Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Marco Mangiacasale

  • Como – Don Marco Mangiacasale subirà processo per abusi su minorenni

    Como – Don Marco Mangiacasale subirà processo per abusi su minorenni

    La Procura di Como ha deciso di non fare sconti nemmeno davanti a un sacerdote e ha così deciso che Don Marco Mangiacasale subirà un prospetto per presunti abusi su minorenni. Non è la prima volta che emergono sospetti sulla condotta di un sacerdote, ma raramente si era arrivati a decidere di mettere in atto un processo come capiterà presto a Don Marco Mangiacasale, sacerdote di 48 anni arrestato lo scorso 7 marzo con l’accusa di violenza sessuale continuata nei confronti di alcune ragazzine minorenni che frequentavano la sua parrocchia. Secondo il testo che ha portato all’accusa nei confronti di Don Marco e formulato dal sostituto procuratore di Como Simona De Salvo i fatti sarebbero iniziati nel 2008 e continuati fino a poco prima del suo arresto a dimostrazione di un comportamento non isolato.
    Un ruolo importante nella vicenda l’avrà ora però anche l’ex economo della Diocesi di Como, che ha già avuto diversi contatti con le famiglie delle presunte vittime e che si occuperà non solo da aiutarle a superare quanto vissuto ma anche di stabilire quale possa essere il risarcimento migliore nei loro confronti. Sarà quindi ora compito del sacerdote cercare di difendersi da un accusa certamente infamante, ma che lascerà un segno indelebile nelle piccole vittime.
    Fonte MILANO

  • COMO. PARROCO PEDOFILO ARRESTATO. PRETE ACCUSA CRONISTI: CANNIBALI E COPROFAGI

    COMO. PARROCO PEDOFILO ARRESTATO. PRETE ACCUSA CRONISTI: CANNIBALI E COPROFAGI

    MARTEDÌ, GIUGNO 19, 2012 ROSSELLA RICCHIUTI NO COMMENTS

    Polemiche e proteste per un articolo di Don Angelo Riva, direttore del settimanale diocesano. La stampa locale reagisce: E’ nostro dovere raccontare i fatti, dire che un parroco è stato arrestato per pedofilia e quali deliitti ha confessato

    OSSIGENO – Como, 19 giugno 2012 – “Certe ferite della vita sono per il Medico celeste, non per il pubblico ludibrio, né per la gogna mediatica. E meno ancora per lo sciamare malsano del pettegolezzo, o per il gusto compiaciuto del torbido”. Così don Angelo Riva, direttore del Settimanale della Diocesi di Como, ha bollato gli articoli di cronaca – comparsi su varie testate locali – che hanno riferito le accuse a don Marco Mangiacasale, ex-parroco arrestato per violenza sessuale aggravata a danno di due minorenni. I cronisti hanno replicato: noi dobbiamo raccontare i fatti e lo facciamo rispettando le regole e le persone coinvolte.

    La vicenda. E’ il 7 marzo quando l’ex parroco di San Giuliano, don Marco Mangiacasale, economo della Diocesi di Como dal 2009, viene arrestato. Da quel momento i giornalisti della stampa locale si occupano della questione che pian piano assume proporzioni notevoli. Il prete incriminato ha ammesso subito di aver intrattenuto rapporti sentimentali e sessuali con le due ragazze per quattro anni, da quando avevano rispettivamente 12 e 13 anni, e anche di aver molestato sessualmente altre tre giovani minorenni.

    Tutto normale. Come non raccontare ciò che è successo? Nessuno mette in dubbio che i cronisti abbiano il preciso dovere di fare sapere ai cittadini turbati come sono andate le cose e cosa emerge da indagini e ammissioni. Nessuno ci trova da ridire fino al 2 giugno scorso quando, tre mesi dopo l’arresto del parroco, appare un articolo su Il settimanale della Diocesi di Como, che sulla questione ha mantenuto il più assoluto silenzio. E’ firmato dal direttore editoriale, don Angelo Riva. Il contenuto lascia interdetti i giornalisti che si sono occupati del caso. Ecco come termina l’editoriale: “Può darsi che il silenzio del Settimanale abbia deluso qualche lettore, ma dal cannibalismo (per non dire la coprofagìa) di certa informazione noi intendiamo smarcarci”.

    Le reazioni. “Sono rimasto spiacevolmente sorpreso, le parole di don Riva sono avulse da ogni contesto”, commenta Paolo Moretti, giornalista della Provincia di Como, che ha seguito la vicenda insieme al collega Stefano Ferrari. Paolo racconta di aver trattato il caso con estrema cautela nei confronti delle vittime al fine di non consentirne l’identificazione. “Per questo motivo all’inizio abbiamo anche evitato di riportare negli articoli l’età delle bambine ed i molti dettagli scabrosi contenuti nelle carte giudiziarie. Questo è avvenuto anche dopo che la segretezza degli atti è caduta, quando è stato notificato all’indagato l’avviso di conclusione indagini”, aggiunge Paolo, sottolineando l’estrema attenzione alla deontologia professionale durante la documentazione dei fatti.

    La Provincia di Como si è occupata del caso con estrema attenzione e costanza, così come ha fatto il Corriere di Como attraverso le penne di Mauro Peverelli e di Anna Campaniello. I due quotidiani hanno raccontato con precisione e meticolosità gli spiacevoli fatti: dall’arresto del parroco grazie alla denuncia della ragazzina che, alla fine di febbraio, ha deciso di dire basta confidandosi prima con l’attuale parroco di San Giuliano e poi con gli inquirenti, fino alle migliaia di sms ed mms inviati dal prete alle sue vittime.

    “L’Unione Cronisti Lombardi ha subito pubblicato una nota in cui è stato stigmatizzato l’accaduto. L’attacco di don Riva risulta inspiegabile, dal momento che la vicenda ha interessato un prete pedofilo reo confesso”, sottolinea Moretti. L’autore dell’articolo si definisce anche giornalista, quindi formalmente collega di Paolo e degli altri cronisti che ha accusato di cannibalismo e coprofagia. Ed è proprio quest’ultimo aspetto che dovrebbe far riflettere, poiché se monsignor Riva si reputa un giornalista dovrebbe conoscere alla perfezione il diritto di cronaca, che ha palesemente offeso.

    www.ossigenoinformazione.it/?p=9524

  • Diocesi-shock: «Su don Marco media cannibali e coprofagi»

    Diocesi-shock: «Su don Marco media cannibali e coprofagi»

    Mercoledì 06 Giugno 2012
    La Chiesa nella bufera – L’ex parroco di San Giuliano arrestato per cinque violenze sessuali. Per monsignor Angelo Riva a farla da padrona è stata «la civiltà del gossip»
    Parole durissime da parte del “Settimanale” su come giornali e televisioni hanno seguito la vicenda
    «Può darsi che il silenzio del “Settimanale” abbia deluso qualche lettore, ma dal cannibalismo (per non dire coprofagia) di certa informazione noi intendiamo smarcarci». Dunque, giornali e televisioni della città definiti mangiatori di uomini e di escrementi in nome dell’audience o delle copie vendute. Sono queste le ultime, pesantissime parole usate dal direttore editoriale della voce della Chiesa comasca, monsignor Angelo Riva, per rispondere a un lettore che gli chiedeva conto delle pagine rimaste mute per mesi nonostante la vicenda di don Marco Mangiacasale stesse scuotendo la Diocesi.
    Un prete, nonché ex economo proprio della Diocesi, in carcere e oggi ai “domiciliari” in una struttura protetta in Piemonte dopo essere stato accusato dalla Procura di violenza sessuale su ragazze della parrocchia di San Giuliano, non solo minorenni ma addirittura sotto i 14 anni.
    Più episodi, protratti nel tempo e con cinque denunce piovute sul palazzo di giustizia, che in nome del «silenzio istruttorio» – scrive don Angelo – avrebbero meritato un suo editoriale nell’imminenza dell’arresto – datato 7 marzo – e poi più nulla.
    Tutto il contrario di quanto fatto dalla «civiltà del gossip», come la definisce lo stesso monsignore, che ad una simile spinosa questione ha dedicato pagine di quotidiani nonostante della stessa vicenda si sia scritto (ed è giusto sottolinearlo perché nessuno abbia modo di travisare) solo una minima parte. Per il “Settimanale”, invece, la risposta giusta a cinque violenze sessuali di un ex parroco è stato il silenzio, anzi, un editoriale e null’altro. E questo «per non contribuire alla gazzarra mediatica che si è scatenata attorno a questo caso, con il diritto di cronaca a varcare spesso e volentieri il confine della diffamazione personale».
    Tacere, dunque, ma «non certo per omertà o per volontà di insabbiamento ma per umana saggezza e discrezione, perché certi drammi personali vanno fasciati di pudico silenzio. Senza omettere – beninteso – tutto ciò che è necessario e opportuno dire perché la giustizia umana faccia il suo corso, e perché il diritto di cronaca venga onorato».
    Poi una domanda legittima: «Abbiamo percezione del danno arrecato alle giovani vittime della vicenda dallo stillicidio di esposizione mediatica assai blandamente protetto dal velo di un fragile anonimato?». Meno legittimo, a nostro avviso, è il secondo quesito posto, perché il «perimetro della correttezza» non crediamo sia mai stato varcato, e soprattutto non si è mai parlato o scritto di «fatti talvolta penalmente irrilevanti» bensì solo di ciò che è poi finito nell’avviso di conclusione delle indagini della Procura di Como: cinque violenze sessuali su ragazzine della parrocchia che non avevano ancora compiuto i 14 anni e su cui, per il “Settimanale”, era giusti rimanere in silenzio in quanto «spetta alla giustizia ripulire le ferite, ma è proprio della misericordia rimarginarle».

    Mauro Peverelli

  • Don Mangiacasale Una vittima ha 12 anni

    Don Mangiacasale Una vittima ha 12 anni

    22 maggio 2012

    COMO La Procura ha chiuso l’inchiesta nei confronti di Marco Mangiacasale, l’ex parroco di San Giuliano in carcere con l’accusa di violenza sessuale aggravata. Il cosiddetto avviso di conclusione dell’indagine preliminare è stato recapitato in queste ore alle parti, cioè ai due avvocati che lo difendono, il penalista comasco Renato Papa e l’avvocato milanese Mario Zanchetti, e ai legali che rappresentano le vittime.
    Cinque vittime
    L’avviso identifica, come noto, cinque ragazze: una di appena 12 anni molestata nell’agosto del 2008 a Roseto degli Abruzzi, in occasione della cena conclusiva del Grest della parrocchia, quindi due tredicenni e una quindicenne.
    Il canovaccio è sempre più o meno lo stesso: secondo le accuse, il sacerdote approfittava di momenti di vita comunitaria per avvicinarsi alle sue vittime, per “agganciarle” e per abusare di loro, in un caso anche spingendosi fino ad aprire le porte di casa. Ma al di là degli atti sessuali, che l’avviso di conclusione ricostruisce nei dettagli, ricorre un’aggravante che, in casi analoghi, la Procura ha perseguito con rigore: il fatto cioè che l’indagato abbia in qualche modo abusato delle veste che indossava, facendo leva sul proprio ruolo di parroco e su quello di confessore di alcune delle ragazze. Nessuna di loro fu in grado di opporsi, e non soltanto per la differenza d’età: nell’inverno del 2008, durante una serie di incontri serali organizzati in parrocchia, Mangiacasale si sedette accanto a una delle vittime, che all’epoca aveva soltanto 13 anni, si nascose con una coperta e la costrinse ai primi rapporti, che si protrassero poi fino allo scorso febbraio. La ragazzina non ebbe mai la forza di sottrarsi, così come non la trovò nessuna delle altre, che per mesi, per anni, tennero per se quel segreto.
    In un altro caso, sempre con una parrocchiana che aveva 13 anni, il sacerdote aprì anche le porte di casa, costringendola a subire rapporti lontani da occhi indiscreti dalla primavera del 2008 al luglio 2010.

    Leggi l’approfondimento su La Provincia in edicola martedì 22 maggio

  • Mille sms alla minorenne L’ossessione di don Marco

    Mille sms alla minorenne L’ossessione di don Marco

    21 maggio 2012

    COMO Non fosse che don Marco Mangiacasale di anni ne ha 48, ci sarebbe da pensare al classico adolescente alle prese con frenesie da sms. L’ex parroco di San Giuliano, in carcere dal marzo scorso con l’accusa di violenza sessuale ai danni di non meno di cinque ragazzine, ha letteralmente sommerso di messaggini una delle sue vittime: circa 1400 sms inviati in meno di tre anni.
    Il dato emerge dalla consulenza informatica disposta dalla Procura su telefoni cellulari (3), schede telefoniche (non meno di 4), iPad (2), computer (2) sequestrati al sacerdote dagli uomini della polizia giudiziaria della Procura il giorno dell’arresto.
    Stando a quanto ricostruito dagli 007 informatici per conto della magistratura, in quello che potrebbe essere l’ultimo atto prima della chiusura dell’indagine da parte del pubblico ministero Simona De Salvo, don Mangiacasale praticamente ogni giorno intratteneva un frenetico scambio di messaggini con la ragazzina che, alla fine di febbraio, ha deciso di dire basta confidandosi con l’attuale parroco di San Giuliano prima e con don Roberto Pandolfi e con gli inquirenti poi.
    Sms il cui tenore non desterebbe scalpore, se destinataria e mittente fossero entrambi adolescenti, ma che in questo caso sono invece la conferma alle accuse di violenza mosse al sacerdote.

    Leggi l’approfondimento su La Provincia in edicola lunedì 21 maggio

  • Don Marco scrive alle ragazzine:”Scusatemi”

    Don Marco scrive alle ragazzine:”Scusatemi”

    Giovedì 26 Aprile 2012

    Lettere per le vittime. Alle ragazzine, tutte minorenni, che lo hanno accusato di averle molestate sessualmente. Per chiedere scusa e per spiegare il suo strazio interiore per quello che era accaduto e per quello che stava accadendo. Era la sera del 7 marzo scorso, poche ore dopo che la polizia penitenziaria lo aveva accompagnato in carcere, al Bassone di Como. E don Marco Mangiacasale (nella foto a lato), solo in cella, ha subito preso carta e penna per scrivere le sue riflessioni e le sue scuse alle vittime. Come se già sapesse che alla prima giovane che lo ha denunciato ne seguissero altre, cosa che poi è avvenuta. Le lettere del religioso, ex parroco di San Giuliano ed economo della Diocesi, sono state poi consegnate al suo legale, Renato Papa. Che ora le ha in ufficio in attesa di consegnarle direttamente alle giovani.

    Ma a don Marco, intanto, continuano ad arrivare lettere in carcere. Un centinaio, almeno, quelle giunte finora al religioso da parte di amici, fedeli e conoscenti. Tutti ad esprimere solidarietà umana e vicinanza. Ed a chiedere anche una domanda che tanti si pongono: perchè ? Qualcuno ha anche chiesto – ma non è stato possibile dare risposta positiva in questo momento dell’inchiesta – la possibilità di incontrare don Marco dietro le sbarre.

    www.ciaocomo.it/notizie-como/cronac…scusatemiq.html

     

  • Centinaia di lettere per don Marco. «Vicinanza umana e stupore»

    Centinaia di lettere per don Marco. «Vicinanza umana e stupore»

    Centinaia di lettere per don Marco. «Vicinanza umana e stupore»
    Giovedì 26 Aprile 2012
    Fedeli ed ex parrocchiani scrivono in carcere al prete arrestato
    Lettere. Un fiume di lettere. Recapitate nello studio dell’avvocato, Renato Papa, ma anche in carcere, direttamente nella cella di don Marco Mangiacasale. L’ex parroco di San Giuliano, arrestato lo scorso 7 marzo con la pesante accusa di violenza sessuale continuata ai danni di una ragazzina minorenne dell’oratorio (denunce che poi sono diventate cinque), è rinchiuso al Bassone da poco meno di due mesi (50 giorni) e il fascicolo a suo carico è quasi definitivamente chiuso. Manca solo il deposito di una consulenza affidata dalla procura di Como – pubblico ministero Simona De Salvo – ai tecnici informatici chiamati a estrapolare tutti i dati dagli apparati elettronici del prete. Poi, una volta chiarito definitivamente il giro delle amicizie e delle frequentazioni di don Marco Mangiacasale, la fase investigativa potrà terminare.
    Per il deposito di questa consulenza dovrebbero essere necessari ancora una decina di giorni, al massimo due settimane.
    Solo in seguito il pm deciderà se interrogare l’ex parroco di San Giuliano – nonché ex economo della Diocesi – oppure notificare alla difesa l’avviso di conclusione delle indagini.
    Nel frattempo però, come detto, la comunità religiosa della provincia non è rimasta ferma.
    Sono infatti più di cento le lettere che, in questi due mesi di cella, don Marco Mangiacasale ha ricevuto da ex parrocchiani, fedeli e anche da altri religiosi. Missive spedite in parte nello studio dell’avvocato Papa, in parte direttamente al Bassone.
    «Non gli dicono di certo bravo – sottolinea il legale – Sono fedeli che non si spiegano come la persona che in tanti anni hanno conosciuto e apprezzato possa essere finita in questo tunnel. La corrispondenza esprime la vicinanza umana delle persone a don Marco, oltre allo stupore per quanto accaduto».
    E sono tante anche le richieste di poter incontrare l’ex parroco di San Giuliano in carcere, anche se nessuna di queste potrà essere accolta. Il religioso, infatti, sta incontrando solo i propri cari e i suoi avvocati, oltre ovviamente al noto psichiatra e psicologo comasco Salvatore Zizolfi, che sta fornendo in queste settimane il supporto psicologico.
    Sono già cinque gli incontri che si sono svolti tra il professionista e don Marco Mangiacasale.
    Faccia a faccia su cui la difesa non si sbilancia, ma che in futuro non è escluso possano confluire in una consulenza da depositare in Procura. Anche se al momento, come detto, il primo passo sarà quello di attendere la relazione definitiva dei tecnici incaricati dal pubblico ministero di estrapolare tutta la notevole mole di mail, messaggi e fotografie contenute nelle apparecchiature tecnologiche utilizzate dal religioso, prima dell’arresto shock dello scorso 7 marzo mentre si trovava ad Abbadia Lariana per un incontro.

    Mauro Peverelli

  • «La mia storia con don Marco» In Procura un’altra minorenne

    «La mia storia con don Marco» In Procura un’altra minorenne

    «La mia storia con don Marco» In Procura un’altra minorenne

    COMO Don Marco le aveva fatto credere di essere l’unica. Una storia esclusiva, la loro, seppur clandestina e proibita. Almeno è questo che lei ha raccontato, a verbale, agli inquirenti che stanno indagando sulle violenze sessuali per le quali don Marco Mangiacasale, ex parroco di San Giuliano, è tuttora rinchiuso in una cella del Bassone.
    Diciassette anni. Comasca. Si è presentata in Procura per formalizzare il suo stupore di fronte a quanto emerso in queste settimane di indagini a carico del sacerdote. La giovane ha spiegato agli investigatori di aver intessuto, per molti mesi, una relazione sentimentale e sessuale con il parroco. Messaggini con il cellulare, mail, incontri – come raccontato anche dalle altre ragazze coinvolte, loro malgrado, nell’inchiesta – avvenuto nell’appartamento di via Maurizio Monti dove risiede don Marco.
    Ben difficilmente il racconto della ragazza si trasformerà in una nuova accusa a carico del religioso. La giovane, seppur minorenne, aveva già compiuto i 16 anni quando ha cominciato a frequentare don Mangiacasale.

    www.laprovinciadilecco.it/stories/C…ltra_minorenne/

     

  • Como, filmati hard e autoscatti inchiodano Don Marco

    Como, filmati hard e autoscatti inchiodano Don Marco

    COMO, 22 MARZO – L’inchiesta su Don Marco Mangiacasale, il sacerdote comasco finito in manette il 7 Marzo 2010 con l’accusa di aver abusato di una ragazzina minorenne, si allarga a macchia d’olio.

    Le indagini compiute sulle 11 sim card dei suoi telefonini, sul portatile e su diversi tablet, hanno portato alla luce diversi filmini hard e autoscatti fatti dal prete comasco. Per questi motivi i fari degli inquirenti sono puntati anche al di fuori della Parrocchia di San Giuliano, nella quale Don Mangiacasale ha prestato servizio fino al 2009, prima di diventare economo della curia comasca.

    Intanto il pm Simona De Salvo ha negato i domiciliari al prete che verrà trasferito nei prossimi giorni nel carcere del Bassone. Il desiderio di Don Marco sarebbe quello di essere portato fuori Como, in una comunità religiosa per iniziare un cammino di riavvicinamento alla fede.

    La posizione giudiziaria di Don Marco si è aggravata nelle ultime settimane. Il numero di denunce è passato da uno a cinque. Sono state fissate per i prossimi giorni le udienze in Procura dalle ragazze che hanno denunciato il sacerdote.

    Il Vicario episcopale monsignor Angelo Riva ha rilasciato un breve commento al Settimanale della Diocesi : “ci siamo scoperti umiliati perché traditi nella fiducia, colpiti da dove non te lo aspetti. Siamo vicini alle comunità parrocchiali, siamo vicini a Don Marco e ancor di più alle vittime di questa vicenda e alla Chiesa tutta, colpita nei suoi affetti più cari”.

    Elisabetta Tomaselli

    http://www.bolognanotizie.com/news/2012/03/22/61017/como-filmati-hard-e-autoscatti-inchiodano-don-marco/

    Don Marco, filmati pedopornografici nei telefoni

    L’inchiesta di Como si tinge di particolari sempre più sconcertanti
    Added by Redazione on marzo 22, 2012.

    COMO, 22 MARZO – Filmati hard girati con il telefonino e autoscatti corredati da testi che lascerebbero ben poco all’immaginazione riguardo le intenzioni nei confronti di ragazzine adolescenti: sarebbe questo il materiale emerso dall’analisi delle undici simcard e del computer portatile appartenenti a don Marco Mangiacasale, arrestato il 7 marzo con l’accusa di violenza sessuale aggravata e continuata.

    L’arresto era scattato sulla base di una segnalazione fatta da una minorenne al nuovo parroco di San Giuliano don Roberto Pandolfi, il quale si era tempestivamente rivolto alle forze dell’ordine. Con il passare dei giorni, le denunce sono diventate cinque, e ora le indagini si stanno allargando anche al di fuori dell’ambito della parrocchia di San Giuliano. Gli episodi di violenza sarebbero iniziati tre o quattro anni fa, per protrarsi fino a pochi giorni prima dell’arresto. Sebbene non prestasse più servizio in parrocchia dal 2009, anno in cui gli fu affidato l’incarico di economo della Diocesi di Como, don Marco aveva continuato ad abusare delle ragazzine, facendo leva sull’autorevolezza e sul suo ruolo di riferimento.

    Alla luce di quanto sta emergendo nell’inchiesta di Como, fa riflettere come già nel 2008 il parroco fosse stato coinvolto in una vicenda analoga, la quale però fu ritenuta dalla Curia “non rilevante”: in una sera d’estate, durante una gita a Roseto degli Abruzzi, era stato sorpreso da alcuni genitori ad allungare le mani su una ragazzina. In quell’occasione don Marco era per giunta in preda ai fumi dell’alcol.

    Il parroco, che ha confessato i capi d’accusa, ritiene d’altra parte che i fatti «non si siano svolti in un contesto di violenza, ma di affettività anomala». Nei giorni scorsi Mangiacasale aveva inoltre richiesto tramite il suo legale Renato Papa di essere trasferito in una comunità religiosa protetta, «per poter intraprendere un percorso personale di riflessione e di recupero in attesa del processo». La richiesta, esaminata dal Gip di Como Maria Luisa Lo Gatto, è stata respinta. Don Marco resta quindi in carcere sotto regime di sorveglianza speciale, tenuto solo ma controllato giorno e notte dagli agenti della polizia penitenziaria.

    Francesco Ciabattoni

  • Pedofilia – Prete in manette: spuntano filmini hard sul telefono di don Marco

    Pedofilia – Prete in manette: spuntano filmini hard sul telefono di don Marco

    22 marzo 2012
    Pedofilia – Prete in manette: spuntano filmini hard sul telefono di don Marco

    Como – La posizione di Don Marco Mangiacasale, 48 anni, il sacerdote in carcere dal 7 marzo con l’accusa di violenza sessuale ai danni di cinque ragazzine minorenni, sue ex parrocchiane, si aggrava per nuovi bollenti dettagli. Le sue sim card sono state analizzate e stanno emergendo immagini e filmati a sostegno delle accuse.
    Sono stati trovati filmati hot girati con il telefonino del prete, oltre ad autoscatti corredati da testi che non lascerebbero dubbi circa le intenzioni e gli atti nei confronti delle ragazzine.