Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Massa Carrara

  • Don Euro è in carcere, Cassazione ha confermato la condanna

    Don Euro è in carcere, Cassazione ha confermato la condanna

    Ha cominciato a espiare da alcuni giorni la sua condanna in carcere, a La Spezia, l’ex parroco a Massa Gianluca Morini, detto don Euro per la sua richiesta di denaro ai fedeli, motivata per dare sostegno alle iniziative della Chiesa, ma poi finalizzata anche a pagarsi viaggi, cene, altre spese voluttuarie e persino feste a luci rosse.

    Il 22 gennaio – riporta la diocesi di Massa Carrara Pontremoli con un comunicato – è stata pubblicata la sentenza della Cassazione di conferma della condanna a 6 anni per estorsione e autoriciclaggio e Morini “ha iniziato il periodo di detenzione nel carcere di La Spezia, epilogo di una vicenda che negli anni scorsi ha provocato dolore e smarrimento in diverse comunità parrocchiali della diocesi”.

    A seguito dell’inchiesta Morini era stato ridotto allo stato laicale. “Auspichiamo – afferma la diocesi di Massa – che il tempo della detenzione possa rappresentare una occasione di presa di coscienza, rispetto al dolore e allo scandalo provocato alle vittime dei suoi comportamenti, e di riabilitazione”.

    Il vescovo Mario Vaccari ha auspicato che “nonostante il grave scandalo e le conseguenze per le comunità, la condanna emessa della magistratura per i reati commessi si accompagni alla preghiera di perdono e di misericordia per lui e per la nostra Chiesa, nell’ottica del recupero e della riabilitazione del condannato”.

    https://www.ansa.it/toscana/notizie/2025/01/24/don-euro-e-in-carcere-cassazione-ha-confermato-la-condanna_105e88fc-0bdc-432f-bc51-3534f9aea96c.html

  • Il prete veronese e i presunti abusi. Computer e telefonini al setaccio

    Il prete veronese e i presunti abusi. Computer e telefonini al setaccio

    PRATO Si scava nella memoria di computer, telefonini e anche nelle vecchie agende per trovare le tracce degli abusi su due ragazzi che frequentavano la comunità religiosa fondata dieci anni fa a Prato dal sacerdote veronese don Giglio Gilioli.

    L’ex convento ad Aulla

    Venerdì gli investigatori della squadra mobile di Prato hanno bussato alle porte dell’ex convento ad Aulla, Massa Carrara, con un decreto di perquisizione in cui si ipotizza il reato di violenza sessuale anche di gruppo per nove religiosi che facevano parte dell’associazione «I discepoli dell’Annunciazione» — sciolta dal Vaticano alla vigilia di Natale — e hanno portato via telefoni, hard disk, computer e diversi documenti che adesso dovranno essere passati al setaccio.

    Aveva fatto parte della Comunità dei Servi di Nazareth

    Don Giglio Gilioli, 73 anni, prima di arrivare a Prato nel 2005, a Verona aveva fatto parte della Comunità dei Servi di Nazareth. Nel 2010 aveva fondato alla periferia di Prato l’associazione adesso finita nella bufera, raccogliendo diversi giovani provenienti da ogni parte del mondo che avevano l’aspirazione di diventare sacerdoti. Le prediche di don Giglio finivano anche su internet. Sul web nasce un canale Youtube chiamato «Discepoli annunciazione» in cui, con toni apocalittici, mette in guardia dalle tentazioni del diavolo.

    Il racconto di uno dei due

    Le violenze contestate ai nove — oltre a don Giglio ci sono quattro sacerdoti, un frate e tre religiosi — risalirebbero al 2008 e sarebbero andate avanti per otto anni. I due ragazzi, fratelli, avevano all’epoca 9 e 14 anni. A dare il via all’inchiesta è stato il racconto fatto da uno dei due — oggi ha 21 anni — ad alcuni sacerdoti e poi alla madre. Le scorse settimane i due ragazzi sono stati ascoltati in Procura e i loro racconti potrebbero portare presto a nuovi sviluppi.

    La rete dei rapporti

    L’inchiesta è solo agli inizi ma gli inquirenti stanno adesso cercando di ricostruire la rete dei rapporti della comunità per verificare se ci siano stati episodi di violenza non denunciati. Non si esclude che altri religiosi possano essere coinvolti in questa vicenda, per questo il prossimo passo degli investigatori sarà quello di identificare tutte le persone passate dalla comunità negli anni passati. Alcuni sono diventati sacerdoti, altri hanno lasciato la vita religiosa prendendo altre strade.

    Prime notizie a giugno

    Le prime notizie delle violenze sarebbero emerse lo scorso giugno, quando l’allora vescovo di Prato, monsignor Franco Agostinelli, viene informato che un giovane di 21 anni racconta di violenze fisiche e psicologiche subite quando era un ragazzino e frequentava la struttura. Il vescovo, di fronte a quella notizia, dà immediata comunicazione alla Congregazione per la dottrina della Fede, avviando il procedimento canonico (ancora aperto).

    Servizi sociali

    A dicembre, la Procura di Prato, guidata da Giuseppe Nicolosi, apre l’inchiesta dopo la segnalazione dei servizi sociali che erano stati attivati dalla mamma del ragazzo. Così quando la Curia viene avvertita che c’è un’inchiesta in Procura, il vescovo attuale, Giovanni Nerbini, consegna gli atti dell’inchiesta canonica. «Non nascondo il mio dolore — ha detto il vescovo — vorrei sperare che gli addebiti non risultino veri ma voglio dire chiaramente che il mio primo interesse è la ricerca della verità. Per questo auspico che, nell’interesse di tutti, si concludano quanto prima le indagini». Don Gilioli lo scorso 15 gennaio ha ricevuto le carte dell’accusa del tribunale ecclesiastico ed ora ha poco meno di un mese di tempo per produrre eventuali ricorsi. Lui, comunque, si dichiara «totalmente estraneo» alla vicenda.

    https://corrieredelveneto.corriere.it/verona/cronaca/20_gennaio_31/prete-veronese-presunti-abusicomputer-telefonini-setaccio-abc5be5c-4425-11ea-9e31-bdca61bcbbb1.shtml

  • Aulla: la comunità difende i preti accusati di pedofilia

    Aulla: la comunità difende i preti accusati di pedofilia

    Ieri pomeriggio, nella chiesa del Groppino di Aulla – provincia di Massa Carrara – si è regolarmente celebrata la messa, dedicata a S.Giovanni Bosco. Un momento di vita parrocchiale come tanti altri, quasi come se le vicende che hanno coinvolto alcuni membri della comunità religiosa – e parliamo di inchieste per violenze sessuali e di gruppo – non fossero mai accadute. Al termine della celebrazione alcune fedeli hanno preso le difese del gruppo che vive da tempo ad Aulla: i “Discepoli dell’Annunciazione”, una fondazione che è stata ufficialmente sciolta dal Vaticano.  Al centro di tutta la storia don Giglio Gilioli, 73 anni. Ad Aulla è una figura nota da tempo.

    Gli abusi al centro dell’inchiesta sarebbero avvenuti a Prato nel periodo compreso tra il 2009 al 2012. Tutto è partito dalla denuncia di due fratelli che all’epoca dei fatti erano minorenni. L’inchiesta della procura di Prato ha puntato dritto alle attività dei “Discepoli dell’Annunciazione”, fondazione creata e gestita da don Giglio Gilioli.

    “E’ un ottimo predicatore – racconta una signora – ha un modo particolare di esprimersi, si accalora durante l’omelia, ma è il suo modo di fare e di certo non mi infastidisce. Siamo davvero arrabbiati per l’accanimento che c’è stato in questi giorni”. Il gruppo di don Gilioli non è mai stato al centro di storie poco chiare negli anni. Nel tempo che sono stati ad Aulla hanno celebrato messa, confessato, benedetto le case, aiutato il parroco. Le accuse di violenza sembrano assurde a molti: “Io vengo qui da tempo – ha raccontato una ragazzi – perché mi piace il loro modo di predicare, le parole che usano e mi sono affezionata. Non credo alle accuse mosse contro di loro, secondo me è una montatura per rovinarli”.

    Al termine della messa i sacerdoti sono rientrati nella casa che si trova accanto alla chiesa e non hanno voluto commentare le vicende penali. “E’ un momento delicato – ha detto uno di loro quasi a bassa voce – preferiamo non dire nulla”. I parrocchiani sono comunque propensi a fidarsi: “Noi siamo dalla loro parte – hanno detto – speriamo che la giustizia faccia il suo corso e ci dia ragione”.

    Aulla: la comunità difende i preti accusati di pedofilia

  • Violenza sessuale di gruppo su minori: a Prato indagati nove religiosi. Una vittima ha denunciato gli abusi subiti con il fratello

    Violenza sessuale di gruppo su minori: a Prato indagati nove religiosi. Una vittima ha denunciato gli abusi subiti con il fratello

    Violenza sessuale e violenza sessuale di gruppo sui minori. È l’accusa della procura di Prato per nove religiosi della comunità “Discepoli dell’Annunciazione” soppressa dal Vaticano a dicembre in seguito a una visita canonica. Secondo il quotidiano la Nazione, le presunte vittime degli abusi sono due fratelli, minori all’epoca dei fatti, affidati dai genitori alla comunità. Dalla denuncia di uno di loro è nata l’inchiesta. Gli inquirenti ipotizzano che ci possano essere state altre vittime e si cercano testimonianze. Gli indagati sono 5 sacerdoti, un frate e 3 religiosi. Tra loro c’è anche Don Giglio Giglioli, 73 anni e fondatore della comunità.

    La procura di Prato sta indagando insieme alla squadra mobile che nei giorni scorsi ha effettuato anche perquisizioni nei confronti degli indagati e accertamenti nelle tre sedi della comunità, a Prato, ad Aulla (Massa Carrara) e a Calomini, in provincia di Lucca. “Siamo nella fase iniziale delle indagini che si basano solo un dispositivo dichiarativo, non abbiamo certezze e stiamo cercando di approfondire”, ha detto il procuratore Giuseppe Nicolosi in merito all’inchiesta. Da quanto appreso dall’Ansa, l’indagine è scaturita da una relazione dell’ufficio dei servizi sociali del Comune di Prato alla quale poi, a inchiesta aperta, si è aggiunta la querela di un uomo che ha denunciato abusi ai suoi danni e di suo fratello quando entrambi avevano meno di 14 anni.

    Lo stesso vescovo di Prato, Giovanni Nerbini, lo scorso dicembre si era recato in procura a Prato per denunciare alcuni fatti di cui era venuto a conoscenza. Si apprende dalla Diocesi pratese che nei mesi precedenti – sin dall’insediamento del vescovo Nerbini, che era avvenuto a settembre 2019 – era partita anche un’inchiesta penale canonica nei confronti di alcuni membri della ex comunità religiosa. Un ragazzo, che oggi ha più di 20 anni, ha denunciato alla diocesi pratese gli abusi sessuali di alcuni religiosi: lo ha spiegato lo stesso vescovo nel corso di una conferenza stampa. Nerbini ha anche ribadito la volontà della chiesa pratese di collaborare con le autorità civili.

    “La nostra azione – ha detto – è orientata solo alla verità. Ci siamo rivolti all’autorità civile e abbiamo condiviso con loro il lavoro svolto nei mesi precedenti”, ha spiegato il vescovo riferendosi ai documenti trasmessi a dicembre in procura, dove nel frattempo era già partita un’inchiesta. Il procedimento ecclesiastico invece è indirizzato al momento al solo fondatore dell’associazione che a partire dalla metà di gennaio ha ricevuto le carte dell’accusa e ha un mese di tempo per produrre ricorsi. Il vescovo ha infine chiarito che i religiosi che facevano parte dell’associazione, disciolta a dicembre, hanno espresso il desiderio di ritirarsi in unico luogo, di non stare a Prato. “Ho acconsentito, ho chiesto loro di rimanere insieme e di avvisarmi di eventuali spostamenti“, ha detto il vescovo.

    “La nostra azione – ha detto – è orientata solo alla verità. Ci siamo rivolti all’autorità civile e abbiamo condiviso con loro il lavoro svolto nei mesi precedenti”, ha spiegato il vescovo riferendosi ai documenti trasmessi a dicembre in procura, dove nel frattempo era già partita un’inchiesta. Il procedimento ecclesiastico invece è indirizzato al momento al solo fondatore dell’associazione che a partire dalla metà di gennaio ha ricevuto le carte dell’accusa e ha un mese di tempo per produrre ricorsi. Il vescovo ha infine chiarito che i religiosi che facevano parte dell’associazione, disciolta a dicembre, hanno espresso il desiderio di ritirarsi in unico luogo, di non stare a Prato. “Ho acconsentito, ho chiesto loro di rimanere insieme e di avvisarmi di eventuali spostamenti“, ha detto il vescovo.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/01/29/violenza-sessuale-di-gruppo-su-minori-indagati-a-prato-cinque-sacerdoti-un-frate-e-3-religiosi/5688449/?fbclid=IwAR31bkNowMKRMFfnB3trNUEcmL6lZrH_XHDsrcZabF9GVG7JmjgubQaVfNg

  • Prato, nove religiosi indagati per abusi su minori

    Prato, nove religiosi indagati per abusi su minori

    PRATO. Nove religiosi sospettati di abusi sessuali di gruppo. È l’ipotesi per la quale la procura di Prato ha aperto un’inchiesta che coinvolge nove religiosi dell’ex comunità ‘Discepoli dell’Annunciazione’ soppressa dal Vaticano a dicembre in seguito a una visita canonica. Lo riporta il quotidiano La Nazione. Presunte vittime degli abusi due fratelli, minori all’epoca dei fatti, affidati dai genitori alla comunità, dalle cui dichiarazioni a distanza di anni sarebbe nata l’inchiesta. Gli indagati sono 5 sacerdoti, un frate e 3 religiosi. Tra questi figura anche il fondatore della comunità religiosa, don Giglio Gilioli, 73 anni, sacerdote veronese trasferitosi a Prato da oltre dieci anni.

    I reati contestati dalla Procura di Prato sono violenza sessuale su minori e violenza sessuale di gruppo. Bei giorni scorsi la squadra mobile ha effettuato anche perquisizioni nei confronti degli indagati e accertamenti nelle tre sedi della comunità, a Prato, ad Aulla (Massa Carrara) e a Calomini, in provincia di Lucca, dove si sarebbero consumati gli abusi.

    Il vescovo di Prato, monsignore Giovanni Nerbini ha espresso piena fiducia nella magistratura. “Le ipotesi di reato sono gravissime e addolorano l’intera comunità diocesana pratese”, sottolinea il comunicato diffuso dalla Curia. Lo stesso vescovo lo scorso dicembre si era recato, di propria iniziativa, in Procura per riferire i fatti a sua conoscenza dopo le denunce presentate alla Diocesi nei mesi scorsi.

    “Non nascondo il mio dolore e la mia viva preoccupazione e vorrei sperare che gli addebiti mossi non risultino veri, ma voglio chiaramente dire – afferma monsignor Nerbini – che il primo interesse che la Chiesa di Prato ha è quello della ricerca della verità. Per questo auspico che la Magistratura, nell’interesse di tutti, possa portare quanto prima a termine le indagini”.

    La vicenda aveva avuto inizio nel giugno dello scorso anno quando all’allora vescovo di Prato, monsignore Franco Agostinelli, era stata presentata una denuncia da parte di un giovane il quale raccontava che diversi anni prima – all’epoca lui era minorenne – aveva subìto abusi sessuali e psicologici all’interno della comunità in questione. Della notizia il vescovo aveva dato immediatamente comunicazione alla Congregazione per la Dottrina della Fede, la quale nel settembre scorso aveva disposto la celebrazione di un processo amministrativo penale.

    Il vescovo attuale aveva così immediatamente provveduto all’apertura del procedimento – tuttora in corso – secondo le norme del diritto canonico. Senza attenderne le conclusioni, il vescovo diocesano si era recato lo scorso dicembre, di propria spontanea iniziativa presso la Procura della Repubblica di Prato. Fin da subito il vescovo aveva accolto e ascoltato il denunciante.

    Poche settimane fa la Diocesi aveva dato notizia della soppressione, voluta dalla Santa Sede, dell’associazione di fedeli “Discepoli dell’Annunciazione”: questo provvedimento, assunto dalla Congregazione vaticana per la vita religiosa prima e indipendentemente dell’avvio del procedimento penale canonico e delle indagini da parte della Procura pratese, è basato, come già reso noto, “su gravi mancanze riguardanti il carisma e lo svolgimento della vita religiosa all’interno della comunità, oltre che dal venir meno degli aderenti”.

    https://firenze.repubblica.it/cronaca/2020/01/29/news/vescovo_prato_abusi-247048918/

  • Molestie su minori: giudizio immediato per il prete di Turani

    Molestie su minori: giudizio immediato per il prete di Turani

    Genova. Il processo a carico di don Giuseppe Peretti si terrà il 12 novembre a Massa Carrara. Lo ha deciso il gip genovese con decreto di giudizio immediato per lui e per gli altri quattro imputati coinvolti, un commerciante e un marocchino che avrebbero intrattenuto, dietro compenso, rapporti sessuali con le due ragazzine, di 14 e 15 anni e due romeni accusati di favoreggiamento e di sfruttamento della prostituzione. Sulla vicenda del parroco di Turani (MC), accusato di molestie nei confronti di due minorenni romene, ha indagato il pm genovese Sabrina Monteverde.

    Durante l’ incidente probatorio, davanti al gip Silvia Carpanini, le due minorenni avevano ribadito le accuse nei confronti sia del parroco che le avrebbe palpeggiate in canonica in cambio di un pò di denaro e generi di conforto, sia dell’extracomunitario e del commerciante che con entrambe avrebbero avuto rapporti sessuali sempre a pagamento. Avrebbero raccontato di essersi intrattenute anche con altre persone e che il denaro ricevuto lo avrebbero consegnato ai due romeni.

    Don Peretti, che si è sempre dichiarato innocente, era stato scarcerato nel maggio scorso, dopo la testimonianza delle due ragazzine davanti al gip, perché erano venute meno le esigenze cautelari. Non è da escludere che don Peretti, il commerciante e il marocchino chiedano un rito alternativo.

    http://www.genova24.it/2011/09/molestie-su-minori-giudizio-immediato-per-il-prete-di-turani-18832/

  • Libero il prete accusato di pedofilia. Per lui campane a festa

    Libero il prete accusato di pedofilia. Per lui campane a festa

    Grande festa a Turano per la fine dei domiciliari di Don Peretti

    Don Giuseppe Peretti, l’anziano parroco toscano accusato di pedofilia è stato liberato dagli arresti domiciliari. Una notizia accolta con enorme gioia nella sua parrocchia di Turano, che già si era distinta quando il caso era esploso per l’enorme solidarietà manifesta al suo sacerdote.

    FINE DEI DOMICILIARI – La liberta’ sono i pochi passi che dividono la canonica dalla chiesa. Don Giuseppe Peretti e’ tornato a percorrerli ieri sera, dopo due settimane di arresti domiciliari con l’accusa di aver molestato due ragazzine. I suoi parrocchiani di Turano, piccola frazione di Massa (Massa Carrara), lo hanno aspettato sulla soglia, per accoglierlo con abbracci, strette di mano e campane suonate a distesa. Che quel prete ottantatreenne possa aver approfittato di due adolescenti non ci credono proprio.Per don Peretti le porta della canonica, dove ha trascorso i domiciliari, si erano chiuse il 23 aprile, alla vigilia di Pasqua. Quel giorno gli agenti della squadra mobile gli hanno notificato l’ordine di custodia cautelare. Ad accusarlo sono due ragazzine di 15 e 16 anni, romene. Secondo la polizia, erano state costrette a prostituirsi dai fidanzati, anch’essi romeni e adesso in carcere. Agli investigatori, le due avevano fatto i nomi dei clienti – un extracomunitario di 68 anni e un gelataio, entrambi ancora ai domiciliari – e di don Peretti. Il prete avrebbe rivolto strane attenzioni – carezze e palpeggiamenti – alle due ragazzine, in cambio di qualche decina di euro e di un po’ di cibo. ‘Erano gesti fraterni e di carita’ – sostiene il difensore del parroco, Giacomo Bugliani – fraintesi da chi, purtroppo, nella vita e’ stato abituato solo ad altre attenzioni’.

    SCARCERATO CON FESTA – Ieri, dopo l’incidente probatorio, il gip di Genova ha scarcerato don Peretti. Che, una volta arrivato a Turano, ha subito raccolto i fedeli in chiesa: ‘E’ stata una croce pesante da sopportare’, ha detto dall’altare. Oggi per il sacerdote e’ stata una giornata ‘quasi’ normale. Ha portato la comunione agli infermi, ha passato qualche ora nella sua stanza. ‘Sono distrutto da questa vicenda, che si basa su fandonie, solo su fandonie’, si e’ sfogato. Le ragazzine ‘sono pilotate: dietro hanno persone che le costringono a fare quello che fanno’. Eppure, durante l’incidente probatorio, loro lo hanno riconosciuto: ‘Io no – ribatte il prete – Pero’ e’ vero che in canonica vengono tante persone e io dono soldi a tutti. Ma quei visi non mi dicono niente’. E poi c’e’ quel racconto fatto agli investigatori: ‘Hanno detto che ogni tanto andavano dal prete, che gli dava 10 o 15 euro – spiega il sacerdote – Puo’ darsi, lo faccio, e’ la carita’. E questa e’ la ricompensa? Hanno parlato di strane carezze. Ma quali carezze?’. In questi giorni di arresti domiciliari ‘ho pregato e sofferto moltissimo – spiega il sacerdote – I parrocchiani mi sono stati vicino. Tutti mi abbracciano, mi stringono. Ci sono persone che non frequentano la chiesa e che volevano organizzare una fiaccolata per me. Stasera ci saranno una messa e un incontro: ringraziero’ tutti uno ad uno, diro’ che li porto nel cuore’. Poi, singhiozzando: ‘Porto la croce sulle spalle, solo per dei gesti di carita’. (ANSA).

    http://www.giornalettismo.com/archives/124…ampane-a-festa/

  • Solidarietà la diocesi si dice sconcertata e difende il prete accusato di molestie

    Solidarietà la diocesi si dice sconcertata e difende il prete accusato di molestie

    Solidarietà la diocesi si dice sconcertata e difende il prete accusato di molestie

    Massa, 29 aprile 2011 – UNA DIFESA di don Giuseppe Peretti senza se e senza ma. A quasi una settimana di distanza dall’esplosione del caso di baby prostituzione che ha visto finire agli arresti domiciliari il parroco di Turano, che ha 83 anni, il noto gelataio di piazza Stazione Guerrino Della Bona, 67 anni, e un custode di nazionalità marocchina Mohammed Ouardi, 60 anni, la Diocesi apuana intierviene ufficialmente sulla vicenda con una lunta nota.

    «La Chiesa di Massa Carrara – Pontremoli — inizia il comunicato — , sconcertata dalla notizia che ha visto, proprio alla vigilia della Pasqua di Resurrezione del Signore, un proprio sacerdote sottoposto, per ordine dell’Autorità giudiziaria, agli arresti domiciliari, esprime a don Giuseppe Peretti i sentimenti della propria cristiana solidarietà. E’ al suo fianco nella preghiera e nella certezza che la sua innocenza verrà al più presto riconosciuta e che egli potrà ritornare alla guida della comunità di fedeli, alla quale da tanti anni dedica il suo impegno sacerdotale con dedizione e partecipazione».

    LA CHIESA di Massa Carrara – Pontremoli inoltre «confida nella capacità della Magistratura ed ha fiducia nella serietà e nella professionalità degli inquirenti. Auspica che la vicenda possa concludersi nel più breve tempo possibile e con la dichiarazione della piena estraneità ai fatti di don Peretti, da tutti conosciuto come sacerdote attento ai bisogni dei più deboli, a fianco degli emarginati, pronto a battersi per chi ha necessità ed ad offrire loro il suo sostegno, sia spirituale che materiale. Proprio questo suo modo di essere lo ha da sempre posto in prima linea a fianco degli altri, sia come parroco, sia come docente di religione o come sacerdote attento ai problemi dei carcerati ospiti nella casa di detenzione prossima alla sua parrocchia».

    INFINE la Chiesa di Massa Carrara – Pontremoli «ritiene doveroso evidenziare come le vicende di questi giorni, che tanto clamore stanno destando negli organi di informazione e, loro tramite, nell’opinione pubblica, non siano estranee ai rischi di chi è solito operare in prima linea sul fronte delle marginalità. Chi si impegna nella solidarietà, chi, per scelta e per missione, è solito aprire la porta di casa a quanti hanno bisogno, senza guardare chi essi siano, sa di correre dei rischi. Ma l’accoglienza, per la Chiesa e per il cristiano, è impegno ineludibile. Demanda ad un ruolo che non consente né mezze misure, né lascia troppo spazio a comportamenti di autodifesa che possono nuocere a quella missione di carità che, attraverso le mille forme dell’assistenza, passano attraverso le strutture diocesane, le parrocchie, le associazioni caritative, i singoli cristiani».

    «LA SOLIDARIETÀ — conclude la Diocesi — si esplica in atteggiamenti non in linea con i metodi di una società che vuole cercare nelle cose e nelle esperienze di vita o nei gesti delle persone non il segno della carità, ma gli effetti di un’etica del profitto, dove ciò che accade è esclusivamente frutto di un prezzo che si è pagato o si deve comunque pagare. Ma questi atteggiamenti non possono né devono essere confusi con forme morbose di molestia e, tanto meno, con ipotesi di reato».

    http://www.lanazione.it/massa_carrara/cron…onosciuta.shtml

  • Diocesi solidarizza con prete arrestato per pedofilia

    Diocesi solidarizza con prete arrestato per pedofilia

    28 apr. Lunga lettera della Diocesi di Massa Carrara e Pontremoli in solidarietà a Don Giuseppe Peretti, il parroco di Turano (frazione nel comune di Massa) agli arresti domiciliari per molestie sessuali contro due romene minorenni.

    «Le vicende di questi giorni, che tanto clamore stanno destando negli organi di informazione e nell’opinione pubblica – scrive la Diocesi – non sono estranee ai rischi di chi è solito operare in prima linea sul fronte delle marginalità. Ma questi atteggiamenti non possono nè devono essere confusi con forme morbose di molestia e, tanto meno, con ipotesi di reato». La Chiesa di Massa Carrara-Pontremoli si dichiara «sconcertata dalla notizia che ha visto, alla vigilia della Pasqua un proprio Sacerdote sottoposto, per ordine dell’ autorità giudiziaria, agli arresti domiciliari», ma anche certa «che la sua innocenza verrà al più presto riconosciuta, confidando nella capacità della Magistratura e nella professionalità degli inquirenti»

  • Prete arrestato nega accuse molestie, ragazze confermano

    Prete arrestato nega accuse molestie, ragazze confermano

    Prete arrestato nega accuse molestie, ragazze confermano
    Parroco di Turano interrogato oggi dal gip
    27 aprile, 18:24

    (ANSA) – MASSA (MASSA CARRARA), 27 APR – Si e’ dichiarato innocente don Giuseppe Peretti, il parroco di Turano (Massa Carrara), 83 anni, agli arresti domiciliari per presunte molestie sessuali nei confronti di due romene minorenni.

    Quest’ultime, sentite oggi dal pm, hanno confermato le loro accuse nei confronti del sacerdote e di altre due persone. Anche il parroco e’ stato ascoltato oggi dal gip per l’interrogatorio di garanzia e, come riportato dal suo legale, ha detto: ”Sono certo di non aver mai fatto quello di cui mi si accusa e di non averlo mai neanche pensato”.(ANSA).