Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Luigi Ciotti

  • La sospensione “a divinis”? Una cessazione di servizio, un periodo di scelta e maturazione concordata con il vescovo di Saluzzo

    La sospensione “a divinis”? Una cessazione di servizio, un periodo di scelta e maturazione concordata con il vescovo di Saluzzo

    Sofferenza per una “notizia” apparsa oggi sul giornale ma che il suo ormai ex luogo di missione conosceva da mesi.

    Discussione, che non guasta mai. Ma anche sofferenza, che invece non va bene.

    Sono principalmente questi i sentimenti che hanno accompagnato, dal momento della sua pubblicazione avvenuta questa mattina, il nostro articolo sul prete del saluzzese sospeso “a divinis” (Sospeso “a divinis”: mano dura del vescovo di Saluzzo con un giovane sacerdote della Diocesi), che gli vieta di fatto di amministrare tutti i sacramenti, compresa ovviamente la celebrazione della Santa Messa e la Confessione.

    Anche sui social – dove di norma non esistono le mezze misure – sono apparsi i più disparati commenti. Ciascuno dei nostri lettori, e non soltanto quelli, sulla vicenda si sarà fatto le opinioni che più ritiene giuste e suffragate da una propria convinzione interna.

    Ma comunque la si intenda o la si pensi, bisognerebbe comunque sempre partire dal presupposto che prevede il rispetto per la persona prim’ancora che per il ruolo da questa rivestita.

    Detto questo crediamo siano necessarie alcune puntualizzazioni.

    La prima è quella che riguarda la collocazione temporale di questa storia. Che, ci dicono, vada fatta risalire all’autunno scorso, se non addirittura alla primavera antecedente.

    La seconda è quella che la sospensione “a divinis” non è una forma di punizione, ma va letta come una cessazione di servizio, un periodo di scelta e maturazione personale che lo stesso  sacerdote ha concordato con il vescovo di Saluzzo Giuseppe Guerrini

    La terza è invece che don Marco Tallone, attualmente impegnato nella Vicaria della Valle Po a seguire i giovani, non è più – oggi – in alcun modo destinato a sostituire il prete sospeso, il cui posto è stato invece già stato “coperto”.

    Il sacerdote sospeso non rilascia dichiarazioni ufficiali, ma di lui sappiamo che continua ad operare con don Luigi Ciotti al fianco dei fratelli più poveri e disagiati, insieme con tanti altri ex sacerdoti.

    Tutti impegnati a reinventarsi un futuro. Come lui.

    http://www.targatocn.it/2016/01/13/leggi-notizia/argomenti/saluzzese/articolo/la-sospensione-a-divinis-una-cessazione-di-servizio-un-periodo-di-scelta-e-maturazione-conco.html

  • Saluzzo (CN). Giovane prete sospeso a divinis.Nascosto presso la comunità di don Luigi Ciotti per non sollevare lo scandalo

    Saluzzo (CN). Giovane prete sospeso a divinis.Nascosto presso la comunità di don Luigi Ciotti per non sollevare lo scandalo

    Sospeso “a divinis”: mano dura del vescovo di Saluzzo con un giovane sacerdote della Diocesi

    L’ordine impartito da monsignor Giuseppe Guerrini è di mantenere uno stretto riserbo sulla vicenda, ma lui ha già pronto il nome del suo sostituto, che si occuperà dei giovani della Parrocchia: don Marco Tallone

    Il Vescovo di Saluzzo, monsignor Giuseppe Guerrini, ha sospeso “a divinis”, vietandogli di fatto di amministrare i sacramenti, il che include tra l’altro la celebrazione della Messa e la Confessione, un giovane sacerdote della sua Diocesi.

    Chiacchierato sin da prima della sua ordinazione, il sacerdote – stando alle indiscrezioni in nostro possesso – vivrebbe ora, in cambio di vitto e alloggio, dal momento che la sospensione prevedrebbe anche il venir meno dell’erogazione dello stipendio, al servizio di don Luigi Ciotti. Ma starebbe guardandosi intorno, in cerca di un qualcosa di più remunerativo.

    Il Vescovo avrebbe chiesto al clero – al cui interno (e non solo) si erano alzate voci dubbiose sull’opportunità di procedere con un passo così importante come quello dell’ordinazione – di mantenere un rigoroso riserbo sulla vicenda, ma nella località presso la quale il “pastore” prestava la propria opera (concentrata soprattutto sui giovani) la sua assenza non è passata inosservata ed i pettegolezzi sui motivi che ci sarebbero dietro ad essa oggi si stanno rincorrendo con l’effetto di uno tsunami.

    Al punto che monsignor Guerrini, che aveva già pronto il nome del suo sostituto (don Marco Tallone, attualmente dislocato a Paesana), avrebbe invece optato per temporeggiare un po’ di tempo ancora, proprio per non alimentare ulteriori chiacchiericci.

    La sospensione “a divinis” è una pena canonica prevista dal canone 1333 del codice di diritto canonico della Chiesa cattolica. E’ applicata al chierico per una serie di ragioni, che sono reperibili facilmente su Wikipedia.

    Tra queste rientrano l’uso di violenza fisica contro un vescovo, l’attentare al matrimonio, il concubinato o il vivere in modo contrario al sesto comandamento (“Non commettere adulterio”). Proprio queste ultime ragioni sarebbero la causa della sospensione.

    http://www.targatocn.it/2016/01/13/leggi-notizia/argomenti/saluzzese/articolo/il-vescovo-di-saluzzo-ha-sospeso-a-divinis-un-giovane-parroco-della-sua-diocesi.html

  • L’affaire Don Gelmini e la crisi delle comunità

    L’affaire Don Gelmini e la crisi delle comunità

    C’è una guerra di successione dietro lo scandalo che ha travolto il fondatore della Comunità Incontro, don Pierino Gelmini, 82 anni. Le prime avvisaglie cinque anni fa. Secondo una denuncia anonima l’esuberante sacerdote non sarebbe stato solo un padre affettuoso e premuroso con gli ex tossicodipendenti della comunità di Amelia (Terni), ma qualcosa di più. La denuncia venne archiviata ma coincise con l’allontanamento di un ex sacerdote, per anni braccio destro del fondatore.

    Nel frattempo cresceva il ruolo di un prete cingalese che presta servizio nella comunità, padre Bernard. Accanto a lui don Enzo Pichelli e Marco Araclea, coordinatore dei centri di accoglienza. Un piccolo staff di fedelissimi che non ha mancato di provocare le gelosie di altri operatori e volontari, in particolare quando si è cominciato a discutere su chi raccoglierà il testimone del sacerdote.

    Aperta e accogliente con chi ha bisogno di aiuto, dal punto di vista organizzativo la Comunità Incontro appare invece impenetrabile. Forte di 164 sedi residenziali in Italia e 74 negli altri paesi del mondo, la galassia di Gelmini è rigidamente gerarchica. Dal fondatore passano ancora tutte le decisioni che contano. Tanto sono vivaci i rapporti di don Pierino con il mondo politico e dello spettacolo tanto sono essenziali quelli con il mondo ecclesiale. Ridotti all’ufficialità gli incontri di Gelmini con il suo vescovo, Vincenzo Paglia. Li divide un’opposta sensibilità politica.

    Di fronte allo scandalo, Paglia ha scelto di non prendere posizione. Silenzio anche da parte dei vertici della Cei e del Vaticano. L’unico a pronunciarsi è stato il cardinale Francesco Marchisano che, parlando a titolo personale, ha chiesto a don Gelmini di farsi da parte, almeno fino alla fine dell’inchiesta. Al silenzio delle gerarchie si sono aggiunti gli attacchi di don Antonio Mazzi. La guerra fra «i don antidroga» svela rivalità che dividono il mondo del volontariato impegnato nella lotta alla tossicodipendenza, legato anche alla feroce concorrenza per l’accesso ai fondi pubblici. Ed è il sintomo della crisi che attraversano molte comunità terapeutiche fondate negli anni Settanta.

    Sorte per far fronte al dilagare dell’eroina, ora si trovano spiazzate dalla radicale modificazione del consumo di droga nel nostro Paese, passato alla cocaina e alle sostanze sintetiche. Nel Nord Italia più del 50 per cento dei nuovi soggetti presi in cura dai Sert e dalle comunità presenta un abuso primario di cocaina, denunciano gli operatori. Secondo il Cnr i consumatori di cocaina in Italia sono 1,5 milioni ma non più di 30 mila di essi riescono a essere presi in cura dai servizi.

    Nel frattempo le comunità terapeutiche chiudono o si svuotano. Il numero delle strutture residenziali per le dipendenze si è dimezzato rispetto a dieci anni fa, rivela l’Agenzia Redattore Sociale sulla scorta della Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia. Nel 1996 si contavano 1.372 strutture residenziali con circa 24 mila utenti. Oggi ce ne sono 730 residenziali e 204 semiresidenziali, con non più di 11 mila utenti. «In Lombardia, su 2.200 posti disponibili in comunità, sono occupati poco più della metà» osserva don Gino Rigoldi, fondatore di Comunità Nuova a Milano. «Per i cocainomani la comunità terapeutica tradizionale è necessaria solo in casi particolari. Occorre trasformare parte di queste strutture in centri diurni capaci di offrire risposte nuove e diversificate».

    Ma la crisi delle comunità terapeutiche è anche economica. «Non è una questione di destra o di sinistra. Nessun governo dimostra la volontà di definire un vero progetto per combattere le tossicodipendenze» denuncia don Vinicio Albanesi della Comunità di Capodarco. E c’è un problema generazionale: per i carismatici fondatori delle comunità terapeutiche è giunta l’ora di passare il testimone. Ha cominciato San Patrignano: Andrea Muccioli ha raccolto l’eredità del padre e la comunità punta ad adeguarsi alle nuove emergenze. Lo stesso può dirsi per il Gruppo Abele di don Luigi Ciotti e il Ceis di don Mario Picchi. Ora tocca a Exodus di don Mazzi e alla Comunità Incontro di don Gelmini. Ma, a quanto pare, non sarà un cammino facile.