Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Milano

  • Chiesa e pedofilia, denunciato lo Stato italiano per omesso controllo sui vescovi

    Chiesa e pedofilia, denunciato lo Stato italiano per omesso controllo sui vescovi

    FEDERICO TULLI 

    Per giorni ha tenuto banco la notizia che papa Bergoglio sapesse delle accuse contro l’ex arcivescovo McCarrick, e che non sia intervenuto. In Italia ci sono quattro casi di insabbiamento identici a quello sollevato da mons. Viganò. Ma la stampa e le istituzioni fanno finta di niente. Per questo motivo Rete L’Abuso onlus– che fa parte della Ending clergy abuse, una associazione internazionale che si occupa di tutela dei diritti delle vittime di preti pedofili – durante una conferenza stampa che si è tenuta presso la sede del Partito radicale a Roma ha annunciato questa mattina un esposto-denuncia nei confronti del governo italiano per omesso controllo nei confronti delle autorità ecclesiastiche responsabili di insabbiamento dei casi suddetti, in violazione delle norme di attuazione della Convenzione di Lanzarote sulla protezione dei minori dagli abusi sessuali.

    Il nostro settimanale è l’unica testata giornalistica italiana che ha seguito sin dall’inizio questa vicenda. In particolare, la battaglia di civiltà condotta da Rete L’Abuso insieme all’associazione Sordi del Provolo affinché le 67 vittime dell’istituto veronese per sordomuti ottenessero giustizia. Sull’esposto – che sarà depositato contestualmente presso le procure di Roma, Milano, Pavia Napoli e Savona – ci sono anche le loro firme.

    Per approfondire:  – 

    https://left.it/2018/10/03/chiesa-e-pedofilia-denunciato-lo-stato-italiano-per-omesso-controllo-sui-vescovi/

  • Le vittime di abusi dei preti: “Nuove leggi”

    Le vittime di abusi dei preti: “Nuove leggi”

    Si chiede che a indagare sulle presunte violenze sessuali perpetrate da uomini di Chiesa sia la giustizia ordinaria. E che non venga più lasciata alle autorità ecclesiastiche la possibilità di punire i colpevoli con un semplice trasferimento, come nel caso di Milano

    di Maria Elena Capitanio

    Si è parlato anche del caso Delpini all’incontro con la stampa estera organizzato ieri a Roma dall’associazione internazionale Eca, che ha la missione di estirpare gli abusi sessuali dalla Chiesa cattolica a livello globale, e in particolare quelli sui minori. L’arcivescovo di Milano Mario Delpini, di cui La Verità si è già occupata, era stato chiamato in causa dalla madre di un giovane che, secondo l’accusa, nel 2011 (all’epoca quindicenne) avrebbe subito abusi sessuali da parte di don Mauro Galli, l’ex parroco di Rozzano che per questi reati è stato appena condannato in primo grado a 6 anni e 4 mesi. Secondo la madre del ragazzo, quella di Delpini è stata una “gestione maldestra”, poiché dopo aver appreso degli abusi del sacerdote, come misura cautelare ha disposto solo un semplice trasferimento nella pastorale di Legnano, lasciandolo dunque a contatto con altri giovani. Inoltre, sempre secondo la donna, papa Francesco, nonostante fosse “perfettamente a conoscenza della situazione”, ha scelto comunque di “nominare Delpini membro del sinodo dei giovani”.

    Un fatto scottante, che si inserisce nel contesto di altri tre casi italiani, portati all’attenzione dell’opinione pubblica nella conferenza di ieri da parte di Francesco Zanardi, presidente dell’associazione Rete l’abuso, alla presenza in sala di numerose vittime. “Quattro casi in Italia, quattro casi di pedofilia “passati per le mani” del Vaticano che non sono stati grattati con la tolleranza zero promessa ma con negligenza”, ha spiegato Zanardi ai cronisti, quasi tutti stranieri (di testate italiane solo La Verità e un’agenzia di stampa). Gli altri tre casi, oltre a quello già citato di don Galli, riguardano il Preseminario vaticano Pio X, l’Istituto Provolo di Verona e quello di don Silverio Mura della diocesi di Napoli, tutti accomunati da quella che secondo le due associazioni è appunto una trascuratezza da parte della Chiesa nel gestire i presunti abusatori, che in ogni caso restano a contatto con altri ragazzi giovani, diversi dalle presunte vittime, ma pur sempre bambini o adolescenti.

    Alla luce di ciò, Rete l’abuso, nella persona dell’avvocato Mario Caligiuri, presenterà alla Procura una denuncia contro il governo italiano, “per sollecitare l’emissione di misure cautelari da parte della giustizia ordinaria nel caso di presunti abusi sessuali perpetrati da uomini di Chiesa, la cui gestione è per ora demandata alla Chiesa stessa, generando le conseguenze che vedete”, ha spiegato Caligiuri. Perché “secondo la psichiatria il pedofilo è assimilabile alla figura del serial killer, l’abuso sessuale su un minore è paragonabile a un omicidio psichico con conseguente grave danno biologico”. E prosegue: “Andrebbero cambiati i Patti lateranensi”, cose che in effetti può avvenire solo con il procedimento aggravato previsto dall’articolo 138 della Costituzione.

    “Nel 2017 il Parlamento si è interessato al problema degli abusi nella Chiesa con un’interrogazione voluta dal senatore pentastellato Matteo Mantero, ma non è ai arrivata la risposta dei ministri destinatari dell’atto”, inoltre “non è mai stata istituita una commissione d’inchiesta all’uopo nonostante la dimensione drammatica del problema”, ha concluso il legale.

    Oggi nella capitale è previsto un sit in di vittime di abusi sessuali da parte dei preti, organizzato per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica del nostro Paese. Si terrà ai giardini di Castel Sant’Angelo, vicino al Vaticano, e lo promuove la già citata Eca (Enging clergy abuse).

    “Abbiamo sentito belle e importanti parole da papa Francesco”, ha detto Mathias Katsch, presidente di Eca, “ma mancano le azioni”. La domanda che lo tormenta è “perché il Papa, se sta veramente affrontando la crisi degli abusi, non abbia invitato le vittime al vertice straordinario sulla pedofilia con i vescovi previsto a febbraio. Se non ci chiamerà, noi saremo comunque qui”.

    Secondo Rete l’abuso, negli ultimi quindici anni i casi “mappati” in Italia di abusi commessi da preti sono circa 300: “In 150-170 casi si tratta di condanne definitive”, ha spiegato Francesco Zanardi, ma c’è ancora molto sommerso per esempio per quanto riguarda le suore”. Zanardi denuncia anche che, riguardo alle Linee guida sulla pedofilia della Cei, in Italia non c’è l’obbligo di denuncia alla magistratura da parte del clero.

    In vista del prossimo Conclave e mentre i vescovi americani hanno la gatta dal pelare delle molestie sessuali del clero, un gruppo conservatore sostenuto da ricchi cattolici si impegna a spendere nel 2019 oltre un milione di dollari per schedare “ogni singolo membro del Collegio dei cardinali” ed esporre alla ferocia dell’opinione pubblica “quanti credibilmente accusati di scandali, abusi e insabbiamenti”. Il gruppo punta a pubblicare il Ret hat report su tutti e 124 gli elettori del Conclave entro l’aprile 2020 e successivamente estendere la schedatura a tutti i vescovi.

    In questa atmosfera, proprio stasera su Movie Mag, in onda su Rai Movie, Wim Wenders parlerà dello stesso tema: “Quando ho interloquito con papa Francesco sugli scandali legati alla pedofilia nella curia, ho avvertito la sua rabbia e la sua frustrazione”, ha spiegato il regista. “Egli si è reso conto della difficoltà di condurre l’intero corpo della Chiesa verso la politica della “tolleranza zero”. Il maestro del cinema mondiale è autore del documentario Papa Francesco – Un uomo di parola.

    (trascrizione da La Verità del 3 ottobre 2018)

  • Scandalo pedofilia nella Chiesa Cattolica: le vittime accusano Papa Francesco

    Scandalo pedofilia nella Chiesa Cattolica: le vittime accusano Papa Francesco

    Scandalo pedofilia nella Chiesa Cattolica: le vittime accusano di negligenza il papa. L’ex vittima di preti pedofili e fondatore della rete l’Abuso, Francesco Zanardi, ha esposto durante una conferenza alla stampa estera quattro casi di pedofilia molto simili a quelli che si sono verificati negli Stati Uniti con la vicenda del cardinale abusatore McCarrick, denunciato dall’ex nunzio negli Usa, Carlo Maria Viganò nel suo memoriale.

    L’11 settembre della Chiesa Cattolica, come ha dichiarato Padre Georg in merito ai tantissimi casi di pedofilia denunciati e insabbiati, sta facendo tremare il Vaticano. I casi di preti e vescovi pedofili giungono da ogni parte del pianeta. I casi di preti e vescovi pedofili nella Chiesa Cattolica stanno emergendo in questi ultimi tempi con grande eco mediatico in tutto il mondo, un po’ meno in Italia. In Cile è stata pubblicata la lista dei preti pedofili. Lo stesso dicasi in Germania.

    La denuncia di Francesco Zanardi

    I quattro casi riguardano il Pre-seminario vaticano Pio X, dove in circostanze mai chiarite si sarebbero sviluppati rapporti morbosi tra alcuni allievi, l’Istituto Provolo di Verona, il caso di don Mauro Galli della diocesi di Milano e quello di Silverio Mura, il parroco di Ponticelli della diocesi di Napoli spostato in una parrocchia del Nord Italia dal cardinale Crescenzio Sepe.

    Per quanto riguarda il primo caso, Zanardi ha dichiarato: «Il presunto abusatore non è mai stato sanzionato e continua a fare il prete a Como. Anzi, all’inizio di quest’anno raccoglieva pure le iscrizioni per gli esercizi spirituali».

    Il secondo caso fa riferimento al 2014 quando una delegazione veronese di ex allievi sordi aveva incontrato personalmente Papa Francesco per consegnargli una lettera con dentro i nomi dei 25 sacerdoti presunti pedofili tra questi anche don Nicola Corradi che è attualmente in Argentina agli arresti. «Un prete che non è stato fermato dal Vaticano o dal Papa in base a questa segnalazione – ha sottolineato il fondatore della Rete L’abuso -, ma è stato lasciato alla direzione dell’istituto Antonio Provolo in Sudamerica finchè la magistratura argentina non lo ha arrestato».

    «Il terzo caso riguarda il sacerdote Mauro Galli che è stato condannato proprio due settimane fa a sei anni e 4 mesi – ha continuato – Questa vicenda è stata segnalata più volte al Vaticano e al Papa, tanto che esistono le lettere della Congregazione per la Dottrina della Fede che certificano che in Vaticano la cosa era nota. Malgrado questo, papa Francesco nel luglio 2017 invece che punire chi non ha vigilato, ha provveduto a nominare monsignor Mario Delpini arcivescovo di una delle diocesi più grosse d’Europa».

    «L’ultimo caso riguarda don Silverio Mura – ha affermato Zanardi – anche qui la vittima ha incontrato il Papa in Vaticano dopo 8 anni che denunciava questo prete. Gli abusi sono accaduti a Napoli. Questo prete lo abbiamo trovato nel febbraio di quest’anno in un paesino del Pavese sotto falso nome. La Chiesa lo ha mandato là anche se dopo essere stato scoperto il prete è di nuovo scomparso».

    https://www.igossip.it/attualita/scandalo-pedofilia-nella-chiesa-cattolica-le-vittime-accusano-papa-francesco/

  • Pedofilia, vittime accusano il Papa: anche in Italia 4 abusi simili al caso McCarrick

    Pedofilia, vittime accusano il Papa: anche in Italia 4 abusi simili al caso McCarrick

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Anche in Italia ci sono quattro casi di pedofilia, tutti transitati dal Vaticano, che non sarebbero stati trattati con la tolleranza zero promessa, ma con enorme negligenza. Un po’ come quello che è accaduto negli Stati Uniti con la vicenda del cardinale abusatore McCarrick, denunciato dall’ex nunzio negli Usa, Carlo Maria Viganò nel suo memoriale. Ad elencare i casi, tutti già noti alle cronache ma sui quali è calato il silenzio della Chiesa, è stata l’associazione internazionale di vittime di abusi di ecclesiastici «Eca Global», un acronimo che sta per Ending Clergy Abuse.

    A parlare è Francesco Zanardi, una ex vittima, fondatore della rete l’Abuso che in una conferenza alla stampa estera ha offerto un sommario resoconto delle vicende. Il primo caso è relativo al Pre-seminario vaticano Pio X, dove in circostanze mai chiarite si sarebbero sviluppati rapporti morbosi tra alcuni allievi; poi all’Istituto Provolo di Verona. E ancora: il caso di don Mauro Galli della diocesi di Milano e quello di Silverio Mura, il parroco di Ponticelli della diocesi di Napoli spostato in una parrocchia del Nord Italia dal cardinale Crescenzio Sepe. Papa Francesco pur avendo incontrato a Santa Marta la vittima del parroco di Ponticelli, ha dato il suo sostegno al cardinale Sepe confermandolo alla guida della diocesi di Napoli per altri due anni.

    Zanardi è partito dal caso del Preseminario (il collegio per ragazzi che è situato accanto a Santa Marta). Il Vaticano, ha detto, lo avrebbe insabbiato due volte. «Anzi il presunto abusatore non è mai sanzionato e continua a fare il prete a Como. Anzi, all’inizio di quest’anno raccoglieva pure le iscrizioni per gli esercizi spirituali».

    Il secondo caso è quello dell’istituto Provolo di Verona: nel 2014 una delegazione veronese di ex allievi sordi ha incontrato personalmente Papa Francesco per consegnargli una lettera con dentro i nomi dei 25 sacerdoti presunti pedofili tra questi anche don Nicola Corradi che attualmente è in Argentina agli arresti. «Un prete che non è stato fermato dal Vaticano o dal Papa in base a questa segnalazione, ma è stato lasciato alla direzione dell’istituto Antonio Provolo in Sudamerica finchè la magistratura argentina non lo ha arrestato».

    «Il terzo caso riguarda il sacerdote Mauro Galli che è stato condannato proprio due settimane fa a sei anni e 4 mesi. Questa vicenda è stata segnalata più volte al Vaticano e al Papa, tanto che esistono le lettere della Congregazione per la Dottrina della Fede che certificano che in Vaticano la cosa era nota. Malgrado questo, papa Francesco nel luglio 2017 invece che punire chi non ha vigilato, ha provveduto a nominare monsignor Mario Delpini arcivescovo di una delle diocesi più grosse d’Europa».

    Infine «l’ultimo caso – ha aggiunto Zanardi- riguarda don Silverio Mura: anche qui la vittima ha incontrato il Papa in Vaticano dopo 8 anni che denunciava questo prete. Gli abusi sono accaduti a Napoli. Questo prete lo abbiamo trovato nel febbraio di quest’anno in un paesino del Pavese sotto falso nome. La Chiesa lo ha mandato là anche se dopo essere stato scoperto il prete è di nuovo scomparso».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_pedofilia_vigano_mccarrick_vaticano-4012174.html

  • ROMA: Conferenza stampa Rete L’ABUSO ECA Global. La censura della stampa italiana è la vera notizia

    ROMA: Conferenza stampa Rete L’ABUSO ECA Global. La censura della stampa italiana è la vera notizia

    Si è tenuta questa mattina a Roma, presso la sede della Stampa Estera in Italia, la conferenza stampa organizzata dalle associazioni dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, Rete L’ABUSO e ECA Global.

    L’intervento del Presidente della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi è iniziato con una domanda rivolta alle decine di giornalisti in sala: “quali testate italiane sono presenti?” A rispondere solo 2 giornalisti, ANSA e LA VERITA’.

    Un dato a dir poco vergognoso e una domanda non fatta a caso in quanto uno dei principali problemi per cui in Italia apparentemente non esiste un caso, è proprio legato all’atteggiamento criminale della stampa italiana che si auto-censura sulla cronaca del nostro paese e, al tempo stesso, finge di condurre inchieste giornalistiche su dati incensurabili, quelli diffusi da giornalisti seri, che fanno il proprio lavoro con coscienza, quelli della stampa estera.

    Una dimostrazione che non ha lasciato indifferenti i giornalisti esteri che non hanno mancato di sollevare il problema delle coperture attuate dai giornali italiani, come riporta per esempio il Life Site News.

    Il presidente della Rete L’ABUSO ha poi continuato esponendo i quattro “Casi Vigano’” censurati dai media italiani, quello dei chierichetti del papa abusati in Vaticano, quello dell’istituto Antonio Provolo di Verona, quello legato all’arcivescovo di Milano Mario Delpini ed infine quello di don Silverio Mura.

    Questi quattro casi, non sono gli unici quattro italiani, ma sono i quattro casi italiani insabbiati direttamente da Papa Francesco.

    Durante l’incontro è intervenuto anche l’avvocato della Rete L’ABUSO Mario Caligiuri che ha illustrato la denuncia che venerdì verrà depositata presso la Procura della Repubblica di Savona e che interesserà cinque procure italiane, quella di Roma, Verona, Milano, Napoli e Pavia.

    Il meeting riprenderà domani mattina alle 9 presso la sala convegni del Partito Radicale a Roma e proseguirà, nel pomeriggio, con una manifestazione alla quale parteciperanno un centinaio di sopravvissuti italiani e che si svolgerà in Vaticano.

    L’ufficio di Presidenza

  • “Non sputare del piatto in cui mangi” –  Abusi nella chiesa cattolica italiana

    “Non sputare del piatto in cui mangi” – Abusi nella chiesa cattolica italiana

    L’Italia è in difficoltà nel fornire chiarimenti su atti di abuso da parte della chiesa. Attivisti riferiscono su accordi tra Chiesa e Stato, il comportamento sbagliato del papa peggiora la situazione.

    A volte, arriva il momento della soddisfazione. Per Alessandro Battaglia è accaduto giovedì, quando Mauro Galli è stato condannato a sei anni e quattro mesi di reclusione dal tribunale di Milano. L’ex-vicario di Rozzano è stato ritenuto colpevole di avere commesso abuso sessuale ai danni di Alessandro nel 2011.

    “Oggi è una giornata positiva” ha affermato il 23enne. Si tratta di una sanzione insolitamente alta per l’Italia. L’annuncio della difesa di ricorrere in appello non può certo offuscare la gioia dei Battaglia.

    I sentimenti positivi, nei sette anni passati, erano stati più che altro l’eccezione, per Alessandro Battaglia. Subito dopo l’abuso, il ragazzo sarebbe rimasto come pietrificato. Con poche parole, egli informò sua madre che in quella notte di dicembre del 2011 era successo qualcosa di grave, “tutto quello che ti puoi immaginare”.

    Poi tacque, per tre lunghi anni.

    La madre si confidò con un prete della comunità. Nella chiesa, evidentemente in agitazione, si cercava una soluzione discreta.

    Mauro Galli venne trasferito in una comunità a 20 km da Milano. Nel 2012, la famiglia venne a sapere che l’ecclesiastico continuava a lavorare con i minorenni. I genitori presentarono allora un reclamo presso la direzione della chiesa, scrissero lettere a papa Benedetto e al suo successore Francesco. Il cardinale Angelo Scola sospese don Mauro e prese in considerazione un procedimento ecclesiastico, mentre si scusava con la famiglia, che però nel 2014 sporse denuncia.

    “All’improvviso non avevo più nulla”

    L’abuso portò lo scompiglio nella vita della famiglia Battaglia.

    “Più volte sono stato dallo psichiatra e cinque volte ho tentato di togliermi la vita”, dice Alessandro. “Però, sono ancora qui”.

    Vicini e amici del centro ecclesiastico giovanile evitavano di incontrarlo per strada e il suo migliore amico dichiarò, durante il processo, che nelle accuse contro il prete non c’era niente di vero. La sua ragazza lo lasciò, proprio come Dio, la sua fede, la sua fiducia innata.

    “La chiesa era la mia vita” dice Battaglia. “All’improvviso non avevo più nulla”. La sua famiglia era profondamente religiosa, trascorreva molto tempo con gli scout cristiani, nel coro della chiesa, nella comunità dove ci si prendeva cura dei bambini. “E ogni due giorni mi sono confessato da Don Mauro”.

    Poco prima del Natale 2011, il vicario, dopo la confessione, lo invitò nella sua stanza da letto. “C’era un grande letto matrimoniale. All’inizio mi sono sentito addirittura privilegiato di avere l’onore di stare con lui. Sembrava che tutto fosse perfettamente normale per lui. La mattina dopo, mi accompagnò a scuola con la sua macchina”.

    “Un viaggio doloroso”

    Il prete ha ammesso in tribunale di aver dormito insieme all’allora 15enne in un letto. Ha negato l’abuso. Tuttavia, ha pagato alla famiglia la somma di 150.000 euro a titolo di risarcimento extragiudiziale: “un’evidente contraddizione”, per il pubblico ministero.

    Anche l’arcivescovado di Milano è oggetto di critiche. Durante il processo, sono stati utilizzati verbali di colloqui nei quali l’arcivescovo Mario Delpini – responsabile di Rozzano come vescovo ausiliare all’epoca dell’abuso – propose di trasferire don Mauro in un’ altra parrocchia. Si sospetta, quindi, un tentativo di insabbiamento e connivenze ad altissimo livello.

    “È stato un viaggio doloroso, un eterno dramma, ma oggi a mio figlio è stata restituita credibilità”, ha detto la madre dopo il verdetto.

    È stato un peso, per Alessandro Battaglia, vedere i genitori che continuavano di andare in chiesa e gli chiedevano di accompagnarli e addirittura di confessarsi. Gli ci è voluto molto tempo per dire di no. Solo pochi mesi fa è arrivata la svolta. “Non avevo più voglia di andare avanti così. Mi sono arrabbiato moltissimo, era il mio modo di passare da vittima a sopravvissuto.”

    È stato aiutato da Francesco Zanardi, un compagno di sventura, che nel 2010 aveva creato insieme ad altri attivisti la “Rete L’Abuso”.

    Dice Zanardi: “La vicinanza dell’istituzione chiesa alla politica e all’economia italiana è dannosa per ogni forma di chiarimento”.

    Tra i 15 paesi che si sono uniti per formare la rete internazionale antiabuso ECA (Ending Clergy Abuse), l’Italia sarebbe all’ultimo posto in classifica. Mancherebbe di tutto: indagini statistiche, commissioni d’inchiesta, incaricati contro l’abuso e una politica di prevenzione a livello nazionale.

    Il governo rimane fuori dal dibattito.

    “Ho avuto bisogno di quattro anni per trovare un politico disposto a presentare un’interrogazione parlamentare sugli abusi sui minori nella chiesa”, dice Zanardi. Nel novembre 2017, Matteo Mantero, deputato del Movimento 5 Stelle, l’ha finalmente presentata, chiedendo tra l’altro un fondo per il risarcimento per le vittime di abuso. Quello che ne è seguito è…niente.

    Zanardi avanza gravi accuse contro giudici e pubblici ministeri italiani per il loro comportamento troppo fiacco verso le istituzioni ecclesiastiche.

    Ci sono casi in cui si rinuncia all’arresto perché i religiosi sospettati si troverebbero già in un istituto ecclesiastico sorvegliato, dove pregano e fanno penitenza.

    Inoltre, la stampa italiana non sta adempiendo al suo dovere di chiarire la questione. Mancano rapporti investigativi di grande impatto, tipo “Spotlight” del Boston Globe. “Abbiamo bisogno di attenzione per far sì che i genitori non affidino più i loro figli alle istituzioni ecclesiastiche”.

    La gestione della questione degli abusi da parte del papa è ambigua. Dopo le  ultime notizie di abusi negli Stati Uniti e in Germania, ha invitato per febbraio a Roma i capi delle conferenze episcopali per tenere un summit di crisi. Sembra improbabile che vengano decisi cambiamenti strutturali apprezzabili.

    La commissione papale per la tutela dei minori si riunisce raramente e si è fatta conoscere per le scandalose dimissioni di due membri che a loro volta hanno subito abusi e hanno chiesto maggiore trasparenza. Non è mai stato istituito un tribunale speciale per chiedere conto al clero in caso di occultamento.

    Francesco ha protetto vescovi e cardinali sospettati di aver occultato abusi o persino di averne commesso essi stessi.

    Nelle sue prediche, il papa si scusa con le vittime. Però, davanti ad accuse dirette di abuso, spesso esita e agisce solo quando la pressione pubblica si fa troppo forte. Le lotte di potere degli integralisti conservatori rendono il problema ancora più complicato.

    Nel caso Battaglia, l’arcivescovo di Milano, dopo il verdetto contro Don Mauro, ha dichiarato di essere ansioso di conoscere l’esito del procedimento ecclesiastico. La chiesa era al fianco della famiglia, che “ha sofferto ingiustamente”.

    Il nuovo parroco della parrocchia dei Battaglia vede la situazione in modo diverso. Alludendo alla famiglia e alla perdita di credibilità della chiesa ha detto: “Non sputare nel piatto in cui mangi.”

    http://www.spiegel.de/panorama/gesellschaft/katholische-kirche-und-missbrauchsaufklaerung-in-italien-betroffene-erzaehlen-a-1229376.html

    (traduzione a cura di Lidia Untergantschnig)

    TESTO ORIGINALE:

    Missbrauch in Katholischer Kirche Italiens”Spuck nicht in den Teller, von dem du isst”

    Italien tut sich schwer mit der Aufklärung kirchlicher Missbrauchstaten. Aktivisten berichten von Absprachen zwischen Kirche und Staat, das erratische Verhalten des Papstes verschlimmert die Lage.

    Von Annette Langer

    Manchmal gibt es ihn, den Moment der Genugtuung. Für Alessandro Battaglia kam er am Donnerstag, als Mauro Galli von einem Mailänder Gericht zu sechs Jahren und vier Monaten Haft verurteilt wurde. Der ehemalige Vikar aus der Stadt Rozzano wurde schuldig gesprochen, Alessandro im Jahr 2011 sexuell missbraucht zu haben.

    “Heute ist ein guter Tag”, sagt der 23-Jährige. “Das ist ein für Italien ungewöhnlich hohes Strafmaß.” Zwar hat die Verteidigung angekündigt, in Berufung gehen zu wollen. Doch das kann Battaglias Freude nicht trüben.

    Positive Gefühle waren in den vergangenen sieben Jahren für Alessandro Battaglia eher die Ausnahme. Nach der Vergewaltigung sei er zunächst wie versteinert gewesen. Mit knappen Worten informierte er seine Mutter, dass etwas Schlimmes passiert sei in jener Dezembernacht 2011, “alles, was du dir vorstellen kannst”. Dann schwieg er, drei Jahre lang.

    Die Mutter vertraute sich einem Priester der Gemeinde an, in der Kirche suchte man – offenbar nervös geworden – nach einer diskreten Lösung.

    Mauro Galli wurde versetzt, in eine Gemeinde 20 Kilometer von Mailand entfernt. 2012 erfuhr die Familie, dass der Geistliche noch immer mit Minderjährigen arbeitete. Die Eltern beschwerten sich bei der Kirchenleitung, schrieben Briefe an Papst Benedikt, später an seinen Nachfolger Franziskus. Kardinal Angelo Scola suspendierte Don Mauro, stellte ein kirchliches Verfahren in Aussicht und entschuldigte sich bei der Familie. Die erstattete 2014 Anzeige.

    “Plötzlich hatte ich gar nichts mehr”

    Der Missbrauch brachte Battaglias Welt zum Einstürzen. “Ich war mehrere Male in der Psychiatrie, habe fünfmal versucht mich umzubringen”, sagt er. “Aber ich bin noch hier.”

    Nachbarn und Freunde aus dem kirchlichen Jugendzentrum wichen ihm auf der Straße aus, sein bester Kumpel sagte im Prozess aus, an den Vorwürfen gegen den Priester sei nichts dran. Seine Freundin verließ ihn – genau wie Gott, sein Glauben, sein Urvertrauen.

    “Die Kirche war mein Leben”, sagt Battaglia. “Plötzlich hatte ich gar nichts mehr.” Seine Familie war tief religiös, er verbrachte viel Zeit bei den christlichen Pfadfindern, im Kirchenchor, in der Gemeinde, wo er Kinder betreute. “Und jeden zweiten Tag habe ich bei Don Mauro gebeichtet.”

    Nach einer solchen Beichte bat ihn der Vikar kurz vor Weihnachten 2011 in sein Schlafzimmer. “Da stand ein großes Ehebett. Ich fühlte mich anfangs sogar privilegiert, dass mir die Ehre zuteilwurde, bei ihm übernachten zu dürfen. Es wirkte, als wäre das alles völlig normal für ihn. Am Morgen danach hat er mich im Auto zur Schule gebracht.”

    “Ein schmerzlicher Weg”

    Der Priester räumte vor Gericht ein, mit dem damals 15-Jährigen in einem Bett geschlafen zu haben. Den Missbrauch stritt er ab. Trotzdem ließ er der Familie außergerichtlich eine Entschädigungssumme von 150.000 Euro zukommen – für die Staatsanwaltschaft ein “offensichtlicher Widerspruch”.

    Auch das Erzbistum Mailand steht in der Kritik: Im Prozess wurden Gesprächsprotokolle verwertet, in denen Erzbischof Mario Delpini – zum Tatzeitpunkt noch als Weihbischof für Rozzano zuständig – anregt, den sündigen Don Mauro in eine andere Pfarrei zu versetzen. Vertuschung und Mitwisserei auf höchster Ebene, so der Verdacht.

    “Es war ein schmerzlicher Weg, ein ewiges Drama – aber heute ist die Glaubwürdigkeit meines Sohnes wiederhergestellt worden”, sagte die Mutter nach dem Urteil. Es war belastend für Alessandro Battaglia, dass seine Eltern weiter zur Kirche gingen, ihn aufforderten, mit zum Gottesdienst zu kommen und sogar die Beichte abzulegen. Es dauerte lange, bis er sich dagegen auflehnen konnte. Erst vor wenigen Monaten kam der Wendepunkt. “Ich hatte keine Lust mehr so zu leben. Ich bin sehr wütend geworden, das war mein Weg vom Opfer zum Überlebenden.”

    Geholfen hat ihm Francesco Zanardi, ein Leidensgenosse, der 2010 mit anderen Aktivisten das Netzwerk “Rete Abuso” gründete. “Die Nähe der Institution Kirche zur italienischen Politik und Wirtschaft ist schädlich für jede Form der Aufklärung”, sagt Zanardi.

    Von den 15 Ländern, die sich zum internationalen Antimissbrauchs-Netzwerk ECA (Ending Clergy Abuse) zusammengeschlossen haben, stünde Italien in Sachen Aufarbeitung am schlechtesten da. Es fehle an allem: statistischen Erhebungen, Untersuchungskommissionen, Missbrauchsbeauftragten und einer nationalen Präventionspolitik.

    Die Regierung halte sich aus der Debatte heraus. “Ich habe vier Jahre gebraucht, um einen Politiker zu finden, der eine parlamentarische Anfrage zum Kindesmissbrauch in der Kirche stellt”, sagt Zanardi. Im November 2017 brachte der Abgeordnete Matteo Mantero von der Fünf-Sterne-Bewegung die Anfrage ein und forderte unter anderem einen Entschädigungsfonds für Missbrauchsopfer. Geschehen ist – nichts.

    Zanardi erhebt schwere Vorwürfe gegen italienische Richter und Staatsanwälte, deren Umgang mit kirchlichen Institutionen zu lasch sei. Es gebe Fälle, in denen auf Arrest verzichtet würde, weil die Kirche behaupte, die tatverdächtigen Geistlichen befänden sich bereits in einer überwachten kirchlichen Einrichtung, wo sie beten und Buße tun würden.

    Zudem komme die italienische Presse ihrem Aufklärungsauftrag nicht nach. Es fehle an investigativen Berichten, an einem großen Aufschlag des Typs “Spotlight” des “Boston Globe”. “Wir brauchen die Aufmerksamkeit, damit die Eltern aufhören, ihre Kinder den kirchlichen Einrichtungen anzuvertrauen.”

    Der Umgang des Papstes mit dem Thema Missbrauch ist erratisch. Nach den jüngsten Missbrauchsberichten aus den USA und Deutschland hat er für Februar die Chefs der Bischofskonferenzen zum Krisengipfel nach Rom geladen. Dass dort nachhaltige strukturelle Änderungen beschlossen werden, scheint unwahrscheinlich.

    Zu schlecht ist die bisherige Bilanz: Die päpstliche Kommission zum Schutz von Minderjährigen kommt nur selten zusammen und machte vor allem mit den skandalösen Austritten zweier Mitglieder von sich reden, die selbst missbraucht wurden und mehr Transparenz gefordert hatten. Ein geplantes Sondergericht, das Geistliche im Fall von Vertuschung zur Rechenschaft ziehen sollte, wurde nie eingesetzt.

    Franziskus hat Bischöfe und Kardinäle protegiert, die unter Verdacht stehen, sexuellen Missbrauch vertuscht oder gar selbst begangen zu haben. In seinen Predigten entschuldigt sich der Papst wortreich bei den Opfern und mahnt Besserung an. Doch bei konkreten Missbrauchsvorwürfen zögert er häufig und handelt erst, wenn der öffentliche Druck zu groß wird. Machtkämpfe konservativer Hardliner in der Kirche machen das Thema nur noch komplizierter:

    Im Fall Battaglia erklärte die Erzdiözese Milano nach dem Urteil gegen Don Mauro, man sei nun gespannt auf den Ausgang des kirchlichen Verfahrens. Die Kirche stehe der Familie zur Seite, die doch “zu Unrecht gelitten habe”.

    Der neue Pfarrer in Battaglias Gemeinde sieht die Sache wohl anders: Er erklärte mit Seitenhieb auf die Familie und den Gesichtsverlust der Kirche: “Spuck nicht in den Teller, von dem du isst.”

    http://www.spiegel.de/panorama/gesellschaft/katholische-kirche-und-missbrauchsaufklaerung-in-italien-betroffene-erzaehlen-a-1229376.html

  • Le vittime italiane? E se non tacciono più?

    Le vittime italiane? E se non tacciono più?

    Domani mattina ci sarà un grande evento nei pressi del Duomo di Napoli. Un sit-in organizzato dalla vittima di un prete pedofilo, Arturo Borrelli, vittima di don Silverio Mura.

    Perché un sit-in? Perché la sua voce non è per ora stata ascoltata. Perché il desiderio di giustizia è un diritto sacrosanto e, quando ti ritrovi a dover gestire il fatto che penalmente il reato è prescritto perché è passato troppo tempo, ti aspetti che almeno la Chiesa sia coerente, che sia dalla parte delle vittime. Il tuo è un grido di dolore che non puoi più soffocare. Ormai la vicenda di Arturo è nota: basta ricordare che il prete, che lo ha abusato da bambino, ancora quest’anno era a contatto con i minori, a centinaia di km di distanza e sotto falso nome… le mamme di quel paesino nel pavese, Montù Beccaria, si sono unite alle “Mamme della Rete L’ABUSO” in un grido indignato: don Silverio Mura, appena si è scoperta la sua vera identità, è di nuovo “scomparso”.

    E la Diocesi di Napoli tace… nessuna risposta ad Arturo.

    E il Papa tace… nessuna risposta all’appello di Arturo di rendere concreto il Motu Proprio “Come una madre amorevole” che prevede la rimozione dei Vescovi insabbiatori, così come non ha risposto alla lettera delle Mamme.

    SIT-IN per richiedere la rimozione del Cardinale Crescenzio Sepe. E tutte le vittime che non riescono ad andare a Napoli saranno virtualmente presenti con Arturo, in piazza, al suo fianco. Grazie Arturo per il tuo coraggio.

    Così a Milano, la vittima di Don Mauro Galli ha scelto, seppur con fatica e lasciando trasparire il suo dolore, di metterci la faccia: di dichiarare che, nonostante i tentativi di suicidio, c’è una speranza per le vittime. Ha scelto di dire che è importante denunciare, è importante non sentirsi soli, è importante farsi aiutare.

    Ma ha anche scelto di dire che la vicinanza della Diocesi alla vittima e alla sua famiglia, proclamata immediatamente dopo la sentenza di condanna in primo grado del prete a 6 anni e 4 mesi, quella vicinanza della Diocesi lui proprio non la sente. Ha scelto di dire che l’attuale Arcivescovo di Milano, Mario Delpini, è proprio quello che, anni fa, ha cercato di insabbiare il suo caso: addirittura dopo aver saputo dell’abuso ha spostato Don Mauro Galli ancora a contatto con i minori.

    Ha scelto di sostenere la petizione dell’Associazione Rete L’ABUSO che chiede a Mons. Delpini di farsi da parte, di rinunciare al suo incarico a guida di una Diocesi così importante. Grazie Alessandro per la tua testimonianza.

    E così a Roma. Tra pochi giorni, il 2 e 3 ottobre, ci sarà un Meeting con i rappresentati di ECA, #EndingClericalAbuse  #EndingClergyAbuse che vede riunite le Associazioni di vittime di preti pedofili di 15 paesi nel mondo in 4 continenti. Anche qui le vittime si incontreranno, incontreranno la Stampa, e un sit-in presso i giardini di Castel Santangelo.

    Le vittime non tacciono più!

    Le Mamme della Rete L’ABUSO

  • 2 Ottobre; incontro con la stampa italiana e estera a Roma

    2 Ottobre; incontro con la stampa italiana e estera a Roma

    La mattina del 2, alle ore 10,30 presso la sala conferenze della Stampa Estera in Italia, sede romana di via dell’Umiltà 83C, si terrà la conferenza stampa indetta dalla Rete L’ABUSO e da ECA Global alla quale sono invitati anche gli organi di stampa italiani.

    Nel corso della conferenza il Presidente della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi, illustrerà la situazione italiana che a differenza degli altri paesi risulta di notevole gravita a causa della più totale assenza di interventi e misure preventive efficaci, da parte degli ultimi Governi, che ancora oggi vediamo disinteressati al fenomeno, che in Italia sembra avere dimensioni ben più ampie che negli altri paesi.

    Durante l’incontro si parlerà di alcune recenti iniziative promosse dalla Rete L’ABUSO negli ultimi mesi, come l’interrogazione parlamentare sul fenomeno dei preti pedofili depositata dall’Onorevole Matteo Mantero nel novembre scorso, la diffida al Governo dello scorso febbraio e l’indagine aperta dalle Nazioni Unite nei confronti del nostro paese.

    Durante l’incontro, il Presidente della Rete L’ABUSO e l’avvocato Mario Caligiuri illustreranno la nuova denuncia per favoreggiamento alla pedofilia nei confronti di alcune Istituzioni Italiane inadempienti, denuncia che sarà inviata per conoscenza anche all’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite di Ginevra e, che interesserà principalmente le Procure della Repubblica di; Roma, Milano, Como, Verona, Napoli, Pavia.

    All’incontro parteciperanno anche alcune delle vittime della Rete L’ABUSO i cui casi saranno oggetto della denuncia, oltre ai vari rappresentanti di ECA Global e dell’Associazione Sordi Provolo.

    Info: info@retelabuso.org e contactus@ecaglobal.org cell. 3927030000

    L’Ufficio di Presidenza

  • Mons. Delpini è “CACA” Sterco: parola di papa Francesco!

    Mons. Delpini è “CACA” Sterco: parola di papa Francesco!

    Sabato 25 agosto 2018 il Santo Padre Papa Francesco, durante il suo viaggio apostolico in Irlanda incontra alcune vittime di abusi sessuali, un incontro privato che avviene presso la nunziatura.

    Al termine dell’incontro, le vittime riferiscono che Francesco ha definito i Vescovi insabbiatori, cioè coloro che spostano i sacerdoti accusati di reati di pedofilia da una parrocchia all’altra, “caca” sterco, merda.

    La definizione non lascia margini di interpretazione, papa Francesco oltre a chiedere ancora una volta scusa (l’ennesima volta si può dire), scusa per i gravi crimini commessi dalla chiesa, giudica tutti i vescovi omissivi e insabbiatori “caca” pronunciando il termine nella sua lingua d’origine: sembra essere determinato nella lotta alla pedofilia, la famosa “TOLLERANZA ZERO”…

    Diversi quotidiani riportano la notizia in tutto il mondo, i vescovi insabbiatori sono “merda”, in Italia per esempio il messaggero.it riporta il seguente articolo:

    https://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/papa_francesco_vaticano_pedofilia_merda_shit_parolaccia_irlanda_abusi-3933477.html

    Dunque per il Santo Padre un Vescovo che viene a conoscenza del fatto che un proprio sacerdote si porta a letto un minore, lo sposta semplicemente dalla parrocchia dove è avvenuto il fatto ad un’altra parrocchia, allora questo Vescovo è un uomo di merda, è “caca”! Questo sostiene con forza il Pontefice e lo svela al mondo per tramite di alcune vittime, alle quali ha appena chiesto scusa a nome della chiesa e che, certamente, non intende prendere in giro per farle soffrire ulteriormente, nemmeno intende prendere per i fondelli il mondo intero, oggi particolarmente attento e sensibile alla tematica, agli abusi nel clero, alla “tolleranza zero”.

    Ora il Santo padre ci deve dunque spiegare come si concilia la nomina di mons. Delpini ad Arcivescovo di Milano e recentemente da lui elogiato ed invitato a rappresentare l’Italia al Sinodo dei Giovani che inizierà il prossimo ottobre 2018.

    Andiamo con ordine:

    1 – E’ CERTO CHE MONS. DELPINI SAPESSE (DAL GIORNO DOPO 21.12.2011) CHE NEL DICEMBRE 2011 (21.12.2011) DON MAURO GALLI AVEVA PORTATO NEL SUO LETTONE UN MINORE NELLA PARROCCHIA DI ROZZANO (MI)

    La vicenda è inconfutabile, provata da decine di testimonianze, registrazioni, intercettazioni, indagini della Procura della Repubblica… ma ancora più eloquente e chiarificatrice è la testimonianza diretta dell’attuale Arcivescovo Mario Delpini che, sotto giuramento, rilascia alla Polizia, nel 2014, quando viene interrogato nell’ambito delle indagini preliminari relative al caso.

    Delpini confessa di avere saputo subito che don Mauro aveva portato a letto un minore, riceve immediatamente, uno o due giorni dopo i fatti, la telefonata dell’autorevole parroco di Rozzano dell’epoca, don Carlo Mantegazza. Il monsignore racconta alla polizia che in quella telefonata il Parroco gli riferisce esplicitamente dei presunti abusi sessuali avvenuti quella notte.

    Il Vescovo, prosegue il suo racconto sotto giuramento, si precipita a Rozzano e convoca il prete abusatore, il quale ammette al suo Vescovo Mario Delpini di aver portato a letto, nel suo letto in canonica, il ragazzino.

    La polizia gli chiede dunque se ha preso dei provvedimenti e quali, Delpini riferisce di aver spostato immediatamente il prete (don Galli) da Rozzano alla parrocchia di Legnano, sempre nel milanese a pochi chilometri di distanza.

    I poliziotti increduli domandano al Vescovo chi avesse preso la decisione del semplice trasferimento e se era al corrente della mansione del sacerdote nella nuova destinazione.

    Delpini risponde con fermezza: la decisione è sua e il nuovo incarico che ha scelto per il prete è il medesimo, ovvero seguire la pastorale giovanile, ancora a contatto con i minori, ma questa volta non più di due oratori, bensì di quattro dell’oltre Sempione.

    Delpini sapeva perfettamente e ha semplicemente spostato il prete esattamente come la “merda” definita da Francesco.

    Ecco il verbale della polizia firmato da mons. Delpini acquisito in tribunale (MILANO V SEZIONE PENALE – GIUDICE AMBROGIO MOCCIA) datato 24 Ottobre 2014:


    2 – E’ CERTO CHE LA SANTA SEDE SAPESSE DEL COMPORTAMENTO DEL VESCOVO INSABBIATORE “CACA”, MONS. DELPINI PRIMA DI NOMINARLO ARCIVESCOVO DI MILANO

    La Santa Sede era certamente informata circa il comportamento del Vescovo Delpini già dal 2015: i familiari del ragazzino avevano infatti esplicitamente denunciato il comportamento dei vescovi coinvolti, collaboratori dell’allora Arcivescovo di Milano Cardinale Scola oggi in pensione.

    Più volte avevano scritto sia al Cardinale Scola, sia al Cardinale Muller, allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, sia direttamente a Papa Francesco.

    Le risposte non si fecero attendere, solo il Santo Padre tacque!

    Il Cardinale Muller, poi licenziato da papa Francesco, rispose in meno di ventiquattro ore accusando la ricezione della copiosa documentazione a sostegno della denuncia del comportamento omissivo dei due vescovi Mons. Delpini e mons. Pierantonio Tremolada (successivamente promosso anch’egli da papa Francesco a Vescovo di Brescia) il quale aveva gestito insieme al Vescovo Delpini la vicenda in quanto allora responsabile della formazione dei neo sacerdoti come don Galli.

    Muller ricevette anche la copia della lettera inviata al Santo Padre Papa Francesco.

    Di seguito lo scambio di documenti con la Congregazione per la Dottrina della Fede datata 5-6 Maggio 2015:

    Il Cardinale Scola, perfettamente a conoscenza del fatto certo che il prete (don Galli) avesse portato nel suo letto il minore, definisce le scelte di Delpini “IMPROVVIDE”, ovvero il semplice spostamento da una parrocchia all’altra, ancora a contatto con i minori, esattamente quell’atteggiamento, quelle decisioni definite dal Santo Padre ad opera di Vescovi “CACA”, uomini di merda!

    Ecco la lettera della Cardinale Angelo Scola datata 23 Aprile 2015:

    La Nunziatura Apostolica (per conto del Santo Padre per ruolo ed istituzione) risponde ufficialmente, la prima volta nel marzo 2016, ovvero più di un anno prima che mons. Delpini fosse nominato Arcivescovo di Milano e mons. Pierantonio Tremolada fosse nominato Vescovo di Brescia:

    … “circa le accuse da voi mosse ai collaboratori dell’Arcivescovo (l’arcivescovo di Milano era il Cardinale Scola e i suoi collaboratori esplicitamente denunciati erano Mons. Delpini e Mons. Tremolada ndr) – esse saranno debitamente esaminate a tempo debito, al termine dell’istanza in corso e raccolte le necessarie informazioni.”…

    Ecco la lettera della Nunziatura Apostolica datata 22 Marzo 2016

    3 – E’ CERTO CHE IL SANTO PADRE SAPESSE DEL COMPORTAMENTO OMISSIVO DELL’ARCIVESCOVO DI MILANO MARIO DELPINI BEN PRIMA DI INVITARLO AL SINODO DEI VESCOVI SUL TEMA DEI GIOVANI, QUALE MEMBRO AUTOREVOLE PER ARRICCHIRE IL DIBATTITO SINODALE

    Nella comunicazione ufficiale inviata dal Santo Padre, Papa Francesco, all’Arcivescovo di Milano  Mario Delpini per convocarlo quale membro del gruppo di Vescovi che parteciperanno all’importante Sinodo sul tema dei giovani dal 3 al 28 Ottobre 2018 si legge:

    … “La ringraziamo fin d’ora per la disponibilità all’invito del Santo Padre”

    Papa Francesco nomina Delpini membro del Sinodo

    Il Santo Padre nomina Delpini per l’importante Sinodo sui giovani, la fede e il discernimento vocazionale?!?

    Dunque al sinodo parteciperanno Vescovi che il Papa invita e allo stesso tempo definisce “caca”?

    E’ lo stesso papa Francesco? Il sinodo rappresentato dalla merda? Oppure sono le solite quattro “fregnacce” di circostanza che Francesco ha dovuto dire alle vittime di abusi sessuali a Dublino, i Vescovi insabbiatori come Delpini sono “caca”, dimenticandosi poi di dire che la stessa “caca” li rappresenta bene al sinodo dei Vescovi… ?

    PAPA FRANCESCO SAPEVA: ecco la lettera della Nunziatura Apostolica datata 11 Maggio 2018:

    Tutti in Vaticano sanno del caso don Mauro/Delpini: è stato persino recepito all’ONU un Dossier  completo sulla vicenda e il sistema di insabbiamento, la Pontificia Commissione per la tutela dei Minori, come anche il Santo Padre, hanno da tempo a disposizione  una copia del Dossier recepito alle Nazioni Unite che ha ufficialmente annunciato a Ginevra il 7 Giugno 2018 che ha avviato un’indagine sul caso Italiano.

    Tutti erano certamente a conoscenza degli eventi prima dell’invito del Santo Padre rivolto all’Arcivescovo Delpini per la partecipazione al Sinodo dei Vescovi.

    Ecco la lettera della Pontificia commissione per la tutela dei minori presieduta dal Cardinale O’Mallay datata 16 Luglio 2018:

    In tutto questo, dove sta la credibilità? Ora il Papa deve dare una risposta ferma, se i  Vescovi che insabbiano sono “caca” se era sincero con le vittime, se erano autentiche le scuse, allora la stessa “caca” non può rappresentare la Chiesa al sinodo dei Vescovi… non si può servire due padroni: affermare la “tolleranza zero”, quando mediaticamente conviene, e poi bellamente rinnegarla pubblicamente nei fatti

    …e nemmeno si può rubricare chiunque denunci con prove e testimonianze come “coloro che danno scandalo” dunque secondo il Pontefice non meritevoli di risposte…

    Ma non era Francesco che esortava ad avere il coraggio di denunciare con nomi e cognomi?
    (Papa Francesco – 22 giugno 2017, Omelia S. Messa – Casa Santa Marta)

    Forse è giunto il tempo in cui c’è da domandarsi seriamente: “chi sta veramente dando scandalo in tutta questa vicenda?

    Mt 6,24-34                               

    In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «24 Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro

  • ROMA 3 Ottobre; incontro delle vittime e sit-in in Vaticano

    ROMA 3 Ottobre; incontro delle vittime e sit-in in Vaticano

    Il programma dell’incontro si divide in due fasi;

    La mattina del 3, alle ore 9 presso la sala conferenze del Partito Radicale in via Torre Argentina 76 (Roma) ci sarà l’incontro tra le vittime italiane, aperto al pubblico dopo le ore 10,30 al quale interverranno il Presidente della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi, i rappresentanti di ECA Global che arriveranno da diversi paesi; Stati Uniti, Germania, Giamaica, Belgio, Polonia, i rappresentanti dell’Associazione Sordi Provolo di Verona, l’Onorevole Maurizio Turco, esponente Radicale che negli ultimi 20 anni si è occupato del caso in Italia, l’avvocato Mario Caligiuri, consulente della Rete L’ABUSO per la zona del Lazio e Procuratore della Rete L’ABUSO per quanto riguarda le iniziative promosse nei confronti del Governo Italiano, tra cui la diffida presentata il 18 febbraio scorso che attualmente ha ottenuto da parte dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, l’apertura di una indagine sull’Italia il cui esito sarà reso noto il prossimo gennaio. In questa occasione l’avvocato Caligiuri illustrerà anche la denuncia contro il Governo, accusato di favoreggiamento alla pedofilia, denuncia che interesserà diverse Procure della Repubblica in Italia, tra queste quella di Roma, Milano, Como, Verona, Napoli, Pavia.

    Durante l’incontro saranno presenti gli ex allievi dell’istituto Antonio Provolo di Verona, le vittime del preseminario Pio X in Vaticano e quelle dei sacerdoti; don Silverio Mura, don Marino Genova, Don Mauro

    Galli, monsignor Angelo Pio Loco, tutti casi attualmente all’attenzione dell’Autorità Giudiziaria italiana, oltra ad altre vittime di sacerdoti italiani già passati in giudicato o prescritti.

    Nel pomeriggio, a partire dalle 15, si svolgerà un sit-in dei sopravvissuti, anche questo aperto al pubblico, che si svolgerà di fronte al Vaticano, presso i giardini di Castel S. Angelo.

    L’Ufficio di Presidenza