Un racconto triste quello di Luisa Bonello, il medico di Savona che da cattolica praticante, ha chiesto giustizia, ha chiesto una chiesa pulita, ha chiesto quello che il Vaticano propaganda a gran voce, FUORI I PEDOFILI DALLA CHIESA.
Prima il suo vescovo, poi il cardinale Bagnasco e infine anche il Vaticano la hanno “usata”. Qui la sua testimonianza e la sua profonda delusione.
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INTERVISTA VIDEO: La delusione di Luisa Bonello, il medico di Savona che ha consegnato in Vaticano i documenti sui preti pedofili.
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Omertà anche in VATICANO La testimonianza di Luisa Bonello, la sua delusione da cattolica
Un racconto triste quello di Luisa Bonello, il medico di Savona che da cattolica praticante, ha chiesto giustizia, ha chiesto una chiesa pulita. Prima il suo vescovo, poi il cardinale Bagnasco e infine anche il Vaticano la hanno “usata”. Qui la sua testimonianza.
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IL “CACCIATORE” DI PRETI PEDOFILI «VITTIMEINVITATEA RITRATTARE»
Nuova segnalazione di Zanardi alla Procura:pressing della Curia anche sui familiari
SAVONA. «Figure interne alla curia hanno avvicinato alcune vittime di pedofilia tentando di farle ritrattare. Ho segnalato i gravi fatti alla Procura della Repubblica di Savona, al corrente degli episodi, che valuterà se intervenire». È una rivelazione pesante quella di Francesco Zanardi, responsabile della Rete l’Abuso, che, il giorno dopo l’intervista choc di Luisa Bonello, aggiunge un ulteriore tassello alla vicenda pedofilia savonese. Aprendo,però,un nuovo spiraglio di dialogo con la chiesa romana. «Non escludiamo una collaborazione diretta con la chiesa romana bypassando i vescovi che, ad oggi, sembrano i maggiori responsabili dell’omertà nei casi di abusi su minori nelle parrocchie», il commento di Zanardi. Ma a colpire ancora una volta la chiesa savonese è la nuova denuncia lanciata da Zanardi. «Il fatto che segnaliamo è gravissimo–commenta– Diverse vittime di abusi, e alcuni dei loro familiari, sono stati contattati e raggiunti da persone che hanno tentato di spingere alla ritrattazione. Per questo ho giudicato essenziale segnalare in Procura tali vergognose azioni. Starà alla Magistratura decidere se intervenire. Si tratta, però, di un modo di operare non solo inaccettabile, ma estremamente grave». E aggiunge: «La dottoressa Bonello dice di essere stata usata per portare informazioni all’interno della curia. Noi abbiamo le testimonianze di chi, da vittima, è stata addirittura invitata a ritrattare. Il dramma è che si tratta esclusivamente di ex cattolici: di persone, cioè, credenti, che frequentavano la chiesa e che sono state abusate proprio da chi professava la fede». Non solo accuse, da parte del referente di Rete l’Abuso, associazione attiva in tutta Italia,ma una proposta inviata al Papa e al Vaticano. «L’attività della Rete – dice Zanardi –è partita da Savona,dal mio caso personale legato alle violenze subite da Nello Giraudo mettendo in evidenza gli altri gravi casi e portando a testimoniare numerose vittime. Il nostro lavoro, però,è oggi diffuso in tutta la nazione e, purtroppo, porta alla luce sempre la stessa dinamica: a bloccare il meccanismo della denuncia sono i vescovi. A Savona ne abbiamo la prova, come dimostrano i dossier e le lettere che la Magistratura ha reperito nella cassaforte della curia».Da qui la proposta di Rete L’Abuso. «Abbiamo rivolto una proposta al Papa e ai suo stretti collaboratori– dice Zanardi.– Ossia, offriamo una collaborazione nel sistema delle segnalazioni. Siamo disposti a segnalare i casidirettamenteaRomainmodochesiailVaticanoainterveniresenzadoverattendere le denunce dei vescovi che, a quanto pare, non arrivano mai. Si tratta di una proposta e un tentativo di apertura che offriamo, non rinunciando, in ogni caso, al nostro ruolo di sorveglianza e di tutela».Una soluzione che potrebbe capovolgere il modo di operare. «Si tratta di un modo per spezzare il meccanismo dell’omertà–conclude Zanardi–se davvero la Chiesa intende farlo. Anche perché il meccanismo di denuncia da parte delle curie e da parte dei vescovi si è dimostrato fallimentare. Se una savonese è dovuta andare direttamente a Roma per consegnare al Papa quello che altri avrebbero dovuto rendere noto, mi sembra evidente che qualcosa non funzioni». E la conclusione:«Le vittime hanno bisogno di tutele e di verità. Vedremo se la nostra proposta verrà accolta e se, davvero, il Vaticano garantirà questo nuovo corso di trasparenza di cui parla». S. C.Il SECOLO XIX Savona
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Nuova segnalazione di Zanardi alla procura: pressing della curia anche sui familiari
SAVONA. «Figure interne alla curia hanno avvicinato alcune vittime di pedofilia tentando di farle ritrattare. Ho segnalato i gravi fatti alla Procura della Repubblica di Savona, al corrente degli episodi, che valuterà se intervenire». E una rivelazione pesante quella di Francesco Zanardi, responsabile della Rete l’Abuso, che, il giorno dopo l’intervista choc di Luisa Bonello, aggiunge un uiteriore tassello alla vicenda pedofilia savonese. Aprendo, però, un nuovo spiraglio di dialogo con la chiesa romana «Non escludiamo una collaborazione diretta con la chiesa romana bypassando i vescovi che, ad oggi, sembrano i maggiori responsabili dell’omertà nei casi di abusi su minori nelle parrocchie», il commento di Zanardi.
Ma a colpire ancora una volta la chiesa savonese è la nuova denuncia lanciata da Zanardi. «li fatto che segnaliamo è gravissimo – commenta- Diverse vittime di abusi, e alcuni dei loro familiari, sono stati contattati e raggiunti da persone che hanno tentato di spingere alla ritrattazione. Per questo ho giudicato essenziale segnalare in Procura tali vergognose azioni. Starà alla Magistratura decidere se intervenire. Si tratta, però, di un modo di operare non solo inaccettabile’ ma estremamente grave». E aggiunge: «La dottoressa Bonello dice di essere stata usata per portare informazioni all’interno della curia. Noi abbiamo le testimonianze di chi, da vittima, è stata addirittura invitata a ritrattare. Il dramma è che si tratta esclusivamente di ex cattolici: di persone, cioè, credenti, che frequentavano la chiesa e che sono state abusate proprio da chi professava la fede». Non solo accuse, da parte del referente di Rete l’Abuso, associazione attiva in tutta Italia, ma una proposta inviata al Papa e al Vaticano. «L’attività della Rete – dice Zanardi – è, partita da Savona, dal mio caso personale legato alle violenze subite da Nello Giraudo mettendo in evidenza gli altri gravi casi e portando a testimoniare numerose vittime. Il nostro lavoro, però, è oggi diffuso in tutta la nazione e, purtroppo, porta alla luce sempre la stessa dinamica: a bloccare il meccanismo della denuncia sono i vescovi. A Savona ne abbiamo la prova, come dimostrano i dossier e le lettere che la Magistratura ha reperito nella cassaforte della curia». Da qui la proposta di Rete L’Abuso. ,<Abbiamo rivolto una proposta al Papa e ai suo stretti collaboratori – dice Zanardi ¬ Ossia, offriamo una collaborazione nel sistema delle segnalazioni. Siamo disposti a segnalare i casi direttamente a Roma in modo che sia il Vaticano a intervenire senza dover attendere le denunce dei vescovi che, a quanto pare, non arrivano mai. Si tratta di una proposta e un tentativo di apertura che offriamo, non rinunciando, in ogni caso, al nostro ruolo di sorveglianza e di tutela”,>. Una soluzione che potrebbe capovolgere il modo di operare. «Si tratta di un modo per spezzare i! meccanismo dell’omertà – conclude Zanardi – se davvero la Chiesa intende farlo. Anche perché il meccanismo di denuncia da parte delle curie e da parte dei vescovi si è dimostrato fallimentare. Se una savonese è dovuta andare direttamente a Roma per consegnare al Papa quello che altri avrebbero dovuto rendere noto, mi sembra evidente che qualcosa non funzioni». E la conclusione: «Le vittime hanno bisogno di tutele e di verità. Vedremo se la nostra proposta verrà accolta e se, davvero, il Vaticano garantirà questo nuovo corso di trasparenza di cui parla>.
S.c.
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Parla il padre spirituale dei sacerdoti coinvolti nei casi di pedofilia, citato dal medico savonese. “Non avevo capito, adesso vivo nel dolore”.
SAVONA. «Soffro troppo per la nostra chiesa. Per lo scandalo della pedofilia. Porto sulle spalle tutto questo dolore e non ho voglia di parlare. Questa vicenda mi fa ancora oggi troppo male». E un uomo sofferente don Nino Maio, parroco della Villetta, chiamato in causa da Luisa Bonello; il medico savonese che, nell’intervista rilasciata a n-Secolo XIX, ha dichiarato di avere consegnato a Roma, direttamente a Papa Francesco, il dossier sulla pedofilia nella diocesi ligure.
Don Maio, infatti, è stato padre spirituale di don Nello Giraudo, il prete condannato nel maggio 2012 per abusi, mentre ha accompagnato nel suo inserimento nella parrocchia di Celle don Pietro Pinetto, altro sa-cerdote travolto dalla bufera pedofilia, i cui casi di abuso, sono risultati prescritti. E la Bonello, nel suo-“j’accuse” contro monsignor Vittorio Lupi e contro l’atteggiamento da lei definito omertoso della curia, ha citato proprio don Maio, visto che il vescovo le avrebbe impedito di vederlo e di incontrarlo, nonostante fosse un suo riferimento religioso. “Forse qualcuno temeva che il parroco potesse rivelarmi ulteriori informazioni proprio sulla pedofilia?», la domanda che si era posta il medico savonese, cattolica fervente, presente nell’attività parrocchiale, per diversi anni Ministro dell’Eucarestia, oggi sospesa dal ve-scovo.
Il giorno dopo lo scalpore suscitato dall’intervento della Bonello, però, il parroco della Villetta fatica a parlare. «Nemmeno sapevo di essere stato citato. Ne avrei fatto a meno», il suo commento. Ma il dolore gli si legge in faccia, pesante come un macigno.
«Ripeto – dice don Maio, – non ho nulla da aggiungere. Non sto bene, non è facile per chi ama questa Chiesa toccare ancora un argomento di dolore che pesa su tutti noi». Qualche frase per ricordare i giorni in cui aveva seguito Nello Giraudo. «Era impossibile sapere e capire – dice. – Nascondeva perfettamente tutto. Non l’ho frequentato molto. Solo una volta ero andato nella Comuuità di minori che gestiva a Feglino. Avevo sentito nell’aria qualcosa che non mi piaceva. Qualche tempo dopo è scoppiato lo scandalo». Pochi ricordi anche a proposito di don Pinetto. «Il vescovo – dice l’aveva mandato al mio posto alla parrocchia di Celle dove ero parroco e che, per me, era un luogo davvero speciale, dove avevo instaurato un bel rapporto con i fedeli. Lo avevo accompagnato nell’inserimento per un breve periodo, poi l’avevo lasciato e avevo proseguito la mia strada in un’altra parrocchia Non ricordo altro». Parole che don Maio sussurra, quasi non volesse parlare e ricordare. A tormentarlo è la situazione che la città di Savona ha vissuto. «Non posso pensare al dolore delle vittime – dice – senza soffrire anch’io. Per loro quanto per la nostra Chiesa che ha assistito a fatti tanto gravi. Per questo scelgo il silenzio». Ma il dolore è palpabile e l’intervento della dottoressa savonese, che ha consegnato il materiale relativo alla pedofilia savonese a Roma, sembra avere riaperto una pagina dolorosa anche per il sacerdote. Le accuse della Bonello, del resto, risuonano con forza: omertà davanti ai casi di abuso sui minori: episodi noti verso cui non sarebbero stati presi provvedimenti incisivi all’interno della diocesi.
Tanto da spingere la cattolica savonese a bypassare il vescovo, dopo i numerosi tentativi e le richieste di in-tervento, per co-municare i fatti direttamente a Roma, a un alto prelato e poi a Papa Francesco. Con la garanzia che tutto verrà consegnato alla Commissione pedofilia, istituita dallo stesso pontefice. Una estrema ratio a cui molti cattolici pensavano che mai si sarebbe dovuti arrivare. Don Maio non si esprime e, alla domanda se conosca qualcosa che non è ancora stato detto sulle vicende savonesi, scuote il capo. Poi un sospiro, come a recuperare il fiato e la forza per congedarsi. «Certe drammatiche vicende sono state una pugnalata anche per chi era dentro alla chiesa – il commento. – Non è stato facile capire, scoprire, venire a sapere. Ma, soprattutto, non è facile, forse nemmeno è possibile, accettare quello che è accaduto. Il dolore è immenso. Il pensiero va alle vittime e alla nostra povera Chiesa. Lasciatemi nel silenzio, vi prego».
Silvia Campese Secolo XIX Savona
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Luisa Bonello. ho consegnato al Papa un dossier sulla Diocesi di Savona. TG3 8-2-14
Luisa Bonello. ho consegnato al Papa un dossier sulla Diocesi di Savona. TG3 8-2-14
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SAVONA: “Il vescovo sapeva dei preti pedofili”
LA COLLABORATRICE DELLA CHIESA ACCUSA: “USATA PER SPIARE LE VITTIME DEGLI ABUSI”
Di Silvia Campese IL SECOLO XIX 08-02-14
Nuovo scandalo per la diocesi savonese. A scatenare la bomba, questa volta, un medico piuttosto noto in città, Luisa Bonello, cattolica impegnata, che ha consegnato direttamente in Vaticano, nelle mani di Papa Francesco, il dossier relativo alla vicenda “pedofilia savonese”. Sentenze e documenti della magistratura, lettere a firma dei vescovi, testimonianze delle vittime. Non solo. In un’intervista rilasciata a Il Secolo XIX, la Bonello ha pesantemente criticato l’operato del vescovo Vittorio Lupi arrivando a sostenere di essere stata usata dalla curia per riferire informazioni riferite dalle vittime, alcune in cura da lei come pazienti. Accuse a cui il vescovo Lupi ha risposto con durezza definendo falsità tali affermazioni e parlando di «vendetta personale a seguito della revoca del Ministero dell’Eucarestia». E ha aggiunto: «Non intendo rispondere alle falsità di una persona che, ai miei occhi, non ha il minimo credito», il commento del Monsignore. Ma le affermazioni del medico savonese, riportate nell’intervista pubblicata di seguito, aprono nuove ombre sulla diocesi.
Dottoressa Bonello, perché è andata in Vaticano e ha voluto consegnare di persona il materiale riguardante la pedofilia nella nostra diocesi?
Perché ero stufa di vedere la mia Chiesa, la mia Diocesi ridotte così.
Che cosa è accaduto durante quei giorni?
Sono stata tre giorni in Vaticano, a Santa Marta, nella residenza di Papa Francesco, e ho incontrato ripetutamente il Papa. Si mangiava insieme, nella stessa stanza. Al tavolo mi è capitato di essere accanto all’ex vescovo di Savona, il cardinale Domenico Calcagno, mentre ho incontrato un alto concittadino, il fratello di don Giuseppe Militello, organista, oggi assunto in Vaticano.
Quale materiale ha consegnato?
Tutti i documenti di cui ero in possesso e dove si evince con chiarezza l’omertà dei vari vescovi che si sono succeduti, le responsabilità dei preti pedofili, con i riscontri legali della magistratura e le testimonianze delle vittime. Mi è stato assicurato che tutto il materiale verrà consegnato alla Commissione antipedofilia del Vaticano.
Vedremo presto i risultati?
Presto non lo so, perché la Commissione si occupa dei reati di pedofilia compiuti in tutto il mondo. Molti, purtroppo. Spero, però, il prima possibile, anche perché è urgente un intervento per salvare la nostra diocesi.
Perché ha deciso di parlare proprio ora?
Perché soltanto di recente ho preso coscienza del fatto che il Vescovo mi usava. Mi usava per sapere che cosa sapevo della vicenda pedofilia. Mi chiedeva di riferirgli tutte le notizie, tutte le informazioni di cui ero venuta a conoscenza dalle vittime. Ma lui sapeva già benissimo tutto. Era omertoso. Pensavo, riferendo a lui, di prestare un servizio alla mia Chiesa al fine di combattere l’orrore della pedofilia. Purtroppo, però, il suo fine non era quello.
Si è rivolta mai a qualche altro prelato ligure?
Visto che dal Vescovo non ottenevo riscontri, ho mandato una lettera a Cardinale Bagnasco contenenti le stesse informazioni che avevo già riferito a Lupi. Dicendo che, nella mia diocesi, invece di ricevere un aiuto nella battaglia, ho trovato soltanto omertà. Tali concetti sono stati riferiti al Vescovo Lupi.
I suoi rapporti con il vescovo sono, di recente, cambiati in modo negativo.
Da quando ho iniziato a occuparmi in modo approfondito della vicenda pedofilia, Monsignore ha iniziato a colpirmi negli affetti più cari. Prima di tutto mi è stato revocato il ministero della somministrazione dell’Eucarestia. Era una cosa a cui tenevo profondamente portando conforto ai miei pazienti in ospedale, spesso in gravi condizioni di dolore. Ma non è tutto. Mi ha allontanato dal mio padre spirituale, Don Nino Maio, a cui ero legata da una profonda amicizia oltre ad essere il suo medico personale
Perché il Vescovo avrebbe dovuto agire in questo modo?
È difficile dirlo. Questo è un pensiero mio non suffragato da nulla, ma che mi sento di riferire. Don Nino Maio è stato molto vicino a due preti responsabili di abusi sui minori. Era padre spirituale di Don Nello Giraudo e ha sostenuto per due anni don Pinetto aiutandolo a inserirsi nella comunità di Celle Ligure dove è parroco.
Ha motivi di pensare che Don Maio sia a conoscenza di aspetti inediti relativi alla pedofilia nella chiesa savonese?
Sì, credo di sì. E penso anche che sia questo il motivo per cui il vescovo mi ha allontanato con provvedimenti così severi dal sacerdote.
Dottoressa, lei ha conosciuto direttamente vittime di pedofilia clericale?
Sì. Due, in particolare, sono miei pazienti.
Queste persone hanno le hanno mai riferito di avere denunciato i sacerdoti e di avere cercato di rompere il muro dell’omertà?
La vittima più adulta, un uomo sessantenne, non ha mai fatto in pubblico il nome del suo abusatore, che peraltro oggi non è più vivo. La sua vita, però, è stata segnata in modo devastante, tanto che ancora oggi entra e esce dalla Psichiatria. Poi c’è un ragazzo giovane, oggi trentacinquenne, che non è mai riuscito è riuscito a ricostruirsi davvero una vita.
Ha riferito di questo ragazzo al vescovo?
Si, di questa persona si.
E il vescovo?
Mi stava a sentire ma non ha mai fatto niente. Pur sapendo da anni cosa stava succedendo.
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Pedofilia, gli occhi del Papa sulla Diocesi di Savona
Savona – Il “dossier pedofilia” della diocesi di Savona arriva nelle mani di Papa Francesco. A consegnarlo direttamente al pontefice, un medico della cittadina ligure, Luisa Bonello, ex ministro dell’Eucarestia e catechista, strettamente legata agli ambienti cattolici, che di recente ha assunto una posizione critica verso la chiesa, delusa dalla mancata assunzione di responsabilità e di concreti provvedimenti da parte della Curia savonese nei confronti dei preti pedofili. La Bonello ha portato i casi savonesi a Roma, sulla scrivania di Papa Francesco. Che, sul tema, è stato molto chiaro invitando alla massima trasparenzatutti i vescovi italiani. Quella trasparenza che è mancata a Savona, come emerso dagli stessi documenti che la magistratura savonese fece acquisire, perquisendo la cassaforte della diocesi, e sequestrando i carteggi dei vescovi con Joseph Ratzinger, contenenti precise indicazioni che invitavano a occultare le responsabilità dei sacerdoti che avevano compiuto abusi sui minori nel savonese.
Vicende gravi, oggi a disposizione nei dettagli del Vaticano. «Di recente sono stata tre giorni a Roma, in Vaticano, nella residenza di Santa Marta, dove risiede il Papa – racconta la dottoressa savonese. – Stufa di vedere la mia diocesi tradita dai suoi stessi ministri, ho chiesto un incontro per riferire e testimoniare sulla delicata vicenda». Tre giornate intense nel corso delle quali la Bonello ha incontrato un alto prelato e ha avuto occasione di parlare con il Pontefice diverse volte. «Durante il viaggio – dice – ho consegnato il dossier che ho messo insieme in questi anni relativo alla vicenda savonese. Sentenze della magistratura, lettere, testimonianze scritte da cui si evince con chiarezza l’omertà dei vari vescovi che si sono succeduti nella diocesi».
Le accuse della Bonello sono estremamente gravi nei confronti di tutta la curia ma, soprattutto, nei confronti dell’attuale vescovo Vittorio Lupi. «Tutto è cominciato per caso, quando due miei pazienti si sono aperti con me e mi hanno rivelato di essere stati abusati da sacerdoti della nostra diocesi – racconta. – Ho cercato di approfondire le vicende e, purtroppo, si è aperta anche per me una pagina estremamente dolorosa della storia della nostra chiesa. Ingenuamente, ho riferito a monsignor Lupi tutto quello che sapevo, certa che sarebbe intervenuto immediatamente. Nulla. Lui si informava, mi interrogava ripetutamente e insistentemente cercando di capire che cosa sapevo e che cosa riferivano le vittime. Alla lunga sono giunta a una conclusione dolorosa: il mio vescovo sapeva tutto e mi stava usando. Voleva sapere sino a che punto io e i laici potevamo conoscere le vicende che, peraltro, lui stesso conosceva già benissimo». Secondo la Bonello l’atteggiamento del vescovo nei suoi confronti cambia proprio quando, da fedelissima della curia savonese, si trasforma in una “pentita” affamata di verità. «Ero Ministro dell’Eucarestia e somministravo la Comunione ai malati – dice la Bonello – e mi è stato revocato il mandato. Mi è stato anche impedito di frequentare il mio padre spirituale, Don Nino Majo, che è venuto involontariamente a contatto con le vicende della pedofilia essendo figura guida di don Nello Giraudo, condannato per pedofilia nel 2012, e di don Pietro Pinetto, i cui casi sono risultati reali ma prescritti. Che non sia questo il motivo per cui sono stata allontanata dal sacerdote: per il rischio, cioè, che venissi a conoscenza di altre, gravi, realtà che si sono verificate nella nostra diocesi?». Durissima la reazione di monsignor Lupi. «Non intendo commentare le falsità riferite da una donna che agisce per vendetta – le parole del vescovo. – Una persona vendicativa che, per via della revoca del Ministero eucaristico, ha tirato fuori delle menzogne contro la nostra Chiesa».
http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2014/02/08/AQ5oIijB-pedofilia_diocesi_savona.shtml