Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Luciano Cominotti

  • Il tribunale del Mozambico accusa il sacerdote di aggressione indecente denunciata al vescovo Ornelas

    Il tribunale del Mozambico accusa il sacerdote di aggressione indecente denunciata al vescovo Ornelas

    La giustizia mozambicana accusa di aggressione indecente il sacerdote denunciato come abusatore di minori al vescovo portoghese José Ornelas, nel 2011, ha detto oggi a Lusa una fonte della Procura generale (PGR) di Maputo.

    Luciano Caminotti “era imputato in paternità materiale e in forma consumata del reato di atti osceni” e “il 23 agosto si è aperta l’udienza preliminare, svoltasi il 2 settembre”, precisa la PGR, rispondendo ai quesiti posti da Lusa.

    “In questi termini, sia la Procura della Repubblica che gli imputati attendono la notifica da parte del Tribunale Giudiziario della Provincia di Zambezia – Sezione Investigativa Penale”, in merito allo svolgimento del processo, aggiunge, senza ulteriori precisazioni.

    La PGR non ha risposto ad altre domande, vale a dire se il vescovo Ornelas, che presiede la Conferenza episcopale portoghese, abbia, dal 2011, inoltrato denuncia o partecipato in altro modo al caso.

    Secondo la stessa nota, inviata a Lusa, il caso è iniziato 11 anni fa presso la Procura della Repubblica di Gurué, dove Caminotti gestiva un orfanotrofio.

    “Il suddetto caso è stato inviato alla Procura Provinciale di Zambezia e registrato con il numero 179/2014 della Polizia Penitenziaria, in cui padre Luciano Caminotti è stato rinviato a giudizio per i reati di maltrattamento e atti osceni”, riferisce.

    Nel 2014 “è stata emanata un’ordinanza di astensione dall’accusa per insufficienza di prove”, ordinanza “non approvata” dai superiori: “sono stati disposti nuovi passaggi per nuovi elementi emersi”, indica, senza precisare quali.

    Il contesto ha portato alla riapertura del processo, questa volta con il numero 596/2020 del 15 dicembre 2020 presso la Procura provinciale della Zambezia.

    È in questa sequenza che, il 30 ottobre 2021, padre Caminotti “viene imputato in paternità materiale e nella forma consumata del reato di atti osceni”, portando all’udienza preliminare tenutasi un mese fa, conclude la nota, senza fornire dettagli del processo.

    In Portogallo, il Pubblico Ministero (MP) ha confermato sabato che stava indagando sul vescovo José Ornelas per presunto insabbiamento di abusi sessuali, rivelando che c’era già stata un’indagine con possibili collegamenti a questo caso nel 2011.

    Secondo il quotidiano Público, nel 2011 il vescovo era alla guida dell’Ordine dei Dehoniani quando si è trovato di fronte a un insegnante con presunti casi di abusi sessuali presso l’orfanotrofio Luciano Cominotti in Mozambico – un istituto con 50 bambini, alcuni dei quali stavano seguendo le lezioni una missione gestita da un sacerdote dehoniano, Ilario Verri, dove l’insegnante, João Oliveira, ha ascoltato le testimonianze.

    Lo stesso professore ha ora rivolto una nuova denuncia alla Presidenza della Repubblica portoghese, prendendo di mira José Ornelas, ritenendo che il presule “abbia omesso dalle autorità l’abuso di diversi minori come presidente dell’Ordine dei Dehoniani”.

    Il vescovo ha negato a Público qualsiasi insabbiamento di denunce di abusi sessuali.

    È stato José Ornelas che, alla fine del 2021, ha annunciato la creazione di una commissione indipendente per studiare gli abusi nella Chiesa cattolica in Portogallo, coordinata dallo psichiatra infantile Pedro Strecht e che dovrebbe presentare le conclusioni del suo lavoro nel gennaio del prossimo anno.

    https://www.rtp.pt/noticias/mundo/justica-mocambicana-acusa-de-atentado-ao-pudor-padre-denunciado-ao-bispo-ornelas_n1437177

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2021/05/18/savona-don-ilario-verri-calunnio-il-presidente-della-rete-labuso-e-menti-al-processo/

  • SAVONA: assolto dalle accuse di diffamazione, il Presidente della Rete L’ABUSO

    SAVONA: assolto dalle accuse di diffamazione, il Presidente della Rete L’ABUSO

    Si è tenuta questa mattina, presso il tribunale di Savona,  l’udienza che vedeva indagato per diffamazione, Francesco Zanardi, sopravvissuto e Presidente dell’unica rete nazionale di vittime di preti pedofili.

    Zanardi era stato citato in giudizio da padre Ilario  Verri, un sacerdote di Bergamo missionario in Mozambico, che insieme ad un altro sacerdote italiano, missionario in Mozambico, erano stati indicati da un insegnante portoghese , João Oliveira, come responsabili di turismo sessuale ai danni di alcuni minori dell’orfanotrofio gestito dal secondo sacerdote, padre Luciano Cominotti, indagato in Mozambico, ma archiviato in quanto nel frattempo rientrato in Italia.

    Zanardi, difeso dall’avvocato Riccardo Di Rella, segretario della Rete L’ABUSO, non è stato neppure chiamato a deporre, in quanto durante l’audizione di padre Ilario Verri, è chiaramente emersa l’eccezione di querela tardiva, che ha così portato all’assoluzione di Zanardi.

    Tuttavia, durante l’audizione del sacerdote, alla luce di alcune sue dichiarazioni fatte al Giudice, Zanardi annuncia che la Rete L’ABUSO aprirà un secondo fascicolo sul caso (il primo mod. 21 fu depositato lo scorso 26 luglio 2018). Al momento si riserva di rendere note le incongruenze emerse durante l’audizione, ma rende noto che saranno acquisite le trascrizioni dell’intera udienza.

    L’Ufficio di Presidenza

  • Don Luciano Cominotti; archiviato per mancanza di prove il procedimento in Mozambico

    Don Luciano Cominotti; archiviato per mancanza di prove il procedimento in Mozambico

    Nel marzo del 2014 il quotidiano portoghese Pùblico dava notizia che due sacerdoti italiani che dirigevano un orfanotrofio in Mozambico erano stati indagati con l’accusa di abuso.

    A dare il via alle indagini era stato João Paulo Gomes de Oliveira, un veterinario che nel 2010 insegnava nel Centro Polivalente Leão Dehon di Gurue, Mozambico.

    In una lettera pervenuta oggi presso la nostra sede di Savona, l’avvocato di don Luciano Cominotti, chiedendo rettifica comunica che la Procura Provinciale di Zambezia in Mozambico ha archiviato “per mancanza di legittimità riscontrata dal pubblico ministero nel proseguire l’azione penale per il crimine di attentato al pudore” nei confronti del suo assistito. Nella missiva si smentisce anche la notizia che il suo assistito sia stato denunciato in Italia, come invece aveva dichiarato João Paulo Gomes de Oliveira.

    Nel ribadire l’assoluta estraneità dei fatti imputati al suo assistito fornisce copia del documento ottenuto dalla Procura Provinciale di Zambezia dove si legge; “La informo che, in funzione della sua richiesta di chiarimento sul proscioglimento del procedimento penale instaurato per la denuncia di Joao Paulo Oliveira contro Luciano Cominotti, il pubblico ministero (Procura Provinciale da Zambezia) ha deciso per il non proseguimento del procedimento criminale per mancanza di prove sufficienti a determinare chi siano stati gli autori del crimine di tentato omicidio e furto praticato contro la vittima Joao Paulo Oliveira, da una parte e dall altra per la mancanza di legittimita del Pubblico ministero a continuare con l azione penale per il crimine di attentato al pudore nel quale la vittima è Aires G Muhuo”.

    L’Ufficio di Presidenza

  • Intervista a João Oliveira: “I capi della multinazionale hanno scelto di eliminare l’argomento”

    Intervista a João Oliveira: “I capi della multinazionale hanno scelto di eliminare l’argomento”

    João Paulo Gomes de Oliveira, 38 anni, è un medico veterinario e ha lavorato in cooperazione internazionale e sviluppo dal 2001. È stato membro di organizzazioni nazionali e internazionali di diversi paesi.

    Quando, nel 2010, è stato posto come insegnante dal Centro polivalente Dehon a Gurúè, in Mozambico, come parte di un programma dell’allora Istituto portoghese per il supporto allo sviluppo (IPAD), finanziato dal Ministero degli Affari Esteri, coinvolgendo i sacerdoti responsabili del centro e un orfanotrofio nelle vicinanze.

    Cosa ti ha spinto a presentare un reclamo? 
    Soprattutto la gravità della situazione. Quando mi sono iscritto alla scuola e gli studenti hanno capito che non ero imparentato con i preti [il preside della scuola e il capo di un orfanotrofio in Gurúè], ho iniziato ad avere sospetti, a notare fatti e comportamenti strani come le guardie armate alla porta dell’orfanotrofio. Quando sono stato avvicinato da un alunno angosciato e disperato che voleva scappare, ma non aveva nessun altro posto dove andare, l’ho affrontato e ho ricevuto un racconto spaventoso di quello che stava succedendo.

    I due sacerdoti – Ilario Verri e Luciano Cominotti – vengono indagati in Italia esclusivamente sulla base della loro denuncia? 
    Non posso dire Ma è noto che il mio reclamo è stato preso sul serio e sufficientemente sostanziale e ben fondato per essere stato rinviato dal sistema giudiziario all’ufficio del pubblico ministero in Italia e meritato diversi mesi di indagini. Sono stato chiamato dalla procura italiana a testimoniare su questi preti, che è accaduto lo scorso settembre.

    Che prove hai presentato? 
    Le prove sono state presentate alle autorità competenti e sono oggetto di indagine. Non sarà un processo facile data la natura del crimine, i limiti delle istituzioni in Mozambico e, nel caso della procura italiana, la barriera linguistica. Questo caso sottolinea la responsabilità criminale della Chiesa cattolica e l’importanza della giustizia secolare nel risolvere questi casi semplicemente perché sappiamo tutti che la giustizia, la polizia e la libertà di stampa funzionano solo in una parte ristretta del mondo. Ed è proprio nell’altra parte che la maggior parte dei bambini non è protetta. È molto importante che la Chiesa cattolica si assuma le sue responsabilità e prenda misure per l’effettiva protezione dei bambini.

    Ha riferito la situazione ai suoi superiori all’IPAD. Cosa ti aspettavi che facessero? 
    Il crimine riferito al Ministero degli Affari Esteri [da cui dipendeva l’IPAD] è un crimine che viola le convenzioni internazionali sui diritti umani firmate dallo Stato portoghese. Si spera che lo Stato portoghese non trascuri la sicurezza delle vite umane, specialmente quando parliamo di bambini svantaggiati nei paesi fratelli. Se ci sono sufficienti indicazioni per indagare sulla giustizia di due paesi stranieri, è incomprensibile per la negligenza dell’AMF responsabile degli stessi fatti, che hanno semplicemente scelto di cancellare l’argomento.

    I due paesi – Italia e Mozambico – hanno giurisdizione giudiziaria. Il Portogallo no, perché non erano né le vittime né il presunto agente del crimine portoghese. 
    In ogni caso, dal momento che l’insegnamento è l’obiettivo principale della cooperazione portoghese nel PALOP, questa procedura solleva seri interrogativi sulla procedura del MAE quando vengono a conoscenza situazioni analoghe. La scuola in cui lavoravo non era mai stata visitata da nessuno dei miei superiori. Non era prima, durante o dopo. Chi garantisce che in altre istituzioni, che beneficiano della cooperazione portoghese, non esistano reati di questo tipo?

    https://www.publico.pt/2014/03/02/mundo/entrevista/entrevista-com-joao-oliveira-os-responsaveis-do-mne-optaram-por-apagar-o-assunto-1626571

  • Mozambico: Preti indagati con l’accusa di abuso gestiscono orfanotrofio e scuola che ha avuto il sostegno del Portogallo

    Mozambico: Preti indagati con l’accusa di abuso gestiscono orfanotrofio e scuola che ha avuto il sostegno del Portogallo

    ANA DIAS CORDEIRO 02/03/2014 – 08:38

    Una scuola del Centro Polivalente Leão Dehon ha beneficiato dell’appoggio del Portogallo mediante la collocazione di insegnanti. Uno di loro ha fatto una denuncia di sospetti abusi sessuali sui minori contro due sacerdoti italiani di quella città del Mozambico: il direttore di questo centro e il responsabile di un orfanotrofio. Il caso è oggetto di indagine dalla Procura in Italia e in Mozambico, mentre le Nazioni Unite chiedono che i preti sospettati di abusi sui minori vengano rimossi.

    NELSON GARRIDO
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    In quel giorno, uno dei ragazzi è stato colpito. Come chiunque abbia bisogno di riscattarsi e, allo stesso tempo, chiede aiuto. Aveva bisogno di parlare – lui e gli altri ragazzi, tutti minorenni, che hanno detto che il prete aveva costruito nell’orfanotrofio dove vivevano, una prigione per punire loro, una prigione con sbarre, come nei film.

    Spesso si sentivano osservati, anche perché si sentivano diversi: lui, e come lui gli studenti più giovani nella scuola diretta dal prete Ilario Verri, che vivevano nell’orfanotrofio del prete italiano Luciano Cominotti in Gurue, Mozambico. Si muovevano come ombre, sempre osservati e senza o quasi mai un sorriso. Essi avevano questo in comune. Questo, e la complicità di un terribile segreto.

    Questo sarebbe, tuttavia, un nuovo e differente giorno, in grado di dissipare i nebulosi sospetti che si gonfiavano ogni settimana sotto gli occhi del maestro João Gomes de Oliveira. Il veterinario era stato posto dalla cooperazione portoghese, come professore in una delle due scuole del Centro Polivalente Leão Dehon nel gennaio del 2010 in questa piccola cittá mozambicana di Zambézia, dove è stato selezionato tra i vari stagisti inviati quell’anno nell’ambito del programma Inov Mundus, finanziato dal Ministero degli Affari Esteri.

    È stato lì che ha udito della denuncia per abusi sessuali su minori contro i due sacerdoti. E lui ha presentato una denuncia relazionata alle inchieste giudiziarie attualmente in corso – una in Italia e l’altra nella Procura di Gurue in Mozambico.

    Le decine di avvisi che ha inviato alle organizzazioni internazionali dei diritti umani e dei bambini, al diretto responsabile dell’allora Istituto Portoghese di sostegno allo sviluppo (IPAD), al Console Generale del Portogallo in Mozambico, Graça Gonçalves Pereira, all’ambasciata del Mozambico nel Portogallo e dopo altri tre anni, all’ex ministro degli esteri Paulo Portas, e alle quali il PUBBLICO ora ha avuto accesso, si sono scontrate con il silenzio. Dalla Procura Generale della Repubblica, dove è stato inviata una denuncia presentata alla polizia giudiziaria, hanno risposto che, essendo questo un caso per la polizia e la giustizia del Mozambico, non potevano fare nulla.

    Per lui, più presto questo caso viene risolto, “meglio è”. La storia di questi ragazzi – alcuni orfani, altri no – è un fardello che porta da allora. “Cosa succede alle vittime di questi abusi quando crescono è una domanda alla quale nessuno mi ha saputo rispondere.”

    Dopo avere udito “lo spaventoso racconto” di due dei suoi alunni (vedere l’intervista in queste pagine), João Oliveira è stato violentemente aggredito. Mostra le sue fotografie scattate in ospedale dove è rimasto prima di lasciare per sempre Gurue. Sono stato preso a sassate sulla testa mentre guidavo la moto senza casco. “Non saprei dire chi lo ha fatto”. Ma crede che chi è stato sapeva che il maestro portoghese stava per denunciare i preti Ilario e Cominotti alla polizia di Gurue per abusi sessuali su ragazzi.

    Dovere legale e dovere morale.

    Una volta arrivato in Portogallo, sono stato ricoverato per un lungo recupero dopo l’aggressione. Nei giorni quando finalmente sono uscito, sono andato dalla polizia. La denuncia è stata accettata ed inviata al Pubblico Ministero dove è stata archiviata per “incompetenza territoriale”, nel Febbraio del 2011. “La denuncia poteva essere stata inviata immediatamente in Mozambico”, dice João Oliveira, che parla di “dovere morale” di avvisare le autoritá del paese.

    Dal punto di vista legale, essendo le vittime mozambicane e gli autori (del supposto crimine commesso in Mozambico) italiani, il Portogallo non aveva la competenza per trattare il caso, secondo i giuristi uditi dal PUBBLICO.

    La denuncia è stata sì inviata alla Procura Generale del Mozambico, ma solo due anni dopo, nel luglio 2013, “sotto la protezione della Convenzione di Assistenza Giudiziaria in materia Penale tra gli Stati Membri della Comunità dei Paesi di Lingua Portoghese” – ha confermato il PUBBLICO insieme alla PGR portoghese, che parla di “processo indipendente” e non chiarisce se questo è legato alla stessa denuncia di João Oliveira archiviata all’inizio del 2011, e non spiega il motivo per cui c’è  stato, in questo caso, un ritardo di due anni per farla proseguire per  il Mozambico.

    L’iniziativa è sorta giá dopo che la PGR portoghese ha saputo dell’apertura di un’indagine in Italia, anch’essa relazionata con una denuncia di João Oliveira che andò con i propri mezzi in Italia.

    “Sono andato in una stazione di polizia ed ho raccontato quello che stava succedendo”, ricorda. La denuncia contro i due italiani, il prete Luciano Cominotti dell’orfanotrofio, e il prete Ilario Verri, oggi direttore della scuola Centro Polivalente Leão Dehon, è stata ricevuta nell’aprile 2012.

    Due percorsi, un destino

    Ilario Verri é un prete dehoniano, in Mozambico da molti anni. Ha vissuto vicino alla frontera con il Malawi negli anni della guerra civile. Poi è andato a Maputo da dove è partito per Gurúè con l’obiettivo di ricostruire il complesso della scuola e del centro che giá esisteva dal 1969, ed era diretto dai religiosi dehoniani presenti en Mozambico dal 1968.

    Nel 1975, con l’indipendenza, il complesso è stato nazionalizzato e, nel 1994 è tornato nella provincia mozambicana della Congregazione Dehoniana, una congregazione religiosa della Chiesa cattolica, fondata dal prete Leão Dehon nel 1878 e oggi presente in decine di paesi, tra cui il Portogallo.

    Il complesso è stato ricostruito e migliorato e gli è stato cambiato il suo nome a Centro Polivalente Leão Dehon (in onore del fondatore). Comprende la Scuola di Base Industriale (una scuola professionale, corrispondente alla scuola secondaria fino al 9 ° grado) e l’Istituto Superiore Agrario (che corrisponde al livello di scuola superiore). João Oliveira è stato collocato in quest’ultimo, ma ha dato anche lezioni di computer agli studenti più giovani della scuola professionale.

    Luciano Cominotti è diocesano ed è andato a Gurue per scelta personale dopo essere stato ordinato sacerdote a Milano o già in Gurue (le informazioni differiscono tra quello che dice il prete portoghese Luciano e il prete Ornelas a Roma, a capo della Congregazione (vedi intervista in queste pagine )).

    “E’ stato militare in Italia, ha deciso per il sacerdozio e ha fatto la richiesta al vescovo di Milano. Voleva andare in missione”, ha detto al PUBLICO il prete portoghese Luciano, con responsabilità nella Congregazione dei dehoniani in Portogallo e che faceva parte di due gruppi che hanno iniziato il programma di volontariato nel Centro Polifunzionale di Gurue. “All’inizio, quando è stato ordinato prete, uno rimane nella diocesi in cui è nato. Per passare ad un’altra diocesi deve esserci un motivo”, aggiunge.

    Luciano Cominotti ha scelto Gurue, dove entrerà nei primi mesi del 2000. Nel 2004 “la sua opera esisteva giá,” dice il prete portoghese a proposito dell’orfanotrofio che è stato ingrandito a misura che il prete Cominotti ha acquisito i terreni intorno grazie al supporto e le donazioni di “benefattori italiani.”

    Due immagini dell’orfanotrofio, disponibili su Internet, mostrano a distanza quel sontuoso palazzo che si vede attraverso le cime degli alberi, come uno strano castello accanto a una piccola città dove i segni di abbandono sono visibili, le case modeste e le strade sterrate. Una di queste immagini è dotato di un testo enigmatico, non firmato, e che descrive questa casa come un “orfanotrofio maschile per i bambini”, e allora ha osservato: “Mi dispiace per la distanza delle immagini, ma in fondo può vedere uno splendido edificio. È in Gurue, con vista sul lago e dispone di strutture che sarebbero considerate eccellenti in tutto il mondo civilizzato. Non manca nulla. Viene mantenuto da sponsor che visitano le strutture di volta in volta.”

    Un prete “dedicato”

    Chi conosce l’orfanotrofio è Adérito Barbosa, un prete che era dentro perchè era “un amico del padre Luciano Cominotti”, afferma PUBLICO, prima di essere messo di fronte alla denuncia contro il sacerdote italiano e alle indagini che girano in Mozambico e in Italia.

    “Si tratta di un sacerdote dedicato, con la responsabilità nella diocesi e con il suo lavoro, come questa casa di accoglienza per bambini”, continua il prete Adérito Barbosa, coordinatore nazionale della Famiglia Dehoniana in Portogallo e Presidente dell’Associazione dei volontari laici Dehoniani, fondata nel 1999 legato alla Provincia portoghese dei Sacerdoti del Cuore di Gesù (Dehoniani) e responsabile per l’invio di insegnanti volontari per il Centro Polifunzionale Leão Dehon e altre “opere” dehoniane in Mozambico e in altri paesi.

    È questo prete che descrive l’orfanotrofio – o meglio “un centro di assistenza per i bambini bisognosi” – come un “castello”. “E’ chiuso, non entra nessuno”, continua. “È chiuso perché è privato, ci sono dei giovani all’interno. Lui [Luciano Cominotti] mette i bambini al lavoro. Alcuni fanno la guardia, altri lavorano. Sono già stato lì in diverse occasioni, l’ultima delle quali quattro o cinque anni fa” prima di confermare che il palazzo ha guardie armate e che alcuni in città parlano del “terrore “che il luogo ispira.

    L’ultima volta che sono stato in Gurué fu l’anno scorso, ma il prete Luciano Cominotti non era lì. Lui e il prete Ilario a volte andavano a chiedere soldi in Italia per le “opere” che uno e l’altro dirigono. L’opera del prete Cominotti “è per aiutare i bambini.” L’orfanotrofio avrà “circa 50 bambini”, aggiunge.

    Il PUBBLICO ha tentato varie volte di contattare Cominotti nella Diocesi, ma non ha mai ottenuto risposta, e il prete Ilario Verri nel Centro Polifunzionale Leão Dehon, ma il direttore si trovava in Italia giá da alcuni mesi “per motivi personali”.

    “I due sacerdoti sono indissolubilmente legati”, spiega João Oliveira, che crede che Luciano Cominotti ha avuto, nel passato, dei collegamenti con la Congregazione dei Dehoniani, e che ci sia un tentativo di dissociarsi, per diluire le responsabilità.

    “Puó essere che, durante questo processo, il prete Luciano e l’orfanotrofio abbiano smesso di essere dei Dehoniani. Questo è un problema di chiarire. Sanno cosa sta succedendo e, ovviamente, ci sarà all’interno dell’ordine chi si oppone e ha causato questa conveniente separazione, apparente ed esterna “, considera.

    L’orfanotrofio è più esposto a sospetti abusi sui minori rispetto alla scuola, che anch’essa non sfugge alle “voci frequenti”, come ha raccontato al Publico un altro portoghese che vive a Gurue, e riceve i visitatori nelle loro case per i volontari in un vecchio seminario convertito in pensione, e che viene descritto sul sito della scuola (con le foto delle camere e la scuola) come “una bellissima villa non lontana dal centro.”

    I sacerdoti dehoniani contattati a Lisbona e Roma dal PUBBLICO, negano la connessione, insistendo sul fatto che Luciano Cominotti è sempre stato un diocesano e svolge ruoli di responsabilità nella diocesi di Gurué – nel sito web della diocesi appare come amministratore. Loro dicono di non aver mai sentito parlare della denuncia del portoghese João Oliveira o di qualsiasi altro reclamo sul prete Ilario.
    “Ho sentito questo per la prima volta”, dice il prete Adérito Barbosa. “Ho le migliori referenze di lui e la sua opera,” afferma il prete portoghese Luciano anch’esso contattato. E su quell’ antico seminario, ora una “locanda” appartenente al Centro Polivalente, dice che “È stato ristrutturato, potenziato e migliorato per accogliere i turista, visitatori e persone legate ad imprese e al Governo”.

    Per João Oliveira, il collegamento tra i due sacerdoti è rilevante per dimostrare che una scuola che ha beneficiato del sostegno del Ministero degli Esteri portoghese mediante la collocazione di insegnanti come lui, ha servito da “facciata” per qualcosa che coinvolge le due istituzioni – orfanotrofio e Centro Polivalente Leão Dehon. E che, nonostante le sue denunce – e le indagini aperte in Italia e Mozambico – gli stessi sacerdoti, bersaglio di sospetti, continuano ad essere responsabili delle delle due istituzioni.

    João Oliveira sostiene che “È pienamente giustificata la necessità di un coinvolgimento delle Nazioni Unite in questo crimine globale” e accoglie con entusiasmo la decisione del Comitato delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo – agli inizi di febbraio – per esigere alla Santa Sede “il ritiro delle funzioni” dei preti pedofili o sospettati di esserlo, e che li consegnino alle autorità giudiziarie per le indagini (una dichiarazione che non vincolante).

    Richieste delle Nazioni Unite

    In un documento senza precedenti rilasciato un mese fa, e che il Vaticano ha criticato di “distorcere i fatti”, i periti del Comitato delle Nazioni Unite hanno notato che 400 sacerdoti sono stati espulsi dalla Chiesa cattolica nel 2011 e 2012, per le accuse di pedofilia, durante il pontificato di Benedetto XVI. Ma un’analisi approfondita del vasto dossier di denunce ricevute negli ultimi anni contro i sacerdoti cattolici in diversi paesi, ha concluso che gli abusi erano “sistematici” e che la verità sarà nota solo quando le vittime verranno ascoltate.

    João Oliveira si identifica pienamente in queste conclusioni e dice che è urgente che le vittime siano protetti per poter essere ascoltate. “Solo quando ciò accadrá, ci saranno prove” aggiunge.

    “Dopo l’aggressione che ho subìto, le vittime non parleranno mai ai sacerdoti apertamente. Era un messaggio violento ed efficace che ha messo a tacere molti testimoni”, ha scritto in una delle tante lettere che ha inviato da allora a sbloccare la situazione.

    Il medico veterinário, collocato come professore in Mozambico, afferma che questo paese si sta “convertendo in un esempio internazionale della passivitá
    della Chiesa cattolica verso il crimine della pedofilia “. Quando è stato aggredito, il suo status di funzionario in servizio per la cooperazione portoghese prevedeva che un allarme fosse stato attivato (all’Ambasciata del Portogallo in Mozambico), dai sacerdoti, perché essi sono i responsabili della scuola dove era stato collocato come apprendista Inov Mundus, con una assicurazione sanitaria che gli dava diritto ad un rimpatrio di emergenza.

    I sacerdoti non hanno avvisato e l’ambasciata portoghese è stata informato solo giorni dopo dall’Ambasciata di Danimarca, che ha appreso della situazione attraverso una funzionaria straniera che lavora in Gurue. Gli amici di João Oliveira – di diverse nazionalità – si sono alternati perchè non rimanesse mai solo nella stanza in quella vecchia Villa Junqueiro in Gurue, che non sembra un ospedale.

    “Il rimpatrio di emergenza è ben chiaro nella parte dell’assicurazione offerto nel contratto. Appena sono stato meglio, ho avvertito l’ IPAD, ho chiesto che mi portassero a Maputo, sono andato alla Ambasciata di Portogallo, dopo Johannesburg, e infine a Lisbona”, racconta João Oliveira.

    Poche o nessuna risposta

    In Portogallo, quasi non ho ricevuto risposte alle lettere inviate e alle quali il PUBBLICO ha avuto ora accesso, tra le quali all’allora ministro degli esteri Paulo Portas al quale ha scritto nel mese di aprile 2013 per accusare la cooperazione portoghese di rimanere “criminalmente silenziosa e passiva in questo problema” e avverte sul fatto che “L’MNE potrebbe essere sponsor pedofilia in Mozambico”.

    Due anni prima, ha scritto “più volte” all’allora Console Generale del Portogallo in Mozambico, Graça Gonçalves Pereira, “per chiedere aiuto per questi bambini” e le informazioni sulle istituzioni locali per un possibile “intervento”. Al PUBLICO, Graça Gonçalves Pereira detto di avere ricevuto “centinaia di reclami di portoghesi”, quando ha assunto le funzioni di Console generale a Maputo, nel 2012, e non ricordava quella specifica corrispondenza.

    E anche quando era in Gurue, ha ripetutamente messo in guardia i responsabili dell’ IPAD (ormai estinta e fusa con l’Istituto Camões). “Hanno detto che gli dispiaceva molto per quello che era successo. Non passò molto tempo fino a quando mi sono reso conto che non avrebbero fatto nulla “, spiega João Oliveira.

    “E’ stato un problema del quale la nostra gestione ha avuto conoscenza”, ha detto al PUBLICO Fernanda Catarino, una dei responsabili del Inov Mundus, e ha avuto frequenti contatti con il docente. Era con lei e con una sua superiore che João Oliveira ha da subito condiviso i suoi sospetti.

    A questo livello, nulla poteva essere fatto, dice Fernanda Catarino, ora ufficiale nel Camoes. “La questione è stata rinviata ad una considerazione superiore, alla direzione.” E’ stato l’allora presidente del IPAD, Augusto Manuel Correia, che non ha risposto alle domande inviate dal PUBBLICO.

    Anche il Camões – Istituto per la Cooperazione e la lingua (che ha assorbito l’ex IPD nel 2012) non ha chiarito al PUBBLICO quanti insegnanti portoghesi ha collocato nel Centro Polivalente Leão Dehon, ed in quali date ha dato altre forme di sostegno e quali criteri ha scelto per selezionare il Centro Polivalente e la sua scuola per l’inclusione nella lista delle entità che avrebbero beneficiato del sostegno della cooperazione portoghese.

    Già dopo aver lasciato Gurue, João Oliveira ha anche avvertito organizzazioni per i diritti umani. Human Rights Watch lo ha mandato da Amnesty International, che lo ha mandato all’ UNICEF che non ha risposto.

    La lettera che nel mese di aprile 2013, il cooperante portoghese ha scritto al vice procuratore del Dipartimento di Investigazione e Azione Penale (DIAP) per insistere sul fatto che il caso non venisse dimenticato, si è conclusa in questo modo: “Devo scusarmi per la mia insistenza, ma io conosco alcuni di questi ragazzi. Hanno un nome e poco altro. Non hanno padre nè madre o chi voglia sapere di loro. (…). La signora procuratrice può archiviare queste vite: io non lo faccio “.

    Traduzioni Roberta Pietra per Rete L’ABUSO

    Fonte https://www.publico.pt/mundo/noticia/mocambique-padres-investigados-por-suspeitas-de-abusos-dirigem-orfanato-e-escola-que-teve-apoio-de-portugal-1626570

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  • SAVONA; le accuse in Mozambico e l’archiviazione che incrimina don Ilario Verri (calunniò la Rete L’ABUSO) e don Luciano Cominotti

    SAVONA; le accuse in Mozambico e l’archiviazione che incrimina don Ilario Verri (calunniò la Rete L’ABUSO) e don Luciano Cominotti

    N. 2408/2013 R.G.N.R. Mod.21

    Procura della Repubblica

    presso il Tribunale di Bergamo

    RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE

    – artt. 408/411 c.p.p., 125 e 126 D.Lv. 271/89 –

    Al Sig. Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Bergamo

    Si trasmettono, con richiesta di archiviazione ai sensi degli artt. 408 c.p.p. e 125 disp. att. c.p.p. – gli atti del procedimento penale indicato in epigrafe, iscritto nei confronti di VERRI Ilario per il reato previsto e punito dall’art. 609 c.p .. Con nota 225/A/2013/68990/3462/Ufil-l”(punt) del 15.1.2013, il Servizio Centrale Operativo del Ministero dell’Interno Italiano comunicava a questo Ufficio che l’Unità Nazionale Europol aveva raccolto una segnalazione relativa ad abusi sessuali commessi da due sacerdoti italiani missionari in Mozambico nei confronti di minori.

    La denuncia proveniva da un soggetto che aveva svolto attività di insegnamento in Mozambico; il denunciante avrebbe altresì effettuato analoga comunicazione all’Ambasciatore del Mozambico a Bruxelles, al Commissario per gli Affari interni, nonché alla Polizia Criminale e all’Autorità Giudiziaria Portoghese.

    I denunciati abusi sarebbero stati commessi da Padre Ilario VERRI e Padre Luciano COMINOTTI, appartenenti alla Congregazione dei Padri Dehoniani, impegnati in un orfanotrofio sito in Guruè Zambezia c.p. 109, Centro Polivalente Leao Dehon, gestito e/o sotto il controllo dell’autorità ecclesiastica.

    Le condotte quindi integravano la violazione dell’art. 609 bis e quater del codice penale italiano (puniti con una pena edittale da cinque a dieci anni di reclusione); sussisteva pertanto la competenza di questa A. G. ai sensi dell’art. 10 c.p.p. e dell’art. 9 c.p. italiano che “il cittadino che commette in territorio estero un delitto per il quale la legge italiana stabilisce l’ergastolo o la reclusione non inferiore nel minimo a tre anni, è punito secondo la legge medesima, sempre che si trovi nel territorio dello Stato”.

    Sussiste altresì la competenza italiana ai sensi dell’art. 604 c.p. secondo cui “le disposizioni di questa sezione, nonché quelle previste dagli artt. 609 bis, 609 ter, 609 quinquies, 609 octies e 609 undecies si applicano altresì quando il fatto è commesso ali’ estero da cittadino italiano, ovvero in danno di cittadino italiano, ovvero dallo straniero in concorso con cittadino italiano”.

    L’acquisizione della documentazione relativa all’indagine effettuata dal Dipartimento di Investigazione di Lisbona ( attesa la nazionalità del denunciante), non ha apportato elementi di novità rispetto a quanto già dichiarato da Joao Gomes de Oliveira, ma ha consentito di riscontrare almeno parzialmente le sue dichiarazioni, rendendo verosimile la ricostruzione dei fatti e conferendo iniziale credibilità anche alle dichiarazioni relative ai sospetti di abuso sessuali.

     

    pag. 2 di 2 
    PROCURA DELLA REPUBBLICA presso il Tribunale di Bergamo

    Il denunciante – sentito a SIT in Barcellona (E) con commissione rogatoria alla presenza del P .M. italiano – ha confermato le dichiarazioni rese a suo tempo a tutte le Autorità Giurisidizionali con le quali aveva avuto modo di interloquire.

    In particolare, rimandando alla completa lettura delle sue dichiarazioni, Joao Oliveira affermava di aver ricevuto confidenze da un ragazzo di nome xxxx che gli avrebbe confidato di aver subito abusi sessuali non meglio descritti da Padre Cominotti, e che il ruolo dell’indagato VERRI sarebbe limitato a tolleranza di tali abusi.

    Al di là della scarsa descrizione delle condotte, e quindi dell’impossibilità di valutare se le medesime costituiscano violazione della norma penale ipotizzata, deve evidenziarsi che non è neppure chiara l’età della persona offesa, in modo che non può neppure apprezzarsi se e in quali termini possa configurarsi una qualche condotta di violenza o minaccia ovvero di abuso sessuale aggravato dalla qualità dell’indagato.

    Del resto, le eventuali condotte addebitabili al VERRI – anche nella versione accusatoria resa dal denunciante – sarebbero qualificabili come omissive ex art. 40 cpv. c.p.; può in tale direzione dubitarsi che il VERRI avesse un qualche obbligo giuridico di impedire l’evento contemplato dalla norma ipotizzata, e che pertanto costituisca reato a suo carico.

    Infine, nessun elementi sufficiente è emerso neppure in merito a presunti viaggi organizzati da Padre VERRI con finalità “sessuali”; al di là infatti della competenza funzionale della Procura Distrettuale di Brescia ex art. 51 c.p.p., i testi escussi xxxxx, xxxxxx e xxxxxx ( e altresì lo stesso indagato) hanno escluso qualunque finalità diversa dal mero volontariato missionario, e in tale direzione non riscontrano le dichiarazioni del denunciante.

    Peraltro, i testi contestano di avere ricevuto le confidenze (riferite invece da Joao Gomes de Oliveira) in merito a condotte criminali di P. VERRI.

    La difficoltà di reperire gli ulteriori testimoni indicati dal denunciante, e la nazionalità delle persone informate sui fatti (spesso non italiane, come del resto lo stesso denunciante), unitamente alla mancata collaborazione delle Autorità Giudizarie del Mozambico che non hanno ritenuto di dare seguito alla rogatoria, non consentono a questo Pubblico Ministero di proseguire nelle indagini.

    Bergamo, 27 febbraio 2014

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