Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Il Vaticano esprime la “vicinanza” del Papa alle vittime della pedofilia dopo l’apertura della prima grande inchiesta in Spagna

    Il Vaticano esprime la “vicinanza” del Papa alle vittime della pedofilia dopo l’apertura della prima grande inchiesta in Spagna

    Il Vaticano ha espresso “con parole, preghiera e con tanti gesti” l’”attenzione” e la “vicinanza” del Papa alle vittime della pedofilia, dopo aver reso pubblica la grande inchiesta aperta dalla Chiesa spagnola a seguito di un rapporto con 251 nuovi casi consegnati da EL PAÍS al Pontefice. La Santa Sede, rispondendo questa domenica mattina alle domande di questo giornale, ribadisce che Francesco ha agito subito dopo aver ricevuto lo studio di 385 pagine e lo ha inviato “alle autorità competenti perché si procedesse secondo le norme canoniche. attuali”. La Conferenza Episcopale Spagnola (Ce) per il momento tace.

    Come ha pubblicato questa domenica questo quotidiano, il Papa ha affidato l’incarico alla Congregazione per la Dottrina della Fede, l’organismo che centralizza le indagini sugli abusi sui minori nel mondo cattolico. IL PAESE glielo ha consegnato il 2, durante il viaggio in Grecia nel quale ha avuto contatti con i giornalisti, e la settimana successiva lo ha inviato anche a Juan José Omella, presidente della Cee e arcivescovo di Barcellona. Anche Omella ha agito prontamente e lo ha inviato immediatamente al tribunale ecclesiastico della sua diocesi, che lo ha registrato e ha avviato le indagini, anche se il fascicolo si estenderà poi alle 31 diocesi e ai 31 ordini religiosi interessati. Il 77% dei casi proviene da congregazioni, e questo giornale ha anche avanzato alla maggioranza i casi che li riguardano. Quasi tutti stanno già indagando anche su questo.

    Il dossier è scaturito da più di 600 messaggi pervenuti alla mail aperta da questo quotidiano nell’ottobre 2018. Un centinaio sono stati pubblicati, 251 sono stati inseriti in questo documento e il resto è ancora in fase di accertamento. Nuove denunce hanno continuato a pervenire questa mattina dopo la pubblicazione del rapporto, che si aggiungerà all’inchiesta. Questo giornale ha anche creato l’unica contabilità e banca dati aggiornate degli abusi in Spagna, in assenza di dati ufficiali da parte della Chiesa o delle autorità.

    L’Associazione Vittime di Infanzia Rubata ha reagito questa mattina con soddisfazione: “Crediamo che sia molto importante e rilevante che il Papa finalmente costringa in qualche modo la Cee ad essere propositiva nelle indagini sui casi di pedofilia. Applaudiamo questa decisione del Papa ”, ha dichiarato il suo presidente, Juan Cuatrecasas. “Abbiamo cominciato a confidare in qualche modo che la Chiesa in Spagna affina le sue responsabilità, e ci proponiamo di collaborare, ma continuiamo a insistere che le parole sono parole, ci devono essere fatti. Le vittime non ce la fanno più, e noi crediamo che la Chiesa debba accompagnare e riparare le vittime. Tutta la Chiesa, tutte le congregazioni e le prelature, devono aprire le finestre, scuotere la polvere e assumersi la responsabilità che talvolta hanno di occultamento, occultamento e complicità”. Cuatrecasas ha anche voluto esprimere la sua gratitudine ai media per il loro lavoro. “Va evidenziato perché crediamo che sia importante rendere visibili i danni causati, affinché il resto della popolazione sia consapevole di questo problema”.

    Miguel Hurtado, che ha scoperto gli abusi nell’abbazia di Montserrate promosso una raccolta di firme per ampliare la prescrizione dei reati pedofili, è duro: “L’ostruzionismo della Chiesa spagnola nello svolgimento di un’indagine indipendente ed esaustiva sugli abusi, e il suo rifiuto di risarcire le vittime, mette seriamente in dubbio la vostra effettiva disponibilità per apportare modifiche. La Chiesa spagnola non può indagare su se stessa, essere giudice e parte. Finora, le poche indagini interne in Spagna sono state un esercizio di imbiancatura per l’istituzione. Si sostiene che il problema siano alcune mele marce e non l’insabbiamento portato avanti da decenni”. A suo avviso, “nel nostro Paese ci sono state gravi violazioni dei diritti umani, in modo generalizzato e sistematico, non solo nella Chiesa. Spetta allo Stato agire, cosa che fino ad oggi si è rifiutato di fare”. Per questo si propone di approvare l’imprescrittibilità penale nei reati di pedofilia; garantire che le vittime possano ottenere un risarcimento nella giustizia civile “senza dover chiedere l’elemosina ai vescovi”; e creare una commissione statale d’inchiesta sugli abusi, sul modello dell’Australia o della Gran Bretagna. “In Cile, il candidato Gabriel Boric si è impegnato nel suo programma per creare una commissione cilena per la verità. Qual è il governo più progressista della storia in attesa di agire in Spagna? seguendo il modello dell’Australia o della Gran Bretagna. “In Cile, il candidato Gabriel Boric si è impegnato nel suo programma per creare una commissione cilena per la verità. Qual è il governo più progressista della storia in attesa di agire in Spagna? seguendo il modello dell’Australia o della Gran Bretagna. “In Cile, il candidato Gabriel Boric si è impegnato nel suo programma per creare una commissione cilena per la verità. Qual è il governo più progressista della storia in attesa di agire in Spagna?

    In Spagna nessuna istituzione ha fatto nulla in questi anni per indagare sugli abusi nella Chiesa, e quasi tutte le parti tacciono. Solo in Navarra la Provincia e il Parlamento hanno preso iniziative ed è in corso uno studio dell’Università Pubblica di Navarra per verificare il numero dei casi. Anche in Catalogna, il Sindic de Greuges, il difensore civico regionale, ha preparato una relazione con raccomandazioni al Parlamento. Ma nient’altro.

    Gemma Varona, dottoranda di ricerca permanente presso l’Istituto di Criminologia dell’Università dei Paesi Baschi, sottolinea innanzitutto “una cosa ovvia: nessuna istituzione ha fatto questo lavoro, doveva essere un mezzo di comunicazione”. Varona è uno degli autori del primo studio accademico sulla pedofilia nella Chiesa spagnola, presentato lo scorso giugno, e ritiene che “dopo tanti anni, il livello di sfiducia delle vittime sia alto”. “Dovranno guadagnarsi la loro fiducia e l’unico modo è garantire un’indagine indipendente, la Chiesa non può essere giudice e parte ancora, deve essere fatta da professionisti e con trasparenza. Lo stesso processo investigativo, svolto con onestà, può già essere riparatore per le vittime. Che abbiano voce, controllo e partecipazione. Quello che non può essere è che questo processo crei di nuovo false aspettative”. L’esperto vuole ora ricordare le prime vittime che sono venute alla luce sui media per denunciare gli abusi, perché lo hanno fatto da sole, “hanno avuto un costo elevato e hanno fatto da pioniere a molte cose”.

    Il caso più antico nel rapporto EL PAÍS risale al 1943, e il più recente, al 2018. Tutti sono inediti, tranne 13 già pubblicati, che sono stati inclusi perché sono sorte nuove denunce contro questi chierici. Se quei 251 si aggiungono a quelli che erano già noti fino ad ora e che questo giornale ha contato, unico record esistente in Spagna in assenza di dati ufficiali da parte della Chiesa o delle autorità, ammontano ad almeno 602 casi – ognuno si riferisce a un imputato – e 1.237 vittime dagli anni ’30. Tuttavia, sono stati applicati i criteri più restrittivi e, secondo le testimonianze raccolte, potrebbero essere migliaia.

    Dopo aver appreso del rapporto EL PAÍS, Papa Francisco e Omella hanno avuto una conversazione. Il Vaticano, come fa di solito quando le denunce sono così numerose e non appartengono a un solo ordine, diocesi o abusatore specifico, supervisionerà attraverso la Congregazione per la Dottrina della Fede l’intero processo svolto dalla CEE. La Roma aspetterà risultati, che secondo il suo stesso codice, dovrebbero arrivare in non più di tre mesi.

    Se sei a conoscenza di un caso di abuso sessuale che non ha visto la luce del giorno, scrivici con la tua denuncia a abusos@elpais.es

    https://elpais.com/sociedad/2021-12-19/el-vaticano-manifiesta-la-cercania-del-papa-a-las-victimas-de-pederastia-tras-la-apertura-de-la-primera-gran-investigacion-en-espana.html

  • Come il pesce, l’indagine vaticana in Spagna puzza dalla testa

    Come il pesce, l’indagine vaticana in Spagna puzza dalla testa

    Come il pesce – di Francesco Zanardi – Il quotidiano spagnolo EL PAIS annuncia che attraverso il suo corrispondente Daniel Verdù, ha consegnato nelle mani del papa una sorta di dossier “Spotlight spagnolo” di 385 pagine, che dettagliano 251 casi riferiti al periodo tra il 1943 e il 2018. Un arco temporale importante, ma che proprio per questo fa sorgere alcune perplessità, sopratutto sui silenzi della Spagna e del suo Governo, che come quello italiano – controcorrente al resto d’Europa – “delega” le indagini anziché alla magistratura o agli organi competenti e super partes dello Stato , a chi invece per anni li ha insabbiati e che oggi, probabilmente per paura di un secondo esito CIASE, con tutti i conflitti d’interesse del caso, corre ai ripari trasformandosi forse per spirito natalizio, da carnefice in improbabile buon samaritano.

    La critica della Rete L’ABUSO vuole essere costruttiva e per nulla un attacco alla lodevole iniziativa, non si può però non chiedersi perché consegnare queste informazioni al Vaticano, che molto probabilmente le ha già in gran parte nei suoi archivi, e perché non al Governo, chiedendo di istituire una commissione indipendente che faccia chiarezza ?

    D’altra parte 250 casi in più di 70 anni sono il segno che si è toccata appena la punta dell’iceberg e c’è parecchio di più da indagare.

    Basta pensare che nella sola Australia risultarono responsabili di abusi sui minori lo stesso numero di sacerdoti, 250, ma l’Australia ha anche un organico di soli 3.100 preti, mentre la Spagna ne ha all’incirca 25.000, ben 3000 in più della Francia. La metà di quelli in organico nella sola penisola italiana, che a differenza dei 250 documentati in Spagna in settanta anni, qui in soli quindici, ne conta più di trecento, di cui ben 160 condannati in via definitiva dallo Stato. Casi di cui però la stampa italiana non parla. Una pandemia, sia nella sua unicità che nei silenzi di CEI e Vaticano.

    È la stessa coerenza dei dati sistematicamente emersi dalle commissioni di inchiesta indipendenti in tutto il mondo a dire che quel dato lodevole ma insufficiente, va indagato ulteriormente, ovvero approfondito seriamente e non da una istituzione non credibile e colma di conflitti di interesse come la chiesa. Anche per sua stessa tutela!

    Purtroppo riteniamo disastroso qualora questa indagine di natura giornalistica, se pur lodevole, non si evolvesse in direzione di una indagine governativa, limitandone così la risposta della chiesa spagnola al solo dato emerso giornalisticamente e non dagli inquirenti o dalle informazioni a loro fornite dalle gerarchie, ma da quel poco che malgrado lo sforzo, la stampa ha potuto acquisire.

    Verrebbe sconvolto persino lo stesso ruolo dei media, che hanno dovere di informare, fare inchieste giornalistiche, ma in questo caso sostituirebbero l’organo giudicante, a ulteriore danno per le vittime, che mai potranno portare in un’aula giudiziaria articoli di giornale, per quanto veritieri e dettagliati.

    F.

  • Pedofilia, il Vaticano apre l’inchiesta sugli abusi in Spagna grazie al dossier consegnato da “El País” al Papa

    Pedofilia, il Vaticano apre l’inchiesta sugli abusi in Spagna grazie al dossier consegnato da “El País” al Papa

    C’è voluto il lavoro approfondito, minuzioso, di un gruppo di reporter di El País per rompere il muro di omertà di fronte agli abusi sessuali su minori commessi da religiosi e laici della Chiesa spagnola negli ultimi decenni. Per scongiurare il rischio di nuovi insabbiamenti, il ricco dossier – 385 pagine che dettagliano 251 casi riferiti al periodo tra il 1943 e il 2018 – è stato consegnato personalmente al Papa dall’inviato del quotidiano, il corrispondente da Roma Daniel Verdú, sul volo che portava il pontefice per l’ultima missione in Grecia e Cipro, all’inizio del mese di dicembre.
    La risposta di Francesco è stata quasi immediata: ha trasmesso la documentazione alla Congregazione per la Dottrina della fede, incaricata di coordinare le indagini su tutti i casi di pedofilia nel mondo cattolico. Ma una copia del rapporto è stata consegnata da El País anche al cardinale Juan José Omella, l’arcivescovo di Barcellona che presiede la Conferenza episcopale spagnola, un fedelissimo di Bergoglio che ha impresso una svolta nella gestione della curia locale.
    Il lavoro d’indagine di El País, avviato nel 2018 sulla falsariga dell’inchiesta condotta dal team investigativo Spotlight del Boston Globe, premiato con il Pulitzer e divenuto celebre grazie al film premio Oscar di Tom McCarthy, ha permesso di creare una banca dati, finora inesistente, su tutti i casi di abusi finora conosciuti, con l’indicazione, provincia per provincia, di tutti i membri del clero e di tutte le istituzioni religiose coinvolte. Al momento, sono coinvolte 31 diocesi e 31 ordini religiosi, ma l’archivio è in costante aggiornamento anche perché il quotidiano ha messo a disposizione un indirizzo e-mail – abusos@elpais.es – per le segnalazioni. Ed è proprio grazie a questa iniziativa che molte vittime, anche a decenni di distanza, hanno deciso di parlare, di raccontare l’incubo vissuto durante l’adolescenza.

    L’inchiesta che rischia di terremotare la Chiesa spagnola

    Le storie vengono verificate, una ad una, e inserite nel dossier quando siano stati raccolti elementi sufficienti a indicarne la veridicità, prendendo in considerazione solo le testimonianze dirette di vittime e testimoni. Cosa che spesso accade con relativa facilità, perché in molti istituti religiosi gli abusi e le violenze – troppo a lungo insabbiati – erano un secreto a voces, nel senso che tutti ne conoscevano l’esistenza ma nessuno faceva niente per fermarli.
    I 251 casi indicati dal quotidiano, sommati a quelli che si conoscevano fino ad ora (in parte anche frutto delle inchieste di altri media spagnoli) portano al momento a una cifra totale di 602, ciascuno con riferimento diretto a un religioso coinvolto, per 1.237 vittime complessive. Un numero destinato probabilmente a moltiplicarsi – potrebbero essere parecchie migliaia – anche perché stanno emergendo testimonianze secondo cui molti professori abusavano non di un solo alunno ma di un’intera classe.
    Di fronte a queste denunce, che potrebbero essere solo la punta di un iceberg di uno scandalo molto più ampio, Francesco ha deciso di intervenire prontamente. E in risposta alle domande formulate da El País, la Santa Sede ha confermato questa mattina che il Papa vuole manifestare la sua “attenzione e vicinanza” alle vittime della pedofilia “con le parole, le preghiere e i gesti”. Gesti che potrebbero provocare un terremoto nella Chiesa spagnola, visto l’impressionante numero di prelati coinvolti nell’insabbiamento degli abusi.
    In alcuni casi le storie erano a conoscenza della gerarchia che copriva i responsabili, in altri i religiosi coinvolti venivano trasferiti, a volte anche all’estero, per sottrarli alla possibile azione della giustizia. El País ne elenca 25 con nome e cognome. E ci sono alcune delle figure di maggior spicco della Chiesa spagnola degli ultimi decenni. A cominciare dall’ex arcivescovo di Madrid ed ex presidente della Conferenza episcopale, Antonio María Rouco Varela, vicinissimo a Benedetto XVI, e gli ex arcivescovi di Barcellona, Ricard Maria Carles e Lluís Martínez Sistach.
    https://www.repubblica.it/esteri/2021/12/19/news/pedofilia_il_vaticano_apre_l_inchiesta_sugli_abusi_in_spagna_grazie_al_dossier_consegnato_da_el_pai_s_al_papa-330832348/
  • Abusi e sfruttamento delle suore, le denunce già dal 2018 ma nella Chiesa non è cambiato nulla. Nonostante i richiami di Papa Francesco

    Abusi e sfruttamento delle suore, le denunce già dal 2018 ma nella Chiesa non è cambiato nulla. Nonostante i richiami di Papa Francesco

    Le denunce delle suore che in convento subiscono abusi di potere, di coscienza e sessuali dalle loro superiore sono ormai tante. Ma cosa è stato fatto in concreto dalle istituzioni ecclesiastiche per porvi rimedio? Nulla o comunque troppo poco, soprattutto se si considera che questo tema non è più un tabù già da alcuni anni. La prima denuncia arrivò, nel marzo 2018, con un articolo di Marie-Lucile Kubacki pubblicato su L’Osservatore Romano, all’epoca diretto da Giovanni Maria Vian, sulle religiose sfruttate come domestiche da cardinali e vescovi, soprattutto all’interno della Curia romana. Papa Francesco, durante una riunione dei capidicastero, chiese di non trattare più le suore come serve, ma di assumere delle domestiche o dei domestici laici, indicando come esempio un porporato che da sempre ha una donna che tiene pulita e in ordine la sua casa e provvede ai suoi pasti quotidiani. Parole finora cadute nel vuoto.

    Un anno dopo, nel febbraio 2019, la professoressa Lucetta Scaraffia, sul mensile al femminile del quotidiano del Papa, Donne Chiesa Mondo, scrisse degli abusi subiti dalle religiose. A distanza di quasi tre anni da quella denuncia lo scenario, a dir poco inquietante, non è per nulla cambiato come dimostrano le numerose testimonianze di suore abusate pubblicate nel recente libro Il velo del silenzio (San Paolo) di Salvatore Cernuzio, vaticanista di Vatican News. Lo stesso Bergoglio, ricevendo recentemente in udienza i partecipanti alla plenaria della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, il dicastero della Santa Sede che si occupa dei religiosi, ha di fatto certificato che ancora nulla è stato fatto in risposta alle tante denunce di queste violenze.

    “Nel discernere e nell’accompagnare – ha spiegato il Papa – ci sono alcune attenzioni da tenere sempre vive. L’attenzione ai fondatori che a volte tendono ad essere autoreferenziali, a sentirsi gli unici depositari o interpreti del carisma, come se fossero al di sopra della Chiesa. L’attenzione alla pastorale vocazionale e alla formazione che si propone ai candidati. L’attenzione a come si esercita il servizio dell’autorità, con particolare riguardo alla separazione tra foro interno e foro esterno, tema che a me preoccupa tanto, alla durata dei mandati e all’accumulo dei poteri. E l’attenzione agli abusi di autorità e di potere. Su questo ultimo tema ho avuto in mano un libro di recente pubblicazione, di Salvatore Cernuzio sul problema degli abusi, ma non degli abusi eclatanti, sugli abusi di tutti i giorni che fanno male alla forza della vocazione”.

    Come prevenire tutto ciò? Il gesuita padre Giovanni Cucci, che nel luglio 2020 ha scritto accuratamente di questo tema su La Civiltà Cattolica, ha indicato alcune strade percorribili. Per il religioso “dare alle vittime di abusi la possibilità di far sentire la loro voce è stato un altro passo decisivo perché le autorità prendano posizione, fino ad attuare programmi di prevenzione a livello di tutta la Chiesa. Il polverone sollevato dai media circa gli abusi sessuali dei preti, nonostante la sofferenza al riguardo, ha contribuito anche a creare una differente sensibilità al problema; in maniera analoga, pubblicando le testimonianze si spera che tale attenzione possa riguardare anche gli abusi di autorità e di coscienza, smascherando atteggiamenti ingannevoli e non in linea con i valori della vita religiosa, pur proclamati a parole. Tutto questo per mettere in atto passi concreti nei confronti di chi soffre e ha sofferto”.

    Il sacerdote è, infatti, convinto che “parlare del problema è già un passo verso la guarigione, che richiede un clima di attenzione, accoglienza, ascolto, e persone preparate a questo difficile compito. A volte occorrono anni perché la vittima possa dire, a sé stessa prima che ad altri, la gravità di ciò che ha subito, e ne occorrono altrettanti (o forse più) per ‘rimettere insieme i pezzi’, tacitare i sensi di colpa (molto presenti nell’abuso) e ricollocare al giusto posto il ruolo, il potere e la responsabilità di chi ha abusato. Ma questo è solo un primo passo e ne richiede altri, altrettanto importanti, perché le vittime, in particolare le religiose costrette a uscire per gravi motivi di coscienza, possano usufruire delle possibilità di reinserimento in un nuovo ambiente. Oltre a essere un dovuto atto di giustizia, ciò rappresenta un esempio concreto di attenzione e accoglienza della sofferenza di queste persone, che desiderano in molti casi continuare la loro vita di consacrate. Per attuare un cambio di mentalità è indispensabile introdurre esplicitamente nel percorso formativo il tema della prevenzione degli abusi (nelle sue varie forme) e l’accompagnamento delle vittime”.

    Twitter: @FrancescoGrana

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/12/19/abusi-e-sfruttamento-delle-suore-le-denunce-gia-dal-2018-ma-nella-chiesa-non-e-cambiato-nulla-nonostante-i-richiami-di-papa-francesco/6426370/

  • UN ANNIVERSARIO DI PROMESSE DISATTESE

    UN ANNIVERSARIO DI PROMESSE DISATTESE

    Sono passati circa tre anni da quando il Santo Padre nel “discorso alla Curia Romana per gli auguri di Natale” (venerdì 21 dicembre 2018) trattò il tema degli abusi sui minori da parte di sacerdoti e religiosi/e con parole molto forti, delle quali riporto alcuni passaggi:

    “sia chiaro che dinanzi a questi abomini la Chiesa non si risparmierà nel compiere tutto il necessario per consegnare alla giustizia chiunque abbia commesso tali delitti. La Chiesa non cercherà mai di insabbiare o sottovalutare nessun caso. … Invece io vorrei ringraziare vivamente quegli operatori dei media che sono stati onesti e oggettivi e che hanno cercato di smascherare questi lupi e di dare voce alle vittime. Anche se si trattasse di un solo caso di abuso – che rappresenta già di per sé una mostruosità – la Chiesa chiede di non tacere e di portarlo oggettivamente alla luce, perché lo scandalo più grande in questa materia è quello di coprire la verità.

    … Anche le vittime, ben scelte dai loro predatori, spesso preferiscono il silenzio e addirittura, in balia della paura, diventano sottomesse alla vergogna e al terrore di essere abbandonate.”

    Dispiace prendere atto che a tre anni di distanza tali parole, apparentemente profonde e impegnative, risultano non solo inefficaci ma pure non veritiere, come pure quelle pronunciate successivamente dal Papa, dai membri della Congregazione della Fede e dai Vescovi italiani su tali argomenti.

    Questo fa intuire come la comunicazione del Papa, e della Chiesa, soffra dei limiti di tante agenzie di comunicazione, ovvero studiare dei messaggi per tranquillizzare gli utenti, soprattutto i cattolici, di fronte alle notizie degli scandali, senza preoccuparsi di darne continuità e concretezza.

    Infatti, in questi tre anni, la piaga degli abusi sui minori negli ambienti della Chiesa Cattolica ha continuato a crescere in tutto il mondo, come attestano le testimonianze e le denunce apparse nei mass media.

    Quello che pone diversi dubbi in tanti cittadini è la superficialità con cui il Papa e il suo team della comunicazione danno per scontato che quanto loro trasmettono sia accolto senza contraddizione. In realtà molte persone ormai ascoltano tali proclami come parole rivestite di inganno, sapendo che provengono da un’Istituzione che si basa più sulla necessità di potere che sulla coerenza con i valori rappresentati. Sembra la favola del “Re nudo”: un pontefice convinto che con il suo team possa mostrarsi con le vesti di un’Istituzione esemplare quando in realtà appare la nudità di messaggi sterili e incoerenti.

    E questo spiace perché va a scapito di tutti quei sacerdoti, religiosi e religiose che in ogni parte del mondo continuano a rendere concreto il messaggio del Vangelo traducendo in azioni i valori cristiani fondanti, quali la solidarietà, la carità, la misericordia, la speranza, la fiducia, la verità, la giustizia … E ringraziamo che ci sono questi uomini che con umiltà cercano di mettere in pratica il Vangelo.

    Purtroppo quello che emerge di più agli occhi degli uomini del mondo non sono le testimonianze di questi sacerdoti, religiosi/e impegnati negli angoli più disparati dell’umanità bensì i proclami del Papa e i riverberi della sua comunicazione, in contrasto con i fatti che quasi quotidianamente vengono annunciati dai mass media di abusi sui minori in ambienti della Chiesa Cattolica. In Italia, inoltre, le misure di contrasto agli abusi sui minori all’interno della Chiesa sono state rese ancor più invalicabili con la creazione delle commissioni diocesane, che si stanno rivelando come la costruzione di una nuova forma di struttura ecclesiastica per potere gestire il controllo assoluto sui nuovi casi di pedofilia. Questo fatto e il continuare a garantire in Italia il segreto dei Vescovi, inerente alle informazioni che hanno di abusi sui minori (vd. art. 4 Concordato Stato/Chiesa), sono chiari segnali di una Chiesa Istituzione che non solo ha fatto promesse false ma ha reso ancor più blindato il suo modo di controllare il problema degli abusi sui minori.

    Alla luce di queste affermazioni, prendendo spunto dalla preghiera scritta dalla Cei in occasione della giornata per le persone vittime di abusi nella Chiesa Cattolica, riscrivo tale preghiera pensando alle persone abusate che ho incontrato e di cui ho ascoltato il dolore profondo che hanno nell’anima.

    LA PREGHIERA

    Ti consegniamo la nostra sofferenza

    Padre, fonte della vita, con umiltà ti consegniamo gli abusi che ci hanno fatto i membri della Chiesa Istituzione, abusi che hanno creato sofferenza e a tanti di noi hanno rovinato l’esistenza.

    Signore Gesù, Figlio venuto a rivelare la misericordia del Padre, ti affidiamo tutti coloro che hanno provocato abusi di potere, spirituali e di coscienza, fisici e sessuali, perché si rendano conto del male generato.

    Ti affidiamo anche i responsabili della Chiesa istituzionale, Papa e Vescovi, illuminali affinché comprendano che tante loro promesse di impegno rimangono parole al vento per imbonire i fedeli se non sono accompagnate da reali azioni di indagine, favorendo l’accesso alle autorità competenti ai documenti sugli abusi che i Vescovi conservano segretati nelle Curie.

    Spirito Santo, fuoco di amore, ti preghiamo per le nostre comunità ecclesiali, chiamate ad impegnarsi in un discernimento profondo sulle proprie omissioni e inadempienze: abbiano cristiani coraggiosi e responsabili per rompere quelle catene di potere tra Chiesa Istituzione e Stato italiano, affinchè non sia nascosta la ricerca della verità e offuscata la ricerca della giustizia. Che le commissioni diocesane italiane per il contrasto agli abusi siano formate non solo da persone allineate con i vertici ecclesiastici ma ci sia il coraggio di coinvolgere chi ha vissuto gli abusi e/o ha avuto il coraggio della denuncia.

    Trinità Santa, fonte di comunione e di tenerezza, muovi le menti e i cuori del Papa, dei Vescovi e dei sacerdoti per spezzare le catene della violenza e della colpa create dalle connessioni di potere, squarcia i silenzi imposti ai giornalisti e a quanti stanno cercando la verità affinché siano ascoltate veramente le grida di dolore delle vittime di abusi e delle loro famiglie. Dona coraggio agli avvocati, ai giudici, alle autorità di indagine e alle persone impegnate nella giustizia sugli abusi perché possa esserci verità fino in fondo, perché davvero ci sia un cammino nella via della giustizia e della riparazione, affinché anche dal buio della terra, minacciata dal peccato, ma avvolta dalla luce della Pasqua, germoglino semi di guarigione e di rinascita. Perché la vita del Regno si manifesti in noi. Amen.

    M. S.

  • Abusi in Francia: rapporto Sauvé sotto attacco. Ma i vescovi lo difendono

    Abusi in Francia: rapporto Sauvé sotto attacco. Ma i vescovi lo difendono

    40897 PARIGI-ADISTA. Ha suscitato molte reazioni, in Francia, il documento di 15 pagine con cui otto membri dell’Accademia cattolica di Francia – creata nel 2009 per garantire una migliore visibilità della «produzione intellettuale collegata (…) al cattolicesimo» – hanno attaccato duramente, su un piano metodologico e di contenuti, l’ormai famoso Rapporto Sauvé elaborato dalla Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa (Ciase; v. Adista Notizie n. 43/21). Il documento, concepito come testo riservato ma diffuso da La Croix e da Le Monde, è stato inviato al presidente dei vescovi francesi mons. Eric de Moulins-Beaufort – anch’egli membro dell’Accademia – e a papa Francesco, tramite il nunzio apostolico in Francia mons. Celestino Migliore; oltre a mettere in dubbio la veridicità delle cifre presentate nel Rapporto – in particolare il numero stimato di 330.000 vittime – esso sfida «la responsabilità sistemica» della Chiesa e lancia un allarme sulle proposte di riforma avanzate dalla Ciase, che andrebbero oltre il ruolo della commissione minacciando la «natura spirituale e sacra» della Chiesa. Benché sia firmato anche dal presidente, dal vicepresidente e dal segretario, non si pone come documento ufficiale dell’Accademia, ma ciò non è bastato ad attenuare reazioni e polemiche inevitabili dal momento che questo testo non fa che formalizzare una protesta capillare espressa soprattutto in ambienti conservatori fin da quando il rapporto Sauvé è stato pubblicato, il 5 ottobre, e che riguarda in gran parte il numero stimato di vittime di abusi sessuali nella Chiesa e il metodo di estrapolazione impiegato per ottenerlo. Ne parlano a più riprese il sito Salon beige, e il mensile La Nef, entrambi di tendenza tradizionalista. Ma il disagio per i dati scomodi del Rapporto serpeggia anche tra alcuni vescovi che tentano di derubricarlo mettendone in dubbio il metodo matematico che ha portato ai dati: «Questo resoconto non è ancora il Quinto Vangelo», contestava su La Croix (27/11) un vescovo anonimo, accusando il lavoro della Ciase di essere «troppo emotivo: ci aspettavamo un rapporto giuridico, non lo è affatto».

    Suor Véronique Margron: il numero di vittime non cambia

    Il carattere sistemico dell’abuso

    Intanto, un primo risultato del documento, immediato, è stato l’annullamento da parte del Vaticano della visita di Jean-Marc Sauvé – presidente della Ciase – e dei membri della Commissione prevista a Roma per il 9 dicembre. Ma non è stato l’unico: a catena, si è registrata una serie di dimissioni dall’Accademia: lo stesso de Moulins-Beaufort, poi suor Véronique Margron, presidente della Conferenza dei religiosi e delle religiose francesi (Corref) e Isabelle de Gaulmyn, caporedattrice del quotidiano La Croix per stare ai nomi resi pubblici, oltre ad altri di cui non è nota l’identità.

    Nessuno ritiene il Rapporto Sauvé un testo rivelato, reagisce suor Margron: «Che una critica al rapporto Ciase sia possibile è evidente», afferma su La Croix (27/11): «Tutti possono criticarlo, interpretarlo, porre domande». «È necessario che gli intellettuali si pongano queste domande, ma non in questo tono e, soprattutto, senza dibattito interno. Jean-Marc Sauvé è lui stesso un membro dell’Accademia cattolica e non è stato interpellato, non è possibile!». «La correzione intellettuale e umana occorreva cercarla a monte, perché fosse fruttuosa», commenta Margron. E un incontro per rendere conto della relazione davanti ai colleghi dell’Accademia, il 15 ottobre, è stato annullato a tempo indeterminato, poco dopo che Sauvé lo aveva accettato.

    Véronique Margron deplora «le insinuazioni di questo documento, che implicano che il Rapporto della Ciase vorrebbe danneggiare la Chiesa, e che la Conferenza episcopale e la Corref si sarebbero lasciati ingannare…». Non è difficile, spiega, percepire il carattere sistemico degli abusi nella Chiesa, «non appena ascoltiamo le vittime. Che si parli della proiezione, che si tratti di 200.000 vittime stimate anziché di 300.000 o 400.000, non cambia nulla… La dimensione sistemica è dovuta al fatto che gli aggressori hanno potuto attaccare per trenta, anche quarant’anni, che erano coperti dalla gerarchia, e che a volte anche questa è diventata complice».

    Mons. De Moulins-Beaufort: le decisioni prese a Lourdes sono un servizio alla vita

    Non poteva non intervenire anche il presidente dei vescovi francesi (La Croix 29/11). «È importante capire che non è tanto di fronte alle cifre schiaccianti stabilite dalla Ciase e che alcuni discutono che i vescovi hanno deciso di assumersi la responsabilità istituzionale della Chiesa e di parlare della dimensione sistemica. Queste cifre sono state per noi un’indicazione. È ascoltando le vittime, quelle di cui ha ricevuto la testimonianza la Ciase quelle che abbiamo incontrato, l’una e l’altra, per anni, che abbiamo fatto progressi». «Abbiamo deciso come pastori, responsabili della Chiesa e della sua missione ricevuta da Cristo, di riconoscere senza cautela giuridica o economica la responsabilità della Chiesa, perché il male è stato commesso dai ministri di Cristo e gli esseri umani sono stati colpiti nel profondo della loro corpo, anima e spirito». Un male, riconosce il vescovo, «raddoppiato dalla complessiva incapacità del corpo ecclesiale o della società ecclesiale di individuarlo, comprenderlo, prestargli attenzione, denunciarlo. C’è stato un fallimento dell’istituzione nell’ascolto, nel sostegno e nella protezione dei più giovani e delle vittime»; «Noi vescovi, attraverso le decisioni prese a Lourdes e l’istituzione dell’organismo nazionale indipendente di riconoscimento e riparazione, abbiamo scelto di servire la vita», dopo aver ricevuto le conclusioni della Ciase «per quello che sono: un lavoro che dobbiamo prendere sul serio e che indica possibili percorsi di rinnovamento per la nostra Chiesa».

    De Moulins-Beaufort conclude con una considerazione amara sull’annullamento della visita di Sauvé in Vaticano, del quale si dice «deluso». Ma decide elegantemente di farsi bastare la giustificazione ufficiale data da Roma, a dispetto di quanto ipotizzato dai media sulle motivazioni reali: «La prefettura della Casa Pontificia aveva il dovere di alleggerire il programma del papa al ritorno dal suo viaggio pastorale in Grecia e a Cipro. Mi basta questa spiegazione: il Santo Padre non va in Grecia per visite turistiche e, nella sua vecchiaia, il mio augurio è che Dio lo lasci a lungo ancora lucido, attivo ed esigente con tutti».

    Jean-Marc Sauvé: attendo un Rapporto dell’Accademia cattolica sugli abusi

    «Mi aspettavo attacchi contro il rapporto Ciase e quindi non sono sorpreso», è la reazione di Sauvé, intervistato da La Croix (27/11). «Prevedevo che arrivassero prima, molto forti, in particolare dagli ambienti tradizionalisti. Sono venuti dall’Accademia Cattolica». Anche Sauvé riconosce la legittimità della critica («l’ho scritto nella prefazione»), ma «provo sentimenti di tristezza e persino di dolore, perché io stesso sono membro di questa Accademia. Le regole del giusto processo e della semplice fraternità avrebbero potuto giustificare uno scambio preventivo, se non un contraddittorio. Nulla di ciò che è accaduto è stato elegante o leale, anche se nutro un grande rispetto per i firmatari». Anche il messaggio (segreto) con il quale è stato trasmesso a Roma il documento «è un tessuto di attacchi velenosi accompagnati da un’ingiunzione alla Chiesa di non fare nulla «sia in termini di riparazione morale e risarcitoria, sia in termini di cambiamento di comportamento o di regole, se la verità oggettiva non è stabilita», riferisce Sauvé.

    Si tratta di un’ingiunzione «particolarmente fuori luogo in considerazione delle decisioni già prese dalla Chiesa e della modestia delle argomentazioni di questi membri dell’Accademia. È anche un insulto alle vittime. I firmatari di questo testo hanno agito secondo il peggio di una certa cultura cattolica, vale a dire in segreto, senza contraddittorio e previa segnalazione alle autorità», commenta con amarezza Sauvé. Lo scopo di questa mossa? «Far sì che la Chiesa sfugga a compensi dolorosi, riforme necessarie e di vasta portata. I firmatari di questo testo suggeriscono che il rapporto Ciase è guidato da un’agenda ideologica, che ribalta e distorce completamente le cose. In realtà, è per squalificare le nostre conclusioni irritanti che gli autori cercano di destabilizzare il nostro Rapporto». Tre le vittime del documento dell’Accademia, che Sauvé indica: la Chiesa («attaccata frontalmente perché ha preso decisioni coraggiose creando la Ciase, lasciandole piena libertà, per poi prendere decisioni inedite a novembre»), i sopravvissuti agli abusi («negati, disprezzati e presi in ostaggio nonostante alcune precauzioni retoriche») e il servizio della verità. Infine, la stessa Accademia che sta affrontando un’ondata di dimissioni senza precedenti. A breve, una «confutazione il più completa e precisa possibile del documento dell’Accademia Cattolica», ma anche l’invito all’Accademia «a intraprendere senza indugio, con tutte le garanzie scientifiche richieste, uno studio sulla violenza sessuale nella nostra società e nella Chiesa cattolica in particolare. Aspetto con serenità i suoi risultati»

    https://www.adista.it/articolo/67153?fbclid=IwAR0J7XANUloOsoym9BTjt7vO2YtIH7AcAsQxFyX9TRaN0VItnUtnZOJPbus

  • In Italia la lotta agli abusi sessuali nella Chiesa ha ancora molta strada da fare

    In Italia la lotta agli abusi sessuali nella Chiesa ha ancora molta strada da fare

    Nonostante siano state messe in atto strutture di ascolto delle vittime, il tema dei crimini sessuali è ancora largamente tabù in Italia ed è molto difficile promuovere la consapevolezza di una rivoluzione culturale. Lavori come quello della Commissione Indipendente sugli Abusi nella Chiesa (Ciase) non si presentano ancora per domani.

    Con il nostro corrispondente a Roma, Éric Sénanque

    Francesco Zanardi, abusato da un prete durante la sua infanzia, presiede la Rete L’Abuso, la principale associazione delle vittime dei preti pedofili nella penisola italiana. Ha letto con attenzione le conclusioni della Commissione Sauvé, ma secondo lui c’è ancora molta strada da fare per spostare le linee. ” Stiamo ancora aspettando in Italia una commissione per indagare sulla Chiesa”, si rammarica. L’Italia è davvero uno dei paesi più indietro quando si tratta di agire, ma probabilmente è perché abbiamo il Vaticano in casa! Da anni Francesco deplora la mancanza di volontà della Chiesa cattolica italiana di affrontare efficacemente la tragedia dei crimini pedofili.

    ” Non partiamo dalla stessa base “

    Per lo storico della Chiesa Massimo Faggioli, affrontare la dolorosa questione degli scandali sessuali nella Chiesa come ha fatto la Francia è tutt’altro che certo, perché la società italiana non è ancora pronta. “ Difficile immaginare una commissione come quella Sauvé in Italia. Non partiamo dalla stessa base. Il primo esempio è la mancanza di coraggio dei media per svolgere indagini di merito, il secondo è anche la mancanza di audacia della politica, della giustizia e delle forze dell’ordine che in Italia sono sempre state restie ad affrontare i casi di abuso “, spiega .

    La Chiesa italiana non resta però inattiva. In molte diocesi è stata costituita una rete nazionale con sportelli di ascolto e due anni fa la conferenza episcopale ha addirittura pubblicato “linee guida” per combattere la piaga degli abusi sessuali. Ma siamo ancora lontani dall’avere una Commissione qui come in Francia, fuori dal mondo ecclesiale, capace di portare alla luce decenni di soprusi e sofferenze.

  • Pregare costa meno, cinque minuti e ti lavi il crimine di dosso – Lettera aperta al Presidente della CEI

    Pregare costa meno, cinque minuti e ti lavi il crimine di dosso – Lettera aperta al Presidente della CEI

    Eccellenza Reverendissima,

    3000 sacerdoti cattolici in Francia hanno stuprato 216.000 bambini, se poi aggiungiamo l’indotto prodotto dall’omertà intorno alle parrocchie, arriviamo a circa 330.000.

    Restiamo pure ai soli 3000 sacerdoti ritenuti colpevoli di 216.000 stupri ai danni di bambini, se facciamo una media la matematica dice che ogni sacerdote ha stuprato 72 bambini. Ignoriamo per quante volte.

    Tutto ciò in Francia, su una base media di soli 22.000 sacerdoti, 3000 sono risultati stupratori di minori.

    Come Lei ben sa, in Italia la media dei sacerdoti è di circa 50.000 e, se la situazione è come in tutte le altre nazioni, troviamo sulla base dei religiosi, dati in linea come riconferma la commissione CIASE, Le chiedo: Lei crede di poter affermare che in Italia non serve una commissione di inchiesta perché il fenomeno è irrisorio ?

    Rispettosi per la giornata di preghiera dedicata alle vittime, le rammento che “la fede, senza le opere è morta” (Gc 2,26) e che “Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare“ (Matteo 18/6).

    Qui non serve pregare Eminenza, si deve indagare e si deve pagare, non solo economicamente con  l’indennizzo a chi ha subito, ma anche la pena per chi ha commesso. Non può bastare qualche minuto in una banale preghiera di scuse, e neppure una confessione, almeno che questa non sia davanti ad un Magistrato.

    Pertanto, se pur apprezziamo l’ennesima preghiera, rispettosamente, a nome dell’intera organizzazione italiana delle vittime sopravvissute agli abusi sessuali del clero Rete L’ABUSO, vittime dei più di 160 sacerdoti ritenuti responsabili in via definitiva in Italia, e degli altri più di 150 attualmente denunciati non Le nascondiamo che avremmo preferito dalla CEI, la proposta di un atto concreto e responsabile, che risarcisse umanamente i sopravvissuti ed anche la Chiesa nel suo concreto pentimento, come accade negli altri paesi.

    Non ci sentiamo in coscienza di poter accettare il vostro omaggio, proprio mentre all’estero, anziché piantare la testa sotto la sabbia come sta facendo la Conferenza Episcopale Italiana, le conferenze episcopali indagano e vendono i loro immobili per indennizzare le vittime.

    Per cui Monsignor Gualtiero Bassetti, ci comprenda del perché non possiamo accettare da Voi un simile, ennesimo atto di vigliaccheria, come qualcosa di positivo, proveniente da un sano e sincero pentimento e non ipocrita, totalmente inutile sia per la prevenzione che per la causa, sia per una possibile rivalutazione della Chiesa italiana, ad oggi decisamente non alla portata dei bambini.

    Con ossequio

    Il Portavoce

    Francesco Zanardi

  • Abusi nella Chiesa: l’ipocrisia della “Giornata per le vittime”

    Abusi nella Chiesa: l’ipocrisia della “Giornata per le vittime”

    In molti Paesi d’Europa, commissioni di inchiesta indipendenti hanno lavorato strenuamente per portare alla luce la portata reale, o almeno verosimile, del fenomeno degli abusi sessuali perpetrati dal clero. È accaduto in Germania, e prima ancora nella cattolica Irlanda, in cui dopo nove anni di indagini, nel 2009, ha visto la luce il Rapporto Murphy; è accaduto in Francia, con la Commissione guidata da Jean Marc Sauvé, i cui risultati sono stati pubblicati il mese scorso. Un’inchiesta è stata commissionata in Svizzera all’Università di Zurigo, il Portogallo si è avviato su una strada analoga, persino in Polonia un’indagine è stata compiuta, benché parziale, e in Spagna, dove l’episcopato si è sempre detto contrario alla creazione di commissioni sulla pedofilia, il tema ha cominciato a fare capolino nel discorso del card. Omella in apertura dell’assemblea plenaria d’autunno della Conferenza episcopale (11-19 novembre).

    E in Italia?

    In Italia tutto tace. A più riprese, soprattutto dopo la pubblicazione del Rapporto Sauvé, si sono diffuse petizioni per la creazione urgente di una Commissione d’inchiesta anche nel nostro Paese, ma per ora sono cadute nel vuoto. I vescovi italiani non sembrano disposti a indagare alcunché, ma in compenso non si risparmiano nei gesti formali e nella preghiera: il 18 novembre la Cei ha celebrato, in concomitanza con la Giornata europea per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale del Consiglio d’Europa, la prima Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi, istituita lo scorso marzo. Si sprecano le veglie di preghiera, le contrite richieste di perdono, le assicurazioni di accoglienza e ascolto come quella di mons. Lorenzo Ghizzoni, presidente del Servizio nazionale della Cei per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, che si ripara dietro alla considerazione che, in Italia, l’ondata di casi e denunce «noi non l’abbiamo avuta. Ma questo non dipende dal fatto che la Chiesa italiana stia spegnendo, trascurando o tacitando le vittime o le denunce». Per carità. La Chiesa italiana, assicura, si è mossa e per dimostrarlo sciorina tutta una serie di dati, misure, reti di referenti, offerte di numeri di telefono e e-mail che, secondo lui, faranno uscire «casi nuovi e del passato». Ma di una Commissione d’inchiesta che passi al setaccio archivi diocesani, parrocchiali, denunce, casi, trasferimenti sospetti, testimonianze di vittime, nemmeno l’ombra.

    Che tutto questo sia irricevibile lo ha detto chiaro e tondo a Savona la Rete L’Abuso di Francesco Zanardi con una pec di diffida al vescovo locale (“Non pregate per noi!”) in cui, a nome delle vittime di preti della diocesi che mai sono state ascoltate, rispedisce al mittente «qualunque iniziativa folcloristica o di preghiera così chiaramente disonesta nel pentimento», respingendo «sollecitamente le preghiere di un vescovo e di una comunità cattolica che non ha mai neppure accennato al pentimento, offerto riparazione o qualunque sorta di aiuto o sostegno, mostrandosi ogni volta invece irritata dalle richieste di giustizia delle vittime che con coraggio si sono mostrate».

    Qualsiasi iniziativa di preghiera legata all’iniziativa, non può che essere recepita «come falsa, strumentale ed a uso improprio non concesso della nostra immagine», afferma la rete L’Abuso; «sarebbe pertanto preferibile che la diocesi, umilmente ed unitamente alle altre sue realtà, istituisse una commissione di inchiesta indipendente che dia un reale e concreto senso di verità e giustizia».

    Sarebbe triste dover sperare che una spinta efficace possa arrivare da Oltralpe, da Jean-Marc Sauvé, che il 9 dicembre incontrerà papa Francesco; «Tra le piste di lavoro che noi proponiamo – ha detto alla Radio RCF – ce ne sono alcune che riguardano la Conferenza dei vescovi, altre che riguardano gli istituti e le congregazioni religiose, ma ci sono anche delle misure che riguardano direttamente il Papa e la Santa Sede. E la visita a Roma ci permetterà di sottolineare una serie di questioni che senza alcun dubbio riguardano il Papa».

    Noi riteniamo che se la Chiesa italiana vuole essere credibile sulla questione degli abusi, una commissione d’inchiesta indipendente sia imprescindibile e aggiungiamo che sarebbe auspicabile un’alleanza virtuosa tra vittime e media, tra vittime e giornalisti affidabili, di quelli che lavorano per dare voce proprio alle vittime, che cercano verità, cercano trasformazione e non sensazionalismo. Un’alleanza del genere potrebbe scuotere finalmente l’opinione pubblica cattolica, spesso intorpidita dagli episodici casi di cronaca, ma soprattutto diffidente quando si tratta di tirare dentro l’arena l’istituzione Chiesa. Per squarciare veli di ipocrisia e mostrare la nudità del re.

    https://www.adista.it/articolo/67068?

  • La Cei è l’unica a ignorare la pedofilia. Commissione d’inchiesta inesistente

    La Cei è l’unica a ignorare la pedofilia. Commissione d’inchiesta inesistente

    Quattro giorni fa la Conferenza episcopale portoghese (Cep) ha annunciato la creazione di una commissione nazionale incaricata di indagare su tutti gli episodi di abusi sessuali su minori e adulti vulnerabili commessi all’interno delle strutture diocesane e religiose portoghesi. Si tratta di un passaggio importante che segna una conferma della ricezione dei documenti di Papa Francesco contro la pedofilia.

    «Non abbiamo paura di fare tutto questo, al contrario», ha detto il presidente della conferenza, monsignor José Ornelas incontrando un gruppo di giornalisti al termine della assemblea plenaria che ha visto riuniti i vescovi portoghesi. Durante i lavori del summit è stata concordata la creazione della commissione nazionale con l’obiettivo di effettuare uno “studio storico” dei casi di abuso.

    Al momento non è stato specificato il termine temporale entro il quale fare luce anche se i vescovi hanno sottoscritto che l’organismo avrà totale indipendenza e non sarà minimamente controllata dalla conferenza episcopale.

    E in Italia? Niente, come se nel nostro Paese non ci siano stati e ci sono abusi sessuali consumati all’interno delle strutture ecclesiastiche, nelle parrocchie, nei seminari così come ci confermano, da tanti anni, notizie di preti, sacerdoti o frati, che vengono indagati o arrestati per avere compiuti abusi sessuali nei confronti di minori e anche di adulti. Ma prima del Portogallo altre nazioni hanno avviato e compiuto inchieste “indipendenti” su questo triste e scabroso argomento, come gli Stati Uniti, la Francia, Australia, Irlanda, Olanda ed altri paesi. Ma in Italia, che è il Paese più cattolico del mondo e dove ha sede il Vaticano, non si è fatto nulla nonostante Papa Francesco è intervenuto più volte sull’ argomento per tentare di eliminare questa piaga che sporca la Chiesa. Nel suo ultimo intervento sull’ argomento, il 4 novembre scorso a Bologna, Papa Francesco ha infatti affermato che il “cammino di conversione personale e comunitaria” rispetto alla piaga degli abusi sessuali sui minori è “un cammino che come Chiesa siamo chiamati a compiere tutti insieme, sollecitati dal dolore e dalla vergogna per non essere stati sempre buoni custodi proteggendo i minori che ci venivano affidati nelle nostre attività educative e sociali”.

    Così Papa Francesco il 4 novembre scorso ha detto nel messaggio al convegno “Promuovere child safeguarding al tempo del Covid-19 e oltre”, organizzato dalla Comunità Papa Giovanni XXIII con l’Azione Cattolica e il Centro Sportivo Italiano in collaborazione col Centro per la Vittimologia e la Sicurezza dell’Università di Bologna.

    Il “processo di conversione” rispetto alla piaga degli abusi sessuali sui minori “richiede con urgenza una rinnovata formazione di tutti coloro che rivestono responsabilità educative e operano in ambienti con minori, nella Chiesa, nella società, nella famiglia.

    Solo così, con un’azione sistematica di alleanza preventiva, sarà possibile sradicare la cultura di morte di cui è portatrice ogni forma di abuso, sessuale, di coscienza, di potere”, così affermava Papa Francesco.

    E su questo argomento spinoso e doloroso è anche intervenuto un mese fa il sacerdote e teologo tedesco Hans Zollner che sollecitava alla Conferenza Episcopale Italiana Papa ad avviare un’indagine approfondita su tali abusi in Italia. Per Zollner “Le chiese cattoliche di altri paesi dovrebbero ora avere lo stesso coraggio della chiesa francese. Spero che anche l’Italia prenda provvedimenti. L’unico modo è con la verità e l’onestà”. Secondo un reportage del quotidiano olandese “Trouw“ il rapporto della Conferenza Episcopale francese è stato il lavoro di una commissione d’inchiesta indipendente nominata dalla conferenza episcopale francese nel 2018. Gli investigatori hanno esaminato gli archivi dei tribunali, della polizia e delle chiese e hanno intervistato i testimoni. Sono giunti alla conclusione che circa 216.000 bambini e giovani all’interno della Chiesa Cattolica Romana hanno subito abusi sessuali da parte del clero dal 1950.

    Ed il Presidente dell’associazione italiana delle vittime di abusi in chiesa, Francesco Zanardi che da giovane ha subito abusi sessuali, che presiede la “Rete l’Abuso” fondata nel 2010, riferendosi alle dichiarazione del sacerdote e teologo tedesco Zollner dice: “Penso che le parole di Zollner non avranno effetto. Perché nel 2019, come rappresentante delle vittime di abusi, sono andato dal Papa a Roma e gli ho chiesto chiarezza e chiarimenti. Dopo tutto, bisogna conoscere e capire un problema prima di poterlo risolvere. Ne avevo parlato anche con altri alti funzionari del Vaticano. Tutti hanno detto: ‘Hai ragione, dobbiamo fare qualcosa’. Ma ciò che conta è l’azione. E non ce ne sono”. Ed ancora: “Lo scandalo degli abusi all’interno della Chiesa cattolica va avanti da più di 20 anni; in un paese dopo l’altro la scioccante verità sta venendo a galla. Ma non in Italia. Non ci sono statistiche. Il fenomeno non viene indagato. Non esiste un fondo per risarcire le vittime. Il governo, la chiesa, il parlamento… non hanno mai fatto nulla in questa direzione”.

    Le uniche cifre che ci sono sugli abusi all’interno della chiesa italiana le ha raccolte Rete l’Abuso. Sul sito web c’è una mappa interattiva piena di puntine rosse con informazioni sui preti condannati. Se si clicca sul sud Italia, si può leggere ad esempio: ‘Don N. R., a Foggia condannato a due anni e due mesi di carcere nel 2007 per abusi su bambine nel confessionale. “Rete l’Abuso “ha raccolto anche i dati degli ecclesiastici che sono in attesa di giudizio o che sono stati denunciati: anche questi sono circa 160”. Ed ancora: “La matematica non è un’opinione “In Francia, ci sono 22.000 preti, di cui 3.000 perpetratori.

    Ognuno di questi ha fatto in media 72 vittime. In Italia ci sono 57.000 sacerdoti, quasi il triplo. E cosa accade quando un sacerdote viene arrestato o indagato in Italia? La Chiesa ed i suoi organismi adottano sempre un solo metodo, quello di trasferire il colpevole da una chiesa ad un’altra, da un paese all’altro, da una città all’altra, ma nulla di più.

    La Cei è l’unica a ignorare la pedofilia. Commissione d’inchiesta inesistente