Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 38 del 25 maggio

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 38 del 25 maggio

    Francesco Zanardi – “Continuano gli abusi sessuali e gli insabbiamenti” il rimprovero al Papa

    Lo scorso giovedì la conferenza a Roma, organizzata da ECA Global e Rete L’ABUSO, pochi giorni prima delle celebrazioni vaticane per la Giornata mondiale dei bambini del 25-26 maggio, in cui Papa Francesco ospiterà l’evento inaugurale del Vaticano, accogliendo circa 70.000 bambini da tutto il mondo.

    Annunciando l’evento, Papa Francesco ha detto: “Come Gesù, vogliamo mettere i bambini al centro e prenderci cura di loro”.

    Ma i dati dimostrano che i vescovi cattolici italiani hanno fatto esattamente il contrario. Secondo l’osservatorio permanente dell’unica Associazione italiana – Rete L’ABUSO, che il giorno prima ha incontrato il Presidente della CEI Matteo Zuppi – si stima che in Italia ci siano circa 1.000.000 di vittime di abusi sessuali da parte del clero.

    L’ECA e altri sostenitori stanno richiamando l’attenzione su quelli che identificano come problemi sistemici all’interno della Chiesa.

    Hanno messo in evidenza quelli che descrivono come i quattro peggiori vescovi d’Italia, che hanno presumibilmente coperto i sacerdoti che hanno commesso abusi, nascosto la loro identità ai genitori e trasferito abitualmente i colpevoli a nuove parrocchie.

    I quattro vescovi italiani con il peggior record di protezione dei bambini nelle loro diocesi sono:
    Mons. Rosario Gisana, vescovo di Piazza Armerina
    Il cardinale Sepe Crescenzio di Napoli
    Cardinale Luis Ladaria Ferrer, ex capo del CDF
    Il cardinale Mario Delpini di Milano

    “Nessuno vuole aprire questo vaso di Pandora”, ha detto p. Hans Zollner, il principale esperto vaticano di abusi dal 2014 al 2023, quando si è dimesso dalla Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori di Papa Francesco. In Italia c’è un undicesimo comandamento che dice: “Non fare brutta figura””, ha detto Zollner al Times di Londra. La situazione dei bambini maltrattati e delle loro famiglie in Italia è particolarmente grave.

    Devono affrontare notevoli barriere legali e culturali per denunciare gli abusi del clero sia ai funzionari della Chiesa che alle autorità civili. I preti pedofili italiani godono spesso di un alto livello di immunità da indagini e procedimenti penali.


    Federica Tourn – Sarà processato l’ex cappellano militare che aveva abusato per anni di un bambino

    L’ex cappellano militare Salvatore Cunsolo – originario di Francofonte (in provincia di Siracusa) – accusato di violenze sessuali su minore, sarà giudicato con il rito abbreviato condizionato all’audizione di alcuni testimoni. Una decisione presa dal giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Siracusa Andrea Migneco per il 67enne che è stato denunciato da un ragazzo oggi 23enne, il quale ha raccontato di avere subìto abusi da quando aveva nove anni fino al compimento della maggiore età.

    Il gup ha ammesso l’audizione della badante dell’ex cappellano e di monsignor Abruzzese, il cardinale che avrebbe ospitato per anni il giovane che ha denunciato il sacerdote. Su richiesta della parte civile – rappresentata dall’avvocata Eleanna Parasiliti Molica – è stata invece rigettata la richiesta di audizione di Felipe Perfetti, direttore del blog Silere non possum. Un portale di informazione che si occupa dell’attività del Papa, della Santa sede e della Chiesa cattolica. Il giudice per l’udienza preliminare, inoltre, si è riservato sull’acquisizione di alcuni verbali del processo ecclesiastico nel quale Cunsolo è già stato rinviato a giudizio. Anche con le indagini in corso il prete – adesso in pensione – avrebbe continuato a celebrare la messa nella chiesa madre di Francofonte, pur senza alcun incarico ufficiale. Era stato poi il vescovo di Piana degli Albanesi a sospenderlo dallo stato clericale.

    «La prima volta che don Salvatore ha abusato di me avevo nove anni ed è successo a casa sua», ha raccontato la vittima, parlando di violenze che sarebbero continuate per quasi dieci anni. «Mi faceva male sia fisicamente che moralmente, ma – ha aggiunto il giovane – capivo che non avevo altra scelta». Non una costrizione nei fatti, ma una situazione che sarebbe dipesa dal legame e dalla frequentazione con il prete. Orfano di padre, dopo il trasferimento della madre fuori dalla Sicilia, dai nove anni, il giovane è andato a vivere con la nonna anziana e malata insieme al fratello disabile. Ha cominciato a frequentare la parrocchia e si è legato a Cunsolo. Nel corso dell’incidente probatorio, il ragazzo ha raccontato che il prete lo avrebbe avvicinato per la prima volta mentre era di ritorno dal cimitero, dove era andato a portare un fiore sulla tomba del padre.

    A denunciare tutto alla squadra mobile di Siracusa, accompagnato dall’arcivescovo Francesco Lomanto, il giovane si sarebbe convinto dopo essere venuto a conoscenza della vicenda del giovane archeologo che ha denunciato le violenze sessuali subite a Enna, quando era minorenne, da Giuseppe Rugolo, il sacerdote che a marzo è stato condannato per quei fatti. Anche in quel caso ad assistere la vittima è l’avvocata Parasiliti Molica; lo stesso è anche il legale difensore dei due preti, Antonino Lizio, che prima della carriera in giurisprudenza ha vestito l’abito talare. La prossima udienza è già stata fissata per martedì 25 giugno.

    Fonte Meridionews


    Ludovica Eugenio – Chiara Griffini presidente del Servizio nazionale per la Tutela dei minori

    Nell’ambito della 79ª Assemblea generale della Cei, il Consiglio episcopale permanente ha provveduto ieri a diverse nomine tra le quali quelle di Chiara Griffini (Lodi) come presidente del Servizio nazionale per la Tutela dei minori. Griffini succede in questo ruolo all’arcivescovo di Ravenna-Cervia, monsignor Lorenzo Ghizzoni, che lo ha diretto nei suoi primi cinque anni. La scelta di una donna, laica consacrata, ha richiesto una modifica agli Statuti dell’organismo.

    Chiara Griffini è un personaggio totalmente interno alla Cei. Già membro del Consiglio di presidenza del Servizio nazionale, psicologa, ha coordinato il progetto “SAFE – Educare e Accogliere in ambienti sicuri” che ha interessato per due anni, dal 2019 al 2021, la Comunità Papa Giovanni XXIII (alla quale appartiene), il CSI, Centro Sportivo Italiano, l’Azione Cattolica Italiana e il Centro Interdisciplinare di Ricerca sulla Vittimologia e sulla Sicurezza-Dipartimento di Sociologia e Diritto dell’Economia dell’Alma Mater Studiorum di Bologna».

    Sottolineando la rilevanza della scelta di una donna per questo incarico, il card. Zuppi, presidente della CEI, ha curiosamente definito Griffini «non telecomandata». “È una psicologa, una professionista seria”, ha detto. «Continuerà ad impegnarsi su un tema che sappiamo quanto ha ferito le vittime e fatto male alla Chiesa”.

    A sbandierare la presunta pionieristica novità della scelta di una donna è stato mons. Gianluca Marchetti, sottosegretario della Cei: “Il fatto che alla presidenza del Servizio nazionale per la tutela dei minori ci sia una donna, e non un vescovo, non è un fatto secondario”, ha detto: “È stato appositamente cambiato lo statuto, è un segnale di assoluto interesse. Neppure in altre Conferenze episcopali c’è una figura di questo rilievo”. Questo non corrisponde al vero. In Francia, a capo del Servizio Nazionale per la Protezione dei Minori è Ségolaine Moog, laica, e ben dal 2016. Nella Conferenza episcopale irlandese c’è Teresa Devlin, Chief Executive Officer del Servizio minori, e se parliamo di ruoli apicali nelle Conferenze episcopali, c’è Beate Gilles, segretaria nazionale dei vescovi tedeschi, dal 2021.


    Federico Tulli – Non solo Spotlight

    In tanti conosciamo la sconcertante vicenda di pedoflia scoperta dal Boston globe tra la fine del 2001 e il 2002 – e magistralmente ricostruita nel film Spotlight – ma pochi ricordano in quale contesto si sviluppò. Si tende quindi a credere che quello che accadde nella diocesi di Boston fu una sorta di fulmine a ciel sereno. Nulla di più lontano dalla realtà.

    Già prima della metà del 2001 – cioè quasi sei mesi prima del primo articolo di Spotlight che risale al 10 settembre 2001 – dagli Stati Uniti giungevano segnali evidenti che le fondamenta della Chiesa americana cominciavano a scricchiolare pericolosamente.

    Il 30 aprile 2001 Giovanni Paolo II interviene sul problema dei preti pedofili con il Motu proprio “Sacramentorum Sanctitatis Tutela”, e poche settimane dopo, il 21 maggio, con l’autorizzazione del De delictis gravioribus firmato dal prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, il cardinale Joseph Ratzinger, e dal suo segretario, il cardinale Tarcisio Bertone. Ratzinger intima ai vescovi di essere tempestivamente informato delle accuse di pedofilia contro i sacerdoti e li esorta a svolgere indagini, anche di fronte a un semplice sospetto. Nulla deve trapelare se non a procedimenti conclusi, che possono durare però anche decine di anni. Sulla base di queste disposizioni, che rinnovano espressamente quanto stabilito nel Crimen sollicitationis di Giovanni XXIII, un anno dopo il 23 aprile 2002 i tredici cardinali statunitensi entrano in Vaticano al cospetto di Giovanni Paolo II. Il pontefice definisce la pedofilia «un crimine» e «un peccato» dicendo che non c’è «posto nel sacerdozio» per chi potrebbe far male ai bambini. Le stesse parole saranno rivolte dal suo successore nel 2010 ai vescovi d’Irlanda. Siamo nel pieno della bufera sollevata dalle inchieste di Spotlight del Boston Globe che porteranno a fine anno alle dimissioni del cardinale Law.

    Le conclusioni di quella riunione ispirano i 252 vescovi statunitensi che il 26 giugno 2002 approvano lo Statuto dei vescovi per la protezione dei bambini e dei giovani, in cui si prevede che i preti che sono stati o che saranno coinvolti in casi di pedofilia non potranno più avere contatti con i fedeli, quindi celebrare messa o insegnare catechismo. Non passa, però, la linea della “tolleranza zero”, quella della sospensione automatica “a divinis” di chi è coinvolto negli scandali e quella di chi propone di trattare tutti gli stessi casi allo stesso modo. Compresi quelli relativi ad accuse che si riferiscono a venti o trent’anni prima (come nel caso della gran parte delle vicende denunciate in quei mesi negli Usa in seguito all’inchiesta del Boston globe) e che colpiscono un prete che nel frattempo si è rivelato «cambiato e innocuo». Contro la tolleranza zero e a favore di «un invito alla prudenza» spingono soprattutto due figure carismatiche: gli arcivescovi di New York e Chicago, Edward Egan e Francis George.

    Per inciso, due anni dopo, il 27 febbraio 2004 il National Review Board (NRB), il gruppo di controllo di laici insediato dalla Conferenza episcopale americana, accuserà Egan di «aver chiuso gli occhi davanti a evidenti casi di pedofilia». Analoga accusa riceverà nel gennaio del 2006, sempre dal NRB, Francis George, per essersi rifiutato di rimuovere il reverendo Daniel McCormack quando già a ottobre 2005 questi era finito sotto inchiesta per pedofilia. In seguito si scoprirà che McCormack aveva violentato una sua alunna di dodici anni fino a dicembre di quell’anno. Nel 2007 George fu nominato a capo della Conferenza episcopale americana.

    Torniamo al 2002 e allo Statuto dei vescovi di Dallas. Bisognerà attendere quattro mesi prima che il Vaticano si pronunci sul documento. Il verdetto viene emesso il 18 ottobre ed è negativo. Le norme sono da riscrivere perché non si conciliano con il diritto canonico. La bocciatura della Santa Sede porta la firma dal cardinale Giovanni Battista Re in qualità di prefetto della Congregazione per i vescovi. Il testo è lungo meno di due pagine ed è suddiviso in due parti: in primo luogo vi si esprime solidarietà e comprensione verso i vescovi e i sacerdoti «onesti» degli Stati Uniti; dopo di che si fa presente che le norme proposte dai vescovi degli Stati Uniti in alcuni punti non superano l’esame della “recognitio”, ossia il riconoscimento di compatibilità con il diritto della Chiesa. Alle vittime degli abusi e alle loro famiglie spettano appena una decina di parole. Mentre i loro carnefici, secondo il prelato, dopo tutto non sono poi così tanti.

    Un mese dopo, l’11 novembre, la grande opera di mediazione condotta dal cardinale Francis George porterà i suoi frutti. Il documento di Dallas, revisionato nelle parti fondamentali, viene presentato alla Conferenza episcopale americana, in un incontro a Washington.

    Il 16 dicembre 2002 la Santa Sede approva dunque il nuovo testo all’insegna della “tolleranza soft”. Le Norme essenziali sulle politiche diocesane ed eparchiali di fronte ai casi di abuso sessuale sui minori da parte di preti e diaconi divengono vincolanti in tutte le diocesi degli Stati Uniti. Con l’introduzione della prescrizione la carriera ecclesiastica di migliaia di preti viene messa al riparo da brutte sorprese. Il resto lo fa la lungaggine dei processi. Il ruolo del cardinale George in questo delicato passaggio sarà riconosciuto nel novembre del 2007 da papa Ratzinger che lo nomina presidente della Conferenza episcopale statunitense. Dal canto suo, il cardinale Re conferma che la “recognitio” vale per due anni, cioè per il tempo stabilito dai presuli per valutare l’efficacia e validità delle norme. Per la Chiesa, non solo americana, saranno due anni lunghissimi.

    Il 2002 finisce così. La Santa Sede appare tutto fuorché determinata a fare luce sul passato e gettare le basi per un diverso futuro. Inoltre, non è bastato che già a giugno un’inchiesta del quotidiano “Dallas Morning News” avesse rilevato che almeno 111 vescovi cattolici Usa avevano protetto preti o monaci pedofili. E nemmeno che tra questi ci fossero gli otto cardinali a capo delle arcidiocesi americane. Addirittura, nonostante le pressioni e lo sconcerto dell’opinione pubblica, bisogna aspettare il 13 dicembre 2002 per vedere accettate le dimissioni del cardinale Law da Giovanni Paolo II, a norma del canone 401 paragrafo 2 del diritto canonico, che fa riferimento a motivi di salute o ad altre cause che impediscono il normale proseguimento del lavoro di un vescovo. Law come è noto sarà trasferito a Roma per fare l’arciprete della basilica di Santa Maria Maggiore, e qui “serenamente” muore nel 2017.

  • Il rimprovero degli attivisti al papa “Continuano gli abusi sessuali e gli insabbiamenti” – VIDEO

    Il rimprovero degli attivisti al papa “Continuano gli abusi sessuali e gli insabbiamenti” – VIDEO

    Roma, Italia – ECA Global, un’organizzazione internazionale dedicata a porre fine agli abusi del clero, terrà una conferenza stampa il 23 maggio 2024, alle ore 10:00, in Piazza Adriana, accanto a Castel Sant’Angelo, a Roma. La conferenza ha luogo pochi giorni prima delle celebrazioni vaticane per la Giornata mondiale dei bambini del 25-26 maggio, in cui Papa Francesco ospiterà l’evento inaugurale del Vaticano, accogliendo circa 70.000 bambini da tutto il mondo a Roma per due giorni di programmi e festeggiamenti. Queste attività, condotte e supervisionate dal clero cattolico, si svolgeranno non solo nella Basilica di San Pietro ma anche in tutte le diocesi d’Italia.

    Annunciando l’evento, Papa Francesco ha detto: “Come Gesù, vogliamo mettere i bambini al centro e prenderci cura di loro“. Ma i dati dimostrano che i vescovi cattolici italiani hanno fatto esattamente il contrario. Secondo le organizzazioni antiabuso italiane, si stima che in Italia ci siano circa 1.000.000 di vittime di abusi sessuali da parte del clero.

    L’ECA e altri sostenitori stanno richiamando l’attenzione su quelli che identificano come problemi sistemici all’interno della Chiesa. Hanno intenzione di mettere in evidenza quelli che descrivono come i cinque peggiori vescovi d’Italia, che hanno presumibilmente coperto i sacerdoti che hanno commesso abusi, nascosto la loro identità ai genitori e trasferito abitualmente i colpevoli a nuove parrocchie.

    I quattro vescovi italiani con il peggior record di protezione dei bambini nelle loro diocesi sono:
    Mons. Rosario Gisana, vescovo di Piazza Armerina
    Il cardinale Sepe Crescenzio di Napoli
    Cardinale Luis Ladaria Ferrer, ex capo del DDF
    Il cardinale Mario Delpini di Milano

    “Nessuno vuole aprire questo vaso di Pandora”, ha detto p. Hans Zollner, il principale esperto vaticano di abusi dal 2014 al 2023, quando si è dimesso dalla Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori di Papa Francesco. In Italia c’è un undicesimo comandamento che dice: “Non fare brutta figura””, ha detto Zollner al Times di Londra.
    La situazione dei bambini maltrattati e delle loro famiglie in Italia è particolarmente grave.

    Devono affrontare notevoli barriere legali e culturali per denunciare gli abusi del clero sia ai funzionari della Chiesa che alle autorità civili. I preti pedofili italiani godono spesso di un alto livello di immunità da indagini e procedimenti penali.

    Un trattato tra il governo italiano e il Vaticano fa sì che quasi tutte le indagini sugli abusi in Italia siano condotte in segreto all’interno della giurisdizione della Santa Sede, piuttosto che nel luogo in cui si sono verificati gli atti criminali. Di conseguenza, anche i sacerdoti riconosciuti colpevoli di crimini sessuali contro i bambini dai tribunali ecclesiastici sono spesso riassegnati a nuove posizioni dove possono potenzialmente recidivare.

    Lo scorso ottobre, a Roma, i funzionari dell’ECA hanno proposto una nuova e rivoluzionaria legislazione di diritto canonico, che sancirebbe una vera e propria tolleranza vincolante e universale per gli atti sessuali criminali contro i bambini, i minori e gli adulti vulnerabili nella legislazione della Chiesa cattolica. La legislazione, se promulgata, eliminerebbe dal sacerdozio qualsiasi chierico che abbia commesso abusi o qualsiasi vescovo che abbia consapevolmente coperto sacerdoti abusanti.

  • Caso Orlandi, le chat tra Chaouqui e Balda:“Dobbiamo far sparire quella roba della ragazza”

    Caso Orlandi, le chat tra Chaouqui e Balda:“Dobbiamo far sparire quella roba della ragazza”

    Spuntano delle chat che potrebbero ancora una volta far luce sul caso di Emanuela Orlandi, la ragazza scomparsa il 22 giugno 1983 a Roma, mentre rientrava a casa dopo le lezioni di musica. “A settembre dobbiamo far sparire quella roba della Orlandi e pagare i tombaroli. Di questo devi parlare al papa”. È quello che si scrivono, secondo quanto riportato dal quotidiano Domani, gli ex membri di Cosea Francesca Immacolata Chaouqui e monsignor Lucio Vallejo Balda, nei messaggi Whatsapp consegnati ieri alla Commissione bicamerale di inchiesta sulla scomparsa di Emanuela e Mirella Gregori.

    I messaggi

    Pietro Orlandi conferma che “in parte” il contenuto dei messaggi da lui consegnati corrisponde a quello pubblicato dal quotidiano. “Le pagine consegnate – spiega sono otto anche se ovviamente non tutte le pagine parlano di Emanuela”.

    “Ascoltami bene adesso abbiamo perso la battaglia giornalisti, almeno non sono la soluzione – si legge sul Domani-. Adesso facciamo passare l’estate, io vado a Singapore e capirò di più. quando torno pensiamo a cosa fare e anche il papa sarà più lucido. Buttare tutto per aria e distruggere il Vaticano non ha alcun senso”.

    La replica

    “Ho presentato Laura Sgrò a Pietro Orlandi nel 2017 quando nel mio libro “Nel nome di Pietro” citai alcuni fatti riguardanti Emanuela. Il contenuto e le circostanze dei messaggi consegnati da Pietro alla Commissione non saranno oggetto di alcun commento da parte mia perchè fanno parte di questioni circa cui sono tenuta al segreto di Stato“. Lo dice Francesca Immacolata Chaouqui in un post sui social dopo che ieri, audito dalla Commissione bicamerale di inchiesta sulle scomparse di Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi, Pietro Orlandi ha rivelato che fu lei a consegnargli i messaggi Whatsapp che Chaouqui e monsignor Lucio Vallejo Balda si erano scambiati quando erano entrambi membri della Commissione vaticana Cosea, nel 2013.

    “Mi dispiace solo – aggiunge Chaouqui – che il sottofondo non detto sia che qualcuno in Vaticano sappia dove sia Emanuela e non lo dice e non è così. Non conosco dove sia Emanuela e neanche se la pista di Londra sia vera, non ho alcun elemento che possa avvicinare alla verità, se lo avessi e fosse coperto da segreto comunque non lo rivelerei perchè per me la lealtà al Pontefice viene prima di tutto. Quindi inutile coinvolgermi. Se c’è una verità io non la conosco”.

    https://www.rainews.it/articoli/2024/05/caso-orlandi-le-chat-tra-chaouqui-e-baldadobbiamo-far-sparire-quella-roba-della-ragazza-2a53660c-1e45-4557-8046-0d59b4c997d5.html

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 36 del 11 maggio

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 36 del 11 maggio

    Francesco Zanardi – Prof di religione pedofilo trasferito nel carcere di Via Aspromonte

    Alessandro Frateschi, l’ex professore di religione accusatore di abusi sessuali su minorenni, è stato trasferito dal suo arresto domiciliare alla prigione di via Aspromonte a Latina dopo aver continuato a ricevere visite in casa nonostante il divieto di contatti esterni. Il trasferimento è stato disposto dal giudice Laura Morselli su richiesta della Procura della Repubblica di Latina, dopo una serie di verifiche effettuate dalle autorità.

    L’udienza preliminare per il caso Frateschi è fissata per il 24 maggio. In quella data, il giudice Morselli deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzato dalla Procura. La psicologa nominata dal giudice, Alessia Micoli, depositerà la perizia relativa alle due vittime minori che sono state ascoltate durante l’ultima udienza. Durante l’udienza, gli avvocati di Frateschi potrebbero optare per il processo con rito abbreviato o procedere con il rito ordinario.

    Frateschi è stato arrestato lo scorso anno con l’accusa di abusi su cinque ragazzi minorenni. È stato ai domiciliari dal luglio 2023, ma è stato trasferito in carcere mercoledì. Durante le udienze, sono emersi nuovi dettagli sulle violenze sessuali, incluso l’approccio inappropriato durante le lezioni di religione al liceo Majorana e durante una gita scolastica a Napoli. L’inchiesta è stata avviata dopo la denuncia del Garante dell’Infanzia, Monica Sansoni.


    Alessio Di Florio – Chat “segrete” in Vaticano su Emanuela Orlandi, “dobbiamo far sparire tutto”

    “Dopo che ho scoperto che Pell ha finanziato la diocesi di Bergoglio tu sei sicuro che non finiremo nella merda?”

    “Perché questo sara in Vaticano e noi lo doviamo controllare. Il papa e con noi, il cardinale mi a detto che a septembde ci vediamo”.

     A settembre dobbiamo far sparire quella roba della Orlandi e pagare i tombaroli. Di questo devi parlare al papa. Poi ce la vedremo con il Vam e altre cose. Ora che torniamo si lavora all’archivio. E basta basta giornali e follie varie”.

    “Ascoltami bene, oramai abbiamo perso la battaglia giornalisti o meno non sono la soluzione. Adesso facciamo passare l’estate, io vado a Singapore e capirò di più, quando torno pensiamo a cosa fare e anche il papa sarà più lucido. Buttare tutto per aria e distruggere il Vaticano non ha alcun senso. Vediamo se il papa chiuderà il Vam o che farà, intanto io penso a cosa fare. Io ti voglio bene e veramente credo in te e in questa riforma ma così non andiamo lontano. Il papa sbaglia a gestire questo senza la gendarmeria. Io per quanti amici posso avere questi hanno mondi enormi dietro. Questi del georadar della tomba come li paghiamo? Il papà vuole sapere ma poi? Chi paga? E soprattutto di nascosto chi paga?

    “Piuttosto quella roba della Orlandi deve sparire e tu devi farti gli affari tuoi. Ho visto Giani, io non credo che sia come dici tu su di lui. Quello che hanno fatto è un reato e lui lo deve sapere”.

    “Non dici niente a Ciani. Orlandi sono cose vanno da serio. El cardinale a detto che doviamo mettere tutta la forzain questo, el papa e con noi”

    “Io so solo che se mi succede qualcosa sei morto. Ti avviso (e tre faccine che ridono). Brucia questa conversazione appena leggi. Fai le copie almeno di quella cosadella Orlandi e le mando in procura in forma anonima. Questa roba finisce male”.

    “El papa tiene molto in questo e lo faremo bene. A dopo”

    Questi sono stralci di messaggi su Whatsapp, rivelati in un’inchiesta del direttore del quotidiano Domani Fittipaldi, tra Francesca Immacolata Chaouqui e monsignor Lucio Vallejo Balda, messaggi consegnati alla Commissione bicamerale di inchiesta sulla scomparsa di Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi da Pietro Orlandi. All’ANSA, Pietro Orlandi ha confermato che “in parte” il contenuto dei messaggi da lui consegnati corrisponde alla pubblicazione di Domani. “Le pagine consegnate – spiega sono otto anche se ovviamente non tutte le pagine parlano di Emanuela”.
    Queste chat, scrive Emiliano Fittipaldi su Domani, erano state consegnate l’anno scorso al promotore di giustizia vaticano Diddi. “Le chat sarebbero conservate in due cellulari riservati che Chaouqui e Balda chiamavano telefoni bianchi, non si sa che fine abbiano fatto. I messaggi sembrano segnalare come qualcuno si fosse mosso con dei tombaroli con un georadar per identificare la tomba di Orlandi, e che i due proprietari dei telefoni sapessero dell’operazione. Fonti suggeriscono che ora già durante il processo Vatileaks 2 la gendarmeria ipotizzasse che documenti dell’archivio della prefettura degli affari economici fossero stati nascosti in un luogo segreto. Chaouqui nei WhatsApp parla in effetti di una cassa e Pietro Orlandi crede che oggi possa essere stata nascosta sotto i cunicoli della Basilica di Santa Maria Maggiore”. Di fronte a Diddi la Chaouqui avrebbe disconosciuto la paternità di questi messaggi aggiunge Fittipaldi.

    “Il contenuto e le circostanze dei messaggi consegnati da Pietro alla Commissione non saranno oggetto di alcun commento da parte mia perché fanno parte di questioni circa cui sono tenuta al segreto di Stato – ha commentato Chaouqui su X, l’ex Twitter – Mi dispiace solo che il sottofondo non detto sia che qualcuno in Vaticano sappia dove sia Emanuela e non lo dice e non è così. Non conosco dove sia Emanuela e neanche se la pista di Londra sia vera, non ho alcun elemento che possa avvicinare alla verità, se lo avessi e fosse coperto da segreto comunque non lo rivelerei perché per me la lealtà al Pontefice viene prima di tutto. Quindi inutile coinvolgermi. Se c’è una verità io non la conosco”.

    Fonte: Domani, Ansa, X (ex Twitter)


    Ludovica Eugenio – Il sistema di abusi sessuali perpetrati dal prete della diocesi di Treviri

    Il sistema di abusi sessuali perpetrati dal prete della diocesi di Treviri in Germania, Edmund Dillinger, deceduto nel 2022, è più vasto di quanto finora noto. Secondo i risultati del rapporto  presentato il 7 maggio dagli investigatori speciali incaricati dalla Commissione indipendente per l’inchiesta sugli abusi sessuali nella diocesi di Treviri, Dillinger ha abusato sessualmente di almeno 19 persone tra il 1961 e il 2018. Undici le vittime di cui si conosce l’identità, ma “moltissime” sarebbero le persone cadute vittime del comportamento deviante di Dillinger, fotografate in pose sessualizzate, o oggetto di avances.

    Lo studio di 96 pagine conclude “che Dillinger, prete pluripremiato per l’impegno sociale, fondatore di una organizzazione umanitaria in Africa, ha vissuto l’opposto di ciò che ha predicato per decenni”: “Ha vissuto la sua (omo)sessualità, che all’esterno disapprovava fortemente, senza inibizioni e in un modo talvolta criminalmente rilevante e appariva ossessionato dal potere, egocentrico, narcisista”, hanno detto gli investigatori speciali.

    Il rapporto punta il dito anche contro i responsabili della diocesi di Treviri, che hanno insabbiato i casi di abusi divenuti noti, in particolare negli anni ‘60 e ‘70: «È difficile comprendere  – così gli inquirenti – che una personalità come Dillinger possa restare al servizio della Chiesa per decenni, nonostante tutta la conoscenza delle sue trasgressioni e dei suoi atti di abuso». Esaminata la gestione di 5 vescovi, tra cui anche quella del card. Reinhard Marx, vescovo della diocesi dal 2002 al 2008. Nelle parrocchie in cui Dillinger ha lavorato o vissuto come parroco, così come nelle associazioni e nei gruppi in cui era attivo, secondo il rapporto, “gli abusi sono stati taciuti” e le informazioni o i “segreti di Pulcinella” non sono stati affrontati. Solo nel 2012 la diocesi di Dillinger ha vietato di celebrare messe e di avere contatti con i giovani. “L’inazione e la chiusura di un occhio da parte dei responsabili della chiesa, che può essere vista solo come una deliberata copertura, afferma il rapporto, sono servite principalmente a proteggere il buon nome della chiesa e della diocesi”: ” Tutti i riferimenti alle azioni di Dillinger furono in gran parte ignorati.” Gli autori dello studio lamentano che “le autorità investigative del Saarland” hanno trattato le prove essenziali in modo irresponsabile “e le hanno quasi completamente distrutte prima che potessero essere esaminate”.

    I due investigatori, l’ex procuratore di Coblenza Jürgen Brauer e l’ex viceprocuratore di Treviri Ingo Hromada, che hanno completato le loro ricerche in Germania intervistando più di 50 testimoni e persone colpite e hanno valutato i fascicoli della diocesi di Treviri e dei pubblici ministeri coinvolti , continueranno il loro lavoro per un altro anno; lamentando “che il Ministero degli Esteri ha completamente ignorato le richieste di informazioni o di sostegno”, continuano la loro indagine nei Paesi africani dove Dillinger era solito viaggiare. Domande importanti sono rimaste senza risposta.

  • Franco Zeffirelli, l’attore Bruce Robinson lo accusa: “Mi molestò mentre facevo la doccia”

    Franco Zeffirelli, l’attore Bruce Robinson lo accusa: “Mi molestò mentre facevo la doccia”

    LONDRA – Franco Zeffirelli non potrà difendersi, essendo morto nel 2019 a 96 anni. Ma Bruce Robinson ora lo accusa di molestie sessuali sul set e di essere un “sadico”, in una intervista al Telegraph. Il 77enne attore inglese iniziò la sua carriera interpretando il personaggio di Benvolio proprio nel film Romeo e Giulietta del 1968, l’unica pellicola del regista italiano cui ha partecipato ed enorme successo di pubblico: candidato a quattro Oscar tra cui miglior regista e miglior film, e vincitore di due statuette per la cinematografia di Pasqualino De Santis e i costumi di Danilo Donati.

    Ora, nell’intervista al quotidiano conservatore britannico, Robinson racconta che durante le riprese di Romeo e Giulietta, quando aveva 22 anni, Zeffirelli lo avrebbe molestato: “Venne mentre mi facevo la doccia, si offrì di asciugarmi i capelli. Ma subito dopo mi ritrovai la sua lingua in gola. E poi di peggio”, ma l’attore non scende nei particolari. “Con me Zeffirelli è stata una persona disgustosa. E sadica nei miei confronti”. Tra le righe, Robinson aveva già ammesso in passato di essersi ispirato proprio a Zeffirelli per Monty: il personaggio omosessuale, predatore e vittima insieme, interpretato da Richard Griffith in Shakespeare a colazione, il suo primo film da regista.

    Robinson, che ha lavorato anche con François Truffaut e Ken Russell, poi fa un paragone con il famigerato produttore americano Harvey Weinstein, in carcere a New York dopo la valanga di accuse di donne contro lui che scatenarono il movimento #MeToo: “Il divano delle molestie può sembrare un cliché ma non arriva dal nulla. I registi cinematografici potenti di norma volevano portarsi le attrici a letto, oggi molto meno. Ma è una cosa davvero ingiusta nei confronti degli attori, che sono vulnerabili in quella situazione. Da giovane, nel mio caso, non era affatto inusuale ricevere avance da registi omosessuali che si aspettavano che tu stessi al gioco…”.

    Non è la prima volta che Zeffirelli viene accusato di molestie sessuali dai suoi ex attori. Sei anni fa fu Johnathon Schaech a riferire di aver ricevuto avance sgradite e inappropriate dal regista nel 1993 sul set del film Storia di una capinera. Noto per ruoli in show televisivi come Ray Donovan e Quantico, Schaech, che all’epoca aveva anche lui 22 anni, sostenne in un’intervista a People che il regista lo aveva corteggiato durante le riprese del film e che una volta tentò di avere con lui un rapporto di sesso orale. “Con la scusa di insegnarmi, tentò di sedurmi fin dall’inizio… Mi diceva quanto ero bello, mi raccontava storie incredibili e cosa dovevo fare per essere un grande artista. Capivo che voleva altro da me…”.

    Accuse che all’epoca era subito state respinte dal figlio adottivo, Pippo Zeffirelli: “Asserzioni non vere che hanno il sapore di un fumus persecutionis, ma anche di una vera e propria vendetta. Il signor Schaech era stato scelto fra tanti candidati per il ruolo di Nino. Le asserzioni sugli abusi non sono vere. I registi hanno stili diversi e quando hanno a che fare con attori senza esperienze, a volte, sono più esigenti e più pressanti”. E pure Carlo Verdone era intervenuto: “Lasciate in pace Zeffirelli”.

    Ma tornando a quel Romeo e Giulietta di Zeffirelli, due mesi fa Olivia Hussey e Leonard Whiting, gli indimenticabili e bellissimi attori inglesi che da adolescenti furono le star del film, hanno resuscitato una azione legale contro la Paramount per una celebre scena di nudo in camera da letto. Ormai ultra-settantenni, i due attori avevano già denunciato nel gennaio 2023 il colosso dell’entertainment ma la causa era stata archiviata un anno e mezzo dopo: nulla nel film di Zeffirelli, aveva stabilito il giudice, arrivava al livello della pornografia infantile. Stavolta, invece, è coinvolta nell’azione legale la società di home video d’autore Criterion Collection che un anno fa aveva distribuito il film in versione Blue-ray.

    Olivia Hussey e Leonard Whiting, che avevano rispettivamente 15 e 16 anni al tempo delle riprese, sono dunque tornati ad accusare che la scena in cui, a sorpresa, 55 anni fa Zeffirelli chiese loro di spogliarsi, costituì un “evento traumatico”. Nella causa originaria i due attori avevano chiesto danni per mezzo miliardo di dollari. Hussey e Whiting affermano che il regista aveva assicurato che non avrebbero dovuto spogliarsi ma indossare vestiti color carne nella scena in questione. Solo all’ultimo, Zeffirelli affermò che il film “sarebbe fallito” se i due protagonisti non fossero stati nudi a letto.

    In occasione della prima denuncia della coppia, in un’intervista al Guardian, Zeffirelli Junior si era scagliato contro Hussey e Whiting: “Zeffirelli stesso era accusato di essere un reazionario precisamente perché, più di una volta, si era espresso contro la pornografia. Le immagini di nudità nel film esprimono la bellezza, il transfer, direi persino il candore del darsi reciprocamente, e non contengono morbosità. È imbarazzante ascoltare che oggi, 55 anni dopo le riprese, due anziani attori che devono la loro notorietà essenzialmente a questo film si sveglino per dichiarare che hanno subito un abuso che ha causato loro anni di ansietà e sconforto emotivo”.

    https://www.repubblica.it/spettacoli/people/2024/04/14/news/franco_zeffirelli_bruce_robinson_romeo_giulietta_molestie_sessuali-422525011/

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 23 del 10 febbraio

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 23 del 10 febbraio

    • Federica Tourn – Un’altra ex suora testimonia contro don Marko Rupnik

    «Una volta, mentre eravamo seduti a tavola uno di fronte all’altra, Rupnik mi disse: “Ora vediamo chi è più forte!”. Mi afferrò le mani sul tavolo e, palmo su palmo, cominciò a premere con grande forza. Io gridai che mi faceva male ma lui non smise. Cercai di allontanarmi e lo pregai di fermarsi. Continuò a spingere, piegandomi il dito in modo così violento che il mio indice destro si ruppe. Ero sconvolta dal dolore ma padre Rupnik non si scusò. Rimase calmo e disse: “Ora hai il sigillo permanente della Compagnia di Gesù”. E aggiunse: “L’ho fatto per amore”».

    A parlare è Pia (nome di fantasia), entrata a far parte della Comunità di Loyola in Slovenia nel 1990, all’età di 24 anni. Questa scena, che si è svolta quando la ragazza era ancora una novizia della comunità religiosa fondata dall’ex gesuita Marko Rupnik e da Ivanka Hosta, è un’altra testimonianza degli abusi che il famoso artista ha commesso ai danni di diverse religiose e di cui dovrà rispondere in un processo canonico, ora che papa Francesco ha tolto la prescrizione ai fatti avvenuti negli anni ’90.

    Il Dicastero per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica ha sciolto la Comunità Loyola lo scorso 20 ottobre «a causa di gravi problemi riguardanti l’esercizio dell’autorità e della convivenza comunitaria». La superiora generale Ivanka Hosta è stata rimossa a giugno 2023 dal suo ruolo e, tra le altre cose, le è stato proibito di contattare le ex suore per tre anni.

    Almeno sul fronte dei mosaici del Centro Aletti, però, qualcosa si muove. Jean-Marc Grand, parroco di Saint Joseph-Saint Martin aTroyes, in Francia, ha deciso, dopo un processo di discernimento con testimoni e vittime di abusi, di rimuovere un trittico di Rupnik, realizzato e installato nella cappella del presbiterio nel 1994 «senza consultare la comunità», come si legge in una nota della parrocchia. È la prima volta che si decide di togliere un’opera di Rupnik da una chiesa: un caso che può diventare un precedente per tutte le commissioni che stanno valutando cosa fare dei mosaici del discusso artista.

    Fonte: Domani


    Francesco Zanardi

      – 15 anni di abusi e silenzi sui chierichetti del Papa: il caso trasferito a Como

    Quando la Corte d’appello della Città del Vaticano ha emesso, il 23 gennaio scorso, la sentenza per le scandalose vicende del Preseminario San Pio X, per un attimo si è riaperta una faglia dolorosa. Ma come accade spesso, quando viene messa in discussione un’istituzione globale come la Chiesa, si è subito richiusa.

    E la storia dimenticata, insabbiata, nascosta, dei “chierichetti del Papa” che vivevano accanto alle residenze di Benedetto XVI e di Francesco. Dietro quelle mura si sono consumati episodi torbidi di sesso, denunciati con coraggio da due ragazzi. Uno era la vittima, oggi trentenne, l’altro il testimone oculare.

    Per anni le loro parole sono rimaste inascoltate dalle gerarchie, non solo nell’istituto che accoglieva i “ministranti” della Basilica di San Pietro, ma anche nella catena di comando che portava alla Segreteria di Stato. Almeno sette cardinali e tre vescovi ne erano al corrente, informati da lettere puntuali e non anonime.

    Adesso i giudici hanno accertato che un colpevole c’è stato, ma solo per corruzione di minore, infliggendo 2 anni e 6 mesi a Gabriele Martinelli, tuttavia da tempo sacerdote a Como.

    Eppure la condanna rischia di dissolversi con il ricorso in Cassazione, così come è evaporata l’accusa più grave di violenza sessuale continuata, consumata nelle camerate del Preseminario, oggi fatto trasferire per decisione di papa Francesco.

    L’assoluzione con il dubbio di Martinelli e la prescrizione del favoreggiamento contestato al rettore don Enrico Radice, per non aver dato credito alle confidenze della vittima, hanno consegnato una verità incompiuta, ridotta a una fornicazione tra adolescenti. Una giustizia senza condanna. Chi ha denunciato gli abusi diceva il vero, chi li negava ha mentito.

    Qui si è riaperta la faglia dolorosa in quanto dopo l’esito della giustizia ecclesiastica a Como si apre un nuovo procedimento, ma questa volta da parte della giustizia italiana e nel quale la Rete L’ABUSO si è costituita parte civile.

    Askanews – Fatto Quotidiano


    • Alessio Di Florio – «La pedofilia potrebbe essere entrata anche nel destino di Emanuela»

    Un alto prelato molto vicino a Wojtyla «Si faceva portare da due o tre massoni che aveva sempre attorno tre o quattro ragazzine sui 12-13 anni, consenzienti … Si faceva dare le mutandine e faceva da solo, poi gli dava qualche soldino e loro contente se ne andavano. Non le toccava, erano ragazzine che andava a prendere in certi ambienti, zingarelle. E questo  me lo diceva come un fatto divertente».  È quanto una fonte interna vaticana ha rivelato a Pietro Orlandi, lo ha reso noto il fratello di Emanuela Orlandi durante il sit in del mese scorso a Roma.

    Il 4 febbraio Pietro Orlandi ha mostrato una lettera durante la trasmissione Verissimo su Canale 5.

    «Poco più di un anno fa sono stato contattato da una persona che mi ha detto di essere convinta che Emanuela sia stata portata effettivamente a Londra”, racconta Pietro Orlandi, secondo cui si rafforza dunque la pista di Londra, che vedrebbe Emanuela Orlandi nella capitale del Regno Unito per almeno 14 anni. “Questa persona mi ha raccontato che Emanuela viveva nell’appartamentino a fianco al suo, appartenente ai padri scalabriniani”, spiega Pietro Orlandi, che mostra per la prima volta a Verissimo la lettera che questa persona gli ha fatto recapitare e che porterebbe la firma del cardinale Poletti, anche se non ne è provata l’autenticità.

    L’informatore ha spiegato anche a Pietro Orlandi di aver conosciuto Ugo Poletti perché, all’epoca dei fatti, era membro dei Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR). “Secondo questa persona ci sarebbe la pedofilia dietro alla scomparsa di Emanuela Orlandi. Un giro molto ampio in cui questo membro dei Nar faceva parte come braccio operativo”, afferma Pietro Orlandi, che si augura di poter essere ascoltato dalla procura per fare luce su questa vicenda: “Spero di essere convocato per poter fare il nome di questa persona”. La lettera – se autentica – sarebbe stata inviata dal cardinale Poletti all’ex segretario di Stato inglese Frank Cooper e riguarderebbe proprio il caso di Emanuela Orlandi, che dal contenuto della lettera sembrerebbe essere incinta».

    «Egregio Dott. Cooper, la ringrazio per essersi messo a disposizione in prima persona per la risoluzione immediata del problema totalmente inaspettato ed indesiderato. Come sono sicuro Le sia stato spiegato dai miei collaboratori nel Regno Unito ed ha sicuramente appreso dai giornali internazionali, la Sig.na Emanuela Orlandi è stata protagonista di vicende di primaria importanza nel panorama diplomatico internazionale e tutt’ora è di vitale importanza che la Sig.na Orlandi rimanga viva o in salute. Per quanto con l’Apostolicae Sedis è chiara la visione del Vaticano nello stabilire che anche un feto all’interno del grembo materno possiede un’anima, comprendo la Sua preoccupazione ed, essendone coinvolto in prima persona, condivido anche parte del suo pensiero. Pertanto, accetto il Suo invito a Londra, informandoLa che partirò personalmente per il Regno Unito il giorno 24 Febbraio. Cordiali saluti»

    Fonte Wordnews


    • Pierelisa Rizzo – La direttiva Ue, cancella reato stupro

    La Fondazione Una Nessuna Centomila, istituzione che promuove la prevenzione e il contrasto della violenza contro le donne, guarda con grande preoccupazione a quello che sta avvenendo intorno alla Convenzione di Istanbul.

    Ancora una volta sul corpo delle donne si sta giocando una partita che favorisce equilibri di potere a discapito di diritti faticosamente conquistati”.

    “Da quando il nostro Paese nel 2013 ha ratificato la Convenzione – si legge in una nota -, molte delle misure elencate hanno costituito la base per poter legiferare contro la violenza sulle donne.

    Certo siamo lontani, soprattutto nell’ambito della prevenzione, dagli standard legislativi e culturali che la Convenzione richiede ma averli come obiettivi ha prodotto strumenti di condivisione sociale e politica e pressione istituzionale nel realizzarli o nel decidere di negarli”.

    “Cresce allora l’indignazione – si legge ancora – nel constatare che dopo gli sforzi di questi dieci anni per cercare e ottenere determinati risultati oggi ci sia il tentativo di tornare indietro nel tempo. Siamo come sempre l’oggetto sacrificale”.

    La fondazione ricorda che la direttiva europea, proposta a marzo 2022 quale istituto indispensabile per applicare sanzioni agli Stati membri in presenza di inadempienze, in via di approvazione, elimina l’articolo che definisce, e quindi sanziona, il reato di stupro come rapporto sessuale in assenza del consenso esplicito della donna. Non sono più incluse le molestie sessuali nel mondo del lavoro e per quanto riguarda la violenza online: la vittima dovrebbe provare il danno subito dalla circolazione di proprie immagini private.

    “Per noi questo è un clamoroso passo indietro rispetto ad una Convenzione a cui bisogna aspirare nella sua completezza e non certo ridimensionare nei suoi strumenti conclude la nota -.

    E quello che colpisce è la mancanza di dibattito politico. Se in Europa in questo momento si discute, in Italia invece non è dato sapere quale sarà la posizione del nostro Paese in merito. Un silenzio assordante, quel silenzio che alle donne si chiede di spezzare e di cui invece le istituzioni si nutrono”.
    Fonte Ansa


    • Federico Tulli – Quando la vittima non è un ragazzino

    di Federico Tulli – Chi subisce violenza da parte di membri del clero è nell’80 per cento dei casi di sesso maschile. Ma la storia dice che in ambito ecclesiastico è diffusa anche la violenza al ‘femminile’ e sulle donne. Risale al 2008 la più dura condanna comminata a una suora per pedofilia: 11 anni. Si tratta di Norma Giannini, direttrice dal 1964 di una scuola media cattolica di Milwaukee negli Stati Uniti. Ma non si può dimenticare, in Italia, il caso di Eva Sacconago morta suicida a 26 anni, con la sua aguzzina, colpevole di abusi sin da quando lei ne aveva 15, condannata a 3 anni e sei mesi.

    Abbiamo chiesto un commento a Sue Cox cofondatrice di Survivors Voice Europe, associazione internazionale che si occupa di tutela dei diritti delle vittime. «È sempre difficile, se non impossibile, per un sopravvissuto riuscire a ottenere giustizia, indipendentemente dal fatto che sia uomo o donna», spiega Sue Cox. «Spesso le vittime sono persone sole e con uno scarso reddito e un’istruzione appena sufficiente, per via del trauma subìto durante l’infanzia. In queste condizioni si trovano sovente sole contro la Chiesa, che invece lotta in ogni singolo caso con tutte le risorse possibili. Spesso ci sono voluti anni prima che le vittime si siano fatte avanti, cosa su cui il Vaticano fa affidamento perché così scatta la prescrizione del reato.

    Bisogna capire che i sopravvissuti hanno una ferita talmente profonda da essere facilmente spaventati e manipolati anche in età adulta, e ancor meno trovano la forza per combattere. La Chiesa ha una lunga esperienza da astuta manipolatrice. Ci sono alcuni encomiabili avvocati pronti a combattere per difendere questi clienti, ma il Vaticano mette ogni possibile e immaginabile ostacolo sul loro cammino».

    In che modo? «Cercando di screditare le vittime, usando ogni singolo cavillo legale, ogni piccola tattica per ritardare le procedure. In questo modo i processi si trascinano per anni e le vittime sono spesso logorate, al punto di ritrovarsi incapaci di continuare la battaglia giudiziaria. Ci sono diversi casi di suicidio di persone abusate prima di arrivare a ottenere una qualsiasi forma di giustizia. Tradizionalmente la Chiesa ha sempre sottovalutato e spesso sfruttato le donne. C’è sempre stata una specie di scusante rispetto ai crimini sessuali contro le ragazze in base al concetto ridicolo secondo il quale la violenza sembra più ‘naturale’.

    L’abuso dei ragazzini ha certamente creato ulteriori difficoltà alle gerarchie ecclesiastiche e ai responsabili diretti. Ma dovrebbe essere considerato per quello che è: un orrendo crimine. Tutti, e sottolineo ‘tutti’, gli abusi sui bambini vanno contro qualsiasi legge umana, mentre le ragazze spesso scoprono che la loro storia appare meno importante. Probabilmente perché è così che sono percepiti da quella cultura che si rifà al pensiero della Chiesa cattolica. L’abuso sessuale è potere, è l’umiliazione, è la sottomissione di un essere umano più debole per la ‘soddisfazione’ personale di avidi criminali che non hanno alcuno scrupolo verso le loro prede. È un crimine contro l’umanità».

  • Emanuela Orlandi, che fine ha fatto la commissione parlamentare d’inchiesta

    Emanuela Orlandi, che fine ha fatto la commissione parlamentare d’inchiesta

    Il 14 gennaio sarà il compleanno di Emanuela Orlandi, la cittadina vaticana scomparsa misteriosamente il 22 giugno del 1983. In occasione dei quarant’anni da allora il parlamento aveva deciso di avviare una commissione d’inchiesta, che però, a quasi un anno di distanza dalla prima approvazione a Montecitorio ancora non si è formata. Proprio in queste ore, come appreso da Domani, finalmente Camera e Senato stanno cominciando a decidere i componenti, in tutto 40. Il fratello di Emanuela, Pietro, ha organizzato anche quest’anno una manifestazione per chiedere verità, e sollecita l’avvio dei lavori in parlamento, chiedendo la partecipazione di tutti: «Sarebbe un bel segnale per la politica – ha detto in un video messaggio – affinché accelerino i tempi di questa commissione. Il diritto alla giustizia è un diritto che non possono toglierci».

    LE INCHIESTE E IL VATICANO

    Nel 2023, anno del quarantesimo anniversario, sono partite due inchieste giudiziarie: una della procura di Roma e una, per la prima volta, tra le mura vaticane. Mentre l’Italia e il mondo si interrogavano sul destino di Emanuela, complice anche il successo della serie Netflix “Vatican girl”, il parlamento ha deciso di provare a fare la sua parte. La legge, che riguarda la scomparsa di Orlandi e di Mirella Gregori, è stata approvata alla Camera a febbraio tra gli applausi. Le polemiche sono nate in Senato dove i parlamentari hanno deciso di ascoltare sia il Vaticano sia la procura romana, e insieme a loro il giornalista oggi scomparso Andrea Purgatori, e Laura Sgrò, l’avvocata della famiglia che non smette di cercare la verità.

    Il promotore di giustizia Vaticano, Alessando Diddi, ha risposto di no all’ipotesi di istituire l’organo, una posizione che ha fatto vacillare i senatori di destra. Alla fine, anche palazzo Madama ha deciso di non tirarsi indietro, e il testo è stato approvato senza modifiche rispetto a Montecitorio il 9 novembre. In questo caso si sono registrate delle astensioni, tra cui quella rumorosa del senatore ex Dc Pier Ferdinando Casini.

    LE INCHIESTE E IL VATICANO

    Nel 2023, anno del quarantesimo anniversario, sono partite due inchieste giudiziarie: una della procura di Roma e una, per la prima volta, tra le mura vaticane. Mentre l’Italia e il mondo si interrogavano sul destino di Emanuela, complice anche il successo della serie Netflix “Vatican girl”, il parlamento ha deciso di provare a fare la sua parte. La legge, che riguarda la scomparsa di Orlandi e di Mirella Gregori, è stata approvata alla Camera a febbraio tra gli applausi. Le polemiche sono nate in Senato dove i parlamentari hanno deciso di ascoltare sia il Vaticano sia la procura romana, e insieme a loro il giornalista oggi scomparso Andrea Purgatori, e Laura Sgrò, l’avvocata della famiglia che non smette di cercare la verità.

    Il promotore di giustizia Vaticano, Alessando Diddi, ha risposto di no all’ipotesi di istituire l’organo, una posizione che ha fatto vacillare i senatori di destra. Alla fine, anche palazzo Madama ha deciso di non tirarsi indietro, e il testo è stato approvato senza modifiche rispetto a Montecitorio il 9 novembre. In questo caso si sono registrate delle astensioni, tra cui quella rumorosa del senatore ex Dc Pier Ferdinando Casini.

    Il 3 luglio, papa Giovanni Paolo II espresse durante l’angelus la sua vicinanza ai familiari per la scomparsa della giovane, e ha chiesto senso di umanità in chi aveva «responsabilità» in questo caso. Lui il primo ad aprire alla possibilità del rapimento piuttosto che alla fuga o a un incidente.

    Due giorni dopo, la sala Stampa Vaticana ricevette la telefonata di un uomo dall’accento anglosassone, ribattezzato dalla stampa l’Americano. Disse di avere in ostaggio la ragazza e che l’avrebbe liberata solo dopo che a Mehmet Alì Agca, l’uomo che sparò a Karol Wojtyla il 13 maggio 1981, fosse stata concessa la libertà. Agca sarebbe dovuto uscire dal carcere entro il 20 luglio.

    Intanto si sono aggiunte altre piste. Una legherebbe il rapimento a un presunto rapporto tra Banda della Magliana e Vaticano per questioni economiche irrisolte, tra la crisi dello Ior, lo scandalo del Banco Ambrosiano e l’omicidio del banchiere Roberto Calvi. Nel frattempo si è fatta spazio l’ipotesi di episodi di pedofilia ai livelli più alti del clero. Secondo alcuni documenti rinvenuti da Emiliano Fittipaldi (oggi direttore di questo giornale), Emanuela Orlandi sarebbe stata portata a Londra a spese del Vaticano. Nessuna ricostruzione finora è risultata decisiva.

    Il promotore Diddi ha detto pochi giorni fa: «Stiamo continuando a lavorare, e a differenza dell’Italia noi non abbiamo limiti di tempo, il sistema è più garantista per la persona offesa: per cui finché il caso non è chiuso continueremo a lavorarci».

    Parole che la famiglia teme tengano ancora lontana la verità. Sabato 13 gennaio, come ogni anno, Pietro Orlandi, fratello di Emanuela ha organizzato a Roma una manifestazione affinché non si spenga la memoria della sorella. In un video ha chiesto la partecipazione di tutti per spingere ad agire, fuori e dentro il parlamento.

     

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    Il Movimento 5 stelle del Campidoglio ha deciso che parteciperà con il capogruppo alla Camera Francesco Silvestri: «Per ricordare che mesi fa è stata approvata in parlamento, su proposta del M5S (ma non solo, ndr), l’istituzione di una Commissione speciale di inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. Commissione che però a oggi attende ancora l’avvio dei lavori». L’avvocata Sgrò spera che non ci siano solo loro: «Auspico che sfilino accanto a noi tutte le forze politiche – dice a Domani -, perché la verità non ha né bandiere né colori politici. La verità su Emanuela la vuole, la pretende tutto il popolo italiano. E la politica deve essere a servizio di tutti i cittadini».

    https://www.editorialedomani.it/politica/italia/emanuela-orlandi-che-fine-ha-fatto-la-commissione-parlamentare-dinchiesta-iyhed6a4

  • Nuovo lavoro di Andrei Molodkin L’artista russo esporrà in Vaticano le sculture con il sangue delle vittime di abusi

    Nuovo lavoro di Andrei Molodkin L’artista russo esporrà in Vaticano le sculture con il sangue delle vittime di abusi

    L’artista russo Andrei Molodkin, noto a livello internazionale per le sue opere di protesta contro la guerra, sta realizzando una nuova installazione, questa volta contro gli abusi sessuali all’interno della Chiesa cattolica, e intende proiettarla “alle porte di Piazza San Pietro”. Molodkin è solito utilizzare sangue umano per creare le sue opere e questa volta non farà eccezione: ha realizzato una scultura con lo stemma del Vaticano e intende “coprirla” con il sangue donato dalle vittime di abusi.

    L’artista, che ha il suo studio a Parigi (Francia), afferma che avrà bisogno di 30-40 donatori per riempire di sangue la scultura e poi proiettarla all’ingresso del Vaticano, cosa che si aspetta di poter fare alla fine del Settembre. Intervenendo al canale televisivo britannico Sky News , Molodkin ha rivelato che il primo donatore è già stato confermato: un prete che è stato lui stesso vittima di abusi da bambino.

    “Vedere questo simbolo sacro con il sangue delle vittime sarà sorprendente”, ha detto l’artista, che non teme che possa scioccare i cattolici. “Il potere della Chiesa continua ad essere grande. Con questa azione non si distrugge nulla, si dà solo voce alle vittime”, ha sottolineato.

    Lo scorso agosto, in occasione del 77° anniversario delle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki, Andrei Molodkin ha presentato alla Casa Bianca (USA) una scultura che conteneva “sangue radioattivo” di uomini nati a Nagasaki. Nel marzo 2022, ha realizzato un ritratto di Vladimir Putin, riempito con il sangue dei soldati ucraini e lo ha proiettato sulla chiesa di San Giovanni a Londra. Il risultato può essere visto nel video qui sotto.

    Artista russo vai expor no Vaticano escultura com sangue de vítimas de abusos

  • Il papa ed Emanuela Orlandi: il Vaticano torna sotto i riflettori sul mistero della ragazza scomparsa

    Il papa ed Emanuela Orlandi: il Vaticano torna sotto i riflettori sul mistero della ragazza scomparsa

    Poco prima di scomparire nell’estate del 1983, Emanuela Orlandi si recò in Piazza del Catalone, una piazzetta appena fuori le mura vaticane , per incontrare degli amici.

    C’era ancora un’atmosfera di festa durante quel giugno afoso, poche settimane dopo che l’AS Roma aveva conquistato il titolo di Serie A. In una fotografia scattata all’epoca la Orlandi, che allora aveva 15 anni, indossa un cerchietto giallorosso, i colori della squadra di calcio, che le aveva fatto sua madre. Era una delle ultime fotografie scattate all’adolescente prima che scomparisse senza lasciare traccia il 22 giugno 1983, un’immagine che ha finito per definire la campagna dell’incessante ricerca della verità del fratello maggiore Pietro Orlandi.

    «Emanuela era sempre qui con gli amici», ha raccontato in un’intervista all’Osservatore in piazza del Catalone. “Stavano ancora festeggiando; è stata l’ultima foto scattata del suo sorriso.

    La scomparsa di Emanuela – che non è stata più vista dalla sua famiglia da quando ha lasciato la sua casa nella Città del Vaticano, dove suo padre era un impiegato laico della casa pontificia, per una lezione di flauto a Roma – ha attanagliato l’Italia per quattro decenni. Ma è stato solo nel gennaio di quest’anno che la potente e imperscrutabile Santa Sede ha avviato la propria inchiesta , con il suo promotore di giustizia, Alessandro Diddi, promettendo di non lasciare nulla di intentato in un mistero che ha prodotto molte teorie, alcune delle quali stravaganti, ma nessun fatto concreto. I pubblici ministeri di Roma hanno iniziato questo mese a collaborare con il Vaticano sull’indagine.

    “Per 40 anni non c’è mai stata una collaborazione tra i due”, ha detto Orlandi, che di recente ha suscitato polemiche dopo aver insinuato che il tanto venerato Papa Giovanni Paolo II potesse essere coinvolto nella scomparsa della sorella minore. “Fino a qualche anno fa il Vaticano diceva di non sapere nulla, che era scomparsa in Italia e quindi lì bisognava indagare. D’altra parte, mi dicono che Roma ha molti documenti. Per tutti questi anni il Vaticano è rimasto in silenzio, forse questo significa che qualcuno lì ha le prove di quanto accaduto».

    L’indagine del Vaticano è iniziata pochi mesi dopo che la serie Netflix, Vatican Girl , ha riportato il caso di Emanuela sotto i riflettori globali. La serie ha esplorato le teorie emerse nel corso degli anni, la prima è che sia stata rapita da una banda per ricattare il Vaticano affinché rilasciasse Mehmet Ali Ağca, che fu incarcerato nel 1981 dopo aver tentato di assassinare Giovanni Paolo II. La sua scomparsa è stata anche collegata a un’ondata di scandali finanziari presso la banca vaticana, un presunto giro di sesso gestito dalla polizia vaticana e la mafia.

    Un’altra teoria era che Emanuela fosse stata portata a Londra, dove visse per anni in un ostello della gioventù di proprietà di una congregazione cattolica, con le spese finanziate dal Vaticano. Secondo questa ipotesi, sarebbe morta a Londra prima che il suo corpo fosse trasferito nuovamente a Roma e sepolto in Vaticano. Nel 2019, due tombe in Vaticano sono state riaperte dopo una soffiata secondo cui Emanuela potrebbe essere stata sepolta lì. Non sono stati trovati resti umani.

    Ma la nuova, e più sorprendente, affermazione nella serie Netflix è arrivata da un’amica d’infanzia di Emanuela, che ha detto che l’adolescente le aveva confidato di essere stata molestata da “qualcuno vicino” a Giovanni Paolo II.

    “Ha detto che la conversazione è avvenuta pochi giorni prima della scomparsa di Emanuela e che [il presunto incidente] è avvenuto nei giardini vaticani”, ha detto Orlandi. Che Emanuela possa essere stata vittima di pedofilia è probabilmente la teoria più plausibile, ha aggiunto. “Quando sai che in quell’ambiente fanno certe cose, forse è stata messa in quella situazione?”

    La determinazione di Orlandi a trovare la verità ha infastidito il Vaticano. Ad aprile, durante un interrogatorio con i pubblici ministeri vaticani, ha condiviso una cassetta audio contenente una presunta conversazione tra un giornalista e il capo di un’organizzazione criminale romana sospettata di essere coinvolta nella scomparsa di Emanuela. Nella registrazione, il boss del crimine insinuava che il defunto Giovanni Paolo II, il cui nome originale era Karol Józef Wojtyła, sarebbe uscito di notte con alti ecclesiastici in cerca di ragazze adolescenti.

    Parte dell’audio è poi andato in onda in un programma televisivo italiano durante un’intervista con Orlandi, in cui ha aggiunto: «Mi dicono che Wojtyła ogni tanto usciva la sera con due monsignori polacchi, e non era certo per benedire le case. “

    Papa Francesco ha denunciato le “insinuazioni offensive e infondate” durante l’Angelus domenicale, mentre il quotidiano vaticano, L’Osservatore Romano , ha definito “follia” le “accuse anonime e vergognose”.

    Orlandi sostiene che il Vaticano abbia sfruttato la controversia per screditarlo. “Ho sempre detto che credo che Giovanni Paolo sapesse qualcosa”, ha detto. “Ma è stata la persona nel nastro audio che ha usato parole offensive contro di lui. Ho fatto anche i nomi dei due monsignori, che erano vicini a Giovanni Paolo. Tutti sapevano che a volte uscivano insieme la sera. Ho semplicemente aggiunto che le loro [uscite] non erano per motivi religiosi”.

    Si è anche chiesto se papa Francesco sapesse qualcosa del destino di sua sorella quando, poco dopo la sua elezione nel 2013, il pontefice gli disse che Emanuela era “in paradiso”.

    “Mi ha detto queste parole, non so perché”, ha detto Orlandi. “Per [Joseph] Ratzinger [il suo predecessore, Papa Benedetto XVI], Emanuela era un tabù. Quindi il fatto che Francis abbia usato il suo nome mi ha fatto pensare che volesse collaborare con me, ma da allora non ha più voluto incontrarsi».

    Orlandi, che ha altre tre sorelle, ha descritto un’infanzia privilegiata tra le mura vaticane, dove si godevano i giardini e si sentivano come se fossero “nel posto più sicuro del mondo”.

    La sua ricerca della verità è in parte influenzata dal senso di colpa. Il giorno della sua scomparsa Emanuela gli aveva chiesto di accompagnarla alla lezione di flauto. “Faceva così caldo a Roma, e non volevo andare”, ha detto. “Era un po’ arrabbiata e se n’è andata. Mi chiedo ancora se sarebbe successo se l’avessi presa.

    Il tempo dirà se l’indagine porterà le risposte di cui ha bisogno. “Per tutti questi anni non sappiamo se Emanuela sia viva o morta”, ha detto. “Continuerò la mia battaglia fino alla fine”.

    https://www.theguardian.com/world/2023/may/28/the-pope-and-emanuela-orlandi-vatican-back-in-the-spotlight-over-mystery-of-missing-girl

  • Caso Orlandi, Pietro: “Non chiedo scusa su Wojtyla, lui sapeva la verità su Emanuela e ha taciuto”

    Caso Orlandi, Pietro: “Non chiedo scusa su Wojtyla, lui sapeva la verità su Emanuela e ha taciuto”

    “Non mi scuso per le frasi su Giovanni Paolo II perchè non ho offeso mai nessuno, ho ritenuto opportuno fare ascoltare un audio, poi che io abbia detto quella frase, che Wojtyla usciva di nascosto, è una frase che dicevano tutti quanti, non era considerata una cosa grave però qualcuno ha voluto legare questa situazione alle parole di questo componente della banda della Magliana”.

    Lo dice Pietro Orlandi, fratello della 15enne scomparsa nel giugno del 1983, intervistato da “Verissimo”, tornando sulla bufera innescata dalle sue dichiarazioni sulle uscite notturne del papa polacco dopo l’audizione col promotore vaticano.

    “Io sono sempre stato convinto che lui sapesse che cosa era successo a Emenuela, ricordo quando venne a casa da noi e ci parlò di terrorismo internazionale, ci assicurò che avrebbe fatto il possibile ma poi permise al silenzio e all’omertà di calare su questa vicenda, ha mantenuto il silenzio fino alla fine, così è successo per Ratzinger e Papa Francesco lo ha fatto per dieci anni, forse ora hanno capito che il silenzio non è servito, questi 40 anni passati non posso però dimenticarli e la parola perdono l’ho cancellata dal vocabolario”.

    “Quando sento la dichiarazione del segretario di Stato, Parolin – ha quindi aggiunto – sono contento che dica che con questa inchiesta dobbiamo fare chiarezza per una madre che soffre, ma questa madre adesso ne ha 93 di anni e in questi 40 anni non mi sembra che nessuno si sia stracciato le vesti per lei”.

    “Emanuela è stata rapita e portata a Londra”

    “Quando sono usciti quei documenti”, prosegue Orlandi a proposito della pista del rapimento di Emanuela e del suo trasferimento a Londra,  “tutti li hanno bollati come falsi, ridicoli, anche il Vaticano però non mi hanno mai risposto alla domanda come mai stavano in una cassaforte della Prefettura degli Affari economici. Non ho abbandonato quella pista, credo che Emanuela sia stata portata là e più che la Banda della Magliana c’entra Renatino De Pedis, Emanuela è stata presa per ricattare qualcuno, De Pedis è stato utilizzato come manovalanza”.

    “Io ci credo al passaggio raccontato dalla Minardi – continua sulle dichiarazioni di Sabina Minardi nella serie documentario di Netflix “Vatican girl” -, in quel momento era stata consegnata al Vaticano, poi se un abuso abbia avuto luogo potrebbe essere stato per creare l’oggetto di un ricatto”.

    “Se il  Vaticano volesse l’inchiesta durerebbe pochissimo”

    Orlandi ha esordito nella trasmissione affermando che per lui Emanuela “è viva”, “la sento viva”. “Il Vaticano – ha infine accusato – da 40 anni fa di tutto per evitare che la verità possa uscire altrimenti non mi posso spiegare tutti i comportamenti di questi 40 anni”. L’inchiesta aperta dai ‘pm’ d’Oltretevere, comunque, “io l’ho presa come cosa positiva – afferma -, da qualche parte dovrà portarci, questa inchiesta secondo me potrebbe durare pochissimo perchè io l’ho sempre detto, con un pò di buona volontà potrebbero farla durare pochissimo”.

    “Mia madre mi chiede sempre: ‘Hai trovato Emanuela’”

    “Quando vado a trovare mia madre lei mi chiede sempre ‘ma allora Emanuela l’hai trovata?’ Lei aspetta sempre la bella notizia, che prima o poi arriverà, sono sempre ottimista” ha aggiunto. Quanto al presunto dossier, Pietro Orlandi ha affermato: “Lo vide il cameriere del Papa, Paolo Gabriele che era amico mio, e lo stesso padre Georg lo disse al mio avvocato, le disse ‘il dossier c’è ma sta in segreteria di Statò, quindi quando ora dice che lui non ce l’ha è vero”.

    https://roma.repubblica.it/cronaca/2023/04/30/news/emanuela_orlandi_pietro_accuse_pedofilia_wojtyla-398225570/