Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Luigi Negri

  • ‘Don’ condannato e poi assolto per pedofilia, fine di un incubo

    ‘Don’ condannato e poi assolto per pedofilia, fine di un incubo

    La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del padre che lo aveva accusato

    È finito un incubo. O almeno una parte di esso. La terza sezione della Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ai soli effetti civili, di Damnjan Mitrovic contro la sentenza di appello che aveva assolto don Andrea Margutti e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

    Si chiude così il capitolo – uno dei capitoli – che vedeva contrapposti il 35enne di origine serba e il sacerdote ferrarese. La vicenda risale al 2010, quando il parroco accoglie il 35enne e la sua famiglia nella propria abitazione. Pochi mesi dopo sorgono già i primi problemi:  il parroco chiedeva ai suoi ospiti di trovare una nuova sistemazione, ma il capofamiglia gli avrebbe risposto minacciando di denunciarlo per violenza sessuale sul figlio, di appena tre anni: “Se mi sfratti ti denuncio per pedofilia”, sono le parole che don Margutti riportò in aula durante il processo di primo grado. Dopo la condanna a un anno e quattro mesi per violenza sessuale su minore, il parroco fu sospeso ‘a divinis’ dal vescovo Luigi Negri. Ma la decisione del tribunale ferrarese fu ribaltata lo scorso dicembre dalla corte di appello di Bologna, che lo assolse con formula piena ‘perchè il fatto non sussiste’.

    Mentre un tribunale, quello di Bologna, assolveva don Margutti, un altro, quello di Ferrara, apriva – a febbraio – la causa contro Mitrovic, denunciato per estorsione e calunnia. Nel frattempo il 35enne aveva fatto ricorso, senza esito, come visto.

    E ora “viene detta – si sfoga l’avvocato del sacerdote, Claudio Maruzzi – la parola fine sulla infamia che ha colpito Don Andrea, accusato ingiustamente di abusi sessuali nei confronti di un minore, dichiarando inammissibile il ricorso promosso, ai soli effetti civili, dai genitori del minore stesso, quando la stessa procura generale di Bologna aveva sollecitato l’assoluzione in appello. Verrebbe da dire che è finito un incubo. Ma il calvario del processo che è stato costretto a vivere il cittadino e sacerdote don Andrea Margutti, noto e benvoluto da tutti, per affermare la propria innocenza e le palesi assurdità delle accuse costruite a suo danno, è difficilmente emendabile”.

    Il riferimento è alla sospensione dalle funzioni sacerdotali, “con evidenti gravi difficoltà a gestire una situazione che, solo la forza della fede e la vicinanza che, nonostante tutto, molti fedeli e amici gli hanno in questi anni voluto assicurargli, hanno impedito che diventasse irrecuperabile”.

    Maruzzi assicura che il suo assistito “dedicherà ogni residua energia nella sua battaglia tesa a dimostrare che le accuse a suo danno erano non solo ingiuste, ma calunniose e parte di un disegno estorsivo”. E lo potrà fare già a partire dal 2 novembre, data fissata per la prosecuzione del relativo processo, ove il sacerdote è costituito parte civile.

    Il 27 ottobre invece è fissata l’udienza di un altro processo, sempre tra i due contendenti. Quello per il furto dei mobili subito dal cittadino serbo, allorchè fu costretto – per ordine del tribunale – a liberare l’immobile, che il sacerdote aveva concesso in uso alla sua famiglia.

    Il 6 dicembre, infine, è prevista la prosecuzione del processo per diffamazione a mezzo web, attraverso una intervista resa dal cittadino serbo e postata su Youtube da Rete L’Abuso.

    ‘Don’ condannato e poi assolto per pedofilia, fine di un incubo

  • “Denuncerò gli abusi della Chiesa, basta con i silenzi”

    “Denuncerò gli abusi della Chiesa, basta con i silenzi”

    Da 35 anni Erik Zattoni sta lottando per ridare giustizia a sua madre violentata da un prete

    di NICOLA BIANCHI

    Ferrara, 9 marzo 2016 – Da 35 anni Erik Zattoni sta lottando per ridare giustizia a sua madre violentata, all’età di 14 anni, da quel prete (don Pietro Tosi, deceduto nel 2014) che lui mai chiamerà papà. Da quello stupro nacque Erik che tre anni fa trovò il coraggio di denunciare ma che ancora oggi attende giustizia dalla Santa Sede.

    Erik, sono trascorsi due anni e quattro mesi da quando in tv e sui giornali ha avuto la forza di sputare fuori tutto il suo dolore. Oggi cosa è cambiato?

    «Che ho capito ancora di più quanto sia fondamentale denunciare gli abusi commessi da uomini di chiesa. Dopo di me sono usciti altri orrori, altra gente che ha seguito il mio esempio. Certo, non è stato facile ma se non se ne parla, se non si denuncia, questo problema rimarrà sempre nascosto e non si risolverà mai».

    Sua madre nel 1980 venne violentata da don Pietro Tosi. Dopo il recente caos mediatico, ora come sta?

    «Ha sempre preferito non comparire, non rilasciare commenti, interviste ma alla fine era contenta di quanto stavo facendo. Non sono le vittime che si devono vergognare bensì chi ha abusato di loro».

    Sul sito ‘Rete l’abuso’ c’è un video dove lei si rivolge a Papa Francesco chiedendogli schiettamente il perché «aver lasciato morire don Tosi senza ridurlo allo stato laicale». E «che cosa devono fare le vittime oggi per avere giustizia». Ha avuto risposte?

    «No, mai. Io e mia madre abbiamo scritto diverse lettere al Papa ma senza risposta. Anche da parte sua, come i suoi predecessori, tante chiacchiere ma purtroppo ancora i fatti non ci sono. Quando si tratta di agire non si agisce».

    Cosa le è rimasto dentro di tutta questa storia?

    «Tanta amarezza e una mancata giustizia. Don Tosi non si è mai pentito fino in fondo, è morto da prete perché qualcuno glielo ha permesso. Dall’altra parte ho un bellissimo ricordo per la grandissima solidarietà che è arrivata a me e a mia madre da tutta Italia dopo la denuncia».

    E il vescovo Luigi Negri?

    «E’ quello che c’entra meno di tutti. Le colpe non sono sue ma dei collaboratori che erano a Ferrara ancor prima del suo arrivo e di quelli che stanno in Vaticano. Senza dimenticare i vescovi che lo hanno preceduto che sapevano ma non hanno fatto niente».

    Con monsignor Negri ha parlato più volte, giusto?

    «Sì. E’ stato molto sincero, mi ha spiegato ciò che lo aveva lasciato perplesso».

    Dunque non poteva fare nulla?

    «Lui il suo l’ha fatto avvisando il Vaticano nella persona di Papa Francesco. Il vescovo non ha poteri per ridurre un sacerdote allo stato laicale a differenza del capo della chiesa. Da quando ho denunciato pubblicamente i fatti fino alla morte di don Tosi, di tempo ne è trascorso. Tempo per togliergli la veste da prete, invece tutto è rimasto intatto come se nulla fosse accaduto».

    Ha visto il film Spotlight?

    «No, ma lo farò presto. Il caso di Boston lo conoscevo bene. Degli abusi perpetrati dagli uomini di chiesa bisogna parlarne il più possibile, è l’unica soluzione per contrastarli».

    Erik, e adesso?

    «Stiamo valutando un’azione legale contro chi ha coperto questo orrore negli anni, a partire dai vescovi che sono passati da Ferrara. Non è cosa facile ma serve una giustizia perché chi commette questi crimini deve essere allontanato immediatamente dalla chiesa e deve essere punito penalmente come un comune cittadino».

    di NICOLA BIANCHI

    http://www.ilrestodelcarlino.it/ferrara/erik-zattoni-papa-francesco-1.1958400#!kalooga-17143/~Ferrara%20~Boston%5E0.75

  • Accusò il don di pedofilia: cominciato il processo per estorsione e calunnia

    Accusò il don di pedofilia: cominciato il processo per estorsione e calunnia

    Il parroco fu condannato in primo grado e assolto in appello, per poi passare al ‘contrattacco’

    È cominciato davanti al giudice Alessandra Testoni il processo per estorsione e calunnia che vede alla sbarra un 35enne di origine serba che accusò il parroco Andrea Margutti di violenza sessuale sul figlio.

    Una vicenda che ha visto prima la condanna in primo grado e poi l’assoluzione in appello per il ‘don’, che affiancato dal proprio legale Claudio Maruzzi è poi passato al contrattacco denunciando il 35enne, che a suo avviso si sarebbe inventato l’accusa di pedofilia per riuscire a farsi intestare la casa del prete.

    La vicenda inizia nell’estate del 2010, quando il parroco accoglie il 35enne e la sua famiglia nella propria abitazione. Pochi mesi dopo sono già sorti i problemi:  il parroco chiedeva ai suoi ospiti di trovare una nuova sistemazione, ma il capofamiglia gli avrebbe risposto minacciando di denunciarlo per violenza sessuale sul figlio, di appena tre anni: “Se mi sfratti ti denuncio per pedofilia”, sono le parole che don Margutti riportò in aula durante il processo di primo grado. Dopo la condanna a un anno e quattro mesi per violenza sessuale su minore, il parroco fu sospeso ‘a divinis’ dal vescovo Luigi Negri. Ma la decisione del tribunale ferrarese fu ribaltata due mesi fa dalla corte di appello di Bologna, che lo assolse con formula piena ‘perchè il fatto non sussiste’.

    Ieri (3 febbraio) si è svolta la prima udienza del nuovo processo, in cui il giudice ha ammesso tutti i circa 30 testimoni indicati da procura, parte civile e difesa, oltre ai due consulenti indicati dall’avvocato Maruzzi: una psicologa che descriverà le condizioni psicologiche in cui versava il prelato all’epoca della denuncia e un tecnico che ha ricostruito gli orari di arrivo del sacerdote alla festa di compleanno del figlio dell’imputato, che secondo il don sono incompatibili con la versione di alcuni testimoni. In quell’occasione si sarebbe verificato l’episodio di molestie sessuali che portò alla condanna di Margutti, poi annullata in appello.

    “Non mi spiego il fatto che, a tutt’oggi, dopo l’assoluzione in appello decisa a settembre – commenta l’avvocato Maruzzi dopo l’udienza -, chiesta dalla stessa Procura Generale, non sia stata ancora revocata la sospensione  a divinis disposta nei confronti del sacerdote dopo la condanna in primo grado. Forse per la Curia il prelato, in attesa della definitività della assoluzione, è ancora da ritenersi presunto colpevole?”.

    Accusò il don di pedofilia: cominciato il processo per estorsione e calunnia

  • Tutte le incredibili fesserie dell’arcivescovo di Ferrara, NegriDalla pedofilia, ai gay, all’islam, ai giovani che giocano in piazza, alla Madonna contro Bergoglio

    Tutte le incredibili fesserie dell’arcivescovo di Ferrara, NegriDalla pedofilia, ai gay, all’islam, ai giovani che giocano in piazza, alla Madonna contro Bergoglio

    Ecco le esternazioni pubbliche del vescovo di Ferrara e Comacchio monsignor Luigi Negri contenute nel dossier che l’associazione ferrarese “Pluralismo e dissenso” invierà entro la metà di dicembre a papa Francesco nonché al cardinale Angelo Bagnasco presidente della Cei e a monsignor Nunzio Galantino, che della Conferenza episcopale è segretario generale, accompagnate da una lettera in cui si esprime “il profondo disagio dei sottoscrittori”.
    Chi è interessato può leggere l’appello sul sito di Pluralismo e Dissenso [vai]

    Questo è il dossier prodotto.

    Postribolo a cielo aperto

    29/06/2013 – Fonte: http://www.estense.com/?p=312081
    “Non consentirò più, e studieremo i modi, che la piazza della Cattedrale, corpo unico con la Cattedrale stessa, e quindi nella piena disponibilità della Chiesa di Ferrara-Comacchio, possa servire a queste vicende che, come ho già detto altre volte, sono un postribolo a cielo aperto”. […] Il discorso di Negri si concentra subito sulle serate universitarie e sul divertimento dei mercoledì sera: “è inutile prendersela con chi non capisce le questioni economiche quando la generazione adulta, e addirittura le istituzioni, consentono a centinaia o migliaia di giovani di bruciare la loro vita, quasi tutte le notti, in enormi sbronze di alcol e droga. Stanno a vedere e, al massimo, intervengono per ridurre le conseguenze negative sul piano dell’estetica della piazza o della vita della città. Certamente non consentirò più, e studieremo i modi, che la piazza della Cattedrale, corpo unico con la Cattedrale stessa, e quindi nella piena disponibilità della Chiesa di Ferrara-Comacchio, possa servire a queste vicende che, come ho già detto altre volte, sono un postribolo a cielo aperto”.

    05/07/2013 – Fonte: http://www.estense.com/?p=313135
    Dopo il “postribolo” il vescovo di Ferrara, nel giustificare il termine usato, rincara la dose. E descrive orge e scene di empietà davanti al duomo. In un’intervista al Carlino Luigi Negri racconta di visioni da sabbah delle streghe proprio sotto le sue finestre: “persone intente in atti di promiscuità. Ho visto scene di sesso tra due ragazzi e un gruppo, evidentemente ubriaco, coinvolto in atteggiamenti orgiastici. Io non ho mai visto un postribolo. Ma l’idea era quella”.[…] il vescovo garantisce di esser stato testimone di tutto ciò mentre tornava a casa alle 3 di notte. E tra i rimedi proposti, se le amministrazioni locali non metteranno freno alla “movida” ferrarese (che tra l’altro non ha mai dato adito a episodi rilevanti da codice penale), come extrema ratio pensa già alla recinzione della parte antistante l’ingresso del Duomo.

    17/09/2013 – Fonte: http://www.estense.com/?p=328604
    Il postribolo? “Nei giorni in cui ho fatto quelle affermazioni mi è apparso in sogno mio padre e mi ha chiesto ‘ma ne valeva la pena di fare tutto questo casino?’ La risposta è sì, ne valeva la pena”. È lo strascico onirico di Luigi Negri che lo ha accompagnato i giorni successivi alle famose esternazioni sulla movida ferrarese.

    Vietato suonare Bach in chiesa

    22/07/2013 – Fonte: http://www.estense.com/?p=317040
    La Curia di Ferrara-Comacchio interviene nuovamente nella vita cittadina, questa volta in quella di Codigoro, dando parere negativo allo svolgimento del concerto “Solo Bach”, eseguito dal violinista serbo Jovan Kolundzjia, all’interno della chiesa dell’abbazia di Pomposa. Il motivo: non si tratta di musica liturgica e, dunque, niente concerto dentro l’edificio sacro. “Erano già stati distribuiti i volantini con il programma e invece è arrivato il parere negativo della Curia – spiega Cesare Bornazzini, regista (principalmente di cortometraggi), già collaboratore di Pupi Avati e, soprattutto, profondo conoscitore del complesso di Pomposa, curatore di un documentario e di un sito internet dedicato all’abbazia -. La cosa mi ha sorpreso perché proprio con Bach ci sono stati illustri precedenti di concerti all’interno di una chiesa, se non sbaglio anche un concerto eseguito da Uto Ughi”. Ma non solo, come ricorda ancora Bornazzini, “a Pomposa è probabilmente nato e ha operato il Guido Monaco (conosciuto anche come Guido d’Arezzo, ndr) che fu l’inventore dei nomi delle note musicali, dunque non c’è nessun altra chiesa se non quella di Pomposa che potrebbe essere soggetta ad una eventuale eccezione sulla musica non liturgica”.

    Sul caso di Erik Zattoni

    17/10/2013 – Fonte: http://www.estense.com/?p=335670
    Anche papa Ratzinger avrebbe dovuto sapere. Così come sapeva il predecessore di monsignor Luigi Negri, l’allora vescovo di Ferrara, Paolo Rabitti. Lo stesso Negri, nonostante affermi di essersi “responsabilmente e debitamente informato a seguito dell’incursione subita da “Le iene””, in realtà era stato già informato il 13 aprile tramite lettera della Congregazione della dottrina per la fede, a firma dell’arcivescovo Luis F. Ladaria. Informati, insomma, di quella storia emersa ora grazie al racconto del figlio di una madre stuprata a 14 anni e messa incinta dal prete del paese. È una storia sbagliata, di quelle, per dirla con le parole di De Andrè, “da dimenticare”. Ma Erik Zattoni e sua madre, violentata nel 1980 da un prete all’epoca 54enne, non ce l’hanno proprio fatta a dimenticare. Erik cerca giustizia per lei, per se stesso, per quel padre vestito di nero che ha riconosciuto la paternità solo dopo essere stato messo con le spalle al muro dal test del dna. Una storia che Erik ha svelato alle telecamere delle Iene decidendo di renderla pubblica, raccontandola anche alla Rete Nazionale L’Abuso, una onlus nata dall’idea di un gruppo di vittime di preti pedofili che hanno formato una rete di supporto alla quale le stesse vittime possono rivolgersi.

    Dal comunicato ufficiale dell’ufficio stampa diocesano pubblicato il giorno 17/10/2013:
    “[…] Visto che comunque pare che sia una questione di cronologia e di tempi, e che è accusato di essere responsabile di cose accadute oltre trent’anni fa, l’Arcivescovo ci tiene a precisare, al fine di evitare spiacevoli equivoci in futuro, che non ha avuto nessuna parte nella dichiarazione della prima guerra mondiale e neppure della seconda e certamente non si è inteso con il presidente americano per lo sgancio della bomba atomica sul Giappone.”
    Ufficio Stampa Diocesano

    Opinioni o discriminazioni?

    13/07/2014 – Fonte: http://www.estense.com/?p=397547
    Un rimprovero diretto a Comune, Provincia, le istituzioni che – insieme a Università e associazioni – hanno manifestato la propria contrarietà alla manifestazione delle Sentinelle in Piedi. […] E dopo la premessa sulla necessità del pluralismo arriva l’attacco: “Non è consentito a nessuno, meno che mai alle Istituzioni Pubbliche – afferma Negri, richiamando in tutta evidenza Comune e Provincia ma anche l’Università di Ferrara che avevano formalmente preso le distanze dall’iniziativa delle Sentinelle in Piedi – di assumere il compito di discriminare tra forme culturali, sociali e religiose, approvandone alcune, magari quelle che sono in linea con l’ideologia di coloro che guidano le Istituzioni stesse, piuttosto che altre, ingenerando così una disparità di considerazione e di trattamento tra le varie realtà presenti nella società. Tutte le forme di vita, di cultura, di espressione sociale, di intervento politico, debbono avere, in uno Stato democratico, gli stessi diritti e perciò debbono anche sottoporsi agli stessi doveri. Nessuno può discriminare!”.

    Sulla Shoah

    21/08/2014 – Fonte: http://www.estense.com/?p=404170
    La cacciata e la persecuzione dei cristiani in Iraq come quella degli ebrei sotto il nazismo. […] A questo punto il vescovo azzarda un paragone che a molti potrà sembrare quantomeno azzardato: “Non si capisce perché alcune cose (sic) vengano chiamate Shoah e per queste non venga usato lo stesso termine, che dice di una spaventosa e dissennata ideologica violenza contro l’altro semplicemente perché ha una posizione religiosa diversa dalla propria”.

    I grillini e la messa

    10/06/2014 – Fonte: http://www.estense.com/?p=466067
    “Cosa ci vengono a fare i grillini a messa? – si chiede provocatoriamente Negri -. A chi non crede nella Trinità e pensa che tutto si possa costruire con le proprie mani, compreso la salvezza… beh, ne tragga le conseguenze”

    Scalfari

    3/11/2014 – Fonte: http://www.estense.com/?p=418783
    Al contrario, secondo l’Arcivescovo, “l’uomo di cultura è a contatto con un’alterità, non con oggetti. La realtà è una presenza, che l’uomo non può pensare di possedere ma in cui entra con il senso del proprio limite. La conoscenza dunque è un incontro: il Papa ha detto una cosa importante perdendo l’occasione di farla sapere a tutti – ha bacchettato – visto che l’ha detta a Scalfari, che non merita gli si dicano cose intelligenti. Il Papa ha detto che la realtà è un incontro in cui la personalità si arricchisce, ed immagine di questo incontro è l’amore tra uomo e donna. La natura dunque è segno di Dio, come lo è l’uomo: dovunque il guardo giro, immenso Dio, ti vedo, scriveva Pietro Metastasio”.

    Le crociate, movimento di fede

    7/11/2014 – Fonte: http://www.estense.com/?p=420133
    Una linea che l’arcivescovo Negri accoglie con lode, tornando a rafforzare una definizione di crociata come “movimento di fede, impeto gratuito e missionario”, estranea quindi a cause economiche e politiche. Gli applausi della sala testimoniano come sia condivisa l’esegesi dell’arcivescovo, che a più riprese si dice “grato alle crociate” e descrive quale “civiltà che ha maturato la propria identità e che non può chiudersi nel particolarismo” quella che si rese protagonista della riconquista dei luoghi del Cristianesimo. E a qualsivoglia interpretazione ideologica, Negri risponde: “Non dobbiamo giustificare nessuno, la fede dei crociati si è espressa nella violenza, ma non l’ha mai generata, una fede che è Una, e aveva bisogno del Corpo, di Gerusalemme”. [Le crociate] “hanno permesso la sopravvivenza del continente che – così interviene Negri – ha visto rallentata e rimandata l’invasione turca che ci avrebbe altrimenti consegnato alla storia un’altra Italia”. Le crociate devono dunque intendersi come “opere di libertà”, un insegnamento, sottolinea ancora l’arcivescovo, che “il medioevo ci ha consegnato: soltanto sotto un’unica fede si possono articolare pluralità, quelle invocate oggi sono falsificate da una base relativistica, così la mentalità laicista porterà all’autodistruzione dell’Europa”.

    Sull’Islam

    12/01/2015 – Fonte: http://www.estense.com/?p=432292
    “Alle religioni nelle quali la violenza è teorizzata e indicata come atto pratico – afferma Negri – ci si deve opporre con nettezza”. […] “Per la conoscenza che ho delle grandi religioni occidentali e asiatiche – afferma il vescovo -, la violenza non è nelle teorie ma è un fatto comportamentale. Più facilmente, come ha mostrato il ‘900, è l’ideologia condita da ateismo a produrre violenza. Fatta questa precisazione, l’unica religione che tematizza la violenza come direttiva teorica e pratica è l’Islam.

    Sull’accoglienza dei migranti

    25/04/2015 – Fonte: http://www.estense.com/?p=455628
    La diocesi di Ferrara prende le distanze dalle recenti dichiarazioni sull’accoglienza dei migranti rilasciate da don Domenico Bedin. E lo fa, assieme al vescovo Luigi Negri, sottolineando “con forza che [loro] non hanno alcuna parte nelle dichiarazioni rilasciate da don Domenico Bedin, riguardo alle possibili politiche migratorie sul territorio ferrarese, poiché non sono di loro specifica competenza”. Una presa di distanza che fa riflettere, se si tiene presente che anche Papa Francesco sul tema dell’immigrazione lascia trasparire costantemente le proprie idee e solo pochi giorni fa, in seguito all’ennesima tragedia nel Mediterraneo, ha ringraziato l’Italia per “l’impegno che sta profondendo per accogliere i numerosi migranti che, a rischio della vita, chiedono accoglienza”, parlando dei rifugiati come di “fratelli nostri che cercano una vita migliore: affamati, perseguitati, feriti, sfruttati, vittime della guerra” e chiedendo più supporto da parte dell’Europa poiché “è evidente che le proporzioni del fenomeno richiedono un coinvolgimento molto più ampio. Non dobbiamo stancarci nel sollecitare un impegno più esteso”. Un pensiero che, nel contesto locale, vede proprio Don Bedin in prima linea: ieri il parroco è intervenuto sulla Nuova Ferrara lanciando un appello per l’accoglienza dei flussi migratori nel territorio, affrontando il tema sia da un punto di vista etico – il dovere di assistere i rifugiati – che dal lato pratico, cioè parlando dei possibili progetti di formazione professionale e di coinvolgimento sociale per i nuovi arrivati. “Avevo semplicemente intenzione – spiega il parroco ad Estense.com – di spiegare che al di là dell’emergenza attuale, accogliere gli immigrati in maniera intelligente può diventare un’occasione per la nostra provincia. Un arricchimento sia giovanile che professionale”. Concetti di cui avevamo discusso con il ‘don’ durante una recente visita alle sue associazioni, quando aveva tratteggiato chiaramente i confini tra accoglienza ‘attiva’ e ‘passiva’. Idee che non sembrano molto apprezzate nella diocesi ferrarese, che nel comunicato che riportiamo integralmente afferma di non voler affrontare il tema delle politiche sull’immigrazione poiché non di competenza della Chiesa: “L’Arcivescovo Sua Eccellenza Monsignor Luigi Negri e la Diocesi di Ferrara Comacchio sottolineano con forza che non hanno alcuna parte nelle dichiarazioni rilasciate sulla stampa locale di oggi da don Domenico Bedin, riguardo alle possibili politiche migratorie sul territorio ferrarese, poiché non sono di loro specifica competenza. Precisano altresì che non intendono rispondere di alcuna dichiarazione rilasciata fuori o all’insaputa dell’Ufficio Stampa Diocesano. L’Arcivescovo e la Diocesi inoltre, in perfetta coerenza con quanto realizzato finora, ribadiscono la loro piena disponibilità ad una proficua collaborazione con le autorità competenti per tutte le necessità sociali, incluse le politiche migratorie”. Bedin nel frattempo cerca di non alzare i toni ed evita attentamente di entrare in polemiche vere o presunte: “Non ho nessuna intenzione di replicare, volevo solo intervenire sul tema dell’accoglienza e mi pare di aver detto concetti molto laici, che non coinvolgono assolutamente l’autorità ecclesiastica. Avendo in gestione una comunità di accoglienza, ho espresso un’opinione personale e sociale, che da quanto mi risulta non è diversa da quella della Chiesa”.

    Sugli omosessuali

    18/08/2015 – Fonte: http://www.estense.com/?p=478486
    Ora che l’omosessualità sta ottenendo un riconoscimento sociale pensano di essere il meglio del meglio. Ma fino a poco tempo fa l’omosessualità era considerata un’anomalia”. “E quindi?”, chiede l’intervistatrice di fronte alla inconsueta argomentazione ‘storica’. “Quindi dovrebbero ricordarlo”.

    Tutto il mondo è in mano al demonio

    15/11/2015 – Fonte: http://www.estense.com/?p=494931
    “Devo dire la verità: tutto il mondo è in mano al demonio”, ha confessato l’arcivescovo Luigi Negri dal pulpito del duomo dove ha officiato ieri mattina i funerali di Pierluigi Tartari, rapinato nella sua casa in via Ricciardelli ad Aguscello il 9 settembre scorso e barbaramente ucciso da tre uomini provenienti dall’est Europa, ora assicurati alla giustizia e in attesa di processo.

  • Ferrara: parzialmente archiviato il procedimento nei confronti della Rete L’ABUSO e un suo assistito.

    Ferrara: parzialmente archiviato il procedimento nei confronti della Rete L’ABUSO e un suo assistito.

    Il tribunale di Ferrara ha parzialmente archiviato la querela per diffamazione depositata nell’aprile 2014 da don Andrea Margutti. L’accusa di diffamazione nasce da un’intervista di 30 minuti circa, che il padre della piccola vittima aveva rilasciato telefonicamente ad un giornalista e che successivamente era stata diffusa sul sito della Rete L’ABUSO.  Nel giugno 2014, solo due mesi dopo quella querela nei confronti di D.M. papà della vittima e Francesco Zanardi portavoce della Onlus,  il sacerdote è stato condannato in primo grado per molestie sul bimbo che all’epoca dei fatti aveva 3 anni e sospeso a divinis dal vescovo di Ferrara Luigi Negri.

    Il legale di don Andrea Margutti contestava integralmente l’intervista elencando inoltre come diffamatorie una serie di frasi pronunciate da D.M.: fatti, per le quali però il p.m. dott. Ombretta Volta aveva chiesto l’archiviazione,  alla quale il legale di Margutti si è opposto.

    Il 16 giugno scorso, si è tenuta udienza di opposizione all’archiviazione presso il tribunale di Ferrara, presenti l’avvocato del sacerdote Claudio Maruzzi, il papà della vittima D. M. difeso dall’avvocato Giovanni Montalto e Francesco Zanardi, portavoce della Rete L’ABUSO difeso dall’avvocato Debora Grigolato.

    Il g.i.p. Monica Bighetti, dopo aver ascoltato le parti ha deciso di archiviare parzialmente quanto indicato nella querela presentata dal legale di Margutti. Il gip ha ritenuto di archiviare le presunte frasi diffamatorie relative al fatto riguardante il minore già oggetto di procedimento giudiziario, archiviate le espressione “pedofilo” “in quanto continente ai fatti narrati”. Archiviata anche l’espressione “Gay” in quanto “le attenzioni verso un bambino maschio giustificano l’uso del vocabolario gay, non offensivo di per se”.

    Sugli altri tre punti invece, il g.i.p. Monica Bighetti ha ordinato l’imputazione coatta per diffamazione nei confronti D. M. e Zanardi Francesco, perche D.M. avrebbe insinuato nell’intervista, che oltre all’episodio in cui il Margutti è stato colto in flagranza di reato dal papà del bambino (oggetto della condanna in primo grado), ci potrebber essere stato altro episodio nel quale il sacerdote sarebbe rimasto solo con il minore.

    Altra espressione che è oggetto del procedimento è quando il D. M. racconta di un fatto a lui riferito da terzi, che sarebbe stato attribuito presumibilmente al sacerdote.

    Su un ultimo punto è stato rinviato a giudizio solo il portavoce della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi che nella copertina dell’intervista al papà della vittima ha scritto che il sacerdote è stato rinviato a giudizio, mentre all’ora era stata solo formalizzata la richiesta di rinvio a giudizio.

    Per questi motivi il g.i.p. ha emesso una ordinanza di imputazione coattiva nella quale archivia i primi due punti contestati a Zanardi  Francesco e D. M. e ne ordina l’imputazione coatta per gli ultimi tre.

    Al momento non è ancora stata fissata la data per la prossima udienza.

    L’ufficio di Presidenza

  • Negri sospende ‘a divinis’ Andrea Margutti, il prete condannato per pedofilia

    Negri sospende ‘a divinis’ Andrea Margutti, il prete condannato per pedofilia

    Il vescovo: “Si impongono scelte precisamente indicate dalla Santa Sede e dalla Conferenza Episcopale Italiana”

     Dopo la sentenza del tribunale di Ferrara, l’arcivescovo di Ferrara e Comacchio Luigi Negri ha sospeso ‘a divinis’ il parroco del ferrarese condannato in primo grado per atti di pedofilia verso un minore. In una lunga lettera inviata ai sacerdoti della provincia e pubblicata sul proprio sito personale, Negri spiega i motivi alla base della propria decisione e invita tutti i componenti della curia ferrarese a riflettere sulla delicatezza dell’impegno religioso e sulle responsabilità che derivano dai voti religiosi. Chiudendo la missiva con il proposito di “convocarvi per un’ampia assemblea sulla situazione della nostra amata Arcidiocesi, dopo un primo anno così intenso, così pieno di possibilità positive, che sono andate al di là delle nostre stesse capacità, segnato però anche da tante difficoltà”.

    “Come avrete già saputo dalle notizie apparse sugli organi di informazione – scrive Negri -, un nostro sacerdote è stato condannato, con sentenza di primo grado, in un processo relativo a episodi gravi su un minore. È inutile che vi dica la profonda amarezza che provo, come ho già provato ai tempi della vicenda di don Tosi, e che si rinnova in me ogni volta che si profilano situazioni scorrette dal punto di vista morale nell’ambito delle nostre istituzioni. Una prova come questa è un’ulteriore sfida che la Provvidenza ci pone di fronte”. Nella lettera il vescovo non si addentra nei dettagli della vicenda che ha visto la condanna del parroco – accusato da una coppia straniera a cui aveva dato ospitalità di aver compiuto atti di libidine verso il loro figlioletto -, ma sprona ripetutamente i sacerdoti a “consegnare la vita a Cristo e vivere intensamente il servizio alla Santa Chiesa, perché in essa si rinnovi continuamente l’esperienza del popolo cristiano attraverso la nostra azione educativa, è la prima cosa che una sfida come questa ci chiede e, vorrei dire, ci impone”.

    E nel cercare una spiegazione per quanto accaduto, nel passaggio successivo il vescovo descrive sia le responsabilità individuali del prete che l’influenza che la società contemporanea – a suo avviso – può avere sulla vita dei religiosi: “Queste cose – afferma Negri – accadono anche perché non si è stati o non si è sufficientemente vigilanti sulla propria vita personale, nei confronti dei limiti che noi condividiamo con gli uomini di questo mondo. Non possiamo negare che l’immoralismo che pervade la nostra società condizioni qualche volta anche il nostro stesso modo di sentirci o di essere”. Ma non manca neanche un richiamo alle situazioni interne alle istituzioni clericali su cui intervenire per prevenire le situazioni come quella che dal 2010 ha visto il parroco appena sospeso al centro di gravi accuse penali: “È necessaria – continua il vescovo – una vigilanza piena di affezione reciproca sulla nostra vita di presbiteri, appartenenti all’unico presbiterio e quindi capace di sostenersi, di edificarsi, di correggersi, di godere del bene che il Signore concede a molti fra noi e di portare con dolore il limite che vediamo nella vita degli altri. Non a caso negli ultimi mesi ho insistito molto sul fatto che nel clero debbono cessare, o quantomeno ridursi, quelle gelosie e opposizioni che rendono così debole la nostra realtà comunionale. Se Dio permette vicende come quelle che squassano la nostra vita diocesana, le permette, certamente e innanzitutto, perché il clero riprenda, secondo la grande tradizione di questa Chiesa, a camminare con forza dietro il Signore e al servizio dei nostri fratelli”.

    In un paragrafo che segue Negri entra nel merito ‘tecnico’ della propria decisione e sui motivi che lo hanno portato a emanare la sospensione ‘a divinis’: “Si impongono, a me pastore di questa chiesa, delle scelte su questa vicenda che sono precisamente indicate dalle direttive della Santa Sede e dalla Conferenza Episcopale Italiana. Ho informato puntualmente, fin dall’inizio del processo civile, la Congregazione per la Dottrina della Fede di tutti i passi che si svolgevano, e ho comunicato subito la chiusura del procedimento di primo grado e la condanna. È per questo che, con tanto sacrificio e tanto dolore, devo sospendere a divinis per tutto il tempo che sarà necessario questo nostro confratello”. Un passaggio che lascia intendere che il provvedimento potrebbe essere ritirato in caso di una assoluzione in appello del prete, il cui avvocato, Claudio Maruzzi, ha già preannunciato il ricorso.

    La lettera si conclude con un invito alla preghiera per il parroco condannato e per lo stesso arcivescovo: “Vi chiedo di pregare molto per lui – scrive Negri – perché questa prova terribile, che segna la sua vita, diventi un’occasione per il rinnovarsi della sua fede e della sua appartenenza alla Chiesa; un’appartenenza che comincia, come per ogni presbitero, dal rinnovarsi di una comunione piena di dipendenza e di obbedienza nei confronti del Vescovo. Pregate molto anche per me, e non fate di questo mio messaggio spunto per indebiti giri di voci. Rendetelo piuttosto spunto di riflessione e di meditazione per voi; e nei modi e nei tempi che riterrete utili, nella vostra responsabilità di pastori, sappiate comunicarlo anche alle vostre comunità come occasione di crescita della fede, della speranza e della carità”.

    Negri sospende ‘a divinis’ il prete condannato per pedofilia

  • Pedofilia, chiesto rinvio a giudizio per prete di Ferrara. E’ accusato di molestie sessuali

    Pedofilia, chiesto rinvio a giudizio per prete di Ferrara. E’ accusato di molestie sessuali

    Dopo due anni di indagini la Procura di Ferrara ha chiesto il rinvio a giudizio per un sacerdote 60enne, di Ferrara, con l’accusa di molestie sessuali su un bambino che all’epoca dei fatti aveva 4 anni. Del procedimento, da fissare davanti al gup per l’udienza preliminare, è stato informato anche il vescovo Luigi Negri, poiché il procedimento penale riguarda un sacerdote della curia di Ferrara. La vicenda è riportata sui quotidiani della città. Ad accusare il prete è il padre del bimbo che il sacerdote aveva accolto in casa sua, a Ferrara: una famiglia con moglie e due figli piccoli che viveva nella stessa palazzina ma in un appartamento diverso da quello del prete. Delle molestie sessuali sul bimbo da parte del prete si sarebbe accorto il padre, che ha poi denunciato i fatti.

    Molestie inesistenti, secondo la difesa del sacerdote sostenuta dall’avvocato Claudio Maruzzi: nessuna molestia, nessun atto di pedofilia, sostiene la difesa, poiché il prete sarebbe stato ricattato, minacciato e perseguitato da quel padre che era stato indagato per estorsione, minacce e stalking dal prete. Procedimento per cui la procura ha tuttavia chiesto l’archiviazione contro cui è ora pendente, davanti al giudice Piera Tassoni, la richiesta di opposizione presentata dal legale del sacerdote. Il legale del padre del bimbo: “Mi aspetto e mi auguro che questa vicenda arrivi al dibattimento pubblico, affinché ognuno si assuma responsabilità e non ci si nasconda dietro l’abito talare”.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/02/05/pedofilia-chiesto-rinvio-a-giudizio-per-prete-di-ferrara-e-accusato-di-molestie-sessuali/869670/

  • Il prete che stuprò una 14enne lascia lettera-testamento: “Perdonatemi”

    Il prete che stuprò una 14enne lascia lettera-testamento: “Perdonatemi”

    Era finito al centro di uno scandalo per la violenza sessuale, nel 1980, su una quattordicenne che era rimasta incinta. Il prete autore dello stupro, don Pietro Tosi, morto mercoledì, a 87 anni, nella casa di riposo di Cesta (Ferrara), aveva poi espresso il suo rimorso in una lettera al vescovo, Luigi Negri. “Ho sofferto e pianto – dice nella missiva, resa nota solo ora -, ho un macigno sul cuore. Chiedo perdono e ringrazio chi vorrà concedermelo”.

    “Ho sofferto e pianto, ho un macigno sul cuore troppo pesante. E solo il senso di essere sacerdote mi consente di sopportarlo. Chiedo perdono per i danni che ho causato e ringrazio chi vorrà concedermelo. Anche se so che sarà difficile” riporta il testo della lettera.

    Nonostante la violenza risalga al 1980, lo scandalo è esploso solo recentemente dopo che il bambino nato da quello sturpo, Erik Zattoni, ha rivelato la sua storia alla trasmissione “Le Iene”. Il ragazzo non era presente al funerale, a cui hanno preso parte invece i parenti di don Tosi e molti fedeli della parrocchia di Cornacervina.

    http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/emilia-romagna/2014/notizia/il-prete-che-stupro-una-14enne-lascia-lettera-testamento-perdonatemi-_2021561.shtml

  • «Lo hanno lasciato morire da sacerdote, quanta amarezza»

    «Lo hanno lasciato morire da sacerdote, quanta amarezza»

     Erik Zattoni, il figlio del prete: il Vaticano ha perso un’occasione, ma farò in modo che questa storia non venga dimenticata.

    «Dal Papa mi aspetto fatti concreti, ma se non ridurrà don Tosi allo stato laicale saranno solo belle parole». Così tre mesi fa si era conclusa l’intervista della “Nuova” a Erik Zattoni, il figlio naturale di don Tosi che nel 2011 era riuscito a far riconoscere dal Tribunale di Ferrara, senza alcun dubbio, la paternità del sacerdote che 32 anni prima aveva violentato sua madre, appena quattordicenne. Da quel 16 ottobre, però, nulla era cambiato. «E adesso è morto da prete – aggiunge amaramente Erik – Da parte del Vaticano è stata un’occasione persa, spero solo che questo non scoraggi altre persone a denunciare casi simili. Quando ho deciso di parlare, non l’ho fatto per infangare don Tosi, l’ho fatto per ottenere giustizia morale, volevo creare un precedente, ma ci sono riuscito solo in parte: una piccola cosa che poteva diventare grandissima».

    È stata la Curia ad avvertire ieri mattina Erik della morte di don Tosi avvenuta nella casa di riposo di Cesta di Copparo in cui era ospite dal 2012. «Certo dispiace quando muore una persona, dispiace per i suoi familiari. Ma dal punto di vista affettivo io non perdo nulla, per me don Pietro resta un pedofilo che ha abusato di una ragazzina di 14 anni, l’ha messa incinta e poi ha fatto finta di niente. È morto senza nemmeno chiedere scusa, nè a mia madre nè a me. Ed è morto prete. In fondo era quello che temevo e immaginavo, vista anche l’età. Stavo ancora aspettando di essere ricevuto dal Papa, ma in questi tre mesi non ha avuto tempo per ricevermi. Io non so come funzionano queste cose in Vaticano, ma penso lo stesso che è stata persa l’occasione di dimostrare con i fatti che le cose stanno cambiando.

    È dal 2011 che una sentenza del Tribunale ha stabilito la verità, non c’era la necessità di accertare e appurare nulla, eppure non è stato fatto niente per ridurre don Tosi allo stato laicale. Anzi, l’unico a fare qualcosa è stato il vescovo Luigi Negri, che si era impegnato a farmi incontrare il Papa, e questo l’ho apprezzato». Ma quello che Erik prova ora, «è nient’altro che amarezza. Anche mia madre ha reagito allo stesso modo: “Lo hanno fatto morire da prete”, ha detto. Io però farò in modo che questa storia non sia dimenticata».

  • Caso Zattoni, muore il prete che mise incinta una ragazzina

    Caso Zattoni, muore il prete che mise incinta una ragazzina

     Pietro Tosi è deceduto nel sonno nella casa di riposo dove viveva. Erik Zattoni è il figlio del prelato, che abusò della madre, allora 14enne.

    Ferrara, 15 gennaio 2014 – E’ morto nel sonno, questa notte nella casa di riposo dove era ospitato da anni nel Copparese, don Pietro Tosi, il sacerdote ferrarese di 86 anni, al centro del caso fatto scoppiare nei mesi scorsi, da Erik Zattoni. Erik è il figlio che il sacerdote ebbe nel 1980, dopo aver abusato della mamma, allora una ragazzina di 14 anni, che dette alla luce il piccolo, mai riconosciuto legalmente.

    La conferma è arrivata in mattinata dalla Curia della Diocesi di Ferrara-Comacchio che ha annunciato lamorte per causa naturale. Zattoni è stato avvisato in mattinata dalla segreteria del vescovo di Ferrara, Luigi Negri.
    Erik aveva condotto una battaglia anche in tribunale e alla fine la prova del Dna ha confermato la paternità del sacerdote. L’ottobre scorso, durante una puntata della trasmissione ‘Le iene’, denunciò pubblicamente il caso, chiedendo giustizia anche per la mamma, che a 14 anni subì la violenza.

    Lo stesso sacerdote che non riconobbe mai il figlio, ha sempre rifiutato ogni contatto con Erik e e chi gli chiedeva conto spiegava “non devo chiedere scusa a nessuno, ho già chiesto perdono a Dio. Mi sono confessato con un frate carmelitano e mi ha dato l’assoluzione. Sono in pace con la mia coscienza”.

    I funerali di don Pietro Tosi si svolgeranno venerdi’ a Cesta, nel Copparese. Le esequie, pubbliche, sono fissate al pomeriggio, alle 15, nella chiesa di Cesta dove l’anziano sacerdote viveva nella casa di riposo.

    http://www.ilrestodelcarlino.it/ferrara/cronaca/2014/01/15/1010486-erik-zattoni-negri-risarcimento.shtml