Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Mario Vaudagnotto

  • La vicenda di Don Mario Vaudagnotto

    La vicenda di Don Mario Vaudagnotto

    Ritenuto che tutte l’espressioni e comportamenti di Don Gigi Coello ( Parroco della ” Parrocchia Sant’Antonino Martire ” di Bra ), Don Michele Germanetto ( Rettore ” Santuario della Madonna dei Fiori ” di Bra ) e Mons. Piero Del Bosco ( Provicario Generale e Moderatore della Diocesi di Torino ), hanno attribuito alla vittima di Bra qualità negative e spregevoli e fatti disonoranti ( ritenendolo gay o persona poco affidabile ), aventi la capacità di distruggere la stima delle persone che lo circondano. Tale attribuzioni hanno provocato umiliazione, discriminazione e dolore morale.

    Pertanto la vittima di Bra con ” Denuncia-Querela “ ha chiesto la punizione di tutte le persone che hanno commesso reati che l’autorità giudiziaria ravviserà; e il risarcimento di tutti i danni patiti. Tutti i sacerdoti sopra citati erano a conoscenza della vicenda di Don Mario Vaudagnotto, ma hanno preferito per non creare scandalo insabbiare tutto, emarginando la vittima braidese. E’ non per ultimo Don Michele Germanetto e Monsignor Piero Delbosco avevano più volte trovato “Don Mario Vaudagnotto“ nella Camera N° 1 della ” Casa del Clero ” di Bra, in compagnia di diversi uomini.

    Don Gigi Coello informato sui fatti ( presentandogli anche documentazione e registrazioni audio-video), si è rifiutato di confessare la vittima braidese e di aiutarlo a livello spirituale. In più ha emarginato lui e tutti i suoi amici da tutte le attività della sua ” pregiatissima ” parrocchia. E’ VERGOGNOSO !!!

    Si precisa che dopo aver depositato tutta la documentazione su tutti i fatti alla procura, si è ritenuto opportuno rimuovere ogni pubblicazione audio-video su internet.

    ATTENZIONE: Ogni ” Abuso di Autorità “ come già avvenuto in precedenza verrà tempestivamente comunicato alla ” Procura della Repubblica “. ADESSO BASTA INGIUSTIZIE !!!

    http://vaudagnotto.wordpress.com/2011/09/1…-vaudagnotto-2/

  • Sacerdote sospettato moleste a diacono, Curia Torino: controlleremo

    Sacerdote sospettato moleste a diacono, Curia Torino: controlleremo

    Nel 2008 il prete torinese era stato assolto da accusa pedofilia

    Torino, 24 giu. (TMNews) – “In merito a recenti pubblicazioni su internet e ad articoli di stampa relativi ad una presunta vicenda di omosessualita’ risalente a due anni fa, che riguarderebbe un sacerdote diocesano e una persona di quarant’anni, si controllera’ la veridicita’ dei fatti segnalati e si procedera’ a norma di Diritto canonico”. Lo ha assicurato l’Arcidiocesi torinese, in merito alle notizie contenute in un blog (‘Abusi di preti gay’) e ad un articolo pubblicato oggi dall’edizione torinese del quotidiano ‘La Repubblica’.

    La vicenda riguarda don Mario Vaudagnotto, che era stato nominato vice rettore del santuario della Madonna dei Fiori di Bra (Cuneo) al termine di un’inchiesta su di lui per pedofilia della procura di Torino conclusasi con l’archiviazione che risale al 2008.

    La nuova vicenda in cui risulta coinvolto Don Vaudagnotto risale invece all’autunno 2009. Secondo quanto riporta ‘La Repupplica’ Torino, un adulto molto vicino al sacerdote, tra settembre e dicembre 2009, riferisce di aver denunciato piu’ volte alle autorita’ ecclesiastiche le molestie di Don Mario. Secondo l’uomo, che voleva farsi diacono, il sacerdote avrebbe approfittato della sua debolezza psicologica per esigere prestazioni sessuali.

    www.tmnews.it/web/sezioni/cronaca/PN_20110624_00085.shtml

  • Le accuse di pedofilia contro don Mario Vaudagnotto, don Nino Fiori e don Luciano Alloiso, chiusesi con l’archiviazione

    Le accuse di pedofilia contro don Mario Vaudagnotto, don Nino Fiori e don Luciano Alloiso, chiusesi con l’archiviazione

    Un nuovo caso coinvolge don Mario Vaudagnotto, sacerdote accusato di pedofilia e poi prosciolto. Ora, vicerettore del santuario di Bra, è accusato di molestie sessuali
    di OTTAVIA GIUSTETTI

    C’È UN nuovo caso che coinvolge don Mario Vaudagnotto e che potrebbe creare imbarazzo per la Curia. Arriva da un santuario del cuneese, il Santuario della Madonna dei Fiori di Bra, dove don Mario è stato nominato vicerettore, quando si è chiusa con l’archiviazione, l’inchiesta della Procura di Torino nei confronti suoi e di altri tre sacerdoti, tutti accusati di pedofilia. La storia aveva fatto molto scalpore ma si era conclusa con il proscioglimento perché il suo accusatore, Raffaele Costa, e un altro ragazzo di strada avevano rilasciato testimonianze discordanti a proposito dell’epoca dei fatti.

    La Procura stessa, allora non ritenne attendibile la denuncia di Costa, che fu poi a sua volta accusato di estorsione. Oggi però c’è un altro uomo che addita don Mario Vaudagnotto. Un adulto molto vicino al sacerdote nei mesi tra settembre e dicembre del 2009, che dice di aver denunciato più volte alle autorità ecclesiastiche le molestie di don Mario, senza ricevere risposta alcuna, e che ha raccolto registrazioni audio e video per “inchiodare” chi inizialmente aveva incontrato come padre spirituale e che avrebbe, invece, approfittato della sua condizione di debolezza psicologica per esigere prestazioni sessuali. Scrive proprio così, Giorgio che ha chiesto di mantenere l’anonimato, in una lettera indirizzata alla Conferenza episcopale italiana datata 21 maggio 2011, “È vero che ho 40 anni, però le sembra normale che un sacerdote, con la scusa di farmi stare un po’ tranquillo, mi porti nella sua camera, chiudendola a chiave e approfittando della mia debolezza psicologica pretenda di fare sesso con me?”.

    “Il mio incubo è iniziato a settembre del 2009 quando mi sono trasferito da Milano a Bra per intraprendere con un gruppo di amici un percorso di fede lontano dalla mia famiglia – racconta Giorgio – al Santuario dei Fiori ho conosciuto don Mario del quale non sapevo assolutamente nulla e che mi ha preso sotto la sua ala protettrice visto che gli avevo comunicato la mia intenzione di intraprendere il percorso da diacono. Don Mario si è offerto di farmi da guida spirituale e io, che mi sentivo in quel periodo molto fragile perché i miei genitori mi avevano allontanato non approvando la mia scelta di fede, mi sono appoggiato a lui completamente, credendo di poter trovare conforto nella sua guida”. Sarebbe stato dopo una confessione molto sofferta, secondo quanto racconta Giorgio, durante una sua crisi irrefrenabile di pianto, che il prete lo avrebbe invitato nella propria stanza alla Casa del Clero, non distante dal Santuario, e lì lo avrebbe accolto all’uscita dal bagno in palesi atteggiamenti seduttivi e completamente svestito.

    Giorgio non nega che sia nata una sorta di relazione tra lui e don Mario, un rapporto anche chiacchierato nell’ambiente, tanto che in una registrazione video lui e il prete discutono di come gestire i pettegolezzi e i giudizi severi dei confratelli che hanno compreso con chiarezza cosa c’è tra i due. “A un certo punto mi sono addirittura dovuto difendere perché al santuario alludevano al fatto che gli stessi estorcendo del denaro – racconta – so per certo, invece, che uno dei due uomini che lo accusavano nell’inchiesta del 2007, un certo Gregorio, si presenta ancora oggi, regolarmente, a chiedergli somme di denaro e che lui gliele dà, una volta io stesso l’ho fermato davanti al Santuario e ho visto che gli stava passando 400 euro. Io non so perché, ma so di certo che prende spesso soldi da don Mario”. Giorgio, per evitare qualsiasi accusa di estorsione, ha fatto firmare a Vaudagnotto, e a due testimoni, un foglio nel quale dichiara di non essere mai stato ricattato, né di avergli mai dovuto elargire favori o denaro.

    “Ho tantissima documentazione che testimonia l’assoluta inconciliabilità del ministero sacerdotale per don Mario che ha rifiutato di confessarmi per non incorrere in auto scomunica come prevede il codice di diritto canonico – dice – ho fatto decine di segnalazioni ma mai nessuna delle autorità ecclesiastiche ha preso in considerazione ciò che dicevo o provavo”. Esauriti i riferimenti nel mondo cattolico l’uomo Giorgio si è rivolto ai mezzi di informazione annunciando che stava raccogliendo le segnalazioni di abusi di preti omosessuali nei confronti dei fedeli. “Sono spinto ad agire in questo modo – scrive Giorgio – non per motivi di astio o di rancore né perché mi senta investito di un potere inquisitorio che assolutamente non mi compete, ma solo ed esclusivamente in quanto credente e, come tale, destinatario dell’esplicito invito rivolto recentemente dal Santo Padre a denunciare tali fatti”.

    http://torino.repubblica.it/cronaca/2011/0…di_me-18146038/

  • Pedofilia, bufera sulla Curia di Torino adesso i sacerdoti indagati sono sei

    Pedofilia, bufera sulla Curia di Torino adesso i sacerdoti indagati sono sei

    TORINO – La macchia si allarga. I preti coinvolti nell’ inchiesta sono almeno sei. Da ieri la Procura di Torino ha deciso di secretare gli atti: «Lo impone la delicatezza della vicenda e il rischio di distruggere la reputazione delle persone suola base di accuse ancora da provare», dice il procuratore Marcello Maddalena.

    L’ indagine sui sacerdoti accusati di pedofilia esce dai confini del Piemonte e si allarga a Lombardia, Puglia, Liguria. Oltre ai tre indagati torinesi, don Luciano Alloisio, economo dell’ istituto Valsalice, Monsignor Mario Vaudagnotto, cerimoniere liturgico del Duomo (accusato di violenza sessuale aggravata e continuata) e padre Nino Fiori che aiuta nella celebrazione delle messe in Cattedrale, nel giro dei ricatti a sfondo sessuale di Salvatore Costa sono caduti ieri altri tre religiosi.

    Contatti che emergono dalle intercettazioni telefoniche sul cellulare del ricattatore. E’ il 30 luglio quando gli inquirenti scoprono che Costa si trova a Magenta: lui telefona alla convivente, Manuela, e le racconta che sta «asciugando un prete», e che la parrocchia sta inviando a casa sua una signora per pagare. Il giorno seguente Manuela gli dice che la donna della parrocchia San Martino la «sta martellando», lui risponde che «sta andando alla stazione e che si è attaccato a un prete di merda e gli ha tirato in faccia tutta la moneta che ha preso». Il prete della Liguria viene invece tirato in ballo dall’ audizione di una testimone, che ha ospitato nel 2003 a casa sua Manuela e Salvatore.

    La donna racconta agli inquirenti che il ragazzo si vantava di aver estorto denaro «a un prete della Liguria che intratteneva rapporti sessuali con altri religiosi o persone della comunità». Il 24 luglio Salvatore Costa è a Foggia: «Cosa fai là?» gli chiede la convivente. E lui risponde: «Mi hanno dato una dritta. Ma a questo l’ hanno trasferito.. non c’ è più qua». Le intercettazioni di quei giorni svelano però anche un altro ambiguo particolare: un presunto accordo per ritrattare le accuse contro don Alloisio. Salvatore l’ avrebbe proposto al suo primo difensore, quello d’ ufficio, Roberto Ariagno. È Manuela a parlarne con un’ amica: «…naturalmente Salvatore per il suo silenzio ha proposto al suo avvocato, che è amico dell’ avvocato che difende l’ altro, un pagamento di 30 mila euro da dividere con il suo legale, così ritira la denuncia.

    L’ avvocato ha risposto che gli farà sapere». Una settimana dopo l’ accordo sarebbe però definitivamente sfumato, come racconta sempre Manuela all’ amica: «L’ avvocato ha spiegato a Salvatore che non si può fare niente per quella cosa là, perché puzzerebbe troppo la cosa..». L’ avvocato Ariagno, ora sostituito con lo studio Dal Fiume, nega che ci sia mai stato un accordo: «Io ho solo dato consigli tecnici per la difesa. L’ unico accordo era con il pm Cristina Bianconi per non far trapelare la notizia alla stampa per far proseguire con calma le indagini». Intanto gli inquirenti stanno cercando i ragazzi torinesi che si prostituivano in via Avigliana e in via Cavalli: sono tre, Alessandro, Massimiliano e Cristian.

    E potrebbero essere proprio gli stessi con cui Don Alloisio ha ammesso di aver avuto rapporti sessuali in passato. Nelle carte dell’ inchiesta si parla di una lettera «di presentazione» scritta da monsignor Mario Vaudagnotto e recapitata da Costa a don Alloisio: potrebbe contenere consigli a pagare il ragazzo, ma su questo gli inquirenti stanno ancora svolgendo accertamenti. Durante le perquisizioni effettuate due giorni fa nell’ abitazione del prete della chiesa di San Lorenzo è invece stata trovata la contabilità dei suoi pagamenti al ragazzo di strada. Il difensore di Salvatore Costa ha polemizzato ieri con la Procura ammonendola a «non usare due pesi e due misure nei confronti dei ricattatori e dei sacerdoti accusati di pedofilia».

    PAOLO GRISERI SARAH MARTINENGHI

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2007/08/10/pedofilia-bufera-sulla-curia-di-torino-adesso.html

  • Torino, preti accusati di pedofilia Uno è economo di un istituto salesiano

    Torino, preti accusati di pedofilia Uno è economo di un istituto salesiano

    Interrogato monsignor Vaudagnotto, stretto collaboratore del cardinale – di SARAH MARTINENGHI e PAOLO GRISERI

    TORINO – Ha vissuto per anni di elemosina, prostituzione e ricatti. E chiedeva soldi ai preti in cambio del suo silenzio. L’arresto di Salvatore Costa, torinese di 24 anni, con l’accusa di estorsione nei confronti di monsignor Mario Vaudagnotto (responsabile dell’ufficio liturgico della diocesi presso la chiesa di San Lorenzo), e nei confronti di don Luciano Alloisio, (economo dell’istituto scolastico salesiano Valsalice), è al centro di una nuova inchiesta giudiziaria su presunti abusi sessuali che coinvolge sacerdoti cattolici.

    Il giovane arrestato ha raccontato di aver avuto per anni rapporti sessuali con i preti e anche con un terzo parroco della provincia di Torino. Le sue dichiarazioni hanno portato all’iscrizione dell’economo nel registro degli indagati con accuse pesantissime: pedofilia e induzione alla prostituzione di minorenne, aggravata dall’abuso di potere. “Conosco Don Alloisio dal 1997, avevo 15 anni quando abbiamo cominciato ad avere rapporti sessuali. E i nostri incontri sono continuati negli anni, fino a poco tempo fa” accusa Costa.

    Il prete, difeso dagli avvocati Fulvio e Nicola Gianaria, nega ogni accusa e ha sporto querela per calunnia nei confronti del giovane: “In questo procedimento noi siamo la parte offesa, vittima di continue estorsioni” hanno spiegato i legali. Gli inquirenti stanno vagliando ora la posizione di padre Vaudagnotto: “Con lui ho avuto rapporti sessuali a cominciare dal 2000, quando avevo 18 anni” ha affermato il ragazzo. “Chiedeva soldi per pagare le bollette, e si è inventato tutto” ha replicato il monsignore.

    Quando l’hanno arrestato in flagranza, la prima volta, era l’8 luglio: Costa aveva appena estorto 2000 euro a don Alloisio. Dopo aver sborsato somme di denaro per mesi, oltre 10 mila euro, per non far trapelare nulla, l’economo, in attesa di assumere un altro incarico a Roma, aveva deciso di denunciare ai carabinieri i ricatti subiti da anni. Sono nate così le indagini, e il fascicolo è stato affidato al procuratore aggiunto Pietro Forno, e ai pm Cristina Bianconi e Manuela Pedrotta.

    Salvatore Costa è stato intercettato e filmato mentre riceveva e intascava il denaro dal salesiano. Ma quando il ragazzo ha visto i carabinieri si è difeso, e ha rovesciato tutte le accuse nei confronti del prete. Le sue dichiarazioni sono apparse credibili e due giorni dopo i suoi avvocati, Geo Dal Fiume, Roberto De Sensi e Davide De Bartolo, hanno ottenuto la scarcerazione. Ma una volta tornato in libertà Costa ha continuato il giro delle chiese e il gioco dei ricatti. “Voglio 800 euro, altrimenti mi rivolgerò ai giornali e racconterò tutto” diceva ogni volta a Don Alloisio. La procura a quel punto ha chiesto e ottenuto dal gip Emanuela Gai un ordine di custodia cautelare: il primo agosto Costa è tornato in cella.

    Interrogato dal giudice, il ragazzo ha ampliato il suo racconto e spiegato la sua verità: “Sono sposato e padre di due bambini, chiedo soldi nelle chiese per tirare avanti, ma ogni tanto faccio qualche lavoretto come idraulico. Devo pagare l’affitto e le bollette, e mi prostituisco con i preti da quando ero minorenne. Ho conosciuto Don Alloisio nel 1997 quando frequentavo la Fondazione Fratelli Dimenticati, in via Longarina 4 a Torino, e proprio in quella sede avevo rapporti sessuali con lui. Mi risulta che lui frequentasse anche altri ragazzi, in particolare romeni che si vendono in via Cavalli”.

    La casa del salesiano è stata perquisita e gli inquirenti hanno trovato una serie di strani biglietti, con scritto “Non ho mai avuto rapporti sessuali con Don Alloisio”, oppure “Mi sono inventato tutto”, recanti la firma di Salvatore Costa. Il ragazzo ha spiegato che firmava i biglietti ogni volta che riceveva denaro, come “ricevuta” del suo silenzio. Nel bagno del sacerdote è stata ritrovata un’ingente somma di denaro: il prete l’ha giustificata spiegando che si trattava di denaro dell’istituto Val Salice che lui amministrava economicamente. I soldi non sono stati posti sotto sequestro, ma gli è stato prelevato un computer il cui contenuto è al vaglio degli inquirenti.

    http://www.repubblica.it/2007/08/sezioni/cronaca/torino-sacerdoti/torino-sacerdoti/torino-sacerdoti.html

  • “Padre Luciano, sono senza soldi e lui mi portò nel suo ufficio”

    “Padre Luciano, sono senza soldi e lui mi portò nel suo ufficio”

    TORINO – Storie di ragazzi di strada, quelli che a Torino si incontrano in via Cavalli, via Avigliana, a pochi passi dal tribunale. Storie di sacrestie, di denari tenuti in casa. Addirittura di liberatorie custodite gelosamente alla consegna del denaro, frutto del ricatto e di un passato tutto da chiarire. Più Pasolini, che Boccaccio, più personaggi drammatici che gaudenti nella vicenda che rischia di essere solo all’inizio. Una storia di ricatti e forse di altro.

    Nelle carte del processo che coinvolge don Luciano Alloisio e monsignor Mario Vaudagnotto c’è una Torino sotterranea, forse inconfessabile. L’ordinanza del gip, trenta pagine di confessioni e racconti, contiene accuse pesantissime che ora gli inquirenti stanno verificando. Le accuse di Salvatore Costa partono dal 1997 “quando incontrai don Alloisio presso la Fondazione dei Fratelli dimenticati” e che proseguono fino a pochi mesi fa: “Avevo bisogno di soldi, sono sposato e padre di due bambini. Il sacerdote mi aveva promesso un prestito, poi ha cambiato idea e ha deciso di non aiutarmi più. Con don Luciano avevamo avuto, anni fa, incontri sessuali. Una volta mi aveva proposto di andare nel suo ufficio”.

    Dopo quelle esperienze era nata l’idea del ricatto: “Lui mi dava dei soldi, quando ne avevo bisogno, ma era terrorizzato dall’idea che quella storia diventasse pubblica. Mi faceva firmare dei fogli e mi diceva: ‘Io non ho mai voluto fare sesso con te’”. L’accusatore è un fiume in piena: “Sapevo che alcuni sacerdoti della città si incontravano con i ragazzi di strada, me lo avevano detto i miei amici che fanno parte di quel mondo”.

    Accuse che, in parte, i pm torinesi hanno cominciato a verificare nei giorni scorsi. E che li hanno spinti a denunciare don Alloisio in base all’articolo 600 bis del codice penale, quello che punisce la pedofilia, gli abusi sessuali sui minori e l’induzione alla prostituzione. Con un’aggravante: quella di aver agito facendosi forza del suo ruolo di sacerdote.

    Non meno gravi sono le accuse di Salvatore Costa nei confronti di monsignor Vaudagnotto. Scrive il gip che “Costa è colpevole di aver estorto denaro al sacerdote nella chiesa di San Lorenzo per alcune migliaia di euro” ma aggiunge che l’accusatore dice di aver avuto “rapporti sessuali con il sacerdote a partire dall’età di 18 anni”, dunque dal 2000. Accusa che, se fosse verificata, sarebbe meno pesante di quella nei confronti di don Alloisio perché a quell’epoca dei presunti incontri con Vaudagnotto il ragazzo era maggiorenne.

    Nell’ordinanza non si fa cenno delle dichiarazioni di Costa che coinvolgerebbero almeno un altro sacerdote piemontese. Ma lo stesso accusatore dovrà essere ascoltato nuovamente per capire se il suo era un caso isolato o se anche altri ragazzi avessero partecipato ai presunti incontri con i sacerdoti. “Nei prossimi giorni prenderemo altri provvedimenti”, assicuravano ieri alla procura torinese facendo intendere che l’inchiesta potrebbe avere importanti sviluppi.
    (p. g. e s. mar.)

    (8 agosto 2007)

    http://www.repubblica.it/2007/08/sezioni/cronaca/torino-sacerdoti/accuse-sacerdoti/accuse-sacerdoti.html

  • Indagato anche don Vaudagnotto

    Indagato anche don Vaudagnotto

    Il ricattatore ha fatto un altro nome: un prete più giovane degli altri due Abusi, coinvolto un terzo sacerdote L’inchiesta di Torino sull’estorsione sta portando alla luce alcuni casi di sospette violenze sessuali. Indagato anche don Vaudagnotto

    Monsignor Mario Vaudagnotto (Ansa)
    TORINO – Ci sarebbe un terzo sacerdote coinvolto nella storia di estorsione che ha portato all’arresto del 24enne Salvatore Costa e all’accusa di abusi sessuali che sarebbero stati compiuti da due salesiani torinesi, Don Luciano Alloisio, economo del collegio Valsalice di Torino e attualmente trasferito in Vaticano, alla pontificia università e don Mario Vaudagnotto, parroco della centralissima chiesa di San Lorenzo del capoluogo piemontese, su dei giovani. Il terzo prete sarebbe più giovane degli altri due.

    IL RICATTATORE – A fare il suo nome è stato lo stesso Costa, all’epoca dei fatti minorenne e tuttora in carcere, le cui dichiarazioni sono vagliate con cautela dai magistrati. «Avevo bisogno di soldi per pagare le spese di casa e crescere le mie bambine», ha detto il giovane agli inquirenti per giustificare le richieste di denaro. «La sua convivente, una casalinga, aiutata economicamente dalla sua famiglia – ha detto il difensore di Costa, l’avvocato Roberto De Sensi – era all’oscuro di tutto. Conosceva i suoi trascorsi di quando era minore e più volte era finito a chiedere aiuti in oratori e fondazioni religiose, ma non la sua decisione di procurarsi denaro in questo modo». E che Costa fosse davvero disperato lo dimostrerebbe il fatto che ha reiterato il reato anche dopo essere uscito una prima volta di prigione a metà luglio. Il giovane dovrebbe essere interrogato nuovamente dai magistrati nei prossimi giorni. «Il mio assistito ha sicuramente compiuto un reato, un reato anche grave – aggiunge De Sensi – e ne risponderà, ma è giusto che vengano messi tutti i puntini sulle “i” e che se vi sono responsabilità, di altro genere, vengano accertate».

    INDAGATO – Nel frattempo si è appreso che don Mario Vaudagnotto, il secondo religioso coinvolto nelle indagini, è stato iscritto al registro degli indagati e che la Curia torinese sta cercando per lui un legale. Don Vaudagnotto fino ad ora è stato sentito come teste. Molto provato e più volte caduto nello sconforto e in crisi di pianto, don Vaudagnotto ha detto: «Mi rimetto alla magistratura e ho la speranza che questa triste storia termini presto».
    08 agosto 2007

    http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/08_Agosto/08/abusi_sacerdote_torino.shtml

  • Ricattato per gli abusi il salesiano confessa

    Ricattato per gli abusi il salesiano confessa

    “Ho avuto rapporti sessuali con minorenni, ma fuori dalla scuola”
    LODOVICO POLETTO TORINO

    Il prete e il ragazzino si erano incrociati di notte dieci anni fa. Uno era poco più che cinquantenne. L’altro di anni ne aveva quindici ma aveva già i modi e le parole di chi è cresciuto sulla strada e grazie alla strada riesce anche a campare. Uno si presentava stretto nel suo clergyman nero. L’altro nei jeans elasticizzati portati come li portavano allora i ragazzini di via Cavalli, a Torino. Uno era timoroso, riservato, come si si addice ad un sacerdote, ad un salesiano. L’altro era sfrontato: perché, dieci anni fa, quando navigavi dalle parti di via Cavalli, la strada dei ragazzi che la notte vendevano il corpo per comperarsi le Nike o i Levi’s 101, ci dovevi saper fare.

    Dieci anni dopo la storia è molto diversa. Quel prete, don Luciano Alloisio (da un paio di settimane in Vaticano), ha fatto carriera nel mondo salesiano, è diventato economo dell’istituto Valsalice, una delle più prestigiose scuole ed istituzioni religiose della città. Il ragazzo, Salvatore Costa, adesso ha 24 anni, ha lasciato la strada, ha due figli piccoli e una compagna. Campa come può, ha qualche precedente per furti. All’inizio di luglio i carabinieri lo arrestano: è accusato di aver ricattato quel sacerdote. Voleva farsi consegnare 30 mila euro. C’è riuscito soltanto in parte. S’è fatto dare quattro o cinque mila euro in tutto. Ai carabinieri del reparto operativo, e al pm Cristina Bianconi, Costa racconta una storia di abusi sessuali. Dice che a 15 anni è stato violentato da don Alloisio. E che con lui ha avuto altri rapporti omosessuali nei due anni successivi. La storia ha dell’incredibile. I militari cercano riscontri. Costa torna libero dopo pochi giorni. E quasi subito ci riprova. Chiede altri soldi a don Alloisio: 2000 euro perché deve campare. Perché deve mantenere i figli, perché non ha i soldi per fare la spesa. Il prete che lo aveva denunciato la prima volta torna dai carabinieri. Al maresciallo della stazione barriera Piacenza spiega che sì, lui è un sacerdote ma qualche anno prima ha sbagliato. Ha avuto rapporti sessuali con ragazzini che frequentavano via Cavalli. Ma con Costa mai. L’autoaccusa del sacerdote cambia le carte in tavola. Costa, è vero, torna in carcere, accusato ancora una volta di estorsione. Ma anche il sacerdote finisce nei guai: contro di lui c’è un’accusa di violenza sessuale. Per di più su minore. 

    Una storia di dieci anni fa. Quando don Alloisio ancora si occupava, in qualità di direttore, della fondazione «Fratelli dimenticati». Lì, tra le mura di quella casa in via Chanoux, racconta Salvatore Costa, ci sarebbe stata la violenza. Don Alloisio, assistito dagli avvocati Fulvio e Nicola Gianaria, nega. Niente violenza. Niente di niente, quando Salvatore era poco più che adolescente. Costa, però, va avanti nel suo racconto. Assistito dagli avvocati Geo Dal Fiume, Davide De Bartolo e Roberto De Sensi, parla di rapporti consumati anche più avanti nel tempo. Quando don Alloisio aveva già traslocato sulla collina di Torino. Costa insiste: «Ho chiesto del denaro perché non sapevo proprio come fare per campare. Sono un poveraccio. E quello da me voleva del sesso».Don Alloisio, davanti ai pm Cristina Bianconi ed Emanuela Pedrotta, racconta di aver dato del denaro a Costa. «A più riprese» spiega. Ma sesso mai. E tra il disperato e lo sconcertato racconta che a casa conserva anche una serie di lettere che lo confermano. I carabinieri del nucleo operativo le trovano. Sono delle specie di ricevute, ma con liberatoria. C’è scritto: «Io, Salvatore, non ho mai avuto rapporti sessuali con don Luciano».

    A questo punto il ricattatore non si ferma più nei suoi racconti. Ai carabinieri e ai magistrati racconta la sua biografia di ragazzo di strada. Tira in ballo un prete che ora vive e lavora in un’altra provincia piemontese e un altro sacerdote, don Mario Vaudagnotto, settantenne parroco della seicentesca chiesa di San Lorenzo e cerimoniere della Curia. Dice: «Anche con lui ho fatto del sesso. Ma ero già maggiorenne. E anche da lui mi sono fatto dare dei soldi minacciando di raccontare tutto». Perché? «Io sono un poveraccio che non sa come campare. Che ha bisogno di mangiare e a cui nessuno dà un lavoro». Nel fascicolo dell’inchiesta ci sono già montagne di carte. Ci sono verbali di perquisizioni e controlli. E ci sono anche intercettazioni telefoniche. Confermano che Salvatore Costa era un ricattatore. Confermano che era in gravi difficoltà economiche per via dei figli piccoli, delle spese per la casa. Un giorno, al telefono con la compagna, è chiaro: «Conosco un prete omossessuale. Vedrai che che da quello riesco a ricavarci qualcosa».

    http://www.lastampa.it/Torino/cmsSezioni/primopiano/200708articoli/4089girata.asp