Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • La campana contro gli aborti? A Savona i rintocchi per le vittime dei sacerdoti pedofili

    La campana contro gli aborti? A Savona i rintocchi per le vittime dei sacerdoti pedofili

    La campana ha suonato e ha ricordato più di mille nomi: quelli delle vittime di pedofilia nel clero, registrati in Italia dal 2000 a oggi. È accaduto a Savona, in piazza Sisto IV, dove giovedì 8 gennaio la Rete L’Abuso insieme all’Uaar (Unione degli atei e degli agnostici razionalisti) ha dato vita al flashmob “Per chi suona la campana” per ricordare le vittime di abusi della chiesa.

    I rintocchi sono arrivati in risposta all’iniziativa della diocesi di Sanremo della Campana dei bambini non nati, che dal 28 dicembre scorso suona ogni giorno alle 20 contro l’aborto. Una scelta che ha sollevato un acceso dibattito politico, riaprendo questioni legate all’autodeterminazione delle donne, alla colpevolizzazione di queste ultime, alla laicità dello spazio pubblico e al ruolo della chiesa nel discorso politico e morale. In Italia l’interruzione volontaria di gravidanza è garantita dalla legge 194 da quasi 48 anni.

    Ma non basta a rendere l’aborto accessibile alle donne che, nel nostro paese, sono costrette a un vero e proprio calvario prima di poter decidere in autonomia. Lo hanno ribadito le quaranta firmatarie di Sanremo che hanno presentato un manifesto contro il vescovo della città ligure, Antonio Suetta, promotore dell’iniziativa.

    L’iniziativa

    «Attaccare l’aborto è una scelta che ha un chiaro significato politico», dichiara Francesco Zanardi, presidente della Rete L’Abuso e organizzatore del flashmob a Savona. «Chi sostiene di farlo in nome della tutela della vita dovrebbe essere coerente fino in fondo. La vita andrebbe difesa sempre, non solo quando è funzionale a una battaglia ideologica. Il contrasto che vogliamo evidenziare è proprio questo: si invoca la sacralità della vita, ma poi, quando i bambini vengono stuprati da esponenti religiosi, quelle stesse istituzioni non vogliono più ascoltarli».

    A ogni rintocco di campana, a Savona sono stati i letti alcuni dei nomi e delle storie delle 1.162 vittime di abusi e molestie da parte della Chiesa. In Liguria, i casi censiti sono 70: 15 a Genova, 24 a Imperia, 10 a La Spezia e 21 a Savona. In 51 situazioni non si è mai arrivati a un procedimento nella giustizia ordinaria. «C’è Alessandro, entrato in seminario a dieci anni con una fede sincera, distrutto da un seminarista “anziano” protetto dai vertici», legge Zanardi.

    «C’è Samir, nella comunità per minori di via Manzoni a Savona, dove le porte delle camere erano state tolte per facilitare gli abusi. C’è Mirko, stuprato in tenda durante una gita parrocchiale, che oggi porta sul petto un rosario tatuato con una lametta al posto della croce. C’è Erik, tolto a un padre violento e affidato a un prete che lo era altrettanto. Poi Sara, Paolo, Luis Mario, abusato in una missione all’estero e ignorato dalla chiesa anche dopo la denuncia». Racconti diversi, vicini nella dinamica: il silenzio, la protezione dei responsabili, l’isolamento delle vittime.

    I numeri in Italia 

    A livello nazionale, su circa 31mila sacerdoti attualmente in attività, in base ai dati forniti dalla Rete, 1164 sono stati denunciati per abusi dal 2000 al 2025. Le condanne definitive sono 157, ottenute esclusivamente attraverso i tribunali civili. «Sull’aborto solo la donna può decidere», continua Zanardi. «È una decisione che dev’essere libera anche da violenze psicologiche come quella esercitata da iniziative come la campana di Sanremo. Immaginate come possa sentirsi una donna, magari credente, che vorrebbe abortire. Su questi temi la chiesa la troviamo puntualmente contro la legge.

    Perché si definisce omicidio una scelta riconosciuta dal diritto, mentre si tace sull’“omicidio psichico” subito da chi ha vissuto la violenza. Dove sarebbe necessaria la denuncia, come nei casi di abuso, la chiesa invece scompare. È in questo scarto che viene meno il valore che l’istituzione religiosa dice di attribuire alla vita umana. I bambini e le bambine vittime di abusi all’interno della chiesa hanno meno diritto di essere tutelati?».

    Una domanda che appare scontata nella risposta ma che nei procedimenti, soprattutto canonici, lascia ancora spazio a molti interrogativi.

    https://www.editorialedomani.it/fatti/savona-presidio-vittime-preti-pedofili-campana-aborti-sanremo-o0jem6zs

  • Flash mob in piazza Sisto IV: letti i nomi dei sacerdoti pedofili mentre suonava una campana

    Flash mob in piazza Sisto IV: letti i nomi dei sacerdoti pedofili mentre suonava una campana

    Savona oggi ha fatto sentire un suono diverso.
    Non quello che pretende di parlare “in nome della vita”, ma quello che ricorda le vite spezzate.

    Il 30 dicembre scorso la diocesi di Sanremo annunciava l’installazione della cosiddetta “Campana dei bimbi non nati”, destinata a suonare quotidianamente in memoria dei feti abortiti. Un’iniziativa che fin da subito ha sollevato forti polemiche: sul diritto delle donne all’autodeterminazione, sul confine tra fede e spazio pubblico, ma soprattutto su una questione più profonda e irrisolta.

    Chi parla con tanta forza di morale, perché tace davanti ai propri orrori?

    La risposta in piazza Sisto IV

    Oggi, giovedì 8 gennaio alle ore 18, in piazza Sisto IV a Savona si è tenuto un flash mob organizzato dalla Rete L’ABUSO e dall’UAAR.
    Un gesto semplice e potentissimo: al rintocco di una campana sono stati letti uno per uno i 1162 casi di pedofilia nel clero registrati in Italia dal 2000 a oggi.

    Nomi, numeri, storie.
    Non simboli astratti, ma persone reali.
    Vittime reali.

    Il suono della campana, questa volta, non celebrava una morale imposta: rompeva il silenzio.

    I numeri che la Chiesa non ama ricordare

    In Liguria i casi censiti sono 70:

    • 15 a Genova
    • 24 a Imperia
    • 10 a La Spezia
    • 21 a Savona

    Di questi, 51 non sono mai arrivati alla giustizia ordinaria.

    Le vittime liguri censite sono 209:

    • 25 donne
    • 184 uomini
    • tutti minorenni, tranne 9 adulti

    In Italia:

    • su circa 31.000 sacerdoti attualmente attivi,
    • 1164 sono stati denunciati per abusi dal 2000 al 2025,
    • solo157 hanno avuto una condanna definitiva, grazie ai tribunali civili, non a quelli canonici.

    Le vittime totali censite sono 4.694:

    • 554 bambine
    • 4140 bambini
    • 174 adulti vulnerabili
    • 11 persone con disabilità

    Numeri che parlano di un disastro sistemico, non di “mele marce”.

    Le voci delle vittime

    Durante il flash mob sono state lette anche testimonianze dirette, ferite aperte che nessun rintocco può cancellare.

    C’è Alessandro, entrato in seminario a dieci anni con una fede sincera, distrutto da un seminarista “anziano” protetto dai vertici.

    C’è Samir, nella comunità per minori di via Manzoni a Savona, dove le porte delle camere erano state tolte per facilitare gli abusi.

    C’è Mirko, stuprato in tenda durante una gita parrocchiale, che oggi porta sul petto un rosario tatuato con una lametta al posto della croce.

    C’è Erik, tolto a un padre violento e affidato a un prete che lo era altrettanto.

    C’è Sandro, non creduto nemmeno dalla propria famiglia.

    C’è Luca, lasciato in stato di shock per paura che parlasse.

    C’è Sara, c’è Paolo, c’è Luis Mario, abusato in una missione all’estero e ignorato dalla Chiesa anche dopo la denuncia.

    Storie diverse, un unico schema: silenzio, protezione dei colpevoli, abbandono delle vittime.

    La domanda che resta

    Di fronte a tutto questo, la domanda è semplice e terribile:
    perché definire “omicidio” una scelta riconosciuta dal diritto, e tacere sull’“omicidio psichico” inflitto a migliaia di bambini?

    La Chiesa cattolica continua a tuonare sul corpo delle donne, ma costruisce muri quando deve guardare dentro se stessa.
    Predica, ma non ripara.
    Condanna, ma non risarcisce.
    Ricorda ciò che conviene, dimentica ciò che la inchioda.

    Una campana per chi non è mai stato ascoltato

    Savona è una città dove ogni giorno risuona una campana simbolo di libertà.
    Oggi ha dimostrato che può esistere anche una campana per ricordare le bambine e i bambini violati, quelli che non hanno avuto voce, quelli che non hanno avuto giustizia.

    Non una campana per giudicare.
    Ma una campana per non dimenticare.

    E soprattutto, per dire che la vera blasfemia non è la protesta.
    La vera blasfemia è il silenzio.

    Savona, una campana contro l’ipocrisia

  • Luis Mario Acuna Gonzales – Borghetto Santo Spirito

    Luis Mario Acuna Gonzales – Borghetto Santo Spirito

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  • Morto Francesco Zappella, il prete pedofilo pregiudicato protetto da mons. Borghetti

    Morto Francesco Zappella, il prete pedofilo pregiudicato protetto da mons. Borghetti

    È venuto a mancare nella tarda mattinata di ieri don Francesco Zappella, il sacerdote che già negli anni novanta era stato condannato dal tribunale di Pinerolo per abuso sessuale ai danni di due infraquattordicenni.

    Il caso di don Zappella era stato risollevato dalle Rete L’ABUSO nel 2015, quando un giovane uruguagio Luis Mario Acuna Gonzales, si era messo in contatto con l’associazione segnalando anche la sua esperienza e quella di alcuni coetanei. In quella occasione la Rete L’ABUSO riuscì a portare in Italia lo sventurato uruguagio dando il via ad una seconda inchiesta, successivamente archiviata per l’intervento dei termini di prescrizione.

    Malgrado tutto il vescovo della diocesi di appartenenza, mons. Guglielmo Borghetti, nulla fece per tentare di evitare che Zappella reiterasse il reato anzi, gli permise di trasferirsi in Uruguay dove ieri è morto.

    L’Ufficio di Presidenza


    Di seguito il comunicato divulgato stamane dalla Diocesi di Albenga.

    Da: Segreteria Generale <segreteriagenerale@diocesidialbengaimperia.it>
    A:
    Data: 24 agosto 2018 alle 12.04
    Oggetto: Decesso don Francesco Zappella

    Nella tarda mattinata di ieri 23 agosto (ora italiana) è deceduto in Uruguay presso una struttura ospedaliera il Reverendo Sacerdote don Francesco Zappella.

    Era nato a Milano il 26 giugno 1959 e venne ordinato da Sua Eccellenza Monsignor Mario Oliveri nella chiesa cattedrale di Albenga il 17 maggio 1997.

    Trascorse a più riprese parecchi anni in missione in Uruguay dove ebbe modo di fondare a Trenta y Tres la “Fradernidad Reina de la Paz”.

    In Diocesi ricoprì i seguenti incarichi:

    Vicario parrocchiale di san Vincenzo Ferreri in Alassio;

    Vicario Parrocchiale di Santa Maria Maggiore in Castelvecchio di Imperia;

    Responsabile dell’Ufficio Missionario Diocesano;

    Arciprete di San Fedele in Albenga;

    Arciprete di Verzi;

    Arciprete di Sant’Antonio in Borghetto S. Spirito.

    Non avendo ancora altre informazioni si raccomanda vivamente di elevare al Signore preghiere di cristiano suffragio e la celebrazione della Santa Messa (come d’uso) per i sacerdoti defunti, perché il Signore gli doni di poter contemplare il suo Volto nell’eternità beata.

    Can. Tiziano Gubetta

    Cancelliere Vescovile

  • Don Francesco Zappella; la chiesa lo perdona, sembra sia tornato in Uruguay.

    Don Francesco Zappella; la chiesa lo perdona, sembra sia tornato in Uruguay.

    A un anno e un mese dallo scandalo che lo ha travolto facendo emergere anche le sue condanne precedenti per abuso di minori, sembra che don Francesco Zappella, ex parroco di Borghetto Santo Spirito (SV), sia stato graziato non solo dalla prescrizione, ma anche dalla chiesa e sia tornato alla sua vita di missionario.

    Dalle notizie che arrivano da oltre oceano e da quanto conferma la presunta vittima Luis Mario Acuna, don Francesco Zappella sarebbe tornato in Uruguay e vivrebbe presso la parrocchia Regina della Pace (nella foto) nei pressi di Trenta y Tres.

    A quanto pare nei suoi confronti sembrerebbe non essere stato avviato alcun procedimento canonico, neppure per quegli ultimi presunti abusi commessi proprio lì in Uruguay dove oggi sembra essere tornato.

    L’Ufficio di Presidenza

  • Don Francesco Zappella. Revocata la cittadinanza onoraria. Avviata un’indagine canonica in Uruguay.

    Don Francesco Zappella. Revocata la cittadinanza onoraria. Avviata un’indagine canonica in Uruguay.

    Nella seconda puntata di SANTO Y SEÑA (qui la puntata del 20-4) andata in onda ieri sera su Montecarlo TV abbiamo assistito ad uno spettacolo che in Italia non siamo certo abituati a vedere. In una sola settimana non solo l’autorità giudiziaria, ma anche chiesa e politica hanno preso chiarissime posizioni nei confronti di don Francesco Zappella, il missionario italiano già condannato nel 1992 per molestie su due minori infraquattordicenni e oggi nuovamente sotto accusa.

    Il vescovo di Melo ha immediatamente avviato un’indagine canonica nei confronti del sacerdote, indagine che a quanto pare non vedrà come oggetto solo le accuse di molestie a danno di minori, ma da quanto emerge dalla stampa locale sembra che i punti da chiarire siano più di uno.

    Il nostro assistito Luis Mario Acuna, nel frattempo è già stato convocato dal tribunale canonico che lo sentirà nella giornata di oggi, 22 aprile 2016.

    Anche la reazione delle istituzioni non si è lasciata attendere. Immediatamente revocata l’onorificenza di Cittadino Illustre che le istituzioni della città di Trenta y Tre avevano conferito al missionario nell’aprile del 2014.

    Anche l’opinione pubblica non è rimasta in silenzio ed è rimasta commossa dal racconto e dal coraggio che Luis Mario ha mostrato, un coraggio che in questi giorni ha stimolato decine di vittime da tutto il paese a denunciare gli abusi subiti da preti cattolici.

    Certo che dire, sbalordisce la rapidità con la quale le Istituzioni Ecclesiastiche uruguagie sono intervenute, soprattutto se pensiamo che lo stesso sacerdote è accusato anche qui in Italia per motivi identici. Ma qui l’intervento della chiesa non si può certo dire sia stato così celere. Quello della politica, ricordiamo le dichiarazioni del consigliere comunale Pier Paolo Villa.

    Ieri vescovo Guglielmo Borghetti che attualmente ha in carico don Francesco Zappella è stato convocato con urgenza da Bergoglio, lunedì toccherà all’ex vescovo di Albenga Mario Olivieri. Nell’incontro che la stampa locale definisce Top Sicret, non possiamo escludere che i due abbiano affrontato anche questo pasticcio internazionale che sta creando non pochi problemi alla Conferenza Episcopale Uruguagia.

    Francesco Zanardi.

    Portavoce Rete L’ABUSO Onlus

  • Caso don Zappella, arresti e fughe di preti dall’Uruguay dopo le denunce della Rete L’ABUSO

    Caso don Zappella, arresti e fughe di preti dall’Uruguay dopo le denunce della Rete L’ABUSO

    Un vero e proprio effetto domino quello che si è creato in Uruguay dopo le denunce della Rete L’ABUSO avviate nel settembre scorso. Al centro dello scandalo sopratutto la diocesi di Melo nella quale anche il sacerdote don Francesco Zappella, già condannato in Italia nel 1992 per abusi su due minori,  ha prestato per anni servizio nelle vesti di “missionario”.

    che nella prima puntata ringrazia pubblicamente la Rete L’ABUSO per l’ottimo lavoro di indagine, da mercoledì 13 aprile ha dedicato uno spazio settimanale di approfondimento della durata di 2 ore nel programma “SANTO Y SEÑA”, partendo proprio dal caso di don Zappella (che proponiamo a fine articolo) che nella cittadina di Trenta y Tre ha suscitato non poco clamore e che non pochi problemi sta creando anche alla diocesi di Melo e alla Conferenza Episcopale uruguagia.

    L’Uruguay era uno dei pochi paesi usciti indenni dai precedenti scandali mondiali, oggi però costretto ad aprire gli occhi su una triste realtà, quella dei preti pedofili.

    Dopo le denunce della Rete L’ABUSO che oltre all’italiano Zappella hanno coinvolto altri sacerdoti, uno di questi inizialmente sospeso dalla chiesa e arrestato dalla polizia locale pochi giorni fa, la Conferenza Episcopale dell’Uruguay è stata costretta a prendere immediati provvedimenti che però hanno provocato pesanti critiche e a quanto pare anche l’indignazione della comunità cattolica uruguagia.

    Nelle linee guida della C.E.U. “il protocollo sulle denunce contro clerici per abuso sessuale su minori approvato nel 2003 dai vescovi chiarisce che è compito del vescovo incaricato di indagare su un caso segnalato, anche se si tratta di una diceria o di un pettegolezzo consistente”. Cosa che la diocesi non avrebbe fatto malgrado le ripetute segnalazioni. Una “Dimenticanza” che non è sfuggita ai cattolici e alla stampa.

    Nel caso specifico del missionario ligure don Francesco Zappella , la magistratura uruguagia ha aperto un’indagine e lo scorso 30 marzo ha iniziato le udienze convocando le prime presunte vittime, vorrebbero anche sentire la versione del sacerdote italiano.

    Da quanto apprendiamo dal nostro legale in Uruguay, il nostro assistito Luis Mario Acuna, che nello scorso settembre eravamo riusciti grazie alle molte donazioni dei sostenitori a portare in Italia per essere sentito dal Sostituto Procuratore di Savona Giovanni Battista Ferro, al momento non è necessaria per lui alcuna tutela legale malgrado gli siano stati sequestrati i documenti.

    La magistratura uruguagia infatti contesta al nostro assistito il possesso di documenti di identità uruguagi falsi. Presumono siano stati fatti fare dal missionario italiano che all’epoca era tutore legale di Luis Mario. Nel racconto del nostro assistito emerge infatti che all’età di 17 anni tentò il suicidio e che don Zappella, per timore che il giovane crollasse psicologicamente e raccontasse tutto, lo fece venire in Italia .

    L’anomalia di quei documenti è che il giovane risulterebbe avere un’età maggiore di quella che il nostro assistito effettivamente ha, le autorità ipotizzano che questa variazione sia stata fatta per permettere al giovane, all’epoca minorenne, di affrontare un viaggio aereo oltre oceano, viaggio che in caso contrario avrebbe potuto affrontare solo se accompagnato. Di questa ipotesi si trova ampio riscontro anche nelle dichiarazioni fatte nel settembre scorso al SECOLO XIX proprio dal missionario Francesco Zappella, il quale non solo calunniava il nostro assistito accusandolo di aver abusato di una minorenne, dichiarando di avere ben 600 testimoni a sostegno della sua accusa, che però non ha mai trovato riscontro , ma in quella occasione dichiarò anche che il giovane aveva “due identità”.

    Si dissociano dal sacerdote italiano anche le autorità uruguagie che in precedenza avevano conferito al missionario la cittadinanza onoraria, oggi revocata da Dardo Sanchez il quale amareggiato si giustifica spiegando che “lo abbiamo nominato cittadino illustre perchè non sapevamo e pensavamo che stesse per morire, per cui abbiamo pensato di ringraziarlo con quella onorificenza”.

    Grazie al coraggio di Luis Mario che in una notevole situazione di difficoltà ha avuto il senso civico e la determinazione di non arrendersi e ai media locali che stanno dedicando da giorni un ampio spazio su questa grave piaga sociale, la redazione di Montecarlo TV e lo stesso Luis Mario ci comunicano che stanno arrivando decine di denunce da presunte vittime in tutto il paese, denunce che hanno costretto la C.E.U. ad istituire un numero al quale le vittime possono rivolgersi.

    Da quanto si apprende dai giornalisti con i quali siamo in contatto risulta che alcuni sacerdoti con “problemi” sono stati addirittura trasferiti all’estero, i più in Argentina.

    L’ufficio di Presidenza della Rete L’ABUSO Onlus ringrazia per la buona riuscita dell’operazione l’Ambasciata Italiana a Montevideo e quella dell’Uruguay a Milano che ci hanno aiutato nella gestione dei rapporti diplomatici. Ringraziamo la nostra interprete Roberta Pietra che in questi mesi si è occupata dei rapporti con le varie istituzioni e con la stampa. Si ringrazia la giornalista Karina Caputi che da 6 mesi circa sta collaborando con noi. Ringraziamo Montecarlo TV e la redazione di  “SANTO Y SEÑA”, in particolare modo nella persona di Alejandro Amaral, che pazientemente ci ha seguiti verificando quanto avevamo a livello informativo. Ringraziamo tutti coloro che in vario modo hanno contribuito alla riuscita di questa civile iniziativa.

    Francesco Zanardi

    Presidente della Rete L’ABUSO Onlus.

    La puntata riguardante il sacerdote savonese andata in onda mercoledì 13 aprile 2016

    Di seguito la puntata integrale andata in onda mercoledì 13 aprile 2016

    Di seguito la puntata integrale andata in onda mercoledì 20 aprile 2016

  • “Mi chiamavano il marito del sacerdote” Intervista video a Luis Mario, presunta vittima di don Francesco Zappella.

    “Mi chiamavano il marito del sacerdote” Intervista video a Luis Mario, presunta vittima di don Francesco Zappella.

    “Il marito del sacerdote”, così chiamavano il piccolo Luis Mario a Trenta y Tres in Uruguay dove don Francesco Zappella aveva una parrocchia nella quale andava saltuariamente ma per lunghi periodi.

    A Trenta y Tres la vita è difficile, gente povera senza risorse e con poche speranze di veder migliorare la propria vita e quando un giorno arriva qualcuno che può essere una fonte di benessere, per tutti o solo per qualcuno, questo diventa un’opportunità.

    E questo accadde quando arrivò padre Zappella, un sacerdote missionario che in Italia raccoglieva fondi per finanziare una presunta missione in Uruguay, una missione di cui però pare non esservi traccia. Sia Luis Mario, sia altri contatti sul posto, sia testimoni italiani che a Trenta y Tres ci sono stati, smentirebbero l’esistenza di una missione.

    Raccontano tutti che padre Zappella è un uomo molto potente a Trenta y Tres dove ha ricevuto anche il riconoscimento di cittadino onorario, un uomo che si è conquistato il consenso di alcune figure importanti e non, comprando loro cavalli, camionette, in alcuni casi anche appartamenti.

    Si è creato in quel paese un ambiente omertoso, una sorta di sudditismo che gli avrebbe permesso di vivere protetto, quasi intoccabile perche trovava complici del silenzio coloro che speravano presto di poter entrare nelle grazie del facoltoso missionario, ed ottenere come gli altri un premio per la loro fedeltà.

    Dietro questo silenzio che Luis Mario definisce “una mafia”, lui e suo fratello sarebbero stati abusati sessualmente, non solo da padre Zappella, ma anche da altri due preti. Secondo Luis Mario molti bambini hanno avuto la loro stessa esperienza.

    Nel settembre del 2015 , la Rete L’ABUSO, grazie ad una raccolta di fondi, è riuscita a far venire in Italia Luis Mario, in modo che potesse denunciare alla magistratura italiana la sua storia e raccontare quello che il missionario italiano faceva in Uruguay.

    Di seguito un documento di 30” nel quale Luis Mario racconta con coraggio a Mimmo Lombezzi la sua versione dei fatti, una versione che pare trovare riscontri anche da parte dell’Autorità Giudiziaria. Da quanto emerso dopo la denuncia di Luis Mario, don Francesco Zappella è già stato condannato per atti di libidine violenta nei confronti di due minori di 14 anni. E’ accaduto nel 1992 a Pinerolo.

    Si ringrazia Mimmo Lombezzi

    Roberta Pietra per le traduzioni

    Tutti coloro che hanno partecipato alla raccolta fondi permettendo a Luis Mario e alla Rete L’ABUSO di portare a termine questa denuncia.

  • ESCLUSIVA; parla Luis Mario, la presunta vittima don Francesco Zappella.

    ESCLUSIVA; parla Luis Mario, la presunta vittima don Francesco Zappella.

    La storia integrale di Luis Mario raccolta da Mimmo Lombezzi in un documento di 30 minuti. Nel settembre 2015 l’associazione italiana delle vittime di preti pedofili, Rete L’ABUSO, a seguito di una segnalazione di un missionario decide di organizzare il viaggio di Luis Mario, un giovane brasiliano che accusa di molestie un sacerdote missionario italiano, appartenente alla diocesi di Albenga, l’unica al mondo commissariata da papa Francesco ed ora sotto la guida di monsignor Guglielmo Borghetti, inviato dal Vaticano.

    Per poter avviare un’indagine la magistratura ha bisogno di una denuncia diretta dell’interessato, è quindi fondamentale che Lius Mario venga in Italia. Arrivato deporrà davanti al sostituto Procuratore di Savona Giovanni Battista Ferro. Poco dopo il magistrato scoprirà che il sacerdote aveva un precedente per molestie che risale al 1991.

    Era stato condannato per reati analoghi a 1 anno e due mesi dal Tribunale di Pinerolo. Luis Mario ci racconta di persona la sua storia che vi proponiamo integralmente e in lingua originale con sottotitoli in italiano. AVVERTIAMO che alcune parti del documento potrebbero risultare non adatte ad un pubblico particolarmente sensibile.

  • Dall’Uruguay all’Italia per denunciare il missionario che abusò di lui

    Dall’Uruguay all’Italia per denunciare il missionario che abusò di lui

    Il primo abuso è stato in Cerro Chato, UN PAESETTO PICCINO, nel 1997, nella parrocchia di Cerro Chato (Sacro Cuore). Il pedofilo, chiamato FRANCESCO ZAPPELLA, SACERDOTE ITALIANO, tutto è cominciato quanto io avevo quasi  12 anni. Lui è arrivato al collegio con gli altri collaboratori italiani dando ai bambini caramelle, cappellini, orologi, denaro ed altri regali, comprandoci, perché eravamo orfani, bambini con carenze. Lui ci invitava a dormire nella parrocchia, ci faceva la docciae poi ci invitava a sdraiarci un pochino con lui, mi ricordo che nel primo abuso lui mi toccava i genitali sotto le lenzuola come se fosse uno scherzo… poi io andavo sempre alla parrocchia ingannato dai regali che lui ci faceva. Dopo un certo tempo  lui è tornato in Italia per un intervento chirurgico per una malattia. Io mi sono sentito triste perché lo vedevo come una figura paterna … tempo dopo ho ricevuto una sua lettera che conteneva denaro in dollari, mi ricordo che me l’hanno consegnata gli incaricati del collegio, dopo avere ottenuto il denaro sono andato in un supermercato chiamato COLINA ed ho comprato molti dolcetti da mangiare con gli altri bambini. Dopo due anni io volevo organizzare una squadra chiamata Penarol ed il mio desiderio era avere le magliette del Penarol per giocare a calcio, allora ho deciso di chiamarlo e gli ho chiesto se non mi aiutava a comprare le magliette per organizzare una squadra di calcio del Penarol, ma ho ottenuto un rifiuto: lui si sentiva molesto perché lo avevo chiamato.

    Quando ho compiuto 16 anni gli incaricati del collegio mi hanno commentato che io sarei stato aiutato dal SACERDOTE ITALIANO FRANCESCO ZAPPELLA, CHE SAREI STATO MANDATO A STUDIARE A TRENTATRÈ PERCHÈ LUI STESSO ERA IL MIO TUTORE NELLA CITTÀ, nel 2001 sono andato a vivere alla villa degli studenti nella città di Trentatre a studiare, la ragione per la quale mi aiutava era perché non avevo i miei genitori, ero un ragazzo solo senza famiglia per difendermi. Lui stava nella parrocchia El Salvador, svolgendo attività religiose. IO HO COMINCIATO, MOLTO CONTENTO, AD ANDARE ALLA PARROCCHIA EL SALVADOR, (ERO UN) UN ADOLESCENTE DI 16 ANNI. Lui mi dava denaro ma mi chiedeva di fargli massaggi ai piedi e alle spalle, e sul petto e così sono passati i mesi. Un giorno IO HO PERCEPITO CHE LUI NON ERA TANTO BUONO COSÌ COME DICEVANO: SONO ANDATO A CHIEDERGLI (DENARO) PER COMPRARE UN PAIO DI SCARPE DA FOOTBAL PERCHÈ VOLEVO GIOCARE NEL SAN LORENZO E LUI, MOLTO IRRITATO, MI HA RESPINTO. I GIORNI PASSAVANO ED I MASSAGGI CONTINUAVANO, UN GIORNO LUI MI HA INVITATO A RIMANERE I FINE SETTIMANA NELLA PARROCCHIA CON LUI ED IO, MOLTO CONTENTO, HO CHIESTO AL DIRETTORE MIRAVALLE ( IL MAESTRO ) SE ME LO PERMETTEVA. HO COMINCIATO AD ANDARE I FINE SETTIMANA E LUI MI DAVA DENARO, CIBO,  PICCOLE COSE COME OROLOGI, QUALCHE PENNE, PICCOLE COSE CHE MI FACEVANO CONTENTO, OLTRETUTTO LUI MI CHIAMAVA FIGLIO ED IO LO VEDEVO COME IL MIO PROTETTORE, DATO CHE ERO MOLTO TRISTE PER ESSERE USCITO DAL COLLEGIO AL QUALE MI ERO AFFEZZIONATO MOLTO. I MASSAGGI CONTINUAVANO E UN GIORNO LUI MI DISSE DI SDRAIARMI UN POCHINO PER CHIACCHIERARE, POI LUI COMINCIAVA A AFFERRARMI IL PENE FINO A LASCIARLO DURO COME UNA SPECIE DI MASTURBAZIONE, A VOLTE MI CHIAMAVA “CHICO” E MI CHIEDEVA SE POTEVA DARMI UN BACIO SUL PENE, IO NON GLI DICEVO MAI NÈ SI NÈ NO PERCHÈ AVEVO PAURA DI RIMANERE NUOVAMENTE SOLO, O CHE LUI CI RIMANESSE MALE PERCHÈ MI DAVA COSE E DOPO MEZZ’ORA O UN’ORA MI MANDAVA A SDRAIARMI NEL MIO LETTO. UN GIORNO LUI MI DISSE SE IO VOLEVO ANDARE A VIVERE IN PARROCCHIA CON LUI, ED IO ERO MOLTO FELICE PER I SUOI REGALI E GLI HO DETTO DI SI MA IL DIRETTORE MIRAVALLE SI È SENTITO MOLESTO E MI DICEVA CHE IO DOVEVO STUDIARE E CHE DOVEVO RIMANERE NELLA VILLA O SE NO DOVEVO ANDARMENE.

    IO HO CONTINUATO CHIEDENDOGLI TENNIS, COSINE PER STUDIARE ED ESSERE BEN VESTITO PERCHÈ AVEVO VOGLIA DI AVERE UNA FIDANZATA, E LUI SI INFASTIDIVA SEMPRE… POI HO COMINCIATO AD ANDARE AD UN GRUPPO DI GIOVANI DOVE MI SONO INNAMORATO DELLA MIA PRIMA FIDANZATA FABIANA, IL FIDANZAMENTO HA CONTINUATO CON MOLTO AMORE ADOLESCENZIALE. LUI HA COMINCIATO A RENDERMI LA VITA IMPOSSIBILE, NON MI VOLEVA PIÙ BENE, PARLAVA MALE DI ME ALLE PERSONE DELLA PARROCCHIA, È ARRIVATO AD ACCUSARMI DI AVERGLI RUBATO DEI GIOIELLI CARI CHE APPARTENEVANO ALLA SUA FAMIGLIA, TANTO HA FATTO E NON HA POTUTO ACCUSARMI E MI HA COMPRATO UNA BICICLETTA PORTANDOMELA ALLA VILLA DEGLI STUDENTI DOVE ERA PRESENTE IL DIRETTORE MIRAVALLE E ALTRI FUNZIONARI DELLA VILLA DEGLI STUDENTI, TUTTI QUANTI SAPEVANO DELLA FALSA ACCUSA. POI, NELLA STESSA VILLA DEGLI STUENTI C’ERA UN RAGAZZO CHE SI CHIAMAVA GONZALO, ( LO CHIAMAVANO “IL CUCHA DI CANE”(?)) PERCHÈ ERA MAGRO, QUESTO RAGAZZO È STATO UN CASO SPECIALE: LUI MI RUBAVA DENARO DAL MIO ARMADIETTO DOVE CONSERVAVO LE MIE COSE NELLE STANZE DELLA VILLA DEGLI STUDENTI, IO L’HO SCOPERTO E ABBIAMO LITIGATO. SONO PASSATI I GIORNI E, COME AD ALTRI CHE MI AVEVANO DERUBATO, HO PERDONATO GONZALO E LUI MI CHIESE DI PORTARLO ALLA PARROCCHIA PER OTTENERE UN LAVORO NELLA RISTRUTTURAZIONE DELLA PARROCCHIA, IO L’HO PORTATO ALLA PARROCCHIA E HO CHIESTO AL PADRE DI AIUTARLO POICHÈ GONZALO STAVA SOLO ED IN PESSIME CONDIZIONI. GONZALO COMINCIÒ A FARE LAVORETTI NELLA PARROCCHIA E GIORNI DOPO IO E GONZALO ABBIAMO DECISO DI ANDARE A VIVERE ALLA PARROCCHIA EL SALVADOR CON IL PADRE ZAPPELLA. LE DISCUSSIONI CONTINUAVANO E I MALTRATTAMENTI PEGGIORAVANO E IL PADRE VOLEVA CHE IO TORNASSI AL COLLEGIO MENTRE GONZALO COMINCIÒ A DORMIRE NELL’APPARTAMENTO CON IL PADRE ZAPPELLA MENTRE IO DORMIVO NELLA CASA DI RIPOSO, GONZALO DIVENNE IL MIGLIOR AMICO DI ZAPPELLA, LUI COMINCIÒ AD USARE LA MACCHINA DELLA PARROCCHIA, A VESTIRSI BENE ED IO AVEVO LA MIA FIDANZATA NELLA VILLA, SARA, PERÒ IL PADRE MI AVEVA ABBANDONATO, IO MI SENTIVO MOLTO ARRABBIATO E ALL’ORA DI PRANZO NON VOLEVO MANGIARE PER MOSTRARGLI LA MIA INQUIETUDINE. MI RICORDO CHE MI INVIÒ IL MURATORE CLAVERO PER PORTARMI AL NUNES E MANDARMI A CASA DI MIA MADRE, MA IO ERO INNAMORATO DI UNA RAGAZZA E NON VOLEVO ABBANDONARE TRENTATRÈ, QUANDO SONO SALITO SULL’OMNIBUS, FUORI DA 33 HO CHIESTO ALL’AUTISTA DI FERMARE L’OMNIBUS DICENDO CHE MI ERO DIMENTICATO UNA COSA E SONO SCESO, SONO ANDATO ALLA CASA DELLA MIA FIDANZATA SARA NELLA VILLA E MI SONO NASCOSTO LÌ. POCHI MINUTI DOPO LUI ARRIVÒ ED IO, NASCOSTO, ASCOLTAVA COME LUI DICEVA ALLA MADRINA DELLA MIA FIDANZATA CHE LUI MI AVEVA MANDATO DA MIA MADRE PERCHÈ IO MI COMPORTAVO MALE E LUI NON MI SOPPORTAVA PIÙ,  PARLANDO MOLTO MALE DI ME, MA LA MADRINA NON GLI CREDETTE PERCHÈ GIÀ SAPEVA DI TUTTO, POICHÈ LEI MI TRATTAVA COME UN FIGLIO. PASSARONO I GIORNI ED IO NON AVEVO PER SOPRAVVIVERE E SONO ANDATO NUOVAMENTE ALLA PARROCCHIA A CHIEDERGLI AIUTO, LUI MI DAVA DENARO MA MI CHIEDEVA MASSAGGI E VARIE VOLTE MI FACEVA SDRAIARE UN MOMENTO CON (LUI). MI RICORDO LE SUE PAROLE ERANO  Emoticon sopracciglia agrottate, cipiglio  POI CI SDRAIAVAMO UN POCHINO PER CONVERSARE E MI RICORDO CHE LUI MI DAVA BACI NELLA BOCCA E CERCAVA DI FARMI APRIRE LA MIA BOCCA MA IO RESISTEVO PERCHÈ NON MI PIACEVA.

    Luis Mario