Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Preti ladri, pedofili, tossici. Le case segrete dei religiosi da rieducare raccontate da chi c’è stato

    Preti ladri, pedofili, tossici. Le case segrete dei religiosi da rieducare raccontate da chi c’è stato

    di Luigi Franco per Fq Millennium

    UNA MOTO PER SÉ, un’auto per l’amico e per la madre un intervento chirurgico. Poi viaggi e cene. Don Lucio Sinigaglia, parroco del padovano, è stato scoperto a dilapidare migliaia di euro prelevati dal  lascito alla Caritas di un facoltoso farmacista.

    Poco più a est, don Angelo Lazzarin è stato allontanato dalla sua parrocchia a Chioggia dopo che un marito geloso ha messo un investigatore dietro alla moglie e ha scoperto che se la spassava proprio con il prete.

    Don Stefano Maria Cavalletti I ‘hanno invece beccato a Milano, mentre si faceva a un coca party.

    A Napoli, don Mario d’Orlando non s’è più visto in circolazione dopo le accuse di aver partecipato a festini gay organizzati sulla chat “Reverendis”.

    E poi c’è il lungo elenco di preti pedofili, come don Massimo Iuculano, ex direttore dell ‘Istituto salesiano Sacro cuore di Gesù di Vercelli condannato a cinque anni di carcere perchè invitava gli studenti in un’ aula, li depilava, li massaggiava con olio, prima di costringerli a palpeggiamenti e sesso orale. Dove ha trascorso don Iuculano gli arresti domiciliari in attesa che la giustizia arrivasse a sentenza?

    E i sacerdoti che hanno fatto scandalo senza commettere reati, che fine hanno fatto una volta scomparsi da parrocchia e pagine di giornale?

    Fq Millennium è in grado di aprire uno squarcio nel segretissimo mondo dei centri dove la Chiesa rinchiude i suoi peccatori. Per nasconderli agli occhi dei fedeli, cercando di curarli e di rieducarli. «Con pratiche discutibili», racconta una psicoterapeuta che per anni ha lavorato a contatto con una di queste strutture. Ed è «la sofferenza» il ricordo più vivido di un sacerdote costretto al percorso di recupero per preti gay, sotto il ricatto economico: “O ti adegui al volere dei superiori, o ti ritrovi da un giorno all’altro in mezzo alla strada senza stipendio». Ma raccogliamo anche la testimonianza del sacerdote cascato in un giro di droga che dopo gli anni di “confino” si è rialzato ed è stato riabilitato: «Nella casa di recupero ho imparato ad avere consapevolezza dei miei problemi e a volermi bene».

    IL SILENZIO DELLA CHIESA

    La Chiesa continua a tacere. Alle domande oppone solo un imbarazzato silenzio. «Preti in difficoltà», li definisce il verbo ufficiale. Pastori di anime caduti in disgrazia su cui intervenire senza fare rumore. Da un lato il percorso terapeutico che dovrebbe avere come fine la salute e il recupero del paziente. Dall’altro è prioritario ripararsi il più possibile dagli scandali. <Fuori non si deve sapere nulla di quanto accade dentro”, è una delle prime cose che racconta a Fq Millennium la criminologa e psicoterapeuta che in passato ha collaborato con i padri Venturini, una congregazione che gestisce due centri per preti in crisi, la Casa Madre di Trento e Villa iride a Verbania. Fino a pochi mesi fa ha avuto come pazienti alcuni sacerdoti accusati di pedofilia inviati dalla Curia di Milano. Convincerla a parlare è dura, teme ritorsioni, pretende l’anonimato. «Ai primi incontri ero obbligata a vederli alla presenza dei difensori. Una seduta di psicoterapia non dovrebbe funzionare cosÌ, ma i superiori del prete dovevano essere certi che di me ci si potesse fidare».

    A un certo punto su uno dei casi rischiano di accendersi i riflettori dei media. La soluzione? Spedire il prete da un giorno all’altro in Umbria, a Città di Castello. Dove due sacerdoti della congregazione dei Figli dell’Amore Misericordioso gestiscono sotto il più stretto riserbo un’altra di queste case: Villa Sacro Cuore. «Avevo in cura quel paziente da anni e con lui avevo raggiunto ottimi risultati», ricorda la psicologa. «L’hanno mandato lì per più di un mese, senza che nessuno si facesse una chiacchierata introduttiva con me. Sono intervenuti a gamba tesa nel percorso terapeutico. Niente di più sbagliato, sia dal punto di vista clinico che deontologico».

    Ed ecco le conseguenze: «Quando il sacerdote è tornato da me, era evidente dai suoi racconti che avevano tentato di forzarne la volontà, giocando sui sensi di colpa. Ma la psicoterapia ha come fine quello di rendere il paziente più consapevole di chi è veramente, non di manipolarne la volontà. Sono arrivati a mettergli in testa di essere omosessuale, quando è un pedofilo del tutto eterosessuale. Risultato, uno stato di confusione e la messa in discussione del lavoro fatto nel corso di un paio d’anni».

    Chiedere conto di questo a padre Aurelio Del Prado, religioso spagnolo responsabile del programma formativo e terapeutico di Villa Sacro Cuore, non porta a nulla: «Non voglio esprimermi su quanto detto da un’altra persona. Siamo professionisti seri e responsabili, che usano le tecniche oggi vigenti e contenute nei protocolli internazionali. Per il resto preferiamo non dare notizie a nessuno», è il poco che gli si riesce a strappare.

    Con lui collabora Pierluigi Imperatore, psicologo e psicoterapeuta esterno che, tra le altre cose, è esperto in programmazione neurolinguistica, una tecnica parascientifica utilizzata in diversi ambiti, tra cui il marketing. Tanto che a scorrere il passato di Imperatore, lo si ritrova tra i soci e consiglieri della Crs International Network, una società di multilevel marketing fallita nel 2003 che con il crollo della sua struttura di vendite a piramide ha lasciato a bocca asciutta molti cittadini che si erano fidati.

    Dopo due telefonate chiuse in faccia e un sms, Imperatore liquida come «sgradevole e inelegante» il riferimento a «mie questioni personali superate». Sulle tecniche terapeutiche si limita a scrivere: «La mia dimensione professionale non mi consente, neanche se lo volessi, di interloquire su questioni naturalmente riservate e relative a terzi». Poi silenzio.

    SVUOTARE LA MENTE

    Giornate che iniziano presto, quelle a Villa Sacro Cuore. Sveglia all’alba, le preghiere prima di colazione. Poi l’inizio delle attività che al lavoro manuale e alle ore di studio alternano le sedute di psicoterapia, sia individuali sia di gruppo. Tra le tecniche utilizzate c’è la mindfulness, con la quale il paziente viene fatto rilassare e portato in una condizione di svuotamento mentale simile alla meditazione. <<È in quel momento che al mio ex paziente venivano inculcate idee piuttosto discutibili», prosegue la psicologa. «Se usata cosi, questa tecnica può portare a scompensi seri. So che venivano frammischiate parabole evangeliche con la meditazione, al solo fine di “riprogrammare” il cervello e i pensieri dei malcapitati, probabilmente nel tentativo di assicurarsi che non commettessero altri atti criminali. Ma senza consentire loro di arrivare a una presa di coscienza autentica». Villa Sacro Cuore «è una bolgia», arriva a dire sulla base dei racconti dell’ex paziente. «Un insieme di preti con patologie e disagi diversi, chiusi lì tutti insieme, in una situazione che rischia di accentuare i loro problemi».

    Poco dopo la villa dei misteri, la strada si trasforma in polveroso sterrato. La recinzione a rete lascia il giardino libero alla vista: maglietta bianca e barba lunga ma ben curata, uno degli ospiti è chino su un tavolo a scrivere. Per il resto i contatti con l’esterno sono ridotti al minimo. A un certo punto, dopo un paio d’ore di passeggiata nei dintorni con una Canon al collo, a controllare chi scrive arrivano addirittura i carabinieri. Eppure gli interni cosi gelosamente custoditi fanno bella mostra in un video su YouTube: il refettorio con la tavolata a ferro di cavallo, la cappella scarna, il laboratorio dove gli ospiti dipingono, una sala con una fila di tappetini per terra. In sottofondo, musica religiosa. Forse un messaggio promozionale. Il video è stato postato da padre Quinto Tornassi, il sacerdote che ha in mano le questioni economiche e pratiche della casa. Provare a chiedergli una spiegazione è impossibile, visto che al citofono non hanno intenzione di passarlo: «Siamo una comunità di sacerdoti che vivono un’ esperienza spirituale e non vogliamo essere disturbati da nessuno. Non siamo interessati a che si sappiano le cose nostre».

    Anche le gerarchie ecclesiastiche sono sempre state parche di dettagli. La villa, un edificio di quattro piani che risale alla seconda metà dell’Ottocento, è un vecchio seminario. Nel maggio 2011  l’annuncio del vescovo di Città di Castello, Domenico Cancian: «Villa Sacro Cuore sarà riservata ai preti malati o in difficoltà. L’attività è condivisa e sostenuta dalla Conferenza episcopale italiana». Parole che dicono per non dire. E così quando in città si viene a sapere che li dentro finiscono pure i sacerdoti che hanno abusato di minori, inizia a girare un volantino anonimo. Un anno fa l’associazione delle vittime di preti pedofili Rete l’ABUSO riceve una lettera in cui si chiede di rendere pubblico che nella villa vivono «pedofili, omosessuali, alcolizzati e quant’altro ( … ). È cosa buona e giusta che questi individui si mettessero una macina al collo e si buttassero a mare». Sono parole riprese da Gesù, ma suonano dure se a scriverle è quel «gruppo di preti della diocesi di Città di Castello» che si intesta il messaggio.

    La congregazione dei Figli dell’ Amore Misericordioso, a cui abbiamo detto appartenere il vescovo Domenico Cancian, non è l’unica a occuparsi di preti con problemi. La questione è esplosa in Vaticano da quando, una decina di anni fa, iniziarono a emergere pure in Italia diversi casi di pedofilia, dopo gli scandali venuti a galla negli Stati Uniti grazie agli scoop del The Boston Globe raccontati in Spotlight. Quale sia il coinvolgimento della Conferenza episcopale italiana non è dato saperlo. L’ufficio stampa risponde che la gestione delle case per sacerdoti in difficoltà non è riconducibile agli Uffici o ai Servizi pastorali della Cei. Se ne occupano alcune congregazioni religiose che hanno questo tipo di attività come elemento peculiare del proprio carisma». Tra queste ci sono i già citati padri Venturini, pionieri nell ‘accoglienza di sacerdoti da recuperare, ai quali mettono a disposizione le loro strutture di Trento e Verbania. Al confine tra Roma e Pomezia hanno invece sede l’Oasi di Elim e il Monte Tabor, due centri gestiti dall ‘associazione di fedeli laici.

    Apostolato Accademico Salvatoriano insieme ai religiosi del santuario del Divino Amore che – secondo quanto si legge sul sito – hanno il supporto della Cei e della diocesi romana. Un anno fa papa Francesco ha visitato la comunità di Monte Tabor, incontrando gli otto ospiti nella cappella. Del loro colloquio è trapelato ben poco. La visita è stata resa pubblica, ma il velo di riservatezza è rimasto intatto.

    Dall’annuncio del vescovo Cancian su Villa Sacro Cuore sono passati sei anni. Contattarlo, però, è inutile: «Sono cose private, non ho intenzione di parlarne con voi». Nel centro di solito vivono dieci-quindici preti, alcuni agli arresti domiciliari. Come don Giovanni Desio, parroco del ravennate venuto alla ribalta la prima volta nel febbraio del 2014 per essere finito con il suo Suv in un canale, completamente sbronzo. Poi sono emersi abusi su quattro ragazzini tra i 12 e i 15 anni. Prima della riduzione in stato laicale e della condanna definitiva in Cassazione che lo scorso novembre lo ha spedito dietro le sbarre, don Desio ha passato un po’ di tempo a Villa Sacro Cuore. Così come il citato salesiano don Iuculano. Mentre a Trento, alla Casa Madre dei Venturini, a inizio anno è stato nascosto don Andrea Contin, il parroco a luci rosse di San Lazzaro a Padova, che dopo la denuncia di una ex amante per sfruttamento della prostituzione e violenza privata ha confessato diversi incontri di sesso estremo avvenuti in canonica, tra orge e video hard con donne e uomini, compresi altri tre sacerdoti.

    RIABILITATO IN DUE ANNI

    Fq Millennium è riuscito a parlare con un prete “riabilitato” dopo più di due anni passati dai Venturini. Tutto era iniziato così: «Il superiore mi ha chiesto se non avessi nulla da riferirgli. Poi mi ha detto che il giorno dopo sarei dovuto partire». Allontanato dalla sua parrocchia all’improvviso, senza che ai fedeli venisse comunicato nulla, dietro garanzia di anonimato ripercorre la sua storia dal punto in cui le cronache hanno smesso di raccontarla. Lo chiameremo don Lorenzo, lungo la camminata che dalla canonica ci porta al bar della piazza principale per un caffè, e poi fino all’ufficio dove il sacerdote svolge parte delle sue nuove mansioni. «Dal mio superiore non ho sentito quell’amore e quella comprensione che predica il Vangelo. Avrei preferito affrontare il momento di difficoltà nella mia parrocchia. E assumermi lì le mie responsabilità, davanti alla comunità». Ma don Lorenzo viene allontanato » ancora prima che i giornali raccontino la vicenda di droga in cui è implicato, grazie a una comunicazione degli investigatori al vescovo.

    L’accordo di Villa Madama del 1984, che ha sostituito il Concordato del ’29 tra Stato italiano e Santa Sede, prevede che la nostra autorità giudiziaria avvisi quella ecclesiastica qualora venga aperto un procedimento su un sacerdote. In ogni caso a don Lorenzo la giustizia non contesterà nulla: semplice consumatore. Ma a quel punto lui è già stato parcheggiato per qualche mese in una comunità isolata, per poi finire a Trento. Ma che cosa prevede il diritto canonico in casi come questi? I giudici, cioè i vescovi, godono di una certa discrezionalità: «Non è rigido come le nostre leggi secolari», spiega Alessandro Cesarani, ricercatore di Diritto ecclesiastico e canonico ali ‘Università degli studi di Milano. «Il fine ultimo del codice è la salvezza delle anime. E se il vescovo ritiene che per questo sia meglio non applicare una norma, può farIo».

    «Ci ho messo un po’ a trovare una nuova diocesi», continua don Lorenzo. «Qui il vescovo mi ha accolto a tre condizioni: che entrassi in punta di piedi, che ottenessi il permesso dei miei superiori e soprattutto che una relazione garantisse l’ultimazione del mio percorso dai Venturini». Da loro dice di essersi trovato bene: «Sono arrivato a riconoscere le mie difficoltà e a riacquisire fiducia in me stesso. A volermi bene». Un incontro alla settimana con il padre spirituale, uno di psicoterapia individuale e uno di psicoterapia di gruppo. Per il resto giornate scandite da preghiera, studio, attività manuali, un’ ora di camminata a contatto con la natura. Dice di essere riuscito a ripartire, Don Lorenzo. Non sempre finisce così. «Un sacerdote dopo aver passato diverso tempo a Città di Castello è stato ridotto allo stato laicale. In mezzo alla strada, senza più lo stipendio>.

    E siamo arrivati allo sterco del demonio. «Il primo strumento che la Chiesa usa per bloccarti o importi le sue scelte è di tagliarti lo stipendio. Casi se hai già una certa età, preferisci andare in questi posti che chiamano “di recupero”, ti subisci il tuo anno di terapia e te ne tomi buono buonino facendo quello che facevi prima. Magari stando solo attento a scopare’ di nascosto, senza lasciare tracce». Mario Bonfanti è un ex sacerdote che non ha voluto rinnegare la propria omosessualità. Era vice parroco nella diocesi sarda di Ales-Terralba, quando dodici anni fa l’allora vescovo Giovanni Dettori cercò di imporgli un periodo di “riflessione” alla Casa Madre di Trento: <Io non ho problemi con la mia omo-sessualità», gli ho risposto. «Se i problemi ce li ha lei, ci vada lei lassù». Dopo una serie di scontri, ha chiesto di essere cancellato dalla lista dei presbiteri per uscire dalla Chiesa. «Se non sei corazzato e non hai gli strumenti per far fronte a tutto questo, ti adegui alle loro decisioni, facendo una doppia vita o rischiando di cadere in depressione».

    di Luigi Franco per Fq Millennium n. 3 del luglio 2017

  • Lo scandalo infinito dei preti pedofili. Ospiti scomodi di Villa Sacro Cuore

    Lo scandalo infinito dei preti pedofili. Ospiti scomodi di Villa Sacro Cuore

    – CITTA’ DI CASTELLO –
    GIOVANNI DESIO, ex sacerdote di Ravenna condannato per atti sessuali contro minorenni; don Stefano Cavalletti pizzicato in un coca party e finito nei guai per reati connessi agli stupefacenti; don Massimo Iuculano di Vercelli, condannato per diversi episodi di violenza sessuale su minori: sono soltanto alcuni degli uomini di chiesa passati a Città di Castello, a Villa Sacro Cuore, dal 2011 adibita a centro di recupero per sacerdoti ‘in difficoltà’. A fotografare la situazione di questo luogo, immerso nelle colline tifernati che da cinque anni è finito alla ribalta delle cronache come una sorta di casa per preti ‘deviati’, è stata la trasmissione Melog di Radio24 condotta da Gianluca Nicoletti, nella puntata andata in onda l’8 novembre alle 12.

    TRA GLI OSPITI il presidente della rete «L’abuso», Francesco Zanardi, e il giornalista Federico Tulli che ha appena pubblicato un libro su «Preti e Pedofilia». Secondo un’inchiesta svolta dalla rete «L’abuso» (associazione italiana vittime dei predi pedofili), sono almeno 100 i sacerdoti attualmente indagati per pedofilia e più di 120 quelli condannati, solo negli ultimi 15 anni. L’associazione parla di alcune «strutture della chiesa dove vengono ospitati sacerdoti con varie problematiche tra cui la pedofilia, spesso per nasconderli da occhi indiscreti in attesa di una futura destinazione, altre volte per scontare la pena agli arresti domiciliari», dice il presidente e portavoce dell’associazione Zanardi. Si fa riferimento a istituti dislocati nelle Marche e nell’Umbria e in special modo a villa Sacro Cuore di Città di Castello, 56 posti letto destinati via via a numerosi sacerdoti italiani finiti nel vortice dello scandalo e, forse, a qualche prelato dall’estero.

    TRA I SACERDOTI che avrebbero soggiornato qui anche padre Thomas Ouso Kodijan, indagato nei mesi scorsi a Lucca per abuso di minore e Giampiero Peschiulli sacerdote brindisino condannato per pedofilia. Zanardi racconta inoltre di essere venuto in possesso nel luglio di quest’anno di una lettera inviata da un gruppo di sacerdoti di Città di Castello che non gradirebbero la presenza di questi ‘ospiti’, scomodi. Una missiva anonima che però renderebbe noto il malumore dei tanti preti perbene della zona a dover fare i conti con una struttura, spesso nell’occhio del ciclone della cittadinanza.
    Cristina Crisci
    notizie tratte da La Nazione www.lanazione.it

     

  • Depilava e violentava i ragazzini. Cinque anni di carcere al parroco

    Depilava e violentava i ragazzini. Cinque anni di carcere al parroco

    Massaggi particolari in una saletta dell’oratorio . Ragazzini depilati, cosparsi di olio, palpeggiati nelle parti intime e costretti a consumare rapporti orali. Le immagini registrate dalle telecamere della polizia, le testimonianze e le intercettazioni raccontano il vizio di un uomo di chiesa incapace di resistere alle tentazioni della carne, ma anche l’immenso dramma di sette ragazzini che probabilmente non dimenticheranno mai gli abusi subiti.

    Ad adescare gli adolescenti, per sua stessa ammissione, don Massimo Iuculano, 47 anni, parroco della chiesa del Sacro Cuore a Vercelli e responsabile dell’istituto professionale Cnos Fap cittadino. Un sacerdote conosciuto e stimato da tutti. Fino al 24 aprile 2015, quando finisce in manette e viene accompagnato in cella.

    http://www.cronacaqui.it/cronaca/38019_depilava-e-violentava-i-ragazzini-cinque-anni-di-carcere-al-parroco.html

  • Sesso con minori, parroco condannato a 5 anni: “Invitava studenti per massaggiarli”

    Sesso con minori, parroco condannato a 5 anni: “Invitava studenti per massaggiarli”

    Ha risarcito le vittime e ha ringraziato la procura per essere intervenuta a fermarlo, ma non è bastato. Il gup Luca Del Colle del Tribunale di Torino ha condannato a cinque anni di carcere don Massimo Iuculano, 47 anni, parroco e direttore dell’Istituto salesiano “Sacro cuore di Gesù” di Vercelli, accusato di diversi episodi di violenza sessuale su minori. All’uscita dal palazzo di giustizia il religioso ha preferito non rilasciare dichiarazioni. “Prendiamo atto – ha detto il suo avvocato, Carlo Blengino – e valuteremo se presentare appello”.

    Il caso era emerso il 24 aprile 2015, quando la squadra mobile dellaQuestura di Vercelli ha arrestato il sacerdote per aver obbligato alcuni minorenni che frequentano le scuole e l’oratorio vercellese a subire atti sessuali. Nei giorni dopo l’arresto l’inchiesta del sostituto procuratore Francesco Pelosi ha scoperto altri casi compiuti tra il 2014 e il 2015. In totale sono sette le vittime di don Iuculano, tutti nati tra il 1997 e il 2000.

    Il parroco invitava gli studenti dell’istituto professionale deisalesiani o i giovani frequentatori dell’oratorio in una “sala massaggi” all’interno della struttura scolastica, li depilava e li massaggiava con dell’olio. Da lì, poi, il prete andava oltre e li costringeva a subire palpeggiamenti nelle parti intime erapporti orali. A un ragazzo di 14 anni aveva offerto delle scarpe da calcio in cambio della sua disponibilità. In altri casi, invece, il prete aveva obbligato due giovani di origine nordafricana a subire rapporti orali all’interno della sua auto in cambio di denaro. Un quindicenne è stato anche abbordato tramite Facebook, prima facendogli dei complimenti e poi “proponendogli di praticargli unmassaggio, spacciandosi per un esperto massaggiatore”, si legge in un atto.

    Prima dell’udienza di oggi il religioso ha chiesto del tempo per poter risarcire le sue vittime. “C’è stato un grande lavoro interiore da parte dell’imputato – ha spiegato l’avvocato Blengino – e ha provveduto a risarcire quanto possibile”. Uno dei ragazzi, quello che ha subito più molestie, ha ottenuto 14mila euro. Il giudice Del Colle ha anche stabilito dei risarcimenti a titolo di acconto per due dei minorenni, assistiti dall’avvocato Anna Ronfani eGiuseppina Mauri, che si sono costituiti parte civili nel processo. Don Iuculano resterà ancora ai domiciliari nella casa di accoglienza per sacerdoti “Villa Sacro Cuore” di Città di Castello.

    Twitter @AGiambart

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/26/sesso-con-minori-parroco-salesiano-condannato-a-5-anni-invitava-studenti-per-massaggi/2498050/

  • Vercelli, agli arresti domiciliari il prete pedofilo che adescava ragazzini all’oratorio

    Vercelli, agli arresti domiciliari il prete pedofilo che adescava ragazzini all’oratorio

    di FLORIANA RULLO

    E’ ai domiciliari in una comunità religiosa don Massimo Iuculano, il sacerdote vercellese  accusato di aver abusato di tre ragazzi che frequentavano la scuola dell’oratorio in cui era parroco. ”Siamo soddisfatti – spiega il legale del parroco Carlo Blengino -. La decisione è stata presa oggi dopo l’istanza da noi presentata. Sono cadute tutte le ragioni per cui dovesse stare in carcere”.

    A raccontare degli abusi sono stati gli stessi ragazzi, quattordicenni e diciassettenni che frequentavano l’istituto Don Bosco di Vercelli. Proprio in quell’istituto, dedicato al sacerdote che aveva a cuore i ragazzi, il prete abusava di loro e della loro adolescenza.

    Secondo le indagini della polizia di Vercelli l’uomo contattava le sue vittime attraverso gli abituali canali di comunicazione giovanile come sms, Whatsapp e Facebook. Ma il sacerdote risultava infatti essere piuttosto attivo anche al di fuori della scuola: in quelle occasioni il prete mentiva sulla sua professione raccontando di essere impiegato in una non meglio precisata società e di essere attualmente in cassa integrazione. Così dopo aver ottenuto un incontro con le sue vittime proponeva loro incontri sessuali in cambio di piccoli regali come ricariche telefoniche o scarpe da calcio.
    Il parroco aveva adibito una stanza per gli incontri sessuali, dove metteva in atto sedute di “massaggi particolari” simulando competenze terapeutiche e sportive. A far saltare l’organizzazione messa in piedi dall’uomo, dopo la segnalazione delle vittime – un adolescente di 14 anni e due diciassettenni di origine straniera – è stata la polizia che per settimane lo ha pedinato seguendo tutti i suoi movimenti e ascoltando le sue conversazioni. Iuculano è’ stato arrestato con l’accusa di abusi sessuali e portato nel carcere di Vercelli. Una notizia aveva lasciato senza parole anche l’arcivescovo di Vercelli, monsignor Marco Arnolfo, che dicendosi vicino alle vittime aveva disposto la sospensione del religioso da ogni potestà di ordine e di governo e dall’ufficio di parroco. Ora si attende l’inizio del processo visto, che a quanto si apprende dal legale, l’indagine è ormai conclusa.

    http://torino.repubblica.it/cronaca/2015/07/25/news/vercelli_agli_arresti_domiciliari_il_prete_pedofilo_che_adescava_ragazzini_all_oratorio-119774525/

  • Sacerdoti con l’ossessione del sesso…

    Sacerdoti con l’ossessione del sesso…

    Viterbo – Sacerdoti con l’ossessione del sesso.

    Iniziano a essere davvero tanti i religiosi arrestati negli ultimi cinque mesi per reati connessi al sesso. Da gennaio a maggio si contano almeno nove sacerdoti finiti in manette.

    Accuse pesantissime: violenza sessuale, sfruttamento di minori, prostituzione minorile, detenzione di materiale pornografico con minore, omicidio.

    L’ultimo prete finito agli arresti è il parroco di Montecalvello e Vallebona, don Dino. Lui per il sesso aveva una vera un ossessione, come risulta dall’indagine della polfer di Roma Termini “Meeting Point”. Non solo comprava per pochi spicci il sesso da ragazzini rom alla stazione Termini, ma scriveva romanzi pornografici e nella sua casa di Fiumicino nascondeva un mega archivio di foto porno con minori. Immagini che ritrarrebbero minorenni nell’atto di consumare rapporti sessuali. Probabilmente proprio con don Dino, ma la certezza non c’è ancora. Al momento, il sacerdote è indagato per prostituzione minorile e detenzione di materiale pornografico minorile.

    Ma il prete di Viterbo è, appunto, solo l’ultimo di una lunga ed impressionante lista di sacerdoti arresati per reati sessuali.

    La maggior parte degli arrestati sembra essere ossessionata da minori e bambini. Sono uno di loro, padre Graziano, è in carcere  per l’omicidio di una donna, Guerrina Piscaglia.

    I reati parlano di molestie consumate negli oratori, posti dove le famiglie mandano i loro bambini a fare catechismo e a giocare.

    La lista dei sacerdoti con l’ossessione del sesso non fa differenza geografica. Si va da Nord a Sud senza tralasciare le isole.

    Il 2 gennaio finisce agli arresti Alessandro De Rossi, sacerdote di 46 anni, adesso parroco di una chiesa ai Parioli, a Roma. L’accusa è di aver abusato sessualmente di alcuni minori quando era sacerdote in una parrocchia in Argentina.

    L’11 gennaio un sacerdote originario della provincia di Agrigento, Camillo Sessa, di 50 anni, è stato arrestato a Napoli dal nucleo tutela minori della polizia municipale per abuso sessuale su minore. Il prete sarebbe stato sorpreso in flagranza di reato con un minorenne all’interno di un internet point di piazza Garibaldi, a Napoli.

    Il 23 aprile ad Arezzo padre Graziano viene arrestato per l’omicidio di Guerrina Piscaglia.

    Il 24 aprile a Vercelli viene arrestato don Massimo Iuculano, sacerdote salesiano, accusato di violenza sessuale su minori.

    Sempre il 24 aprile a Foggia è finito in manette Giovanni Trotta. L‘ex sacerdote è stato arrestato per violenza sessuale aggravata e continuata commessa per induzione, abusando delle condizioni di inferiorità fisica e psichica della vittima. L’uomo è anche accusato di produzione di materiale pornografico attraverso rappresentazioni di pornografia minorile e distribuzione, divulgazione, condivisione e pubblicizzazione di materiale pedopornografico ai danni del ragazzino.

    Il 6 maggio don Pascal Manca, parroco di Villamar (Sassari), è arrestato dai carabinieri con l’accusa di abusi sessuali su minori. A Brindisi il 20 maggio finisce in manette con l’accusa di violenza sessuale don Giampiero Peschiulli.

    Il 22 maggio scorso a Roma don Dino , al secolo Placido Greco, di 68 anni, viene arrestato per prostituzione minorile e detenzione di materiale pornografico minorile nell’ambito indagine della polfer di Roma Termini “Meeting Point”.  Nella stessa operazione è stato arrestato l’ex sacerdote, Luca Galleschi.

    Maria Letizia Riganelli

    Sacerdoti con l’ossessione del sesso…

  • Don Massimo, le prime ammissioni

    Don Massimo, le prime ammissioni

    ANDREA ZANELLO – VERCELLI

    Un interrogatorio breve, con poche parole ma parecchio pesanti. Ieri in carcere a Vercelli don Massimo Iuculano davanti al giudice per le indagini preliminari Giulia Pravon si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ma ha anche rilasciato una breve dichiarazione spontanea. “Un presa di coscienza dei suoi errori” l’ha definita l’ avvocato Carlo Blengino.

    Che però ha il sapore dell’ammissione di colpa: “Sono cosciente dei mie errori e delle mie debolezze e sono disponibile a parlare davanti al pubblico ministero” ha detto don Massimo che ha tenuto a specificare anche che l’istituto professionale salesiano CNOS-FAP non ha alcuna responsabilità nella vicenda. Don Massimo, il referente della comunità salesiana a Vercelli, è in carcere da venerdì con l’accusa di aver abusato di tre minorenni. Proprio la congregazione di don Bosco ha dato mandato all’ avvocato Carlo Blengino di rappresentare il sacerdote.

    Sinda subito il legale ha sottolineato come i salesiani vogliano tutta la verità sulla vicenda. Anche per questo don Massimo è stato sospeso dall’esercizio pubblico di ministero sacerdotale dalla sua congregazione. “Un provvedimento invia cautelativa” ha spiegato il suo legale, ma che segue a ruota quello arrivato subito dopo l’arresto e deciso dall’arcivescovo Marco Arnolfo che aveva sospeso don Massimo dal servizio episcopale . Domenica il numero uno della chiesa vercellese aveva guardato in faccia i fedeli che occupavano i banchi chiesa del Sacro Cuore di Gesù, la parrocchia di don Massimo, dicendo che la magistratura doveva fare il suo lavoro e che il condizionale era d’obbligo. Ma aveva anche detto di pregare per i ragazzi coinvolti e per le loro famiglie. Ieri la magistratura si è mossa e sono arrivate le dichiarazioni spontanee di don Massimo, che ha detto di voler parlare davanti a Francesco Saverio Pelosi ,il pubblico ministero della Procura di Torino titolare dell’inchiesta.

    E forse racconterà le sue verità, mettendo nero su bianco quali siano stati i suoi errori e le sue debolezze di fronte alle prove raccolte dagli inquirenti in sette mesi di indagini in cui nulla è stato lasciato al caso. Intercettazioni e filmati hanno trovato parecchi riscontri a quelli che erano i sospetti sul preste arrivato tre anni fa daTorino. Ci sono almeno tre episodi in cui il sacerdote avrebbe abusato di altrettanti minorenni, un quattordicenne italiano e due diciassettenni di origine straniera. Ma dal pc e dal telefono del sacerdote quarantaseienne, sequestrati dopo l’arresto, potrebbero emergere altri elementi. Intanto don Massimo rimane in cella: il suo legale non ha presentato nessuna istanza di scarcerazione.

    http://www.lastampa.it/2015/04/28/edizioni/vercelli/don-massimo-le-prime-ammissioni-U5MWz6vEwQRmxQOlto7lsK/pagina.html

  • Sacerdote in carcere: “Conosco le mie debolezze”

    Sacerdote in carcere: “Conosco le mie debolezze”

    Don Massimo Iuculano, in carcere a Vercelli con l’accusa di avere adescato tre minori tramite Facebook e in seguito di averne abusato, parla nel corso dell’interrogatorio di garanzia: “Sono cosciente delle mie debolezze”. Una dichiarazione che potrebbe avere un pèso determinante nel procedimento a carico del prete, il quale in seguito ha manifestato di volersi avvalere della facoltà di non rispondere, chiudendosi poi nel silenzio con la frase “Sono disposto a parlare di fronte al pubblico ministero”.
    L’avvocato difensore, Carlo Bengino, assiste il sacerdote di fronte al gip Giulia Pravon, al quale ha già assicurato che la scuola salesiana dove esercitava don Iuculano, non è in alcun modo coinvolta nella vicenda, come da dichiarazione dello stesso prete.
    La frase di don Iuculano potrebbe essere intesa come a un’ammissione di colpevolezza, mentre si attende la conclusione della relazione del pm Francesco Saverio Pelosi, titolare dell’inchiesta. Rimane da determinare se il sacerdote potrebbe avere abusato di altri giovani, fra cui un 14enne italiano e due 17enni di origine straniera.
    E accuse sono comunque di violenza aggravata e prostituzione minorile, formulate dopo circa sette mesi di indagini in cui si sono avuti diversi riscontri, definiti dagli stessi inquirenti estremamente inquietanti.
    Il prete adescava miunorenni sui social network, poi a seguito dell’abuso faceva loro doversi regalini. Fra le novità emerse, anche il fatto che il prete aveva allestito una fitizia sala per lassaggi vicino al proprio ufficio, fingendosi conoscitore di questioni terapeutiche. La notizia dell’arresto del prete e di ciò che avrebbe compiuto ai danni di giovani adolescenti, ha scosso profondamente la comunità locale e naturalmente le autorità ecclesiastiche, le quali non hanno diffuso alcuna dichiarazione particolare in merito.

  • Prete accusato di pedofilia, sceglieva le sue vittime nei quartieri poveri

    Prete accusato di pedofilia, sceglieva le sue vittime nei quartieri poveri

    Adescava le sue giovani vittime nei quartieri poveri delle città. Ragazzi cresciuti in quartieri difficili, con pochi soldi in tasca che trovavano in quelle decine di euro che don Massimo Iuculano,il parroco di Vercelli  arrestato ieridalla polizia per violenza sessuale aggravata e prostituzione minorile, gli dava dopo per le prestazioni sessuali che riceveva. Ragazzi minorenni e maggiorenni senza soldi, spesso problematici e con un passato difficile alle spalle fatte di violenze, anche domestiche.
    Emergono nuovi agghiaccianti particolari sulla doppia vita di Don Massimo. Da una parte da tutti era considerato la guida dell’oratorio più frequentato della città, sempre impegnato nelle attività del Belvedere di Vercelli  e dall’altra invece emerge una storia di abusi fatta di incontri per prestazione sessuali sia in parrocchia che in auto. ,poliziaAddirittura qualcuno lo vedeva rincasare a ore improponibili per un prete. E mentre lunedì è previsto l’interrogatorio di garanzia per il sacerdote 46enne originario di Torino, la procura di Torino nei prossimi giorni, analizzerà le conversazioni che il sacerdote scambiava con le sue vittime, adescate tramite sms, Facebook e Whatsapp. Dialoghi racchiusi nel suo computer sequestrato dalla polizia.  L’obiettivo degli investigatori, guidati da Francesco Saverio Pelosiè capire se, oltre alle tre vittime accertate, nella ‘rete’ del sacerdote siano finiti altri giovani.
    ‘Vogliamo sia accertata la verità- afferma l’avvocato Carlo Blengino chiamato a difendere il parroco-. Anche se le Indagini sembra i complete e delineano un quadro chiaro”. E intanto, mentre nei prossimi giorni verrà aperto un fascicolo anche dalla procura dei minori, ci sarebbero già  altre vittime di avances da parte del sacerdote pronte a raccontare la loro verità.

    per violenza sessuale aggravata e prostituzione minorile. La procura di Torino, nei prossimi giorni, analizzerà le conversazioni che il sacerdote

    scambiava con le sue vittime, adescate tramite sms, Facebook e Whatsapp. L’obiettivo degli investigatori è capire se, oltre alle tre vittime accertate, nella ‘rete’ del sacerdote siano finiti altri giovani. Secondo l’accusa il parroco, da tre anni a Vercelli, offriva schede telefoniche, scarpe da calcio o piccole somme di denaro ai giovani in cambio di massaggi particolari. L’avvocato chiamato a difendere il parroco è Carlo Blengino del foro di Torino.

    http://torino.repubblica.it/cronaca/2015/04/25/news/prete_accusato_di_pedofilia_sequestrato_il_pc-112841695/

  • Comunicato della Questura sull’arresto di don Massimo Iuculano

    Comunicato della Questura sull’arresto di don Massimo Iuculano

    Vercelli, 24 aprile 2015

    La Polizia di Stato di Vercelli ha eseguito nella mattinata del 24 aprile l’ordinanza applicativa della misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di Massimo Iuculano, noto in città perché parroco della chiesa Sacro Cuore, dell’annesso oratorio salesiano “Belvedere”.

    Da qualche tempo, infatti, alcuni frequentatori dell’oratorio e dell’Istituto scolastico segnalavano comportamenti anomali posti in essere dal sacerdote: adescamenti con la motivazione di essere sottoposti a sedute di “massaggi”, dissimulando competenze terapeutiche e sportive.

    I successivi accertamenti esperiti dalla seconda sezione della Squadra mobile della Questura di Vercelli facevano emergere uno scenario inquietante: il sacerdote contattava giovani vittime attraverso gli abituali canali di comunicazione giovanile (SMS, WhatsApp o per mezzo di chiamate telefoniche) oppure mediante l’utilizzo del noto social-network “Facebook”. Il sacerdote risultava essere piuttosto attivo anche al di fuori della scuola: in quelle occasioni il prete mentiva sulla sua professione asserendo spesso di essere impiegato presso una non meglio precisata società e di essere attualmente in cassa integrazione per carenza di lavoro, così da indurli ad accettare incontri privati.

    Per tale motivo, coordinati dalla Procura della Repubblica di Torino, iniziava attività consistente in investigazioni tecniche sia video che sonore, mediante apparecchiature audio-video idonee a catturare le conversazioni che avvenivano sia all’interno della autovettura utilizzata dal sacerdote sia nei locali della struttura salesiana, e più specificatamente all’interno dell’ufficio del parroco e della saletta attrezzata per i “massaggi”.

    L’attività in argomento consentiva di individuare quali vittime di reato 3 minori (un minore italiano di anni 14 e 2 minori di origine straniera di anni 17) i quali a vario titolo soggiacevano alle pressanti richieste sessuali avanzate dal parroco.

    Più nello specifico, per quanto riguarda i riscontri ottenuti grazieall’incessante attività di polizia giudiziaria, è emerso che il sacerdote intrattenevauna serie di rapporti con soggetti, maggiorenni e minorenni, con i quali organizzava incontri a scopo sessuale.

    Le risultanze emergevano anche mediante una incessante attività di osservazione, pedinamento e controllo, nonché dall’esame di persone informate sui fatti che hanno messo in lucecome l’indagato fossealla continua ricerca di partner.

    L’attività investigativa posta in essere consentiva altresì di appurare che gli incontri, né sporadici né occasionali, avvenivano non solo all’interno della struttura, ma anche nascosti all’interno dell’autovettura usata alla bisogna per il compimento degli atti sessuali.

    Il sacerdote riusciva a carpire la fiducia dei soggetti, dall’alto della sua carica e stimolava l’interesse dei minori–e dei soggettiin genere -offrendo a

    conclusione del rapporto sessuale dei “regalini”, considerati utili per giovani di quell’età (ricariche telefoniche, scarpe da calcio, denaro ecc…)

    Pertanto, l’attività di polizia giudiziaria che si è protratta nel tempo ha consentito di individuare chiari e incontrovertibili elementi di prova a carico di IUCULANO Massimo e di conseguenza veniva richiesta ed ottenuta ordinanza, eseguita in data odierna per i reati, commessi ai danni dei tre minori (un minore di anni 14 e 2 minori di anni 17), di cui agli artt. 609 bis comma 1° e 2° nr.1 C.P. 609 ter comma 1° nr.5 bis (violenza sessuale aggravata dall’aver commesso il fatto all’interno di un istituto di istruzione), e 600 bis comma 2 C.P (prostituzione minorile). Per tale motivo veniva associato alla Casa Circondariale di Vercelli, a disposizione dell’A.G. procedente.

    Comunicato della Questura sull’arresto di don Massimo Iuculano