Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Mario Zanchetti

  • Rischio prescrizione nel processo al prete condannato per abusi

    Rischio prescrizione nel processo al prete condannato per abusi

    di GIORGIO GANDOLA

    “Ora si rischia che la giustizia sfugga, nascosta dietro la prescrizione. Per noi sarebbe un nuovo dramma”. La famiglia del giovane Alessandro di Rozzano (Milano), vittima di abuso sessuale da parte di don Mauro Galli, vede all’orizzonte il pericolo principale dopo il pronunciamento di Cassazione che ha rimandato il caso in Appello per colpa di due parole. “Costrizione” e “induzione”, termini che galleggiano alternativamente dentro le sentenze di colpevolezza del sacerdote (condannato in secondo grado a 5 anni e 6 mesi) diventano improvvisamente macigni: definiscono lo stesso reato, conducono alla stessa pena (secondo l’articolo 609 bis del Codice penale), ma non sono la stessa cosa e vanno uniformate. Quindi, la sentenza va riscritta.

    La Cassazione ha accolto il tecnicismo dell’avvocato Mario Zanchetti, difensore di don Galli, membro della commissione diocesana per la tutela dei minori e storico legale dell’arcidiocesi di Milano. E, di fatto, ha sospeso l’esecuzione della condanna. La difesa chiedeva l’annullamento della sentenza di Appello e non l’ha ottenuto, ma l’impianto dovrà essere ridefinito e spiegato meglio. La violenza è stata confermata, il 99% delle richieste di don Galli sono state dichiarate inammissibili “perché entravano nel merito” (parole del procuratore generale), ma il cavillo è passato e si è infilato come un cuneo nella porta. Ora la procedura verso la fine di una vicenda che dura da 11 anni diventa una traversata nel deserto, al termine della quale potrebbe esserci la beffa suprema per la vittima e la sua famiglia, sfinite da questa impervia ricerca della verità. La prescrizione, obiettivo della strategia della difesa del sacerdote, attende come una tagliola nell’estate del 2023.

    Non riesce a chiudersi uno dei processi più dolorosi e scabrosi per l’Arcidiocesi di Milano coinvolta nella triste storia per proprietà transitiva. Dopo l’abuso sessuale fra il 19 e 20 dicembre 2011, don Galli non fu fermato e avviato a “indagine previa” come prevede il Diritto canonico dall’allora vicario episcopale Mario Delpini, oggi arcivescovo della metropoli lombarda, e dal responsabile dei giovani sacerdoti Pierantonio Tremolada, oggi vescovo di Brescia. Ma fu semplicemente spostato da Rozzano a Legnano, sempre a contatto con gli adolescenti. Lo stesso arcivescovo di quel tempo, Angelo Scola, in una lettera di scuse alla famiglia stigmatizzò il “comportamento maldestro” dei suoi collaboratori. Dal giorno in cui il prete-catechista invitò Alessandro, allora quindicenne, a “dormire nel lettone” del suo appartamento privato, il lungo calvario della vittima e della sua famiglia non si è ancora concluso. E forse non si concluderà mai.

    La colpevolezza di don Galli, 50 anni, nato a Cislago in provincia di Varese, non è in dubbio, ma le vie del Signore non sono infinite. Ora la procedura somiglia a un ottomila himalaiano: si devono attendere i 90 giorni per le motivazioni della Cassazione, ci sarà la sospensione dell’esistenza agostana, il tribunale di Milano dovrà celebrare il processo di Appello bis in un’unica udienza (con accusa e difesa) al termine della quale dovrebbe esserci la sentenza con le parole al posto giusto. Ad andare bene potremmo essere già a gennaio 2023. Poi si dovranno attendere altri 90 giorni per le motivazioni di questa sentenza e 30 per consentire un nuovo ricorso in Cassazione con relativa tempistica prima della sentenza finale. Senza la pandemia, i 10 anni fra reato e prescrizione sarebbero già trascorsi.

    Così il piano inclinato consente al due volte colpevole di sperare di farla franca. L’intera vicenda è un esempio della discrepanza fattuale fra le indicazioni paradigmatiche di Papa Francesco riguardo ai reati sessuali dei sacerdoti e la realtà nelle parrocchie, il desino delle vittime, la possibilità concreta di ottenere una giustizia. A tutto ciò si aggiunge la sentenza assolutoria che, nonostante le due condanne in un tribunale italiano, don Galli ha ottenuto l’anno scorso nel primo processo canonico, quello istruito dal Tribunale ecclesiastico regionale lombardo.

    Per lui è stata usata la formula della “sentenza dimissoria”, che di fatto equivale all’insufficienza di prove. Il caso è stato poi trasferito in Vaticano, alla Congregazione per la dottrina della Fede, ed è scomparso dai radar, lasciando una lunga ombra sui proclami di ritrovata trasparenza da parte della Chiesa. Un atteggiamento da più parti stigmatizzato anche da chi è culturalmente vicino alla Santa Sede; per esempio dal libro “Agnus Dei” di Lucetta Scaraffia, Anna Foa e Franca Giansoldati.

    Il caso rimane aperto e la strada verso la conclusione sempre più stretta. C’è un dispositivo di Cassazione, ci sono due parole che litigano fra loro, c’è meno di un anno per metter ordine, c’è una vicenda evaporata nelle segrete stanze del Vaticano, ci sono due sentenze di colpevolezza. C’è anche un libro della mamma della vittima, Cristina, dal titolo eloquente: “Chiesa, perché mi fai male?”. In attesa di un risposta, c’è infine una famiglia che si sforza di credere nella giustizia umana e divina, ma non riesce a trovare la pace.

    (trascrizione da LaVerità del 15 giugno 2022)

  • Don Galli, il caso non è chiuso: “Nuovo processo d’appello”

    Don Galli, il caso non è chiuso: “Nuovo processo d’appello”

    Torna davanti alla Corte d’Appello di Milano, che dovrà celebrare un nuovo processo, il caso di don Mauro Galli, ex parroco di Rozzano condannato in primo e in secondo grado per abusi avvenuti più di dieci anni fa su un 15enne. La Cassazione nella tarda serata di ieri ha accolto infatti il ricorso del difensore del sacerdote, ora sospeso, rimandando gli atti a Milano e disponendo un appello “bis”.

    “Sicuramente ci dispiace per questa decisione – spiega Francesco Zanardi, fondatore dell’associazione Rete L’Abuso, che assiste le vittime – e attendiamo di leggere le motivazioni della sentenza”. La vittima si era definita in passato “un sopravvissuto”, ha raccontato di aver tentato il suicidio cinque volte, di aver “perso anni di scuola” per le drammatiche conseguenze di episodi avvenuti quando aveva solo 15 anni. da parte sua, il sacerdote ha sempre negato gli abusi. il suo difensore, l’avvocato Mario Zanchetti, nei mesi scorsi aveva impugnato la sentenza della Corte d’Appello di Milano che aveva confermato , con una riduzione della pena, la condanna inflitta in primo grado.

    “Galli ha tradito gravemente il suo ruolo di sacerdote nonché la fiducia che la vittima riponeva in lui e ha approfittato delle condizioni di particolare fragilità, conseguente alla profonda e intima confessione cui proprio quella sera il ragazzo si era sottoposto”, si legge nelle motivazioni della sentenza della Corte d’Appello di Milano impugnate dalla difesa del sacerdote. Cinque anni e mezzo la pena inflitta dai giudici milanesi, con la concessione delle attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti per aver risarcito la vittima e i suoi genitori, sostenuti dall’associazione Rete L’Abuso, con oltre 100mila euro. “Le prove che emergono dagli atti sono inequivocabili”, hanno motivato i giudici milanesi. Prima davanti agli inquirenti nell’inchiesta e poi nel suo interrogatorio in aula, don Galli aveva sempre ammesso di avere dormito nel letto matrimoniale con il ragazzo, ma aveva negato di averlo “toccato” o “abbracciato”. La difesa aveva sostenuto la “inattendibilità” del racconto del ragazzo. Dopo il processo di primo grado, la madre del giovane si era sfogata definendo “maldestra” la gestione della vicenda da parte dell’arcivescovo di Milano Mario Delpini, che all’epoca era vicario episcopale della zona pastorale numero 6 (sotto cui ricadeva la parrocchia di Rozzano), e che nel 2012 aveva anche avuto un incontro con i familiari dell’adolescente.

    In seguito all’episodio don Galli era stato trasferito dall’Arcivescovado di Milano nella parrocchia di San Pietro a Legnano dove per qualche mese gli era stata affidata la pastorale giovanile. Attualmente don Galli resta sospeso da ogni incarico pastorale, in attesa dell’esito del procedimento. Fra gli atti, le relazioni che testimoniano i pesanti danni psicologici subiti dal ragazzo, più volte ricoverato in psichiatria per crisi. La patologia psichiatrica, scriveva il consulente della Procura nella sua relazione, “non presenta disturbi all’ideazione, non vi sono fenomeni allucinatori né alterazioni o fughe di pensiero, né interpretazioni paranoidee”. Non sussiste, quindi, “uno stato psichico che possa invalidare la capacità di riferire i fatti da lui vissuti”. Il ragazzo era stato ritenuto dai medici e dai giudici perfettamente credibile, ma il caso dovrà tornare davanti a una sezione della Corte d’Appello di Milano diversa rispetto a quella che ha già giudicato il prete colpevole.

    https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/processo-parroco-violenze-1.7766782/amp

  • Audizione protetta per tre presunte vittime del prete

    Audizione protetta per tre presunte vittime del prete

    Tre minori sono stati ascoltati ieri in Tribunale a Busto Arsizio, in audizione protetta, perché presunte vittime di abusi sessuali da parte di don Emanuele Tempesta (nella foto), 29 anni, nativo di Cornaredo, sacerdote a Busto Garolfo ai domiciliari dal luglio 2021 con l’accusa di molestie sessuali ai danni di 7 minori, di età compresa tra gli 8 e i 12 anni. La prossima settimana si concluderanno le testimonianze dei ragazzini, dopodiché la Procura deciderà come procedere. Assistito dall’avvocato Mario Zanchetti, don Tempesta si è sempre professato innocente respingendo accuse definite “false e infamanti”.

    A far partire le indagini sono state le denunce di alcuni dei genitori dei piccoli, dopo aver raccolto le loro testimonianze. Sotto esame scrupoloso anche tutte le tracce presenti sui dispositivi elettronici usati dal sacerdote. Gli abusi, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, sarebbero avvenuti durante la pandemia, quando i bimbi sono stati invitati a casa del sacerdote in piccoli gruppi. Durante i pomeriggi tra chiacchiere e videogiochi don Tempesta avrebbe approfittato di alcuni di loro.

    Le famiglie delle vittime, i sette minori fra gli 8 e i 12 anni protagonisti secondo l’accusa di otto episodi di violenza, non parlano. L’audizione protetta dei bambini è per ora la pietra angolare dell’inchiesta.

    La comunità, invece, prova già a voltare pagina. Nel silenzio. Dopo lo sconcerto dei primi giorni seguiti alla notizia diffusa direttamente dalla Diocesi di Milano, tra i cittadini di Busto c’è già chi fa esercizio di incredulità. C’è chi pensa al prete, fermato dalla Mobile di Milano a Bardonecchia dove era in vacanza con i ragazzini dell’oratorio, come a un “tradizionalista religioso” ma “incapace di fare male ai bambini” che – secondo l’accusa – sarebbero stati invece attirati nell’appartamento al primo piano dell’oratorio di via Mazzini con la scusa della playstation. L’ipotesi dell’orrore fatica a farsi strada in una comunità da sempre molto vicina alla Chiesa.

    E anche la parrocchia, con difficoltà, cercò di ripartire. Le attività estive 2021 si sono tenute regolarmente grazie anche ad alcuni sacerdoti venuti in soccorso del 71enne don Ambrogio Colombo, che si trovò nel giro di poche ore a guidare una comunità di poco meno di 14mila persone.

    Ra.F.

  • Cornaredo, ascoltate in audizione protetta tre presunte piccole vittime del prete

    Cornaredo, ascoltate in audizione protetta tre presunte piccole vittime del prete

    Cornaredo (Milano) – Tre minori  sono stati ascoltati ieri in Tribunale a Busto Arsizio, in audizione protetta, perché presunte vittime di abusi sessuali da parte di don Emanuele Tempesta, 29 anni, nativo di Cornaredo, sacerdote a Busto Garolfo ai domiciliari dal luglio 2021 con l’accusa di molestie sessuali ai danni di sette minori, di età compresa tra gli 8 e i 12 anni. La prossima settimana si concluderanno le testimonianze dei ragazzini, dopodiché la Procura deciderà come procedere.

    Assistito dall’avvocato Mario Zanchetti, don Tempesta si è sempre professato innocente respingendo accuse definite “false e infamanti”. A far partire le indagini sono state le denunce di alcuni dei genitori dei piccoli, dopo aver raccolto le loro testimonianze. Sotto esame scrupoloso anche tutte le tracce presenti sui dispositivi elettronici usati da don Emanuele. Gli abusi, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, sarebbero avvenuti durante la pandemia, quando i bimbi sono stati invitati a casa del sacerdote, in piccoli gruppi. Durante i pomeriggi trascorsi tra chiacchiere e videogiochi don Tempesta avrebbe approfittato della situazione per abusare di alcuni di loro.

    Le famiglie delle vittime, i sette minori fra gli 8 e i 12 anni protagonisti secondo l’accusa di otto episodi di violenza, non parlano. L’audizione protetta dei bambini è per ora la pietra angolare dell’inchiesta. La comunità, invece, prova già a voltare pagina. Nel silenzio.

    Dopo lo sconcerto dei primi giorni seguiti alla notizia diffusa direttamente dalla Diocesi di Milano, tra i cittadini di Busto c’è già chi fa esercizio di incredulità. C’è chi pensa al prete, fermato dalla Mobile di Milano a Bardonecchia dove era in vacanza con i ragazzini dell’oratorio, come un “tradizionalista religioso” ma “incapace di fare male ai bambini” che – secondo l’accusa – sarebbero stati invece attirati nell’appartamento al primo piano dell’oratorio di via Mazzini con la scusa della playstation. L’ipotesi dell’orrore fatica a farsi strada in una comunità da sempre molto vicina alla Chiesa.

  • È libera la suora che abusò di una ragazza poi morta suicida

    È libera la suora che abusò di una ragazza poi morta suicida

    AGI Maria Angela Faré, l’ex suora che abusò di Eva Sacconago, la ragazza di Busto Arsizio che si suicidò a 26 anni nel 2011, è libera ‘per fine pena’.

    La notizia è stata diffusa dal sito ‘Rete L’Abuso’, che raccoglie i casi di violenze in ambito clericale, e confermata all’AGI dall’avvocato Daniela Cultrera dalla quale si apprende che l’ordine di scarcerazione risale al 4 settembre del 2021. Nessuna conferma invece dal legale di Faré, l’avvocato Fabrizio Busignani: “È una notizia riservata, non possa confermare se sia o meno vera”. La condanna definitiva a 3 anni e sei mesi risale al 21 dicembre 2019 e l’intera pena, che comprende anche la custodia cautelare prima del processo, è stata scontata in carcere, senza alcun beneficio.

    “Libera il giorno del compleanno di Eva”

    “Noi lo abbiamo saputo il primo febbraio – racconta Roberto Sacconago, il padre di Eva, che solo oggi ha deciso di divulgare la notizia assieme alla moglie -. Appena arrivati nella nostra casa di montagna, il nostro rifugio dell’anima così come lo era anche per nostra figlia, c’è stato detto dall’avvocato. E la liberazione è stata proprio il 21 settembre, il giorno del compleanno della nostra piccola. Che coincidenza. Per noi saperlo è stato un colpo e un dispiacere al cuore”.

    “Il conteggio della pena è giusto al 99 per cento, i nostri avvocati lo stanno controllando – prosegue il padre della ragazza che, quando aveva 14 anni, subì “violenze sessuali vere e proprie nel 2010 e 2011 e comportamenti che avrebbero minato la stabilità psichica di chiunque”, scrissero i giudici – Tuttavia siamo arrabbiati perché non sappiamo dove sia la signora Faré dalla quale non abbiamo mai ricevuto delle scuse personali e che non ci ha mai versato il risarcimento di 50 mila euro previsto dal giudice. Sappiamo che i giudici le hanno inflitto come pena accessoria l’interdizione dal frequentare ambienti con minori ma non siamo tranquilli e abbiamo paura che possa rifare con nostra figlia quello che ha già fatto”.

    Il mancato risarcimento perché è “incapiente”

    Ai legali della famiglia, la difesa dell’ex suora ha fatto sapere che non può risarcire perché è “incapiente”. “Mi domando allora chi le ha pagato gli avvocati e il perito e credo sia stato il clero, come sempre accade”, continua il padre della ragazza che, dicono le sentenze, fu vittima delle ‘attenzioni’ dell’imputata, che apparteneva alle Figlie di Maria Ausiliatrice, già quando era minorenne, per poi instaurare con lei una relazione, fino al 2011, quando si tolse la vita.

    L’Ordine a cui apparteneva è stato assolto. “Non sapevo nemmeno che fosse libera, ma è normale. Ha scontato la sua pena”, è il commento del difensore dell’Ordine, l’avvocato Mario Zanchetti.

    https://www.agi.it/cronaca/news/2022-03-29/libera-suora-abuso-ragazza-poi-morta-suicida-16175782/

  • Abusi sessuali, la Curia scende in campo per don Tempesta

    Abusi sessuali, la Curia scende in campo per don Tempesta

    di Ersilio Mattioni – BUSTO GAROLFO (MILANO) – La Curia scende in campo per don Emanuele Tempesta. Il coadiutore dell’oratorio del Sacro Cuore di Busto Garolfo, nel Milanese, dallo scorso venerdì 16 luglio è indagato per abusi sessuali su 7 minorenni. Le vittime sarebbero tutti ragazzi tra gli 8 e 12 anni che frequentano la parrocchia.

    Abusi sessuali, la strategia di don Tempesta

    Il religioso si professa innocente e, nel corso del primo interrogatorio davanti al Gip di Busto Arsizio, ha respinto tutte le accuse. Il don ha dichiarato di “non avere la minima idea” di ciò che gli viene contestato. Ma don Tempesta ha compiuto anche un altro passo. Nelle scorse settimane, infatti, ha revocato il mandato al suo avvocato per mettere la sua difesa nelle mani di Mario Zanchetti. Quest’ultimo è un legale di fama con studio a Milano e specializzato in questo tipo di reati. L’avvocato, infatti, difende moltissimi dei sacerdoti della diocesi di Milano che sono accusati (o sono stati accusati) di abusi e violenza sessuale sui minorenni.

    L’avvocato Zanchetti

    Anche di recente il nome di Zanchetti è salito alla ribalta delle cronache. L’avvocato penalista della Curia ha difeso don Mauro Galli, il prete (ex parroco di Rozzano con un passaggio a Legnano) che lunedì 5 luglio è stato condannato anche in Appello a 5 anni e 6 mesi di reclusione per abusi sessuali nei confronti di un minorenne. La particolarità di questa vicenda risiede nel tentativo di Zanchetti, per conto della Curia, di evitare che la famiglia della presunta vittima si costituisse parte civile al processo. Tentativo riuscito grazie al maxi risarcimento da 150.000 euro, pagato dal sacerdote con un assegno circolare ai genitori del ragazzo che sarebbe stato vittima di abusi.

    La strategia di Zanchetti

    Non sappiamo se la strategia di Zanchetti, nel caso di don Tempesta, possa essere la stessa (cioè risarcire le famiglie dei 7 bambini coinvolti), ma di certo questa appare un’ipotesi meritevole di approfondimento. Anche don Galli, infatti, si è sempre professato innocente (ammettendo di aver dormito con il minorenne, ma negando di aver abusato di lui sessualmente), eppure ciò non ha impedito che la strategia difensiva prevedesse l’erogazione di una somma consistente come risarcimento danni. Naturalmente questo scenario è ipotetico e don Tempesta dovrebbe essere d’accordo, mentre al momento il sacerdote dell’oratorio sembra intenzionato a difendersi negando tutto. Le denunce delle mamme, d’altra parte, non bastano per accertare una responsabilità, che deve essere provata oltre ogni ragionevole dubbio.
    https://www.liberastampa.net/abusi-sessuali-curia-in-campo-per-don-tempesta/
  • Prete arrestato per abusi sui bambini, in paese c’è chi lo difende

    Prete arrestato per abusi sui bambini, in paese c’è chi lo difende

    Le famiglie delle vittime, i sette minori fra gli 8 e i 12 anni protagonisti secondo l’accusa di otto episodi di violenza, non parlano. L’audizione protetta dei bambini è per ora la pietra angolare dell’inchiesta che ha portato all’arresto di don Emanuele Tempesta, 29 anni, vicario parrocchiale di Busto Garolfo, nell’Altomilanese. La comunità, invece, prova già a voltare pagina. Nel silenzio. Dopo lo sconcerto dei primi giorni seguiti alla notizia diffusa direttamente dalla stessa Diocesi di Milano, tra i cittadini di Busto Garolfo c’è già chi fa esercizio di incredulità. C’è chi pensa al prete fermato dalla quarta sezione della Mobile di Milano a Bardonecchia, dove era in vacanza con i ragazzini dell’oratorio, come un “tradizionalista religioso”, ma “incapace di fare male ai bambini”, che secondo l’accusa sarebbero stati invece attirati nell’appartamento al primo piano dell’oratorio di via Mazzini con la scusa della playstation. L’ipotesi dell’orrore fatica a farsi strada in una comunità da sempre molto vicina alla Chiesa. Intanto, le attività degli investigatori continuano. Sotto esame scrupoloso tutte le tracce presenti sui dispositivi elettronici usati da don Emanuele, che si è difeso respingendo accuse definite “false e infamanti”.

    Gli episodi di molestie sessuali a bambini presentati al gip Stefano Colombo dal pm di Busto Flavia Salvatore metteranno a dura prova il poll di avvocati guidati da Mario Zanchetti, incaricato di difendere il ventinovenne sacerdote nativo di Cornaredo ancora agli arresti domiciliari. A Busto Garolfo si cerca di guardare oltre questa tristissima vicenda. E in parrocchia, con difficoltà, si cerca di ripartire. Le attività estive non sono state interrotte e si sono concluse regolarmente grazie anche alla collaborazione di alcuni sacerdoti venuti in soccorso del settantunenne parroco don Ambrogio Colombo trovatosi, nel giro di poche ore, a guidare in solitaria una comunità di poco meno di quattordicimila persone.

    Il vicario episcopale monsignor Luca Raimondi, spedito a Busto Garolfo dall’arcivescovo Mario Delpini, ha chiesto alla comunità di pregare e di mantenere il riserbo su una vicenda che ha lacerato tutti.

  • E’ Leonardo Gualdoni l’ex seminarista indagato a Cuggiono

    E’ Leonardo Gualdoni l’ex seminarista indagato a Cuggiono

    Il segreto di Pulcinella della diocesi più grande di Europa barcamenata da monsignor Mario Delpini, vescovo malgrado il papa sapesse delle coperture già in favore di don Mauro Galli.

    E’ Leonardo Gualdoni – dopo don Tempesta, entrambi difesi dallavvocato Mario Zanchetti, membro della Commissione Diocesana – il nome che forniamo lamentando l’assenza di totale trasparenza promessa dalla chiesa di Bergoglio e tanto acclamata dai media, che però non fanno domande al clero e ancora meno all’unica associazione di vittime italiane.

    Ben quattro casi attualmente aperti nel milanese, ma nessun mezzo di informazione che li renda noti e che neppure chieda doveroso conto a Bergoglio di questo scandalo e soprattutto delle sue dichiarazioni che oramai cadono nel vuoto dal 2013.

    Il Giorno è l’unica testata italiana che con grande serietà professionale ha fatto due conti semplicemente consultando la nostra mappa delle DIOCESI NON SICURE; LOMBARDIA 47 casi in 15 anni. Ma le vittime accusano: “Troppi i silenzi”

    Lo facciamo come sempre noi sopravvissuti ai pedofili col collarino, allo Stato e stampa nazionale, malgrado non prendiamo nessun finanziamento pubblico, ma al prezzo del silenzio ne facciamo volentieri a meno. E’ solo una questione di coscienza che 11 anni fa, da sopravvissuti agli stupri del clero cattolico che nessuno ha ancora umanamente risarcito – sia lo Stato Che la Chiesa – ci siamo voluti assumere e che con serietà portiamo avanti.

    Zanardi

  • «Io le volevo bene»

    «Io le volevo bene»

    Sì, era più grande di 10 anni di quella ragazzina, ma ne era innamorato. E pensava che quella relazione affettiva, pur con tutte le anomalie del caso, fosse lecita e in qualche modo paritetica. L’invio di immagini pornografiche? Per quanto incredibile possa sembrare, non avrebbe ravvisato nessun profilo di illiceità.

    Comparso ieri pomeriggio, lunedì 19 luglio, dinanzi al gip del Tribunale di Milano Alessandra Clemente per l’interrogatorio di garanzia, il 26enne ex seminarista, fino al gennaio scorso aiuto del parroco e addetto alla gestione dell’oratorio a Cuggiono, ha scelto di rispondere alle domande, finendo per abbozzare quella che già ora appare come la sua linea difensiva.

    Accompagnato dall’avvocato Mario Zanchetti, l’ex aspirante sacerdote si è difeso senza negare l’accaduto, ma escludendone la connotazione illecita. Lo aveva già fatto in un precedente interrogatorio con l’autorità giudiziaria. Una linea difensiva esplicitata con tutte le cautele del caso, senza voler urtare la sensibilità della vittima, che va evidentemente a scontrarsi contro la posizione intransigente adottata da Diocesi di Milano e dalla parrocchia cuggionese.

    Appena è emersa, lo scorso mese di gennaio, l’ipotesi di abusi sessuali a carico del seminarista, che frequentava il primo anno di teologia al seminario di Venegono Inferiore, la Diocesi aveva provveduto a sospendere il suo percorso formativo seminaristico e la parrocchia si era rivolta ai genitori della ragazza informandoli dell’accaduto e del loro diritto di adire alle vie legali. Gravato da venerdì scorso dalla misura del divieto di avvicinamento alla ragazza, all’oratorio, alla parrocchia e alla scuola frequentato dalla ragazza, l’indagato, dopo la cacciata da Venegono, avrebbe iniziato a lavorare come operaio in una località lontana dall’Alto Milanese.

    Luca Testoni Gualdoni Leonardo

    https://www.prealpina.it/pages/cuggiono-lex-seminarista-io-le-volevo-bene-253537.html

  • Sacerdote arrestato per abusi: ‘Su di me accuse infamanti’

    Sacerdote arrestato per abusi: ‘Su di me accuse infamanti’

    (ANSA) – VARESE, 19 LUG – “Accuse infamanti, sono scioccato e provato da quello che sta accadendo”. Queste le parole di don Emanuele Tempesta, il sacerdote di Busto Garolfo (Milano) arrestato venerdì con l’accusa di abusi sessuali su sette bambini di età compresa tra i 7 e gli 11 anni, durante l’interrogatorio di garanzia tenutosi oggi davanti al Gip di Busto Arsizio (Varese) Stefano Colombo.

    Il sacerdote ha quindi negato ogni addebito circa le pesanti accuse mosse a suo carico.
    Nessuna misura alternativa è stata chiesta, ad oggi, dalla difesa di don Emanuele, che si trova ai domiciliari. Lo ha confermato l’avvocato Mario Zanchetti, neo difensore subentrato al precedente d’ufficio. Il legale ha detto di non voler rilasciare dichiarazioni in merito all’interrogatorio di garanzia del suo assistito, tenutosi oggi in Tribunale a Busto Arsizio (Varese) data la vicenda “delicata e in corso di indagini”. (ANSA).
    https://www.ansa.it/lombardia/notizie/2021/07/19/sacerdote-arrestato-su-di-me-accuse-infamanti_59288956-1344-4ff8-a960-51761d916c8b.html