Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Maurizio Palmieri

  • AVERSA (NA); La Congregazione per la Dottrina della Fede archivia don Palmieri, non ascolta vittima e testimoni e dichiara di non trovare riscontri

    AVERSA (NA); La Congregazione per la Dottrina della Fede archivia don Palmieri, non ascolta vittima e testimoni e dichiara di non trovare riscontri

    Dopo il caso di Diego Esposito, chiuso perché secondo la diocesi di Napoli non vi erano riscontri, eppure sarebbe bastato leggere la citazione in giudizio avanzata dal legale della vittima per acquisire persino la lista dei testimoni, anche ad Aversa accade la stessa cosa. Con la differenza che, a Napoli, Esposito almeno è stato convocato e ascoltato, ad Aversa, invece, la chiesa non ha convocato nessuno: neppure la presunta vittima di don Maurizio Palmieri, e ora archivia perché, secondo lei, mancano i riscontri.

    Quasi un insulto all’intelligenza umana anzi, alla stupidità: qui si offendono pure gli stupidi che comprendono con chiarezza che la favola dei tribunali canonici, delle indagini e della giustizia della chiesa che, a questo giro, anziché chiamare “tolleranza zero” è doveroso, fino a prova contraria, definire “affidabilità zero”, è solo uno squallido teatrino che offende le vittime.

    Possiamo prevedere già oggi l’esito dei prossimi casi che le vittime denunceranno alla chiesa, se prescritti la chiesa non troverà riscontri. Se invece denunciati alla magistratura e non prescritti dirà di avviare l’indagine senza dare alcun esito prima che si pronunci la giustizia civile. Se invece i brogli emergono come nel caso cileno o come nel caso dell’arcivescovo di Milano Mario Delpini, dalla Dottrina della Fede diranno che… faranno sapere, ma intanto il prelato resterà al suo posto.

    Insomma, comunque la giri, “quando l’acqua scarseggia, la papera non galleggia”.

    Non so se le responsabilità sono attribuibili alla Dottrina della Fede, o agli inquirenti, o al prelato di turno… nei fatti, Bergoglio continua a fare appelli dando grandi aspettative, la stampa li riporta e li esalta e non li verifica, ma tranne Bergoglio e quel gruppo di giornalisti che, di fatto, anziché favorirlo lo screditano ad ogni articolo, agli uomini di papa Francesco nulla importa… e si vede.

    Anche qui non sappiamo la scusa, se sarà stata la diocesi che ha insabbiato, se non hanno rintracciato più nemmeno la presunta vittima che ha denunciato don Palmieri, insomma, come diceva il famoso ispettore del film “La pantera rosa”, il caso anche questa volta è Clouseau.

    Da persona che si colloca tra quelli “stupidi +++”, data l’assoluzione che questa volta, forse per sbaglio, è stata notificata persino alla presunta vittima, mi aspetto dalla diocesi di Aversa e da don Palmieri una doverosa querela nei confronti del nostro associato e nei confronti della Rete LABUSO: se abbiamo sbagliato esigiamo, ripeto, esigiamo di essere portati di fronte a un giudice e pagare i nostri errori e riabilitare il sacerdote, magari in un tribunale civile, così, almeno lì la presunta vittima potrà, prima della condanna, essere ascoltata da qualcuno.

    Francesco Zanardi

    Presidente della Rete LABUSO

  • VIDEO – LE VITTIME DI DON SILVERIO MURA DIFFIDANO IL CARDINALE SEPE E LANCIANO UN APPELLO AL PAPA

    VIDEO – LE VITTIME DI DON SILVERIO MURA DIFFIDANO IL CARDINALE SEPE E LANCIANO UN APPELLO AL PAPA

    Un inaspettato colpo di scena ha animato il sit-in organizzato dalle vittime napoletane del sacerdote Don Silverio Mura, svoltosi sabato 7 e domenica 8 aprile davanti al Duomo di Napoli.
    Infatti, mentre era in corso la manifestazione civile dei due giovani che hanno denunciato le violenze subite quando erano dei bambini, negli anni in cui a Ponticelli il prete lavorava anche come insegnante di religione, la Curia di Napoli ha diramato un comunicato che rende noto quanto segue: “(in merito al caso dei presunti abusi da parte di Don Silverio Mura) il Santo Padre ha deciso la riapertura del caso, incaricando la Congregazione per la dottrina della fede di procedere a tutti gli adempimenti, per cui, poco prima della Pasqua, alla Diocesi di Napoli è stato affidato il compito di effettuare l’indagine previa, che il cardinale arcivescovo ha immediatamente avviato ed è, quindi, in atto. Una volta completata tale indagine, verrà tutto rimesso, per competenza, alla stessa Congregazione per la dottrina della fede per le valutazioni e le determinazioni”.

    Nel 2016, in verità, la Congregazione Dottrina della Fede, dopo aver visionato tutta la documentazione fornita dalla Diocesi di Napoli, si è già espressa sull’argomento, ritenendo che gli elementi emersi non fossero sufficienti per avviare un processo penale a carico di Don Silverio Mura, lasciando così il sacerdote libero di fare ciò che voleva, andando incontro ad altri scandali, non ultimo quello emerso di recente, quando è stato scoperto nel paesino di Montù Beccaria sotto falso nome.

    Da un lato “i giochi di prestigio” della Chiesa, dall’altro Giuseppe Scognamiglio e Diego Esposito, due ragazzini che quando sono diventati uomini hanno pienamente compreso il senso delle attenzioni “speciali” che quel prete gli riservava e hanno voluto e saputo superare paure, giudizi, pregiudizi e vergogne per far sì che non venga lesa l’innocenza di altri bambini.

    Immediata la risposta di Francesco Zanardi, presidente della “Rete L’ABUSO”, promotore del sit-in in scena a Napoli e da diversi anni volto-simbolo delle vittime dei preti pedofili, che già ha annunciato che nelle prossime ore verrà depositata una diffida nei confronti della Curia napoletana.

    “Il Cardinale Crescenzio Sepe è imputato nel procedimento presso la Santa Sede, procedimento che vede insabbiati da otto anni ormai i casi di don Silverio Mura e don Maurizio Palmieri. Come può essere anche colui che indaga?– si legge nel comunicato diramato da “Rete L’ABUSO, in replica alla nota divulgata dalla Curia di Napoli – Il comunicato stampa rilasciato dalla Diocesi di Napoli suona davvero come l’anticipo dell’ennesima presa in giro alle vittime che, al primo giorno del sit-in di protesta davanti al Duomo di Napoli per gli insabbiamenti commessi proprio dal Cardinale napoletano, apprendono dai mezzi di informazione che il grande insabbiatore, Crescenzio Sepe, sarebbe ancora una volta colui che dovrà rendere giustizia alle vittime.

    Una buffonata oltraggiosa e ridicola che offende tutti, dalle vittime alla stessa Chiesa.

    Crescenzio Sepe: la cui Diocesi è attualmente imputata nel processo penale per diffamazione aggravata ai danni della vittima Diego Esposito, denunciato formalmente dalle vittime anche alla Santa Sede nel settembre 2016 per aver insabbiato il caso Mura nel 2011, nel 2014 e ancora nel 2018. Giusto un mese fa si è scoperto che il prete sotto indagine – Silverio Mura – anziché essere indagato, esercitava addirittura sotto falso nome a Montù Beccaria. Apprendere oggi che sia ancora lui, dopo queste incivili barbarie, che dovrebbe rendere giustizia alle vittime, è francamente inaccettabile.

    Lunedì diffideremo formalmente alla CDF il Cardinale Crescenzio Sepe, nella speranza che il Vaticano si dissoci da questa umiliante e vergognosa vicenda e come è stato per il caso di Milano che vede coinvolto monsignor Mario Delpini, chiederemo l’affidamento dell’indagine canonica ad un tribunale extradiocesano.”

    Anche nel corso della giornata odierna, domenica 8 aprile, Diego e Giuseppe, le due vittime di Don Silverio Mura, e due ragazze hanno distribuito volantini e dialogato con cittadini e turisti, sensibilizzandoli in merito alla loro vicenda, oltre che sul tema della pedofilia nel mondo ecclesiastico.

    Diego Esposito si è avvalso del supporto dei media, anche oggi presenti in massa per documentare il sit-in, per lanciare un appello a Papa Francesco, indicandolo come l’unica persona in grado di assicurare che il suo desiderio di giustizia e quello delle altre vittime, possa essere appagato.

    VIDEO – Le vittime di Don Silverio Mura diffidano il Cardinale Sepe e lanciano un appello al Papa

  • “Quel prete mi ha rovinato la vita”: la protesta estrema delle vittime di pedofilia, che raccontano

    “Quel prete mi ha rovinato la vita”: la protesta estrema delle vittime di pedofilia, che raccontano

    “Dovevo andare a casa sua per questioni religiose, ma succedeva tutt’altro”. E questo tutt’altro è difficilissimo da pronunciare.

    Giuseppe Scognamiglio (nome di fantasia) è uno dei giovani che accusa Don Silverio Mura, il prete di Ponticelli che avrebbe abusato di diversi ragazzini, all’epoca minorenni, per anni.

    Poi c’è il caso di don Maurizio Palmieri, che avrebbe abusato di un altro ragazzino quando era in seminario. Ma i due religiosi sono ancora al loro posto: per chiedere giustizia e contro l’omertà intorno alla pedofilia clericale si è tenuto un sit in di protesta davanti al Duomo di Napoli, promosso dall’associazione Rete L’Abuso di Francesco Zanardi. 

    Una mobilitazione che rientra nelle iniziative internazionali del programma Italy #ChurchToo, ideata per supportare la causa delle vittime napoletane dei due preti che chiedono al cardinale Sepe e alla Curia semplicemente di rendere noto “a che punto è la loro pratica”, ovvero quali sono le azioni intraprese dalla Chiesa nei confronti dei due prelati. 

  • “Quel prete mi ha rovinato la vita”: la protesta estrema delle vittime di pedofilia, che raccontano gli abusi davanti al Duomo di Napoli

    “Quel prete mi ha rovinato la vita”: la protesta estrema delle vittime di pedofilia, che raccontano gli abusi davanti al Duomo di Napoli

    “Dovevo andare a casa sua per questioni religiose, ma succedeva tutt’altro”. E questo tutt’altro è difficilissimo da pronunciare. Giuseppe Scognamiglio (nome di fantasia) è uno dei giovani che accusa Don Silverio Mura, il prete di Ponticelli che avrebbe abusato di diversi ragazzini, all’epoca minorenni, per anni. Poi c’è il caso di don Maurizio Palmieri, che avrebbe abusato di un altro ragazzino quando era in seminario. Ma i due religiosi sono ancora al loro posto: per chiedere giustizia e contro l’omertà intorno alla pedofilia clericale si è tenuto un sit in di protesta davanti al Duomo di Napoli, promosso dall’associazione Rete L’Abuso di Francesco Zanardi. Una mobilitazione che rientra nelle iniziative internazionali del programma Italy #ChurchToo, ideata per supportare la causa delle vittime napoletane dei due preti che chiedono al cardinale Sepe e alla Curia semplicemente di rendere noto “a che punto è la loro pratica”, ovvero quali sono le azioni intraprese dalla Chiesa nei confronti dei due prelati.

     

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  • NAPOLI: Le vittime non ci stanno e diffidano il cardinale Sepe alla Congregazione per la Dottrina della Fede

    NAPOLI: Le vittime non ci stanno e diffidano il cardinale Sepe alla Congregazione per la Dottrina della Fede

    Il Cardinale Crescenzio Sepe è imputato nel procedimento presso la Santa Sede, procedimento che vede insabbiati da otto anni ormai i casi di don Silverio Mura e don Maurizio Palmieri. Come può essere anche colui che indaga?

    Il comunicato stampa rilasciato oggi dalla Diocesi di Napoli suona davvero come l’anticipo dell’ennesima presa in giro alle vittime che, al primo giorno del sit-in di protesta davanti al Duomo di Napoli per gli insabbiamenti commessi proprio dal Cardinale napoletano, apprendono dai mezzi di informazione che il grande insabbiatore, Crescenzio Sepe, sarebbe ancora una volta colui che dovrà rendere giustizia alle vittime.

    Una buffonata oltraggiosa e ridicola che offende tutti, dalle vittime alla stessa Chiesa.

    Crescenzio Sepe: la cui Diocesi è attualmente imputata nel processo penale per diffamazione aggravata ai danni della vittima Diego Esposito, denunciato formalmente dalle vittime anche alla Santa Sede nel settembre 2016 per aver insabbiato il caso Mura nel 2011, nel 2014 e ancora nel 2018. Giusto un mese fa si è scoperto che il prete sotto indagine – Silverio Mura – anziché essere indagato, esercitava addirittura sotto falso nome a Montù Beccaria. Apprendere oggi che sia ancora lui, dopo queste incivili barbarie, che dovrebbe rendere giustizia alle vittime, è francamente inaccettabile.

    Lunedì diffideremo formalmente alla CDF il Cardinale Crescenzio Sepe, nella speranza che il Vaticano si dissoci da questa umiliante e vergognosa vicenda e come è stato per il caso di Milano che vede coinvolto monsignor Mario Delpini, chiederemo l’affidamento dell’indagine canonica ad un tribunale extradiocesano.

    Francesco Zanardi
    Presidente della Rete L’ABUSO

  • Italy  #ChurchToo – NAPOLI 7-8 Aprile, Sit-in delle vittime di preti pedofili davanti al Duomo

    Italy #ChurchToo – NAPOLI 7-8 Aprile, Sit-in delle vittime di preti pedofili davanti al Duomo

    Un Sit-in di due giorni davanti al Duomo di Napoli dove diverse vittime, mettendoci la faccia, protesteranno chiedendo conto al Cardinale Crescenzio Sepe e alla Diocesi napoletana, sull’esito dei loro procedimenti canonici, divenuti ormai come il segreto di Pulcinella.

    L’iniziativa non violenta partita dalle vittime e patrocinata dall’Associazione Rete L’ABUSO, nasce soprattutto a seguito dell’ultimo scandalo napoletano, quello del sacerdote Silverio Mura recentemente scoperto a fare il prete sotto falso nome in un piccolo paesino del nord, Montù Beccaria, dove da un anno circa, malgrado le denunce, operava ancora a stretto contatto con i minori.

    La Rete L’ABUSO ha svolto alcune indagini sul caso scoprendo che don Silverio Mura arriva nel piccolo cento di Montù Beccaria poco più di un anno fa, dopo la morte della madre.

    A proporlo come aiuto al parroco di Montù – don Simone Baggio – sarà padre Egidio Pittiglio, un sacerdote della Diocesi di Cremona che ha fatto carriera, oggi è Superiore Generale della Congregazione dei Missionari della Divina Redenzione e vive proprio a Napoli, per esattezza a Nola e assegnato alla Parrocchia dei Santi Cosma e Damiano, Carbonara di Nola.

    Da quanto apprendiamo, padre Pittiglio avrebbe proposto da subito don Silverio Mura con un nome falso (Saverio Aversano) al parroco di Montù, che così riuscirà ancora una volta a nascondersi insieme ai suoi scheletri, fino allo scorso 7 marzo, quando un servizio delle IENE lo smaschera.

    Di qui la rabbia delle vittime di don Silverio Mura, quella delle mamme di Montù Beccaria, ma in particolare quella della vittima Diego Esposito, che da otto anni, dopo essersi sottoposto ad un processo canonico, poi insabbiato dalla Diocesi e riaperto lo scorso 17 febbraio da Papa Francesco, scopre l’ennesima presa in giro, che questa volta potrebbe essere costata cara anche ad altri minori, cosa per lui e per noi tutti inaccettabile.

    Un’iniziativa rara in Italia dove generalmente siamo abituati a vedere i fedeli in processione per difendere il pedofilo, mai nessuno per la vittima.

    L’iniziativa coinvolgerà le vittime di due casi insabbiati nel napoletano, quello di don Silverio Mura e quello di don Maurizio Palmieri.

    Sarà presente nei due giorni di Sit-in anche il Presidente della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi, anche lui vittima di abusi, che personalmente vuole sostenere in questa lodevole iniziativa civile e non violenta le vittime napoletane e le loro famiglie che saranno presenti al Sit-in del 7 e 8 aprile.

    L’iniziativa è patrocinata dalla Rete L’ABUSO (Associazione italiana dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero) e rientra nelle iniziative internazionali del programma #ItalyChurchToo

    L’Ufficio di Presidenza

    contattaci: info@retelabuso.org

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  • Abusato a 16 anni in seminario: “Don Maurizio mi masturbava ogni sera, oggi è monsignore”

    Abusato a 16 anni in seminario: “Don Maurizio mi masturbava ogni sera, oggi è monsignore”

    In una intervista a Fanpage.it, Armando (nome di fantasia), ex seminarista alla diocesi di Aversa negli anni Novanta, denuncia il prete che abusò sessualmente di lui quando aveva 16 anni. “Volevo diventare un sacerdote, poi incontrai lui e cominciò la mia discesa all’inferno. Ecco cosa mi ha costretto a subire”.

    Sognavi di diventare un prete, anzi, di intraprendere la carriera ecclesiastica e chissà, un giorno magari guidare una diocesi, oggi invece non credi più in Dio. Cosa è successo?

    È successo che mentre coltivavo il mio sogno in seminario, ho un incontrato un aspirante prete che ha abusato di me.

    Come si chiama?

    Maurizio Palmieri, allora ‘animatore’ 25enne, oggi ‘monsignor Palmieri’ canonico della Diocesi di Aversa.

    Quanti anni avevi quando sono conciati gli abusi?

    Avevo 15 anni, era il 1994 e mi trovavo nel seminario vescovile minore di Aversa. Lui ne aveva venticinque, circa.

    Come comincia questa storia? La tua esperienza in seminario è stata immediatamente negativa?

    No, al contrario, il primo anno ero molto felice, mi divertivo con tutte le attività didattiche, i campi estivi, gli amici che mi ero fatto sui banchi di scuola. Ricordo che quando tornavo a casa nel weekend era una festa, i miei erano orgogliosi di me, mi ricoprivano di attenzioni.

    E poi tutto è andato in pezzi, ma come?

    Un giorno d’estate la Diocesi ha organizzato un capo estivo a Vibonati, una delle tante esperienze extradidattiche che mi piacevano tante. Non so descrivere come sia accaduto, so solo che siamo rimasti soli e lui mi ha baciato sulla bocca.

    Come ti sei sentito?

    Sconvolto, ma non ho avuto la forza di reagire. Da allora la mia vita ha cominciato a crollarmi addosso, giorno dopo giorno.

    Perché quel bacio non è stato un episodio senza seguito.

    No. Dopo quel primo approccio ha cominciato a chiamarmi nella sua stanza di sera.

    Cosa ti faceva fare?

    Mi chiedeva di entrare nel suo letto, mi masturbava, mi chiedeva di masturbarlo.

    Lo faceva solo con te?

    No. Una volta ha portato a Parigi me e un altro giovane seminarista, dormivamo tutti e tre nella stessa stanza. Ricordo che a me fu assegnato il letto singolo mentre loro (il prete e lo studente) in quello matrimoniale.

    E?

    Ho visto coi miei occhi che abusava di lui mentre credeva che dormissi.

    Quindi non eri l’unico a subire gli abusi.

    No, ma non solo. C’erano molti altri comportamenti ambigui.

    Per esempio?

    Beh, la sera spesso entrava nel nostro dormitorio. Sapeva farsi benvolere, chiacchierava con tutti, diceva che avrebbe pregato per noi e poi ci chiedeva delle cose strane. A qualcuno ha chiesto di leccargli o baciargli l’alluce, a me, invece, di prendere dalla sua bocca il chewing-gum e tenerlo nella mia. ‘Se mi vuoi bene lo devi fare’, diceva.

    E voi obbedivate?

    Non capivamo cosa stesse accadendo davvero.

    È mai stato violento?

    Fisicamente mai, ma mi ha fatto delle pressioni psicologiche per tenermi sotto il suo giogo. Dopo una gita al campo estivo in cui con i miei amici ci eravamo divertiti a suonare e cantare, minacciò di cacciarmi dal seminario se non avessi cambiato ‘atteggiamento’.

    Quale atteggiamento?

    Non lo so, so solo che da allora ho accettato di tutto purché non mi mandasse via.

    Malgrado gli abusi volevi restare in seminario, perché?

    Perché quella era la mia famiglia, avevo un obiettivo di vita, un’appartenenza, anche se dopo è andato tutto in fumo.

    Quando?

    Non lo so con esattezza. Dopo un po’ ho cominciato a star male. Ho perso la fede, ho rinunciato al sogno di diventare prete, ho cominciato a desiderare di andare via, ma i miei mi hanno impedito di lasciare gli studi e così sono rimasto fino al diploma.

    E poi sei crollato.

    Esattamente: gli anni dai venti ai trenta sono stati i peggiori, ho abbandonato gli studi universitari, ho avuto episodi psicotici, ho visto decine di psicoterapeuti – nessuno dei quali mi ha mai guidato verso la denuncia alla magistratura – ho perso la fidanzata che amavo e che volevo sposare.

    E hai tentato il suicidio.

    Sì, il mio papà mi ha supplicato piangendo di non uccidermi. L’ho fatto soffrire tanto….

    Poi hai cominciato delle cure farmacologiche?

    Sì, non mi vergogno a dire che spesso ero fuori di me,  ma ho seguito le terapie e sono cambiato tantissimo.

    Anche in meglio, oggi stai bene.

    Ci sono voluti anni e un lungo processo di consapevolezza per arrivarci, un processo che è passato attraverso una denuncia, prima alla Curia, poi alla magistratura, quando purtroppo il reato era già prescritto.

    Che provvedimenti ha preso la Curia dopo la tua denuncia? Ha avviato delle indagini per accertare quanto hai riferito?

    Non ha preso alcun provvedimento, tanto è vero che Palmieri è esattamente nel posto in la carriera ecclestiastica lo avrebbe portato doveva essere. Ho scritto anche a Papa Francesco per chiedergli di impedire che quell’uomo facesse ancora del male, per chiedergli di ridurlo allo stato laicale, ma neanche lui mi ha risposto.

    Che ne è stato del ragazzo che venne con te a Parigi?

    All’epoca lo affrontai e chiedendogli di denunciare con me. Ha rifiutato tenendo gli occhi bassi, non era pronto.

    Oggi cosa gli diresti?

    Oggi sono convinto più che mai che avrò giustizia, nonostante la Chiesa abbia nascosto la testa sotto la sabbia. Alle altre vittime di don Palmieri, compreso quel ragazzo, dico: fatevi avanti, meritiamo la verità.

    https://napoli.fanpage.it/abusato-a-16-anni-in-seminario-don-maurizio-mi-masturbava-ogni-sera-oggi-e-monsignore/

  • I presunti abusi nel seminario di Aversa, la denuncia alla C.D.F. e i silenzi di mons. Lucio Lemmo

    I presunti abusi nel seminario di Aversa, la denuncia alla C.D.F. e i silenzi di mons. Lucio Lemmo

    Otto anni di ansie e speranze senza però ricevere nessuna risposta.

    di Francesco Zanardi

    Una vicenda che ricorda molto un altro caso denunciato dalla Rete L’ABUSO, quello di Diego Esposito, nel quale vedremo, cambia il nome del sacerdote accusato – in questo caso non più Silverio Mura ma Maurizio Palmieri – cambia la presunta vittima – in questo caso non più un alunno di catechismo ma un seminarista del Seminario di Aversa all’epoca 15enne – ma chi gestirà il caso per mandato della C.D.F. sarà sempre lui, monsignor Lucio Lemmo.

    I fatti risalirebbero al 1995 e sarebbero avvenuti nel Seminario di Aversa per mano dell’allora Diacono ed animatore, don Maurizio Palmieri.

    Nella querela depositata dalla presunta vittima presso la Procura della Repubblica di Napoli, si legge che, oltre agli abusi, il Palmieri avrebbe in qualche modo zittito la presunta vittima, con la costante minaccia di “cacciarmi dal seminario e di non aiutarmi più negli studi”, talvolta offrendogli “anche dei soldi in busta chiusa”, “mi costringeva ad aver rapporti sessuali reiterati con lui”.

    La querela, dalla quale abbiamo estratto solo due essenziali passaggi, è del 2016 ed è purtroppo l’ennesima testimonianza dell’immobilità dei tribunali canonici di fronte alle denunce che le vittime inviano alla Santa Sede, immobilità che spesso, anche se non è questo il caso, aiuta la chiesa a far raggiungere alla vittima i termini di prescrizione, momento in cui il reato non è più procedibile penalmente.

    Purtroppo per un cattolico, la denuncia all’autorità civile è quasi sempre, per non dire unicamente, l’ultimo passaggio dettato a quel punto dal desiderio di giustizia: quella negata alle vittime dalla Santa Sede.

    La presunta vittima, infatti, tramite il suo avvocato scrive alla Santa Sede denunciando i presunti abusi nel settembre del 2010. Poco tempo dopo a rispondere è Luis Francisco Ladaria, oggi Prefetto della C.D.F. e all’epoca Segretario, il quale comunica che “ha delegato, per lo svolgimento delle opportune indagini, S.E. Mons. Lucio Lemmo”.

    Come per Diego Esposito, passano gli anni ma non arriva alcuna risposta dalla chiesa fino a che, dopo l’elezione di papa Francesco, e della campagna mediatica di “tolleranza zero” che lo ha seguito, la vittima decide di fare un nuovo tentativo, questa volta scrivendo direttamente al Pontefice.

    Nessuna risposta.

    Questa è l’ennesima testimonianza della giustizia negata alle vittime, anche nel pontificato di Francesco, fatta di proclami e di tanta “tolleranza” per i crimini, “zero” per le vittime, condannate dalla chiesa come nei Gironi Danteschi a vagare dannate per l’eternità, in cerca di giustizia.

    Zanardi