Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Lucia Minutella

  • Lo scandalo nella Curia di Milano: 6 anni al prete molestatore. In Curia si limitarono a trasferirlo

    Lo scandalo nella Curia di Milano: 6 anni al prete molestatore. In Curia si limitarono a trasferirlo

    A letto con un minorenne: l’attuale arcivescovo lo trasferì in un altro oratorio. Bergoglio sapeva ma nominò Delpini

    di Giorgio Gandola

    Si portò a letto un minore: condanna senza precedenti per don Galli. Eppure davanti alle prime denunce l’allora vicario di Scola fece poco o nulla. E il Papa conosceva il caso quando nominò Delpini a Milano

    Sei anni e quattro mesi. Una sentenza senza pubblico quella che il giudice Ambrogio Moccia pronuncia di primo pomeriggio in un’aula vuota, fuori da ogni orario prestabilito, per evitare il chiasso mediatico. Solo il campanello dell’usciere e le sue parole ben scandite davanti a nessuno, come in un romanzo di Georges Simenon. Una formula che somiglia al grido di una Giustizia che non può fermarsi al “silenzio e preghiera” invocato da papa Francesco. E per la prima volta condanna un prete incensurato a una pena così alta per abuso su un minore, colpevole di aver tentato di violentare un ragazzo di 15 anni.

    Quella che si dice essere una sentenza esemplare (più il divieto di avere contatti con minorenni e l’interdizione perenne dai pubblici uffici) si abbatte su don Mauro Galli, sacerdote di 38 anni che la sera del 19 dicembre 2011 invitò a dormire “nel lettone” un giovane di Rozzano, paesone dell’hinterland di Milano. Era il suo confessore, il suo padre spirituale, doveva accompagnarlo al Natale e invece lo accompagnò fra le lenzuola. Don Mauro non ha mai negato il fatto, l’ha definito “una leggerezza” e ha giurato di essersi fermato lì, di averlo solo toccato sul petto per evitargli – in quella notte agitata da incubi – di cadere dal letto.

    Ben diversa la verità della vittima, che la mattina dopo parlò con i genitori e subito cominciò a stare male, a subire pesanti contraccolpi psicologici. Nei giorni successivi furono coinvolti anche l’attuale arcivescovo di Milano, Mario Delpini, e il vescovo di Brescia, Pierantonio Tremolada, che a quel tempo erano vicario diocesano di zona e responsabile dell’inserimento dei giovani sacerdoti. Pur essendo a conoscenza degli abusi, furono loro a decidere di spostare semplicemente il prete nell’occhio del ciclone da Rozzano (due oratori) a Legnano (quattro oratori), sempre inserito nella pastorale giovanile, quindi sempre a contatto con adolescenti. E solo dopo la denuncia penale dei genitori del ragazzo avviarono l’indagine canonica. Anche l’allora arcivescovo di Milano, Angelo Scola, in una lettera alla famiglia della vittima, scrisse che i suoi collaboratori si erano comportati “in modo maldestro”. Ora monsignor Delpini convive con l’imbarazzo di non avere denunciato un colpevole, pure se solo in primo grado.

    Per la famiglia sono stati anni durissimi, trascorsi fra crisi psicologiche e paura per i tentativi di suicidio del giovane, che alla notizia della condanna del prete si è sciolto in un lungo pianto al telefono con la madre. Una famiglia solida, fortemente cattolica, che all’inizio era determinata a trovare dentro la Chiesa la strada per rivedere la luce. Ma poi, davanti alla strategia attendista e dilatoria dell’arcidiocesi, ha preferito denunciare tutto ai carabinieri aprendo la porta all’inchiesta giudiziaria. La pubblica accusa, rappresentata dal pm Lucia Minutella, aveva chiesto 10 anni e 8 mesi valutando “le aggravanti della condizione di inferiorità psicofisica del ragazzo, del divario di età e dello stato di soggezione legato al ruolo dell’imputato di sacerdote, padre spirituale, educatore e insegnante”. Nella requisitoria aveva annullato l’effetto del risarcimento di 150.000 euro (che ha indotto i genitori della vittima a non costituirsi parte civile) con parole urticanti: “Le sofferenze del ragazzo e dei suoi famigliari non possono essere ripagate da un pagamento in denaro, al di là dell’importo. Anzi vi è una discrasia evidente nella difesa dell’imputato, data dall’avere risarcito un danno che si ritiene di non avere cagionato”.

    L’avvocato Mario Zanchetti, difensore di don Galli e da 15 anni legale dell’arcidiocesi milanese, aveva chiesto l’assoluzione perché il fatto non sussiste e in subordine perché “non è emersa la prova del reato”. La linea difensiva è stata quella dell’inattendibilità, della simulazione, dell’invenzione. “Solo dopo la denuncia penale”, ha sottolineato il legale che ha interposto appello alla sentenza, “il ragazzo ha cominciato a vivere il ruolo di denunciante cospargendo il racconto di elementi di inattendibilità”. A questo punto per lui doveva valere il vecchio motto del diritto romano: in dubio pro reo. “Ci sono fatti di rilevanza etica e canonica in questa triste vicenda, ma non di rilevanza penale. C’è un abuso di relazione, di comportamento, non un abuso sessuale”.

    Il Tribunale si è fatto la convinzione opposta e la sentenza arriva a intossicare di nuovo il mondo cattolico da tempo alle prese con una resa dei conti di intensità mai vista prima rispetto alla pedofilia e all’omosessualità. La diocesi di Milano ha osservato da molto vicino e con molto imbarazzo l’evolversi del dibattimento. Ieri ha emesso un comunicato nel quale prende atto della sentenza “ed esprime vicinanza al ragazzo coinvolto, alla sua famiglia e a tutti coloro che hanno ingiustamente sofferto. Mentre la giustizia penale fa il suo corso, l’arcidiocesi resta in attesa dell’esito del processo canonico a carico di don Mauro Galli,  affidato alla responsabilità del Tribunale ecclesiastico”.

    Incardinato in questa triste vicenda di abusi c’è un aspetto politico che spicca. Quando papa Francesco ha nominato Delpini arcivescovo di Milano e Tremolada vescovo di Brescia, era a conoscenza dell’inchiesta giudiziaria su don Galli e delle mosse poco ortodosse dei due sacerdoti nel gestire la delicatissima situazione. Lo si evince dal carteggio che la famiglia della vittima (con pressanti richieste di far conoscere la verità) ha tenuto con gli uffici della Congregazione per la dottrina della fede. E non più tardi di un mese fa, pur essendo il procedimento alla vigilia d’una sentenza anche clamorosa come in effetti è stata, ha promosso Delpini rappresentante dei vescovi italiani al sinodo mondiale dei giovani previsto in ottobre in Vaticano. A conferma di una stima a prova di bomba.

    (trascrizione da La Verità del 21 settembre 2018)

  • Milano, violenza sessuale contro un ragazzino di 15 anni: prete condannato a 6 anni di carcere

    Milano, violenza sessuale contro un ragazzino di 15 anni: prete condannato a 6 anni di carcere

    Il collegio oltre a condannare il prete a 6 anni e 4 mesi di reclusione ha anche disposto il divieto di avere contatti con minorenni, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici

    Don Mauro Galli è stato condannato a 6 anni e 4 mesi di carcere. L’ex parroco di Rozzano, nel Milanese, era a processo con l’accusa di aver abusato sessualmente nel dicembre del 2011 di un ragazzino che all’epoca aveva 15 anni. Il giovane si era deciso a denunciare soltanto nel 2014. Don Mauro, classe ’79, è sacerdote dal 2011. Prima aveva conseguito una laurea in Chimica Farmaceutica.

    Per l’avvocato Mario Zanchetti, difensore del prelato, Don Mauro Galli non ha commesso nessuna abuso nei confronti del ragazzino di 15 anni: si limitò a ospitarlo in casa sua, dove i due dormirono nello stesso letto. Il che “è un comportamento estremamente grave soprattutto per un educatore e un sacerdote. Ma non è un reato penale”.

    Non è dello stesso avviso la quinta sezione penale del Tribunale di Milano. Il pm Lucia Minutella aveva chiesto una condanna a 10 anni e 8 mesi di reclusione. L’imputato, fuori dal processo, aveva versato 100mila euro di risarcimento ai familiari del ragazzo, che non si sono costituiti parti civili.

    Il collegio, presieduto da Ambrogio Moccia, oltre a condannare il prete a 6 anni e 4 mesi di reclusione ha anche disposto il divieto per l’ex parroco di avere contatti con minorenni, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

    L’ex parroco, tra il 19 e il 20 dicembre 2011, avrebbe abusato del 15enne nella propria abitazione, dove il ragazzo aveva trascorso la notte “in vista delle attività di preghiera previste per il giorno successivo”.

    “I sacerdoti – ha aggiunto il legale – non devono neppure pensare di dormire nello stesso letto con un 15enne. Non è una leggerezza, ma una cosa gravissima dal punto di vista ecclesiale. Non a caso, dopo quella vicenda la carriera pastorale di Don Galli è stata rovinata”.

    La madre della vittima contro l’arcivescovo

    L’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, che nel 2011 al momento della presunta violenza sessuale era vicario episcopale della zona pastorale numero 6 del Milanese, “è stato maldestro nella gestione di questa cosa, perché dopo aver saputo dell’abuso lo ha spostato alla pastorale di Legnano” a contatto tra l’altro con altri giovani. A dirlo è la madre del ragazzo dopo la condanna di Don Mauro Galli.

    Delpini incontrò nel 2012 la famiglia del ragazzo, che subito aveva dimostrato disagio e che ha raccontato della violenza solo nel 2014 a uno psichiatra. La madre ha anche aggiunto che “il Papa è perfettamente a conoscenza della situazione” ma che Delpini è stato “comunque nominato membro del sinodo dei giovani”.

    http://rozzano.milanotoday.it/don-mauro-galli-condanna.html

     

  • Sacerdote condannato a 6 anni e 4 mesi per pedofilia nel Milanese

    Sacerdote condannato a 6 anni e 4 mesi per pedofilia nel Milanese

    Il prete ha versato 100 mila euro di risarcimento ai familiari del ragazzo, che non si sono costituiti parte civile

    MANUELA MESSINA

    Sei anni e quattro mesi di carcere: è la condanna inflitta oggi a Milano a don Mauro Galli, l’ex parroco di Rozzano a processo con l’accusa di aver abusato sessualmente nel dicembre del 2011 di un ragazzino che all’epoca aveva 15 anni. Il giovane, ora 22enne, è scoppiato in lacrime dopo la lettura del verdetto. «E’ stato un percorso doloroso e un dramma infinito, ma che sia stata riconosciuta la credibilità di mio figlio è stata la cosa più grande», ha detto la madre del giovane ai cronisti. Nessuna attenuante da parte del Tribunale milanese, che invece ha riconosciuto le circostanze aggravanti, date dall’abuso di ospitalità da parte dell’imputato e dalle condizioni di «inferiorità psico-fisica» della vittima, per via del suo stato di soggezione nei confronti dell’ex parroco, che era anche suo padre spirituale, educatore ed insegnante.

    Il pm Lucia Minutella aveva chiesto una condanna a 10 anni e 8 mesi di carcere. La madre del giovane ha parlato poi di «gestione maldestra» da parte dell’attuale arcivescovo di Milano Mario Delpini, che dopo avere appreso degli abusi di Don Galli aveva disposto il suo trasferimento nella pastorale di Legnano. Una vicenda messa nero su bianco, nel verbale di sommarie informazioni rese dallo stesso capo della Curia milanese, nell’ottobre 2014. La donna ha poi segnalato ai cronisti che Papa Francesco è «perfettamente a conoscenza della situazione» ma ha comunque «nominato Delpini membro del sinodo dei giovani».

    Come riporta il capo di imputazione, Don Galli tra il 19 e il 20 dicembre 2011 avrebbe abusato del 15enne nella propria abitazione, dove aveva trascorso la notte «in vista delle attività di preghiera previste per il giorno successivo». La scorsa udienza nel suo interrogatorio si era difeso dicendo di non avere mai «abbracciato» né «toccato» il 15enne. Ha ammesso di avere dormito nel letto matrimoniale della sua camera insieme al ragazzo quella sera, nonostante ci fossero altri letti a disposizione. I giudici della quinta sezione penale non hanno creduto a questa versione.

  • Abusi su un 15enne, condannato ex parroco di Rozzano

    Abusi su un 15enne, condannato ex parroco di Rozzano

    Sei anni e 4 mesi per don Mauro Galli, disposto anche il divieto di avere contatti con minorenni

    Rozzano (Milano), 20 settembre 2018 – È stato condannato a 6 anni e 4 mesi di carcere don Mauro Galli, l’ex parroco di Rozzano, nel Milanese, a processo con l’accusa di aver abusato sessualmente nel dicembre del 2011 di un ragazzino che all’epoca aveva 15 anni.  Lo ha deciso la quinta sezione penale del Tribunale di Milano. Il collegio, presieduto da Ambrogio Moccia, ha anche disposto il divieto per l’ex parroco di avere contatti con minorenni, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

    Il pm Lucia Minutella aveva chiesto una condanna a 10 anni e 8 mesi di reclusione. L’imputato, fuori dal processo, aveva versato 100mila euro di risarcimento ai familiari del ragazzo, che non si sono costituiti parti civili. Il pm aveva dedicato un passaggio della sua requisitoria alla sofferenza provata dal ragazzo. «Le ossessioni demoniache da lui manifestate dopo quell’episodio – ha sottolineato – erano l’unico canale comunicativo che il giovane possedeva per potere esprimere il proprio disagio». Secondo il magistrato, «la sua era una sofferenza autentica». L’ex parroco, tra il 19 e il 20 dicembre 2011, avrebbe abusato del 15enne nella propria abitazione, dove il ragazzo aveva trascorso la notte «in vista delle attività di preghiera previste per il giorno successivo». La scorsa udienza nel suo interrogatorio, davanti ai giudici della quinta sezione penale, Don Galli si era difeso dicendo di non avere mai «abbracciato» né «toccato» la presunta vittima. Ha ammesso, comunque, di avere dormito nel letto matrimoniale insieme al ragazzo quella sera. «Quella notte – ha affermato l’ex parroco – mi sono svegliato due volte: la prima per il suo forte russare e la seconda dopo averlo sentito gridare. L’ho trovato con una gamba e un braccio fuori dal letto e così l’ho afferrato per metterlo in sicurezza». Secondo Don Galli, poi, il giovane lo avrebbe accusato «perché avrebbe fatto sue opinioni sentite da altri su quello che era accaduto».

    Dalla testimonianza di uno psichiatra che conobbe il 15enne nel 2014, quando venne ricoverato più volte, era emerso il racconto dei presunti abusi. «Mi ha detto che quando erano sdraiati nello stesso letto – ha raccontato il teste – il prete iniziò a toccarlo e lui fece finta di dormire, era bloccato, paralizzato». Nel processo è stato acquisito anche il verbale di sommarie informazioni testimoniali rese, nell’ottobre 2014, dall’attuale arcivescovo di Milano, Mario Delpini, al momento dei fatti vicario episcopale della zona pastorale numero 6, il quale ha spiegato che, dopo avere appreso da un altro sacerdote che il ragazzo «aveva segnalato abusi sessuali compiuti da Don Mauro», decise di trasferirlo «ad altro incarico, disponendo il suo trasferimento nella parrocchia di Legnano».

    LE REAZIONI – E’ scoppiato a piangere dopo la sentenza il giovane, ora 22enne, che a 15 anni avrebbe subito una violenza sessuale da parte di don Mauro Galli. «È stato un percorso doloroso e un dramma infinito, ma che oggi sia stata riconosciuta la credibilità di mio figlio è stata la cosa più grande», ha spiegato la madre del ragazzo che ha attaccato la gesione della vicenda da parte di Delpini: “Ha saputo dell’abuso quattro giorni dopo, ma il mese successivo lo ha spostato a Legnano come responsabile della Pastorale giovanile. E’ stato maldestro nella gestione”. Da parte sua, invece,l’Arcidiocesi di Milano “prende atto” della sentenza di condanna a 6 anni e 4 mesi emessa dal tribunale nei confronti di don Mauro Galli, accusato di violenza sessuale nei confronti di un 15enne, ed “esprime vicinanza al ragazzo coinvolto, alla sua famiglia e a tutti coloro che hanno ingiustamente sofferto”. Mentre la giustizia ha emesso la sentenza di primo grado, “l’Arcidiocesi resta in attesa dell’esito del processo canonico a carico di don Mauro Galli, affidato alla responsabilità del Tribunale Ecclesiastico”.

  • Milano, pedofilia: ex parroco condannato a 6 anni e 4 mesi

    Milano, pedofilia: ex parroco condannato a 6 anni e 4 mesi

    A processo con l’accusa di aver abusato sessualmente di un ragazzino di 15 anni nel 2011, l’ex parroco di Rozzano aveva versato 100mila euro alla famiglia, che non si è costituita parte civile

    E’ stato condannato a 6 anni e 4 mesi di carcere don Mauro Galli, l’ex parroco di Rozzano, nel Milanese, a processo con l’accusa di aver abusato sessualmente nel dicembre del 2011 di un ragazzino che all’epoca aveva 15 anni. Lo ha deciso la quinta sezione penale del Tribunale di Milano. Il pm Lucia Minutella aveva chiesto una condanna a 10 anni e 8 mesi di reclusione. Davanti ai giudici il prete aveva ammesso, in aula, di avere dormito nel letto matrimoniale della camera del giovane la sera del 19 dicembre 2011, nonostante ci fossero altri letti a disposizione, negando però di avere compiuto la violenza.

    Fuori dal processo, l’ex parroco aveva versato 100 mila euro di risarcimento ai familiari del ragazzo, che non si sono costituiti parte civile. “Le sofferenze del ragazzo e dei suoi familiari – ha sottolineato prima della sentenza il pm – non possono essere ripagate da un pagamento in denaro, al di là dell’importo”. Anzi, secondo il pm, vi è “una discrasia evidente nella difesa dell’imputato data dall’avere risarcito un danno che si ritiene di non avere cagionato”.

    Nel processo è stato acquisito anche il verbale di sommarie informazioni testimoniali rese, nell’ottobre 2014, dall’attuale arcivescovo di Milano, Mario Delpini, al momento dei fatti vicario episcopale della zona pastorale numero 6, il quale ha spiegato che, dopo avere appreso da un altro sacerdote che il ragazzo “aveva segnalato abusi sessuali compiuti da Don Mauro”, decise di trasferirlo “ad altro incarico, disponendo il suo trasferimento nella parrocchia di Legnano”.

    L’Arcidiocesi di Milano “prende atto della conclusione del procedimento giudiziario di primo grado a carico di don Mauro Galli”. Così si legge nella nota firmata da don Walter Magni, responsabile dell’Ufficio Comunicazione e portavoce dell’arcivescovo Delpini. “Esprimiamo vicinanza al ragazzo coinvolto, alla sua famiglia e a tutti coloro che hanno ingiustamente sofferto. Mentre la giustizia penale fa il suo corso”, si chiude la nota, “l’Arcidiocesi resta in attesa dell’esito del processo canonico a carico di don Mauro Galli, affidato alla responsabilità del Tribunale Ecclesiastico”

    https://milano.repubblica.it/cronaca/2018/09/20/news/pedofilia_ex_parroco_rozzano_condannato-206941321/

  • Condannato in primo grado don Mauro Galli

    Condannato in primo grado don Mauro Galli

    Si è concluso alle 13 circa presso il tribunale di Milano, il dibattimento del processo a don Mauro Galli, accusato di abuso sessuale nei confronti di un 15enne di Rozzano.

    I giudici riuniti in camera di consiglio, alle 14,30 hanno emesso la sentenza di condanna a sei anni e quattro mesi.

    Una condanna esemplare perché va ricordato che data l’età della vittima, che all’epoca dei fatti aveva 15 anni, l’accusa era di pederastia, reato più lieve della pedofilia.

    Si nota un notevole è positivo cambio di rotta della magistratura, fino a ieri menò rigida su questi reati.

    Durante il dibattimento il pubblico ministero Lucia Minutella aveva chiesto una pena di dieci anni e otto mesi, oltre a chiedere di non considerare attenuante il fatto che alla vittima fosse stato pagato un indennizzo, 100.000€ più le spese processuali, indennizzo che il pubblico ministero ha ritenuto insufficiente, anche ai fini dell’attenuante .

    L’Ufficio di Presidenza

  • Don Mauro Galli: la ricostruzione fornita in aula non regge, infranto il muro del silenzio sulla provenienza del risarcimento di 150.000 euro

    Don Mauro Galli: la ricostruzione fornita in aula non regge, infranto il muro del silenzio sulla provenienza del risarcimento di 150.000 euro

    Martedì 22 maggio 2018 processo don Mauro Galli quinta sezione penale di Milano aula V terzo piano ore 14.00, è il momento tanto atteso di don Mauro, entra in aula scortato dai suoi legali in un corridoio di telecamere e cronisti. L’aula è piena, sono necessari più carabinieri del solito per sincerarsi che nessuno possa fare riprese audio e video non autorizzate perché la difesa si è opposta.

    Don Mauro appare sicuro di sè, indossa il collarino da prete e la croce sulla giacca, apparentemente un normale sacerdote che continua ad esercitare (il Vescovo dichiarava essere sospeso dal 2015), molto magro rispetto a prima ma determinato, non tentenna, non traspare alcuna emozione, risponde sicuro a tutte le domande del Pubblico Ministero, Lucia Minutella, e del Giudice Ambrogio Moccia.

    Non ha esitazioni e…. una dopo l‘altra arrivano le spiegazioni a tutto, tutto è giustificato, tutto è lineare, almeno secondo don Mauro, ma le versioni da lui fornite non stanno in piedi.

    IL CONTESTO

    Incalzato dalla sequenza delle domande, il Galli non ha difficoltà nel descrivere meticolosamente il contesto… sono un sacerdote, mi occupavo del gruppo di adolescenti di due parrocchie a Rozzano, avevo un sacco di impegni… parla dei gruppi che seguiva, i giorni e gli orari di ritrovo, le confessioni, descrivendo bene anche il rito dal punto di vista canonico, quasi una lezione per i non addetti, le modalità, gli ambienti ecc. insomma un racconto lineare pieno di dettagli, taluni dei quali apparentemente insignificanti, almeno fino a quando è stato condotto a parlare della sua relazione personale con la presunta vittima.

    IL RAPPORTO CON LA PRESUNTA VITTIMA

    Don Mauro descrive il minore come una persona brillante, intelligente ma con qualche difficoltà scolastica, “difficoltà di concentrazione” che lo aveva portato, a suo dire, ad avere delle tensioni importanti in famiglia proprio per il rendimento scolastico.

    Era un ragazzo che partecipava attivamente agli impegni parrocchiali, era inserito in diversi gruppi tra cui quello degli adolescenti da lui gestito.

    Descrive il minore come un ragazzino fuori dalla norma, l’unico con una sensibilità diversa, si confessava da lui più frequentemente di qualunque altro adolescente, lo considerava un riferimento importante al punto da chiedergli di essere la sua guida “Padre Spirituale”, si confidava, gli consegnava i suoi problemi gli raccontava probabilmente del suo vissuto, la scuola, gli amici, la fidanzata, i genitori… don Mauro si limita a dire che parlava con lui non solo in termini di confessione ma dei problemi, della vita quotidiana…

    Don Mauro dispensava consigli… Ammette che lui stesso non aveva idea di cosa potesse voler dire fare il padre spirituale di un adolescente, dovette quindi, a sua volta, farsi consigliare dal suo stesso “padre spirituale” don Angelo Cazzaniga.

    Insomma il ragazzo aveva scelto proprio lui per Guida, e Guida spirituale, riponendo in lui la massima fiducia.

    L’AMBIENTE DOVE E’ AVVENUTO IL PRESUNTO ABUSO

    La descrizione dell’abitazione di don Mauro nella parrocchia a Rozzano che lo stesso sacerdote espone al giudice è puntuale indotta anche, e soprattutto, dalle precisazioni richieste alternativamente dal PM e dal Giudice.

    Camera da letto con due comodini, abat-jour sugli stessi, due libri a sinistra più la sveglia, l’altezza dei comodini rispetto al letto, la cassaforte, la scrivania il bagno ecc. ecc. ma soprattutto la camera degli ospiti con due letti, e il divano letto in sala… Quindi ben tre letti singoli a disposizione oltre al suo letto matrimoniale.

    Il Giudice ha persino chiesto se c’erano le lenzuola nei letti per gli ospiti, se li aveva preparati… Vuole capire se, avendo certamente preventivamente organizzato la nottata, si fosse di conseguenza preoccupato della soluzione ospitale: Don Galli ha risposto che non lo sapeva, non si era preoccupato di preparare altri letti, aggiunge che forse potevano esserci le lenzuola lasciate dai genitori l’ultima volta che li aveva ospitati, non lo sapeva e quindi certamente non aveva preparato quei letti né il divano per ospitare il ragazzo e dunque molto probabilmente aveva premeditato di portare nel suo letto il ragazzo passando dunque la notte nello stesso letto come poi, di fatto, è avvenuto.

    L’ANTEFATTO

    Don Galli racconta che abitualmente il ragazzo andava a studiare a volte con altri minori a casa sua (casa del prete), motivava la necessità di questo tipo di supporto perché il minore non si preparava per le interrogazioni, non riusciva a concentrarsi, e inventava scuse per i genitori (probabilmente il Galli e i suoi avvocati, non sanno che fino a prima di conoscere il prete, e quindi prima della fatidica notte, l’adolescente aveva addirittura conseguito l’attestato di merito della scuola statale ricevendo la “Dote Merito” – che prevede anche un contributo economico – nell’esame di licenza media).

    In ogni caso la narrazione prosegue con gli argomenti delle difficoltà scolastiche, tanto da suggerire ai genitori di non assecondare il figlio nella simulazione di problemi di salute volti ad evitare la scuola, ma bensì di inviare il figlio anche se impreparato.

    Tale circostanza attuata, secondo il prete, un paio di giorni prima della notte incriminata, avrebbe indotto il minore a minacciare di scappare di casa per rifugiarsi a casa sua.

    Don Galli aggiunge di aver detto che non poteva attuare il piano del ragazzino, non avrebbe potuto ospitarlo a casa sua senza il preventivo consenso dei genitori quindi suggerisce di aspettare a scappare di casa ma di chiedere il permesso, peraltro scappare di casa non implica dormire una sola notte fuori...

    Racconta che, sia il minore che lui stesso, hanno quindi chiesto ed ottenuto il permesso dei genitori un paio di giorni prima di ospitare il ragazzo poiché la notte individuata era perfetta, la sera le confessioni del gruppo di adolescenti in preparazione al Natale (era il 19 dicembre) e la mattina la preghiera del medesimo gruppo prima di andare a scuola (i genitori nelle precedenti udienze avevano confermato la circostanza della richiesta da parte del Galli ma che li aveva indotti a credere che fosse un’attività prevista per l’intero gruppo di adolescenti, in oratorio e non certamente solo il loro figlio a casa del prete e tanto meno nel suo letto).

    Secondo la narrazione i genitori erano contenti, finalmente qualcuno che poteva strigliare per bene il figlio… Il Galli sempre nella sua versione dei fatti si era proposto proprio per avere un’occasione privilegiata per parlare a lungo con il ragazzino e quindi per scuoterlo rispetto al tema dello studio scolastico.

    LA FATIDICA NOTTE

    Il racconto entra quindi nel vivo: dopo le confessioni prete e ragazzo vanno nell’appartamento del sacerdote si siedono ben distanti sul divano in sala, una coperta li separava nettamente, un breve consiglio da parte del “padre spirituale”: “appunta su un quaderno ogni giorno una cosa positiva” poi le preghiere, e quindi subito a letto, la sveglia è puntata presto perché la mattina c’è l’incontro programmato con il resto del gruppo prima della scuola.

    Ma la famosa strigliata motivo per cui era stato invitato il ragazzo? Già dimenticata? Improvvisamente il minore non doveva più essere ripreso per la condotta scolastica e doveva semplicemente dormire perché, come previsto, l’impegno mattutino richiedeva una levataccia?

    Prosegue: il minore è andato in bagno, si è messo il pigiama completo e poi sono andato io e ha mia volta ho messo il pigiama completo, quando sono uscito dal bagno ho trovato il minore in piedi in un lato del lettone, casualmente quello giusto, quello senza sveglia e senza libri sul comodino, e aveva già messo in carica il telefonino proprio nella presa accanto al lettone.

    Secondo il Galli nessuno si pone alcuna domanda, né il minore né tanto meno lui, si coricano, come fosse normale dormire insieme, spengono subito la luce e dormono tutta la notte.

    In effetti, almeno per il Galli, è stata una fortuna che il cellulare avesse bisogno della ricarica e che, casualmente, fosse inserito in quella presa, d’altra parte diversamente avrebbe dovuto anche pensare alle lenzuola dei letti per gli ospiti…

    Durante la notte però il Galli si sveglia due volte, la prima perché infastidito dal russare del suo vicino ospite, la seconda perché l’ospite smette di russare ma inizia a gridare, il prete accende quindi la luce e, fortunatamente, vede il minore in un imminente situazione di pericolo: il comodino descritto prima meticolosamente, può essere urtato nello spigolo dalla testa del ragazzo che stava cadendo dal lettone… forse per questo gridava… si stava immaginando di cadere sul comodino…

    Don Galli è quindi costretto (non per sua volontà ma per motivi di sicurezza) ad avere un contatto fisico con il minore ma solo per il tempo necessario per spostarlo in una posizione sicura più vicino a lui, la sicurezza viene prima di tutto, ovviamente.

    Per fortuna non è successo nulla: il peggio, grazie a don Mauro, si è potuto scongiurare, nessuna pericolosa caduta dal lettone con in mezzo il comodino spigoloso. 

    Il ragazzo non si accorge di nulla, ora al sicuro vicino a don Mauro smette di russare e di urlare “mugugna” solo qualcosa senza senso.

    Presto arriva la mattina e suona la sveglia, Il Galli si alza, si prepara, lascia il minore e si precipita ad accogliere il resto del gruppo per la preghiera prima della scuola, nel frattempo anche l’ospite raggiunge gli altri per la breve colazione, la preghiera e quindi di corsa a scuola.

    Don Mauro accompagna il minore in macchina insieme ad altri due ragazzi.

    Tutto bene, non è successo assolutamente nulla, serena notte!

    DOPO IL FATTO

    La mattina dopo don Galli sostiene di aver ricevuto un SMS dalla madre del ragazzo che chiedeva se era successo qualcosa la notte… risposta sempre via SMS “no”.

    Don Galli viene quindi contattato da un altro sacerdote, don Alberto Rivolta, che aveva immediatamente parlato la mattina stessa con la madre del ragazzo che, chiamata subito dalla scuola, era andata a prendere il figlio trovandolo scioccato, non parlava, sguardo nel vuoto, rispose solo alla domanda: “è successo qualcosa questa notte da don Mauro?” risposta lapidaria “quello che si può immaginare”.

    Don Alberto il pomeriggio stesso vede il minore, lo trova ancora sotto shock, raccoglie più informazioni, il ragazzo si è sentito toccare, il fiato sul collo ecc. ma don Alberto non riferisce nulla a don Mauro, secondo quest’ultimo, tanto che il Pubblico Ministero gli chiede se aveva la trascrizione dell’interrogatorio e se riteneva coerente la testimonianza di don Alberto.

    Don Alberto aveva dichiarato in tribunale che aveva subito visto il minore: “…era sicuramente molto scosso. Molto… Sì, era scosso, era un po’… era scosso, era angosciato, era sicuramente stato… così, aveva vissuto… era rimasto… Era in una situazione certo non normale, non ottimale. Sicuramente era un ragazzo scosso, mi vien da dire forse impaurito o comunque certamente non parlava con libertà e tranquillità”.

    Don Mauro risponde affermativamente rispetto alla sua precedente lettura della testimonianza di Don Alberto, ma ricorda solo che era molto arrabbiato: è in quella circostanza che si era reso conto di avere commesso quello che, però, ritiene essere solo una “leggerezza”.

    Nei giorni immediatamente successivi viene quindi trasferito, mons. Mario Delpini, all’epoca Vescovo ausiliario della zona che include il comune di Rozzano, gli comunica il trasferimento a Legnano incaricato della pastorale giovanile, il motivo: aveva perso autorevolezza, le leggerezze portano a questo!

    Don Mauro non si chiese se il trasferimento anzi i successivi spostamenti, uno dopo l’altro a distanza sempre di pochi mesi, da Rozzano a Legnano, poi Milano e dopo a Roma, fossero dettati da altre motivazioni, o fossero proporzionati rispetto alla notte passata a dormire… alla leggerezza.

    Solo nel 2014 seppe sempre da mons. Delpini che era in corso un procedimento penale nei suoi confronti per l’accusa di abusi sessuali, ancora prima dunque che ricevesse l’avviso di garanzia, anche in quel caso nessuna reazione, nessun contatto con i familiari o con il minore, accetta passivamente.

    Infine dichiara di aver pagato personalmente grazie ai genitori, nonni e zii, un risarcimento che era già noto essere di 150.000 euro (incluso le spese), senza che nessuno chiedesse nulla, ma esclusivamente di sua spontanea volontà.

    LA RICOSTRUZIONE NON REGGE

    La lunga ricostruzione, preparata evidentemente ad arte per tentare di giustificare quanto ormai era emerso sia dagli interrogatori durante le indagini preliminari, sia durante il processo, documenti a disposizione delle parti, fa acqua da tutte le parti, in effetti è difficile tentare di dare una giustificazione credibile a tutto.

    Non si poteva negare di aver dormito con il minore, di averlo toccato, di aver pagato, di essere stato semplicemente spostato da una parrocchia all’altra ancora con i minori… troppe testimonianze, troppe versioni che già coincidevano, la sua stessa ammissione il giorno dopo a Don Alberto, poi a Don Carlo e ancora a Mons. Delpini, Mons. Tremolada… le registrazioni, le intercettazioni, troppo materiale per poter negare l’evidenza… quindi?

    Quindi stesso letto ma solo per dormire…

    Toccato si, ma solo per mettere il minore in sicurezza…

    Pagato certo ma… forse don Mauro si scopre essere anche particolarmente generoso con i soldi degli altri (altri vero, dato che aveva dichiarato di essere nullatenente ma che lui sostiene essere proveniente dai parenti altrettanto generosi)… ma perché i parenti regalano 150.000 euro a un minore che aveva solo dormito? Hanno pagato veramente loro quell’importante capitale? E solo perché, sia il sacerdote che il ragazzo, avevano riposato tranquilli tra la preghiera della sera e quella del mattino? Molto generosi anche i parenti di Don Mauro!!!

    Ma andiamo con ordine.

    Don Mauro aveva un rapporto privilegiato di fiducia con un ragazzino che era orgoglioso di avergli chiesto esplicitamente di essere la propria guida, il suo “padre spirituale”.

    Questo rapporto di fiducia si interrompe drasticamente e inspiegabilmente dalla sera alla mattina, (cioè dopo quella notte dove don Mauro sostiene non essere successo altro che il semplice dormire): il ragazzo da lui salvato, che rischiava di cadere rovinosamente dal letto urtando lo spigolo del comodino, non si è accorto di nulla, lo ribadisce in aula perché dice di averlo persino chiesto al minore che avrebbe riferito di non essersi accorto di nulla, dormendo bene tutta la notte.

    Dunque se è vero che viene allarmato dalla mamma e quindi poi sgridato pesantemente da Don Alberto e ancora da Don Carlo, come mai si limita ad un semplice SMS per altro non riscontrato dove afferma con un semplice “no” (non è successo nulla)???

    Come mai quando è sgridato da don Alberto, che gli riferisce che il ragazzo era scioccato, non chiama subito i genitori, magari anche il minore anche in presenza dei parroci per fugare ogni dubbio??? Certamente il ragazzo, che aveva una così grande stima e fiducia, stando alla sua ricostruzione, non avrebbe potuto essere scioccato, a causa sua, al punto da non volerlo mai più rivedere!…

    Seguendo linearmente la ricostruzione offerta, Il ragazzo si sarebbe certamente precipitato, casomai per essere consolato, consigliato, compreso, dalla sua guida: sarebbe stata preziosa in un momento di sconforto dovuto ad altro, magari alla scuola…

    E don Mauro non dice nulla? Non si domanda nulla? Viene trasferito d’urgenza, accetta, gli viene impedito anche solo di incrociare il minore e non gli viene in mente che potrebbe tranquillamente spiegare? Tanto hanno solo dormito, cosa può mai turbare il ragazzo o i genitori? Non ha nemmeno la curiosità di chiederlo e capirlo… per fortuna che era una guida spirituale…

    In tutti i primi tre trasferimenti non domanda nulla, non chiede niente ai superiori ma ubbidisce, se lo spostano ci sarà un motivo (il PM gli chiedeva se secondo lui erano commisurate quelle disposizioni a fronte del semplice dormire).

    Quando poi  viene finalmente allarmato, ancora una volta sempre da mons. Delpini, rispetto alla denuncia, non gli viene in mente di querelare il minore o la famiglia per calunnia nei suoi confronti, pensa invece di fare un bel regalo di 150.000 euro. Così, giusto perché è generoso… non fa una piega!

    Dunque c’è una spiegazione a tutto, dall’ubbidienza cieca e incondizionata, all’essere particolarmente rispettoso e premuroso: se il ragazzo ha deciso da un giorno all’altro di non vedere più la sua principale figura di riferimento, rispettiamo la decisione, ci mancherebbe… infine una incredibile e sorprendente generosità, chiedendo pure il prestito ai parenti, i suoi genitori non bastavano, la generosità supera ogni limite consentito anche al nucleo familiare più ristretto, ma tutti, anche i parenti sono della stessa pasta, tutti molto generosi.

    E la curia, la diocesi a cui appartiene e a cui deve dare conto, il suo superiore mons. Mario Delpini non gli chiede nulla rispetto a questo suo gesto di generosità, pensa solo a precisare, con una nota ufficiale, che lui non c’entra nulla, non un centesimo, Delpini è meno generoso dei suoi sacerdoti,  avrà pensato: “ma guarda che bravi sacerdoti che abbiamo tirato su… in fondo vuol dire che siamo stati bravi anche noi, siamo riusciti a trasmettergli quei valori evangelici, nemmeno noi avremmo elargito tanto…”

    Ottimo sacerdote: quanti altri sarebbero stati capaci di mettere mano al portafoglio dei propri cari per fare un regalo così grande ad un ragazzino per nulla?

    Quindi di fatto con altre parole il PM gli chiede come si spiega che il ragazzo lo accusa invece di reati gravissimi, si rende conto del capo di imputazione? Non si parla di dormire? Che spiegazione si è dato?

    Don Maro semplicemente pensa che il minore abbia riferito qualcosa sentito da altri, dunque perché chiarire? Anzi perché non aveva voluto chiarire subito? Aveva ricevuto l’SMS dalla mamma poche ore dopo! Era stato ripreso da Don Alberto il giorno seguente!

    Forse don Mauro è orgoglioso, si era sorpreso del rimprovero, “piuttosto che chiarire mi faccio spostare da una parte all’altra”, così avrà pensato, “costi quel che costi, piuttosto che spiegare che ho dormito come tutte le altre notti mi faccio il processo…”

    Ma chi avrebbe raccontato una favola al minore? Il ragazzino ha subito detto che era successa una cosa brutta quella notte (lo dice anche la fidanzata che lo ha visto poche ore dopo l’evento), dice alla mamma che la cosa brutta è quella che si può immaginare possa essere avvenuta nella notte con il prete…

    Sono forse stati gli insegnanti? Loro sono gli unici che hanno visto il ragazzo scioccato poche decine di minuti dopo che don Mauro lo aveva accompagnato a scuola dopo la fatidica notte (notte che, secondo don Mauro, il ragazzo avrebbe detto la sera agli altri compagni che era orgoglioso di trascorrere dal sacerdote, perché avrebbe dormito più degli altri, essendo già sul posto per la preghiera mattutina), e prima della mamma, della fidanzata e di don Alberto, nessun altro lo aveva incontrato nel frattempo… Ma gli insegnanti non sapevano della notte passata fuori casa… e quindi?

    Tutti hanno tramato segretamente una versione contro don Mauro? Sono stati interrogati diversi amici, la fidanzata, i parenti, i sacerdoti, l’attuale Arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini che ha riferito che Don Carlo lo ha chiamato immediatamente in quei giorni tanto che si era precipitato la vigilia di Natale a Rozzano, ha detto che Don Carlo gli aveva parlato subito di presunti abusi sessuali, ha riferito di aver incontrato don Mauro per chiedere personalmente la sua versione… ma anche di questo non c’è traccia nella ricostruzione offerta dal Galli.

    Dunque tutti hanno tramato una versione coincidente a dispetto di don Mauro: non è chiaro per quale motivo, incluso il capo scout che riferisce che già il 6 gennaio (pochi gironi dopo), il ragazzo gli aveva confessato l’abuso sessuale e lui lo aveva riferito a Don Alberto, e Don Alberto gli aveva detto che lo sapeva anche mons. Delpini.

    Tutti hanno mentito in Tribunale e ancora prima, durante le indagini preliminari, ma nessuno aveva il privilegio di essere a conoscenza delle indagini stesse e di chi avrebbero interrogato: solo don Mauro era stato favorito da mons. Delpini come lui stesso ha ammesso, non gli altri…

    UN PRECEDENTE INQUIETANTE

    Don Mauro non ha avuto alcuna esitazione nel rispondere e nel destreggiarsi tra le domande (a prescindere dall’esito del suo esame) tranne che per l’ultima forse inaspettata domanda.

    Il PM si rivolge all’imputato con tono quasi liberatorio, “le pongo solo un ultima domanda” è dunque finita, quasi finita… la tensione può lasciare il posto a… “le chiedo conosce il sig. xxxxxxx xxxxxxx?”

    Cosa c’entra con il processo? Perché questa domanda? Un attimo di silenzio e… “si lo conosco mi pare fosse un ragazzo del mio paese, Cislago, quando ero seminarista, lui frequentava l’oratorio estivo, animatore, non partecipava però con costanza…”

    Perché salta fuori ora questo tizio? Chissà da quanto tempo non lo vedeva… tuttavia don Mauro ha confermato di conoscerlo, ha confermato che era un ragazzo del suo paese di origine e che in qualche modo frequentava gli ambienti ecclesiastici (si ricordava in realtà persino che era un animatore dell’oratorio estivo, che coincidenza esattamente come l’adolescente che lo ha accusato in questo processo)… Il PM “Grazie, ho concluso”.

    Il Ragazzo in questione “probabilmente” potrebbe essere quello che ha scritto a Quarto Grado:

    “Buongiorno! Ho avuto modo di vedere la sua trasmissione sulle molestie dei preti. Vengo dal paese di origine di don Mauro Galli, di cui parlate. Durante una gita con l’oratorio fui costretto a dormire in un letto matrimoniale con lui, avevo 16 anni, ci furono atteggiamenti molto strani da parte sua e decisi di andarmene in un’altra stanza con una scusa fortunatamente. Sono passati più di 10 anni e Grazie al suo programma ora so cosa ho rischiato. La ringrazio per portare alla luce certe cose.”

    Ancora a sorpresa, al termine dell’udienza del giorno successivo, quando sono stati sentiti quelli che dovevano essere gli ultimi teste, gli psicologi di parte, del PM e dell’avvocato della difesa, quando ormai si attendeva solo la fissazione dell’ultima udienza con le arringhe finali del Pubblico Ministero e dell’Avvocato della difesa, ancora una volta il PM Lucia Minutella sorprende tutti, incluso la difesa di don Mauro e lo stesso imputato che, probabilmente, vedeva ormai quasi concluso l’iter del primo grado di giudizio, invocando per due volte l’articolo 507 del codice di procedura penale, ovvero l’acquisizione di nuovi elementi decisivi di prova derivanti da informazioni acquisite in aula durante i dibattimenti… Di cosa si tratterà???

    Il giudice ha ritirato le carte e si è quindi riservato di decidere se ammettere tali elementi e quindi ascoltare i nuovi testimoni.

    Attendiamo pertanto la prossima udienza fissata per il 20 settembre alle ore 9.30 stessa aula della quinta sezione penale del tribunale di Milano.

    Redazione

  • Molestie su un minore, ultima udienza del processo a don Mauro Galli: a settembre la sentenza

    Molestie su un minore, ultima udienza del processo a don Mauro Galli: a settembre la sentenza

    Ultima udienza, prima delle conclusioni previste a settembre, per il processo che a Milano vede imputato don Mauro Galli, l’ex prete di Rozzano accusato di aver abusato di un ragazzino di 15 anni nel 2011. Una vicenda spinosa che coinvolge personaggi di primo piano del clero lombardo, come l’attuale vescovo di Brescia Pierantonio Tremolada e l’arcivescovo di Milano Mario Delpini.

    Ultima udienza, prima delle conclusioni previste a settembre, per il processo che a Milano vede imputato don Mauro Galli, l’ex prete di Rozzano che secondo l’accusa avrebbe abusato di un minore nel dicembre del 2011. Una vicenda spinosa che coinvolge personaggi di primo piano del clero lombardo, come l’attuale vescovo di Brescia Pierantonio Tremolada e l’arcivescovo di Milano Mario Delpini: e chissà se proprio le ombre legate alla vicenda abbiano influito sulla recente decisione del Papa di non promuovere l’arcivescovo al rango di cardinale. In aula sono stati ascoltati i consulenti di parte, la psicologa infantile Patrizia De Rosa, chiamata dal pubblico ministero Lucia Minutella e il professor Enzo Kermol, docente di psicologia generale e perito della difesa. I due specialisti hanno ricostruito il profilo psicologico della presunta vittima, il ragazzo che abbiamo chiamato Fausto, valutando in sostanza la sua attendibilità.

    Secondo la De Rosa, dal materiale medico riguardante Fausto “emerge un vissuto traumatico” e nessun test ha messo in evidenza comportamenti psicotici: il ragazzo sarebbe attendibile e la sua testimonianza non suggestionata da allucinazioni o manie di persecuzione. Secondo la De Rosa, già nelle relazioni della dottoressa Benedetta Olivari, la specialista dell’istituto Dosso Verde, struttura che aveva Fausto in cura nel periodo precedente e successivo alla notte trascorsa a casa di don Galli, c’erano tutti gli elementi per comprendere l’esistenza del presunto abuso e procedere per una denuncia nei confronto dell’ex parroco di Rozzano che la dottoressa Olivari avrebbe dovuto compiere. Di diverso avviso invece il perito della difesa, che nella sua analisi ha ravveduto nel racconto del ragazzo, fornito durante l’incidente probatorio, delle incongruenze. Lo specialista ha usato il metodo Sva, l’analisi della validità delle affermazioni, un metodo per la valutazione di un presunto abuso sessuale a danno di minori che riguarda l’interpretazione delle espressioni facciali durante l’intervista. Un metodo che però non gode di una generale accettazione presso la comunità scientifica. Per Kermol il ragazzo manifestava elementi narcisistici “che inficiano il racconto”, un’interpretazione però rifiutata dalla dottoressa De Rosa secondo la quale alcuni comportamenti di Fausto dopo il presunto abuso, gli incubi notturni e il disagio nel rivedere don Mauro, proverebbero invece una sindrome post traumatica da stress.

    Anche l’imputato ha assistito all’udienza
    Anche don Galli, dopo la testimonianza resa in aula il 22 maggio, nella quale ha confermato di aver dormito insieme a Fausto nella notte tra il 19 e 20 dicembre 2011 negando però di aver abusato di lui, ha assistito all’udienza. Il caso don Galli ha sollevato grandi dubbi nei confronti delle gerarchie ecclesiastiche lombarde che, dopo il presunto abuso, hanno spostato don Galli dalla parrocchia di Rozzano, insabbiando il caso. L’allora vicario di zona del cardinale Scola, monsignor Mario Delpini, diventato nel luglio scorso arcivescovo di Milano, ha sempre rivendicato la corretta gestione della vicenda da quando il caso è diventato pubblico. Dopo l’interruzione estiva, il processo riprenderà il 20 settembre con le conclusioni delle parti, cui seguirà la sentenza.

    https://milano.fanpage.it/molestie-su-un-minore-ultima-udienza-del-processo-a-don-mauro-galli-a-settembre-la-sentenza/

  • Prete a processo per abusi su un ragazzino: “Ho dormito assieme a lui ma non l’ho toccato”

    Prete a processo per abusi su un ragazzino: “Ho dormito assieme a lui ma non l’ho toccato”

    Nuova udienza del processo a don Mauro Galli, ex prete di Rozzano (Milano) accusato di violenza sessuale su un ragazzino che all’epoca dei fatti aveva 15 anni. Il sacerdote è stato ascoltato in aula: “Non l’ho toccato, non ho compiuto nessun atto sessuale”, ha detto il prete, ammettendo però di aver dormito nello stesso letto col ragazzino: “Mi sono accorto di aver commesso un errore, una leggerezza”.

    di Simone Giancristofaro

    “Non l’ho toccato, non ho compiuto nessun atto sessuale”. Così don Mauro Galli, a processo a Milano per violenza sessuale nei confronti di un ragazzo all’epoca dei fatti minorenne, ha risposto al pubblico ministero Lucia Minutella in merito a quanto accaduto nella notte tra il 19 e il 20 dicembre 2011. Davanti alla quinta sezione penale del tribunale di Milano, il racconto di don Mauro Galli è iniziato con il suo arrivo a Rozzano e l’incontro con Fausto, la presunta vittima, con cui parla delle difficoltà nello studio del ragazzo: “Viveva un periodo di difficoltà a scuola, non riusciva a concentrarsi e spesso fingeva malori per saltare le verifiche”, ha spiegato don Galli in aula. Il rapporto con la presunta vittima diventa subito stretto e porta Fausto a nominare don Galli suo padre spirituale, fino alla notte tra il 19 e 20 dicembre 2011 quando il prete ospita il minore nella sua abitazione, d’accordo con i genitori del ragazzo, per proseguire un percorso di preghiera. Durante la notte, trascorsa nello stesso letto, nella ricostruzione di don Galli il ragazzo avrebbe urlato nel sonno e si sarebbe agitato. Davanti al rischio che sbattesse la testa sul comodino, il prete lo avrebbe riportato in una posizione di sicurezza. Alla domanda del pm, che gli ha chiesto se non gli era parso strano dormire nello stesso letto del minore, don Galli ha risposto: “Il pensiero non mi attraversò”.

    Per il prete la notte passata nello stesso letto col ragazzino è stata una leggerezza
    In un incontro successivo all’episodio, un altro parroco di Rozzano chiese spiegazioni a don Galli che, come ha raccontato in aula, rispose: “Mi sono accorto di aver commesso un errore, una leggerezza”, legata al fatto di aver dormito insieme al ragazzo, non commettendo però nessuna violenza. Di violenza, secondo quanto riportato da Don Galli si parlerà solo negli anni successivi, diversamente da quanto invece hanno riferito altre persone informate dei fatti, come l’ex capo scout della presunta vittima. Secondo don Galli, il ragazzo lo avrebbe accusato “perché avrebbe fatto sue opinioni sentite da altri su quello che era accaduto”. L’imputato ha ricordato anche di aver incontrato monsignor Mario Delpini, oggi arcivescovo di Milano e all’epoca dei fatti vicario di zona del cardinale Scola, all’inizio di gennaio 2012. Delpini decise di spostare don Galli in un’altra parrocchia, Legnano, perché, ha riportato don Galli in aula, dormendo con il ragazzo “avevo perso autorevolezza”. Lo stesso Delpini si era recato a Rozzano nei giorni successivi al presunto abuso, incontrando l’altro parroco di Rozzano che era stato avvisato dalla famiglia del ragazzo.

    Del presunto abuso e della successiva indagine nei suoi confronti, don Galli verrà a conoscenza da Delpini, nel settembre del 2014. Lo stesso Delpini, come raccontato in precedenza, verrà ascoltato dalla polizia nel mese di ottobre, parlando però esplicitamente di un presunto abuso che gli era stato riportato, telefonicamente, dal parroco di Rozzano, don Carlo Mantegazza, mentre nelle ricostruzioni prodotte dalla Curia di Milano il presunto abuso viene relegato all’inizio delle indagini nei confronti di don Galli. L’udienza si è chiusa con il riferimento al risarcimento versato alla presunta vittima, soldi che, sostiene don Galli, “provengono dal conto dei miei genitori, dei miei nonni, della mia famiglia”. Stando alla documentazione bancaria depositata dall’avvocato Zanchetti, difensore di don Mauro Galli, i soldi dell’accordo tra le parti arriverebbero dalla famiglia di don Galli e non dalla Curia di Milano.

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  • Prete accusato di abusi, Scola contro Delpini

    Prete accusato di abusi, Scola contro Delpini

    Scola rimproverò Delpini: ecco la lettera

    Nell’inchiesta che imbarazza la Chiesa di Milano spuntano le scuse dell’allora arcivescovo ai familiari della vittima. Il porporato definì “improvvida” la scelta di colui che gli succederà di trasferire don Mauro, il cui comportamento fu “di per sé assai grave”

    di Giorgio Gandola

    La forza di una lettera. È il 23 aprile 2015 quando l’allora arcivescovo di Milano, Angelo Scola, decide di scrivere per “chiedere scusa per alcune scelte maldestre” dei suoi collaboratori. Lo fa con la solennità e la gravità della sua firma preceduta dalla croce. Lo fa per risarcire un papà e una mamma disarmati, forse disillusi, davanti a una vicenda più grande di loro, che s’è abbattuta sulla famiglia e l’ha sconvolta: quattro anni prima a Rozzano, dove vivono, nell’imminenza del Natale il loro figlio di 15 anni era stato attirato nell’abitazione di un giovane prete, don Mauro Galli, ed era stato invitato a dormire con lui “nel lettone”, nonostante ci fossero una camera per gli ospiti e un divano letto.

    Per capire il senso della lettera, il preambolo è fondamentale. Nei giorni successivi la storia diventa pubblica, raccontata dallo stesso giovane sotto shock, e assume contorni cupi che oggi sono le architravi di un processo (domani c’è l’udienza) in atto presso il tribunale di Milano.

    Il parroco di Sant’Ambrogio, don Carlo Mantegazza,e il responsabile della pastorale giovanile del paese, don Alberto Rivolta, avvertono subito l’arcidiocesi e la vigilia di Natale 2011 si riuniscono con il vicario episcopale arrivato da Milano per fare il punto della complicata situazione. Dopo quell’incontro, l’emissario della Curia non decide di muovere i passi necessari per l’apertura di un procedimento canonico (indagine previa) come da indicazione di due Papi (Wojtyla e Ratzinger, ai quali si affiancherà Bergoglio), ma si limita a organizzare il trasferimento di don Mauro a Legnano, sempre a contatto con gli adolescenti.

    INGANNO

    Dicembre 2011. Don Mauro Galli chiede ai genitori di un ragazzo di 15 anni il permesso affinché possa dormire nella parrocchia di Rozzano, con gli amici all’oratorio. Il figlio però sarà l’unico ospite.

    SHOCK

    Il giorno dopo il giovane è traumatizzato e racconta di aver dormito nello stesso letto del prete (in seguito parlerà di abusi). La famiglia si rivolge al parroco, don Carlo Mantegazza e a don Alberto Rivolta.

    DENUNCIA

    Monsignor Delpini nel 2012 sposta a Legnano don Mauro, che resta così a contatto con i minorenni. Dopo tre anni di scarsa collaborazione da parte della Curia, nel 2014 i genitori si rivolgono alla giustizia italiana.

    COPERTURA

    Dal 2014 la Procura controlla il telefono del prete ma Delpini lo avverte.

    GRAVI RESPONSABILITA’

    A quel tempo il vicario episcopale di Milano, Mario Delpini, che il 24 ottobre 2014 (interrogato in questura quale persona informata dei fatti) spiega a verbale: “Il trasferimento da Rozzano a Legnano fu deciso da me in persona a seguito di una segnalazione da parte del parroco di Rozzano, don Carlo Mantegazza, che mi aveva riferito di un ragazzo che aveva trascorso una notte a casa di don Mauro Galli. Don Mantegazza in quella circostanza mi disse al telefono che il giovane aveva poi segnalato presunti abusi sessuali compiuti da don Mauro durante la notte”.

    Aggiunge l’ex fidanzata del giovane durante il processo: “Don Mauro lo aveva abbracciato da dietro e a seguito di ciò si era svegliato urlando ed era stato male”. Il prete ammette l’abbraccio, ma lo contestualizza diversamente: “Ha avuto un incubo, è finito sul bordo del letto. Ho dovuto abbraccialo per impedire che cadesse”. Nell’immediato, i genitori del ragazzo non denunciano il presunto abuso all’autorità giudiziaria. È una famiglia molto devota, fa parte della comunità oratoriana, chiede giustizia sottovoce a santa madre Chiesa. Incontra don Pierantonio Tremolada (allora responsabile della formazione dei sacerdoti, oggi vescovo di Brescia), poi don Delpini, e invita tutti ad adottare misure per tenere don Mauro lontano da bambini e adolescenti. Non sa, la famiglia, che quel prete è stato spostato da un paese con due oratori a una città come Legnano, dove di oratori con ragazzi ignari ne frequenta quattro.

    Quando nel 2014, attraverso conoscenti, vengono informati della beffa, i genitori decidono di denunciare tutto alla polizia, di costringere l’arcidiocesi (che nel frattempo aveva pur tardivamente allontanato don Mauro da ambienti giovanili) ad alzare il sipario.

    Anche perché, a distanza di tempo, quel figlio è attraversato da paure ricorrenti e incubi autodistruttivi, che gli psicologi ascrivono agli accadimenti di quella notte. L’inchiesta prende forma, qualche raggio di luce comincia a infiltrarsi fra i tendaggi color porpora. E un giorno, a Rozzano, in quella casa sconvolta, arriva la lettera dell’arcivescovo Scola. Parole che chiariscono molto e creano all’arcidiocesi e a monsignor Delpini più di un imbarazzo.

    “Carissimi, ho letto e riletto con molta cura la vostra dettagliata lettera del 20 marzo 2015 (…). Anzitutto rinnovo le mie scuse e quelle dei miei collaboratori per alcune scelte maldestre. Gli anni trascorsi hanno provocato una certa confusione nella ricostruzione dei fatti, che vi ha arrecato ulteriori sofferenze. In ogni caso non volevo in alcun modo giustificare la correttezza della reazione iniziale da parte dell’autorità diocesana. Non è stato valutato con adeguato rigore il fatto già di per sé assai grave che don Mauro abbia passato la notte con un minore, condividendo lo stesso letto”. Dopo essersi informato e aver preso in mano la faccenda, Scola non fa sconti. È evidentemente ispirato da quel Cristo capace di dire “Sì sì, no no” e non ha nessuna intenzione di far scivolare la polvere sotto il tappeto. In nome di verità e giustizia – dopo aver ammesso ricostruzioni traballanti che hanno portato “ulteriori sofferenze” in quella famiglia – sottolinea una certa superficialità nel valutare quel gesto, comunque gravissimo, da parte di Delpini.

    NUOVE TESTIMONIANZE

    Nella frase successiva l’arcivescovo emerito cala, come si direbbe di un colpo di scena in arrivo, il carico da undici. “Improvvida è stata la scelta di trasferire don Mauro in un contesto pastorale che consentisse ancora una volta il contatto con minori”. E con questa affermazione, Scola mette la parola fine alle più curiose ricostruzioni temporali, a comunicati stampa che anche oggi continuano a non tenere conto delle oggettività processuali. E calpestano con suole chiodate quell’umana pietas che sempre dovrebbe albergare nei cuori di chi la chiede costantemente agli altri. Nel prosieguo dello scritto, Scola mostra di avere dato un’accelerazione all’indagine canonica con ben altro vigore e di avere determinato il destino di don Galli, sospendendolo cautelativamente dall’esercizio del ministero.

    Si può aggiungere che bene ha fatto, poiché alcune settimane fa, durante il programma di approfondimento giornalistico Quarto Grado (Rete 4) che ricostruiva la complessa e triste vicenda, il conduttore Gianluigi Nuzzi ha ricevuto una sorprendente telefonata.

    Un telespettatore, che si definiva compaesano di don Mauro, ha rivelato: “Ho avuto modo di vedere la sua trasmissione sulle molestie del prete. Dieci anni fa avevo 16 anni e durante una gita con l’oratorio fui costretto a dormire in un letto matrimoniale con lui. Ci furono atteggiamenti molto strani da parte sua e fortunatamente per me decisi di andarmene in un’altra stanza con una scusa”. L’uomo si è messo a disposizione della giustizia e saranno il giudice Ambrogio Moccia e il pm Lucia Minutella a decidere se e come utilizzare il suo contributo. Anche alla luce di quest’ultimo episodio le “scelte maldestre” di cui parla il cardinale Scola non sembrano marginali.

    (La Verità, 4 aprile 2018)