Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Mazara del Vallo

  • Pedofilia, le buone lezioni e i cattivi esempi della Chiesa nella Sicilia degli scandali

    Pedofilia, le buone lezioni e i cattivi esempi della Chiesa nella Sicilia degli scandali

    A pochi giorni dall’aggiornamento del motu proprio del papa Vox Estis Lux Mundi, una parte della chiesa siciliana il 30 marzo torna a occuparsi di abusi, con un convegno organizzato alla Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia San Giovanni Evangelista di Palermo dal titolo “La tutela dei minori e delle persone vulnerabili: un impegno comune”.

    Una parata di nomi illustri, del calibro dell’arcivescovo della città Corrado Lorefice, a cui è affidata l’introduzione, per proseguire con padre Andrew Small, segretario della Pontificia Commissione per la Tutela dei minori, e con l’arcivescovo di Ravenna Lorenzo Ghizzoni, presidente del Servizio nazionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili della Cei, che parlerà dell’impegno della chiesa cattolica a partire dal primo report sulle attività di tutela dei minori diffuso lo scorso novembre.

    Un dossier a dir poco parziale e poco rappresentativo della realtà italiana perché, come abbiamo raccontato su Domani il 17 novembre, prende in esame soltanto l’attività dei Servizi diocesani e le segnalazioni arrivate ai centri di ascolto di 158 diocesi su 226 nel biennio 2020-21.

    L’obiettivo del convegno è ambizioso: partire da una riflessione sulla chiesa universale per concentrarsi sulle azioni di quella italiana e infine dare voce alle esperienze locali.

    Un’iniziativa voluta dalle diocesi di Palermo, Monreale, Cefalù, Trapani e Mazara del Vallo con il patrocinio, fra gli altri, del Servizio nazionale per la Tutela dei minori della Cei.

    Peccato che non si sia pensato di coinvolgere altre diocesi dell’isola, come Piazza Armerina, che pure manda i suoi seminaristi a studiare nell’istituto palermitano.

    Proprio la diocesi di Piazza Armerina, in realtà, avrebbe molto da dire sull’abuso clericale, anche se non può certamente vantare una gestione esemplare del problema.

    A Enna, dal 7 ottobre 2021 è infatti in corso il processo a don Giuseppe Rugolo, un sacerdote molto popolare nella città dell’entroterra siciliano, oggi accusato di violenza sessuale su tre minori.

    Una vicenda ricca di colpi di scena che coinvolge diversi personaggi, non ultimo il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana che, intercettato, prima ammette di aver insabbiato gli abusi di Rugolo e poi cerca di salvare capra e cavoli (sé stesso e la diocesi), con totale indifferenza per le vittime (come riportiamo su Domani del 14 novembre).

    Una storia che svela sempre nuovi capitoli: durante l’ultima udienza del 14 marzo, infatti, si è arricchito l’elenco degli insulti del vicario generale della diocesi Nino Rivoli che, in un’intercettazione riportata in aula, apostrofa con l’epiteto di “bestia” don Giuseppe Fausciana, l’unico sacerdote che a Enna si è fatto portatore della denuncia della vittima di Rugolo, Antonio Messina.

    Don Rivoli, nel suo tormento per la spinosa situazione in cui si è venuto a trovare il vescovo, durante numerose telefonate intercettate dagli inquirenti non aveva risparmiato insulti all’imputato, definito «buttana» e «questa troia», mentre Messina – il ragazzo che ha subito violenza sessuale quando era minorenne – è addirittura un «bastardo».

    QUANTI SONO COINVOLTI?

    La novità più eclatante del processo Rugolo, però, non è certo il turpiloquio del vicario o l’incresciosa gaffe di un altro sacerdote locale, don Pietro Spina, che in aula definisce «affettuosità» ogni atto sessuale che prescinde dalla penetrazione, ma l’inquietante realtà dei pedofili alla corte di monsignor Gisana: sacerdoti e catechisti dai trascorsi non proprio immacolati, il cui numero cresce ad ogni udienza.

    Infatti, ogni volta che Eleanna Parasiliti Molica, avvocata di parte civile, incalza i testimoni sui casi di abuso, in tribunale cala il gelo.

    Il 10 ottobre era già emerso il nome di un altro prete che aveva abusato di un minorenne: entrambi, l’abusatore e la sua vittima, sono oggi parroci della diocesi.

    Il vescovo Gisana sapeva tutto, come si evince dalle intercettazioni, cosi come sapeva di un sacerdote di Gela, don Vincenzo Iannì, rinviato a giudizio nel 2019 per violenza su una ragazzina.

    Nell’ultima udienza del 14 marzo Gela si conferma una piazza “calda”: non solo annovera un catechista arrestato per violenza sessuale aggravata, al momento sotto processo, ma anche un educatore di 32 anni, che avrebbe abusato per anni di un ragazzino, oggi ventiduenne.

    Come emerge dalle indagini difensive svolte anche dall’avvocata Parasiliti Molica, la vittima aveva denunciato più volte gli abusi al vescovo ma Gisana non è mai intervenuto.

    In aula, è sempre l’avvocata di Messina a chiedere conto di questo educatore a un reticente don Vincenzo Murgano: il prete, vicario giudiziale della diocesi e (cosa ancora più grave), responsabile del Servizio di tutela dei minori fino al dicembre 2022, riconosce alla fine di non aver mai preso provvedimenti per i casi di abuso di cui era a conoscenza.

    «Ha detto candidamente che sapeva da tempo di don Iannì, ben prima che fosse processato – riporta Antonio Messina – e per quanto riguarda gli altri nomi fatti in aula ha sostenuto invece di non essere mai stato informato dal vescovo, pur essendo il responsabile incaricato per la tutela dei minori».

    Monsignor Gisana, quindi, sa dei preti pedofili di casa propria ma non parla nemmeno con la persona deputata ad occuparsene.

    Se don Murgano tace sui pedofili della diocesi, in compenso parla, e molto, con Rugolo.

    In udienza emerge infatti che Murgano era il consigliere personale del giovane prete, quando già questo era sottoposto all’indagine ecclesiastica (poi conclusa con un “non luogo a procedere” perché i fatti si sarebbero svolti quando era ancora seminarista e dunque non ritenuti di pertinenza della Congregazione per la dottrina della fede).

    Fra messaggi e telefonate, i due si sentono ogni giorno e don Murgano incita Rugolo a controllare Antonio Messina sui social, oltre a sobillarlo contro don Fausciana, la “bestia”, colpevole di sostenere la vittima e coinvolgerla nelle attività pastorali.

    La prossima udienza in calendario il 4 aprile, con 21 nuovi testimoni chiamati a deporre, promette di scaldare ulteriormente gli animi.

    Intanto si avvicina la Pasqua e la processione del venerdì santo, particolarmente sentita in città, vedrà in testa don Murgano, in quanto parroco della Chiesa madre e assistente spirituale di ben quattro confraternite cittadine, quasi a rassicurare i fedeli che nulla è cambiato.

    L’imbarazzante quadro della curia che emerge dal processo a don Rugolo, gli opposti schieramenti pro e contro don Fausciana e soprattutto le complicità della gerarchia, monsignor Gisana in primis, cominciano però a pesare non poco sul contesto cittadino.

    Intanto a Palermo va in scena lo spettacolo delle buone intenzioni della Chiesa contro gli abusi, con il provvidenziale supporto della nuova versione di Vox Estis Lux Mundi.

    «Il timore – commenta Marida Nicolaci del coordinamento Italy Church Too e docente della stessa Facoltà che ospita il convegno – è che si punti sulla prevenzione futura lasciandosi alle spalle il passato, senza farsi carico delle esigenze di una giustizia autenticamente riparativa, che implica il riconoscimento delle cause sistemiche del danno e il risarcimento delle vittime».

    Se il convegno palermitano appare come un’operazione politica per ripulire l’immagine della chiesa siciliana e smarcarsi dai guai della diocesi di Piazza Armerina, non si può dimenticare che lo stesso don Murgano, che sta facendo clamore a Enna più per le sue reticenze che per le sue rivelazioni, è anche lui un docente della facoltà teologica.

    Così come ci sarà anche don Fortunato di Noto che, oltre ad essere il presidente dell’associazione Meter contro la pedofilia, è anche il direttore del Centro di ascolto del Servizio regionale della tutela dei minori della Cei.

    Don Di Noto non manca mai quando si tratta di far vedere il volto della chiesa che lotta contro gli abusi, ma è anche presente nelle intercettazioni agli atti del processo a Rugolo, mentre parla accorato con Gisana: «Ti voglio un bene dell’anima», dice al vescovo, e gli consiglia «vigilanza».

    «Se ci riesci, traccia almeno i colloqui», aggiunge, riferendosi agli incontri con i Messina, «perché questi qua (la vittima e la sua famiglia, ndr), come stanno montando la cosa, capisci…».

    Palermo, in fin dei conti, non è poi così lontana da Enna.

    https://www.editorialedomani.it/politica/italia/pedofilia-le-buone-lezioni-e-i-cattivi-esempi-della-chiesa-nella-sicilia-degli-scandali-j9ensgwh

  • Marsala: violenza sessuale su un ragazzino, Padre Genna condannato anche in appello

    Marsala: violenza sessuale su un ragazzino, Padre Genna condannato anche in appello

    Nessuno sconto, in appello, per padre Nicolò Genna, due anni fa condannato dal Tribunale di Marsala (presidente Saladino) ad un anno e 10 mesi di reclusione, pena sospesa, per violenza sessuale su minore originario del Gambia. Con offerta, non accolta dal ragazzo, di denaro o posto di lavoro in cambio di rapporti intimi.

    Il prete, per circa 40 anni parroco della chiesa di contrada Addolorata, avrebbe adescato il ragazzo africano, ospite di un centro di accoglienza di contrada Bosco, nella periferia nord di Marsala, mentre questi camminava sul ciglio della strada lungo la statale 115 nel tratto tra Marsala e Trapani.

    Con la scusa di un passaggio, lo avrebbe fatto salire in auto e poi con un “gesto repentino”, si legge nel capo d’accusa, gli avrebbe palpeggiato i genitali (coperti dai pantaloni). Il giovane, però, non avrebbe gradito e dopo avere raccontato quanto gli era accaduto alla responsabile del centro di accoglienza di cui era ospite ha sporto denuncia. Il fatto è datato 14 agosto 2017. Il prete è stato, inoltre, condannato a varie interdizioni, tra le quali quella perpetua dai pubblici uffici.

    Il Tribunale condizionò la sospensione condizionale della pena detentiva al pagamento di un risarcimento danni di 5 mila euro in favore della vittima, costituitasi parte civile con l’assistenza dell’avvocato Giacomo Lombardo. Adesso, per il prete anche la condanna a risarcire l’Erario per le spese sostenute dallo Stato per la parte civile.

    Per padre Genna, difeso dagli avvocati Stefano Pellegrino e Cettina Coppola, in primo grado il pm Niccolò Volpe aveva invocato 2 anni e 4 mesi di carcere, pur qualificando il fatto “di minore gravità”. Questo, comunque, per l’anziano prete, non è il primo guaio giudiziario. Nell’estate 2016, infatti, fu indagato dalla Procura di Palermo per “detenzione di materiale pedopornografico”. Nell’ambito di quell’indagine furono disposte delle perquisizioni in canonica e altri locali della chiesa dell’Addolorata.

    L’inchiesta nacque dalla denuncia di un uomo che avrebbe visto il parroco “estrarre dalla sua cassetta di sicurezza delle foto che ritraevano dei giovani nordafricani”. In quell’occasione, il prete presentò le sue dimissioni al vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero. Per questo procedimento, la Procura di Palermo, competente per materia, ha poi chiesto l’archiviazione.

    https://www.tp24.it/2021/04/09/giudiziaria/marsala-violenza-sessuale-su-un-ragazzino-padre-genna-condannato-anche-in-appello-nbsp/162432

  • Condannato per tentata violenza sessuale, prete torna laico

    Condannato per tentata violenza sessuale, prete torna laico

    L’ex parroco di San Leonardo era già stato sospeso nel 2013. Deve scontare due anni per tentata violenza sessuale

    Con decisione suprema e inappellabile della Congregazione per il Clero, la Santa Sede ha decretato la perdita dello stato clericale, per Vito Caradonna, l’ex parroco di San Leonardo (Marsala), condannato in via denitiva, lo scorso mese di settembre, a due anni di reclusione (pena sospesa) per tentata violenza sessuale.
    Il sacerdote, nel febbraio del 2013, era stato sospeso a divinis dal vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero.

    http://www.gazzettadelsud.it/news/sicilia/256724/condannato-per-tentata-violenza-sessuale-ex-prete-torna-laico.html

  • Peccati, scandali e “scismi”  La Chiesa che non t’aspetti

    Peccati, scandali e “scismi” La Chiesa che non t’aspetti

    La lite Minutella-Lorefice è l’ultima contraddizione che segna la comunità religiosa.

    PALERMO – La Chiesa è la comunità dei fedeli. E nel suo essere comunità c’è la risposta alle mille contraddizioni che l’attraversano. Si pecca, si litiga, si commettono reati. Né più ne meno che altrove. Con una differenza sostanziale. Senza per forza essere tacciati di moralismo a buon mercato è lecito attendersi da chi predica bene che razzoli meglio.

    L’invito alla preghiera, raccolto da migliaia di persone che hanno affollato pochi giorni fa la messa serale in Cattedrale, a Palermo, non ha sopito la polemica. Don Alessandro Minutella lascerà la parrocchia di Romagnolo, ma non ha alcuna intenzione di chinare il capo. Ancora una volta ha scelto Facebook per dire che la Chiesa che ha servito per diciotto anni non gli piace più. Troppo aperta alle novità, troppo progressista da quando Papa Francesco ha preso il posto di Benedetto XVI, tanto che l’ha definita “falsa”. Si ritirerà a vita privata, come gli è stato intimato dal vescovo Corrado Lorefice, ma – c’è da scommetterci- non se ne starà il silenzio, forte anche dell’appoggio dei parrocchiani che stanno dalla sua parte e che oggi si sono radunati in Cattedrale.

    Si litiga nella Chiesa e si pecca. Di quei peccati che mettono tutti d’accordo nella critica feroce. Quei peccati per cui non basta la punizione divina, ma serve l’anticipazione di quella terrena, regolata dal codice penale. Le cronache si riempiono di sacerdoti accusati di violenze sessuali.

    Per tutti vale il principio della presunzione di non colpevolezza, ma le ricostruzioni degli investigatori, se confermate, non lasciano spazio alla misericordia. Padre Salvatore Anello tirava in ballo il demonio che si sarebbe impossessato di alcune donne qualora non si fossero piegate alle morbose attenzioni del sacerdote. Con la parola “esorcismi” avrebbe mascherato i rapporti carnali.

    Roberto Elice e Aldo Nuvola (entrambi parroci a Palermo), il novizio Giusto Francesco Palazzotto, Sergio Librizzi, ex direttore della Caritas di Trapani, sono solo gli ultimi uomini di Chiesa finiti sotto accusa.

    Nel trapanese le indagini avrebbero svelato un altro lato poco edificante della Chiesa e cioè l’attaccamento alle cose materiale che sfocia nell’illecito. Il vescovo di Mazara del Vallo Domenico Mogavero è indagato per truffa e appropriazione indebita. Non si trova traccia di parte dei contributi milionari – tra fondi della Cei, contributi regionali e donazione dell’8 per mille – che dovevano servire per costruire una nuova chiesa. E dire che Mogavero era stato inviato a controllare la gestione, anch’essa considerata poco trasparente, di un altro vescovo, quello di Trapani, Francesco Miccichè, sospeso dalla Curia e accusato di appropriazione indebita, malversazioni e calunnia. Aveva puntato il dito contro don Ninni Treppiedi, parroco ad Alcamo e suo braccio destro, che da accusato è diventato accusatore, dopo avere dimostrato la sua innocenza. Sono gli esempi di chi avrebbe predicato bene e razzolato malissimo in una Chiesa dove si pecca e si commettono reati. E si litiga, alzando i toni come nel caso dello “scisma di Romagnolo”, spia di una comunità rissosa ancora prima che misericordiosa.

    http://livesicilia.it/2017/04/10/peccati-scandali-e-scismi-la-chiesa-che-non-taspetti_844000/

  • Top News 2016. Scandali in parrocchia. Indagati e condannati, preti nei guai

    Top News 2016. Scandali in parrocchia. Indagati e condannati, preti nei guai

    I fatti di cronaca, le inchieste, la politica, la caccia a Matteo Messina Denaro. E poi notizie più curiose. Sono le top news del 2016 di Tp24.it. Una carrellata dei fatti più seguiti dai nostri lettori quest’anno e su cui abbiamo dedicato molta attenzione, con approfondimenti e aggiornamenti.

    Un anno di inchieste giudiziarie, il 2016, in provincia di Trapani. Alcune di queste scandalose, e che hannon riguardato quelle persone che dovrebbero essere portatrici di valori sani e di misericordia. Tra le inchieste che hanno coinvolto i preti ha suscitato molto scalpore quella su un parroco di Marsala.

    Padre Nicolò Genna, il noto sacerdote della chiesa dell’Addolorata, indagato per detenzione di materiale pedopornografico. Il prete, rappresentato dall’avvocato Stefano Pellegrino, ha subito una perquisizione domiciliare in estate, che ha creato non poco trambusto nella popolosa contrada marsalese dove il sacerdote vive. Genna nei giorni dello scandalo si è comunque dimostrato tranquillo e certo di poter chiarire tutto con gli organi inquirenti, anche se, nel frattempo aveva rimesso al Vescovo di Mazara del Vallo Domenico Mogavero il suo “mandato” decennale nella chiesa dell’Addolorata, retta pro tempore da un altro sacerdote inviato dalla Curia.

    Dopo lo scandalo avevamo intervistato padre Genna. “Sto male, mi sento tradito, violentato”, ha detto il prete.
    “Sono solo calunnie verso la mia persona! Alla mia età poi? 75 anni! Mi sono occupato di adozioni dalla Tunisia e dal Marocco. I ragazzi di cui parlano oggi nell’inchiesta sono grandi, sono sposati e hanno moglie e figli! Non ho mai fatto nulla. Sono mortificato da queste calunnie. Sono stato pugnalato alle spalle. Quando mi sono visto le forze dell’ordine in parrocchia non sapevo per cosa fossero venuti, li ho fatti entrare e ho fornito loro tutto ciò di cui avevano bisogno e che mi chiedevano senza alcuni problemi.

    In 41 anni mi sono arrivate offerte come arciprete in altre chiese, semplicemente ho rifiutato perché mi sembrava inutile: le cose che potevo fare in altri posti potevo farle dove stavo, alla parrocchia dell’Addolorata.
    Padre Genna  è solo l’ultimo di una serie di prelati a Marsala e Trapani che hanno avuto o hanno a che fare con la giustizia, e spesso per reati di tipo sessuale. Il caso più emblematico è quello a Marsala di Don Vito Caradonna.
    L’ex parroco di San Leonardo soffriva di ludopatia, spendendo un sacco di soldi in Gratta & Vinci, e, dopo aver chiesto prestiti un po’ in giro ai sacerdoti marsalesi, avrebbe anche raggirato un suo parrocchiano. Per questi fatti è stato condannato a un anno e 8 mesi di reclusioni e 600 euro di multa. Alla base dell’accusa c’è un prestito di quasi 70 mila euro che l’ex parroco di San Leonardo chiese e ottenne da un parrocchiano, M.D.G., ex militare della Marina con problemi di salute. E che solo a fine ottobre 2011, dopo alcuni assegni andati in protesto, grazie all’intervento di un legale (l’avvocato Antonino Sammartano), l’ex militare riuscì a riavere indietro.

    Ma Don Vito Caradonna è stato condannato, con sentenza diventata definitiva in Cassazione, a due anni anche per tentata violenza sessuale nei confronti di un uomo. I  fatti risalgono al febbraio 2005. Ad accusare il prete era stato un uomo di 37 anni che nel corso del processo ha ribadito che don Vito lo invitò nella canonica della chiesa per prendere un caffè e che mentre era “stordito” (l’uomo ha sempre avuto il sospetto che nel caffè sia stato messo del sonnifero) avrebbe tentato di abusarne sessualmente. All’uomo che ha accusato il prete, il Tribunale di Marsala riconobbe un risarcimento danni di 25 mila euro.

    A Trapani, invece, ha suscitato gran clamore la vicenda di Don Sergio Librizzi, arrestato e poi condannato per violenza sessuale. Don Librizzi, arrestato nel Giugno del 2014, era direttore della Caritas, e avrebbe abusato sessualmente di richiedenti asilo e giovani immigrati. Librizzi è stato condannato a nove anni di reclusione per i reati di concussione e violenza sessuale. In cambio di agevolazioni nell’ottenimento della documentazione, Librizzi avrebbe chiesto, e ottenuto, favori di tipo sessuale da alcuni migranti. L’accusa aveva proposto una condanna a 10 anni, mentre la difesa, rappresentata dal legale Donatella Buscaino, aveva chiesto l’assoluzione affermando “che in molti casi sono stati i migranti stessi a proporsi per ottenere vantaggi dalla posizione di Librizzi”. Il gup ha dichiarato Librizzi interdetto in perpetuo dai pubblici uffici e interdetto in perpetuo da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla curatela e all’amministrazione di sostegno. L’imputato è stato condannato al risarcimento dei danni, liquidati in somme che vanno dai 2mila ai 30mila euro, in favore del Comune di Trapani e dell’Associazione per gli Studi Giuridici sull’immigrazione.

    Ma i casi nel tempo sono tanti. A Custonaci Mons. Angelo Mustazza, sacerdote trapanese accusato di atti di libidine e induzione alla prostituzione nei confronti di alcune minorenni (ragazzine di dodici anni) è stato condannato a un anno e dieci mesi di reclusione con il patteggiamento. Qui la cosa grave è che anni dopo Mustazza lo troviamo sacerdote nella chiesa di Purgatorio, frazione di Custonaci, come se nulla fosse accaduto…
    Più recente è la condanna a nove  anni di carcere emessa nel 2014 dal Tribunale di Marsala per un ex frate originario di Pantelleria, il 39enne Biagio Alberto Almanza, accusato di violenza sessuale su un minore. La storia la raccontiamo qui.

    Più in generale, in Italia sono innumerevoli i casi di preti pedofili che sono stati insabbiati: la denuncia è della rete “L’Abuso”, che riunisce le vittime dei preti pedofili. Una denuncia con tanto di mappa dettagliata di tutta la Penisola. Caso per caso, desta impressione la mappa degli abusi sessuali commessi in Italia dai membri del clero. La rete fondata Francesco Zanardi raggruppa tutti i casi noti, quelli giunti al terzo grado di giudizio, quelli attualmente in corso e quelli di cui non si è più saputo nulla.  In tutto si tratta di quasi 200 casi, di cui circa 120 con condanne ormai definitive.

    http://www.tp24.it/2016/12/23/cronaca/top-news-2016-scandali-in-parrocchia-indagati-e-condannati-preti-nei-guai/105654

  • Padre Genna e gli altri. I preti nei guai a Marsala e Trapani

    Padre Genna e gli altri. I preti nei guai a Marsala e Trapani

    Padre Nicolò Genna, il noto sacerdote della chiesa dell’Addolorata, a Marsala, indagato per detenzione di materiale pedopornografico (la notizia l’abbiamo data ieri)  è sicuro di poter chiarire tutto, e a breve, con la Procura di Palermo, che ha in mano le indagini. Il prete, rappresentato dall’avvocato Stefano Pellegrino, ha subito una perquisizione domiciliare qualche settimana fa, che ha creato non poco trambusto nella popolosa contrada marsalese dove il sacerdote vive. Ma è tranquillo e certo di poter chiarire tutto con gli organi inquirenti, anche se, nel frattempo ha rimesso al Vescovo di Mazara del Vallo Domenico Mogavero il suo “mandato” decennale nella chiesa dell’Addolorata, retta pro tempore da un altro sacerdote inviato dalla Curia.

    Padre Genna  è solo l’ultimo di una serie di prelati a Marsala e Trapani che hanno avuto o hanno a che fare con la giustizia, e spesso per reati di tipo sessuale. Il caso più emblematico è quello a Marsala di Don Vito Caradonna. L’ex parroco di San Leonardo soffriva di ludopatia, spendendo un sacco di soldi in Gratta & Vinci, e, dopo aver chiesto prestiti un po’ in giro ai sacerdoti marsalesi, avrebbe anche raggirato un suo parrocchiano, secondo l’accusa di un processo in corso a Marsala. Ma Don Vito Caradonna è stato condannato, con sentenza confermata in Appello, per tentata violenza sessuale nei confronti di un uomo. I  fatti risalgono al febbraio 2005. Ad accusare il prete era stato un uomo di 37 anni che nel corso del processo ha ribadito che don Vito lo invitò nella canonica della chiesa per prendere un caffè e che mentre era “stordito” (l’uomo ha sempre avuto il sospetto che nel caffè sia stato messo del sonnifero) avrebbe tentato di abusarne sessualmente. All’uomo che ha accusato il prete, il Tribunale di Marsala riconobbe un risarcimento danni di 25 mila euro.

    A Trapani, invece, ha suscitato gran clamore la vicenda di Don Sergio Librizzi, arrestato e poi condannato per violenza sessuale. Don Librizzi, arrestato nel Giugno del 2014, era direttore della Caritas, e avrebbe abusato sessualmente di richiedenti asilo e giovani immigrati. Librizzi è stato condannato a nove anni di reclusione per i reati di concussione e violenza sessuale. In cambio di agevolazioni nell’ottenimento della documentazione, Librizzi avrebbe chiesto, e ottenuto, favori di tipo sessuale da alcuni migranti. L’accusa aveva proposto una condanna a 10 anni, mentre la difesa, rappresentata dal legale Donatella Buscaino, aveva chiesto l’assoluzione affermando “che in molti casi sono stati i migranti stessi a proporsi per ottenere vantaggi dalla posizione di Librizzi”. Il gup ha dichiarato Librizzi interdetto in perpetuo dai pubblici uffici e interdetto in perpetuo da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla curatela e all’amministrazione di sostegno. L’imputato è stato condannato al risarcimento dei danni, liquidati in somme che vanno dai 2mila ai 30mila euro, in favore del Comune di Trapani e dell’Associazione per gli Studi Giuridici sull’immigrazione.

    Ma i casi nel tempo sono tanti. A Custonaci Mons. Angelo Mustazza, sacerdote trapanese accusato di atti di libidine e induzione alla prostituzione nei confronti di alcune minorenni (ragazzine di dodici anni) è stato condannato a un anno e dieci mesi di reclusione con il patteggiamento. Qui la cosa grave è che anni dopo Mustazza lo troviamo sacerdote nella chiesa di Purgatorio, frazione di Custonaci, come se nulla fosse accaduto…

    Più recente è la condanna a nove  anni di carcere emessa nel 2014 dal Tribunale di Marsala per un ex frate originario di Pantelleria, il 39enne Biagio Alberto Almanza, accusato di violenza sessuale su un minore. La storia la raccontiamo qui.

    Più in generale, in Italia sono innumerevoli i casi di preti pedofili che sono stati insabbiati: la denuncia è della rete “L’Abuso”, che riunisce le vittime dei preti pedofili. Una denuncia con tanto di mappa dettagliata di tutta la Penisola. Caso per caso, desta impressione la mappa degli abusi sessuali commessi in Italia dai membri del clero. La rete fondata Francesco Zanardi raggruppa tutti i casi noti, quelli giunti al terzo grado di giudizio, quelli attualmente in corso e quelli di cui non si è più saputo nulla.  In tutto si tratta di quasi 200 casi, di cui circa 120 con condanne ormai definitive.

    Potete vedere la mappa disegnata dalla rete “L’Abuso” a questo link, o sotto questo articolo. Raggruppa solo i casi di violenza sessuale su minori. L’impatto è gia notevole, ma se si ingrandisce con il mouse e si allarga la cartina i casi sono molti di più di quelli che sembrano ad un primo impatto. Infatti alcuni casi sono avvenuti nella stessa località o in una zona limitrofa. In ROSSO tutti i casi di condanna in 3°grado, reo confessi o coloro che hanno patteggiato. In GIALLO invece abbiamo raggruppato tutti i casi attualmente in attesa di giudizio e quelli di cui non si è più saputo nulla. In NERO i casi di sacerdoti indagati all’estero e nascosti in Italia.

    http://www.tp24.it/2016/08/04/cronaca/padre-genna-e-gli-altri-i-preti-nei-guai-a-marsala-e-trapani/102314

  • Deteneva materiale pedopornografico, indagato prete di Marsala

    Deteneva materiale pedopornografico, indagato prete di Marsala

    Perquisita l’abitazione e i locali della chiesa. Il vescovo di Mazara del Vallo ha nominato un amministratore parrocchiale

    Un sacerdote marsalese e’ indagato dalla Procura di Palermo per detenzione di materiale pedopornografico. Si tratta di don Nicolo’ Genna, parroco della chiesa Maria SS. Addolorata di Marsala. Nei giorni scorsi gli investigatori hanno perquisito l’abitazione e i locali della chiesa acquisendo del materiale. L’indagine nasce da alcune denunce anonime che riguarderebbero il meccanismo delle adozioni a distanza. Il parroco ha gia’ rimesso il proprio incarico dinanzi al vescovo di Mazara del Vallo, monsignor Domenico Mogavero, che ha nominato un amministratore parrocchiale.

    http://www.nuovosud.it/43238-cronaca-trapani/deteneva-materiale-pedopornografico-indagato-prete-di-marsala

  • PALERMO, PRETE PEDOFILO: APPELLO CONFERMA CONDANNA

    PALERMO, PRETE PEDOFILO: APPELLO CONFERMA CONDANNA

    di Angelo Barraco-Palermo – Confermata la condanna dalla terza sezione della Corte d’appello di Palermo con cui il giorno 8 aprile 2014, il tribunale di Marsala aveva condannato a 9 anni un ex frate, tale Biagio Alberto Almanza di 39 anni, originario di Pantelleria. Il capo di accusa oggetto di condanna è molto grave; il prete è accusato di violenza sessuale su un ragazzo di 12 anni. I fatti risalgono al 2008, prima che il frate prendesse i voti.

    L’ex frate era stato posto però ai domiciliari nel novembre 2012 dalla Squadra mobile di Trapani. L’abuso sarebbe avvenuto dopo che il prete avrebbe stretto un rapporto di amicizia con il ragazzo, figlio di una coppia originaria di Pantelleria. Le indagini hanno fatto emergere un quadro inquietante; il prete avrebbe abusato del giovane ogni qualvolta lui e il giovane si trovavano da soli.

    A gennaio la Corte d’appello di Palermo ha confermato la sentenza anche per un altro prete, condannato sempre per gli stessi reati, don Vito Caradonna, di 40 anni ed ex parroco ed ex cappellano del carcere di Marsala. Il 18 febbraio scorso era stato condannato dal Tribunale di Marsala a due anni di reclusione per tentata violenza sessuale. Il fatto contestato risale a febbraio 2005. L’accusa proviene da un uomo di 37 anni che dice che Don Vito lo invitava nella canonica di San Leonardo per bere un caffè e che mentre l’uomo era stordito (l’uomo ha sempre sospettato che il prete mettesse nel caffè delle sostanze) il prete avrebbe tentato l’abuso sessuale.

    Il Tribunale di Marsala riconosce all’accusatore un risarcimento di venticinque mila euro. Il prete è stato “sospeso a divinis” dal vescovo della Diocesi di Mazara del Vallo, monsignor Domenico Mogavero. Il prete sarà così impossibilitato a celebrare sacramenti.

  • Violenza sessuale: confermata la condanna a don Vito Caradonna, prete di Marsala

    Violenza sessuale: confermata la condanna a don Vito Caradonna, prete di Marsala

    La Corte d’appello di Palermo ha confermato la sentenza con cui, il 18 febbraio scorso, il Tribunale di Marsala condannò a due anni di reclusione, per tentata violenza sessuale, un prete di 40 anni, don Vito Caradonna, ex parroco della chiesa di contrada San Leonardo ed ex cappellano del carcere di Marsala. I fatti contestati al religioso risalgono al febbraio 2005.

    Ad accusare il prete un uomo di 37 anni che nel corso del processo ha ribadito che don Vito lo invitò nella canonica della chiesa di San Leonardo per prendere un caffè e che mentre era “stordito” (l’uomo ha sempre avuto il sospetto che nel caffe’ sia stato messo del sonnifero) avrebbe tentato di abusarne sessualmente.

    All’uomo che ha accusato il prete, il Tribunale di Marsala riconobbe un risarcimento danni di 25 mila euro. All’indomani della condanna in primo grado, don Vito Caradonna, che nel 2012 era già stato trasferito a Santa Ninfa, fu “sospeso a divinis” dal vescovo della Diocesi di Mazara del Vallo, monsignor Domenico Mogavero. Provvedimento che comporta l’esclusione di ogni atto legato all’ordine sacerdotale e, quindi, l’impossibilita’ di celebrare sacramenti e di impartire benedizioni.

    Non comporta, invece, la privazione dell’abito ecclesiastico e non esonera dagli obblighi connessi con lo stato di vita di “ministro ordinato” di Dio.

  • È stato “sospeso a divinis” don Vito Caradonna, prete condannato a 2 anni di reclusione

    È stato “sospeso a divinis” don Vito Caradonna, prete condannato a 2 anni di reclusione

    Martedì 19 Febbraio 2013 15:12
    È stato “sospeso a divinis” don Vito Caradonna, prete condannato a 2 anni di reclusione

    “Esclusione di ogni atto legato all’ordine sacerdotale” – A darne notizia è stato l’ufficio stampa della Diocesi di Mazara del Vallo.

    È stato «sospeso a divinis» don Vito Caradonna, il prete condannato dal Tribunale di Marsala, a due anni di reclusione, pena sospesa, per tentata violenza sessuale. A darne notizia è stato l’ufficio stampa della Diocesi di Mazara del Vallo.

    «Il Vescovo Domenico Mogavero, preso atto della sentenza del Tribunale di Marsala, che ha riconosciuto la colpevolezza di don Vito Caradonna per il reato contestato (violenza sessuale con la diminuente della speciale tenuità del fatto, pena sospesa), dopo aver incontrato stamattina personalmente il sacerdote, gli ha comunicato la sanzione canonica della sospensione ”a divinis”. Questo provvedimento dell’ordinamento canonico comporta l’esclusione di ogni atto legato all’ordine sacerdotale e, quindi, l’impossibilità di celebrare sacramenti e di impartire benedizioni. Non comporta, invece, la privazione dell’abito ecclesiastico e non esonera dagli obblighi connessi con lo stato di vita di ministro ordinato».