Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Milano

  • Ragazzo molestato dal prete di Rozzano, i genitori scrivono a Papa Francesco

    Ragazzo molestato dal prete di Rozzano, i genitori scrivono a Papa Francesco

    ROZZANO – Hanno chiesto giustizia, l’hanno ottenuta solo in parte, quando don Mauro Galli è stato condannato in primo grado a 6 anni e 4 mesi per le molestie che l’allora 15enne ha subito dal sacerdote di Rozzano.

    La storia

    I fatti risalgono a oltre otto anni fa, quando il giovane aveva trovato il coraggio di parlare degli abusi, di quando il prete, di cui si fidava ciecamente, che riteneva una figura di riferimento, lo invitava a dormire nel suo letto. La famiglia ha iniziato una lunga battaglia per mettere in luce la vicenda e gli altri casi di pedofilia tra sacerdoti.

    La battaglia della famiglia

    Il prete era stato trasferito nel 2012 da Rozzano a Legnano, dove ha ricoperto il contestato incarico di responsabile della Pastorale giovanile. La famiglia Battaglia si era opposta, indirizzando lettere di protesta alla Congregazione per la Dottrina della fede. “Finalmente settimana scorsa il presidente dell’associazione Rete Abuso, Francesco Zanardi, ha incontrato l’arcivescovo Scicluna, padre Lombardi e alcuni membri della Commissione che ha organizzato un summit nei giorni scorsi in Vaticano proprio sulla protezione dei minori.

    La lettera al Papa

    Zanardi ha consegnato il dossier sulla gestione della diocesi di Milano proprio sul caso che ci riguarda personalmente. Lombardi ha ritirato il materiale e ha riferito che aveva già le nostre lettere”, spiega la famiglia che ora prova un’altra carta: scrivere direttamente al Papa. I genitori del ragazzo hanno infatti deciso di indirizzare una missiva per parlare del proprio caso e per chiedere “azioni concrete per tutelare i bambini contro i preti pedofili”, scrive la famiglia a Papa Francesco.

    Il testo

    “TI scriviamo a nome nostro e di tutte quelle vittime senza voce o che non sono state ascoltate”, dicono mamma e papà del ragazzo di Rozzano che ripercorrono la triste vicenda. “Il processo canonico è stato avviato solo nel 2015 e ancora non ne sappiamo nulla. Occorre un summit mondiale per rendere consapevoli i vescovi che abusare e insabbiare non è una cosa buona? Caro Papa, dopo tante richieste rimaste inascoltate, ti domandiamo ora di darci risposte concrete”. Intanto la famiglia continua il proprio impegno per sensibilizzare sul caso, per “far capire a tutti i vescovi che violentare un bambino e spostare i preti che si macchiano di tale crimine da un oratorio è sbagliato e drammatico”.

    Francesca Grillo

    Ragazzo molestato dal prete di Rozzano, i genitori scrivono a Papa Francesco

  • Rete L’ABUSO propone un Protocollo di garanzia per le vittime agli “sportelli diocesani”

    Rete L’ABUSO propone un Protocollo di garanzia per le vittime agli “sportelli diocesani”

    Dopo il sinodo di febbraio, concluso sostanzialmente con altre promesse ma di fatto nulla di concreto, stiamo assistendo alla nascita – sul territorio italiano e per mano delle diocesi – di sportelli di accoglienza per le vittime di abusi sessuali da parte dei preti cattolici.

    A lasciarci un pò perplessi, non è solo il fatto che questi sportelli nella sostanza proseguono come è sempre stato, con la raccolta delle denunce presso le diocesi e non all’Autorità Giudiziaria civile, con un rischio che è storica parte del problema, ovvero che queste vengano insabbiate.

    Quello che non è chiaro, è che oltre a fare il lavoro di intelligence, ovvero acquisire dei dati, non si sa da chi saranno gestiti, che uso ne verrà fatto, quali garanzie ha la vittima sul fatto che le informazioni acquisite in quelle sedi gestite dal clero non vengano poi utilizzate nei tribunali civili, magari a danno della stessa vittima.

    Non viene detto quali proposte siano disponibili per il soccorso di chi è stato vittima, se vi siano percorsi di recupero, chi li gestirà, in sostanza viene detto (come appare nel testo della diocesi di Milano) che vi sarà un “Referente diocesano per la tutela dei minori e la corrispettiva equipe (cui competerà, tra l’altro, l’ascolto e l’accompagnamento delle vittime e la gestione della segnalazione di abusi)”. Tutela minori diocesi di milano

    Nella sostanza un testo di buone intenzioni che però nessuno sa quanto realmente siano attuabili, visti i fallimenti, o forse successi, compiuti fino ad oggi dalla chiesa, che puntualmente giustifica le “buone intenzioni disattese” scaricando la responsabilità su una gerarchia disobbediente o su un vescovo omertoso che poi non punisce però, il quale magari si giustificherà – come ha fatto l’arcivescovo di Milano Mario Delpini – sostenendo di aver sottovalutato la segnalazione. Facendosi scudo del fatto che in Italia non vi sia l’obbligo della denuncia.

    Diceva un grande amico della chiesa “a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca” e spero la chiesa non se ne abbia a male con noi vittime, se vogliamo che tutto venga fatto per il meglio.


    Protocollo – tutela e garanzia – Consultori Diocesani

    Proposta della Rete L’ABUSO

    Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero

    Relatore

    Francesco Zanardi

    -o=O=o-

     

    Premesso che l’Associazione Rete L’ABUSO, (associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero) con sede legale in Savona, via Pietro Giuria 3, C.F. 92109400090, si batte per la non negoziabilità dei diritti, propone il seguente protocollo. Premesso che il documento non mette mano alla strutturazione interna che sarà discrezionale, vogliamo solo individuare i punti fondamentali e imprescindibili con l’unica finalità; garantire il rispetto e la massima tutela delle parti, oltre all’efficacia del servizio.

    L’Associazione ritiene che una partenza sana sin dall’accoglienza, produca non solo una buona gestibilità, ma anche la massima trasparenza e la garanzia del rispetto dei diritti della vittima.

    LA STRUTTURA DELL’ACCOGLIENZA

    1. Garantire che venga segnalata all’Autorità Giudiziaria qualunque notizia di reato o sospetto di reato, lasciando la gestione e l’accertamento, unicamente all’autorità civile competente.
    2. Che la vittima sia guidata e supportata nelle decisioni e nei percorsi che andrà a prendere, con un’unica finalità, il benessere di chi viene soccorso.
    3. Garantisca che chi accoglierà e guiderà la vittima sia personale competente e preparato, che agisca nel massimo rispetto del Diritto che lo Stato Italiano garantisce.
    4. Valuti con sollecitudine l’urgenza (ai fini prescrittivi o di interruzione degli stessi) di un intervento legale in sua tutela.
    5. Garantire agli utenti, soprattutto sotto l’aspetto psicologico, che abbiano assicurate tutte quelle tutele previste dallo Stato italiano, dal Trattato di Lanzarote ecc. che sono espressamente rivolte a soggetti vittime di abuso sessuale.
    6. Che in nessun modo il servizio divulghi, riutilizzi, o ceda per finalità differenti dall’interesse dell’assistito, dati, circostanze e informazioni di qualunque genere o natura.

    Riteniamo i sei punti esposti, fondamentale base di garanzia non negoziabile. Anche se apparentemente potrebbe sembrare difficile affrontarli, in realtà sono tutti legati tra loro e risolvibili con estrema semplicità.


    Ecco la nostra proposta per un punto di partenza sano ed efficace.

    Abbiamo trattato non a caso il solo punto dell’accoglienza perché secondo noi è li il cardine dove si decide l’avvio di un accompagnamento sano per la vittima e utile per il bene collettivo.

    La soluzione si riduce alla scelta mirata di chi sarà addetto all’accoglienza o responsabile di questa, che dovrà semplicemente essere selezionato tra chi riveste qualifiche di “pubblico ufficiale”, ovvero un medico, un assistente sociale o chi per esso, purchè abbia questa qualifica, che gli impone degli obblighi penali, come quello della denuncia.

    Questa soluzione risolverebbe molti problemi al Vaticano per quanto riguarda la gestione, l’obbedienza delle gerarchie, il segreto del confessionale ecc. In questo modo anche la chiesa viene messa al corrente della segnalazione, mantenendo la sua inviolabile facoltà di decidere se avviare un’indagine previa e un successivo processo canonico. Al tempo stesso le gerarchie sarebbero sollevate dall’onere dalla denuncia alle autorità civili, che sarebbe comunque garantita dal pubblico ufficiale, che per legge la deve fare e che in caso di omissione ne risponderebbe personalmente.

    A questo modo si supererebbero anche i vari ostacoli dovuti alla valutazione della denuncia, che sarebbe compito dell’autorità civile, la quale, ha gli strumenti e la formazione per valutare e nel caso procedere sotto l’aspetto giudiziario.

    Siamo convinti, anzi emerge insistentemente dai vari casi, che spesso la denuncia è un ostacolo notevole, non solo per la vittima, ma anche per chi la circonda, specie nell’ambito della chiesa dove la paura che si sappia, spesso prevale sulla priorità, la vittima, il suo soccorso e la prevenzione.

    L’associazione Rete L’ABUSO si rende garante di questo protocollo, ampliabile e integrabile con altri punti, ma non negoziabile nel suo fondamento. Lo stesso protocollo non solo è in linea con quanto discusso lo scorso febbraio durante il sinodo, ma risolverebbe in buona parte anche la collaborazione tra la chiesa, le autorità civili e le associazioni delle vittime, coinvolte un dialogo senza precedenti che non può che essere garante e costruttivo.

    Protocollo tutela vittime sportelli diocesani

    Fine del Protocollo

    Zanardi

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webp2019/03/05/preti-pedofili-lallarme-della-rete-labuso-sui-consultori-diocesani-le-vittime-rischiano-di-essere-raggirate/

  • PRETI PEDOFILI – L’allarme della Rete L’ABUSO sui consultori diocesani; le vittime rischiano di essere raggirate!

    PRETI PEDOFILI – L’allarme della Rete L’ABUSO sui consultori diocesani; le vittime rischiano di essere raggirate!

    Di Francesco Zanardi – Presidente Rete L’ABUSO

    Si è concluso da pochi giorni il sinodo voluto da papa Francesco che ha visto, in nome della “tolleranza zero”, riunirsi in Vaticano i Presidenti delle Conferenze Episcopali di tutto il mondo, per discutere di un problema pubblicamente noto da 20 anni, al quale oggi la chiesa – a danno di tutte le nuove vittime prodotte in questo arco di tempo –  non ha ancora saputo trovare un punto di partenza per affrontarlo concretamente e dichiara che solo oggi, dopo il sinodo, è consapevole della gravità.

    Un sinodo che ha dato ad una chiesa oramai inattendibile nelle dichiarazioni e nei fatti, un briciolo di speranza subito colta dai cattolici, immediatamente disillusi dal documento diffuso al termine del sinodo. Diciamola tutta, un sinodo finito a tarallucci e vino. Tanta visibilità per la chiesa che, pur non attuando alcun atto concreto o richieste avanzate dalle vittime e dalle associazioni che le tutelano come, per esempio, rimuovere i vescovi insabbiatori; consegnare all’autorità giudiziaria i fascicoli contenenti i nomi dei preti pedofili coperti da Segreto Pontificio; proporre piani concreti di soccorso e aiuto per chi è già stato vittima… se la cava in sostanza promettendo, per l’ennesima volta, “non lo faremo più”, chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato. Ed è lo stesso papa Francesco a ribadire il concetto “bisogna sempre perdonare”.

    IL PROBABILE RAGGIRO

    Al termine del sinodo, con la solita grande abilità nel trasformare ciò che è di convenienza, in qualcosa di “caritatevole e altruista”, apprendiamo che la diocesi di Milano, il cui arcivescovo Mario Delpini è reo confesso di fronte all’autorità giudiziaria di aver coperto il caso di don Mauro Galli – poi condannato in primo grado a sei anni e quattro mesi – istituisce uno sportello per le vittime. Ad inquietarci, non è solo il curriculum di Mario Delpini, che agli atti dell’associazione appare più o meno marginalmente, citato o coinvolto in altri casi. Quello che ad un occhio giuridico risulta una trave nell’occhio, è la frase tra parentesi citata nel documento, (ultimo paragrafo della prima pagina) “cui competerà, tra l’altro, l’ascolto e l’accompagnamento delle vittime e la gestione della segnalazione di abusi”.

    Questa volta, dalla stampa, apprendiamo che anche la Conferenza Episcopale Veneta sta istituendo uno sportello analogo a quello lombardo: così dichiara monsignor Giuseppe Pellegrini, segretario della Conferenza Episcopale Triveneta. «Dopo la conferenza di Roma, la Santa Sede ci ha consegnato un protocollo che prenderemo in esame con cura. Al momento ogni Diocesi agisce da sé, l’obiettivo è di organizzare un coordinamento. Nel nostro caso, appunto, Triveneto», dichiara il monsignore.

    Non si esclude quindi che altre diocesi, se non tutte, attueranno questa linea, ed è qui che la riflessione si fa interessante, in quanto, tra i proclami ormai storicamente farlocchi ai quali la Santa Sede ci ha abituati, proviamo ad analizzare il quadro che ci si presenta di fronte.

    Una chiesa che mantenendo interne le denunce, ha garantito storicamente l’impunità dei preti pedofili e permesso loro di produrre altre vittime, avrebbe oggi questa “novità eclatante”: le vittime (come erroneamente hanno purtroppo sempre fatto) possono rivolgersi alle diocesi (che hanno sempre insabbiato) per denunciare eventuali abusi. Queste poi, da quanto si comprende, accompagneranno la vittima nella gestione e nella segnalazione degli abusi.

    Ora, non possiamo non tenere conto che parliamo della chiesa italiana, una chiesa dove lo scandalo – malgrado i 300 casi che potete vedere sulla nostra mappa – non è mai esploso grazie alle stesse Istituzioni italiane che, come accusano anche le Nazioni Unite, sarebbero inerti e non intervengono, favoreggiandola di fatto a danno dei propri cittadini.

    Uno Stato, l’Italia, che in assenza di una commissione di inchiesta che quantifichi il fenomeno, stando alle proiezioni ottenute sulla base delle percentuali dichiarate da padre Hans Zollner, in Italia potrebbero esserci 750.000 vittime.

    Non si può negare, soprattutto alla luce dei risarcimenti che la chiesa ha dovuto pagare negli anni per i “vizietti” dei suoi sacerdoti, che questa abbia un evidente interesse a far sì che i casi non arrivino mai nei tribunali civili e, se proprio devono, meglio ci arrivino prescritti.

    Quindi quali garanzie avranno gli sventurati e/o incoscienti che si rivolgeranno a questi sportelli?

    Chi garantirà la trasparenza delle procedure e la conseguente obbligatoria denuncia all’autorità civile?

    Chi garantirà che le informazioni personali che la vittima darà in quelle sedi, non saranno utilizzate contro la vittima stessa qualora questa decida di rivolgersi autonomamente alle autorità civili?

    Ahimè, ancora una volta vedo la chiesa ricadere nel solito lapsus freudiano, istituendo sportelli per acquisire informazione su nuove vittime e nuovi casi, senza dare garanzie certe che questi vengano gestiti nell’unico interesse, quello della vittima.

    Chissà cosa succederebbe se a uno di questi sportelli si presentasse una vittima di un caso già noto e chiedesse aiuto? Sarebbe soccorsa o liquidata con qualche Ave Maria e un “pregheremo per te”?

    Zanardi

  • Abusato da un prete, lettera a Papa Francesco

    Abusato da un prete, lettera a Papa Francesco

    La missiva al Pontefice.

    Abusato da un prete, lettera a Papa Francesco.

    Caro Papa Francesco

    “Caro papa Francesco, siamo quella famiglia che da ormai sette anni ha visto la propria vita sconvolta dal tragico episodio dell’abuso sessuale subìto da nostro figlio Alessandro, da parte di un sacerdote di Rozzano (Milano), don Mauro Galli, che da poco è stato condannato, in primo grado, a sei anni e quattro mesi di reclusione”.  Inizia così la missiva inviata al Pontefice da Cristina ed Ettore Battaglia, genitori di Alessandro, giovane abusato dal sarcedote nativo di Cislago e con un passato anche a Legnano. Don Galli abusò del ragazzo nella propria abitazione, tra il 19 e il 20 dicembre 2011. Ha risarcito la famiglia versando una somma di 100mila euro.

    Abusato da un prete, lettera a Papa Francesco

    “Abbiamo seguito attentamente questi giorni di summit in Vaticano sulla protezione dei minori. Ti scriviamo ancora, questa volta per chiederti come si manifesta ed esplicita la coerenza dei tuoi preziosi annunci per il bene della Chiesa, in cui vogliamo credere, e soprattutto per la tutela dei bambini. Ti scriviamo rispetto al nostro specifico caso, e lo facciamo anche in forma pubblica, perché abbiamo purtroppo sperimentato che è l’unico mezzo per poterti raggiungere e poi tu stesso hai parlato dell’importanza di perdere del tempo per ascoltarci: quante volte ti abbiamo chiesto di incontrarci. Ti abbiamo scritto più volte, e recapitato le nostre missive attraverso diversi canali ufficiali a partire dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, costantemente ed incessantemente già dal lontano 2015, ma fino ad ora senza alcuna risposta nel merito. Finalmente la settimana scorsa, il presidente dell’associazione Rete l’Abuso, Francesco Zanardi, che avrebbe voluto parlare proprio con te di persona caro papa Francesco insieme ad altre vittime di associazioni nel mondo, ha incontrato l’arcivescovo Scicluna, padre Lombardi e alcuni membri della Commissione che ha organizzato il summit. Zanardi ha potuto consegnare il dossier sulla gestione della diocesi di Milano proprio sul caso che ci riguarda personalmente, il caso don Galli. Padre Lombardi ha ritirato il materiale ed ha riferito che aveva già la nostra lettere, dunque i nostri precedenti invii erano andati a buon fine anche se non abbiamo ricevuto alcun riscontro”.

    Giustizia e tempi certi

    “Caro Papa Francesco, per continuare a credere in questa Chiesa ti chiediamo, a nome nostro e a nome di tutte quelle vittime, magari senza voce o che non sono state ascoltate, presenti a Roma da tutto il mondo in questi giorni: come si traduce tutto questo in azioni concrete? E in che tempi? Questo è ciò che desideriamo chiederti, e ti chiediamo di inviarci puntuali risposte a queste specifiche domande. Grazie di cuore”

    https://settegiorni.it/cronaca/abusato-da-un-prete-lettera-a-papa-francesco/

  • Abusi, il summit è inutile: Bergoglio copre i preti pedofili, e li promuove

    Abusi, il summit è inutile: Bergoglio copre i preti pedofili, e li promuove

    Alessandro Battaglia, 7 anni fa, fu abusato da un parroco. I suoi genitori stanno provando dal 2015 a contattare Papa Francesco. Ma lui non risponde.

    Cristina ed Ettore Battaglia sono due genitori che hanno scritto una lettera a sua santità Papa Francesco in merito a un fatto sconvolgente. Il figlio Alessandro, sette anni prima, è stato violentato da un sacerdote di Rozzano, Don Mauro Galli. La famiglia Battaglia ha atteso anni e anni il verdetto. Poi, qualche giorno fa, il sacerdote è stato finalmente condannato. I genitori, dal 2015, hanno provato a contattare Papa Francesco per esprimere la loro indignazione di fronte a quanto successo, ma non hanno ottenuto nessuna risposta, nessun segno di vita. Pochi giorni fa, allora, Cristina ed Ettore hanno diffuso alla stampa l’ultima lettera inviata a Bergoglio.

    Nella lettera, la vicenda viene ricostruita per filo e per segno. Quello che sconvolge, più di tutto, è che i genitori non hanno scritto solo per denunciare la violenza, ma per esprimere rabbia, indignazione, dolore. Nel loro caso, infatti, ci sarebbero state una serie di azioni volti a coprire l’abuso che il loro figlio Alessandro ha subito. “Nel nostro caso è chiaro che Mons. Mario Delpini e Mons. Pierantonio Tremolada, hanno saputo che Don Mauro Galli aveva abusato di Alessandro, nostro figlio”, si legge nella lettera.

    Delpini avrebbe ammesso, dicono i genitori, sotto giuramento della polizia, di essere stato avvisato da Galli dell’abuso. Per questo, per insabbiare il tutto, ha fatto trasferire il prete in un’altra parrocchia. Monsignor Mario Delpini, di recente, è stato promosso a Arcivescovo di Milano. “Se chi commette o copre abusi potrebbe essere in qualche modo influenzabile dal maligno, come può, quindi, questa persona, lavorare e svolgere mansioni importanti nella santa istituzione?”, chiedono i due coniugi. A questo punto, comincia il rifiuto, l’indignazione, lo sdegno. A capo di tutto questo, c’è la Curia Romana, Papa Francesco, che ha avuto nel tempo pensieri più importanti che concentrarsi sulla pedofilia dilagante nella Chiesa.

    “Caro Papa, tu dici sempre che la Chiesa è vittima insieme agli abusati, eppure, nel nostro caso non lo è mai stata. La chiesa non si è seduta con noi in tribunale”, scrivono agguerriti Cristina ed Ettore. “Al contrario, don Mario Galli, il parroco di allora e l’Arcivescovo di Milano ci minacciarono tramite i loro avvocati. Volevano che mettessimo a tacere la stampa. Più che vittima, come suggerisci tu, la Chiesa si è messa dalla parte del carnefice”. 

    La lettera si chiude con un riferimento al Summit sulla pedofilia, da poco conclusosi, voluto dal Papa proprio per concentrarsi sulla questione. “Serve veramente un Summit mondiale per rendere consapevoli i vescovi che insabbiare o abusare non è un’azione buona?”, si chiedono i genitori di Alessandro. Poi, una speranza: “Per credere ancora in questa Chiesa, ti chiediamo a nome di tutte le vittime: le tue idee come si traducono in azioni? Quanto tempo ancora ci vorrà per ricevere una risposta?”

    Nessuna voce, però, si muove dall’alto. La questione è molto semplice: da un lato, vi è il Papa che organizza un summit internazionale per la difesa dei minori abusati dalla Chiesa; dall’altro, però, sacerdoti, vescovi insabbiano e nascondono la realtà dei fatti. Non è sempre così, intendiamoci. Eppure, per i Battaglia, è andata così.

    Chiara Scrimieri
    https://www.leggilo.org/2019/03/04/papa-francesco-abusi/

  • BEFFA VATICANA – La vittima di abusi che accusa Delpini mandata da Bassetti a parlare con lui

    BEFFA VATICANA – La vittima di abusi che accusa Delpini mandata da Bassetti a parlare con lui

    Decisione beffa della Cei dopo i propositi del summit vaticano anti pedofilia. Rete l’Abuso chiede di punire l’arcivescovo per il caso don Galli. La Chiesa li farà ricevere dal comitato in cui c’è pure il legale della diocesi

    di Giorgio Gandola

    A pochi giorni dai buoni propositi usciti dal summit vaticano anti pedofilia, per le vittime è già arrivata la beffa. La Rete l’Abuso, che chiede provvedimenti contro l’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, per la gestione del caso del prete molestatore don Galli ha ricevuto una risposta dalla Cei. L’associazione dovrà rivolgersi alla commissione istituita dallo stesso Delpini e nella quale c’è anche l’avvocato che difese il sacerdote condannato.

    L’appello: “Chiediamo soltanto giustizia”. La risposta: “Avete diritto alla giustizia”. In teoria c’è unità d’intenti, anzi una consonanza totale fra vittime dei preti pedofili e l’istituzione ecclesiastica incarnata dal suo rappresentante più alto, l’uomo più vicino a Dio, vale a dire il Papa. E questo connubio finalmente saldato dall’abbraccio cercato e voluto dalla Chiesa dovrebbe essere ancora più forte dopo il summit mondiale tenutosi in Vaticano la scorsa settimana (titolo “La protezione dei minori nella Chiesa”), presieduto dal Pontefice in persona e organizzato per dare un segnale concreto contro la piaga che più imbarazza il cattolicesimo del terzo millennio.

    Rompere il codice del silenzio, illuminare penombre purtroppo abituali: ecco le priorità indicate dal Pontefice e dai suoi fedelissimi per “far sì che i crimini non si ripetano e i luoghi della Chiesa siano sicuri per i minori”, come ha sottolineato con sincera enfasi Francesco nel discorso finale, annunciando un altro motu proprio dopo quello dal titolo “Come una madre amorevole”, per codificare meglio la prevenzione e il contrasto agli abusi. Questo in linea di principio, ma per comprendere che la realtà rimane altra cosa rispetto alle buone intenzioni e che (parafrasando un motto di Anton Cechov) “Mosca è lontana”, basta leggere una lettera.

    Ha l’intestazione della Conferenza episcopale italiana, è firmata dal presidente della Cei, cardinal Gualtiero Bassetti, ed è datata 21 febbraio, giorno d’inizio del summit mondiale antipedofilia a Roma. Con la missiva, il numero uno dei vescovi risponde alla richiesta di ascolto delle vittime da parte dell’associazione Rete l’Abuso, che riporta come esempio di omertà e di cattiva applicazione dei dettami papali (già Giovanni Paolo II e Benedetto XVI stigmatizzarono l’insabbiamento e l’omissione) il comportamento dell’attuale arcivescovo di Milano, Mario Delpini, e del vescovo di Brescia, Pierantonio Tremolada, nella gestione del caso di abuso sessuale sul giovane Alessandro Battaglia.

    Il ragazzo, che al tempo dei fatti aveva 15 anni, nel dicembre 2011 fu invitato a “dormire nel lettone” da un sacerdote, don Mauro Galli, condannato per ciò che accadde quella notte a 6 anni e 8 mesi in primo grado dal tribunale di Milano. E i due alti prelati (allora vicario episcopale e responsabile dei giovani sacerdoti) si limitarono a trasferirlo dall’oratorio di Rozzano a quello di Legnano, sempre a contatto con adolescenti. Non aprirono l’indagine previa (prevista dal diritto canonico) fino a quando la famiglia, scossa dagli scompensi psicologici del ragazzo e dalle melliflue risposte dell’arcidiocesi alla quale da ferventi cattolici si erano affidati, non decise di varcare la soglia di una stazione dei carabinieri per la denuncia penale.

    Ebbene, cosa risponde il cardinal Bassetti alle vittime degli abusi, quindi anche a questi genitori che chiedono giustizia con l’apertura di un procedimento che chiarisca quei fatti, con il coinvolgimento del massimo rappresentante della Chiesa meneghina? “Abbiamo proposto a tutti i vescovi italiani di ascoltare le vittime che si presentassero, con calma ed empatia, per rendersi conto della profondità delle ferite, dell’umiliazione, della vergogna, del senso di colpa, della repulsione verso la vita”.

    Il presidente dei vescovi rimanda dunque alla commissione di esperti diocesana per la tutela dei minori. A Milano c’è, è stata istituita proprio dall’arcivescovo Delpini all’inizio di febbraio con presidente il vicario generale, monsignor Franco Maria Agnesi, ed è composta da dodici membri come gli apostoli, nove sacerdoti e tre laici. Il paradosso sta nell’indirizzare le vittime verso un consesso di persone incaricate da colui che non applicando la “tolleranza zero” si attirò le critiche del suo predecessore, Angelo Scola. E, come sottolinea Francesco Zanardi, presidente di Rete l’Abuso, “dovrebbe per questo essere rimosso”.

    Ma c’è un ulteriore motivo di imbarazzo. Nella commissione siede il professor Mario Zanchetti, principe del foro di Milano, da 15 anni legale ufficiale dell’arcidiocesi, che nel recente processo per abusi difendeva don Galli. C’è qualcosa di surreale in tutto questo, un corto circuito che lascia esterrefatti. E come puntualizza un parente della vittima: “Dovremmo chiedere all’avvocato Zanchetti, che nel processo rappresenta la controparte e difendeva un prete pedofilo, di impegnarsi a far avere la verità al Papa sul coinvolgimento di Delpini e Tremolada affinché applichi la tolleranza zero ribadita nel summit a Roma e rimuova Delpini, cioè un cliente di Zanchetti stesso? La pare normale? È questo l’esito del summit?”.

    La decisione di istituire una commissione con il compito di “suggerire quanto è necessario e opportuno introdurre in diocesi per la più efficace prevenzione di abusi sui minori o sugli adulti che hanno un uso imperfetto della ragione e che possono essere compiuti da quanti rivestono compiti educativi nelle realtà diocesane”, è certamente un passo avanti rispetto alla polvere sotto il tappeto e a quel “silenzio e preghiera” che talvolta nasconde inquietanti penombre. Ma in questo caso la mossa del cardinal Bassetti è improvvida: pare come minimo inopportuno rimandare le vittime davanti a chi fece muro contro di loro. In un’aula di tribunale la legittima suspicione sarebbe automatica, qui sembra tutto normale. Nonostante le buone intenzioni e il marketing curiale, la via della trasparenza sembra ancora lunga.

    (trascrizione da La Verità del 2 marzo 2019)

  • Pedofilia, famiglia di giovane abusato scrive al Papa: “Giustizia”

    Pedofilia, famiglia di giovane abusato scrive al Papa: “Giustizia”

    Rozzano (Milano), 3 marzo 2019 – «Caro Papa, ti scriviamo a nome nostro e di tutte quelle vittime senza voce o che non sono state ascoltate, affinché si possano manifestare quelle azioni concrete di cui hai parlato per tutelare i bambini contro i preti pedofili». La famiglia Battaglia ha indirizzato la lettera direttamente a papa Francesco, ripercorrendo la vicenda di Alessandro, un ragazzo di Rozzano che nel 2011 aveva trovato il coraggio di denunciare le molestie subite da don Mauro Galli, che una volta aveva invitato l’allora 15enne a dormire con lui. Alessandro ha trascorso sette anni a cercare giustizia, ottenuta, solo in parte lo scorso settembre con la condanna in primo grado a 6 anni e 4 mesi per il sacerdote, trasferito nel 2012 da Rozzano a Legnano con l’incarico di responsabile della Pastorale giovanile. Una decisione contro la quale la famiglia si era opposta, iniziando a scrivere una lunga serie di missive alla Congregazione per la Dottrina della fede.

    «Finalmente le settimana scorsa il presidente dell’associazione Rete Abuso, Francesco Zanardi, ha incontrato l’arcivescovo Scicluna, padre Lombardi e alcuni membri della Commissione che ha organizzato il summit in Vaticano sulla protezione dei minori – ripercorrono le tappe Cristina Balestrini ed Ettore Battaglia, genitori del ragazzo –. Zanardi ha potuto consegnare il dossier sulla gestione della diocesi di Milano, proprio sul caso che ci riguarda personalmente. Lombardi ha ritirato il materiale e ha riferito che aveva già le nostre lettere».

    I genitori provano questa volta ad arrivare direttamente a papa Bergoglio: «Il processo canonico è sato avviato solo nel 2015 e ancora non ne sappiamo nulla. Occorre un summit mondiale per rendere consapevoli i vescovi che abusare e insabbiare non è una cosa buona? Caro Papa – concludono la missiva –, dopo tante richieste rimaste inascoltate, ti chiediamo ora di darci risposte concrete». Francesca Grillo

  • “Nostro figlio abusato”, lettera aperta al Papa

    “Nostro figlio abusato”, lettera aperta al Papa

    I genitori di Alessandro Battaglia, il giovane milanese che ha subito abusi sessuali da parte di un prete, hanno scritto una lettera al Papa. Nella missiva, inviata all’Adnkronos, i genitori scrivono: “Caro papa Francesco, siamo quella famiglia che da ormai sette anni ha visto la propria vita sconvolta dal tragico episodio dell’abuso sessuale subìto da nostro figlio Alessandro, da parte di un sacerdote di Rozzano (Milano), don Mauro Galli, che da poco è stato condannato, in primo grado, a sei anni e quattro mesi di reclusione”. Inizia così la lettera che Cristina Balestrini ed Ettore Battaglia, genitori di Alessandro, unitamente allo zio Giovanni, hanno scritto a Bergoglio per chiedere “a nome nostro e di tutte quelle vittime, magari senza voce o che non sono state ascoltate” azioni concrete e tempi certi contro i preti pedofili.

    Nella missiva, i genitori di Alessandro ricordano al Papa di essere stati a Roma nei giorni del summit e di avere seguito tutto quello di cui veniva discusso: “Abbiamo seguito attentamente questi giorni di summit in Vaticano sulla protezione dei minori. Ti scriviamo ancora, questa volta per chiederti come si manifesta ed esplicita la coerenza dei tuoi preziosi annunci per il bene della Chiesa, in cui vogliamo credere, e soprattutto per la tutela dei bambini. Ti scriviamo rispetto al nostro specifico caso, e lo facciamo anche in forma pubblica, perché abbiamo purtroppo sperimentato che è l’unico mezzo per poterti raggiungere e poi tu stesso hai parlato dell’importanza di perdere del tempo per ascoltarci: quante volte ti abbiamo chiesto di incontrarci“.
    Cristina ed Ettore Battaglia ricordano al Papa di avere scritto altre volte ma di non avere mai ricevuto risposta: “Ti abbiamo scritto più volte, e recapitato le nostre missive attraverso diversi canali ufficiali a partire dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, costantemente ed incessantemente già dal lontano 2015, ma fino ad ora senza alcuna risposta nel merito. Finalmente la settimana scorsa, il presidente dell’associazione Rete l’Abuso, Francesco Zanardi, che avrebbe voluto parlare proprio con te di persona caro papa Francesco insieme ad altre vittime di associazioni nel mondo, ha incontrato l’arcivescovo Scicluna, padre Lombardi e alcuni membri della Commissione che ha organizzato il summit. Zanardi ha potuto consegnare il dossier sulla gestione della diocesi di Milano proprio sul caso che ci riguarda personalmente, il caso don Galli. Padre Lombardi ha ritirato il materiale ed ha riferito che aveva già la nostra lettere, dunque i nostri precedenti invii erano andati a buon fine anche se non abbiamo ricevuto alcun riscontro”.

    I genitori di Alessandro ricordano il contenuto del discorso del Papa al termine del summit con i capi della Chiesa e osservano: “Caro papa Francesco nel nostro caso la chiesa Ambrosiana ha fatto di tutto: non solo per non consegnare il prete alla giustizia, ma nemmeno aveva avviato il processo canonico, pur sapendo del presunto abuso già nel dicembre 2011. Solo dopo quattro anni, nel 2015, avvierà il processo canonico di cui ancora noi non sappiamo nulla. Altro che ‘trasparenza’ da voi discussa un giorno intero durante il summit! Altro che ‘non si risparmierà mai!’

    “Caro papa Francesco, – chiedono ancora i genitori di Alessandro nella lettera – ma occorre un summit mondiale per rendere consapevoli i Vescovi che abusare, insabbiare non è una cosa buona, questo l’obbiettivo? La consapevolezza? Occorre un ‘vademecum’ per aiutare i presidenti delle conferenze episcopali per far capire a tutti i Vescovi dei loro paesi che violentare un bambino e spostare i preti che si macchiano di tale crimine da un oratorio all’altro non risponde esattamente all’obbiettivo che hai dovuto chiarire? Caro Papa Francesco, per continuare a credere in questa Chiesa ti chiediamo, a nome nostro e a nome di tutte quelle vittime, magari senza voce o che non sono state ascoltate, presenti a Roma da tutto il mondo in questi giorni: come si traduce tutto questo in azioni concrete? E in che tempi? Questo è ciò che desideriamo chiederti, e ti chiediamo di inviarci puntuali risposte a queste specifiche domande. Grazie di cuore”.

  • I genitori del ragazzo abusato a Milano scrivono al Papa: «Non abbiamo mai avuto risposte»

    I genitori del ragazzo abusato a Milano scrivono al Papa: «Non abbiamo mai avuto risposte»

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – «Caro Papa Francesco, siamo quella famiglia che da ormai sette anni ha visto la propria vita sconvolta dal tragico episodio dell’abuso sessuale subìto da nostro figlio Alessandro, da parte di un sacerdote di Rozzano (Milano), don Mauro Galli, che da poco è stato condannato, in primo grado, a sei anni e quattro mesi di reclusione». Inizia così la lettera aperta firmata Cristina ed Ettore Battaglia e inviata a Il Messaggero.

    «Ti abbiamo scritto più volte, e recapitato le nostre missive attraverso diversi canali ufficiali a partire dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, costantemente ed incessantemente già dal lontano 2015, ma fino ad ora senza alcuna risposta nel merito». Il caso denunciato da questa famiglia tira direttamente in ballo il ruolo dell’arcivescovo di Milano che avrebbe insabbiato il caso.

    Nella lunga lettera si ricostruiscono tutte le tappe della vicenda giudiziaria e viene spiegato che il dossier «contiene i documenti probanti l’insabbiamento dell’abuso da parte della Diocesi» ed è stato consegnato durante i giorni del summit al Vescovo Scicluna, attraverso padre Lombardi.

    «Per noi, come per tutte le vittime, per poter credere alla buona fede, alla coerenza, alla tolleranza zero occorre capire la declinazione delle parole nei fatti. Ti ringraziamo se vorrai rispondere». I firmatari della lettera indicano una serie di punti di opacità del sistema. «Nel nostro caso è provato che Monsignor Mario Delpini, unitamente a Monsignor Pierantonio Tremolada, hanno saputo subito (il giorno successivo all’abuso) che il sacerdote don Mauro Galli – oggi condannato in primo grado a sei anni e quattro mesi di reclusione dal Tribunale di Milano – aveva portato a letto nostro figlio Alessandro Battaglia. Lo stesso Delpini ammette, sotto giuramento alla Polizia, che aveva ricevuto immediatamente la telefonata del Parroco che riferiva dell’allora presunto abuso sessuale. Delpini aggiunge che lo stesso prete, don Galli, da lui personalmente incontrato immediatamente nei giorni successivi (dicembre 2011), ammetteva di aver dormito con il minore nel suo lettone matrimoniale (…) Ancora Delpini giura alla Polizia di essere stato lui in persona a decidere il semplice spostamento del prete, da una parrocchia all’altra, ammettendo ancora ad occuparsi di pastorale giovanile».

    La famiglia Battaglia si chiede se dietro questo comportamento ci sia l’opera del diavolo. «Dunque se dietro a questo, come tu stesso annunci, c’è l’azione di satana, è possibile che tu abbia promosso Delpini Arcivescovo di Milano? È possibile che, ora che sai che lo stesso Arcivescovo è influenzabile, in qualche misura, dal maligno, possa governare la nostra Diocesi di Milano? Un Vescovo che ha preferito salvare l’istituzione mettendo a rischio altre potenziali vittime, spostando il prete pedofilo da una parrocchia all’altra, può dunque continuare a svolgere tale ministero? Oppure rientra nei casi specificati dal tuo già attuale Motu Proprio Come una madre amorevole che parla di rimozione dei vescovi per cause gravi come questa?»

    La lunghissima lettera è piena di riferimenti dottrinali e magisteriali.

    «Caro Papa Francesco tu dici che la Chiesa è vittima insieme agli abusati, ma nel nostro caso la chiesa vittima non si è vista: nel processo civile non si è seduta al nostro fianco, per chiedere i danni, magari costituendosi come noi parte civile, parte offesa, danneggiata. No, al contrario: sia il prete don Mauro Galli, che il suo Parroco di allora, che l’Arcivescovo di Milano con una diffida firmata dai tre loro distinti avvocati ci minacciava la richiesta di danni se non mettevamo a tacere la stampa sul caso. Non quindi affianco alla vittima eventualmente per chiedere i danni al carnefice, bensì congiunta al carnefice per chiedere i danni alla vittima! ».

    «Caro papa Francesco nel nostro bel paese, l’Italia, esistono, ed esistevano già, le Linee Guida della Conferenza Episcopale per la tutela dei minori. Sottovalutare e coprire favorisce il dilagare del male… si può considerare una non sottovalutazione la certezza del fatto che il prete abbia portato nel suo letto un bambino? Delpini riferisce alla Polizia che lo stesso prete pedofilo glielo aveva subito confessato e, anche lo stesso prete (don Galli), lo giura in tribunale. Aveva confessato al suo Vescovo prima del suo spostamento da una parrocchia all’altra, trasferimento che poi è avvenuto immediatamente proprio per insabbiare».

    La famiglia Battaglia ironizza poi sulla vicinanza della Chiesa alle vittime. «L’unica vicinanza della difesa è stata fisica in aula di Tribunale, pochi metri, per tentare di screditare la credibilità di nostro figlio Alessandro Battaglia. L’unica vicinanza del nostro Arcivescovo è stato per mezzo del suo avvocato per minacciarci la richiesta dei danni, e quando noi ti scrivevamo monsignor Delpini non era ancora Arcivescovo di Milano. La vicinanza del nostro nuovo parroco di Rozzano, don Roberto Soffientini, è stata quella di riceverci, su nostra richiesta, per dirci che siamo brutte persone che sputano nel piatto in cui mangiano, si fosse almeno limitato a quel non tocca a me da te citato».

    «Caro Papa Francesco, ma occorre un summit mondiale per rendere consapevoli i Vescovi che abusare, insabbiare non è una cosa buona, questo l’obbiettivo? La consapevolezza? Occorre un “vademecum” per aiutare i presidenti delle conferenze episcopali per far capire a tutti i Vescovi dei loro paesi che violentare un bambino e spostare i preti che si macchiano di tale crimine da un oratorio all’altro non risponde esattamente all’obbiettivo che hai dovuto chiarire?: “L’obiettivo della Chiesa sarà, dunque, quello di ascoltare, tutelare, proteggere e curare i minori…”. Caro Papa Francesco, per continuare a credere in questa Chiesa ti chiediamo, a nome nostro e a nome di tutte quelle vittime, magari senza voce o che non sono state ascoltate, presenti a Roma da tutto il mondo in questi giorni: come si traduce tutto questo in azioni concrete? E in che tempi?».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_abusi_papa_francesco_oggi_ultime_notizie-4334974.html

  • Abusi sessuali: se il carnefice è il diavolo

    Abusi sessuali: se il carnefice è il diavolo

    L’incontro mondiale sul tema degli abusi clericali verso i minori e gli adulti vulnerabili, indetto da Francesco tra il 21 e il 24 febbraio scorso, è stato soprattutto un momento di confronto con la verità delle vittime, che sono state ascoltate dai cardinali radunati in Vaticano.

    È da poco noto il video-testimonianza di Alessandro, abusato da don Mauro Galli, prete protetto dall’arcivescovo di Milano Mario Delpini: «Ho smesso di credere in Dio perché non può esistere un Dio che permette tutto questo… Sono stato abusato dal prete a cui avevo affidato la mia vita, a cui io confidavo tutto». Le parole del giovane ragazzo riconducono al tema dell’abuso psicologico, il grande assente nel summit antipedofilia. Perché, come dichiara Francesco nel documento finale, «È difficile comprendere il tema degli abusi sessuali sui minori senza la considerazione del potere, in quanto essi sono sempre la conseguenza dell’abuso di potere, lo sfruttamento di una posizione di inferiorità psicologica e fisica». Se si fosse voluto affrontare il problema della pedofilia clericale in modo risolutivo, tra le azioni prioritarie si sarebbe dovuto mettere mano alla revisione degli statuti e dei Regolamenti interni che legittimano l’azione dei movimenti ecclesiali, come l’Opus Dei, il movimento dei Focolari, Comunione e Liberazione, i neocatecumenali. I ragazzi abusati in queste istituzioni sono vittime di derive settarie che lavorano sulle coscienze. La revisione dei documenti interni è avvenuta per i Legionari di Cristo, ma soltanto dopo l’emersione dello scandalo legato al suo fondatore Marcial Maciel Degollado. Più volte i transfughi hanno raccontato la violazione, che si compie internamente alle istituzioni, nei confronti della loro intimità psicologica, attraverso pratiche come la direzione spirituale, il colloquio fraterno, la confessione sacramentale. L’abuso psicologico, nei movimenti ecclesiali o in contesti chiusi, sembra sistematico e strutturale. Lo stesso padre Giuliano Stenico, presidente dell’Associazione Ministri della Misericordia, durante un’intervista dichiarava, nel 2017 «Le suore, non di rado, sono vittime di abusi di autorità, un abuso psicologico frequente che purtroppo può essere il viatico dell’abuso sessuale». Lunedì 25 febbraio, a conclusione de l’incontro su “La Protezione dei Minori nella Chiesa”, si è svolta la riunione interdicasteriale, fortemente voluta da papa Francesco, per l’adozione di misure concrete nella lotta alla pedofilia clericale; l’individuazione degli ambienti ecclesiastici più inclini alle pratiche abusanti e una riforma dei loro Statuti/Regolamenti sarebbe quella ricaduta operativa che il popolo di Dio si aspetta da Francesco, al di là di proclami e linee guida; il traguardo più imminente, annunciato in queste ore dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, sembra invece essere quello della redazione di un vademecum che ha lo scopo di aiutare i vescovi di tutto il mondo a comprendere chiaramente quali siano i loro doveri. Appare poco credibile che, nel 2019, un vescovo non conosca il proprio dovere in merito alle notizie di reato di cui viene a conoscenza.

    Per attuare un’azione concreta di contrasto alla pedofilia clericale la Santa Sede dovrebbe uscire dalle stanze vaticane; la Chiesa dovrebbe cominciare a dialogare con interlocutori diversi, come per esempio Eca (Ending Clergy Abuse) o Rete L’Abuso, ma anche con autori di libri denuncia come De l’emprise à la liberté a cura dello psico sociologo belga e professore emerito presso l’Università Cattolica di Lovanio Vincent Hanssens, scritto per édition mols, tradotto in italiano in formato e-book dallo stesso editore; un testo che contestualizza l’origine dell’abuso psicologico. Tra gli autori c’è anche padre Pierre Vignon, sacerdote diocesano e per molti anni giudice ecclesiastico, oramai noto per aver chiesto le dimissioni del cardinale Philippe Barbarin che avrebbe coperto gli abusi sessuali compiuti da padre Bernard Preynat.

    A fronte della tolleranza zero proclamata oramai da qualche anno, non si è trovato tempo, durante il summit, per una discussione sulla revisione di due testi cruciali: il Concordato tra Stato e Chiesa, che prevede per i vescovi italiani l’esonero della denuncia alle autorità civili (art. 4 comma 4) e la lettera De delictis gravioribus, firmata nel 2001 da Ratzinger, indirizzata a tutte le gerarchie ecclesiastiche; il documento afferma che i casi di delitti più gravi, tra cui gli abusi sui minori, «sono soggetti al segreto pontificio». Ci si sarebbe aspettati cioè una risposta di assoluta trasparenza sui procedimenti canonici che coinvolgono i preti pedofili.

    Centrale e costante è stato invece il riferimento al demonio, che secondo la tradizionale dottrina della Chiesa cattolica è una persona, non un’idea e nemmeno il peccato. Impossessandosi del corpo di una vittima, agisce attraverso di essa, facendole compiere azioni vergognose e incontrollate. Ne parla, a pochi giorni dall’inizio del summit, il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, nonché uomo di fiducia di Francesco, durante il suo intervento al Convegno biennale dell’Associazione Internazionale Esorcisti: «Il diavolo non è un mito, una rappresentazione, un simbolo, una figura o un’idea», ma «un essere personale che ci tormenta»; in linea con le parole di Francesco che chiudono le giornate dell’evento: il consacrato, scelto da Dio per guidare le anime verso la salvezza, che compie abusi sessuali, è uno strumento di satana. Nasce quindi un problema di imputabilità, perché se l’origine degli abusi clericali fosse davvero il diavolo servirebbero una schiera di esorcisti e non una magistratura pronta a perseguire i crimini. L’esorcista va alla caccia del diavolo, mentre il giudice del carnefice.

    * Giornalista pubblicista, ex numeraria dell’Opus Dei, Emanuela Provera è autrice di Giustizia divina. Così la Chiesa protegge i peccati dei suoi pastori (Chiarelettere 2018, con Federico Tulli) e di Dentro l’Opus Dei. Il libro verità degli ex numerari italiani (Tea libri 2009)

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