Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Michele Seccia

  • ITALIA – In tutto il paese lacrimano monsignori e cardinali – E le vittime si indignano !

    ITALIA – In tutto il paese lacrimano monsignori e cardinali – E le vittime si indignano !

    È certo che le continue lacrimazione che negli ultimi mesi avvengono oramai dal nord al sud d’Italia non sono certo indice di pentimento, più probabilmente solo la spending review avviata da papa Francesco per scongiurare il default del Vaticano.

    L’ultimo a finire nella rete è niente popò di meno che il Presidente della CEI, il cardinale Gualtiero Bassetti, a cui è deflagrato tra le mani, nella sua diocesi a Perugia, don Vincenzo Esposito. Nell’ordinanza si legge ‘privo di autocontrollo e in preda ai suoi impulsi’. Dettaglio che è sfuggito puntualmente non solo ai parrocchiani, diciamo a partire da loro…

    A Milano invece abbiamo l’arcivescovo Mario Delpini, in pool position al resto d’Italia in quanto la diocesi milanese che già vanta ben 47 casi in soli 15 anni, tolto il caso di don Mauro Galli (da lui personalmente insabbiato, con l’aiuto di monsignor Pierantonio Tremolada, prima che papa Francesco li nominasse entrambi vescovi; uno di Milano, l’atro di Brescia) che oramai è giunto alla condanna anche in appello.

    All’attivo tuttavia Delpini vanta ben 4 nuovi casi;

    don Emanuele Tempesta –accusato di molestie a 7 minori tra i 7 e i 13 anni;

    l’ex seminarista Leonardo Gualdoni – accusato di molestie da una 15enne adescata nella parrocchia dove faceva l’aiutante dopo aver lasciato il seminario;

    don Alberto Lucchina, vero tasto dolente, al momento abbiamo in carico una sola sua vittima. Ma dalla corrispondenza tra la stessa e la diocesi, emerge che potrebbe non essere l’unica. Tanto che scusandosi la diocesi chiede se è forse lei una… La lista non è proprio così ridotta, infatti dopo la nostra pubblicazione, don Lucchina si è auto sospeso.

    C’è poi un altro caso di un don di Milano, per il momento però essendoci indagini in corso preferiamo riservarci.

    Ma scendiamo al sud, a Enna dove il reo confesso (almeno nelle intercettazioni della Procura di Enna) monsignor Rosario Gisana si trova alle prese col caso di don Giuseppe Ruglolo, un prete che già da seminarista abusava.

    Qui molto interessanti le dichiarazioni del vescovo di Piazza Armerina, che attacca di petto il Vaticano e la CDF. Infatti Gisana reclama su Il RESTO DEL CARLINO di aver segnalato alla CDF, ma risposero che non interessava, in quanto don Rugolo adesso era prete e non più un seminarista.

    Gisana a questo punto, abbandonato dal Vaticano – e che qualora si fosse rivolto alla magistratura lo avrebbe mandato a fare il vescovo a Pantelleria – chiede asilo per il sacerdote accusato di abusi a Enna, al vescovo di Ferrara, che senza indugi ed alcuna restrizione , glielo concede.

    Tra incontri con i più piccoli e campeggi di una settimana (sempre con i più piccoli), don Giuseppe Rugolo continua la sua missione pastorale, da Enna a Ferrara.

    Ci sono poi il cardinale Angelo Bagnasco e il suo successore Marco Tasca, che nella “rigidità e grande trasparenza” seguito della tolleranza zero di papa Francesco, non dicono nulla di don Franco Castagneto e frate Luca Maria Bucci… chissà che fine hanno fatto dopo le gravi accuse.

    Ve lo diciamo noi !

    Don Franco Castagneto è sempre al Santuario di Crea da quando è fuggito da Albaro. Bucci invece vaga indisturbato come sempre nel genovese, tra carità e opere di bene.

    Poi c’è don Rampino e il suo vescovo mons. Michele Seccia, “dammi l’IBAN, il vescovo è d’accordo”, vogliamo farti un regalo per il matrimonio.

    C’è persino l’attuale Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Francisco Ladaria, grazie a lui il pedofilo don Gianni Trotta, dopo la riduzione allo stato laico, stuprò altri bambini. Ma Bergoglio lo ha fatto ugualmente prefetto dell’organo che dovrebbe vigilare.

    Malgrado la lista dei monsignori disobbedienti sia notevole in Italia, a fronte di tutto ciò che attualmente dimostra anche il fallimento degli sportelli e delle commissioni diocesane, che puntualmente vedono fuggire (fortunatamente) le vittime per le inadempienze della diocesi di turno. Ma qui papa Francesco tace, persino di fronte alle accuse di un suo vescovo (Gisana) che avrebbe dovuto sospendere all’istante per aver palesemente insabbiato e violato (insieme al vescovo di Ferrara) il suo “rivoluzionario” (a detta dei soli giornali ma non delle vittime) Motu Proprio, il Vos estis lux mundi, che riporta la chiesa 20 anni indietro blindando ulteriormente le già difficili possibilità per le vittime italiane di ottenere giustizia e un congruo indennizzo dei danni, come pochi giorni fa ha nuovamente ribadito l’ONU al Vaticano.

    Riguardo le lacrimazioni beh, potreste asciugarle con comunicati stampa che escono dalle vostre diocesi. Avete presente quei fogli di carta dove scrivete la solita lagna davvero irriverente per i sopravvissuti, tra il v.s. presunto dolore, stupore e vicinanza a vittime e famiglie, le stesse che vi raffigurano quanto il demonio in terra per gli orrori di cui siete impuniti responsabili.

    Magari, se proprio dovete farli i comunicati, che so, metteteci almeno un po’ di originalità. Tanto che almeno le vittime non li leggano come uno sfottò !

    Zanardi

  • La chiesa incivile. Questo è il bimbo di 10 anni che accusa don Carmelo Rampino

    La chiesa incivile. Questo è il bimbo di 10 anni che accusa don Carmelo Rampino

    “Ho dieci anni, sono sempre in chiesa e sono chierichetto e sogno di diventare Sacerdote.

    Don Carmelo Rampino dice che mi aiuta. Dice che mi vuole bene.

    Mi porta al mare e a mangiare una pizza. Dice che è come un papà.

    Però ha iniziato a fare certe cose che non capisco.

    Mi da baci sulla bocca e anche con la lingua.

    Poi lo devo pure toccare giù, dice di pizzicarlo dieci volte e poi fa certi suoni strani.

    Dice che devo fare cosi perché mi aiuta a diventare Sacerdote.

    Mi dice che è normale, però mi dice anche che non deve sapere nessuno.

    Mi da anche le botte. Con schiaffi e pugni. Poi mi spinge e mi ritira e continua a darmi schiaffi e pugni.

    Poi mi mette anche sul tavolo a pancia in giù. Mi tira giù i pantaloni e mi fa male. Piango. Mi fa male il sedere. Ho i pantaloni bagnati.

    Ho provato a raccontare, a dirlo. Se inizio a parlare non esce niente.

    Don Carmelo mi fa paura. Dice che racconta alle persone che io mi drogo. Dice che io non sono nulla e non sarò mai nessuno. Mi dice che le persone non mi crederanno mai. Crederanno lui che è una brava persona. Un Sacerdote. Mi dispiace tanto non aver potuto raccontare  la mia Storia a dieci anni, quando la mia infanzia è finita.”

    Domenica 10 marzo 2019, ore 14,10, ricevo questo scritto e ne rimango profondamente turbato.

    A scrivere i flash di quando era bambino, oggi è un uomo, un sopravvissuto che con la sua famiglia sta vivendo un momento molto difficile e duro della sua vita. Ma la voglia di vivere e di non arrendersi denunciando quello che ha subito, gli da la forza di andare oltre certi ricordi talmente sepolti che quando riemergono inarrestabili come un vulcano, spesso poi, ci vogliono giorni per realizzare se è un falso ricordo, indotto dal forte momento di stress, o è un fatto realmente accaduto.

    Poi a furia di rielaborare, emergono anche i dettagli, persino gli odori e realizzi che purtroppo non è un falso ricordo. Ma solo qualcosa che la tua mente aveva sepolto per difendersi.

    Da dieci giorni circa, parallelamente all’Autorità Giudiziaria, anche la Rete L’ABUSO ha aperto un fascicolo sul caso di don Carmelo Rapino, che nei prossimi giorni integreremo alla Procura di Lecce.

    Tra le telefonate e le segnalazioni, notizie raccolte dai nostri volontari sul posto, le presunte vittime sembrano decine. A partire dagli strusciamenti, ai rapporti completi, fino ad a chi sostiene di averlo sorpreso in flagranza nella sacrestia.

    Ma a sconcertare maggiormente è la cornice di un paese che sapeva chi era e cosa faceva don Carmelo, ma malgrado ciò afferma ancora oggi che è una brava persona, un buon padre spirituale. Qualcuno si vanta addirittura di aver sottratto in tempo il figlio.

    Mi chiedo cosa avrebbe mai potuto fare un bimbo di 10 anni in un simile contesto, anche se nel suo ancora oggi profondo senso di colpa, nel ricordo, si accusa con questa frase “Ho provato a raccontare, a dirlo. Se inizio a parlare non esce niente. “

    Sconcertante anche l’insensibilità della diocesi e l’arroganza del suo vescovo, Michele Seccia, che pur avendo ricevuto comunicazione dell’accaduto lo scorso maggio, non si è neppure preoccupato di informarsi su come stesse la presunta vittima. Le uniche parole che ha detto sul caso, oltre a tirarsene fuori, sono state “si riserva di adire le vie legali contro chi ha osato (o oserà) mettere in dubbio la sua correttezza”. Che coraggio…

    Mi rammarico del fatto che non abbia ancora spiegato a noi e al suo gregge, quali siano questi provvedimenti che avrebbe subito adottato. Domenica 24 febbraio 2019 don Carmelo ha ancora celebrato messa, quindi si ritiene più che fondata l’ipotesi che non fosse neppure stato sospeso a divinis. Il 25 febbraio, sul sito della diocesi, don Carmelo risultava ancora Rettore di Maria Santissima Addolorata a Trepuzzi. È stato scioccamente rimosso solo dopo la pubblicazione della telefonata (26 febbraio), ignorando che le pagine rimosse si possono recuperare tramite la cache di Google. E si.

    Prima che pubblicassimo il nostro audio, ha almeno rispettato le linee guida della CEI, o ha omesso pure quelle eccellenza ?

    Zanardi

  • Prete pedofilo, la vittima denuncia. Il Papa: “Bisogna sempre perdonare”

    Prete pedofilo, la vittima denuncia. Il Papa: “Bisogna sempre perdonare”

    Proprio quando impazzano le polemiche sulla pedofilia dilagante nella Chiesa, arriva la vicenda di un uomo che ha inviato una lettera ad un prete accusandolo di aver abusato di lui 31 anni prima, in una diocesi di Lecce. Il prete, allora, di tutta risposta, lo ha chiamato per chiedere chiarimenti. “Cosa vuoi da me ora? Dai, inviami il tuo Iban che ti faccio un regalo. Poi se quest’estate passi da qui, fermati, andiamo dal vescovo che sa tutto e chiedi chiarimenti a lui”, gli ha detto.

    L’uomo, 40 anni, ha subito abusi per circa 7 anni ed oggi vive all’estero con la sua famiglia. Non riusciva più a vivere con questo macigno. Voleva ripartire da 0. Ma un dolore del genere non se ne va facilmente, è una radice che non verrà mai estirpata. Nessuno darà indietro l’infanzia a quel bambino. Allora l’uomo, non riuscendo più a tenersi tutto dentro, ha inviato una lettera al prete, ed è stato richiamato al telefono dallo stesso. La vittima ha allora registrato la telefonata e l’ha pubblicata online. “Ti devi prendere le tue responsabilità. Perché? perché hai abusato di me? ero solo un bambino. Voglio sapere solo questo”, chiede il quarantenne. Scioccante la risposta del prete: “Sono state cose di sincerità, di affetto. Ti sei rivolto a me, io ti volevo bene. E’ stata natura. E’ stata debolezza. Ma io l’ho fatto perché ti volevo bene, non ti volevo fare del male.”

    Rete L’Abuso, l’associazione nata per sostenere le vittime che hanno subito violenze sessuali per mano del clero, ha denunciato l’accaduto, pubblicando la telefonata registrata dall’uomo, proprio durante il summit contro la pedofilia organizzati dal Santo Padre.

    Intanto, la Curia non ha aspettato molto a rispondere. A seguito della diffusione del fileche svelava lo scambio di battute fra il sacerdote della diocesi e l’uomo che l’accusava di molestie sessuali, la Curia ha reso noto che l’Arcivescovo Michele Seccia, insediatosi nella diocesi nel dicembre del 2017, ha prontamente adottato misure e provvedimenti cautelativi nei confronti del sacerdote accusato di violenza e abusi sessuali su minori.

    La Curia ha sottolineato anche che chi insinua che l’Arcivescovo abbia tentato di coprire gli abusi, è in torto. Seccia, dopo la pubblicazione del contenuto audio, ha preso totalmente le distanze da quanto dichiarato dal parroco. Infine, ha anche dichiarato di adire le vie legali contro chi ha osato, osa e oserà mettere in dubbio la sua azione e correttezza. “Lotterò sempre contro chi offende il suo nome e la Santa Chiesa“, ha detto.

    “E’ stata natura”, ha ripetuto più di una volta il prete per giustificarsi. Natura? Eppure, ci sarebbe sicuramente qualcosa da ridire su questo genere di natura. Chissà, come ha spesso detto Papa Francesco, se è vero che bisogna “sempre perdonare i propri nemici”.

    https://www.leggilo.org/2019/03/04/vaticano-prete-pedofilia/

  • Lecce, sacerdote indagato per pedofilia. In rete la telefonata con la vittima che lo incastra: “Era affetto, ora dammi l’Iban…”

    Lecce, sacerdote indagato per pedofilia. In rete la telefonata con la vittima che lo incastra: “Era affetto, ora dammi l’Iban…”

    “Abusi? Era affetto. Comunque mandami il tuo Iban, così se ti serve qualcosa”. E’ il contenuto di una telefonata registrata tra una presunta vittima di abusi sessuali e il sacerdote salentino 70enne che avrebbe approfittato di lui quando aveva 9 anni.

    Rete L’Abuso – associazione nata per sostenere le battaglie delle vittime di pedofilia nella Chiesa –  ha pubblica sul suo sito l’audio integrale della conversazione in cui prete ammette gli abusi e propone di regalare denaro all’uomo che oggi ha 40 anni e dopo molti anni ha trovato il coraggio di denunciare. La notizia a pochi giorni da summit sulla pedofilia voluto in Vaticano da papa Francesco.

    Abusi che si sarebbero protratti per sette anni, fino a quando la vittima decise di andare all’estero per farsi una nuova vita. Alle domande incalzanti dell’uomo che chiedeva il perché di quelle attenzioni morbose, il prete risponde: “Era natura, era un atto di affetto”.

    Alla fine il sacerdote nell’audio chiama in causa anche il vescovo, invitando il giovane a contattarlo. La telefonata risalirebbe al 2016 quando il 40enne stava per sposarsi e il sacerdote lo contattò per farli un regalo.

    Sulla vicenda la Procura di Lecce aveva già aperto un’inchiesta – come riporta il Nuovo Quotidiano di Lecce – e l’audio arricchirà il fascicolo aperto dalla pm Stefania Mininni che indaga sul sacerdote per abusi sessuali sui minori.

    Pedofilia, la telefonata di una vittima incastra il sacerdote: “Abusi? Si, ma con affetto. Dammi l’Iban…”

    La Curia aveva già adottato un provvedimento di ‘sospensione a divinis’ del sacerdote, ancor prima di conoscere l’esito dell’inchiesta pensale e dell’istruttoria aperta dal Vaticano. Per questo motivo la reazione del vescovo alla diffusione dell’audio è stata immediata.

    “A seguito della diffusione in rete di un file audio che svela i contenuti di una telefonata intercorsa tra un sacerdote della diocesi di Lecce e una persona che – stando al dialogo – risiederebbe in Germania, e soprattutto a seguito della fuorviante interpretazione offerta nei testi di lancio dal sito web che ha ritenuto di pubblicare la registrazione, si rende noto che l’arcivescovo Michele Seccia, informato del caso all’indomani del suo insediamento a Lecce, avvenuto nel dicembre 2017, ha immediatamente adottato nei confronti del sacerdote in questione tutti i provvedimenti cautelativi consentiti dalla normativa ecclesiastica vigente”.

    “Insinuare il sospetto che l’arcivescovo, venuto a conoscenza delle circostanze riferite nella telefonata, abbia anche solo tentato di coprire eventuali abusi, costituisce una grave distorsione della realtà. A seguito dei recenti sviluppi, infatti – prosegue la nota – monsignor Seccia ha provveduto a rendere ancor più rigide e perentorie le misure già adottate nei confronti del sacerdote. Pertanto egli, nel prendere ancora una volta le distanze da quanto dichiarato da quest’ultimo nel corso del colloquio telefonico captato, si riserva di adire le vie legali contro chi ha osato (o oserà) mettere in dubbio la sua correttezza, sostenuta da iniziative concrete e documentate, e contro chi ha tentato (o tenterà) di offendere il suo nome e quello dell’Istituzione che rappresenta”.

    https://bari.repubblica.it/cronaca/2019/03/01/news/prete_pedofilo_lecce-220413557/

  • Già sott’inchiesta per pedofilia ma confessava

    Già sott’inchiesta per pedofilia ma confessava

    In mezzo ai bambini fino a marzo dell’anno scorso, il prete accusato di pedofilia dall’inchiesta della Procura di Lecce e dalla telefonata pubblicata integralmente dal sito Retel’abuso.it. Quel sacerdote alla soglia dei 70 anni venne chiamato in una parrocchia del Nord Salento per confessare i bambini in procinto di prendere la prima comunione. Erano in tanti ad approcciarsi al sacramento dell’Eucarestia e per questo c’era bisogno di altri confessori per ascoltare quelle anime pure.
    E’ uno dei risvolti che sta facendo emergere il queste ore il tam tam mediatico su quel prelato scatenato soprattutto dalla pubblicazione della telefonata di 12 minuti con un ex parrocchiano. Quell’uomo che oggi ha 40 anni e che ha presentato la denuncia in Procura che ha dato vita all’inchiesta penale sulla quale pende la prescrizione, trattandosi di fatti – comunque da accertare – risalenti a 30 anni fa.
    Quella telefonata è nel fascicolo della Procura. Anche perché contiene quelle che sembrano ammissioni senza alcuna remora sulle attenzioni morbose avute all’epoca per quel parrocchiano da quando aveva 9 anni fino ai 16 anni, come ha poi denunciato l’interlocutore. Cose normali – il messaggio che cerca di fare passare il prelato in quella telefonata – come se gli abusi sui ragazzini costituissero un percorso obbligatorio della crescita: «Lo so mena, poi lo superiamo. Vedrai non vuoi che le superiamo. Il vescovo sa di me, vai a parlargli, tu mi devi scusare e mi devi perdonare. Basta che mi perdoni. Questo mi interessa. Dì quello che eventualmente ti ho fatto, che ti ho scandalizzato». Poi passa al dialetto, il prete. Probabilmente per rendere più colloquiale il concetto: «Ma tutti simu stati scandalizzati a quell’età, nu te pensare. Io prego sempre per te».
    Un colloquio che risale al 2016, quando il sacerdote venne a sapere che il ragazzino oggetto delle sue attenzioni a sondo sessuale, stava per sposarsi. Gli chiede l’Iban, per fargli un regalo in denaro. E lo invita anche a pranzo con il fratello. E se per lui sembra tutto normale, tutto superato, la reazione dell’interlocutore non è altrettanto cordiale. O forzatamente cordiale: per prima cosa gli chiede il perché di quegli abusi, quando era un bambino. La risposta è una ammissione: «E’ stata la natura, è stata una debolezza. Ma io ti ho voluto sempre bene. Mica ti ho fatto del male, mica ti ho violentato».
    Il risveglio del passato volutamente rimosso, nel 2016. Poi il ritorno in parrocchia l’anno scorso. E fu subito allontanato con una telefonata che gli comunicò la volontà del vescovo Domenico D’Ambrosio: sospensione a divinis, ossia divieto di concelebrare l’eucarestia e gli altri sacramenti. Provvedimento preso appena avviata l’inchiesta penale.
    In tempi più recenti monsignor Michele Seccia lo ha confinato in un monastero, in attesa che la Procura e la stessa Curia accertino le accuse di pedofilia.

    https://www.quotidianodipuglia.it/lecce/gia_sott_inchiesta_per_pedofilia_ma_confessava-4334582.html

  • “Dammi l’Iban”, audio choc del prete accusato di abusi

    “Dammi l’Iban”, audio choc del prete accusato di abusi

    Una querela nei confronti di un sacerdote della diocesi di Lecce per presunti abusi sessuali ai danni di un ragazzino, che all’epoca dei fatti aveva nove anni, è stata depositata nei giorni scorsi attraverso la ‘Rete L’abuso’ e depositata attraverso i canali diplomatici. La vittima è attualmente residente all’estero. In un audio choc di una telefonata tra lo stesso sacerdote e la vittima, pubblicato sul sito della ‘Rete L’abuso’ che opera contro gli abusi sessuali da parte del clero, il prete ammette sostanzialmente gli abusi: “E’ stato affetto, è stata natura, debolezza“, risponde il prete, incalzato dalle domande del suo accusatore.

    Non solo. Il prete offre soldi alla vittima: “Ti ho chiesto il codice Iban, se ti serve qualcosa“. Alla fine della telefonata il prete chiama anche in causa il vescovo invitando l’uomo a chiamarlo. La stessa ‘Rete L’Abuso’ sottolinea che di fronte alla pubblicazione dell’audio, l’arcivescovo Michele Seccia ha preso le distanze: “Informato del caso all’indomani del suo insediamento a Lecce, avvenuto nel dicembre 2017 – sottolinea una nota dell’arcivescovo riportata dalla stessa Rete – ha immediatamente adottato nei confronti del sacerdote in questione tutti i provvedimenti cautelativi consentiti dalla normativa ecclesiastica vigente”. “Insinuare il sospetto che l’arcivescovo – continua – venuto a conoscenza delle circostanze riferite nella telefonata, abbia anche solo tentato di coprire eventuali abusi, costituisce una grave distorsione della realtà”. L’arcivescovo si riserva di adire le vie legali contro chi ha osato (o oserà) mettere in dubbio la sua correttezza.

  • Lecce, abusava di un ragazzino, dopo 30 anni la denuncia: fari accesi su prete pedofilo

    Lecce, abusava di un ragazzino, dopo 30 anni la denuncia: fari accesi su prete pedofilo

    di PIERANGELO TEMPESTA

    LECCE – Un prete indagato per pedofilia e una telefonata in cui il sacerdote ammette gli abusi e propone alla vittima di inviargli del denaro. Chiesa leccese sotto choc per l’inchiesta che vede al centro delle attenzioni della Procura un sacerdote di 70 anni di un comune del Nord Salento.

    Le voci, in paese, si rincorrevano da anni. Fino a materializzarsi in un fascicolo di indagine in mano al pubblico ministero Stefania Mininni. A irrobustire i sospetti c’è la registrazione di una telefonata tra il prete e la presunta vittima, pubblicata sul sito «Rete L’abuso». Una conversazione di una decina di minuti nella quale l’ex parroco ammette gli abusi («È stata la natura, è stata una debolezza») e poi offre una sorta di risarcimento («Dammi l’iban che voglio farti un regalo per il matrimonio»).
    I fatti risalgono a circa 30 anni fa. E il rischio che finiscano in prescrizione è molto concreto. Dipende da quanti reati vengono contestati e da quante aggravanti. Il fascicolo già da tempo si è arricchito di altre denunce: almeno sei. Sullo sfondo, poi, ci sarebbero altri casi rimasti in sordina. A mettere in moto l’indagine è stata la querela presentato da un uomo che ha raccontato di aver subìto molestie sessuale dal sacerdote all’età di 9 anni. Ed è sua la telefonata che, adesso, rende ancora più scomoda la posizione del sacerdote. Gli abusi – secondo quanto denunciato – si sono verificati in un comune dell’hinterland di Lecce. E i ricordi, o meglio gli incubi di quella adolescenza violata, sono affiorati solo di recente. Stando a quanto denunciato, il prete avrebbe rimpiazzato nel ruolo e nella figura il padre del giovane, dopo il divorzio della madre. Avrebbe frequentato la casa del ragazzo, aiutandolo negli studi, accompagnandolo nell’iniziale desiderio di indossare l’abito talare. Ben presto, però, si sarebbe rivelato un pedofilo. Gli abusi sarebbero andati avanti fino a quando il ragazzino non compì 16 anni.

    L’uomo, che ora vive all’estero, è sposato e ha dei figli, ha chiesto spiegazioni al prete nel corso della conversazione pubblicata in rete. Alcuni stralci risultano estremamente significativi: «Sono cose avvenute nella vita dell’affettività quando si vuole bene non è che ci sono le telecamere, mo’ s’ha ‘ngrandita la cosa, s’ha fatta fiacca però noi sacerdoti vi abbiamo voluto bene… perché tu che te piensi che pure io non ho avuto i miei problemi, però li abbiamo superati». Poi la richiesta delle coordinate bancarie per inviargli un omaggio in denaro: «Pure per farti gli auguri del matrimonio, per i piccinni che ti sono nati…».
    Sulla vicenda interviene l’Arcidiocesi di Lecce: «L’arcivescovo Michele Seccia, informato del caso all’indomani del suo insediamento, avvenuto nel dicembre 2017, ha immediatamente adottato nei confronti del sacerdote in questione tutti i provvedimenti cautelativi consentiti dalla normativa ecclesiastica vigente. Insinuare il sospetto che l’arcivescovo, venuto a conoscenza delle circostanze riferite nella telefonata, abbia anche solo tentato di coprire eventuali abusi, costituisce una grave distorsione della realtà. A seguito dei recenti sviluppi, infatti, monsignor Seccia ha provveduto a rendere ancor più rigide e perentorie le misure già adottate nei confronti del sacerdote. Pertanto egli, nel prendere ancora una volta le distanze da quanto dichiarato da quest’ultimo nel corso del colloquio telefonico captato, si riserva di adire le vie legali contro chi ha osato o oserà mettere in dubbio la sua correttezza, sostenuta da iniziative concrete e documentate, e contro chi ha tentato o tenterà di offendere il suo nome e quello dell’istituzione che rappresenta».

    https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/lecce/1116766/lecce-abusava-del-ragazzo-fari-sul-prete-pedofilo.html

  • Prete pedofilo: dopo la telefonata della vittima, le dure parole di monsignor Seccia

    Prete pedofilo: dopo la telefonata della vittima, le dure parole di monsignor Seccia

    A seguito del dialogo tra anziano prete di Trepuzzi e l’uomo abusato da piccolo, pubblicato su Reteabuso.org, l’arcivescovo di Lecce minaccia querele da chi lo accusa di un coinvolgimento

    LECCE – La vittima di abusi sessuali, risalenti a quando aveva appena nove anni e che sono andati avanti per i sei successivi, contatta il sacerdote salentino che ha denunciato due anni prima: questo ammette la violenza e propone il versamento di una somma a mo’ di “regalo” sull’Iban del malcapitato. E non è tutto. Il prete invita quell’ex bambino ferito a rivolgersi persino a monsignor Michele Seccia, attuale arcivescovo di Lecce. Ma, nelle ultime ore, è giunto agli organi di stampa il monito di Seccia, il quale ora minaccia querela. Risentito per questo suo “coinvolgimento”, da parte del sacerdote, nella vicenda. Proprio lui che, peraltro in città giunto da poco più di un anno, ha indicato la linea dura come l’unica possibile contro la pedofilia. Ma andiamo per gradi.

    La vicenda comincia nei mesi scorsi quando l’associazione Reteabuso.org divulga la denuncia da parte della vittima salentina. Denuncia che risale al 2016. Gli abusi, risalenti negli anni passati a Trepuzzi, da parte del sacerdote 71enne, allora rettore della Chiesa Maria Santissima Addolorata. Il curato, dopo lo scandalo venuto alla luce grazie alla co-denuncia della vittima e dell’associazione, è stato allontanato per consentire una più serena indagine.

    Quel bambino abusato, ora sposato e con figli, vive all’estero. Nei giorni scorsi ha contattato telefonicamente l’anziano prete, per chiedergli il motivo di tanta violenza. Nella telefonata, il cui testo è stato reso noto da Reteabuso.org, l’ammissione di colpevolezza da parte del sacerdote: invita la vittima a passarci su, in un certo senso. A dimenticare i problemi che in fondo, a suo dire, tutti hanno avuto nella vita. E, come “risarcimento”, gli chiede il codice Iban per poter procedere a un versamento di denaro. “Come regalo di matrimonio”, gli dice. Poi lo invita, come accennato su, a rivolgersi alla figura autorevole rappresentata da monsignor Seccia. In una nota, quest’ultimo ha preso immediatamente le distanze dall’accaduto. Riportiamo integralmente le sue parole:

    “A seguito della diffusione in rete di un le audio che svela i contenuti di una telefonata intercorsa tra un sacerdote della diocesi di Lecce e una persona che – stando al dialogo – risiederebbe in Germania, e sopra u o a seguito della fuorviante interpretazione o erta nei testi di lancio dal sito web che ha ritenuto di pubblicare la registrazione, si rende noto che l’arcivescovo Michele Seccia, informato del caso all’indomani del suo insediamento a Lecce, avvenuto nel dicembre 2017, ha immediatamente adottato nei confronti del sacerdote in questione tutti i provvedimenti cautelativi consentiti dalla normativa ecclesiastica vigente”.

    “Insinuare il sospetto che l’arcivescovo, venuto a conoscenza delle circostanze riferite nella telefonata, abbia anche solo tentato di coprire eventuali abusi, costituisce una grave distorsione della realtà. A seguito dei recenti sviluppi, infatti, monsignor Seccia ha provveduto a rendere ancor più rigide e perentorie le misure già adottate nei confronti del sacerdote.  Pertanto egli, nel prendere ancora una volta le distanze da quanto dichiarato da quest’ultimo nel corso del colloquio telefonico captato, si riserva di adire le vie legali contro chi ha osato (o oserà) me ere in dubbio la sua correttezza, sostenuta da iniziative concrete e documentate, e contro chi ha tentato (o tenterà) di o rendere il suo nome e quello dell’Istituzione che rappresenta”.

    https://www.lecceprima.it/attualita/seccia-su-vicenda-abusi-prete-trepuzzi-1-marzo-2019.html
     

  • Don Rampino fino a pochi giorni fa Rettore di Maria Santissima Addolorata a Trepuzzi – il vescovo minaccia querela

    Don Rampino fino a pochi giorni fa Rettore di Maria Santissima Addolorata a Trepuzzi – il vescovo minaccia querela

    Con una prontezza esemplare mons. Michele Seccia ha subito risposto, con un comunicato stampa, all’audio registrato tra don Carmelo Rampino e la sua presunta vittima nel quale il sacerdote, oltre a tirare in ballo il Vescovo, è anche reo confesso degli abusi che il ragazzo accusa.

    Mons. Seccia, nella sua dichiarazione, dice di aver preso tutti i provvedimenti subito. Sarebbe curioso sapere quali siano questi provvedimenti, ce li faccia sapere, visto che il sacerdote era, sino a pochi giorni fa risultava sul sito della Diocesi di Lecce Rettore di Maria Santissima Addolorata a Trepuzzi.

    Dopo la pubblicazione dell’audio provvidenzialmente l’incarico è scomparso dal sito, ma tutt’ora don Rampino non risulta sospeso.

    Quello che sappiamo con certezza, oltre al fatto che il prete ha cercato di corrompere il ragazzo, mons. Seccia, la cui Diocesi era tra i destinatari della messa in mora che la Rete L’ABUSO, per conto del nostro assistito, gli ha inviato il 5 maggio 2018, non ha risposto neppure a quella.

    Forse per l’Istituzione mons. Seccia si sarà anche preoccupato, mentre per il ragazzo non vi è stata nessuna attenzione: né lo ha cercato, né ha tentato di contattarlo per offrirgli aiuto o per approfondire l’accaduto, né ha risposto alla sua lettera.

    L’unica risposta è la minaccia di querela, a meno che quella minaccia non sia rivolta al sacerdote Carmelo Rampino che, non solo ha infangato con il suo comportamento l’istituzione, ma lo ha anche tirato in mezzo “diffamandolo” (almeno stando a quanto dichiarato dal Vescovo stesso).

    Forse potremmo essere di fronte al primo caso in cui la Chiesa riconosce di essere vittima dei suoi preti e chiede loro i danni.

    Redazione

  • Prete pedofilo tentò di corrompere la vittima: “Dammi l’iban che ti faccio un regalo”

    Prete pedofilo tentò di corrompere la vittima: “Dammi l’iban che ti faccio un regalo”

    TREPUZZI (Lecce) – Nuovi sviluppi sull’inchiesta su un presunto prete pedofilo (pubblicata in esclusiva su queste pagine nel mese di giugno) alimentata da una conversazione choc. “Dammi l’iban che voglio farti un regalo per il matrimonio”. E’ la scioccante dichiarazione di un sacerdote di Trepuzzi in una telefonata in cui tenta di corrompere una presunta vittima di abusi sessuali consumati circa trent’anni fa in un paesino dell’hinterland di Lecce. Una vicenda rimasta nel silenzio per anni, affiorata dagli abissi del passato solo di recente con una denuncia della vittima e che torna di stringente attualità alla luce della battaglia di Papa Francesco contro i preti pedofili e che, nel caso specifico, viene alimentata dalla conversazione tra la persona offesa (ora residente in Germania) e il sacerdote (telefonata pubblicata integralmente dal sito Retel’abuso.it). Ecco alcuni stralci della conversazione. Dura 12 minuti. Dopo i convenevoli il prete esordisce chiedendo di comunicargli il codice iban “se gli serve qualcosa, ti serve qualcosa” ma l’interlocutore insiste e chiede “perché tutti questi abusi all’epoca quando era bambino”.

    Al che il prete, alle strette, cerca di smorzare la portata della accuse bollandole “come cose che sono state con sincerità, di affetto, io ti ho voluto tanto bene…è stata la natura, è stata una debolezza ma io ti ho voluto sempre bene, mica ti ho fatto del male, mica ti ho violentato..ora facciamo come vuoi…ti devo dare qualcosa?

    Sono cose avvenute nella vita dell’affettività quando si vuole bene non è che ci sono le telecamere, mò s’ha ngrandita la cosa, s’ha fatta fiacca però noi sacerdoti vi abbiamo voluto bene…perché tu che te piensi che pure io non ho avuto i miei problemi però li abbiamo superati…Io quando vuoi sono a Trepuzzi, tu e tuo fratello verrete a pranzo…Ma io ti avevo chiesto il codice iban se hai bisogno di qualcosa se io ti voglio mandare 10 euro dove te li devo mandare…Pure per farti gli auguri del matrimonio per i piccinni che ti sono nati..non fare così se no me faci stare fiaccu, sai quante ne ho passate come te…Me mandi lu codice Iban crai puru cu te mangi na pizza, nu regalu de matrimonio io nu bogghiu te perdere”.

    L’interlocutore, però, batte sempre sullo steso punto: gli abusi, una ferita che il tempo non riesce a cancellare e che fanno male. Il prete cerca la via della comprensione (di facciata, sincera?): “Lo so, mena poi lo superiamo, vedrai non vuoi che le superiamo…Il vescovo sa di me, vai e parlagli, tu mi devi scusare e mi devi perdonare, basta che mi perdoni questo mi interessa a me”. La presunta vittima insiste e chiede al prete di cosa lo deve perdonare per avere il perdono di Dio. Il parroco risponde in maniera chiara: “Di quello che eventualmente ti ho fatto, che ti ho scandalizzato, ma tutti simu stati scandalizzati a quell’età, nu te pensare…Io prego sempre per te”.

    Il fascicolo è coordinato dal pubblico ministero Stefania Mininni. L’indagine è ancora aperta. E al vaglio degli inquirenti è finita anche questa conversazione. Sotto la lente d’ingrandimento, poi, ci sono anche altre denunce sporte da ulteriori presunte vittime. Sulle accuse, però, pende il rischio prescrizione alla luce di fatti piuttosto datati. Parallelamente si è attivata anche la Curia. Il sacerdote è stato fermato dall’attività pastorale da circa un anno e non può più svolgere funzioni in pubblico. Ed è stato invitato ad allontanarsi dalla Diocesi e a ritirarsi in un monastero.La vicenda getta un’ombra sinistra sul mondo della Chiesta e sulla piaga dei prete pedofili. A mettere in moto l’indagine era stata una querela di parte sottoscritta anche dalla presunta vittima che all’epoca dei fatti aveva 9 anni. Ora risiede all’estero. Ma quanto accaduto quando non era neppure un adolescente è affiorato nei ricordi solo di recente. Proprio nel giorno dell’anniversario del suo matrimonio nel 2016. Tanto che Stefano (nome di fantasia) è costretto al ricovero. E gli incubi del passato riaffiorano con tutto il loro carico di inquietudine. Stando a quanto denunciato, il prete avrebbe rimpiazzato nel ruolo e nella figura il padre del giovane dopo il divorzio della madre. Avrebbe frequentato casa del ragazzo, aiutandolo negli studi, accompagnandolo nell’iniziale desiderio di indossare l’abito talare. Ben presto, però, quel prete amico di famiglia si sarebbe rivelato un pedofilo. Gli abusi sarebbero andati avanti fino fino a quando il ragazzino non compì 16 anni quando decise di fuggire all’estero per rifarsi una propria vita.

    Effettivamente riesce a voltare pagina. Si sposa, ha dei figli, ma i ricordi del passato rimangono silenti nella mente fino a quando non riemergono con tutto il loro carico di drammaticità.

    Sulla vicenda la diocesi di Lecce ha diramato una nota ufficiale: “A seguito della diffusione in rete di un file audio che svela i contenuti di una telefonata intercorsa tra un sacerdote della diocesi di Lecce e una persona che – stando al dialogo – risiederebbe in Germania, si rende noto che l’arcivescovo Michele Seccia, informato del caso all’indomani del suo insediamento a Lecce, avvenuto nel dicembre 2017, ha immediatamente adottato nei confronti del sacerdote in questione tutti i provvedimenti cautelativi consentiti dalla normativa ecclesiastica vigente.

    A seguito dei recenti sviluppi, infatti, mons. Seccia ha provveduto a rendere ancor più rigide e perentorie le misure già adottate nei confronti del sacerdote. Pertanto egli, nel prendere ancora una volta le distanze da quanto dichiarato da quest’ultimo nel corso del colloquio telefonico captato, si riserva di adire le vie legali contro chi ha osato (o oserà) mettere in dubbio la sua correttezza, sostenuta da iniziative concrete e documentate, e contro chi ha tentato (o tenterà) di offendere il suo nome e quello dell’Istituzione che rappresenta.”

    Prete pedofilo tentò di corrompere la vittima: “Dammi l’iban che ti faccio un regalo”