Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia: la Chiesa italiana che nega le sue responsabilità

    Pedofilia: la Chiesa italiana che nega le sue responsabilità

    Don Ruggero Conti è stato condannato in via definitiva per violenza sessuale su minori: non ha scontato un giorno di prigione, mentre le sue vittime non hanno avuto conforto o risarcimento. Assordante il silenzio del superiore del prete

    Antonio Rossitto

    Fascicolo 4866 del 2008. L’asettico numero seriale cela il più fragoroso processo italiano a un prete per abusi su minorenni. Sette vittime, decine di testimoni e migliaia di atti. Da cui, ancora una volta, affiorano le reticenze e le omissioni di una curia. L’imputato si chiama don Ruggero Conti: lombardo di Legnano, amico di politici ed economo della sua diocesi. A quel tempo è il carismatico e influente parroco di una chiesa di Selva Candida, al di là del Grande raccordo anulare che abbraccia la capitale. L’inchiesta della Procura di Roma si trasforma in un eclatante caso giudiziario. Che porta, nel 2015, alla più grave condanna definitiva mai comminata dalla giustizia italiana a un religioso accusato di pedofilia: 14 anni e due mesi di carcere.

    Eppure il sacerdote non è mai entrato nelle patrie galere. Anzi, a settembre 2017 è perfino evaso dai domiciliari, concessi in una clinica laziale, tentando una rocambolesca fuga in taxi. Infine, le ultime aggravanti: nessun risarcimento versato alle vittime e nemmeno una parola di conforto per i minori violati. Nonostante tutto sia accaduto alle porte del Vaticano. O, magari, proprio per questo.

    Sotto gli orrori, un manto di protezione

    Chiesa della Natività di Maria Santissima, periferia di Roma, 30 giugno del 2008: don Conti, 54 anni all’epoca, viene arrestato mentre è in partenza, con alcuni ragazzi, per la Giornata mondiale della gioventù di Sydney. La Procura di Roma, nei mesi seguenti, comincia a sentire testimoni. Scoprendo, sotto gli orrori, un manto di protezione. Emerge già dalla deposizione di Gino Reali, il vescovo di Porto-Santa Rufina, la diocesi romana sotto cui ricade la chiesa di Selva Candida. Il 1° dicembre 2008 il pm Francesco Scavo Lombardo convoca il monsignore.

    Il prelato ammette di aver appreso già nel settembre 2006 dei comportamenti equivoci di don Conti. Confermati due mesi dopo dal vice parrocco della Natività di Maria Santissima, Don Claudio Peno Brichetto. Che il vescovo, però, considerò inaffidabili. Anche le parole di altri tre ragazzi, tra i quali il responsabile dell’oratorio e alcuni dei giovani abusati, furono prese con le molle. «È chiaro che non posso nemmeno andar dietro a tutte le voci» si giustifica monsignor Reali con il magistrato, riferendosi a quegli incontri. «Io faccio il vescovo, non è che faccio il giudice istruttore… Non sono riuscito a trovare dei riscontri che potessero portarmi a un provvedimento di trasferimento». E aggiunge: «Noi oggi abbiamo anche l’impegno molto grande di salvare la buona fama della Chiesa. Lei non ha idea di quante accuse vengono fatte. E alcune non hanno alcun “fundamentum in re”, come si diceva una volta».

    Già, «la buona fama della Chiesa». Nessuno, quindi, viene avvertito. E don Conti continua ad abusare dei giovani parrocchiani. Persino in seguito al suo arresto, la curia non prende provvedimenti. «Da un punto di vista canonico noi aspettiamo quello che viene fuori dalle indagini della Procura» spiega il vescovo al pm Scavo Lombardo. «Quindi, in questo momento, siamo perfettamente fermi».
    Riassumendo: nel 2008 la diocesi, nonostante l’arresto per supposta pedofilia di un suo influente sacerdote, decide di stare a guardare. Fino a quando la giustizia non dimostrerà le violenze: al di là di ogni ragionevole dubbio. Una Chiesa, dunque, che interviene solo dopo la giustizia penale. Ovvero: quando non può farne a meno. Una condotta che negli anni scorsi è diventata metodo. Come dimostrano i casi raccontati da Panorama nelle scorse puntate di questa inchiesta.

    Il caso di don José Poveda Sanchez

    La deposizione di monsignor Reali trabocca di eccesso di cautela. Nel settembre 2005 alcuni genitori avevano informato monsignore che un altro prete, don José Poveda Sanchez, molestava telefonicamente alcuni ragazzini. In udienza il pm romano chiede al vescovo anche di questo precedente. Gli legge messaggi dall’inequivocabile tenore: «Pezzo di culo, vieni stasera». Oppure: «Ciao, culetto d’oro». Reali, ricevuta la scomoda segnalazione, spiega al magistrato di aver convocato il religioso spagnolo. «Mi promise che sarebbe cambiato… Ma qualche mese più tardi fui avvisato che c’era stato invece un nuovo messaggio. Lo richiamai e lo invitai a lasciare la parrocchia. Lui allora chiese di rientrare in Spagna». Anche questa, una prassi consolidata: i preti sospetti vengono spostati da una sede all’altra, sperando di sopire denunce e scandali.

    Monsignor Reali, quindi, invia nel 2005 una lettera a Joaquín María López de Andújar, all’epoca vescovo di Getafe, la diocesi vicino Madrid che accoglierà don Poveda Sanchez. Ma si guarda bene dal segnalare i precedenti del sacerdote. Anzi, spiega il pm in udienza, «scrive una sorta di raccomandazione al suo pari grado a Madrid: “Persona a posto, brava, che si recava in Spagna per accudire la madre malata”». Tre anni dopo emerge che il prete iberico viene indagato per gli abusi sessuali su quattro ragazzini. Il parroco è così costretto ad ammettere i suoi precedenti con la curia di Getafe. I pm romani ricostruiscono però anche l’omissione di un altro monsignore: Carlo Galli, all’epoca prevosto di Legnano. A lui, nel 2005, un uomo aveva raccontato di aver subito violenza sessuale proprio da don Conti. Un’informazione che, però, il monsignore aveva tenuto per sé. Salvo poi riferirla al vescovo Reali, dopo aver appreso dell’arresto del parroco di Selva Candida.

    Il processo a don Ruggero Conti

    Il processo a don Conti comincia nel giugno 2009. Tra le parti civili c’è la onlus «Caramella buona», che ha contribuito ad avviare l’inchiesta, con il suo presidente, Roberto Mirabile. Così come Mario Staderini, consigliere municipale romano e futuro segretario dei Radicali italiani: rappresenta il Comune di Roma, che ha rinunciato a entrare nel procedimento (lo farà solo in seguito). All’epoca il sindaco della capitale è Gianni Alemanno: e in campagna elettorale, don Conti è stato il suo garante «per la famiglia e le periferie».

    Il 1° dicembre 2009 M.Z. è sul banco dei testimoni. Rivela di essere andato da Reali, assieme al responsabile dell’oratorio. E di avergli raccontato degli abusi subiti. Ma il vescovo gli avrebbe replicato: «Non fatevi mettere idee in testa dalla voci che sentite». Il giovane, in Tribunale, aggiunge: «La risposta non c’era piaciuta, il modo in cui l’aveva detto. Quasi per dire: “Non hai le prove, come fai a sostenere una cosa del genere?”. Ma la prova ero io. E quindi mi sono sentito abbandonato». Insomma, sintetizza: «Lui non ci credeva».

    Lo stesso 1° dicembre 2009 depone M.F.. Ricorda di aver scritto una lettera, in cui ricostruiva le violenze a cui era stato sottoposto, e di averla portata al monsignore. Che gli suggerì «di fare una denuncia alle autorità». Una strada che, però, il parrocchiano non aveva voluto intraprendere. È lo stesso Reali a spiegarlo ai giudici nell’udienza del 20 maggio 2010. Il monsignore chiarisce anche di non aver voluto avviare un’«indagine previa» interna. E di avere contattato «solo informalmente» la Congregazione per la dottrina della fede, l’organismo vaticano che istruisce i processi canonici contro i preti pedofili.

    La condanna al carcere, mai eseguita

    I giudici romani sentono pure il primo accusatore di Ruggero Conti, don Peno Brichetto, suo vice nella chiesa di Selva Candida: nel 2007 aveva scritto una lettera alla stessa Congregazione per segnalare i comportamenti del parroco. Viene però convocato in Vaticano solo dopo l’arresto del sacerdote: «Mi hanno detto che loro operano solo se c’è l’invio di una documentazione. Infatti hanno confermato che Reali non ha mandato nulla: né prima né dopo il 2008». Morale: solo nel 2011 il sacerdote sarà sospeso «a divinis» dal sacerdozio. Quasi un buffetto. A maggio dello stesso anno, infatti, l’ex parroco della Natività di Maria Santissima viene condannato a 15 anni e 4 mesi: violenza sessuale aggravata su sette minori tra il 1998 e il 2008. Deve anche pagare 271 mila euro alle parti civili.

    In appello, nel maggio 2013, prescritti alcuni reati, la pena scende a 14 anni e due mesi. Due condanne, nessun risarcimento. Così il 28 giugno 2013 gli avvocati Giacomo Tranfo e Guido Lombardi, che assistono uno dei ragazzi, scrivono al cardinale Agostino Vallini, vicario del Papa per la diocesi di Roma, chiedendo un appuntamento. La replica del prelato arriva dieci giorni dopo: «Rispondo alla sua cortese lettera relativa alle difficoltà che incontra il giovane F.B., che dice di essere vittima di abusi da parte di don Ruggero Conti». Consiglia poi di rivolgersi al vescovo Reali, che però non darà mai riscontro ai due legali.
    «Dice di…», scrive il cardinale Vallini: evidentemente due gradi di giudizio non sono ritenuti sufficienti alla Chiesa per dubitare di uno dei suoi pastori. Anche la Cassazione, però, nel maggio 2015 conferma la condanna all’ex parroco di Selva Candida: 14 anni e due mesi. Una delle pene più severe mai comminate dalla giustizia italiana alla Chiesa.

    Eppure don Conti non è mai entrato in carcere. Precarie condizioni di salute. Che però non gli impediscono di tentare la fuga nel settembre 2017 da una casa di cura. I carabinieri lo ritrovano a Milano, in un’altra struttura sanitaria. Da quel momento, di lui s’è persa ogni traccia. Niente galera, niente risarcimenti, niente scuse. E quella frase, pronunciata in aula da un vescovo, a far da epitaffio: «Dobbiamo salvare la buona fama della Chiesa».

    https://www.panorama.it/news/cronaca/pedofilia-chiesa-italiana-responsabilita/

  • Chiesa e pedofilia, chi è l’ex parroco Ruggero Conti evaso da una clinica

    Chiesa e pedofilia, chi è l’ex parroco Ruggero Conti evaso da una clinica

    Don Ruggero Conti, condannato in via definitiva nel 2015 a una pena di 14 anni e due mesi, è evaso da una clinica di Genzano alle porte di Roma, dove si trovava ai domiciliari. L’ex parroco di Selva Candida si trovava nella struttura per ragioni di salute. Era stato arrestato nel giugno del 2008 poco prima di imbarcarsi con alcuni piccoli parrocchiani su un volo per l’Australia dove si celebravano le Giornate della gioventù.

    Ecco una sintesi della vicenda che è conclusa con la condanna per pedofilia più pesante mai inflitta a un sacerdote della Chiesa cattolica in Italia.

    Con l’accusa di aver abusato di sette bambini di 10-12 anni che gli erano stati dati in custodia, don Ruggero Conti, allora potentissimo parroco della chiesa romana “Natività di Maria santissima” a Selva Candida, viene fermato il 30 giugno 2008 dai carabinieri mentre con i ragazzi della parrocchia era in procinto di partire per Sidney, dove avrebbe partecipato alla Giornata mondiale della gioventù in programma dal 12 al 21 luglio. I grandi scandali europei del 2009-2010 dovevano ancora scoppiare pertanto, di norma, per non far innervosire la Conferenza episcopale di Ruini e Bagnasco i media italiani non davano mai grande risalto alle storie di pedofilia clericale. Ma – forse per la prima volta – il caso Conti non rimase a lungo relegato nelle pagine di cronaca locale. Sin da subito lo abbiamo seguito su Left ma come raramente accade in questi casi, ha trovato spazio anche su altri media nazionali. Risultò difatti impossibile ignorare che a fronteggiarsi in sede civile si sarebbero trovati a un certo punto niente meno che il Comune di Roma e lo Stato di Città del Vaticano. Loro malgrado, come vedremo.

    Ma andiamo per ordine e cominciamo col dire che l’eccezionalità del processo Conti verteva su diversi punti. Non solo perché don Ruggero fino a poche settimane prima dell’arresto – e dunque nel periodo che comprendeva gli stupri a lui imputati – era stato il garante della famiglia del candidato sindaco di Roma (poi vincitore) Gianni Alemanno. Oltre a questo, per la prima volta un tribunale riconobbe l’interesse specifico di una amministrazione comunale a costituirsi parte civile nei processi per violenza “sessuale” commessa su minori. Dando così più respiro alla giurisprudenza che lo ammetteva solo in caso di violenza nei confronti delle donne. Infine, terzo punto e nodo del caso politico, la costituzione in parte civile non fu operata dal Comune di Roma, quindi dal sindaco Alemanno, ma da un cittadino, il futuro segretario dei Radicali Mario Staderini. Il quale, assistito dall’avvocato Elisabetta Valeri, esercitò “l’azione popolare”, una norma che permette a qualsiasi cittadino elettore di intraprendere le azioni legali che il Comune potrebbe svolgere e che invece non fa. E questo fu il caso del Campidoglio che espresse la volontà di non entrare nel processo, sulla base di motivazioni contraddittorie contenute in una determinazione del 27 maggio a firma di una dirigente, la dottoressa Cavilli, rimossa da Alemanno dopo che il Tribunale di Roma nell’udienza del 16 giugno ammise la costituzione di parte civile di Staderini a nome del Comune.

    In realtà, agli atti del processo risulta un documento datato 4 giugno e con firma autentica di Alemanno, in cui il sindaco dichiarava «di non costituire l’amministrazione comunale nel processo» e di «non aderire» all’iniziativa di Staderini. La qual cosa mal si combinava con «l’indagine interna» annunciata dal sindaco per far luce sulla vicenda e con la rimozione del dirigente comunale. Il resto è cronaca nera.

    Nel febbraio del 2011 Ruggero Conti viene condannato a quindici anni e quattro mesi per prostituzione minorile e per aver abusato di sette bambini tra il 1998 e il 2008 in oratorio e nei campi estivi. Secondo il Pm Francesco Scavo, il sacerdote aveva indotto due dei ragazzini «a compiere e/o subire atti sessuali in cambio di denaro o altra utilità (in genere capi di abbigliamento)». Abusi che il Pm a definì «di inaudita gravità», perché «prolungati negli anni» e perché avrebbe approfittato di situazioni «di debolezza o di difficoltà familiare in cui si trovavano i piccoli». In un caso, un bambino era stato affidato al prete dalla madre indigente perché lo aiutasse a superare i problemi dovuti alla perdita del padre; ma il sacerdote ne avrebbe approfittato per violentarlo circa quaranta volte in cambio di abiti o denaro (dai dieci ai trenta euro). Come è potuto accadere? Gli stessi accusatori del sacerdote definirono don Ruggero come una «persona sensibile, un tipo molto carismatico». Insomma, uno di cui fidarsi che «si ricordava subito i nomi di tutti quanti, che ti metteva subito a tuo agio, come se fosse una persona che conoscevi da tanto tempo».

    Questo è un passaggio chiave di tutta la vicenda. Numerosi esperti sono concordi infatti nel ritenere che il pedofilo sia una persona che pianifica lucidamente la violenza, agendo in un contesto che gli consenta di farla franca e dopo aver scelto con cura il suo bersaglio. Ecco cosa mi ha raccontato l’avvocato Luciano Santoianni del Foro di Napoli, legale con lunga esperienza in questo campo: «Il pedofilo circuisce la vittima giocando sull’ambiguità e inducendolo alla confusione. Quando c’è un rapporto di fiducia o affettivo, l’abuso è compiuto in maniera subdola, rasentando la linea di demarcazione che ci può essere con un rapporto amicale. La sua è una condotta violenta ma è raramente esercitata con violenza». Un altro aspetto che emerge dalle testimonianze e che ricorre in molti casi di pedofilia è commentato dallo psichiatra Andrea Masini: «C’è una grande ambiguità che però è tutta all’interno del pensiero religioso e che consiste nel farsi chiamare “padre” da parte degli “educatori”. Per un bambino che non ha più figure femminili di riferimento, questo appare come un tentativo di ricostruire almeno il rapporto col genitore, che però non è reale perché nessun prete è padre di nessuno. È questa ambiguità “calcolata” che apre la strada alla violenza pedofila». Masini tocca poi un altro tasto delicato. I numeri sulla diffusione della pedofilia nel clero suggeriscono infatti l’ipotesi che molti pedofili si scelgano apposta determinate professioni. «Non c’è dubbio che l’organizzazione della Chiesa risponda a certi requisiti. Il pedofilo, da calcolatore qual è, sa che il suo comportamento sarà coperto dal silenzio delle gerarchie ecclesiastiche. Perché all’esterno deve rimanere integra la figura del sacerdote misogino, che non ha rapporti sessuali e non ne deve avere. Un altro caso, ma di tutt’altro tipo, poteva essere rappresentato dall’esercito. Dove finiva un certo tipo di paranoici, perché “sapevano” che l’istituzione avrebbe coperto la loro patologia». Pur non riferendosi espressamente al caso Conti, le osservazioni dei due professionisti sembrano aderire perfettamente alla storia in questione.

    Torniamo alle grane processuali dell’ex parroco. Il 31 maggio 2013 l’uomo di cui si era fidato anche Alemanno è stato condannato in Appello a quattordici anni e due mesi di reclusione per violenza sessuale continuata e aggravata. La pena inflitta al prelato in primo grado venne ridotta in secondo grado (e poi confermata in via definitiva nel 2015) perché nel frattempo tre degli episodi contestati sono risultati prescritti. Per quanto riguarda la curia guidata dal vescovo Gino Reali, dopo l’arresto non prese alcun provvedimento. Tanto meno si mosse il Vaticano. E così è stato per tutta la durata del processo di primo grado. Solo dopo la prima condanna a quindici anni e quattro mesi don Ruggero è stato sospeso a divinis.

    Vale la pena soffermarsi su mons. Reali perché in qualche modo avrebbe potuto mettere il sindaco di Roma sul chi vive. Nel corso del dibattimento il ‘superiore’ di don Conti è stato infatti accusato di non aver dato importanza alla lettera di denuncia che era stata presentata alla diocesi dai genitori di alcuni bambini. Lui si è difeso facendo presente di aver inviato a don Conti una nota di ‘scorrettezza’ nella quale lo invitava a «un corso di esercizi spirituali e a una costante frequenza al sacramento della Penitenza». Quindi sapeva. E in seguito è stato accertato che l’ex parroco continuò ad abusare dei bambini fino a tre mesi prima di essere arrestato. Proprio mentre collaborava con Alemanno, contribuendo, grazie al potere di cui godeva nel quadrante nord-ovest della Capitale, a farlo diventare il sindaco del “decoro” e “antidegrado”.

    di Federico Tulli

    https://left.it/2017/09/29/chiesa-e-pedofilia-chi-e-lex-parroco-ruggero-conti-evaso-da-una-clinica/

  • Maurizio Turco: i segreti di Ratzinger

    Maurizio Turco: i segreti di Ratzinger

    In questo video Maurizio Turco, deputato del Partito Radicale, svela alcuni retroscena relativi ai precedenti di Papa Ratzinger come Cardinale. Turco racconta gli insabbiamenti sui casi di preti pedofili, commissionati da Cardinal Ratzinger.

    Negli Stati Uniti iniziano a imperversare gli scandali legati ai preti pedofili in alcune parrocchie americane.
    Joseph Ratzinger e Tarcisio Bertone, rispettivamente Prefetto e Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, inviano a tutti i vescovi e preti la lettera De Delictis gravioribus, un testo che contiene informazioni aggiornate sui comportamenti da tenere in materia di abusi sessuali e molestie. I termini di prescrizione vengono spostati a 10 anni dal compimento della maggiore età del violentato. Inoltre nel testo viene ribadito fatto che tutte le cause sono soggette a “segreto pontificio”.
    Le sanzioni cui il Tribunale Ecclesiastico condanna i preti che si rendono colpevoli di molestie su minori spesso prevedono semplicemente un trasferimento ad altra parrocchia.

    2003
    Daniel Shea
    , avvocato americano ed ex seminarista, scopre un documento segreto, risalente al 1962, citato in una nota della lettera di Ratzinger: ilCrimen Solliciationis, “Istruzioni sulla procedura nella cause di molestie”.

    Si tratta di un documento inviato a tutti i membri della Chiesa durante il pontificato di Giovanni XXIII, in cui si danno precise direttive sui comportamenti da tenere nel momento in cui si venga a conoscenza di molestie e abusi.
    La premessa contiene la richiesta di segretezza:

    DA CONSERVARSI DILIGENTEMENTE NELL’ARCHIVIO SEGRETO DELLA CURIA IN RAPPORTO ALLA NORMA INTERNA DA NON PUBBLICARE E DA NON ACCRESCERE CON ALCUN COMMENTO

    Le indicazioni sono molto precise, in particolare il riferimento alla scomunica immediata senza comunicazione alcuna per chi diffondesse informazioni riguardanti abusi sessuali e molestie. In questo modo si evita che i casi vengano sottoposti al giudizio della magistratura civile.

    Il testo integrale

    Nell’agosto dello stesso anno gli eurodeputati radicali presentanoun’interrogazione alla Commissione Europea e al Consiglio d’Europaper chiedere quali iniziative conoscitive, preventive e sanzionatorie nonché diplomatiche intende prendere in relazione al fatto che le istruzioni contenute in questi documenti sono in contrasto con le politiche dell’Unione e degli Stati membri in materia di diritti dell’uomo e libertà fondamentali e di lotta agli abusi sessuali
    La Commissione e il Consiglio rispondono declinando le loro responsabilità.

    2005
    Il Cardinale Joseph Ratzinger viene chiamato dal Tribunale del Texas a rispondere di cospirazione contro la giustizia. L’accusa per il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede è quella di aver coscientemente tenuto nascosti numerosi casi di pedofilia con i documenti da lui approvati e divulgati.

    Nel mese di aprile dello stesso anno Joseph Ratzinger viene nominato papa e chiede di avvalersi, in quanto capo di stato, dell’immunità diplomatica.

    L’allora presidente degli Stati Uniti George Bush gliela concede, motivando la decisione come una scelta di politica estera.

    2007- 2008
    Maurizio Turco, deputato radicale, presenta la stessa interrogazione presentata in Europa. La prima volta, nel 2007, come deputato della Rosa nel Pugno, al Governo Prodi, la seconda volta, il 29 aprile 2008, come radicale nel Partito Democratico al Governo Berlusconi.

    Il 5 agosto 2008 Elio Vito, Ministro senza portafoglio per i Rapporti con il Parlamento, risponde all’interrogazione di Turco. La risposta del Governo si riferisce chiaramente agli accordi tra Stato Italiano e Chiesa e alla non ingerenza dello stato italiano nei fatti giuridici della Chiesa.

    2009
    Il 16 giugno, per la prima volta il Comune di Roma si costituisce parte civile in un processo per violenza sessuale nei confronti di minori. Mario Staderini, ora segretario di Radicali Italiani e ai tempi consigliere municipale a Roma, compie una azione popolare, richiedendo di costituirsi parte civile a nome del Comune di Roma nell’udienza di giudizio immediato nei confronti di Don Ruggero Conti, sacerdote della chiesa Natività di Maria Santissima, accusato dal PM Francesco Scavo dei reati di violenza sessuale e prostituzione minorile.
    2010
    Il 2 aprile il Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, invia degli ispettori presso il Tribunale di Milano per fare delle verifiche su alcune dichiarazioni del procuratore aggiunto Forno, capo del pool specializzato in molestie e stupri, sui sacerdoti coinvolti in reati sessuali.Il magistrato aveva dichiarato: “Nei tanti anni in cui ho trattato l’argomento non mi è mai, e sottolineo mai, arrivata una sola denuncia nè da parte dei vescovi nè da parte dei singoli preti. Le indagini sono sempre partite da denunce dei familiari delle vittime che si rivolgono all’autorità giudiziaria dopo che si sono rivolti all’autorità religiosa, e questa non ha fatto assolutamente niente”.

    Il 12 aprile sul sito della Santa Sede vengono rese pubbliche le linee guida, che il Vaticano dichiara di aver scritto nel 2003, che dovrebbero fare da compendio al Codice di diritto canonico del 1983 e al documentoSacramentorum sanctitatis tutela del 2001. Nel documento si sottolinea come:“va sempre osservata la legge civile in materia di denuncia di crimini alle autorità appropriate”

    Il testo integrale in inglese

  • Alemanno, il prete pedofilo e la dirigente rimossa per una carta – Tutta la storia

    Alemanno, il prete pedofilo e la dirigente rimossa per una carta – Tutta la storia

    Tre giorni fa la III Corte d’Appello di Roma condanna don Ruggero Conti a 14 anni e 2 mesi di reclusione per avere abusato di 7 ragazzi. La pena è ridotta di un anno e due mesi rispetto al primo grado perché tre casi di abuso sono prescritti. Conti era parroco della Chiesa della Natività di Maria Santissima e garante per le politiche familiari e per le periferie nella campagna di Alemanno nel 2008 (Conti viene arrestato il 30 giugno 2008, mentre stava organizzando con l’oratorio la partenza per Sidney in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù). Nel processo avviato nel 2009, il Sindaco Alemanno firma per la non costituzione come parte civile del Comune di Roma – nonostante la richiesta di Mario Staderini (che qui spiega le ragioni dell’azione popolare avviata e qui cos’è successo intorno al processo). Quando gli si chiede ragione del no, Alemanno dice che non aveva letto – pur avendo firmato il documento – e la “colpa” del rifiuto è attribuita a una dirigente, Rita Camilli, rea di avere riportato le indicazioni ricevute dall’Avvocatura del Comune. Camilli viene sottoposta a un provvedimento disciplinare e a un’indagine “fantasma”, poi reintegrata ma lasciata per mesi senza un incarico. Dalla sospensione alla decisione di andare anticipatamente in pensione, nel maggio successivo, Camilli riceve regolarmente il suo stipendio da dirigente dal Comune che, però, non la fa lavorare.

    “PREFERIREI DI NO” – La mancata costituzione del Comune deriverebbe da un provvedimento redatto dalla signora Camilli, ma che a sua volta richiama un parere formale dell’Avvocatura del Comune. Prosegue Lonetti: “Camilli non è stata incauta, ha chiesto: come mi devo comportare? Lei non ha competenza in costituzione in giudizio penale, perciò ha seguito le indicazioni degli organi competenti. È anche prudente, e ha conservato la minuta redatta con un avvocato del Comune durante i lavori per redigere la risposta con il “preferiremmo di no””. Alla Bartebly, lo scrivano di Herman Melville, ma con una bomba che non sarebbe dovuta scoppiare, ma rimanere nel silenzio e nella disattenzione generale.

    IL SINDACO FIRMA SENZA LEGGERE? – Quel provvedimento è stato portato al Sindaco dall’Avvocatura. È il Sindaco che decide se costituirsi oppure no, non certo la dirigente e in questo caso nemmeno l’Avvocatura. Perché, appunto, la vicenda è grossa, coinvolge un ex parroco e reati gravissimi. Il sindaco ha firmato. Senza leggere? Sarebbe forse ancora più grave dell’avere firmato consapevolmente e intenzionalmente di non costituirsi: come è possibile firmare un documento del genere senza averlo letto? E quali altre importanti decisioni potrebbe firmare un Sindaco tanto distratto? Se poi nessuno protesta tutto fila liscia; in caso contrario si può sempre attribuire la responsabilità a qualcun altro.

    INTERPRETAZIONE DELL’AVVOCATURA – Per capire meglio le responsabilità delle parti soffermiamoci su questo punto. L’avvocato Lonetti ricostruisce quelle della sua assistita. “Camilli ha detto: l’Avvocatura ha dato valutazione negativa, io mi conformo. Camilli, prima di concludere il procedimento, aveva chiesto indicazioni anche al Capo del Gabinetto. Il Capo di Gabinetto non ha mai risposto, e anche questo appare bizzarro. Io rispondo alle richieste, lei no? Entro fine maggio bisognava rispondere (pare anche che il provvedimento fosse arrivato prima a un altro dirigente che aveva detto di non averne competenza). L’Avvocatura del Comune, richiamando l’assenza di precedenti e la delicatezza della vicenda, ha suggerito di non costituirsi. Tra questa decisione e il procedimento disciplinare verso Camilli c’è il silenzio – come ho già detto, Camilli l’ha saputo dai giornali. “Può immaginare – mi chiede Lonetti – cosa significhi subire una sospensione, il clamore dei giornali e le loro interpretazioni da capro espiatorio? Non è bello essere associati a una vicenda simile. Il Sindaco ha anche rilasciato un’intervista in cui ha fatto considerazioni particolarmente pesanti su Camilli. Fino a qualche mese fa era ancora rintracciabile il file audio sul sito di Radio Radicale: “Era una signora vicina alla pensione… questi deficienti di burocrati”.

    REINTEGRAZIONE – Subito dopo la sospensione, l’avvocato Lonetti ha proposto un giudizio d’urgenza per chiedere che Camilli fosse reintegrata. Nel corso di quel giudizio il Comune si è difeso dicendo che il Sindaco non può leggere tutti gli atti che firma. “Ma non era certo un atto qualsiasi – sottolinea Lonetti – ammesso poi che sia lecito firmare un atto qualsiasi senza leggerlo, tanto più quando arriva direttamente dall’Avvocatura”.
    E non solo: in questo caso c’erano rapporti stretti, politici e personali, con don Ruggero Conti. Era una questione di ordine penale. Non era una vicenda che riguardava un semaforo caduto o una buca. Forse nessuno si aspettava che qualcuno avrebbe chiesto, come ha fatto Mario Staderini in giudizio: “perché non c’è il Comune di Roma?”.

    ’HANNO PROVATO – Sciatteria o intenzione? Dopo il documento del 4 giugno 2009 firmato dal Sindaco, e dopo la richiesta di Staderini, era ormai impossibile dire che il no del Comune fosse intenzionale. Bisognava trovare qualcuno cui passare la colpa per dichiararsene estraneo e per uscire pulito da questa palude. Se hanno rimosso Camilli, non avrebbero dovuto anche indagare sul Sindaco distratto e sull’Avvocatura che aveva consigliato di non costituirsi? Cioè, o tutti o nessuno. Invece l’accertamento ha colpito l’elemento più fragile e quello meno responsabile – vaso di terracotta tra vasi di bronzo.

    ISTRUTTORIA “FANTASMA” – Dopo un paio di mesi dalla sospensione Camilli è tornata a lavoro, retribuita (come accade in caso di procedimento disciplinare). Il giudice ha detto “è stata reintegrata, non c’è problema”. “Ma per noi non era così!”, commenta Lonetti. “Inoltre non risulta alcuna istruttoria successiva alla sospensione. Dopo la sospensione, il Comune ha ricevuto le nostre giustificazioni (cioè la documentazione a supporto della correttezza del comportamento di Camilli) e, infine, c’è stata la reintegrazione”. Il 25 giugno 2009 s’è svolto l’incontro in Campidoglio con il Segretario Generale e l’Avvocatura del Comune. Lonetti ha portato una memoria scritta molto documentata. Dopo questo incontro il silenzio. “Non mi risulta che ci sia stata alcuna ulteriore istruttoria. Hanno esaminato quello che abbiamo portato noi senza aggiungere nulla, ma per il reintegro c’è voluto ancora circa un mese e mezzo. Noi abbiamo fatto anche un reclamo, e il giudice del reclamo ha detto che era stato il Sindaco, sottoscrivendo l’atto, a essersene assunto la responsabilità”. Mi ricorda all’asilo quando dicevamo: “me l’ha detto lui” per giustificare azioni di dubbia portata morale. Soprattutto, poi, su un caso del genere. “Il provvedimento finale è delizioso. Dicono: non ci sono estremi per alcun provvedimento disciplinare, certo la invitiamo a una maggiore attenzione”.

    RIORGANIZZAZIONE DEL COMUNE – Intorno ad agosto, dunque, Camilli è reintegrata. Nel frattempo una riorganizzazione generale del Comune ha soppresso il suo ufficio. Certo, magari questo è una sfortunata coincidenza temporale, ma possibile che non ci fosse nulla da farle fare? Gli altri dirigenti coinvolti nella riorganizzazione sono stati ricollocati, c’è una serie di provvedimenti di ricollocazione da ottobre all’inizio di aprile 2010 – dice Lonetti. Per mesi Camilli è stata invece immobile, finché ha deciso di andare in pensione, stufa di guardare i muri. Il Comune ha ricevuto diverse richieste per farle dare un incarico tramite il suo avvocato, ma non ha mai risposto. “Se una società privata riceve una lettera da un avvocato si mette in allarme, cerca di rimediare, non foss’altro per evitare una causa”, conclude Lonetti.

    PAGATA PER MESI PER NON FARE NULLA – E se non fosse già abbastanza la frustrazione personale di essere costretta a non lavorare e di ritrovarsi sulla lista nera del Sindaco, questa situazione al Comune di Roma è costata mesi di stipendio da dirigente, fino al maggio 2010 quando Camilli ha deciso di anticipare la pensione perché non ne poteva più. Economicamente Rita Camilli non ci ha rimesso, il Comune di Roma però sì – tenendola a guardare le pareti. E ora rischia anche di pagare altri soldi se sarà accettata la richiesta di risarcimento per danni psicofisici e di immagine: “cercando su internet escono ancora i vecchi articoli in cui Camilli viene associata a qu
    esta grave vicenda”. Si dovrebbe sapere qualcosa verso la fine del 2013 o all’inizio del 2014.

    SOLO LE SPINE – La morale di tutta questa vicenda è sintetizzabile così: “mettere alla berlina una persona per avere fatto il proprio dovere, non cercare di rimediare”, per usare le parole dell’avvocato Lonetti. “Nemmeno le scuse, nemmeno un mazzo di fiori. Solo le spine. Se la sono dimenticata”. Se nessuno avesse chiesto quale fosse la posizione del Comune, forse non sarebbe accaduto nulla. Ma una volta che si è dovuta cercare la responsabilità della mancata costituzione, la risposta è stata: “è tutta colpa di Rita Camilli”. Anche umanamente sembra una decisione spaventosa. Rimangono molte domande. Rimane il passato di don Ruggero Conti: uno dei sostenitori della campagna di Alemanno, uno che magari suggeriva ai suoi fedeli di votarlo. Costituirsi parte civile sarebbe forse stato uno sgarbo verso un passato alleato? Com’è possibile leggere un provvedimento in cui c’è una persona che conosci, cui hai affidato un incarico ufficiale, e non dare precise direttive politiche? O era proprio quel rifiuto la risposta politica? Un rifiuto che sarebbe però dovuto restare silenzioso, non notato, nell’ombra e che invece ha avviato una serie di scuse e di rimedi peggiori del rifiuto stesso.

  • Prete accusato di molestie, Staderini e Chiaramello (Radicali): sul banco degli imputati anche i Vescovi Bassetti e Chiaretti che già sapevano.

    Prete accusato di molestie, Staderini e Chiaramello (Radicali): sul banco degli imputati anche i Vescovi Bassetti e Chiaretti che già sapevano.

    23/04/2012

    Dichiarazione di Mario Staderini, Segretario di Radicali Italiani, e Liliana Chiaramello, Presidente di RadicaliPerugia.org
    Mentre la Curia di Perugia comincia ad ammettere che evidentemente qualcosa non torna circa la vicenda di Don Lucio Gatti tanto da paventargli sospensione e purificazione in monastero, attendiamo con curiosità ciò che deciderà la Congregazione per il Clero in Vaticano. Al di là delle vicende giudiziarie che faranno il loro corso -l’ex parroco da venerdì scorso è iscritto nel registro degli indagati per violenza sessuale e abuso dei mezzi di correzione- ciò che è in gioco oggi non è la demonizzazione del singolo quanto la verifica del rispetto di quelle direttive che, per volontà di Benedetto XVI, impongono ai Vescovi di collaborare con la Giustizia qualora essi dovessero venire a conoscenza di tragiche realtà, quale per esempio quella in questione. Come ampiamente documentato dalla trasmissione “Le Iene”, sia il Vescovo Bassetti che il suo predecessore Monsignor Chiaretti erano al corrente già da tempo della drammatica vicenda.
    In virtù di ciò, crediamo che sul banco degli imputati dovrebbero esserci anche loro poiché se ci si limitasse alla singola mela marcia significherebbe che le regole sancite dal Vaticano non sarebbero state rispettate e tutto acquisterebbe il sapore di ‘grida manzoniane’ volte a placare l’opinione pubblica senza però risolvere il problema alla radice.

    Fonte: http://radicalipg.blogspot.com/2012/04/pre…taderini-e.html

  • Esposto dei Radicali Italiani sulla regolarità delle comunità

    Esposto dei Radicali Italiani sulla regolarità delle comunità

    Presunti abusi sessuali di un sacerdote, depositata la prima denuncia in procura
    Esposto dei Radicali Italiani sulla regolarità delle comunità

    di Francesca Marruco

    Forse dopo averne parlato una volta in televisione, la vergogna e il trauma per quello che dicono di aver subito potrebbe aver lasciato il passo alla sete di giustizia. Forse hanno deciso che è finito il tempo del silenzio e che per mettere fine a quanto dicono di aver subito non hanno altro modo che rivolgersi alla magistratura. Quale che sia il motivo, un ragazzo camerunense, tramite i suoi legali Alessandro Fratini e Federico Mazzi, ha depositato mercoledì mattina una denuncia contro il prete perugino da cui dice di aver subito degli abusi sessuali.

    La nota dei legali A renderlo noto sono gli stessi legali in una nota che recita: «Lo studio legale comunica che su mandato di uno dei ragazzi apparsi nei servizi delle ‘Iene Show’, hanno depositato denuncia querela presso la Procura della Repubblica di Perugia, al fine di esperire l’azione penale sui fatti e circostanze narrate nel servizio televisivo». Ebbene nei due servizi televisivi quattro ragazzi, due italiani e due africani parlavano di come questo sacerdote perugino che gestisce numerose comunità di recupero, li avesse molestati sessualmente mentre erano ospiti delle sue strutture.

    Abusi e punizioni Racconti raccapriccianti che se veri devono aver lasciato un segno indelebile nelle fragili vite di persone in cerca di aiuto, di un paese in cui vivere o di una seconda possibilità di vita. In quei racconti i ragazzi avevano riferito con dovizia di particolari quanto avrebbero subito. E la stessa meticolosa ricostruzione sarebbe contenuta nella denuncia appena depositata. Una denuncia che non tirerebbe in ballo solo il sacerdote per i presunti abusi sessuali, ma anche altre figure che avrebbero usato violenze di altro tipo contro alcuni ospiti delle comunità. Come punizioni fisiche. O psicologiche. Come lasciare qualcuno senza magiare. Come chiudere qualcun altro in una stanza solo.

    Altre denunce in arrivo Questa sarebbe solo la prima delle denunce che arriveranno all’attenzione della procura della Repubblica di Perugia, che fino ad ora non aveva avuto alcun ruolo nella spinosa vicenda. La prossima dovrebbe arrivare entro pochissimo tempo. E oltre alle molestie sessuali, parlerebbe di un ragazzo italiano con un tatuaggio su un braccio, cancellato con delle piccole forbici roventi. Mentre viveva in una delle comunità del sacerdote.

    L’esposto dei Radicali Italiani Le stesse comunità di cui i Radicali Italiani, sempre tramite gli avvocati Fratini e Mazzi, parlano nel loro esposto depositato nei giorni scorsi alla procura perugina. In particolare sono il segretario nazionale Mario Staderini e la segretaria di Perugia Liliana Chiaramello a chiedere alla magistratura perugina di verificare quanto loro sostengono. E cioè che le comunità della Caritas in cui questo sacerdote opera presentano una serie di irregolarità non secondarie. Per gli esponenti radicali infatti, alcune comunità della diocesi di Perugia – Città della Pieve della Caritas gestite dal sacerdote, non godrebbero del necessario accreditamento presso la Regione Umbria per esercitare assistenza sanitaria e socio sanitaria. Nel documento si chiede anche se il personale abbia le necessarie specializzazioni per assistere qualcuno in un percorso di recupero. Si fa notare infine che alcuni immobili non sarebbero neanche adatti per i fini per cui vengono usati. Tutte informazioni che insieme alle denunce appena depositate finiranno al vaglio dei magistrati.

    http://www.umbria24.it/presunti-abusi-sess…ugia/68784.html

  • Presunti abusi di un religioso, seconda puntata: Vaticano ‘ancora’ non ha risposto ad accuse de Le Iene

    Presunti abusi di un religioso, seconda puntata: Vaticano ‘ancora’ non ha risposto ad accuse de Le Iene

    03/11/2011
    La Presidente dell’Umbria ‘ancora’ deve dire se le strutture sono legate alla ASL locale.

    Dichiarazione di Mario Staderini, Segretario Nazionale di Radicali Italiani e Liliana Chiaramello, Segretaria Radicali Perugia

    Continua a essere sempre più inquietante il silenzio della Curia perugina, della Caritas umbra e dello stesso Vaticano nonostante il secondo servizio diffuso dalla trasmissione Le Iene, ieri sera 2 novembre. Nell’inchiesta televisiva si accusa il sacerdote, cui farebbero capo numerose strutture Caritas di recupero per tossicodipendenti, extracomunitari ed ex detenuti, di aver compiuto ripetute molestie sessuali, violenze psicologiche e intimidazioni su persone deboli e bisognose di aiuto. Dopo aver avuto modo di ascoltare grazie alla suddetta trasmissione le drammatiche testimonianze da parte dei diretti interessati, non hanno nulla da dire il Vescovo di Perugia, Gualtiero Bassetti, e il suo predecessore Giuseppe Chiaretti, che risulterebbero essere stati informati per tempo delle accuse, come risulta dalla precedente puntata andata in onda il 14 ottobre? Nulla da dire da parte del Vaticano rispetto alle condotte dei due Vescovi che, secondo le indicazioni di Benedetto XVI, dovrebbero vigilare e collaborare con la giurisdizione italiana? Troppe le domande ancora senza risposta e debole la risposta dello stesso sacerdote che intervistato dal giornalista si limita a dire di non ricordare nulla .
    Eppure, è vero o no che intorno a quelle comunità c’è stato un numero anomalo di suicidi negli ultimi anni? Dalla Presidente della Regione Umbria, invece, vorremmo sapere se le strutture della Caritas siano convenzionate con la ASL per le attività sociosanitarie, terapeutiche, assistenziali e riabilitative che sembrerebbero svolgere, se siano in regola con le autorizzazioni amministrative e se ricevano contributi pubblici. Occorre fare subito chiarezza circa un contesto che rimane seriamente opaco e preoccupante.

    http://www.radicali.it/comunicati/20111103…n-ha-risposto-a

    Presunti abusi sessuali in una comunità umbra – Volontaria parla ad Umbrialeft
    03/11/2011 – 16:46

    di Armando Allegretti

    PERUGIA – Dopo settimane dalla gravissima denuncia diffusa dalla trasmissione Le Iene sui presunti abusi subiti da alcuni ragazzi presso dei centri di accoglienza della regione, appare sempre più inquietante il silenzio della Curia perugina, della Caritas umbra e dello stesso Vaticano.
    Nel servizio de Le Iene si accusa un sacerdote cui farebbero capo numerose strutture Caritas di recupero per tossicodipendenti, extracomunitari ed ex detenuti di aver compiuto ripetute molestie e intimidazioni su persone bisognose di aiuto.

    Umbrialeft ha parlato più volte con la volontaria che si è impegnata e che continua a battersi per far si che questi abusi finiscano, la signora Claudia ha riferito che “nelle strutture dove sono ospitati questi giovani la situazione non è delle migliori, i ragazzi che entrano per poter essere in qualche modo riabilitati e reinseriti alla società sono vittime di soprusi, minacce e abusi da parte del sacerdote che li dovrebbe accudire e proteggere”.

    “Un ragazzo – continua – aveva già denunciato all’epoca con l’aiuto di una dottoressa l’accaduto al vescovo allora in carica e ad un altro sacerdote ma che nessun provvedimento è stato preso e che il sacerdote molestatore è ancora al suo posto”.

    A quanto pare il Vescovo di Perugia, Gualtiero Bassetti, e il suo predecessore Giuseppe Chiaretti, che risulterebbero essere stati informati da tempo delle accuse non hanno nulla da dire. Occorre fare subito chiarezza su sull’argomento che rimane ancora preoccupante.
    Intanto, Le Iene ieri sono tornate sull’argomento con un altro servizio che a quanto pare non ha portato grossi frutti. Intanto Claudia ci ricorda di essersi “già recata a parlare con il Vescovo per informarlo dei fatti, circa 1 anno fa e poi di aver scritto una lettera dove lo informava dei fatti che succedevano nella struttura denunciando queste violenze verbali e sessuali sui ragazzi che non potevano difendersi” – perché continua – “spesso erano minacciati di esser cacciati via o addirittura denunciati alla Polizia per reati magari non commessi realmente”.

    Stranamente dall’incontro col Vescovo è emerso che le verifiche sull’argomento sono state fatte e non è emerso nulla di grave, cosa strana perché a quanto riferiscono i ragazzi in questione non sono stati mai ascoltati da nessuno in merito alle presunte violenze.

    Di cose non chiare in questa storia ce ne sono a cominciare da cosa ne pensa il Vaticano rispetto alle condotte dei due Vescovi che, secondo quanto suggerito da Benedetto XVI, dovrebbero vigilare e collaborare con la giurisdizione italiana alle condizioni di vita a cui sono sottoposti i ragazzi che entrano in queste comunità per ricevere un aiuto concreto.

    Perugia, presunti abusi sessuali di un sacerdote. Il vescovo avvia un’indagine: «Voglio la verità»
    Dopo in servizi della trasmissione «Le Iene» istituita commissione. Il sacerdote nega tutto

    Scritto il 03/11/11 • Categoria: Attualità

    Perugia, presunti abusi sessuali di un sacerdote. Il vescovo avvia unindagine: «Voglio la verità»

    Il sacerdote intervistato da Le Iene

    di Iv. Por.

    La Curia di Perugia istituisce una commissione di indagine sui presunti abusi di un religioso perugino nei confronti di alcuni giovani, che hanno raccontato i fatti alla trasmissione Le Iene di Italia 1.

    Il primo servizio La notizia era nell’aria da un paio di settimane, da quando la trasmissione Le Iene aveva mandato in onda testimonianze di tre ragazzi: un italiano, un tunisino e un camerunense emigrato in Belgio, che raccontavano di aver subito pesanti molestie da parte di un sacerdote. Benché non si facesse il nome né si indicasse la città (non sarebbe stata sporta nessuna denuncia) fin da subito si è diffusa la voce che si trattasse un sacerdote perugino molto conosciuto perché ai vertici di una serie di comunità benefiche che ospitano stranieri e tossicodipendenti.

    Il secondo servizio Mercoledì 2 novembre Le Iene sono tornate sul caso intervistando il sacerdote (guarda il video), il quale ha negato tutto. Ha detto di non ricordare gli episodi di cui viene accusato e neppure dell’intervento dell’allora vescovo, che sarebbe stato a conoscenza di alcuni episodi, inducendolo anche a chiedere scusa.

    Il vescovo vuole fare luce Ora a muoversi è l’attuale vescovo, monsignor Gualtiero Bassetti. «A seguito di notizie diffuse dai media circa “presunti abusi di un religioso perugino” – si legge in una nota ufficiale – l’arcivescovo Mons. Gualtiero Bassetti ha costituito, in data 24 ottobre 2011, una Commissione diocesana d’indagine presso la Curia. In tal modo – prosegue – l’arcivescovo intende tutelare la reputazione dei presbiteri diocesani e religiosi e, al tempo stesso, raccogliere tutte le informazioni possibili da parte di persone che si ritenessero danneggiate da presunti comportamenti che nulla hanno a che fare con lo stato sacerdotale. E’ ferma intenzione dell’arcivescovo e della Curia diocesana, salvaguardata l’onorabilitą dei sacerdoti, appurare sempre e comunque la verità e tutelare tutte le persone che eventualmente abbiano subito offese nella propria dignità».

    A chi rivolgersi Le persone che intendano essere ascoltate dalla Commissione possono farne richiesta scritta, allegando una fotocopia del proprio documento di identitą e inviando il tutto a: Curia arcivescovile – Commissione diocesana d’indagine. Piazza IV Novembre, 6 – 06123 Perugia (Pg).

    Radicali all’attacco Sul caso andavano all’attacco i Radicali, con Mario Staderini, segretario nazionale, e Liliana Chiaramello, segretaria Radicali Perugia che, prima della nota, accusavano il «silenzio inquietante» di Curia e Vaticano. «Nell’inchiesta televisiva – scrivono – si accusa il sacerdote, cui farebbero capo numerose strutture Caritas di recupero per tossicodipendenti, extracomunitari ed ex detenuti, di aver compiuto ripetute molestie sessuali, violenze psicologiche e intimidazioni su persone deboli e bisognose di aiuto. Dopo aver avuto modo di ascoltare grazie alla suddetta trasmissione le drammatiche testimonianze da parte dei diretti interessati, non hanno nulla da dire il Vescovo di Perugia, Gualtiero Bassetti, e il suo predecessore Giuseppe Chiaretti, che risulterebbero essere stati informati per tempo delle accuse, come risulta dalla precedente puntata andata in onda il 14 ottobre? Nulla da dire da parte del Vaticano rispetto alle condotte dei due Vescovi che, secondo le indicazioni di Benedetto XVI, dovrebbero vigilare e collaborare con la giurisdizione italiana? Troppe le domande ancora senza risposta e debole la risposta dello stesso sacerdote che intervistato dal giornalista si limita a dire di non ricordare nulla» .

    Domande anche alla Regione «Eppure – proseguono Staderini e Chiaramello – è vero o no che intorno a quelle comunità c’è stato un numero anomalo di suicidi negli ultimi anni? Dalla Presidente della Regione Umbria, invece, vorremmo sapere se le strutture della Caritas siano convenzionate con la Asl per le attività sociosanitarie, terapeutiche, assistenziali e riabilitative che sembrerebbero svolgere, se siano in regola con le autorizzazioni amministrative e se ricevano contributi pubblici. Occorre fare subito chiarezza circa un contesto che rimane seriamente opaco e preoccupante».

    http://www.umbria24.it/perugia-abusi-sessu…2%BB/66936.html

  • I video delle 3 puntate

    I video delle 3 puntate

    Presunti abusi di un religioso: Staderini e Chiaramello, Vaticano risponda su accuse de Le Iene. La Presidente dell’Umbria dica se le strutture sono legate alla ASL

    21/10/2011

    Fermo immagine servizio delle iene su presunti abusi denunciati ad un vescovo

    Ad una settimana dalla gravissima denuncia diffusa dalla trasmissione Le Iene venerdi scorso, è inquietante il silenzio della Curia perugina, della Caritas umbra e dello stesso Vaticano.

    Nell’inchiesta televisiva, infatti, si accusa il sacerdote cui farebbero capo numerose strutture Caritas di recupero per tossicodipendenti, extracomunitari ed ex detenuti di aver compiuto ripetute molestie sessuali, violenze psicologiche e intimidazioni su persone deboli e bisognose di aiuto.

    Non hanno nulla da dire il Vescovo di Perugia, Gualtiero Bassetti, e il suo predecessore Giuseppe Chiaretti, che risulterebbero essere stati informati per tempo delle accuse?

    Nulla da dire da parte del Vaticano rispetto alle condotte dei due Vescovi che, secondo le indicazioni di Benedetto XVI, dovrebbero vigilare e collaborare con la giurisdizione italiana?

    Troppe le domande ancora senza risposta. Ad esempio, è vero o no che intorno a quelle comunità c’è stato un numero anomalo di suicidi negli ultimi anni?

    Dalla Presidente della Regione Umbria, invece, vorremmo sapere se le strutture della Caritas siano convenzionate con la ASL per le attività sociosanitarie, terapeutiche, assistenziali e riabilitative che sembrerebbero svolgere, se siano in regola con le autorizzazioni amministrative e se ricevano contributi pubblici. Occorre fare subito chiarezza su di un contesto che rimane opaco e preoccupante.

    Dichiarazione di Mario Staderini, Segretario di Radicali Italiani e Liliana Chiaramello, segretaria Radicali Perugia

    I video delle 3 puntate

    www.video.mediaset.it/video/iene/pu…#tc-s1-c1-o1-p6

    www.video.mediaset.it/video/iene/pu…gli-orrori.html

    http://www.video.mediaset.it/video/iene/pu…o-di-abusi.html

    www.radicali.it/comunicati/20111021…ponda-su-accuse

  • Preti pedofili: quando c’è il diavolo sotto la tonaca

    Preti pedofili: quando c’è il diavolo sotto la tonaca

    Negli Stati Uniti le vittime dei preti pedofili hanno messo la Chiesa in ginocchio. In Italia, invece, i fedeli scendono in piazza per difendere coloro che sono stati bollati dalla giustizia come orchi. È successo a Firenze con Roberto Berti, condannato dalla Congregazione per la dottrina della fede per molestie sessuali.

    Molti amici dell’ex parroco di Ginestra Fiorentina non hanno creduto alle accuse e si sono schierati dalla sua parte. Finché l’arcivescovo, Giuseppe Betori, ha fatto affiggere la sentenza di condanna nella bacheca parrocchiale, mettendo a tacere quanti sostenevano che don Berti fosse stato addirittura assolto.
    Manifestazioni di solidarietà anche a Roma per Ruggero Conti, il parroco di Selva Candida accusato di pedofilia, atti sessuali con minorenni e prostituzione aggravata. Al processo si sono presentati decine di giovani indossando magliette con la scritta “don Ruggero, ti vogliamo bene”, mentre le presunte vittime venivano dileggiate.

    In Vaticano c’è sconcerto: Benedetto XVI ha scelto la linea dura contro i preti pedofili. Ma sempre più spesso deve fare i conti con i fedeli che difendono i sacerdoti accusati di abusi e manifestano per loro con cartelli e striscioni. Su Berti l’ex Sant’Uffizio non ha avuto dubbi: accusato di molestie sessuali nei confronti di cinque minorenni, il parroco è stato condannato a 8 anni di domicilio coatto a Trento, in una casa per il recupero di preti con problemi psichici, unito al divieto assoluto di svolgere attività pastorale.
    Berti era stato sollevato il 6 giugno 2008 dalla guida della sua nuova parrocchia di San Mauro a Signa, a seguito di una denuncia per molestie sessuali. In base alle norme sulla tolleranza zero varate nel 2001 dal cardinale Ratzinger (allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede), il processo canonico a carico di Berti è stato affidato all’ex Sant’Uffizio. Per più di un anno non si è saputo ufficialmente nulla. Nel frattempo venivano ascoltati a Roma il prete fiorentino e i suoi accusatori: giovani nati tra il 1977 e il 1986 che hanno riferito di aver subito le attenzioni e le molestie del parroco di Ginestra tra il 1990 e il 2001.

    Ma il silenzio e la riservatezza nella quale si è svolto il processo canonico a carico di Berti sono diventati un boomerang per la curia e per le stesse vittime delle molestie. Nelle due parrocchie della periferia fiorentina si è diffusa la voce che il prete era stato prosciolto e le accuse si erano rivelate infondate. Qualcuno ha anche cominciato a dubitare della buona fede degli accusatori. Impossibile persino ricorrere all’autorità giudiziaria perché, dal punto di vista penale, i reati di molestie contestati al sacerdote risultavano già prescritti.

    Insomma, per qualche mese gli innocentisti hanno avuto buon gioco a sostenere che si era trattato di una bolla di sapone, mentre i colpevolisti sono finiti sotto accusa. Da qui è nata la richiesta dell’arcivescovo di Firenze di rendere pubblica la sentenza di condanna. Il nuovo parroco di Ginestra Fiorentina, James Savarirajan, domenica 8 novembre ha affisso in bacheca il pronunciamento della Congregazione per la dottrina della fede. Tuttavia, neanche questo gesto clamoroso è bastato a mettere fine alle polemiche: mentre i colpevolisti hanno diffuso la notizia ai giornali locali, gli amici di Berti hanno accusato la curia di aver creato “scandalo “ pubblicando la sentenza.

    Ancora più pesante la situazione a Selva Candida, periferia nord di Roma, diocesi di Porto – Santa Rufina.
    Il parroco della Natività di Maria Santissima, Ruggero Conti, 56 anni, è finito in carcere a Regina Coeli. Sette, secondo l’accusa, le giovani vittime dei presunti abusi sessuali compiuti dal sacerdote tra il 1998 e il marzo 2008. Per il pm, Francesco Scavo, gli adolescenti sarebbero stati indotti dal sacerdote a compiere o subire atti sessuali in cambio di denaro e capi di abbigliamento.

    Ma don Ruggero è difeso persino dalle madri: “Per i nostri figli è stato come un padre” dicono alcune di loro. E puntano il dito invece contro l’ex viceparroco, Claudio Peno Brichetto. È lui a parlare per primo dei comportamenti di don Ruggero al vescovo di Santa Rufina, Gino Reali, ma viene trasferito in un’altra chiesa, mentre il parroco accusato di pedofilia resta al suo posto. Don Claudio non si dà per vinto e si rivolge a un’associazione antipedofilia, Caramella buona, con sede a Reggio Emilia.

    I dirigenti dell’associazione informano l’autorità giudiziaria. I carabinieri mettono sotto controllo il telefono di don Ruggero, prendono nota degli sms che invia ai ragazzi, controllano il suo computer e i siti che abitualmente frequenta, raccolgono le prime testimonianze. Così, nel giugno 2008, scattano le manette: il parroco di Selva Candida finisce prima agli arresti domiciliari, poi a Regina Coeli.

    Ma la vicenda assume subito una coloritura politica: don Ruggero, infatti, era stato scelto in campagna elettorale dal sindaco Gianni Alemanno come garante per le politiche della periferia e della famiglia. Tanto che la costituzione del Comune di Roma come parte civile nel processo contro il sacerdote è diventata un giallo. Alla prima udienza contro don Ruggero, il 16 giugno scorso, il comune non si è presentato.
    Alemanno sostiene di avere dato mandato al Dipartimento promozione dell’infanzia di provvedere alla costituzione in giudizio. Ora la dirigente del dipartimento è stata sospesa e il comune, il 27 ottobre, si è costituito contro don Ruggero (la prossima udienza sarà il 26 novembre).

    Nel frattempo sono arrivate anche minacce di morte: buste con proiettili indirizzate al pm Scavo, a Mario Staderini, neoleader dei Radicali italiani (anch’essi parte civile nel processo), e a Roberto Mirabile, presidente di Caramella buona.
    E spuntano pure testimoni contro don Claudio, il grande accusatore di don Ruggero. Tra questi Antonio Savaiano: afferma che il giovane viceparroco gli avrebbe offerto 300 euro per bruciare la macchina di don Ruggero. Accuse tutte da provare. Intanto il presidente della VI sezione del tribunale penale, Luciano Pugliese, ha stabilito che il processo si svolgerà a porte chiuse.
    Ma lo scontro tra innocentisti e colpevolisti continua.

    MIGLIAIA DI CASI
    4.392 sacerdoti denunciati per pedofilia negli Usa.
    2,6 miliardi di dollari: il totale dei risarcimenti pagati fino a questo momento alle vittime dei preti pedofili negli Stati Uniti.
    1.700 preti accusati di violenze, orge e uso di droga in Brasile a danno dei bambini piccoli.
    800 sacerdoti, religiosi e suore chiamati a rispondere di 30 mila casi di abusi sessuali in Irlanda.
    1,1 miliardi di euro di risarcimenti richiesti dalle vittime dei sacerdoti pedofili in Irlanda.
    107 preti e religiosi condannati in Australia per abusi sui minorenni.
    73 casi di presunti abusi sessuali su minori e più di 235 le vittime di sacerdoti e religiosi pedofili in Italia. Polonia, Gran Bretagna, Austria, Francia, Croazia gli altri paesi europei più colpiti dalla piaga della pedofilia nella Chiesa.

    Ignazio Ingrao

    http://archivio.panorama.it/archivio/blog/italia/2009/11/20/preti-pedofili-quando-ce-il-diavolo-sotto-la-tonaca