Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Lerici

  • Siti: “Ho creduto che don Milani somigliasse al mio prete pedofilo”

    Siti: “Ho creduto che don Milani somigliasse al mio prete pedofilo”

    Dopo giorni di polemiche parla l’autore di “Bruciare tutto”

    di DARIO OLIVERO

    ROMA – “Come per Flaubert Madame Bovary c’est moi, don Leo c’est moi”. E don Leo, il prete pedofilo protagonista dell’ultimo romanzo di Walter Siti “Bruciare tutto”, “forse forzando l’interpretazione” assomiglia a don Milani a cui il libro è dedicato: “Perché – spiega Siti, citando a modo suo alcune lettere scritte dal sacerdote di Barbiana – mi è parso che don Milani ammettesse di provare attrazione fisica per i ragazzi”. Don Milani potenziale pedofilo, allora? “Ma se ho sbagliato l’interpretazione, allora la dedica è fuori bersaglio”.

    Siti, premio Strega, autore di libri come Troppi paradisi e Il contagio, è uno dei più prestigiosi collaboratori di questo giornale. La settimana scorsa Repubblica ha stroncato Bruciare tutto. Per giorni la critica si è divisa tra difensori del diritto della letteratura di poter trattare qualsiasi argomento e lettori disgustati. Si è assistito a una guerra per bande sui social scattata quando il libro non era ancora arrivato in libreria e quindi non ancora letto. Si è assistito a un linciaggio sul web nei confronti dell’autrice della recensione accusata, quando non insultata con una innegabile dose di sessismo, di non essere una critica letteraria, ma una “moralista”. Ci si è chiesto se fosse accettabile oltreché verosimile la storia di un bambino che – viste respinte le sue avance sessuali dal sacerdote – si uccide. Si è discusso della conseguenza filosofica: meglio non salvare la propria anima che permettere la morte di un innocente, meglio pedofili che assassini. Ma la questione che, salvo rare eccezioni, non è stata affrontata come se fosse un rimosso o un quesito senza diritto di cittadinanza quando ci si occupi di critica letteraria è quella relativa a don Milani, di cui ricorre proprio tra poche settimane il cinquantesimo anniversario della morte. Perché un libro su un prete pedofilo è dedicato al prete di Barbiana? In questa intervista Siti ammette di aver “forse” forzato l’interpretazione di alcune lettere in cui il linguaggio di Milani è al solito crudo e paradossale. Ora vedremo se la casa editrice Rizzoli, fragorosamente silente fino a oggi, deciderà se è il caso di mantenerla e se sentirà il bisogno di discuterne con l’autore.

    Si aspettava questa reazione al suo romanzo?
    “La temevo, l’ho anche anticipato in una nota del libro”.

    La letteratura non si giudica in termini etici, ma solo artistici. Lei pensa di avere scritto un bel libro?
    “Se non lo pensassi non lo avrei pubblicato, mi creda”.

    Se le dicessi che il suo personaggio non è credibile, che mai ci si immedesima nei suoi tormenti, che i suoi conflitti sono da laboratorio?
    “Vediamo: i “conflitti” in cui don Leo si dibatte sono molti e diversi. Il primo è quello tra una religione accomodante, che facilita la conciliazione dei fedeli col consumismo, e una religione spietata, che esige dai fedeli anche il disumano. Il secondo conflitto è quello, vecchio quanto la Chiesa, tra una teologia ostile all’umanesimo e una che vuole conciliare in Cristo le due nature, scoprendo nella fede l’esaltazione e il culmine dell’umanesimo e dell’arte. Il terzo è quello più privato, tra un desiderio ossessivo da cui non riesce a distogliersi e la ferma decisione di reprimerlo ad ogni costo; contraddizione tra un’indole che ama la vita e un Dio che lo costringe a temerla. Quarto, e forse non ultimo, quello tra il non poter fare a meno di Dio e la voglia di bestemmiarlo. Nessuno di questi conflitti mi pare “da laboratorio”, e non mi pare impossibile identificarvisi”.

    Un critico ha detto che il suo libro è pieno di luoghi comuni e mal scritto.
    “Fortunatamente altri critici non la pensano così”.

    Michela Marzano ha scritto su “Repubblica” che la debolezza del suo romanzo è anche che si tratta di un libro a tesi.
    “Ci sono romanzi a tesi che sono ottima letteratura, penso al Candido di Voltaire o alla Fattoria degli animali di Orwell. Ma non credo che il mio sia un romanzo a tesi (e quale sarebbe la tesi, poi?)”.

    Che è meglio cedere al desiderio pedofilo che resistere e provocare la morte di un bambino che si sente rifiutato.
    “Ma Leo non nutre nessun desiderio pedofilo nei confronti di Andrea: si trattava semmai di permettere al bambino un minimo gesto, e spiegargli con dolcezza che una carezza affettuosa sarebbe stata meglio; Leo però è spaventato dai discorsi che gli hanno fatto altri personaggi e risponde con una frase troppo dura. Non c’è tesi, c’è intreccio. Il legame narrativo tra Leo, che mette a rischio la sua vita fisica all’inizio e non riesce a mettere a rischio la sua vita eterna alla fine, mi è arrivato, s’immagini, da una analoga soluzione narrativa in Ragazzi di vita”.

    Lei scrive nelle note finali al libro di avere costruito il suo personaggio dall’esterno non avendo lei il dono della fede. Ma non è questo il compito di un romanziere? Sapere inventare vite che non sono la sua?
    “Infatti: Flaubert costruisce Emma dall’esterno, a partire da un fatto di cronaca, perché non è lui stesso una signora sposata scontenta del marito. Leo c’est moi, mi sembra evidente”.

    La trama sembra ricalcata su “Corydon” di Gide: un adulto che rifiuta le avance di un bambino, il bambino che si uccide. È così?
    “Non ho pensato al Corydon; ho avuto invece molto presente l’episodio della bambina suicida nei Demoni, e il suicidio del bambino in Giuda l’oscuro di Hardy”.

    Mi scusi, nei “Demoni” la bambina si uccide dopo essere stata violentata da Stavroghin. È la storia opposta.
    “Avevo in mente il momento in cui, prima che Stavroghin compia il suo orribile proposito, è la bambina che spontaneamente gli butta le braccia al collo e lo bacia furiosamente. Si tratta di uno dei vertici della letteratura mondiale, con cui nessun confronto è possibile”.

    Lei però lo ha ambientato nella chiesa. Scandalo garantito, copie garantite?
    “Questa storia delle copie è l’unica che mi fa un poco arrabbiare; ho 70 anni, mai mi sono occupato del successo materiale di un mio libro, non sono fatto così. Mi permetta un poco di stupore per questa concentrazione assoluta della polemica sul quinto e sul nono capitolo; anch’io, ricordo, saltavo le descrizioni di Parigi in Tropico del cancro e andavo dritto ai fatti sessuali, ma avevo dodici anni “.

    Anche lei come Gide e Foucault pensa che la legge non può ostacolare un desiderio?
    “Penso che fin che un desiderio non danneggia gli altri, la legge non ha niente a che farci; ma se la realizzazione di questo desiderio fa danni, la legge è obbligata a intervenire. La pedofilia, in quanto “filia”, cioè desiderio, non è reato; molestare i bambini lo è”.

    Già in greco antico il verbo paidofiléo è sinonimo di paiderastéo (ossia descrive l’atto sessuale tra un adulto e un bambino). E in ogni caso Pais era l’adolescente, non il bambino prepubere.
    “Volevo solo dire che il suffisso italiano “filia” indica una passione, e le passioni senza attuazione pratica non sono sanzionabili per legge”.

    Un’ampia letteratura psicanalitica sostiene che c’è una differenza abissale tra il fatto che il bambino chieda affetto e protezione e il pedofilo che lo trasforma in desiderio. Si chiama perversione. Che cosa ne pensa?
    “I bambini conoscono bene il desiderio, o la libido, come la chiamerebbe uno psicanalista; e il primo a parlare di “perversione polimorfa” nei bambini è stato proprio Freud”.

    Ma si tratta della teoria dello sviluppo sessuale, precede la pubertà e la fase genitale. Come può essere paragonato al desiderio dell’adulto?
    “Non paragono: dico solo, e posso testimoniarlo personalmente, che alcuni bambini possono nutrire un desiderio apertamente sessuale nei confronti di adulti inconsapevoli”.

    Che cosa ha pensato mentre scriveva le pagine sulle foto del piccolo Aylan trovato morto su una spiaggia, l’apologia della pedofilia del prete anziano o la scena di abuso di don Leo verso un ragazzino?
    “Sono tre passi molto diversi: nel primo caso ero soffocato, come Leo, dall’indignazione per l’uso “pornografico” che di quella foto si era fatto sui media. L’episodio del prete che diventa pazzo è la trascrizione fedele di un “decalogo del perfetto pedofilo” che avevo letto sul deep web, e da cui ero uscito come se mi avessero picchiato di brutto. La scena dell’atto d’amore tra Leo e Massimo è filata via liscia, l’ho pensata con molta castità”.

    Castità? In che senso?
    “Castità stilistica: mi è venuta raccontata con molta naturalezza e, mi pare, senza compiacimenti “.

    Che cosa vuol dire la dedica: all’ombra ferita e forte di don Milani?
    “Tutto nasce, mentre stavo covando il libro, dall’aver letto in un vecchio e quasi introvabile libro di Santoni Rugiu (Il buio della libertà, De Donato-Lerici 2002) alcune frasi dell’epistolario di don Milani, che ora dovrebbero figurare nel Meridiano di prossima uscita: “E so che se un rischio corro per l’anima mia non è certo di aver poco amato, piuttosto di amare troppo (cioè di portarmeli anche a letto!)” – e poco più avanti, in una lettera a un giornalista poi suo biografo: “E chi potrà amare i ragazzi fino all’osso senza finire di metterglielo anche in culo, se non un maestro che insieme a loro ami anche Dio e tema l’Inferno ?” – già anni prima in una lettera a un amico, aveva scritto: “Vita spirituale? Ma sai in che consiste oggi per me? Nel tenere le mani a posto”. Forse forzando l’interpretazione, mi è parso che don Milani ammettesse di provare attrazione fisica per i ragazzi, e ho trovato eroica la sua capacità di tenersi tutto dentro il cuore e i nervi, senza mai scandalizzarne nessuno. La dedica è un modo per dichiarare la mia stima e la mia ammirazione profonda per lui”.

    La lettera a cui si riferisce era a Giorgio Pecorini, che stava facendo un’inchiesta su scuola confessionale e scuola laica. Don Milani, con il suo linguaggio sempre ai limiti del paradosso rispondeva che la distinzione era fasulla e che la base pedagogica dovesse essere l’amore. E lui di amore ne aveva così tanto che… E riguardo al tenere le mani a posto, nell’altra lettera nulla fa pensare che parlasse di bambini.
    “Proprio per l’abitudine di don Milani di parlar franco e crudo, mi pareva che la precisione del lessico segnalasse che quei pensieri gli erano venuti alla mente; se ho sbagliato l’interpretazione, la dedica è fuori bersaglio”.

    Ha ricalcato la figura di don Leo su quella di don Milani?

    “No, gli ho solo rubato qualche frase”.

    Perché ha scritto il libro? Per autoassolversi? Per sentirsi un martire come Pasolini?
    “Mi spiace, non capisco la domanda “.

    http://www.repubblica.it/cultura/2017/04/19/news/walter_siti_pedofilia-163415616/

  • Pedofilia asilo Vallo della Lucania, otto anni a suor Soledad: i bambini avevano ragione

    Pedofilia asilo Vallo della Lucania, otto anni a suor Soledad: i bambini avevano ragione

    Condannata a otto anni la giovane suora peruviana e a un anno e quattro mesi due consorelle per favoreggiamento.Assolti gli altri due imputati.

    Di Roberta Lerici

    Dopo sei ore di camera di consiglio, ieri sera (12 gennaio 2012) è arrivata l’attesa sentenza per il caso di pedofilia scoppiato nel 2006 all’asilo Paolo VI di Vallo della Lucania.Una quarantina i bambini coinvolti e una suora peruviana la principale imputata.Il processo vedeva imputate per favoreggiamento anche altre due suore dell’asilo, un fotografo e un muratore. Condannata a otto anni suor Soledad e a un anno e quattro mesi le due consorelle.Assolti, invece, gli altri due imputati, muratore e fotografo. Gli avvocati di suor Soledad avevano sostenuto la tesi del contagio fra genitori, ma le testimonianze dei bambini hanno convinto i giudici. Ogni volta che alla sofferenza di bambini così piccoli (dai 3 ai cinque anni quelli coinvolti), viene resa giustizia, si compie un passo avanti verso quella tutela dei minori tanto invocata ma molto poco praticata.

    Che i terribili racconti di ciò che accadeva all’asilo di Vallo fossero frutto di un contagio fra i genitori o della fantasia di bambini che hanno da poco imparato a parlare, è una tesi che, come ha anche stabilito la Cassazione in una recente sentenza, deve essere dimostrata. Evidentemente, in questo processo la fantasia era da ricercarsi più nelle tesi difensive, che nelle dure e sofferte parole dei bambini.

    Autore Roberta Lerici-13 gennaio 2012 www.bambinicoraggiosi.com

    iPhone 17 Pro 256GB Cosmic Orange

    fonte della notizia Il mattino 13 gennaio 2012

    Le principali tappe dell’indagine

    Il 29 maggio 2006 i genitori di alcuni bambini, che frequentavano l’asilo “Paolo VI” di Vallo della Lucania, denunciano in Procura casi di violenza sessuale sui loro bambini. Sotto accusa finisce una suora peruviana di 23 anni, suor Soledad, che opera nell’asilo.
    Il 17 giugno 2006 Suor Soledad viene arrestata per evitare che la suora fugga all’estero.
    Il 21 giugno 2006 il giudice interroga la suora per le indagini preliminari.
    Il 23 giugno 2006 alla suora sono concessi gli arresti domiciliari presso la casa romana della congregazione delle Ancelle di S.Teresa del Gesù Bambino
    Il 22 settembre vengono sentiti in sede di incidente probatorio i bambini e per evitare dei traumi il Tribunale viene trasformato in asilo.
    Il 13 ottobre 2006 scatta un nuovo filone dell’inchiesta, teso ad appurare il coinvolgimento di alcune persone in un giro pedopornografico.
    La Corte di Cassazione ha confermato la decisione assunta dal giudice del Tribunale del Riesame che aveva concesso gli arresti domiciliari alla suora.
    I giudici della Cassazione osservano che il contenuto delle dichiarazioni dei bambini e i modi di rappresentarle, anche mediante la simulazione dei gesti compiuti appaiono indicativi della partecipazione ad un vissuto effettivo, inoltre tra gli altri elementi concorrenti atti a far ipotizzare il reato di pedofilia ci sarebbero anche i fenomeni di disagio psicologico rilevati in alcuni bambini e infiammazioni degli organi genitali e anali degli stessi.

    http://www.giornaledelcilento.it/it/13-01-…ione-10827.html

    Vallo della Lucania. Processo Suor Soledad: condannata la suora ad 8 anni di reclusione

    Di Marianna Vallone • 13 gennaio 2012 11:20

    Appena emessa la sentenza di primo grado per il caso di Vallo della Lucania: condannata ad 8 anni di reclusione la suora peruviana accusata dal 2006 di atti sessuali a danno di circa 30 bambini dell’istituto religioso Santa Teresa di Vallo della Lucania.

    E’ quanto si apprende dall’avvocato Suadoni, parte civile per una delle famiglie dei minori. In seguito all’incidente probatorio durante il quale i minori sono stati sentiti in aule protette e in videoconferenza da neuropsichiatri infantili c’è stato il rinvio a giudizio e l’inizio del processo.

    Sono stati ascoltati circa 200 testimoni che avrebbero confermato gli abusi sessuali compiuti a danno dei minori da parte di Suor Soledad e dopo aver sentito il testimonio della difesa, tra i quali spicca il nome del criminologo Bruno, è arrivata la sentenza di primo grado con la quale il collegio di Vallo della Lucania avrebbe condannato parzialmente Soledad ad 8 anni di reclusione e a 16 mesi due suore, suor Romana e suor Agnese, per favoreggiamento personale.

    Assolto il muratore con formula dubitativa e assoluzione piena per il fotografo, anch’essi coinvolti nella vicenda.

    Inoltre, su 21 persone costituite parte civile solo a 10 è stato riconosciuto un risarcimento dei danni dal tribunale con una provvisionale di 10.000 euro anche per quanto riguarda le spese legali.

    Riproduzione riservata ©

    Articoli correlati:

    Vallo della Lucania, processo suor Soledad: attesa la sentenza tra domani e dopodomani

    CASO SUOR SOLEDADIl processo entra nel vivo, sentito un maresciallo sulla fase delle indagini

    CASO SUOR SOLEDADI coniugi Del Gaudio a “Mattino Cinque”: “Basta con la cultura del silenzio”

    CASO SUOR SOLEDADDefinite prove e testimonianze che andranno agli atti, respinte alcune istanze dell’accusa

    CASO SOLEDADAl via il processo contro la suora accusata di abusi sessuali sui bambini del Santa Teresa

    VALLO DELLA LUCANIAProcesso a Suor Soledad, rinviata al 25 marzo la prima udienza

    CASO SUOR SOLEDADRinviati a giudizio anche i quattro indagati del secondo filone di indagini

    VALLO DELLA LUCANIAVicenda Suor Soledad: rinviata a martedì prossimo la decisione sul secondo filone di indagini

    VALLO DELLA LUCANIAIl 15 ottobre via al processo a Suor Soledad. Il 6 si decide per gli altri indagati

    http://www.infoagropoli.it/notizie/Vallo-d…ione_12389.html

    Vallo della Lucania: Suor Soledad condannata a 8 anni di reclusione
    (Pubblicato il 13/01/2012 alle 13:55)

    E’ stata condannata a 8 anni di reclusione in primo grado Suor Soledad, la suora peruviana accusata nel 2006 di aver compiuto atti sessuali a danno di circa 30 bambini dell’istituto religioso Santa Teresa di Vallo della Lucania. Sedici mesi invece la condanna per suor Romana e suor Agnese accusate di favoreggiamento. Il tribunale di Vallo della Lucania ha riconosciuto anche un risarcimento danni per alcune famiglie costituitesi parte civile.

  • Pedofilia asilo Bovetti, Cassazione: Apolloni e Ballario condannati in via definitiva

    Pedofilia asilo Bovetti, Cassazione: Apolloni e Ballario condannati in via definitiva

    di Roberta Lerici

    Valerio Apolloni,  figlio di Vittorio Apolloni, presidente della associazione Falsi Abusi, è stato condannato in via definitiva a due anni e dieci mesi per abusi sui bambini dell’asilo Bovetti, vicino a Torino.

    Con lui ,condannata anche Wanda Ballario, direttrice della scuola. Di seguito l’Ansa di oggi e alcuni stralci della sentenza di appello. Ulteriori approfondimenti su questa terza condanna definitiva per abusi compiuti nelle scuole materne italiane, potrete leggerla domani.

    Ricordiamo che nel 2007 è stato condannato in via definitiva a sette anni l’autista-bidello di un asilo privato di Calabritto per abusi su 8 bambini (resta da celebrare il processo ad una suora condannata in primo e secondo grado a 3 anni), mentre in provincia di Prato, nel 2005, è stato condannato a più di sei anni il bidello di un asilo per abusi su 12 alunni, compiuti nel 1998.In tutti e tre i casi, i racconti dei bambini si somigliano, sia per la modalità che per la crudeltà inizialmente camuffata da gioco.Attualmente, i processi per pedofilia nelle scuole materne ancora aperti sono almeno 5.

    Abusi in asilo del torinese, Cassazione conferma due condanne
    A La Loggia nel 2001. I due educatori si proclamano innocenti
    (ANSA) – TORINO, 2 OTT – La Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva due condanne per molestie sessuali su bambini che frequentavano un asilo a La Loggia. Per Valerio Apolloni, all’epoca dei fatti presidente dell’ente di gestione della struttura, e Vanda Ballario, direttrice, la pena e’ di due anni e dieci mesi di reclusione, in parte gia’ scontati per effetto di un periodo di custodia cautelare. La vicenda risale al 2001. Ai due educatori hanno sempre respinto ogni accusa.(ANSA).

    STRALCI DELLA SENTENZA CHE HANNO PORTATO ALLA CONDANNA IN APPELLO DI APOLLONI E LA BALLARIO NEL 2008:

    dal sito “l’inferno degli angeli”

    “ XX BAMBINO racconta il gioco alla madre. VALERIO APOLLONI iniziava facendo delle flessioni (il bimbo mima il gesto); aveva il pisello “grosso, grosso e cicciotello”; VANDA lo toccava piano e dava bacini; anche lui (XX BAMBINO) toccava e accarezzava il pistolino di VALERIO. Poi XX BAMBINO in bagno mima il gioco con la madre, dandole baci in zona inguinale ed infilando la testa fra le di lei gambe per cercare di baciarle i genitali……”
    “…era poi andata nel lettone tra i genitori ed aveva preso a spalmare la propria saliva sul viso del padre. Al rimprovero di quest’ultimo la bimba aveva detto: “questa non è la saliva…è la crema…quella che si mette in bocca e si ingoia”. La madre le aveva chiesto chi le avesse insegnato questo gioco e la bimba aveva risposto”la signora dei gialli (i gialli è il colore della sezione)”. La madre “da dove la prende questa crema?- BIMBA: “dal pistolino di VALERIO, è dolce e non brucia”.
    A giudizio della Corte, sia per la terminologia adoperata che per la gestualità in essere, la bambina sembra attingere ad un patrimonio conoscitivo assolutamente inusuale per la sua età e per le sue esperienze in ambito sessuale…..
    A proposito delle uscite da scuola riporto un significativo passo:
    “…il presidente, cioè VALERIO APOLLONI, ogni tanto andava nella sua classe dicendole che alcuni bambini dovevano andare con lui e li portava via” Alla domanda se la cosa fosse normale “lei ci ha risposto che era la direttrice didattica ad autorizzare le uscite”.
    La direttrice didattica  è l’altra imputata.
    (fonte )
    www.bambinicoraggiosi.com 2 ottobre 2009

    iPhone 17 Pro 256GB Cosmic Orange