolo della Curia milanese, compreso l’attuale arcivescovo Mario Delpini, e alle coperture assicurate a don Galli: al sacerdote venne concesso, quando i sospetti su di lui erano già a conoscenza dei vertici, di continuare a lavorare in un’altra parrocchia a contatto con dei minorenni, nella pastorale giovanile di Legnano, e i familiari vennero convinti a ritirare la denuncia contro di lui. Secondo una intercettazione, d’altronde, fu proprio Delpini a mettere sull’avviso il sacerdote dell’inchiesta in corso contro di lui.

    E le coperture, si scopre ieri, non sono cessate. Secondo la versione ufficiale, don Galli – che non è mia stato arrestato – in questi anni si è di fatto ritirato dal sacerdozio attivo, mantenendo l’abito talare ma dedicandosi solo a una vita di studi. Invece i familiari della sua vittima ieri, a margine dell’udienza, affermano che “in realtà don Galli ci risulta che abbia continuato ad officiare”. Una accusa assai grave che fa il paio con le voci, mai ufficialmente confermate, secondo cui il processo canonico a carico del giovane prete si sarebbe concluso in primo grado con un nulla di fatto.

    Lo stesso difensore dell’imputato, il professor Mario Zanchetti, ha dato atto di considerare ingiustificabile la scelta del prete di fare accomodare il ragazzo – che aveva accettato l’invito a trascorrere la notte in casa sua – nel proprio letto, anziché nella stanza degli ospiti. Per il resto la difesa ha cercato di convincere i giudici della inattendibilità delle parole della vittima quando ha sostenuto di essere stato circondato dal sacerdote con le braccia (“l’ho fatto per impedirgli di cadere dal letto”, è la versione di don Galli) e poi violentato. La Corte d’appello ha preso due settimane di tempo per valutare in profondità la vicenda, fissando al 5 luglio la nuova udienza per pronunciare la sentenza. Il processo si è tenuto a porte chiuse su richiesta della pubblica accusa, più preoccupata di tenere lontano il Covid a colpi di spray che di garantire il diritto di cronaca sull’incresciosa vicenda.

    (trascrizione da Il Giornale del 23 giugno 2021)

  • Legnano – Chiesta la conferma della condanna del prete condannato in primo grado con accusa di aver abusato di un quindicenne Il 5 luglio la sentenza Parla la madre del giovane

    Legnano – Chiesta la conferma della condanna del prete condannato in primo grado con accusa di aver abusato di un quindicenne Il 5 luglio la sentenza Parla la madre del giovane

    Chiesta la conferma della condanna a a sei anni e quattro mesi nel processo davanti alla prima sezione della Corte d’Appello di Milano per don Mauro Galli, accusato di aver abusato sessualmente nel 2011 di un ragazzino di 15 anni a Rozzano (Milano). Il parroco è noto anche a Legnano, poiché era stato assegnato per alcuni mesi alla pastorale giovanile. L’avvocato difensore ha invece chiesto l’assoluzione per mancanza di prove. Parla la mamma del ragazzo. La sentenza è prevista per l prossimo 5 luglio.

    Chiesta la conferma della condanna in primo grado

    Durante il processo davanti alla Corte d’Appello di Milano, il sostituto Procuratore Generale, Bianca Bellucci, ha chiesto la conferma della condanna a 6 anni e 4 mesi per don Mauro Galli, imputato con l’accusa di aver abusato sessualmente, nel dicembre del 2011 a Rozzano (Milano), di un ragazzino che allora aveva 15 anni. Il difensore di don Galli ha chiesto l’assoluzione per insufficienza di prove, poiché non ci sarebbe la prova dell’abuso. In subordine, ha chiesto le attenuanti generiche. Il parroco è noto anche a Legnano, in quanto dopo il trasferimento da Rozzano, era stato assegnato per alcuni mesi alla pastorale giovanile.

    Il processo di primo grado

    In primo grado – nel 2018 – don Mauro Galli era stato condannato a sei anni e quattro mesi per aver abusato sessualmente di un ragazzo di soli 15 anni. Inoltre, il Tribunale aveva disposto il divieto per l’ex parroco di avere contatti con minorenni e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Il Tribunale Ecclesiastico Regionale Lombardo nel giugno 2019 ha però assolto parzialmente il parroco e gli atti del processo sono stati trasmessi alla Congregazione per la Dottrina della Fede.

    La vicenda

    La vicenda risale al 2011, a Rozzano, in provincia di Milano. Il ragazzo, di 15 anni, trascorre la notte a casa del parroco, dormendo nello stesso letto a due piazze, in vista delle attività previste per il giorno seguente. Quasi subito dopo l’accaduto, don Mauro Galli è spostato da Rozzano a Legnano, assegnato alla Pastorale giovanile. Dopo pochi mesi, il parroco viene nuovamente trasferito: prima a Milano e poi a Roma. Durante gli anni e durante il processo di primo grado le posizioni sono state diverse: da un lato, il ragazzo racconta di aver subito abusi sessuali, dall’altra il parroco conferma di aver dormito nello stesso letto ma di non averlo toccato.

    La mamma Cristina: “Preferisco congelare i sentimenti e attendere la sentenza”.

    La sentenza del processo d’Appello è previsto per il prossimo 5 luglio. La madre del ragazzo, Cristina Balestrini, ha partecipato all’udienza e non nasconde il dolore che non è solo quello di una mamma ma quello di una persona che oramai da anni combatte affinché le vittime di abusi non siano più sole: “Complicato stare in un’aula di tribunale dovendo stare zitti e buoni. Ascoltare per mezz’ora chi fa il suo lavoro – ovvero l’avvocato che difende il prete – e non poter dire nulla. Aver voglia di urlare che non è giusto quello che viene detto. E dover tacere. Mezz’ora per dimostrare che la presunta vittima, mio figlio, avrebbe mentito. Essere lì e non poter dire che non è giusto affermare che lui ‘avrebbe simulato un malessere come quella volta che addirittura, durante una gita con l’oratorio, avevano fatto intervenire l’elicottero perché si era inventato una puntura d’insetti e gli amici avevano dichiarato che stava benissimo’: in aula, però, non è stato detto che il verbale del pronto soccorso di quel giorno dice che gli avevano somministrato antistaminici, cortisone ed estratto il pungiglione di un’ape dalla caviglia! Mezz’ora di esempi e ricostruzioni che reputo a metà. Ma ha fatto il suo lavoro. L’avvocato ha chiesto l’assoluzione del prete invocando il ragionevole dubbio. Come madre preferisco ‘congelare’ i sentimenti, i pensieri e le aspettative e attendere la sentenza. Il 5 luglio saremo ancora lì, in quell’aula”.

    Sara Riboldi

  • Pedofilia, assolto dalla Chiesa

    Pedofilia, assolto dalla Chiesa

    «La sua è stata una gravissima leggerezza, un atteggiamento gravemente imprudente. Rilevante per il diritto canonico e anche dal punto di vista etico e morale, ma vi posso assicurare che non c’è davvero nulla di penalmente rilevante».

    In questi termini aveva parlato l’avvocato Mario Zanchetti durante l’arringa difensiva del processo penale di primo grado a carico di don Mauro Galli, cinquantenne sacerdote di Cislago, per alcuni mesi nel 2012 responsabile della pastorale giovanile alla chiesa di San Pietro in Canazza prima di essere rimosso perché inseguito dall’accusa di aver abusato sessualmente nel dicembre di dieci anni fa di un quindicenne mentre esercitava nella parrocchia di Sant’Ambrogio a Rozzano.

    I fatti dicono che le affermazioni del legale sono state (quantomeno per il momento) doppiamente smentite. Primo, perché sul fronte penale, in primo grado, il Tribunale di Milano ha condannato il sacerdote, che era al suo primo incarico, a sei anni e quattro mesi di reclusione per violenza sessuale su minore. Secondo, perché il processo dinanzi al Tribunale Ecclesiastico Regionale Lombardo si è concluso con una sentenza dimissoria nei confronti di don Mauro. Una formula, propria del diritto canonico, in base alla quale il sacerdote è stato assolto per insufficienza di prove.

    Niente è dato a sapersi né sugli atti del processo né sulle motivazioni del procedimento svoltosi negli uffici di largo Fontana a Milano. Nella lettera con la quale il Tribunale ecclesiastico in composizione collegiale (con giudici che non fanno parte della Diocesi di Milano) ha comunicato la decisione al diretto interessato, oggi venticinquenne, si oppone il segreto d’ufficio. Aldilà dell’incongruenza tra la sentenza penale (di condanna) e quella ecclesiastica (di fatto assolutoria), potrebbe lasciare perplessa anche la scelta di non trasparenza della Chiesa nonostante si sia al cospetto di un caso di pedofilia.

    Un caso che all’epoca dei fatti l’allora vicario episcopale (e oggi arcivescovo di Milano) Mario Delpini, e l’allora responsabile dei giovani sacerdoti (e ora vescovo di Brescia), Pier Augusto Tremolada, non aprirono alcun procedimento limitandosi a trasferire il sacerdote a Legnano. Un trasferimento, decisamente poco opportuno alla luce del grave precedente, avvenuto in tutta fretta e sulle cui ragioni le autorità religiose della parrocchia legnanese sarebbero state tenute all’oscuro.

    La via del silenzio adottata dai giudici ecclesiastici? È vero che c’è stata l’abolizione del segreto pontificio per delitti canonici del tipo di quello trattato nel processo che riguarda don Galli: ma altrettanto vero che l’abolizione è stata decisa da papa Francesco con una disposizione risalente al 2019, e che, codice canonico alla mano, non ha effetto retroattivo. Salvo che ciò non sia disposto espressamente. Ma non è questo il nostro caso. A quel che è dato sapere, la fase processuale in essere è quella del grado di giudizio di appello davanti alla Congregazione per la Dottrina della Fede in Vaticano. Che cosa sia stato deciso al momento, è top secret.

    Luca Testoni

    https://www.prealpina.it/pages/legnano-pedofilia-assolto-dalla-chiesa-251461.html