Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Marino Genova

  • Il Vescovo: “La vittima mi ha informato, sono intervenuto per proteggerla. La sospensione è la prima cosa che ho fatto”

    Il Vescovo: “La vittima mi ha informato, sono intervenuto per proteggerla. La sospensione è la prima cosa che ho fatto”

     Monsignor Gianfranco De Luca parla senza reticenze delle accuse di abusi sessuali che hanno coinvolto un parroco della diocesi: «Ho verificato se ci fosse un fondamento nelle accuse e, per i poteri che la Chiesa mi ha conferito ho sospeso in via cautelativa Don Marino Genova. Non è stato facile, non è stato semplice e non è stata una cosa rapida, ma ho agito secondo il documento della Cei». Quando parla della ragazza, oggi 18enne, il Vescovo si commuove: < Conosco le difficoltà che sta attraversando. Sono cose che non dovrebbero accadere».

    di Alessandro Corroppoli

    «Come rappresentante della Chiesa ho fatto tutto ciò che era in mio potere. Ho rispettato ed eseguito alla lettera ciò che prevede il documento normativo della Conferenza episcopale italiana, il Delicta Graviora, in caso di possibili abusi in materia sessuale nei confronti di minori». Esordisce così Gianfranco De Luca, Vescovo della Diocesi di Termoli – Larino, difendendo il proprio operato e l’immagine della Chiesa locale dalle accuse di omertà.
    L’argomento in questione è quanto di più scottante ci possa essere in questo periodo per un uomo di fede.Don Marino Genova, ex parroco di Portocannone, è accusato di pedofilia. Un’accusa terribile per chi indossa l’abito talare. La Procura della Repubblica di Larino sta indagando sulla vicenda a seguito di una denuncia fatta nell’aprile del 2013. La vittima oggi ha 18 anni, ma secondo quanto si apprende sarebbe stata costretta a subire violenze sessuali per anni. Violenze iniziate quando era poco più di una bambina e proseguite finché la stessa, dopo aver tentato di togliersi la vita in preda alla disperazione, ha trovato la forza di denunciare il “suo” parroco.Parallelamente al percorso della magistratura ne è stato istituito, su indicazione della Congregazione della Dottrina della Fede, dal Tribunale ecclesiastico diocesano per il processo canonico, che è tuttora in corso. Il Vescovo De Luca non si sottrae alle nostre domande e al confronto. Anzi, la sua disponibilità ci aiuta a capire non solo la posizione della Chiesa ma anche l’operato della stessa. La sospensione ‘a divinis’ è arrivata nel novembre del 2012, quando dopo una denuncia fatta dalla vittima al Vescovo lo stesso decide di ‘congelare’ in via cautelativa tutte le attività parrocchiali di Don Marino Genova. «Certo, la scelta di sospendere il fratello Marino è toccata a me, c’è un regolamento che lo prevede. Non è stato facile, non è stato semplice e non è stata una cosa rapida». 

    Perché don Marino lascia l’incarico a Portocannone nel novembre del 2012 per essere mandato in una comunità alle porte di Roma, mentre la denuncia alla Procura della Repubblica è datata aprile 2013? Perché questa discrepanza nelle date? Lei già sapeva?
    «Sapevo perché la vittima mi ha informato di cosa le fosse capitato».

    Quindi ha preso per buone le parole di denuncia della ragazza?
    «Io ho ascoltato entrambe le parti, ho verificato se ci fosse un fondamento nelle accuse e, per i poteri che la Chiesa mi ha conferito rispettando il dettato del Delicta Graviora , ho agito di conseguenza sospendendo in via cautelativa don Marino Genova».

    Conseguenza che porta il nome di sospensione ‘a divinis’. Ma così facendo non ha in qualche modo ‘condannato’ Marino Genova?
    «No, perché ho semplicemente rispettato ed eseguito alla lettera ciò che prevede il documento normativo della Conferenza episcopale italiana in caso di possibili abusi in materia sessuale nei confronti di minori. Ho applicato la legge, tanto per rimanere in tema, impedendogli l’esercizio del ministero pastorale con il conseguente allontanamento dalla parrocchia, fermo restando la presunzione d’innocenza dell’accusato. Ma comunque rimane un provvedimento cautelativo e non definitivo».

    Resta sempre in ballo la discrepanze nelle date… 
    «Come le ho detto, sono stato informato dei fatti nel novembre del 2012. Ho consigliato e sollecitato la vittima a rivolgersi alla giustizia ordinaria da subito. Se la vittima ha deciso di farlo solo qualche mese più tardi non è una colpa da attribuire al sottoscritto. Non sono io quello che doveva sporgere denuncia presso la Procura della Repubblica. Il mio compito era quello di tutelare il più possibile la vittima consigliandole cosa fare e, allo stesso tempo avviare la fase processuale canonica. Cose che ho fatto».

    All’epoca della ‘fuga ‘ di don Marino tutti pensarono che fosse stata un’iniziativa personale dell’ex parroco, un abbandono temporaneo della casa canonica, impressione che lei in qualche modo avallò. Perché non dire subito invece i reali motivi?
    «Discrezione. Vede, non c’era motivo all’epoca di rendere pubblici i reali motivi della ‘fuga’, come dice lei, di don Marino, perché era importante tutelare la privacy della vittima. Oggi, a distanza di mesi e con le indagini in corso è il contesto che è diverso, è cambiato. Se avessi voluto insabbiare il tutto mi sarei comportato in maniera diversa, la Chiesa avrebbe agito in maniera diversa.

    Invece ci siamo assunti le nostre responsabilità affrontando di petto il problema. Questa non è omertà, come ho avuto modo di leggere su qualche giornale nei giorni scorsi, ma discrezionalità. Mi rendo conto che la differenza è sottile ma è così, mi creda»

    Il processo canonico segue i tempi della magistratura ordinaria? A che punto è?
    «Su questo non posso risponderle per due motivi. Uno perché come Vescovo il mio compito si ferma all’invio della documentazione raccolta alla Congregazione della Dottrina della Fede, e secondo perché non è processo pubblico ma interno alla Chiesa».

    Abbiamo incontrato la presunta vittima e le confesso che il suo percorso riabilitativo non è affatto facile.
    Passano alcuni attimi prima che il Vescovo risponda. Attimi in cui i suoi occhi diventano lucidi e le labbra vanno serrandosi. «So che il percorso che sta affrontando non è affatto facile, anzi. Conosco le difficoltà che sta attraversando. Sono cose che non dovrebbero accadere».

    Don Marino oggi vive ancora fuori dal Molise o è rientrato?
    «Come lei ha detto le confermo che si trova in una comunità alle porte di Roma».

    Eppure è stato visto di recente proprio qui a Termoli
    «Mi scusi, ma mica su di lui pende una restrizione domiciliare?»

    Certo, ma in considerazione della sospensione che lei ha emesso non dovrebbe essere così semplice tornare a casa, o mi sbaglio?
    «Il fratello di Marino è domiciliato a Termoli dove tra le altre cose risiede anche la sorella. Al di là delle sue eventuali colpe ha il diritto di venire a trovare i propri cari, di curarsi presso il proprio medico, di andare a pagare le tasse? Io penso di sì. E poi ogni qualvolta viene in Molise io sono informato dallo stesso Marino».

    Come vive oggi Marino Genova? Percepisce ancora uno stipendio?
    «Essendo sospeso dal suo esercizio pastorale non percepisce nessuno stipendio. Vive in comunità ed è aiutato dalla solidarietà dei suoi fratelli».

    Uno squillo di cellulare interrompe una chiacchierata che ha visto il Vescovo rispondere a tutte le nostre domande in maniera sicura e pulita, ma allo stesso tempo ha fatto anche emergere il lato più umano e intimo dello stesso, a dimostrazione dell’importanza e delle gravità delle accuse.

  • Chiesa e omertà, in rete le accuse alla diocesi sulla vicenda di don Marino

    Chiesa e omertà, in rete le accuse alla diocesi sulla vicenda di don Marino

     TERMOLI. “Carbone per il vescovo De Luca”, lo dice su facebook il cittadino Giuseppe De Gregorio. Non sappiamo quanto sia reale ed esistente questo utente, sta di fatto che da alcuni giorni posta e ri-posta link in merito alla stessa faccenda: quella di don Marino Genova, accusando il Vescovo quasi di “aver affossato la questione”.

    Insomma, non è che stiamo a difendere alcuno o a prendere le parti di altri ma una sospensione e un allontanamento del sacerdote è quanto maggiormente poteva fare monsignor De Luca. Chiedere “teste e verità” non spetta a nessun altro se non alla legge che, a dire il vero, può ambire alla ricerca della giustizia e lo starebbe già facendo. Accuse rientrate, casi non appurati, sentenze appese sono all’ordine del giorno e i “preti non sono il male” come in molti, marciando su questi episodi, vogliono far credere.

    Per dirla tutta, il tribunale della gente ha già fatto le sue mosse. La prudenza è d’obbligo e a scendere in campo per “sostenere le vittime” c’è anche Nunzia Lattanzio … ma non è che si corre troppo?

    Intanto, dopo la pubblicazione del nostro articolo sulla faccenda, a cascata si sono moltiplicasti gli interventi sul web e la stessa rete “L’abuso”, che da qualche mese sta seguendo questo caso, ha avanzato attraverso il suo portale “un appello alle vittime, a chi crede e a chi non crede nelle accuse fatte a don Marino Genova”.

    “Mi rivolgo alle eventuali altre vittime – scrive il portavoce Francesco Zanardi – l’invito è quello di farsi avanti e di uscire allo scoperto. Non abbiate timore, non abbiate vergogna perché non è la vittima che deve avere vergogna nel denunciare un abuso subìto. Sono una vittima a mia volta e comprendo quanto non sia facile, ma la denuncia di casi come questo integra un alto senso civico perché limita o impedisce che si producano altre vittime. Al tempo stesso esternare il trauma aiuta chi lo ha subito ad uscire dallo stato di vittima e diventare un sopravvissuto, ovvero una persona che impara a convivere ed elaborare il trauma, cioè smette di subirlo e riesce a recuperare una vita normale. L’invito è quello di rivolgersi alle autorità civili, se non vi sentite di farlo da soli siamo volentieri disponibili  ad affiancarvi e supportarvi anche legalmente. Per il Molise il contatto mail è molise@retelabuso.org.

    L’appello che invece vorrei rivolgere alla popolazione, sia quella che crede nella colpevolezza, che quella che crede nell’innocenza del sacerdote, è di non demonizzare né la vittima, né il carnefice ed attendere quello che dirà la giustizia civile che attualmente si sta occupando del caso. Mettere alla gogna chi è coinvolto non è di alcun aiuto.

    http://www.termolionline.it/137688/chiesa-omerta-rete-le-accuse-alla-diocesi-sulla-vicenda-don-marino/

  • Indagini sul sacerdote accusato di pedofilia: in Procura testimonianze e registrazioni

    Indagini sul sacerdote accusato di pedofilia: in Procura testimonianze e registrazioni

    Nuovi particolari sulla vicenda di don Marino Genova, al vaglio della magistratura frentana che ha già ascoltato alcuni testimoni e lo stesso vescovo, il quale mesi fa ha deciso la sospensione ‘a divinis’ dell’ex parroco di Portocannone. La vittima oggi ha 18 anni ma secondo quanto si apprende nella ricostruzione di un mosaico dai contorni drammatici, sarebbe stata costretta a subire violenze sessuali fin da quando era poco più che una bambina. Intanto Marino Genova è tornato in Molise dopo un periodo trascorso in una comunità alle porte di Roma.

    Portocannone. Non ne parlano volentieri, da queste parti. Don Marino Genova sotto indagini per pedofilia? Molti minimizzano: «Io non ci credo, ma proprio per niente». Qualcuno alza le spalle: «Chissà, magari è così, certe voci si sono sentite in paese». Altri ammettono che «sì, lo so, sono mesi che va avanti questa cosa». Tredici mesi, per la precisione. Da quando, cioè, don Marino Genova è stato allontanato dalla parrocchia dei Santi Pietro e Paolo di Portocannone. All’epoca si pensò che se ne fosse andato di sua iniziativa, un abbandono temporaneo della casa canonica e della chiesa dove aveva celebrato messa per sette anni, un addio motivato da problemi “personali o di salute” singolare, almeno per come era avvenuto – dalla sera alla mattina, senza una parola, senza un commiato – per problemi personali o di salute. Adesso si scopre che la scelta è stata del Vescovo, che ha mandato il sacerdote lontano dal Molise, in una comunità alle porte di Roma, sulla scorta di una denuncia. E non una denuncia trascurabile, una cosa da niente. L’accusa è pedofilia, ed è l’accusa più terribile per chi indossa l’abito talare. 

    E’ la Procura della Repubblica di Larino che sta indagando sulla vicenda. La vittima oggi ha 18 anni, ma secondo quanto si apprende – un pezzetto alla volta, nella ricostruzione di un mosaico dai contorni amari e drammatici – sarebbe stata costretta a subire violenze sessuali per anni. Violenze iniziate quando era poco più di una bambina e proseguite finché la stessa, dopo aver tentato di togliersi la vita in preda alla disperazione, ha trovato la forza di denunciare il “suo” parroco. Dopo quella denuncia, la prima, l’allontanamento di Marino Genova e l’inizio delle indagini, che si sono concentrate su una serie di episodi e soprattutto testimonianze a supporto di quanto la vittima ha riferito. Oltre ai testimoni, alcuni dei quali già ascoltati dal pm che si occupa del caso, ci sono anche le registrazioni. Quelle messe insieme dal momento in cui la ragazza si è rivolta alla rete nazionale L’Abuso, un progetto di sostegno delle vittime di sacerdoti pedofili che nasce dall’idea di un gruppo di vittime accumunate dal fatto che il loro abusatore è un uomo consacrato.

    Il portavoce degli attivisti, sparsi su tutto territorio italiano, è stato a sua volta una vittima quando era molto giovane e «conosco perfettamente i meccanismi che regolano il modus operandi che si attiva in casi del genere». Ma Francesco Zanardi, che è stato in Molise e a Portocannone solo due settimane fa, ha impiegato tempo per convincersi che quella raccontata dalla ragazza «che dopo una trasmissione televisiva di denuncia ci ha contattato per chiedere aiuto» fosse una storia fondata.«Oggi, dopo averla incontrata, averla ascoltata e aver anche visto i problemi che questa esperienza le ha causato, tipici delle vittime di abusi da parte di preti pedofili, dico che è più che fondata. E’ una storia sconcertante, drammatica e circostanziata, corredata di elementi di prova che possono agevolare la ricostruzione giudiziaria, e mi auguro che si accerti presto in Tribunale la verità».

    Sergio Cavaliere, uno dei legali della rete L’Abuso, difende la ragazza molisana e auspica che crolli il muro di omertà diffusa. «In Molise, attraverso qualche velina arrivata a qualche giornale compiacente un anno fa, è stato tentato di far passare la vittima per colpevole, ed è stato anche detto che Marino Genova era stato trasferito per motivi personali.

    Questa è una menzogna, d’altra parte confermata dal provvedimento di sospensione ‘a divinis’. Ci sono diverse responsabilità, ci sono stati ritardi e omissioni. Ma ora, almeno su questo caso, stiamo andando incontro alla verità».
    A breve dovrebbe essere fissata l’udienza preliminare del procedimento per abusi sessuali su minore. Una ipotesi di reato che contempla, nel caso specifico, una serie di aggravanti dalle quali l’ex parroco dovrà difendersi in sede processuale.

    Intanto Marino Genova è tornato in Molise. Anzi, in Basso Molise, molto vicino al luogo delle presunte violenze, dove non può avvicinarsi in considerazione della sospensione ordinata dal vescovo Gianfranco De Luca.L’ex parroco è stato sospeso ai sensi del protocollo di Benedetto XVI, una sanzione molto severa ratificata negli anni tra il 2009 e il 2011, dopo gli scandali dei sacerdoti pedofili in Irlanda.
    A prescindere dal giudizio della magistratura, la sospensione ‘a divinis’ è intervenuta qualche mese dopo l’allontanamento del sacerdote impedendo a don Marino di esercitare il ministero pastorale. Non può dire messa, né confessare, né somministrare sacramenti e nemmeno incontrare persone in qualità di sacerdote. E’, al momento, un laico a tutti gli effetti, privato – come conseguenza naturale – dell’emolumento dell’8 per mille. Se un sacerdote sospeso ‘a divinis’ infrange il provvedimento, arriva la scomunica. (Ac e Mv)

    http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=15691

  • Don Marino Genova da Portocannone indagato per pedofilia. Protetto dalla diocesi.

    Don Marino Genova da Portocannone indagato per pedofilia. Protetto dalla diocesi.

    Il caso di don Marino
    Parroco allontanato un anno fa, c’è una denuncia per abusi sessuali su una ragazza
    Tredici mesi dopo il singolare abbandono della casa canonica di Portocannone del 58enne Marino Genova, ex parroco del Comune molisano, emerge un particolare sconcertante sul quale si sta cercando di fare chiarezza. Contro il sacerdote la denuncia della famiglia di una ragazza del luogo, oggi maggiorenne, per abusi sessuali. L’ombra della pedofilia dietro la decisione del Vescovo De Luca di sospendere “a divinis” il sacerdote, che ormai da un anno ha lasciato il Molise e sarebbe coinvolto da un processo. 

    Portocannone. Tredici mesi dopo l’allontanamento di don Marino Genova dalla parrocchia di Portocannone, che il sacerdote ha guidato dal 2005 fino al novembre del 2012,emerge un particolare sul quale sarà un processo a dover fare chiarezza: una denuncia per abusi sessuali.«C’è di mezzo una giovane donna» scrive il sito della rete l’Abuso, nato a opera di un gruppo di vittime di pedofilia collegata al mondo della Chiesa. Una notizia ancora poco precisa, della quale tuttavia a Portocannone si parla con insistenza, fra incredulità, stupore e amarezza.

    Al centro della delicata vicenda ci sarebbe una ragazza, oggi maggiorenne, che all’epoca dei fatti non aveva ancora compiuto i 18 anni e che, secondo la versione della famiglia di lei, sarebbe stata circuita dal sacerdote che aveva lasciato la casa canonica e la chiesa senza preavviso il 10 novembre 2012, e che da quale momento non si è più fatto vedere in paese. Nessuno a dove si trovi il sacerdote, che stando a quanto si apprende sarebbe stato sospeso “a divinis” dal vescovo della diocesi Gianfranco De Luca.

    La “sospensione dai ministeri divini” è una sanzione disciplinare che vieta allo stesso don Marino l’amministrazione dei sacramenti, la celebrazione della messa e la confessione.
    Ancora tutto da chiarire e verificare, ed è per questo che don Marino è coinvolto da un processo. L’ipotesi è quella di pedofilia, e ha lasciato senza parole la comunità locale dove non si parla d’altro da diversi giorni.

    La notizia del suo allontanamento era stata un fulmine a ciel sereno per i fedeli e i cittadini di Portocannone. Proprio perché senza una spiegazione, nè una ragione apparente: nessuno, all’epoca, sembrava a conoscenza delle motivazioni che avevano spinto il sacerdote a scomparire improvvisamente, ed erano circolate tutte le ipotesi, dai problemi legati al ministero ai motivi personali o di salute. Per un anno tutto era rimasto avvolto nel dubbio, ma adesso emerge una sorta di “spiegazione” collegata appunto alla denuncia di una ragazza del posto che sarebbe stata oggetto di attenzioni da parte del 58enne originario di San Felice del Molise, per 25 anni alla guida della parrocchia di Santa Maria, poi passato alla parrocchia dei santi Pietro Paolo di Portocannone che aveva lasciato alla vigilia di una domenica, portando via dalla casa canonica tutte le sue cose e ogni traccia della sua permanenza. 

    Era stato lo stesso vescovo a leggere un messaggio ai fedeli, che a distanza di tempo assume un significato diverso. «Don Marino Genova si è preso un periodo di riflessione e di preghiera per esigenze personali e ha così lasciato la responsabilità della Parrocchia dei Santi Pietro e Paolo. Ho ritenuto opportuno che la cosa avvenisse con celerità e senza particolare rilievo, per questo vi porgo i suoi saluti e i suoi ringraziamenti, unitamente alla richiesta di preghiera per il cammino che lo attende. Nel frattempo la parrocchia sarà retta da un amministratore parrocchiale e i lavori di ristrutturazione della Chiesa parrocchiale saranno seguiti direttamente dalla Diocesi. Questa notizia che vi giunge inattesa, sia occasione di rendimento di grazie per il bene vissuto».

    http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=15682

     

  • Portocannone – Termoli. Don Marino Genova, indagato per pedofilia, l’appello della Rete L’ABUSO.

    Portocannone – Termoli. Don Marino Genova, indagato per pedofilia, l’appello della Rete L’ABUSO.

    Questa mattina sui giornali locali la notizia del sacerdote indagato per pedofilia ha scosso e diviso la comunità cattolica con questo fulmine a ciel “sereno”. La Rete L’ABUSO, che da qualche mese sta seguendo questo caso, vorrebbe fare un appello alle vittime, a chi crede e a chi non crede nelle accuse fatte a don Marino Genova.

    Mi rivolgo alle eventuali altre vittime: l’invito è quello di farsi avanti e di uscire allo scoperto. Non abbiate timore, non abbiate vergogna perché non è la vittima che deve avere vergogna nel denunciare un abuso subìto. Sono una vittima a mia volta e comprendo quanto non sia facile, ma la denuncia di casi come questo integra un alto senso civico perché limita o impedisce che si producano altre vittime.

    Al tempo stesso esternare il trauma aiuta chi lo ha subito ad uscire dallo stato di vittima e diventare un sopravvissuto, ovvero una persona che impara a convivere ed elaborare il trauma, cioè smette di subirlo e riesce a recuperare una vita normale. L’invito è quello di rivolgersi alle autorità civili, se non vi sentite di farlo da soli siamo volentieri disponibili  ad affiancarvi e supportarvi anche legalmente. Per il Molise il contatto mail è molise@retelabuso.org .

    L’appello che invece vorrei rivolgere alla popolazione, sia quella che crede nella colpevolezza, che quella che crede nell’innocenza del sacerdote, è di non demonizzare nè la vittima, nè il carnefice ed attendere quello che dirà la giustizia civile che attualmente si sta occupando del caso. Mettere alla gogna chi è coinvolto non è di alcun aiuto.

    Il Portavoce Francesco Zanardi

  • Portocannone (CB). La misteriosa fuga di don Marino Genova., “C’è di mezzo una giovane donna”.

    Portocannone (CB). La misteriosa fuga di don Marino Genova., “C’è di mezzo una giovane donna”.

    Il parroco lascia tutto e se ne va. Fedeli sconvolti: “Un fulmine a ciel sereno”
    Don Marino Genova, 57 anni, che ha guidato la parrocchia di Santi Pietro e Paolo dal 2005, ha improvvisamente lasciato la casa canonica e la chiesa senza preavviso. La notizia è stata data ieri, domenica 11 novembre, dal vicario del Vescovo durante la Messa del mattino. «Ha voluto prendersi un momento di riflessione»: questa la sintesi del messaggio letto in chiesa. «Senza parole», il sindaco Luigi Mascio, che come il resto dei cittadini non sospettava nulla.

    Portocannone. La notizia è stata un fulmine a ciel sereno per i fedeli e i cittadini di Portocannone che ieri, domenica 11 novembre, hanno appreso dell’addio al loro parroco. Don Marino Genova, che negli ultimi 7 anni ha guidato la parrocchia dei Santi Pietro e Paolo della piccola comunità arbreshe del Basso Molise, se n’è andato. Improvvisamente, e senza che nessuno potesse sospettare i dubbi e la confusione che evidentemente da tempo lo laceravano. Non c’è una spiegazione, nè una ragione apparente: nessuno sa se dietro l’addio improvviso e definitivo – come sembra – ci siano problemi legati al ministero o invece motivi personali o ancora di salute. Per ora tutto è avvolto nel dubbio.

    57 anni, originario di San Felice del Molise, per 25 anni alla guida della parrocchia di Santa Maria, don Marino era un parroco apprezzato e nulla lasciava trasparire la sua intenzione di allontanarsi così, da un momento all’altro. I cittadini e lo stesso sindaco Luigi Mascio lo avevano visto il sabato prima (10 novembre) e avevano parlato con lui come fosse tutto normale.

    La mattina successiva, invece, don Marino non si è presentato in chiesa e alla celebrazione eucaristica, al suo posto, è arrivato il vicario mandato dal vescovo Gianfranco De Luca che, davanti a una chiesa gremita di fedeli, ha letto lo sconcertante messaggio.

    Secondo le voci che girano in paese, alcune provenienti da fonti attendibilissime, già altre volte don Marino era scomparso per pochi giorni, facendo tuttavia sempre ritorno e riprendendo la sua attività pastorale. Questa volta invece le sue sembrano intenzioni definitive. Dalla casa canonica sono state portate via tutte le sue cose e ogni traccia della sua permanenza è scomparsa.

    «Siamo sconvolti e sconcertati. Questo è un colpo difficile da digerire, frutto di un gesto insospettabile», il commento del primo cittadino Luigi Mascio, incapace al pari del resto dei fedeli di spiegarsi l’accaduto. Intanto il vescovo Gianfranco De Luca sarà a Portocannone nel pomeriggio di oggi, alle 17, per incontrare la comunità e dare spiegazioni ai fedeli che sono ancora sconvolti.

    Alla diffusione della notizia, la diocesi di Termoli-Larino ha precisato che ««la notizia, per quanto inattesa, è stata presa in comunione tra monsignor Gianfranco De Luca e don Marino Genova ed è dettata da esigenze personali del diretto interessato e non risulta essere legata a particolari eventi». Il vescovo ha poi voluto rendere pubblico il messaggio fatto giungere ieri mattina ai fedeli. «Don Marino Genova si è preso un periodo di riflessione e di preghiera per esigenze personali e ha così lasciato la responsabilità della Parrocchia dei Santi Pietro e Paolo. Ho ritenuto opportuno che la cosa avvenisse con celerità e senza particolare rilievo, per questo vi porgo i suoi saluti e i suoi ringraziamenti, unitamente alla richiesta di preghiera per il cammino che lo attende. Nel frattempo la parrocchia sarà retta da un amministratore parrocchiale e i lavori di ristrutturazione della Chiesa parrocchiale saranno seguiti direttamente dalla Diocesi. Questa notizia che vi giunge inattesa, sia occasione di rendimento di grazie per il bene vissuto».

    www.termolionline.it/notizie/la-let…quot-37546.html

    CONTINUA…….

  • ENNESIMO SCANDALO IN MOLISE. DON GIOVANNI TRAMONTANO IN “PAUSA DI RIFLESSIONE”

    ENNESIMO SCANDALO IN MOLISE. DON GIOVANNI TRAMONTANO IN “PAUSA DI RIFLESSIONE”

    Diocesi di Campobasso. Parroco di Cercepiccola e S. Giuliano sparisce.

    Dopo gli scandali di don Felix Cini, prete pedofilo nascosto a Cercemaggiore (CB), di don Luigi Balsamo, nativo di Afragola, parroco di Monteroduni (IS), a processo per pedofilia, don Marino Genova, in fuga da Portocannone (CB), don Ciro Scala, originario di Torre del Greco, parroco di Castel S. Vincenzo (IS), sospeso su denuncia di un prete pedofilo, stavolta è in “pausa di riflessione” don Giovanni Tramontano, parroco di San Giuliano e Cercepiccola (CB). Diocesi di Campobasso, Termoli e Isernia nella bufera. Don Giovanni va via da Cercepiccola e San Giuliano. Le reazioni dei cittadini.

    BY MOLISETABLOID – 07/12/2013

    Un punto di riferimento per due comunità, una colonna spirituale di due centri abitati della Valle del Tammaro “va via” sotto un alone di “mistero”.
    Da domenica scorsa, 1 dicembre, con un annuncio ufficiale da parte dell’Arcivescovo della Diocesi di Campobasso-Bojano, Monsignor Giancarlo Maria Bregantini, i comuni di San Giuliano del Sannio e Cercepiccola vedono andar via, dopo sette anni, il proprio parroco Giovanni Tramontano il quale, a fine novembre, ha presentato le dimissioni dal suo incarico per chiedere “un anno di riflessione”.

    Da una settimana a questa parte i cittadini delle sue due parrocchie non hanno alcuna notizia del proprio parroco fatta eccezione per una breve visita ai bambini delle scuole elementari, medie e materne poichè, stando alle parole di don Tramontano, “sono gli unici a meritare un saluto”.
    Effettivamente in sette anni di presenza molti hanno ammirato, apprezzato ma anche criticato le scelte di don Giovanni. Nei paesi si vocifera che questo gesto sia dovuto “alla cattiveria ed alle malelingue” di qualche concittadino che, non essendo sintonizzato sulla stessa linea di pensiero del parroco, avrebbe fatto di tutto per mandarlo via. Il sacerdote avrebbe retto questa situazione ormai da tempo ed arrivato ora allo stremo avrebbe gettato la spugna chiedendo un anno di riflessione e di preghiera in un luogo lontano dalle sue comunità, dal suo Molise. “Ad unirsi in questa preghiera devono essere anche i cittadini di Cercepiccola e San Giuliano – ha detto il vescovo Bregantini – Mai come in questo momento don Giovanni ha bisogno della vicinanza di tutti noi”.
    Ieri, 6 dicembre, i Consigli Pastorali di Cercepiccola e San Giuliano del Sannio si sono riuniti per affrontare quella che in molti hanno definito “emergenza” poiché ci si trova a ridosso delle festività natalizie senza avere un pastore, una guida spirituale, quella voce che amorevolmente guida il popolo verso l’evento cristiano più importante e sentito del calendario.

    La notizia della partenza di don Giovanni ha creato reazioni diverse tra i cittadini. “Alcuni hanno mostrato indifferenza o addirittura compiacenza nell’accaduto – elementi questi segnalati dagli stessi cittadini delle due comunità – al fine di mettersi in mostra criticando ulteriormente l’operato di chi ha cercato di fare tanto per i nostri paesi”. Altri invece hanno appreso la notizia come un fulmine a ciel sereno, tra cui proprio i bambini per i quali don Giovanni ha sempre fatto tanto: molte le lacrime versate per la strana ed apparentemente immotivata partenza del caro ed amato sacerdote, che prima di essere un prete è stato un amico non solo per i bambini ma anche per tanti ragazzi ed adulti che hanno trovato in lui un punto di riferimento, una persona su cui contare.
    “Del resto – commentano alcuni cittadini – è proprio vero quando si dice che per gli errori e l’arroganza di qualcuno a pagarne le amare conseguenze sono tutti”. Forte, invece, l’appello dei bambini delle comunità: “Don Giovanni, torna qui da noi!”.

    http://molisetabloid.altervista.org/don-gi…-dei-cittadini/