Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pietro Orlandi: “Finché non avrò un corpo per me sarà un dovere cercarla viva”

    Pietro Orlandi: “Finché non avrò un corpo per me sarà un dovere cercarla viva”

    IL 14 GENNAIO SIT-IN A ROMA PER IL COMPLEANNO DI EMANUELA ORLANDI

    “Dietro la scomparsa di Emanuela c’è chi continua ad occultare la verità. Un sistema di ricatti che lega Stato, Chiesa e criminalità e quella sepoltura (De Pedis) ne è l’esempio più alto”.

    “Istanze, lettere, suppliche…

    Ma gli ambienti vaticani tacciono. Anche Papa Francesco non ci ascolta…” Parola d’ordine del Vaticano? “Rallentare le indagini”…e io “me le faccio da solo”. “Lo Stato italiano e la Procura non hanno avuto il coraggio. La verità fa ancora paura!!!”

    “L’importante è danneggiare nel minor modo possibile la Santa Sede e se si tratta di pedofilia all’interno del Vaticano è stato mirato”.

    Ad oggi?… “Ci sono diverse iniziative investigative basate su fonti che mi auguro possano essere più attendibili di quanto accaduto in passato”. Emanuela?… “Nessun maniaco o adescatore. C’è dell’altro e più complesso dietro la sua sparizione”. … “In una foto brindisi a base di Champagne tra De Pedis e il Cardinal Poletti a Piazza Navona”…quello stesso De Pedis che frequentava la scuola di musica e che “usciva spesso dallo studio di Oscar Luigi Scalfaro!!!”.

    “L’ipotesi che lega mia sorella alla banda della Magliana e il Vaticano è l’ipotesi seguita in particolar modo nella seconda inchiesta dopo le dichiarazioni di Sabrina Minardi. Ipotesi legata ad una questione economica riguardante i soldi della mafia che tramite elementi della Magliana sono entrati nelle casse dello Ior e probabilmente in quelle del banco Ambrosiano di Calvi, soldi, sempre secondo le ipotesi, utilizzati da Giovanni Paolo II per la questione Polacca di Solidarnosc e da qui il ricatto al Vaticano da parte della mafia-magliana per riaverli indietro”.


    E’ un fiume in piena Pietro Orlandi ai nostri microfoni, e come biasimarlo. 38 lunghi anni sono trascorsi dalla scomparsa di sua sorella Emanuela, giovane cittadina vaticana che il 22 giugno del 1983 non ha fatto più ritorno a casa. Ha lottato con tutte le sue forze Pietro in questi quattro decenni, ma a depistare le indagini e ad occultare la verità ci hanno pensato “agenti atmosferici” vicini e lontani agli ambienti ecclesiastici. Una storia che conosciamo a menadito e alla quale “Chi l’ha visto” e gran parte dei rotocalchi italiani hanno dato risalto. Uno degli episodi di cronaca nera ancora irrisolti nella storia repubblicana di questo Paese.

    Ma ascoltiamo cosa ha da dirci Pietro a pochi giorni dal sit-in per il compleanno di Emanuela.

    D. Pietro Orlandi buongiorno,

    ci spiega esattamente come funziona il ritrovo di giovedì 14 gennaio?

    R. Come tutte le altre volte, ormai sono anni che ci ritroviamo, grazie alla solidarietà di tante persone. Due volte l’anno, il 14 gennaio, giorno del compleanno di Emanuela e il 22 giugno, giorno della sua scomparsa. Un modo per tenere alta l’attenzione e non dimenticare. Porto sempre con me un microfono e un amplificatore, per salutare e ringraziare i presenti e per poter dire quello che penso. E’ un momento liberatorio per poter sfogare la propria rabbia, senza censure o tagli, mantenendo però un’educazione che secondo me è doverosa quando si ha la possibilità di parlare pubblicamente. L’appuntamento è per giovedì 14 gennaio 2021 dalle ore 17:00 alle ore 19:00 a Largo Giovanni XXIII a Roma.

    D. Lei scrive sul post di Facebook … “continuare a pretendere quel diritto alla Verità, urlando nelle orecchie di chi si ostina a non voler ascoltare….” Cosa intende per diritto alla verità e a chi si riferisce quando dice “ostina a non voler ascoltare”? E’ un messaggio indirizzato a chi?

    R. La verità non può e non deve mai essere negata, è un diritto di ognuno di noi conoscerla e un dovere cercarla e pretenderla. Le persone che non vogliono ascoltare sono coloro che sia all’interno che all’esterno del Vaticano hanno avuto responsabilità sulla scomparsa di Emanuela. Le persone che non vogliono ascoltare è riferito a quelle gerarchie vaticane che si voltano continuamente dall’altra parte, nonostante le istanze, le lettere, le suppliche, come se il rapimento di Emanuela non li riguardasse. Lo stesso Papa Francesco non vuole ascoltare le tante richieste fatte per incontrarlo dopo quelle sue parole rivolte a me e mia madre fuori dalla Chiesa di Sant’Anna in Vaticano; “Emanuela sta in cielo”, un modo delicato per dire che è morta, quando ancora non si ha la prova certa, facendoci supporre che lui possa sapere qualcosa in più rispetto alla famiglia. E allora perché voltarsi dall’altra parte di fronte alle nostre richieste di spiegazione e verità, dimenticando che lui è il Papa e Capo di Stato, di quello stesso Stato dove Emanuela e la sua famiglia sono cittadini ed Emanuela è l’unica (da cittadina) che sia mai stata rapita. Chi non vuole ascoltare è anche Benedetto XVI, al quale mi sono rivolto durante il suo pontificato e anche negli ultimi mesi, richieste sempre cadute nel vuoto .

    Le persone che non vogliono ascoltare sono anche quelle di uno Stato italiano e di una Procura che non hanno mai avuto il coraggio di puntare il dito nei confronti di chi sospettavano. Istituzioni che continuano a girare la testa dall’altra parte nonostante io abbia denunciato, pubblicamente e nei vari media, con documenti ufficiali le manipolazioni da parte di alcuni apparati delle istituzioni italiane. Prove importanti che avrebbero potuto contribuire a fare passi decisivi verso la verità.

    Le assicuro che in tanti non vogliono ascoltare perché la VERITA’, nonostante tanti anni passati, fa ancora paura.

    D. 38 anni dalla scomparsa di Emanuela. A oggi Pietro ci sono degli sviluppi sulle indagini? O meglio, ulteriori (e ancora celate) novità che possono far luce su uno dei casi di cronaca nera più discussi della prima repubblica?

    R. Le indagini ufficiali purtroppo sono state interrotte quando, nel 2015, il Dott Giuseppe Pignatone, Capo della Procura di Roma, decise di richiedere l’archiviazione dell’inchiesta, portando all’esonero definitivo del Dott. Capaldo, il magistrato che insieme alla Dott.ssa Maisto seguiva le indagini, perché si rifiutò di firmare la richiesta di archiviazione. Archiviazione peraltro in seguito confermata dal GIP Dott. Giorgianni. Quindi, da quella data, le indagini sono diventate, diciamo, private, nel senso che me le faccio da solo aiutato dal 2017 dall’avv . Laura Sgro’. Il suo contributo è stato ed è molto importante perché grazie al suo patrocinio per il Vaticano (quindi poter accedere al Tribunale ed altre sedi della Santa Sede) abbiamo potuto dare un cambio di marcia alle mie azioni presentando direttamente denunce e istanze anche lì e al segretario di stato card. Parolin, nel tentativo (ancora non riuscito) di far aprire un’inchiesta all’interno della cinta muraria vaticana. Le uniche risposte ottenute sono state il silenzio e l’indifferenza. Sempre pronti però a far finta di essere propositivi sceneggiando indagini inesistenti per dare l’impressione (solo apparente) di essere collaborativi. Situazioni al limite del paradosso, fino alla tentata “corruzione” di magistrati della procura italiana promettendo fascicoli con alcuni nomi di chi ha avuto responsabilità sul rapimento di Emanuela a patto che la procura imbastisse, o meglio ancora inventasse, una versione verosimile della vicenda utilizzando alcuni dei nomi contenuti nel fascicolo per arrivare ad una sorta di conclusione e chiusura della vicenda che danneggiasse nel minor modo possibile la Santa Sede.

    Al momento ci sono diverse iniziative investigative basate su fonti che – mi auguro – possano essere più attendibili di quanto accaduto in passato. Purtroppo il mitomane di turno è sempre pronto dietro l’angolo, ma non posso scartare alcuna possibilità con il rischio di rinunciare a quella giusta.

    D. Banda della Magliana, Vaticano, criminalità organizzata. C’è correlazione? E se sì in che modo? Si sarà fatto una sua idea personale in tutto questo tempo.

    R. Tutti i giorni mi faccio  questa domanda. Le ipotesi fatte e le piste seguite sono state tante nel corso degli anni, alcune più valide di altre, ma sempre ipotesi rimangono. Nonostante sia passato tanto tempo non sono mai emerse prove che possano confermare una o l’altra ipotesi. L’unica cosa di cui sono certo è che Emanuela non si sia allontanata volontariamente o sia stata vittima di un maniaco, un adescatore seriale, ma che sia stata rapita per fini ancora a noi sconosciuti, questo è un mio convinto pensiero basato sui tanti particolari emersi nel corso delle indagini.

    L’ipotesi che lega mia sorella alla banda della Magliana e il Vaticano è l’ipotesi seguita in particolar modo nella seconda inchiesta dopo le dichiarazioni di Sabrina Minardi. Ipotesi legata ad una questione economica riguardante i soldi della mafia che tramite elementi della Magliana sono entrati nelle casse dello Ior e probabilmente in quelle del banco Ambrosiano di Calvi, soldi, sempre secondo le ipotesi, utilizzati da Giovanni Paolo II per la questione Polacca di Solidarnosc e da qui il ricatto al Vaticano da parte della mafia-magliana per riaverli indietro. Io sinceramente non riesco a scartare alcuna ipotesi possibile perché in ognuna delle piste, compresa questa, ci sono indizi che hanno avuto riscontri, come per esempio l’effettivo legame che alcuni elementi della Magliana e dei Testaccini avevano con il Vaticano e lo IOR. Piccole verità in ogni ipotesi e la difficoltà è proprio questa, riuscire ad escludere le varie piste per seguirne una, ma per fare questo servono prove, conferme certe. Invece, di ogni ipotesi, non ci sono prove concrete né della loro attendibilità né della loro falsità .

    D. Enrico “Renatino” De Pedis sepolto a Sant’Apollinare. Emanuela rapita o sparita in zona Sant’Apollinare. C’è qualche nesso?

    R. E’ quello che la Procura pensò nel 2005 dopo una telefonata anonima alla trasmissione “Chi l’ha visto”, che indicava un legame tra il rapimento di Emanuela e quella sepoltura, messaggio interpretato come se si volesse intendere che all’interno della bara di De Pedis ci fossero i resti di Emanuela. A mio avviso quel messaggio che diceva: “se volete sapere cosa c’e dietro la scomparsa di Emanuela andate a vedere chi è sepolto a sant’Apollinare” voleva far capire che dietro la scomparsa c’era la Santa Romana Chiesa e la criminalità. In parte questo rappresenta un po’ anche il mio pensiero. Dietro la scomparsa di Emanuela c’è chi continua ad occultare la verità. Un sistema di ricatti che lega Stato, Chiesa e criminalità e quella sepoltura ne è l’esempio più alto. La Basilica di Sant’Apollinare è inglobata nel palazzo che comprende la scuola di musica dove studiava Emanuela. Al piano della scuola di musica c’era anche l’ufficio di Oscar Luigi Scalfaro, molto amico sia della direttrice della scuola Suor Dolores che del Card. Poletti, il quale autorizzò la sepoltura di De Pedis nella Basilica. Entrambi, Scalfaro e Poletti, erano molto vicini al rettore della Basilica Don Vergari (indagato per concorso in sequestro dalla procura di Roma) che – a sua volta – sappiamo fosse molto amico di De Pedis. I tre – Poletti, Scalfaro e Vergari – spesso si ritrovavano, durante le varie cerimonie organizzate dalla scuola di musica, all’interno della Basilica di Sant’Apollinare. Il Card Poletti conosceva molto bene De Pedis, ne ho avuto conferma io stesso qualche mese fa. Ho avuto la possibilità di vedere una foto scattata in un appartamento a Piazza Navona che ritraeva De Pedis che versava dello Champagne al Card. Poletti in una sorta di brindisi. Insieme a loro anche un ufficiale, (del quale non ricordo purtroppo il nome e se appartenesse all’esercito o altra arma). La mia attenzione, in quei pochi secondi, fu concentrata sugli altri due. Di recente ho avuto anche alcune testimonianze molto attendibili riguardo al fatto che De Pedis prima della scomparsa di Emanuela, quando ancora non era latitante, era stato visto all’interno della scuola di musica perché amico di Suor Dolores, che lo considerava un benefattore della scuola, e più di una volta uscire dallo studio di O.L. Scalfaro.

    D. Pietro, che prove ha di quello che sta dicendo? Scalfaro e De Pedis che si vedono nello studio dell’ex Presidente della Repubblica?

    R. Una fonte che reputo molto attendibile. Una persona che frequentava la scuola di musica e si è presentata anche negli uffici della Digos insieme ad un amico per verbalizzare tutto. Sto cercando la documentazione in Procura. Sono sicuro che salterà fuori a breve.

    D. Orlandi, mi scusi. Ha mai pensato all’ipotesi pedofilia all’interno delle “Sacre” stanze? E per mettere tutto a tacere la piccola Emanuela doveva essere eliminata.

    R. E’ una delle tante possibili ipotesi che emergono dai numerosi indizi che ruotano attorno a questa vicenda. Io sono sempre convinto che il rapimento di mia sorella sia stato organizzato da tempo e non casuale, al di là del movente e delle modalità che hanno portato alla sua scomparsa. Se si tratta di pedofilia all’interno del Vaticano è stato mirato. Magari portare la ragazzina “sbagliata” a qualcuno, documentare e incastrare per creare quell’oggetto del ricatto che fa molta paura.

    D. La brava Federica Sciarelli di “Chi l’ha visto” vi ha aiutato molto in tutti questi anni. Le meticolose indagini del suo staff hanno portato a informazioni rilevanti per la risoluzione della vicenda?

    R. Federica Sciarelli ci ha aiutato tantissimo soprattutto nel periodo delle prime petizioni, mi invitava praticamente tutte le settimane dandomi quello spazio importante per fare degli appelli. Lei, e la sua redazione, sono stati importantissimi nel tenere alta l’attenzione su questa vicenda. La prima volta che andai in trasmissione aveva un’altro nome, si chiamava “Telefono Giallo” ed era condotto da Augias, era il 1987. Da quel momento si è stabilito un forte legame tra noi e loro, da Augias fino a Fiore de Rienzo e Federica Sciarelli. Ovviamente l’informazione più importante fu quella telefonata che ricevettero nel 2005 che – di fatto – aprì una nuova ipotesi, il possibile coinvolgimento della criminalità e di De Pedis in particolare.

    D. Dentro di se coltiva la speranza che sia ancora viva Emanuela?

    R. Io continuerò a pensarlo e sperarlo anche perché non c’è al momento una prova certa né della morte né della vita. Una cosa che ho sempre sostenuto è che finché non avrò un corpo per me sarà un dovere cercarla viva.

    D. Tre i Santi Padri che si sono succeduti in questa vicenda. Con quale di essi ha instaurato un rapporto migliore? E poi, la ritiene colpevole la Santa Romana Chiesa?

    R. Certamente un rapporto migliore basato sulla fiducia fu con Giovanni Paolo II nei primi sei mesi dalla scomparsa, lo ritenevamo un punto di riferimento, ci eravamo affidati a lui, ai suoi appelli e alle parole che ci disse quando venne a trovarci a casa nel Natale del 1983, “sto facendo quanto è umanamente possibile per una soluzione positiva della vicenda e che Emanuela possa tornare a casa”. Poi il silenzio e lui da quel momento permise al silenzio e all’omertà di calare su questa vicenda. Le cose da quel giorno non sono cambiate, anzi peggiorate, il nome di Emanuela è diventato tabù. Oltre alla mancanza di collaborazione, denunciata anche da alcuni magistrati, c’è sempre stata una volontà ad evitare di trattare l’argomento, come se non riguardasse loro, la Chiesa, il Vaticano, eppure (lo ripeto), parliamo di una loro concittadina. Chi indagava all’epoca mi disse che c’era pressione da parte del Vaticano affinché si rallentassero le indagini. L’obiettivo è sempre stato quello di dimenticare e far dimenticare. E questo vuol dire solo una cosa, che la Verità di cui sono a conoscenza è cosi pesante che rischia di  minare un’istituzione che dura da 2000 anni.

    D. Vuole indirizzare tramite questo giornale un messaggio a chi ipoteticamente sa ma non vuole parlare? Quale il suo appello?

    R. Penso spesso alle persone che sanno ma non parlano, diventando di fatto complici dei veri responsabili. Come fate a vivere con questo fardello sulle spalle? Per difendere e coprire chi? Mi rivolgo soprattutto a chi in Vaticano sa tutto, alla loro presunta cristianità, “presunta” appunto, perché le parole verità e giustizia sono alla base della cristianità, sono le parole della persona che loro dicono di rappresentare, Gesù’ Cristo. “La Verità vi renderà liberi”. Purtroppo queste semplici parole ancora non riescono ad entrare in quelle mura, nonostante siano le parole che si sentono nominare dai vari Papi. Parole che purtroppo rimangono vuote, prive del loro significato. L’ultima, se mi permette, è la parola ipocrisia sulla verità, l’ha pronunciata Papa Francesco in un Lettera enciclica ad Assisi il 3 ottobre 2020. Ad un certo punto scrive:” …… Verità è raccontare alle famiglie distrutte dal dolore quello che è successo ai loro parenti scomparsi…..”

    Grazie Pietro, il 14 ci saremo. Buona fortuna per tutto.

    https://www.affaritaliani.it/cronache/pietro-orlandi-finche-non-avro-un-corpo-per-me-sara-un-dovere-cercarla-viva-715500.html?fbclid=IwAR0tQHEUoedlkVwPfo5vtABD4vez-IRFG9OmO9VM46_AGfnrLUVxLqeHYc8

  • Abusi, la rivoluzione della Chiesa tedesca, moduli on-line per risarcire le vittime della pedofilia

    Abusi, la rivoluzione della Chiesa tedesca, moduli on-line per risarcire le vittime della pedofilia

    Città del Vaticano – Importante svolta da parte della Chiesa tedesca nella lotta alla pedofilia. Le vittime di abusi avranno diritto a risarcimenti più elevati a partire dal primo gennaio. In pratica ora gli importi saranno determinati da una nuova Commissione indipendente per i pagamenti (UKA); contemporaneamente entreranno in vigore anche una serie di regole basate sulla trasparenza e l’equità. Lo ha stabilito la Conferenza episcopale. La notizia è stata diffusa dai media cattolici tedeschi.

    Con queste nuove regole i pagamenti saranno in linea con i risarcimenti disposti dai tribunali civili e quindi arriveranno fino a 50.000 euro. Inoltre, le vittime avranno diritto al rimborso delle spese sostenute per la terapia psicologica. Finora le vittime avevano ricevuto pagamenti di 5.000 euro per i casi meno gravi, e poco di più per quelli più gravi.

    I sette membri della commissione sono stati designati dalla conferenza episcopale ma dovranno agire e decidere in modo assolutamente autonomo dalle strutture ecclesiastiche. Si tratta di persone di chiara fama nell’ambito medico, psicologico, accademico, forense.

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    Le nuove regole prevedono che le vittime che hanno subito abusi, sia minorenni che adulti, si mettano in contatto con gli esperti per un colloquio preliminare e per la compilazione di un modulo obbligatorio per la richiesta. Il modulo viene inoltrato all’Uka che stabilirà la somma e ne ordinerà il pagamento. La vittima verrà informata e risarcita direttamente dalla Uka.

    Secondo la Conferenza episcopale tedesca, circa 2.400 domande sono già state trattate secondo questo criterio. All’inizio del 2021, i nuovi moduli di domanda saranno disponibili sul sito web della Conferenza Episcopale all’indirizzo www.dbk.de. L’ufficio dell’UKA sarà raggiungibile dal 7 gennaio.

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    C’è da sperare che questo nuovo modo di operare della Chiesa tedesca basato sulla immediatezza, la trasparenza, la semplicità delle procedure possa fare da traino a tante conferenze episcopali europee (tra cui quella italiana) ancora basate su criteri opachi e poco accoglienti nei confronti delle vittime degli abusi.

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    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_vaticano_germania_cei_vescovi_vittime_abusi_risarcimenti_papa_francesco-5682470.html

  • L’arcivescovo brasiliano è accusato di abusi sui seminaristi

    L’arcivescovo brasiliano è accusato di abusi sui seminaristi

    L’arcivescovo Alberto Taveira Corrêa di Belém, arcidiocesi con oltre 2 milioni di residenti nella regione amazzonica del Brasile, deve affrontare indagini criminali ed ecclesiali dopo essere stato accusato di molestie e abusi sessuali da quattro ex seminaristi.

    Le accuse sono state rivelate dall’edizione brasiliana del quotidiano spagnolo El País alla fine di dicembre e sono diventate uno scandalo di alto profilo il 3 gennaio, quando il telegiornale settimanale di TV Globo Fantástico ha trasmesso un servizio sulla vicenda.

    I nomi degli ex seminaristi non sono stati rivelati. Tutti loro hanno studiato al seminario Saint Pius X di Ananindeua, nell’area metropolitana di Belém, e avevano tra i 15 ei 20 anni quando è avvenuto il presunto abuso.

    Secondo le presunte vittime, Corrêa di solito teneva incontri di persona con i seminaristi nella sua residenza, quindi non sospettavano nulla quando erano stati invitati da lui.

    Uno di loro, identificato come B. nella storia di El País , frequentava la casa di Corrêa per una guida spirituale, ma le molestie sono iniziate dopo che il seminario ha scoperto che aveva una relazione amorosa con un collega. Aveva 20 anni.

    Secondo il rapporto, B. ha chiesto l’aiuto di Corrêa e l’arcivescovo ha detto che il giovane doveva attenersi al suo metodo di guarigione spirituale.

    “Sono arrivato alla prima sessione e tutto è iniziato: voleva sapere se mi masturbavo, se avevo un ruolo attivo o passivo, se mi piaceva alternare i ruoli [durante il sesso], se guardavo porno, cosa Ho pensato a quando mi sono masturbato. Ho trovato il suo metodo molto scomodo “, ha detto a El País .

    Dopo alcune sedute, B. incontrò casualmente un amico che gli disse che anche lui stava partecipando a quel tipo di incontro con Corrêa. Il suo amico ha detto che gli incontri si sono evoluti in altre pratiche, come mettersi a nudo con l’arcivescovo e lasciargli toccare il suo corpo. B. decide di lasciare definitivamente il seminario e smette di incontrarsi con Corrêa.

    Lui e il suo amico sono rimasti in contatto e alla fine hanno incontrato altri due ex seminaristi con esperienze simili.

    La storia di El País include dettagli spaventosi dei racconti degli ex seminaristi. A. ha detto di essere stato minacciato da Correa dopo aver resistito ai suoi sforzi per entrare in intimità con lui. Come B., il seminario ha scoperto di avere una relazione con un collega.

    “Ha detto che avrebbe raccontato alla mia famiglia della mia relazione al seminario”, ha detto A. al giornale. L’arcivescovo avrebbe promesso di reintegrare A. se si fosse sottomesso alle sue richieste. Finì per essere mandato come assistente in una parrocchia e successivamente gli fu permesso di tornare in seminario.

    “Era normale per lui pregare accanto al mio corpo (nudo). Si avvicinava a te, ti toccava e iniziava a pregare in qualche parte del tuo corpo nudo “, ha affermato l’ex seminarista.

    Un altro ex seminarista, che all’epoca aveva 16 anni, disse ai simpatizzanti che Corrêa di solito mandava il suo autista a prenderlo in seminario, a volte di notte, per avere la direzione spirituale. Gli incontri, presumibilmente avvenuti per alcuni mesi nel 2014, includevano la penetrazione.

    Le presunte vittime hanno riferito che Corrêa ha utilizzato come parte del suo metodo il libro The Battle for Normality: A Guide for (Self-) Therapy for Homosexuality , scritto dallo psicologo olandese Gerard JM van den Aardweg.

    Secondo il racconto di Fantástico , le accuse sono state inviate al vescovo José Luís Azcona Hermoso, vescovo emerito della Prelatura Marajó, che ha una vasta esperienza di lavoro con le vittime di abusi. Le accuse sono poi arrivate al Vaticano, che ha inviato delegati a indagare sul caso in Brasile.

    Il 5 dicembre Corrêa ha rilasciato una dichiarazione e un video in cui afferma di essere stato recentemente informato di “gravi accuse” contro di lui. Ha denunciato il fatto di non essere stato “interrogato in precedenza, ascoltato o non gli è stata data alcuna possibilità di chiarire tali presunti fatti inclusi nelle accuse”.

    Menzionando solo che stava affrontando “accuse di immoralità”, ha detto di lamentarsi che i presunti accusatori avessero optato per la “via dello scandalo, con la circolazione delle notizie sui media nazionali” con l’apparente obiettivo di “causare danni irreparabili a me e provocando uno shock nella Santa Chiesa “.

    È stata lanciata sui social media una campagna a sostegno di Corrêa. Fantástico ha notato che l’arcivescovo ha avuto il sostegno di importanti leader cattolici in Brasile, tra cui i famosi sacerdoti cantanti Fábio de Melo e Marcelo Rossi.

    D’altra parte, un gruppo di 37 organizzazioni ha rilasciato una lettera aperta in cui chiedeva l’immediata rimozione di Corrêa dal suo incarico mentre erano in corso le indagini. Uno dei firmatari del documento è la Commissione di Giustizia e Pace dell’Arcidiocesi di Santarém. L’arcivescovo Irineu Roman di Santarém ha successivamente rilasciato una dichiarazione per chiarire di non essere stato consultato dalla Commissione in merito al documento.

    L’Arcidiocesi di Belém ha affermato in un comunicato che l’inchiesta in corso vieta all’arcivescovo e al caso di commentare il caso in questo momento. La Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile [CNBB] ha rifiutato di commentare. La Nunziatura Apostolica non ha risposto alle richieste di commento di Crux.

    Corrêa, 70 anni, è stato ordinato sacerdote nel 1973 ed è diventato vescovo ausiliare a Brasilia nel 1991. È stato il primo arcivescovo di Palmas, nello Stato di Tocantins, ed è diventato arcivescovo di Belém nel 2010. È consigliere ecclesiale del Rinnovamento cattolico carismatico nel paese.

    https://paolotescione.altervista.org/larcivescovo-brasiliano-e-accusato-di-abusi-sui-seminaristi/

  • Il fallimento della chiesa italiana nel contrasto alla pedofilia riassunto in un video messaggio del 2014

    Il fallimento della chiesa italiana nel contrasto alla pedofilia riassunto in un video messaggio del 2014

    Era il 2014 quando quel gruppetto di vittime italiane di preti pedofili che da qualche anno si era riunito per creare quella che oggi è la Rete L’ABUSO, in prima persona, mettendoci la faccia, volle cogliere positivamente l’appello di tolleranza zero di Papa Francesco dandogli fiducia, qualcuno persino la speranza.

    Decisero così di fare un video appello che in pochi giorni finì prima sui principali media nazionali, poi persino negli Stati Uniti. Nel 2020 nessuna delle vittime che vedrete nel video ha ancora ottenuto una risposta dalla chiesa, così abile nelle parole ma così inconcludente nei fatti.

    In ordine di apparizione: Giada Vitale; Erik Zattoni; Arturo Borrelli; Mirko Gabossi; Alessandro Vavassori; Roberto Nicolick; Salvatore Domolo; Francesco Zanardi; Julieta Añazco.

  • Bidello pedofilo, il ministero condannato a risarcire la vittima: “Non ha vigilato”

    Bidello pedofilo, il ministero condannato a risarcire la vittima: “Non ha vigilato”

    Il bimbo è stato seguito in bagno dall’uomo che lo ha messo all’angolo, avvicinandolo a sé. I fatti sono accaduti nella scuola Bonghi, in zona San Giovanni. L’operatore scolastico aveva riportato già altre due condanne per reati sessuali dello stesso tipo prima dell’assunzione e il ministero non ha vigilato

    Il ministero dell’Istruzione dovrà risarcire, a metà con un bidello pedofilo, la vittima di una violenza sessuale avvenuta all’interno di un istituto scolastico, un bambino di 10 anni, oggi 22enne. Il motivo è che l’operatore scolastico aveva riportato già altre due condanne per reati sessuali dello stesso tipo prima dell’assunzione e il ministero non ha vigilato sul fatto, permettendo che continuasse a stare a contatto con i bambini. E poco importa che il bidello abbia mentito in un’autocertificazione soprassedendo sulle precedenti beghe giudiziarie: “Il mendacio nelle sue dichiarazioni al ministero non sollevano il datore di lavoro da responsabilità, in quanto in ogni caso l’evento dannoso è stato compiuto da un suo dipendente nell’espletamento delle sue mansioni nella scuola dove lavorava al tempo”.
    Il tribunale civile, così, li ha condannati entrambi, ministero e bidello, a risarcire in percentuali uguali la vittima, assistita dagli avvocati Armando Fergola e Antonella Zordan, con 188mila euro. La vicenda risale al 2008 all’interno della scuola Bonghi, in zona San Giovanni. Il bimbo è stato seguito in bagno dall’uomo che lo ha messo all’angolo, avvicinandolo a sé. Un episodio ripetuto in diverse occasioni. Ad accorgersi della vicenda è stata la mamma, la quale ha notato strani comportamenti nel piccolo e ha denunciato in procura. Nel 2014, per il fatto, il bidello è stato condannato a sei anni di reclusione con la radiazione dal servizio, sentenza poi divenuta definitiva.

    Già venticinque anni prima, però, nel 1991, l’uomo aveva patteggiato la prima violenza sessuale – sempre su un bambino a scuola – chiudendo ad un anno e 9 mesi di reclusione con pena sospesa. Per anni il silenzio, per poi finire a lavorare in una scuola media nel quartiere Prati, la Belli. Ed è qui che si è ripetuto. Stesso copione di sempre. Solo stavolta a denunciare è stata la preside della scuola: nel 2007 è arrivata la condanna per violenza sessuale in abbreviato a 2 anni di reclusione.
    L’uomo però ha continuato a lavorare nel campo scolastico nonostante tutto. Nella domanda di aggiornamento alla graduatoria pubblica dell’anno scolastico 2007-2008 non ha risposto alla domanda sulle condanne penali pendenti (nel 2005-06 invece aveva scritto di non averne), autocertificando di fatto di non avere reati sessuali a carico. Così è riuscito a passare inosservato e ad approdare alla scuola Bonghi. Ed è qui che è si è ripetuto per la terza volta, senza nessuno lo impedisse. Abusando di una giovane vittima che, se ci fosse stato un controllo migliore, non avrebbe subito quella violenza. “La cosa assurda ora – ha commentato l’avvocato Armando Fergola – è che nessuno ancora si è messo in contatto per procedere ad un pagamento spontaneo nonostante abbia già richiesto per le vie brevi”.

    https://roma.repubblica.it/cronaca/2020/12/05/news/bidello_pedofilo_il_ministero_condannato_a_risarcire_la_vittima_non_ha_vigilato_-277066381/

  • Pedofilia, archivi della vergogna in Germania: nella sola diocesi di Muenster coinvolti 200 preti

    Pedofilia, archivi della vergogna in Germania: nella sola diocesi di Muenster coinvolti 200 preti

    Città del Vaticano – Gli archivi della vergogna si sono finalmente aperti. Il via libera ad indagare negli archivi delle diocesi tedesche dove sono conservati i fascicoli top secret sulle condotte dei sacerdoti pedofili era arrivato alcuni anni fa dal cardinale Reinhard Marx. Il piano trasparenza è andato avanti e oggi, per la prima volta, un gruppo di storici che ha avuto accesso agli archivi di una grande diocesi in Germania – Muenster – ha potuto misurare quanto sia stato esteso e come è stato affrontato dalle autorità religiose il fenomeno. Il rapporto è stato presentato alcuni giorni fa dall’Università di Muenster.

    Dalle pagine di questo studio risulta che ci sono state 300 vittime e oltre 200 sospetti nel periodo tra il 1945 e il 2018. Il numero però  potrebbe aumentare se verranno ampliate ulteriori ricerche, ha spiegato lo storico Thomas Grossboelting, coordinatore del pool di ricercatori.

    Inoltre, ha spiegato alla agenzia cattolica Kna,  c’è anche un alto numero di casi mai denunciati. L’analisi effettuata ha mostrato che il 90% delle vittime sono maschi e che l’età media alla prima aggressione era di 11 anni.

    Secondo i ricercatori, la maggior parte delle vittime ha denunciato all’autorità ecclesiastica solo dopo il 2010, anche se gli abusi da parte dei sacerdoti erano già noti nella diocesi fin dagli anni Cinquanta. Il che porta a concludere che vi è stato un palese fallimento nel controllo da parte dei vertici. Moltl i casi di predatori seriali spostati da una parrocchia all’altra, secondo un sistema piuttosto consolidato e diffuso ovunque.

    Il professor Grossboelting ha detto che il gruppo continuerà ad analizzare gli archivi e condurre interviste per dare un assetto definitivo al fenomeno e inquadrarlo meglio. I risultati finali dovrebbero essere disponibili nella primavera del 2022 con la pubblicazione esaustriva e non parziale dell’elenco dei predatori. Lo scopo di questa iniziativa è di portare trasparenza in un settore dove ha sempre prevalso l’insabbiamento per evitare scandali pubblici. Si tratta di  un primo passo per ripristinare la fiducia con la gente. Il team ha voluto anche far luce sui sistemi e gli atteggiamenti che hanno incoraggiato gli abusi e contribuito all’insabbiamento dei preti orchi.

    Anche altre diocesi in Germania hanno intrapreso lo stesso percorso nonostante che la maggior parte dei casi sia caduta in prescrizione (da un punto di vista civile).

    La diocesi di Colonia è recentemente stata travolta dalle critiche perchè il cardinale Woelki ha deciso di non rendere pubblico lo studio effettuato sui suoi archivi diocesani poiché, a suo parere, mostrava forti carenze metodologiche. Una scelta che è stata bersagliata dalle associazioni delle vittime e dalla opinione pubblica.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/abusi_pedofilia_papa_francesco_muenster_germania_vescovi_archivi_vittime-5629319.html

  • Lettera aperta di buone feste a Governo e politica dai sopravvissuti italiani agli abusi sessuali del clero

    Lettera aperta di buone feste a Governo e politica dai sopravvissuti italiani agli abusi sessuali del clero

    Roberto continua a lavarsi al punto di scorticarsi, ancora oggi anche la sola polvere gli fa rivivere la sensazione che provava a 11 anni quando il parroco gli eiaculava addosso. Enzo invece soffre di continui dolori addominali, i medici dicono che è a causa della somatizzazione delle violenze subite quando era bambino, ma è stato, almeno per ora, più fortunato di Roberto al quale la somatizzazione ha portato un tumore. Guglielmo invece convive ancora col morbo di Crohn ma fortunatamente, anche se non riesce più a lavorare da un anno e mezzo per l’intontimento che gli portano glia antidepressivi, questa volta pare abbiano trovato la terapia giusta e gli attacchi di panico si sono ridotti. Giulio invece, proprio ieri, ha scritto nel gruppo Facebook  “Chiedo scusa, ma mi trovo in un periodo di fragilità psicologica e il continuo vedere post dove le vittime se la prendono nel xxxx e perdono continuamente battaglie e si vedono o liberare o prosciogliere i propri aguzzini e/o la chiesa lì prosciogliere dal processo canonico Mi fa troppo male…….. Quasi sempre la chiesa la vince!
    Mi allontano quindi ma vi sono vicino. Un sentito ringraziamento al Presidente 
    Francesco Zanardi
    A presto
    ”.

    Quello di Giulio è lo stato d’animo generale di quelli di noi che per fortuna soffrono solo della sindrome postraumatica da stress, anche se c’è qualche controindicazione ogni tanto: come è successo a Eva, che a un certo punto non se l’è più sentita e, come molti di noi, si è ammazzata a 26 anni.

    Tuttavia non va malissimo: tolto chi si suicida, chi muore per droga o alcool, chi diventa un relitto umano per le conseguenze psichiche della pedofilia, alla Rete L’ABUSO siamo circa 930 vittime tutte italiane; tenendo conto che le statistiche dicono che in media solo il 10% di vittime di pedofilia denunciano, in Italia siamo un bel numero pare, quasi da poter pretendere il riconoscimento del prestigioso marchio italiano DOP.

    Ci rivolgiamo a Voi, Onorevoli di Camera e Senato, a tutti voi che rappresentate le forze politiche italiane e che negli ultimi venti anni siete, a turno, tutti saliti sul carrozzone della politica e deciso le sorti di questo paese e dei suoi figli, chissà se almeno un pochino vi vergognate del vostro operato.

    Le vostre politiche decennali, di fatto indiscutibilmente in favore dell’impunità dei preti pedofili, hanno fatto, secondo le proiezioni, più di un milione di vittime. Pensate un po’, il doppio di quelle che ha fatto in Italia il COVID. Parlo di proiezioni in quanto, malgrado una interrogazione parlamentare nel 2018 lo richiedesse espressamente, il Governo non ha mai neppure risposto all’Onorevole Matteo Mantero e si è sempre rifiutato di avviare una commissione parlamentare di inchiesta come accaduto negli altri paesi, condannando così all’omicidio psichico decine di centinaia di bambini italiani traditi, ai quali avete voltato le spalle, ma la buona notizia è che almeno i dati sul COVID li abbiamo.

    Certo, il vostro disinteresse e la vostra negligenza Istituzionale verso gli italiani, pur di restare genuflessi al Vaticano, vi attribuisce altri meriti riconosciuti persino dal Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite (video a fondo articolo)  che, col pesante richiamo del 2019, al quale non avete neppure risposto, sottolineava anche in quel caso le gravi omissioni del Governo, del Legislatore e persino dell’Autorità Giudiziaria italiana, grazie a voi incapace di rendere giustizia al cittadino. Così degno di nota che potreste quasi inserirlo nei Vostri curriculum.

    Anche noi vittime vi dobbiamo indubbiamente molto, anzi, proprio tutto. È solo grazie a voi, se mentre nel resto del mondo i Governi prendevano provvedimenti per tutelare i propri cittadini rimovendo gli ostacoli prescrittivi in modo da permettere alle vittime di ottenere legittima giustizia, mentre prevenivano con nuove leggi la reiterazione di ulteriori crimini da parte del clero, il Governo italiano al completo, compreso chi avrebbe dovuto vigilare sulla Costituzione Italiana, con un atto quasi al limite del tradimento verso i cittadini e i loro figli, difendeva a spada tratta il Papa attaccando le vittime accusate insieme alla stampa di porre in essere una “inqualificabile campagna diffamatoria contro la Chiesa e il Papa”.

    Oggi, 10 anni dopo, riconosciamo che qualcosa di inqualificabile effettivamente c’era: siete voi tutti, che 10 anni dopo non solo non avete ancora nemmeno calendarizzato una discussione su un tema che gli altri paesi affrontano da oramai decenni con buoni risultati, ma siete tutt’ora sanguinari responsabili del presente. Perché è solo grazie al fatto che in tutti questi anni non avete mosso un solo dito neppure per i vostri figli, che mentre negli altri paesi, grazie all’intervento dei Governi le Conferenze Episcopali hanno addirittura tentato accordi con le vittime per evitare i processi, in Italia i preti possono continuare, grazie solo al vostro attivo contributo, indisturbati e impuniti, ad abusare di minorenni che vi saranno di sicuro riconoscenti come noi sopravvissuti, per tutta la vita.

    Non essendo passata inosservata, oltre che all’ONU, anche ai nostri occhi la spiccata passione del Governo per la pedofilia, quella dei preti in particolare, non è difficile immaginare che siate tutti ferventi cattolici praticanti e certamente la notte di Natale non mancherete alla santa messa.

    A nome mio e di tutti gli altri cittadini rimasti vittime delle vostre negligenze, anticipatamente anche ai molti che per vostro indiscutibile merito verranno in futuro, con l’augurio che nessuno dei vostri cari resti mai vittima delle vostre criminali omissioni, invitiamo le cattolicissime Istituzioni italiane a guardare quella santa notte negli occhi di Gesù bambino, pensando a noi e a questo scritto di cui fieramente vi omaggiamo e poi, provate a pensare se Gesù fosse nato in Italia e sotto la vostra tutela. Altro che la croce…

    A tutti gli Onorevoli in questo elenco, con ossequio

    Francesco Zanardi
    Portavoce della Rete L’ABUSO

  • Abusò di un minore: don assolto dalla Chiesa

    Abusò di un minore: don assolto dalla Chiesa

    di GIORGIO GANDOLA – “C’erano fatti di rilevanza canonica ma non di rilevanza penale. C’erano fatti di rilevanza etica, morale, reputazionale”. L’avvocato Mario Zanchetti era nel pieno dell’arringa, due anni fa in Corte d’assise a Milano. Aveva come obiettivo l’assoluzione del suo assistito, don Mauro Galli, imputato di abusi sessuali su un minore. E su quella era concentrato, quindi davanti al giudice laico sottolineava comunque la gravità del comportamento del sacerdote, che aveva invitato quel ragazzo a dormire nel lettone del suo appartamento a Rozzano. “Non sto bagatellizzando la situazione, sto dicendo che ciò che ha fatto don Mauro è stato profondamente sbagliato e che le conseguenze non saranno piacevoli”.

    Se si riferiva al procedimento canonico, quel giorno non ci ha preso neppure lui, l’esimio professore, membro della commissione diocesana per la tutela dei minori e storico legale dell’arcidiocesi di Milano. Nel processo vaticano don Galli è stato assolto. Etica e morale evaporano, si perdono nei meandri oscuri dove annaspa la verità, scompaiono dai sacri fascicoli dove tutto si annacqua. Assolto in prima istanza (quella regionale) nel silenzio generale. Dovremmo perfino scriverlo con il condizionale perché non ci sono comunicati ufficiali e neppure la famiglia di Alessandro Battaglia, la vittima che allora aveva 15 anni, ha in mano la sentenza. Eppure nel 2016 aveva partecipato al procedimento come parte lesa, aveva testimoniato in buona fede chiedendo di essere informata sull’evoluzione del caso.

    Quattro anni dopo solo conferme verbali, voci nella nebbia, nel segno di una trasparenza ancora da imparare in barba allo smantellamento solo formale, ad uso dei media, del segreto pontificio. La notizia è avvalorata dal sito Rete l’abuso, che attraverso il suo portavoce Francesco Zanardi segue con grande puntualità queste vicende. Un lavoro da rabdomanti, una discesa agli inferi senza pila. Così don Galli, condannato a sei anni e quattro mesi da un tribunale italiano per abusi sessuali, è stato assolto dal tribunale della Chiesa lombarda (ora il caso verrà trasferito in Vaticano).

    Non è la prima volta, non è l’unico. Si aggiunge alla lunga lista di storie analoghe come quelle di Luciano Massaferro, Vincenzo Calà Improtta, Felix Cini, Paolo Turturro.

    Il caso di Rozzano e della violenza sessuale nella notte del 19 dicembre 2011 è particolarmente grave perché coinvolge la diocesi di Milano, solo sfiorata nel procedimento penale in virtù di un risarcimento pecuniario della vittima. Pur essendo a conoscenza dell’accaduto, l’allora vicario episcopale, Mario Delpini, e l’allora responsabile dei giovani sacerdoti, Pier Augusto Tremolada, non aprirono alcun procedimento ecclesiastico (tecnicamente l’Indagine previa) e si limitarono a trasferire il sacerdote a Legnano, teoricamente sempre a contatto con adolescenti. Lo stesso arcivescovo di quel tempo, Angelo Scola, in una lettera di scuse alla famiglia stigmatizzò il “comportamento maldestro” dei suoi collaboratori. Oggi Delpini è numero uno della Chiesa di Milano e Tremolada numero uno di quella di Brescia. Quando papa Francesco, nel motu proprio Voi siete la luce del mondo sulla pedofilia in tonaca, sottolinea le responsabilità non solo dei sacerdoti ma anche dei “superiori religiosi con azioni ed omissioni diretto a interferire o a eludere le indagini” sembra si riferisca a casi come questo.

    Condannato da un giudice, assolto (per ora) dalla Chiesa. La discrepanza ha un senso perché i parametri di giudizio sono differenti. Mentre per il tribunale italiano il crimine è contro la persona (la vittima), per quello ecclesiastico il crimine è di entrambi, un atto impuro contro Dio. E paradossalmente la vittima viene equiparata al reo perché lo avrebbe indotto a prescindere a peccare. Lo sconfinamento nella morale è automatico, quella morale che l’avvocato Zanchetti sottolineava nella nota arringa. Allora aggiunse: “Sono 15 anni che seguo la diocesi di Milano e sono 15 anni che a tutti i sacerdoti, anche a quelli che escono dai seminari, dico che queste cose sono di una gravità inaudita. Un sacerdote non deve neanche dormire nella stessa stanza con un ragazzo, figurarsi nello stesso letto”.

    Allora il giudice si convinse, sulla base delle testimonianze, non solo del sonno ristoratore ma dell’abuso sessuale. Con pesanti implicazioni per la vittima che fu costretta a seguire un lungo percorso medico e psicologico, con più di uno sguardo sull’abisso dal quale non si torna. E fu condanna.

    Anche per quel processo, complice la lunga stagione di paralisi dei tribunali a causa del Covid, c’è un rischio all’orizzonte: a fine 2021 scatta la prescrizione. Così don Galli, corroborato dall’assoluzione canonica, pur con una condanna a sei anni e quattro mesi in primo grado verrà considerato innocente. E la vittima rimarrà senza giustizia. Uno scenario surreale. Non proprio ciò che vuole papa Francesco. O che, negli innumerevoli interventi sul tema, dice di volere.

    (Trascrizione da La Verità del 26 novembre 2020)

  • Olanda, l’imboscata al buio: la gang di ragazzini uccide il «pedofilo»

    Olanda, l’imboscata al buio: la gang di ragazzini uccide il «pedofilo»

    Crescono i gruppi online di persone che cercano i molestatori per metterli alla berlina sui social o tender loro un agguato. Da luglio ad oggi ci sono stati almeno 250 episodi

    Proteggere i bambini dai predatori. In Olanda proliferano i gruppi online di persone che vanno a caccia di pedofili, a volte per metterli alla berlina sui social ma sempre più spesso per punirli a suon di botte. A fine ottobre c’è scappato il morto. Un insegnante in pensione di 73 anni, Jan Kruitwagen, è stato avvicinato in una chat gay e attirato ad un appuntamento al buio in un parco di Arnhem dove un gruppo di ragazzi lo ha picchiato selvaggiamente. L’uomo è morto qualche ora dopo. Lo scorso weekend nella provincia di Zeeland un presunto molestatore è stato assalito dal alcuni giovani ed è finito in ospedale mentre un altro uomo è costretto a nascondersi dopo che la sua foto è stata pubblicata sui social. Da luglio ad oggi ci sono stati almeno 250 episodi del genere tanto che la polizia olandese ha lanciato un appello alla popolazione: «Fermatevi, smettetela di provocare, di fare gli investigatori, così non ci aiutate» ha detto Oscar Dros, a capo della divisione regionale dell’Est. E il ministro della Giustizia, Ferdinand Grapperhaus, ha invitato i cittadini a rivolgersi alle autorità se si sospetta un abuso ed evitare gli incontri di persona.

    Su Facebook proliferano i gruppi sul tema, alcuni, come «Pedohunters NL» e «pedophiles unmasked», contano migliaia di follower, in maggioranza giovani, attirati dall’idea di far parte di una comunità ristretta che agisce per il «bene comune». Il coronavirus ha moltiplicato le persone che passano il tempo online in cerca di qualcosa da fare e magari vengono attirati nella rete delle teorie cospirazioniste come quella di QAnon. Per l’omicidio dell’insegnante ad Arnhem sono stati fermati sette adolescenti, soltanto uno di loro ha più di 18 anni, due sono in stato di arresto. L’avvocato di un quindicenne ha detto ai media locali che «l’idea di dare la caccia ai pedofili è nata dalla noia in questi tempi di pandemia».

    Ad Arnhem il 7 novembre gli amici, i vicini di casa e molti ex studenti di Kruitwagen si sono ritrovati in strada per una commemorazione: hanno deposto fiori e acceso candele nel luogo del pestaggio. Il sindaco Ahmed Marcouch ha parlato di «un crimine orribile». L’uomo non aveva precedenti di abusi sessuali anche se aveva accettato di avere un incontro con un minorenne il giorno in cui è morto. «Questo comportamento da vigilantes è inutile – ha spiegato ancora Dros – perché le prove che questi cittadini pensano di avere sono molto spesso insufficienti o inesatte». Secondo Arda Gerken, direttrice di un’associazione contro gli abusi sui bambini online, il rischio è che i presunti molestatori si nascondano e non possano più essere monitorati dalle autorità: «Il modo migliore per impedire a un pedofilo di commettere un crimine è tenerlo dentro i social dove può essere guardato e conosciuto».

    Ma il fenomeno non è diffuso solo in Olanda. Nel Regno Unito la polizia parla di 100 episodi a settimana connessi all’attività degli Ocaag, i gruppi online contro i molestatori molto diffusi nel Paese. Lo scorso luglio la Corte Suprema di Glasgow, in Scozia, ha respinto il ricorso di Mark Sutherland. condannato per pedofilia grazie alle prove raccolte online da Groom Resistance Scotland. Lui invocava il rispetto della privacy stabilito dell’articolo 8 della Convenzione Europea sui diritti umani. «L’interesse dei bambini ha la priorità su quelli di un molestatore» hanno stabilito i giudici all’unanimità. Quello che va evitata nel modo più assoluto è la giustizia fai da te. «Gli attivisti sono invitati a passare il materiale alla polizia non appena ne vengono a conoscenza» raccomanda la polizia scozzese.

    https://www.corriere.it/esteri/20_novembre_20/olanda-dilaga-la-caccia-pedofilo-ucciso-uomo-polizia-fermatevi-a00e0156-2b5f-11eb-9939-58d0486c3785.shtml

  • Tre papi hanno permesso l’ascesa al potere di McCarrick nonostante le prove ben documentate del suo abuso seriale su seminaristi e minori

    Tre papi hanno permesso l’ascesa al potere di McCarrick nonostante le prove ben documentate del suo abuso seriale su seminaristi e minori

    Le vittime statunitensi chiedono al presidente eletto cattolico Biden di rispondere.

    Nel 1988, James Grein, un bambino vittima dell’ex cardinale Theodore McCarrick, ha rivelato l’abuso a Papa Giovanni Paolo II, dicendogli: “McCarrick ha abusato di me da quando ero giovane”. Nella stanza con Giovanni Paolo II c’erano il secondo e il terzo più potente ufficiale vaticano, il cardinale italiano Angelo Sodano, il segretario di Stato vaticano, e il suo segretario personale, l’attuale cardinale Stanislaw Dziwisz. Secondo Grein , Giovanni Paolo II, ora un santo cattolico, ha risposto con uno sguardo vuoto e poi ha assolto Grein dai “suoi peccati” e lo ha mandato per la sua strada.

    Trentadue anni da quell’incontro del 1988 e dopo montagne di prove di vescovi, cardinali, esperti e vittime degli abusi sessuali seriali di McCarrick, il Vaticano ha finalmente pubblicato un rapporto in cui sono stati costretti a rivelare che Giovanni Paolo II ei suoi due successori, uno conservatore e uno liberale, sono stati complici della copertura degli abusi di McCarrick. Questo caso non è diverso dalle migliaia di casi di abuso e insabbiamento, con l’eccezione che l’autore era uno dei funzionari vaticani più ricchi e di alto rango negli Stati Uniti, controllando milioni di dollari cattolici. Il rapporto di oggi omette opportunamente del tutto il resoconto di Grein e riconosce che le capacità di raccolta fondi della superstar di McCarrick sono state “pesate pesantemente”, ma “non erano determinanti,

    Il rapporto di oggi – della squadra di difesa vaticana – è certamente abbastanza dannoso e scioccante. Res iipsa loquitur : la cosa parla da sola. Tuttavia, la verità completa verrà rivelata dove dovrebbe essere: nei tribunali statunitensi, dove stanno procedendo le cause civili contro McCarrick. Con quei casi arriverà il resto della documentazione e delle deposizioni sotto giuramento di alti funzionari della chiesa, inclusi i funzionari vaticani Papa Benedetto e Papa Francesco. Ora che Papa Francesco ha storicamente revocato il segreto papale nella Chiesa cattolica, nulla impedisce agli avvocati e alle vittime statunitensi di aspettarsi la loro piena collaborazione.

    Tre papi hanno ignorato le accuse ben documentate contro l’ex cardinale Theodore McCarrick – permettendogli di mantenere la sua posizione di uno dei funzionari cattolici più altamente visibili e potenti negli Stati Uniti. Si parla di un fallimento istituzionale nel proteggere i bambini e gli adulti vulnerabili dagli abusi.

    Il rapporto dimostra ancora una volta che è solo la difesa dei sopravvissuti e la presentazione di prove di abuso alle forze dell’ordine statunitensi e ai media che hanno costretto il Vaticano ad agire in base alle accuse – che erano a lungo a disposizione sia di Papa Benedetto che di Papa Francesco.

    Questo è il motivo per cui questa mattina le vittime statunitensi chiedono aiuto al presidente eletto cattolico Joe Biden , rilasciando una lettera aperta chiedendogli di affrontare questo rapporto e invitare la Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti (USCCB) a rilasciare i nomi di tutti i noti chierici per molestie sessuali e i loro fascicoli alla conferenza annuale della prossima settimana. Inoltre, i sopravvissuti hanno chiesto un contributo per la selezione del prossimo ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede, nonché l’impegno a convocare una task force progettata per indagare sugli abusi sessuali istituzionali e l’occultamento ed eliminare le incongruenze nell’approccio degli Stati alla questione.

    Nel primo anno di Biden come presidente, i procuratori generali di venti stati dovrebbero rilasciare rapporti che descrivono in dettaglio gli abusi e la copertura nei rispettivi stati. Ciò include New York e New Jersey, dove McCarrick ha abusato di bambini e adulti vulnerabili. Queste diocesi sono state sostanzialmente scagionate nel rapporto del Vaticano. È dubbio che le indagini statunitensi corrisponderanno alle conclusioni del Vaticano.

    L’unico raggio di speranza in questa storia di corruzione, abuso, potere è l’onesto, ma futile sforzo del defunto cardinale John O’Connor di New York, che ha insistito con Papa Giovanni Paolo II sul fatto che non dovrebbe promuovere McCarrick a un potere ancora più potente. posizione nella gerarchia cattolica. Al momento del disperato appello di O’Connor, non solo O’Connor aveva concluso definitivamente che McCarrick era inadatto, ma lo stesso Papa Giovanni Paolo II sapeva direttamente da una vittima per dieci anni che McCarrick era pericoloso. Nel frattempo, McCarrick era già stato rifiutato per tre promozioni. Ma il rapporto personale tra McCarrick e il Papa, così come la raccolta di fondi stellare di McCarrick, “ha superato” il pericolo che ha attivamente rappresentato per bambini e seminaristi.

    La cascata di rivelazioni nel caso McCarrick è stata la dimostrazione pubblica più incontrovertibile di come l’abuso sessuale e la copertura siano racchiusi all’interno della struttura di autorità d’élite e della gerarchia di una chiesa globale i cui attributi principali in questi casi sono la segretezza e il denaro. Più di ogni altra cosa, è il matrimonio tra segreto istituzionale e corruzione finanziaria, che, fino ad oggi, continua ad avvolgere la gerarchia di tutto il mondo. Centinaia di migliaia di bambini e adulti vulnerabili sono ancora a rischio. Gli autori sono ancora nel ministero, vengono trasferiti e nascosti, specialmente in America Latina, Asia e Africa. Ci sono il cardinale McCarricks in ogni paese.

    CONTATTO:

    Peter Isely, membro fondatore di ECA
    Email: peterisely@gmail.com
    Tel: +1414.429.7259

    Tim Law, President ECA USA / ECA Board Member
    Email: timalaw@aol.com
    Tel: +1206.412.0165

    Dott.ssa Denise Buchanan (fondatore / membro del consiglio di amministrazione dell’ECA)
    E-mail: denise@ecaglobal.org
    Tel: +1310.980.2770

    Ending Clergy Abuse (ECA) è un’organizzazione di leadership mondiale di sopravvissuti agli abusi del clero e attivisti per i diritti umani. La sua missione è costringere la Chiesa cattolica romana a porre fine agli abusi del clero, proteggere i bambini e cercare giustizia per le vittime. I membri dell’assemblea ECA rappresentano oltre 21 paesi di 6 continenti.
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