Un sacerdote della diocesi di Sosnowiec, Dariusz L., sarà processato per aver commesso nove reati sessuali su minori. Secondo l’indagine, i reati sono stati commessi in due scuole dove insegnava. L’atto di accusa contro il sacerdote è stato inviato lunedì al tribunale distrettuale di Dąbrowa Górnicza, ha informato Bartosz Kilian della Procura distrettuale di Sosnowiec.
Dariusz L., 60 anni, è uno dei tre uomini arrestati nell’ottobre dello scorso anno nell’ambito di un’ampia indagine sulla pedofilia nella diocesi di Sosnowiec. “Nel corso del procedimento, sono stati identificati in totale nove minori contro i quali, secondo gli inquirenti, l’imputato ha tenuto comportamenti illeciti che rientrano nei criteri di molestie sessuali. Come risulta dalle prove raccolte, Dariusz L. ha utilizzato la sua qualifica di insegnante a tal fine”, ha descritto il pubblico ministero Kilian.
Crimini nella scuola primaria
Le accuse mosse al sacerdote coprono il periodo dal 2016 al 2021; i crimini sarebbero avvenuti in due scuole primarie dove insegnava. Insieme alla procura, il caso è stato gestito dagli investigatori della stazione di polizia provinciale di Katowice . Le prove raccolte comprendono, tra le altre: testimonianze di oltre 50 testimoni, documenti provenienti da istituti scolastici, prove materiali raccolte durante le perquisizioni e pareri di esperti di vari settori. Poiché le accuse sono state mosse contro p. L. è sotto la sorveglianza della polizia. Gli è inoltre vietato stabilire contatti con le parti lese, avvicinarle, esercitare la sua professione di insegnante e lasciare il Paese.
Proprietà garantita
“Come parte delle sanzioni a cui potrebbe andare incontro Dariusz L., nonché per risarcire i danni arrecati alle sue vittime minorenni, il pubblico ministero ha sequestrato i beni dell’imputato per un valore complessivo di oltre 100.000 PLN”, ha aggiunto il pubblico ministero Kilian.
Dariusz L. rischia una pena detentiva da 2 a 12 anni. Su richiesta della Procura distrettuale di Sosnowiec, all’inizio di ottobre 2024, tre uomini sono stati arrestati nell’ambito di un’indagine per pedofilia . Due di loro sono sacerdoti attivi della diocesi di Sosnowiec. Il terzo è un ex sacerdote, anch’egli di questa diocesi, ma le accuse mosse nei suoi confronti riguardano il periodo in cui era ancora sacerdote.
Una dozzina di accuse circa
I due sacerdoti sono stati accusati complessivamente di più di una dozzina di capi d’imputazione relativi a reati sessuali contro minori. Uno di loro, Jacek K., è stato arrestato. All’epoca la procura lo accusò di due reati e in seguito integrò le accuse con ulteriori reati riguardanti reati sessuali contro minori . Gli inquirenti hanno sottolineato che le accuse contro p. Le accuse di Dariusz L., sebbene riguardino anch’esse la pedofilia, sono di natura completamente diversa e meno drastica, motivo per cui non è stato arrestato.
A gennaio di quest’anno. i media hanno riferito che p. Dariusz L., nonostante le accuse a suo carico e il divieto di svolgere il ministero pastorale, andò a cantare canti natalizi e a visitare le case di una delle parrocchie di Jaworzno. Dopo aver appreso la notizia, il vescovo di Sosnowiec, Artur Ważny, emise un ordine penale e inflisse al sacerdote un ammonimento canonico e un rimprovero.
BishopAccountability.org ha identificato 82 sacerdoti e religiosi con legami con le Filippine che sono stati pubblicamente accusati di abusi sessuali su minori.
Questo database include: sacerdoti filippini accusati di abusi sessuali su minori nelle Filippine; sacerdoti filippini che hanno svolto parte del loro sacerdozio nelle Filippine ma che sono accusati di abusi sessuali su minori mentre lavoravano negli Stati Uniti; e sacerdoti accusati provenienti da altri paesi, in particolare Stati Uniti, Irlanda e Australia, che hanno svolto parte del loro sacerdozio nelle Filippine.
I meccanismi esterni che altrove hanno imposto ai vescovi cattolici di assumersi le proprie responsabilità – contenziosi da parte delle vittime, indagini su enti ecclesiastici da parte dei pubblici ministeri, inchieste da parte di commissioni governative e indagini sostanziali da parte dei media locali – si sono verificati poco o per niente nel terzo paese cattolico più grande del mondo .
Il database rivela gli aspetti distintivi della crisi degli abusi cattolici nelle Filippine e il grado in cui molto rimane nascosto. La maggior parte dei casi dettagliati di seguito riguardano abusi verificatisi dal 2000 e segnalati alle forze dell’ordine rapidamente, nel giro di pochi anni dall’accaduto. Sappiamo dai dati sugli abusi cattolici pubblicati altrove che tali casi costituiscono una piccola parte della portata totale del problema.
Questa lista di 82 chierici, quindi, è solo la punta dell’iceberg. È una frazione del numero totale di chierici accusati che sarebbero noti se i leader della chiesa filippina fossero tenuti a denunciare gli abusi sessuali su minori alle forze dell’ordine, se il suo sistema legale rendesse più facile per le vittime presentare denunce civili contro i leader della chiesa complici, se le vittime di abusi sessuali da parte del clero fossero più ampiamente supportate o se le diocesi e gli ordini religiosi fossero indagati dai pubblici ministeri o dalle commissioni statali.
Un esempio dell’impunità della Chiesa filippina: in un Paese con oltre 80 milioni di cattolici, nessun sacerdote è stato condannato penalmente per abusi sessuali su minori e adulti vulnerabili, secondo il vescovo filippino Buenaventura Famadico.
Si tratta del quinto database pubblicato da BishopAccountability: dal 2005 gestiamo un database di membri del clero accusati negli Stati Uniti e abbiamo pubblicato database di membri del clero pubblicamente accusati in Argentina, Cile e Irlanda.
Nota: questi dati si basano generalmente su resoconti pubblicati da fonti di notizie affidabili nei media, documenti giudiziari depositati pubblicamente, annunci della chiesa e altre fonti pubbliche. A meno che una fonte non segnali espressamente che un individuo è stato condannato per un reato penale o ritenuto responsabile di una richiesta civile, i resoconti contenuti nel database sono semplici accuse e questo database non afferma o implica che gli individui che affrontano accuse siano colpevoli di un crimine o responsabili di una richiesta civile. BishopAccountability.org si impegna a garantire verità, accuratezza e correttezza. Correzioni e commenti sulle informazioni presenti nel database sono incoraggiati e possono essere inviati a staff@bishop-accountability.org . Se BishopAccountability.org scopre fatti che stabiliscono che qualsiasi informazione presente nel database è inaccurata, adotteremo tempestivamente le misure appropriate, tra cui, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, la revisione, la correzione o il ritiro delle informazioni. Per maggiori informazioni sul nostro approccio, consulta la politica di pubblicazione per il nostro database statunitense.
Accusato di abusi sessuali su minori nelle Filippine
Negli ultimi 15 anni la Rete L’ABUSO ha avuto un importante ruolo in Italia dove i sopravvissuti, anche nell’informazione come nella giustizia, hanno dovuto reagire alle negligenze dello Stato divenendo “IL FARO” dei dati sugli abusi del clero nel paese.
Per questo e non a caso, se cercate anche sui media i dati degli abusi, mai troverete quelli ministeriali dell’osservatorio delle pari opportunità (non per forza del clero, anche dei laici) ma solamente quelli della Rete L’ABUSO, in quanto sono gli unici in Italia, da 15 anni a oggi.
E proprio nell’ottica di uno Stato europeo assente come l’Italia che ci siamo voluti/dovuti migliorare dando vita a “Spotlight on italian survivors”, un team di sopravvissuti che in queste settimane hanno svolto un lavoro certosino di censimento dei dati, da oggi pubblici nella loro integrità e disponibili online sulle nostre piattaforme.
Per fare questo il Team di Spotlight on italian survivors ha sviluppato un programma chiamato CODIS – Central Operating Data Information Service – che ha due differenti istanze di dati, il CODIS che è solo ad uso interno e iCODIS, l’interfaccia dedicata alla consultazione pubblica.
Questa suddivisione è stata necessaria in quanto mentre nella parte interna del sistema, la ricerca di un soggetto appare corredata dei sopravvissuti prodotti o di ogni dato disponibile in archivio, in quella pubblica, per mantenere la privacy dei sopravvissuti, il dato non sarà prodotto.
Un sistema molto più efficiente e completo del precedente, anche nei numeri dei casi, che salgono effettivamente da 330 nominativi di offender, a 1053 con un prodotto effettivo di sopravvissuti che non è più di 1500 circa, ma sale a ben 4371 sopravvissuti.
Come sale l’incidenza percentuale degli offender nel clero, ben i 3,05%, per una media di 4 vittime a offender.
Dati che non ci siamo inventati !
La piattaforma CODIS e l’interfaccia pubblica iCODIS infatti non sono semplici database che riflettono un dato in tempo reale, ma un vero e proprio elaboratore.
L’aumento impressionante dei dati è semplicemente dovuto al fatto che prima, i vari database (oggi tutti disattivati) raccoglievano soltanto il dato emerso sui media occultando il sommerso, ovvero casi che per una serie di motivi quali diffide, richieste di cancellazione appellandosi alla legge sull’oblio, accordi tra le parti con l’obbligo della riservatezza e via dicendo, eravamo costretti a rimuovere, dati tornati disponibili con la semplice omissione di informazioni che riportano all’individuazione del caso, ma restano se pur in forma anonima conteggiati.
Inseriti anche i 913 casi dichiarati dalla stessa Conferenza Episcopale italiana, dati che non abbiamo sommato ai nostri ma che molto onestamente abbiamo sottratto, utilizzando soltanto il disavanzo che avanzava tra quelli da noi censiti e quelli dichiarati da CEI, lasciando così il numero degli offender totali ai 913 dichiarati.
Essendo la dichiarazione della CEI (913 casi) antecedente al dato della commissione della diocesi di Bolzano, questo nuovo dato è stato inserito con tutte le lacune che solleva, nel sistema CODIS rispettivamente al territorio di Bolzano.
Il disavanzo della CEI ovvero, il rimanente dei 913 casi ai quali abbiamo sottratto i 560 censiti dalla Rete L’ABUSO dal 2000 a oggi, che la CEI non ha mai circostanziato nelle località dove i fatti sono avvenuti e nel numero di vittime prodotte, è stato in questo modo conteggiato.
Per quanto riguarda le vittime, anche in questo caso ignote, abbiamo potuto ottenere una proiezione attendibile formulata sul dato certo dei 560 casi censiti dalla Rete e il loro prodotto pari a ben 2281 sopravvissuti.
Ma iCODIS va oltre e fornisce per ogni regione e provincia italiana il dato generale di quanti siano gli offender, le loro vittime, quante bambine o bambini siano rimasti vittime in quei luoghi, quanti siano stati abusati da preti, suore, catechisti ecc., quanti sono stati denunciati e quanti no, quanto sia il sommerso in quei luoghi, una serie davvero notevole di dati che neppure noi immaginavamo con così tanta chiarezza.
Naturalmente non manca un motore di ricerca in tutto il database, iCODIS Live, che appare come una semplice finestra dentro la quale scrivere, ma si trasforma proprio mentre scrivete, in risultato.
Questa la mission del team “Spotlight on italian survivors”, un manifesto pubblico di denuncia non solo sui crimini occultati dalla chiesa in Italia, ma sull’inerzia di uno Stato che con la scusa di non aver dati che in realtà non cerca, si astiene in modo criminale dall’affrontare un problema che classifica il paese “fanalino di coda” in Europa ma non solo.
Nota:
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Il processo per uno dei fatti di cronaca più inquietanti degli ultimi anni nel Paese si è aperto oggi a Vannes, in Bretagna (nord-ovest della Francia). Si tratta di uno scandalo di pedofilia che vede imputato un ex chirurgo, Joël Le Scouarnec, accusato di violenze sessuali su 300 giovani pazienti in oltre una decina di ospedali in cui operava. La maggior parte delle vittime, 299 secondo i verbali, erano minorenni al momento dei fatti, 256 di loro avevano meno di 15 anni e – quando Le Scouarnec approfittava di loro – erano addormentate o in fase di risveglio dall’anestesia.
La confessione e le indagini
Il chirurgo, 74 anni, ha confessato la sua responsabilità nella maggior parte degli stupri e aggressioni sessuali di cui dovrà rispondere per 4 mesi davanti al tribunale penale. Già condannato nel 2020 a Saintes, nel centro-ovest della Francia, a 15 anni di carcere per stupri e violenze su 4 bambini, fra i quali due sue nipoti, l’ex medico è alla sbarra da oggi per fatti risalenti al periodo fra il 1989 e il 2014 in diversi ospedali dell’ovest del Paese, soprattutto in Bretagna.
Gli inquirenti hanno ritrovato tracce delle vittime, pazienti che in media avevano 11 anni quando hanno subito violenza, andando a spulciare i diari e le agende del chirurgo, ritrovate a casa sua durante una perquisizione nel 2017.
I suoi scritti, molto dettagliati, indicavano nome, età e indirizzo delle vittime, oltre al tipo delle violenze inflitte, spesso coperte da procedure mediche. Le Scouarnec, in questi anni di inchieste, si è definito «pedofilo da decenni». Rischia un’ulteriore pena di 20 anni di carcere.
AGI – Il sacerdote australiano Gerald Ridsdale, che abusò di oltre 70 bambini tra il 1961 e il 1988, è morto all’età di 90 anni mentre scontava la pena nella prigione di Port Phillip, nello Stato sudorientale di Victoria, teatro della maggior parte dei crimini commessi dal religioso. A comunicare il decesso dell’uomo è la direzione del penitenziario, dove Ridsdale si trovava dal 1994. Spetterà ora ai medici legali stabilire le cause della morte di Ridsale, che soffriva di diversi disturbi legati alla sua età avanzata.
L’organizzazione benefica Bravehearts, che sostiene le vittime di abusi sessuali, ha affermato in una dichiarazione pubblicata sui social media che la morte di Ridsdale non cancella la sofferenza da lui inflitta ai bambini e alle loro famiglie. “Bravehearts esprime solidarietà a tutti coloro che sono stati colpiti, ricordando al mondo che la giustizia non riguarda solo la caduta di un criminale, ma anche il continuo supporto, riconoscimento e guarigione dei sopravvissuti”, si legge nella dichiarazione.
I primi casi di abusi minori commessi dal sacerdote risalgono al 1961, quando Ridsdale fu ordinato sacerdote e iniziò a prestare servizio nelle parrocchie del Victoria occidentale. Nei successivi 30 anni, la chiesa spostò Ridsdale da una parrocchia all’altra, a causa delle continue e dettagliate denunce riguardo violenze avvenute in oltre quindici sedi. Nel 1994, il sacerdote si dichiarò colpevole per la prima volta di abusi su minori e accumulò condanne fino a 40 anni, il massimo stabilito dalla legge australiana, per 192 reati.
Nel giugno 2023, Ridsdale aveva ammesso in tribunale di aver abusato di una settantaduesima vittima, un ragazzo allora tredicenne, tra il 1987 e il 1988 presso la ST Grigid’s School di Horsham, sempre nel Victoria. Un’indagine ufficiale sui reati di pedofilia commessi all’interno della Chiesa cattolica in Australia nel 2017 rivelò che il sacerdote faceva parte di una rete di pedofili radicata nella città di Ballarat già dagli anni ’70. Della rete facevano parte anche il direttore del Saint Alipius College, Robert Best, e i sacerdoti Edward Dowlan e Stephen Farrell, tutti condannati per pedofilia.
La commissione ha concluso che le autorità cattoliche del Paese erano a conoscenza degli abusi e li hanno tenuti nascosti per decenni. Negli anni ’70, Ridsdale aveva vissuto in seminario con il cardinale George Pell, ex responsabile delle finanze del Vaticano, condannato nel 2018 per presunti crimini contro i minori. Tuttavia, l’Alta Corte australiana, la massima autorità giudiziaria del Paese, lo aveva assolto nel 2020 consentendogli di tornare a Roma, dove Pell perì nel 2023.
Un’indagine sugli abusi sessuali da parte di sacerdoti su incarico della Diocesi di Bolzano e Bressanone in 60 anni. Almeno un caso all’anno secondo il rapporto. Sono infatti 67 i casi accertati nella chiesa altoatesina tra il 1963 e il 2023. Questi riguardano 24 sacerdoti e 59 vittime. L’età media dei preti è tra i 28 e 35 anni, mentre quella delle vittima tra gli 8 e i 14 anni, poco più del 50% di sesso femminile. Il rapporto è elaborato dallo studio legale Westpfahl-Spilker-Wastl di Monaco di Baviera, su incarico della Diocesi di Bolzano e Bressanone. Il rapporto nell’ambito del progetto triennale “Il coraggio di guardare” è stato presentato in una conferenza stampa, in presenza del vescovo Ivo Muser.
I casi sono stati tutti anonimizzati per proteggere le vittime. Il “caso numero 5” riguarda un sacerdote che nei primi anni 60 ha compiuto un primo abuso ed è stato trasferito, poi un altro abuso ed ancora trasferito, e così ancora per 50 anni: solo nel 2010 è stato escluso dall’attività pastorale. In relazione a questo caso l’avvocato Ulrich Wastl ha detto che in questo caso “manca una cultura dell’errore e questo, nel caso degli abusi, è l’inizio della fine”. Ha fatto anche un riferimento alla presunzione d’innocenza, osservando che questo principio non esclude la possibilità di misure e provvedimenti preventivi. Il “caso numero 15” è invece dedicato a un sacerdote che, nonostante le proteste dei fedeli, ha celebrato i funerali di un suicida, che era stata una sua presunta vittima di abusi. Secondo i relatori: “Va rilevato, tuttavia, che questi fatti erano noti ai vertici diocesani, per la gran parte (43%), già prima del 2010 e che la teoria degli “autori isolati” o “delle pecore nere” frequentemente sostenuta, soprattutto prima del 2010, ma in parte ancora oggi, non ha mai avuto sostanza”.
“Ogni caso di abuso è uno di troppo. La mia speranza e la mia profonda convinzione è che questo sia il primo passo di un cammino che faccia della Chiesa un luogo sicuro per bambini, giovani ed adulti vulnerabili” ha detto il vescovo della diocesi di Bolzano Bressanone, Ivo Muser. “Ascoltando la presentazione – ha aggiunto Muser – il mio pensiero e sempre stato rivolto alle vittime. Questo tema colpisce fortemente ed è legato a un forte senso di vergogna. “Serve il coraggio di guardare – ha proseguito il vescovo – tutto è iniziato con il mio consenso ad aprire tutti gli archivi della nostra diocesi e a permettere di prendere visione di tutte le fonti e tutti gli atti. Mi metto consapevolmente dalla parte delle vittime. Negli anni passati, da quando ho assunto l’incarico di vescovo, ho avuto contatti con questa terribile ferita, tramite il centro d’ascolto istituito dalla diocesi, ma anche con contatti diretti e vi posso garantire che ho imparato molto, ho imparato quanto distruttivo ed umiliante sia l’abuso sessuale. Voglio anche in futuro imparare ad imparare, ad apprendere”. Il vescovo di Bolzano Bressanone, che non conosceva prima della presentazione alla stampa il contenuto del rapporto, ha annunciato per i prossimi giorni una conferenza stampa per rendere note le sue considerazioni. “Ringrazio le vittime ed i testimoni – ha concluso Muser – che hanno dato un contributo affinché questo lavoro fosse possibile”.
Sul sito della diocesi si legge che è dal 2010 che l’istituzione si occupa egli abusi. Nel 2010 è stato istituito un centro di ascolto con il dottor Werner Palla come referente indipendente e il servizio di prevenzione con il dottor Gottfried Ugolini. “Nel 2012 è stato organizzato il primo convegno per sensibilizzare sul tema degli abusi. A questo sono seguiti – si legge – altri convegni con interventi specialistici, discussioni, workshop e testimonianze di persone colpite. Sono state invitate a partecipare istituzioni, organizzazioni e associazioni ecclesiali, nonché servizi e organizzazioni non ecclesiali e contesti interessati”. “Le numerose testimonianze di donne e uomini che hanno subito abusi nella Chiesa e la discussione tematica hanno reso evidente la necessità di una revisione completa dell’organizzazione del contesto nella diocesi su questo tema specifico per creare una base comune per un lavoro di prevenzione efficace – prosegue la nota sul sito – Dal 2017, l’Equipe di esperti ha discusso e affrontato l’idea di realizzare uno studio sui casi di abuso nella diocesi”.
Pierluigi Magnesio, amico di infanzia di Emanuela Orlandi, ha chiesto che la sua audizione davanti alla commissione di inchiesta che indaga sul mistero della scomparsa della cittadina vaticana, fosse secretata. Pierluigi, che oggi ha 57 anni e vive all’Estero, come Emanuela viveva tra le mura leonine perché suo padre era un dipendente dello Stato Vaticano. Intervistato circa un anno fa sul canale Youtube Indagini Aperte, aveva detto sul suo passato in Vaticano: “Mio padre era controcorrente, voleva stare al di fuori dal sistema, non voleva adeguarsi. Non frequentavamo alti prelati. Evito di scendere in dettagli pesanti”.
Lui e Emanuela si conobbero quando avevano dieci anni, frequentavano insieme l’Azione Cattolica, si incontravano per rientrare a casa la sera alle otto quando a casa Orlandi si cenava tutti insieme. Proprio come sarebbe dovuto accadere quel 22 giugno del 1983 in cui Emanuela non rientrò. Quel pomeriggio Pierluigi aspettò Emanuela insieme ad altri pochi amici e la sorella Cristina davanti al Palazzaccio dove la ragazza non è mai arrivata. Ma un verbale dei carabinieri riporta che lui dichiarò di non essere andato all’appuntamento per poi rientrare in Città del Vaticano perché era a Ladispoli con la sua famiglia. Ma a Ladispoli, ha dichiarato dopo 40 anni, ci è andato il sabato successivo. Forse gli inquirenti verbalizzarono male? “Ero spaventato, avevo paura”, ha ammesso l’uomo a Indagini Aperte. “Non ne ho parlato prima perché avevo paura di quell’ambiente, del Vaticano. Oggi è cambiato, le cose sono diverse. Se avessi parlato forse mi avrebbero messo a tacere per sempre, è finita un’epoca, io adesso mi sento libero. Quel giorno ci siamo subito preoccupati, non era da lei dare buca, non era super puntuale ma certo non il tipo da mancare un appuntamento”.
Andavano insieme al cinema, alle feste, tra pochi amici, coetanei. Nulla di strano, nessuna presenza “esterna” a queste riunioni. Pierluigi, durante la sua unica intervista di un anno fa ha detto di Emanuela: “Era una ragazza assennata, impegnata, soprattutto con la musica”. E sempre da quell’unica e sola intervista: “Per me quel giorno Emanuela si è allontanata con qualcuno che poi l’ha tradita, con un lupo travestito da agnello. Non aveva rapporti con prelati. Emanuela era un libro aperto, non nascondeva segreti”.
Pierluigi aveva una forte cotta per Emanuela e lei lo sapeva. “Molte volte le ho chiesto di darle la mano ma lei mi ha sempre detto di no, ero immaturo dal suo punto di vista, ero un ragazzino per lei. Ma lei in effetti era intelligentissima”. Nelle sue ultime dichiarazioni si era detto innamoratissimo della giovane e che, pochi giorni prima della scomparsa, Emanuela stessa lo avrebbe salutato sotto casa con due bacetti dicendogli addio. Questo episodio ha generato molte interpretazioni tra cui quella di una fuga volontaria di Emanuela ma è lo stesso Magnesio ad aver precisato che quel saluto potrebbe essere stato semplicemente un modo per lasciargli intendere che, sapendo della sua cotta, volesse interrompere un’amicizia che per lui sarebbe stata dannosa. “Lei aveva un animo nobile – ha detto – sapeva che io stavo soffrendo per lei per cui mi allontanava per non farmi sperare in altre cose”. Quell’addio quindi potrebbe essere interpretato in una dinamica sentimentale. Emanuela forse avrebbe semplicemente voluto comunicargli di accantonare ogni aspettativa nei suoi confronti? “Sì, forse è così”, ha ammesso Magnesio in quell’unica intervista rilasciata ai media.
Nel caso del molestatore seriale di bambini e prete cattolico in pensione Lawrence Hecker, la copertura è fallita .
Ma non è stato per mancanza di tentativi da parte di una coalizione di alti funzionari ecclesiastici e giudici solidali, che hanno dato priorità al benessere del predatore rispetto alla giustizia per le sue innumerevoli vittime, finché le prove contro di lui non sono diventate così schiaccianti che, piuttosto che subire l’umiliazione di un processo pubblico, si è dichiarato colpevole martedì scorso.
La decisione del 93enne non solo lo ha gravato di una condanna automatica all’ergastolo. Ha anche rivelato come i burocrati cattolici nella città natale di Hecker, New Orleans , una delle roccaforti della chiesa negli Stati Uniti, abbiano ripetuto gli stessi peccati che hanno prodotto uno scandalo inquietantemente simile a Boston due decenni prima, eventi poi immortalati nel film vincitore dell’Oscar Spotlight .
Questa è l’unica conclusione che si può trarre da anni di resoconti e studi di archivi ecclesiastici, verbali di udienza, procedimenti legali e documenti delle forze dell’ordine che delineano la campagna di terrore a cui Hecker ha sottoposto così tanti bambini cresciuti in una delle regioni più cattoliche rimaste negli Stati Uniti.
I fascicoli conservati dall’arcidiocesi cattolica di New Orleans stabiliscono che Hecker molestava bambini praticamente subito dopo la sua ordinazione nel 1958. Cronologicamente parlando, una delle prime vittime di Hecker fu un chierichetto preadolescente che descrisse di aver partecipato a feste in piscina nudi con il prete, incontri che sarebbero culminati in aggressioni sessuali da parte dell’aggressore.
Hecker alla fine ordinò al ragazzo di portare una scatola contenente una piuma a un prete in particolare in un’altra scuola e chiesa cattolica nelle vicinanze. In breve tempo, il secondo prete aggredì sessualmente il ragazzo, e la vittima disse di aver capito che Hecker aveva usato la piuma per marchiarlo come vulnerabile alle molestie.
Non sorprende che i superiori di Hecker siano diventati più che consapevoli dei suoi crimini. Le accuse contro di lui si sono accumulate in ciascuna delle principali tappe nella resa dei conti della chiesa statunitense con gli abusi sessuali del clero cattolico, iniziata negli anni ’80 quando il prete della Louisiana Gilbert Gauthe si è dichiarato colpevole in tribunale penale di aver molestato diversi ragazzi.
In quel periodo, l’allora arcivescovo di New Orleans Philip Hannan ricevette una denuncia per molestie su minori contro Hecker. La risposta di Hannan, portata avanti in privato, fu di far volare Hecker in un anno sabbatico a New York City prima di lasciarlo tornare al lavoro una volta che le cose a casa si fossero calmate.
Altre accuse simili contro Hecker si sono verificate negli anni Novanta, quando un altro prete della Louisiana, Robert Melancon , è stato condannato per aver violentato un chierichetto. L’indagine che ne è seguita ha spinto Hecker a confessare per iscritto ai funzionari della chiesa di aver molestato sessualmente o in altro modo molestato diversi bambini che aveva incontrato tramite il suo ministero.
Ritirarsi sotto costrizione
Questa volta, il successore di Hannan come arcivescovo, Francis Schulte, fu incaricato di rispondere. Schulte mandò Hecker in una struttura di assistenza psichiatrica fuori dallo stato che lo diagnosticò come un pedofilo incurabile che non avrebbe dovuto lavorare con i giovani. Al ritorno di Hecker, Schulte gli assegnò di lavorare in una chiesa con annessa una scuola di grammatica.
Hecker si ritirò sotto costrizione nel 2002. Come Spotlight ha notoriamente raccontato, il Boston Globe aveva appena denunciato la sua arcidiocesi cattolica locale per aver insabbiato i diffusi abusi sessuali sui minori da parte dei suoi chierici, e ciò accese uno scandalo che vide la chiesa mondiale promettere riforme, come ad esempio non tollerando più persone come Hecker.
Tuttavia, nonostante le promesse di trasparenza, l’allora arcivescovo di New Orleans, Alfred Hughes, scelse di nascondere ai fedeli il fatto che Hecker si era ritirato nella speranza di mantenere segreta la sua carriera di molestatore seriale di minori.
Gli avvocati dell’arcidiocesi di allora inviarono un promemoria riservato alla polizia per informarli che c’era stata un’accusa che indicava Hecker come abusatore. Ma la nota menzionava solo un singolo caso e non menzionava le confessioni di Hecker del 1999. E Hughes ignorò la raccomandazione dei suoi consiglieri di estromettere completamente Hecker dal sacerdozio invece di lasciarlo semplicemente andare in pensione, una pausa che consentì al sacerdote di riscuotere lucrosi benefici pensionistici.
Tali manovre erano in linea con il marchio di fabbrica di Hughes, che aveva lavorato come amministratore nell’arcidiocesi di Boston negli anni ’80 e ’90 e aveva cercato di “perpetuare una pratica di massima segretezza e riservatezza rispetto al problema” degli abusi clericali in quella città, come alla fine ha scoperto un rapporto dell’ufficio del procuratore generale del Massachusetts.
Tale intrigo fu efficace nel nascondere ulteriormente la verità su Hecker, che avrebbe trascorso decenni in libertà, mentre il successore di Hughes come arcivescovo di New Orleans, Gregory Aymond, continuava a occuparsi dei crimini del sacerdote dopo la sua nomina nel 2009.
Ad esempio, nel 2012, Aymond autorizzò un pagamento di 37.000 dollari per risolvere in via stragiudiziale i problemi con un ex chierichetto che sosteneva di essere stato molestato da Hecker.
Aymond, tuttavia, non avrebbe smascherato pubblicamente Hecker come molestatore di minori per anni. Infatti, nell’aprile 2018, l’arcidiocesi ha pubblicizzato l’imminente 60° anniversario dell’ordinazione sacerdotale di Hecker sul suo giornale.
Circa sette mesi dopo quell’annuncio celebrativo, un rapporto della giuria popolare in Pennsylvania stabilì che gli abusi del clero all’interno delle istituzioni cattoliche dello Stato erano più diffusi di quanto si fosse mai pensato in precedenza. Aymond alla fine accettò di non poter più sopprimere completamente il passato di Hecker.
L’arcivescovo lo ha inserito in un elenco di decine di ecclesiastici locali che erano stati oggetto di accuse sostanziali e credibili di abusi sessuali su minori, sebbene l’elenco non contenesse dettagli sull’enorme volume di casi di molestie a cui Hecker era stato sottoposto o su quanto fossero antecedenti.
Centinaia di denunce di abusi contro il personale dell’arcidiocesi di New Orleans, sia quelli presenti nell’elenco dei molestatori del clero che quelli che non lo erano, hanno infine spinto l’organizzazione a presentare istanza di protezione dalla bancarotta nel 2020.
In teoria, la dichiarazione di fallimento avrebbe dovuto metaforicamente nascondere la verità su Hecker, perché la maggior parte delle informazioni associate al caso sono state automaticamente sottoposte a un ordine di riservatezza.
Il giudice federale che presiedeva il fallimento della chiesa, Meredith Grabill, a un certo punto ha stabilito che il sigillo sulle informazioni relative al caso era così sacro che non poteva essere rimosso nemmeno rispetto a Hecker e ai suoi potenziali crimini. Nel giungere a quella decisione, Grabill ha affermato che intendeva “distruggere qualsiasi informazione [sigillata] che questa corte avesse ricevuto” mentre discuteva la questione se Hecker meritasse di beneficiare della segretezza del fallimento.
Ma la verità venne a galla.
“Hanno insabbiato lo stupro di minori”
Un motivo: il Guardian ha ottenuto una copia delle ammissioni di Hecker del 1999 e le ha pubblicate per la prima volta nonostante la riservatezza del fallimento. Il Guardian ha poi fornito la confessione a WWL-TV Louisiana nell’agosto 2023, ed entrambe le emittenti hanno affrontato Hecker davanti alle telecamere.
Hecker ha notevolmente sostenuto la sua confessione scritta su atti illeciti e “apertamente sessuali” con diversi ragazzi minorenni. Inoltre, gli organi di stampa hanno in seguito ottenuto una copia di una deposizione video che Hecker ha rilasciato privatamente nel 2020 durante una causa civile derivante da una delle denunce contro di lui. La deposizione ha esplorato – nelle parole dello stesso Hecker – come gli ultimi quattro arcivescovi di New Orleans lo avessero aiutato a evitare di essere ritenuto responsabile nel corso di decenni.
Hannan e Schulte sono morti. Hughes e Aymond sono ancora vivi, anche se non hanno commentato in dettaglio la loro gestione di Hecker.
Alla fine, la caduta del molestatore seriale è stata causata dal fatto che le forze dell’ordine hanno parlato con un uomo che ha raccontato agli investigatori di essere stato uno studente minorenne in una scuola superiore cattolica di New Orleans nel 1975, quando Hecker lo ha strangolato fino a farlo perdere i sensi in una chiesa vicina e poi lo ha violentato. La vittima ha ricordato di aver denunciato lo stupro al suo preside dell’epoca, Paul Calamari.
Tuttavia, Calamari, in seguito nominato nell’elenco dei molestatori di clero di Aymond del 2018, non ha denunciato Hecker alla polizia, secondo la vittima. La vittima ha affermato che Calamari ha invece minacciato di espellerlo e lo ha costretto a sottoporsi a cure psichiatriche per “problemi di rabbia e storie fantastiche”.
(Per coincidenza, Aymond entrò nel clero lo stesso anno dello stupro. E all’epoca era un giovane membro della facoltà della scuola dove Calamari era preside.)
Le autorità sapevano che la Louisiana consentiva che i casi di stupro su minori fossero perseguiti penalmente, indipendentemente da quanto fossero vecchi. E, date le precedenti ammissioni di Hecker e il numero di accuse contro di lui, sapevano anche che costruire un caso solido era fattibile.
Con l’aiuto dell’investigatore della polizia dello stato della Louisiana Scott Rodrigue, l’ufficio del procuratore distrettuale di New Orleans, Jason Williams, ha ottenuto un’incriminazione della giuria popolare che accusa Hecker di stupro di minore, rapimento e altri crimini nel settembre 2023. Rodrigue e i procuratori distrettuali assistenti Ned McGowan e Andre Gaudin hanno schierato quasi una dozzina di testimoni che hanno denunciato una serie di atti di violenza sessuale da parte di Hecker dagli anni ’60 agli anni ’80 e che avrebbero rafforzato la credibilità della vittima che ha mosso le accuse in questione.
Anche allora, sembrava evidente che alcuni ingranaggi del sistema giudiziario preferissero che Hecker morisse senza incontrare giustizia. Il giudice della corte penale di New Orleans Benedict Willard ritardò il caso per più di un anno, in mezzo a dubbi sul fatto che Hecker, alla sua età avanzata, conservasse la competenza mentale richiesta per sostenere il processo.
Alla fine i dottori hanno stabilito che Hecker era affetto da demenza, nello specifico, morbo di Alzheimer, ma che rientrava nei criteri per essere processato. Poi, la mattina di una data del processo provvisoriamente programmata per fine settembre, Willard si è improvvisamente astenuto dal gestire il caso, adducendo come motivazione solo uno scontro di personalità con McGowan.
La mossa brusca ha ritardato il caso di un altro paio di mesi, il che non è stato insignificante data l’età di Hecker. Willard ha rifiutato di discutere pubblicamente della sua ricusazione con i media. Tuttavia, ha suscitato domande in alcuni ambienti sul fatto che Willard, un abitante di New Orleans da sempre e laureato in una delle influenti scuole superiori cattoliche della città, avesse fatto alla chiesa un ultimo disperato favore per vedere se un Hecker in declino sarebbe morto mentre il suo caso rimaneva irrisolto, risparmiando all’arcidiocesi il doloroso spettacolo di un processo.
Ben presto, il giudice che ha preso in carico il caso di Hecker, Nandi Campbell, nata a Brooklyn, ha assicurato che il processo di Hecker sarebbe iniziato martedì con la selezione della giuria, a meno che non si fosse deciso diversamente. Hecker ha preferito quest’ultima opzione, dichiarandosi colpevole di crimini tra cui lo stupro di minore, garantendogli l’ergastolo in una data di condanna provvisoriamente fissata per il 18 dicembre.
Ora tutti gli occhi sono puntati sulla possibilità che qualcuno dei complici di Hecker venga perseguito.
Sebbene nessuno fosse stato accusato al momento della dichiarazione di colpevolezza, è risaputo che il caso Hecker ha dato vita a un’indagine più ampia e in corso per stabilire se l’arcidiocesi gestisse una rete di traffico sessuale di minori responsabile di “abusi diffusi … su minori risalenti a decenni fa” che erano stati “insabbiati e non denunciati” alle autorità, come affermato in una dichiarazione giurata da Rodrigue ad aprile.
Alla domanda se qualcuno degli ex superiori del suo cliente avesse fatto pressioni su di lui affinché si dichiarasse colpevole ed evitasse un processo che avrebbe messo in imbarazzo la chiesa, l’avvocato di Hecker, Robert Hjortsberg, ha negato che ciò sia accaduto.
“È stata una sua decisione, e l’ha presa di sua spontanea volontà”, ha detto Hjortsberg mentre Hecker veniva portato fuori dall’aula di tribunale di Campbell su una sedia a rotelle. Ha poi aggiunto in una conferenza stampa: “Si sta assumendo la responsabilità delle sue azioni, e tutti avranno l’opportunità di andare avanti in qualsiasi modo possibile”.
Williams ha accennato a quanto fossero alte le probabilità di condannare Hecker. L’ultimo ecclesiastico ad essere accusato di stupro di minore presso il tribunale penale di New Orleans, il diacono George Brignac , era morto quattro anni prima dopo che la pandemia di coronavirus aveva ritardato il suo processo, segnando l’ultimo dei quattro tentativi di processarlo per accuse di molestie clericali.
“Non dovrebbe essere così difficile investigare e perseguire uno stupratore confesso”, ha detto Williams. “E [eppure] lo è stato.
“La stampa ha spinto su questo. La stampa ha spinto su qualcosa che sembrava che il sistema e le istituzioni volessero distogliere lo sguardo e dimenticare, e anche questo sembra criminale”.
Sopraffatto dall’emozione per il ruolo che ha avuto nel portare Hecker alla giustizia, il testimone chiave del caso ha rifiutato di commentare. Ma il suo avvocato, Richard Trahant , ha incontrato i giornalisti che documentavano la dichiarazione di colpevolezza di Hecker e ha riassunto opportunamente l’eredità del caso.
“Questi uomini che indossano cappelli a punta, portano bastoni, indossano tuniche, portano gioielli di lusso e calici d’oro, hanno coperto lo stupro di minori”, ha detto Trahant.
L’ex Arcivescovo di Canterbury George Carey si è dimesso da sacerdote a causa delle accuse di aver gestito male un caso di abusi sessuali, ha riferito martedì la BBC, nell’ultimo scandalo che ha colpito la Chiesa d’Inghilterra nelle ultime settimane.
La BBC ha detto che Carey si è dimesso dopo che l’emittente lo ha contattato per le accuse di aver permesso al sacerdote David Tudor, che era stato bandito alla fine degli anni ’80 a causa di accuse di abusi sessuali, di tornare al ministero sotto supervisione.
Carey, che è stato il leader spirituale degli anglicani in tutto il mondo dal 1991 al 2002, ha contattato la Diocesi di Oxford il 4 dicembre per rinunciare al suo permesso di officiare, come ha riferito il quotidiano Telegraph.
La BBC ha detto che Carey ha scritto nella sua lettera di dimissioni che è stato un “onore servire”, e ha ringraziato “Dio per la sua duratura fedeltà”.
La Chiesa d’Inghilterra ha rifiutato di commentare. La Diocesi di Oxford non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento.
Tudor è stato bandito a vita dal ministero da un tribunale della Chiesa nell’ottobre di quest’anno, dopo aver ammesso una cattiva condotta sessuale.
Le dimissioni di Carey arrivano dopo che l’arcivescovo uscente di Canterbury Justin Welby si è dimesso il mese scorso per un caso separato, affermando di non essere riuscito a garantire un’indagine adeguata sulle accuse di abuso da parte di un volontario nei campi estivi cristiani di decenni fa.
Anche il leader entrante della Chiesa d’Inghilterra, Stephen Cottrell, l’arcivescovo di York, è stato invitato a dimettersi per la sua gestione del caso Tudor, esposto in un’inchiesta della BBC.
Cottrell dovrà prendere temporaneamente il posto di Welby come arcivescovo di Canterbury il mese prossimo. In una dichiarazione, ha affermato di non aver avuto le basi legali per sospendere Tudor fino a nove anni dopo, quando la polizia lo ha arrestato.
Dopo 41 anni di mezze verità e infiniti dubbi, adesso sappiamo che esiste un dossier su Emanuela Orlandi, la cittadina vaticana la cui esistenza è avvolta in un oscuro mistero dal 22 giugno del 1983. È in Vaticano e contiene informazioni riservatissime. Ed è quello a cui ha sempre fatto riferimento Pietro Orlandi, ma stavolta la conferma è arrivata dal Vaticano stesso, attraverso le parole del promotore di giustizia Alessandro Diddi.
I dubbi dell’avvocato Sgrò – Chi ha custodito questo fascicolo fino ad ora, si chiede l’avvocato della famiglia Orlandi Laura Sgrò, “visto che in più occasioni è stato riferito pubblicamente dalle autorità vaticane che non esisteva alcun fascicolo e che quello di Emanuela Orlandi era ‘un caso chiuso’?”. Non credo sia stato nascosto sottoterra, spiega la Sgrò a FqMagazine e né che potesse contenere ritagli di giornale”. L’avvocato si riferisce agli “echi di stampa” indicati da alcuni prelati come il contenuto del fascicolo su Emanuela. E aggiunge: “Che il contenuto sia importante lo deduco da quanto mi disse l’allora maggiordomo del Papa, il compianto Paolo Gabriele: che il capo della gendarmeria Domenico Giani era furioso e che sarebbe stata una tragedia se quel dossier fosse finito in mano ai media”.
Al netto dell’entusiasmo Pietro Orlandi, ieri ospite di Pomeriggio24 sul canale RaiNews, non ha nascosto una punta di amarezza: “Il fatto che Diddi dica che è il contenuto è riservato e non divulgabile mi fa pensare che il Vaticano abbia abbandonato il suo cavallo di battaglia: la pista familiare interna. Di quella hanno parlato ed è stata divulgata tantissimo”.
Il promotore di giustizia del Vaticano – Del fascicolo su Emanuela, Alessandro Diddi ha parlato a margine della presentazione del libro “Il trono e l’Altare. Guerra in Vaticano”. “Il contenuto è riservato”, ha sottolineato. Secondo Pietro Orlandi, che è nato e cresciuto come suo padre e suo nonno tra le mura dello Stato Pontificio e che conosce bene quindi certe dinamiche interne: “Diddi è un laico, in Vaticano un laico non può prendere iniziative personali, non succede mai. Qualsiasi azione che può intraprendere è sempre decisa diversamente. Se dicono che hanno un dossier, c’è volontà a fare chiarezza. In Vaticano hanno sempre negato l’esistenza del dossier, anche la segreteria di Stato all’epoca guidata dal cardinal Tarcisio Bertone. Per noi non esiste, mi dissero tutti: per noi il caso è chiuso. Il fatto che il promotore di giustizia del Vaticano dica che lo abbiano trovato come se lo avessero trovato in questi giorni quando era a disposizione, è quantomeno strano. Ma sono contento, meglio tardi che mai. Questa è un’importante ammissione. Peccato perché nel 2012 c’era un’inchiesta aperta in Procura (diretta dal magistrato Capaldo, ndr) e questo dossier avrebbe aiutato.
Le rivelazioni del maggiordomo del Papa – Che ci fosse questo fascicolo il fratello di Emanuela, Pietro Orlandi l’ha sempre detto a gran voce. “Quando nel 2011 andai da Monsignor Georg Gänswein, segretario di Papa Ratzinger, lui stesso mi disse che avrebbe chiesto a Domenico Giani (allora capo della gendarmeria in Vaticano, ndr) di cercare tutto quello che c’è in vaticano su Emanuela e da lì è nato questo dossier. La conferma la ebbi da Paolo Gabriele. Nel 2017 feci richiesta di accesso agli atti con l’avvocato Laura Sgrò ma ci fu negato, ci era stato detto: non esiste nessun dossier”: ha sottolineato ieri Pietro Orlandi. Il maggiordomo del Papa protagonista del processo sul primo Vatileaks, qualche anno prima di morire disse al fratello di Emanuela Pietro Orlandi di aver visto un dossier intitolato “Rapporto Emanuela Orlandi” sulla scrivania di Benedetto XVI, ma di non essere riuscito a fotocopiarlo assieme agli altri documenti. Georg Gänswein, segretario particolare di Benedetto VI, aveva anche lui ammesso l’esistenza un fascicolo riservato all’avvocato della famiglia Orlandi, Laura Sgrò. Nel 2011, Padre Georg aveva anche dichiarato di voler affidare un’indagine al capo della Gendarmeria vaticana Domenico Giani sulla vicenda di Emanuela ma poi ha ritrattato tutto.
“Ci ho sempre creduto nella pista di Londra e ho avuto contatti con persone che mi hanno consegnato dei documenti. Credo anche nella nota-spese contenuta nei cinque fogli (pubblicati in un’inchiesta dal giornalista Emiliano Fittipaldi, ndr)”. Questo resoconto, che si ferma con un raggelante “disbrigo per spese finali” e che farebbe pensare al probabile rientro di una salma, per come è scritto, fu ritrovato in una cassaforte di sicurezza del Vaticano insieme ad altri delicati documenti sulla morte del banchiere Roberto Calvi e di Sindona. “Chi conosce la verità sa che quel documento è vero”, ha detto ieri Pietro Orlandi. “In quei fogli si fa riferimento a 190 pagine di allegati mai uscite: forse lì c’è conferma di quanto elencato nella nota. Io ci ho sempre creduto. Soprattutto da quando una persona, che lavorava come segretario particolare del Ministero della difesa mi disse che nell’estate della scomparsa di Emanuela, nell’agosto del 1983 vide che un rappresentante dello Stato Vaticano, il cardinal Piovanelli sollecitò l’allora ministro Spadolini per un volo Roma-Londra dall’aeroporto militare di Ciampino su voli Cai (i velivoli utilizzati dai Servizi Segreti, ndr) per sole quattro persone, e con a bordo solo pilota e copilota. Ci sono troppe coincidenze sul fatto che Emanuela possa essere stata portata a Londra quella stessa estate”.
La commissione di inchiesta– Secondo l’avvocato Sgrò “In commissione d’inchiesta, l’ex comandante Domenico Giani ha accennato a questo dossier parlando di una ricostruzione storica che per essere attendibile dovrebbe contenere elementi da parte di persone che in quel periodo storico potevano fornire elementi utili sulla vicenda. Potrebbe contenere dichiarazioni di persone che all’epoca la Procura stessa cercava ma che non hanno fornito la testimonianza. Persone con ruoli apicali e che avrebbero potuto dare un contributo. Parlo anche di laici, dei gendarmi coinvolti, non mi stupirei se dentro ci fosse la testimonianza di Raul Bonarelli. Il dossier potrebbe contenere anche informazioni finanziarie, per valutare se sono stati fatti movimenti economici in relazione al sequestro di Emanuela: on dimentichiamo che ci fu uno scambio importante tra il Segretario di Stato Agostino Casaroli e i presunti rapitori”.
“La commissione può richiedere questo dossier, mi auguro sia consegnato intonso com’è stato creato”, ha sottolineato Pietro Orlandi con riferimento alla commissione bicamerale di inchiesta che sta indagando sul mistero della scomparsa della ragazza. Per ottenere il dossier, la commissione di inchiesta dovrebbe fare una richiesta di rogatoria internazionale allo Stato Vaticano. “Una richiesta di cui abbiamo già parlato in commissione e che sarà oggetto di valutazione nel prossimo ufficio presidenza. Pietro Orlandi può stare tranquillo”: ha replicato in studio l’onorevole Dario Iaia, membro della bicamerale. E lui, il fratello di Emanuela, non sembra avere dubbi: “La verità verrà fuori per forza, non possono più fermarla. Ma è così pesante che non riescono a uscire dalla scomparsa ragazzina, dietro c’è qualcosa di grave che tocca quell’istituzione, il Vaticano. Ma il Vaticano è anche parte della mia famiglia da cui c’è stato un tradimento: verso mia sorella e verso la nostra famiglia”.