Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Scarcerato Rodolfo Fiesoli il “profeta” del Forteto

    Scarcerato Rodolfo Fiesoli il “profeta” del Forteto

    Chissà come si sentiranno le vittime e i familiari dell’uomo accusato e condannato per abusi e molestie sessuali sui minori affidati alla sua comunità Il Forteto. Una vicenda che ha fatto da ribalta anche negariva per il Mugello anche sui media nazionali per svariati anni.

    È stato scarcerato Rodolfo Fiesoli, il “profeta” del Forteto. Fiesoli è stato scarcerato in quanto «le condizioni di salute sono incompatibili con la detenzione in carcere, sarà ospitato in una RSA del padovano.

    Il 22 dicembre scorso Fiesoli era stato portato nel carcere di Sollicciano (Firenze) dopo che la Cassazione lo aveva condannato a 15 anni per violenza sessuale e maltrattamenti avvenuti nella comunità. Tenendo conto di un periodo di arresto nel 2011, Fiesoli doveva scontare un residuo di pena di 14 anni. Ma, dopo soli 7 mesi, il fondatore del Forteto è di nuovo in libertà. Il 5 luglio scorso, infatti, la Cassazione ha accolto il ricorso dei suoi legali.

    Piccola ricostruzione. La comunità agricola nasce negli anni ’70 come esperimento di vita in comune dall’idea di Rodolfo Fiesoli. Il Forteto diventa ben presto una realtà economica e sociale molto importante in Toscana.

    Il Tribunale dei minori di Firenze affida negli anni alle coppie che vivono all’interno della comunità molti bambini con grossi problemi familiari. Ma già nel 1985 Rodolfo Fiesoli e Luigi Goffredi, suo braccio destro nella comunità, vengono condannati a due anni il primo e a 10 mesi il secondo per atti di libidine violenti e maltrattamenti nei confronti di adolescenti disabili. Il Tribunale dei Minori continuerà però per 30 anni a affidare bambini alla comunità.

    Il Forteto era un simbolo della sinistra in Toscana, un esempio di imprenditorialità.  “Rodolfo Fiesoli è riuscito a far passare tutto come se fosse una persecuzione da parte del giudice, che era di destra. Così nel Mugello il pregiudizio ha iniziato a fare il suo lavoro”.

    Fino a che, nel dicembre 2011, scoppia lo scandalo più grande, con nuove accuse di violenza sessuale. Vengono rinviati a giudizio non solo Rodolfo Fiesoli, ma anche il suo braccio destro Luigi Goffredi e altre 20 persone tra i vertici del Forteto. Il 22 dicembre 2017 Rodolfo Fiesoli viene arrestato e portato in carcere, mentre per Goffredi i reati sono andati in prescrizione.

    Dietro la meravigliosa realtà della cooperativa agricola con frutteti, oliveti e il caseificio, c’era una specie di setta. Tutti dovevano sottostare alle regole del profeta, il Fiesoli.

    Anche il sistema degli affidamenti all’interno della comunità sarebbe stato gestito da lui. Infatti, i bambini tolti alle famiglie d’origine venivano sì affidati a una coppia, ma sarebbero poi stati “ridistribuiti” su indicazione del Fiesoli ad altri all’interno del Forteto.

    “A questi bambini veniva fatto il lavaggio del cervello”, ha raccontato Luisa Chincarini della Commissione d’Inchiesta. “Si diceva loro che la famiglia d’origine li violentava”. I bambini sarebbero stati spinti a denunciare violenze da parte delle famiglie d’origine.

    Rodolfo Fiesoli, dopo la scarcerazione, si trova in una località segreta. “Sapere che dopo poco più di sei mesi dal suo arresto sia già stato scarcerato fa male. Fa male a me, ma non oso immaginare cosa stiano provando in questo momento le vittime dell’orco”, ha commentato Stefano Mugnai (FI), presidente della prima commissione regionale d’inchiesta sul Forteto.

    Altre reazioni

    “La scarcerazione di Rodolfo Fiesoli, il capo della comunità ‘Il Forteto’ condannato poco più di tre anni fa a 14 anni e 10 mesi di reclusione, dimostra che c’è ancora molto da fare per la ricerca delle responsabilità su questa triste vicenda. Fratelli d’Italia ha presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere di conoscere le motivazioni espresse sulla decisione dal Tribunale di sorveglianza di Venezia”. Lo affermano i deputati di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, Francesco Michelotti e Chiara La Porta.

    “Per questi motivi – aggiungono – abbiamo già chiesto la calendarizzazione della proposta di legge presentata da Fratelli d’Italia per istituire una nuova Commissione d’inchiesta parlamentare sul caso. Lo Stato – concludono Donzelli, Michelotti e La Porta – non può lasciare sole le vittime, da parte nostra metteremo in campo ogni sforzo”.

    Scarcerato Rodolfo Fiesoli il “profeta” del Forteto

  • “Rapporti omosessuali obbligatori e disabili costretti a ingoiare il proprio vomito”: vi racconto i miei 12 anni nella “setta” del Forteto

    “Rapporti omosessuali obbligatori e disabili costretti a ingoiare il proprio vomito”: vi racconto i miei 12 anni nella “setta” del Forteto

    “È stata una scuola di orrori e di aberrazioni in cui ho trascorso ben 12 anni della mia vita. Ci ho messo troppo tempo per rendermi conto di cosa succedesse lì dentro. Tutto è accaduto sotto i miei occhi per giorni, mesi e anni. Poi, finalmente, ho trovato il coraggio di scappare, fuggire via, il più lontano possibile”.

    Sergio Pietracito è entrato nella “setta” del Forteto a febbraio del 1978, aveva 18 anni. Ne è uscito a 30 rendendosi conto che aveva consegnato la sua vita a un progetto dai contorni “criminosi”.

    Il Forteto nasce proprio nel 1978 nel Mugello, in Toscana, come una comunità strutturata in forma di cooperativa agricola. In poco tempo diventa un modello, il simbolo dell’opposizione ai valori della società borghese e della famiglia tradizionale, un’esperienza concreta di nuove relazioni tra i sessi, un riferimento ideale per politici e intellettuali.

    Da quel momento molti giovani, soprattutto provenienti da Prato, decidono di provare questa “sperimentazione sociale” e di dedicarsi alla terra.

    Il fondatore del Forteto è Luigi Rodolfo Fiesoli, poi conosciuto come il “Profeta”. Sarà lui che per anni guiderà, insieme a Luigi Goffredi, quella che Sergio ci descrive come una psico-setta.

    Sergio, entrato nella comunità a 18 anni e per sua stessa volontà, si rende conto che di quel progetto ideale resta ben poco. Altre cose accadono al Forteto, cose che fanno paura, che non fanno dormire la notte.

    “Dovevamo seguire delle regole, quelli che io chiamo ‘i dieci comandamenti del Forteto’, imposizioni che sono poi state accertate come reati su molti imputati durante i processi”, racconta Sergio. (Qui i dieci i comandamenti). 

    “Eravamo obbligati ad avere rapporti omosessuali come mezzo per la purificazione, dovevamo rifiutare la famiglia di origine, uomini e donne non potevano stare insieme, la donna era considerata come una meretrice, diventava schiava degli uomini per tutte le operazioni quotidiane”, racconta ancora Sergio. 

    “Lavoravo tutto il giorno nei campi perché mi piaceva, perché era quello che volevo fare e mi teneva lontano dagli orrori. La sera era il momento più brutto, venivamo sottoposti a una sorta di inquisizione durante la quale venivano scandagliati tutti i nostri pensieri. Eravamo costretti a raccontare i nostri sogni, specialmente quelli di natura erotica, era un’ossessione. Ogni sera avveniva questa riunione a cui dovevano partecipare tutti, anche chi era malato”.

    Sera dopo sera Sergio ha vissuto il suo incubo che andava avanti consumando le giornate. Il tempo passava senza che se ne rendesse conto, “troppa vergogna a tornare indietro, troppa paura a lasciare un posto in cui ci avevano fatto il lavaggio del cervello”, ci racconta.

    “Il mondo esterno era il male assoluto, erano stati bravi a farci credere che dovevamo stare lì, che dovevamo seguire quelle regole. Il Forteto si era posto come alternativa alla chiusura dei manicomi, avvenuta con la legge Basaglia. La comunità era diventata l’alternativa per quelle persone con problemi che venivano portate al Forteto anche da illustri psichiatri toscani”.

    E nel Forteto le aberrazioni avvenivano anche nei confronti dei disabili: “Ci mettevano di fronte a scene terribili per farci vivere una sorta di terapia, secondo loro. Ricordo che una delle scene che mi ha spinto a uscire è stata vedere un 28enne disabile psichico costretto a ingerire del mangime per mucche da una ciotola per cani. Vomitò e fu costretto a mangiare il suo vomito. I maltrattamenti servivano per terrorizzare le persone”.

    Pur non essendo una struttura d’accoglienza, al Forteto vengono inviati in affidamento disabili fisici e psichici, minori con problemi d’inserimento; il modello educativo appare, ai tanti esperti, funzionale e valido.

    Ben presto alla comunità del Forteto arrivano in affido giudiziario anche minori con situazioni familiari problematiche. E per molti ragazzi, come hanno accertato le inchieste giudiziarie, quella cooperativa agricola si rivelò una comunità-setta degli orrori.

    Inizialmente composta da 33 giovani, la comunità nel corso degli anni è cresciuta fino a diventare un’importante realtà economica del Mugello. Ma, per le inchieste giudiziarie che l’hanno vista coinvolta, le cronache hanno parlato di comunità-setta e comunità-lager.

    “Non c’erano sabati o domeniche, le giornate erano tutte uguali. Passavo tanto tempo nel frutteto, lavorando gratis, ero utile a quel sistema e questo in qualche modo mi proteggeva, mi permetteva anche di dormire quando il ‘guru’ parlava. Le persone erano come congelate, avevano perso il contatto con il mondo ma io, non essendo entrato da bambino ma già da adolescente, avevo dei ricordi cui appellarmi. Quando questi ricordi hanno cominciato a ripresentarsi nella mia mente, mi sono reso conto di quello che stavo perdendo stando lì”.

    Così, dopo quasi 13 anni, Sergio decide di scappare e riprendere in mano la sua vita: “Fuggo prima in Francia, poi in Olanda. Viaggio molto e trovo la mia attuale moglie. Con lei costruisco una famiglia e torno in Italia. Non ho trovato subito il coraggio di denunciare quello che succedeva al Forteto, volevo solo dimenticare, ma dopo aver incrociato le storie di altre persone che erano scappate, capisco che devo fare il mio dovere”.

    “I fuoriusciti mi hanno raccontato molte altre cose assurde, come bambini indotti a credere che i genitori li avevano venduti a dei pedofili per soldi. In questo modo li allontanavano per sempre, perché i genitori venivano arrestati con false accuse; si trattava di famiglie deboli che potevano essere distrutte dal sistema Forteto”.

    Le vicende giudiziarie

    Nel 1978 Rodolfo Fiesoli, conosciuto come “il profeta” della comunità, viene arrestato per violenza sessuale, corruzione di minorenni e maltrattamenti. Resta in carcere per quasi tre mesi per violenza sessuale e maltrattamenti. Con lui viene processato anche Goffredi.

    Nel 1985 la condanna per Fiesoli e Goffredi diventa definitiva: due anni il primo, 10 mesi il secondo. Anche dopo la condanna Fiesoli continua a guidare la comunità. La condanna però poi passa ‘nell’oblio’, per vari motivi, ancora oggi oggetto di discussioni e polemiche, tanto che alla comunità del Forteto vengono nuovamente affidati altri minorenni.

    Nel 2000 la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo condanna l’Italia per l’affidamento di due minori al Forteto.

    Il 22 dicembre 2011 Fiesoli viene arrestato di nuovo con l’accusa di violenza sessuale e maltrattamenti. L’inchiesta parte dalle denunce di decine di persone. Nelle indagini furono coinvolti molti collaboratori del “profeta”.

    Nel 2013 la Procura di Firenze chiede e ottiene il rinvio a giudizio per 23 componenti del Forteto, Fiesoli compreso. Nell’ottobre 2013 inizia il processo a Fiesoli e agli altri componenti della comunità.

    In contemporanea il Consiglio regionale della Toscana istituisce una commissione d’inchiesta (presiedente da Stefano Mugnai di Forza Italia) per far luce sui motivi degli abusi perpetrati nella comunità a cui sono stati affidati numerosi minori nel corso degli anni. Una seconda commissione regionale d’indagine (presieduta da Paolo Bambagione del Pd) ha svolto il suo lavoro nel 2016.

    Il 17 giugno 2015 il Tribunale di Firenze ha condannato Fiesoli a 17 anni e mezzo di reclusione per maltrattamenti e abusi sessuali su minori.

    Il 15 luglio 2016 la Corte d’Appello di Firenze condanna Fiesoli a 15 anni e 10 mesi di reclusione, mentre Goffredi è condannato a 6 anni di reclusione. Per entrambi le pene vengono ridotte per la prescrizione delle accuse per alcuni episodi contestati. Condanne ridotte anche per gli altri 8 imputati, 6 gli assolti.

    Il 22 dicembre 2017 la Corte di Cassazione ha emesso la sentenza definitiva per Fiesoli, che è stato arrestato. Per Goffredi i reati sono andati in prescrizione.

    Sul Forteto è stata anche istituita una commissione regionale bis per indagare sulle responsabilità istituzionali, che del Forteto sarebbero state lo scudo. Ma non avendo i poteri di un’autorità giudiziaria, la commissione finora ha avuto le mani legate di fronte alle reticenze di chi è stato interpellato alle audizioni, o peggio ha scelto di tacere. Nessuno infatti ricorda, nessuno c’era o sapeva.

    E sulle responisabilità istituzionali si vuole ancora fare chiarezza, perché le pressioni sul caso, anche a livello dei media, sono state negli anni sempre molto forti.

    Il giornalista della Rai Bruno Vespa si occupò della vicenda in una puntata di ‘Porta a Porta’ nel 2001, dopo la condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo.

    “È di grande conforto vedere forze politiche, con posizioni e interessi diversi, unite su un fatto così grave – sottolineò Vespa – Ma è abbastanza straordinario che solo nel 2011 si sia deciso di intervenire. Siamo in presenza di due persone condannate in via definitiva per violenze sui minori nella stessa struttura cui lo Stato andava dei bambini”.

    In quella puntata Vespa dichiarò di aver subito pressioni come mai gli era sucesso in tanti anni di trasmissione.

    Dichiarazione che ribadirà il 17 giugno 2016 nella seconda commissione di inchiesta costituita dalla Regione toscana: “Ho confermato alla commissione di aver subito pressioni, di natura prevalentemente politica, ma non solo”.

    “Non ci fu ‘una’ telefonata, ma una serie di telefonate, di avvertimenti, perché non si pronunciasse nemmeno il nome del Forteto. In tanti anni di lavoro non ho mai ricevuto così tante pressioni. Solo ora però ho capito davvero la ‘forza’ del Forteto e sono molto contento di aver fatto quella trasmissione”. 

    https://www.tpi.it/2018/04/27/forteto-orrori-setta-intervista/

  • Tutti a scuola di don Milani. Ma se questi sono i suoi allievi…

    Tutti a scuola di don Milani. Ma se questi sono i suoi allievi…

    Natale amaro per il Forteto, la comunità agricola toscana alla quale il tribunale dei minori di Firenze affidava giovani “difficili” da restituire a una vita serena. Rodolfo Fiesoli, 76 anni, fondatore e “profeta” di questa comunità, è stato arrestato la mattina del 23 dicembre, poche ore dopo che la corte di cassazione aveva confermato in via definitiva la sua condanna a 14 anni di carcere.

    L’agghiacciante cronistoria del Forteto è stata anticipata da Settimo Cielo fin dal 2013, quando ancora la fama della comunità era alle stelle presso l’intellighenzia progressista, cattolica e laica, che dava credito alle asserzioni di Fiesoli di voler riprodurre “meglio e più in grande” l’esperienza educativa di don Lorenzo Milani (1923-1967), il sacerdote fiorentino sulla cui tomba, a Barbiana, si è recato in visita lo stesso papa Francesco (vedi foto):

    > Cattivi scolari di don Milani. La catastrofe del Forteto

    Fiesoli era membro della Fondazione Don Lorenzo Milani, e il nesso tra le due realtà era stato confermato ed esaltato anche dai sociologi Giuseppe Fornari e Nicola Casanova, nel saggio “La contraddizione virtuosa. Il problema educativo, don Milani e il Forteto”, stampato nel 2008 dalla prestigiosa editrice “Il Mulino”, oltre che dalla costante prossimità a Fiesoli del presidente del tribunale minorile di Firenze, Gian Paolo  Meucci (1919-1986), grande amico di don Milani e figura di spicco del cattolicesimo progressista fiorentino.

    Ma quello che davvero accadeva dentro il Forteto era da brividi. E le più di mille pagine della sentenza del 17 giugno 2015, ora confermata dalla cassazione, lo documentano in modo dettagliato, nelle deposizioni degli imputati, dei testimoni, delle vittime.

    Nel Forteto vigeva un regime di forzata separazione tra maschi e femmine, anche se fidanzati o sposati, di divieto dei rapporti eterosessuali, di pratiche omosessuali incentivate e spesso imposte, di rottura con le famiglie d’origine, di pubblici processi e di punizioni umilianti dei disobbedienti, di culto della personalità del fondatore, di abusi sessuali sistematicamente compiuti da Fiesoli sui suoi sottoposti.

    Ma l’attrattiva del Forteto si estendeva ben al di là dei confini dell’azienda agricola e della Toscana. Tra i testimoni ascoltati dai giudici c’è un sacerdote dell’arcidiocesi di Bologna, don Stefano Benuzzi, la cui deposizione occupa sei pagine della sentenza e documenta in modo impressionante la deriva ideologica dalla quale anche lui si era fatto afferrare.

    Don Benuzzi, 47 anni, laureato in ingegneria, all’epoca del processo insegnava religione in un liceo di Bologna e celebrava messa in una parrocchia di periferia. Aveva incontrato Fiesoli a una marcia in memoria di don Milani, a Barbiana, nel 2001, e continuò a frequentarlo fino al 2008, sempre più “affascinato”. Creò anche lui attorno a sé una piccola comune di giovani, per imitare e incrementare gli ospiti del Forteto. E nel frattempo ebbe una relazione sentimentale con una donna, relazione di cui Fiesoli e i suoi erano a conoscenza, irridendola pubblicamente.

    Interrogato dai giudici, don Benuzzi non chiarì perché a un certo punto cessò di frequentare Fiesoli. Nel raccontare l’ultimo incontro che ebbe con il fondatore della comunità disse:

    “Stetti in camera sua per un po’ e ci furono delle effusioni. Rodolfo mi ha abbracciato e baciato. Sulle mani, sì, e poi anche in bocca, ma non c’era niente di violento né di voluttuoso da parte sua. Quel bacio era di una purezza incredibile, da parte di una persona che voleva dedicarsi a rapporti con gli altri sinceri, trasparenti”.

    Nel Forteto “viene seguito il modello greco”, disse ancora don Benuzzi ai giudici. Lì vigeva “un’amicizia profonda, coinvolgente”, perché “nel rapporto uomo con uomo, donna con donna, si possono raggiungere picchi di intesa e di coinvolgimento superiori a quelli propri della relazione eterosessuale”.

    Dei poteri assoluti esercitati da Fiesoli sulla comunità, don Benuzzi disse:

    “Quando c’è qualcuno che mette in discussione le sue scelte, lo taglia fuori. Rodolfo non ha alcun interlocutore sopra di lui. Dopo di lui c’è Dio”.

    Da Fiesoli ammise di sentirsi ancora “affascinato”, nonostante – scrivono i giudici riferendosi al capo del Forteto – “il suo linguaggio scurrile, le bestemmie contro la Madonna, la sessualizzazione di ogni situazione”.

    E scrivono ancora i giudici al termine dell’interrogatorio del sacerdote:

    “È una deposizione sulla quale ogni commento appare superfluo. Pur connotata nelle parti maggiormente ‘sensibili’ da una evidente reticenza, ha tuttavia confermato cosa realmente fosse il Forteto e come Rodolfo Fiesoli riuscisse a fare presa su soggetti con profili psicologici particolari, con difficoltà interiori, conflitti e paure, privi di una solida capacità di critica e discernimento”.

    Oggi don Benuzzi è parroco a Badi, nell’alta valle del Reno, sull’Appennino bolognese.

    Sono passati i tempi gloriosi in cui il suo nome compariva, in qualità di “docente del Liceo scientifico Copernico di Bologna”, come relatore in un dotto convegno all’Università di Firenze dal titolo: “Crisi dell’educazione o educazione della crisi?”.

    Era il 2005 e a promuovere e coordinare quel convegno era Luigi Goffredi, numero due e ideologo del Forteto, oggi scampato al carcere per prescrizione dei fatti a lui addebitati. Tra i relatori c’era anche Massimo Toschi, assessore alla cooperazione internazionale e alla pace della regione Toscana, anche lui tifoso del Forteto e membro della Fondazione per le Scienze Religiose Giovanni XXIII di Bologna diretta da Alberto Melloni.

    Non solo. Il relatore principe del convegno era nientemeno che René Girard (1923-2015), venuto dalla Stanford University, l’antropologo di fama mondiale che Fiesoli e Goffredi acclamavano assieme a don Milani come sommo maestro del loro metodo educativo. “Travisando completamente il suo insegnamento”, scrivono i giudici nella sentenza, dopo aver riportato le dichiarazioni di don Benuzzi, anche lui entusiasta di Girard, che aveva “incontrato a Parigi in occasione di una visita fatta assieme ad alcuni membri del Forteto”, gli immancabili Fiesoli e Goffredi.

    “All’evidenza – scrivono ancora i giudici – Benuzzi aveva trovato nel Forteto e nella sua guida, Fiesoli, la figura forte di cui aveva bisogno per essere sorretto e incoraggiato a fronte di problemi interiori, di conflitti, insicurezze, paure, e di una consistente confusione che lo affliggevano, attesa anche la scelta di vita sacerdotale attuata, in quegli anni, in forma alquanto ‘originale’”.

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    Lo scorso aprile, poco prima della visita di papa Francesco a Barbiana, ha fatto rumore un passaggio di una lettera scritta da don Lorenzo Milani all’amico giornalista Giorgio Pecorini, raccolta nell’opera omnia del sacerdote, pubblicata da Mondadori a cura di Alberto Melloni:

    “Quei due preti mi domandavano se il mio scopo finale nel fare scuola fosse portarli alla Chiesa o no e cosa altro mi potesse interessare al mondo nel fare scuola se non questo. E io come potevo spiegare a loro così pii e così puliti che io i miei figli li amo, che ho perso la testa per loro, che non vivo che per farli crescere, per farli aprire, per farli sbocciare, per farli fruttare? Come facevo a spiegare che amo i miei parrocchiani più che la Chiesa e il papa? E so che se un rischio corro per l’anima mia non è certo di aver poco amato, piuttosto di amare troppo (cioè di portarmeli anche a letto!)”.

    E poco più avanti:

    “E chi potrà amare i ragazzi fino all’osso senza finire di metterglielo anche in culo, se non un maestro che insieme a loro ami anche Dio e tema l’inferno?”.

    Don Milani subì anche in vita l’accusa di pratiche omosessuali. Ma a rimetterla in circolo è stata la dedica proprio a lui, don Milani, dell’ultimo romanzo di un affermato scrittore italiano, Walter Siti, con protagonista un prete pedofilo, e le successive giustificazioni date da Siti a questa dedica.

    Da parte dei seguaci di don Milani sono venute repliche sdegnate.

    Ma riguardo a un’eventuale beatificazione del sacerdote, l’arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori, da cui dipende l’avvio del processo canonico, l’ha esclusa con decisione: “Assolutamente no, almeno fino a quando ci sarò io. Io non credo alla santità di don Lorenzo”.

  • Scandalo Forteto, arrestato il fondatore della Comunità: abusi e maltrattamentiScandalo Forteto, arrestato il fondatore della Comunità: abusi e maltrattamenti

    Scandalo Forteto, arrestato il fondatore della Comunità: abusi e maltrattamentiScandalo Forteto, arrestato il fondatore della Comunità: abusi e maltrattamenti

    I carabinieri questa mattina a casa di Rodolfo Fiesoli che poi per un malore viene portato in ospedale. Ieri la sentenza della Cassazione

    Si sono presentati alla porta della sua casa di Pelago questa mattina presto, i carabinieri. E’ stato arrestato Rodolfo Fiesoli, 76 anni, per 34 il “profeta” della Comunità del Forteto nel Mugello al centro dell’inchiesta per abusi e maltramenti anche su minori ospiti del centro in provincia di Firenze. L’arresto avviene all’indomani nella sentenza della Cassazione che confermava in gran parte la sentenza di appello. La vita nella comunità del Forteto di Vicchio è stata “una esperienza drammatica, a tratti criminale” ha affermato la Cassazione. I carabinieri hanno portato Fiesoli alla caserma di Pontassieve, l’uomo ha avuto un malore e prima di essere traferito al carcere di Sollicciano è stato portato per una visita in ospedale a Ponte a Niccheri.

    Per gli altri nove imputati, condannati in appello per maltrattamenti a pene comprese fra 6 anni e 1 anno e 8 mesi, è intervenuta la prescrizione, che fra l’altro ha annullato interamente la condanna a 6 anni dell’ideologo e braccio destro di Fiesoli, Luigi Goffredi. Confermati i risarcimenti alle parti civili. Quanto a Fiesoli la sentenza rimanda a nuovo processo di appello limitamente a un caso di violenza sessuale.

    Quella del Forteto è una storia che sembra non volersi concludere mai. Dopo due processi di primo grado e di appello in cui – è stato scritto – sono state raccolte “prove granitiche” di abusi e maltrattamenti, dopo due sentenze di condanna in cui si afferma “con sereno giudizio” che non è mai venuto meno il rispetto del diritto di difesa degli imputati, la Corte di Cassazione ha rinviato la sua decisione finale il 23 ottobre, poi il 20 novembre, e ieri i cinque supremi giudici, dopo essere entrati in camera di consiglio alle 12, a notte inoltrata stavano ancora discutendo nel palazzo ormai deserto.

    La Cassazione è il giudice di legittimità, non deve entrare nel merito, deve verificare se la legge è stata applicata correttamente e se sono stati rispettati i diritti delle parti. Tuttavia, è difficile scacciare il dubbio che la difficoltà di decidere sia dipesa in parte dal fatto che la storia del Forteto è anche la storia di un “corto circuito istituzionale”, di una “totale rimozione e strumentalizzazione”, di una “linea di credito illimitata” di cui la comunità di Vicchio del Mugello ha beneficiato per decine di anni da parte del tribunale dei minori di Firenze, dei rossi Comuni del Mugello e della rossa Regione Toscana. Motivo per cui anche in anni recenti il Pd si è opposto a lungo alla istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta sulla comunità di Vicchio del Mugello, fondata nel 1977 da un gruppo di giovani e quasi subito finita sotto inchiesta per atti di libidine violenti e maltrattamenti nei confronti di adolescenti disabili.

    I fondatori Rodolfo Fiesoli e Luigi Goffredi furono arrestati nel 1978 e dopo alterne vicende furono definitivamente condannati nel 1985. Ma sul Forteto e sulla sua esperienza educativa si divisero sin dall’inizio non solo destra e sinistra, Dc e Pci, ma anche la magistratura. Il tribunale dei minori, guidato allora da Giampaolo Meucci, continuò ad affidare bambini al Forteto. Meucci morì nel 1985, non ebbe tempo per ricredersi. I suoi successori si convinsero che Fiesoli e Goffredi fossero vittime di un errore giudiziario. Così in quasi 30 anni il Forteto ha accolto cinquanta minori, si è accreditato come un rifugio sicuro e una eccellenza educativa e – grazie anche a generosi finanziamenti pubblici – è divenuto una realtà economica importante nell’agricoltura e nella produzione di formaggi.

    La “linea di credito illimitata” si è frantumata nel 2011 quando Fiesoli è stato nuovamente arrestato per violenza sessuale su minori e maltrattamenti, accusa quest’ultima estesa poi ad altri 22 membri della comunità. Con la nuova inchiesta, coordinata dai pm Giuliano Giambartolomei e Ornella Galeotti, è emerso il profilo di una “setta” governata da “regole maltrattanti, crudeli e incomprensibili”. Nelle sentenze si parla di “un’esperienza drammatica, per molti aspetti criminale”, di “un martellante e sistematico lavaggio del cervello”. Per venti anni al Forteto non sono nati bambini perché i rapporti fra uomo e donna erano ritenuti impuri, mentre venivano promossi quelli omosessuali. Il Forteto – hanno scritto i giudici – era il “territorio di caccia di Rodolfo Fiesoli”, che ha avuto rapporti sessuali con quasi tutti gli uomini della comunità e con molti adolescenti, sostenendo che in tal modo li “liberava la materialità”. Con la pratica dei “chiarimenti” i bambini accolti in comunità erano costretti a rievocare pubblicamente gli abusi a cui erano stati sottoposti prima di essere affidati al Forteto, anzi spesso a inventarli e ad accusare i genitori, sistematicamente denigrati. Mentre, al contrario, la finalità dell’affido, un istituto temporaneo, dovrebbe essere quella di ricomporre il rapporto fra il bambino o l’adolescente con la sua famiglia disastrata.

    Nella comunità il dissenso non era ammesso. Le regole del Forteto – hanno scritto i giudici – non miravano alla crescita e al miglioramento di ciascuno con l’aiuto degli altri “ma, esclusivamente, al controllo delle persone, alla possibilità di una loro manipolazione, attraverso il chiarimento, la punizione, l’isolamento, la denigrazione, la mortificazione”.

    “Al Forteto adulti e bambini erano in trappola”, ha detto Petra Filistrucchi di Artemisia, capofila del progetto “Oltre” finanziato dalla Regione Toscana, che ora sta cercando di porre rimedio alle sofferenze di chi ha vissuto nella comunità-setta. “Oltre” ha preso in carico 41 persone e le loro vite “sgretolate” e cerca di aiutarle a superare i traumi causati dalle “circostanze estreme” che hanno dovuto subire.
    Per evitare tutto questo bastava leggere le sentenze del primo processo, ha scritto il magistrato Vittorio Borraccetti, esponente storico di Magistratura Democratica, che ha accolto la richiesta della Associazione delle vittime e ha studiato gli atti giudiziari: “Ma chi ha letto ha detto: questo è un complotto. E la gravità è che questa tesi veniva dalle istituzioni. La vicenda del Forteto è stata una catastrofe sotto ogni punto di vista”.

    “E’ stato un percorso lungo e di grande sofferenza, ma giustizia è fatta”, ha dichiarato il presidente della prima commissione regionale di indagine sul Forteto Stefano Mugnai, capogruppo di Forza Italia nel consiglio regionale toscano: “Esprimo soddisfazione – ha proseguito – per la sentenza con cui la Suprema Corte ha confermato le condanne inflitte a Rodolfo Fiesoli, Luigi Goffredi e agli altri sottoposti a giudizio per l’orribile vicenda del Forteto. Ciò rende alle vittime giustizia nel diritto. Ora si apra la via della necessaria giustizia morale verso questi ex bambini che venivano affidati dalle istituzioni all’interno di quella comunità-setta, giustizia morale che passa per l’ammissione ciascuno del proprio segmento di responsabilità e per pubbliche scuse. Se, come durante il lavoro d’indagine effettuato in Commissione d’inchiesta è emerso, il conformismo culturale e amministrativo è stato determinante affinché le violenze e gli abusi sui minori al Forteto si protraessero per trent’anni, con questa sentenza, oggi, l’asse del conformismo si ribalta. Già altre sentenze affini, sempre sul Forteto, rimasero inascoltate. Non permetteremo che accada di nuovo”.

    http://firenze.repubblica.it/cronaca/2017/12/23/news/pelago_arresto_fiesoli_scandalo_forteto-184977959/

  • Forteto, per Fiesoli è il giorno della verità

    Forteto, per Fiesoli è il giorno della verità

    Attesa la sentenza in Cassazione

    Firenze, 23 ottobre  2017 – L’ora della verità per il Forteto. Oggi, con l’udienza in Cassazione, uno dei casi più oscuri avvenuti in Toscana potrebbe arrivare a un punto fermo. Le condanne per Rodolfo Fiesoli e alcuni suoi fedelissimi della comunità mugellana in cui, secondo due sentenze, si sono consumati abusi sessuali, fisici e psicologi sugli ospiti, per la maggior parte ragazzini affidati dal tribunale dei minori, potrebbero diventare definitive.

    Ovviamente, pensano il contrario i difensori degli imputati, che hanno presentato una pioggia di appelli contro la decisione della corte d’appello, emessa nel luglio del 2016, le cui motivazioni hanno richiesto più dei canonici 90 giorni. E sperano in un ‘ribaltone’, in qualcosa di clamoroso, in quest’ultimo grado di giudizio. Clamoroso, appunto. Perché la sentenza d’appello, seppur ‘sconti’ qualche mese di condanna a Fiesoli in virtù soprattutto di alcune prescrizioni, ha sostanzialmente confermato l’impostazione della sentenza dei giudici Bouchard, Bilosi e Zanobini.

    Ma la Cassazione ha già giudicato il ‘profeta’ Fiesoli e il suo braccio destro, l’ideologo della comunità Luigi Goffredi, sul quale pendono sei anni. NEL 1985, diventò definitiva la condanna per gli abusi che scaturirono nel primo arresto di Fiesoli e Goffredi del 1978, poi condannati rispettivamente a due anni il primo, dieci mesi il secondo, per accuse fotocopia rispetto a quelle che nel 2011 fecero spiccare al giudice, su richiesta del pm Ornella Galeotti, un nuovo mandato di arresto per Fiesoli. Se non ci fosse stato quel pesantissimo precedente, il caso Forteto non avrebbe assunto l’attuale risonanza. Perché il tribunale dei minori si tappò gli occhi? E’ la domanda che non trova ‘ufficialmente’ risposta. Ma l’imbarazzo resta.

    Stefano Brogioni

    http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/fiesoli-attesa-sentenza-cassazione-1.3482441

  • Forteto, Fiesoli condannato in appello a 15 anni e 10 mesi

    Forteto, Fiesoli condannato in appello a 15 anni e 10 mesi

    Sei anni a Luigi Goffredi. La sentenza

    Firenze, 15 luglio 2016 – Condannato a 15 anni e 10 mesi, Rodolfo Fiesoli, il ‘guru’ e fondatore della comunità Il Fortetomentre Luigi Goffredi, “l’ideologo” della comunità è stato condannato a 6 anni. Questa la sentenza del processo di appello sugli abusi perpetrati nella comunità del Mugello dove venivano accolti minori in difficoltà (Trent’anni di misteri e abusi, leggi l’articolo).

    L’accusa, sostenuta dal sostituto procuratore generale Adolfo Sgambaro e dal pm Ornella Galeotti, titolare dell’inchiesta, aveva chiesto la conferma della sentenza di primo grado in cui, il 17 giugno 2015, Fiesoli, fu condannato a 17 anni e 6 mesi per violenza sessuale, maltrattamenti e violenza di gruppo (la sentenza di primo grado, leggi l’articolo).

    La richiesta di conferma riguardava anche la condanna a 8 anni per Luigi Goffredi, e quelle per gli altri ‘fedelissimi’ di Fiesoli che ebbero condanne per maltrattamenti non inferiori a un anno (la maggior parte tra 3 e 7 anni). Su 23 imputati, i condannati in primo grado, furono 16.

    http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/forteto-sentenza-1.2349343

  • Il Forteto non esiste: gli orrori di un storia che nessuno racconta

    Il Forteto non esiste: gli orrori di un storia che nessuno racconta

    Inchiesta sul Forteto: ecco tutti gli orrori e gli errori di un storia di cui nessuno parla

    Un paio di mesi fa una giornalista russa, intervistando il presidente dell’associazione Vittime del Forteto, Sergio Pietracito, si fermò, visibilmente scossa, per fare una domanda di buon senso: chiese come mai una storia del genere non fosse conosciuta nel suo Paese.

    La risposta fu indicativa: «Nemmeno fuori Firenze se ne sa nulla, per questo ci battiamo». In un Paese normale, 30 anni di presunti maltrattamenti e abusi su minorenni, perpetrati all’ombra del muro di connivenze della Toscana «rossa», non passerebbero inosservati. Ma nessuno avrà il coraggio di dire che l’Italia lo sia. E infatti sarebbe accaduto di tutto: oltre l’inimmaginabile, oltre la giustizia. E’ una vicenda orrenda quella del Forteto, e oggi, mentre si celebra il secondo grado di un processo tanto atteso, non se ne intravede la fine.

    Tutto inizia nel 1977. Nel comune di Barberino nasce la comunità Il Forteto assieme all’azienda agricola, destinata a radicarsi nel territorio come baluardo del “made in tuscany” alimentare. L’iniziativa è di due uomini che vantano titoli di studio in psicologia mai posseduti: Rodolfo Fiesoli, detto il Profeta e capo indiscusso della struttura, e Luigi Goffredi, l’ideologo. Tutto ruota attorno alla teoria, ancora in fase sperimentale, della “famiglia funzionale”. Cioè all’educazione alternativa dei minori tramite gli affidi a due soggetti, uomo-donna, il cui accostamento avviene a tavolino. La conoscenza reciproca è superficiale e svincolata dalla sfera dell’affettività, ritenuta nociva. Si cresceranno ragazzi disagiati senza il «fardello della materialità sessuale». Fiesoli e Goffredi si presentano come pionieri. L’ammirazione è incondizionata. Il Tribunale dei minori comincerà presto ad affidare bambini provenienti da situazioni difficili (genitori tossicodipendenti o assenti). E nel tempo intellettuali e psichiatri loderanno quel miscuglio di Freud e Don Milani. Eppure, fin da subito, cosa fosse realmente il Forteto avrebbe dovuto essere chiaro.

    Nel settembre 1978 il magistrato Carlo Casini fa arrestare i due. Ma vengono scarcerati alcuni mesi dopo. La successiva scesa in campo di Casini in politica, nella file della Dc, scatena infatti il magistrato Gian Paolo Meucci (di tutt’ altre vedute), padre del diritto minorile italiano, esperto in materia, ma anche difensore del Profeta. E convinto della strumentalizzazione politica delle accuse. Non basta allora il discorso di Rinaldo Innaco (DC), tenuto nell’ottobre 1980 in Consiglio regionale, dove si parla di costrizione e «regime di vita imposto e caratterizzato (…) dalla pratica dell’omosessualità». E non basta, nel gennaio 1985, la condanna della Corte D’Appello di Firenze al Fiesoli, pur passata in giudicato, per «maltrattamenti, atti di libidine e corruzione di minorenne». La posizione di Meucci, che all’autorevolezza personale unisce la deferenza dei colleghi, fa dimenticare il verdetto, con nessun effetto pratico. Poi, contro ogni valutazione plausibile, si affidano subito altri ragazzi. Dopo l’85, inizia il dominio incontrastato del Forteto.

    A far “merenda”, trasferita la sede nel paesino di Vicchio, passano in tanti: politici, giudici del Tribunale dei minori, sindacalisti, dirigenti dei servizi sociali. Di fatto, tutta la Sinistra toscana favorisce la nuova realtà. Il Forteto diventa una passerella obbligata. Fiesoli è paragonato a Don Milani. Stupisce, commuove, incanta. Scrive libri. I ragazzi intanto, all’oscuro delle condanne e allontanati dalle famiglie naturali, sarebbero stati traviati mentalmente. E fino al 2010 la comunità ne riceve circa 80. Nel frattempo, la Cooperativa, l’ altra faccia del Forteto, acquista prestigio: 130 occupati, un fatturato di quasi 20 milioni, eccellenze alimentari esportate dall’America all’Australia. Un vanto per tutta la Regione. Il 13 luglio del 2000, però, tornano i guai. La Corte europea dei diritti dell’uomo, in seguito alla denuncia di una madre a cui veniva impedito di vedere i figli, condanna l’Italia con una multa di 200 milioni di lire per danni morali. La sentenza di Strasburgo pesa eccome, ma si alzano le barricate: e non cambia nulla. Anzi, solo dal ’97 al 2010, il Forteto ottiene contributi dalla Regione per 1 milione e 254 mila euro. Si arriva poi al novembre 2011. Al TEDxFirenze (manifestazione socio-culturale), Fiesoli addirittura interviene a Palazzo Vecchio sull’educazione minorile in qualità di esperto: presenziava, e fu ringraziato, l’allora sindaco Matteo Renzi. Proprio il mese successivo, però, viene arrestato. L’accusa – violenza sessuale e maltrattamenti – è schiacciante. E nasce una commissione d’inchiesta regionale per indagare sul sistema di potere appena scoperchiato.

    Dopo il tentativo dell’avvocato del Profeta di far ricusare il presidente del collegio giudicante, Marco Bouchard, così da rallentare il dibattimento, il 17 giugno 2015 la sentenza in primo grado condanna 16 dei 23 imputati. 17 anni e mezzo per Fiesoli (violenza sessuale e maltrattamenti), 8 per Goffredi (maltrattamenti) e via via a scendere per gli altri componenti (per maltrattamenti) di quella che ormai è considerata una setta. Le testimonianze delle vittime, scappate dal Forteto, sono determinanti. Nelle motivazioni della Corte si legge: «Il Forteto è stata un’esperienza drammatica, per molti aspetti criminale, retta da persone non equilibrate (…) Le perversioni del Fiesoli, note agli altri imputati, sono state di volta in volta avallate, tollerate, giustificate (…) Chi ha reagito, chi ha protestato, chi ha contestato è stato emarginato, isolato, escluso, denigrato e, finalmente, allontanato». Nell’estate 2015, il caso arriva a Roma. Una mozione a firma di Deborah Bergamini (FI) chiede un’inchiesta parlamentare e il commissariamento dell’azienda per il presunto intreccio con la comunità. Il PD interviene: e affossa la mozione. Si parla di responsabilità individuali e non collettive: smentendo i fatti, le vittime e la sentenza. Le opposizioni ringhiano («La decisione del Governo è sconcertante: non ha alcuna logica, alcuna sensibilità, alcun senso politico»). Invano.

    A livello locale, invece, le polemiche non si sono mai spente. Un libro, Setta di Stato, scritto dai giornalisti Tronci e Pini, ha fatto rumore. Si è istituita una commissione regionale bis per indagare sulle responsabilità istituzionali, che del Forteto sarebbero state lo scudo. Ma non avendo i poteri di un’autorità giudiziaria, finora ha avuto le mani legate di fronte alle reticenze di chi è stato interpellato alle audizioni, o peggio ha scelto di tacere. Nessuno infatti ricorda, nessuno c’era o sapeva. Secondo la sentenza, negli anni, centinaia di persone – direttamente e indirettamente – sarebbero state segnate. Con intere famiglie rovinate. Otto ragazzi, una volta usciti, non ce l’hanno fatta: stroncati dalla tossicodipendenza, dall’indigenza e dai traumi passati. Spesso, ci si chiede come sia possibile che fatti di entità molto minore siano squadernati sulle pagine dei giornali e dibattuti nel talk show, quando invece del Forteto, in tutta Italia, non se ne sa niente. Malgrado un processo in corso (con sentenza in appello il 29 giugno), un’ indagine da concludere e ancora tanto da scavare, e capire. Si dà una spiegazione, l’unica sensata: il Forteto fa paura.

    http://www.affaritaliani.it/cronache/il-forteto-non-esiste-gli-orrori-di-un-storia-che-nessuno-racconta-426535.html

  • Forteto: quegli abusi ai minori protetti dal Pd

    Forteto: quegli abusi ai minori protetti dal Pd

    UNA FOLLE SPERIMENTAZIONE SOCIALE
    Quella del “Forteto” è una delle più allucinanti vicende italiane. Per decenni, tra le colline del Mugello si è consumata una storia di orrori, abusi, violenze, potere e ideologia sulla pelle di ragazzi e bambini, sotto gli occhi distratti delle istituzioni, in alcuni casi addirittura complici.
    Il Forteto è l’incarnazione di una folle sperimentazione sociale nata alla fine degli anni ’70 nella tempesta della contestazione ideologica all’autorità, della liberazione sessuale e delle prime teorie gender fondate sui postulati della neutralità uomo-donna.
    La vicenda è raccontata in un libro inchiesta di due giornalisti toscani, Francesco Pini e Duccio Tronci, dal titolo emblematico: “Setta di Stato”.

    Forteto viene fondata nel 1978 da Luigi Rodolfo Fiesoli, poi conosciuto come il “Profeta”, sessantottino di Prato inquietante e carismatico.
    La comunità, che si struttura come cooperativa agricola, diventa subito un modello per la sinistra toscana; il simbolo realizzato dell’opposizione ai valori della società borghese e della famiglia tradizionale, un’esperienza concreta di nuove relazioni tra i sessi, un riferimento ideale per politici e intellettuali.
    Pur non essendo una struttura d’accoglienza, al Forteto vengono inviati in affidamento disabili fisici e psichici, minori con problemi d’inserimento; il modello educativo appare, ai tanti esperti, funzionale e valido.

    LA PRIMA CONDANNA
    Eppure, fin dall’inizio, circolano strane voci sulle pratiche adottate in quella comunità: si parla di abusi sessuali, violenze e intimidazioni. Il “Profeta” imponeva l’omosessualità come mezzo per la purificazione, e il rifiuto della famiglia d’origine come strumento di liberazione individuale.
    Arrivano le prime denunce di genitori picchiati dai figli su ordine di Fiesoli e di ex seguaci riusciti a fuggire dai violenti condizionamenti psicologici e sessuali. Nel 1978 un coraggioso magistrato toscano, Carlo Casini, apre l’inchiesta; Fiesoli ed il suo braccio destro Luigi Goffredi vengono arrestati e nel 1985 condannati in via definitiva per “libidine violenta, corruzione di minorenne e maltrattamenti”. Non sono provate le spedizioni punitive contro genitori e fuoriusciti ma confermati gli abusi sessuali su due disabili affidati e violenze psichiche contro un ragazzo di quindici anni.

    In un paese civile la storia finirebbe qui: i due sarebbero in galera e Forteto sarebbe chiusa. Ma nella Toscana rossa la storia continua, incredibilmente.
    Nonostante la condanna di Fiesoli, i giudici minorili ricominciano ad affidargli “direttamente” ragazzi minorenni e bambini; il primo (un bimbo down di tre anni) dopo appena sei mesi dall’arresto con il processo in corso. Goffredi riesce persino ad avere due bambini in adozione dopo la sua condanna.
    Per decenni gli abusi sessuali e le violenze psicologiche continuano sotto l’occhio distratto delle Istituzioni preposte a proteggere quei ragazzi.
    Tutti sapevano che anche i meccanismi di affidamento erano irregolari. All’interno della comunità venivano create “famiglie funzionali”, nuclei fittizi che servivano per ottenere l’affidamento del bambino ma che poi veniva seguito da uno dei “discepoli”. Nessuno controllava.
    I racconti dell’orrore che uscivano da quel luogo non distoglievano i giudici minorili, gli psicologi dell’infanzia, gli assistenti sociali dagli elogi sperticati al modello educativo del Forteto.

    NUOVE CONDANNE
    Nel 2000 arriva una condanna contro lo Stato italiano addirittura dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per le gravi anomalie riscontrate nelle procedure di affidamento al Forteto.
    Nel 2002 Bruno Vespa dedica, al caso Forteto una puntata di Porta a Porta; dichiarerà di non aver mai subito così “tante pressioni quotidiane sistematiche e sconcertanti” per impedire che l’inchiesta andasse in onda.
    Poi, nel 2012 nuove denunce e un nuovo processo concluso nel giugno 2015 con la condanna di Fiesoli a 17 anni, Goffredi a 8 e di altre 14 persone della cooperativa a pene fino a 8 anni, per violenze sessuali e maltrattamenti ai danni di ragazzi e bambini affidati.

    Il libro di Pini e Tronci raccoglie un elenco infinito di racconti di orrori consumati in quella comunità, ricostruisce la storia ed elenca nomi e cognomi di politici, magistrati, intellettuali che hanno coperto o sono stati irresponsabilmente superficiali.

    UN FIORE ALL’OCCHIELLO
    La comunità del Forteto era un fiore all’occhiello delle cooperative rosse toscane e tappa obbligata di tutti i leader della sinistra italiana in campagna elettorale, sia locali che nazionali: da D’Alema a Bersani, fino a Renzi. Antonio Di Pietro, eletto al Mugello, andò oltre; firmò la prefazione ad un libro sull’esperienza comunitaria descrivendolo come uno spazio “di amore reale che trova suggerimenti nel Vangelo e in un’attenta osservazione dell’altro”.
    D’altronde la Comunità era anche un serbatoio di tessere e voti.

    La Regione Toscana (da sempre governata dalla sinistra), fin dal 1980 quando acquistò per 300 milioni di lire la prima fattoria che poi assegnò a Fiesoli, ha continuato ininterrottamente a finanziare la cooperativa nonostante le denunce e le condanne; milioni di euro in contributi di cui l’ultimo nel 2014, di 700 mila euro. Un fiume di denaro pubblico non solo alla cooperativa ma anche alla Fondazione, presieduta da Goffredi, che organizzava cicli didattici per le scuole e corsi per educatori; un condannato per abuso ai minori che insegnava come educare i minori.

    Fiesoli e Goffredi hanno continuato fino in tempi recenti ad essere invitati nei convegni pubblici per parlare dell’esperienza del Forteto, a scrivere libri pubblicati da importanti case editrici.
    Nelle loro testimonianze educative nessun accenno all’omosessualità minorile imposta come pedagogia, alle violenze, alla pedofilia e alla zoofilia (secondo alcune testimonianze) indotte come azioni terapeutiche.

    Uno dei primi fuoriusciti dalla comunità la definì un luogo “dove il sesso agisce da parafango per la pazzia”.

    L’ULTIMA VERGOGNA
    Qualche giorno fa l’ultima vergogna. In Parlamento, una mozione unitaria delle opposizioni (da Forza Italia al M5S, da Sel alla Lega a FdI) ha chiesto il commissariamento della cooperativa e l’Istituzione di una Commissione d’inchiesta per accertare i livelli di complicità e connivenze. La mozione è stata bocciata dal Pd.
    Chissà cosa sarebbe successo se Forteto fosse stata una parrocchia e Fiesoli un sacerdote cattolico. Ma il pedofilo, quando è di sinistra, va protetto.

    Il caso Forteto rimane tuttora una delle pagine più nere e immorali della sinistra italiana.

    Forteto: quegli abusi ai minori protetti dal Pd

  • “Family Day” e falsi profeti. Condannati i leader del Forteto

    “Family Day” e falsi profeti. Condannati i leader del Forteto

    Impressionante segno dei tempi. Proprio nei giorni in cui ferveva la preparazione del “Family Day” di sabato 20 giugno nella piazza romana di San Giovanni, a Firenze il tribunale ha emesso condanne severe contro i protagonisti di quella nefasta esaltazione della pratica e dell’ideologia omosessuale, con programmatica distruzione della famiglia naturale, che ha avuto come teatro, per decenni, l’azienda agricola del Forteto.

    Degli orrori compiuti in quella che era una delle comunità più riverite e sostenute dall’opinione progressista cattolica e non, religiosa e politica, fiorentina e nazionale, oggetto di dotti studi dell’editrice il Mulino, è trapelata sostanziosa notizia solo alla fine del 2012.

    Ma la vicenda comincia negli anni Settanta. E la sua agghiacciante cronistoria è in questo post di Settimo Cielo, eloquente già nel titolo:

    > Cattivi scolari di don Milani. La catastrofe del Forteto

    La sentenza giudiziaria è del 17 giugno. E così l’ha riferita il giorno dopo il “Corriere della Sera”:

    *

    ABUSI SU MINORI. 17 ANNI E MEZZO AL “PROFETA” DEL FORTETO

    Lo chiamavano il Profeta e per decenni Rodolfo Fiesoli è stato acclamato come uomo della provvidenza, educatore sopraffino e leader indiscusso del Forteto, comunità fiorentina alla quale erano affidati (anche da strutture pubbliche e dal tribunale) minori in difficoltà. Ieri è stato condannato a 17 anni e mezzo di carcere per abusi e violenze.

    Pene severe anche per l’ideologo della comunità Luigi Goffredi (8 anni) e la collaboratrice Daniela Tardani (7 anni). Condanne minori per altri tredici imputati.

    Il pm Ornella Galeotti aveva chiesto per Fiesoli 21 anni. E si era battuta affinché Goffredi e Tardani fossero condannati a 15 anni. Galeotti aveva descritto la comunità come un organismo nel quale le leggi dello Stato erano sospese. In quel luogo, dove la pedagogia e il riscatto sarebbero dovuti essere l’alfa e l’omega, trionfavano abusi sessuali, “praticati e professati per liberare i ragazzi dal male”. E ancora punizioni corporali e un credo che incentivava pratiche sessuali come “fonte di liberazione”.

    *

    Tornando al “Family Day”, ecco poi com’è andata:

    > San Giovanni 20 giugno. Ce n’est qu’un debut, continuons le combat

    <<<  >>>

    NOTA BENE !

    Il blog “Settimo cielo” fa da corredo al sito “www.chiesa”, curato anch’esso da Sandro Magister, che offre a un pubblico internazionale notizie, analisi e documenti sulla Chiesa cattolica, in italiano, inglese, francese e spagnolo.

    Gli ultimi tre servizi di “www.chiesa”:

    18.6.2015
    > Sorella terra. L’enciclica “verde” di papa Francesco
    Pagine scelte della lettera “Laudato si’” rivolta dal papa “a ogni persona che abita questo pianeta”. Nelle parentesi i numeri dei paragrafi da cui i brani sono ricavati

    15.6.2015
    > Sinodo. L’ora dell’Africa
    Si sono riuniti ad Accra i presidenti delle conferenze episcopali del continente. Con Robert Sarah e altri quattro cardinali. Tutti concordi nel contrastare “la strategia del Nemico del genere umano” su divorzio e unioni omosessuali

    12.6.2015
    > Sinodo. Il doppio grido d’allarme del cardinale Antonelli
    Ha presieduto per cinque anni il pontificio consiglio per la famiglia. La comunione ai divorziati risposati, avverte, segnerebbe non solo lo svilimento dell’eucaristia ma anche la fine del sacramento del matrimonio