Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Vescovo peruviano dimissionato: “denunciavo gli abusi di Figari e Roma mi chiudeva le porte in faccia”

    Vescovo peruviano dimissionato: “denunciavo gli abusi di Figari e Roma mi chiudeva le porte in faccia”

    «Ogni porta cui ho bussato è diventata per me, pur essendo vescovo della Chiesa, una porta chiusa e sigillata. I nomi che faccio non sono dovuti ad alcuno spirito di vendetta. Mi spinge il proposito che questa cultura ecclesiastica, malata di “non si dice, non si sa”, possa aver fine». È su Religión Digital (18/12), in esclusiva, che il vescovo, emerito a soli 60 anni, della diocesi peruviana di Ayaviri Kay Martin Schmalhausen Panizo denuncia l’atteggiamento di chiusura incontrato quando denunciava a Roma – fin dal 2013 – i reati di abuso di cui si macchiava Luis Figari, il fondatore della società di vita apostolica Sodalizio (Sodalitium Christianae Vitae-SCV), della quale anche il vescovo ha per anni fatto parte.

    Fa i nomi quando ricorda che «durante la visita papale in Perù del 2018, gli sguardi e i gesti evasivi al mio saluto da parte dei due cardinali Parolin e O’Malley, parte del seguito papale. L’indifferenza e la freddezza erano assolute. Ero devastato. Poi ho capito due cose: la dimensione istituzionale – sistemica – dell’insabbiamento nella Chiesa e che probabilmente il mio ministero episcopale stava giungendo al termine». Era il 2021, racconta a tal proposito, quando il nunzio di allora, Nicola Girasoli, «per telefono e a voce alta, ha chiesto le mie dimissioni. Che senso aveva resistere a un meccanismo i cui ingranaggi non si fermavano? Sono bastate una semplice lettera» e, da parte della Santa Sede, «una scusa diplomatica: “Mons. Kay ha dovuto prendersi cura di sua madre molto anziana”». Il vescovo aveva 57 anni.

    Sodalizio, il punto della situazione

    Figari, abusatore seriale, filonazista e malversatore, ad agosto scorso è stato espulso per decisione di papa Francesco dalla SCV per crimini quali stupri e soprusi fisici e psicologici, commessi tra il 1975 e il 2002 a danno di circa 36 persone, di cui 19 minorenni (v. Adista online del 16/8/24). Altri 10 “sodaliti”, a partire dall’ex superiore regionale e dagli ex superiori regionali della SCV, hanno subìto la stessa sorte per i crimini quali abuso fisico, anche con sadismo e violenza; di coscienza con metodi settari per spezzare la volontà dei subordinati; abuso spirituale, d’ufficio, nella gestione finanziaria (v. Adista Notizie n. 35/24). Decisioni, quelle del papa, assunte in base ai risultati ottenuti e acquisiti con certezza durante l’investigazione condotta nel luglio del 2023, per iniziativa del pontefice, dall’arcivescovo maltese Charles Scicluna, segretario aggiunto del Dicastero per la Dottrina della Fede, e dal sacerdote spagnolo Jordi Bertomeu, funzionario dello stesso Dicastero (v. Adista online del 08/12/2021).

    Di seguito il testo integrale dell’articolo di mons. Kay Martin Schmalhausen in una nostra traduzione dallo spagnolo.

    «Gli ultimi avvenimenti legati al Caso Sodalitium – con il suo viavai mediatico – mi portano a scrivere questa riflessione, alquanto singolare e forse addirittura paradossale, poiché integra due prospettive: quella dell’ex membro (per 46 anni del Sodalitium Christianae Vitae, SCV, e vittima dei loro soprusi) e quella del vescovo, alla guida della Prelatura di Ayaviri per tre decenni.

    Ho iniziato a partecipare al Sodalizio a 14 anni, sono entrato in comunità a 18, sono stato ordinato sacerdote a 25. A 41 anni sono stato nominato vescovo di Ayaviri (con sede a 4.000 metri sul livello del mare, a Puno), dove ho vissuto per 15 anni. Ho chiesto la grazia di lasciare Sodalitium all’età di 54 anni. Attualmente ho 60 anni; e come vescovo sono emerito.

    Cosa posso pensare e dire con un doppio percorso istituzionale di 46 anni, tra la comunità religiosa in questione e la Conferenza Episcopale Peruviana (CEP)?

    Di Sodalizio dirò che, a partire dai 14 anni – e fino almeno ai 25 anni – ho subìto i più diversi abusi, maltrattamenti, umiliazioni, scherni e insulti. Per la maggior parte delle persone, inimmaginabile. Quello che voglio dire è che non sono stato esente da nessuno degli abusi del ventaglio di cui è accusato il Sodalizi,. E tutto questo è iniziato qualche mese dopo il mio coinvolgimento da minorenne, a casa di Alberto Gazzo, sodalita e poi ex prete.

    “Il mio anno di inferno e orrore”

    Una volta ho descritto il mio primo anno di vita comunitaria nella casa “Saint Aelred” come “il mio anno di inferno e orrore”. Avevo come superiore Germán Doig, con la sua strategia del bastone e della carota, e Figari, che veniva a cena ogni sabato, settimana dopo settimanaper sottoporre la mia volontà con denigrazioni, scherno e insulti.

    L’episcopato è stato per me la via d’uscita inaspettata da un sistema pernicioso di manipolazione e controllo, così come il risveglio a un mondo reale e molto più sano, al di fuori di quella bolla e del suo mondo parallelo, di fabbricazione ideologica e settaria.

    Le mie prime lamentele

    Ho denunciato Luis Fernando Figari per abuso sessuale all’inizio del 2013. Doig era morto 12 anni prima. Naturalmente l’inchiesta Sodalitium, nelle mani di Sandro Moroni e del suo consiglio superiore, non ha portato a nulla. Mi sono confrontato con le loro autorità: ancora una volta, niente. Nel 2015 e nel 2016 ho messo in guardia Roma sui gravi problemi della comunità in quanto tale; verbalmente e per iscritto. Ho incontrato il segretario di Stato Pietro Parolin: silenzio romano. Presentai personalmente la mia denuncia all’allora Congregazione per la Vita Religiosa, un altro sforzo vano. E voglio aggiungere che quest’ultima è stata accompagnata da una denigrazione, come poche altre, che ho subìto, da parte di José Rodríguez Carballo, il secondo in comando di detto dicastero. Un anno dopo, lui stesso mi ha chiesto di inviargli il mio reclamo via email. Non ha aiutato affatto. Ho messo in guardia anche il cardinale Sean O’Malley, capo della Commissione per la prevenzione degli abusi sui minori, con un lungo rapporto scritto: silenzio bostoniano.

    Ogni porta cui ho bussato è diventata per me, pur essendo vescovo della Chiesa, una porta chiusa e sigillata. I nomi che faccio non sono dovuti ad alcuno spirito di vendetta. Mi spinge il proposito che questa cultura ecclesiastica, malata di “non si dice, non si sa”, possa aver fine.

    Campagna di diffamazione a Roma e in Perù

    Col passare del tempo sono venuto a conoscenza delle diffamazioni e delle calunnie che venivano seminate contro di me dentro e fuori Roma. I suoi promotori furono alcune autorità di Sodalizio, tra cui Enrique Elías, suo procuratore presso la Santa Sede. Alcuni dei miei fratelli della Conferenza Episcopale Peruviana si sono uniti a questa campagna. I tipici meccanismi di appropriazione del controllo della narrazione, nello stile di Goebbels: “calunnia, calunnia, qualcosa resterà”.

    Eravamo ancora lontani dagli eventi del 2018, quando ebbe luogo la visita di Papa Francesco in Cile, con la conseguente conversione del suo sguardo e della sua comprensione rispetto al tema degli abusi nella Chiesa. Era ancora un ambiente di trasparenza zero e di non conoscimento di cosa significhi “responsabilità”. Eravamo lontani dall’“ascoltare, proteggere e dare credito” alle vittime.

    Ancora oggi ricordo, durante la visita papale in Perù del 2018, gli sguardi e i gesti evasivi al mio saluto da parte dei due cardinali Parolin e O’Malley, facenti parte dell’entourage pontificio. L’indifferenza e la freddezza erano assolute. Ero devastato. Poi ho capito due cose: la dimensione istituzionale – sistemica – dell’insabbiamento nella Chiesa e che probabilmente il mio ministero episcopale stava giungendo al termine.

    Infatti, nel 2021, il nunzio di turno, Nicola Girasoli, per telefono e a voce alta, ha chiesto le mie dimissioni. Che senso aveva resistere a un meccanismo i cui ingranaggi non si sarebbero fermati? Sono bastate una semplice lettera e una scusa diplomatica (da parte della Santa Sede, ndr): “Mons. “Kay ha dovuto prendersi cura di sua madre molto anziana”.

    Il dio denaro

    So perfettamente cosa si dice quando si descrive Sodalitium come una comunità settaria, come una gabbia invisibile di reclusione mentale, come un’organizzazione di dipendenza e di controllo. Con l’abuso trasformato in sistema, con una cultura interna tossica, con comportamenti mafiosi, agendo sempre nell’ombra e dietro il trono. Una piovra con tentacoli in tutti gli ambiti del potere: ecclesiastico, finanziario e civile.

    E il fatto è che, se parliamo di possibili miliardi di dollari in conti offshore e intestati a prestanome (è triste dirlo di un’istituzione religiosa), il denaro significa potere, e il potere è capace di comprare le coscienze e le decisioni su persone e istituzioni.

    Ho conosciuto in prima persona la malizia delle autorità della mia ex comunità. Li ho visti coordinare e organizzare segretamente, con assoluta impunità, decisioni e azioni delittuose. Come quando, mentre ero ad Ayaviri, in mezzo alle tensioni provocate da Erwin Scheuch, allora superiore regionale del Perù, per ottenere il controllo della Prelatura alle mie spalle, cercò anche lui di controllare (e infatti ci riuscì) i fondi del Fondo Minsur per i programmi sociali, senza che io sapessi ancora della cattiva gestione di ingenti somme di denaro. Lo avrei scoperto anni dopo da alcuni testimoni.

    Più per intuizione che per certezza, avevo deciso di tagliare a metà il suddetto programma. Appena l’ho fatto, ricevetti una telefonata da Jaime Baertl, con grida intemperanti e insulti di ogni calibro, che si lamentava con me della decisione presa. Non molto tempo prima, Andrés Tapia, responsabile regionale delle comunicazioni di turno, era intervenuto e aveva compromesso il computer della mia segretaria con un programma di hacking. In questo modo la dirigenza sodalite ha avuto accesso alla mia corrispondenza, ai miei itinerari e alle mie comunicazioni.

    Il punto di rottura

    Ho sperimentato in prima persona la perniciosa gravità degli abusi spirituali e di coscienza, da parte dello stesso Luis Fernando Figari, prigioniero dell’arroganza patologica di sostituirsi a Dio. Ho sperimentato in prima persona il doloroso percorso di risoluzione del trauma: fobie, attacchi di panico, incubi, paura, deliri di persecuzione, ansia e tanti altri sintomi che accompagnano questo prolungato calvario. Conosco in prima persona le dinamiche di manipolazione, sottomissione e rottura della volontà.

    E da vittima ho sperimentato tante volte la totale mancanza di empatia, compassione, ascolto, riconoscimento, affermazione sia da parte dei membri di Sodalizio che delle autorità ecclesiastiche; quella sorta di blocco interiore, fatto di discriminazione ed esclusione, che in pochi millisecondi può tradursi in sguardi abbassati e segreto ripudio, con il desiderio istintivo di allontanarsi da ciò che mette a disagio o magari addirittura lo rivela.

    Approfitto di queste righe per riconoscere con umiltà e dolore che io stesso, decenni fa, non credevo alla persona che mi raccontava dei suoi abusi. Ma, grazie a Dio, quello è stato, in effetti, il mio primo – e non solo – punto di svolta. Nelle parole di quella persona mi sono confrontato con la mia storia e il mio dramma.

    Non posso quindi non sottoscrivere tutto ciò che persone come Martin Scheuch, Alfonso Figueroa e sua sorella Rocío, José Enrique Escardó, Renzo Orbegoso, Oscar Osterling e Mario Solari hanno espresso su questo argomento in tante pubblicazioni scritte o videoregistrate. Manuel Rodríguez nelle sue pubblicazioni “Roncuaz”. Martín López de Romaña nel suo libro La gabbia invisibile, e tanti altri che, in un modo o nell’altro, hanno condiviso la loro testimonianza .

    Sento inoltre che è mio dovere ringraziare sinceramente e pubblicamente ancora una volta il lavoro – persistente fino allo sfinimento – di Pedro Salinas e Paola Ugaz, che subiscono una persecuzione mediatica e giudiziaria del tutto ingiusta; e, nel caso di Pedro, ri-vittimizzazione, poiché era, come me, un sodalita.

    La missione

    Vorrei inoltre precisare, per chi riservasse anche il minimo dubbio, che la Commissione Scicluna-Bertomeu, nominata dallo stesso Santo Padre, ha svolto un lavoro impeccabile nel raccogliere, organizzare e applicare i provvedimenti disciplinari conseguenti alle denunce.

    Per quelli di noi che conoscono e soffrono a causa del complotto interno corrotto, le espulsioni (di Figari e altri 10 membri fra i responsabili, ndr) sono più che giustificate. Il tentativo di togliere credito, relativizzare o peggio ancora citare in giudizio civilmente ed ecclesiasticamente la Commissione, in particolare uno dei suoi attori, padre Jordi Bertomeu, non posso spiegarmelo se non come una cecità volontaria nei confronti del complotto qui in gioco (poiché l’informazione è a portata di tutti) o forse un atto malevolo con gli stessi vecchi meccanismi di diffamazione e calunnia per controllare la narrazione.

    I vescovi peruviani

    Confesso che, anche se la mia vita è stata frantumata in mille pezzi e per anni ho attraversato la valle del dolore e della disperazione, in conseguenza degli abusi, dei traumi e delle ri-vittimizzazioni ecclesiali subite, la mia fede ha sofferto, ma non è stata in frantumi. Posso dire oggi con una certa pace spirituale che amo questo tesoro, che amo il Signore e amo la Chiesa. Ma diciamo la verità, stare in silenzio non aiuta nessuno. Di conseguenza, le autorità della Chiesa dovrebbero essere le prime a rompere il silenzio.

    Per quanto riguarda la nostra Conferenza Episcopale Peruviana (CEP), mi sento in dovere di condividere alcune domande e riflessioni, soprattutto dopo il suo ultimo comunicato stampa del 7 dicembre.

    Personalmente penso che come Conferenza Episcopale abbiamo gravemente fallito nelle nostre azioni. Se quanto detto in quel comunicato in relazione a tutto quello che è stato fatto nei confronti del Sodalizio fosse stato reale ed efficace, perché non ci sono mai stati risultati? Perché ci sono voluti dieci o più anni per completare un’indagine, quando altri obiettivi vengono raggiunti in poche settimane o mesi? Perché la tenacia e la pressione delle vittime hanno prevalso sulle presidenze al potere? Possiamo scusarci dicendo semplicemente – come si legge nel comunicato – che tutto dipende da Roma ed è lì che è che bisogna chiedere e informarsi? Non diamo l’impressione di volerci discolpare della nostra inerzia o anche di un potenziale permesso, se ce ne fosse stato qualcuno?

    Come vescovo – ed ex membro di Sodalitium – durante i miei 15 anni di presenza attiva nella CEP, nessuno ha mai chiesto il mio parere o opinione sull’argomento. Non sono mai stato contattato da nessuno a nome della CEP per intavolare un dialogo onesto e diretto con l’obiettivo di comprendere veramente cosa stava accadendo e quindi poter agire. Sarebbe stato, credo, un interlocutore prezioso per chiarire dubbi, rispondere a domande, aiutare nella ricerca della verità e delle possibili soluzioni.

    D’altra parte, sotto il mantello del silenzio, non solo ho percepito un’opacità irresponsabile, una mancanza di trasparenza e di rendicontazione, ma ho subìto ancora una volta l’ostracismo, quell’emarginazione sottile e silenziosa, così clericalmente educata, che senza bisogno di parole mi gridava: “Qui ti si tollera, ma non sei il benvenuto”.

    Capisco quindi molto bene i reclami delle vittime nei confronti di coloro che in questi anni decisivi sono stati i capi della nostra CEP, i suoi presidenti e i suoi consigli permanenti.

    L’idea che, una volta risolta la questione di Sodalitium, si sarà finalmente voltata pagina e si sarà tornati alla “modo normalità”, oltre a essere assurda, mostrerebbe una cecità insolita e un comportamento irresponsabile.

    Durante il mio procedere nel lutto per le perdite derivanti dalla mia uscita da Sodalitium e dagli anni difficili come ordinario di Ayaviri, mentre stavo affrontando il peso di questa sofferenza, sono stato paradossalmente avvicinato non solo dalle vittime dell’abuso di Sodalitium. Mi è toccato anche ascoltare le vittime di altre congregazioni religiose e di chierici provenienti da varie parti del Paese che cercavano di essere curate, convalidate e forse di ricevere qualche tipo di guida.

    Pertanto, l’idea che una volta risolta la questione del Sodalitium, si sarà finalmente voltata pagina e si sarà tornati alla “modo normalità”, oltre ad essere assurda, mostrerebbe una cecità insolita e un comportamento irresponsabile.

    I tempi sono cambiati. Finché noi pastori della Chiesa non comprendiamo che le nostre azioni non dovrebbero limitarsi a mere procedure burocratiche, tanto meno essere motivate da interessi, bandiere e programmi di un tipo o dell’altro, sarà difficile per noi essere all’altezza delle sfide della Chiesa in Perù e nel mondo. Questi sono tempi in cui praticamente tutto diventa noto. L’impunità e l’omertà nella Chiesa, oggi come oggi, sembra che non resistano a lungo. Le informazioni viaggiano a velocità inaudite e i segreti prima o poi vengono scoperti. Ne è chiara dimostrazione la storia di Sodalitium e di altri in tutto il mondo cattolico.

    Trasparenza, integrità e rendicontazione sono esigenze ineludibili per la Chiesa e i suoi pastori, di  oggi e di domani, se vogliamo evitare che tsunami di indignazione, rabbia e impotenza rompano le dighe dell’omertà e dell’insabbiamento, distruggendo tutto sul loro cammino e infangando il volto della Chiesa di Cristo, con scandalo degli uomini e delle donne di fede».

    https://www.adista.it/articolo/73026

  • PERU’ – LETTERA APERTA AL PROCURATORE GENERALE E AL PRESIDENTE DELLA MAGISTRATURA

    PERU’ – LETTERA APERTA AL PROCURATORE GENERALE E AL PRESIDENTE DELLA MAGISTRATURA

    Le violazioni dei diritti fondamentali attraverso una cultura dell’abuso e della violenza in tutti i suoi estremi (di potere, psicologico, fisico, economico, lavorativo, spirituale e sessuale) stabilita dal fondatore del Sodalitium di Vita Cristiana (SCV), il laico Luis Fernando Figari, recentemente espulso da quell’organizzazione dal Vaticano,   e i responsabili di quell’organizzazione religiosa ne hanno fatto uno dei casi emblematici di violenza negli ambienti ecclesiali e istituzionali di tutto il mondo.

    Dall’anno 2000, ci sono state centinaia di denunce e testimonianze in cui le vittime di ogni tipo di violenza all’interno di questa istituzione settaria hanno rivelato episodi terrificanti che hanno mobilitato i media e l’opinione pubblica nazionale e internazionale come raramente si vedevano. La stessa SCV ha riconosciuto pubblicamente gli abusi commessi nella sua istituzione nel corso di oltre 50 anni.

    Il Vaticano e lo stesso Papa Francesco si sono interessati al caso, inviando nel 2023 una commissione d’inchiesta in Perù, che ha raccolto informazioni da decine di fonti affidabili e quest’anno ha iniziato a prendere provvedimenti, come l’espulsione di 15 membri principali del Sodalitium finora, tra cui Figari, che ha ritenuto responsabile di diversi reati.

    Nel 2017, il Congresso della Repubblica ha istituito la Commissione investigativa sugli abusi sui minori nelle organizzazioni, che ha pubblicato nel luglio 2019 un rapporto finale di oltre 1300 pagine con decine di testimonianze e raccomandazioni per i tre rami del governo sulla gestione della violenza contro i bambini.   ragazze, adolescenti e persone vulnerabili.

    Nonostante tutto ciò, la Procura della Repubblica e la Magistratura non hanno condotto indagini e successive azioni giudiziarie contro i responsabili in modo rapido ed efficiente e a favore della giustizia e della riparazione integrale delle vittime, nonché per rafforzare la prevenzione. È così che il caso Sodalitium è diventato il più vergognoso del sistema giudiziario del nostro paese.

    Ecco perché, e in risposta alle giuste richieste delle vittime, che in alcuni casi lottano da decenni, chiediamo che agiscano in modo efficiente e tempestivo.

    Hanno nelle loro mani tutti gli elementi necessari per denunciare i responsabili, giudicarli e ordinare la riparazione e la guarigione integrale delle vittime.

    Aspettare ancora non fa che aumentare l’idea che l’influenza del Sodalitium sulla Procura della Repubblica e sulla Magistratura abbia le mani legate e li renda responsabili di una vittimizzazione secondaria dei sopravvissuti.

    Carta abierta a PJ y MP octubre 2024 pdf

    Quelli menzionati di seguito aggiungono la loro firma a questa lettera.

    Sobrevivientes del Sodalicio de Vida Cristiana:
    • Jose Enrique Escardó Steck
    • Pedro Salinas Chacaltana
    • Alfonso Figueroa Alvear
    • Renzo Orbegoso Benvenuto
    • Oscar Osterling Castillo
    • Diego Rizo Patrón Bazo
    • Gonzalo Cano Roncagliolo
    • Martín Scheuch Pool
    • Martín López de Romaña

    Aliados individuales
    • Sara Carrión Méndez
    • Paola Ugaz Cruz
    • Sara Oviedo Fierro (Ecuador)

    Organizaciones (Perú)
    • Organización Juvenil VOCES
    • Colectivo de Concertación por la Equidad de Género en Villa El Salvador
    • Colectiva feminista Femiconeras Lima Sur
    • Proyecto Mango
    • Coordinación del proyecto radial Voz Viva de Mujer
    • Organización Comunitaria por la Memoria Popular

    Organizaciones (internacionales)
    • Red de Sobrevivientes de Chile
    • Red de Sobrevivientes de Abusos Eclesiásticos de Argentina
    • Comunidad Boliviana de Sobrevivientes de Abuso Sexual Eclesial

  • Una società peruviana segreta ha abusato impunemente delle sue reclute, affermano i critici che sperano che il Vaticano garantisca giustizia alle vittime

    Una società peruviana segreta ha abusato impunemente delle sue reclute, affermano i critici che sperano che il Vaticano garantisca giustizia alle vittime

    CNN —  Come molte vittime di abusi sessuali, ci sono voluti anni perché Santiago ammettesse di essere stato violentato da adolescente.

    “Si entra in una sorta di confusione mentale, c’è qualcosa che non va, ma non è chiaro in quel momento”, ha detto Santiago, che viene identificato solo con uno pseudonimo per proteggere la sua privacy, in un’intervista esclusiva alla CNN.

    Quattro decenni dopo, sta ancora aspettando una misura di giustizia per affrontare le sue rivendicazioni contro Sodalitium Christianae Vitae (SCV), una società segreta cattolica romana fondata in Perù che è stata impantanata nello scandalo dal suo fondatore laico Luis Fernando Figari e altri membri anziani sono stati accusati di aver abusato sessualmente di numerose reclute adulte e minorenni.

    Santiago dice di aver subito abusi sessuali da Figari almeno tre volte negli anni ’70, quando aveva 17 anni. Ricordava che Figari lo portò in una stanza e lo violentò, dicendo che era “l’unico modo per vedere correttamente la sua aura”.

    Non ricorda chiaramente altri incidenti. “È difficile contare perché il tuo cervello inizia a bloccare le cose, ci ho provato, ma ci sono alcuni ricordi che sono bloccati”, ha detto.

    La CNN ha contattato il team legale di Figari e SCV per un commento. Figari ha negato tutte le accuse contro di lui.

    Santiago è tra le decine di vittime denunciate che aspettavano con impazienza che il Vaticano rivelasse le sue scoperte sulle accuse dell’SCV, dopo un’indagine durata mesi.

    L’SCV ha già ammesso che si sono verificati abusi sessuali, fisici e psicologici. Nel 2017, ha rimosso Figari dal gruppo e ha pubblicato un  rapporto in due parti redatto  da esperti internazionali che ha rilevato che più di una dozzina di uomini e tre donne hanno denunciato di aver subito abusi sessuali da parte di membri dell’SCV quando erano giovani adulti.

    Nella prefazione del rapporto, SCV ha chiesto “il perdono a ogni persona che è stata ferita da un membro o da un ex membro del Sodalitium” e ha affermato che l’organizzazione è “impegnata in un processo di autoesame e di cambiamento”.

    Ora il caso è passato nelle mani delle autorità ecclesiastiche della Città del Vaticano , che le vittime sperano possano prendere misure serie, incluso lo scioglimento dell’intera organizzazione.

    Nell’ambito dell’indagine in corso, a febbraio il Vaticano ha inviato lettere a diversi membri dell’SCV concedendo loro 45 giorni per rispondere alle accuse di abuso, secondo una fonte vicina all’indagine. I massimi investigatori vaticani sugli abusi, l’arcivescovo Charles Scicluna e monsignor Jordi Bertomeu, hanno fatto una visita a sorpresa a Lima nel luglio 2023, intervistando le vittime tra cui Santiago e rappresentanti dell’SCV, tra gli altri.

    SCV ha detto alla CNN via e-mail che l’organizzazione ha ricevuto indicazioni specifiche dalla missione del Vaticano a marzo per aprire indagini contro ex membri, ma le informazioni sono riservate.

    Per ora non è chiaro quando verranno consegnati i risultati dell’indagine, né in quale forma. Ma nell’agosto dello scorso anno, Papa Francesco ha confermato ai giornalisti: “Stiamo lavorando su questo. Stiamo cercando di portare alla luce la situazione”.

    SCV è stata fondata nel 1971 in Perù e ha filiali in tutta l’America Latina. In Perù, l’organizzazione laica, sotto la guida di Figari, reclutava per lo più giovani ragazzi bianchi provenienti da scuole cattoliche d’élite e famiglie della classe media e alta con legami politici o d’affari, ha detto alla CNN il giornalista e vittima di SCV Pedro Salinas. Molti di loro provenivano da famiglie con genitori divorziati o single, secondo gli ex membri.

    Un libro esplosivo del 2015 dei giornalisti Salinas e Paola Ugaz ha rivelato 30 testimonianze anonime di vittime di SCV, inclusa quella di Santiago, scioccando la società peruviana conservatrice, ma con il risultato solo di fallite riforme della leadership e di un procedimento giudiziario in corso contro il gruppo che in gran parte non è andato da nessuna parte.

    Nel libro, intitolato “ Metà monaci, metà soldati ”, gli ex membri dell’SCV spiegano che una volta raggiunta l’età legale, 18 anni, le reclute venivano incoraggiate a lasciare la casa e a tagliare i legami con la famiglia e gli amici.

    Agli adolescenti reclutati veniva fatto il lavaggio del cervello “per diventare una specie di zombie, un robot, un fanatico, dove c’è un sincretismo che mescola la religione cattolica con idee fasciste – il fascismo spagnolo”, secondo Salinas, che dice di essere stato lui stesso fisicamente e psicologicamente abusato al Sodalitium quando era adolescente.

    Figari era visto come una figura carismatica, ma è stato anche descritto dai membri precedenti e attuali come “volgare, vendicativo, manipolatore, razzista, sessista, elitario e ossessionato dalle questioni sessuali e dall’orientamento sessuale dei membri dell’SCV”, nel rapporto SCV del 2017. trovato.

    Ha aggiunto che Figari ha commesso “molti atti di sodomia nei confronti di un maschio minorenne e di un giovane maschio adulto”, ha filmato le giovani reclute “in biancheria intima o in costume da bagno” e ha ordinato loro di compiere atti sessuali tra loro e su se stesso, il tutto con la giustificazione di far parte della loro formazione spirituale.

    Figari ha negato pubblicamente tutte le accuse per la prima volta nel 2016. “Sono innocente, totalmente innocente. Sono venuto qui per dire la verità perché le autorità non mi hanno permesso di parlare”,  ha detto Figari ai giornalisti a Roma .

    La CNN ha chiesto un colloquio con l’avvocato di Figari ma non ha ricevuto alcuna risposta. Si ritiene che risieda ancora in Italia.

    Addestramento militare e presunti abusi sessuali

    Quando Santiago si unì al gruppo per la prima volta come studente curioso, desiderava imparare non solo la religione ma anche il misticismo e il potere della mente, ha detto alla CNN.

    All’età di 15 anni, Figari gli disse che aveva grandi poteri mentali e si offrì di addestrarlo nelle tecniche antiche, ha detto Santiago. Parte di questo allenamento prevedeva che Santiago indossasse solo la biancheria intima e si sedesse sulla gamba di Figari, ha detto. In un’altra occasione, Figari ha fatto sedere Santiago e un altro minorenne nella posizione del loto e ha chiesto loro di toccarsi a vicenda, compresi i loro genitali, ha detto Santiago.

    Anni dopo, Santiago ha denunciato per la prima volta i suoi abusi ai membri dell’SCV e ha presentato una denuncia contro Figari al Tribunale arcidiocesano di Lima nel 2011. Non ha ricevuto una risposta ufficiale o un seguito, ha detto.

    Secondo il rapporto SCV del 2017, Figari ha imposto alle giovani reclute anche un addestramento militare, ricavato dai film guardati: ai ragazzi veniva ordinato di nuotare “nelle fredde acque oceaniche per diverse ore alla volta” a tarda notte o molto presto al mattino. mattina, correre lunghe distanze in condizioni climatiche avverse e dormire sui pavimenti o sulle scale.

    Un’altra vittima, Oscar Osterling, ora 51enne, ha detto alla CNN che quando aveva 18 anni lui e altre tre reclute furono costretti a formare una fila nudi e furono filmati.

    Alla fine si è unito al team di SCV come leader della comunità 10 anni dopo, ma ha detto di pentirsi di aver potenzialmente avuto un ruolo nell’abuso psicologico di altre giovani reclute. “Dopo aver presentato la mia denuncia ho pensato: “Quante persone ho colpito anche io?”, ha detto, aggiungendo che da allora “ha chiamato molte persone per chiedere perdono”.

    SCV ha rifiutato di essere intervistato per questo articolo, affermando che sta collaborando pienamente con l’inchiesta del Vaticano e ha sottolineato un’udienza privata tra il suo superiore generale Jose David Correa e Papa Francesco il 1° dicembre, quando hanno condiviso “informazioni aggiornate sull’organizzazione”.

    La ricerca della giustizia

    Secondo Salinas e altre vittime, i passi avanti compiuti finora da SCV verso la responsabilità non sono sufficienti. Vogliono vedere i colpevoli puniti formalmente e lo scioglimento dell’organizzazione.

    Il sistema legale peruviano finora non ha portato ad alcuna soluzione. Un procedimento penale in Perù contro Figari e altri membri dell’SCV è stato archiviato dall’ufficio della procura del Perù nel 2017, con i pubblici ministeri  che hanno affermato che  nessuna delle presunte  vittime di abusi sessuali  si era fatta avanti e che i presunti crimini non rientravano nei termini di prescrizione. Un caso separato, con accuse di rapimento, gravi lesioni psicologiche e associazione illecita a commettere un crimine, è ancora all’esame del sistema giudiziario.

    “Dopo così tanti anni, questa causa legale riguarda la giustizia per le vittime e non una questione di denaro, e ciò significa anche che non ci sarà impunità per coloro che hanno commesso questi crimini”, ha affermato il dottor Jose Ugaz, ex procuratore statale ad hoc che rappresenta sette dei le vittime, ha detto alla CNN.

    I suoi clienti chiedono che “questa organizzazione venga fermata e che (che) il danno non continui a essere causato ai nuovi bambini, adolescenti o giovani in Perù e in altri numerosi paesi in cui si è espansa”, ha detto. “Il sodalizio è ancora attivo.”

    Salinas, che ha scritto a Papa Francesco sul caso, ripone le sue speranze di giustizia nelle indagini del Vaticano.

    Il Vaticano ha il potere di sciogliere la SCV, una misura già richiesta dal cardinale peruviano Pedro Barreto. Papa Francesco potrebbe anche ordinare riforme radicali del gruppo, compresa l’espulsione dei membri e misure speciali a cui dovranno essere seguite.

    E il Papa ha recentemente modificato il Codice di diritto canonico della Chiesa nel 2021 per rendere responsabili di abusi i laici che ricoprono un ufficio nella Chiesa, cosa che sembrerebbe applicarsi a Figari, che non è un chierico. Le sanzioni della Chiesa per lui potrebbero includere multe, rimozione da tutti gli incarichi e espulsione dalla SCV.

    Per le vittime si tratta di essere ascoltate e riconosciute dopo tanti anni.

    “Mi sono sentito privilegiato, mi sono sentito ascoltato… (con) quella telefonata”, ha detto Santiago alla CNN di quando ha saputo per la prima volta che gli inviati del Papa volevano incontrarlo.

    Il corrispondente vaticano della CNN Chris Lamb ha contribuito a questo rapporto.

    NOTA DEL REDATATORE: chiunque sia stato vittima di violenza sessuale può contattare la hotline nazionale per le aggressioni sessuali al numero 800-656-HOPE (4673) o visitare online.rainn.org per ricevere supporto tramite chat online riservata.

    https://edition.cnn.com/2024/05/31/americas/vatican-sodalitium-christianae-vitae-peru-investigation-in/index.html

  • La missione pontificia che indaga sugli abusi della congregazione peruviana Sodalicio prepara un rapporto con i racconti delle vittime

    La missione pontificia che indaga sugli abusi della congregazione peruviana Sodalicio prepara un rapporto con i racconti delle vittime

    Pedro Salinas è agnostico, ma da decenni attende un miracolo: la soppressione del Sodalicio, la congregazione religiosa che lo ha manipolato durante l’adolescenza e la prima giovinezza. Vale a dire che perde l’approvazione canonica che Papa Giovanni Paolo II le diede nel 1997, conferendole lo status di società di vita apostolica, e i suoi membri vengono giudicati come civili e non si nascondono più sotto l’abito talare della Chiesa cattolica . Salinas vuole giustizia per le decine di vittime che affermano di essere state torturate fisicamente, psicologicamente e sessualmente in nome di un carisma divino, ma vuole anche una chiusura per questa storia che, a suo dire, lo ha scuoiato. Ha scritto due libri per smantellare quelle che sostiene essere le grandi bugie di questa organizzazione:Half Monks, Half Soldiers (2015), coautore con la collega giornalista Paola Ugaz, e No News from God (2022).

    Con questo voluminoso libro di quasi 900 pagine, Pedro Salinas si è recato l’ultimo martedì di luglio nella sede della Nunziatura Apostolica del Perù, nel quartiere borghese di Jesús María, a Lima. Ad attenderlo un duo che gli ha ridato la fede: l’arcivescovo di Malta, Charles Scicluna e il sacerdote spagnolo Jordi Bertomeu, un tandem che in passato ha indagato sugli abusi del sacerdote cileno Fernando Karadima, inviato questa volta da papa Francesco a indagare fondo al Sodalicio de Vida Cristiana.Quello di Salinas è stato il primo di una serie di incontri durati quasi una settimana, in una saletta piccola e austera al primo piano della Nunziatura. «È la Bibbia del Sodalicio», dissero entrambi a Salinas, sollevando il suo libro, che avevano già letto grazie a un araldo che mesi fa lo aveva donato al Papa in Vaticano.

    Le domande avevano un livello di dettaglio che ha stupito il giornalista. Si è parlato di una lettera mai esistita: nel 2018 una ventina di ex membri, molti dei quali vittime sessuali, hanno accettato di firmare insieme ai vescovi della Conferenza Episcopale Peruviana un documento per affermare che il “DNA del Sodalicio è quello di un’organizzazione settaria e distruttiva che non ha nulla a che vedere con la Chiesa cattolica”. L’evento è stato senza precedenti e ha rappresentato un duro colpo per la congregazione, ma non è stato consumato. Gli hanno anche chiesto di un incidente contemplato nel suo lavoro: una testimonianza anonima di qualcuno che afferma di essere stato abusato da Luis Fernando Figari alla fine degli anni Sessanta, prima che fondasse il Sodalicio nel 1971.

    Come hanno raccontato altre vittime, la dinamica è stata la seguente: Scicluna ha fatto domande e Bertomeu ha preso appunti su un laptop ed è intervenuto di tanto in tanto per precisare alcune cose. Entrambi non hanno emesso giudizi di valore. Erano lì principalmente per ascoltare. Tutti concordano che qui sta la grande differenza con altri inviati della Chiesa: l’essersi sentiti ascoltati per la prima volta. Un altro aspetto che Salinas mette in evidenza è che, grazie alla missione, si sono visti sfilare gli alti dirigenti del Sodalicio, come il colombiano José David Correa, superiore generale, o il sacerdote Jaime Baertl, accusato dalle inchieste giornalistiche come colui che controlla le attività economiche energia. “Non rilasciano dichiarazioni alla stampa. La sua strategia per tutta la vita è mantenere un basso profilo e questo è stato rotto con questa visita. Dopo che il caso è venuto alla luce del pubblico,

    Attualmente tre componenti del Sodalicio sono indagati dalla Procura per presunto riciclaggio. Si presume che utilizzino società offshore a Panama e nelle Isole Vergini per evadere la tassa nelle attività minerarie della congregazione. Oltre alla predicazione del Vangelo, questo gruppo di laici ha consolidato una partecipazione imprenditoriale in vari campi: sanità, istruzione, esportazioni agricole, proprietà immobiliari, servizi funebri e miniere. L’audit inviato dal Papa ha incontrato anche la comunità contadina di San Juan Bautista del distretto di Catacaos, nella regione di Piura, che accusano che 11.000 ettari delle loro terre sono messi in pericolo da aziende legate al Sodalicio.

    Il Sodalicio si è rifiutato di rispondere alle domande di EL PAÍS e si è limitato a condividere un comunicato che ha pubblicato sul proprio sito web dove afferma di aver “collaborato diligentemente con gli inviati del Santo Padre e di aver fornito loro informazioni aggiornate sul processo di cura e riparazione delle vittime di abusi”. Per quanto riguarda le questioni economiche, indicano che “si impegnano a fornire ulteriori informazioni in modo chiaro e completo entro i termini stabiliti”.

    Óscar Osterling Castillo, che ha trascorso vent’anni legato al Sodalicio fino alle sue dimissioni nel 2012, tiene una stima di coloro che hanno subito vessazioni di vario genere. “Quasi 430 persone sono entrate nel Sodalicio fino al 2012. Di queste, poco più di 300 si sono ritirate, difficilmente c’è stato un solo Sodalit che non sia stato vittima e che non sia stato abusatore in questa dinamica. Non ho denunce di abusi sessuali, ma ho maltrattato psicologicamente molte persone a cui ho chiesto perdono”, dice Osterling, che è stato anche uno dei primi a incontrare la missione Scicluna-Bertomeu.

    “Mi hanno chiesto se il Sodalicio si poteva correggere o se ne consigliavo lo scioglimento. E ho detto loro che ero convinto che la cosa più giusta fosse scioglierlo, perché da quando sono apparse le lamentele hanno avuto molti anni per riformarsi e non solo non l’hanno fatto, ma non hanno mostrato alcun comportamento di pentimento. Hanno creato un nuovo consiglio di amministrazione che finisce per essere una maschera per i vertici”, afferma Osterling.

    All’età di 50 anni, Osterling, divenuto Superiore di Comunità in quel gruppo religioso, riflette che uno degli effetti più gravi degli ex Sodalit è il non riuscire a reintegrarsi nel mondo del lavoro. “Ho studiato educazione e non ho insegnato da nessuna parte, perché vivevo in una comunità. Conosco casi di persone che non hanno mai studiato una laurea. Si ricorre a mille modi, si intraprende, ma è una conseguenza dell’essere vittima. Il Sodalicio ha stroncato la vita a tante persone”, dice.

    Anche Martín López de Romaña e suo fratello Vicente, più giovane di tre anni e mezzo, sono stati interrogati da inviati speciali di papa Francesco. Martín ha pubblicato nel 2021 La gabbia invisibile,una testimonianza coraggiosa e straziante dove ha incontrato 80 ex Sodalits per fornire nuove parti sulle sottomissioni subite da diverse generazioni in nome di una fede storta. “Secondo me sono una setta per il controllo mentale, parassitaria della Chiesa cattolica. Nel Sodalicio tutto era ideologia, non c’era vera ricerca del trascendente. Sento di aver appena avuto una vita spirituale dopo essere andato via”, dice Martín, che si è dimesso dalla congregazione nel 2008. “Ho sempre detto che l’unica cosa che noi vittime vogliamo è la verità, la giustizia e la riparazione. Né io né mio fratello abbiamo ricevuto un soldo quando i nostri genitori hanno contribuito per decenni con 500 dollari al mese alla comunità. Non è solo per chiudere il Sodalicio, ma per farlo in modo equo”, rimarca.

    Il giornalista José Enrique Escardó, la prima vittima a denunciare la leadership del Sodalicio nei primi anni 2000, non condivide l’ottimismo sulla missione Scicluna-Bertomeu. Ha letto una lettera ad alta voce a entrambi in cui li confronta con la sfiducia che prova per loro. “Non credo nella denuncia nella Chiesa. Credo nella denuncia della Chiesa. Non dovrei sedermi qui con te perché non hai l’autorità morale per essere giudici che rappresentano gli autori e i complici. Voi ed io dovremmo essere seduti davanti a un giudice umano imparziale (…) vi guardo negli occhi e vi sfido a dimostrare che ho torto con le azioni che intraprenderete quando lascerete il mio paese”, ha sbottato loro.

    L’arcivescovo Charles Scicluna e il sacerdote Jordi Bertomeu presenteranno una relazione a papa Francesco nei prossimi mesi e, con essa, si determinerà il destino della congregazione. Ora è tutto nelle tue mani.

    https://elpais.com/sociedad/2023-08-21/la-mision-papal-que-investiga-por-abusos-a-la-congregacion-peruana-sodalicio-prepara-un-informe-con-los-relatos-de-las-victimas.html

  • Pedro Salinas: “El Sodalicio è un’organizzazione settaria che usa una facciata cattolica per perpetrare ogni tipo di abusi”

    Pedro Salinas: “El Sodalicio è un’organizzazione settaria che usa una facciata cattolica per perpetrare ogni tipo di abusi”

    “L’assedio mediatico-giudiziario lanciato contro Paola Ugaz, Daniel Yovera (altro giornalista freelance che ha partecipato a un servizio di Al Jazeera sugli affari del Sodalicio a Piura, dove l’arcivescovo è José Antonio Eguren, membro della “generazione fondatrice” del Sodalicio) , e contro di me, in modo feroce e sostenuto negli ultimi cinque anni, sprecando una quantità impressionante di risorse economiche in questa incessante caccia agli informatori”

    «Quella fu l’ultima domanda di Scicluna nel mio caso: cosa mi consiglierebbe? Io chiesi lo scioglimento. Da lui appresi che il termine canonico corretto era “soppressione”. In altre parole, questa ipotesi non è esclusa. La sola idea mi ha commosso profondamente”

    “(El Sodalicio) dovrebbe essere soppresso. E i loro beni dovrebbero essere sequestrati e venduti per riparare le vittime, che sono state nuovamente vittimizzate in modo crudele e inclemente durante tutti questi anni”

    “Figari è stato presentato come un “lupo solitario” che ha agito senza veri complici o effettivi insabbiamenti, come Maciel e Karadima, cosa che non solo è impossibile da credere, ma è dimostrato e avvalorato che così non è stato”

    “Con poche eccezioni, come l’arcivescovo di Lima, Carlos Castillo, il prelato di Caravelí, Reynaldo Nann, e il cardinale Pedro Barreto, il resto dei pastori peruviani si sono distinti per la loro assenza e indifferenza in questa storia (…). La verità è che nel caso Sodalicio è prevalsa l’indolenza delle autorità ecclesiastiche, questa è una verità di pugno”

    Cipriani: “So che vive tra Roma e Madrid, e non è tornato in Perù o per commentare la politica peruviana, dalla sua ideologia polarizzante di estrema destra. Qualcosa è successo, senza dubbio, ma l’opinione pubblica peruviana non l’ha mai saputo”

    “Continuerò, perché tocca a me, ma io e Pao siamo in questo secondo come gli hobbit, Frodo e Sam, quando arrivarono al Monte Fato, a Mordor, prima di gettare l’anello nella lava. Scorticato ed esausto”. Paola Ugaz e Pedro Salinas sono due giornalisti peruviani che hanno lasciato la pelle (quasi letteralmente) per denunciare, e smantellare, la rete di soprusi ed eccessi economici e di potere nel Sodalicio de Vida Cristiana, facendo ordinare a Papa Francesco un’inchiesta, che questi giorni sono stati compiuti dagli ‘inquisitori’ del Vaticano, Charles J. Scicluna e Jordi Bertomeu .

    In questa intervista esclusiva per DR, Salinas svela particolari inediti dell’inchiesta, addita la responsabilità dei gerarchi vaticani nella tutela del fondatore del Sodalicio, Luis Figari, e chiede lo “scioglimento” del movimento. ” Il Sodalicio è un’organizzazione settaria che usa una facciata cattolica per perpetrare abusi di ogni tipo. Almeno è così che ha funzionato per più di quattro decenni. E che, nel mondo reale, non si cancella con un tratto di penna, solo modificandone le Costituzioni e gli Statuti, perché si tratta di una istituzione cattolica spuria con vizi originari”, rileva.

    Come valuta la visita di Bertomeu-Scicluna? Cosa ti hanno chiesto, cosa hai risposto?

    Li ho conosciuti entrambi, in momenti diversi e per motivi diversi, nel 2019. Scicluna mi ha invitato a un incontro antipedofilo pre-vertice, il 20 febbraio di quell’anno, in una sala dell’Istituto Maria Bambina, in Vaticano, insieme a undici vittime sesso da vari paesi. Senza essere stata una vittima sessuale, sono stata convocata per aver subito abusi psicologici e fisici al Sodalicio (organizzazione cattolica peruviana con caratteristiche settarie, fondata nel 1971), perché ero uno dei giornalisti che ha rivelato la cultura dell’abuso insita in quell’istituzione da più di quattro decenni e per essere stato ingiustamente denunciato per diffamazione dall’arcivescovo più rappresentativo di questa società di vita apostolica, José Antonio Eguren Anselmi SCV.

    Ho conosciuto Bertomeu tramite Juan Carlos Cruz, vittima del famoso pedofilo cileno Fernando Karadima e attualmente membro del Comitato vaticano per la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili. Mi ha invitato a visitare i suoi uffici presso la Congregazione per la Dottrina della Fede e, con mia sorpresa, sulla sua scrivania c’era l’inchiesta giornalistica Metà monaci, metà soldati (Planeta, 2015), che ho scritto insieme alla mia collega Paola Ugaz . Già in quel momento mi disse che era a conoscenza del caso e lo stava monitorando.

    Per il resto, la fama di entrambi li ha preceduti. Ciò che avevano ottenuto dopo la loro visita in Cile (2018) era qualcosa che noi ex Sodalits volevamo replicare da allora in Perù. Tuttavia, Papa Francesco sta appena iniziando a dare forma all’idea dopo aver ricevuto la mia collega e coautrice Paola Ugaz. Questo è successo nel novembre dello scorso anno. L’empatia di Bergoglio con Pao è stata fondamentale.

    Il programma degli incontri è iniziato con me martedì 25 luglio alle nove del mattino ed è durato circa due ore e mezza. Poi è stata convocata Paola Ugaz. Gli argomenti, nel mio caso, erano vari, anche se molto specifici. Il carisma. struttura settaria. Il ruolo svolto da alcuni prelati, vuoi per indolenza, vuoi per omissione dopo le denunce giornalistiche. Il trattamento che il Vaticano gli ha riservato attraverso i suoi principali intervenienti, dalla nomina del primo visitatore apostolico al ruolo svolto dallo spagnolo José Rodríguez Carballo, del dicastero da cui dipende il Sodalicio, nonché quello di “compagno spirituale” , Gianfranco Ghirlanda SJ. L’assedio mediatico-giudiziario che hanno lanciato contro Paola Ugaz,

    La verità è che mi sono sentito ascoltato per la prima volta in questi lunghissimi tredici anni, da quando abbiamo iniziato le indagini e denunciavamo, omeopaticamente, questa organizzazione cattolica. Ma ciò che ha attirato maggiormente la mia attenzione è stato il livello di informazioni gestite da entrambi. Scicluna, che con me ha guidato l’“interrogatorio”, mi ha chiesto dettagli su specifiche pagine e capitoli del mio ultimo libro Senza notizie da Dio. Sodalicio: cronaca dell’impunità (Autopubblicazione, 2022). Stiamo parlando di un libro di quasi mille pagine. Ed erano anche a conoscenza dell’irruzione in casa mia, nel gennaio 2022, con lo scopo di sequestrare il mio cellulare (cosa che sono riusciti a fare, e sono stati scaricati tutti i miei audio, chat e contatti con le vittime e le autorità ecclesiastiche) e il computer dove Stavo scrivendo Nessuna notizia da dio. Non potevano prendere il computer perché, pensando che ciò potesse accadere, l’ho incastrato in una parete della mia stanza. Ma se. Sono rimasto positivamente colpito dagli inquisitori del papa. Tanto che mi ha lasciato anche la sensazione che potesse succedere qualcosa.

    Hanno potuto svolgere il loro lavoro in libertà?

    Per quanto abbiamo potuto vedere, sì. Tutti gli interrogatori si sono svolti in territorio vaticano: presso i locali della nunziatura apostolica. C’è stato un maldestro tentativo di suggerire pregiudizi da parte della missione per squalificarla e screditarla, da Twitter e da uno dei membri della “famiglia spirituale”. Ovviamente si sono ritirati rapidamente. Presumo che si siano resi conto che non potevano usare su di loro le stesse tattiche prepotenti che hanno usato contro di noi. Ma la sottigliezza non è un tratto che li caratterizza.

    Cosa ha chiesto agli inquirenti vaticani?

    Questa è stata l’ultima domanda di Scicluna nel mio caso: cosa consiglieresti? Ho chiesto lo scioglimento. Da lui appresi che il termine canonico corretto era “soppressione”. In altre parole, questo scenario non è escluso. La sola idea mi commosse profondamente.

    Quanto tempo ci vorrà per preparare il tuo rapporto?

    Immagino più tempo di quello che hanno impiegato in Cile (che è stato di tre mesi). Mi è diventato chiaro che questo caso è più complesso e sofisticato di quello cileno. E la decisione finale la prenderà papa Francesco e la sua coscienza. Egli, quand’era arcivescovo di Buenos Aires, li invitò a fondare in Argentina e offrì loro di abitare nel palazzo arcivescovile, cosa che avvenne, e mantenne buoni rapporti con alcuni dei correttori. Senza saperlo, ovviamente. Ha agito in buona fede e senza tutte le informazioni che la missione ha ora portato a Roma.

    Cosa dovrebbe succedere con il Sodalicio?

    Dovrebbe essere cancellato. E i loro beni dovrebbero essere sequestrati e venduti per riparare le vittime, che sono state crudelmente e senza pietà rivittimizzate per tutti questi anni. Non poche vittime sono state addirittura escluse dal meschino processo attraverso il quale sono state sottoposte. E qualcosa di non meno importante. Se qualcosa del genere dovesse accadere, movimenti con caratteristiche simili, come Pro Ecclesia Sancta (o Avanzada Católica, in Perù), Los Heraldos del Evangelio (dal Brasile), o Lazos de Amor Mariano (dalla Colombia), tra gli altri, potrebbero continua nell’elenco Il precedente dell’ipotetica soppressione del Sodalicio potrebbe essere storico ed esemplare.

    Cosa succede a Figari?

    Figari era già stato “sanzionato” nel 2017, in un processo farsesco. La “sanzione” consisteva nel concedergli una pensione d’oro nel piano dello sceicco degli Emirati Arabi Uniti. E non sto esagerando. Non lo hanno mai espulso dall’istituto, potendo farlo. Trattavano le loro vittime sessuali come “complici”, senza contrastarle. E anche una delle denunce più gravi contro Figari “è andata perduta” in dicastero. Ed è stato presentato come un “lupo solitario” che ha agito senza veri complici o effettivi insabbiamenti, come Maciel e Karadima, cosa che non solo è impossibile da credere, ma è dimostrato e avvalorato che non lo fosse. Il ruolo protettivo e favorevole di José Rodríguez Carballo, del dicastero, del cardinale gesuita Gianfranco Guirlanda, come “compagno spirituale”, di Noel Antonio Londoño, dalla sua prestazione di commissario,

    Vale la pena tanti anni di lotta?

    La cosa logica sarebbe dire “sì”, suppongo, e sarebbe molto bello. Ma è una domanda che mi perseguita da tempo, e non ho una risposta categorica o felice. L’impatto che ha avuto questa guerra impari, che io non ho mai cercato, ma anzi è apparso a Paola ea me, ha avuto un impatto fortissimo su tutti gli ambiti della mia vita personale. Onestamente, spero che questa storia senza fine finisca, e presto. Ha avuto troppi danni collaterali con le persone a me vicine e mi ha cambiato completamente la vita, con conseguenze irreversibili e irreparabili. Continuo comunque, perché tocca a me, ma io e Pao siamo in questo secondo come gli hobbit, Frodo e Sam, quando arrivarono al Monte Fato, a Mordor, prima di gettare l’anello nella lava. Scuoiato ed esausto.

    Qual è stata la risposta dell’episcopato peruviano?

    Formalmente hanno salutato pubblicamente la missione Scicluna-Bertomeu. Ma dietro le quinte, immagino che alcuni vescovi siano un po’ nervosi. Con poche eccezioni, come l’arcivescovo di Lima, Carlos Castillo, il prelato di Caravelí, Reynaldo Nann e il cardinale Pedro Barreto, il resto dei pastori peruviani si è distinto per la sua assenza e indifferenza in questa storia. Alcuni si difendono affermando di aver pubblicato comunicati stampa, come se una dichiarazione cartacea denotasse una sorta di azione forzata. La verità è che nel caso Sodalicio prevalse l’indolenza delle autorità ecclesiastiche. Questa è una verità di pugno.

    Qual è la responsabilità di Cipriani in questo scandalo?

    Fin dall’inizio il suo atteggiamento nei confronti delle lamentele è stato quello dell’apatia, dell’indifferenza e della sonnolenza. Ancora di più. A volte attaccava anche dal suo pulpito radiofonico (aveva uno spazio settimanale sulla radio più importante del Perù) più di una vittima del Sodalicio. Per qualche ragione il papa ha accettato senza discutere le dimissioni del primo cardinale storico dell’Opus Dei, aveva appena compiuto 75 anni, pur essendo in buona salute. So che vive tra Roma e Madrid, e non è tornato in Perù né per commentare la politica peruviana, dalla sua polarizzante ideologia di estrema destra. Qualcosa è successo, senza dubbio, ma l’opinione pubblica peruviana non lo ha mai scoperto.

    Niente altro da aggiungere?

    Sì, ho voluto sottolineare la questione del carisma, una “grazia” che il fondatore del Sodalit Luis Fernando Figari e il suo “nucleo fondativo” avrebbero ricevuto, e che il cardinale Ghirlanda difende con rigore e intende “salvare” ad ogni costo. Il Sodalicio manca di carisma. Può sembrare audace da parte mia immischiarmi in faccende teologiche, ma se Ghirlanda legge Mezzi monti, Mezzi soldati o Nessuna notizia da Dio, vedrai che, soprattutto in quest’ultimo, è documentato che Figari, prima di creare il Sodalicio, verso la fine degli anni Sessanta aveva già comportamenti predatori sessuali. C’è almeno una testimonianza anonima che lo conferma, ei primi abusi da parte del fondatore sono avvenuti appena è nata questa istituzione, nei primi anni settanta. Ancora di più. L’approvazione pontificia – ora si sa anche – è stata ottenuta nascondendo e insabbiando deliberatamente i casi di abusi sessuali perpetrati dai suoi principali vertici. Si tratta, dunque, di una “società di vita apostolica” che è diventata quello che è con l’inganno e con menzogne, trappole e lobbies. El Sodalicio è un’organizzazione settaria che usa una facciata cattolica per perpetrare tutti i tipi di abusi. Almeno è così che ha funzionato per più di quattro decenni. E che, nel mondo reale, non si può cancellare con un tratto di penna, solo modificandone le Costituzioni e gli Statuti, perché si tratta di una istituzione cattolica spuria con vizi originari. Si tratta di una “società di vita apostolica” che è diventata quello che è fraudolentemente e con menzogne ​​e trappole e lobbies. El Sodalicio è un’organizzazione settaria che usa una facciata cattolica per perpetrare tutti i tipi di abusi. Almeno è così che ha funzionato per più di quattro decenni. E che, nel mondo reale, non si può cancellare con un tratto di penna, solo modificandone le Costituzioni e gli Statuti, perché si tratta di una istituzione cattolica spuria con vizi originari. Si tratta di una “società di vita apostolica” che è diventata quello che è fraudolentemente e con menzogne ​​e trappole e lobbies. El Sodalicio è un’organizzazione settaria che usa una facciata cattolica per perpetrare tutti i tipi di abusi. Almeno è così che ha funzionato per più di quattro decenni. E che, nel mondo reale, non si può cancellare con un tratto di penna, solo modificandone le Costituzioni e gli Statuti, perché si tratta di una istituzione cattolica spuria con vizi originari.

    https://www.religiondigital.org/vaticano/Pedro-Salinas-Sodalicio-figari-scicluna-bertomeu-investigacion-vaticano-abusos-peru-cipriani-carballo_0_2586641321.html

  • Dietro il Vaticano, il Sodalitium prende i suoi soldi dal Perù per non riparare i sopravvissuti

    Dietro il Vaticano, il Sodalitium prende i suoi soldi dal Perù per non riparare i sopravvissuti

    A cura di: Raiza Arroyo e Paola Ugaz – Dalla finestra della casa Sodalicio a Bogotá, situata in Carrera 20 # 127b-66, nel quartiere di La Calleja, Jaime Manuel Baertl Gómez fuma compulsivamente mentre parla in videochiamata con Juan Carlos e Javier Len, i suoi avvocati a Lima, Ary Alcántara Vega (dallo studio Osterling) e Gonzalo Flores Santana: ”Ma che… sta succedendo? Perché è ancora aperta la possibilità di essere indagati per riciclaggio di denaro in Perù? Che diavolo hanno tutti? ”

    L’organizzazione cattolica Sodalitium Christianae Vitae è una medaglia a due facce: una, quella del fondatore, Luis Fernando Figari Rodrigo, accusato di presunti abusi sessuali e protetto a Roma dalla portata della giustizia peruviana; e Jaime Manuel Baertl Gómez, accusato di presunte cattive pratiche commerciali e di aver ideato, insieme all’attuale arcivescovo di Piura, José Eguren Anselmi, un sistema per frodare il tesoro per arricchirsi con la sua cerchia più stretta.

    In procinto di compiere 50 anni il prossimo dicembre, il Sodalitium ha cercato di nascondere il suo potere economico al Vaticano e di trasferirlo fuori dal paese,prima a Panama, per poi trasferire i soldi a Denver, negli Stati Uniti, per non risarcire di conseguenza le vittime degli abusi perpetrati dall’organizzazione religiosa.

    Dopo la pubblicazione del libro Half Monks, Half Soldiers (2015), Jaime Baertl ha guidato l’operazione per trasferire denaro fuori dal paese attraverso tre operazioni offshore nel paradiso finanziario di Panama: Fundación San Ignacio, Providential Inc. e Fundación Santa Rosa.

    Il meccanismo

    La Repubblica rivela l’astuzia con cui la crescita dell’impero economico del Sodalitium iniziò utilizzando il concordato (accordo firmato tra Perù e Vaticano nel 1980), con la presunta intenzione di frodare l’erario peruviano.

    Tutto è iniziato nel 1999, quando l’ Associazione Civile San Juan Bautista , il cui presidente era l’attuale arcivescovo di Piura e Tumbes, José Eguren Anselmi, stava attraversando una serie di difficoltà finanziarie per continuare a gestire il cimitero del Parque del Recuerdo a Lurín .

    Pochi giorni dopo il sequestro di una parte del terreno del cimitero, il 29 giugno 1999, il sacerdote Sodalite Jaime Baertl Gómez ha costituito la Fondazione offshore Pusan ​​a Panama con un capitale di 10mila dollari. Successivamente ha cambiato nome in Fundación San Ignacio.

    8 mesi dopo la sua costituzione, la società offshore ha pagato con denaro da una fonte sconosciuta fino ad oggi un debito dell’Associazione Civile di San Juan Bautista per $ 1.700.000 e in cambio ha acquisito il 50 percento del cimitero, che doveva essere donato a un’altra istituzione legato anche al Sodalitium.

    Il 23 giugno 2000, l’arcivescovo Eguren ha informato gli azionisti dell’Associazione civile di San Juan Bautista che nell’aprile di quell’anno Raúl Guinea Larco ha parlato con l’allora vescovo di Lurín per stabilire un’entità giuridica della Chiesa cattolica, con lo scopo è che , insieme alla società offshore di Jaime Baertl, donano il 100% del cimitero a determinate condizioni.

    La direzione, l’amministrazione e il controllo della persona giuridica sarebbero di esclusiva competenza del Sodalitium. Gli affitti ei profitti andrebbero anche al Sodalitium . Il vescovo di Lurín accettò e il 24 giugno 2000 fu istituito il cimitero cattolico Mission Parque del Recuerdo, che avrebbe avuto come direttore generale Juan Carlos Len Álvarez.

    Con l’aiuto di un team di avvocati, il Sodalicio al completo si è riunito il 19 gennaio 2001 in uno studio notarile che non esiste più: Ramón Espinosa Garreta, per mettere nero su bianco la donazione del cimitero tra due enti gestiti dal Sodalicio: l’Associazione Civile San Juan Bautista e il Cimitero Cattolico Mission Parque del Recuerdo.

    Nell’ambito dell’Associazione Civile San Juan Bautista, il Sodalite José Ambrozic Velezmoro, Raúl Guinea Larco; Il Sodalite Juan Carlos Len Álvarez si è iscritto come parte della missione del Parco Cimitero Cattolico della Memoria, che non si è identificato come professione religiosa ma come amministratore. E come parte del Sodalitium Christianae Vitae, Eduardo Regal Villa e José Antonio Eguren Anselmi hanno firmato, eA nome della Fundación San Ignacio offshore, il sacerdote Jaime Baertl ha messo la sua firma.

    La donazione è stata concordata tra i rappresentanti dell’associazione, della missione, il Sodalitium Christianae Vitae, il cui indirizzo nel documento era la casa di Luis Fernando Figari, situata a La Pinta 130, a San Isidro, e al largo.

    Il Parco della Missione Cattolica della Rimembranza , secondo l’atto notarile, è un soggetto giuridico della Chiesa cattolica e gode di uno statuto di diritto pubblico interno nel territorio peruviano in virtù delle disposizioni del Concordato, accordo internazionale tra la Santa Sede e la Repubblica di Perù, 19 luglio 1980.

    Jaime Baertl è in mare aperto, Fundación San Ignacio, ha acquisito il 50 per cento dei diritti sul cimitero.

    La giustificazione della partecipazione del Sodalitium Christianae Vitae, attraverso Eduardo Regal e l’Arcivescovo di Piura, José Antonio Eguren, “è in virtù del fatto che la missione è stata affidata in perpetuo e, di conseguenza, deve assicurare il raggiungimento degli obiettivi di detta missione, i mezzi utilizzati per essa ed è anche responsabile della conservazione della sacra dignità del cimitero cattolico del Parque del Recuerdo, che è l’oggetto di questa donazione ”.

    Questa operazione significava ” donare ” il cimitero all’arcivescovado locale e quindi metterlo sotto l’ombrello del Concordato, che implicava – secondo la sua interpretazione – essere un’isola tributaria: non pagare le tasse, guadagnare più del 30% al 50% rispetto altri cimiteri che hanno operato senza il Concordato e non dovendo presentare alla Sunat alcun documento sul loro operato.

    Questi sono stati i vantaggi ottenuti applicando questo meccanismo, perché se i cimiteri fossero rimasti di proprietà dell’Associazione Civile di San Juan Bautista, sarebbero stati solo esentati dall’imposta sul reddito, secondo quanto ha spiegato a La República l’avvocato tributarista Klever Espinoza.

    Questo schema di donazioni fittizie è stato replicato nei sette cimiteri istituiti dal Sodalicio su tutto il territorio nazionale:Lurín, Callao, Puente Piedra, Piura, Tacna, Ica e Arequipa. Questo meccanismo ha arricchito il Sodalitium.

    In effetti, José Eguren, come arcivescovo di Piura, ha replicato questo stesso meccanismo a Piura, sotto la creazione della Mission Nuestra Señora de las Mercedes, il 28 ottobre 2008, che ha ricevuto dall’Associazione Civile San Juan Bautista la donazione di un altro cimitero ma con le condizioni esatte del caso di Lurín.

    Anche in questo caso, la direzione, l’amministrazione e il controllo della missione sarebbero stati affidati al Sodalitium e gli affitti sarebbero stati solo per il Sodalitium.

    Lima, Panama, Denver

    I capitostes del Sodalicio hanno spostato i beni della loro ammiraglia: Inversiones San José SAC, perché da un lato non li raggiunga la mano della giustizia peruviana e, dall’altro, che la squadra vaticana che li indaga per abusi non conoscere il suo potere economico.

    Oltre alla Fundación San Ignacio offshore, creata nel 1999 da Jaime Baertl, La Sodalitium ha acquistato altre due società offshore che fino ad ora sono rimaste anonime e hanno fatto da ponte per trasferire i suoi principali asset a Denver, Colorado (Stati Uniti),dove riceveranno i profitti delle loro enormi attività in Perù che sono stimati in oltre un miliardo di dollari: Fundación Santa Rosa, costituita da Dirserv Inc., relativa a 68 società legate al caso Paradise Papers; e Providential Group Inc., costituita da Istmeña Internacional SA, e Azuero Inversionista SA, indagate dalla Procura Anticorruzione di Panama per essere parte della rete offshore di Odebrecht. L’impresa edile li ha usati per pagare tangenti a funzionari pubblici. Sono stati creati rispettivamente nel dicembre 2007 e nel febbraio 2008.

    Secondo i registri pubblici panamensi, la presidenza della Fundación Santa Rosa de Lima fu assunta da Juan Carlos Len; l’avvocato del Sodalitium presso la Santa Sede, Enrique Elías Dupuy, funge da economo; José Ambrozic Velezmoro è segretario; e fu nominato membro l’avvocato Gonzalo Flores Santana. Nel frattempo, Providential Group Inc. ha nominato l’avvocato Ary Alcántara Vega, dello studio legale Osterling , come unico rappresentante .

    Da marzo a giugno 2016 – cinque mesi dopo la pubblicazione del libro Half Monks, Half Soldiers – l’offshore Providential Group Inc. ha assorbito il 59% delle azioni e delle proprietà della holding Inversiones San José. Il restante 38% è stato acquisito dall’imprenditore cileno e direttore di Latam Airlines, Juan José Cueto; e il restante 3% è stato trattenuto dal direttore generale di Inversiones San José, Mario Rivarola Morán.

    La carta di Juan José Cueto è la chiave dell’operazione Sodalicio SA, perché è il partner che fornisce liquidità alle imprese nei momenti in cui non ne hanno. A loro volta, rimborsano i prestiti con i tassi di interesse più alti del sistema finanziario.

    Quindi la Fundación Santa Rosa offshore e la Providential Group Inc. si trasferirono a Denver, negli Stati Uniti. Hanno lo stesso indirizzo della Holy Name Catholic Parish Church, al 3290 West Milan Avenue Englewood, Colorado, CO 8110, che appartiene al Sodalicio e dove il parroco è Sodalite Daniel Cardó, figlio dell’ex ministro dell’Istruzione Andrés Cardó Franco .

    Providential Group Inc. e Fundación Santa Rosa registrano lo stesso agente, Mahaffey H. William. In data 20 novembre 2018 entrambe le società offshore hanno cambiato domicilio a Denver, inserendo nuovamente lo stesso indirizzo, che corrisponde allo studio legale nordamericano LRRC Service Company LLC, che in precedenza aveva assistito Sodalitium Christianae Vitae nel processo di riparazione alle vittime effettuato dalla Commissione Investigativa presieduta da Ian Elliot.

    Vale a dire, Il Sodalitium sposta segretamente la maggior parte della sua capitale dal Tesoro peruviano e dal Vaticano a uno offshore a Panama e altri due in Colorado, Stati Uniti. Ma a loro non succede nulla.

    Parla l’exsodalite Félix Neyra

    Per me Figari era Dio, più di Gesù Cristo stesso. Ero disposto a dare la vita per Figari. Lo era, e lo hanno ripetuto a te, alla tua famiglia.

    Il tema di fondo era: ti salverai perché hai un figlio religioso, per questo hanno approfittato di tante cose sotto il criterio della religiosità .

    Ho fatto un calcolo una volta e quello che mio padre ha dato al Sodalitium ha superato i $ 500.000, attraverso l’intera eredità che ci ha lasciato mia madre e le donazioni extra che ha fatto durante il tempo che io, mio ​​fratello James e mia sorella siamo stati lì. Mio padre è stato totalmente aperto alla comunità durante tutto il tempo in cui siamo stati al Sodalicio.

    Nel momento in cui ho lasciato la comunità, come mio fratello, siamo partiti senza alcuna professione, per valerci nella vita. Mio padre (Felix Neyra García) era un militare che ha risparmiato molti soldi ma non ha avviato un’impresa e aiutandoci ha finito i suoi giorni in rovina. Quando abbiamo chiesto aiuto al Sodalicio, ci hanno fatto fare un altro processo di ri-vittimizzazione e non ci hanno dato nulla. La commissione esterna mi dichiarò vittima e ordinò che la comunità mi restituisse l’eredità che mia madre mi aveva lasciato e che io avevo dato alla comunità, eAlla fine il Sodalicio mi ha detto che ha stabilito che non c’erano prove di quei soldi e che quindi non mi hanno dichiarato vittima e che non mi avrebbero dato nulla.

    Mio padre soffriva della sua malattia (cancro alla gola) spendendo fino all’ultimo centesimo che aveva. Ha chiesto loro aiuto e ha avuto conversazioni con Sandro Moroni e gli ha chiesto un aiuto finanziario per pagare due operazioniCiò ammontava a US $ 80.000 o US $ 90.000 e loro hanno risposto di sì e che hanno riconosciuto tutti i suoi sforzi e che lo avrebbero aiutato con US $ 8.000. Quindi mio padre non ha preso quegli 8.000 dollari. E, come vi dico, è stata una grandissima frustrazione perché sento che nonostante abbiamo fatto tanti sforzi per stare bene e per andare avanti, siamo l’esempio molto chiaro di una famiglia che ha dato tutto per questa istituzione e è così che l’hanno maltrattato. . Sento davvero che gli abbiamo dato tutto, e non dico esagerando, gli ho dato il mio tempo, la mia vita, i miei soldi e posso dire con certezza che non ho ricevuto assolutamente nulla in cambio, né la mia famiglia, né la mia papà. Mio padre è morto l’anno scorso e se n’è andato molto amareggiato con la fede.

    Non solo nel mio caso, tutti i casi stretti di amici o persone che sono passati da questa istituzione hanno vissuto lo stesso, l’ ingiustizia è immensa.

    https://larepublica.pe/politica/2021/11/01/sodalicio-saca-su-dinero-de-peru-a-espaldas-del-vaticano-para-no-reparar-a-los-sobrevivientes-lavado-de-activos/

  • Francesco e il caso del pedofilo peruviano che risiede a Roma. dovrà decidere se punirlo o rimandarlo a Lima

    Francesco e il caso del pedofilo peruviano che risiede a Roma. dovrà decidere se punirlo o rimandarlo a Lima

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Sulla scrivania di Papa Francesco giace da tempo una cartella pesante. Praticamente un macigno. Si tratta dell’imbarazzante dossier riguardante il fondatore di una associazione religiosa peruviana, pluri accusato di abusi e violenze psicologiche nei confronti dei suoi ragazzi, attualmente residente a Roma, sotto copertura, in un luogo tenuto talmente riservato da essere conosciuto solo dai vertici della Congregazione per i Religiosi e da quelli del Sodalicio di Vida Cristiana, la realtà fondata a Lima, all’inizio degli anni Settanta da Luis Fernando Figari, laico consacrato super conservatore di destra con l’ambizione di tirare su generazioni di ragazzi  «metà monaci e metà soldati».

    L’anno prossimo scade a Figari il permesso di soggiorno, emesso regolarmente dalle autorità italiane (dietro placet vaticano, come avviene per tutti i religiosi del mondo che risiedono a Roma). Ma prima di quella scadenza Papa Francesco dovrà prendere una decisione definitiva su come procedere, se punirlo oppure lasciarlo ancora nel limbo. Per il momento è stato tutto sospeso in attesa che la giustizia vaticana, tramite la Segnatura Apostolica – una sorta di Cassazione – si pronunci per la terza volta, visto che Figari continua a presentare appelli, dichiarandosi innocente.

    Eppure le prove che sono arrivate al di là del Tevere sono brutte e schiacchianti. Episodi e testimonianze che sono state confermate anche dalla relazione ispettiva  del cardinale americano Joseph Tobin, il commissario al quale Francesco ha affidato il compito di setacciare ogni piega del Sodalicio di Vida Cristiana, ascoltando vittime, raccogliendo prove, analizzando bilanci e documenti amministrativi.

    Tobin – figura rispettata e competente – dopo mesi di indagini ha raccolto in sessanta pagine ciò che è avvenuto dietro quelle mura per la condotta ben poco evangelica di Luis Fernando Figari. Abusi, condizionamenti, violenze psicologiche, indottrinamento, lavaggio del cervello. Consegnandola al Papa ha chiesto -assieme ai nuovi vertici dell’istituto peruviano oggi commissariato – di non aspettare le sentenze canoniche ma di procedere d’autorità sollevando Figari dalla sua posizione. Papa Francesco ha preferito attendere e prendere tempo.

    Nel gennaio scorso – in accordo con il cardinale Braz de Aviz, prefetto della congregazione dei Religiosi – aveva ordinato che Figari risiedesse in un luogo appartato, senza avere contatti con i minori, né con i membri della Sodalicio de Vida Cristiana. Veniva anche esplicitamente ordinato a Figari di non fare ritorno a Lima, dove la giustizia peruviana lo attende. La motivazione, nero su bianco, è che se fosse tornato in patria avrebbe potuto arrecare danni ulteriori, anche perchè sembra godere ancora di appoggi influenti. Un aspetto non trascurabile visto gli appoggi non gli sono mai mancati nemmeno in vaticano.

    Figari è stato consultore del pontificio consiglio dei laici, nominato da Papa Wojtyla, su suggerimento del cardinale americano Stafford, suo amico. Nel 2006 ha pure preso la parola  – durante un incontro con i movimenti cattolici in piazza san Pietro – davanti a Benedetto XVI. Si dice che a Lima fosse sulla stessa lunghezza d’onda, almeno politicamente parlando, con il cardinale super conservatore Cipriani, dell’Opus Dei e, in Vaticano, con il cardinale James Stafford. Insomma, un caso imbarazzante per tutti, in primis per il Papa che prima o poi dovrà decidere cosa fare e come eventualmente punire Figari.

    Chi lo ha incontrato recentemente lo descrive come una persona molto depressa, in cura da uno psichiatra, malato di cancro, obeso e incapace di badare a se stesso. Probabilmente è per questo motivo che il Papa non vuole infierire su di lui anche se la misericordia, come concetto cristiano, non sempre riesce proprio a conciliarsi con le regole aministrative, le norme canoniche e la giustizia civile in generale.

    https://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/pedofilia_vaticano_papa_francesco_peru_figari_giustizia_abusi_sessuali_tobin_cardinale-3792503.html

  • Abusi in Perù, il Vaticano: “Mai protetto o nascosto” il fondatore di Sodalicio

    Abusi in Perù, il Vaticano: “Mai protetto o nascosto” il fondatore di Sodalicio

    Lettera della Congregazione per la Vita Consacrata: «Figari a Roma per evitare intralci nella giustizia. Nessun divieto assoluto, se richiesto dai giudici ritornerebbe nel paese»

    SALVATORE CERNUZIO
    CITTÀ DEL VATICANO

    Il Vaticano fa chiarezza sulla vicenda del Sodalicio di vita cristiana, la società di vita apostolica peruviana commissariata perché teatro di abusi contro minori e di mala gestione finanziaria da parte dei suoi vertici, i cui dettagli stanno venendo man mano alla luce seppur presentando ancora tante ombre. In una lettera pubblicata oggi integralmente sul sito della Chiesa peruviana, la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata risponde ad alcune accuse provenienti in gran parte da organi di stampa, mettendo in chiaro alcuni punti: anzitutto che mai la Santa Sede ha «nascosto» o «protetto» il fondatore Luis Fernando Figari, accusato di abusi fisici e psicologici contro minori e adolescenti; poi «si ritiene infondata l’affermazione secondo cui sia stato impedito a Figari di difendersi o rispondere alle accuse contro di lui in Perù». Anzi,  qualora i giudici peruviani lo ritenessero necessario ai fini delle indagini, Figari potrà far ritorno nel paese e rispondere personalmente delle accuse. 

    In effetti al carismatico fondatore di questa  realtà ecclesiale diffusa e numerosa che, prima di sprofondare in una crisi senza precedenti, ha rappresentato per anni l’emblema dell’espansione dell’evangelizzazione in Sudamerica attraverso anche l’istituzione di scuole ed istituti, era stato   impedito – con un provvedimento del 2017 – di far ritorno nel suo paese   «se non per ragioni molto serie e sempre con il permesso scritto» del Commissario posto dal Vaticano alla guida del Sodalicio dopo la crisi.

    La paura era che tornando in quel Perù dove ancora «conta numerosi appoggi» (anche tra le gerarchie ecclesiastiche), Figari potesse «causare altri danni contro le persone», «nascondere e distruggere le prove contro di lui» o, peggio, «ostacolare il corso della giustizia tanto ecclesiastica quanto dello Stato», come si legge nella lettera. In ogni caso non si tratta di «un divieto assoluto», sottolinea oggi il Dicastero guidato dal cardinale brasiliano Joao Braz de Aviz, pertanto «se nel futuro sorgesse la necessità che il signor Figari torni in Perù per rendere conto alla giustizia peruviana, il suo ritorno potrà essere autorizzato dal Commissario apostolico».

    Per smentire ogni accusa di insabbiamento, nel documento del Dicastero viene poi richiamata una precedente lettera datata 30 gennaio 2017, in cui era la stessa Congregazione ad effettuare «una valutazione su Figari per determinare l’eventuale fondamento, in particolare, ma non esclusivamente, delle accuse di pedofilia, che fino a poco tempo fa costituivano l’accusa principale, ma non esclusiva». Accuse, queste, provenienti da membri ed ex membri del Sodalicio e rinfocolate nella opinione pubblica che – attesta la Congregazione – «desideravano una condanna pubblica per abusi su minori ma non per altre responsabilità» imputate al fondatore. Denunce «molto gravi» emerse negli anni successivi e considerate in un primo momento «secondarie». Ovvero «violenze psicologiche, maltrattamenti, abusi di potere, irregolarità e mancanza di trasparenza nella gestione economica, usi di metodi di formazione evidentemente impropri». 

    Una volta venuto a conoscenza di quello che alcuni interni al movimento denunciavano come un «inferno», il Vaticano era subito intervenuto nominando con un decreto del gennaio 2018 un commissario, il vescovo colombiano Noel Antonio Londoño Buitrago, presule di Jericó (Antioquía), e rinnovando l’incarico di «referente» al cardinale Joseph Tobin (nomina del 2016, successiva ad un grosso scandalo mediatico), in particolare «per le questioni economiche». A pochi giorni dall’avvio di questo commissariamento Figari è stato richiamato a Roma. Nessun tentativo di tutelarlo o farlo sfuggire alla giustizia, quindi, ma al contrario la volontà di «riparare al danno causato e al conseguente scandalo», «ristabilire la giustizia con le vittime», «evitare ulteriori danni ad altre persone».

    Ma c’è un’altra questione che nella lettera viene chiarita: la decisione sul luogo di residenza di Figari rimane a discrezione del Superiore generale del Sodalicio. Dal Vaticano nessuna spinta a trasferirlo a Roma o nel territorio della Santa Sede, dove peraltro «non ha mai risieduto». Al contrario, «è stato solo segnalato al Superiore generale la non opportunità di un suo ritorno in Perù» per i motivi già elencati. «Come Congregazione per la Vita consacrata – si legge – ci siamo limitati a chiedere di destinare Figari ad una residenza dove non ci fossero comunità di Sodalizio», a «proibire il contatto con i membri» del movimento come pure di «fare dichiarazioni pubbliche e partecipare a manifestazioni pubbliche».

    Luis Figari nei mesi scorsi aveva presentato un appello alla lettera della Congregazione al Tribunale Supremo della Nunziatura, che però ha rigettato il ricorso.

    Il lato oscuro del Sodalicio era emerso da un report realizzato da una commissione indipendente formata da cinque notabili che per settimane avevano ascoltato oltre 200 testimoni. Il risultato era stato un rapporto dettagliato in cui si riportavano casi di abusi sessuali, fisici e psicologici avvenuti tra il 1975 e il 2009, che includevano violenze fisiche e verbali a danno di minorenni e adulti – in tutti i casi giovani in formazione – da parte di Figari definito una personalità «narcisista, paranoica, vendicativa». 

    Il Vaticano, che dal 2011 aveva ricevuto svariate denunce di abusi di ogni tipo all’interno del movimento, aveva a sua volta avviato una indagine condotta da un vescovo visitatore, Fortunato Pablo Urcey. Lo scorso dicembre, la Procura peruviana aveva sollecitato nove mesi di incarcerazione preventiva di Figari e degli altri membri di Sodalicio per i presunti delitti di associazione a delinquere, sequestro di persona e lesioni psicologiche gravi.

    http://www.lastampa.it/2018/06/04/vaticaninsider/abusi-in-per-il-vaticano-mai-protetto-o-nascosto-il-fondatore-di-sodalicio-1gZgoITKTZtBAwkxZjl7tM/pagina.html

  • Commissariata la “setta” cattolica degli abusi sessuali

    Commissariata la “setta” cattolica degli abusi sessuali

    La “setta” peruviana accusata, tra le altre cose, di abusi è stata commissariata da Bergoglio e dagli organi della Santa Sede. Ecco la storia

    La Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, infatti, sono intervenute sul “Sodalitium Christianae Vitae” (Sodalizio di Vita Cristiana), che si trova in Perù, ma che era riuscito nell’opera di allargarsi in buona parte del sud America. Una nota della sala stampa del Vaticano, poi, ha sottolineato l’esistenza di una nomina, quella del nuovo commissario apostolico del Sodalizio che è il mons. Noel Antonio Londoño Buitrago, vescovo di Jericó, in Colombia. Con questo intervento, insomma, sono stati rimossi i vertici precedenti.

    Papa Francesco – come si legge sulla Sir – “ha seguito con preoccupazione tutte le informazioni che, da diversi anni, arrivano alla Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica sulla situazione del Sodalizio di Vita Cristiana” e “ha mostrato di essere particolarmente attento alla gravità delle informazioni che riguardano il regime interno, la formazione e la gestione economico-finanziaria, motivo per il quale ha chiesto con insistenza al dicastero un’attenzione particolare”. L’aspetto centrale della vicenda, però, sembra essere un altro: “si sono sommate recentemente le serie misure adottate dall’autorità giudiziaria peruviana nei confronti di Luis Fernando Figari – si legge nella nota della Santa Sede -. E ancora: “Dopo una approfondita analisi di tutta la documentazione, il dicastero ha emanato il Decreto di commissariamento”.

    Luis Fernando Figari è il fondatore del “Sodalizio” in questione. Cinque ex membri di quella che da alcuni è considerata una vera e propria “setta” avevano denunciato Figari e altre persone appartenenti all’organizzazione per sequestro di persona, coospirazione criminale e assalto. Le accuse relative agli abusi sessuali, invece, non sarebbero state formalizzate solo perché prescritte. Un “Sodalizio”, però, che era riuscito a trovare spazio anche all’interno delle gerarchie ecclesiastiche: “Riconosciuto da vescovi e cardinali – si legge su La Stampa– l’apice della notorietà del Sodalicio è stata il 3 giugno 2006 quando, alla vigilia della solennità di Pentecoste, Figari è stato uno dei leader del ristretto gruppo di movimenti ecclesiali a prendere la parola davanti a Benedetto XVI. Mentre avveniva tutto questo – prosegue l’articolo citato – molti membri interni della comunità vivevano un inferno, vittime di atti sessuali, di schiavitù, richieste stravaganti, violenza verbale e psicologica. L’elenco degli abusi commessi da Figari tra il 1975 e il 2009 include violenze contro minori e adulti, manipolazioni con intenzioni sessuali, insulti e umiliazioni. In tutti i casi, le vittime erano giovani in formazione”. Fonti della Santa Sede, intanto, avrebbero informato che i nuovi vertici della Commissione vaticana che si occupa di contrastare la pedofilia saranno nominati proprio durante la visita pastorale del pontefice in Perù, che è prevista per la prossima settimana. Per quanto riguarda il “Sodalizio”, ancora, nel dicembre del 2017 era intervenuta anche l’autorità pubblica peruviana che aveva richiesto la carcerazione preventiva per Figari e per altri membri della “setta”. Figari, comunque, era già stato allontanato dal “Sodalicio” in qualità di persona “non gradita”. La rete l’Abuso ha definito l’organizzazione un “istituto degli orrori”.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/commissariata-setta-cattolica-degli-abusi-sessuali-1482171.html

  • Le vittime degli abusi attaccano il Vaticano: Ancora troppa omertà”

    Le vittime degli abusi attaccano il Vaticano: Ancora troppa omertà”

    Il tweet di Marie Collins, la donna irlandese abusata da un prete quando aveva tredici anni, che si dimise dalla Pontificia Commissione per la tutela dei minori, riapre le polemiche sul suo rinnovo. E fonti dalla Santa Sede anticipano che Francesco nominerà i nuovi membri durante il viaggio in Cile e Perù

    di PAOLO RODARI

    CITTÀ DEL VATICANO – “Chiunque si preoccupi del lavoro della Commissione dovrebbe chiedersi perché nessuno, che abbia l’autorità di farlo, abbia rilasciato una dichiarazione sul suo stato attuale e su quello dei suoi membri. Tutto ciò che abbiamo avuto è una ‘fonte’ vaticana anonima che parla alla stampa”.

    Il tweet, pubblicato ieri sera, mercoledì 10 gennaio, non è di una persona qualsiasi. Bensì di Marie Collins, la donna irlandese abusata da un prete quando aveva tredici anni, che si dimise dalla Pontificia Commissione per la tutela dei minori per le troppe omissioni presenti sul tema della pedofilia all’interno della Santa Sede.

    Collins imputa al Vaticano di non aver risposto a un suo precedente tweet, nel quale chiedeva conto direttamente a Papa Francesco del perché abbia fatto scadere la Commissione, da lui istituita nel 2013, senza avere ancora provveduto a rinnovarla e a nominare nuovi membri.

    “Al momento la Commissione è solo sulla carta, un nome vuoto, perché di fatto non è stato ancora nominato nessun membro”, ha scritto sul suo profilo social qualche giorno fa, augurandosi una qualche risposta dal Vaticano, che invece non è arrivata. Fino a oggi, silenzio assoluto, se non per alcune dichiarazioni rese però da fonti anonime.

    In ogni caso, secondo quanto apprende Repubblica, la nomina dei nuovi membri non dovrebbe essere lontana. Con ogni probabilità avverrà durante la permanenza del Papa in Cile e Perù, un viaggio nel quale il tema dell’abuso sui minori non sarà secondario. Il Sudamerica, infatti, in queste ore è scosso dalla notizia che Francesco ha commissariato la Società di vita apostolica Sodalizio di vita cristiana dopo le pesanti accuse di abusi sessuali su minori rivolte al fondatore, il laico peruviano Luis Fernando Figari. Un personaggio discusso che dal 2010, proprio a motivo degli scandali, ha lasciato l’America latina e vive a Roma. Figari ha fondato nel 1971 in Perù il Sodalizio di vita cristiana la cui approvazione è arrivata nel 1997 da parte di san Giovanni Paolo II.

    Anche se la nomina dei nuovi membri arriverà a breve, l’uscita della Collins testimonia come la voce resti dissonante con la Santa Sede. Recentemente, in seguito alla decisione di dare sepoltura in Santa Maria Maggiore al cardinale Bernard Law, ex arcivescovo di Boston accusato di aver coperto per anni abusi commessi da preti e poi raccontati nel celebre film “Il caso Spotlight”, le vittime della pedofilia del clero americane, e con loro Peter Saunders, altra vittima che lasciò da subito la Commissione per la tutela dei minori nella quale era stato fatto membro, hanno protestato veementemente senza ottenere alcuna risposta.

    “Questa sepoltura è una mancanza di rispetto assoluta per noi vittime ”, hanno detto a Repubblica. E ancora: “Seppellire nel cuore della cristianità il cardinale Law con tutto quello che rappresenta, dopo averlo addirittura portato a Roma come arciprete, è un affronto che ferisce tutti noi vittime”.

    In merito alla notizia della non ancora avvenuta riconferma della Commissione vaticana ha reagito anche una vittima italiana, Francesco Zanardi, che ha dato vita alla associazione Rete l’Abuso. Zanardi giudica la Commissione utile soltanto “ad alleggerire quello che nel 2014 sarebbe stato il pesantissimo rapporto della Commissione Onu per la tutela del fanciullo, alla quale la Santa Sede avrebbe dovuto rispondere lo scorso primo settembre”.

    http://www.repubblica.it/cronaca/2018/01/11/news/il_papa_rinnova_la_commissione_vaticana_anti_pedofilia-186264450/