Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: media

  • Scarcerato Rodolfo Fiesoli il “profeta” del Forteto

    Scarcerato Rodolfo Fiesoli il “profeta” del Forteto

    Chissà come si sentiranno le vittime e i familiari dell’uomo accusato e condannato per abusi e molestie sessuali sui minori affidati alla sua comunità Il Forteto. Una vicenda che ha fatto da ribalta anche negariva per il Mugello anche sui media nazionali per svariati anni.

    È stato scarcerato Rodolfo Fiesoli, il “profeta” del Forteto. Fiesoli è stato scarcerato in quanto «le condizioni di salute sono incompatibili con la detenzione in carcere, sarà ospitato in una RSA del padovano.

    Il 22 dicembre scorso Fiesoli era stato portato nel carcere di Sollicciano (Firenze) dopo che la Cassazione lo aveva condannato a 15 anni per violenza sessuale e maltrattamenti avvenuti nella comunità. Tenendo conto di un periodo di arresto nel 2011, Fiesoli doveva scontare un residuo di pena di 14 anni. Ma, dopo soli 7 mesi, il fondatore del Forteto è di nuovo in libertà. Il 5 luglio scorso, infatti, la Cassazione ha accolto il ricorso dei suoi legali.

    Piccola ricostruzione. La comunità agricola nasce negli anni ’70 come esperimento di vita in comune dall’idea di Rodolfo Fiesoli. Il Forteto diventa ben presto una realtà economica e sociale molto importante in Toscana.

    Il Tribunale dei minori di Firenze affida negli anni alle coppie che vivono all’interno della comunità molti bambini con grossi problemi familiari. Ma già nel 1985 Rodolfo Fiesoli e Luigi Goffredi, suo braccio destro nella comunità, vengono condannati a due anni il primo e a 10 mesi il secondo per atti di libidine violenti e maltrattamenti nei confronti di adolescenti disabili. Il Tribunale dei Minori continuerà però per 30 anni a affidare bambini alla comunità.

    Il Forteto era un simbolo della sinistra in Toscana, un esempio di imprenditorialità.  “Rodolfo Fiesoli è riuscito a far passare tutto come se fosse una persecuzione da parte del giudice, che era di destra. Così nel Mugello il pregiudizio ha iniziato a fare il suo lavoro”.

    Fino a che, nel dicembre 2011, scoppia lo scandalo più grande, con nuove accuse di violenza sessuale. Vengono rinviati a giudizio non solo Rodolfo Fiesoli, ma anche il suo braccio destro Luigi Goffredi e altre 20 persone tra i vertici del Forteto. Il 22 dicembre 2017 Rodolfo Fiesoli viene arrestato e portato in carcere, mentre per Goffredi i reati sono andati in prescrizione.

    Dietro la meravigliosa realtà della cooperativa agricola con frutteti, oliveti e il caseificio, c’era una specie di setta. Tutti dovevano sottostare alle regole del profeta, il Fiesoli.

    Anche il sistema degli affidamenti all’interno della comunità sarebbe stato gestito da lui. Infatti, i bambini tolti alle famiglie d’origine venivano sì affidati a una coppia, ma sarebbero poi stati “ridistribuiti” su indicazione del Fiesoli ad altri all’interno del Forteto.

    “A questi bambini veniva fatto il lavaggio del cervello”, ha raccontato Luisa Chincarini della Commissione d’Inchiesta. “Si diceva loro che la famiglia d’origine li violentava”. I bambini sarebbero stati spinti a denunciare violenze da parte delle famiglie d’origine.

    Rodolfo Fiesoli, dopo la scarcerazione, si trova in una località segreta. “Sapere che dopo poco più di sei mesi dal suo arresto sia già stato scarcerato fa male. Fa male a me, ma non oso immaginare cosa stiano provando in questo momento le vittime dell’orco”, ha commentato Stefano Mugnai (FI), presidente della prima commissione regionale d’inchiesta sul Forteto.

    Altre reazioni

    “La scarcerazione di Rodolfo Fiesoli, il capo della comunità ‘Il Forteto’ condannato poco più di tre anni fa a 14 anni e 10 mesi di reclusione, dimostra che c’è ancora molto da fare per la ricerca delle responsabilità su questa triste vicenda. Fratelli d’Italia ha presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere di conoscere le motivazioni espresse sulla decisione dal Tribunale di sorveglianza di Venezia”. Lo affermano i deputati di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, Francesco Michelotti e Chiara La Porta.

    “Per questi motivi – aggiungono – abbiamo già chiesto la calendarizzazione della proposta di legge presentata da Fratelli d’Italia per istituire una nuova Commissione d’inchiesta parlamentare sul caso. Lo Stato – concludono Donzelli, Michelotti e La Porta – non può lasciare sole le vittime, da parte nostra metteremo in campo ogni sforzo”.

    Scarcerato Rodolfo Fiesoli il “profeta” del Forteto

  • Ratzinger sapeva già nel 1986 degli abusi del sacerdote H.

    Ratzinger sapeva già nel 1986 degli abusi del sacerdote H.

    Secondo una ricerca dei media, il cardinale Joseph Ratzinger, in qualità di prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, aveva informazioni sui reati sessuali del sacerdote H. già nel 1986. 

    Il vice vicario generale dell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga, Bernhard Egger, scrisse al Vaticano nell’agosto 1986 chiedendo il permesso all’allora sacerdote H. di celebrare la messa con succo d’uva invece che con vino a causa di “assoluta intolleranza all’alcol”, riferiva il “Bayerischer Rundfunk” e il centro di ricerca “Correctiv” martedì. H. era stato precedentemente condannato a pena sospesa dal tribunale distrettuale di Ebersberg per abusi multipli su minori.

    Su richiesta di “Correctiv” e BR, l’arcidiocesi di Monaco e Frisinga ha informato che la lettera menziona anche reati sessuali contro bambini “commessi in stato di ebbrezza”. Ratzinger ha risposto all’arcidiocesi per iscritto e ha firmato personalmente la lettera con il permesso, ma non ha affrontato i reati sessuali. “Ciò dimostra che Ratzinger aveva informazioni sui molteplici abusi sessuali dell’autore condannato H., che avrebbe dovuto continuare ad essere utilizzato nella pastorale comunitaria”, afferma il rapporto BR.

    Ratzinger ha sottolineato per tutta la vita di non sapere nulla delle accuse

    Il rapporto sugli abusi dello studio legale Westpfahl Spilker Wastl (WSW) sulla violenza sessuale nell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga dedica un volume speciale di 350 pagine al caso H. . L’inchiesta pubblicata nel gennaio 2022 accusa il futuro papa Benedetto XVI, arcivescovo di Monaco e Frisinga dal 1977 al 1982, di cattiva condotta personale in diversi casi. Un portavoce dell’arcidiocesi ha confermato martedì all’agenzia di stampa tedesca (Dpa) che la corrispondenza di cui si è ora a conoscenza era a disposizione anche della cancelleria. Si dice che il sacerdote abbia abusato sessualmente di ragazzi nella diocesi di Essen e nell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga per decenni e che sia stato trasferito più e più volte. H. è stato rilasciato dal clero nel giugno 2022 .

    Il portavoce dell’iniziativa “Eckiger Tisch” per le persone colpite, Matthias Katsch, ha intanto chiesto al Vaticano di rilasciare i propri dossier. La ricerca ha mostrato quanto sarebbe importante valutare i file conservati in Vaticano su migliaia di casi di abusi da tutto il mondo, ha detto alla Dpa. La corrispondenza tra Ratzinger e l’arcidiocesi mostra anche perché la Chiesa resiste a indagini indipendenti: sa che ci sono prove della colpa e della responsabilità dei suoi vescovi e papi. (cbr)

    https://katholisch.de/artikel/43740-bericht-ratzinger-wusste-schon-1986-von-missbrauch-durch-priester-h

  • VITTIME DI ABUSI DI TUTTA EUROPA LANCIANO UNA PETIZIONE UE

    VITTIME DI ABUSI DI TUTTA EUROPA LANCIANO UNA PETIZIONE UE

    Parigi, 22 febbraio 2023 – La distribuzione di materiale pedopornografico online (CSAM) sta crescendo in modo esponenziale: da 1 milione di segnalazioni nel 2010 a 32 milioni nel 2022, che comprendono 88 milioni di immagini e video. I rapporti indicano che alcune aziende attive e con server nell’UE sono diventate i maggiori host di CSAM a livello globale (passando dall’ospitare più della metà di tutto il CSAM rilevato nel 2016 all’85% nel 2020). Questo dimostra un’allarmante tendenza all’aumento: l’Europa sta diventando un centro di distribuzione di immagini di violenza sessuale su internet e l’unico modo per impedirlo è arginare il flusso alla fonte, presso i fornitori di servizi internet.  “Questa violenza sessualizzata su Internet deve essere fermata”, ha sottolineato oggi Guido Fluri, ideatore di Justice Initiative, “perché dietro ogni immagine c’è un abuso. E dietro ogni abuso c’è la sofferenza di un bambino”.

    Insieme ai gruppi di vittime e alle organizzazioni per la tutela dei minori di tutta Europa, Justice Initiative ha lanciato una petizione internazionale che mira a migliorare la legislazione dell’UE. Guido Fluri ha sottolineato: “Da un lato, i sopravvissuti alla violenza sessuale dovrebbero ricevere maggiore sostegno. Dall’altro lato, si tratta di evitare che i bambini continuino a subire abusi. Chiediamo che l’Unione Europea assuma una posizione di leadership globale e voti a favore dell’attuale proposta legislativa per prevenire e combattere gli abusi sessuali sui minori, in modo da poter proteggere tutti i bambini e gli adolescenti e rendere giustizia ai sopravvissuti.”

    La Commissione europea accoglie la petizione

    Antonio Labrador Jimenez, Team Leader per la lotta agli abusi sessuali sui minori presso la Commissione Europea, ha spiegato durante la conferenza stampa la natura cruciale della proposta di legge dell’UE per prevenire e combattere gli abusi sessuali sui minori negli anni a venire. Senza questa legislazione, non ci sarà un modo legale per garantire che i fornitori di servizi Internet proteggano i bambini nell’Unione Europea.

    La legislazione stabilirà le regole per le aziende di internet al fine di impedire la circolazione di immagini e video di bambini che vengono abusati sessualmente e di altre vittime e sopravvissuti, e per evitare che gli adulti si avvicinino ai bambini online per abusarne sessualmente. Se necessario, la legislazione richiederà alle aziende di individuare, segnalare e rimuovere tali immagini e video. La legislazione prevede inoltre la creazione di un Centro dell’UE per la prevenzione e la lotta contro gli abusi sessuali sui minori che garantirà la trasparenza e la responsabilità di questo processo e faciliterà gli sforzi per assistere i sopravvissuti in tutta l’UE. Antonio Labrador Jimenez accoglie con favore la petizione di Justice Initiative in quanto contribuirà a richiamare l’attenzione sui problemi che la legislazione intende risolvere.

    Gruppi di protezione dell’infanzia: L’attuale protezione contro gli abusi è insufficiente

    “Dobbiamo agire subito”, afferma Nina Vaaranen-Valkonen (Finlandia), direttrice esecutiva di Suojellaan Lapsia, Protect Children, una delle principali organizzazioni europee per la protezione dei bambini. Per i sopravvissuti, afferma Vaaranen-Valkonen, il solo fatto di sapere che un video o una foto di un abuso viene diffuso su Internet è devastante.  C’è urgente bisogno di una regolamentazione e di una nuova legislazione, afferma Vaaranen-Valkonen: “L’attuale legislazione basata su sforzi volontari non è più sufficiente. È giunto il momento di difendere i diritti dei minori e di chiedere collettivamente regole vincolanti per rendere Internet sicuro per i bambini. Noi di Justice Initiative siamo al fianco delle vittime e dei sopravvissuti”.

    Gruppi di vittime europei sostengono la petizione 

    Gruppi di vittime di tutta Europa si sono impegnati con Justice Initiative. Uno di questi è il Brave Movement, un movimento internazionale di sopravvissuti e alleati che chiede di porre fine alla violenza sessuale infantile in tutto il mondo. “Sosteniamo l’appello di Justice Initiative insieme a molte altre ONG”, ha dichiarato Mié Kohiyama alla conferenza stampa di Parigi, co-presidente del gruppo di lavoro Bravemovement Europe e co-fondatrice di BeBraveFrance. Anche diverse vittime di abusi su minori hanno testimoniato alla conferenza stampa. Tra queste c’era Saga, una sopravvissuta svedese: “Sono onorata”, ha detto Saga, “di far parte della campagna europea di Justice Initiative e di essere circondata da altri attivisti e associazioni per i diritti dei minori. Oggi lanciamo la prima petizione europea contro gli abusi sui minori, una campagna fondamentale per garantire a tutti i bambini il diritto all’infanzia, senza abusi sessuali. Dobbiamo agire ora. Esorto l’UE a portare avanti i suoi sforzi per sostenere i sopravvissuti e a fare tutto ciò che è in suo potere per combattere questi abusi. Dobbiamo essere tenaci e non dobbiamo arrenderci. Cominciamo tutti a firmare questa petizione”.

    Justice Initiative è attiva anche in Italia: anche qui la raccolta di firme è già iniziata e nel corso del mese di marzo prenderanno il via una serie di eventi volti a sensibilizzare l’opinione pubblica in merito.

    Sostegno politico al Parlamento europeo

    Tra i numerosi sostenitori politici c’è l’importante europarlamentare tedesca Marion Walsmann (relatrice ombra presso la Commissione per il mercato interno riguardo alla proposta di regolamento che stabilisce norme per prevenire e combattere gli abusi sessuali sui minori). A suo avviso, i fornitori di servizi devono essere maggiormente responsabilizzati in modo che il materiale pedopornografico non solo possa essere individuato e rimosso più rapidamente, evitando così la sua diffusione, ma che si possa anche aumentare la prevenzione. “Ovviamente la protezione dei dati e la privacy degli utenti di Internet sono importanti, ma la protezione dei dati non deve diventare la protezione degli abusatori. Ho firmato la petizione (Justice Initiative) per una migliore protezione dei bambini in Europa e dovresti farlo anche tu, e non lo dico come europarlamentare ma come madre di due bambini. Perché ogni bambino abusato è uno di troppo”, ha dichiarato l’eurodeputata Walsmann.

    Qui trovate la petizione:

    Per maggiori informazioni: www.justice-initiative.eu

    Richieste ai media: info@maggioridirittiminoriprotetti.org

    IT_Press_ReleaseEmbarago

  • Caso Rupnik: mentre la CEI promuove chi lo osanna, in Brasile ritirata per “indegnità” la laurea honoris causa

    Caso Rupnik: mentre la CEI promuove chi lo osanna, in Brasile ritirata per “indegnità” la laurea honoris causa

    ROMA-ADISTA. «La Pontificia Università Cattolica del Paraná (PUCPR) comunica che, alla luce dei fatti ampiamente riportati sulle vicende di Marko Ivan Rupnik, il Consiglio Universitario della PUCPR, in seduta straordinaria tenutasi il 13 febbraio 2023, ai sensi della Risoluzione n. 01/2023, ha approvato la revoca del titolo di Doctor Honoris Causa conferito il 30 novembre 2022 all’artista sloveno, ritenendolo “indegno” di tale onorificenza». È quanto si legge, testualmente, sul sito dell’Università brasiliana in data 13 febbraio ed è, a oggi, uno dei pochi provvedimenti chiari e univoci contro il gesuita Marco Ivan Rupnik, prete, teologo e mosaicista osannato nel mondo, già condannato dal Dicastero per la Dottrina della Fede per abusi sessuali e manipolazione della coscienza su giovani donne della comunità Loyola in Slovenia e in Italia, a partire dagli anni ‘90. Mentre si attende a breve una comunicazione da parte della Compagnia di Gesù in merito, si continua a constatare il persistente e compatto silenzio da parte del Vaticano, che ancora non ha chiarito chi e come abbia deciso il ritiro della scomunica latae sententiae che era stata comminata al religioso per il crimine di assoluzione del complice, uno dei più gravi secondo il diritto canonico.

    A eccezione del provvedimento dell’università brasiliana, e mentre in giro per il mondo diverse istituzioni si chiedono se abbia un senso conservare opere d’arte prodotte da un abusatore seriale, la cui teologia e la cui arte sono profondamente intrecciate alla sua personalità, la Chiesa istituzionale in Italia sembra fare finta di niente. Il 14 febbraio è stato presentato in pompa magna, nella basilica di don Bosco a Roma, alla presenza del card. Matteo Zuppi presidente della Cei, il libro L’arte della buona battaglia (Edizioni San Paolo) di don Fabio Rosini – prete diocesano proveniente dal mondo neocatecumenale, molto popolare per le sue catechesi sui 10 comandamenti, responsabile del servizio per le vocazioni del Vicariato di Roma – che reca in copertina l’immagine di un’opera di Rupnik e nel quale l’autore, in due punti, cita Rupnik come «maestro e amico» (p. 11) e persino «profeta» (p. 397). Non solo: l’11 febbraio scorso Tv2000 – l’emittente televisiva della Cei – ha mandato in onda uno “spot promozionale” dello stesso libro.

    A questo proposito, il Coordinamento contro gli abusi nella Chiesa #ItalyChurchToo, del quale Adista fa parte, ha pubblicato una lettera aperta di Renata Patti, sopravvissuta ad abusi psicologici e spirituali nel movimento dei Focolari e in contatto con vittime di Rupnik. Nella lettera – inviata a Vincenzo Morgante, direttore di TV2000 e Marco Tarquinio, direttore di Avvenire e, per competenza, a Zuppi, a mons. Ghizzoni (responsabile Cei per la tutela dei minori), a mons. Daniele Libanori (vescovo ausiliare di Roma) nonché, per conoscenza, al Segretario di Stato vaticano card. Pietro Parolin, denuncia il silenzio dei media cattolici istituzionali su Rupnik: «Ci sono vittime che hanno testimoniato – anche presso il team referente dei gesuiti – che sono state dominate psicologicamente, tenute sotto controllo psichico da anni e abusate anche sessualmente dal “profeta” Marko Ivan Rupnik». «Personalmente – prosegue la lettera – ho riletto il vangelo di Luca, cap. 18 e vorrei avere veramente la “voce” di quella “vedova” che con la sua insistenza vince anche un giudice iniquo, come mi scrive una delle due vittime che non ha più voce per denunciare ciò che nessuno vuol ascoltare. Ora per loro “grideranno le pietre”. Vergogna, vergogna, vergogna!». «Vi faccio notare, Egregi Direttori – si legge ancora – che non solo sono stata scandalizzata e profondamente scossa dalle parole di don Rosini, ma anche dal suo atteggiamento cosciente di ciò che è stato svelato dal suo “maestro” e che lui ha pubblicato, e da quello dei due conduttori che non posso immaginare fossero ignari dell’attualità ecclesiale riguardo l’autore del mosaico in copertina». Una «pessima informazione fornita al Popolo Santo di Dio».

    https://www.adista.it/articolo/69529

  • In Portogallo un report indipendente sugli abusi della chiesa cattolica stima 4.815 vittime in 70 anni. Il primo rapporto italiano, invece, è stato una totale farsa.

    In Portogallo un report indipendente sugli abusi della chiesa cattolica stima 4.815 vittime in 70 anni. Il primo rapporto italiano, invece, è stato una totale farsa.

    Anche in Portogallo, la Chiesa Cattolica ha iniziato a fare luce sui casi di abusi sessuali su minori che la riguardano direttamente. Una Commissione di indagine indipendente ha presentato ieri un report che ha individuato 4.815 casi avvenuti fra il 1950 e il 2022. Da gennaio a ottobre, la Commissione ha raccolto oltre 500 denunce, da cui è stata elaborata una stima, “un numero minimo, assolutamente minimo di 4.815 vittime”, come ha dichiarato il presidente Pedro Strecht, psichiatra dell’infanzia e dell’adolescenza, aggiungendo che il numero reale potrebbe essere molto più alto.

    Stando al rapporto, il 77% degli abusi è stato commesso da sacerdoti mentre le vittime hanno un età media di 11,2 anni. Nella maggior parte dei casi gli abusi si sono ripetuti per più di una volta e per un terzo delle vittime sono arrivati a durare oltre un anno. Quasi la metà di chi si è fatto avanti ha parlato delle violenze per la prima volta, mentre le denunce sono solo 25, in quanto la maggior parte dei presunti casi è caduta in prescrizione.

    L’inchiesta del Portogallo fa seguito a quelle di Francia, Germania, Australia, Irlanda e Paesi Bassi. Anche in Italia, lo scorso novembre, sono stati rilasciati i risultati dell’indagine sui casi di pedofilia nella Chiesa, ma l’indagine è sembrata una farsa totale, risultando pienamente deludente.

    Nella maggior parte delle sue quaranta pagine, il testo si concentra infatti soprattutto nella mappatura dei Servizi territoriali e dei Centri di ascolto per la tutela dei minori attivati nelle diocesi, per “illustrare la realtà delle buone pratiche sviluppate dalla Chiesa”. I dati contenuti sono scarni e parziali: oltre a riguardare solo alcuni casi avvenuti tra il 2020 e il 2021 – indagando quindi due anni e non venti, come precedente annunciato –, considera solo quelli di pertinenza degli sportelli delle diocesi, mentre mancano, come spiega Francesco Zanardi, presidente della Rete L’Abuso, quelli “della congregazione per la Dottrina della Fede, i casi finiti in magistratura e i casi che abbiamo noi come associazione”. Nell’attesa di una fotografia più precisa, risulta ancora più urgente la creazione di una commissione italiana davvero indipendente.

  • Abusi, in Germania la Chiesa stanzia 40 milioni di euro per le vittime. Ma in Italia la Cei non vuole parlare di risarcimenti

    Abusi, in Germania la Chiesa stanzia 40 milioni di euro per le vittime. Ma in Italia la Cei non vuole parlare di risarcimenti

    Città del Vaticano – I risarcimenti alle vittime della pedofilia stanno costando assai salati alle finanze della Chiesa tedesca. Finora i vescovi hanno dovuto sborsare più di 40 milioni di euro a donne e uomini che in passato sono stati oggetto di molestie e abusi sessuali. Tre domande risarcitorie su quattro hanno riguardato uomini e una su quattro donne. Tuttavia, 20 dei 24 pagamenti superiori a 100.000 euro sono andati a donne così come 17 dei 27 pagamenti tra 75.000 e 100.000 euro.

    In questi tre anni i vescovi seguendo una policy basata sulla totale trasparenza e sull’ascolto di chi in passato è stato violato e spesso silenziato dalla struttura, hanno aperto nelle diocesi sportelli on line e sui siti persino moduli da compilare per facilitare l’invio al fine di ottenere risarcimenti. In totale si sono contate 1.839 richieste mentre una Commissione indipendente (appositamente istituita) ha lavorato per verificare e approvare i pagamenti. L’importo medio è stato di 22.150 euro in 1.809 casi. Il risultato di questo lavoro immane è stato reso noto dal rapporto annuale della commissione e diffuso dalla agenzia di stampa cattolica KNA.

    In 143 casi (circa l’8%) è stato ordinato un pagamento superiore a 50.000 euro, in 24 casi, invece, (1,3%) superiore a 100.000 euro. In quasi 1.000 casi (54%), l’importo approvato era di 15.000 euro o meno.

    Tra le domande esaminate solo nove non sono state approvate e sono state giudicate inammissibili, mentre per altre 21 domande il riconoscimento non è stato concesso o perché nel frattempo sono state ritirate o perché si trattava di domande multiple che sono state poi raggruppate in una unica richiesta.

    A far parte di questa commissione sono undici membri esperti di varie discipline e proposti da un organismo a maggioranza non ecclesiastica, tutti nominati dalla Conferenza episcopale. Ma le loro decisioni sono assolutamente libere. Il presidente è l’avvocata Margarete Reske (70 anni), già presidente del Tribunale regionale superiore di Colonia. Il tempo medio di attesa per avere una risposta è di circa quattro mesi.

    Mentre la gestione dei casi di abuso in Germania è avviata su una buona strada e il lavoro sottoposto regolarmente a commissioni totalmente indipendenti, in Italia il percorso sta andando avanti a rilento nonostante gli annunci ad effetto della Cei dove al suo interno si riscontrano posizioni discordanti su come affrontare l’emergenza. Lo zoccolo duro dei vescovi è contrario ad aprire gli archivi e in ogni caso il tema dei risarcimenti per le vittime italiane resta ancora un terreno praticamente inesplorato e finora accantonato al punto da collocare la Chiesa italiana fanalino di coda in Europa, se paragonata all’atteggiamento di apertura e collaborazione vigente in altri episcopati. Persino sui futuri report annuali i vescovi hanno scelto di non aprire i propri archivi per effettuare una ricerca storica in grado di scandagliare i metodi usati dalla Chiesa negli ultimi 50 anni. La linea che i vescovi hanno scelto è di compromesso, a ribasso: i ricercatori della Cattolica (certamente professionisti ma non indipendenti completamente dall’istituzione Chiesa) potranno effettuare ricerche ma limitate ai vent’anni e solo negli archivi della Congregazione per la Dottrina della Fede (non in quelli delle 220 diocesi italiane).

    Nel frattempo in Italia l’Osservatorio permanente della Rete l’Abuso, l’associazione che raccoglie le vittime di abusi sessuali da parte dei preti,ha reso noto il primo report prodotto con i dati pervenuti all’Associazione: l’arco temporale di riferimento è di circa 13 anni; le segnalazioni contenute nel documento sono raccolte direttamente dalle denunce delle presunte vittime; i dati si riferiscono unicamente a sacerdoti e non comprendono l’indotto (catechisti, educatori, animatori e laici in generale); tutti i casi conteggiati sono riconducibili unicamente ad abusi sessuali a danno di minori».

    «Il presente report -si legge -non ha l’obbiettivo di fornire dei numeri, ma spiegare perché il problema endemico dei sacerdoti pedofili, in Italia sia particolarmente allarmante rispetto agli altri paesi, non solo nell’area dell’Unione Europea». Dai dati, regione per regione, emerge che sono 164 i sacerdoti condannati in via definitiva negli ultimi quindici anni («elenco parziale», si precisa). I casi non noti: 86, «segnalati da vittime che per improcedibilità spesso legata alla prescrizione non sono noti alle autorità civili». 166 è il numero segnalato dal Report della Rete l’Abuso, di sacerdoti accusati, si tratta di preti attualmente denunciati, indagati, in attesa di giudizio o in attesa di sentenza definitiva in Italia. «Il dato – fa presente Rete l’Abuso – conteggia anche chi si è salvato dalla prescrizione». Il totale dei casi censiti nel Report che restano potenzialmente pericolosi è 418. Le potenziali vittime 29.260 (il dato – precisa l’associazione nel Report – tiene conto di quello francese che parla di 72 minori in media a sacerdote).

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/abusi_sessuali_risarcimenti_vittime_vescovi_tedeschi_italiani_cei_germania_papa_francesco_vaticano_rete_abuso-7208834.html

  • Chiesa cattolica irlandese in ‘declino terminale’ dopo scandali di abusi sessuali

    Chiesa cattolica irlandese in ‘declino terminale’ dopo scandali di abusi sessuali

    Mark Vincent Healy è stato abusato sessualmente da un membro dello Spiritan Order mentre era a scuola negli anni ’60 e ’70. Dice che l’abuso sessuale che ha subito gli ha distrutto la vita.

    “Ha avuto un profondo effetto psicologico su di me e sul modo in cui ho preso decisioni sulle cose che volevo fare nella mia vita, anche più di recente e ovviamente quando questa questione si è fatta avanti ed è emersa nella mia vita, tutto è cambiato”, ha rivelato. a Euronews.

    “Sono ormai 16 anni che cerco riparazione e giustizia, ma non è stata un’estensione della giustizia per me, ma un’estensione della giustizia per tanti altri sopravvissuti in Irlanda”.

    Un impatto ‘catastrofico’ sul cattolicesimo in Irlanda

    La partecipazione alla messa settimanale, che era del 91% nel 1975, è scesa al 36% nel 2016 secondo i dati dell’ultimo censimento irlandese.

    Secondo membri critici della Chiesa, c’è solo un modo per riassumere l’effetto che gli scandali degli abusi sessuali hanno avuto sul cattolicesimo in Irlanda.

    “Catastrofica è l’unica risposta a questo”, ha detto padre John Collins, dell’Associazione dei sacerdoti cattolici irlandesi. “Abbiamo sempre avuto un problema prima che scoppiassero gli scandali sugli abusi sessuali su minori in questo paese”.

    “C’era un problema con la Chiesa, nel senso che molte persone che si stavano facendo avanti [dissero] che la Chiesa controllava troppo e aveva troppo controllo sulle loro vite e le persone lo rifiutavano”, ha aggiunto.

    Il comportamento della Chiesa nel resistere a pagare un risarcimento e comportarsi come se nulla fosse accaduto è stato, secondo le parole di un commentatore cattolico, dannoso per la Chiesa in Irlanda.

    “Gli scandali degli abusi sessuali sono stati assolutamente devastanti per la Chiesa, non solo l’abuso vero e proprio che ovviamente è stato orribile per le vittime, ma il fatto che quando le vittime si sono fatte avanti, quando hanno parlato con coloro che ricoprono posizioni dirigenziali all’interno della Chiesa, sono stati ignorati, è stato detto loro che lo stavano inventando, è stato costantemente minimizzato”, ha spiegato Michael Kelly, editore dell’Irish Catholic Newspaper.

    La Chiesa cattolica in ‘declino terminale’

    La percentuale dei cattolici in Irlanda è ora poco sopra il 70%, ma in calo. L’età media di un sacerdote in Irlanda è ora di 70 anni.

    Sebbene gli scandali degli abusi sessuali abbiano arrecato enormi danni all’istituzione in Irlanda, questo e una serie di altri fattori suggeriscono che la chiesa cattolica dovrà cambiare solo per mantenere ciò che ha.

    Patsy McGarry, corrispondente religiosa dell’Irish Times, ha dichiarato a Euronews: “La chiesa cattolica è probabilmente in declino terminale in Irlanda, ma non è interamente dovuto agli scandali degli abusi sessuali, anche se hanno contribuito enormemente a quella che era una tendenza lì dalla fine degli anni ’60 da quando l’istruzione gratuita è stata introdotta in questo Paese”.

    A detta di tutti, la chiesa cattolica in Irlanda è in guai seri. La sensazione è che, a meno che il Vaticano non modernizzi o modifichi le regole molto rapidamente, la chiesa in questo Paese cesserà effettivamente di esistere negli anni e nei decenni a venire.

    https://www.euronews.com/2023/02/02/irish-catholic-church-in-terminal-decline-since-sexual-abuse-scandals

  • ANSA/Primo Report vittime abusi, in Italia 418 preti pedofili

    ANSA/Primo Report vittime abusi, in Italia 418 preti pedofili

    ROMA, 01 FEB – Il primo Report dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero italiano, presentato oggi dall’Osservatorio Permanente della Rete L’Abuso e dall’associazione internazionale Eca Global (Ending Clergy Abuse), censisce in Italia 418 preti pedofili, divisi in 88 anonimi, 166 denunciati e 164 condannati.

    “Il presente report è stato prodotto con i dati pervenuti all’Associazione Rete L’Abuso ed è da considerarsi in difetto alla reale portata del fenomeno – vi si legge -; l’arco temporale di riferimento è di circa 13 anni; le segnalazioni contenute nel documento sono raccolte direttamente dalle denunce delle presunte vittime; i dati si riferiscono unicamente a sacerdoti e non comprendono l’indotto (catechisti, educatori, animatori e laici in generale); tutti i casi conteggiati sono riconducibili unicamente ad abusi sessuali a danno di minori”.

    Inoltre, il report “non ha l’obiettivo di fornire dei numeri, ma insieme a questi fornire in assenza di dati governativi un quadro di consapevolezza più ampio, spiegando perché il problema endemico dei sacerdoti pedofili, in Italia sia particolarmente allarmante rispetto agli altri paesi, non solo nell’area dell’Unione Europea”.

    Nel quadro suddiviso per regioni ecclesiastiche, il numero dei casi di preti pedofili – sempre sommando anonimi, denunciati e condannati – vede al primo posto la Lombardia con 69 casi, seguita dal Veneto con 40, dalla Sicilia con 39, dal Piemonte con 37 e dalla Campania con 34.

    A seguire, Lazio (29 casi), Puglia e Toscana (25 ciascuna), Liguria (23), Calabria (21), Emilia Romagna (19), Sardegna (12), Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e Umbria (8 ciascuna), Marche (7), Abruzzo (6), Molise (4), Basilicata e Città del Vaticano (2). L’Associazione rileva “davvero un basso livello di indagini anche solo preventive. Quasi sistematicamente casi dove solo uno dei minori abusati denuncia fatti che l’Autorità Giudiziaria poi conferma, se pur ci si trovi alla presenza di più minori, questa non procede con indagini nei confronti delle altre potenziali vittime, anche per un eventuale soccorso. Nella sostanza raramente procede d’ufficio”.

    L’elenco dei casi è diviso per “quelli arrivati al terzo grado di giudizio, quindi con condanna definitiva”; “quelli denunciati o con procedimento in corso per il 1/o e il 2/o grado, compresi quei procedimenti archiviati per l’intervento dei termini prescrittivi, rimasti per forza indiscussi sotto il profilo penale, che come sappiamo non ne prescrive la potenziale pericolosità”; quelli “completamente anonimi in quanto prescritti e le presunte vittime hanno scelto di non procedere sotto il profilo pubblico, tuttavia come detto sopra, potenzialmente pericolosi”.

    Per quanto riguarda le vittime, facendo una proiezione in base alla media francese della Commissione Ciase – 72 bambini abusati per ogni prete pedofilo -, il Report ne ipotizza circa 30 mila. I dati rilevati sono considerati tra l’altro paragonabili con quelli presentati dalla Cei sul biennio 2020-2021 – 89 vittime e 68 autori -, considerando che quelli provengono “da soli 30 centri di ascolto”, non da tutte le diocesi. In una conferenza stampa online, Francesco Zanardi della Rete L’Abuso ha spiegato che il Report, “con l’aggiunta di nomi e cognomi, sarà inviato alle autorità nazionali come la Procura generale della Repubblica, il Comando generale dei Carabinieri e la Polizia, ampliato e rielaborato alle Nazioni Unite, e come petizione all’Unione Europea”.

    I promotori del Report, infine, tornano a chiedere, tra le altre cose, “una commissione d’inchiesta indipendente” su tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte del clero, e di “rendere obbligatoria per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato”. (ANSA).
    GR/ S04 QBXI

  • Molta cronaca, poca critica. Così la stampa italiana racconta gli abusi su minori nella Chiesa

    Molta cronaca, poca critica. Così la stampa italiana racconta gli abusi su minori nella Chiesa

    Molta cronaca, pochi accenti critici. Così la stampa italiana tratta il tema degli abusi sui minori nella Chiesa. Spesso mettendo in evidenza le iniziative intraprese dalla Diocesi volte a contrastare il fenomeno. Una modalità di affrontare la problematica che sembra tutta italiana. Negli altri Paesi, come Germania, Francia o Stati Uniti, vengono condotte vere e proprie campagne giornalistiche contro i casi di pedofilia da parte di esponenti ecclesiastici. Lo rivela un’indagine di Volocom, società leader nella news intelligence, che ha preso in esame 2.280 articoli – di cui 1.001 su quotidiani cartacei e 1.279 su media digitali – pubblicati in Italia dal 1° settembre 2021 al 31 agosto 2022. Uno spaccato che permette di capire quanto e soprattutto come l’informazione di un Paese come il nostro, così vicino al Vaticano, racconti uno dei temi più complessi e delicati del nostro tempo. In Italia, i fatti di cronaca a riguardo «vengono per lo più riportati piuttosto che giudicati», spiegano gli analisti che hanno coordinato l’indagine. Gli articoli critici sono una quota minoritaria: il 18%. Aumenta, invece, la percentuale di quelli che instaurano nel complesso un «sentiment positivo», ovvero i testi in cui si espone il punto di vista dell’accusato, si riportano difese di quest’ultimo, si raccontano iniziative delle Diocesi o della Chiesa italiana volte a contrastare il fenomeno degli abusi sessuali (39%). Mentre nel 43% dei casi le questioni vengono presentate in modo neutro.

    Le differenze nei casi generali o specifici

    Le differenze di narrazione emergono anche quando la stampa tratta l’argomento in generale o eventi specifici. Nel caso della cronaca generale, la quota di articoli positivi raggiunge il 75%, mentre in caso di reati o presunti tali chi racconta il fatto assume un approccio neutrale (81%) o – in percentuale minore – critico (17%). Quando vengono, invece, trattati casi specifici, il rapporto si ribalta: il sentiment positivo viene riscontrato solo nel 3% degli articoli pubblicati. Infine, come è consuetudine per molte tematiche giudiziarie, anche sugli abusi la stampa tende a seguire la dinamica tipica delle notizie di cronaca: l’attenzione è massima nelle fasi “calde” della vicenda, come l’arresto o la condanna di chi ha commesso il reato, mentre l’attenzione cala drasticamente nelle fasi intermedie, come gli interrogatori o le udienze dei processi.

    Le differenze nei casi generali o specifici

    Le differenze di narrazione emergono anche quando la stampa tratta l’argomento in generale o eventi specifici. Nel caso della cronaca generale, la quota di articoli positivi raggiunge il 75%, mentre in caso di reati o presunti tali chi racconta il fatto assume un approccio neutrale (81%) o – in percentuale minore – critico (17%). Quando vengono, invece, trattati casi specifici, il rapporto si ribalta: il sentiment positivo viene riscontrato solo nel 3% degli articoli pubblicati. Infine, come è consuetudine per molte tematiche giudiziarie, anche sugli abusi la stampa tende a seguire la dinamica tipica delle notizie di cronaca: l’attenzione è massima nelle fasi “calde” della vicenda, come l’arresto o la condanna di chi ha commesso il reato, mentre l’attenzione cala drasticamente nelle fasi intermedie, come gli interrogatori o le udienze dei processi.

    https://www.open.online/2023/01/26/chiesa-abusi-minori-racconto-stampa-italiana/

  • Le Filippine devono porre fine all’impunità per gli abusi sessuali del clero

    Le Filippine devono porre fine all’impunità per gli abusi sessuali del clero

    Sacerdoti e vescovi come tutti possono essere peccatori e devono essere ritenuti responsabili di crimini contro i bambini

    La protezione dei bambini dai danni, e in particolare dagli abusi sessuali, è la prima responsabilità di ogni genitore e di ogni adulto, in particolare di coloro che hanno responsabilità morali e legali nella Chiesa e nello Stato.

    Un presunto prete stupratore di bambini, Karole Reward Ubina Israel, 29 anni, di Solana, Cagayan, è stato arrestato lo scorso ottobre e, si spera, sarà accusato di abusi sessuali su minori in tribunale. La vittima bambina aveva 15 anni quando sarebbe stata abusata per la prima volta da lui. Il sacerdote è stato sospeso dalla sua diocesi subito dopo l’arresto.

    Il processo sta procedendo con il pubblico ministero che ha deciso di inviare le accuse di stupro al tribunale, ma l’avvocato di Israele ha chiesto un riesame, una normale azione legale.

    La prima serie di accuse si basava sul fatto che era stato arrestato per aver abusato di un bambino. L’accusa di seduzione di minorenne lo ha messo immediatamente in carcere. L’imputato ha chiesto al tribunale la libertà su cauzione e l’ha ottenuta.

    Siamo in attesa della decisione del pubblico ministero sulle accuse di stupro. Tali accuse non sono depositabili e dovrà tornare in prigione, a meno che non scappi all’estero.

    Secondo la testimonianza della vittima minorenne, questo prete di Cagayan ha filmato più volte gli abusi sessuali del bambino e ha minacciato di pubblicarli sui social media che avrebbero instillato paura, intimidazione e controllo sul bambino.

    “È in grado di proteggere i pedofili e permettere alle vittime di soffrire e intimidire i funzionari del governo”

    Israel ammette gli atti sessuali ma afferma che erano consensuali. La vittima nega. I video usati per ricattarla ne fanno una difesa inutile.

    Republic Act 11930 altrimenti noto come Anti-Online Sexual Abuse and Exploitation Act dice nella Sezione 5: “Effetto del consenso della vittima – Il consenso della vittima non è materiale o rilevante e non deve essere disponibile come difesa nel perseguimento di gli atti illeciti vietati dalla presente legge”.

    È uno dei pochissimi sacerdoti mai accusati in tribunale nelle Filippine di abusi su minori e nessuno è mai stato condannato o finito in prigione. I sacerdoti godono di totale impunità, a quanto pare. Questo è un invito per loro a continuare ad abusare dei bambini e altro a farlo.

    Tale è il potere della Chiesa come istituzione. È in grado di proteggere gli autori di abusi sui minori e consentire alle vittime di soffrire e intimidire i funzionari governativi nel consentire accordi extragiudiziali.

    Negli ultimi anni sono state presentate ai pubblici ministeri oltre una dozzina di denunce di abusi sessuali su minori contro sacerdoti filippini, ma tutte sono state risolte privatamente o archiviate dai pubblici ministeri.

    Ci sono sette sacerdoti che servono oggi in varie diocesi che sono fuggiti da accuse o condanne per abusi su minori negli Stati Uniti e hanno cercato rifugio qui. Come ha affermato il cardinale Antonio Tagle in due interviste televisive, tra cui HardTalk alla BBC, la Chiesa considera gli abusi sui minori una questione interna e se ne occupa in privato. Papa Francesco non è d’accordo. I sospetti dovrebbero essere consegnati alle autorità civili in quanto potrebbero essere stati commessi crimini.

    I difensori dei bambini plaudono alla rivelazione della verità su questo caso, doloroso per la vittima e per la comunità. È solo la verità che avviserà e avviserà le persone che i pedofili possono essere chiunque e abusare sempre e ovunque. Tutti devono proteggere i bambini.

    Sacerdoti e vescovi, come tutti, possono essere peccatori e devono essere ritenuti responsabili, come tutti, di crimini contro i bambini. Non devono esserci impunità, deferenza o protezione speciale per loro. La legge si applica ugualmente a tutti e quando le prove sono convincenti e convincenti, la punizione deve seguire la legge.

    Pubblicare immagini di abusi sui minori per ricattare o intimidire le vittime è uno dei peggiori usi negativi dei social media come padre Karole Israel avrebbe fatto alle sue vittime. Piattaforme basate su Internet come Facebook, Google, Twitter e TikTok vengono utilizzate per pubblicare immagini vili, degradanti e offensive di bambini vittime di abusi sessuali.

    I fornitori di servizi Internet (ISP) sono i percorsi attraverso i quali le immagini e i video vengono pubblicati online e i canali attraverso i quali le immagini di abusi sessuali su minori e i video trasmessi in live streaming di spettacoli di abusi sui minori vengono condivisi con criminali pedofili depravati in tutto il mondo che li ordinano e li pagano . Questo è un terribile crimine vietato dalla RA 11930 approvata nel luglio 2022.

    “Tutti – genitori, cittadini, Chiesa e Stato – sono chiamati a comportarsi in modo moralmente corretto”

    La sfida per gli ISP e i loro proprietari di società di telecomunicazioni è fornire il più potente software basato sull’intelligenza artificiale (AI) per rilevare, catturare e bloccare la trasmissione di tali immagini e video malvagi. Ciò è imposto dalla legge RA11930.

    Potrebbe essere impossibile, dato che ce ne sono così tanti, impedire che vengano realizzati e pubblicati, ma non impossibile intercettarli, catturarli e impedire che raggiungano il pubblico o i presunti abusatori e quindi segnalarli alle autorità in modo che gli autori possano essere identificati e assicurato alla giustizia.

    Le piattaforme di social media ai sensi della legge filippina sono chiamate “fornitori di piattaforme di rete partecipativa” o “intermediari di social media” e sono state utilizzate per fissare le elezioni, fare il lavaggio del cervello al pubblico e trasmettere contenuti malvagi, come video e immagini di stupro di minori e streaming live di abusi sui minori. Sono incaricati dalla legge filippina (RA11930) di identificare, bloccare e rimuovere tali contenuti dal raggiungere il pubblico. Lo fanno in Germania, Australia, Francia e Turchia, negli Stati Uniti e in altri paesi dell’UE per non essere ritenuti penalmente responsabili per contenuti illegali sulle loro piattaforme.

    Hanno esternalizzato questo lavoro ad appaltatori che assumono lavoratori di call center per formarsi come “moderatori di contenuti” nelle Filippine e altrove. Questi filippini devono visualizzare una quota di immagini pedopornografiche e altri post barbari e odiosi sulle piattaforme e decidere se conservarli o eliminarli. Apparentemente non li denunciano alle autorità come la legge dice che dovrebbero. Ciò che serve è installare un software di rilevamento guidato dall’intelligenza artificiale.

    Un moderatore di contenuti su migliaia può vedere 1.000 immagini offensive in un giorno e decidere di eliminarle, ma prima deve segnalarle al Philippine Internet Crimes against Children Center istituito nel 2019 per indagare sulla fonte del materiale offensivo e ritenere le persone responsabili della pubblicazione il materiale abusivo responsabile. È già totalmente sopraffatto dal compito, quanto di più se ricevessero i contenuti trovati dai call center di moderazione dei contenuti?

    Tutti – genitori, cittadini, Chiesa e Stato – sono chiamati a comportarsi in modo moralmente corretto e rispettare e seguire il mandato evangelico.

    Gesù di Nazareth dice che i bambini sono i più importanti al mondo sopra tutti gli altri, anche i vescovi. Dice anche che una macina da mulino sia legata al collo dei maltrattatori ed essi saranno portati davanti alla giustizia (Matteo 18:1-7). Questo è ciò che dobbiamo tutti sforzarci di fare, ma soprattutto aiutare le vittime a guarire, riprendersi e acquisire potere.

    https://www.ucanews.com/news/philippines-must-end-impunity-for-clergy-sexual-abuse/100098