Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Lorenzo Ghizzoni

  • Liberaci dal male: le vittime della pedofilia nella Chiesa

    Liberaci dal male: le vittime della pedofilia nella Chiesa

    Mentre in Vaticano si prepara il summit sugli abusi sessuali che inizierà il 21 febbraio, il Venerdì ha cercato le vittime che accusano la Chiesa. A cominciare dagli ex bambini del coro di Ratisbona, in Germania, dove nell’arco di settant’anni, dal 1945 al 2015, si è consumato il più grande scandalo della Chiesa tedesca, con oltre cinquecento casi di violenze documentati. «Tuttora c’è chi mi chiama traditore e ricevo lettere di insulti» ha raccontato a Tonia Mastrobuoni Udo Kaiser, entrato nel coro a sei anni, nel 1956, e oggi in prima fila nel denunciare gli abusi. Adesso nella scuola la musica è cambiata e il maestro del coro Roland Büchner si schiera con le vittime: «Per fortuna hanno avuto coraggio e hanno insistito finché la verità non è emersa». Ma altrove non è andata nello stesso modo. E, come racconta dall’Argentina Paolo Galassi, c’è chi reclama ancora giustizia. Julieta Añazco, che nel Paese di Bergoglio guida la rete dei sopravvissuti agli abusi ecclesiastici, accusa la Chiesa di screditare le vittime e di fare di tutto per evitare che si svolgano i processi e mette i guardia la curia: «Se il Papa un giorno tornerà in Argentina, non staremo in silenzio».

    E in Italia? Un rapporto della rete L’Abuso ha censito 140 casi di religiosi condannati dai tribunali civili. «Ma le diocesi sono tante e poche hanno affrontato la quesione pedofilia con sistematicità» ha detto Hans Zollner, membro della Commissione vaticana contro gli abusi. Oggi però, scrive Andrea Gualtieri, la Chiesa prova a rompere il silenzio. Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo di Ravenna incaricato dal Papa di stilare le nuove direttive per le diocesi, anticipa che i vescovi non potranno più attenersi alle sole leggi del diritto canonico, ma dovranno rivolgersi alle forze di polizia: «Non possiamo cadere ancora nell’errore dell’insabbiamento». Poi, naturalmente, ci sono gli innocenti, i sacerdoti accusati ingiustamente, e Filippo Di Giacomo si chiede: «I vescovi convocati a Roma sapranno escogitare un sistema che ricordi ai giustizieri, con o senza tonaca, l’esistenza della presunzione di innocenza?».

    https://www.repubblica.it/venerdi/2019/02/14/news/liberaci_dal_male-219109513/?ref=RHPPBT-BO-I0-C4-P12-S1.4-T1

  • La Cei esclude le vittime all’interno degli organismi anti-pedofilia

    La Cei esclude le vittime all’interno degli organismi anti-pedofilia

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – I vescovi italiani non vogliono la presenza di vittime di abusi sessuali all’interno degli organismi di prevenzione e tutela che la Cei andrà a breve a costituire. Contrariamente a quello che ormai accade in tante altre conferenze episcopali dove il cammino per contrastare la piaga dei preti pedofili (spesso spostati da una parrocchia all’altra per non creare scandalo, come è avvenuto anche negli anni passati a Milano e a Napoli) ha scelto di non avvalersi di consulenze stabili di ex vittime che, grazie alla propria esperienza, potrebbero invece aiutare a sradicare meglio la mentalità opaca che finora ha portato all’insabbiamento di tanti casi.

    La Cei solo da pochissimo ha avviato l’iter per una Commissione nazionale presieduta dal vescovo di Ravenna-Cervia Lorenzo Ghizzoni, e creato un Servizio nazionale per la tutela dei minori. Alla vigilia dell’incontro mondiale in Vaticano di fine febbraio, tra tutte le conferenze episcopali, è stato finalmente reso noto il testo del regolamento che servirà da base per per contrastare il fenomeno e dare uniformità a tutto il territorio nazionale. L’organismo dovrà «consigliare e supportare la Cei, i vescovi e i superiori maggiori nella promozione della tutela dei minori e degli adulti vulnerabili». Inoltre dovrà «studiare e proporre contenuti informativi e formativi, oltre che strumenti operativi, per consolidare nelle comunità ecclesiali una cultura della tutela dei minori, per rafforzare la sicurezza dei luoghi ecclesiali frequentati dai minori, sensibilizzare tutti gli operatori pastorali e prevenire ogni forma di abuso». Non avrà alcun peso decisionale. Inoltre non fa esplicitamente riferimento all’apporto che le vittime potrebbero fornire.

    Sul tema all’interno dei vescovi si registrano spaccature. Recentemente il presidente dei vescovi calabresi, monsignor Vincenzo Bertolone ha chiesto di «rifuggire le strade che portano all’omertà».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/abusi_vescovi_pedofilia_papa_francesco_vaticano_cei-4270769.html

  • I vescovi italiani perfezionano le linee guida anti-abuso senza input da parte delle vittime

    I vescovi italiani perfezionano le linee guida anti-abuso senza input da parte delle vittime

    Claire Giangravè

    ROMA – Mentre il Vaticano si prepara ad ospitare un vertice internazionale dei vescovi a febbraio sull’abuso sessuale del clero, i vescovi italiani si stanno preparando attraverso la messa a punto di nuove linee guida per la protezione dei minori.

    “È un suggerimento iniziale immaginare una futura linea d’azione”, ha affermato padre Stefano Russo, Segretario generale della Conferenza episcopale italiana (CEI) nel corso di un evento stampa del 16 gennaio.

    “Vogliamo promuovere l’attenzione verso la protezione dei più vulnerabili”, ha aggiunto.

    Russo ha parlato a conclusione della riunione di gennaio del Consiglio permanente della CEI, 14-16 gennaio, che si è svolta sotto la direzione del suo presidente, il cardinale Gualtiero Bassetti di Perugia.

    Durante l’incontro, “ampio spazio”, si legge in un comunicato ufficiale, è stato dedicato ad affrontare e discutere le linee guida per la tutela dei minori richieste da Papa Francesco.

    Mentre le linee guida non saranno rese pubbliche fino a maggio, i vescovi hanno approvato la creazione di una struttura nazionale per consigliare il clero e i vescovi sulle migliori prassi in materia di abuso sessuale e ha nominato capo mons. Lorenzo Ghizzoni, presidente della commissione per la protezione dei minori della CEI.

    “È un processo sinodale”, ha detto Russo, “un viaggio che è certamente lungo, ma fatto con attenzione, in modo che questa struttura possa essere operativa in modo efficace”.

    Ci si aspettava che le vittime di abusi sessuali si incontrassero con la commissione durante il suo raduno, “ma abbiamo preferito spostarlo perché non c’era abbastanza tempo”, ha detto Russo.

    Invece, le vittime si incontreranno con Bassetti a febbraio, in vista della riunione del 21-24 febbraio dei capi delle conferenze episcopali di tutto il mondo. Le vittime dovranno aspettare fino a marzo per incontrare i membri del CEI, ha detto Russo.

    Il segretario generale ha spiegato che mentre le vittime non facevano parte del processo per la creazione delle linee guida o della struttura nazionale, i consulenti che fanno parte della commissione “non erano persone che parlano in modo astratto”.

    “Questi sono esperti che conoscono le vittime e tengono in considerazione la loro prospettiva”, ha detto Russo, aggiungendo che dal momento che molte delle vittime di abusi sessuali da parte del clero sono minorenni, dovrebbero essere protette e non inserite nella logistica della politica di determinazione.

    I portavoce dei sopravvissuti, tuttavia, hanno espresso il desiderio di essere coinvolti.

    “Conosco oltre 700 vittime di abusi sessuali adulti!”, Ha detto Francesco Zanardi, sopravvissuto all’abuso clericale e presidente di Rete L’Abuso, l’unica associazione di vittime di abusi clericali in Italia, in un’intervista a Crux. 16 gennaio.

    “Verremo subito!” Ha aggiunto.

    Il 20 dicembre, la sezione delle vittime e famiglia di Rete L’Abuso ha inviato una lettera a Bassetti, che può essere vista sul loro sito, offrendo la loro disponibilità per un incontro dopo che Francis ha chiesto a tutti i capi delle conferenze episcopali di incontrare le vittime prima del raduno di febbraio.

    “Non abbiamo ricevuto alcuna risposta”, ha detto Zanardi.

    A differenza degli Stati Uniti o dell’Australia, dove sono stati compiuti sforzi per capire quanto siano diffusi abusi sessuali da parte del clero, in Italia il numero delle vittime e la dimensione del fenomeno rimangono sconosciute.

    “Non sono in grado di dare alcun numero”, ha detto Russo ai giornalisti, aggiungendo che ciò è dovuto al fatto che “eventuali accuse canoniche vengono inviate alla Congregazione per la Dottrina della Fede”. La Santa Sede, ha aggiunto, ha inviato un questionario alla CEI chiedendo ulteriori dettagli su quanto sia diffuso l’abuso sessuale clericale in Italia.

    Da quando la crisi degli abusi clericali è scoppiata nel 2001, la Chiesa e le istituzioni italiane non hanno portato avanti alcuna documentazione sul numero di casi di abuso, processi canonici o civili e sopravvissuti.

    “Penseresti che i preti pedofili non esistano in Italia!” ha detto Zanardi.

    Sul suo sito internet, Rete L’abuso conta oltre 800 presunte vittime di abusi clericali e 17 cliniche per preti pedofili nel paese. “È assurdo che ne teniamo traccia e lo stato no”, ha aggiunto il sopravvissuto, “soprattutto considerando ciò che sta accadendo nel resto del mondo”.

    Zanardi ha detto che in Cile e in Argentina, dove gli scandali degli abusi clericali hanno scosso la chiesa locale, l’opinione pubblica ha reagito con forza e stimolato i governi ad agire.

    “Abbiamo una situazione drammatica qui in Italia”, ha detto, e “non c’è una coscienza civile sulla questione”.

    “Diciotto anni dopo, gli scandali si sono interrotti, il problema è ancora irrisolto “, continua Zanardi. “Quanti ne abbiamo sacrificati in questi diciotto anni?”

    Pubblicazioni cattoliche e laiche italiane riportano spesso gli scandali di abusi che si svolgono altrove, ma secondo gli esperti sul campo ci sono anche molti casi che si verificano nel cortile del papa che non fanno notizia.

    “Le vittime di abusi da parte del clero sono molte in Italia”, ha detto padre Fortunato Di Noto, una sorta di Steve Wozniak italiano nella lotta globale contro lo sfruttamento sessuale dei minori, da quando ha raccolto il suo computer per denunciare abusatori nel 1989.

    “Attendono una chiara risposta operativa che va oltre il meccanismo di protezione di noi stessi senza proteggere gli altri”, ha detto a Crux in un’intervista del 16 gennaio.

    Di Noto ha fondato la sua organizzazione no-profit, Meter, nella sua parrocchia nel 1995 con alcuni fedeli interessati. Negli ultimi 12 anni si sono rivelati essenziali in oltre 23 indagini di polizia nazionali e internazionali, portando a oltre 300 arresti e segnalando preoccupazioni per più di 23.000 religiosi e laici accusati di abusare di minori.

    Mentre il sacerdote ha dichiarato di essere “sempre fiducioso nell’impegno della Chiesa in Italia, che ha compiuto alcuni passi importanti” nella lotta agli abusi sessuali, “il problema sta nella mancanza di coordinamento”, ha affermato.

    Di Noto ha detto che Francesco ha detto tutto quando ha indicato il clericalismo e l’elitarismo come le malattie che sono alla base della crisi degli abusi sessuali nella Chiesa, sottolineando che tutti i membri del clero sono innanzitutto e soprattutto battezzati fedeli che rinunciano a Satana.

    “Sono convinto che non sia così vero quando diciamo che siamo dalla parte delle vittime”, ha detto il sacerdote con una prospettiva globale, citando il rapporto dell’Unione europea secondo cui oltre 18 milioni di minori sono vittime di abusi nel Vecchio Continente.

    “Stiamo ancora discutendo nel 2019 se i cristiani dovrebbero proteggere i bambini!”, ha aggiunto.

    Secondo il sacerdote, non dovrebbero essere sacerdoti o vescovi che dirigono queste commissioni sugli abusi sessuali nella Chiesa. “Dovrebbero esserci donne, laici, religiose e vittime”, ha detto, “e uomini di buona volontà disposti ad applicare le regole”.

    Di Noto ha detto che questa visione riflette il sentimento della “Lettera al popolo di Dio” di Francesco nell’agosto 2018. “Non dobbiamo creare professionisti nella lotta contro la pedofilia”, ha detto, “dobbiamo creare un coscienza concreta. “

    Il vero pericolo per la Chiesa è nella sua “frammentazione e eccessiva burocratizzazione”, ha aggiunto, in cui le soluzioni non sono chiare, le azioni sono posticipate e le vittime scivolano in basso nella lista delle priorità.

    “Essere da parte delle vittime è una passione e una scelta”, ha detto Di Noto, prima di concludere che “è stato fatto molto, ma c’è ancora molto da fare”.

    (traduzione con Google)

    https://cruxnow.com/church-in-europe/2019/01/17/italian-bishops-refine-anti-abuse-guidelines-without-victim-input/

  • Sempre niente di niente dai nostri vescovi sulla pedofilia del clero. Solo belle parole. Fino a quando questa  difesa dell’istituzione?

    Sempre niente di niente dai nostri vescovi sulla pedofilia del clero. Solo belle parole. Fino a quando questa difesa dell’istituzione?

    Avevamo chiesto cose precise, ragionevoli e di buon senso per la tanto attesa assemblea straordinaria dei vescovi conclusasi oggi, il cui punto veramente più importante all’ordine del giorno era quello della pedofilia del clero, essendo le questioni relative al Messale Romano e alla traduzione del Padre Nostro già praticamente decise. Si trattava di prendere atto della gravità della situazione anche in Italia, di esprimere un pentimento collettivo per la prassi diffusa di proteggere il prete pedofilo, di organizzare atti penitenziali importanti,  di istituire una struttura di indagine per il passato e di monitoraggio per l’oggi (come fatto da altri episcopati), di modificare le Linee Guida del 2012 (corrette nel 2014) che i vescovi si erano date, prevedendo l’obbligo di denuncia alla magistratura del prete pedofilo, l’istituzione di un’autorità indipendente in ogni diocesi che accogliesse e ascoltasse le vittime che poi avrebbero dovuto essere supportate in ogni modo.

    Il documento conclusivo, diffuso oggi, parla genericamente di “priorità ai ragazzi feriti e alle loro famiglie”. Poi più niente. Nessun intervento di quelli ipotizzabili come urgenti e necessari è stato deciso. Ci sono un po’di buone intenzioni che appaiono solo belle parole alla luce della gravità del problema e della situazione. Il Card. Bassetti aveva detto che sarebbero state modificate le Linee Guida, che fanno acqua da tutte le parti. Invece tutto è stato rinviato alla prossima primavera. La Commissione ad hoc (di cui si sa ben poco), presieduta dal vescovo di Ravenna Mons. Lorenzo Ghizzoni, non ha concluso niente di significativo, a quanto sembra. Ma più si prende tempo, più la situazione peggiora e la credibilità su questa questione dell’episcopato diminuisce. C’è ancora chi pensa che la questione nel nostro paese sia sopravalutata o che sia la conseguenza di un attacco dei “laicisti”?  Oppure non c’è accordo se e come  rovesciare veramente le prassi che hanno protetto il sistema clericale per troppo tempo? Troppi vescovi si sentono coinvolti direttamente e temono di dover aprire gli archivi? L’esempio di quanto hanno cercato di fare molti altri episcopati è stato ignorato.

    E’ stato istituito un “Servizio nazionale per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili” con scopi di formazione, prevenzione e consulenza a disposizione dei vescovi.  Si è anche deciso di trovare referenti in ogni diocesi per un percorso di formazione sul problema. Sono interventi d’apparato che potranno forse avere efficacia sui tempi lunghi ma che hanno ben poco a che fare col problema vero, quello dei fatti di ieri e di oggi, quello della confessione collettiva del peccato, quello del venire incontro con azioni concrete di ascolto e di riconoscimento dell’ingiustizia  subita nei confronti di chi ha sofferto, magari in un lontano passato, per le violenze subite. E poi chi parteciperà a queste due iniziative? Le vittime saranno ascoltate? Abbiamo detto che senza una determinante  partecipazione femminile si può fare del tutto a meno di interventi a livello centrale o diocesano di ogni tipo. Se non si rovescia la mentalità maschilista che trasuda da tutti i pori delle strutture della nostra Chiesa non se ne viene fuori soprattutto su problemi così delicati. E poi i tanti bravi preti, che sono in difficoltà per i comportamenti di certi  loro confratelli e di molti dei loro vescovi, dovrebbero alzare la voce.

    Roma, 15 novembre 2018                      NOI SIAMO CHIESA

  • La Chiesa cattolica italiana sta negando gli scandali sugli abusi sessuali del clero?

    La Chiesa cattolica italiana sta negando gli scandali sugli abusi sessuali del clero?

    Finora, il paese con il maggior numero di preti cattolici al mondo – l’Italia – è stato risparmiato da uno scandalo di sacerdoti pedofili. L’anomalia potrebbe riflettere l’incapacità di Papa Francesco di ripulire la Chiesa – o la riluttanza della società italiana ad affrontare la questione.

    Alvise Armellini and Lena Klimkeit

    Roma (dpa) – I preti pedofili – e la tendenza della Chiesa a coprire i loro crimini – hanno generato la più grave crisi del pontificato di Papa Francesco di cinque anni.

    Gli scandali di abusi sessuali sono emersi negli Stati Uniti, in Cile, in Germania, in Australia e altrove. Ma in Italia – il paese che circonda il Vaticano – la situazione è tranquilla.

    Com’è possibile che un paese che ospita 35.000 preti cattolici – più di ogni altra nazione al mondo – non abbia dovuto affrontare un singolo scandalo internazionale per gli abusi sessuali del clero?

    “La chiamo crisi globale, [ma] sembra che non sia una crisi italiana – eppure,” Matthias Katsch, un membro tedesco di Ending Clergy Abuse (ECA), un gruppo di pressione internazionale, ha dichiarato a Roma il 2 ottobre.

    Il giorno dopo aver parlato, un gruppo di circa trenta sopravvissuti agli abusi del clero italiano ha inscenato una protesta nei pressi della Cattedrale di San Pietro.

    Alessandro Battaglia, 22 anni, era uno di loro. A 15 anni è stato abusato dal suo parroco, padre Mauro Galli, che il mese scorso è stato condannato a 6 anni e quattro mesi di reclusione.

    “Gli ho affidato la mia vita, gli ho parlato di cose di cui non avrei parlato con i miei genitori, i miei amici e mi ha distrutto la vita”, ha detto Battaglia a dpa.

    Ex-boy scout e attivista parrocchiale della periferia di Milano, Battaglia ha dichiarato di aver tentato il suicidio più volte e di aver perso due anni di scuola e la sua fede cattolica a causa dell’abuso.

    Ha detto che la sua famiglia ha cercato una condanna penale contro Galli dopo aver compreso che i superiori cattolici, dei quali inizialmente si sono fidati nel trattare il caso, si sono dimostrati riluttanti a prendere provvedimenti efficaci.

    Dopo che il caso di Galli fu riferito al vescovo locale, il sacerdote fu trasferito in una parrocchia vicina. Ma invece di essere tenuto lontano dai bambini, è stato lasciato a gestire quattro oratori giovanili cattolici, ha detto Battaglia.

    Battaglia era particolarmente arrabbiato con papa Francesco perché promosse l’arcivescovo di Milano, il funzionario della chiesa che aveva a che fare con Galli, monsignor Mario Delpini.

    Il giorno in cui Battaglia prese parte alla protesta di Roma, Francesco aprì un vertice di vescovi cattolici, o sinodo, che avrebbe dovuto discutere di questioni giovanili, compresa la protezione dell’infanzia.

    Ma Battaglia e i suoi coetanei, che indossavano magliette con slogan come “Abusato a 9 anni” e “Rompete il muro di omertà del Vaticano”, non sono riusciti a dare un’impressione. Le persone hanno camminato casualmente per la loro manifestazione, la polizia li ha allontanati dal Vaticano, e le loro rimostranze si sono appena registrate nei media italiani.

    Rete l’Abuso, il gruppo delle vittime che ha organizzato la protesta, ha detto che il sistema giudiziario italiano ha trattato circa 300 casi di preti e suore predatori e ha accumulato 150-170 condanne dall’inizio degli anni 2000.

    Un numero simile di preti – circa 250 – sono stati implicati nel Boston Globe che ha denunciato lo scandalo clandestino del 2002 per il clero degli abusi sessuali negli Stati Uniti, che è stato in seguito rappresentato nel film premio Oscar “Spotlight”.

    In Italia, il problema è per lo più limitato alle notizie locali.

    “Non avremo mai un caso ‘Spotlight’, o almeno lo vedremo come molto, molto, molto, remoto”, ha detto Francesco Zanardi, fondatore di Rete l’Abuso, all’evento di Roma in cui ha parlato anche Katsch.

    Secondo Emiliano Fittipaldi, un giornalista investigativo che ha pubblicato due libri sugli scandali vaticani, la situazione italiana è un riflesso del fallimento di Francesco nel ripulire la chiesa.

    “Non ha cambiato nulla, al contrario: ha sistematicamente promosso vescovi e cardinali insabbiatori”, ha detto.

    Fittipaldi ha citato i cardinali George Pell, Oscar Maradiaga, Francisco Errazuriz e Luis Ladaria, che hanno tutti posti di lavoro vaticani e si trovano ad affrontare abusi o accuse di insabbiamento.

    Alcune figure della chiesa hanno puntato il dito contro la Chiesa cattolica italiana. Uno è Hans Zollner, un sacerdote tedesco e esperto di protezione dell’infanzia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma.

    “L’Italia non ha ancora vissuto un momento di verità sull’abuso sessuale e sullo sfruttamento del potere nel passato”, ha detto Zollner al SIR, un’agenzia di stampa della Conferenza episcopale italiana (CEI), in agosto.

    In una successiva intervista con dpa, Zollner ha dichiarato di sospettare che la società italiana nel suo insieme – non solo la sua Chiesa cattolica – stia negando le questioni dell’abuso sessuale.

    Come prova, Zollner ha sottolineato che il movimento #MeToo non ha avuto successo in Italia, e all’indulgenza generale riservata all’ex premier Silvio Berlusconi, che è stato processato per adescamento sessuale di una prostituta minorenne nel famigerato affare “bunga bunga””. Berlusconi è stato assolto in appello per mancanza di prove e rimane politicamente attivo.

    “Se vogliamo parlare della situazione all’interno della Chiesa [italiana], dovremmo anche considerare la situazione nella società nel suo insieme, dove un ex capo di governo è stato accusato di abusare di minori”, ha detto Zollner.

    In un’implicita ammissione dell’inadeguatezza dello status quo, la CEI sta lavorando per rafforzare le sue linee guida contro gli abusi sui minori, per includere una maggiore attenzione alla prevenzione.

    Ciò che ha detto Zollner “è un incentivo per la CEI ad andare avanti”, ha detto a dpa il vescovo di Ravenna Lorenzo Ghizzoni, che siede sul pannello che sta riformulando le linee guida.

    Ma è improbabile che i vescovi italiani pubblichino dati sugli abusi passati o introducano la segnalazione obbligatoria dei presunti sacerdoti predatori alle autorità italiane, come richiesto dagli attivisti anti-abuso.

    Nel frattempo, i politici stanno prestando scarsa attenzione al problema.

    Giuseppe ‘Pippo’ Civati, un ex parlamentare di sinistra, lo scorso anno ha presentato una mozione parlamentare sollecitando il governo a fare pressioni sul Vaticano sulla questione della segnalazione obbligatoria. “Nessuno ci ha supportato su questo”, ha detto Civati.

    “Presto o tardi, esploderà uno scandalo”, predisse Fittipaldi, il giornalista. “È difficile curare la ferita se non la pulisci prima.”

    (traduzione con Google)

    http://www.dpa-international.com/topic/italy-catholic-church-denial-clergy-sex-abuse-scandals-181014-99-360920

    Is Italy’s Catholic Church in denial on clergy sex abuse scandals?

    So far, the country with the world’s largest number of Catholic clergy – Italy – has been spared a major paedophile priest scandal. The anomaly may reflect Pope Francis’ failure to clean up the Church – or Italian society’s reluctance to confront the issue.

    Alvise Armellini and Lena Klimkeit

    Rome (dpa) – Paedophile priests – and the Church’s tendency to cover up their crimes – have spawned the most serious crisis of Pope Francis’ five-year pontificate.

    Sex abuse scandals have surfaced in the United States, Chile, Germany, Australia and elsewhere. But in Italy – the country that surrounds the Vatican – the situation is quiet.

    How is it possible that a country hosting 35,000 Catholic priests – more than any other nation in the world – has not had to weather a single international clergy sex abuse scandal?

    “I call it a global crisis, [but] it seems it is not an Italian crisis – yet,” Matthias Katsch, a German member of Ending Clergy Abuse (ECA), an international advocacy group, said in Rome on October 2.

    The day after he spoke, a group of about 30 Italian clergy sex abuse survivors staged a protest in the vicinity of St Peter’s Cathedral.

    Alessandro Battaglia, 22, was one of them. When he was 15, he was abused by his parish priest, Father Mauro Galli, who last month was sentenced to 6 years and four months’ imprisonment.

    “I entrusted my life to him, I talked to him about things that I would not talk about with my parents, my friends. And he destroyed my life,” Battaglia told dpa.

    A former boy scout and parish activist from the outskirts of Milan, Battaglia said he attempted suicide several times and lost two years of school and his Catholic faith as a result of the abuse.

    He said his family sought a criminal conviction against Galli after realizing that the Catholic higher-ups they initially trusted to deal with the case proved unwilling to take effective action.

    After Galli’s case was reported to the local bishop, the priest was moved to a nearby parish. But rather than being kept away from children, he was left running four Catholic youth clubs, Battaglia said.

    Battaglia was especially angry with Pope Francis because he promoted the church official who dealt with Galli, Monsignor Mario Delpini, to Archbishop of Milan.

    On the day that Battaglia took part in the Rome protest, Francis opened a summit of Catholic bishops, or synod, that was due to discuss youth issues, including child protection.

    But Battaglia and his peers, wearing t-shirts with slogans such as “Raped at 9 years of age” and “Break the Vatican’s code of silence” failed to make an impression. People casually walked by their demonstration, police pushed them further away from the Vatican, and their grievances barely registered in the Italian media.

    Rete l’Abuso, the victims’ group that organized the protest, said the Italian justice system has treated about 300 cases of predator priests and nuns and netted 150-170 convictions since the early 2000s.

    A similar number of priests – about 250 – were implicated in the Boston Globe’s expose of the landmark 2002 clergy sex abuse cover-up scandal in the United States, which was later depicted in the Oscar-winning film “Spotlight.”

    In Italy, the issue is mostly confined to local news.

    “We will never have a ‘Spotlight’ case, or at least I see it as very, very, very, remote,” Francesco Zanardi, founder of Rete l’Abuso, said at the Rome event where Katsch also spoke.

    According to Emiliano Fittipaldi, an investigative journalist who has published two books on Vatican scandals, the Italian situation is a reflection of Francis’ failure to clean up the church.

    “He has not changed anything, on the contrary: he has systematically promoted cover-up bishops and cardinals,” he said.

    Fittipaldi mentioned cardinals George Pell, Oscar Maradiaga, Francisco Errazuriz and Luis Ladaria, who all have Vatican top jobs and face abuse or abuse cover-up accusations.

    Some church figures have pointed a finger against the Italian Catholic Church. One is Hans Zollner, a German priest and child protection expert at Rome’s Pontifical Gregorian University.

    “Italy has not yet experienced a moment of truth about sexual abuse and the exploitation of power over the past,” Zollner told SIR, a news agency of the Italian Bishops’ Conference (CEI), in August.

    In a later interview with dpa, Zollner said he suspected that Italian society as a whole – not just its Catholic Church – was in denial about sex abuse issues.

    As evidence, Zollner pointed to the #MeToo movement failing to gain traction in Italy, and to the general indulgence reserved for former premier Silvio Berlusconi, who was tried for soliciting sex from an underage prostitute in the notorious “bunga bunga” affair. Berlusconi was acquitted on appeal for lack of evidence and remains politically active.

    “If we want to talk about the situation inside the [Italian] Church, we should also look at the situation in society as a whole, where an ex-head of government has been accused of abusing minors,” Zollner said.

    In an implicit admission of the inadequacy of the status quo, CEI is working to strengthen its guidelines against child abuse, to include a stronger focus on prevention.

    What Zollner said “is an incentive for CEI to move forward,” Ravenna Bishop Lorenzo Ghizzoni, who sits on the panel that is redrafting the guidelines, told dpa.

    But Italian bishops are unlikely to publish data about past abuses or introduce the mandatory reporting of suspected predator priests to Italian authorities, as requested by anti-abuse campaigners.

    Meanwhile, politicians are paying scant attention to the problem.

    Giuseppe ‘Pippo’ Civati, a left-wing former lawmaker, last year filed a parliamentary motion urging the government to put pressure on the Vatican on the mandatory reporting issue. “Nobody supported us on this,” Civati said.

    “Sooner or later, a scandal will explode,” Fittipaldi, the journalist, predicted. “It’s hard to heal the wound if you don’t clean it up first.”

    http://www.dpa-international.com/topic/italy-catholic-church-denial-clergy-sex-abuse-scandals-181014-99-360920

  • “Lo scandalo più grande sarebbe coprire la verità”. I Vescovi lanciano una tre giorni per contrastare gli abusi sessuali e la pedofilia in Italia

    “Lo scandalo più grande sarebbe coprire la verità”. I Vescovi lanciano una tre giorni per contrastare gli abusi sessuali e la pedofilia in Italia

    By Maria Antonietta Calabrò – “Il Vangelo dice che è bene che avvengano gli scandali purché si manifesti la verità perché alla fine lo scandalo più grande sarebbe quello di coprire la verità”. Il cardinale Gualtiero Bassetti, in un’intervista a Tv2000, la televisione della Conferenza episcopale italiana in occasione della messa per i 50 anni dalla morte di San Pio celebrata domenica sera a San Giovanni Rotondo, alla presenza del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha affrontato il tema degli abusi sessuali del clero.

    “Gli scandali nella Chiesa – ha proseguito – ci sono sempre stati e certamente oggi si sono manifestati attraverso i mezzi della comunicazione che una volta non erano così efficaci nella loro crudezza. Sono successe veramente delle cose terribili che fanno accapponare la pelle. Davanti a tutto questo esprimiamo la nostra condanna come la esprimerebbe il Signore”.

    Anche la Chiesa italiana si trova dunque ad affrontare la crisi della pedofilia che sta scuotendo il Vaticano e i fedeli cattolici in ogni parte del mondo (dal Cile, agli Stati Uniti, all’Argentina, il cui caso, che chiama in causa ancora una volta Papa Francesco, è arrivato questa settimana sulla copertina di Der Spiegel) .

    E’ per questo che Bassetti aprendo i lavori del i lavori del Consiglio Episcopale Permanente della Cei(Roma, 24-26 settembre) ha sottolineato ” l’impegno rigoroso a fare dei nostri ambienti luoghi sicuri dove non trovi cittadinanza alcuna forma di abuso”. Già lo scorso anno anno infatti è stata istituita in seno alla CEI, una Commissione per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili, guidata da monsignor Lorenzo Ghizzoni : lo scopo quello di migliorare le precedenti Linee guida sul fronte della prevenzione e della formazione (2014). E giovedì sapremo quali saranno i cambiamenti.

    Modifica del Trattato del Laterano? Dalle Alpi alla Sicilia, i fatti di cronaca pullulano di notizie riguardanti abusi da parte del clero su minori anche in Italia. Non abusi cosiddetti “storici”, risalenti cioè a molti decenni fa, ma crimini più recenti, che hanno coinvolto preti e religiosi, e in qualche caso vescovi ( per aver coperto i fatti) .

    Così il caso di don Mauro Galli (dicembre 2011) , un giovane sacerdote milanese. Oppure l’arresto quest’estate (2018) in Sicilia per abusi nei confronti di sei ragazze di un anziano animatore di un gruppo laico ad Acireale, dove l’arcivescovo ha dovuto creare una commissione d’indagine per esaminare tutti gli aspetti “ecclesiastici, morali e dottrinali della vicenda”.

    In Italia, la situazione, dal punto di vista giuridico è complicata dal fatto che in base al Trattato del Laterano, le gerarchie ecclesiastiche non hanno – a differenza dagli Stati Uniti a partire dal 2002 – alcun obbligo di denuncia dei crimini di cui sono venuti a conoscenza. Tanto che la Commissione dell’Onu contro la Tortura a Ginevra nel maggio 2014, ha sollecitato la revisione dei Concordati nazionali (come quello italiano) nella parte in cui sollevano la gerarchia da quest’obbligo: una disposizione che aveva senso ai tempi del regima fascista, ma che oggi può provocare il mancato perseguimento da parte dell’autorità civili di crimini odiosi come pedofilia e pedopornografia.

    Dopo sentenza del Consiglio di Stato, fuga dall’ora di religione? Bassetti ha sottoposto all’attenzione dei vescovi italiani anche una recente sentenza del Consiglio di Stato dello scorso 30 luglio, che riconosce come legittima la richiesta di modificare in qualsiasi momento dell’anno scolastico la scelta di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica. ” È facile immaginare come una simile opportunità possa provocare – per le motivazioni più banali ha sottolineato – un rapido calo delle scelte di avvalersi, con un conseguente grave indebolimento della credibilità dell’IRC, che finora ha potuto contare proprio su un elevato tasso di adesione”.

    Il nuovo segretario della CEI. Entro giovedì prossimo, Bassetti sottoporrà al Papa una lista di nomi di vescovi tra cui scegliere il nuovo segretario generale della CEI in sostituzione di monsignor Nunzio Galantino che prima dell’estate è stato nominato dal Papa presidente dell’APSA , l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica.

    https://www.huffingtonpost.it/2018/09/24/lo-scandalo-piu-grande-sarebbe-coprire-la-verita-i-vescovi-lanciano-una-tre-giorni-per-contrastare-gli-abusi-sessuali-e-la-pedofilia-in-italia_a_23540321/

  • Pedofilia del clero in Italia: il vero problema sono I vescovi. Documento del movimento Noi Siamo Chiesa

    Pedofilia del clero in Italia: il vero problema sono I vescovi. Documento del movimento Noi Siamo Chiesa

    “Noi Siamo Chiesa”, con l’allegato documento, dà un contributo, dalla base della Chiesa cattolica, sul problema della pedofilia del clero nel nostro paese, rispondendo alla richiesta di papa Francesco di attivarsi contenuta nella sua  “Lettera al Popolo di Dio” del 20 agosto.

    “Noi Siamo Chiesa” ritiene che i vescovi italiani siano gravemente responsabili per una situazione diversa da tutte le altre dove il problema è esploso e dove delle iniziative sono state prese nella Chiesa. I vescovi in Italia infatti non riconoscono il fenomeno nella sua gravità e non organizzano quanto dovrebbero fare da subito (monitoraggio della situazione, interventi a favore delle vittime ed autorità indipendenti per il loro ascolto, atti penitenziali collettivi, modifiche alle regole che si sono date che tengono a proteggere il sistema ecclesiastico e a non prevedono l’obbligo di denuncia alla magistratura).

    Il Consiglio Episcopale Permanente della CEI , che si riunisce lunedì,dovrebbe prendere decisioni urgenti per dare una svolta radicale alla linea tenuta fino ad ora. Un gruppo di lavoro sul problema, interno alla CEI e costituito un anno fa, non può essere considerato in alcun modo un intervento significativo e sufficiente.

    “Noi Siamo Chiesa” propone che in ognuna delle forme di intervento auspicate sia garantita una presenza femminile paritetica a quella maschile.

    Roma, 21 settembre 2018                                                                          NOI SIAMO CHIESA

    1. Oggi don Mauro Galli, della diocesi di Milano, è stato condannato a sei anni e quattro mesi

     

    Rispondiamo alla “Lettera al Popolo di Dio” di papa Francesco:  il vero problema sono i vescovi per quello che pervicacemente si ostinano a non fare.

    Siamo in ritardo nelle azioni e sanzioni necessarie sulla questione della pedofilia del clero, ha detto papa Francesco nella sua “Lettera al Popolo di Dio” del 20 agosto. Ora “ciascun battezzato si senta coinvolto nella trasformazione ecclesiale e sociale  di cui abbiamo tanto bisogno”. Prendiamo in parola questo insolito appello e cerchiamo di dire pane al pane e vino al vino su una  questione sulla quale la base cattolica non può che interloquire con le  strutture del potere ecclesiastico, perché sono esse, ed esse sole, le responsabili della situazione. Ci sembra che quanto ha detto Gesù sullo scandalo ai  piccoli (Mt 18,6)  è ancora  scritto  nel Vangelo!

    Diamo per  ben conosciute le informazioni e gli interventi di ogni tipo che hanno percorso e scosso l’universo cattolico da tempo, ma particolarmente in queste ultime settimane.

    Quello che i vescovi italiani non hanno fatto fino ad ora:

    • non hanno voluto riconoscere la gravità  della situazione anche nel nostro paese ed hanno continuato a prendere tempo, usando in troppe occasioni solo belle parole. Nel 2002 la CEI definiva il fenomeno “talmente minoritario da non meritare un’attenzione specifica”. Poi si parlò anche di “complotto laicista”! Da allora ogni decisione è stata presa al traino degli input del Vaticano, a partire dalle “Linee Guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici” del 2012 (1). Tutto ciò ha portato alla logica de “il problema non è grave come altrove” e, comunque, “il vescovo è il supremo responsabile in ogni diocesi” scaricando così la questione o sul Vaticano o sul singolo  Tra le campagne organizzate dalla CEI in questi anni su tante questioni (unioni civili, testamento biologico, legge 40 ecc…) è mancata quella nei confronti dei preti pedofili; è sempre passata la linea di un facile giustificazionismo intrecciato con la logica, non evangelica, della difesa  dell’istituzione.
    • non hanno organizzato un monitoraggio continuativo e sistematico della situazione, caso unico in tutta Europa. A domanda Mons. Galantino ha candidamente confessato che la CEI non ha dati generali e ha invitato a documentarsi dalla stampa d’informazione.
    • non hanno mai pensato ad alcun intervento a favore delle vittime. Ad esse tutti i testi della CEI dedicano solo poche generiche parole. A scanso di possibili rischi (per timore della magistratura) il comma 2 del punto 6 delle citate Linee Guida recita “Nessuna responsabilità diretta od indiretta per gli eventuali abusi sussiste in capo alla S. Sede o alla CEI”. Ci si riferisce  con tutta evidenza a possibili rivendicazioni di tipo patrimoniale (2). Neanche lontanamente si è pensato ad interventi di tipo economico  e neppure ad aiuti, nelle forme opportune,  di tipo psicologico o di assistenza spirituale a favore di soggetti che hanno subito danni gravi le cui conseguenze, in genere, durano per decenni.   
    • non si rendono conto che le Linee Guida da loro approvate nel 2012 (e corrette nel 2014 dopo le osservazioni critiche del Vaticano) sostanzialmente difendono solo la loro casta clericale perché: non prevedono l’istituzione di strutture di accoglienza e di ascolto delle vittime che interagiscano col vescovo e con la magistratura. L’hanno fatto solo la diocesi di Bolzano nel 2010 e, in questi giorni, i vescovi dell’Emilia Romagna (3) ; non prevedono alcun intervento per controllare (od aiutare se del caso) il comportamento dei   226 vescovi; si appellano a  discutibili  norme di tutela  (codice di procedura penale, Concordato del 1984 e diritto canonico) (4) per blindare qualsiasi intervento esterno per ottenere dai vescovi e  dagli uffici dei vescovi informazioni o documenti (negli altri paesi la situazione è ben diversa); ricordano che il vescovo non ha l’obbligo giuridico di denuncia alla magistratura del prete pedofilo “salvo il dovere morale di contribuire al bene comune” (5). Una tale espressione appare risibile in sé per la sua genericità e  per la sua  inconsistenza ma soprattutto se confrontata col generale disinteresse per gli interessi generali della collettività (e per le vittime) dimostrato fino ad ora dalla scelta di dare sempre priorità alla copertura del prete pedofilo praticata in modo generalizzato dai vescovi italiani (6). L’assenza dell’obbligo giuridico dovrebbe essere sostituito da una, non ambigua, decisione dell’assemblea della CEI che obblighi i vescovi alla denuncia alla magistratura.
    • Non hanno mai preso in considerazione la necessità “dell’esercizio penitenziale della preghiera e del digiuno” come ha chiesto papa Francesco per espiare come “santo Popolo di Dio” il peccato di alcuni dei suoi membri in modo comunitario. In altri paesi ciò è stato già fatto in molte sedi ed occasioni (7).

    Quello che i vescovi potrebbero fare subito,  entro tre mesi

    Di fronte al riemergere ed all’aggravarsi del problema e dopo la “Lettera”  del papa del 20 agosto, dopo le informazioni dalla Pennsylvania, dalla Germania, dall’Olanda (e altre sono preannunciate) i vescovi dovrebbero condividere quello che ha suggerito il Padre Hans Zollner S.J. (responsabile del “Centro per la protezione dei minori” dell’Università Gregoriana) nell’intervista al “Corriere della Sera” del 22 agosto: “la Chiesa italiana capisca che rischiare una brutta figura adesso è meglio che farla tra qualche anno ed essere travolti dagli scandali” (8). Di conseguenza riteniamo doveroso che la CEI (a partire dal suo Consiglio Episcopale Permanente che si riunisce settimana prossima) faccia scelte operative sulla base dei punti sopraesposti in modo che gli interventi concreti ( monitoraggio, atti penitenziali, referenti per le vittime, riscrittura completa della Linee Guida ecc… ) possano essere tutti realizzati o in fase di realizzazione entro un anno. All’avvio della  sua presidenza della CEI il Card. Bassetti usò espressioni nuove, parlò di una Chiesa “un po’ pigra”, dalla “mentalità clericale”, “di laici cattolici che hanno molto da dire e da offrire al paese”. Le sue buone intenzioni sono state già neutralizzate od assorbite?

    Cosa si fa nel mondo

    I vescovi  dovrebbero  conoscere tutti i tentativi, in genere meritori, che tanti episcopati hanno organizzato negli ultimi  anni sul problema della pedofilia. Non c’è da vergognarsi nel fare tesoro delle esperienze altrui in situazioni simili o identiche perché –ce ne  accorgiamo ora- è stato generalizzato nella struttura ecclesiastica nel mondo  il sistema della copertura della pedofilia del clero (quasi una procedura standard, un atto dovuto). Esiste poi  il già citato “Centre for Child Protection” dell’Università Gregoriana, è quanto di meglio si possa trovare, ha già fatto incontri di riflessione e proposte al massimo livello italiano e internazionale. Bisogna poi sapere che le vittime sono riuscite ad organizzarsi. Da anni, a partire dagli USA, esiste il Survivor’s Network of Abused by Priests (SNAP). Si è  costituito l’anno scorso in giugno l’ Ending Clergy Abuse (ECA), coordinamento mondiale delle vittime, che ha concluso un incontro a Berlino questo 16 settembre e che interloquisce con l’Alto Commissariato dell’ONU per i diritti umani, che, a sua volta, ha aperto un’inchiesta sulla situazione italiana che sarà resa pubblica in gennaio. In Italia il sito www.reteabuso.org ha una forte caratterizzazione antagonistica; la sua documentazione e le sue denunce non possono però essere ignorate od archiviate sulla base del fatto che esso è fortemente  anticlericale.

    Basta un gruppo di lavoro che non si occupa del problema principale ed urgente?

    I vescovi non dovrebbero considerare in alcun modo soddisfatto il loro impegno sulla  questione della pedofilia del clero  con una ovvia e generica adesione alla “Lettera” del papa di agosto e con quanto sta facendo il Gruppo di lavoro istituito nel settembre 2017 dal Consiglio Episcopale Permanente della CEI e presieduto dal vescovo di Ravenna Mons.  Lorenzo Ghizzoni . Esso, per i pochi nomi conosciuti (9), è costituito da membri degli uffici centrali della CEI e  da esperti non indicati; non si ha notizie della presenza di vittime degli abusi (Galantino aveva assicurato che ci sarebbero state). Il gruppo di lavoro deve occuparsi solo di formazione e di  prevenzione, fornendo supporto alle diocesi. Ghizzoni (Avvenire del 23 agosto) ha parlato di una bozza di documento già elaborata da sottoporre poi a diverse fasi di discussione e di deliberazione (10). A prescindere dal modo di procedere (tutto interno, quasi clandestino) l’impegno nella formazione  è di lungo periodo, va fatto ovviamente ma presuppone, per essere credibile, una precedente radicale scelta di pulizia e di purificazione che riguardi il passato e che allontani il sospetto che questo Gruppo di lavoro sia soprattutto un modo informale  per prendere tempo, per darsi una qualche immagine (anche presso il Vaticano) senza mettere- come si usa dire- i piedi nel piatto. Non si pensi e non si dica che la CEI fa il suo dovere perché esiste questo nebuloso gruppo di lavoro! La prima formazione da fare, il primo vero ed efficace messaggio per seminaristi, educatori, preti e vescovi è quello di scoperchiare il mondo clericale di cui ha parlato il papa con azioni concrete riconoscendo che il problema, dopo quello degli abusi concreti  da parte dei preti, è costituito dall’ignavia e dal silenzio dai vescovi.

    La presenza femminile

    Infine, la questione dei preti pedofili non può essere posta come tutta interna a uomini maschi ed adulti, siano essi quelli che costituiscono il problema siano, invece, quelli che lo vogliono affrontare  correttamente. I soggetti deboli, anche per la minore età , sottoposti, non solo agli abusi sessuali ma anche a quelli “di potere e di coscienza” di cui ha parlato il papa dovrebbero incontrare  il volto femminile della Chiesa. In ogni forma di intervento tra quelle ipotizzate ci sia una presenza femminile, almeno paritetica con quella maschile, selezionata non in modo clericale ma in base alla capacità  di affrontare  queste  questioni  con la sapienza del cuore, come diceva papa Giovanni, e senza le preoccupazioni di tutelare il sistema ecclesiastico.

    Sentendoci, nel nostro piccolo, espressione di quel Popolo di Dio a cui si è rivolto papa Francesco invitando a farsi carico della grave questione perché “se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme (I Cor. 12,26)” pensiamo che le nostre considerazioni e proposte debbano fare  parte   degli orientamenti che la nostra Chiesa  dovrebbe assumere senza indugi.

    Roma,  21 settembre 2018                                                   NOI SIAMO CHIESA

    (1) Mons. Charles J. Scicluna, uomo di fiducia del papa sul problema della pedofilia, dal 2010 in poi è intervenuto più volte dicendo “Vedo ancora troppo diffusa nella chiesa italiana la cultura del silenzio”.

    (2) Altrove la situazione è ben diversa sotto molti aspetti. Per esempio, proprio in questi giorni la Conferenza episcopale svizzera ha stanziato 800.000 franchi  a favore delle vittime di abusi prescritti.

    (3) Essi istituiranno in ognuna  delle quindici diocesi una équipe, composta prevalentemente da professionisti laici, appositamente formati, che si occuperà della prevenzione degli abusi e dell’educazione necessaria ad arginare una piaga che mina la credibilità delle istituzioni ecclesiali. Queste équipes raccoglieranno anche denunce su casi sospetti di pedofilia perpetrati da preti, religiosi e laici impegnati nella pastorale.

    (4) Il comma 4 dell’art. 4 del Concordato del 1984  riprende  integralmente il testo dell’art. 7 del  Concordato del 1929,  che dice: «gli ecclesiastici non sono tenuti a dare a magistrati o ad altra autorità informazioni su persone o materie di cui siano venuti a conoscenza per ragione del loro ministero.” In questo modo si garantisce la completa  separazione ed indipendenza dell’ordinamento canonico.

    (5) Questa frase,  insignificante da una parte e “furba” dall’altra, fu aggiunta dalla CEI  alle Linee Guida nel marzo 2014 a seguito delle osservazioni critiche su questo punto espresse dal Vaticano che però chiedevano ben altro.

    (6) In una famosa intervista al “Giornale” dell’1-4-2010 il p.m. di Milano Pietro Forno, competente sui reati sessuali,  ha detto : “«Nei tanti anni in cui ho trattato l’argomento non mi è mai arrivata una sola denuncia, né da parte dei vescovi né da parte dei singoli preti e questo è un po’ strano». Forno aveva spiegato che «la lista dei sacerdoti inquisiti per reati sessuali non è corta», ma in nessun caso la denuncia è partita dall’ambiente ecclesiastico, bensì dai familiari delle vittime «dopo che si sono rivolti all’autorità religiosa e questa non ha fatto assolutamente niente». Una tale affermazione, mai contraddetta, è una vera e propria condanna senza appello della struttura ecclesiastica.

    (7) Tra quanto a nostra conoscenza: la Giornata di digiuno e preghiera dei vescovi francesi il 7 novembre 2016 a Lourdes, un triduo simile dei vescovi del Sud Africa nel dicembre 2016 e, particolarmente toccante, la funzione penitenziale dei vescovi svizzeri a Sion, sempre nel dicembre dello stesso anno.

    (8) Zollner continua “Mi preme di dire che l’Italia non ha ancora vissuto un momento di verità riguardo l’abuso sessuale e lo sfruttamento del potere per quanto riguarda il passato” e ancora “Mi auguro che le ultime settimane , con tante notizie sconvolgenti, abbiano aperto gli occhi e  il cuore anche alla Chiesa italiana e ai suoi responsabili per impegnarsi senza esitazione e in modo consistente in questa chiamata del Signore a tutto il Popolo di Dio”.

    (9) Tra chi partecipa al gruppo di lavoro l’unico nome di donna segnalatoci è quello di Anna Deodato. Da quello che sappiamo, sarà importante il suo contributo per il suo approfondimento del problema delle violenze nei confronti delle donne, soprattutto di quelle consacrate.

    (10) Se testi devono essere scritti, dopo aver rifatto le Linee Guida in vigore, suggeriamo un testo vincolante in cui ci si occupi solo delle vittime e in cui si preveda che esse siano riconosciute, ascoltate, difese, assistite e anche indennizzate (per quanto ciò possa servire).

    Roma,  21 settembre 2018                                                   NOI SIAMO CHIESA

  • Pedofilia, è mistero sui sacerdoti condannati

    Pedofilia, è mistero sui sacerdoti condannati

    Sotto chiave in Italia i verdetti del tribunale canonico. I volontari: almeno trecento casi.

    di Franca Giansoldati
    Città del Vaticano Un’altra vittima si è fatta avanti, affiorando dal silenzio per liberarsi degli orrori subiti e da un micidiale senso di vergogna. La vicenda del prete orco di Ponticelli è destinata, per forza di cose, ad andare avanti sebbene la relativa causa canonica per abusi sui minori, avviata nel 2014, sia stata chiusa dal Vaticano e dalla curia di Napoli. Questo caso emblematico – verosimilmente chiuso un po’ sbrigativamente – fa riflettere sull’entità del fenomeno complessivo e su come la Chiesa in questo ultimo decennio si è attrezzata per far fronte alle denunce delle vittime.

    Prima del 2001 l’anno in cui esplose il caso di Boston, portato sul grande schermo dal film Spotlight – ammettere l’avvenuta violenza su un minore equivaleva a infrangere un tabù. Oggi le cose stanno lentamente cambiando, Benedetto XVI prima e Francesco poi hanno introdotto nuove leggi, inasprito le pene anche se Marie Collins e Peter Saunders, le due ex vittime che hanno fatto parte della Commissione pontificia per la Tutela dei Minori (istituita nel 2014 ma fatta decadere e ancora in attesa di conferma) ritengono che non si faccia abbastanza per assistere chi ha subito abusi, privilegiando chi ha sofferto piuttosto che il buon nome dell’istituzione ecclesiastica. Le vittime prima di tutto.

    In alcuni Paesi, tra cui l’Italia, ancora oggi è impossibile avere dei dati certi sul numero dei sacerdoti condannati negli ultimi dieci anni per pedofilia nel tribunale canonico in funzione presso la Congregazione della Dottrina della Fede. Mentre i dati relativi ai processi civili sono pubblici, quelli dei processi canonici restano riservati. Il numero relativo ai preti giudicati colpevoli (e quindi ridotti allo stato laicale o sospesi a divinis) è custodito tanto quanto il terzo segreto di Fatima ironizza un funzionario vaticano. La situazione della Chiesa resta a macchia di leopardo. Accanto a settori avanzati in fatto di prevenzione e adeguamento, ci sono diocesi che faticano a recepire lo spirito delle nuove leggi. Mentre l’università Gregoriana presenta la nuova licenza per la tutela dei minori, da conseguirsi dopo un corso di studi ad hoc, comprensivo di elementi di psicologia ed elementi di diritto canonico, e mentre la Cei ha istituito una task-force affidata al vescovo Lorenzo Ghizzoni per lavorare a linee guida per la prevenzione, non c’è contezza di quanti siano in totale i condannati, nè se vi sia un aumento o una diminuzione, o se si tratta di abusi lontani nel tempo oppure no, né che tipo di sanzioni canoniche hanno emesso i giudici vaticani.

    Niente numeri, niente statistiche. Da qualche anno in qua, però,una associazione nata a Savona -La Rete l’Abuso – ha iniziato con meticolosità certosina a raccogliere e registrare i casi denunciati pubblicamente nei tribunali civili. Al momento ha raccolto quasi 300 episodi in tutta Italia negli ultimi dieci anni. Sul sito c’è una mappa interattiva piena di pallini rossi, gialli e blu, a seconda della gravità. Si punta il cursore, si clicca ed esce il caso giudiziario. Contrariamente a quanto accade in altri Paesi europei, in Italia i vescovi,non hanno l’obbligo di denunciare i preti pedofili né alla polizia, né ai magistrati, come per esempio sono tenuti a fare i presidi delle scuole pubbliche. Hanno,invece,l’obbligo di denunciare gli abusi al tribunale vaticano della Congregazione della Fede. Recentemente in Parlamento è stata depositata una mozione per chiedere la modifica pattizia -tra Italia e Vaticano – e imporre anche ai vescovi l’obbligo di denunciare civilmente gli orchi. L’episcopato ha sempre ribadito che si impegna a collaborare con le autorità civili ma senza essere tenuto alla denuncia.

    Il Mattino del 3-02-2018

  • Non rimosse don Desio fino all’arresto; Ghizzoni nominato referente italiano nella Commissione pontificia per la Tutela dei minori

    Non rimosse don Desio fino all’arresto; Ghizzoni nominato referente italiano nella Commissione pontificia per la Tutela dei minori

    La Conferenza Episcopale Italiana ha posto Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo di Ravenna-Cervia, a capo del gruppo di lavoro per la prevenzione della pedofilia. Ed è anche stato nominato referente italiano nella Commissione pontificia per la Tutela dei minori presieduta dal cardinale Sean O’Malley.

    Un segno peggiore i vescovi non potevano darlo. Ghizzoni infatti rappresenta nel modo più compiuto il “vecchio” metodo di gestione della pedofilia.

    Quando venne arrestato don Giovanni Desio, l’ex prete condannato a 8 anni e 8 mesi per violenza sessuale e atti sessuali su quattro ragazzini minorenni che frequentavano la sua parrocchia, Ghizzoni era il suo vescovo. Fino al giorno dell’arresto don Desio ha mantenuto tutti i suoi incarichi in curia, dalla direzione del settimanale diocesano alla segreteria dell’ufficio per le comunicazioni sociali. Se non fosse intervenuta la magistratura (e siamo sicuri che il vescovo abbia effettivamente collaborato?) don Desio sarebbe ancora al suo posto, inattaccabile. Possibile che in un anno e mezzo di episcopato non si fosse accorto proprio di nulla? Viene sbandierato il titolo di “psicologo” di Ghizzoni. Uno “psicologo” che non si era accorto di nessuna stranezza del prete, neppure quando don Desio cadeva nel canale ubriaco con il SUV da 35 mila euro, o quando i parrocchiani raccoglievano le firme per farlo allontanare.

    Ma il marciume nella diocesi guidata da Ghizzoni non si ferma certo qui. Le vicende legate a Mons. Giansandro Ravagna si sono risolte con la sua recente scomparsa.

    Quelle legate all’altra indagine di punta condotta dalla magistratura nei confronti di un altro prete accusato da più parti di pedofilia hanno scatenato più di una richiesta di riduzione allo stato laicale o temporaneo allontanamento di preti della diocesi. Qualcuno forse sarà l’indagato?

    Se la nomina di Ghizzoni vuole esportare il modello ravennate al resto d’Italia ci sarà sempre una soluzione per ciascun prete pedofilo italiano: far finta che non esista, sperare che se ne vada da solo, o aspettare che muoia.

    Alla faccia della “prevenzione”.

    di Redazione

  • Cei, primo gruppo di lavoro anti-pedofilia: “Ma non si sa il numero di casi in Italia”

    Cei, primo gruppo di lavoro anti-pedofilia: “Ma non si sa il numero di casi in Italia”

    E’ la prima volta che accade. L’episcopato italiano si dota di “un gruppo di lavoro multidisciplinare” per affrontare la piaga degli abusi sessuali sui minori. In tutti questi anni la Cei non ha mai calcolato e reso noto con esattezza quanti siano i preti pedofili italiani individuati e portati davanti al tribunale della Santa Sede

    E’ la prima volta che accade. L’episcopato italiano si dota di “un gruppo di lavoro multidisciplinare” per affrontare e prevenire la piaga degli abusi sessuali sui minori. La finalità è “accompagnare in maniera sistematica le Diocesi, con orientamenti e protocolli destinati a sacerdoti, genitori, educatori e operatori pastorali, come pure con la sensibilizzazione e formazione dei ragazzi”.

    Non ci sono numeri precisi

    In tutti questi anni la Cei non ha mai calcolato e reso noto con esattezza quanti siano i preti pedofili italiani che sono stati individuati e portati davanti al tribunale della Santa Sede istituito presso la Congregazione per la Dottrina della Fede per essere giudicati. Non ci sono numeri e non ci sono statistiche. Il segretario della Cei, Nunzio Galantino ha suggerito ai giornalisti che chiedevano ieri una “valutazione numerica” sul fenomeno italiano, di svolgere da soli le indagini: “Fate voi le ricerche”.

    Gruppo di lavoro della Cei

    I membri del Consiglio permanente della Cei “avvertono come prioritario concerne la sfera della prevenzione” della pedofilia “e della formazione” in materia di abusi sessuali sui minori. Per questo, ha spiegato in conferenza stampa mons. Nunzio Galantino illustrando il comunicato stampa finale della riunione del “parlamentino” dell’episcopato, la prima sotto la guida del cardinale Gualtiero Bassetti, “hanno salutato con favore la recente costituzione, presso la Segreteria Generale, di un gruppo di lavoro, dal profilo multidisciplinare, attento ad approfondire tanto gli ambiti educativi e organizzativi, quanto quelli di carattere più giuridico e comunicativo.

     

    La finalità è quella di accompagnare in maniera sistematica le Diocesi, con orientamenti e protocolli destinati a sacerdoti, genitori, educatori e operatori pastorali, come pure con la sensibilizzazione e formazione dei ragazzi. I Vescovi hanno evidenziato come da un simile impegno possa venirne beneficiata tanto la Chiesa, in termini di fiducia e credibilità, quanto il più ampio contesto sociale. Su proposta della Presidenza, il Consiglio Permanente ha designato Sua Eccellenza mons. Lorenzo Ghizzoni (psicologo oltre che vescovo, ndr.) quale referente della CEI per la Pontificia Commissione per la tutela dei minori” guidata dal cardinale statunitense Sean O’Malley. La commissione parteciperà al convegno sugli abusi sessuali nella Chiesa ospitato la prossima settimana dalla Pontificia università Gregoriana.

    Cambio di mentalità?

    I Vescovi, si legge ancora nel comunicato finale, “nel presentare tali iniziative, hanno dato voce alla necessità di favorire in maniera decisa un cambio di mentalità e di atteggiamenti, anche sulla scorta dei continui richiami del Santo Padre. Si tratta di un percorso che intendono portare avanti congiuntamente con i referenti del mondo dei religiosi”.

    http://www.today.it/cronaca/cei-gruppo-lavoro-contro-pedofilia.html